Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Coppia

La relazione di coppia con un membro affetto da disturbo da deficit di attenzione e impulsività, con o senza iperattività (2a parte)

Se Lei o la persona con cui forma una coppia avete un ADHD, con iperattività o con prevalenza di disattenzione, ci sarà moto ondoso: l’impatto continuo, ripetuto e mutevole delle modalità di comportamento tipiche della persona che ne è affetta. In questa seconda parte, Estrella Joselevich illustra, con il caso di Carla e Roberto, ciò che la conferma della diagnosi cambia in una coppia e perché è importante distinguere ciò che dipende dai sintomi dell’ADHD da ciò che non ne dipende.

Autrice Estrella Joselevich, terapeuta familiare, docente di corsi post-laurea presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Buenos AiresPrima pubblicazione Perspectivas Sistémicas, n. 82, luglio-agosto 2004Traduzione Complexe Systémique, traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

Nota della redazione di Perspectivas Sistémicas

Il testo che segue è un estratto della seconda parte dell’articolo. La prima parte è stata pubblicata in Perspectivas Sistémicas n. 81, maggio-giugno 2004.

«Ma non c’è dubbio che le onde ci saranno. Lo sappia. Ne tenga conto.»

Estrella Joselevich

Il moto ondoso

Se Lei o la persona con cui forma una coppia avete un ADHD, sia con iperattività sia con prevalenza di disattenzione, ci sarà senza dubbio moto ondoso. Per moto ondoso intendiamo qui l’impatto continuo, ripetuto e mutevole delle modalità di comportamento tipiche della persona con ADHD. La qualità di queste onde dipenderà dal clima, dalla profondità dell’acqua, dalla costa, dai venti, dalle maree, dalle tempeste, dalla bonaccia, dalle catastrofi (terremoti, maremoti o altre), dai ghiacci galleggianti, dalla spiaggia di sabbia o di scogli, dalle piccole baie, dalle scogliere… E dipenderà anche da fenomeni artificiali, come il dragaggio dei canali, le scogliere frangiflutti, i moli, le rocce e le pietre collocate, la navigazione di vari tipi di imbarcazioni, la presenza di idrovolanti. Così, le onde saranno immense, minuscole, deboli, fortissime, regolari, alte o basse, disordinate, con quattro frangenti o con uno solo, si scontreranno tra loro oppure no, formeranno vortici oppure no, perché sono moltissimi gli aspetti che partecipano ed entrano in gioco. Qualcosa di simile accade con i segni dell’ADHD e le loro complessità.

Ma non c’è dubbio che le onde ci saranno. Lo sappia. Ne tenga conto.

Carla e Roberto

Vignetta clinica

Carla e Roberto si rivolgono a un centro specialistico per iniziativa di lui, dopo aver scoperto che uno dei loro figli ha un ADHD e aver notato una somiglianza con «tantissime cose che facevo io o che sono successe a me». E lui racconta di essere stato disattento per tutta la vita; ricorda che i suoi quaderni di scuola erano «decorati» di «Incompleto» scritto con la biro rossa, che prendeva sempre brutti voti, sanzioni per cattiva condotta (non accettava facilmente le regole, era irrequieto, fare i compiti era una lotta, dimenticava il materiale, commetteva errori stupidi). Conserva anche immagini di come, quando qualcosa gli piaceva o lo interessava molto, sì che ci si metteva, lo faceva o se lo ricordava. «Mi sono costruito una scarsa immagine di me stesso, a volte mi vedo un mezzo fallito».

Carla è stanca che Roberto sia sempre «nel suo mondo», che sia impulsivo:

«Decide all’improvviso e da solo, non mi ascolta nemmeno e, a dire il vero, per le faccende di casa è lo stesso stare da sola o con lui; non rispetta gli orari, è sempre in ritardo, si impegna a occuparsi di cose di casa, le comincia e le lascia a metà e passa a occuparsi di qualcosa che gli interessa di più; sembra sempre che dia retta solo all’ultima cosa che gli passa sotto il naso». «Ormai credo, ne sono convinta, di non importargli. Prima credevo che mi amasse, adesso no, anche se lui dice di sì, che mi ama». Carla sente che lui non è davvero presente, in contatto con lei, anche quando c’è; si dedica costantemente a qualcosa che lo attrae sul momento, si occupa solo di ciò che piace a lui e salta da una cosa all’altra.

«Non posso contare su di lui per le faccende, l’organizzazione, l’essere responsabile. È piuttosto come un figlio in più: dà da fare. Se mi arrabbio, va nel panico e ci si mette, altrimenti rimanda. È una brava persona, ho cercato di aiutarlo, ma io non sono fatta per questo, o a lui non serve. Così non va».

Dopo una valutazione ampia, la consulenza specialistica ha rilevato sintomi intensi che indicavano un ADHD grave, oltre a tendenze ansiose.

Restituire la diagnosi, distinguere i circuiti

Sorgono subito le questioni relative alla restituzione di questa impressione diagnostica: come farla, e se farla a entrambi i membri della coppia contemporaneamente, sono alcuni dei dubbi da risolvere in ogni consultazione. Ricevere la conferma di una diagnosi di ADHD produce di solito un forte effetto sulla persona, con tutta una revisione della propria storia e della propria identità. È per questo motivo che di solito si sceglie di proporre due o tre colloqui individuali, oltre a mantenere quelli di coppia. Al tempo stesso è indispensabile che entrambi riconoscano e tengano d’occhio gli schemi disfunzionali, le interazioni deficitarie alimentate dai sintomi di base dell’ADHD. Questo è fondamentale per poter collegare gli esiti negativi di certe interrelazioni o di certi eventi alle condotte sintomatiche tipiche dell’ADHD, invece di supporre cose come: «non gli importa», «non mi ama», «è egoista» o «ce l’ha con me». La conoscenza e il contatto affettivo permetteranno alla coppia di valutare i fatti a partire da nozioni più chiare ed equilibrate, e contribuiranno a migliori avvicinamenti e alla fluidità degli affetti.

Supporre

«Non gli importo», «non mi ama», «è egoista», «ce l’ha con me».

Collegare ai sintomi

Riconoscere le interazioni deficitarie alimentate dall’ADHD, per valutare i fatti a partire da nozioni più chiare ed equilibrate.

Entrambi i membri della coppia individueranno anche altri focolai di problemi individuali non collegati ai sintomi dell’ADHD. Certo (e per fortuna!) questi non sono tutto: a ciascuno capitano molte altre cose ed è opportuno cercare di distinguere i fenomeni. Per questo incoraggiamo le coppie a relativizzare questi deficit, poiché non descrivono un assoluto unico né sono l’unica fonte di turbamento. In realtà ogni legame costituisce un funzionamento unico di modalità o di conflitti, ogni relazione è una forma di combinazione singolare. Eppure non è poco poter discriminare almeno una parte dei tanti conflitti che una coppia può subire!

E se l’ADHD non è la cosa più grave che possa capitare, non riconoscere questo disturbo comporterà maggiori difficoltà. È quindi estremamente importante distinguere almeno questi circuiti di problemi per raggiungere un benessere maggiore. Naturalmente questo riconoscimento non sarà la panacea universale che risolve tutto per magia, ma offrirà un aiuto prezioso per aprire nuove strade e potrà aiutare a evitare conflitti gravi…

Nota della redazione

L’estratto pubblicato dalla rivista si interrompe qui, alle soglie della sezione successiva dell’articolo, intitolata «Com’è e che cosa apporta ciascun membro della coppia…».

Chi è Estrella Joselevich

Estrella Joselevich, psicologa, è terapeuta familiare e docente responsabile di corsi post-laurea presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Buenos Aires (1995-2004). Ha partecipato a una ricerca congiunta con l’Università della California (Stati Uniti, 2000-2003) sulla «valutazione clinica dell’ADHD nell’adulto». Ha tenuto seminari sulla sindrome da deficit di attenzione e iperattività in Argentina e all’estero. È stata coautrice e curatrice del volume Síndrome de falta de atención con y sin hiperactividad en niños, adolescentes y adultos (Paidós, 2000) ed è autrice di Mejorando su calidad de vida (Paidós, in corso di stampa). Contatto: estrellaj@arnet.com.ar.

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale, realizzata dallo spagnolo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, di «La relación de pareja con un miembro con síndrome de déficit de atención e impulsividad, ya sea con o sin hiperactividad (2ª parte)», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, n. 82, luglio-agosto 2004). Tradotto e ripubblicato con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Joselevich, E. (2022). La relation de couple avec un partenaire présentant un trouble du déficit de l’attention, avec ou sans hyperactivité (2e partie) (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/la-relation-de-couple-avec-un-partenaire-presentant-un-trouble-du-deficit-de-l-attention-2e-partie (Opera originale pubblicata nel 2004 in Perspectivas Sistémicas, n. 82, luglio-agosto 2004; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/07/19/la-relacion-de-pareja-con-un-miembro-con-sindrome-de-deficit-de-atencion-e-impulsividad-ya-sea-con-o-sin-hiperactividad-2/)

Per approfondire

Confronto

Commenti 0

Effettuare l'accesso per partecipare alla discussione. Accedi

  1. Ancora nessun commento. Il primo può essere il suo.

Carrello

Il tuo carrello è vuoto.