Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Journal of Solution Focused Practices · Pratica
Una tecnica centrata sulla soluzione in cui la persona in terapia non si limita a descrivere il proprio futuro preferito, ma cammina verso di esso. Michael D. Reiter fonde la domanda di scala con la domanda del miracolo: l’angolo della stanza verso cui la persona si dirige riceve un nome scelto da lei stessa, ogni passo fisico in avanti va riempito con una differenza che noterebbe, e ogni comportamento che si può esercitare sul momento viene esercitato sul momento. Due trascrizioni complete — una con una persona singola, una con una coppia — sono riportate passo dopo passo, con il commento continuo dell’autore su ciò che fa e perché.
Traduzione non ufficiale in italiano di Stepping Into the Future: A Brief Experiential Solution-Focused Technique, di Michael D. Reiter, pubblicato nel Journal of Solution Focused Practices (2026), doi: 10.59874/001c.166988, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Non è stato aggiunto alcun titolo di sezione — tutti i titoli che seguono sono dell’autore —; l’impaginazione è stata adattata alla lettura online, con le trascrizioni separate dal commento dell’autore, la nota a piè di pagina dell’autore collocata come nota finale e alcuni link aggiunti verso articoli correlati di questo sito. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Chi conduce la seduta si astiene dal proporre possibilità e si affida invece alla persona, perché sia lei a dire che cosa avrà senso per lei come segnale di movimento.
Michael D. Reiter
Abstract
Entrare nel futuro è una tecnica esperienziale centrata sulla soluzione che integra i principi orientati al futuro della terapia breve centrata sulla soluzione (SFBT) con pratiche terapeutiche incarnate. Basandosi sugli interventi fondamentali della SFBT, le domande di scala e la domanda del miracolo, la tecnica invita le persone in terapia a muoversi fisicamente attraverso passi successivi che rappresentano i progressi verso il loro futuro preferito, trasformando descrizioni astratte del cambiamento in esperienze concrete e agite. Fondato sui presupposti della SFBT secondo cui piccoli cambiamenti possono produrre risultati significativi e il futuro si crea attraverso l’azione presente, l’intervento consente a chi pratica di costruire in modo collaborativo un percorso dettagliato verso le migliori speranze delle persone, mantenendo al tempo stesso una posizione di non sapere e riconoscendo la loro competenza. Questo articolo presenta i fondamenti teorici della tecnica, la colloca nella letteratura esistente centrata sulla soluzione sui metodi esperienziali di scala, fornisce indicazioni pratiche per la sua applicazione e ne illustra l’uso attraverso due esempi clinici, con una persona singola e con una coppia. Vengono discusse le implicazioni per la pratica centrata sulla soluzione e per l’integrazione di metodi esperienziali nella terapia breve.
Parole chiave centrato sulla soluzione, esperienziale, elaborazione degli obiettivi
Il mio orientamento teorico di fondo è la terapia breve centrata sulla soluzione (SFBT), una terapia orientata al futuro che aiuta le persone a esplorare sia ciò che ha funzionato nella loro vita, così da poter fare di più di ciò che è stato utile (de Shazer et al., 2021), sia le loro migliori speranze, il loro futuro preferito e le differenze «nella vita» che le aiuterebbero a raggiungerlo (Ratner et al., 2012). È un modello efficace e basato sulle evidenze (Neipp & Beyebach, 2024; Vermeulen-Oskam et al., 2024). Fondata su un orientamento postmoderno, la SFBT è orientata al linguaggio (Froerer et al., 2023) e concepisce la terapia come una conversazione (de Shazer, 1994). Attraverso l’uso del linguaggio, chi pratica aiuta le persone a passare dal parlare di problemi — parlare di ciò che non funziona nella vita delle persone — al parlare di soluzioni — parlare di ciò che ha funzionato in precedenza (Berg & de Shazer, 1993) e delle loro migliori speranze e futuri preferiti (McKergow, 2016). Ciò avviene aiutando le persone a elaborare obiettivi e/o speranze rispetto a ciò che desiderano nella loro vita. Inoltre, la SFBT è un modello terapeutico particolarmente adatto a integrare attività esperienziali (Bischof, 1993).
Per Entrare nel futuro, ci sono due principi centrali della SFBT che trovo particolarmente pertinenti. Il primo è che piccoli passi possono portare a grandi cambiamenti (de Shazer et al., 2021). Questa tecnica si basa sul fatto che la persona compie piccoli passi che, sommandosi, la conducono al suo futuro preferito, il che rappresenterebbe per lei un grande cambiamento. Il secondo principio particolarmente pertinente è che il futuro è al tempo stesso creato e negoziabile. Questo principio sostiene l’idea che la persona possa elaborare un futuro preferito. Entrare nel futuro è un’integrazione di due degli interventi più famosi della SFBT: le domande di scala e le domande del miracolo.
Una delle domande terapeutiche chiave utilizzate in SFBT sono le domande di scala. Durante le conversazioni terapeutiche, le persone possono parlare in termini generici o astratti, dicendo di pensare o sentirsi in un certo modo, per esempio «infelici», «fiduciose» o «sicure». Chi pratica la SFBT sposta il linguaggio della persona dall’astratto al concreto attraverso l’uso delle domande di scala (de Shazer et al., 2021). Le domande di scala «sono utilizzate per “misurare” la percezione che la persona ha di sé, per motivare e incoraggiare, e per chiarire gli obiettivi e qualsiasi altra cosa sia importante per ciascuna persona» (Berg & de Shazer, 1993, p. 10).
La risposta alla domanda di scala iniziale fornisce una linea di base a partire dalla quale chi pratica e la persona possono lavorare per valutare se si sia verificato un cambiamento. Si può anche esplorare attorno alla scala per introdurre ulteriori possibilità di differenza. È un modo alternativo di costruire miracoli o di individuare comportamenti di soluzione (Franklin et al., 1997). Lo si può fare chiedendo: «Lei ha detto di essere attualmente a 6. Che cosa noterà di diverso che le farà capire di essere a 6,5?». Non esiste una distanza prestabilita (per esempio 0,1, 0,5 o 1) tra il numero indicato dalla persona e quello proposto da chi pratica. La maggior parte di chi pratica usa 0,5 o 1; io tendo invece a usare un intervallo numerico ancora più piccolo, poiché quanto minore è la distanza, tanti più punti di differenza possono essere notati o presupposti. Per esempio, se la persona dice di essere a 4 e l’obiettivo è 10, e le si chiede che cosa noterebbe di diverso quando fosse un punto più in alto, ci sarebbero solo 6 aspetti da notare prima di raggiungere l’obiettivo. Usando 0,5 come soglia di differenza, ci sarebbero 12 aspetti diversi prima del raggiungimento dell’obiettivo. Usando 0,1, invece, si arriva a 60 differenze possibili.
Non tutte le domande di scala sono numeriche. Ho messo a punto, in collaborazione, un procedimento di scala visiva da usare con l’infanzia, in cui si chiedeva di collocarsi sulla scala alzandosi in piedi e usando la mano per indicare il punto in cui ci si trovava, con il pavimento a rappresentare l’estremo inferiore della scala e il punto più alto raggiungibile a rappresentare l’estremo superiore (Shilts & Reiter, 2000). Comunque venga formulata o presentata, il risultato principale della scala è che le persone comprendono di non essere bloccate nella loro situazione, ma di avere possibilità che permetteranno loro di «salire» sulla scala, avvicinandosi al loro obiettivo generale.
Forse la tecnica centrata sulla soluzione più famosa è la domanda del miracolo (Berg, 1994; Stith et al., 2012), sviluppata da Insoo Kim Berg quando una persona in terapia affermò che ci sarebbe voluto un miracolo perché le cose andassero meglio. Berg seguì il linguaggio della persona e le chiese di supporre che accadesse un miracolo. Negli anni, la domanda del miracolo è stata via via formalizzata (Berg & Szabó, 2005; de Shazer et al., 2021).
L’importanza della domanda del miracolo non sta nella domanda in sé, ma nell’esplorazione dell’immagine del miracolo. Quanti più elementi del miracolo vengono portati nel discorso terapeutico, tanti più percorsi possibili le persone possono vedere che faranno loro capire che si stanno muovendo verso il loro futuro preferito. Ciò contribuisce ad accrescere il loro senso di speranza e l’aspettativa di un cambiamento positivo, che sono i tratti distintivi della SFBT (Reiter, 2010). L’idea alla base della domanda del miracolo è aiutare le persone a elaborare tappe chiare e identificabili che faranno loro capire che stanno andando avanti in una direzione positiva. Mi sono servito dell’intento della domanda del miracolo nella costruzione di Entrare nel futuro. È un modo alternativo di portare nella conversazione ciò che la persona ritiene possano essere segnali lungo la strada verso un futuro preferito.
Sebbene Entrare nel futuro sia stata sviluppata in modo indipendente, non è l’unico adattamento esperienziale della domanda di scala centrata sulla soluzione. Diverse persone che praticano l’approccio centrato sulla soluzione hanno incorporato il movimento fisico negli esercizi di scala, dimostrando il valore di dare corpo ai progressi delle persone verso i loro futuri preferiti.
Jackson e McKergow (2002) descrivono la consulenza sulle soluzioni di Peter Röhrig come un primo esempio di questo approccio. Lavorando con un grande gruppo di circa 100 persone dello stesso settore aziendale, Röhrig creò una scala fisica che andava da 1, a un’estremità della stanza, a 10, all’altra. Le persone partecipanti si posizionavano sulla scala in risposta a una domanda di scala su quanto efficacemente ritenessero di contribuire al proprio settore. Röhrig invitava poi le persone collocate in punti diversi della scala a descrivere ciò che stavano già facendo e che aveva permesso loro di raggiungere la posizione attuale. Dopo questa esplorazione, le persone partecipanti si spostavano nel punto che rappresentava dove speravano di trovarsi un anno dopo e discutevano, in piccoli gruppi, i passi che potevano compiere per raggiungere quella posizione preferita.
Pubblicazioni successive hanno descritto applicazioni esperienziali simili della scala. Jackson (2005) ha introdotto la Passeggiata sulla scala (Scaling Walk), che utilizzava con gruppi da circa cinque a 100 persone partecipanti, mentre Zalter e Fiske (2005) hanno applicato un esercizio analogo con persone singole, coppie, famiglie e gruppi fino a 300 partecipanti. In entrambi gli approcci, sul pavimento viene collocata una scala numerata, anche se Jackson usa una scala da 0 a 10 e Zalter e Fiske una scala da 1 a 10.
La Passeggiata sulla scala di Jackson è in larga misura guidata da chi conduce. Le persone partecipanti iniziano collocandosi in un punto arbitrario (n), di solito più o meno a metà della scala. Da questa posizione, sono incoraggiate a riflettere sia sulle possibilità future sia sulle eccezioni passate. Il gruppo si sposta poi prima su 0, dove le persone partecipanti esplorano il significato del punto di partenza, e successivamente su 10, dove considerano le caratteristiche del loro futuro preferito. Infine, tornano a n per riflettere su come sia cambiata la loro comprensione sia della posizione attuale sia del passo incrementale successivo (n + 1).
Zalter e Fiske (2005) adottano una sequenza in parte diversa. Le persone partecipanti identificano prima la loro posizione attuale sulla scala ed esplorano i punti di forza, le risorse e i successi precedenti che hanno permesso loro di arrivare fin lì. Si spostano poi nella posizione che rappresenta dove vorrebbero essere e sono invitate a immaginare di esserci già arrivate. Da questa prospettiva futura, identificano il primo piccolo passo compiuto verso quel risultato, la differenza che quel passo ha prodotto e ciò che hanno imparato procedendo verso il loro obiettivo. Ratner et al. (2012) descrivono brevemente una simile «scala camminata» per la prima infanzia, in cui una scala fisica viene disposta sul pavimento e chi la percorre cammina fino al punto successivo della scala.
Nel loro insieme, questi approcci illustrano il potenziale esperienziale di una scala agita fisicamente. Jackson (2005) ha valutato la Passeggiata sulla scala 9 su un continuum esperienziale di 10 punti, mentre Zalter e Fiske (2005) hanno valutato il loro approccio 10, a riprova del ruolo centrale che il movimento corporeo svolge in questi interventi. Come questi metodi precedenti, Entrare nel futuro invita le persone a muoversi fisicamente, a riconoscere i punti di forza e le azioni che le hanno portate alla posizione attuale e a immaginare un futuro preferito. Tuttavia, nonostante queste somiglianze, la presente tecnica si differenzia dai precedenti approcci di scala camminata sotto diversi aspetti importanti.
La distinzione più significativa è che Entrare nel futuro utilizza intenzionalmente ogni punto importante lungo la scala, invece di concentrarsi solo sulla posizione attuale e sul futuro preferito delle persone. I precedenti approcci di scala camminata partono dal punto in cui le persone si percepiscono, il che significa che chi si vede già vicino al proprio futuro preferito può avere solo uno o due passi rimanenti da considerare. Al contrario, Entrare nel futuro presuppone che il movimento verso un cambiamento significativo sia costituito da numerosi passi intermedi. Coinvolgendo deliberatamente ogni tappa del percorso, l’intervento favorisce un’esplorazione più ricca di come il cambiamento si dispiega in modo incrementale.
Una seconda caratteristica distintiva è la natura iterativa del processo. Invece di percorrere la scala una sola volta, le persone si muovono avanti e indietro tra le posizioni, tornando ai passi precedenti man mano che emergono nuove idee, intuizioni e comprensioni. Questo movimento ricorsivo permette alla conversazione in corso di rimodellare la comprensione che la persona ha di ogni tappa del progresso.
Infine, Entrare nel futuro pone una maggiore enfasi sulla messa in atto comportamentale lungo tutto l’intervento. In più momenti, le persone sono incoraggiate non solo a descrivere ciò che farebbero, ma a eseguire o provare fisicamente le azioni associate a ciascun passo. Questa enfasi sulla messa in atto crea un processo esperienziale più immersivo, permettendo loro di incarnare, nel momento terapeutico, comportamenti che ritengono le avvicineranno al loro futuro preferito.
Entrare nel futuro è una tecnica che aiuta le persone a elaborare tappe verso le loro migliori speranze, facendo esperienza di un senso di movimento verso il loro futuro preferito. È un’alternativa all’uso della domanda del miracolo, che produce un’immagine di come potrebbero apparire le cose man mano che si avanza verso le proprie speranze e i propri obiettivi. Quell’immagine viene arricchita da una modifica della scala centrata sulla soluzione, in cui per distinguere la posizione sulla scala si usa il movimento anziché i numeri. Questo movimento contribuisce a fornire una dimensione esperienziale che accresce il senso di speranza e l’aspettativa della persona. Chi utilizza Entrare nel futuro funge da guida, camminando accanto alla persona e aiutandola a dare forma a vari momenti e tappe che le faranno capire che si sta avvicinando al suo futuro preferito. Questa sezione presenta passi generali per introdurre e applicare la tecnica Entrare nel futuro con le persone in terapia e presenta poi due esempi di casi in cui è stata utilizzata.
Entrare nel futuro può essere utilizzata in qualsiasi momento del processo terapeutico. Tuttavia, io l’ho utilizzata di solito in una delle prime sedute. Prima di iniziare la tecnica, è probabile che la conversazione terapeutica si sia concentrata su ciò che ha già funzionato per portare la persona dove si trova attualmente, mettendo in luce episodi passati ed eccezioni. La si può introdurre dicendo qualcosa come:
Introdurre la tecnica
«Se per Lei va bene, faremo qualcosa di un po’ diverso. Se potesse stare qui in piedi con me e guardare dall’altra parte della stanza, verso [un punto dall’altra parte della stanza], e immaginare che quello sia l’obiettivo che ha per sé. Ora, noi siamo qui, quindi ci vorranno un bel po’ di passi per arrivarci. Che cosa sarebbe diverso che le farebbe capire di aver fatto un passo in più verso quell’obiettivo?»
La formulazione può essere facilmente modificata per adattarsi al contesto e al livello verbale della persona.
Chi conduce la seduta può scegliere se compiere per primo il passo e aspettare lì finché la persona non avanza ed esprime qualcosa che noterà di diverso, che le farà capire di essere un passo più vicina al suo futuro preferito, oppure aspettare che sia la persona ad avanzare per prima. In entrambi i casi, chi conduce la seduta si astiene dal proporre possibilità e si affida invece alla persona, perché sia lei a dire che cosa avrà senso per lei come segnale di movimento. Ciò è coerente con l’uso centrato sulla soluzione del concetto di non sapere, secondo cui la persona è esperta della propria esperienza (Anderson & Goolishian, 1992; Solution Focused Brief Therapy Association Research Committee, 2025). Una volta che la persona ha formulato una differenza, chi conduce la seduta la modella perché rientri nei limiti delle caratteristiche degli obiettivi in SFBT (de Shazer, 1991).
Quando introduco Entrare nel futuro in una seduta, si è già stabilita una solida base su come la persona sia riuscita ad arrivare dove si trova attualmente. Diverse eccezioni e risorse personali sono probabilmente entrate nella conversazione, così che l’agentività personale della persona è già al centro della seduta. Lo trovo importante perché accresce il suo senso di speranza e l’aspettativa: ha già compiuto azioni significative nella sua vita e può quindi continuare su quella strada.
Come quando si usano le domande di scala per aiutare le persone a formulare che cosa noterebbero di diverso trovandosi più in alto sulla scala rispetto alla posizione attuale, chi utilizza Entrare nel futuro dovrà decidere quale distanza stabilire tra un punto e l’altro. In una scala numerica, questa differenza sarà probabilmente di 0,1, 0,5 o 1 punto. In Entrare nel futuro, la differenza starà nella lunghezza della falcata tra un passo e l’altro. Si può fare un passo molto piccolo, che equivarrebbe alla differenza di 0,1 sulla scala numerica. Un passo medio sarebbe simile a una differenza di 0,5, mentre un passo lungo equivarrebbe a una differenza di 1 punto. I passi piccoli sono in realtà vantaggiosi, poiché uno dei principi fondamentali della SFBT è che «piccoli passi possono portare a grandi cambiamenti» (de Shazer et al., 2021, p. 2).
I seguenti esempi di casi mostrano come Entrare nel futuro sia stata utilizzata con una persona singola e con una coppia (tutte le informazioni sono state modificate per garantire l’anonimato). Questi casi sono stati seguiti da me, che mi identifico come terapeuta familiare. Si trattava di persone seguite privatamente nel mio studio, nello Stato della Florida, negli Stati Uniti. Ho attribuito pseudonimi alle persone e uso il termine «Terapeuta» nella trascrizione per riferirmi a me stesso, così da rendere più chiara la distinzione tra me e la persona in terapia. Le trascrizioni sono ricostruite a partire da sedute reali.
Ho lavorato con Sondra, una donna ispanica di 40 anni che si era rivolta alla terapia perché voleva ridurre l’impatto che l’ansia aveva su di lei. Verso la fine della prima seduta, ho introdotto la tecnica Entrare nel futuro.
Seduta
Terapeuta – Sondra, vorrei provare un modo diverso di parlare dei suoi obiettivi. [Mi alzo e vado nell’angolo della stanza]. Le andrebbe di venire qui con me?
Introduco un esercizio esperienziale per portare la conversazione oltre il parlare del cambiamento, verso il farne esperienza fisicamente. Invitare Sondra a raggiungermi sottolinea la collaborazione e la coinvolge in un processo attivo anziché in una discussione puramente verbale.
Seduta
Sondra – [Si alza e raggiunge il terapeuta nell’angolo.] Va bene.
Terapeuta – Bene. Il punto in cui siamo è dove si trova Lei adesso. E laggiù, in quell’angolo dall’altra parte della stanza, c’è ciò che spera. È il suo obiettivo. Che l’ansia non abbia un ruolo così grande nella sua vita. Quindi lì non c’è l’ansia. Che cosa c’è? Come lo chiamerebbe, quello laggiù?
Aiuto Sondra a definire il suo futuro preferito con il suo linguaggio invece di imporle una mia descrizione. Chiedendole di dare un nome alla destinazione, mi assicuro che la meta verso cui si dirigerà abbia per lei un significato personale e che aumenti il suo senso di appartenenza al processo terapeutico.
Seduta
Sondra – [Riflette un momento] Santuario.
Terapeuta – D’accordo. Quindi, in quell’angolo laggiù c’è il Santuario, ed è lì che stiamo andando. Però le ci vorranno alcuni passi per arrivarci. [Il terapeuta fa un piccolo passo avanti]. Bene. Faccia questo passo verso il Santuario. Che cosa c’è di diverso adesso nella sua vita?
Invece di chiederle come eliminerà l’ansia, la invito a notare i primi piccoli segni di progresso, in coerenza con i principi centrati sulla soluzione che mettono l’accento sul cambiamento incrementale. Inoltre, questo fa emergere un linguaggio descrittivo, in cui la conversazione terapeutica costruisce descrizioni di futuri preferiti (McKergow, 2020).
Seduta
Sondra – [La cliente fa un passo avanti] Non vado fuori di testa di continuo.
Terapeuta – Bene. Quindi non va sempre fuori di testa. Che cosa fa invece?
Sposto intenzionalmente la conversazione dall’assenza di un problema alla presenza di comportamenti desiderati. Questo aiuta a dare all’obiettivo la forma di azioni concrete che rispondono alle caratteristiche centrate sulla soluzione degli obiettivi efficaci (de Shazer, 1991). Inoltre, si tratta di una presupposizione di reindirizzamento, che presuppone che la persona sappia che cos’altro può fare invece di andare fuori di testa e la sollecita a proporre un’alternativa a ciò che ha fatto in passato (Froerer et al., 2023).
Seduta
Sondra – Respirare invece di andare in iperventilazione. [La cliente ride]
Terapeuta – [Ride anche lui]. Va bene. Qui riesce a respirare. Che tipo di respirazione sta facendo?
Il processo terapeutico principale della SFBT è «Ascoltare, selezionare e costruire» (Solution Focused Brief Therapy Association Research Committee, 2025): chi pratica ascolta le parole e il linguaggio usati dalla persona e seleziona parole ed espressioni specifiche che sono indizi di possibili soluzioni, risorse, successi e desideri. Per tutta la durata della tecnica, ascolto il linguaggio della persona, seleziono gli aspetti che suggeriscono o mostrano comportamenti, sentimenti, pensieri o affermazioni identitarie desiderati, passati, presenti o futuri, e poi li intreccio per costruire una storia terapeutica dell’agentività personale della persona.
Seduta
Sondra – Una respirazione lenta.
Terapeuta – Capito. Il suo primo passo verso il Santuario è la respirazione lenta. Si prenda un momento per respirare lentamente [Cliente e terapeuta si prendono entrambi un momento per respirare]. Facciamo un altro passo. Che cosa nota di diverso qui? [Terapeuta e cliente fanno entrambi un passo avanti]
Ogni volta che sento la persona indicare un passo che può effettivamente compiere durante la seduta, cerco di farle mettere in atto quel comportamento sul momento. È un altro modo di accrescere la dimensione esperienziale della tecnica. Qui chiedo alla cliente di fare il tipo di respirazione che, a suo dire, le sarà utile. Anch’io respiro così, per unirmi a lei e sostenere questo passo.
Seduta
Sondra – Mi dico che le cose andranno bene.
Terapeuta – Quindi ha quell’atteggiamento mentale che dice: «Andrà tutto bene». Va bene. Torniamo indietro al punto di partenza. [Terapeuta e cliente tornano entrambi nell’angolo]. Qui è dove si trova adesso. Poi fa un passo verso il Santuario [terapeuta e cliente fanno un passo avanti], e riesce a respirare lentamente. Un altro passo avanti [entrambi fanno un passo avanti], e si dice: «Andrà tutto bene». Facciamo un altro passo. [entrambi fanno un passo avanti]. Che cosa c’è di diverso qui?
Riassumo i suoi progressi e poi torno all’inizio perché possa ripetere mentalmente la sequenza di comportamenti efficaci. La ripetizione rafforza il suo ricordo di un percorso possibile verso il suo futuro preferito. In base al concetto di equifinalità, so che non copriremo tutti i passi possibili che può compiere per raggiungere il suo futuro preferito. Cerco però di portare nella conversazione passi che le sono già stati utili in passato o che ritiene possano essere o saranno vantaggiosi in futuro.
Seduta
Sondra – Riesco a pianificare in anticipo. Magari a fare una lista delle cose da fare.
Terapeuta – Quindi qui ha pensato a ciò che verrà e ha fatto una lista delle cose da fare. Ottimo. E quando fa un altro passo [terapeuta e cliente fanno un passo avanti], si avvicina al Santuario. Che cosa fa qui?
Per tutta la tecnica Entrare nel futuro, uso presupposizioni condizionali. «Una presupposizione di questo tipo è basata su una situazione ipotetica specifica, il che significa che la domanda prende in considerazione un’idea possibile, immaginata o suggerita mentre fa avanzare la conversazione» (Froerer et al., 2023, p. 427). Presuppongo che la persona continuerà ad avanzare verso le sue speranze e pongo le domande tenendo presente questa prospettiva.
Seduta
Sondra – Il mio partner non mi mette così tanta pressione.
Terapeuta – Bene. E quando succede questo, Lei come reagisce?
Sposto l’attenzione dal comportamento del suo partner alle sue risposte. La terapia centrata sulla soluzione mette l’accento sulle azioni e sui punti di forza della persona, perché sono gli ambiti su cui ha controllo.
Seduta
Sondra – Sono calma.
Terapeuta – Completamente calma?
Metto delicatamente alla prova la descrizione senza contestarla. Questo favorisce un’immagine del progresso più realistica e sfumata, anziché un’aspettativa del tipo tutto o niente.
Seduta
Sondra – Be’, non reagisco e basta. Mi prendo un secondo per pensare.
Terapeuta – Qui riesce a pensare. Va bene. Come farebbe il suo partner a sapere che Lei è calma?
Cerco di aiutare Sondra a chiarire un futuro preferito ben descritto. Ratner et al. (2012) hanno elencato cinque caratteristiche essenziali dei futuri preferiti ben descritti: positivi, fatti di azioni concrete e osservabili, dettagliati, multiprospettici e interazionali. Qui cerco di introdurre la prospettiva del suo partner e di intrecciare la sua immagine con le sue relazioni, ottenendo al tempo stesso dettagli di azioni positive: cose che fa per mostrare di essere calma sul momento.
Seduta
Sondra – Vedrebbe che non sto urlando né piangendo. Che, anzi, resto dentro la conversazione.
Terapeuta – Va bene. Vedrebbe che Lei continua a parlare con lui, ma in un modo che fa andare avanti la conversazione. Torni un attimo all’inizio. [Terapeuta e cliente tornano nell’angolo. Poi avanzano insieme.]. Fa un passo verso il Santuario e respira lentamente. Un altro passo, e si dice: «Starò bene». Un altro passo ancora e ha fatto una lista delle cose da fare. Al passo successivo, riesce a pensare. Le mancano solo due passi prima di raggiungere il Santuario. [Fa un altro passo avanti]. Che cosa succede adesso?
Per tutto il processo di Entrare nel futuro, uso la ripetizione, che aiuta ad aumentare l’intensità e a convalidare l’importanza di ciò che la persona afferma (Reiter, 2025a). Non c’è una quantità prestabilita di ripetizioni, ma di solito si tratta di un processo di due passi avanti e uno indietro. Questo offre alla persona molte occasioni di tornare al punto di partenza, che rappresenta dove si trova attualmente, e poi di avanzare, ripetendo che cosa sarebbe diverso a ogni passo. La ripetizione aiuta la persona e chi conduce la seduta a ricordare che cosa avverrà a ogni passo. Inoltre, la persona fa più volte l’esperienza di avanzare nella prospettiva preferita di come saprà che si sta avvicinando al suo futuro preferito.
Seduta
Sondra – Non rimando le cose. Divento proattiva. Faccio davvero quello che dico che dovrei fare.
Terapeuta – Quindi, qualche passo fa, ha fatto una lista delle cose da fare. Adesso sta facendo le cose di quella lista.
Collego i nuovi comportamenti ai successi precedenti, aiutando Sondra a vedere come un’azione positiva porti naturalmente a un’altra. Questo dà coerenza alla sua storia di cambiamento.
Seduta
Sondra – Esatto.
Terapeuta – Bene, un altro passo ed è al Santuario. [Fa un passo avanti. La cliente lo segue]. Come saprà di essere qui?
Chiedo a Sondra di descrivere in termini osservabili che aspetto ha il raggiungimento del suo futuro preferito. Questo la incoraggia a individuare indicatori concreti di successo anziché sensazioni vaghe.
Seduta
Sondra – Non devo prendere continuamente il mio ansiolitico.
Terapeuta – Va bene. Quindi non prende il farmaco così spesso. Che cosa fa?
Ancora una volta, sposto la conversazione da ciò che è assente verso i comportamenti presenti. Ciò è coerente con l’enfasi centrata sulla soluzione sul costruire nuove azioni piuttosto che eliminare quelle vecchie.
Seduta
Sondra – Uso le mie strategie di coping.
Terapeuta – Per esempio?
Sondra – Fare una passeggiata, fare un bagno caldo, scrivere un diario, cose del genere.
Terapeuta – Quindi qui fa tante cose diverse; sono tutte strategie di coping che ha imparato e che la aiutano a essere calma. Torniamo un attimo all’inizio. Immagino che non pensasse che oggi avrebbe messo in pratica una delle sue strategie di coping: fare una passeggiata. [Cliente e terapeuta ridono entrambi. Tornano entrambi all’angolo iniziale.]. Probabilmente è un tipo di passeggiata diverso da quello che aveva in mente, ma è anche un tipo di passeggiata utile per Lei. Bene. Percorriamo insieme questo cammino, ma questa volta vorrei che fosse Lei a elencare ciascuno dei passi.
Qui uso l’umorismo, in un certo senso, per vedere come lo accoglie e se è una strategia di coping che possiede e che non ha ancora individuato nella seduta. Inoltre, le chiedo se può prendere l’iniziativa di elencare i passi, perché diventino ancora più reali per lei.
Seduta
Sondra – Riuscirò a ricordarli tutti?
Terapeuta – Credo di sì. Ma forse il fatto che si chieda se se li ricorderà è l’ansia che cerca di intromettersi, quindi facciamo un passo avanti, perché questo aiuterà. [Il terapeuta fa un passo avanti e la cliente lo segue].
Normalizzo la comparsa dei pensieri ansiosi senza permettere che dominino la seduta. Invece di discutere con l’ansia, incoraggio il movimento verso la soluzione attraverso l’azione.
Seduta
Sondra – Respiro lentamente.
Terapeuta – Va bene. Si prenda un secondo adesso e lo faccia. Possiamo respirare lentamente tutti e due qui. [Terapeuta e cliente respirano senza parlare per circa un minuto.] E quando fa un altro passo, che cosa succede qui?
Continuo ad abbinare la discussione all’esperienza diretta. Esercitare insieme la strategia di coping rafforza la fiducia di Sondra di poterla usare con successo.
Seduta
Sondra – Mi dico: «Va tutto bene. Andrà bene».
Terapeuta – Bene. Se lo dica.
Invito Sondra a esercitare attivamente un dialogo interiore positivo invece di limitarsi a descriverlo. Questo rafforza la sua capacità di accedere a questa abilità fuori dalla stanza di terapia.
Seduta
Sondra – Sondra, va tutto bene. Si sistemerà.
Terapeuta – Bene. E a questo passo? [Entrambi fanno un passo avanti]
Sondra – Faccio una lista delle cose da fare.
Terapeuta – Allora, quali sono un paio di cose che metterebbe nella sua lista delle cose da fare oggi?
La aiuto a tradurre il futuro preferito in comportamenti immediati e pratici che può iniziare a mettere in atto nella vita quotidiana.
Seduta
Sondra – Accidenti. Ce ne sono un sacco. Fare la spesa, preparare la cena e pagare l’estratto conto della carta di credito.
Terapeuta – Be’, ha appena fatto la lista, che era nella lista grande delle cose da fare. Ottimo. E il passo successivo?
Metto in evidenza il suo successo nel momento in cui avviene. Riconoscere i progressi rafforza la competenza e aiuta Sondra a notare che il cambiamento sta già avvenendo.
Seduta
Sondra – Riesco a pensare.
Terapeuta – Va bene. Si prenda un secondo e si colleghi al suo cervello. Non c’è bisogno che dica a che cosa sta pensando. Si sintonizzi semplicemente con il suo cervello e con il fatto che può pensare intenzionalmente. [Il terapeuta fa una pausa di un minuto circa]. Facciamo il passo successivo. Che cosa c’è qui?
Incoraggio la mindfulness e la consapevolezza intenzionale di uno dei punti di forza che ha individuato. Fare esperienza di una riflessione ponderata rafforza il suo senso di agentività.
Seduta
Sondra – Riesco a essere proattiva. Faccio le cose della mia lista.
Terapeuta – Una delle cose della sua lista grande è venire in terapia ed essere più calma. Quindi lo sta facendo proprio adesso. Bene. Ultimo passo. [Entrambi fanno un passo avanti]
Riconosco le prove che Sondra sta già vivendo parti del suo futuro preferito. Mettere in luce i successi presenti aiuta a rafforzare la speranza e l’autoefficacia.
Seduta
Sondra – Qui uso tutte le mie strategie di coping.
Terapeuta – Caspita. Sembra proprio che in questo momento Lei sia al Santuario.
Concludo sottolineando che Sondra ha già mostrato durante la seduta molti dei comportamenti associati al suo futuro preferito. Questo rafforza la convinzione centrale della terapia centrata sulla soluzione secondo cui le persone possiedono punti di forza e risorse che possono essere ampliati al di là della terapia.
In questo caso, ho cercato di mostrare che la terapia centrata sulla soluzione può andare oltre la conversazione incorporando pratiche esperienziali che permettono alle persone di vivere attivamente il loro futuro preferito invece di limitarsi a descriverlo. L’uso della tecnica Entrare nel futuro mostra come il movimento fisico, la prova comportamentale, la ripetizione e l’esercizio in seduta possano approfondire il legame delle persone con i loro punti di forza e con i cambiamenti desiderati. Invece di concentrarmi sulla riduzione dell’ansia, ho guidato intenzionalmente la cliente a individuare azioni specifiche — come la respirazione lenta, il dialogo interiore positivo, la pianificazione anticipata e l’uso delle strategie di coping — che rappresentavano un movimento verso il suo futuro preferito. Invitandola a esercitare questi comportamenti durante la seduta, ho contribuito a trasformare obiettivi astratti in esperienze vissute capaci di accrescere la sua fiducia e il suo senso di agentività.
Entrare nel futuro aiuta a far emergere i futuri preferiti delle persone e i passi che potrebbero far parte del movimento in quella direzione. La SFBT è passata da un’attenzione prevalente alle eccezioni a una conversazione sul futuro preferito, che «dà un focus molto più chiaro sugli eventi che non riguardano semplicemente l’assenza o la riduzione del problema, ma si collegano alle migliori speranze e al futuro preferito descritti dalla persona» (McKergow, 2016, p. 11). Tutti i passi, così come l’obiettivo finale, sono stati elaborati dalla cliente. È stata lei a stabilire che cosa ci sarebbe stato a ogni passo e quale sarebbe stato il punto di arrivo.
Ho lavorato con Sean ed Erin, una coppia sposata di circa trentacinque anni, che si era rivolta alla terapia perché entrambi si sentivano distanti a causa di continui litigi e dell’impatto dell’alcol sulla loro relazione. Verso la fine della seconda seduta, ho introdotto la tecnica Entrare nel futuro.
Seduta
Terapeuta – Sean, Erin, vorrei provare un modo diverso di parlare di dove volete che vada la vostra relazione. [Mi alzo e vado in un angolo della stanza]. Potete venire qui con me, tutti e due?
Introduco Entrare nel futuro per invitare la coppia ad andare oltre il parlare del cambiamento e a cominciare a impegnarsi fisicamente in esso. Chiedere loro di raggiungermi rafforza la collaborazione e segnala che lavoreremo insieme alla creazione del loro futuro preferito.
Seduta
Erin – [Si alza, lancia un’occhiata a Sean, poi si avvicina]. Va bene.
Sean – [La segue, un po’ esitante]. Certo.
Terapeuta – Bene. Il punto in cui siamo è come vanno le cose adesso: distanza, litigi, l’alcol che si mette in mezzo. E laggiù, in quell’angolo, è dove volete essere come coppia, quando le cose andranno meglio tra voi. Come chiamereste quel luogo?
Aiuto la coppia a esternalizzare la situazione attuale invitandola al tempo stesso a definire il proprio futuro preferito con il proprio linguaggio. Chiedendo loro di dare un nome alla destinazione, mi assicuro che l’obiettivo rifletta le loro speranze condivise e non le mie supposizioni.
Seduta
Erin – Pace.
Sean – Sì… Pace va bene.
Terapeuta – D’accordo. Quindi quell’angolo è la Pace. È lì che stiamo andando. Ma ci vogliono dei passi per arrivarci. [Fa un piccolo passo avanti]. Facciamo il primo passo. Che cosa c’è di diverso qui?
Uno degli strumenti più importanti del lavoro centrato sulla soluzione è sapere dove si trova il traguardo (Berg & Szabó, 2005). La terapia è più utile quando i grandi obiettivi, che richiederanno molto tempo per essere raggiunti, vengono scomposti in parti più piccole e gestibili. Quanti più obiettivi le persone hanno, tanto più alti sono i loro livelli di speranza, il che è importante dato che speranza e aspettativa sono un fattore comune primario del miglioramento in terapia (Lambert, 1992). La speranza aumenta quando la forza di volontà delle persone (willpower: l’energia che qualcuno ha per raggiungere l’obiettivo) è sostenuta dalla loro capacità di trovare percorsi (waypower), cioè dal loro piano su come raggiungere l’obiettivo (Snyder, 1994). Ho ideato Entrare nel futuro per aiutare le persone ad avere una comprensione cognitiva ed esperienziale dei percorsi che potrebbero essere loro utili per raggiungere i propri obiettivi.
Seduta
Sean – [Fa un passo avanti] Non ci mettiamo a urlare subito.
Terapeuta – Quindi c’è meno escalation immediata. Che cosa fate invece?
Sposto la conversazione dall’assenza di conflitto alla presenza di nuovi comportamenti. Questo aiuta la coppia a individuare azioni concrete che può ripetere intenzionalmente.
Seduta
Sean – Prima di rispondere, faccio una pausa.
Erin – E io non do subito per scontato il peggio.
Terapeuta – Ottimo. Quindi il primo passo è fare una pausa e non saltare alle conclusioni. Facciamo una pausa solo per un secondo e stiamo semplicemente nel momento. Bene, adesso facciamo un altro passo. [Tutti fanno un passo avanti]. Che cosa c’è di diverso qui?
Riassumo i punti di forza individuati dalla coppia e subito dopo costruisco su di essi. Ci prendiamo poi un momento di pausa perché possano fare esperienza di ciò che hanno detto che sarebbe stato questo passo. Facendo fisicamente un altro passo, rafforzo l’idea che il cambiamento significativo si sviluppa in modo progressivo.
Seduta
Erin – Ci ascoltiamo davvero… cioè, ascoltiamo davvero.
Terapeuta – E come si vede?
Chiedo una maggiore specificità comportamentale perché la soluzione diventi osservabile. Invece di accettare «ascoltare» come concetto generale, incoraggio la coppia a descrivere esattamente che cosa farebbe di diverso.
Seduta
Erin – Non interrompere. Lasciarlo finire.
Sean – E io cerco di sentire che cosa intende, non solo che cosa dice.
Terapeuta – Quindi questo passo è l’ascolto attivo e il cercare di capirsi a vicenda. Facciamo un altro passo. [Avanzano]. Che cosa succede qui?
Gli strumenti terapeutici possono essere utili quando vengono combinati e utilizzati in modo da creare una storia terapeutica che porta le persone a muoversi verso ciò che preferiscono (Reiter et al., in corso di stampa). In SFBT, una domanda sulle eccezioni da sola può non generare movimento. Tendo a spiegare a chi studia con me che la domanda del miracolo non è la parte importante della conversazione. Ciò che conta di più sono piuttosto le descrizioni dense che vengono dopo, nel creare un’immagine del miracolo. McKergow (2016) ha descritto questa idea: «Quindi una conversazione sul “futuro preferito” è una domanda del miracolo PIÙ tutte le domande successive sui primi minuscoli segni che il miracolo è avvenuto, su chi altro potrebbe accorgersene, su che cosa noterebbe, su che cosa succede dopo, su quale differenza fa, per chi, e così via» (p. 6). Ciò che viene presentato in queste trascrizioni è una descrizione condensata dell’uso della tecnica Entrare nel futuro. Quando sono con le persone in terapia, dedichiamo molto tempo a cercare di ottenere una descrizione densa del loro modo di comprendere le cose.
Invece di concentrarmi sulla riduzione del consumo di alcol come obiettivo principale, esploro gli effetti positivi che derivano dalla decisione di Sean. Questo sposta la conversazione dall’eliminare un problema all’accrescere i comportamenti relazionali desiderati.
Seduta
Sean – Sono più presente. Non mi metto così sulla difensiva.
Erin – E sento di potermi fidare di più della conversazione.
Terapeuta – Quindi qui c’è più presenza e più fiducia. Torniamo un momento all’inizio. [Tornano indietro]. In questo momento, le cose sono tese e distanti. Poi fate un passo: fare una pausa e non dare le cose per scontate. Un altro passo: ascoltare per capire. Un altro passo: essere più presenti e ridurre l’alcol. Facciamo il passo successivo. [Fanno di nuovo un passo avanti]. Che cosa c’è di diverso qui?
Uso la ripetizione per rafforzare ogni tappa, offrendo al tempo stesso alla coppia un’altra occasione di fare esperienza del movimento verso la Pace. Ripetere la sequenza rafforza sia la memoria sia la speranza. Un altro motivo per cui tendo a ricorrere alla ripetizione riguarda la mia stessa memoria: mi aiuta a tenere a mente le migliori speranze delle persone e la conversazione nel suo insieme. Inoltre, ogni volta che riportiamo in primo piano quella tappa, può emergere una descrizione più densa.
Seduta
Erin – Passiamo del tempo insieme senza litigare.
Terapeuta – Che tipo di tempo?
Incoraggio una descrizione più densa del legame invitando la coppia a descrivere momenti ordinari che riflettono il successo. Le piccole interazioni quotidiane fanno spesso sembrare i futuri preferiti più raggiungibili.
Seduta
Erin – Cose semplici. Guardare una serie, cucinare la cena.
Sean – Ridere di nuovo.
Terapeuta – Quindi il legame sta tornando nei momenti di ogni giorno. Facciamo un altro passo. [Avanzano]. Che cosa succede qui?
Sean – Mi prendo la responsabilità quando sbaglio.
Erin – Tu non ti prendi mai la responsabilità.
Sean – Non è vero! Me la prendo.
Terapeuta – Un momento. Torniamo indietro di due passi. [Torniamo indietro di due passi]. Ha detto che qui non sarebbe stato sulla difensiva, ma più presente. Si colleghi a questo. Da quella posizione, come risponderebbe a ciò che ha detto Erin?
Sean – Sì, ci sono state volte, ne sono sicuro, in cui ho litigato con te senza ammettere le mie cazzate. Ma ce ne sono state altre in cui ho riconosciuto di aver fatto una cazzata e ti ho chiesto scusa.
Terapeuta – Come lo fa?
Chiedo a Sean di spiegare come si assume la responsabilità, perché l’assunzione di responsabilità diventi un comportamento concreto e ripetibile anziché un valore astratto.
Seduta
Sean – Chiedo scusa… e lo penso davvero. Senza scuse.
Erin – E io non ci rimugino così a lungo. Lascio andare le cose.
Terapeuta – Quindi c’è responsabilità e c’è perdono. Facciamo un altro passo. [Fanno un passo avanti]. Vi state avvicinando alla Pace. Che cosa c’è qui?
Quando lavoro con più persone, cerco di tenere a mente il concetto centrato sulla soluzione del fare da ponte (bridging). Fare da ponte è simile alla mutualizzazione, in cui chi conduce la seduta aiuta più persone a sviluppare una visione condivisa (Hoyt & Berg, 1998). Invece di lamentarsi l’una dell’altra, il fare da ponte porta le persone a riuscire a lavorare insieme. Questo è importante poiché «le persone sono più propense a lavorare insieme, e a impegnarsi di più, quando sono concentrate sul raggiungimento dello stesso obiettivo» (Reiter, 2025b, p. 235). Qui collego intenzionalmente il contributo di ciascun partner a un punto di forza relazionale condiviso. Sottolineando insieme responsabilità e perdono, rafforzo l’idea che entrambi stanno contribuendo alla soluzione.
Seduta
Erin – Mi sento di nuovo al sicuro con lui.
Sean – E io sento che siamo una squadra.
Terapeuta – Un senso di sicurezza e di lavoro di squadra. Un ultimo passo. [Entrano nell’angolo in fondo]. Siete alla Pace. Come fate a sapere di essere qui?
Sean – Non abbiamo bisogno dell’alcol per sentirci vicini.
Erin – Sì. Ci scegliamo a vicenda… anche quando le cose sono difficili.
Terapeuta – Che cosa fate qui che vi mantiene nella Pace?
Invece di trattare la Pace come una destinazione che semplicemente accade, aiuto la coppia a individuare i comportamenti continui necessari per mantenerla. Questo rafforza l’idea che un cambiamento duraturo dipende da un’azione intenzionale.
Seduta
Erin – Parlare con sincerità.
Sean – Chiederci come stiamo.
Erin – E fare cose insieme apposta.
Terapeuta – Torniamo all’inizio. [Tornano indietro, con un leggero sorriso]. Ripercorriamolo insieme, e questa volta siete voi a nominare ogni passo. Pronti? [Fanno un passo avanti].
Sean – Prima, facciamo una pausa.
Terapeuta – Prendetevi un momento adesso: fate semplicemente una pausa insieme. [Restano in silenzio per qualche secondo]. E il passo successivo?
Ogni volta che le persone individuano un comportamento che possono esercitare subito, le invito a farne esperienza durante la seduta. Questo trasforma la discussione in esperienza vissuta.
Seduta
Erin – Ci ascoltiamo… davvero.
Terapeuta – Prego, guardatevi, fate una breve conversazione e ascoltatevi semplicemente per un momento. [Pausa].
Facilito in seduta una messa in atto (enactment) dell’ascolto attivo, perché la coppia faccia esperienza di una comunicazione riuscita invece di limitarsi a descriverla. Questo approfondisce la qualità esperienziale dell’intervento. Seedall (2009) ha presentato le messe in atto come uno strumento da utilizzare in SFBT perché fossero «(1) favorevoli, (2) generative e (3) catalizzatrici del processo di costruzione delle soluzioni in SFBT» (p. 103). Questa messa in atto centrata sulla soluzione aiuta a costruire sui loro modi passati di ascoltarsi positivamente e li porta in vivo.
Seduta
Erin – Spero che io e te possiamo davvero farcela. Quest’ultimo anno è stato un inferno. L’alcol e i litigi. Si sono davvero messi tra noi.
Sean – Ti sento. Il mio bere è stato un problema e ha creato un sacco di difficoltà tra noi.
Terapeuta – Passo successivo?
Sean – Bevo di meno e resto presente.
Terapeuta – Si prenda un secondo per notare che cosa si prova a essere presente adesso. [Il terapeuta fa una pausa]. Che cosa sta succedendo dentro di Lei?
Invito a una consapevolezza attenta dell’esperienza che stanno creando insieme. Prestare attenzione al vissuto emotivo aiuta a rafforzare il legame tra il comportamento individuato e i suoi effetti positivi.
Seduta
Sean – Sono deluso di me stesso. Non avrei dovuto lasciare che si arrivasse a questo punto.
Erin – C’eravamo dentro tutti e due. Tutti e due avremmo dovuto fare qualcosa di diverso.
Terapeuta – Aspetti un momento, Erin. State semplicemente l’uno con l’altra. Com’è essere qui, adesso, con il suo partner, a fare questo lavoro importante?
Riporto delicatamente la conversazione dall’analisi del problema all’esperienza relazionale presente. La mia intenzione è aiutarli a notare il legame che stanno già costruendo durante la seduta.
Seduta
Erin – È bello sapere che tutti e due vogliamo la stessa cosa.
Sean – Sono d’accordo. Mi sento molto vicino a Erin in questo momento.
Terapeuta – Passo successivo? [Il terapeuta fa un passo avanti e la coppia lo segue]
Erin – Passiamo del tempo insieme… cose semplici.
Terapeuta – Qual è una cosa semplice che avete fatto insieme nell’ultima settimana?
Collego il futuro preferito a un episodio passato, a un’eccezione. Hanno già messo in atto molti modi positivi di passare del tempo insieme. Questa domanda aiuta a portare in primo piano ciò che sta sullo sfondo, rendendo più facile fare di più di ciò che ha funzionato.
Seduta
Sean – Sabato abbiamo cucinato la cena.
Erin – Sì, insieme.
Terapeuta – Ottimo. È solo una delle tante cose che avete fatto insieme e che vi hanno fatto sentire più vicini. E voi due state passando del tempo insieme qui, in questa seduta. Passo successivo?
Metto in evidenza che stanno già mostrando elementi del loro futuro preferito. Riconoscere il successo esistente rafforza la speranza e l’idea che un cambiamento significativo stia già iniziando. Presuppongo anche che ci siano stati molti altri momenti in cui hanno messo in atto azioni del loro futuro preferito.
Seduta
Sean – Mi prendo la responsabilità.
Erin – E io perdono.
Terapeuta – Prendetevi un secondo per entrare in contatto con questo. [Pausa]. Il prossimo?
Sebbene Entrare nel futuro sia esperienziale in quanto mette le persone in movimento, in senso cinestesico, verso il loro futuro preferito, all’interno della tecnica ci sono anche momenti che possono essere utilizzati per arricchire l’esperienza della persona. In questo momento, ho chiesto alla coppia di restare con l’idea di responsabilità e di perdono, lasciando che interiorizzasse questi concetti per vivere poi un momento esperienziale più intenso. Rallento intenzionalmente il processo perché la coppia possa vivere emotivamente la responsabilità e il perdono invece di limitarsi a nominarli. Questi momenti di riflessione approfondiscono l’impatto esperienziale dell’esercizio.
Seduta
Erin – Mi sento al sicuro.
Sean – Siamo una squadra.
Terapeuta – E l’ultimo passo? [Fanno un passo avanti].
Sean – Ci scegliamo a vicenda.
Erin – Ogni giorno.
Terapeuta – Potete dirvelo a voce alta?
Qui ho avviato una messa in atto centrata sulla soluzione (Seedall, 2009). Ho chiesto alla coppia di esprimere direttamente il proprio impegno reciproco. Pronunciare queste parole ad alta voce trasforma un’idea astratta in un’esperienza interpersonale significativa.
Seduta
Sean – Sei mia moglie. Non voglio nessun’altra che te.
Erin – E io voglio te. Voglio noi.
Terapeuta – Sembra proprio che, in questo momento, siate nella Pace, insieme.
Concludo sottolineando che la coppia ha già vissuto, durante la seduta stessa, molti aspetti del suo futuro preferito. La mia intenzione è rafforzare i loro punti di forza, infondere speranza e lasciarli con l’esperienza che la Pace non è semplicemente un obiettivo lontano, ma qualcosa che hanno già cominciato a creare insieme.
Per me, la terapia centrata sulla soluzione diventa ancora più potente quando le persone sono invitate a vivere il loro futuro preferito anziché limitarsi a descriverlo. Con Sean ed Erin, gli interventi esperienziali centrati sulla soluzione — come avanzare fisicamente verso il loro obiettivo, fare pause insieme, esercitare l’ascolto attivo e impegnarsi in messe in atto — aiutano a trasformare speranze astratte in esperienze vissute. Ho utilizzato intenzionalmente la ripetizione, la prova comportamentale e momenti di riflessione deliberata per approfondire il legame della coppia e offrirle l’occasione di vivere sicurezza, lavoro di squadra e speranza durante la seduta stessa. Invece di limitarsi a discutere di comunicazione o di come riprendersi dall’impatto dell’alcol, hanno esercitato proprio i comportamenti che avevano individuato come quelli che li avrebbero portati verso la «Pace». Ho anche cercato di fare da ponte, riorientando continuamente la conversazione verso un futuro preferito condiviso anziché verso le lamentele individuali. Ho integrato pratiche esperienziali con un orientamento SFBT per rafforzare il coinvolgimento emotivo della coppia, consolidare i punti di forza esistenti e permetterle di lasciare la seduta avendo già provato i cambiamenti che spera di mantenere nella vita di tutti i giorni.
Sono docente universitario a tempo pieno, supervisore approvato dall’AAMFT (AAMFT Approved Supervisor), supervisore approvato dallo Stato della Florida e terapeuta in libera professione. Ho utilizzato Entrare nel futuro sia con persone in terapia sia con chi frequenta i miei corsi post-laurea in terapia familiare. Con le persone in formazione e in tirocinio, abbiamo utilizzato Entrare nel futuro per aiutare la persona in supervisione a formulare i passi che intravede per sé nella propria crescita continua come terapeuta.
Ciò che ho presentato qui sono alcune delle idee di base su come si potrebbe utilizzare Entrare nel futuro. Tuttavia, come la maggior parte delle tecniche, si presta molto all’adattamento. Questi passi non sono requisiti, ma suggerimenti generali basati sul modo in cui ho usato la tecnica con le persone in terapia. Sarà interessante vedere come altre figure professionali personalizzeranno e svilupperanno questa tecnica.
Possono esserci situazioni, legate alla mobilità delle persone, in cui camminare davvero non è possibile. In questo caso, occorre modificare la tecnica Entrare nel futuro. Chi conduce la seduta può fare i passi al posto della persona, oppure si può usare un altro oggetto, come la pedina di un gioco da tavolo. La persona può allora, rimanendo seduta, spostare la pedina un passo alla volta. Pur essendo meno immersivo sul piano esperienziale, questo permette comunque alla persona di avere un maggiore senso di movimento in avanti.
Mentre io tendo a fare il primo passo dalla posizione iniziale, altre figure professionali potrebbero chiedere alla persona quanto grande vorrebbe che fosse il passo. Oppure potrebbero chiederle se voglia davvero fare un passo in quel momento. Se la persona rifiutasse, le si potrebbe chiedere: «Come capirebbe di essere pronta a fare il primo passo?». Non tutte le persone vorranno partecipare a una tecnica come questa. Tendo a non proporre Entrare nel futuro quando la persona è estremamente agitata, o quando in seduta c’è una tensione significativa tra i partner o tra i membri della famiglia. Il mio ragionamento è che la persona dovrebbe avere voglia di parlare di ciò che vuole, piuttosto che di ciò che non vuole. Convalidare pienamente ciò che le persone esprimono è importante perché la terapia non passi dall’essere centrata sulla soluzione all’essere «forzata verso la soluzione» (Nylund & Corsiglia, 2019). Ciò si ottiene comprendendo dove si colloca il focus nella terapia centrata sulla soluzione e come si sposti dalle preoccupazioni della persona agli aspetti non ancora messi a fuoco delle sue eccezioni e dei suoi successi (Reiter & Chenail, 2016). Ho constatato che, una volta che siamo riusciti a individuare episodi di successi passati ed eccezioni, l’introduzione di Entrare nel futuro scorre meglio.
Inoltre, le persone potrebbero pensare di dover compiere, fuori dalla seduta, questi passi nell’ordine costruito durante la seduta. Sebbene inizialmente se ne parli come di un passo dopo l’altro, ciascuno di questi passi è un segno che c’è movimento verso la speranza o l’obiettivo. È utile che chi conduce la seduta cerchi di far scomporre alle persone i loro passi in piccoli movimenti progressivi; tuttavia, dovrebbe anche seminare l’idea che uno qualsiasi di questi passi, o passi non ancora formulati, può avviare il cambiamento. Nelle sedute successive, si può anche esplorare come i passi iniziali fossero già presenti quando la persona menziona un passo successivo che ha compiuto. Questo processo mette in luce l’abilità di chi pratica la SFBT nel far emergere episodi precedenti che si collegano al futuro preferito della persona.
Molte figure professionali lavorano oggi in telemedicina. Ciò non impedisce l’uso di Entrare nel futuro, che è stata utilizzata con successo con persone seguite a distanza. Come adattamento, chiedo alla persona di alzarsi e di allontanarsi il più possibile dal computer (o dal telefono, a seconda del dispositivo che usa per la seduta a distanza). Poi mi alzo anch’io e mi posiziono lontano dalla videocamera del mio dispositivo. Invece di un punto sulla parete opposta della stanza, il luogo dell’obiettivo diventa il dispositivo in uso. Svolgo poi tutti i passi che si utilizzerebbero in una stanza di terapia in presenza.
Pur non essendo necessario per un uso efficace della tecnica, tendo a far trovare alle persone un nome per l’obiettivo generale, il punto di arrivo del percorso. Negli esempi di casi, erano il Santuario e la Pace. Lo scopo è collegare i vari passi e offrire un riferimento rapido e semplice per accedervi. A sostegno di questo scopo, si può chiedere alle persone di annotare i dettagli di ciascun passo, scrivendoli su un foglio di carta o digitandoli nelle note o nei promemoria del telefono. In alternativa, chi conduce la seduta potrebbe scrivere una lettera terapeutica (si veda Reiter & Brown, 2020), in cui enunciare esplicitamente i passi. Questo fornirebbe alle persone un promemoria, perché non dimentichino i vari punti che potrebbero cogliere o mettere in atto intenzionalmente e che farebbero loro capire che si stanno avvicinando al loro obiettivo generale.
Sebbene disponga di prove aneddotiche dell’utilità di questa tecnica — sia io sia le persone che seguo otteniamo un’idea più chiara di dove vorrebbero andare —, non ho condotto alcuna indagine empirica su di essa. Sarebbe un ambito utile per future esplorazioni: raccogliere dalle persone il racconto della loro esperienza della tecnica e di come l’abbiano trovata utile, nonché capire come altre figure professionali l’abbiano utilizzata così com’è o l’abbiano modificata per adattarla al proprio contesto specifico.
In sintesi, Entrare nel futuro è una breve tecnica esperienziale centrata sulla soluzione, ideata per aiutare le persone a interiorizzare e a vivere un movimento positivo verso le proprie speranze e i propri obiettivi. Come adattamento della domanda del miracolo, la tecnica trasferisce l’intento dell’immagine del miracolo — l’elaborazione di molteplici obiettivi — in una scala prossimale. Invece di usare numeri per distinguere i punti lungo la scala, Entrare nel futuro usa passi fisici, in cui la persona fa l’esperienza concreta di camminare e di avanzare verso il suo obiettivo più ampio. Lungo il percorso, elabora obiettivi più piccoli e a più breve termine che segnaleranno un movimento positivo e accresceranno la speranza e l’aspettativa di un cambiamento continuo.
Nota sull’autore
Michael D. Reiter, Ph.D., è LMFT, supervisore approvato dall’AAMFT (AAMFT Approved Supervisor), terapeuta con 30 anni di esperienza e docente universitario a tempo pieno da oltre 20 anni. Attualmente insegna e fa supervisione presso la Capella University, Minneapolis.
Finanziamenti
Non è stato ricevuto alcun finanziamento per la ricerca che ha portato a questa pubblicazione e/o per la pubblicazione di questo articolo.
Storia della pubblicazione
Ricevuto: 23 marzo 2026 BST. Accettato: 5 agosto 2026 BST. Pubblicato: 6 settembre 2026 BST.
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Articolo originale Stepping Into the Future: A Brief Experiential Solution-Focused Technique, di Michael D. Reiter, pubblicato nel Journal of Solution Focused Practices, vol. 10, n. 2 (2026), doi: 10.59874/001c.166988, con licenza CC BY 4.0. Traduzione non ufficiale in italiano realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo dell’autore e i suoi titoli di sezione sono stati tradotti in italiano e l’impaginazione è stata adattata alla lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «Stepping Into the Future: A Brief Experiential Solution-Focused Technique», pubblicato nel Journal of Solution Focused Practices (2026) con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; la presentazione è stata adattata alla lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina. Fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Reiter, M. D. (2026). Stepping Into the Future: A Brief Experiential Solution-Focused Technique. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/stepping-into-the-future-a-brief-experiential-technique (Opera originale pubblicata nel 2026 in Journal of Solution Focused Practices, vol. 10, n. 2 (2026), p. 1-23; ripubblicata nel 2026 da Journal of Solution Focused Practices, https://journalsfp.org/article/166988)
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