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Red Sistémica · Dipendenze

Il disturbo da dipendenza: un modo di dare coerenza alla costruzione della realtà

I disturbi da dipendenza sono diventati uno dei problemi di salute mentale più gravi per i governi, e un campo di difficile accesso per la psicoterapia. Humberto Guajardo Sáinz e Diana Kishner Lanis, promotori del Centro Integrativo delle Dipendenze di Santiago del Cile, presentano un modello di trattamento integrativo e costruttivista in cui la genesi della dipendenza si legge nelle esperienze precoci che plasmano il self della persona: costruito fin dall’infanzia su forti contraddizioni, questo self trova nella droga, fin dal primo consumo, una sensazione di coerenza.

Autore e autrice Humberto Guajardo Sáinz, medico psichiatra, e Diana Kishner Lanis, antropologa sociale, Università di Santiago del CilePrima pubblicazione Perspectivas Sistémicas, n. 88Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

Nota della redazione di Perspectivas Sistémicas

Il testo che segue è un estratto; il testo completo è apparso in Perspectivas Sistémicas n. 88.

«Il Self della persona con una dipendenza si costruisce fin dall’infanzia con forti contraddizioni e incoerenze, e la droga le fa provare una sensazione di coerenza quando la consuma per la prima volta.»

Humberto Guajardo Sáinz e Diana Kishner Lanis

Un campo di difficile accesso per la psicoterapia

I disturbi da dipendenza sono diventati uno dei problemi più gravi nel campo della salute mentale per i governi. Le statistiche sul consumo si basano in genere su indagini e riflettono una realtà parziale, data la tendenza a nascondere la verità tra chi fa uso di sostanze.

Il lavoro di riabilitazione, e in particolare la psicoterapia, nel campo delle dipendenze si presenta come una realtà di difficile accesso per gran parte della psichiatria e della psicologia, considerate le caratteristiche particolari del problema. Fare psicoterapia di insight nella consulenza privata o individuale risulta particolarmente difficile, soprattutto nelle prime fasi del trattamento, quando il consumo recente altera i processi di analisi cognitiva e blocca la capacità di risposta emotiva della persona con una dipendenza. Preferiamo che le prime fasi della riabilitazione si svolgano in processi di gruppo e che solo dopo un certo tempo di evoluzione si intraprenda una psicoterapia di gruppo o individuale, una volta che la persona si è stabilizzata ed è priva di alterazioni cognitive o emotive dovute alla droga.

Un modello integrativo, un’epistemologia costruttivista

Negli ultimi anni abbiamo sviluppato un modello di trattamento delle dipendenze che incorpora concetti della psicoterapia integrativa. Questo orientamento, promosso dalla SEPI (Society for the Exploration of Psychotherapy Integration), cerca di raccogliere i contributi più importanti dei principali paradigmi della psicoterapia, allo scopo di ottenere apporti maggiori e migliori al processo di diagnosi e trattamento dei problemi dell’individuo.

Da una prospettiva epistemologica, il modello aderisce a un approccio costruttivista moderato della costruzione della realtà e, nella nostra esperienza, la genesi di una dipendenza si produce a partire dalle esperienze precoci che influiscono sullo sviluppo del Self della persona con un disturbo da dipendenza. Nell’applicazione del modello utilizziamo alcune tecniche terapeutiche tratte dal modello costruttivista, quali: lo sguardo su una filosofia personale a partire dalla teoria dei costrutti personali di G. A. Kelly; l’opportunità di conoscenza di sé come sviluppo del sé; la costruzione dell’autobiografia come ricostruzione narrativa; l’identificazione, a partire dalla costruzione precoce dei ritmi psicofisiologici, degli ingredienti di base della coscienza di sé, in modo che gli schemi o mappe emotive diventino così ingredienti di base della coscienza di sé; e la terapia come istanza di dialogo per l’incontro con le realtà esperienziali sostenute da un’esperienza precoce che abbraccia i primi dieci anni di vita. L’uso di queste tecniche permette di condurre processi che consentono di capire come, a partire dall’esperienza, il self autobiografico compia diversi processi volti a far sì che la persona cerchi risorse adattive e coerenze con le funzioni del self.

Intendiamo il Self come il nucleo centrale della personalità, che ha diverse funzioni, tra le quali sottolineiamo l’identità, l’organizzazione dell’esperienza, la significazione, il controllo degli impulsi e la spiritualità.

Il Self della persona con una dipendenza si costruisce fin dall’infanzia con forti contraddizioni e incoerenze, e la droga le fa provare una sensazione di coerenza quando la consuma per la prima volta.

Da ricordare

In questo modello, la dipendenza non è anzitutto una questione di sostanza ma di self: un self costruito nell’incoerenza cerca nella droga la coerenza che gli manca. La terapia mira allora, attraverso l’autobiografia e il dialogo, a ritrovare altre risorse adattive compatibili con le funzioni del self.

Come si costruisce il Self autobiografico?

Diversi lavori sostengono che, fin dal momento stesso della nascita, il nostro sistema nervoso comincia a sentire in modo molto particolare, secondo le esperienze di ciascun individuo. È indubbio che viviamo intense esperienze di attaccamento, distanza, calore, freddezza ecc., che all’inizio la nostra mancanza di linguaggio non potrà identificare ma che restano impresse, secondo il nostro peculiare modo di sentire. È così che con la comparsa del linguaggio si fa più complesso e si struttura un modo particolare di interpretare le esperienze, che dà senso e una continua significazione alla realtà.

Diversi fattori biologici influiranno sullo sviluppo del Self; in particolare, nel caso delle persone con una dipendenza, sappiamo che esistono predisposizioni temperamentali come il nevroticismo, l’estroversione o lo psicoticismo, le cui manifestazioni determineranno forme particolari di strutturazione del Self di chi svilupperà una dipendenza.

D’altra parte, la manifestazione di certe patologie, come il disturbo da deficit di attenzione, può agire come fattore predisponente, strutturando una realtà a partire da uno scarso controllo degli impulsi e da un’alta soglia sensoriale agli stimoli affettivi ed emotivi, con un impatto sulle costruzioni dell’autostima e dell’identità, poiché in età infantile ci si percepisce come una persona che fallisce costantemente ed è molto criticata per gli scarsi risultati nelle attività scolastiche.

Chi firma questo testo

Il dott. Humberto Guajardo Sáinz è medico psichiatra, professore ordinario della Facoltà di Scienze Mediche dell’Università di Santiago del Cile. Dirige il Centro Integrativo delle Dipendenze (CIAD), il diploma universitario in dipendenze e il programma di formazione tecnica in prevenzione e riabilitazione delle persone con dipendenza da droghe. Ha partecipato a numerose commissioni in collaborazione con il Ministero della Salute, il Consiglio nazionale per il controllo degli stupefacenti (CONACE) e il Servizio nazionale per i minori (SENAME). È vicedirettore dell’Istituto cileno di psicoterapia integrativa e del gruppo Eradicciones.

Diana Kishner Lanis è antropologa sociale, docente di dipendenze presso la Facoltà di Scienze Mediche dell’Università di Santiago del Cile, coordinatrice accademica del diploma universitario in dipendenze e del programma di formazione tecnica in prevenzione e riabilitazione delle persone con dipendenza da droghe. Docente del master in psicoterapia integrativa dell’Università Adolfo Ibáñez e membro del gruppo Eradicciones, dirige il trattamento presso il Centro Integrativo delle Dipendenze (CIAD).

Compagni di vita da venticinque anni, Humberto Guajardo Sáinz e Diana Kishner Lanis hanno quattro figli e hanno dedicato gli anni più importanti del loro lavoro professionale alla riabilitazione delle persone con disturbi da dipendenza. La coppia firma Mayéutica. Manual terapéutico para la rehabilitación de trastornos adictivos (Editorial Universidad de Santiago). Nel 2003 il loro lavoro ha ricevuto il Premio iberoamericano Reina Sofía (Spagna) contro le droghe. www.unidad.cl

Questo articolo è una traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «Trastorno adictivo: una forma de dar coherencia a la construcción de la realidad», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, n. 88). Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Guajardo Sáinz, H., & Kishner Lanis, D. (2022). Le trouble addictif : une façon de donner de la cohérence à la construction de la réalité (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/le-trouble-addictif-une-facon-de-donner-de-la-coherence-a-la-construction-de-la-realite (Opera originale pubblicata nel 2022 in Perspectivas Sistémicas, n. 88; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/08/01/trastorno-adictivo-una-forma-de-dar-coherencia-a-la-construccion-de-la-realidad/)

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