Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dal francese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Letture d’estate

Sei libri da infilare in borsa quest’estate (per chi fa terapia)

L’estate è un momento strano per chi esercita una professione di aiuto. Le sedute diminuiscono, le istituzioni girano a regime ridotto e qualcosa in noi esita tra due tentazioni: staccare del tutto, oppure continuare a nutrire ciò che costituisce il cuore del nostro mestiere, ma in un altro modo. Senza cartelle, senza crediti formativi da ottenere, senza obblighi. È proprio qui che la lettura estiva acquista tutto il suo senso.

Ecco sei libri per quest’estate. Tre che parlano direttamente del nostro mestiere, uno che interroga la nostra epoca e due che non hanno nulla a che vedere con la terapia. Almeno in apparenza.

Il nostro mestiere

Pierre Bordaberry · Frédérique Allimann con Guy Ausloos · Vincent de Gaulejac

La nostra epoca

Serge Tisseron

La letteratura

Albert Camus · John Williams

Ça ne sera plus toi la victime, di Pierre Bordaberry

Pierre Bordaberry, che molte persone conoscono con il nome di Psykocouac, fa parte di chi fa divulgazione prendendo sul serio il proprio pubblico. Il suo libro affronta una questione che incontriamo ogni settimana in seduta: come uscire dalla posizione di vittima senza per questo negare ciò che si è subito.

Se si insiste troppo sull’uscita, si scivola nell’ingiunzione alla resilienza, quella forma educata di violenza che chiede alle persone di stare meglio per il comodo degli altri. Se si insiste troppo sullo statuto di vittima, si fissa la persona in un’identità che la espropria della sua capacità di agire. Pierre tiene insieme i due capi, ed è questo che rende il libro prezioso per noi: offre appigli per accompagnare quel movimento delicato in cui qualcuno smette di definirsi per ciò che gli è stato fatto.

In un’ottica sistemica, il pensiero va naturalmente ai giochi relazionali che tengono ogni persona al proprio posto, vittima compresa. Una lettura che dialoga molto bene con i nostri modelli.

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En écoutant Guy Ausloos, di Frédérique Allimann

Guy Ausloos è una di quelle figure di cui una sola frase può riorganizzare un’intera pratica.

«La famiglia può porsi soltanto i problemi che è in grado di risolvere»

Guy Ausloos

Quante persone del nostro mestiere hanno costruito la propria postura clinica attorno a questa idea?

Il libro di Frédérique Allimann ha qualcosa di un accompagnamento tra pari. Vi si ascolta Ausloos pensare e si ritrova ciò che rende singolare la sua voce nel campo sistemico: la fiducia radicale nella competenza delle famiglie, il rifiuto della postura esperta che saprebbe meglio delle persone che cosa è bene per loro, l’attenzione all’informazione pertinente piuttosto che all’informazione esaustiva.

È una lettura che riposa ed esige al tempo stesso. Riposa perché Ausloos ci autorizza a non portare tutto sulle nostre spalle. Esige perché ci ricorda che questa leggerezza apparente richiede un rigore clinico considerevole. Fidarsi del sistema non significa non fare nulla. Significa fare altro.

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La thérapie en société, a cura di Vincent de Gaulejac

Non si cura mai nel vuoto. Le sofferenze che arrivano nei nostri studi sono intessute di sociale: precarietà, management patogeno, ingiunzioni alla performance, solitudini contemporanee. Fare come se tutto si giocasse nella psiche individuale o nelle sole interazioni familiari significa amputare la lettura.

Vincent de Gaulejac, figura della sociologia clinica, riunisce qui contributi che interrogano il posto della terapia nel corpo sociale. Che cosa dicono le nostre pratiche della nostra epoca? Che cosa facciamo, collettivamente, quando individualizziamo sofferenze che hanno cause strutturali?

In un’ottica sistemica, questa lettura prolunga in modo naturale un gesto che ci è familiare: allargare la cornice. Abbiamo imparato a passare dall’individuo alla famiglia. Questo libro ci invita a proseguire il movimento, dalla famiglia alla società. Vertiginoso, talvolta scomodo, ma necessario.

Chi fa terapia senza mai pensare il sociale finisce per fargli da toppa.

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Machines maternelles, di Serge Tisseron

Serge Tisseron osserva da anni il nostro rapporto con gli schermi e con le macchine, senza catastrofismo né ingenuità, il che è già raro. Con questo libro affronta un fenomeno che vediamo emergere nelle nostre sedute: macchine concepite per prendersi cura di noi, ascoltarci, rassicurarci. Macchine che occupano una funzione materna.

La questione non è più sapere se la gente parlerà dei propri stati d’animo con intelligenze artificiali. Lo fa già, in modo massiccio. La questione è capire che cosa si gioca in questo legame: che cos’è una presenza che non si stanca mai, non giudica mai, non chiede nulla in cambio? Che cosa fa tutto questo alla nostra capacità di sopportare l’alterità reale, quella che resiste, che delude, che ha i propri bisogni?

Per chi fa terapia, è una lettura strategica. Le persone che seguiamo arrivano con questi usi e talvolta con questi attaccamenti. Meglio averci riflettuto prima che ne parlino in seduta.

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L’homme révolté, di Albert Camus

Lasciamo il campo professionale. O quasi.

Camus pubblica L’homme révolté nel 1951, e il libro gli costa una rottura definitiva con Sartre. La sua tesi sta in poche parole: la rivolta è ciò che fonda la nostra comune umanità, «mi rivolto, dunque siamo». Ma ogni rivolta porta in sé il rischio di rovesciarsi nel suo contrario, di giustificare in nome della liberazione nuovi orrori. Da qui l’esigenza della misura, parola così poco spettacolare e così difficile da mantenere.

Perché leggerlo quando si fa terapia? Perché lavoriamo ogni giorno con delle rivolte. Quella di chi è adolescente contro la propria famiglia, quella di chi consulta contro il proprio sintomo, quella delle famiglie contro le istituzioni. E sappiamo per esperienza ciò che Camus formula filosoficamente: una rivolta che non trova la propria misura distrugge ciò che voleva salvare. Il sintomo stesso è spesso una rivolta finita male, una protesta diventata prigione.

Camus si legge lentamente, e l’estate si presta. E la sua prosa, asciutta e luminosa, ripulisce da ogni gergo.

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Stoner, di John Williams

E per finire, un romanzo. Pubblicato nel 1965, ignorato per decenni, riscoperto con fervore: Stoner racconta la vita di William Stoner, professore di letteratura in un’università del Missouri. Una vita senza splendore. Un matrimonio fallito, una carriera ostacolata, gioie rare e discrete.

Non succede niente, e succede tutto. Williams compie il prodigio di rendere sconvolgente un’esistenza che il mondo definirebbe insignificante. Guarda il suo personaggio con un’attenzione così precisa, così priva di giudizio, che ogni piccolo evento acquista il peso di un destino.

Se questo sguardo Le ricorda qualcosa, è normale. È esattamente quello che cerchiamo di rivolgere alle persone che accogliamo: un’attenzione che non gerarchizza le vite, che non trova nessuna esistenza troppo ordinaria per meritare di essere raccontata. Stoner è forse, senza volerlo, uno dei libri più belli che esistano sulla postura clinica. Se ne esce con una tenerezza rinnovata per le vite minuscole. In altre parole, per tutte le vite.

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Leggere per lasciar lavorare

Sei libri, tre territori: il nostro mestiere, la nostra epoca, la letteratura. Se ne potrebbe leggere uno solo. Si potrebbero anche leggere in disordine, abbandonarne uno a metà, tornare a un altro a settembre.

Per approfondire

Buona estate e buone letture.

Ciò che conta è il gesto: continuare a lasciarsi spostare. Il nostro strumento di lavoro siamo noi. Non le nostre tecniche, non le nostre griglie di lettura: noi. E questo strumento non si affina soltanto in formazione. Si affina nell’incontro con pensieri che resistono, frasi che restano, personaggi che ci guardano a lungo dopo che abbiamo richiuso il libro.

Come citare questo articolo

Besse, J. (2026, 18 luglio). Six livres à glisser dans votre sac cet été (quand on est thérapeute). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/six-livres-a-glisser-dans-votre-sac-cet-ete-quand-on-est-therapeute

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