Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Family Process · Terapia familiare
Come adattare una terapia di coppia validata, pensata per partner eterosessuali e cisgender, alle coppie dello stesso sesso e dello stesso genere? Quaranta figure terapeutiche esperte di terapia focalizzata sulle emozioni (EFT) hanno risposto in tre tornate. Caitlin Edwards, Andrea K. Wittenborn e Robert Allan ne ricavano 49 linee guida, dal modulo di accoglienza all’ultima seduta: stress da minoranza, coming out, famiglia scelta e difese rilette come strategie di sopravvivenza.
Traduzione non ufficiale in italiano di Developing guidelines on EFT for same‐sex/gender relationships: Recommendations from a Delphi study, di Caitlin Edwards, Andrea K. Wittenborn e Robert Allan, pubblicato in Family Process (Wiley) (2025), doi: 10.1111/famp.13079, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate come elenchi; le 49 linee guida sono raggruppate per stadio e fase dell’EFT. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Non sono blocchi o difese terapeutiche, ma importanti strategie adattive necessarie per sopravvivere.
Caitlin Edwards, Andrea K. Wittenborn e Robert Allan
Abstract
La terapia focalizzata sulle emozioni (EFT, dall’inglese Emotionally Focused Therapy) è uno dei pochi trattamenti empiricamente supportati per il disagio relazionale. Sebbene gli approcci basati sulle evidenze siano fondamentali per garantire un trattamento sicuro ed efficace, l’EFT non è stata adattata per l’uso con le relazioni tra persone dello stesso sesso/dello stesso genere (SS/SG, dall’inglese same‐sex/same‐gender). Questo studio ha utilizzato il metodo Delphi per generare un consenso su linee guida di trattamento per l’uso dell’EFT con le relazioni SS/SG. Sono state reclutate quaranta figure terapeutiche con competenza clinica nell’EFT per le relazioni SS/SG. I dati sono stati raccolti in tre fasi. Nella prima fase, le persone partecipanti hanno risposto a domande aperte su come l’EFT dovrebbe essere adattata alle relazioni SS/SG. Nella seconda e nella terza fase, le persone partecipanti hanno valutato l’importanza delle linee guida raccomandate. I dati sono stati analizzati mediante analisi tematica e statistica descrittiva. Le raccomandazioni finali comprendono 49 linee guida sull’EFT per le relazioni SS/SG. I dati riflettono modifiche relative alle conoscenze di base e alla formazione di chi pratica la terapia, all’organizzazione e all’orientamento dello studio professionale, nonché ai tre stadi e alle nove fasi dell’EFT.
Parole chiave: adattamento culturale, metodo Delphi, terapia focalizzata sulle emozioni, relazioni tra persone dello stesso sesso e dello stesso genere
La ricerca dimostra che la terapia culturalmente adattata è più efficace della terapia non adattata (Nagayama‐Hall et al., 2016; Soto et al., 2018). Sebbene la terapia focalizzata sulle emozioni (EFT; Johnson, 2019; Johnson & Greenberg, 1985) sia un trattamento empiricamente supportato con un’ampia base di ricerca (Spengler et al., 2024), a oggi non esiste ricerca empirica sull’applicazione dell’EFT alle relazioni lesbiche, gay, bisessuali, transgender o queer/questioning (LGBTQ+) né a membri delle comunità LGBTQ+ in relazioni tra persone dello stesso sesso/dello stesso genere (SS/SG). Questo studio Delphi fornisce quindi i primi risultati empirici sulle raccomandazioni di chi pratica la terapia per l’adattamento dell’EFT alle relazioni SS/SG.
L’EFT (Johnson, 2019; Johnson & Greenberg, 1985) è un trattamento empiricamente supportato per il disagio nella relazione di coppia (Spengler et al., 2024). L’EFT presuppone che il disagio relazionale derivi da schemi di interazione rigidi e negativi che impediscono ai partner di soddisfare reciprocamente i propri bisogni di attaccamento (Johnson, 2019). Il processo di cambiamento dell’EFT (si veda Johnson, 2019) favorisce un legame di attaccamento sempre più sicuro aiutando i partner a identificare, sperimentare, esprimere e accogliere le emozioni e i bisogni di attaccamento. Il cambiamento nell’EFT avviene attraverso un processo in tre stadi e nove fasi. Il primo stadio, de‐escalation e stabilizzazione del ciclo, comprende la costruzione dell’alleanza e la valutazione (fase uno), l’identificazione del ciclo di interazione negativo (fase due), l’accesso alle emozioni di attaccamento fino ad allora non riconosciute che sostengono la posizione di ciascun partner nel ciclo negativo e la loro espressione (fase tre), e la riformulazione del problema come ciclo, come emozioni di attaccamento sottostanti che alimentano il ciclo negativo e come bisogni di attaccamento insoddisfatti di ciascun partner (fase quattro). Il secondo stadio, ristrutturazione, comprende la promozione dell’identificazione con bisogni, parti del sé ed emozioni di attaccamento rinnegati (fase cinque), la promozione dell’accettazione, da parte di ciascun partner, dell’esperienza dell’altro (fase sei) e la facilitazione dell’espressione di desideri relazionali, bisogni e aneliti di attaccamento (fase sette). Il terzo stadio, consolidamento, facilita la creazione di nuove soluzioni a vecchi problemi (fase otto) e concretizza nuovi schemi di interazione (fase nove; Johnson, 2019).
Le relazioni tra persone dello stesso sesso/dello stesso genere (SS/SG) si collocano in un più ampio contesto socioculturale eterocentrico che svaluta le relazioni LGBTQ+ (Frost & Meyer, 2023), generando uno stress da minoranza caratterizzato da difficoltà fisiche, affettive, interpersonali e intrapersonali (Frost & Meyer, 2023). Lo stress da minoranza è fortemente correlato con una mancanza di impegno e di investimento nelle relazioni (Oren, 2021), nonché con l’aggressività tra partner (Lewis et al., 2014). Ciò indica che il funzionamento relazionale SS/SG è compromesso dall’oppressione. Più in particolare, il funzionamento delle relazioni SS/SG risente negativamente dell’omofobia interiorizzata; nelle coppie di due uomini, livelli più elevati di omofobia interiorizzata sono associati a interazioni di coppia più negative, depressione e consumo di alcol (Feinstein et al., 2019). Il funzionamento delle relazioni SS/SG risente inoltre del grado di visibilità (outness) di ciascun partner. Per esempio, Totenhagen et al. (2018) hanno rilevato che livelli più bassi di visibilità erano associati a un maggiore stress e a un minore impegno nella relazione. Inoltre, le persone che si identificano come membri delle comunità LGBTQ+ raggiungono più tardi alcune tappe relazionali, come presentare la persona partner alla propria famiglia (Macapagal et al., 2015).
Lo stress da minoranza non solo incide fortemente sulle relazioni SS/SG, ma queste relazioni devono anche affrontare altre circostanze specifiche. Per esempio, le relazioni SS/SG stabiliscono spesso ruoli relazionali al di fuori dei ruoli di genere tradizionali, il che influisce sia sulla divisione del lavoro sia sulle responsabilità economiche e crea sfide nella pianificazione familiare (Scott et al., 2019). Inoltre, nonostante le conseguenze dello stress da minoranza, le relazioni SS/SG mostrano anche una notevole resilienza, caratterizzata da rispetto e apprezzamento delle differenze, emozioni positive e comunicazione efficace (Rostosky & Riggle, 2017). Le relazioni SS/SG sono caratterizzate anche da una profonda intimità emotiva e da soddisfazione sessuale (Joyner et al., 2019). Le relazioni SS/SG sono spesso definite da dinamiche diverse da quelle delle relazioni tra persone di sesso diverso, come ruoli di genere più flessibili (Horne et al., 2014), un conflitto più positivo (Gottman et al., 2003; Kurdek, 2004) e una genitorialità egualitaria e di sostegno reciproco (Dunne, 2013).
La teoria dell’attaccamento (Ainsworth et al., 1978; Bowlby, 1969), su cui si fonda l’EFT, è stata applicata a diversi tipi di relazione, tra cui le relazioni genitore‐figlio (Mills‐Koonce et al., 2018, le relazioni sentimentali (Feeney & Fitzgerald, 2018) e le amicizie (Doherty & Feeney, 2004), a conferma dell’importanza dell’attaccamento in ogni tipo di relazione. Ricerche precedenti hanno indicato che i processi di attaccamento operano in modo simile nelle relazioni tra persone di sesso diverso e nelle relazioni SS/SG (Mohr et al., 2013). Tuttavia, due recenti scoping review (Allan & Westhaver, 2018; Edwards, Allan, et al., n.d.) hanno riconosciuto che i processi di attaccamento sono qualitativamente diversi nelle relazioni SS/SG rispetto alle relazioni tra persone di sesso diverso. Per esempio, alcune esperienze di attaccamento delle relazioni lesbiche possono essere influenzate più dalle amicizie nate in adolescenza che dalle relazioni con i genitori (Edwards, Allan, et al., n.d.), e le donne lesbiche riferiscono livelli più elevati di attaccamento evitante (Ridge & Feeney, 1998).
Nonostante le esperienze vissute specifiche dei membri delle comunità LGBTQ+, le relazioni SS/SG sono in larga misura sottorappresentate nella ricerca sugli esiti della psicoterapia (Spengler et al., 2020). Fortunatamente, la letteratura concettuale ha fornito risorse per lavorare con le relazioni SS/SG. Per esempio, Pentel et al. (2021) propongono un quadro clinico per lavorare con le relazioni delle minoranze sessuali che affronta le esperienze vissute specifiche che caratterizzano le relazioni SS/SG, mentre Addison e Coolhart (2015) descrivono il lavoro con le relazioni SS/SG in una prospettiva intersezionale. Curtis (2013) descrive la terapia di coppia gestaltica con donne lesbiche e Singer (2013) esamina la terapia di coppia gestaltica con uomini gay. Inoltre, due interventi di coppia, la terapia di coppia Gottman (Garanzini et al., 2017) e l’Our Relationship Program (Hatch et al., 2016), sono stati sperimentati con campioni SS/SG senza modifiche.
Inoltre, una recente revisione sistematica (de Brito Silva et al., 2022) descrive interventi sistemici per persone lesbiche, gay e bisessuali (LGB) in terapia, compresi interventi culturalmente adattati. Per esempio, il Relationship Checkup (RC; Cordova et al., 2014) è stato adattato per offrire una presa in carico affermativa alle persone LGBTQ + modificando le domande iniziali, rivedendo il feedback per cogliere adeguatamente le esperienze delle persone LGBTQ + in terapia e adattando il manuale mediante (a) l’eliminazione del linguaggio eterosessista, (b) l’inserimento di occasioni per parlare dell’identità e dei suoi effetti positivi, (c) la discussione dell’impatto del vivere in un contesto culturale cis‐eterocentrico, (d) domande sulle reti di sostegno e (e) l’inserimento di una discussione sul sesso e sulla sessualità (Gray et al., 2023). Inoltre, il programma di educazione relazionale Better Together è stato concepito specificamente per le relazioni tra persone dello stesso sesso (Whitton et al., 2018). Per sviluppare questo programma, il gruppo di ricerca ha condotto un’indagine presso il personale clinico che lavorava con relazioni tra persone dello stesso sesso (Scott et al., 2019) e focus group con coppie dello stesso sesso (Scott & Rhoades, 2014). Questi studi, insieme alla letteratura esistente, hanno dato forma a una terapia di coppia cognitivo‐comportamentale (CBCT) modificata per coppie di due donne in difficoltà, che mostra un’elevata fattibilità e accettabilità (Pentel et al., 2021).
Tuttavia, a oggi, un solo modello di terapia basato sulle evidenze per il disagio nelle relazioni sentimentali (la CBCT) è stato adattato per tenere conto delle esperienze vissute specifiche delle coppie di due donne (Pentel et al., 2021). Ciò è molto rilevante, poiché la ricerca che confronta interventi culturalmente adattati e non adattati per popolazioni specifiche ha rilevato che gli interventi terapeutici culturalmente adattati sono più efficaci di quelli non adattati (Nagayama‐Hall et al., 2016; Soto et al., 2018). L’adattamento culturale implica la modifica sistematica di un intervento guidata da un quadro di adattamento culturale (per es., Bernal & Sáez‐Santiago, 2006), nonché la personalizzazione in base al vissuto e ai bisogni di ciascuna persona in terapia (Collado et al., 2013). La modifica sistematica degli interventi per adattarli meglio ai valori, alle convinzioni, agli obiettivi e ai bisogni della popolazione destinataria migliora il coinvolgimento e gli esiti clinici (Rathod et al., 2018; Steinka‐Fry et al., 2017). Pertanto, una terapia adattata alle esperienze e alle circostanze specifiche delle relazioni SS/SG può risultare più efficace e meglio accolta di una terapia concepita per relazioni eterosessuali e cisgender (cioè di sesso diverso/genere diverso) (Pepping et al., 2017; Scott & Rhoades, 2014).
L’EFT è stata applicata a una varietà di problematiche presentate (si veda Wiebe & Johnson, 2016). Inoltre, l’EFT è stata applicata concettualmente a diverse popolazioni, tra cui persone che portano in terapia questioni spirituali (Furrow et al., 2011), coppie lesbiche (Hardtke et al., 2010) e coppie eterosessuali afroamericane (Nightingale et al., 2019). Tuttavia, a oggi è stato realizzato un solo adattamento empirico dell’EFT, per coppie giapponesi (Hattori, 2014), il che lascia una lacuna considerevole nella ricerca sull’EFT. Serve quindi una ricerca sistematica che adatti l’EFT per tenere conto delle esperienze vissute specifiche delle relazioni SS/SG.
Guidato da un quadro di adattamento culturale (per es., Bernal & Sáez‐Santiago, 2006), questo studio si proponeva di elaborare linee guida iniziali per adattare l’EFT alle relazioni SS/SG sulla base del consenso di persone esperte. Abbiamo utilizzato il metodo Delphi per interpellare figure terapeutiche esperte di EFT che lavorano con relazioni SS/SG, al fine di raccogliere un consenso su come modificare l’EFT per tenere conto dei bisogni e delle esperienze vissute specifiche delle relazioni SS/SG. Il metodo Delphi è un metodo di ricerca comunemente usato quando i dati su un determinato tema sono scarsi o assenti (Keeney et al., 2011). Gli studi Delphi mirano a raccogliere raccomandazioni fondate sull’esperienza per individuare un consenso su temi non ancora studiati (Keeney et al., 2011). In particolare, il presente studio intendeva rispondere alla seguente domanda di ricerca: qual è il consenso delle persone esperte sulle linee guida per adattare l’EFT ai bisogni e alle preferenze terapeutiche specifiche delle relazioni SS/SG?
Questo studio (n. 7442) è stato approvato dall’Institutional Review Board (comitato etico) della Michigan State University.
Al momento dello studio, la persona che firma per prima l’articolo stava svolgendo il dottorato e aveva beneficiato del tutoraggio sia della seconda autrice sia del terzo autore. I suoi interessi di ricerca comprendono l’adattamento culturale, le relazioni LGBTQ+ e l’EFT. Si identifica come persona bianca, agender, pansessuale, poliamorosa, dalla presentazione femme. La seconda autrice è una studiosa dell’EFT che si identifica come bianca, donna, cisgender ed eterosessuale. Il terzo autore è un uomo gay/queer, cisgender, bianco, cresciuto in una famiglia della classe operaia e immigrato; i suoi interessi di ricerca comprendono lo studio dell’impatto dello stress da minoranza sulle relazioni queer.
Sia la prima persona firmataria sia il terzo autore utilizzano attualmente l’EFT con membri delle comunità LGBTQ+ nei rispettivi studi professionali. In quanto membri delle comunità LGBTQ+, hanno osservato che le linee guida suggerite dalle persone partecipanti corrispondevano alle loro esperienze vissute e ai loro modi di lavorare. Inoltre, la seconda autrice e il terzo autore hanno regolarmente ed esplicitamente valorizzato il ruolo della prima persona firmataria durante tutto il processo di ricerca, per mettere a frutto le competenze di tutte le persone coinvolte nello studio. Inoltre, le competenze, le esperienze e i contributi specifici di ciascun membro del gruppo di ricerca sono stati costantemente presi in considerazione, valorizzando l’esperienza vissuta come forma di conoscenza. Il consenso è stato raggiunto regolarmente attraverso riunioni e discussioni di gruppo.
Questo studio ha seguito il metodo Delphi (Keeney et al., 2011). Sviluppato originariamente dalla RAND Corporation, il metodo Delphi è un approccio pragmatico ampiamente utilizzato in diverse discipline per orientare la pratica clinica, i processi decisionali e l’elaborazione delle politiche (si veda Keeney et al., 2011). Il metodo Delphi è usato sia negli studi quantitativi sia in quelli qualitativi (Brady, 2015) ed è utile per studiare temi su cui le informazioni empiriche sono limitate o assenti. È un approccio utile quando altri metodi, come i focus group, rischierebbero di far dominare il processo di consenso da una o più persone esperte, oppure quando le persone esperte si trovano in un’area geografica molto estesa (Keeney et al., 2011). Inoltre, il metodo Delphi è utile quando si cerca di cogliere le esperienze vissute di gruppi marginalizzati (Christie & Barela, 2005).
Il metodo Delphi prevede la costituzione di un panel di persone esperte e la raccolta e l’analisi dei dati in un processo iterativo fino al raggiungimento del consenso tra le persone partecipanti (Diamond et al., 2014). Negli studi Delphi, il consenso è definito come il raggiungimento di un accordo in base a una soglia prestabilita (Keeney et al., 2011). Abbiamo seguito le raccomandazioni di Diamond et al. (2014) di utilizzare una soglia del 75% (cioè il 75% delle persone partecipanti valuta una linea guida come importante o molto importante). Ciò significa che tutti gli enunciati valutati come importanti o molto importanti dal 75% o più delle persone partecipanti sono stati accettati come raccomandazioni. Gli enunciati valutati come importanti o molto importanti dal 70%–74% delle persone partecipanti sono stati estratti perché queste ne riconsiderassero l’inclusione. Gli enunciati valutati come importanti o molto importanti dal 69% o meno delle persone partecipanti sono stati esclusi dall’analisi successiva (Diamond et al., 2014).
Quando ci si riferisce alle persone partecipanti agli studi Delphi, il termine persona esperta è necessariamente ampio (Niederberger & Spranger, 2020). In questo studio Delphi, abbiamo seguito le raccomandazioni di Keeney et al. (2011) per definire una persona esperta di EFT per le relazioni SS/SG. Keeney et al. (2011) indicano che negli studi Delphi le persone esperte sono state definite in vari modi. Per esempio, McKenna et al. (1994) definiscono le persone esperte come individui informati, mentre Lemmer (1998) e Green et al. (1999) definiscono esperta una persona che possiede conoscenze su un tema specifico. In particolare, Keeney et al. (2011) osservano che le persone esperte (a) conoscono un tema, (b) sono relativamente imparziali e (c) si impegnano a far progredire la conoscenza su un determinato tema. Di conseguenza, abbiamo definito figure terapeutiche esperte di EFT le persone che soddisfacevano i seguenti criteri: (a) aver completato le formazioni EFT Externship e Core Skills dell’International Centre for Excellence in Emotionally Focused Therapy (ICEEFT) (cioè un minimo di 78 h di formazione), (b) aver utilizzato l’EFT con relazioni SS/SG per almeno 2 anni, (c) utilizzare l’EFT con relazioni SS/SG al momento dello studio (cioè almeno nei sei mesi precedenti la selezione) e (d) al momento dello studio, utilizzare l’EFT con più di una relazione SS/SG. Ciò garantiva che queste persone avessero svolto la pratica deliberata necessaria a sviluppare la competenza ricercata nelle persone partecipanti a questo studio (Chow et al., 2015; Harwell & Southwick, 2021).
Nella scelta del metodo Delphi, ci siamo basati su numerosi articoli che offrivano ottimi esempi del suo utilizzo. Purtroppo, poiché il metodo Delphi non è usato di frequente nella letteratura sulla terapia di coppia e familiare (CFT, dall’inglese couple and family therapy), abbiamo dovuto attingere a una letteratura più ampia. In questo senso, il termine «persona esperta» sembra essere interpretato in modo ampio, dato che molti articoli (per es., Meibos et al., 2019; Meredith et al., 2021; Mittnacht & Bulik, 2015; Taylor et al., 2020; Turner et al., 2020) ricorrono ai titoli di studio e all’appartenenza ad associazioni per definire una persona esperta. Per esempio, Clark et al. (2022) hanno utilizzato i seguenti criteri per costituire il proprio panel di persone esperte: essere membri della Association of Child and Adolescent Counseling (ACAC) e avere almeno 2 anni di esperienza di counseling con bambine e bambini; Neuer Colburn et al. (2016) hanno invece reclutato figure di supervisione in counseling accreditate dal CACREP tramite liste di distribuzione.
Per quanto riguarda specificamente l’uso degli studi Delphi nella CFT, Dawson e Brucker (2001) sostengono l’uso del metodo Delphi nella ricerca in CFT e indicano negli anni di esperienza clinica un criterio primario per la selezione del panel di persone esperte (pur senza specificare quanti anni). Inoltre, ci siamo basati sulla descrizione del metodo Delphi fornita da Blow e Sprenkle (2001). Blow e Sprenkle (2001) hanno scelto il proprio panel in base alla conoscenza di un’ampia varietà di teorie della terapia familiare, alla profondità dell’esperienza clinica, all’esperienza nella CFT e a un titolo di studio avanzato in CFT. Questi criteri sono simili a quelli del panel di persone esperte di questo studio, poiché tutte hanno una conoscenza approfondita dell’EFT, una mediana di 13,5 anni di esperienza clinica con l’EFT e almeno un master in psicoterapia.
Secondo le raccomandazioni di Diamond et al. (2014), le persone del panel hanno valutato la propria competenza nell’EFT su una scala Likert da 1 (esperienza minima) a 5 (esperto/a), così come la propria competenza nel lavoro con le relazioni SS/SG [da 1 (esperienza minima) a 5 (esperto/a)]. Le persone partecipanti che si sono attribuite un punteggio di 1 nella competenza nell’EFT e/o nella competenza con le relazioni SS/SG sono state automaticamente escluse dallo studio.
Le persone partecipanti sono state reclutate tra metà aprile e metà maggio 2022 mediante tecniche di campionamento raccomandate per gli studi Delphi, tra cui il campionamento ragionato (cioè una tecnica di campionamento non casuale che prevede la scelta deliberata delle persone partecipanti in base a determinate caratteristiche) e il campionamento a valanga (cioè una tecnica di campionamento non casuale che coinvolge le persone partecipanti nell’individuazione di altre potenziali partecipanti) (Fowler, 2014). La lettera di reclutamento è stata condivisa con il personale formatore, terapeutico e di supervisione certificato ICEEFT, con la lista di distribuzione generale dell’ICEEFT, con gruppi Facebook di EFT LGBTQ+, con la lista di distribuzione Queer EFT e con contatti professionali. Abbiamo inoltre chiesto alle figure di formazione e di supervisione dell’ICEEFT di diffondere la lettera di reclutamento nelle liste di distribuzione locali dell’EFT. Abbiamo poi cercato libri, capitoli di libri, articoli sottoposti a revisione paritaria, tesi di dottorato e interventi a convegni sull’EFT con le relazioni SS/SG e abbiamo invitato chi li aveva firmati a partecipare allo studio. Infine, abbiamo invitato tutte le persone che avevano ricevuto la lettera di reclutamento a segnalare persone esperte, e abbiamo contattato le potenziali partecipanti da loro raccomandate.
Tutte le potenziali partecipanti hanno ricevuto una descrizione dello scopo dello studio, del suo svolgimento, dei criteri di inclusione e di quanto ci si attendeva da loro. Le potenziali partecipanti (n = 56) hanno poi compilato online un questionario di selezione tramite Qualtrics; Qualtrics determinava automaticamente l’idoneità di ciascuna persona e le comunicava l’esito. Tutte le persone che soddisfacevano i criteri di inclusione sono entrate nello studio (n = 40). Le potenziali partecipanti soddisfacevano i criteri di inclusione se: (a) avevano completato le formazioni EFT Externship e Core Skills (o avanzate) dell’ICEEFT (cioè un minimo di 78 h di formazione), (b) avevano almeno 2 anni di esperienza successiva all’Externship nell’uso dell’EFT con relazioni SS/SG, (c) utilizzavano attualmente l’EFT con relazioni SS/SG (cioè almeno nei 6 mesi precedenti la selezione), (d) erano disponibili a partecipare a ogni tornata di raccolta dei dati, (e) avevano più di 18 anni e (f) sapevano leggere e scrivere in inglese.
Negli studi Delphi è importante ridurre al minimo l’abbandono, perché può diminuire l’affidabilità dei risultati. Ci siamo quindi proposti di raggiungere un tasso di risposta pari o superiore al 70% in ogni fase della raccolta dei dati (Keeney et al., 2011). Abbiamo cercato di aumentare il tasso di risposta con promemoria e un compenso. In particolare, sono stati inviati due promemoria a 2 settimane di distanza per incoraggiare la compilazione del questionario di ciascuna fase. Un ulteriore promemoria è stato inviato alle persone partecipanti 1 settimana prima della data di chiusura del questionario della fase due, per incoraggiare altre risposte a causa di una partecipazione inferiore alle attese in quella fase. Le persone partecipanti hanno ricevuto come compenso una carta regalo da 100 dollari.
Quaranta persone sono entrate nello studio. L’età media delle persone partecipanti era di 48.72 anni (SD = 8.76). Erano prevalentemente bianche (90%) e non ispaniche (92,5%). Hanno dichiarato di vivere negli Stati Uniti (76,1%), in Australia (15,2%), in Canada (8,7%) o in altri luoghi (2,2%). Esattamente il 70% aveva ricevuto alla nascita l’assegnazione al sesso femminile e il 30% al sesso maschile. Alle persone partecipanti è stato chiesto di scegliere tutte le identità di genere e sessuali che le riguardavano. Le identità di genere comprendevano donna (49%), cisgender (36,7%), uomo (14,3%), uomo trans (4,0%), non binaria (4,0%), queer (2,0%), genderfluid (2,0%), preferisce non dirlo (2,0%), e una persona ha scritto uomo trans/genderqueer. Le persone partecipanti hanno indicato come orientamento sessuale eterosessuale/di genere diverso (45%), gay (20%), bisessuale (12,5%), queer (7,5%), demisessuale (2,5%), lesbica (5%), pansessuale (2,5%), same gender loving (2,5%) e preferisce non dirlo (2,5%).
La maggior parte delle persone partecipanti (53,2%) aveva un master, il 42,6% un dottorato e il 4,3% ha scelto di descriverlo con parole proprie (per es., Masters of Divinity). Avevano esercitato la psicoterapia per un periodo compreso tra 3 e 39 anni (mediana = 13.5 anni) e tutte le persone del panel tranne quattro esercitavano la terapia a tempo pieno. Le discipline del titolo di studio più alto erano: psicologia (32,5%), terapia di coppia e familiare (20%), servizio sociale (17,5%), counseling (15%), psicologia sociale (2,5%), psicologia clinica (2,5%), psicoterapia (2,5%), salute mentale clinica (2,5%), linguistica applicata (2,5%) e interdisciplinare (2,5%).
Utilizzando la scala Likert a cinque punti [cioè da 1 (esperienza minima) a 5 (esperto/a)], le persone partecipanti hanno valutato il proprio livello di competenza nell’EFT con tre (30%), quattro (50%) o cinque (20%). Con la stessa scala Likert, hanno anche valutato il proprio livello di competenza con le relazioni SS/SG con due (2,5%), tre (50%), quattro (37,5%) e cinque (7,5%). Inoltre, 39 delle 40 persone partecipanti hanno indicato anche la percentuale di relazioni SS/SG nel proprio carico di casi al momento dello studio (Tabella 1).
Tabella 1 — Percentuale di relazioni SS/SG nell’attuale carico di casi delle persone partecipanti.
Negli studi Delphi, i dati vengono raccolti in più fasi di questionari che si basano principalmente sulle risposte delle persone partecipanti al questionario precedente. In questo studio, nel 2022 sono state svolte tre fasi di raccolta dei dati: la fase uno dal 14 aprile al 25 maggio, la fase due dal 3 agosto al 23 settembre e la fase tre dall’11 novembre al 13 dicembre. Nella fase uno (n = 40), alle persone partecipanti è stato chiesto di rispondere in modo approfondito a 13 domande, che sollecitavano raccomandazioni su come ciascuna fase e ciascun compito dell’EFT dovessero essere modificati, ampliati e/o adattati nel lavoro con le relazioni SS/SG. Tra gli esempi di domande: (a) Quali linee guida è importante che chi pratica l’EFT segua nel valutare e identificare gli schemi di interazione negativi con le relazioni SS/SG nell’EFT?, e (b) Quali linee guida è importante che chi pratica l’EFT segua nel facilitare l’espressione di bisogni e desideri (cioè nel creare un coinvolgimento emotivo) con le relazioni SS/SG nell’EFT? Nella fase uno, le persone partecipanti hanno fornito 215 raccomandazioni per l’uso dell’EFT con le relazioni SS/SG.
Delle 40 persone partecipanti iniziali, 27 hanno preso parte alla fase due. Le 215 linee guida sono state analizzate da chi firma l’articolo mediante analisi tematica (AT; Braun & Clarke, 2006, 2019) per ridurre le ripetizioni e migliorarne la concisione e la chiarezza, il che ha portato a 117 linee guida. Le 117 linee guida sono state quindi sottoposte alle persone partecipanti nella fase due. È stato poi chiesto loro di valutare quanto ritenessero importante ciascuna linea guida clinica su una scala Likert a 5 punti [cioè da 1 (molto importante) a 5 (per nulla importante)]. È stata data loro anche la possibilità di proporre ulteriori linee guida cliniche che ritenevano opportuno includere. Delle 117 linee guida iniziali, 106 enunciati hanno raggiunto un consenso pari o superiore al 75% e sono stati mantenuti. Quattro enunciati hanno raggiunto un livello di consenso compreso tra il 70% e il 74%; questi quattro enunciati sono stati raccolti in Qualtrics e inviati alle persone partecipanti perché li rivalutassero nella fase tre. Sette enunciati hanno raggiunto un consenso pari o inferiore al 69% e sono stati esclusi dall’analisi successiva (si veda la Tabella 1). Inoltre, sono state raccomandate tre nuove linee guida.
Delle 40 persone partecipanti iniziali, 29 hanno preso parte alla fase tre. Nella fase tre, alle persone partecipanti sono state sottoposte le quattro linee guida che avevano mancato di poco la soglia (cioè che erano state valutate come importanti o molto importanti dal 70% al 74% delle persone del panel nella fase due) e le tre nuove linee guida emerse nella fase due. È stato fornito loro anche il punteggio Likert che avevano scelto nella fase due, nonché la risposta media dell’intero campione per ciascuna linea guida. È stato poi chiesto loro di rivalutare ciascuna linea guida con la scala Likert a 5 punti da 1 (molto importante) a 5 (per nulla importante). Le persone partecipanti che non avevano compilato il questionario della fase due hanno potuto comunque partecipare alla fase tre; tuttavia, poiché non avevano valutato le raccomandazioni nella fase due, il questionario della fase tre che hanno ricevuto non comprendeva i loro punteggi.
Ecco un esempio delle istruzioni fornite alle persone partecipanti: «In media, le persone partecipanti hanno valutato questa raccomandazione come importante; Lei ha valutato questo item come molto importante. Sulla base di questa informazione, valuti la Sua risposta alla raccomandazione seguente utilizzando la scala a 5 punti: Comprendere i modelli di sviluppo dell’identità LGBTQ+ e i legami tra le fasi dello sviluppo dell’identità e la teoria dell’attaccamento adulto». Le persone partecipanti che non avevano compilato il questionario della fase due hanno ricevuto la seguente domanda: «In media, le persone partecipanti hanno valutato questa raccomandazione come importante; Lei non ha valutato questo item. Sulla base di questa informazione, valuti la Sua risposta alla raccomandazione seguente utilizzando la scala a 5 punti». Il consenso è stato raggiunto utilizzando una soglia del 75% (cioè il 75% delle persone partecipanti concordava sul fatto che una linea guida fosse importante o molto importante), come raccomandato da Diamond et al. (2014).
Per analizzare i dati della prima fase dello studio è stata utilizzata l’analisi tematica (AT; Braun & Clarke, 2006, 2019). L’AT è un metodo qualitativo usato per identificare, analizzare e descrivere schemi ricorrenti (cioè temi), raccomandato per gli studi Delphi (Brady, 2015). L’AT si articola in sei fasi: (a) familiarizzare con i dati, (b) generare codici iniziali, (c) cercare i temi, (d) rivedere i temi, (e) definire e denominare i temi e (f) redigere il resoconto. Nella fase uno, le persone partecipanti hanno fornito 215 linee guida. Le linee guida sono state scaricate da Qualtrics per l’analisi e organizzate per fase dell’EFT in un foglio di calcolo. Ciascun membro del gruppo di ricerca ha familiarizzato con le linee guida leggendo e rileggendo ogni enunciato. Il gruppo si è poi riunito per discutere i dati e ha convenuto che vi era una ripetizione considerevole tra le 215 linee guida fornite dalle persone partecipanti nella fase uno. Successivamente, ciascun membro del gruppo ha esaminato in modo indipendente le 215 linee guida del foglio di calcolo e ha generato codici iniziali per ridurre le ripetizioni tra le risposte delle persone partecipanti e migliorarne la concisione e la chiarezza. Il gruppo si è riunito più volte nel corso di diverse settimane per discutere i punti più salienti o i potenziali temi. Con un approccio iterativo, i temi sono stati discussi e affinati fino al raggiungimento del consenso. Questo processo ha portato a condensare le 215 linee guida in 117 linee guida organizzate nei seguenti temi: conoscenze di base e formazione di chi pratica la terapia, organizzazione e orientamento dello studio professionale, valutazione e adattamenti di ciascuna fase e di ciascuno stadio dell’EFT. Le 117 linee guida sono state quindi raccolte, inserite in Qualtrics e inviate alle persone partecipanti perché ne valutassero il grado di importanza nella fase due.
Le risposte al secondo questionario sono state scaricate da Qualtrics in IBM SPSS Statistics (versione 28.0; IBM Corporation, 2022). Ogni enunciato è stato inserito come variabile distinta in SPSS. Sono state poi calcolate le frequenze per ciascun enunciato. Tutti gli enunciati che hanno raggiunto un consenso pari o superiore al 75% (cioè valutati come importanti o molto importanti da almeno il 75% delle persone partecipanti) sono stati accettati immediatamente (Diamond et al., 2014). Ciò ha portato a un totale di 106 linee guida mantenute. I quattro enunciati che hanno raggiunto un livello di consenso appena inferiore alla soglia (cioè valutati come importanti o molto importanti dal 70%–74% delle persone partecipanti) sono stati estratti per essere rivalutati nella fase tre. Gli enunciati valutati come importanti o molto importanti dal 69% o meno delle persone partecipanti sono stati esclusi (Diamond et al., 2014). Ciò ha comportato l’esclusione di sette linee guida. Inoltre, nella fase due le persone partecipanti hanno raccomandato tre nuovi enunciati. Così, nella fase tre, le persone partecipanti hanno rivalutato i quattro enunciati collocati appena sotto la soglia di consenso e valutato per la prima volta i tre nuovi enunciati da loro proposti nella fase due.
Tutti gli enunciati sono stati scaricati da Qualtrics. Come nella fase precedente, è stata utilizzata la statistica descrittiva per stabilire quali raccomandazioni mantenere secondo la soglia di consenso del 75%. Le quattro linee guida da rivalutare e le tre nuove linee guida sottoposte alle persone partecipanti nella fase tre sono state tutte giudicate importanti o molto importanti dal 75% delle persone del panel. Insieme ai 106 enunciati mantenuti nella fase due, si è arrivati a un totale di 113 linee guida. Seguendo il processo di AT descritto per la fase uno, le 113 linee guida sono state poi riesaminate da tutto il gruppo di ricerca per ridurre le ripetizioni e migliorarne la concisione e la chiarezza. Anche in questo caso si è trattato di un processo iterativo di revisione degli enunciati, riunioni per discutere i temi, individuazione delle ripetizioni, identificazione degli enunciati da chiarire, organizzazione degli enunciati in temi e preparazione dell’elenco finale delle raccomandazioni. Una priorità fondamentale di questo processo era garantire che gli enunciati finali rendessero pienamente e adeguatamente le raccomandazioni condivise dalle persone partecipanti. Questo processo iterativo ha portato a 49 linee guida finali organizzate nelle seguenti categorie: conoscenze di base e formazione di chi pratica la terapia, organizzazione e orientamento dello studio professionale, valutazione, e ciascuno stadio e ciascuna fase dell’EFT.
Nella fase uno, le persone partecipanti hanno prodotto 215 enunciati, condensati in 117 durante l’AT. Gli enunciati riguardavano i seguenti temi: conoscenze di base e formazione di chi pratica la terapia, organizzazione e orientamento dello studio professionale, valutazione e adattamenti di ciascuna fase e di ciascuno stadio dell’EFT. Le persone partecipanti hanno indicato che chi pratica l’EFT con relazioni SS/SG dovrebbe acquisire conoscenze e competenze aggiuntive prima di offrire i propri servizi. Per esempio, una persona ha raccomandato che ogni terapeuta dovrebbe:
Esaminare i [propri] pregiudizi sulle relazioni e sulla sessualità riguardo a ciò che rende una relazione «sana»; quale struttura o quali strutture si ritiene debba avere una relazione, come dovrebbero comportarsi i partner, quali accordi sono necessari per favorire la sicurezza (in particolare per quanto riguarda la monogamia, l’esclusività sessuale e il sesso sicuro), e riflettere sulla propria capacità di accorgersi quando i propri pregiudizi emergono nel processo terapeutico e di rispondere con flessibilità, così da prendere le distanze dalle [proprie] idee e unirsi pienamente alla relazione e alle persone con cui si lavora, onorandole. Assumersi la responsabilità di informarsi sulle relazioni e sulle espressioni di genere diverse dalle proprie e al di fuori del proprio ambito di esperienza, per non far ricadere sulle persone in terapia l’onere di «istruire» chi le segue.
Inoltre, le persone partecipanti hanno suggerito di fare in modo che la modulistica dello studio fosse affermativa e inclusiva di tutte le identità di genere e sessuali e di tutte le strutture relazionali (per es., offrendo campi a risposta libera e la possibilità di descriversi con parole proprie). Hanno anche raccomandato che i siti web di chi pratica la terapia mostrino esplicitamente immagini e messaggi affermativi verso le persone LGBTQ+ (per es., una bandiera Progress). Nella valutazione, molte persone partecipanti hanno raccomandato di esplorare come ciascun partner comprendesse le proprie identità sessuali e di genere, di parlare delle storie di «coming out» e delle «esperienze di attaccamento riparative», come quelle vissute con la famiglia scelta, attraverso una storia dell’attaccamento, e di esplorare apertamente in che modo le persone siano toccate dagli attuali eventi sociopolitici che riguardano le comunità LGBTQ+ (per es., le leggi contro le persone trans).
Chi ha partecipato ha raccomandato modifiche per ciascuna fase dell’EFT. Parlando della costruzione dell’alleanza nella fase uno, una persona ha affermato: «Cerco di rendere esplicito che onoro i loro aneliti all’intimità, all’appartenenza e all’amore come qualcosa di… universale». Un’altra persona, parlando della fase due, ha indicato che chi pratica la terapia dovrebbe «cercare le convinzioni di fondo sui ruoli, le convinzioni di fondo su di sé, [ed]… esplorare quanto la persona senta di dover rappresentare la propria sessualità/il proprio genere nel confronto e/o nella risoluzione». Per la fase tre, le persone partecipanti hanno parlato di collocare e convalidare pienamente le emozioni non riconosciute all’interno del contesto socioculturale della persona in terapia. Inoltre, molte persone partecipanti hanno indicato che, nella fase quattro, era necessario riformulare il ciclo come il problema che si produce all’interno di un contesto socioculturale ostile.
Per la fase cinque, una persona ha indicato che è necessario «normalizzare il fatto che possano aver scisso aspetti di sé e bisogni per non aver fatto parte di un mondo eteronormativo; convalidarlo e aiutarle a integrare queste parti con empatia e comprensione». Ciò rifletteva un’enfasi generale sul dedicare più tempo a reintegrare parti di sé rinnegate per aver vissuto in una società che rifiuta. Per esempio, una persona partecipante raccomandava di dire: «In passato, quando hai aperto il tuo cuore a persone care, mostrando chi sei, queste persone se ne sono andate; quindi è naturale che questa paura sia qui, viva nella stanza, ora che ti chiedo di condividere di più del tuo cuore con la tua persona». La fase sei, che consiste nel promuovere l’accettazione della nuova esperienza dell’altro partner, è stata descritta da una persona partecipante come un
…compito complesso, soprattutto quando uno o entrambi i partner soffrono ancora degli effetti del trauma che così tante persone attratte dal proprio stesso genere portano con sé nelle relazioni intime. Costruire questa empatia aiuterà molto a creare nuovi schemi di interazione basati sulla fiducia e sulla cura.
Oltre ad accrescere l’empatia reciproca, diverse persone partecipanti hanno sottolineato la necessità di procedere con cautela, perché l’altro partner potrebbe non accettare la nuova esperienza che la persona partner fa di sé e della propria identità, soprattutto se questa esperienza contraddice il modo in cui in precedenza si comprendeva.
La fase sette, facilitare l’espressione di bisogni e desideri, può richiedere più tempo con le persone in relazioni SS/SG, perché potrebbero aver represso i propri desideri e bisogni relazionali. Infatti, una persona esperta raccomandava di:
Notare e nominare che probabilmente si tratta di qualcosa di molto diverso, forse della prima volta che ci provano, e che naturalmente fa paura. Aiutarle a procedere a passi più piccoli e parlare di come forse non siano mai riuscite a farlo, si siano sempre ritrovate senza nessuno in momenti come questi e non sappiano come fare.
Oltre a rallentare e ad aumentare il tempo necessario in terapia, le persone partecipanti hanno indicato che trovare nuove soluzioni a vecchi problemi (fase otto) può essere più difficile, richiedere più tempo e non assomigliare alle soluzioni delle relazioni eterosessuali e cisgender (cioè di genere diverso). Inoltre, trovare queste nuove soluzioni implica mettere in luce «i cambiamenti avvenuti in ciascuna persona riguardo alla visione di sé e alla visione dell’altro come membri delle comunità LGBTQ+, e come ciò possa aver avuto un ruolo nel loro ciclo in precedenza, ma ora sia cambiato». Infine, per la fase nove (cioè il consolidamento), una persona partecipante ha spiegato che chi pratica la terapia dovrebbe:
Onorare la storia della crescita post‐traumatica, gli ostacoli che hanno dovuto superare, la lotta per essere sé stesse e per amare nel modo che per loro ha più senso…. Riformulare come si siano perse e poi ritrovate, e come ora possano andare nel mondo con maggiore sicurezza, sapendo che le unisce un legame profondo e che possono affrontare con flessibilità le sfide della vita.
Dei 117 enunciati valutati dalle persone partecipanti nella fase due, 106 sono stati mantenuti secondo la soglia di consenso del 75%, sette sono stati esclusi e tre nuovi enunciati sono stati prodotti. Le linee guida escluse sono presentate nella Tabella 2.
Tabella 2 — Linee guida escluse dopo la fase 2.
Le quattro linee guida rivalutate dalle persone partecipanti e le tre nuove linee guida emerse nella fase due sono state tutte mantenute secondo la soglia di consenso del 75%. Le sette linee guida mantenute nella fase tre e le 106 mantenute nella fase due hanno dato un totale di 113 linee guida; mediante l’AT, queste sono state condensate in 49 linee guida finali. Le linee guida finali sono riportate nella Tabella 3.
Tabella 3 — Linee guida per lavorare con le relazioni LGBTQ+.
Prima e durante la terapia
Conoscenze di base e formazione di chi pratica la terapia. Comprendere lo stress da minoranza, la varietà delle pratiche sessuali, lo sviluppo dell’identità, le strutture relazionali e il trauma legato all’identità, e chiedere supervisione sui propri presupposti e pregiudizi e sulla propria capacità di sintonizzarsi con i messaggi e i bisogni emotivi e di attaccamento
Organizzazione e orientamento dello studio professionale. Individuare modi per mettere al centro le identità LGBTQ+ nello studio, in particolare nei moduli di accoglienza, nei materiali promozionali e nei materiali psicoeducativi
Valutazione. Esplorare come si identifica ciascuna persona, chi è a conoscenza delle sue identità e delle sue relazioni, le fonti di resilienza e il modo in cui lo stress da minoranza incide sull’identità e sulle strategie di attaccamento
Primo stadio
Fase uno. Tra gli aspetti critici dell’alleanza vi sono dedicare più tempo al contenuto, usare le parole delle persone in terapia e riconoscere lo stress da minoranza e la violenza orizzontale
Fase due. Nell’identificare il ciclo negativo, comprendere che il genere, le strategie emotive adattive e il trauma possono influire sulle posizioni interazionali
Fase tre. Nell’accedere alle emozioni di attaccamento sottostanti, normalizzare l’impatto della marginalizzazione e rendere esplicite le ferite rilevanti non ancora guarite
Fase quattro. Riformulare il problema come ciclo implica una comprensione sistemica del fatto che i cicli interazionali risentono dei contesti socioculturali e dello stigma
Secondo stadio
Fase cinque. Accedere ai bisogni, alle paure e ai modelli di sé impliciti può richiedere di lavorare con un’omo/transfobia interiorizzata profondamente radicata e di passare dalla vergogna all’accettazione e all’orgoglio
Fase sei. Promuovere l’accettazione delle paure e dei modelli di sé della persona partner (o delle persone partner) richiede di accettare l’identità di ciascuna persona, di parlare di dove sia sicuro esprimere vulnerabilità e di negoziare quali aspetti dei modelli di sé vadano affrontati nella terapia di coppia e quali nella terapia individuale
Fase sette. Nominare i propri bisogni e chiedere che vengano soddisfatti è ostacolato da anni di difficoltà socioculturali, il che richiede a chi conduce la terapia di convalidarne la legittimità
Terzo stadio
Fase otto. Nel facilitare nuove soluzioni, è importante riconoscere che alcuni contesti richiederanno a chi vive una relazione di concentrarsi sulla sicurezza e sulla protezione anziché sulla condivisione di una maggiore vulnerabilità
Fase nove. Il consolidamento di nuovi cicli positivi offre l’occasione di nominare che possono essere un rifugio reciproco nei momenti difficili e che stanno esplorando un territorio con pochi modelli di riferimento; avere cura di esplorare una varietà di risorse che rispecchino e convalidino la loro relazione o le loro relazioni
Lo scopo di questo studio era individuare linee guida per l’uso dell’EFT con le relazioni SS/SG sulla base del consenso di persone esperte, mediante il metodo Delphi. Sebbene la ricerca documenti che chi pratica l’EFT lavora con relazioni SS/SG (Allan et al., 2022), a oggi ogni applicazione dell’EFT alle relazioni SS/SG è stata concettuale (Allan & Johnson, 2017; Hardtke et al., 2010). Questo articolo presenta quindi la prima documentazione formale delle raccomandazioni di chi pratica la terapia per l’uso dell’EFT con le relazioni SS/SG.
La ricerca continua a dimostrare che la psicoterapia culturalmente adattata è più efficace della psicoterapia non adattata (Nagayama‐Hall et al., 2016; Soto et al., 2018). È stato rilevato che una psicoterapia culturalmente adattata, in sintonia con la visione del mondo e il retroterra culturale delle persone in terapia, ne aumenta il coinvolgimento, ne riduce l’abbandono e produce esiti clinici migliori (Nagayama‐Hall et al., 2016; Soto et al., 2018). Inoltre, i membri delle comunità LGBTQ+ preferiscono un trattamento clinico che affronti il contesto socioculturale, l’identità e le problematiche presentate legate a queste esperienze (Berke et al., 2016; Goldbach & Holleran Steiker, 2011; Pentel et al., 2021; Scott & Rhoades, 2014). Spetta quindi a chi pratica l’EFT affrontare queste questioni quando lavora con relazioni SS/SG.
I dati raccolti in questo studio hanno permesso di individuare linee guida iniziali per l’adattamento dei tre stadi e delle nove fasi del modello EFT, riconoscendo al tempo stesso la preparazione aggiuntiva necessaria prima di iniziare la terapia, comprese linee guida sulle conoscenze di base e sulla formazione di chi pratica la terapia, sull’organizzazione e l’orientamento dello studio professionale e sulla valutazione. Per quanto riguarda le conoscenze di base, le persone partecipanti hanno sottolineato l’importanza di comprendere lo stress da minoranza e il suo impatto sulle persone e sulle relazioni SS/SG. Le persone esperte del panel hanno indicato che i fattori di stress sia distali sia prossimali possono incidere sui modelli operativi interni di sé e degli altri della persona in terapia e sul modo in cui affronta e vive le relazioni intime, rendendo così necessario l’adattamento dell’EFT. Il panel ha inoltre sottolineato l’importanza della formazione in terapia sessuale e della conoscenza della varietà delle strutture relazionali (per es., non dare per scontato che la monogamia sia ideale o desiderata).
Un secondo ambito ritenuto importante è stato la formazione di chi pratica la terapia. Come per tutte le pratiche terapeutiche efficaci (per es., Zhang et al., 2021), è stato raccomandato di dimostrare umiltà culturale e di chiedere consulenza su temi o popolazioni meno familiari. Le persone esperte del panel hanno indicato anche che, nel lavoro con le relazioni SS/SG, può essere necessario comprendere come la marginalizzazione possa essere vissuta come traumatica e adottare pratiche informate sul trauma. Il terzo ambito individuato è stato l’organizzazione e l’orientamento dello studio professionale. Le persone partecipanti hanno descritto l’importanza di affermare che le persone in terapia sono benvenute a presentare ed esplorare le proprie identità ed esperienze. Inoltre, il panel ha indicato che i modi tradizionali di condurre la valutazione nell’EFT andrebbero ampliati per esplorare, tra le altre, le identità sessuali, di genere e razziali/etniche; ciò può includere parlare di come le persone in terapia hanno esplorato le proprie identità e di dove e con chi si sentono al sicuro nel farlo.
Le persone partecipanti hanno formulato raccomandazioni anche per ciascuno stadio dell’EFT. Nel primo stadio, è stato raccomandato di integrare la consapevolezza dell’impatto della discriminazione e dello stigma o dello stress da minoranza e di esplorarlo. Ciò è in linea con la letteratura esistente, secondo cui la flessibilità espressiva è un’importante risorsa per far fronte allo stigma (Wang et al., 2022). Inoltre, le persone del panel hanno indicato che l’impatto dello stigma, della discriminazione e dello stress da minoranza dovrebbe essere integrato nel ciclo di interazione negativo per esplorare come queste esperienze perpetuino il disagio relazionale. Le persone partecipanti hanno anche raccomandato di esplorare l’impatto dei fattori di stress distali e prossimali e dello sviluppo dell’identità sul modello o sui modelli operativi interni di sé e dell’altro o degli altri. Infine, chi pratica la terapia dovrebbe riconoscere le difese necessarie per far fronte allo stigma e alla discriminazione come importanti meccanismi di sopravvivenza di cui le persone in relazioni SS/SG hanno bisogno, così come la necessità di continuare a usarle per proteggersi nel corso della vita. In altre parole, non sono blocchi o difese terapeutiche, ma importanti strategie adattive necessarie per sopravvivere.
Le persone partecipanti hanno osservato che il lavoro del secondo stadio dell’EFT è emotivamente più profondo ed espressivo e richiede una cura costante per integrare gli aspetti rinnegati dell’identità, così come gli aspetti vulnerabili del ciclo di interazione negativo descritti nell’EFT. Nascondere la propria vera identità è un’importante strategia di sopravvivenza per alcune persone in relazioni SS/SG, e integrare l’impatto di questo occultamento nel secondo stadio fa parte degli adattamenti proposti. Ciò può comportare il sostegno a uno sviluppo dell’identità in cui le persone passano dal provare vergogna per le proprie identità al provarne orgoglio. Un’altra raccomandazione per il secondo stadio era riconoscere che chiedere e aspettarsi una risposta affermativa ai propri bisogni emotivi può essere un’esperienza nuova per alcune persone, e che è importante affermare che i loro bisogni e desideri sono legittimi e che è giusto esprimerli senza paura né vergogna.
Infine, nel terzo stadio, le persone del panel hanno osservato che la relazione può essere un’importante fonte di resilienza per chi vive relazioni SS/SG. Ciò è in linea con la letteratura precedente, secondo cui le relazioni sentimentali sono intrinseche al benessere individuale e alla salute generale (MacIntosh & Butters, 2014). Nel terzo stadio è necessaria una discussione ulteriore e più esplicita sulle risorse e sui legami a sostegno delle relazioni sentimentali SS/SG, in linea con la letteratura sull’adattamento culturale (per es., Nagayama‐Hall et al., 2019). Ciò può includere risorse della comunità o una famiglia (scelta) che riconosca e affermi le loro relazioni.
Sebbene le linee guida elaborate trattino in termini generali gli adattamenti necessari per lavorare con le relazioni SS/SG, ogni specifica struttura relazionale (per es., coppie lesbiche, coppie trans/non binarie) richiede adattamenti particolari per rispondere ai propri bisogni e alle proprie esperienze vissute. Per esempio, le coppie transgender e di genere non conforme (TGNC) possono avere bisogno di una terapia che affronti apertamente lo stress delle minoranze di genere (Testa et al., 2015) e che ampli il modo di contestualizzare l’evitamento e la soppressione emotivi all’interno dell’essenzialismo di genere (si veda Edwards, Wittenborn, et al., n.d.). L’EFT con coppie di due uomini gay può comportare di affrontare apertamente l’ambiguità relazionale (Green & Mitchell, 2015), mentre l’EFT con coppie lesbiche può richiedere a chi conduce la terapia di affrontare come e quando le persone in terapia condividono le proprie emozioni, i propri bisogni e i propri aneliti di attaccamento (Hardtke et al., 2010; Scott & Rhoades, 2014). Sono necessarie ulteriori ricerche per esplorare come l’EFT dovrebbe essere adattata a ciascuna specifica struttura relazionale.
Questi risultati hanno diverse implicazioni per chi pratica l’EFT. Tra queste figurano la necessità di proseguire la formazione e di avvalersi di supervisione/consulenza continuativa, di esplorare la propria identità sessuale e di genere e di sviluppare consapevolezza e comprensione dell’impatto dello stress da minoranza, compresa la capacità di seguirne le implicazioni sia intrapsichiche sia interpersonali, di collegare i fattori di stress prossimali e distali ai modelli operativi interni di sé e degli altri e di comprendere come le esperienze di stigma e discriminazione influiscano sulle strategie di espressione e soppressione emotiva. Sviluppare queste competenze può richiedere una pratica deliberata, man mano che chi pratica la terapia acquisisce le conoscenze e la consapevolezza necessarie per proporre l’EFT in un modo adatto ai bisogni delle relazioni SS/SG. Queste raccomandazioni sono in linea con i risultati di Chow et al. (2015) sulla pratica deliberata e con le linee guida della SAMHSA (2016) per il lavoro con i gruppi marginalizzati.
Sebbene una parte della letteratura (per es., Gottman et al., 2003; Kurdek, 2004) tratti le relazioni SS/SG e le relazioni eterosessuali e cisgender (per es., di genere diverso) come simili, diverse linee guida (per es., American Psychological Association (APA) Task Force on Psychological Practice with Sexual and Gender Minority Persons, 2021; Goldberg & Allen, 2013) hanno descritto la necessità di interventi adattati ai bisogni specifici delle relazioni SS/SG. Molte di queste raccomandazioni sono in linea con le linee guida per l’adattamento dell’EFT proposte dal panel di persone esperte. Per esempio, sia Scott e Rhoades (2014) sia Green e Mitchell (2015) sottolineano la necessità che chi pratica la terapia conosca e affronti direttamente lo stress da minoranza e aiuti le persone in terapia a esplorare il sostegno della comunità e ad accedervi. Inoltre, Pentel et al. (2021), nell’unico studio che ha adattato sistematicamente un trattamento basato sulle evidenze (cioè la terapia di coppia cognitivo‐comportamentale) per coppie SS/SG di due donne, hanno delineato moduli come la discriminazione, la visibilità e la rivelazione, e la famiglia d’origine, tutti in linea con le linee guida sull’EFT elaborate nel presente studio. Inoltre, Whitton et al. (2018) hanno delineato linee guida per offrire programmi di educazione relazionale alle coppie SS/SG; queste raccomandazioni comprendono l’eliminazione del pregiudizio eterosessista, l’adattamento dei contenuti centrali alle esperienze comuni delle coppie SS/SG, l’offerta di contenuti nuovi pertinenti e l’attenzione ai pregiudizi del personale clinico. Le linee guida dell’APA sul lavoro con le minoranze sessuali e di genere raccomandano una presa in carico informata sul trauma, e Brown (2013) tratta il lavoro sia con le relazioni non monogame sia con la vergogna interiorizzata nella terapia di coppia con uomini gay.
La letteratura psicoterapeutica sulle relazioni SS/SG trascura spesso le questioni di razza, classe e genere (Addison & Coolhart, 2015), e ciò si riflette in parte nei nostri risultati. Il panel ha affrontato il modo in cui il genere incide sull’espressione emotiva e sul ciclo di interazione negativo; tuttavia, razza e classe sono state discusse poco. Le relazioni SS/SG hanno maggiori probabilità di essere interrazziali e di essere composte da persone di classi sociali diverse (Gates, 2014). Si tratta quindi di aspetti importanti da affrontare nella ricerca futura sull’EFT con le relazioni SS/SG.
Come in altri studi (per es., Mohr et al., 2013), una varietà di identità e di strutture relazionali è stata ricondotta all’etichetta di relazione SS/SG, il che limita la nostra possibilità di esplorare in profondità i modi in cui chi pratica la terapia adatta l’EFT quando lavora con persone in relazioni con identità di genere e di orientamento sessuale diverse. Inoltre, la letteratura sul metodo Delphi indica che un tasso di risposta di almeno il 70% garantisce l’affidabilità. Sebbene il nostro tasso medio di risposta sull’insieme delle fasi dello studio sia stato del 70%, nella fase due è sceso al 67,5%.
Inoltre, sebbene tutte le persone partecipanti soddisfacessero i criteri di inclusione, molte di loro (46,15%) hanno riferito che il lavoro con le relazioni SS/SG rappresentava solo il 5%–10% del proprio carico di casi. I risultati avrebbero potuto essere migliori se avessimo individuato e coinvolto più partecipanti con una quota maggiore di relazioni SS/SG tra i propri casi e con un’esperienza vissuta personale di relazioni SS/SG, poiché la ricerca suggerisce che le persone in terapia che si identificano come LGBTQ+ traggono beneficio da figure terapeutiche che ne condividono l’identità (Jones et al., 2003).
Le autovalutazioni della competenza nell’EFT e della competenza con le relazioni SS/SG sono risultate più basse del previsto. È possibile che, essendo l’EFT un modello difficile da apprendere (Allan et al., 2016), le persone partecipanti non sentano di padroneggiarlo pienamente. Inoltre, è possibile che, pur avendo una competenza specifica con le relazioni SS/SG, l’umiltà culturale impedisca alle persone del panel di definirsi esperte e/o che ritengano di avere ancora molto da imparare, dato che la letteratura sulle relazioni SS/SG è scarsa. Questi risultati vanno quindi considerati preliminari, e sono necessarie ulteriori ricerche per continuare a individuare buone pratiche di adattamento dell’EFT alle relazioni SS/SG, così da evitare che si perpetuino stereotipi e credenze popolari dannosi.
L’EFT affonda le sue radici nella scienza dell’attaccamento, che è stata applicata a relazioni e culture diverse. Tuttavia, la ricerca indica che le esperienze di attaccamento possono variare tra contesti socioculturali, il che rende necessario adattare i modelli basati sulle evidenze quando vengono applicati a popolazioni marginalizzate. Per contribuire alla letteratura sull’adattamento culturale, questo articolo ha presentato il primo studio sistematico degli adattamenti dell’EFT per le relazioni SS/SG elaborati da figure terapeutiche esperte di EFT. Queste linee guida indicano che chi pratica l’EFT con relazioni SS/SG dovrebbe compiere passi ulteriori, come formazione e supervisione aggiuntive, e integrare altri modi di lavorare, per operare con successo con le relazioni SS/SG. Inoltre, queste linee guida mostrano che chi lavora in terapia con relazioni SS/SG ritiene che le modifiche all’EFT debbano riguardare l’intero processo terapeutico, dalla modifica delle domande di valutazione all’integrazione dell’identità e del contesto socioculturale delle persone in terapia nel secondo stadio dell’EFT. Modificando l’EFT per tenere conto sia dell’identità sia del contesto socioculturale delle persone in terapia, chi pratica l’EFT può offrire una presa in carico culturalmente responsiva alle persone SS/SG che affrontano marginalizzazione e stress da minoranza. La ricerca futura dovrebbe concentrarsi sull’offrire un’analisi qualitativa approfondita dell’uso dell’EFT con le relazioni SS/SG e, più in generale, con le relazioni LGBTQ +, poiché la comprensione continua di questo tema e le successive iterazioni della ricerca approfondiranno e al tempo stesso amplieranno la comprensione dell’EFT con le popolazioni marginalizzate.
Complexe Systémique: punti chiave
Lo studio è una proposta metodologica tanto quanto un corpus di contenuti. Nella sostanza, riprende un gesto sistemico familiare: ricollocare il ciclo della coppia nel suo contesto. Riformulare il problema come ciclo non basta quando una parte dell’insicurezza deriva dallo stigma, da leggi ostili o dal rifiuto familiare; le linee guida chiedono quindi che questo contesto sia incluso nella riformulazione stessa, e che l’occultamento o la diffidenza siano letti come adattamenti e non come resistenze. Diversi punti vanno oltre le coppie LGBTQ+: interrogare le proprie norme su che cosa sia una «relazione sana», usare le parole delle persone in terapia, non condividere tutto quando condividere ferirebbe. I limiti sono riconosciuti: un panel per metà eterosessuale, per il quale queste coppie rappresentano spesso solo il 5–10% dei casi seguiti, poco su razza e classe, e linee guida ancora da mettere alla prova nella clinica. Da leggere insieme a l’intervista a Nath Weber sul lavoro con le persone queer e neurodivergenti e a l’articolo dello stesso gruppo sull’EFT con le relazioni poliamorose.
Note dell’originale
Finanziamento Questo progetto è stato sostenuto in parte dall’Early Start Program del College of Social Science della Michigan State University.
Ringraziamenti. Ringraziamo le seguenti figure terapeutiche EFT che hanno fatto parte del nostro panel di persone esperte: Nancy Gardner, Ian Witter, Sara Lamb, Stephanie Mcadaan, Tanisha James, Kat Mindenhall, Laura Firestone, Karen MacKenzie, Pui Yan Lam, Rosa Khorshidi, Jennifer Fitzgerald, Jose Tapia, Andrea Medaris, Kieran O'Laughlin, Nick Marzo, Clare Rosoman e Matthew Harris.
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Traduzione non ufficiale in italiano di Developing guidelines on EFT for same‐sex/gender relationships: Recommendations from a Delphi study, di Caitlin Edwards, Andrea K. Wittenborn e Robert Allan, Family Process, vol. 64 (2025), doi: 10.1111/famp.13079, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabelle presentate come elenchi). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.
Traduzione non ufficiale dell’articolo originale «Developing guidelines on EFT for same‐sex/gender relationships: Recommendations from a Delphi study», pubblicato in Family Process (2025) con licenza CC BY 4.0. Tradotto e impaginato da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato all’inizio di questa pagina; fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Edwards, C., Wittenborn, A. K., e Allan, R. (2025). Developing guidelines on EFT for same‐sex/gender relationships: Recommendations from a Delphi study. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/developing-guidelines-on-eft-for-same-sex-gender-relationships-recommendations-from-a-delphi-study (Opera originale pubblicata nel 2025 in Family Process, 64(1) (2025); ripubblicata nel 2025 da Family Process, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/famp.13079)
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