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Family Relations · Famiglia

Rafforzare e sostenere le relazioni genitori-figli attraverso la tecnologia digitale: benefici e sfide

Come si continua a fare il genitore quando il servizio porta dall’altra parte del mondo? Sulla base di due studi su famiglie militari australiane, Amy Johnson e Marg Rogers mostrano che cosa Facebook, Skype e i video preregistrati apportano al legame con l’infanzia e il lavoro invisibile che richiedono al genitore rimasto a casa.

Autrici e autori Amy Johnson (Central Queensland University, Rockhampton) e Marg Rogers (University of New England, Armidale), AustraliaPrima pubblicazione Family Relations, 22 ottobre 2023Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di Strengthening and supporting parent–child relationships through digital technology: Benefits and challenges, di Amy Johnson e Marg Rogers, pubblicato in Family Relations (Wiley) (2024), doi: 10.1111/fare.12960, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate sotto forma di elenco. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Il lavoro di usare le piattaforme digitali per facilitare il contatto tra il genitore in missione e la figlia o il figlio rappresenta un notevole carico emotivo e materiale per il genitore civile rimasto a casa.

Amy Johnson e Marg Rogers

Abstract

Obiettivo. Questo articolo esplora l’uso dei social media e della comunicazione digitale da parte delle famiglie militari australiane per mantenere e rafforzare le relazioni genitori-figli durante le missioni militari.

Contesto. Il benessere fisico ed emotivo della prole e delle persone partner di chi presta servizio nelle forze armate risente del servizio stesso. Mantenere relazioni familiari positive tra il personale militare e la propria prole durante i periodi di assenza (missioni comprese) è importante sia per le relazioni genitoriali sia per il benessere dell’infanzia.

Metodo. Una meta-analisi qualitativa viene utilizzata per raccogliere i dati di due studi precedenti su famiglie con prole dell’Australian Defence Force (ADF), al fine di generare un nuovo insieme di dati da cui sono state tratte nuove indicazioni.

Risultati. Le famiglie mostrano una preferenza per i social media e i metodi di comunicazione digitale, e le possibilità offerte e gli aspetti pratici delle tecnologie digitali si adattano bene alle famiglie della Difesa con prole. I benefici sono molteplici: le tecnologie digitali vengono utilizzate per rafforzare le relazioni tra l’infanzia e il genitore in missione. Lo studio mette in luce una serie di sfide per i genitori in missione e indica il lavoro richiesto al genitore rimasto a casa per facilitare questi contatti.

Conclusione. Mantenere relazioni familiari positive tra il personale militare e la propria prole durante le assenze è importante per entrambe le relazioni. Questo articolo esplora come le famiglie dell’ADF utilizzano la comunicazione social e digitale durante le assenze legate al servizio militare e descrive il ruolo di queste tecnologie come strumento per rafforzare la relazione familiare.

Implicazioni.

I risultati di questo articolo sottolineano l’importanza delle tecnologie di comunicazione digitale e social per sostenere le famiglie durante le assenze. Ciò ha implicazioni per l’ADF, che potrebbe essere tentata di ridurre l’accesso del personale a questo tipo di comunicazione per motivi di sicurezza. Un minore benessere familiare può incidere anche sulla permanenza in servizio, una questione chiave per le organizzazioni militari. Di conseguenza, i risultati di questo articolo possono orientare le decisioni sulla limitazione dell’accesso a internet e ai social media per il personale militare in missione.

INTRODUZIONE

Le famiglie militari con prole in tenera età (dai 2 ai 5 anni) affrontano numerose sfide come conseguenza diretta del loro legame con le forze armate. Le transizioni e l’assenza di un genitore da casa sono un tratto centrale della vita familiare militare, con ripercussioni sull’intera famiglia (Brooks, 2011; Rogers, 2017; Siebler, 2009). Gli strumenti social e digitali sono intervenuti a svolgere un ruolo importante nel facilitare la relazione tra il personale militare e la prole. Questa comunicazione può migliorare la relazione tra la persona militare assente e la sua famiglia, ma pone anche sfide specifiche.

Questo articolo presenta i risultati di uno studio australiano che ha mostrato sia i vantaggi sia le sfide delle tecnologie di comunicazione digitale nel garantire alle famiglie della Difesa australiana una comunicazione continua durante le assenze genitoriali legate al servizio militare. In questo lavoro il gruppo di ricerca esplora le possibilità offerte e gli aspetti pratici dei supporti social, nonché i benefici e le sfide delle videochiamate, delle e-mail e della messaggistica. Viene messo in luce come questi scambi richiedano il lavoro non retribuito e in larga misura non riconosciuto dei genitori civili rimasti a casa.

La letteratura di Stati Uniti, Regno Unito e Australia conclude in modo inequivocabile che la vita militare esercita per sua natura una pressione notevole sulle famiglie (Fivek, 2017; Karney & Crown, 2007). Il servizio militare incide su tutti gli aspetti della vita familiare (Borah & Fina, 2017). Una parte rilevante della pressione deriva dal ciclo della missione, che la ricerca ha suddiviso in quattro fasi — pre-partenza, missione (o altre assenze), ricongiungimento e reinserimento — ciascuna con i propri fattori di stress (Gewirtz et al., 2011). Inoltre, i trasferimenti e i cicli di assegnazione militare influenzano profondamente la famiglia. Le persone partner di militari devono gestire una vita particolare senza il sostegno costante della persona con cui vivono né delle reti della famiglia allargata (Rogers-Baber, 2017). I trasferimenti possono inoltre significare perdere amicizie che offrono sostegno pratico ed emotivo, e dover trovare la propria strada in una nuova comunità (Rogers, 2020). Ciò significa cercare servizi e sostegno e costruire un senso di appartenenza prima di un nuovo trasferimento, di solito entro un periodo di 2 anni. Per le famiglie può diventare un ciclo estenuante (Rogers, 2017).

L’incertezza è una sfida importante per le famiglie militari. Comprende non solo l’impatto delle assenze da casa frequenti e talvolta impreviste, ma anche i cambiamenti di politica e la discontinuità dei servizi di sostegno, che generano instabilità familiare (Foreman, 2001). Le famiglie e le organizzazioni militari sono state descritte come «istituzioni avide», poiché entrambe esigono dai propri membri una grande quantità di sacrificio, tempo, energia e dedizione (De Angelis & Segal, 2015). Quando queste istituzioni si intersecano, si creano inevitabilmente tensioni, ed è all’interno di queste intersezioni che le famiglie militari vivono la loro vita (Segal, 1986).

Per l’infanzia, queste frequenti transizioni domestiche dovute a missioni, addestramenti e trasferimenti possono essere molto difficili da comprendere (Rogers, 2018). Nei primi anni di vita il senso di sé distinto da quello dei genitori è ancora in formazione. Inoltre, il concetto di tempo è complesso e si sviluppa pienamente solo negli anni della scuola primaria, perché implica la comprensione sia della misura sia dello spazio (Bobis et al., 2013; Sperry Smith, 2006). Nella prima infanzia il tempo viene spesso inteso come ieri, oggi o domani, piuttosto che in settimane o mesi fino al ritorno del genitore a casa (Rogers, 2017). Inoltre, nella prima infanzia l’orientamento è rivolto al presente, il che rende ancora più difficile la comprensione del tempo (RSA, 2010).

La missione di un genitore può avere un impatto notevole sull’infanzia, che reagisce alla sua assenza da casa. Come illustrato nella Tabella 1, le reazioni possono essere fisiche (Lester & Flake, 2013), emotive (Tomforde, 2015), sociali (Hollingsworth, 2011) e cognitive (Chandra et al., 2010). L’infanzia vive anche le reazioni di fratelli e sorelle e del genitore rimasto a casa, che talvolta intensificano le proprie (Rogers, 2017). Queste reazioni possono essere favorite od ostacolate dalle narrazioni, dai rituali e dall’acculturazione vissuti all’interno di una comunità militare spesso molto unita (Baber, 2016; Rogers, 2018). Fortunatamente, esistono molti fattori protettivi che aiutano l’infanzia nella maggior parte delle famiglie, tra cui la famiglia, il gruppo dei pari, la comunità, il personale educativo e i supporti forniti dall’Australian Defence Force (ADF; Rogers-Baber, 2017).

Tabella 1 — Possibili reazioni dell’infanzia alle missioni e ai periodi di addestramento di un genitore.

  • Categorie di reazioni: Fisiche; Possibili reazioni: Regressioni nel controllo sfinterico e nell’alimentazione, disturbi del sonno (ad es. incubi, pavor nocturnus, difficoltà a dormire in autonomia e ad addormentarsi).
  • Categorie di reazioni: Emotive; Possibili reazioni: Aumento degli sfoghi emotivi, pianto, capricci, scatti di rabbia, ritiro emotivo per evitare di soffrire
  • Categorie di reazioni: Sociali; Possibili reazioni: Comportamenti più appiccicosi, ricerca di maggiore attenzione adulta anziché di tempo con i pari, incapacità di far fronte alle routine, ridotta capacità di gestire le normali frustrazioni nel gioco con fratelli, sorelle e pari
  • Categorie di reazioni: Cognitive; Possibili reazioni: Difficoltà di concentrazione che incidono sull’apprendimento, regressione delle abilità

Uno dei fattori protettivi offerti dalle famiglie e dall’ADF è l’accesso a tecnologie di comunicazione digitale che possono aiutare l’infanzia a comunicare con il genitore assente (Rogers, 2017). Nei paesi sviluppati gran parte dell’infanzia è immersa nel mondo digitale (Marsh et al., 2018). La tecnologia è presente nei servizi educativi per la prima infanzia e nel tempo trascorso in famiglia, compresa l’interazione con tablet e iPad, che si inseriscono nelle relazioni familiari (Chaudron, 2015; Harrison & McTavish, 2018). Questi strumenti possono contribuire alla comprensione infantile delle narrazioni e dei sistemi familiari (Rogers et al., 2019). Le tecnologie digitali fanno anche parte del mondo sociale dell’infanzia e possono aiutarla a comprendere la propria cultura (Arnott, 2016). L’uso delle tecnologie di comunicazione digitale nelle famiglie militari può sostenere le relazioni tra l’infanzia e i genitori, grazie a una comunicazione regolare (Rogers & Bird, 2020). Un numero considerevole di famiglie militari statunitensi utilizza oggi una qualche forma di tecnologia di comunicazione per mantenere il legame durante le missioni (McClure et al., 2018), e il personale militare ha cominciato a chiedere un maggiore accesso agli strumenti di comunicazione digitale durante le missioni almeno dal 2004 (Schumm et al., 2004). Ciò può favorire il ristabilimento delle relazioni familiari al momento dei ricongiungimenti e dei reinserimenti nel ciclo della missione. Le tecnologie di comunicazione digitale possono anche aiutare la prima infanzia a comprendere la missione di un genitore (Rogers & Bird, 2020).

La comunicazione è un importante meccanismo di coping per le famiglie, oltre a essere fondamentale per rafforzare la resilienza familiare (Maguire, 2015). Secondo alcune fonti, l’accesso a una comunicazione affidabile è vitale per i membri della famiglia, perché una comunicazione efficace incide sulle relazioni sia durante sia dopo la missione (Andres et al., 2015). La comunicazione è uno strumento essenziale per le famiglie militari, perché consente di restare in contatto con la persona militare, la famiglia e le amicizie (Wheeler & Torres Stone, 2010). Detto questo, la letteratura precedente è discordante nel riferire i benefici della comunicazione durante le missioni (Knobloch et al., 2018): alcune persone partner di militari riferiscono che un contatto più frequente ha avuto un effetto negativo sulla loro relazione (Joseph & Afifi, 2010), mentre altri studi hanno rilevato che un contatto maggiore riduceva il disagio di coppia (Cigrang et al., 2014).

La letteratura tende a concentrarsi più specificamente sulle interazioni tra i membri adulti della famiglia (Carter & Renshaw, 2016; Ponder & Aguirre, 2012) che ad adottare uno sguardo specifico sulle interazioni tra il genitore in missione e l’infanzia. Gli studi che esaminano la comunicazione tra l’infanzia e i genitori in missione (si vedano Blasko & Murphy, 2016; Houston et al., 2013; MacDermid et al., 2005; Wilson et al., 2014) si basano prevalentemente sulla ricerca statunitense. Sebbene le indicazioni della ricerca statunitense siano utili, alcuni fattori specifici dell’ADF richiedono risultati di ricerca che esplorino esplicitamente le esperienze nel contesto australiano. Tra questi fattori figurano le enormi distanze geografiche, una cultura civile-militare peculiare e la collocazione di un numero significativo di famiglie militari in aree remote e regionali.

Uno studio sulla comunicazione tra l’infanzia e il genitore militare in missione ha applicato un quadro di cogenitorialità (DeVoe et al., 2020). Lo studio ha rilevato che questo quadro, emerso principalmente dalla ricerca su famiglie separate o con un genitore assente, era utile per comprendere le esperienze che le famiglie militari vivono a causa della vita di servizio, comprese le sfide durante la pianificazione, le separazioni, il ricongiungimento e il reinserimento (DeVoe et al., 2020). Lo studio ha individuato come tema chiave il ruolo del genitore a casa nel facilitare la relazione tra la persona militare e l’infanzia (DeVoe et al., 2020), ma non si è spinto fino a esplorare ciò che questo comporta in termini di lavoro per il genitore rimasto a casa.

Il lavoro di usare le piattaforme digitali per facilitare il contatto tra il genitore in missione e la figlia o il figlio rappresenta un notevole carico emotivo e materiale per il genitore civile rimasto a casa. È un limite riconosciuto della tecnologia digitale, nel facilitare la comunicazione genitori-figli, il fatto che nella prima infanzia non si possa avviarla in autonomia: è necessario il coinvolgimento di una figura adulta di riferimento (McClure et al., 2018). McClure et al. (2018) hanno discusso questa esperienza con un approccio centrato sull’infanzia e hanno osservato che è utile che chi si prende cura dell’infanzia possa ascoltare entrambe le parti della conversazione, partecipare e sostenere; ma non hanno affrontato il modo in cui ciò richiede l’impegno del genitore rimasto a casa, se non per osservare che lo stress tra il genitore assente e il caregiver può incidere sulla capacità di facilitare con successo questo contatto.

Contesto della ricerca

La popolazione dell’ADF comprende quasi 60.000 effettivi distribuiti in tre forze armate — Esercito, Marina e Aeronautica — oltre ad altri 34.000 membri della riserva dell’ADF e dipendenti dell’Australian Public Service (Australian Government Defence, 2019). Il censimento della Difesa del 2019 riporta che il 66% del personale permanente dell’ADF aveva un coniuge o un partner (n = 38,798) e che poco meno di due persone su cinque avevano prole a carico (Australian Government Defence, 2019). Nel contesto australiano, per prole a carico si intende la figlia o il figlio del membro del personale, o una persona adottata di età inferiore ai 21 anni, che continua a convivere con tale persona (Australian Government Defence, n.d.). Questi numeri sono forniti per indicare quante famiglie australiane con prole siano toccate dal servizio militare.

Le forze armate australiane partecipano a una serie di operazioni nazionali e internazionali che richiedono l’assenza da casa del personale. Nell’anno 2019–2020 il 22% del personale permanente dell’ADF è stato impiegato in missione, con il personale della Marina più spesso coinvolto (35%). Il censimento della Difesa del 2019 riporta che il 32% del personale permanente aveva vissuto una missione di 6–8 mesi nell’anno precedente. Al di fuori delle missioni, l’84% del personale dell’ADF ha trascorso almeno una notte lontano da casa. Il numero mediano di notti era 33, e l’Esercito era la forza armata con la maggiore probabilità di trascorrere notti fuori (45 notti; Australian Government Defence, 2019). Si prevede che questo dato aumenti in risposta alla crescente insicurezza globale (Australian Government Defence, 2016).

L’ADF ha riconosciuto l’importanza dell’accesso a internet e alle comunicazioni digitali con la diffusione dell’accesso Wi-Fi «Quality of Life» (McHugh, 2021). Il Wi-Fi Quality of Life, in precedenza Cobra Satellite Communications System nella Royal Australian Navy (RAN), offre al personale in missione un accesso a internet affidabile, stabile e costante, a cui è possibile collegarsi con un dispositivo personale. Il personale della RAN ha dichiarato di utilizzare l’accesso Wi-Fi Quality of Life per comunicare con i familiari a casa (McHugh, 2021).

Con l’aumentare della pressione economica, trattenere il personale arruolato è una questione cruciale per le forze armate moderne, che vogliono essere percepite come un «datore di lavoro d’elezione», cioè un datore di lavoro preferito in un mercato competitivo (Du et al., 2017). La soddisfazione familiare è un fattore chiave della permanenza in servizio (Jessup, 2000; Segal & Segal, 2003) e, di conseguenza, le organizzazioni militari sono tenute a riconoscere le proprie responsabilità nei confronti delle famiglie, che esercitano un’influenza notevole sulla prosecuzione dell’arruolamento (Moelker & Van Der Kloet, 2003). Quando il personale lascia le forze armate, la motivazione addotta più spesso è di natura familiare (Siebler, 2009; Thomas & Bell, 2007), e il ruolo importante della famiglia è stato costantemente riconosciuto nel corso della Royal Commission into Defence and Veteran Suicide australiana (Commonwealth of Australia, 2022).

Sostenere le famiglie è infatti percepito come un modo per migliorare «il morale, la prontezza operativa e la permanenza in servizio» e mantenere una forza solida concentrata sulla missione (Andres et al., 2015, p. 322). Perdere personale militare, spesso altamente qualificato, è molto costoso per le organizzazioni militari. Le forze armate sono così passate dal considerare le famiglie non essenziali e negare i propri obblighi nei loro confronti (Jessup, 2000) al considerarle attivamente come portatrici di interessi dirette, dotate di un’influenza notevole. Questo profondo cambiamento si osserva nell’ADF attraverso servizi potenziati per le famiglie e una comunicazione più diretta tra il comando dell’ADF e le famiglie (Australian Government Defence, 2021). Man mano che l’ADF cerca di trattenere le famiglie, affrontare le sfide e ridurre gli effetti negativi del servizio militare sulla prole a carico diventerà sempre più importante. Comprendere i bisogni comunicativi delle famiglie avrà un ruolo chiave in questo.

Domande di ricerca

Avendo individuato una mancanza di conoscenze specifiche sull’uso delle tecnologie digitali da parte delle famiglie militari australiane, questo studio ha cercato di rispondere alle seguenti domande di ricerca:

  • In che modo le famiglie militari australiane con prole utilizzano le tecnologie di comunicazione digitale per facilitare i contatti durante le missioni e le assenze da casa?
  • Quali sono le implicazioni, per le famiglie militari australiane con prole, dell’uso delle tecnologie di comunicazione digitale durante le missioni e le assenze da casa?

METODO

Questo studio ha applicato una meta-analisi qualitativa, utilizzando i dati di due studi precedenti (Johnson, 2018; Rogers, 2017) per generare un nuovo insieme di dati da cui sono state tratte nuove indicazioni.

La meta-analisi qualitativa designa l’analisi qualitativa secondaria di risultati qualitativi primari (Timulak, 2009). Finfgeld (2003) ha sintetizzato questo metodo come «un’interpretazione nuova e integrativa dei risultati, più sostanziale di quelle derivanti dalle singole indagini» (p. 894). Questo metodo è simile alla più nota meta-analisi quantitativa, in quanto la sua funzione è aggregare i risultati e individuare schemi ricorrenti tra studi primari (Levitt, 2018). Gli studi vengono selezionati in base alla loro «pertinenza» rispetto alla domanda meta-analitica e alla loro qualità (Levitt, 2018).

Sono stati selezionati due studi originali da includere nella meta-analisi, come illustrato nella Tabella 2. Gli studi sono stati scelti perché erano tesi di dottorato su comunità militari australiane e perché gli insiemi completi dei dati originali erano accessibili. Ciò compensa un limite riconosciuto della meta-analisi qualitativa, ossia la perdita di sensibilità rispetto al contesto di ricerca originale (Paterson et al., 2001), dato che chi conduce l’analisi secondaria non ha accesso all’insieme di dati di partenza.

Tabella 2 — Sintesi dei due studi.

  • Titolo dello studio; Studio 1: Inside and outside: An investigation of social media use by Australian Defence Force partners; Studio 2: Young children's understandings and experiences of parental deployment within an Australian Defence Force (ADF) family
  • Tipo di studio; Studio 1: Tesi di dottorato; Studio 2: Tesi di dottorato
  • Metodologia; Studio 1: Etnografia dei social media; Studio 2: Approccio a mosaico qualitativo (partecipativo) e approccio narrativo
  • Etica; Studio 1: Gli aspetti etici sono stati approvati dal Defence People Research-Low Risk Ethics Panel e dallo Human Research Ethics Committee della Central Queensland University.; Studio 2: Gli aspetti etici sono stati approvati dallo Human Research Ethics Panel della University of New England. Sono stati utilizzati pseudonimi per proteggere l’identità delle persone partecipanti.
  • Strumenti di raccolta dei dati; Studio 1: Interviste qualitative e focus group; Studio 2: Albi illustrati come stimolo alla conversazione, disegni e produzioni artistiche, discussioni, attività manuali, gioco di ruolo, gioco con i burattini, filastrocche e rap; condivisione di foto di famiglia; foto scattate dall’infanzia stessa; conversazioni informali con genitori civili e personale educativo; osservazioni; diario di ricerca
  • Analisi; Studio 1: Tematica; Studio 2: Tematica e narrativa, in una prospettiva socioculturale
  • Partecipanti; Studio 1: 35 partner civili di personale militare australiano in servizio di Marina, Esercito e Aeronautica; Studio 2: Bambine e bambini di 2–5 anni di famiglie dell’Esercito australiano con un membro in servizio o congedato di recente, nonché genitori civili e personale educativo della prima infanzia
  • Dati demografici; Studio 1: Le partecipanti provenivano da cinque stati e territori; Studio 2: Le famiglie appartenevano a quattro basi militari e risiedevano in tre stati
  • Posizione di chi fa ricerca; Studio 1: Ricerca dall’interno (in quanto partner di un membro dell’ADF); Studio 2: Ricerca dall’esterno

In entrambi gli studi precedenti le tecnologie di comunicazione digitale sono state esplorate come parte dei progetti complessivi, anche se lo Studio 1 si concentrava sui supporti social utilizzati dai genitori, mentre lo Studio 2 si concentrava sul modo in cui l’infanzia vive e comprende la missione di un genitore all’interno di una famiglia militare, comunicazione digitale compresa. Entrambi gli studi hanno esplorato l’uso delle tecnologie di comunicazione digitale come strumento per costruire e mantenere le relazioni durante l’addestramento e le missioni.

Partecipanti

Entrambi gli studi richiedevano che le persone partecipanti fossero partner di membri dell’ADF in servizio o congedati di recente (si veda la Tabella 2). Mentre lo Studio 2 mirava esplicitamente a reclutare famiglie con prole e a coinvolgere direttamente l’infanzia stessa, lo Studio 1 includeva famiglie con e senza prole (anche se la maggior parte ha indicato durante le interviste e i focus group di svolgere un ruolo genitoriale). Per questa meta-analisi qualitativa sono stati estratti specificamente i dati di 13 partecipanti agli studi precedenti. Si trattava di donne adulte civili, tutte partner di membri in servizio e madri. Le persone con cui erano in coppia appartenevano alla Royal Australian Navy o all’Esercito australiano e rappresentavano gradi diversi, dalla truppa ai ruoli di ufficiale superiore. I dati dei due studi sono stati combinati e sottoposti ad analisi tematica secondo quanto descritto da Braun e Clarke (2006). L’analisi ha individuato diversi temi chiave, tra cui le possibilità offerte e gli aspetti pratici dei social media per facilitare le relazioni genitori-figli durante le assenze legate al servizio militare, nonché i relativi benefici e sfide.

RISULTATI

Social media: possibilità offerte e aspetti pratici

Le famiglie militari australiane usano i social media come strumento per facilitare la relazione tra l’infanzia e il genitore assente durante la missione. Facebook era considerato uno strumento utile. Le possibilità offerte da Facebook consentivano alle famiglie di risolvere questioni pratiche che impedivano loro di comunicare attraverso altri canali. I commenti delle partecipanti mostrano anche il lavoro che le famiglie svolgono per rendere possibile la comunicazione tra la persona in missione e la sua famiglia, alla ricerca di soluzioni per superare le barriere comunicative.

Le partecipanti hanno raccontato che il server di posta elettronica dell’Australian Defence Force impediva loro di inviare foto superiori a 1 MB. Di conseguenza le foto arrivavano di bassa qualità o non potevano essere recapitate, come ha osservato una partecipante ricordando la sua esperienza nel condividere le foto del compleanno della figlia:

La settimana scorsa era il compleanno di mia figlia, così ho provato a mandargli una foto per e-mail, e mi è tornata indietro perché il file era troppo grande per una foto sola. (Hannah, partner di militare, Marina)

Questa partecipante ha poi raccontato che la sua famiglia preferiva Facebook, perché permetteva di condividere molte immagini:

Invece con Facebook posso mandarne centinaia, taggarlo nelle cose, e lui può fare lo stesso. (Hannah, partner di militare, Marina)

La facilità con cui Facebook permette di condividere più file è stata indicata da diverse partecipanti come un vantaggio fondamentale, soprattutto per il personale militare che non può accedere a internet con regolarità, come nelle famiglie di sommergibilisti. Una partecipante il cui marito lavorava su un sottomarino ha raccontato che spesso la comunicazione con lui durante la missione era limitata, soprattutto perché telefonare a casa lo obbligava a comprare una SIM nel paese in cui faceva scalo. L’accesso a internet era più semplice e offriva più occasioni di comunicazione:

Non si compra una SIM, perché non sanno esattamente dove vanno fino all’ultimo minuto, quindi con Messenger di Facebook mi ha scritto: sono vivo, ti amo, mi manchi, e per me quello valeva oro. Se non avesse avuto quello, non avrei avuto sue notizie per tutto il tempo. Abbiamo figli con bisogni speciali, e hanno fatto fatica. (Jessica, partner di militare, Marina).

Oltre alla comunicazione diretta, le famiglie hanno raccontato di usare i social media per taggare il membro dell’ADF in post che vengono anche condivisi.

Lo taggo in tutto, così quando [si collega] viene bombardato. «Ecco i bambini, quella è la loro giornata di carnevale, e uno dei nostri ha vinto un nastrino.» (Jessica, partner di militare, Marina)

Quando sono via, lo tagghi in tutte le foto dei bambini, e se per miracolo riescono ad andare su Facebook, possono vedere tutte le foto dei bambini. (Jade, partner di militare, Marina)

Questo permetteva al genitore assente di menzionare quegli eventi nelle chiamate a casa, o quando la missione finiva e la famiglia si ricongiungeva.

Torna e dice: «Ehi, campione, ho visto [l’evento speciale del bambino]», e riesce a interagire con i bambini, che sanno che lui sa cosa è successo mentre era via. (Jessica, partner di militare, Marina)

Oltre a facilitare i contatti diretti tra i membri della famiglia a casa e chi è in missione, le partecipanti hanno indicato i social media come uno strumento utile per ricevere da altre fonti informazioni sulle attività del genitore in missione. Le famiglie usavano queste informazioni per aiutare a spiegare all’infanzia le attività lavorative del genitore in missione:

Alcune brigate hanno una pagina Facebook. Trovo bellissimo poter far vedere ai bambini: ecco una foto di papà che fa questo; ai bambini piace tantissimo vederlo fare cose, sui mezzi, con le armi, qualunque cosa, adorano vederlo, è fantastico, quindi mi piace un sacco che lo facciano. (Nadine, partner di militare, Esercito)

Pur apprezzando i benefici offerti da Facebook, la maggior parte delle partecipanti ha detto di essere consapevole dei requisiti di sicurezza operativa e personale e di agire di conseguenza per proteggere le informazioni private. Per alcune partecipanti questo significava non condividere immagini sensibili della prole (come quelle che permetterebbero di identificare la scuola frequentata). Per altre famiglie l’uso di Facebook era limitato principalmente a un gruppo o a una chat di famiglia privati:

Abbiamo creato una pagina privata solo per me e lui, così io posso mettere le foto dei bambini e lui può mettere le foto sue e di quello che sta facendo. (Georgia, partner di militare, Marina)

Nel caso di una partecipante, il partner non aveva mai avuto account sui social media per motivi di sicurezza. La possibilità di restare in contatto con la famiglia e il maggiore accesso al Wi-Fi Quality of Life sulle navi e durante le missioni hanno portato questo membro del personale a usare Facebook per la prima volta:

È partito in missione e starà via per un po’. Le e-mail sono andate a singhiozzo. Adesso la nave ha il wifi, quindi può davvero andare su Facebook, mentre prima non poteva vederlo, non aveva senso averlo. (Georgia, partner di militare, Marina)

Una partecipante il cui marito militare era morto in combattimento ha parlato del sostegno ricevuto in un gruppo Facebook informale:

Sono molto legata ad altre vedove di guerra del nostro gruppo Facebook. Sono state un grande sostegno e sanno cosa vuol dire…. Come potrebbe una persona che fa consulenza sapere cosa stavo passando? Non hanno vissuto la morte di un marito e del padre del proprio figlio. Io parlo solo con il mio gruppo Facebook. (Wendy, partner di militare, Esercito)

Un altro episodio dello Studio 2 ha mostrato l’utilità di Facebook come sostegno. Una partecipante ha raccontato che il momento più difficile della missione di 5 mesi del partner era stata la 3ª settimana. In quella settimana scriveva su Facebook che non ce la faceva, e le sue amicizie le mandavano messaggi per confortarla e, se abitavano vicino, le portavano pasti e fiori. Ha detto:

La mia gente su Facebook è fantastica. Mi aiuta. Troy è sul posto da un po’, quindi la comunicazione è stata meno frequente, ma presto tornerà a collegarsi tutti i giorni. (Lara, partner di militare, Esercito)

Videochiamate, e-mail e messaggi: benefici e sfide

Lo Studio 2 ha individuato un uso variegato delle tecnologie di comunicazione digitale, diverso per frequenza e per tipo in funzione dell’età dell’infanzia e dei genitori, dei bisogni dei membri della famiglia e della disponibilità di internet e delle tecnologie. L’infanzia ha raccontato modi diversi di comunicare con il genitore assente. Ogni genitore ha riferito che queste tecnologie sostenevano la famiglia, i ricongiungimenti e i reinserimenti. È emersa anche la frustrazione per le difficoltà tecniche o per i problemi di comunicazione nella relazione. Come nei commenti tematici sulle possibilità offerte e sugli aspetti pratici, le partecipanti fanno intravedere qui il lavoro necessario per gestire i contatti digitali tra i genitori in missione e la prole.

La comunicazione digitale è stata descritta come un utile strumento di mediazione durante le missioni e i periodi di addestramento, e ogni famiglia utilizzava metodi diversi per affrontare le situazioni man mano che si presentavano nel ciclo della missione. Una partner ha commentato:

Skype però era un appuntamento fisso per Jack. Gli piaceva un sacco. Sai, per lui ha fatto tutta la differenza. Quando ci siamo visti a Singapore qualche mese fa, perché Paul aveva qualche giorno di licenza, ha visto papà all’aeroporto ed è corso dritto verso di lui gridando «Papà, papà». Era come se l’uomo della TV avesse preso vita. Nessuna diffidenza. È stato favoloso. Credo che sia stata la svolta per Jack. Sembrava viverla molto meglio. Era come se sapesse che poteva vedere Paul in TV e che poi sarebbe tornato a casa. (Leanne, partner di militare, Esercito)

Un’altra ha detto:

Facevamo FaceTime quasi tutti i giorni e usavamo i messaggi. Lei adorava ballare nei video e parlare con lui al telefono. A volte faceva semplicemente finta di parlargli mentre giocava a casa. Davin fa dei piccoli video quando sa che per qualche giorno non potrà usare FaceTime. Lei è buffissima perché pensa che sia in diretta e gli risponde. Gli mandiamo i disegni che ha fatto. Il nostro piccolo Oscar adora sentire la sua voce, si sporge verso lo schermo e sorride. Con Davin sta tranquillo e non mostra nessun segno di «paura dell’estraneo», e credo che FaceTime aiuti. (Wendy, partner di militare, Esercito)

La frequenza delle chiamate e le differenze di fuso orario creavano problemi alla prima infanzia e ai genitori, che faticavano a comunicare in modo efficace quando a fine giornata la stanchezza dei più piccoli era eccessiva. Anche se l’orario non era adatto, era il momento in cui la persona in missione era disponibile, durante la pausa pranzo. Lo rifletteva il commento di una partecipante:

Riusciva a usare Skype quasi tutti i giorni. Diceva che gli era molto utile poterci vedere ogni giorno e sapere che stavamo bene. Per me era sfiancante. Le telefonate erano meglio, perché potevo mettere il vivavoce e continuare a occuparmi dei bambini e fare le faccende mentre parlavamo. Le sessioni di Skype tutte le sere volevano dire essere completamente disponibile per un’ora in un orario pessimo. Io e i bambini eravamo stanchi, i bambini piagnucolavano e a volte era l’ultima cosa che avevi voglia di fare. Lo facevo comunque e naturalmente non gli avrei mai detto quanto lo odiassi. (Fiona, partner di militare, Esercito)

Per altre famiglie le videochiamate erano meno frequenti, il che le rendeva occasioni speciali.

Skype e le telefonate aiutavano. La domenica era il giorno speciale di Skype, di solito ogni due settimane. Niente cellulari né SMS. Seb aveva lasciato il telefono a casa. Ci scrivevamo e-mail tutti i giorni. A volte Brian diceva «Di’ questo a papà» o «Fai vedere quello a papà» e io scrivevo per lui. I bambini a volte litigavano per il tempo al telefono con Seb. Davina restava al telefono a lungo solo ad ascoltare la voce di papà e a cercare di parlare, e Brian si arrabbiava tantissimo quando doveva aspettare (Brenda, partner di militare, Esercito)

Ci scambiamo e-mail in continuazione, e io scansiono i disegni dei bambini. Le telefonate sono una volta a settimana, e bastano. (Penny, partner di militare, Esercito)

I genitori hanno condiviso anche le sfide della comunicazione digitale e i problemi che creava nella loro famiglia. In alcune famiglie si sono vissute tensioni durante e dopo la missione, quando entrambe le parti dovevano ammorbidire le notizie, minimizzare le difficoltà che stavano affrontando e capire quale livello di dettaglio includere nella comunicazione, come descritto da Bartone (2015). Una partecipante lo ha espresso nel suo commento sulle esperienze di comunicazione durante la missione del coniuge.

Prima che partisse, la Difesa ha organizzato un incontro informativo per le famiglie in cui ci hanno detto di non disturbare il partner con cose che si potevano risolvere da sole o con un aiuto a casa. Ci hanno anche detto di evitare di raccontare cose che potessero frullargli in testa e condizionarne il servizio. Questo ha reso tutto molto difficile. Jess (la figlia) è stata molto male, siamo entrate e uscite dall’ospedale, con tante visite mediche ed esami per molti mesi, e io non potevo parlarne se non sminuendone la gravità. Anche la zia di Caleb si è ammalata gravemente e non potevo dire neanche quello. È stato strano quando è tornato, perché abbiamo avuto tante conversazioni in cui ho dovuto spiegargli cosa era successo davvero. È stato difficile, perché si è sentito preso in giro. (Fiona, partner di militare, Esercito)

Altri genitori minimizzavano lo stress inevitabile che si propaga tra lavoro e vita familiare (Andres et al., 2015), e spesso era l’ADF stessa a indicare loro di farlo, come ha spiegato una partecipante:

A me non hanno detto di nascondere informazioni a Seb, ma mi sentivo in colpa se gli dicevo quanto andavano male le cose a casa e quanto la trovassi dura. C’è stato un periodo di circa 2 mesi in cui i bambini erano continuamente malati, ora l’uno ora l’altro, e io facevo una gran fatica dormendo pochissimo. Quando è finito gliel’ho detto. Allora lui si è dispiaciuto tantissimo che gliel’avessi tenuto nascosto e si è sentito molto in colpa perché avevo affrontato tutto da sola. (Brenda, partner di militare, Esercito)

Fare il genitore durante le videochiamate era anche motivo di attrito in una famiglia:

Crede di aiutarmi quando prova a fare il padre via Skype. Come si fa a educare davvero da un altro continente? (Lara, partner di militare, Esercito)

È interessante notare che l’uso di dispositivi mobili illeciti e condivisi per avvisare i propri cari di essere al sicuro, quando la comunicazione era vietata, veniva visto con affetto da una famiglia a casa, per l’impegno e i rischi particolari che comportava. Una partecipante ha raccontato che non avrebbe più avuto videochiamate una volta che il partner fosse in viaggio verso casa:

Niente adesso finché non torna, neanche le e-mail dopo ieri sera. Per un po’ ci siamo scambiati qualche messaggio [sorride con ironia], ma mi ha detto di non fare domande. (Leanne, partner di militare, Esercito)

L’utilità e lo stress legati alle videochiamate sono stati citati da un’altra partecipante con prole in tenera età:

Usiamo molto anche cose come FaceTime e Skype per creare un legame con i bambini. Le telefonate non le capiscono, per loro non hanno senso. Abbiamo capito che possiamo fare Skype e FaceTime e leggergli dei libri di storie ovunque sia lui, e funziona benissimo. Beh, almeno li tiene davanti allo schermo. Poverino, chiamava e loro se ne andavano via, e lui si sentiva piuttosto rifiutato, così invece ha quel legame con i suoi figli. (Alexa, partner di militare, Marina)

DISCUSSIONE

La tecnologia digitale offre una serie di benefici alle famiglie militari durante le missioni (Rogers, 2017). Era percepita come particolarmente utile per mantenere in contatto i membri della famiglia nei periodi di assenza (Rogers, 2020). Sinanan (2021), a proposito del lavoro minerario a turni con trasferta aerea (Fly-In-Fly-Out), ha spiegato che la distanza fisica tra i genitori e la prole dovuta al lavoro incide sulla vita familiare, sia nei periodi di vicinanza sia in quelli di lontananza. L’intimità e le transazioni, le interazioni e la cura quotidiane sono infatti più difficili da mantenere. Tuttavia, secondo Sinanan (2021) l’uso dei media digitali da parte di queste famiglie rende possibili relazioni intime e comunità e può sostenere paesaggi emotivi. La misura in cui ciò avviene varia da una famiglia all’altra e tra le relazioni all’interno delle famiglie, come mostrano i dati dei due studi. Per alcune famiglie il contatto frequente era utile a sostenere le relazioni, ma per altre creava nuove tensioni e sfide da gestire, come la cogenitorialità.

L’uso dei social media e delle tecnologie di comunicazione digitale può anche essere un fattore protettivo per le famiglie separate dalle missioni e dagli addestramenti militari. I fattori protettivi fungono da cuscinetto per l’infanzia e le famiglie nei momenti di stress (Bromfield et al., 2014). Questo cuscinetto si crea favorendo relazioni familiari strette mentre la famiglia è separata, il che facilita le transizioni al momento del ricongiungimento. Inoltre, queste piattaforme possono alleviare la solitudine che spesso colpisce i genitori che lavorano lontano (Wilson et al., 2014), migliorando così il benessere lavorativo. Il personale della Difesa riferisce inoltre di riuscire a concentrarsi sul lavoro se sa che la famiglia sta bene ed è raggiungibile (Rogers, 2017).

Le possibilità chiave delle piattaforme, come quella di inviare più file video di grandi dimensioni, erano preferite a formati più limitati come l’e-mail, dove le dimensioni dei file restringevano la quantità e il tipo di contenuti condivisibili. In questo senso, tali possibilità riducevano il lavoro del genitore a casa nel produrre e inviare questi contenuti, perché poteva «taggare» il genitore assente in missione in contenuti già caricati online. I video preregistrati potevano essere inviati quando il genitore in missione era connesso e poi guardati con calma, così che la famiglia poteva restare in contatto anche al di fuori degli incontri sincroni. L’infanzia tendeva a partecipare volentieri e usava la tecnologia nel gioco di finzione. Manteneva inoltre presente il genitore assente nella vita quotidiana, il che poteva migliorare le relazioni e attenuare le difficoltà legate al reinserimento (Rogers, 2020).

Questi risultati sono in generale in linea con la ricerca internazionale (prevalentemente statunitense), secondo cui gli strumenti digitali svolgono un ruolo chiave nelle relazioni di cogenitorialità durante le missioni (DeVoe et al., 2020); tuttavia, evidenziano anche alcune lacune, come il lavoro richiesto al genitore a casa per facilitare questi contatti.

L’uso della tecnologia digitale durante le assenze genitoriali presentava anche delle sfide (Rogers, 2017). Un uso efficace della tecnologia digitale richiedeva «lavoro» sia da parte del genitore in missione sia da parte del o della partner a casa. Il genitore in missione o assente doveva gestire le differenze di fuso orario e l’accesso a connessioni internet stabili. C’erano anche considerazioni di sicurezza operativa e personale, comprese le possibili conseguenze in caso di violazione delle regole in materia. Anche la famiglia a casa nutriva preoccupazioni di sicurezza informatica: conosce bene i protocolli di sicurezza e sente un profondo obbligo di proteggere il benessere della persona militare (Johnson, 2020). I tentativi del genitore in missione di «fare il genitore» attraverso i dispositivi digitali erano considerati nel migliore dei casi inefficaci e, nel peggiore, mal sopportati dal genitore a casa, con conseguenti frustrazioni nella relazione.

Il lavoro di usare le piattaforme digitali per facilitare il contatto tra il genitore in missione e la figlia o il figlio rappresenta un notevole carico emotivo e materiale per il genitore civile rimasto a casa. Le partecipanti a questa ricerca hanno parlato delle frustrazioni legate alla gestione dell’entusiasmo e del coinvolgimento dell’infanzia nei contatti sincroni e alla disponibilità di tempo per le telefonate, soprattutto quando le differenze di fuso orario creavano difficoltà. Un altro aspetto è il lavoro del genitore a casa nel decidere quante informazioni rivelare e quali tacere al genitore in missione, tenendo conto del suo livello di stress. Questa «genitorialità digitale» rappresenta il lavoro dei genitori, in particolare delle madri, nel gestire e facilitare l’accesso della prima infanzia alla tecnologia digitale in base alla propria competenza digitale (Rahayu & Haningsih, 2021). I lavori esistenti in questo ambito tendono a concentrarsi sugli sforzi dei genitori per bilanciare i benefici evolutivi e sociali per l’infanzia rispetto ai rischi percepiti (Jeffery, 2021), mentre qui la definizione viene ampliata per considerare aspetti di una «casalinga digitale» (si veda Jarrett, 2016).

Richiedere il lavoro non retribuito e in larga misura non riconosciuto dei genitori a casa per facilitare la comunicazione genitori-figli durante le missioni contribuisce all’archetipo della «moglie di militare idealizzata» (Gray, 2017; Johnson et al., 2022; Ware, 2012): una persona tradizionalmente di sesso femminile che sostiene il membro delle forze armate senza esitazioni e senza considerare il costo per i propri bisogni, fornendo così un sostegno non retribuito essenziale all’istituzione militare (Archer et al., 2021). Ciò testimonia il

grado di acculturazione e il successo dell’ADF nell’ottenere il sostegno delle coniugi, donne moderne con una carriera, e della loro prole. Di fatto erano arruolate, fornivano ore di lavoro non retribuito alla Difesa e si erano rassegnate alle esigenze dei trasferimenti, delle missioni, delle assenze impreviste del coniuge e di altre difficoltà legate alla vita militare. (Rogers, 2017, p. 435)

Nel complesso, i benefici e le sfide vissuti dalle famiglie di questo studio sono riassunti nella Tabella 3.

Tabella 3 — Benefici e sfide dell’uso delle tecnologie di comunicazione digitale durante le missioni e gli addestramenti.

  • Benefici: Tenere informati e coinvolti i membri della famiglia; Sfide: Fare il genitore via Skype era mal sopportato e considerato inefficace dal genitore non in missione
  • Sfide: Esistevano tensioni su quante informazioni condividere con il genitore in missione per non aumentarne il livello di stress durante la missione
  • Benefici: Accesso gratuito a Skype per il genitore in missione e spedizione gratuita dei pacchi inviati da casa; Sfide: Il genitore in missione doveva fare la fila per accedere a determinate tecnologie
  • Sfide: Differenze di fuso orario che causavano varie difficoltà alla prima infanzia e ai genitori non in missione
  • Benefici: Mantiene presente il genitore in missione nella mente dell’infanzia; Sfide: Il genitore in missione, per ansia, desiderava più contatti del genitore non in missione, imponendo così ulteriori richieste al tempo limitato a disposizione di quest’ultimo
  • Benefici: L’infanzia era talvolta molto desiderosa di partecipare e in alcuni casi questa forma di comunicazione entrava nel gioco di finzione sulla famiglia; Sfide: A volte nella prima infanzia era difficile partecipare online in caso di stanchezza eccessiva o di scarsa capacità di concentrazione prolungata
  • Benefici: La possibilità di preregistrare video e inviarli dalle sedi di addestramento permetteva alla famiglia di godere di comunicazioni regolari quando il genitore in missione era irraggiungibile; Sfide: Confusione e frustrazione quando la bambina o il bambino non capiva la differenza tra video preregistrati e videochiamate in tempo reale (ad es. FaceTime) e cercava invano di comunicare con la registrazione
  • Benefici: Disponibilità e accesso durante le missioni e gli addestramenti; Sfide: Accesso talvolta limitato in certi luoghi e in momenti strategici della missione. Frustrazioni e paure del genitore non in missione quando non c’era accesso, soprattutto durante una missione pericolosa o in un momento strategico, come il ritiro delle unità per il rientro a casa
  • Benefici: Uso di dispositivi mobili illeciti e condivisi, non consentiti, per inviare messaggi a casa; Sfide: Possibili conseguenze per la violazione delle regole e dilemmi di sicurezza che ciò può comportare

Nota. Da Rogers (2017).

Limiti

Esistono diversi limiti che incidono sulla possibilità di generalizzare i risultati. Lo studio analizza dati raccolti in periodi precisi e in contesti specifici, il che ha delle implicazioni. Per esempio, le politiche delle forze armate cambiano, e così anche le piattaforme social e i software di comunicazione digitale. Inoltre, le famiglie militari di altri paesi potrebbero essere soggette a politiche e prassi diverse in materia di accesso. Ciononostante, questi risultati hanno molte implicazioni pratiche.

Implicazioni

Questo articolo solleva molte questioni di interesse che meritano ulteriori studi, tra cui l’accesso alle tecnologie di comunicazione digitale per restare in contatto con la famiglia e le difficoltà legate a tale accesso. Per esempio, in che modo l’accesso al Wi-Fi sulle navi della Marina incide sulla qualità della vita del personale e, di fatto, delle loro famiglie? Analogamente, un altro ambito importante riguarda il modo in cui gli sforzi delle forze armate per frenare o ridurre l’uso dei social media da parte del personale (adducendo motivi di sicurezza) incidono sulla quantità o sulla qualità della comunicazione con le famiglie. Sono necessari ulteriori studi che esplorino i tipi e l’efficacia delle risorse e dei programmi volti a migliorare le competenze, le conoscenze e la sicurezza dei genitori della Difesa nell’uso delle tecnologie di comunicazione digitale per costruire famiglie resilienti (Rogers et al., 2021).

I risultati di questo studio hanno implicazioni anche per la permanenza in servizio del personale e delle loro famiglie. I problemi di permanenza nelle forze armate sembrano essere un problema sociale in cui le questioni di sostegno alle famiglie hanno un ruolo (Huddleston, 2020). Le organizzazioni militari, ADF compresa, cercano modi per sostenere il personale e le famiglie. L’abbandono da parte del personale dell’ADF è costoso perché si tratta di personale altamente qualificato, e ha effetti duraturi, dato che alcune famiglie sono militari da più generazioni. Poiché molte delle persone che lasciano le forze armate adducono motivi familiari, le implicazioni di questo studio suggeriscono che varrebbe la pena per l’ADF esplorare strade per migliorare l’esperienza delle famiglie e il loro accesso ai supporti dei social media e delle tecnologie di comunicazione digitale, al fine di costruire famiglie della Difesa resilienti. Questo tipo di sostegno sarà più efficace se chi elabora le politiche impara dalle esperienze di famiglie della Difesa come quelle di questo articolo. In pratica, le organizzazioni militari potrebbero riconoscere l’importanza di consentire alle famiglie l’accesso alla comunicazione digitale e ai social media quando sono separate.

Le implicazioni di questi risultati sono importanti anche per le famiglie militari di altri paesi, perché i membri delle famiglie militari vivono in genere periodi di separazione che potrebbero essere sostenuti dall’uso delle tecnologie di comunicazione digitale. Va tuttavia sottolineato che, sebbene questo articolo dimostri il carattere trasformativo della comunicazione digitale nell’arricchire la vita familiare, essa potrebbe non funzionare per famiglie militari di altri paesi, soggette a regole di sicurezza diverse e a modalità diverse di lavoro lontano da casa.

Inoltre, i risultati hanno implicazioni per altre persone che lavorano lontano da casa in settori come i servizi di emergenza, i trasporti, l’agricoltura, l’industria mineraria e altre risorse naturali. Le famiglie possono anche essere separate per motivi medici o a causa di una detenzione, anche se in questi contesti l’accesso alla comunicazione potrebbe essere diverso e il genitore assente potrebbe incontrare ulteriori difficoltà nel far crescere la relazione.

Conclusione

Il benessere fisico ed emotivo della prole e delle persone partner di chi presta servizio nelle forze armate risente del servizio stesso. Mantenere relazioni familiari positive tra il personale militare e la propria prole durante i periodi di assenza (missioni comprese) è importante sia per le relazioni genitoriali sia per il benessere dell’infanzia. Le famiglie mostrano una preferenza per i social media e i metodi di comunicazione digitale. Questa meta-analisi trae nuove indicazioni da due studi su famiglie dell’Australian Defence Force con prole ed esplora come le famiglie utilizzino i social media e la comunicazione digitale per mantenere e rafforzare le relazioni genitori-figli durante la missione militare di un genitore. Descrive il carattere trasformativo della comunicazione digitale e dei social media per l’infanzia e per i genitori in missione, perché offrono uno strumento per rafforzare e rinnovare le relazioni familiari. È importante sottolineare che i risultati di questo articolo orientano le decisioni di ampliare o limitare l’accesso a internet e ai social media per il personale militare in missione. I risultati di questo studio mostrano i benefici e le sfide associati a queste forme di comunicazione.

Complexe Systémique: punti chiave

Dietro la questione pratica — Skype o Facebook? —, l’articolo descrive una famiglia a tre vertici, il genitore lontano, il genitore a casa e l’infanzia, regolata a distanza da un’istituzione «avida». Chi pratica la terapia sistemica riconoscerà figure note: il genitore assente reso presente attraverso foto taggate e video preregistrati, la reazione infantile di rispondere a una registrazione come se fosse una chiamata in diretta, lo scarto tra un genitore in missione ansioso che cerca il contatto e un genitore a casa esausto che lo organizza, la genitorialità a distanza vissuta come un’intrusione. La parte più istruttiva riguarda i segreti: l’istituzione militare consiglia di non preoccupare chi è in servizio, che al rientro vive la cosa come un inganno. In seduta si possono esplorare queste regole di comunicazione imposte dall’esterno e il lavoro invisibile che richiedono, il più delle volte alle donne. I limiti sono evidenti: 13 partner civili, nessuna voce diretta del personale militare, due studi di dottorato condotti da chi firma l’articolo, un’analisi poco dettagliata e un’impostazione che sposa in parte l’interesse dell’istituzione a trattenere il personale. Da leggere insieme all’articolo sulla presenza dell’assenza e all’articolo sull’essere coppia in tempo di guerra.

Note dell’originale

Ringraziamenti. La pubblicazione in open access è stata resa possibile dalla Central Queensland University, nell’ambito dell’accordo Wiley - Central Queensland University tramite il Council of Australian University Librarians.

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Traduzione non ufficiale di Strengthening and supporting parent–child relationships through digital technology: Benefits and challenges, di Amy Johnson e Marg Rogers, Family Relations, vol. 73, n. 3 (2024), doi: 10.1111/fare.12960, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale — l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabelle presentate sotto forma di elenco). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.

Questa è una traduzione dell’articolo originale «Strengthening and supporting parent–child relationships through digital technology: Benefits and challenges», pubblicato in Family Relations (2024) con licenza CC BY 4.0. Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo è stato tradotto in italiano e la presentazione è stata adattata per la lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina.

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Come citare questo articolo

Johnson, A., et Rogers, M. (2024). Strengthening and supporting parent–child relationships through digital technology: Benefits and challenges. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/strengthening-and-supporting-parent-child-relationships-through-digital-technology (Opera originale pubblicata nel 2023 in Family Relations, 73(3), 1550-1567 (2024); ripubblicata nel 2024 da Family Relations, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/fare.12960)

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