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Journal of Family Theory & Review · Famiglia
Perché i pasti condivisi, i compleanni e le feste fanno bene alle famiglie? Carla Crespo, della Facoltà di Psicologia dell’Università di Lisbona, ripercorre 75 anni di ricerca e propone un modello sistemico «a spirale»: sicurezza e identità rendono possibili i rituali, e i rituali, a loro volta, alimentano la coesione familiare, il senso di competenza della coppia e dei genitori e l’appartenenza di ciascun membro.
Traduzione non ufficiale in italiano di Theorizing Family Rituals: A Family Systems Model, di Carla Crespo, pubblicato in Journal of Family Theory & Review (Wiley) (2026), doi: 10.1111/jftr.70032, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
I rituali familiari non sono formule magiche che, per il solo fatto di essere messe in atto, producono automaticamente esiti positivi per le famiglie e per i loro membri.
Carla Crespo
Abstract
I rituali familiari sono eventi universali e spontanei che le famiglie di tutto il mondo mettono in atto. Il significato associato ai rituali familiari può portare grandi benefici alle persone e alle famiglie. Un solido corpus di ricerche, unito a sviluppi teorici tuttora in corso, ha fatto sì che i rituali familiari diventassero un costrutto consolidato nell’ambito delle scienze della famiglia. In questo articolo riprendo i principali contributi teorici del passato e propongo un nuovo modello teorico di medio raggio dei rituali familiari, fondato sulla teoria dei sistemi familiari. Il modello individua nella sicurezza e nell’identità i mattoni per la costruzione di rituali familiari significativi e i processi generali attraverso i quali il significato di questi eventi si associa a esiti di salute e di benessere a tre diversi livelli sistemici. La coesione familiare, l’efficacia relazionale percepita e il senso di appartenenza sono concettualizzati come tre ulteriori processi specifici che collegano il significato dei rituali familiari a esiti migliori per le famiglie, le coppie e i genitori e le singole persone. In conclusione, rifletto sui possibili contributi del modello allo sviluppo ulteriore della teoria e della ricerca.
I rituali familiari sono al centro dell’esperienza umana di far parte di una famiglia. Sedersi a tavola insieme, riunirsi per i compleanni e le feste annuali, essere attesi nelle grandi occasioni che segnano i passaggi del ciclo di vita, come i matrimoni e i funerali, sono esperienze che i membri della famiglia condividono in tutte le culture. Pur essendo universali, i rituali familiari sono anche idiosincratici, poiché il modo in cui ciascuna famiglia li mette in atto rispecchia l’interazione unica tra la sua identità di gruppo e i più ampi sistemi culturali e sociali in cui è inserita. In breve, i rituali familiari sono eventi speciali dotati di un significato simbolico condiviso dall’intera famiglia (Fiese 2006). I rituali significativi sono considerati una risorsa importante per le famiglie in generale, nonché fattori di protezione per l’adattamento individuale e familiare, poiché offrono stabilità nei periodi di stress (Fiese et al. 2002).
Il primo studio completo sui rituali familiari fu pubblicato da Bossard e Boll (1950). Da allora, i rituali familiari, come campo di studio all’interno delle scienze della famiglia, hanno conosciuto una grande fioritura. Tra le pietre miliari teoriche di questo campo specifico figurano la tipologia dei rituali proposta da Steve Wolin e Linda Bennett (Wolin e Bennett 1984), l’ampio lavoro di Evan Imber-Black, Janine Roberts e Richard Whiting (Imber-Black et al. 1988) sulle funzioni e le caratteristiche sia dei rituali familiari spontanei sia dei rituali terapeutici, e la distinzione di Barbara Fiese (2006) tra routine e rituali, insieme alla sua concettualizzazione del ruolo dei rituali nella promozione della salute familiare. Questi lavori si sono occupati anche del percorso evolutivo dei rituali lungo il ciclo di vita individuale e familiare, mostrando come questi eventi fossero plasmati dal più ampio contesto ecologico della famiglia. Mentre le prime ricerche su questo tema erano prevalentemente qualitative (ad esempio attraverso autobiografie, interviste e resoconti clinici), la pubblicazione di uno strumento self-report sul significato dei rituali familiari, il Family Ritual Questionnaire (Fiese e Kline 1993), ha favorito la diffusione di studi con approcci quantitativi e a metodi misti. Oggi un consistente corpus di ricerche sostiene l’idea che i rituali familiari significativi siano associati a esiti chiave di salute e benessere per l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta e le famiglie nel loro insieme (Crespo et al. 2013; Fiese et al. 2002).
Di recente, la pandemia di Covid-19 ha suscitato un rinnovato interesse per i rituali familiari. Questo grande evento mondiale ha portato a restrizioni sugli assembramenti e sugli incontri di persona. In quel periodo, in molte parti del mondo, le norme governative hanno impedito lo svolgimento di rituali familiari come la visita settimanale ai nonni per il pranzo, la festa di compleanno o la riunione della famiglia allargata per Natale o Hanukkah (Crespo e Relvas 2024). La perdita dei rituali familiari è stata particolarmente dolorosa per i riti che segnano i passaggi del ciclo di vita: l’impossibilità di essere presenti, o l’esperienza di trovarsi in solitudine al funerale di una persona cara, o l’impossibilità di organizzare una commemorazione, sono state vissute da alcune persone come un’esperienza traumatica (ad es. Mondal 2024). Tuttavia, come ha osservato Imber-Black (2020), «durante il COVID-19 i rituali si sono piegati ma non si sono spezzati» (p. 10). I vecchi rituali sono stati adattati alle nuove circostanze (ad esempio, riunioni di famiglia e compleanni sono stati reinventati online) e ne sono stati creati di nuovi, molti dei quali nell’ambito idiosincratico di ciascuna famiglia, come l’esempio della passeggiata in pigiama nel quartiere la vigilia di Natale descritto da Shelkey (2024). Il diffuso equivoco secondo cui le famiglie moderne avrebbero superato i rituali, considerandoli vestigia del passato, è stato messo in discussione. La sopravvivenza dei rituali familiari di fronte al contesto avverso della pandemia è stata un indicatore sia della resilienza creativa delle famiglie sia della loro forte motivazione a preservare questi eventi simbolici.
Il contesto sociale attuale, unito a un campo di studio maturo ma eterogeneo, sollecita nuovi sforzi di teorizzazione dei rituali familiari. Quattro ragioni principali giustificano la necessità di riprendere la teoria dei rituali familiari. In primo luogo, la ricerca empirica sui rituali familiari, come altri ambiti delle scienze della famiglia, non sempre è stata saldamente ancorata alla teoria. Benché la ricerca abbia costantemente messo in luce i benefici e le condizioni essenziali per lo sviluppo di rituali familiari significativi, una parte di questi lavori è stata ateorica o insufficientemente teorica, il che indica la mancanza di modelli dettagliati capaci, accanto ai lavori fondativi, di orientare in modo deduttivo la concettualizzazione di nuove ricerche (Adamsons e Crossman 2022). In secondo luogo, questo corpus di ricerche in crescita ha prodotto nuove conoscenze in grado di contribuire induttivamente allo sviluppo della teoria dei rituali familiari. In terzo luogo, vi è un argomento pragmatico: le scienze della famiglia sono intrinsecamente applicate e le loro teorie devono essere pertinenti per orientare gli interventi e le politiche rivolte alle famiglie contemporanee. Daly (2003) ha osservato in modo incisivo che le teorie sulla famiglia «si sono allontanate da ciò che le famiglie fanno realmente» (p. 773). Nell’intento di elaborare teorie pertinenti che riflettano la realtà quotidiana (Daly 2003), sostengo che concentrarsi sui rituali familiari possa aiutare a raggiungere tali obiettivi. I rituali fanno parte della vita familiare di ogni giorno, sono facilmente individuabili nei racconti sulla vita in famiglia di persone di ogni età, dall’infanzia all’età adulta, e l’investimento emotivo in questi eventi, nonostante i ritmi frenetici della vita contemporanea, ne attesta la rilevanza (Fiese 2006). Infine, i rituali familiari riguardano la famiglia come gruppo; si collocano cioè, dal punto di vista sistemico, al livello della famiglia intera. In virtù della proprietà di totalità del sistema, qualsiasi cambiamento dell’intero sistema si ripercuote sulle sue parti, e viceversa. Per i rituali familiari, ciò significa che queste interazioni di gruppo influenzano l’adattamento della diade coniugale e genitoriale, così come quello delle singole persone, e sono al tempo stesso influenzate dal funzionamento dei sottosistemi e dalle caratteristiche individuali dei membri della famiglia (Fiese et al. 2002). Sebbene la fitta rete di relazioni all’interno dei sistemi familiari sia stata riconosciuta da chi si è occupato del tema in precedenza, nessun modello specifico la affronta attualmente in modo dettagliato.
Assumendo la teoria dei sistemi familiari come principale bussola teorica e basandomi sui lavori fondativi di Imber-Black et al. (1988) e di Fiese (2006) sui rituali familiari, nonché su un’ampia panoramica della ricerca empirica sui rituali familiari, propongo un approccio teorico di medio raggio ai rituali familiari. Comincio esaminando il costrutto di rituale familiare, compresi la sua definizione, la sua tipologia e le sue funzioni principali per le persone e le famiglie. Presento poi in dettaglio un modello dei rituali familiari.
I rituali si ritrovano nella maggior parte dei gruppi umani, dalla società più ampia alle relazioni diadiche. I rituali sono anzi così essenziali al mantenimento dei legami sociali che, ovunque vi sia un gruppo umano, vi è quasi certamente un rituale. Sebbene lo studio scientifico dei rituali sia nato in seno all’antropologia, concentrandosi inizialmente sui rituali collettivi dei gruppi sociali, è diventato rapidamente interdisciplinare e ha ampliato il proprio campo a partire dalla seconda metà del XX secolo (Fiese 2006). Oggi la ricerca sui rituali è vastissima: va dagli studi che osservano i processi di gruppo associati ai cambiamenti in eventi sociali di più ampia portata, come i rituali successivi agli attentati terroristici a Oslo e in Francia (Baele e Balzacq 2022), agli studi che esaminano i processi psicologici individuali implicati nei rituali (Hobson et al. 2018). Gli approcci allo studio dei rituali si possono distinguere in base al pubblico (quale gruppo esegue e condivide un determinato rituale o insieme di rituali?) e al livello di analisi considerato (chi contribuisce a un rituale o a un insieme di rituali e ne è influenzato?). Il focus di questo articolo si colloca, in termini sistemici, al livello intermedio e riguarda specificamente i rituali in cui si impegnano le famiglie, intese come gruppo eterogeneo. Quanto al livello di analisi, esso comprende le singole persone, le coppie e i genitori e la famiglia intera, ed esamina in che modo i rituali familiari influenzano queste persone e questi gruppi.
I rituali familiari possono essere definiti brevemente come eventi speciali dotati di un significato simbolico condiviso dall’intera famiglia (Fiese 2006). I tre elementi chiave di questa definizione spiegano perché i rituali siano speciali, simbolici e legati alla famiglia intera. In primo luogo, la natura speciale dei rituali familiari rimanda all’idea che, come tutti i rituali, quelli in cui si impegnano le famiglie sono momenti significativi che offrono una pausa nel flusso della vita ordinaria. L’attesa svolge un ruolo importante: il tempo che precede i rituali è un tempo di preparazione e di pianificazione, che contribuisce a ridurre l’ansia e l’incertezza. Diversi studiosi e studiose hanno rilevato un cambiamento nella percezione soggettiva del tempo durante i rituali. Il tempo, inteso come successione di momenti fugaci, viene sospeso e acquista significato all’interno della narrazione del gruppo, consentendo di fermarsi e di indugiare (Byung-Chul 2020); come ha felicemente descritto Grimes (1982), i rituali sono un «tempo tra i tempi» (p. 85). Questi eventi costituiscono punti di riferimento temporali per la famiglia, sia secondo il calendario culturale definito dall’esterno (ad es. il Ramadan, il Natale) sia secondo il calendario interno proprio di ciascuna famiglia (ad es. i compleanni dei suoi membri, le date di riunione che una famiglia allargata prepara ogni anno o le gite del fine settimana in un luogo prediletto). La particolare rilevanza del tempo del rituale è resa possibile dalla presenza di simboli, unità di significato legate a oggetti o a interazioni.
In secondo luogo, fin dalle sue radici antropologiche, il costrutto di rituale ha incluso il simbolo come caratteristica al tempo stesso essenziale e distintiva. Turner (1967) ha concettualizzato il simbolo come la più piccola unità dei rituali, mentre Myerhoff (1977) ha sostenuto che è l’uso dei simboli a distinguere i rituali dalle semplici abitudini o usanze. La necessità di un codice per comprendere e interpretare pienamente ciò che accade in un rituale familiare rispecchia l’unicità dell’identità di quel gruppo: i membri della famiglia, in quanto persone interne, hanno accesso condiviso ai simboli e comprendono che cosa significano per la famiglia. Inoltre, i simboli sono utili per contenere le contraddizioni, il che fa dei rituali modalità privilegiate per segnare le transizioni, come i passaggi del ciclo di vita, durante i quali sono prevedibili periodi di ambivalenza legati all’abbandono di vecchi ruoli e realtà e all’acquisizione di nuovi.
In terzo luogo, i rituali coinvolgono tutti i membri della famiglia, ma il grado di partecipazione e i significati loro attribuiti possono variare (Roberts 1988) a seconda della fase evolutiva, del genere o della generazione di ciascun membro. Sebbene un rituale familiare sia messo in atto dal gruppo, il ruolo e l’esperienza vissuta di quell’evento sono specifici a seconda che si tratti dell’infanzia, dell’adolescenza o delle persone adulte della generazione di mezzo, in particolare per le donne, spesso considerate le custodi dei legami familiari (kinkeepers) e di questi eventi (Leach e Braithwaite 1996).
Al di là dei tre elementi della definizione proposta (Fiese et al. 1993), un’altra caratteristica importante dei rituali è la loro natura dinamica. Sebbene i rituali siano noti per la loro capacità di offrire stabilità, non sono mai semplice ripetizione. I rituali sono atti simbolici che coevolvono con lo sviluppo delle persone e delle famiglie (Roberts 1988). È la flessibilità nei confronti dei rituali a garantire che questi eventi rimangano significativi e benefici. Un modo per comprendere come i rituali familiari cambino e al tempo stesso restino saldi consiste nel riconoscerne le parti aperte e le parti chiuse (Roberts 1988; van der Hart 1983). Le parti aperte sono gli elementi che si possono modificare senza che il rituale perda il suo significato simbolico: consentono la fluidità e l’adattamento necessari perché il rituale evolva. Le parti chiuse, al contrario, sono gli elementi che devono rimanere invariati; modificarle renderebbe il rituale vuoto, privo del suo significato simbolico. Le parti chiuse forniscono la struttura e gli elementi chiave che permettono la continuità del significato nel tempo, e talvolta attraverso le generazioni.
La percezione di che cosa costituisca le parti aperte e le parti chiuse varia da una famiglia all’altra e talvolta, perfino all’interno di una stessa famiglia, le percezioni individuali possono divergere. Per esempio, mentre una famiglia può celebrare il Natale ogni anno in una casa diversa della famiglia (parte aperta), può insistere nel mantenere un dolce tradizionale preparato secondo una vecchia ricetta per preservare il senso del Natale (parte chiusa). In un’altra famiglia, tutti possono concordare sul fatto che il Natale vada trascorso a casa dei nonni (parte chiusa), ma essere più flessibili sui piatti da servire (parte aperta). Una storia che mi è stata raccontata riguardava una famiglia in cui, a ogni compleanno, qualcuno spiaccicava una torta in faccia alla persona festeggiata, una pratica nota in Messico come «la mordida». Col tempo, a causa di conseguenze indesiderate, la famiglia decise di abbandonare questa usanza. Tuttavia, quando una ragazza della famiglia compì 17 anni e nessuno rispettò la tradizione familiare, decise di farlo da sé. Per questa adolescente, il gesto simbolico di spiaccicare la torta era una parte chiusa del rituale di compleanno della sua famiglia, a cui non era pronta a rinunciare. L’equilibrio tra parti aperte e parti chiuse dei rituali varia da una famiglia all’altra, riflettendo i diversi modi in cui le famiglie si rapportano alla ritualizzazione. Mentre alcune famiglie scelgono di mantenere una struttura stabile, privilegiando la prevedibilità (predominanza delle parti chiuse), altre possono propendere per l’innovazione e l’integrazione di nuovi significati (predominanza delle parti aperte).
I rituali familiari coprono un’ampia gamma di eventi della vita familiare. Una tipologia ben nota dei rituali familiari è quella proposta da Wolin e Bennett (1984), che comprende tre categorie: le celebrazioni familiari, le tradizioni familiari e le interazioni familiari strutturate. Le celebrazioni familiari includono i rituali che segnano i passaggi del ciclo di vita, come matrimoni, funerali, battesimi e rituali legati alla nascita (ad es. l’Aqidah nella comunità musulmana e la chhati nelle famiglie indù), così come i bar mitzvah, le lauree e le celebrazioni annuali legate a festività religiose (ad es. Natale, Hanukkah, Pasqua, Ramadan, feste religiose) o laiche (ad es. i festeggiamenti di Capodanno e le feste nazionali). Le tradizioni familiari sono più specifiche di ciascuna famiglia e possono includere le vacanze estive in un luogo abituale o vissute in un modo particolare (per esempio vacanze in famiglia all’insegna dell’avventura, delle esperienze culturali o del divertimento), i compleanni e gli anniversari, e le riunioni di famiglia con cibi, danze e musiche speciali. Le interazioni strutturate sono i rituali messi in atto con maggiore frequenza, come i pasti, i momenti della buonanotte con i figli, con elementi specifici come una storia o una canzone particolare, e le attività di svago la sera o nel fine settimana, che si ripetono e hanno un significato condiviso per la famiglia.
Questa tipologia implica un continuum: passando dalle celebrazioni familiari alle tradizioni e poi alle interazioni strutturate, i rituali diventano più frequenti, meno formali, meno influenzati dalle norme culturali, più idiosincratici, e coinvolgono meno persone esterne al nucleo familiare. Wolin e Bennett (1984) hanno osservato che le famiglie variano nel loro impegno verso i rituali in generale, e anche rispetto ai diversi tipi di rituali: alcune famiglie investono di più nelle celebrazioni o nelle tradizioni familiari, mentre altre privilegiano le interazioni strutturate. Sebbene Wolin e Bennett abbiano collocato nella stessa categoria i rituali legati ai riti di passaggio e le celebrazioni annuali, i rituali che segnano i passaggi del ciclo di vita sono unici (Roberts 1988). Durante queste transizioni, nel sistema familiare si producono cambiamenti di secondo ordine. Si tratta di cambiamenti profondi e duraturi all’interno del sistema stesso, che ne modificano le regole di fondo, le strutture di credenze e i modelli di interazione. Ciò li distingue dai cambiamenti di primo ordine, che comportano modifiche più superficiali e temporanee del comportamento (Watzlawick et al. 1974). I rituali che segnano i passaggi del ciclo di vita svolgono un ruolo particolarmente importante nella gestione delle emozioni intense e dell’ambivalenza che spesso caratterizzano i periodi di transizione, durante i quali le persone si adattano a nuovi ruoli e le famiglie si preparano a una nuova fase. Sia sul piano concettuale sia ai fini della ricerca futura, occorrerebbe distinguere i rituali del ciclo di vita familiare dalle celebrazioni familiari annuali.
Una distinzione concettuale fondamentale è quella tra rituali e routine (Fiese et al. 2002; Fiese 2006). Negli ambiti familiari come i pasti o le celebrazioni annuali sono presenti sia elementi rituali sia elementi di routine. Per esempio, mentre attività come fare la spesa, preparare i pasti e pulire sono routine, i simboli (ad es. la disposizione dei posti a tavola che rispecchia le relazioni familiari, o la storia di una vecchia decorazione natalizia collocata in cima all’albero) e i significati condivisi legati a questi eventi appartengono al dominio dei rituali. Benché routine e rituali siano entrambi aspetti vitali e intrecciati della vita familiare, sono distinti l’uno dall’altro. Fiese (2006) ha proposto di confrontare questi costrutti secondo le dimensioni della comunicazione, dell’impegno e della continuità.
Le routine implicano una comunicazione strumentale, caratterizzata da un linguaggio diretto, orientato all’azione e concentrato sui compiti da svolgere. La comunicazione rituale, al contrario, è simbolica e trasmette un messaggio su chi è la famiglia come gruppo. I rituali implicano un linguaggio stratificato e simbolico, che ricorre spesso al codice analogico non verbale (Palazzoli et al. 1977), mentre le routine seguono il codice digitale della comunicazione. A differenza delle routine, in cui i comportamenti sono legati causalmente agli esiti (ad es. si prepara da mangiare perché le persone hanno bisogno di nutrirsi), si ritiene che i rituali presentino un’opacità causale, ossia che i loro elementi costitutivi non siano chiaramente collegati agli esiti (Hobson et al. 2018; Nielsen et al. 2018). I rituali possono anche essere privi di uno scopo evidente, nel senso che una persona esterna può faticare a comprendere la ragione o la motivazione delle azioni (Nielsen et al. 2018). Senza il loro significato simbolico, pratiche come spegnere le luci prima di portare in tavola la torta di compleanno, o lasciare del cibo sulla tavola la vigilia di Natale per gli antenati defunti, usanza diffusa in alcune regioni del Portogallo, possono apparire arbitrarie, inutili e persino bizzarre.
In termini di impegno, le routine sono momentanee: si presta poca attenzione alla loro preparazione o al loro ricordo una volta concluse (Fiese 2006). I rituali, al contrario, implicano un impegno affettivo più duraturo, che si estende oltre la durata del rituale stesso. Questa espansione nel tempo si spiega con l’individuazione delle tre fasi dei rituali, un’altra eredità dello studio antropologico dei rituali che ha attraversato le discipline e resta attuale. In breve, la prima fase riguarda il processo di preparazione del rituale, la seconda l’evento vero e proprio e la terza l’integrazione riflessiva che avviene in seguito (come individuato da van Gennep (1960), citato in Roberts 1988). Queste tre fasi, descritte inizialmente per i riti di passaggio all’inizio del XX secolo, sono oggi più facilmente osservabili nei rituali che segnano importanti passaggi del ciclo di vita. Non solo questi rituali sono preparati in modo più evidente, ma le esperienze che offrono possono essere rievocate nella memoria a lungo dopo che gli eventi si sono svolti. Per esempio, un matrimonio può essere ricordato più volte attraverso fotografie, video e racconti tramandati ai membri più giovani della famiglia, specialmente in occasione degli anniversari. Allo stesso modo, l’esperienza del funerale di un membro della famiglia può essere rivissuta in future occasioni ritualizzate di perdita. Tuttavia, tutti i rituali, anche quelli quotidiani, implicano in una certa misura attesa e ricordo (Wolin e Bennett 1984).
Routine e rituali si possono distinguere anche in base alla loro continuità. Le routine si ripetono nel tempo in un modo che può essere osservato direttamente da persone esterne (Fiese 2006). I rituali, invece, comportano una ripetizione di natura simbolica che si estende attraverso le generazioni, collegando sia gli antenati sia chi non è ancora nato (Myerhoff 1984). I rituali facilitano la trasmissione dell’identità di gruppo, trasmettendo valori e idee sulla famiglia e sul suo rapporto con il mondo esterno (Wolin e Bennett 1984). A differenza di quanto avviene per le routine, i simboli e i significati di ciascuna famiglia sono interpretati esclusivamente dalle persone interne, i membri della famiglia. Ciò spiega perché trascorrere una festa, o anche solo consumare un pasto, con un’altra famiglia possa far sentire estranei: pur riconoscendo ciò che sta accadendo, possono esserci, per esempio, battute condivise, risate nervose o una disposizione particolare dei posti a tavola che chi non conosce le dinamiche interne della famiglia non è in grado di decifrare. I rituali sono considerati segni affidabili dell’appartenenza a un gruppo, poiché chi conosce le regole e i gesti si distingue facilmente da chi non li conosce (Wen et al. 2020).
Un esame superficiale di rituali e routine potrebbe portare a concludere erroneamente che i rituali siano importanti e benefici per il benessere familiare e individuale, mentre le routine sarebbero semplici compiti strumentali e monotoni, privi di rilevanza. La ricerca restituisce invece un quadro più complesso e meno dicotomico di queste dimensioni della vita familiare. I rituali, ma anche le routine, si sono dimostrati importanti promotori dell’adattamento individuale e familiare (si vedano le rassegne di Crespo et al. 2013 e Fiese et al. 2002). Sia le routine sia i rituali possono essere di sostegno oppure di disturbo, a seconda di come vengono messi in atto all’interno della famiglia (Fiese 2006). Nel caso specifico dei rituali, per alcune famiglie possono essere occasioni cariche di conflitti aperti o latenti, che suscitano ansia, tristezza o rabbia nei singoli membri. Sono numerosi i riferimenti, nel linguaggio comune, a rituali vissuti negativamente, come la malinconia delle feste o del Natale («holiday blues») o l’imbarazzo di certi pasti in famiglia. Anche la letteratura scientifica ha mostrato come gli eventi familiari possano essere occasioni di esclusione, di discriminazione e di esercizio del potere nelle relazioni familiari (ad es. Oswald 2002; Roberts 1988). Per esempio, decidere chi invitare agli eventi familiari (non invitare al tuo matrimonio la zia con cui avete rotto i rapporti), suggerire come comportarsi durante questi eventi (Tom, porta il tuo ragazzo ma fate finta di essere solo amici) e assegnare ruoli specifici e posti a tavola (sei ancora single, quindi puoi sederti con i bambini) può trasmettere messaggi potenti su chi è dentro o fuori dalla famiglia e su chi detiene il controllo. La comunicazione paradossale generata da messaggi ambigui, come gli ultimi due, sulle aspettative di partecipazione e di comportamento durante gli eventi familiari può creare situazioni di doppio legame, in cui non è possibile alcun esito positivo: o la persona rinuncia del tutto all’evento, oppure vi partecipa sentendo di non poterlo fare in un modo che abbia senso per lei. Durante questi eventi possono intensificarsi sia le emozioni positive sia quelle negative e, per alcune famiglie o in specifiche fasi del ciclo di vita familiare, le occasioni rituali possono, in determinate circostanze, diventare fonti di dolore. I rituali familiari non sono formule magiche che, per il solo fatto di essere messe in atto, producono automaticamente esiti positivi per le famiglie e per i loro membri. Per essere benefici, i rituali devono essere significativi e adattabili ai cambiamenti che si succedono nel ciclo di vita di una famiglia (Imber-Black 2020; Roberts 1988). La flessibilità delle famiglie nel costruire e rivedere i propri rituali ne garantisce la pertinenza nel tempo, man mano che nuovi membri entrano nella famiglia, che i figli crescono e che le persone cambiano posizione all’interno della struttura familiare.
Il modello sistemico a spirale dei rituali familiari è il risultato di un processo di teorizzazione che ha integrato approcci sia deduttivi sia induttivi alla comprensione dei rituali familiari (Adamsons e Crossman 2022) e della famiglia. La teoria dei sistemi familiari ha fornito il punto di partenza per collocare i rituali familiari all’interno del sistema familiare e per spiegare in modo deduttivo come i rituali significativi influenzino gli esiti e siano plasmati dalle dinamiche dei diversi livelli sistemici della famiglia (famiglia intera, coppie e/o genitori, singole persone). Inoltre, le proprietà del sistema (ad es. la circolarità) sono state utilizzate per spiegare il funzionamento del modello. Questa teoria più ampia è stata integrata da contributi teorici più specifici sui rituali familiari, in particolare quelli di Fiese et al. (2002), Fiese (2006), Imber-Black et al. (1988) e Imber-Black (2020). Una panoramica dei risultati della ricerca empirica sui rituali familiari ha contribuito induttivamente a fondare e ad ampliare i presupposti teorici. Un’ulteriore fonte induttiva è costituita da dati informali raccolti in un lungo periodo di ricerca sui rituali familiari, come aneddoti tratti dalla pratica clinica, storie condivise da chi studia con me e da colleghe e colleghi sui propri rituali familiari, e le mie osservazioni personali di questi eventi in diversi contesti culturali.
La definizione di rituale familiare alla base di questo modello è che i rituali familiari sono eventi familiari speciali, significativi perché veicolano un significato simbolico condiviso dall’intera famiglia (Fiese 2006). Le attività familiari, come le routine o altre attività che non possiedono questo significato simbolico condiviso, non sono considerate rituali familiari. Il significato dei rituali familiari varia a seconda delle persone e delle famiglie, e livelli più elevati di significato sono associati a esiti migliori (Fiese 2006). Nel contesto di questo modello, i rituali familiari sono concettualizzati anche dal punto di vista di un modello delle risorse (Imber-Black et al. 1988). I rituali sono risorse universali e spontanee che le famiglie mantengono, modificano e ricreano di generazione in generazione (Fiese 2006). Pur riconoscendo che i rituali possono, in circostanze particolari, essere occasioni stressanti che esacerbano conflitti aperti o latenti nelle relazioni familiari, l’attenzione si concentra qui principalmente sui rituali familiari come fonte di forza radicata nella famiglia. I rituali familiari significativi sono considerati risorse naturali benefiche che promuovono la salute e il benessere sia dei sistemi familiari sia dei singoli membri.
Il modello illustrato nella Figura 1 mostra anzitutto i mattoni costitutivi, ossia le condizioni necessarie perché una famiglia sviluppi rituali significativi (percorsi A e B). Illustra poi come i rituali familiari siano associati a esiti a livello della famiglia (percorso C), della coppia e dei genitori (percorso D) e della persona (percorso E). La previsione centrale di questo modello è che i rituali familiari significativi siano collegati a esiti di salute e di benessere a diversi livelli del sistema familiare. Nella Figura 1, questi legami sono rappresentati nella metà destra del modello. Inoltre, in modo circolare, le caratteristiche e le dinamiche dei diversi livelli del sistema familiare contribuiscono allo sviluppo e al mantenimento di rituali familiari significativi. Le associazioni che pongono i rituali come esiti sono rappresentate dalle linee tratteggiate sul lato sinistro. Il modello raffigura una catena circolare di influenze che si dispiega simultaneamente e continuamente nel tempo. Propongo pertanto di concettualizzare il modello come una spirale: il ruolo dei rituali, al tempo stesso predittori delle caratteristiche familiari e da esse influenzati, viene continuamente riconsiderato man mano che le famiglie mantengono la propria identità pur cambiando nel corso del tempo.

Tuttavia, per ragioni empiriche e teoriche, vengono presentati in dettaglio solo i percorsi raffigurati sul lato destro del modello, corrispondenti alla previsione centrale (cioè i rituali come antecedenti della salute e del benessere). La maggior parte della ricerca empirica sui rituali ha analizzato i rituali familiari come predittori di esiti diversi per le famiglie, le coppie e i genitori e le singole persone. Questo approccio è in linea con la teoria sui rituali, secondo cui i rituali svolgono funzioni importanti per le persone e per i gruppi. Da un punto di vista sistemico, i rituali si collocano al livello più ampio del sistema familiare; sono caratteristiche che restano stabili nella vita familiare e sono meno soggette a cambiamento rispetto a certe variabili relazionali (ad es. la soddisfazione relazionale, il burnout genitoriale) e agli esiti dell’adattamento individuale (ad es. i sintomi ansiosi e depressivi o la qualità della vita).
Questo modello individua nella sicurezza e nell’identità due componenti principali che spiegano i rituali familiari. La sicurezza può essere intesa, in senso lato, come un bisogno umano fondamentale di stabilità, di prevedibilità e di controllo sulla propria vita. La letteratura sui rituali ha ampiamente evidenziato come questi eventi contribuiscano a un senso generale di sicurezza (ad es. Baele e Balzacq 2022; Myerhoff 1977; Wolin e Bennett 1984). Poiché questo modello si concentra esplicitamente sulle relazioni familiari, la concettualizzazione e gli esempi forniti riguardano prevalentemente la sicurezza dell’attaccamento, caratterizzata da modelli operativi interni positivi di sé e degli altri (Bowlby 1969; Mikulincer e Shaver 2016). Quanto all’identità, faccio mia la definizione di identità familiare di Scabini e Manzi (2011) come «le configurazioni di quelle dimensioni che differenziano la famiglia da altre identità, ne costituiscono l’insieme unico di potenzialità e ne rappresentano la vera natura» (p. 569). L’identità familiare può essere esaminata a livello di gruppo (cioè l’identità del sistema familiare), a livello coniugale e genitoriale, poiché questo sottosistema possiede una propria identità distinta, e a livello individuale, intendendo la componente dell’identità che deriva dall’appartenenza a una determinata famiglia (Scabini e Manzi 2011).
Nel modello, sicurezza e identità sono considerate mattoni essenziali per lo sviluppo di rituali significativi (percorsi A e B). Sicurezza e identità sono inoltre concettualizzate come processi generali chiave che spiegano in che modo i rituali familiari influenzano gli esiti a livello della famiglia (percorso C), della coppia e/o dei genitori (percorso D) e della persona (percorso E). Propongo tre processi specifici chiave che contribuiscono a spiegare ciascuno dei percorsi C, D ed E: rispettivamente, la coesione, l’efficacia relazionale percepita e il senso di appartenenza.
La famiglia può essere una base sicura quando «una rete di cura è messa a disposizione di tutti i membri della famiglia, di qualunque età, in modo che tutti si sentano abbastanza al sicuro da esplorare, sapendo che il sostegno è disponibile in caso di bisogno» (Byng-Hall 1995, Abstract). L’idea che la sicurezza all’interno della famiglia sia fondamentale per lo sviluppo dei rituali familiari non è nuova (Crespo 2012; Fiese 2006; Leon e Jacobvitz 2003). Se le famiglie nutrono convinzioni positive sulle relazioni e fiducia nel mondo esterno, offrono una base solida per i rituali familiari (Fiese 2006). Considerando la formazione di una coppia come l’inizio di una nuova famiglia, ritengo che in questa fase la sicurezza relazionale debba essere già presente per offrire un contesto fertile alla creazione di rituali in una famiglia appena formata. La sicurezza relazionale riguarda in primo luogo i membri della coppia, gli architetti della famiglia (Satir 1964), intorno alla cui relazione prendono forma le altre relazioni familiari. Tuttavia, coinvolge anche altre persone significative della famiglia allargata e la loro rete di relazioni. Estendendo il concetto di sicurezza dell’attaccamento dalle relazioni diadiche al sistema familiare, la famiglia intera può essere concettualizzata come una fonte di sicurezza (Byng-Hall 1995). In una famiglia che favorisce la sicurezza, non vi è soltanto la consapevolezza che le relazioni di attaccamento vanno coltivate, ma anche l’affermazione di una rete di persone che confidano nel fatto che si prenderanno cura le une delle altre in caso di bisogno (Byng-Hall 1995). Questa sicurezza contestuale all’interno della famiglia è una condizione preliminare perché i singoli membri si sentano motivati a impegnarsi in interazioni familiari che non solo richiedono tempo e risorse, ma sono anche relazionalmente dense, nel senso che implicano una grande vicinanza con gli altri membri della famiglia in situazioni che possono suscitare emozioni intense (Roberts 1988). Inoltre, alcuni rituali familiari, in particolare i rituali del ciclo di vita legati alla perdita, come le commemorazioni e i funerali, possono essere occasioni in cui si attiva il sistema di attaccamento.
In modo sistemico, secondo la proprietà di totalità (cioè il tutto è diverso dalla somma delle parti), al di là della somma delle relazioni di attaccamento diadiche all’interno della famiglia, è importante che la famiglia intera sia al tempo stesso una base sicura e un porto sicuro in cui i membri possano vivere insieme queste situazioni a forte carica emotiva. Questa proposizione specifica è stata verificata solo in parte, poiché gli studi si sono concentrati principalmente sul collegamento tra le dimensioni individuali dell’attaccamento e i rituali familiari significativi. In uno dei pochi studi prospettici sui predittori dei rituali familiari, Leon e Jacobvitz (2003) hanno ipotizzato che la flessibilità di pensiero e la capacità di regolare le emozioni intense, che caratterizzano le persone adulte con attaccamento sicuro, siano importanti per mettere in atto rituali significativi e regolari. Hanno rilevato che l’attaccamento insicuro nelle donne prima della nascita del primo figlio era associato a una maggiore routinizzazione dei rituali, interpretata come un indicatore di rigidità; un altro risultato era che le coppie in cui un membro aveva un attaccamento insicuro e l’altro un attaccamento sicuro riferivano un minore significato dei rituali familiari, il che è stato interpretato come l’effetto di una minore enfasi posta dalle coppie sui rituali per evitare i conflitti.
Un legame tra la dimensione evitante dell’attaccamento e un minore significato dei rituali familiari è stato riscontrato, in studi trasversali, nelle donne di coppie sposate della popolazione generale (Crespo et al. 2008) e nel contesto avverso di coppie con figli malati di cancro (Santos et al. 2016). Le persone con livelli più elevati di evitamento nell’attaccamento tendono ad avere un orientamento meno positivo verso le interazioni che implicano stare insieme e vicinanza, nonché una visione meno favorevole del partner e della relazione (Mikulincer e Shaver 2016), il che può spiegare perché siano meno motivate a investire nei rituali familiari (Crespo et al. 2008). Ulteriori prove dell’importanza della sicurezza all’interno della famiglia per la realizzazione di rituali significativi provengono dalle descrizioni di genitori che erano stati di recente senza dimora (Mayberry et al. 2014). Questi genitori che, al momento dello studio, vivevano con i figli in sistemazioni abitative temporanee, tra cui centri di accoglienza e programmi di alloggio transitorio, hanno descritto le difficoltà incontrate nel tentativo di mantenere routine e rituali in tali circostanze. Le regole istituzionali relative al cibo e ai pasti, la mancanza di privacy, la sorveglianza e un ambiente caotico minavano l’autorità genitoriale, rendendo difficile per i genitori preservare le routine e i rituali con i figli. Le famiglie che vivono in contesti insicuri possono faticare a offrire sicurezza ai figli (Berástegui e Pitillas 2024). Ritengo che uno dei modi in cui questa catena di sicurezza si spezza sia la perturbazione degli eventi che strutturano la vita familiare, come i rituali familiari. La sicurezza all’interno della famiglia, condizione preliminare dei rituali significativi, è essa stessa soggetta a cambiamento. Svolge un ruolo fondamentale nell’instaurarsi precoce dei rituali nella vita familiare e viene riconsiderata lungo tutto il percorso della famiglia nel tempo. Perturbazioni significative del senso di sicurezza (per esempio a causa di eventi negativi inattesi, come la migrazione, le difficoltà economiche o la malattia) possono portare a cambiamenti nel significato dei rituali.
L’intenzionalità identitaria della famiglia è la combinazione della consapevolezza che la famiglia ha della propria identità come gruppo e del suo impegno in azioni mirate a preservarla. I pionieri Bossard e Boll (1949) affermavano che «l’orgoglio familiare genera rituali, i rituali generano orgoglio familiare» (p. 468). Quando i membri della famiglia amano rievocare le storie di famiglia e apprezzano le caratteristiche specifiche che li definiscono come gruppo, sono orgogliosi di farne parte e fortemente motivati a partecipare a rituali che rispecchiano e rafforzano tali valutazioni positive. I rituali rappresentano spesso il volto della famiglia, poiché le famiglie tendono a reinventare i rituali comuni e a metterli in atto a modo loro (ad es. una famiglia biculturale in cui i figli ricevono i regali da Babbo Natale sia la sera del 24 sia la mattina del 25 dicembre, per onorare le tradizioni natalizie di entrambi i paesi) e a creare rituali specifici per segnare la propria unicità (ad es. la cioccolata calda della nonna, una riunione invernale annuale istituita da una famiglia con una forte figura matriarcale). I rituali trasmettono il senso di «questo è ciò che siamo» (Fiese 2006, 11), riaffermando l’identità familiare sia per i membri interni sia per le persone esterne che si uniscono alla famiglia in occasione dei rituali.
Ritengo che, perché si sviluppino rituali familiari significativi, le famiglie debbano avere consapevolezza della propria identità come gruppo e compiere azioni deliberate per perpetuare tale identità nel tempo; devono cioè essere proattive e impegnate nel preservare la propria identità familiare. L’identità della famiglia come gruppo si forgia nel tempo, spesso nell’arco di più generazioni. Chi pratica la terapia familiare riconosce questa influenza multigenerazionale, sottolineando l’importanza di osservare il funzionamento familiare su almeno tre generazioni (Andolfi 2015). Le famiglie che onorano il passato in modo affermativo e generativo hanno maggiori probabilità di creare rituali significativi carichi di affetti positivi (Fiese 2006). Poiché i rituali custodiscono e trasmettono l’identità (Wolin e Bennett 1984), essi fungono, in un circuito di retroazione, da potente meccanismo con cui le famiglie mantengono la propria identità e il proprio paradigma, vale a dire i loro modi unici di interagire con il mondo esterno (Reiss 1982). Se, al contrario, la storia familiare viene ricordata con affetti negativi o le si attribuisce poca importanza, le famiglie possono sviluppare rituali rigidi e dannosi, oppure tendere a trascurare questi eventi, approdando a una vita familiare sotto-ritualizzata (Roberts 1988). Sebbene quest’ultima non sia necessariamente dannosa per le famiglie, è possibile che quelle che non si riuniscono per eventi religiosi o culturali particolari, o che non celebrano deliberatamente le tappe individuali (ad es. compleanni, lauree), rinuncino ai benefici che i rituali notoriamente favoriscono (Roberts 1988).
I legami tra identità familiare e rituali significativi non sono lineari. Come sottolineato da Zentner e Renaud (2007), la formazione dell’identità familiare comporta tre componenti: ciò che i genitori intendono trasmettere alla generazione successiva, la misura in cui i figli ricevono i messaggi che i genitori intendono trasmettere, e l’elaborazione individuale, ossia il modo in cui i figli accettano e integrano i modelli della famiglia d’origine. Per illustrare le possibilità non lineari di associazione tra identità familiare e rituali significativi, mi rifaccio alle proprietà sistemiche della multifinalità (condizioni di partenza simili che portano a esiti diversi) e dell’equifinalità (condizioni di partenza diverse che portano allo stesso esito). Quanto alla multifinalità, è possibile che fratelli e sorelle cresciuti in una famiglia che poneva fortemente l’accento sulla propria identità e aveva un alto livello di ritualizzazione abbiano vissuto questo contesto in modo diverso: uno dei due, con un forte coinvolgimento nelle occasioni rituali, ne traeva grande soddisfazione e ha scelto intenzionalmente di proseguire questa tradizione formando una nuova famiglia; l’altro, sentendo che i rituali erano osservati in modo rigido e richiedevano un notevole sforzo, spesso a carico soprattutto delle donne della famiglia, può aver optato per rituali meno numerosi o meno strutturati nella propria vita familiare adulta.
Quanto all’equifinalità, è possibile che sia una persona proveniente da una famiglia fortemente ritualizzata sia una proveniente da una famiglia sotto-ritualizzata scelgano di sviluppare rituali significativi nella loro vita adulta. È il caso di una donna che ho intervistato per uno studio (Crespo 2007) la quale, avendo assistito alle difficoltà relazionali e all’erosione dei momenti di gioia nella sua famiglia d’origine, aveva deciso consapevolmente e molto presto di fare diversamente nella sua futura famiglia, mettendo grande impegno e creatività nella costruzione dei rituali familiari con il marito e i tre figli. Questi esempi dimostrano che l’identità familiare, di per sé, non garantisce lo sviluppo dei rituali. Occorre invece una chiara intenzione (pienamente o parzialmente consapevole) di dare continuità a tale identità. Bennett et al. (1988) l’hanno definita intenzionalità (deliberateness) nel loro studio sulla prole di famiglie colpite dall’alcolismo: nei casi in cui le famiglie pianificavano e realizzavano deliberatamente i rituali, era meno probabile che i figli riferissero problemi comportamentali o emotivi. Nelle famiglie fortemente impegnate nei rituali, questi eventi vengono pianificati consapevolmente e tramandati alla generazione successiva (Wolin e Bennett 1984).
Infine, così come l’identità senza intenzionalità è insufficiente, l’intenzionalità senza identità di gruppo può non dar luogo a rituali significativi. Una riflessione illuminante di Shelkey (2024) chiarisce questo punto. Oggi chi fa l’influencer sui social media e pubblica contenuti sulla vita familiare spesso ritrae i rituali familiari in modo idealizzato e suggerisce consigli per raggiungere standard irrealistici in occasioni come i compleanni, i pasti o il Natale. È interessante notare che alcuni di questi messaggi lasciano intendere che i rituali familiari possano essere messi «al riparo dalla famiglia», come la promessa di un Natale tranquillo lontano dalla famiglia allargata o di un compleanno interamente organizzato da personale retribuito. Sebbene alcune di queste idee possano essere utili alle famiglie, i rituali devono appartenere alla famiglia e rispecchiarne le caratteristiche essenziali e uniche. Altrimenti, le «ricette di rituali familiari» preconfezionate possono condurre a rituali vuoti (van der Hart 1983) che, privi di un significato condiviso e unico, non possono favorire i benefici che i rituali notoriamente apportano alle famiglie.
Quando le risorse familiari vengono costruite intenzionalmente all’interno del sistema familiare, generano crescita per l’unità familiare nel suo insieme (Sheridan et al. 2004). I rituali significativi sono considerati una di queste risorse, e il percorso C del presente modello riguarda i processi attraverso i quali questi eventi apportano benefici alle famiglie. Benché vi siano prove che gli interventi che promuovono i rituali familiari possono accrescere la felicità familiare (Waters 2020) e migliorare la comunicazione in famiglia, il che rafforza indirettamente la salute, la felicità e l’armonia familiari (Ho et al. 2018), si sa poco dei meccanismi che spiegano queste relazioni. Comincio affrontando il ruolo dei processi generali di sicurezza e di identità, prima di introdurre la coesione familiare come processo specifico che chiarisce in che modo l’impegno in rituali significativi possa migliorare gli esiti familiari.
È da tempo riconosciuto che i rituali contribuiscono a ridurre l’ansia sia individuale sia collettiva (ad es. Hobson et al. 2018; Myerhoff 1977). In particolare, i rituali familiari aiutano ad attenuare l’incertezza e le difficoltà incontrate fuori dalla famiglia e a ridurre lo stress inerente ai cambiamenti al suo interno (Fiese 2006; Wolin e Bennett 1984). Le attività di svago, come i fine settimana, le vacanze e le riunioni di famiglia, possono fungere da «valvole di sicurezza» (Wolin e Bennett 1984, 7), occasioni in cui i membri della famiglia possono stare a proprio agio insieme senza le pressioni del lavoro e degli impegni quotidiani. Quando il clima emotivo della famiglia è positivo e di sostegno, il tempo dedicato alla famiglia durante questi eventi favorisce conversazioni in cui si possono affrontare temi delicati, contribuendo alla certezza che la famiglia è un luogo sicuro (Fiese 2006). Nel caso dei rituali che segnano i passaggi del ciclo di vita, questi eventi promuovono la sicurezza anche fornendo una formula prestabilita per contenere la scarica affettiva (sia positiva sia negativa), preservando così la stabilità familiare (Roberts 1988; Wolin e Bennett 1984). I rituali familiari sono considerati «un’ancora per la famiglia» (Wolin e Bennett 1984, 8), che radica il gruppo nel qui e ora e al tempo stesso promuove un senso di continuità e di costanza collegando passato, presente e futuro delle famiglie. Col tempo, la prevedibilità sistematica dei rituali permette alle famiglie di costruire una sicurezza relazionale. Quando i membri della famiglia nutrono in generale aspettative positive sulla propria famiglia, i rituali offrono un meccanismo importante per confermare e rafforzare tali aspettative, promuovendo una percezione condivisa della famiglia come contesto di appartenenza sicuro e affidabile (Crespo 2012).
Gli studi sulle famiglie di pazienti con malattie croniche offrono indicazioni particolarmente preziose sul ruolo dei rituali familiari, poiché i problemi di salute possono suscitare ansia nei membri della famiglia e minacciare la famiglia come base sicura. Una rassegna ha rilevato che le famiglie si appoggiavano ai rituali per ritrovare un senso di normalità e offrire sostegno emotivo nelle avversità (Crespo et al. 2013). Partecipare a rituali come i pasti in famiglia, le feste di compleanno e i festeggiamenti natalizi era considerato un modo per mantenere un senso di normalità, continuando a essere una famiglia come tutte le altre e come prima dell’insorgere della malattia di uno dei suoi membri. In uno studio specifico su famiglie in cui una delle persone adulte aveva un cancro (Buchbinder et al. 2009), sia i vecchi sia i nuovi rituali erano considerati fondamentali per il sostegno reciproco (ad es. un sacco da boxe in tela con la scritta Odio il cancro al seno, usato dai figli per esprimere i propri sentimenti) e per segnare le tappe importanti del percorso di malattia (ad es. una donna che aveva completato metà del trattamento chemioterapico ha festeggiato questo traguardo con la famiglia con mezza torta). In sintesi, l’osservanza dei rituali nel tempo infonde sicurezza nelle famiglie rafforzandone il ruolo di base sicura e di porto sicuro: i membri della famiglia possono esplorare liberamente altri ambiti della propria vita sapendo che ci saranno sempre occasioni speciali per ritrovarsi e sentirsi sostenuti in caso di bisogno.
Uno dei modi più efficaci con cui le famiglie celebrano e perpetuano le caratteristiche uniche che ne definiscono l’identità e il senso dell’essere famiglia è attraverso i rituali. Questi offrono un mezzo per chiarire ruoli, regole e confini sia all’interno della famiglia sia nel rapporto con il mondo esterno, in modo che tutti i membri comprendano che «la nostra famiglia è fatta così» (Wolin e Bennett 1984, 1). Che si tratti di un battesimo, del bar mitzvah o della quinceañera di un’adolescente (la festa per i 15 anni di una ragazza in America Latina), o di una riunione della famiglia allargata che avviene una sola volta nella vita, le famiglie mettono in atto questi momenti in un modo particolare; questo modo deliberato di fare le cose trasmette un messaggio sull’identità familiare e, ogni volta che il rituale viene celebrato, tale identità si rafforza. Per esempio, una coppia di settantenni mi ha descritto, durante un’intervista di ricerca (Crespo 2007), la celebrazione del loro cinquantesimo anniversario di matrimonio, che comprendeva un messaggio preparato per figli e nipoti, intitolato c’è così tanto in noi che merita di essere eternato. Questo esempio rivela come l’identità della famiglia venga messa in mostra durante i rituali e come questi eventi consolidino l’impegno verso quel particolare gruppo di persone (Watson-Jones e Legare 2016). Nei casi in cui i rituali vengono interrotti a causa di cambiamenti improvvisi all’interno (ad es. un decesso, un trasloco) o all’esterno della famiglia (ad es. la guerra, la migrazione), oppure sono sbilanciati, cioè quando un lato o un aspetto della famiglia viene enfatizzato a scapito degli altri, i membri della famiglia possono sentire che la loro identità familiare non viene riconosciuta né onorata (Roberts 1988). I risultati di studi basati su interviste con membri di famiglie ricomposte (Braithwaite et al. 1998) e monoparentali (Moriarty e Wagner 2004) hanno mostrato che i rituali sono importanti, rispettivamente, per onorare sia la vecchia sia la nuova struttura familiare e per favorire la coesione e trasmettere i valori familiari.
Ci si aspetta inoltre che l’identità familiare sia fortemente associata all’affiliazione al gruppo. Secondo la teoria dell’identità sociale (Tajfel e Turner 1979), una forte identità di gruppo è legata alla connessione tra i membri del gruppo. Essere connessi è essenziale perché la famiglia funzioni bene come gruppo e offra ai propri membri un ambiente di sostegno. Un processo più specifico che spiega la rilevanza dei rituali familiari è dunque la coesione, il legame emotivo che unisce i membri della famiglia (Olson et al. 1982). Gli scambi emotivi, cognitivi e comportamentali promossi dai rituali consentono lo sviluppo di un senso di appartenenza tra i membri della famiglia, che costituisce la base di un gruppo coeso (ad es. Baele e Balzacq 2022; Watson-Jones e Legare 2016). Inoltre, il legame tra rituali significativi e coesione familiare può essere spiegato dalla teoria di Kelley et al. (2002), secondo cui le relazioni si fondano principalmente sulle interazioni tra le persone. Le interazioni che avvengono durante i rituali sono frequenti, significative e di solito si protraggono per lunghi periodi, caratteristiche che contribuiscono ad accrescere l’interdipendenza e la vicinanza tra i membri della famiglia.
Le ricerche condotte con il Family Ritual Questionnaire (Fiese e Kline 1993) hanno dimostrato che il significato dei rituali familiari è associato alla coesione familiare sia longitudinalmente, cioè quando i genitori riferivano livelli più elevati di significato dei rituali, sia i genitori sia i figli adolescenti sperimentavano una maggiore coesione familiare un anno dopo (Crespo et al. 2011), sia trasversalmente in bambini e adolescenti con cancro e nei loro genitori (Santos et al. 2015), in giovani con asma (Santos et al. 2012) e nella popolazione studentesca universitaria (ad es. Fiese e Kline 1993; Yang e Wang 2023). Sebbene gli studi finora abbiano verificato principalmente come la coesione funzioni da processo (nei casi citati, da mediatore) che spiega la relazione tra il significato dei rituali familiari e gli esiti individuali dei membri della famiglia, è plausibile che questa logica operi in modo analogo per gli esiti a livello familiare, dato che la coesione è una caratteristica chiave del funzionamento familiare. È necessaria una certa cautela nei confronti di interpretazioni lineari di causa-effetto del funzionamento dei rituali all’interno delle famiglie, soprattutto perché la causalità può essere sfuggente, in particolare quando si analizzano variabili a livello della famiglia intera (Fiese 2006). Come suggerito da Fiese et al. (2002) e come emerso in uno dei rari studi longitudinali su questo tema, il significato dei rituali familiari e la coesione hanno mostrato legami bidirezionali in un campione di genitori di adolescenti (Crespo et al. 2011). Questo risultato non invalida l’idea che i rituali promuovano la coesione e che la coesione sia un processo chiave per spiegarne i benefici per le famiglie; al contrario, contribuisce a una comprensione più sfumata dei fenomeni a livello familiare, integrando la concettualizzazione e la verifica di legami temporali bidirezionali tra le variabili pertinenti.
La coppia e/o i genitori sono al centro della vita familiare. Mentre in alcune famiglie questi sottosistemi sono formati dalle stesse persone, in altre vi può essere una coppia senza figli o un’équipe genitoriale, cioè dei cogenitori, che non hanno una relazione sentimentale. Per quanto riguarda le variabili di coppia, il significato dei rituali familiari è stato associato alla soddisfazione coniugale in genitori di figli in età prescolare (Fiese et al. 1993) e alla soddisfazione e alla vicinanza coniugali nelle donne, ma non negli uomini, in un campione di coppie in diverse fasi del ciclo di vita (Crespo et al. 2008). È interessante notare che un altro tipo di rituali, detti rituali di coppia o rituali relazionali, è stato associato a una maggiore soddisfazione relazionale (ad es. Pearson et al. 2010). Benché l’analisi di questi rituali esuli dall’ambito del presente lavoro, essa mette in luce la rilevanza dei rituali all’interno delle famiglie per specifici sottosistemi, come le coppie, le diadi genitore–figlio o persino la fratria, nel favorire le relazioni.
Per quanto riguarda gli esiti genitoriali, quando i genitori riferivano livelli più elevati di significato dei rituali familiari, riferivano anche livelli più bassi di burnout genitoriale in un campione della popolazione generale (Lisboa-Lima et al. 2025) e una maggiore soddisfazione ed efficacia genitoriale in un campione di famiglie con figli affetti da epilessia (Mendes et al. 2018). È emerso che i rituali della cena hanno un effetto protettivo nelle famiglie della classe operaia, attenuando gli effetti dello stress genitoriale sui problemi dei figli (soprattutto lo stress dei padri e i sintomi internalizzanti delle figlie; Yoon et al. 2015). Dal punto di vista dell’adolescenza, quando chi è adolescente riferiva una maggiore partecipazione ai rituali familiari, percepiva anche i genitori come più capaci di sostegno (Li et al. 2024). Nel loro insieme, questi risultati confortano l’ipotesi che i rituali familiari significativi contribuiscano a esiti migliori per le coppie e per i genitori. Propongo ora in che modo la sicurezza e l’identità, in generale, e l’efficacia relazionale percepita, in particolare, possano spiegare l’importanza dei rituali significativi per questi due sottosistemi.
I rituali significativi sono occasioni che mettono in risalto la vicinanza e lo stare insieme. Se entrambi i membri di una coppia concordano su come sviluppare i rituali e ne traggono gratificazione, è probabile che la loro relazione prosperi (Crespo 2012). Una ragione può essere che le visioni positive di sé, del partner e della relazione vengono rafforzate ogni volta che si svolge un rituale. Quando sono significativi e positivi, i rituali possono essere considerati esperienze che sostengono e favoriscono la sicurezza dell’attaccamento. Sebbene gli studi abbiano finora verificato soprattutto l’attaccamento nella relazione come predittore del significato dei rituali familiari (percorso A), è plausibile che, nel tempo, siano i rituali stessi a promuovere la sicurezza dell’attaccamento (Crespo 2012). Uno studio che valutava l’attaccamento romantico di giovani adulti ha rilevato che un maggiore significato dei rituali nella famiglia d’origine era associato a livelli più bassi di ansia nell’attaccamento romantico, anche dopo aver controllato l’attaccamento dei genitori (Homer et al. 2007). Questi risultati suggeriscono che crescere in famiglie con rituali significativi possa preparare le persone giovani a sviluppare relazioni di coppia future più sicure (meno ansiose).
Inoltre, uno studio su coppie di fidanzati ha rilevato che partecipare ai rituali familiari dell’altra persona offriva un modello per una futura vita rituale con quel partner e la sua famiglia (Maniotes et al. 2020). La partecipazione a questi rituali e il modo in cui i partner ne discutevano e vi si impegnavano avevano un effetto di risonanza sulla relazione di coppia. In queste occasioni, alcune caratteristiche della relazione venivano accentuate e diventavano strumenti diagnostici che generavano maggiore o minore certezza sul futuro di quella relazione per le coppie di fidanzati (Maniotes et al. 2020). Quando i partner sono in sintonia e traggono entrambi gioia e significato dai rituali familiari, l’impegno reciproco e verso la relazione può rafforzarsi. I rituali possono anche essere occasioni in cui le coppie, specialmente quelle giovani, si sentono sostenute sia dalle famiglie d’origine sia dalle famiglie allargate. Questo sostegno crea un contesto favorevole allo sviluppo della loro relazione poiché, in termini sistemici, la sicurezza genera sicurezza (Berástegui e Pitillas 2024). Allo stesso modo, interazioni positive della famiglia intera durante i rituali possono contribuire alla capacità dei genitori di offrire sicurezza ai figli, sapendo di poter contare sul sostegno del sistema familiare più ampio. Il riferimento implicito, e spesso esplicito, alla storia e agli antenati della famiglia durante le riunioni della famiglia allargata (ad es. il Natale o le cerimonie del ciclo di vita come matrimoni e funerali) contribuisce a questo senso di appartenenza a un gruppo, affermando che la coppia o i genitori non sono soli. Un altro esempio si trova nel rituale indiano della nascita chiamato chhati, una cerimonia in cui, poco dopo la nascita, il bebè riceve un bagno speciale e ritualizzato (Legare e Nielsen 2020). Praticato nelle famiglie indù, questo rituale serve non solo ad accogliere ogni nuova nascita nella famiglia e nella comunità, ma anche a ridurre l’ansia dei genitori e ad accrescere la loro sensazione di controllo sulla salute del bebè. Analogamente, in alcune regioni dell’Africa, è consuetudine che la nonna o una donna anziana della famiglia faccia il primo bagno al bebè, a simboleggiare che il bebè e i genitori possono contare sul sostegno della comunità. Le interazioni strutturate, come i pasti o il momento di andare a letto con i figli, possono essere particolarmente importanti perché i genitori sperimentino un senso di vita familiare, il che può ridurre le insicurezze legate al loro ruolo genitoriale.
L’identità della coppia (chi siamo come coppia) e dei sottosistemi genitoriali (chi siamo come genitori) è plasmata dagli eventi rituali della famiglia intera. Il modo in cui le coppie e i genitori interagiscono durante questi eventi e i ruoli che assumono influiscono probabilmente sul modo in cui si percepiscono come partner, come genitori e come unità all’interno della famiglia. Una coppia di quarantenni che ho intervistato per una ricerca (Crespo 2007) ha descritto quanto il proprio impegno nei rituali familiari differisse da quello degli altri membri della famiglia. A differenza della fratria e delle famiglie acquisite, dove erano di solito le donne a farsi carico della maggior parte delle faccende domestiche necessarie ai rituali, era l’uomo a occuparsi di cucinare per la famiglia allargata in occasione dei compleanni e del Natale. Il loro modo diverso di ripartire le responsabilità rituali, spesso oggetto di scherzi in famiglia, sfidava lo status quo della loro generazione riguardo alla divisione di genere del lavoro domestico e li affermava come coppia progressista ed egualitaria, cosa di cui andavano fieri. Un esempio opposto, in questo studio, proveniva da una coppia di sposi novelli in cui la moglie era cattolica e il marito ateo (Crespo 2007). Durante le celebrazioni pasquali a casa della famiglia della moglie, l’uomo si sentiva sempre più a disagio con i riti religiosi specifici osservati dalla famiglia e si rifiutava di partecipare ad alcuni di essi; la donna, profondamente rattristata, faticava a capire perché il marito non si sforzasse di prendere parte alle tradizioni della sua famiglia. L’episodio aveva causato un notevole disagio alla coppia, che riferiva incertezza sulla propria identità di coppia ed esprimeva preoccupazione per come sarebbe stata la relazione una volta arrivati dei figli. Questo aneddoto illustra il risultato di Fiese e Tomcho (2001), secondo cui la soddisfazione coniugale delle mogli era influenzata dalla partecipazione dei mariti ai rituali delle festività religiose. Esperienze simili si ritrovano in altri racconti di riunioni familiari in cui i genitori si sentono criticati o sminuiti nel loro ruolo genitoriale da altri membri della famiglia. Dopo situazioni come queste, le coppie possono sentirsi disconnesse dal sistema familiare e incerte sulla propria identità, sia come coppia sia come genitori.
Quanto al meccanismo specifico di questo percorso, ritengo che l’efficacia relazionale percepita, cioè il grado di competenza che le persone sentono di avere nei propri ruoli familiari, possa chiarire in che modo i rituali familiari significativi promuovano esiti migliori per genitori e coppie. La teoria dell’autodeterminazione sostiene che la competenza, insieme all’autonomia e alla relazione, è un bisogno umano che, quando viene soddisfatto, consente crescita e sviluppo (Ryan e Deci 2017). Il concetto specifico di efficacia relazionale è stato proposto per la prima volta da Fiese (2006), secondo cui i rituali sono associati a sentimenti di competenza e di autoefficacia. In linea con la proposta di Bandura (1978), le persone costruiscono un solido senso di efficacia attraverso esperienze di padronanza, che dimostrano loro di avere ciò che serve per riuscire in un ambito o in un ruolo specifico. È il caso del ruolo genitoriale: Spagnola e Fiese (2006) suggeriscono che i rituali familiari possono favorire una genitorialità migliore. Il ragionamento di fondo è che la struttura prevedibile offerta dai rituali orienta il comportamento e assicura un clima emotivo favorevole allo sviluppo socioemotivo, scolastico e linguistico dei figli (Spagnola e Fiese 2007). Quando i genitori si sentono competenti nell’organizzare gli eventi familiari e nel parteciparvi, possono essere meglio preparati ai compiti di supervisionare i figli e di aiutarli a dedicarsi ad attività sane (Spagnola e Fiese 2007). Le interazioni affidabili e affettuose che si svolgono durante gli eventi rituali creano un ambiente di sostegno che facilita i compiti genitoriali. Questa proposizione è sostenuta da almeno due studi empirici che collegano il significato dei rituali familiari alla qualità della vita (Lisboa-Lima et al. 2025; Mendes et al. 2018) e a un minore disagio psicologico (Mendes et al. 2018), rispettivamente attraverso un minore burnout genitoriale e una maggiore soddisfazione ed efficacia genitoriale.
Sebbene l’efficacia relazionale percepita sia stata concettualizzata e verificata soprattutto in relazione al modo in cui le persone si percepiscono come genitori competenti, è ragionevole aspettarsi che questo meccanismo si applichi anche al modo in cui le coppie si percepiscono come una squadra capace e di valore. A sostegno di questa idea vi sono le storie contrastanti di due coppie. La prima coppia, senza figli, mi ha descritto come avesse assunto un ruolo centrale nella famiglia rendendosi disponibile a sostenere genitori, fratria, nipoti, e prendendo l’iniziativa nell’organizzazione dei rituali familiari (ad es. riunioni di famiglia come i compleanni, e la visita a uno dei genitori nel primo anniversario della scomparsa della matrigna). Questo ruolo di custode dei legami familiari descritto in letteratura, e di solito attribuito alle donne della generazione di mezzo (Leach e Braithwaite 1996), era in questo caso assunto dalla coppia. La capacità comune di sostenere la famiglia e di prendere l’iniziativa nei rituali familiari era percepita dalla coppia come uno dei punti di forza della propria relazione. Al contrario, la seconda coppia mi ha raccontato in un’intervista di ricerca (Crespo 2007) come ricevere ospiti a casa sfociasse spesso in critiche reciproche e conflitti di coppia: la moglie si sentiva sopraffatta ma rifiutava l’aiuto del marito, adducendo la sua incapacità di cucinare come si deve o di scegliere le stoviglie adatte. In quanto indicatori di come ce la caviamo come squadra, i rituali familiari possono quindi confermare o minare il senso di competenza delle coppie e dei cogenitori, a seconda di come queste occasioni vengono vissute: come una riuscita o come una delusione.
La maggior parte delle ricerche sui benefici dei rituali familiari si è concentrata sui legami tra il significato di questi eventi e gli esiti individuali di salute e di benessere. Le prove sono ormai solide: gli studi hanno rilevato, per esempio, che livelli più elevati di significato dei rituali sono associati a una migliore qualità della vita nell’infanzia, sia in condizioni normative sia in presenza di malattie pediatriche (cancro, Santos et al. 2018; asma, Santos et al. 2012), a livelli più elevati di speranza nell’infanzia con cancro (Santos et al. 2018) e a livelli più bassi di ansia e di problemi emotivi e comportamentali nell’infanzia con asma (Markson e Fiese 2000; Santos et al. 2012). Se ne trovano prove anche nei livelli più elevati di benessere in adolescenza (Crespo et al. 2011), nel senso della vita e nella qualità delle amicizie (Li et al. 2024), nella connessione sociale e nella minore presenza di sintomi depressivi e ansiosi (Malaquias et al. 2015); nella minore ansia nell’attaccamento della popolazione giovane adulta (Homer et al. 2007) e nella sua migliore qualità della vita (Fonseca et al. 2024), e, nelle persone adulte, nei livelli più bassi di ansia (Fiese e Kline 1993) e nella qualità della vita, sia in contesti normativi (Lisboa-Lima et al. 2025) sia tra chi ha cresciuto un figlio o una figlia con una malattia cronica come l’epilessia (Mendes et al. 2018) o il cancro (Santos et al. 2018). La ricerca ha individuato legami sia diretti sia indiretti tra il significato dei rituali familiari e gli esiti individuali positivi, con legami indiretti spesso operazionalizzati attraverso variabili di livello familiare o genitoriale. Ciò rafforza l’idea che il ruolo dei rituali per le singole persone si spieghi con il contributo di questi eventi a famiglie più coese e più capaci di sostegno. Il legame tra rituali familiari e salute e benessere individuali può essere ulteriormente compreso attraverso l’attenzione che il modello dedica ai processi di sicurezza e di identità in generale, e al senso di appartenenza in particolare.
Nell’infanzia, il senso di sicurezza si sviluppa attraverso il legame e l’identificazione con le persone che si prendono cura di noi (McGoldrick et al. 2011). I rituali familiari sono occasioni privilegiate in cui i membri della famiglia si connettono tra loro, permettendo fin dall’infanzia di sperimentare che cosa significhi appartenere a una determinata famiglia. Da queste interazioni familiari può derivare un senso di sicurezza: se sono positive e significative, l’infanzia può sentire di appartenere a un contesto in cui le persone si nutrono e si prendono cura le une delle altre, come dimostrano i legami tra il significato dei rituali familiari e livelli più bassi di ansia nell’infanzia con asma (Markson e Fiese 2000) e, indirettamente, attraverso una migliore connessione sociale, in adolescenti di un campione della popolazione generale (Malaquias et al. 2015). Benché questo senso di sicurezza sia importante per lo sviluppo nell’infanzia e nell’adolescenza in generale, può esserlo in modo particolare in presenza di una malattia, quando si dipende dai membri della famiglia, di solito i genitori, che si fanno carico dei compiti di cura legati alla salute.
Gli eventi della famiglia intera, come le celebrazioni e le tradizioni, possono contribuire a fare della famiglia un contesto sicuro; tuttavia è nelle interazioni strutturate che i genitori assumono un ruolo più centrale. Quando i genitori collaborano come una squadra nel mettere in atto rituali familiari significativi, anche questo può costituire per i figli un’esperienza di sicurezza. Ritengo che i rituali familiari possano contribuire alla positività interparentale (cioè le interazioni relazionali positive tra i genitori), associata alla crescita e allo sviluppo dei figli a breve e a lungo termine (Don et al. 2024). Dato che le esperienze di sicurezza vissute nell’infanzia influenzano la sicurezza relazionale nelle fasi successive della vita, è possibile che i benefici dell’appartenenza a una famiglia fortemente legata ai rituali persistano nell’età adulta. Sebbene, per quanto mi risulta, non esistano studi longitudinali che affrontino specificamente questa ipotesi, uno studio di Homer (ad es. 2007) ha rilevato che le persone giovani adulte che riferivano un maggiore significato dei rituali nella famiglia d’origine riferivano anche livelli più bassi di ansia nell’attaccamento. Analogamente, in un campione della popolazione studentesca universitaria, Fiese e Kline (1993) hanno rilevato che chi riferiva un maggiore significato dei rituali familiari otteneva anche punteggi più bassi di ansia generale. Gli studi condotti in contesti di forte avversità offrono indicazioni particolarmente preziose sul modo in cui i rituali favoriscono la sicurezza. Per esempio, nelle madri di minori con cancro, il legame tra onere economico e ansia era attenuato dal significato dei rituali familiari (Santos et al. 2016). Ciò sostiene l’idea, consolidata da tempo, che i rituali possano agire come fattori di protezione per le persone nei periodi di stress.
Esiste una componente dell’identità individuale che deriva dal far parte di uno specifico gruppo familiare (Scabini e Manzi 2011). Nelle famiglie coese ci si aspetta che i membri accettino le idiosincrasie reciproche e celebrino l’unicità di ciascuno (Fiese 2006). Rituali specifici che riconoscono le tappe individuali, come i compleanni, le lauree o la festa della mamma e del papà, possono offrire a una persona occasioni per sentirsi festeggiata dalla propria famiglia. Questi rituali possono far sentire le persone riconosciute come membri apprezzati della famiglia, con caratteristiche uniche. L’identità familiare veicolata dai rituali offre uno specchio in cui ciascun membro della famiglia può vedersi riflesso, per identificazione o per contrasto (amo cantare proprio come gran parte della mia famiglia, oppure sono io quella o quello a cui non piace cantare in una famiglia di cantanti).
I risultati della ricerca suggeriscono che i rituali contribuiscono al primo senso di sé nell’infanzia. Uno studio di Klavir e Leiser (2002) ha rilevato che molti bambini e bambine di 4 anni credevano che le feste di compleanno facessero davvero crescere. I rituali possono anche facilitare le transizioni legate all’identità di un membro della famiglia, sia per la persona interessata sia per l’intera famiglia. In uno studio che descriveva interventi terapeutici con giovani transgender, di genere non conforme e non binari, Keeley (2022) ha mostrato che la creazione di nuovi rituali familiari, come un rituale di cambio del nome per la persona giovane, attenuava l’ansia e aiutava la famiglia ad andare avanti nel processo di cambiamento identitario vissuto dal proprio membro.
Una delle vie possibili per soddisfare il bisogno umano fondamentale di relazione (Ryan e Deci 2017) è lo sviluppo di un senso di appartenenza a un gruppo. Un ulteriore modo specifico in cui i rituali familiari significativi costituiscono risorse importanti per la crescita e lo sviluppo individuali è la promozione di un senso di appartenenza alla famiglia. Fin dalla nascita, i rituali familiari segnalano l’appartenenza a un gruppo, dapprima attraverso l’osservazione e poi attraverso una partecipazione attiva che cresce gradualmente man mano che se ne sviluppa la capacità (Erikson 1977). È noto che i rituali promuovono l’affiliazione al gruppo (ad es. Hobson et al. 2018). Per esempio, i minori tra i 4 e gli 11 anni che avevano partecipato a un rituale mostravano una maggiore affiliazione al proprio gruppo rispetto a chi aveva svolto soltanto attività di gruppo (Wen et al. 2016). Gli studi su giovani in affido familiare contribuiscono a corroborare l’idea che i rituali rafforzino il senso di appartenenza (Ie et al. 2022; Larsson et al. 2025). Per esempio, i minori in famiglie affidatarie o la cui custodia era stata trasferita (Larsson et al. 2025) hanno indicato le feste, come il Natale e i compleanni, oltre alle interazioni quotidiane, come occasioni che influivano sul loro senso di appartenenza. La popolazione studentesca universitaria ha riferito di provare il senso di appartenenza familiare più forte nei giorni speciali che includono occasioni rituali, come matrimoni, lauree, fidanzamenti, compleanni e feste religiose (Aslantürk e Mavili 2020). Un altro studio (Hanke et al. 2016) ha rilevato che le persone adulte LGBT che riferivano un maggiore significato dei rituali nella famiglia d’origine sentivano anche che sia loro sia i loro partner erano inclusi in questi eventi rituali. Mostravano un minore senso di obbligo a parteciparvi; queste valutazioni positive erano associate alla relazione con la propria famiglia e alla fioritura personale (flourishing), un indicatore indiretto di prosperità psicosociale. I rituali significativi che coinvolgono i membri della famiglia, i partner che hanno scelto e le loro famiglie promuovono un senso di connessione che influisce sul benessere. In sintesi, far parte di una famiglia accogliente e di sostegno risponde al bisogno umano di appartenere e di essere in connessione, il che ne fa una risorsa potente per le persone.
Una competenza chiave per le famiglie, nel loro passaggio attraverso le diverse fasi del ciclo di vita familiare, è la flessibilità (McGoldrick et al. 2011). Questo principio vale anche per i rituali familiari: gli autori e le autrici dei lavori fondativi sottolineano all’unanimità l’importanza della flessibilità di una famiglia nell’adattare i propri rituali (Fiese 2006; Roberts 1988). Il cambiamento è inevitabile per le famiglie, sia che derivi da eventi del ciclo di vita (nascite, decessi e tappe evolutive dei membri della famiglia, nonché ingressi e uscite dovuti a unioni, matrimoni e divorzi), sia da cambiamenti inattesi come la diagnosi di una malattia cronica, la disoccupazione, la migrazione o eventi storici come una guerra o una pandemia. Si tratta di cambiamenti di secondo ordine che richiedono alla famiglia di cambiare essa stessa come sistema; la capacità di mantenere rituali familiari significativi diventa una risorsa preziosa per le famiglie sia durante tali transizioni sia a lungo termine. Di fronte a questi cambiamenti, le famiglie possono scegliere di abbandonare i rituali che non hanno più significato, adattare i vecchi rituali (conservandone le parti chiuse essenziali, così da non perderne il significato) e crearne di nuovi che rispondano ai nuovi bisogni o al clima emotivo della famiglia. Come ha osservato Fiese (2006), «le transizioni evolutive offrono opportunità, oltre che sfide, per negoziare le routine e creare rituali significativi che possono arricchire la vita familiare» (p. 62).
I cambiamenti evolutivi richiedono che i membri della famiglia assumano nuovi ruoli, sia in generale sia nel contesto delle occasioni rituali. Chi nasce in una determinata famiglia partecipa di solito ai suoi rituali fin dalla più tenera età. Quando nell’infanzia si ricevono ruoli specifici nelle tradizioni e nelle celebrazioni familiari, si comincia a costruire un senso di competenza (Fiese 2006). I figli hanno sempre più voce in capitolo nelle attività condivise della famiglia, il che li rende protagonisti nella creazione e nel mantenimento dei rituali familiari. Il loro ruolo può cambiare in modo significativo con l’arrivo dell’adolescenza, quando possono imprimere ai rituali un orientamento più intenzionale. Si può sostenere sempre più chi è adolescente, futura generazione di artefici dei rituali (Erikson 1977), nell’assumere un ruolo più attivo in queste occasioni familiari, per esempio cucinando un piatto speciale o partecipando alla pianificazione della propria festa di compleanno; i membri della generazione più anziana possono passare il testimone di custodi dei legami familiari alla generazione di mezzo, consentendole di continuare a contribuire in modo significativo alle occasioni familiari e assicurando al tempo stesso che la generazione di mezzo sia pronta a guidare e a farsi carico dell’organizzazione di questi eventi, potenzialmente molto impegnativi in termini di tempo. Quanto ai cambiamenti inattesi, la ricerca sulle famiglie che affrontano il cancro di un figlio o di un genitore offre un quadro vivido del modo in cui le famiglie mettono in atto i cambiamenti. Santos et al. (2018) hanno riferito come i genitori di minori in trattamento oncologico abbiano dovuto: rinunciare a partecipare ai rituali familiari che comportavano lunghi viaggi o grandi riunioni; adattare le feste di compleanno per ridurre al minimo l’esposizione a possibili rischi (i figli che vedevano amici e familiari con striscioni e palloncini attraverso la finestra, o la riduzione del numero di invitati a una festa in casa); e creare nuovi rituali, come i rituali della buonanotte, che accrescevano la sicurezza dei figli e confermavano che la famiglia vegliava su di loro.
Come ogni modello teorico, il modello sistemico a spirale dei rituali familiari presenta dei limiti; concettualizzandolo come modello di medio raggio, ho centrato l’analisi su un aspetto specifico del fenomeno dei rituali, ossia il ruolo dei rituali familiari per gli esiti nelle famiglie, nei sottosistemi e nelle singole persone, lasciando altri aspetti poco sviluppati o non trattati. In primo luogo, un limite fondamentale è che questo modello non concettualizza esplicitamente i sistemi più ampi, come il contesto sociale e culturale in cui le famiglie sono inserite. I rituali, in particolare le tradizioni e le celebrazioni, sono fortemente influenzati dalla cultura circostante e costituiscono al tempo stesso meccanismi importanti di trasmissione dei valori culturali alle generazioni più giovani. Confronti interculturali tra rituali in contesti più collettivisti e più individualisti, così come studi qualitativi con famiglie migranti, potrebbero chiarire in che modo la relazione tra rituali familiari e background culturale influisca sugli esiti familiari e individuali. Fattori macrosistemici, come la crescente polarizzazione politica che sfocia nella violenza, possono incidere sul modo in cui i membri della famiglia con opinioni divergenti interagiscono durante le riunioni rituali.
In secondo luogo, un altro fattore non trattato in questo modello è lo status socioeconomico (SES) delle famiglie. La letteratura indica che, in determinate circostanze, le famiglie possono faticare a trovare il tempo per organizzare e realizzare gli eventi familiari (Bossard e Boll 1949; Fiese 2006). Tuttavia, è stato anche dimostrato che i rituali agiscono come fattori di protezione per l’adattamento delle madri di minori con cancro che affrontano oneri economici (Santos et al. 2016) e delle famiglie di giovani adulti in condizioni di difficoltà economica (Fonseca et al. 2024). Un esame più approfondito di famiglie di diversa estrazione socioeconomica e di famiglie in condizioni di stress economico è altresì importante per ampliare le conoscenze sui benefici dei rituali.
In terzo luogo, anche il genere non è stato affrontato esplicitamente in questo modello. Sebbene la maggior parte delle ricerche non abbia verificato le differenze di genere, alcuni studi hanno rilevato che gli effetti diretti dei rituali erano evidenti solo per le donne (ad es. Crespo et al. 2008) o erano più forti per le donne (ad es. Lisboa-Lima et al. 2025). I ruoli di genere (ad es. il fatto che le donne siano socializzate a dedicare più attenzione e tempo alla cura delle relazioni) possono potenzialmente spiegare questi risultati, ma sono necessarie ulteriori ricerche per indagare come l’intersezione di cultura, SES e genere sia vissuta da donne e uomini che mettono in atto rituali familiari nel XXI secolo.
In quarto luogo, la concettualizzazione della causalità circolare (rappresentata dalla spirale ipotizzata che collega il lato sinistro e il lato destro del modello) presenta alcune insidie. Pur rispecchiando la natura sistemica delle relazioni all’interno del sistema familiare, può generare confusione al momento di operazionalizzare il modello. Suggerisco che, con dati trasversali, si verifichi la direzione degli effetti così come è presentata sul lato destro del modello; ogni volta che sia possibile condurre ricerche longitudinali, andrebbero verificati gli effetti bidirezionali tra i rituali familiari e le altre variabili, data la complessità della rete di relazioni di influenza all’interno del sistema familiare e la scarsità di ricerche longitudinali su questo tema.
Infine, la scelta di rappresentare i rituali familiari come una risorsa all’interno di un quadro centrato sui punti di forza ha limitato lo spazio riservato alle esperienze negative. Per alcune persone e famiglie, i rituali possono rappresentare occasioni di esclusione, di perdita o di perpetuazione del lutto. Sviluppi futuri di questo modello dovrebbero affrontare il rovescio dei rituali come risorsa, ossia il modo in cui le occasioni rituali possono diventare veicoli di insicurezza e di sentimenti di non appartenenza. Nonostante i suoi limiti, questo modello è stato concepito per essere aperto alla revisione e di natura generativa, offrendo una base per future teorie complementari sui rituali, un costrutto di rilevanza universale per le famiglie.
Nel 2002, Fiese e il suo gruppo di ricerca salutavano il cinquantenario della ricerca sui rituali familiari come un motivo di celebrazione. Basandosi sulle teorie fondative, questo articolo segna con gioia il suo 75° anniversario, una tappa importante per questo campo di studio a partire dallo studio di Bossard e Boll (1950). Ho ripreso gli aspetti centrali della teoria dei rituali familiari e ho sostenuto la necessità di una tempestiva rivalutazione di questo corpus teorico. Ho poi presentato un modello di medio raggio basato sulla teoria dei sistemi familiari, formulando ipotesi su come i rituali familiari significativi siano associati a esiti a livello della famiglia, della coppia e dei genitori e della persona. Sicurezza e identità sono state individuate come mattoni fondamentali nella creazione di rituali familiari significativi, nonché come processi attraverso i quali il significato dei rituali si collega agli esiti. Per ciascun livello sistemico ho individuato tre processi specifici che spiegano questi legami: la coesione, l’efficacia relazionale percepita e il senso di appartenenza. Benché i rituali familiari possano non essere l’unico modo, né il più parsimonioso, per comprendere l’influenza della famiglia sullo sviluppo (Fiese 2006), questi eventi naturali universali sono inequivocabilmente importanti per le famiglie di oggi. In definitiva, i rituali familiari hanno un notevole potenziale applicativo. L’attuale corpus di conoscenze teoriche ed empiriche fa dei rituali familiari una risorsa per l’intervento. Sostenendo le famiglie nei loro rituali e progettando e verificando interventi volti a favorirli, chi fa ricerca e chi lavora professionalmente con le famiglie può colmare il divario tra le teorie sulla famiglia e la loro finalità essenziale: migliorare la vita delle famiglie.
Complexe Systémique: punti chiave
Questo articolo restituisce ai rituali il loro posto di risorsa familiare ordinaria, al di là della sola prescrizione terapeutica. Due idee sono direttamente utili in seduta. La prima è la distinzione tra le parti aperte e le parti chiuse di un rituale: quando una famiglia attraversa un lutto, una migrazione, una malattia o una ricomposizione familiare, il compito non è né mantenere il rituale immutato né abbandonarlo, ma individuare che cosa deve rimanere perché il significato regga. La seconda è la circolarità: i rituali richiedono sicurezza e un’identità fatta propria, e a loro volta le producono, il che spiega perché una famiglia in difficoltà smetta spesso di riunirsi proprio quando ne avrebbe più bisogno. La lettura critica viene dal testo stesso: il modello privilegia i punti di forza e lascia da parte la cultura, l’ambiente sociale e il genere, mentre il peso delle celebrazioni ricade spesso sulle donne e i rituali possono escludere (il partner da nascondere, la zia che non viene invitata) e intrappolare le persone in situazioni di doppio legame. Da leggere insieme a l’articolo sui rituali che promuovono la salute nei sistemi umani e a l’articolo su migrazione, perdita ambigua e rituali.
Note dell’originale
Ringraziamenti. Finanziamento della pubblicazione in open access fornito dalla FCT (b-on).
Conflitti di interesse. Chi firma l’articolo dichiara di non avere conflitti di interesse.
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Traduzione non ufficiale in italiano di Theorizing Family Rituals: A Family Systems Model, di Carla Crespo, Journal of Family Theory & Review, vol. 18, no 1 (2026), doi: 10.1111/jftr.70032, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Questa è una traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «Theorizing Family Rituals: A Family Systems Model», pubblicato in Journal of Family Theory & Review (2026) con licenza CC BY 4.0. Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato in testa a questa pagina; fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Crespo, C. (2026). Theorizing Family Rituals: A Family Systems Model. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/theorizing-family-rituals-a-family-systems-model (Opera originale pubblicata nel 2025 in Journal of Family Theory & Review, 18(1), 62-76 (2026); ripubblicata nel 2026 da Journal of Family Theory & Review, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/jftr.70032)
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