Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Journal of Family Violence · Violenza
Quando una figlia o un figlio diventa violento verso i genitori, la gerarchia familiare si capovolge e chi sta intorno spesso distoglie lo sguardo. Un’équipe dell’Università di Siviglia ha esaminato 22 studi pubblicati tra il 1999 e il 2018: genitori che si sentono inefficaci e cedono, un clima familiare degradato, una violenza minimizzata e un isolamento rafforzato dalla vergogna e dalla colpevolizzazione che arriva dalle istituzioni.
Traduzione non ufficiale in italiano di Parenting Skills, Family Functioning and Social Support in Situations of Child-to-Parent Violence: a Scoping Review of the Literature, di Shirley Arias-Rivera, Bárbara Lorence e Victoria Hidalgo, pubblicato in Journal of Family Violence (Springer) (2022), doi: 10.1007/s10896-021-00316-y, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La tabella 2 è presentata sotto forma di elenchi raggruppati; la riga «Stress familiare», spostata nell’impaginazione originale, è collocata sotto il funzionamento familiare. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Nelle situazioni di VFP, i genitori presentano bassi livelli di autoefficacia percepita e difficoltà a regolare le proprie emozioni, e mostrano un comportamento remissivo nelle interazioni con figlie e figli.
Shirley Arias-Rivera, Bárbara Lorence e Victoria Hidalgo
Abstract
L’obiettivo di questo studio era realizzare una scoping review per analizzare le evidenze disponibili sulle competenze genitoriali, sul funzionamento familiare e sul supporto sociale nelle situazioni di violenza filio-parentale (VFP). Quando si verifica il comportamento violento, i ruoli, la comunicazione e l’espressione emotiva ne risultano compromessi, con ripercussioni sia sulle competenze genitoriali sia sul funzionamento familiare. La confluenza di queste variabili potrebbe spiegare il perpetuarsi del comportamento violento nel tempo. La scoping review ha compreso articoli sottoposti a revisione tra pari, pubblicati in inglese e in spagnolo dal 2000 al 2019 e individuati mediante ricerche nelle principali banche dati internazionali (Web of Science, PsycINFO, Scopus, ERIC, Dialnet Plus). Sono stati individuati 22 studi pertinenti. I dati raccolti hanno mostrato che, nelle situazioni di VFP, i genitori presentano bassi livelli di autoefficacia percepita e difficoltà a regolare le proprie emozioni, e mostrano un comportamento remissivo nelle interazioni con figlie e figli. Gli articoli analizzati hanno inoltre descritto la presenza di un clima familiare negativo e una tendenza a relativizzare gli atti violenti commessi dalla prole. Infine, le evidenze mostrano che le relazioni sociali sono alterate dalla sfiducia verso le risorse di supporto formale e da un certo grado di isolamento sociale. La discussione dei risultati ottenuti mette in luce la necessità di interventi volti a promuovere le competenze genitoriali e a migliorare le risorse di supporto formale, per rafforzare il funzionamento familiare nelle situazioni di VFP.
Parole chiave: Violenza filio-parentale, Competenze genitoriali, Funzionamento familiare, Supporto sociale, Scoping review
Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse per lo studio di una forma specifica di violenza intrafamiliare: la violenza filio-parentale (VFP). Sebbene questo tipo di violenza condivida alcune caratteristiche e molti fattori di rischio con altre forme di violenza intrafamiliare, la VFP se ne distingue perché rappresenta un capovolgimento paradossale dei tradizionali ruoli di potere all’interno del sistema familiare, dato che le vittime sono legalmente le persone che hanno in cura chi le aggredisce (Tew & Nixon, 2010). Come per altri costrutti legati alla violenza, quali il maltrattamento infantile (Miller-Perrin & Perrin, 2012), la definizione della VFP presenta difficoltà e ambiguità. La Sociedad Española para el Estudio de la Violencia Filio-Parental l’ha definita come:
Atti ripetuti di violenza fisica, psicologica (verbale o non verbale) o economica di figlie e figli nei confronti dei genitori o delle figure genitoriali. Non sono considerati violenza filio-parentale i seguenti comportamenti: le aggressioni occasionali, quelle commesse in uno stato di coscienza alterata che non si ripetono una volta recuperata la coscienza (intossicazione alcolica, sindromi da astinenza, delirio o allucinazioni), quelle causate da disturbi psicologici (transitori o stabili, autismo o grave disabilità mentale) e il parricidio senza precedenti storie di aggressione (Pereira et al., 2017, p. 6).
Oltre alla sua continuità nel tempo, la VFP si differenzia da altri tipi di violenza perché gli atti violenti sono comunemente usati per ottenere e mantenere potere e controllo coercitivo sulle figure genitoriali (Aroca-Montolío et al., 2014; Cottrell, 2003; Coogan, 2011; Cottrell & Monk, 2004; Hong et al., 2012; Tew & Nixon, 2010). Allo stesso modo, la valutazione della frequenza dei comportamenti abusanti, specialmente nell’ultimo anno, permette di distinguerli dagli atti aggressivi isolati e di determinarne i livelli di gravità (Calvete & Orue, 2016).
Molti studi riportano casi di VFP nelle sue diverse tipologie (fisica, psicologica ed economica) (Rojas-Solís et al., 2016). Tuttavia, la stima complessiva dei tassi di prevalenza della VFP è difficile da stabilire a causa della variabilità degli strumenti utilizzati (Arias-Rivera et al., 2020) e dei criteri adottati per l’identificazione, la segnalazione e la registrazione dei casi. Inoltre, i tassi di prevalenza della VFP differiscono in base all’età, al genere e al contesto (comunitario, giudiziario o clinico) di chi fornisce le informazioni (Loinaz & De Sousa, 2020; Simmons et al., 2018).
Secondo i dati empirici disponibili, l’età mediana di esordio della VFP è compresa nella maggior parte dei casi tra i 12 e i 17 anni (Castañeda et al., 2012; Condry & Miles, 2014; Contreras & Cano, 2016; Cottrell & Monk, 2004; Miles & Condry, 2016; Pagani et al., 2004). Sebbene di recente siano stati segnalati comportamenti violenti nella prima e nella media infanzia, a dimostrazione che la VFP non si limita all’adolescenza (Simmons et al., 2020), i genitori possono non riconoscere questi comportamenti come VFP finché figlie e figli non sono più grandi e non si è instaurato un modello di abuso (Hong et al., 2012; Kennair & Mellor, 2007; Pérez & Pereira, 2006). Quanto alla traiettoria che la VFP segue nel corso dell’adolescenza, Simmons et al. (2018) hanno riferito che di solito raggiunge il picco a metà adolescenza per poi diminuire con l’età. Analogamente, Calvete et al., (2020a, 2020b) hanno individuato una diminuzione graduale dei comportamenti abusanti, con un picco intorno ai 15 anni. D’altra parte, Kuay e Towl (2021) suggeriscono l’esistenza di due gruppi distinti: quello in cui il comportamento abusante inizia presto e persiste, e quello con un esordio più tardivo che si estingue nel tempo. È evidente che servono più studi che analizzino la VFP in una prospettiva evolutiva (Holt, 2016b; Kuay & Towl, 2021).
Per quanto riguarda il sesso dei genitori, studi recenti hanno rilevato che il livello di violenza diretta verso la madre è più alto di quello diretto verso il padre (Calvete et al., 2020a, 2020b), in linea con studi precedenti che indicano in modo coerente e significativo nella madre la persona più aggredita fisicamente e psicologicamente (Agnew y Huguley, 1989; Calvete et al., 2013, 2017; Calvete, et al., 2014a; Calvete et al., 2014c; Calvete y Orue, 2016; Condry y Miles, 2014; Gallagher, 2004; Hunter et al., 2010; Ibabe y Jaureguizar, 2011; Pagani et al., 2004, 2009).
Nel tentativo di comprendere la genesi e il perpetuarsi di questo fenomeno, sono stati proposti diversi modelli teorici, come la teoria dell’apprendimento sociale di Bandura e Rivière (1982) (Aroca-Montolío et al., 2012; Izaguirre & Calvete, 2017; Margolin & Baucom, 2014), il modello della coercizione reciproca di Patterson (1983) (Eckstein, 2004; Ibabe et al., 2013; Pagani et al., 2009), il modello dell’elaborazione dell’informazione sociale di Dodge e Pettit (2003) (Calvete et al., 2015a; Contreras & Cano, 2016) o le teorie del campo della delinquenza giovanile (controllo sociale, associazione differenziale e strain) (Agnew & Huguley, 1989). Anche la violenza domestica è stata proposta come quadro concettuale per comprendere questo fenomeno, poiché le madri hanno più probabilità dei padri di subire abusi da parte dei figli maschi (Wilcox, 2012). Tuttavia, questo approccio non potrebbe applicarsi ai casi in cui a commettere l’abuso è la figlia e a subirlo è il padre, oltre al conflitto generato dal far assumere a chi abusa la responsabilità esclusiva del proprio reato (Holt, 2016a). In questa linea, e secondo risultati recenti, le rappresentazioni di questo fenomeno come una forma di violenza domestica in cui il figlio è etichettato al tempo stesso come aggressore e come vittima potrebbero avere effetti negativi sul sistema familiare e sulla possibilità di cambiamento, se non si effettua un’analisi specialistica dei suoi contesti e dei suoi correlati (Gabriel et al., 2018; Holt & Lewis, 2021).
Infine, tra i modelli teorici proposti per spiegare la VFP, è stato utilizzato anche il modello ecologico annidato di Dutton (1985) (Cottrell & Monk, 2004; Simmons et al., 2018). Questo modello costituisce un quadro adeguato che integra postulati proposti da modelli teorici precedenti e che facilita inoltre l’analisi dei fattori intervenienti ai diversi livelli ecologici (Arias-Rivera & Hidalgo, 2020). A partire da questo quadro ecologico, lo scopo del presente studio è analizzare le evidenze disponibili relative ad alcune dimensioni rilevanti coinvolte nelle situazioni di VFP, in particolare le competenze genitoriali, il funzionamento familiare e il supporto sociale.
Diverse competenze genitoriali sembrano compromesse nelle situazioni di VFP. Diversi studi hanno infatti riportato che i genitori provano un acuto senso di impotenza, paralisi e sofferenza emotiva una volta iniziati i comportamenti abusanti (Gabriel et al., 2018; Selwyn & Meakings, 2016; Tew & Nixon, 2010) e, di conseguenza, mostrano una percezione di sé come inefficaci e incapaci di far fronte ai compiti educativi e alle responsabilità genitoriali (Gabriel et al., 2018; Holt, 2011). È stata inoltre riportata l’esistenza di sensi di colpa che ostacolano la definizione di limiti e la ricerca di soluzioni (Calvete et al., 2017b; Edenborough et al., 2008; Routt & Anderson, 2011; Williams et al., 2017). In questa linea, la VFP è stata ampiamente associata a pratiche genitoriali inefficaci, soprattutto nella gestione di limiti adeguati (Gabriel et al., 2018) e di conseguenze contingenti al comportamento violento (Calvete et al., 2015c; Del Hoyo et al., 2020). Esistono infatti evidenze empiriche di un’associazione tra la VFP e stili genitoriali autoritari, incoerenti e negligenti (Calvete et al., 2014a; Calvete et al., 2014c; Castañeda et al., 2012).
Oltre agli stili genitoriali, anche altre dimensioni del funzionamento familiare sono state collegate alla VFP. In particolare, la coesione familiare (Beckmann, 2019), un clima emotivo positivo (Pagani et al., 2003; Zhang et al., 2019) e la comunicazione assertiva (Calvete et al., 2014a; Ibabe & Bentler, 2016; Ibabe et al., 2013) sono stati tutti individuati in diversi studi come fattori protettivi. Quanto alla direzionalità delle relazioni, gli studi longitudinali hanno confermato il ruolo protettivo del clima emotivo positivo (Pagani et al., 2003) e hanno indicato che l’esposizione alla violenza diretta o indiretta nella famiglia nucleare è un fattore di rischio significativo (Arias-Rivera & Hidalgo, 2020; Beckmann, 2019; Beckmann et al., 2017; Del Hoyo-Bilbao et al., 2017) e un predittore della VFP (Calvete, et al., 2020a, 2020b, Calvete et al., 2015b). Tra le conseguenze della VFP sul funzionamento familiare, si è talvolta osservato un allontanamento nelle relazioni tra genitori e figli (Murphy-Edwards & van Heugten, 2018), nonché conseguenze fisiche e, in alcuni casi, economiche (Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Paterson et al., 2002).
La presenza della VFP sembra incidere anche sulle relazioni dei genitori con il loro ambiente sociale, in particolare per quanto riguarda il supporto sociale. In questo senso, esistono evidenze empiriche che mostrano come l’isolamento (Miles & Condry, 2015; Moulds et al., 2016), la rivittimizzazione (Brule & Eckstein, 2016; Condry & Miles, 2014; Holt, 2011; Miles & Condry, 2015; Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Routt & Anderson, 2011; Selwyn & Meakings, 2016; Tew & Nixon, 2010; Williams et al., 2017) e lo stigma sociale (Brule & Eckstein, 2016) generati dalla VFP possano ritardare la richiesta di aiuto; questo, a sua volta, può tradursi nell’assenza di reti di supporto, vitali per le famiglie che vivono questo tipo di violenza (Bonnick, 2019; Edenborough et al., 2008).
Sebbene negli ultimi anni sia stato condotto un numero considerevole di studi empirici su questi aspetti e siano state realizzate alcune rassegne di carattere più generale (ad es. Simmons et al., 2018), la nostra comprensione resta limitata a causa dell’eterogeneità delle variabili coinvolte nello sviluppo della VFP (Del Hoyo et al., 2020). Data la complessità di questo fenomeno, in un quadro ecologico è importante individuare, al di là degli stili genitoriali, diverse dimensioni delle competenze genitoriali coinvolte nella VFP, e analizzare altre variabili non affrontate nelle rassegne precedenti, come il supporto sociale. Poiché esistono studi empirici sufficienti per trarre conclusioni su questi aspetti, l’obiettivo di questo studio era analizzare, mediante una scoping review, le evidenze disponibili sulle competenze genitoriali, sul funzionamento familiare e sul supporto sociale nelle situazioni di VFP.
Questa scoping review è stata condotta secondo le raccomandazioni di specialisti di questa metodologia (Arksey & O’Malley, 2005; Daudt et al., 2013; Levac et al., 2010) e le linee guida metodologiche di Prisma (Moher et al., 2009) e Cochrane (The Cochrane Collaboration, 2011). Il diagramma di flusso del processo seguito durante le procedure di ricerca e di selezione finale è riportato nella Fig. 1.

Questa rassegna ha incluso tutti gli studi empirici clinici, comunitari e giudiziari pubblicati in spagnolo o in inglese tra il 2000 e il 2019, purché rispettassero i seguenti criteri: (a) includere un campione di adolescenti (10–19 anni), sia ragazze sia ragazzi, che avessero agito VFP, oppure (b) includere un campione di genitori che, indipendentemente da sesso o età, avessero subito VFP; e (c) comprendere variabili associate alle competenze genitoriali, al funzionamento familiare o al supporto sociale. È importante notare che l’inclusione degli studi non ha tenuto conto della soglia di gravità della VFP. I criteri di esclusione erano: studi di caso, pareri di specialisti, analisi di altre variabili, esperienze terapeutiche e approcci legati alle politiche pubbliche e alla gestione di polizia. Poiché tutti i dati sono stati estratti da studi pubblicati e sottoposti a revisione tra pari, non è stata necessaria alcuna approvazione etica.
È stata condotta una ricerca sistematica della letteratura scientifica esistente, che ha comportato 5 diverse meta-ricerche nelle seguenti banche dati bibliografiche: Web of Science, Scopus, PsycINFO, ERIC e Dialnet Plus. La strategia utilizzata per la ricerca è riportata nella Fig. 1 e ha previsto un totale di 10 termini combinati con gli operatori booleani OR e NOT. La ricerca è stata effettuata tra ottobre 2018 e aprile 2019 e ha restituito un totale di 5449 studi pubblicati tra il 2000 e il 2018.
La prima autrice (S.A.) ha svolto il processo di screening iniziale, leggendo gli abstract e stabilendo se gli studi rispettassero i criteri di inclusione e di esclusione. Ulteriori record sono stati ottenuti con la tecnica a palla di neve. Il gestore Mendeley è stato utilizzato per archiviare in sequenza i record ed eliminare i duplicati. Successivamente, le altre due autrici (V.H. e B.L.) hanno effettuato la selezione finale sulla base dell’analisi del testo integrale, raggiungendo un consenso in caso di disaccordo.
Secondo Manterola e Otzen (2015), per ridurre al minimo il rischio di bias occorre valutare i tre pilastri che costituiscono qualsiasi studio di ricerca: a) che cosa si misura, b) chi lo misura e c) con che cosa lo si misura. Coerentemente con questa strategia, le autrici hanno verificato che tutti gli studi inclusi nella rassegna:
Per raggiungere gli obiettivi di questa scoping review, i dati sono stati classificati e registrati in un foglio di calcolo contenente informazioni sulle caratteristiche degli studi e sui risultati riportati (Levac et al., 2010).
Sono state condotte analisi separate per descrivere: 1) le caratteristiche metodologiche degli studi inclusi nella rassegna e 2) i risultati riportati riguardo alle competenze genitoriali, al funzionamento familiare e al supporto sociale nelle situazioni di VFP.
Secondo il sistema di classificazione proposto da Ato et al. (2013), i disegni utilizzati nei 22 studi inclusi nella rassegna sono stati analizzati in base alla loro strategia di manipolazione. Tutti gli studi avevano disegni quasi sperimentali, di cui 19 trasversali e 3 longitudinali (Tabella 1). Gli studi esaminati sono stati condotti in Spagna (n = 8), nel Regno Unito (n = 5), negli Stati Uniti (n = 3), in Canada (n = 2), in Nuova Zelanda (n = 2), in Australia (n = 1) e in Francia (n = 1). Non sono stati trovati studi condotti in America Latina. Infine, quanto all’anno di pubblicazione, il 64% è stato pubblicato negli ultimi sei anni (2014–2018).
Tabella 1 Descrizione degli studi inclusi
T, studio trasversale; L, studio longitudinale
Quanto alle caratteristiche dei campioni, 9 studi si sono concentrati sulla popolazione generale, 6 sulla popolazione clinica, 5 su casi giunti all’attenzione delle autorità giudiziarie e 2 su un contesto combinato clinico e giudiziario. Del totale, il 40,9% (n = 9) ha raccolto e analizzato informazioni sia su adolescenti sia su genitori, il 22,7% (n = 5) si è concentrato solo su adolescenti, il 18,2% (n = 4) solo su genitori (di entrambi i sessi), il 9,1% (n = 2) solo su madri, il 4,5% (n = 1) su madri e adolescenti e il 4,5% (n = 1) su genitori adottivi.
Quanto al tipo di analisi dei dati effettuata, 14 studi hanno condotto analisi qualitative, esplorando il contenuto dei discorsi delle persone partecipanti, 3 hanno utilizzato analisi statistiche correlazionali, 2 analisi di regressione logistica, 1 ha incluso un’analisi fattoriale confermativa e 2 hanno utilizzato un modello di equazioni strutturali.
Tra gli articoli analizzati, la maggior parte mirava a esplorare le caratteristiche cognitivo-emotive, familiari e sociali nelle situazioni di VFP. I temi chiave degli studi qualitativi comprendevano la percezione che i genitori hanno delle proprie competenze genitoriali e le loro esperienze di supporto sociale, mentre i risultati degli studi quantitativi si concentravano sulle variabili del funzionamento familiare.
La Tabella 2 presenta una descrizione dettagliata dei risultati più importanti riportati da ciascuno degli studi inclusi nella rassegna riguardo alle competenze genitoriali, al funzionamento familiare e al supporto sociale.
Tabella 2 — Descrizione delle competenze genitoriali, del funzionamento familiare e del supporto sociale nelle situazioni di VFP
Competenze genitoriali
Funzionamento familiare
Supporto sociale
Per quanto riguarda le competenze genitoriali, Calvete et al., (2015b), nel loro studio longitudinale, hanno rilevato che lo sviluppo della VFP è significativamente associato all’esposizione alla violenza in casa e alla mancanza di calore genitoriale. Le analisi hanno evidenziato che la mancanza di calore genitoriale produceva alterazioni negli schemi cognitivi di chi era adolescente, traducendosi in comportamenti di disconnessione e rifiuto, narcisismo e giustificazione della violenza, che a loro volta predicevano un aumento dei comportamenti abusanti diretti verso entrambe le figure genitoriali.
Gli studi trasversali hanno riportato che i genitori coinvolti in situazioni di VFP avevano una bassa stima della propria autoefficacia come genitori (Eckstein, 2004; Edenborough et al., 2008; Holt, 2011; Laurent & Derry, 1999; Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Selwyn & Meakings, 2016; Tew & Nixon, 2010; Williams et al., 2017) e di conseguenza si sentivano insoddisfatti del modo in cui svolgevano il proprio ruolo genitoriale (Holt, 2011; Selwyn & Meakings, 2016).
Inoltre, gli studi analizzati hanno rilevato che i genitori coinvolti in situazioni di VFP provavano spesso emozioni negative associate al ruolo genitoriale, caratterizzate da ansia, risentimento, ambivalenza, disperazione, impotenza e insicurezza (Eckstein, 2004; Edenborough et al., 2008; Holt, 2011; Miles & Condry, 2015; Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Selwyn & Meakings, 2016; Tew & Nixon, 2010; Williams et al., 2017).
Quanto alle pratiche genitoriali, gli articoli esaminati hanno rivelato bassi livelli di controllo e di supervisione del comportamento di figlie e figli (Cottrell & Monk, 2004; Eckstein, 2004; Laurent & Derry, 1999; Pagani et al., 2003; Selwyn & Meakings, 2016), con una riduzione che avveniva gradualmente, fino a diventare in alcuni casi incontrollabile (Eckstein, 2004; Miles & Condry, 2015; Selwyn & Meakings, 2016). In questa linea, si è spesso riscontrato che i genitori coinvolti in situazioni di VFP adottavano un comportamento genitoriale remissivo che, in molti casi, rafforzava le azioni violente della prole (Laurent & Derry, 1999; Miles & Condry, 2015; Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Selwyn & Meakings, 2016).
I risultati hanno anche individuato bassi livelli di comunicazione e di affetto tra i diversi membri della famiglia (Calvete et al., 2014a; Contreras & Cano, 2014a), nonché bassi livelli di coinvolgimento genitoriale e di tempo trascorso con figlie e figli (Calvete et al., 2014b; Calvete et al., 2015c; Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Tew & Nixon, 2010).
Infine, gli studi hanno messo in luce il fatto che i genitori che subivano VFP in casa nutrivano convinzioni e attribuzioni sui comportamenti della prole che tendevano a negare, distorcere o nascondere gli atti violenti da essa commessi nei confronti di terze persone (Calvete et al., 2017; Condry & Miles, 2014; Cottrell & Monk, 2004; Holt, 2011; Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Pagani et al., 2003; Tew & Nixon, 2010; Williams et al., 2017).
I risultati dello studio di Calvete et al. (2015a) hanno indicato che le relazioni transazionali con i genitori sono significative per i problemi esternalizzanti adolescenziali come la VFP. Inoltre, la VFP ha predetto cambiamenti in diverse componenti dell’elaborazione dell’informazione sociale in adolescenza, aumentando la probabilità di attribuire ostilità all’ambiente sociale, di accedere a copioni cognitivi violenti e di anticipare conseguenze positive dei comportamenti abusanti, elementi che, nel loro insieme, modificavano le dinamiche familiari.
I risultati di Pagani et al. (2003) mostrano che, in generale, la VFP si colloca in un contesto di stress genitoriale che porta le figure genitoriali ad assumere comportamenti permissivi o incoerenti, i quali costituiscono fattori di rischio per lo sviluppo della VFP.
Gli studi esaminati hanno rilevato che la VFP tendeva a coincidere con altri tipi di eventi stressanti, come il conflitto coniugale, che complicavano ulteriormente la situazione familiare (Calvete et al., 2015c; Contreras & Cano, 2014b; Cottrell & Monk, 2004; Laurent & Derry, 1999).
Alcuni degli studi analizzati hanno rilevato che, nelle situazioni di VFP, i genitori tendevano ad accettare le interazioni violente come normali e come l’unico modo di risolvere i conflitti (Eckstein, 2004). Analogamente, alcuni risultati hanno indicato che il comportamento violento tendeva a essere replicato da fratelli e sorelle (Contreras & Cano, 2014b). Si osservano anche risposte genitoriali che comportano l’alterazione delle routine familiari e individuali per evitare lo scontro (Condry & Miles, 2014; Miles & Condry, 2015; Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Selwyn & Meakings, 2016; Tew & Nixon, 2010), nonché livelli elevati di stress familiare (Condry & Miles, 2014; Cottrell & Monk, 2004; Edenborough et al., 2008).
Infine, vale la pena sottolineare che il grado di disgregazione familiare può essere estremamente grave nelle situazioni di VFP, al punto che, nello studio di Selwyn e Meakings (2016), condotto con famiglie adottive esposte a questo tipo di violenza, il percorso adottivo si è interrotto nel 50% dei casi.
Per quanto riguarda il supporto sociale, un risultato interessante è che le madri che cercavano sostegno nella propria rete sociale correvano un rischio maggiore di abusi verbali e fisici da parte di figlie e figli (Pagani et al., 2003).
Gli articoli analizzati rivelano che, nonostante il bisogno di supporto sociale delle famiglie, i genitori si sentivano vittime di una vittimizzazione secondaria, poiché, entrando in contatto con le forze dell’ordine o con altre figure professionali, si sentivano colpevolizzati per il comportamento della prole (Cottrell & Monk, 2004; Eckstein, 2004; Edenborough et al., 2008; Holt, 2011; Miles & Condry, 2015; Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Selwyn & Meakings, 2016; Tew & Nixon, 2010; Williams et al., 2017).
In effetti, diversi studi hanno rilevato che denunciare alla polizia il comportamento di figlie e figli era vissuto dai genitori come un’ultima risorsa, cui si arrivava solo dopo un’esposizione prolungata alla violenza (Routt & Anderson, 2011). Alcuni studi hanno inoltre individuato altre esperienze associate alla VFP, come l’isolamento sociale autoimposto (Eckstein, 2004; Edenborough et al., 2008; Selwyn & Meakings, 2016; Tew & Nixon, 2010; Williams et al., 2017), una percezione negativa delle risorse di supporto sociale disponibili (Cottrell & Monk, 2004; Edenborough et al., 2008; Holt, 2011; Tew & Nixon, 2010; Williams et al., 2017) e lo stigma sociale (Brule & Eckstein, 2016; Edenborough et al., 2008; Holt, 2011; Miles & Condry, 2015; Selwyn & Meakings, 2016; Tew & Nixon, 2010).
L’obiettivo di questo studio era realizzare una scoping review per analizzare le evidenze disponibili sulle competenze genitoriali, sul funzionamento familiare e sul supporto sociale nelle situazioni di VFP. Con la strategia di ricerca descritta nella sezione dedicata al metodo, sono stati individuati 22 studi incentrati su questo tema.
Per quanto riguarda le caratteristiche metodologiche degli studi individuati, tutti avevano un disegno quasi sperimentale e sono stati impiegati più metodi di analisi qualitativa che quantitativa dei dati. Sono stati condotti prevalentemente studi trasversali, e sono stati individuati pochi studi longitudinali. Sebbene gli studi trasversali non consentano di individuare fattori causali, permettono una descrizione dettagliata della VFP. Poiché la VFP è un fenomeno relazionale complesso, sono necessari disegni misti che consentano l’integrazione dei risultati (Tashakkori & Creswell, 2007), l’esplorazione delle relazioni causali e l’inclusione di analisi statistiche robuste per facilitare l’individuazione di effetti di mediazione e di moderazione (Ato et al., 2013; Baron & Kenny, 1986; Hair et al., 2014; Hong et al., 2012).
In generale, gli studi con il maggior numero di partecipanti si sono concentrati su popolazioni comunitarie. Le persone partecipanti erano eterogenee, e un’ampia percentuale degli studi ha utilizzato campioni composti soltanto da genitori o soltanto da adolescenti, nonostante il chiaro vantaggio dei disegni a informatori multipli (Achenbach et al., 1987). Inoltre, trattandosi di un fenomeno relazionale, disporre di informazioni provenienti da entrambe le parti coinvolte facilita notevolmente la nostra comprensione della VFP (Condry & Miles, 2014; Pagani et al., 2004, 2009).
Quanto all’origine dei campioni, la maggior parte degli studi inclusi nella rassegna è stata condotta in Europa e in Nord America. Per approfondire la comprensione di questo fenomeno, è importante determinarne la prevalenza in altre culture, in particolare tra le popolazioni latinoamericane e asiatiche. Anche studi transculturali fornirebbero informazioni preziose (Beckmann et al., 2017; Ilabaca & Gaete, 2018; Moulds et al., 2018).
Studiare un fenomeno complesso come la VFP comporta il rischio di ridurne l’analisi a un numero limitato di variabili per descrivere e comprendere i processi relazionali, sociali e affettivi che sottendono questo comportamento violento, situazione che si esprime nella variabilità metodologica degli studi inclusi in questo lavoro. In generale, le differenze metodologiche osservate negli studi sulla VFP hanno reso difficile analizzare le informazioni derivanti dai dati ottenuti, il che ha reso necessario individuare e riportare gli elementi che comparivano sistematicamente, così da rendere possibile la costruzione di un corpus coeso di conoscenze scientifiche (Simmons et al., 2018).
In secondo luogo, gli studi esaminati hanno fornito evidenze empiriche in tutte e tre le aree analizzate: competenze genitoriali, funzionamento familiare e supporto sociale. Nell’ambito delle competenze genitoriali, la grande maggioranza degli studi ha trovato evidenze di pratiche genitoriali inadeguate, caratterizzate principalmente da mancanza di controllo e negligenza (Cottrell & Monk, 2004; Eckstein, 2004; Laurent & Derry, 1999; Pagani et al., 2003; Selwyn & Meakings, 2016), bassi livelli di affetto e comunicazione (Calvete, et al., 2014a; Contreras & Cano, 2014b) e uno scarso coinvolgimento emotivo con figlie e figli (Calvete, et al., 2014b; Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Tew & Nixon, 2010). Questo risultato concorda con quello di uno studio recente di Del Hoyo et al. (2020), che ha individuato una relazione significativa tra l’applicazione inefficace della disciplina genitoriale e la VFP.
La stretta associazione esistente tra pratiche genitoriali e VFP è ampiamente supportata dalle evidenze empiriche; tuttavia, a causa della mancanza di studi longitudinali, non è ancora chiaro se le pratiche genitoriali individuate siano precursori o conseguenze della violenza agita. D’altra parte, è chiaro che la mancanza di coinvolgimento emotivo (deprivazione), le emozioni negative associate al ruolo genitoriale e i problemi di comunicazione influenzano lo sviluppo e il protrarsi della VFP (Calvete, et al., 2014a; Edenborough et al., 2008; Ibabe & Bentler, 2016; Williams et al., 2017). Sulla base di quanto detto, i programmi di sostegno alla genitorialità per le famiglie con VFP dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo di stili genitoriali positivi, in particolare sulla manifestazione di affetto, calore e sostegno verso figlie e figli (Calvete, et al., 2015b).
Inoltre, i risultati riportati sull’adozione di comportamenti remissivi da parte dei genitori suggeriscono che, oltre alle conseguenze fisiche, psicologiche ed economiche negative della VFP, gli atti violenti commessi dalla prole possono anche portarla a controllare il comportamento dei genitori (Laurent & Derry, 1999; Miles & Condry, 2015; Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Selwyn & Meakings, 2016).
Accanto alle pratiche genitoriali inadeguate, gli studi esaminati hanno riportato risultati coerenti anche sulla percezione che i genitori hanno della propria inefficacia genitoriale (Eckstein, 2004; Edenborough et al., 2008; Holt, 2011; Laurent & Derry, 1999; Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Selwyn & Meakings, 2016; Tew & Nixon, 2010; Williams et al., 2017). In alcune occasioni, questo basso livello di autoefficacia percepita portava i genitori a credere di aver perso completamente il controllo e quindi a cedere per evitare lo scontro violento (Eckstein, 2004; Routt & Anderson, 2011; Tew & Nixon, 2010), oppure a instaurare con la figlia o il figlio un circolo di interazione ancora più aggressivo in risposta al suo comportamento violento (Omer, 2004). Questi atteggiamenti derivavano da una mancanza di sicurezza e di fiducia nel proprio ruolo genitoriale; lungi dal porre fine alla VFP, servivano soltanto a complicare ulteriormente la situazione. Di conseguenza, chi è adolescente arriva talvolta alla conclusione che il maltrattamento sia l’unico modo di interagire con i genitori (Cottrell & Monk, 2004; Estévez & Góngora, 2009).
Data la difficoltà dei genitori nell’esercitare adeguatamente le proprie competenze genitoriali (Edenborough et al., 2008), l’intenso senso di colpa e di vergogna provato (Cottrell & Monk, 2004; Tew & Nixon, 2010), l’esposizione alla vittimizzazione secondaria e la mancanza di sostegni adeguati (Miles & Condry, 2015), non sorprende che i genitori formulino attribuzioni inesatte sul comportamento violento della prole e ricorrano a strategie per negare, distorcere o nascondere gli atti violenti di figlie e figli, atteggiamento che, a sua volta, può contribuire ad aumentare il numero di casi sommersi (Fernández-González et al., 2021; Kennair & Mellor, 2007).
Per quanto riguarda il funzionamento familiare, i risultati della rassegna hanno rivelato che la VFP è associata a livelli elevati di conflitto cogenitoriale (Calvete, et al., 2015a, 2015b, 2015c; Contreras & Cano, 2014a; Pagani et al., 2003; Selwyn & Meakings, 2016), livelli elevati di stress genitoriale (Condry & Miles, 2014; Cottrell & Monk, 2004; Edenborough et al., 2008) e cambiamenti nelle routine quotidiane (Condry & Miles, 2014; Miles & Condry, 2015; Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Selwyn & Meakings, 2016; Tew & Nixon, 2010). Probabilmente queste situazioni, unite al fatto che i genitori tendono ad accettare le interazioni violente come qualcosa di normale nei momenti di conflitto (Eckstein, 2004), contribuiscono spesso a generare un clima emotivo negativo nelle famiglie che vivono la VFP, il che a sua volta aumenta il rischio che fratelli e sorelle di chi aggredisce replichino i modelli di comportamento violento (Condry & Miles, 2014; Contreras & Cano, 2014b).
Infine, i risultati emersi in materia di supporto sociale indicano che l’isolamento autoimposto, che sembra associato alle situazioni di VFP (Eckstein, 2004; Edenborough et al., 2008; Selwyn & Meakings, 2016; Tew & Nixon, 2010; Williams et al., 2017), potrebbe essere spiegato dalla rivittimizzazione vissuta dai genitori e dallo stigma sociale associato a questo tipo di violenza (Brule & Eckstein, 2016; Condry & Miles, 2014; Cottrell & Monk, 2004; Eckstein, 2004; Edenborough et al., 2008; Holt, 2011; Miles & Condry, 2015; Murphy-Edwards & van Heugten, 2018; Routt & Anderson, 2011; Selwyn & Meakings, 2016; Tew & Nixon, 2010; Williams et al., 2017).
Sarebbe interessante esplorare nella ricerca futura il ruolo che il personale dei servizi svolge nell’isolamento sociale. La riluttanza dei genitori a rivolgersi alle forze dell’ordine o ai servizi sociali formali è un problema serio che va affrontato, soprattutto considerando il ruolo di queste istituzioni nell’intervento su questi casi (Coogan, 2014; Gallagher, 2004). D’altra parte, è essenziale rafforzare le politiche di sostegno alle famiglie e facilitare la disponibilità di assistenti sociali e di professionalità della salute mentale (University of Brighton, 2012; Wilcox & Pooley, 2015), considerato l’elevato rischio psicosociale di queste famiglie (Moulds & Day, 2017).
Sebbene la presente rassegna offra una preziosa sistematizzazione delle informazioni basata sull’individuazione e sull’analisi esaustiva degli studi esistenti, presenta tuttavia alcuni limiti. In primo luogo, includendo solo studi pubblicati in inglese e in spagnolo, si sono perse le informazioni riportate da studi pubblicati in altre lingue. In secondo luogo, la diversità metodologica e contestuale degli studi richiedeva l’individuazione delle fonti di variabilità e un’analisi per sottogruppi.
Questa rassegna fornisce evidenze del carattere ecologico della VFP, poiché l’indagine si è concentrata su variabili personali, interpersonali e sociali di diversi sistemi ecologici (Bronfenbrenner & Morris, 2007). Inoltre, le conclusioni degli studi longitudinali esaminati forniscono evidenze concrete sulla natura transazionale di questo fenomeno.
I risultati hanno rivelato solide evidenze empiriche riguardo alle competenze genitoriali inadeguate associate alla VFP, nonché alle relazioni familiari conflittuali che si producono a causa della sua presenza. Nonostante il loro bisogno di sostegno, i dati indicano che le famiglie in situazione di VFP nutrono una certa sfiducia verso le risorse di supporto formale, e la rivittimizzazione e lo stigma sociale che vivono non fanno che accrescerne l’isolamento. Le affermazioni avanzate in certi ambiti e da certe istituzioni, secondo cui i genitori sono sempre responsabili delle azioni di figlie e figli e dovrebbero sempre essere in grado di esercitare su di loro potere e controllo, non aiutano affatto a rendere visibile il problema in tutte le sue molteplici dimensioni e servono soltanto a nascondere le profonde conseguenze di questo fenomeno per le famiglie coinvolte.
I risultati di questa rassegna sistematica rivelano i bisogni specifici di intervento delle famiglie in situazione di VFP sul piano personale, familiare e sociale. In linea con le attuali iniziative di sostegno e di cura delle famiglie orientate alla formazione e al rafforzamento familiare, il gruppo di ricerca propone lo sviluppo di azioni preventive e promozionali che rafforzino i sistemi familiari in condizioni avverse (Child Welfare Information Gateway, 2013; Pote et al., 2019), in cui adolescenti che agiscono abusi e genitori siano entrambi protagonisti diretti secondo un approccio sistemico (Pereira, 2011, 2019).
Proprio riguardo a quest’ultimo aspetto, desideriamo sottolineare l’importanza di promuovere programmi di genitorialità positiva che favoriscano l’acquisizione di competenze genitoriali capaci di migliorare l’esercizio della genitorialità nei genitori che vivono situazioni di VFP (Rodrigo et al., 2009).
Complexe Systémique: punti chiave
Questa rassegna ha il merito di riunire in un’unica tabella ciò che la violenza filio-parentale produce sui tre livelli del sistema: competenze genitoriali, funzionamento familiare, reti di supporto. Per la pratica clinica, il punto più utile è circolare: il senso di inefficacia spinge i genitori a cedere o a entrare in escalation, il che conferma alla persona giovane che la violenza funziona, e la vergogna, alimentata da istituzioni che rimandano i genitori alla loro responsabilità, li isola ancora di più. Lavorare sulla presenza genitoriale senza escalation, ricostruire un’alleanza tra i genitori e far uscire la famiglia dal segreto sono quindi obiettivi importanti quanto il comportamento della persona giovane. Serve comunque una lettura critica: il lessico del deficit genitoriale («inadeguato», «remissivo») rischia di riprodurre la colpevolizzazione che l’articolo denuncia, gli studi inclusi sono per lo più trasversali, europei e nordamericani, e la voce delle persone giovani resta rara. Da leggere insieme all’articolo che mostra come non tutte le violenze filio-parentali siano uguali e all’articolo su una comprensione ecologica della violenza filio-parentale.
Note dell’originale
Ringraziamenti. La prima autrice ha ricevuto una borsa dell’Università di Guayaquil per il suo soggiorno presso l’Università di Siviglia.
Finanziamento. Finanziamento Open Access reso possibile dall’accordo CRUE-CSIC con Springer Nature.
Conflitto di interessi. Le autrici dichiarano che la ricerca è stata condotta in assenza di qualsiasi rapporto commerciale o finanziario che potesse essere interpretato come un potenziale conflitto di interessi.
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Traduzione non ufficiale di Parenting Skills, Family Functioning and Social Support in Situations of Child-to-Parent Violence: a Scoping Review of the Literature, di Shirley Arias-Rivera, Bárbara Lorence e Victoria Hidalgo, Journal of Family Violence, vol. 37, n. 7 (2022), doi: 10.1007/s10896-021-00316-y, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale — l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabella presentata sotto forma di elenchi). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.
Questa è una traduzione dell’articolo originale «Parenting Skills, Family Functioning and Social Support in Situations of Child-to-Parent Violence: a Scoping Review of the Literature», pubblicato in Journal of Family Violence (2022) con licenza CC BY 4.0. Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo di chi firma l’articolo è stato tradotto in italiano e la presentazione è stata adattata alla lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Arias-Rivera, S., Lorence, B., et Hidalgo, V. (2022). Parenting Skills, Family Functioning and Social Support in Situations of Child-to-Parent Violence: a Scoping Review of the Literature. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/parenting-skills-family-functioning-and-social-support-in-child-to-parent-violence (Opera originale pubblicata nel 2021 in Journal of Family Violence, 37(7), 1147-1160 (2022); ripubblicata nel 2022 da Journal of Family Violence, https://link.springer.com/article/10.1007/s10896-021-00316-y)
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