Questa versione è stata tradotta dal francese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Coppia · Separazione
Chi fa terapia di coppia si trova talvolta di fronte a una situazione che può considerare un fallimento: la coppia si separa. Eppure non sempre lo è. Il Dr. Robert Neuburger lo ricorda con chiarezza: non tutte le separazioni sono rotture. Alcune permettono a ciascuna delle due persone di ritrovare una libertà, altre lasciano cicatrici profonde. Ciò che conta è il modo in cui vengono vissute e simbolizzate.
Robert Neuburger racconta il caso di una coppia proveniente da un ambiente religioso molto tradizionale. Volevano separarsi, ma chi stava loro intorno ripeteva che era peccato. Lui ricorda allora con calma: divorziare no, ma separarsi sì. Nessuno può vietarlo. Questo piccolo spostamento di senso apre uno spazio di respiro. La terapia non salva la coppia: restituisce la libertà di pensare e di agire.
Accompagnare una separazione non significa rinunciare alla terapia: significa accettare che la soluzione possa risiedere nella fine del legame coniugale. Occorre però aver dedicato il tempo necessario di collocare la crisi nel ciclo di vita della coppia.
Robert Neuburger evoca anche la situazione di quella donna che lascia un compagno che non sopportava più e che, tuttavia, si ritrova devastata. Credeva di liberarsi, ma perde qualcosa di più profondo: il senso di appartenenza.
In una coppia non si esiste soltanto nella relazione amorosa, ma anche in un sistema di riconoscimento. Si è «qualcuno» socialmente, familiarmente, simbolicamente. Quando la relazione si spezza, si perde questo statuto di appartenenza. Ci si ritrova senza difese di fronte al mondo, senza la struttura di senso che la coppia offriva.
Chi accompagna deve ascoltare questa dimensione. La rottura non si riduce a una sofferenza affettiva: è una perdita sistemica, identitaria e talvolta sociale.
Alcuni momenti di rottura sono di una violenza rara. Robert Neuburger li chiama «cadute mitiche»: l’istante in cui un’illusione crolla. Racconta il caso di un uomo che annuncia la decisione di andarsene in piena seduta, senza avvertire la compagna. Lei cade dalle nuvole. Il terapeuta, testimone della scena, si sente manipolato.
Interviene allora con fermezza: dal momento in cui la coppia non esiste più, nessuna familiarità è accettabile. L’altra persona diventa qualcuno di distinto, da rispettare. Questo richiamo alle frontiere simboliche è essenziale. La terapia non può impedire la separazione, ma può preservarne la dignità.
L’intimo si fonda sull’amore, sul rispetto e sulla fiducia. Ma capita che scivoli verso il familiare, dove ciascuna delle due persone dà l’altra per scontata. Si instaura la de-erotizzazione, il legame diventa fraterno, poi indifferente. In alcuni casi, questa forma di abitudine uccide il riconoscimento reciproco. È spesso in quel momento che le coppie arrivano in terapia, o decidono di separarsi.
Robert Neuburger propone alle coppie di trasformare la separazione in un atto simbolico. Chiede spesso loro: «Potete portare con voi un ricordo positivo, qualcosa che vi nutrirà per il seguito?»
Questo rituale permette di lasciare la coppia senza cancellare ciò che è esistito. Segna la fine di un sistema senza negarlo. È tutta la differenza tra una rottura e una separazione: l’una distrugge, l’altra trasforma.
Con la scomparsa del divorzio per colpa, la questione della colpevolezza è scomparsa dal quadro giuridico. Ma si è spostata altrove, spesso sui figli e sulle figlie. I disaccordi educativi, le lamentele ripetute, i ricorsi in tribunale diventano il luogo in cui si rimette in scena il conflitto coniugale. La prole funge allora da moneta simbolica per saldare un debito emotivo, a scapito dei suoi bisogni fondamentali.
Da ricordare
La terapia deve aiutare a ripristinare una frontiera chiara: il legame coniugale può finire, quello genitoriale invece rimane.
Robert Neuburger suggerisce di non interrompere bruscamente l’accompagnamento dopo la separazione. Continuare a vedere individualmente ciascuna delle due persone permette di lavorare sulla ricostruzione identitaria, di restituire senso e coerenza a ciò che è stato vissuto. La terapia diventa allora uno spazio in cui ciascuna persona può riappropriarsi della propria narrazione.
Accompagnare una separazione non è un fallimento. Talvolta è il punto di equilibrio più giusto tra due traiettorie che si differenziano. È permettere a ciascuna persona di andarsene senza distruggere, di separarsi senza cancellare ciò che è stato costruito. Quando la crisi non porta alla separazione, il lavoro verte invece sulla ricostruzione della fiducia.
«Non è tutto da buttare. Ricostruirà la Sua vita a modo Suo.»
Dr. Robert Neuburger
Per approfondire le dinamiche coniugali, la formazione online «Le basi della terapia di coppia» con il Dr. Robert Neuburger è pensata per chi esercita la terapia. L’intervista completa è disponibile nel video qui sotto.
Come citare questo articolo
Besse, J. (2025, 5 ottobre). Se séparer sans se détruire : ce que personne ne dit sur la séparation de couple. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/se-separer-sans-se-detruire-ce-que-personne-ne-dit-sur-la-separation-de-couple
Per approfondire
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