Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Red Sistémica · Psicoterapia
Juan, cinquant’anni, ha appena ottenuto una promozione ed è appena diventato nonno; è triste e nulla lo interessa più. Non sono gli eventi della vita a determinare lo stato emotivo, ricorda Sara Baringoltz, ma l’interpretazione che se ne dà. Primo articolo di una serie, questo testo espone le premesse della terapia cognitiva — costruzioni, cognizioni, distorsioni — e dà la parola a due sue figure di riferimento.
«Ciò che influisce in gran parte sullo stato emotivo, sulle idee e sul comportamento non sono gli eventi della vita in sé, ma l’interpretazione che se ne dà.»
Sara Baringoltz
Juan, cinquant’anni, è per la maggior parte delle persone che lo conoscono un uomo di successo. Ha una famiglia, un lavoro, degli amici. Proprio nell’ultimo anno ha ottenuto una promozione ed è nato il suo primo nipote. Sua moglie non riesce a capire come, di fronte a situazioni tanto desiderate dalla coppia, Juan si mostri disinteressato e triste. La sua cerchia di amicizie, disorientata dal suo comportamento, non sa come aiutarlo. Parlando dell’argomento, Juan si lascia sfuggire frasi come: «…a che mi serve una promozione se comunque i soldi non ci bastano per vivere meglio», «c’è chi nasce e c’è chi muore», «sto diventando un vecchio che serve sempre meno».
Si potrebbe dire che, nel caso di Juan come in quello di chiunque altro, ciò che influisce in gran parte sul suo stato emotivo, sulle sue idee e sul suo comportamento non sono gli eventi della vita in sé, ma l’interpretazione che se ne dà. Gli stessi eventi che provocano tristezza in Juan possono suscitare gioia in sua moglie o ammirazione nella sua cerchia di amicizie, poiché ciascuna persona li considererebbe sicuramente in modo diverso. Tenere conto del fatto che «tutto dipende dalla lente attraverso cui si guarda», cioè dalla visione particolare che ogni persona ha del mondo, di sé e del futuro, è una delle premesse fondamentali della terapia cognitiva.
Se Juan si rivolgesse a un servizio professionale in cerca di aiuto, in terapia sarebbe fondamentale ascoltare il resoconto che fa della propria situazione, cercando di comprendere i significati particolari che attribuisce ai fatti. Questi significati personali che le persone attribuiscono agli eventi li chiamiamo costruzioni. La terapia cognitiva cerca di ricomporre — come un puzzle — la particolare costruzione della realtà elaborata da chi consulta. In un approccio cognitivo, i pezzi chiave che guidano il puzzle sono le cosiddette cognizioni, che comprendono i pensieri e le immagini.
Altri pezzi importanti, direttamente legati alle cognizioni, sono le reazioni emotive e il comportamento che le accompagna. Supponiamo, per comprendere meglio questi concetti, che Juan sviluppi una catena di pensieri di questo tipo: «C’è gente che nasce — come mio nipote — e altra che invecchia — come me; se invecchio, la morte si avvicina; e se non muoio presto, comunque sarò vecchio e inservibile, quindi non serve a niente che mi diano una promozione al lavoro, visto che lo fanno per la mia anzianità e non per quanto vale il mio lavoro; e per di più non avrò nemmeno una vecchiaia con un certo benessere economico, e non mi merito che mi diano uno stipendio più alto perché comunque servo sempre meno.»
Supponiamo inoltre che alcune immagini accompagnino questi pensieri: per esempio, vedersi come un Juan vecchio che commette errori sempre più gravi sul lavoro, immaginando l’espressione irritata della dirigenza. Potrebbe anche proseguire la sua catena di immagini e figurarsi una scena a casa in cui sua moglie cerca di consolarlo con un tono di compassione. A questo punto non è difficile comprendere, dal punto di vista di Juan, sia il suo comportamento disinteressato sia la tristezza che lo pervade.
A questo punto non Le sarà sfuggita una certa alterazione nella logica della catena associativa di pensieri e immagini di Juan. Queste interpretazioni inadeguate sono chiamate distorsioni cognitive e sono considerate in larga misura responsabili di alterazioni emotive e comportamentali, a volte lievi, altre volte gravi.
Nella storia personale di ciascuno di noi ci sono situazioni in cui una catena associativa come quella appena descritta ha potuto generare un sentimento di disperazione, di dolore, di rassegnazione, ecc. È anche probabile che in alcuni casi siamo riusciti a invertire quel sentimento: guardando il problema da un’altra angolazione, cercando intorno a noi prove delle nostre affermazioni, grazie alle domande di una persona amica sul nostro modo di vedere i fatti, ecc. Ma molte volte la sofferenza si insedia con più forza e più a lungo, e ci sentiamo chiusi in un circolo vizioso di idee, sentimenti e comportamenti.
Da ricordare
La terapia cognitiva non raccoglie anzitutto dei fatti, ma delle costruzioni: i significati che la persona attribuisce a ciò che le accade. Le cognizioni — pensieri e immagini — ne sono i pezzi principali; le reazioni emotive e il comportamento, i pezzi che vi si incastrano. Quando la catena associativa si deforma, si parla di distorsioni cognitive.
È il momento in cui si sente il bisogno di un aiuto professionale. Molti approcci psicoterapeutici possono aiutare, ma chi consulta ha il diritto di scegliere quello in cui si riconosce di più e che offre una risposta o una soluzione alla sua preoccupazione. Allo stesso modo, chi conduce la terapia può scegliere, per la persona che si rivolge a lei, l’alternativa terapeutica che ritiene abbia le maggiori probabilità di successo.
Lo scopo di questo articolo (il primo di una serie) è offrire a chi legge un panorama della terapia cognitiva: quali sono le sue caratteristiche, come si sviluppa in altri paesi e in quali problematiche costituisce un’alternativa psicoterapeutica valida.
Nota della redazione
Il seguito di questa serie è pubblicato qui con il titolo «Terapia cognitiva: guarigione o apprendimento?»: vi ritroviamo Juan, questa volta in conversazione con sua moglie, nel momento in cui si pone la questione di chiedere un consulto.
Ciò che il modello cognitivo propone è una correlazione tra le variabili cognitive (ciò che pensiamo e immaginiamo) e gli stati emotivi. Per esempio: nella misura in cui si pensa di essere una persona incompetente, che nessuno ci capisce e che non c’è speranza nel futuro, questo sarà associato a un sentimento di abbattimento, tristezza o solitudine. Un’altra caratteristica della terapia cognitiva è che, per i «disturbi affettivi» che non comportano alterazioni gravi della personalità, si ricorre a un trattamento breve (una ventina di sedute).
Dott. Camilo Castellón Suárez, direttore del Centro de Terapia Cognitiva, Santiago del Cile
«Il trattamento è fondamentalmente un lavoro centrato sugli obiettivi. L’efficacia di questa terapia si è dimostrata non solo nei suoi risultati immediati, ma anche nel fatto che le persone trattate hanno meno ricadute. La terapia cognitiva si basa sulla collaborazione terapeutica: la terapia dispone delle tecniche adeguate, ma la persona in cura può proporre temi e compiti. Il dialogo si caratterizza per una forma socratica di interrogazione, che conduce alla scoperta guidata. Questo tipo di terapia poggia su un modello educativo, e in questo senso è importante, per esempio, che la terapia non solo aiuti la persona a superare una crisi, ma le permetta anche di acquisire i meccanismi per affrontare le crisi future.»
Arthur Freeman, ex direttore clinico del Center for Cognitive Therapy di Filadelfia, professore di psicologia presso il Dipartimento di Psichiatria dell’Università della Pennsylvania
La terapia cognitiva è una forma di psicoterapia relativamente breve, attiva e collaborativa tra la persona in cura e chi la segue in terapia. Ha l’obiettivo di aiutare le persone in cura a scoprire i loro pensieri disfunzionali e irrazionali, a confrontare con la realtà i loro comportamenti e le loro convinzioni, e a costruire tecniche funzionali e adattive per rispondere agli altri e a sé stesse.
I pensieri e le idee non sono la «causa» del problema, ma un suo aspetto, che offre un ambito su cui intervenire per modificarli. Finora le «cognizioni» erano la Cenerentola della psicologia clinica: le si lasciava sempre a casa. Il contributo originale della terapia cognitiva è che si concentra su di esse per affrontare il processo terapeutico. Non si tratta di un approccio del «potere del pensiero positivo» che offra una visione ottimistica dell’universo, alla Walt Disney, ma di una terapia riflessiva che si interessa al dialogo interiore della persona e che dà voce a ciò che non viene detto.
Ci preoccupa distinguere i problemi di chi consulta e vedere quali sono i fattori che li mantengono. Per farlo dobbiamo conoscere i modi (schemi) con cui vede il mondo, il futuro e sé stessa. Questi schemi sono diversi per ogni persona e cambiano nel corso della vita. Per valutarli occorrono una buona formazione e una notevole conoscenza teorica. Che il nostro approccio sia comprensibile per la persona non significa che sia semplice dal punto di vista teorico e tecnico.
Questa valutazione accurata può darci la possibilità di aiutare le persone a non arrivare a soffrire di certe difficoltà, collaborando con loro fin dal momento in cui vediamo che i loro schemi cominciano a diventare disfunzionali. Si apre così un altro campo di lavoro interessantissimo: quello della prevenzione.
Altri ambiti in cui mi sono specializzato e in cui questo tipo di approccio si è dimostrato promettente sono quelli delle coppie, dei gruppi e delle famiglie.
Chi è l’autrice
(*) La dott.ssa Sara Baringoltz è direttrice del Centro de Terapia Cognitiva.
Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale, dallo spagnolo, di «Terapia cognitiva: Todo depende del cristal con que se mire…», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Red Sistémica). Realizzata da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Baringoltz, S. (2022). Thérapie cognitive : tout dépend du verre à travers lequel on regarde (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/therapie-cognitive-tout-depend-du-verre-a-travers-lequel-on-regarde (Opera originale pubblicata nel 2022 in Red Sistémica; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/06/20/terapia-cognitiva-todo-depende-del-cristal-con-que-se-mire/)
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