Questa versione è stata tradotta dal francese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Clinica · Alienazione parentale
L’alienazione parentale è un termine che suscita reazioni accese tanto nel campo della psicologia familiare quanto nelle vicende giudiziarie. Ma di che cosa si tratta esattamente? È una realtà psicologica innegabile o un concetto controverso dalle molteplici implicazioni?
L’alienazione parentale si manifesta quando un bambino o una bambina, presi nel vivo di un conflitto di separazione o di divorzio, rifiutano una delle figure genitoriali in modo intenso e ingiustificato. Secondo Richard Gardner, che ha reso popolare il termine nel 1985 con il nome di «sindrome da alienazione parentale» (PAS), questo fenomeno sarebbe causato dalla manipolazione psicologica della figura genitoriale detta «alienante», che cercherebbe di isolare la prole dall’altra.
Questo concetto ha rapidamente acquisito rilievo nei dibattiti sull’affidamento della prole, in particolare nelle situazioni in cui le tensioni tra le persone ex coniugi diventano distruttive per la relazione tra la prole e ciascuna figura genitoriale.
In questo contesto, la persona minore diventa un ostaggio psicologico, vittima di una manipolazione in cui viene incoraggiata ad adottare una visione distorta e negativa dell’altra figura genitoriale. Come sottolinea lo psicologo Glenn F. Cartwright, si tratta quasi di un «omicidio simbolico» della figura genitoriale alienata nella vita della prole. Questa dinamica ha ripercussioni profonde sul benessere psicologico dell’infanzia, che può anche soffrire di disturbi dell’attaccamento, di ansia e perfino di depressione a lungo termine.
Se la sindrome da alienazione parentale sembra spiegare alcuni comportamenti osservati nell’infanzia, resta comunque molto contestata sul piano scientifico.
Punto di riferimento
La PAS non è riconosciuta nel DSM-5, il manuale di riferimento dei disturbi mentali. Istituzioni come l’Organizzazione mondiale della sanità e il Consiglio d’Europa ne criticano l’uso, sottolineando che potrebbe servire in modo abusivo, nelle vicende giudiziarie, a screditare una delle figure genitoriali, in particolare in situazioni di violenza o di abuso.
Alcuni Paesi, come il Brasile o l’Italia, hanno integrato ufficialmente l’alienazione parentale nella propria legislazione, mentre altri, come la Francia o il Canada, preferiscono evitarne l’uso sistematico. Una delle principali critiche è che questo concetto potrebbe distogliere l’attenzione dai veri bisogni dell’infanzia, riducendo i conflitti genitoriali a una semplice questione di manipolazione malevola.
Per ovviare alle controversie che circondano la PAS, alcune voci esperte suggeriscono l’uso di termini meno polemici, come «dinamica di rifiuto genitoriale» o «comportamento di rifiuto genitoriale». Questi termini permettono di descrivere meglio la realtà dei comportamenti osservati, senza stigmatizzare né la persona minore né la figura genitoriale, e riportano il dibattito sulle relazioni e sul benessere dell’infanzia.
Ho realizzato questo video per aprire il dibattito su un tema che, ai miei occhi, resta profondamente complesso e sfumato. Se l’alienazione parentale viene spesso invocata nei conflitti sull’affidamento, è essenziale comprenderne i meccanismi, i limiti e le critiche che la circondano. L’obiettivo è aprire uno spazio di discussione e di confronto su un fenomeno complesso: il video si può guardare qui sotto.
Come citare questo articolo
Besse, J. (2024, 6 ottobre). L'aliénation parentale : mythe ou réalité ?. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/l-alienation-parentale-mythe-ou-realite
Per approfondire
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