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Clinica · Istrionismo
Il disturbo istrionico di personalità è una di quelle diagnosi che evocano subito immagini di «commedia», di «drama queen» o dell’antica isteria. Nella clinica, però, si incontrano soprattutto persone prese in un’intensa ricerca di riconoscimento, con una grande vulnerabilità relazionale — e molta sofferenza dietro le quinte. Questo articolo propone una messa a punto a partire dalla letteratura scientifica recente, mantenendo una lettura interazionale e sistemica: meno «chi è la persona istrionica?», più «come funziona la relazione?».
Storicamente, ciò che oggi chiamiamo disturbo istrionico si inscrive nella lunga storia dell’isteria, progressivamente ricodificata in categorie di personalità nel XX secolo. Il disturbo compare come entità specifica nel DSM-III, nel 1980.
Il DSM lo descrive come una modalità duratura di emotività eccessiva e di ricerca di attenzione, che esordisce in età adulta e si manifesta in diversi contesti. I criteri includono in particolare:
Questi criteri non descrivono un’«essenza» della persona, ma uno stile relazionale che diventa problematico quando irrigidisce le interazioni, riduce le opzioni e genera sofferenza.
Gli studi epidemiologici collocano la prevalenza del disturbo istrionico nella popolazione generale intorno all’1-3 %, e diversi lavori convergono su una stima di circa l’1,8 % nell’arco della vita.
Sul piano clinico si riscontrano frequentemente:
Diversi studi mostrano anche un ricorso eccessivo alle cure: visite mediche frequenti o accessi al pronto soccorso, consultazioni ripetute, talvolta con un vissuto di incomprensione reciproca tra paziente e personale curante.
Il disturbo istrionico è una delle diagnosi più criticate per i suoi bias di genere. Molto presto, alcuni lavori sperimentali hanno mostrato che, a parità di descrizione clinica, il personale clinico tendeva più spesso a diagnosticare «istrionico» in una donna e «antisociale» in un uomo.
Altri lavori e analisi femministe hanno sottolineato che diversi criteri del disturbo somigliano molto a stereotipi di femminilità «eccessiva»: seduzione, espressività emotiva, preoccupazioni estetiche. Gli studi di popolazione suggeriscono tuttavia che, quando la valutazione è sistematica, la differenza tra uomini e donne è nettamente meno marcata, se non nulla in alcuni campioni.
Per la pratica, ciò invita a diffidare della tentazione di patologizzare comportamenti femminili normativi e a porsi una domanda scomoda:
Dal punto di vista sistemico, il disturbo istrionico si comprende molto bene se si considera che le altre persone — partner, famiglia, gruppo — diventano un regolatore esterno delle emozioni. Il «bisogno di essere al centro» non è soltanto una richiesta di ammirazione: spesso è un tentativo di sentire di esistere, di trovare sicurezza e regolazione.
I lavori di Babl e del suo gruppo (2023), che hanno seguito 159 pazienti con disturbo istrionico in una psicoterapia orientata alla chiarificazione, mostrano quanto i processi relazionali — qualità della relazione tra paziente e terapeuta, aggiustamenti reciproci — siano centrali nell’evoluzione dei sintomi.
Nella clinica si ritrovano circoli di questo tipo:
Da ricordare
Si ha quindi a che fare con un sistema che si autoalimenta: più la persona si dà da fare per essere vista, più chi le sta accanto si allontana, il che la spinge a fare ancora di più.
Diversi studi segnalano un’associazione elevata tra tratti istrionici e sintomi somatoformi: dolori cronici, lamentele multiple, consultazioni ripetute senza una chiara spiegazione organica.
Ciò che è interessante, in una prospettiva sistemica, è che il sintomo corporeo può diventare un veicolo legittimo di attenzione, soprattutto in contesti in cui l’espressione emotiva diretta è poco tollerata. E che, se è rinforzato da risposte molto centrate sulla malattia — cure, preoccupazione, maggiore disponibilità —, può inscriversi in circoli relazionali in cui il corpo «dice» ciò che non si dice altrimenti.
Ciò non significa ovviamente che le persone «inventino» i loro sintomi, ma che il contesto relazionale e culturale pesa sul modo in cui la sofferenza si esprime.
I modelli attuali di terapia sistemica e di terapia di coppia o familiare ricordano che i disturbi di personalità sono anche disturbi dell’interazione. Coinvolgere il sistema permette in particolare:
Il disturbo istrionico di personalità è meno la storia di una persona «falsa» o «manipolatrice» che quella di un apparato di regolazione affettiva esternalizzato, spesso costruito in contesti in cui l’attenzione altrui era rara, condizionata o ottenuta al prezzo di prestazioni.
I dati scientifici attuali:
Restare dalla parte della comprensione delle interazioni, piuttosto che del giudizio morale, permette non solo di accompagnare meglio queste persone, ma anche di restituire a chi sta loro vicino — partner, famiglie, équipe — un potere d’azione: cambiare la danza, invece di designare una sola delle persone che danzano come «problema».
Questo spostamento del riflettore è ripreso e illustrato nel video qui sotto.
Come citare questo articolo
Besse, J. (2025, 16 novembre). Trouble de la personnalité histrionique : comprendre le « théâtre » sans réduire la personne au rôle. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/trouble-de-la-personnalite-histrionique-comprendre-le-theatre-sans-reduire-la-personne-au-role
Per approfondire
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