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Confidence de thérapeute · Intervista

Stéphanie Khalfa: ripensare la terapia a partire dalle soluzioni

In questo nuovo episodio di Confidence de thérapeute ospito Stéphanie Khalfa, dottoressa in neuroscienze, psicologa, ricercatrice associata al CNRS e cofondatrice della terapia mosaico.

Il suo percorso è singolare: comincia sul versante della ricerca scientifica, nello studio del cervello, delle emozioni, dello stress e del trauma, prima di avvicinarsi progressivamente alla pratica clinica. Questo passaggio dalle neuroscienze alla psicoterapia non è un semplice cambio di mestiere. Racconta piuttosto una questione di fondo: come comprendere il funzionamento umano senza perdere di vista la sofferenza reale delle persone?

Al centro di questa intervista, Stéphanie Khalfa pronuncia una frase molto forte:

«Penso che ciò che mi motiva di più a fare la psicologa sia che detesto la sofferenza.»

Stéphanie Khalfa

Questa frase attraversa tutto l’episodio. Dice qualcosa del suo impegno, del suo modo di pensare la cura, ma anche della sua esigenza: aiutare in fretta, aiutare bene, aiutare senza aggiungere inutilmente dolore.

Dall’EMDR alla terapia mosaico

Stéphanie Khalfa ritorna a lungo sul suo incontro con l’EMDR, in particolare attraverso i lavori e l’insegnamento di David Servan-Schreiber. All’epoca, le stimolazioni bilaterali e i movimenti oculari suscitavano ancora molto scetticismo nell’ambiente medico. Eppure le sue ricerche e la sua esperienza clinica le mostreranno progressivamente l’interesse di questi meccanismi nel trattamento dello stress e del trauma.

A partire dalle sue ricerche, dalla sua pratica e dalle sue formazioni in terapie brevi, ipnosi, approccio centrato sulla soluzione e strategico, finirà per rovesciare progressivamente la logica abituale. Là dove l’EMDR parte dal problema, dal ricordo traumatico o dalla carica emotiva da desensibilizzare, Stéphanie Khalfa immagina un’altra via: partire dalla soluzione.

La logica abituale

Partire dal problema

La terapia mosaico

Partire dalla soluzione

È da questo rovesciamento che nasce la terapia mosaico. L’idea centrale è al tempo stesso semplice e profondamente clinica: invece di costringere la persona a rituffarsi in ciò che fa male, perché non mobilitare prima le sue risorse, le sue competenze, le sue sensazioni di sicurezza, le sue esperienze di soluzione? In altre parole, costruire un percorso terapeutico che non sia organizzato soltanto attorno alla sofferenza, ma anche attorno a ciò che già permette di uscirne.

Una terapeuta tra scienza, umanità e creatività

Ciò che colpisce in questa intervista è il modo in cui Stéphanie Khalfa mette in relazione diversi universi. C’è in lei un rigore scientifico che viene dalle neuroscienze, ma anche una grande attenzione alla relazione, al vissuto soggettivo e alla postura terapeutica.

Cita diverse influenze importanti nel suo percorso:

  • la comunicazione non violenta di Marshall Rosenberg;
  • l’IFS di Richard Schwartz;
  • gli approcci strategici;
  • le terapie orientate alla soluzione;
  • una dimensione più esistenziale e spirituale attorno al senso dell’esperienza umana.

Il suo stile terapeutico sembra segnato dalla chiarezza, dall’umorismo, dalla rapidità, dalle riformulazioni e da una forma di ottimismo clinico. Non un ottimismo ingenuo, ma la capacità di vedere, talvolta prima della persona stessa che chiede aiuto, che una via d’uscita è possibile.

Nell’episodio parla anche di ciò che la vita personale finisce per trasformare nella pratica terapeutica. Le prove, le relazioni, le ferite, la genitorialità, i momenti di crisi: tutto questo non è separato dal mestiere. Al contrario, talvolta contribuisce ad approfondire la comprensione della sofferenza umana.

Che cosa può trarne chi muove i primi passi come terapeuta

Uno dei passaggi importanti dell’intervista riguarda i consigli che rivolge a chi è in formazione o all’inizio della pratica. Per Stéphanie Khalfa, il lavoro su di sé è indispensabile. Non si possono accompagnare altre persone senza aver incontrato in prima persona le proprie vulnerabilità, i propri limiti, le proprie zone di dolore e le proprie risorse.

Insiste anche su un’idea essenziale: la terapia non si impara soltanto sui libri. Richiede cuore, creatività, intelligenza clinica, logica, ma anche la capacità di conservare la propria libertà nel modo di pensare e di praticare.

Questo episodio è dunque al tempo stesso il racconto di un percorso, una riflessione sul trauma, un’introduzione alla terapia mosaico e un invito a pensare in modo diverso la postura terapeutica.

  • Come alleviare la sofferenza senza rinchiudere la persona nel suo problema?
  • Come mettere in dialogo neuroscienze e psicoterapia?
  • Come conservare la speranza di fronte alle situazioni complesse?

Sono tutte domande che questa conversazione con Stéphanie Khalfa permette di esplorare in profondità.

Può trovare l’intervista completa in questo nuovo episodio di Confidence de thérapeute.

Per approfondire

Come citare questo articolo

Besse, J. (2026, 26 aprile). Stéphanie Khalfa : repenser la thérapie à partir des solutions. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/stephanie-khalfa-repenser-la-therapie-a-partir-des-solutions

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