Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Journal of Child and Family Studies · Famiglia
Come resta unita una famiglia quando l’economia di un Paese crolla? In Portogallo, dieci anni dopo la Grande Recessione, l’équipe di Gabriela Fonseca ha riunito attorno al tavolo 14 famiglie, genitori e giovani in età adulta emergente insieme. I loro racconti descrivono tagli accettati, genitori che fanno da scudo, risparmi di lunga data che proteggono e una preoccupazione che non se ne va: il futuro di figlie e figli.
Traduzione non ufficiale in italiano di Families Navigating Macroeconomic Hard Times: The Experiences of Portuguese Emerging Adults and Their Parents in the Aftermath of the Great Recession, di Gabriela Fonseca, Daniela Lourenço, Rita Francisco, Carla Crespo e Ana Paula Relvas, pubblicato in Journal of Child and Family Studies (Springer) (2024), doi: 10.1007/s10826-023-02650-9, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Il materiale supplementare online non è riprodotto. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Ciò mostrerebbe che la transizione all’età adulta è un processo che riguarda l’intera famiglia, in cui sia i genitori sia figlie e figli sono attivamente coinvolti.
Gabriela Fonseca, Daniela Lourenço, Rita Francisco, Carla Crespo e Ana Paula Relvas
Abstract
Nel complesso mondo finanziario di oggi, è fondamentale comprendere come si possa favorire l’adattamento familiare in contesti di avversità macroeconomica. Il presente studio qualitativo ha cercato di indagare come le famiglie portoghesi con figlie e figli in età adulta emergente abbiano gestito, a partire dalla Grande Recessione, le richieste legate alla macroeconomia. In particolare, ci siamo proposti di portare alla luce i processi che possono averne facilitato l’adattamento allo stress macroeconomico nell’ultimo decennio. Quattordici famiglie biparentali con almeno un figlio o una figlia in età adulta emergente (N = 48 partecipanti) hanno preso parte a interviste semistrutturate alla fine degli anni 2010. L’analisi tematica ha prodotto tre temi chiave: (i) Valutazione, che raccoglie le convinzioni familiari riguardo ai propri contesti macroeconomici dall’inizio alla fine degli anni 2010; (ii) Richieste e impatto, che riflette le sfide macroeconomiche che le famiglie hanno dovuto affrontare; (iii) Capacità, che comprendono comportamenti di coping – come i tagli finanziari attuati durante la recessione – e risorse – come la coesione familiare e il sostegno emotivo e strumentale dei genitori alla generazione giovane – che hanno facilitato la gestione delle richieste da parte delle famiglie e che potrebbero costituire processi familiari chiave della resilienza in tempi macroeconomici difficili. Nonostante l’adattamento positivo alle richieste macroeconomiche durante gli anni più difficili della recessione, alla fine degli anni 2010 le famiglie continuavano a percepire una grande instabilità nei propri contesti macroeconomici e manifestavano preoccupazioni legate al futuro di chi si trova nell’età adulta emergente. Questi risultati hanno messo in evidenza che le crisi macroeconomiche comportano effetti duraturi per le persone e le famiglie, e richiamano l’attenzione del mondo della ricerca, del personale clinico e della politica sulle sfide crescenti che le nuove generazioni e le loro famiglie si trovano oggi ad affrontare. Inoltre, i risultati di questo studio possono orientare la pratica clinica e lo sviluppo di interventi multisistemici volti ad aiutare le famiglie sottoposte a stress finanziario.
Parole chiave: adattamento e aggiustamento familiare, resilienza familiare, famiglie con figlie e figli in età adulta emergente, interviste familiari congiunte, crisi macroeconomica, richieste macroeconomiche
Punti salienti
Dopo aver ricevuto una prognosi economica pessimistica già all’inizio della crisi, il Portogallo è stato uno dei Paesi europei più gravemente colpiti dalla Grande Recessione (2007–2009). In linea con le strategie proposte dall’UE, dal 2011 al 2014 è stato attuato un programma di aggiustamento economico basato su misure di austerità, che ha accentuato gli effetti economici e sociali negativi della crisi (Pedroso, 2014). Le famiglie portoghesi hanno conosciuto un aumento della disoccupazione (con le persone lavoratrici più giovani e precarie tra le più colpite), tagli ai salari e alle pensioni di vecchiaia e un aumento dei livelli di povertà (De Vogli, 2014; Frade & Coelho, 2015; Pedroso, 2014). Ci sono voluti dieci anni dall’inizio della crisi finanziaria perché il Paese ritrovasse un periodo di crescita economica (International Labour Organization [ILO], 2018). Tuttavia, nonostante i segnali di ripresa economica, le famiglie portoghesi hanno continuato a confrontarsi con sfide macroeconomiche fino alla fine degli anni 2010. Sebbene l’occupazione sia tornata ai livelli precedenti alla crisi, la qualità del lavoro e i salari sono rimasti bassi, e i posti stabili e sicuri scarseggiavano per le fasce più giovani, alle quali venivano spesso proposti contratti a termine involontari, con scarsa tutela occupazionale (Choudhry et al., 2012; ILO, 2018). Di conseguenza, gli effetti di una crisi macroeconomica sono ritenuti particolarmente duri e duraturi per le persone in età adulta emergente e per le loro famiglie, che possono sforzarsi di sostenere economicamente la transizione di figlie e figli all’età adulta (Fonseca et al., 2016; 2020a).
Sulla scia di una nuova recessione causata dalla pandemia di coronavirus, che si prevede più lunga e più profonda della crisi del 2008, indagare il modo in cui le famiglie attraversano tempi macroeconomici difficili ha acquisito un forte slancio. Il presente studio si propone di indagare come le famiglie con figlie e figli in età adulta emergente abbiano gestito le richieste legate alla macroeconomia all’indomani della Grande Recessione, portando alla luce i processi che possono averne facilitato l’adattamento in un contesto di avversità macroeconomica.
Le ricerche precedenti sulle risposte delle famiglie alle richieste economiche si sono basate principalmente sul Family Stress Model (FSM; Conger & Conger, 2002), dimostrando gli effetti negativi delle difficoltà economiche (ossia le circostanze economiche oggettive della famiglia, come la perdita di reddito o i cambiamenti negativi sul lavoro) e/o della pressione economica (ossia le frustrazioni quotidiane derivanti dal vivere queste difficoltà, come il dover tagliare le spese) sul funzionamento psicologico dei membri della famiglia e sulle dinamiche familiari (Conger et al., 1993; Leinonen et al., 2002). Un filone di ricerca secondario si è concentrato sui fattori protettivi in grado di attenuare questi effetti dannosi (Fonseca et al., 2016). La qualità dell’interazione coniugale (Liker & Elder, 1983), compresi il sostegno coniugale (Conger & Conger, 2002; Leinonen et al., 2002) e una comunicazione efficace nella soluzione dei problemi (Novak et al., 2017), nonché il sostegno sociale (Conger & Conger, 2002; Murphy et al., 2014; Vandsburger & Biggerstaff, 2004) o una genitorialità positiva (Neppl et al., 2015), sono tra i fattori più spesso indicati come protettivi nei periodi di avversità economica.
Sebbene alcuni studi abbiano integrato dati osservativi (ad es. Conger et al., 1993; Neppl et al., 2016) o metodi misti (ad es. Mistry et al., 2008) per ampliare le conoscenze sul processo di stress economico familiare, questo corpus di ricerca si è basato in larga misura su studi quantitativi (Fonseca et al., 2016). L’enfasi è stata quindi posta sullo stabilire associazioni tra la segnalazione di condizioni economiche precarie e gli esiti negativi di adattamento dei membri della famiglia, e sull’individuazione di meccanismi di mediazione (ad es. la pressione economica) e di moderazione (ad es. il sostegno sociale) nel processo di stress economico familiare. Di conseguenza, nella letteratura manca una comprensione più approfondita di come le famiglie e i loro membri vivano le richieste macroeconomiche, lo stress e le sue implicazioni. Questo aspetto potrebbe essere indagato meglio con metodi qualitativi che mettano in risalto i processi attraverso cui le famiglie creano e discutono le proprie realtà familiari (Daly, 2007). Tuttavia, gli studi qualitativi restano sorprendentemente scarsi nella letteratura sullo stress economico familiare. Inoltre, mancano ricerche sui significati che le famiglie attribuiscono ai propri contesti e alle proprie richieste macroeconomiche, e sui processi attraverso i quali le famiglie, in quanto sistemi, riescono ad adattarsi in questo contesto di rischio (Fonseca et al., 2016). Adottare uno sguardo sistemico e le teorie dello stress e della resilienza familiari può quindi risultare particolarmente adatto allo sviluppo teorico nella ricerca sullo stress economico familiare.
In una prospettiva sistemica, le famiglie sono considerate come totalità complesse e integrate, i cui membri sono interdipendenti ed esercitano influenze reciproche gli uni sugli altri (Relvas, 2000; Cox & Paley, 1997). Gli eventi critici e gli stress persistenti colpiscono quindi l’intera famiglia e tutti i suoi membri, e possono destabilizzare il funzionamento familiare (Walsh, 2016). Nell’ambito delle teorie dello stress familiare, il modello della risposta di aggiustamento e adattamento familiare (family adjustment and adaptation response, FAAR) (McCubbin & Patterson, 1983; Patterson, 1988) postula che le famiglie riescano a mantenere un funzionamento equilibrato utilizzando le proprie capacità (risorse tangibili e psicosociali, e comportamenti di coping) per far fronte alle proprie richieste (fattori di stress normativi e non normativi, tensioni familiari e disagi quotidiani). Questi sforzi interagiscono con i significati familiari, ossia con il modo in cui i membri della famiglia definiscono le proprie richieste e capacità, la propria identità di famiglia e la propria visione del mondo, per giungere a un certo livello di aggiustamento o di adattamento familiare. Quando sono esposte a richieste che per natura e/o numero superano le loro capacità, le famiglie attraversano uno stato di crisi. Possono raggiungere un adattamento post-crisi acquisendo nuove capacità, riducendo le richieste e/o cambiando il modo in cui vedono la propria situazione. Analogamente all’adattamento post-crisi (Patterson, 2002), la resilienza familiare descrive i processi attraverso i quali le famiglie riescono ad adattarsi e a funzionare in modo competente dopo l’esposizione a un’avversità significativa (Luthar et al., 2000; Patterson, 2002). Walsh (2003; 2016) sottolinea che la resilienza familiare implica un potenziale di trasformazione e di crescita personale e relazionale forgiato dall’avversità. Questa autrice ha sviluppato uno dei quadri più consolidati della resilienza familiare, definendola come la capacità della famiglia, nel suo insieme, di resistere all’avversità e di riprendersi, uscendone rafforzata e più ricca di risorse (2003; 2016), e proponendo una mappa concettuale dei processi chiave che facilitano la resilienza familiare. Questi sono organizzati in tre ambiti del funzionamento familiare: (i) i sistemi di credenze della famiglia, che includono il considerare le crisi come sfide gestibili, il mantenere uno sguardo positivo, la speranza e la perseveranza, e le credenze trascendenti o spirituali; (ii) i modelli organizzativi, che includono la flessibilità, la connessione, nonché le risorse sociali ed economiche; e (iii) una comunicazione chiara e aperta e processi efficaci di soluzione dei problemi.
Le ricerche precedenti (ad es. Benzies & Mychasiuk, 2009; Black & Lobo, 2008; Lietz, 2007; Walsh, 2016) hanno cercato di portare alla luce i processi che favoriscono la resilienza familiare in molteplici contesti di avversità (ad es. malattia cronica in famiglia, grandi catastrofi, povertà). Questo corpus di ricerca è di importanza fondamentale per lo sviluppo di interventi clinici, programmi e politiche volti a rafforzare la resilienza familiare. Tuttavia, gli studi sull’adattamento e sulla resilienza familiari nel contesto dell’avversità macroeconomica sono limitati. Colmare questa lacuna assume una rilevanza ancora maggiore data la complessità del mondo finanziario odierno. Nei tempi macroeconomici difficili, le persone e le famiglie possono temere, anticipare e/o vivere eventi negativi associati alle tendenze macroeconomiche (Fonseca et al., 2016) – ad es. la disoccupazione, l’insicurezza lavorativa, il non riuscire ad arrivare a fine mese, l’incertezza sul proprio futuro economico – che possono minacciare la capacità, percepita o reale, delle famiglie rispetto a una delle loro funzioni principali: fornire ai propri membri i mezzi di sussistenza di base (Voydanoff, 1990). Alcuni studi (ad es. Fonseca et al., 2023; Leininger & Kalil, 2014) hanno suggerito che l’impatto psicologico dello stress economico sia più probabilmente associato alle valutazioni soggettive della propria situazione finanziaria che a indicatori concreti delle condizioni economiche (ad es. il reddito). Pertanto, non è rilevante soltanto indagare l’impatto degli eventi economici negativi sulle famiglie, ma anche il modo in cui esse vivono l’inadeguatezza finanziaria percepita e le preoccupazioni nel contesto macroeconomico contemporaneo.
Questa ricerca mirava a fornire una comprensione approfondita di come si possa favorire la resilienza familiare in contesti di avversità macroeconomica. Abbiamo condotto uno studio qualitativo che esplorava come le famiglie con figlie e figli in età adulta emergente abbiano affrontato le richieste legate alla macroeconomia all’indomani della Grande Recessione, cercando di portare alla luce i processi che possono averne facilitato l’adattamento in questo contesto. È probabile che le persone in età adulta emergente si trovino a vivere un insieme complesso di richieste nei tempi macroeconomici difficili, poiché le tendenze macroeconomiche (ad es. la disoccupazione giovanile) possono ostacolare il compimento dei loro compiti evolutivi, in particolare l’uscita di casa e l’indipendenza economica (Arnett, 2015; McGoldrick et al., 2016). Ciò può generare stress non solo in figlie e figli, ma anche nei genitori che si sforzano di sostenerli economicamente, e nell’intero sistema familiare, che può vedere disattese aspettative sia individuali sia familiari.
In un approccio sistemico (Relvas, 2000; Cox & Paley, 1997), questo studio si è inquadrato nelle teorie dello stress e della resilienza familiari. In particolare, è stato adottato il modello FAAR per favorire l’individuazione delle richieste, dei significati e delle capacità familiari nel contesto dell’avversità macroeconomica, e per consentire una visione più complessiva della loro interazione. La mappa dei processi chiave della resilienza familiare di Walsh (2003; 2016) si è rivelata particolarmente preziosa per individuare i processi che hanno facilitato esiti positivi in questo contesto.
In questo studio è stata adottata una metodologia di ricerca qualitativa per offrire una comprensione più approfondita delle esperienze di stress economico familiare e delle risposte alle richieste macroeconomiche, attraverso le voci dei membri della famiglia. Abbiamo condotto interviste semistrutturate incentrate su diversi momenti, per comprendere le esperienze delle famiglie nel contesto dell’avversità macroeconomica (i) durante il picco dell’ultima recessione in Portogallo (inizio degli anni 2010; in modo retrospettivo) e (ii) negli anni successivi, in particolare nello scenario macroeconomico del momento dello studio (2018–2019). Abbiamo inoltre esplorato come le famiglie percepissero la propria vita negli scenari macroeconomici futuri che potevano prevedere in quel momento. Sono state condotte quattordici interviste familiari congiunte, con le persone in età adulta emergente e i loro genitori contemporaneamente. Questa scelta è stata fatta per consentire la creazione di un racconto di gruppo condiviso, in cui nel setting dell’intervista veniva creata una realtà familiare collaborativa, co-costruita e negoziata (Reczek, 2014), in coerenza con l’orientamento epistemologico costruzionista sociale di questo studio.
Le famiglie partecipanti dovevano essere composte da coppie biparentali con almeno un figlio o una figlia in età adulta emergente (18–30 anni) all’ultimo anno di studi universitari o che li avesse terminati nei due anni precedenti. Questi criteri di inclusione miravano a creare un gruppo di partecipanti più omogeneo in termini di: struttura familiare, che si ritiene influenzi le esperienze economiche della famiglia, in particolare la gestione del denaro e gli scambi di sostegno intergenerazionali; e collocazione temporale delle sfide del ciclo di vita, affinché la transizione di figlie e figli dall’istruzione terziaria al mercato del lavoro fosse un evento che le famiglie partecipanti stavano anticipando o avevano vissuto di recente al momento dello studio. Le famiglie sono state reclutate combinando due strategie. In primo luogo, sono stati contattati membri di famiglie che avevano partecipato a una precedente fase quantitativa di uno studio più ampio e avevano dato la propria disponibilità a ulteriori collaborazioni. Dopo aver escluso i casi che non soddisfacevano i criteri di inclusione, 5 famiglie sono state reclutate con questo metodo. Le restanti famiglie sono state reclutate attraverso contatti personali di studentesse e studenti dell’università del gruppo di ricerca. In entrambe le strategie, abbiamo contattato telefonicamente i membri delle famiglie, spiegando i principali obiettivi e procedure dello studio e invitandoli a partecipare con i propri familiari alle interviste semistrutturate.
In totale hanno partecipato allo studio 14 famiglie biparentali residenti nella Regione Centro del Portogallo (N = 48). L’età dei padri (M = 53.5; SD = 3.9) e delle madri (M = 51.1; SD = 3.6) andava dai 46 ai 60 anni. Si trattava in tutti i casi di coppie sposate con almeno un figlio o una figlia nell’età adulta emergente. La maggior parte aveva due figli (n = 8); 3 coppie ne avevano uno solo, 2 ne avevano tre e un’altra ne aveva cinque. Salvo due casi, tutte queste famiglie erano composte da coppie a doppio reddito. Al momento dello studio, così come durante il picco della recessione in Portogallo (con la sola eccezione di un padre che ha perso il lavoro nel 2013), queste persone partecipanti avevano tutte un impiego. Secondo un sistema di classificazione accettato e ampiamente noto per il contesto portoghese (Simões, 2000), basato sulla professione e sul livello di istruzione dei genitori, abbiamo verificato che la maggior parte delle famiglie (n = 8) apparteneva a un livello socioeconomico (SES) medio, 4 a un SES basso e 2 a un SES alto.
Per quanto riguarda figlie e figli, hanno partecipato allo studio 20 persone in età adulta emergente (12 di sesso femminile), di età compresa tra i 18 e i 28 anni (M = 23.1; SD = 2.4), poiché in cinque famiglie alle interviste era presente più di un figlio o una figlia in questa fase. Nella maggior parte delle famiglie, il figlio o la figlia maggiore entrava nell’età adulta emergente proprio durante il picco della recessione. Al momento dello studio, la maggior parte stava completando la formazione universitaria (n = 12), 3 avevano appena conseguito la laurea e cercavano lavoro, e 5 avevano già un lavoro. In Portogallo, come è comune nei Paesi dell’Europa meridionale, un gran numero di persone in età adulta emergente vive con i genitori, e l’uscita tardiva dalla casa familiare è un fenomeno marcato (Mendonça & Fontaine, 2013). In linea con questo, nel presente studio undici giovani vivevano con i genitori, mentre 9 vivevano altrove, ma trascorrevano la maggior parte dei fine settimana nella casa dei genitori.
La traccia di intervista, testata in precedenza con due famiglie per garantirne l’adeguatezza, comprendeva blocchi tematici incentrati sui significati familiari (ad es. quali sono le percezioni dei membri della famiglia riguardo ai propri contesti macroeconomici?), sulle richieste familiari (ad es. quali sfide create dai loro contesti macroeconomici si trovano ad affrontare?) e sulle capacità (ad es. che cosa avevano fatto o di che cosa disponevano che li abbia aiutati ad affrontare queste sfide?). Le domande di questi blocchi sono state poste in riferimento ai tre momenti considerati nello studio (durante il picco della recessione, al momento dello studio e nel futuro).
La raccolta dei dati si è svolta nell’arco di 4 mesi, da ottobre 2018 a gennaio 2019. Le interviste sono state condotte dalla prima autrice nelle abitazioni delle famiglie (eccetto due famiglie intervistate lo stesso giorno in un luogo pubblico concordato in precedenza). Prima delle interviste sono stati illustrati gli obiettivi e le procedure dello studio ed è stata garantita la riservatezza; tutti i membri della famiglia hanno dato il proprio consenso informato. Le interviste sono durate circa 1.5 h e sono state registrate in formato audio, previa autorizzazione. Un secondo membro del gruppo di ricerca era presente alle interviste e prendeva note di campo, in particolare sui segnali non verbali.
Dopo la trascrizione delle interviste, le risposte sono state esaminate mediante analisi tematica (Braun & Clarke, 2006). È stato adottato un processo induttivo-deduttivo di analisi dei dati, poiché l’individuazione di temi e schemi era guidata al tempo stesso dai dati e da chi conduceva l’analisi – più precisamente, dalle mappe teoriche del gruppo di ricerca, il modello FAAR e il quadro della resilienza familiare di Walsh. Il processo di analisi dei dati è stato svolto con il software QSR NVivo 12. I temi e i sottotemi sono stati sviluppati dalla prima autrice e rivisti dal resto del gruppo di ricerca. Inoltre, la codifica di circa il 35% delle interviste è stata verificata da una seconda autrice, per far fronte ai limiti legati alla soggettività di chi fa ricerca e contribuire all’integrità metodologica (Daly, 2007; Levitt et al., 2017). Le discrepanze di codifica sono state discusse fino al raggiungimento di un consenso.
L’analisi tematica ha permesso di individuare tre grandi temi chiave – Valutazione, Richieste e impatto, e Capacità – presenti in entrambi i momenti esplorati in questo studio: durante il picco della recessione (inizio degli anni 2010) e successivamente (fine degli anni 2010). I risultati saranno presentati secondo questi momenti. Sono stati inoltre individuati due temi aggiuntivi – la spiritualità e le storie di successo precedenti – indipendenti dal momento. Tutti i temi e i sottotemi sono presentati nel materiale supplementare di questo lavoro.
Questo primo tema descrive le percezioni dei membri della famiglia riguardo alla crisi economica vissuta all’inizio degli anni 2010. Le persone partecipanti hanno sottolineato il suo impatto diffuso, affermando che tutte le famiglie portoghesi sono state in qualche modo colpite dalla recessione. Il confronto sociale era frequente: i membri delle famiglie si distinguevano dalle famiglie più duramente colpite dalla recessione, come illustra la seguente citazione: «In alcune famiglie hanno perso il lavoro sia il padre che la madre, per fortuna a noi non è successo» (padre, famiglia 2). Alcune persone partecipanti hanno anche osservato che forse c’era la tendenza a esagerare la crisi economica, «Ci sono state crisi peggiori prima» (padre, famiglia 3), e a usarla come capro espiatorio per altre pratiche: «Forse la crisi non è mai esistita davvero, esisteva solo come scusa per fare dei tagli» (madre, famiglia 13). Allo stesso tempo, c’erano anche visioni normalizzanti della recessione, descritta come «un fenomeno naturale» (padre, famiglia 5) e potenzialmente portatrice di aspetti positivi. Per esempio, la famiglia 7 ha raccontato che il padre aveva smesso di fumare in quegli anni, e la famiglia 4 ha sottolineato che il lato positivo era che le persone avevano cominciato a condividere di più.
La maggior parte delle famiglie ha individuato due richieste specifiche: un aumento delle spese e la perdita di reddito e di prestazioni. Alcuni membri delle famiglie hanno inoltre citato eventi potenzialmente negativi con ripercussioni sul lavoro, tra cui la paura del licenziamento o l’aumento del numero di ore di lavoro non retribuite. Oltre a queste richieste legate alla recessione, la maggior parte delle famiglie ha dovuto far fronte a un aumento delle spese per l’istruzione di figlie e figli, il che riflette un accumulo di richieste: «Il periodo della crisi ha coinciso esattamente con il periodo in cui sono aumentate le spese per l’istruzione» (padre, famiglia 11), «Quando lei è entrata all’università, la situazione è peggiorata» (padre, famiglia 10).
Di conseguenza, alcune persone partecipanti hanno descritto gli anni del picco della recessione come un periodo particolarmente difficile, «Non è stato facile per noi» (padre, famiglia 2), «Abbiamo passato molte difficoltà» (padre, famiglia 10); un periodo di preoccupazione e di contenimento, «Naturalmente, tutti si preoccupano» (madre, famiglia 14), «Le cose dovevano essere più contenute» (padre, famiglia 12); e un periodo di stagnazione, «Non siamo riusciti a evolverci, non siamo riusciti a comprare cose nuove o beni nuovi, era come se la vita delle persone si fosse fermata» (madre, famiglia 2). Allo stesso tempo, le persone partecipanti hanno definito le proprie richieste gestibili, affermando che l’impatto non era stato così drastico, come illustrano le seguenti citazioni: «Se ci chiedessero: avete cambiato radicalmente il vostro modo di vivere? No. Certo, alcune cose hanno dovuto essere diverse, ma non direi che sia stato qualcosa di sostanziale» (padre, famiglia 9), «Non è che non l’abbiamo sentita, ma non c’è stato un grande impatto» (madre, famiglia 6). I membri delle famiglie hanno anche sottolineato che, indipendentemente dal grado di difficoltà individuale, sono riusciti a soddisfare i propri bisogni quotidiani.
Infine, sono state rilevate differenze intergenerazionali. Le persone partecipanti hanno spesso riferito che figlie e figli non hanno avvertito l’impatto della recessione, poiché spettava ai genitori gestire le finanze familiari: «Se le cose sono gestite bene dai genitori, i figli non sentono niente» (figlia, 26 anni, famiglia 2), «In quel periodo [inizio degli anni 2010] non lavoravo, e i miei genitori mi davano una paghetta, che era sempre la stessa, quindi la gestivo come avevo sempre fatto. Sapevo cosa stava succedendo, ma personalmente non ho sentito l’impatto» (figlio, 25 anni, famiglia 12). Alcuni genitori sembravano funzionare da scudo, cercando di tenere le preoccupazioni finanziarie lontane da figlie e figli: «Abbiamo sempre cercato, in qualche modo, di mascherare la situazione» (madre, famiglia 4), «I miei genitori mi dicevano di non preoccuparmi perché era una loro responsabilità» (figlio, 26 anni, famiglia 13); il benessere generale di figlie e figli è una priorità: «Lei [la figlia] è la mia Mercedes di alta gamma» (padre, famiglia 7).
Questo tema comprende i comportamenti di coping, ossia ciò che le famiglie hanno fatto per gestire le proprie richieste, e le risorse, ossia ciò di cui disponevano e che ha facilitato questo processo. Tra i comportamenti di coping, le famiglie hanno introdotto aggiustamenti nella gestione del denaro, «Abbiamo riorganizzato tutto perché le spese fossero il più basse possibile» (padre, famiglia 1), che includevano il definire che cosa fosse davvero prioritario (ad es. pagare le bollette, le spese per l’istruzione di figlie e figli), il creare nuove strategie di gestione del denaro (ad es. andare sempre al supermercato con la lista della spesa, organizzare le spese settimanalmente), il risparmiare di più o l’attingere ai risparmi per far fronte alle richieste del momento, nonché i tagli finanziari. I più comuni riguardavano le attività sociali e lo svago, «Cenare fuori era fuori discussione» (padre, famiglia 4), «Abbiamo smesso di andare al cinema» (madre, famiglia 2), seguiti dai tagli alla spesa quotidiana, all’acquisto di vestiti e alle spese per le vacanze e per l’auto.
Le risorse rispecchiavano e comprendevano lo sguardo positivo delle famiglie, nonché i loro processi organizzativi, comunicativi e di soluzione dei problemi. Lo sguardo positivo traeva beneficio da un punto di vista chiaramente ottimista, «abbiamo sempre visto il lato positivo» (figlia, 23 anni, famiglia 14), e dalla perseveranza, «Il nostro motto era non arrenderci» (madre, famiglia 2), oltre che da un senso di padronanza del possibile e dall’accettazione, «Lavoriamo con quello che abbiamo» (figlio, 22 anni, famiglia 4).
Quanto ai processi organizzativi, le famiglie hanno sottolineato l’importanza della famiglia allargata e del sostegno sociale, affermando di aver ricevuto un aiuto significativo da amicizie e soprattutto dalle famiglie d’origine, e delle risorse materiali, tra cui il coltivare il proprio cibo in casa. Le strategie e le abitudini precedenti di gestione del denaro sono state fortemente sottolineate: le famiglie hanno evidenziato l’importanza di vivere con quello che avevano, «Abbiamo sempre cercato di trasmettere l’abitudine di spendere solo il necessario» (padre, famiglia 5), «Non abbiamo mai potuto permetterci grandi lussi» (madre, famiglia 9); di risparmiare, «Sono abituato a mettere sempre da parte un po’ di soldi, è questo che ci ha aiutato a sopravvivere al periodo della crisi. Se non avessimo avuto i nostri risparmi avremmo dovuto affrontare altri problemi» (padre, famiglia 1); e della socializzazione finanziaria di figlie e figli in famiglia. A questo proposito, le persone partecipanti hanno spesso citato i valori e i comportamenti di gestione del denaro che figlie e figli avevano appreso dai genitori: «Ci sono valori che mi hanno trasmesso che hanno anche facilitato il loro lavoro nel periodo della crisi, che mi avevano trasmesso tanto tempo prima, e credo che questa sia educazione, e si è rivelata essenziale. Se mi dicevano che quel mese non potevo avere qualcosa, non mi arrabbiavo né insistevo» (figlio, 25 anni, famiglia 11); «Mi ricordo sempre che mi insegnavano a risparmiare e mi dicevano di non spendere soldi in cose inutili» (figlia, 26 anni, famiglia 10). Anche la coesione era tra i processi organizzativi più citati dalle famiglie, a riflesso di connessione, sostegno reciproco e lavoro di squadra. Alcune persone partecipanti hanno anche sottolineato l’importanza della flessibilità, spiegando di aver cercato nuove strategie ogni volta che le precedenti smettevano di funzionare.
Infine, la comunicazione era tra le risorse più individuate dalle famiglie: «La cosa più importante era la comunicazione, poter parlare apertamente delle nostre difficoltà» (figlia, 25 anni, famiglia 3). I processi di soluzione dei problemi implicavano la capacità di affrontare i problemi in modo collaborativo, «Qui avevamo una specie di “consiglio di Stato” in cui discutevamo tutto in quattro» (padre, famiglia 8), l’attenersi ai piani definiti in precedenza e l’essere tolleranti: «Il rispetto era importante; senza rispetto nessuno seguiva il piano» (figlia, 26 anni, famiglia 2).
Questo tema riflette le convinzioni familiari sul contesto macroeconomico sia al momento dello studio sia nel momento futuro che le famiglie anticipavano. Sebbene alcune persone partecipanti riconoscessero che in quel periodo si potevano trovare elementi positivi e buone prospettive, «Siamo in una buona fase dell’economia» (figlio, 23 anni, famiglia 14), la stragrande maggioranza ha sottolineato che i giorni dell’avversità macroeconomica non erano finiti. Sebbene «ufficialmente le cose vadano meglio» (figlio, 25 anni, famiglia 11), dal punto di vista delle persone partecipanti i problemi persistevano: «La congiuntura nazionale è migliorata? Sì, la disoccupazione è più bassa, si sono occupati del deficit, ma prima che arrivi a noi, alle famiglie, c’è ancora molto da fare, perché siamo oberati di tasse» (padre, famiglia 1). Allo stesso tempo, alcune persone partecipanti percepivano questi miglioramenti come illusori, «Stiamo vivendo una falsa illusione di prosperità» (madre, famiglia 12), come «ottimismi esagerati» (padre, famiglia 4), con un governo che cercava di trasmettere un messaggio positivo sulla ripresa economica mascherando le difficoltà. Il contesto macroeconomico continuava quindi a essere percepito come molto instabile, e i membri delle famiglie affermavano che il Portogallo non era ancora uscito dalla crisi economica: «La crisi non è passata, la crisi colpirà più forte» (madre, famiglia 3). Di conseguenza, le persone partecipanti hanno sottolineato che le crisi si presentano ciclicamente, anticipando nuovi periodi di recessione economica: «La storia si ripeterà. Non dico domani, ma tra un po’ ci ritroveremo nella stessa situazione» (padre, famiglia 11), «Non ho dubbi che torneremo indietro e che le cose peggioreranno» (madre, famiglia 4).
I membri delle famiglie hanno inoltre espresso alcune opinioni sul modo in cui il contesto macroeconomico influisce negativamente: sul lavoro, «Oggi i lavori sono un po’ più complicati» (padre, famiglia 5); sulla capacità delle famiglie di guadagnarsi da vivere, «Andiamo a fare la spesa e spendiamo molto di più e compriamo molto di meno» (madre, famiglia 8); e sui compiti evolutivi delle persone in età adulta emergente, «I giovani che escono oggi dall’università sono in grande difficoltà, questa è la verità» (figlia, 26 anni, famiglia 2), «Adesso pensiamo al futuro di questi giovani, quelli che si sono appena laureati e non hanno lavoro» (madre, famiglia 3), «Penso che alla maggior parte dei giovani piacerebbe avere figli, e penso che la nostra generazione non sia pronta per questo» (figlio, 26 anni, famiglia 11).
Tra le richieste attuali e previste più spesso individuate dalle persone partecipanti c’erano quelle legate al lavoro. La preoccupazione principale, condivisa da genitori, figlie e figli, era se chi si trova nell’età adulta emergente sarebbe riuscito a trovare un lavoro: «Non avere un lavoro nel mio campo, credo sia una cosa che mi preoccuperà molto» (figlia, 26 anni, famiglia 10), «È una preoccupazione: avranno un lavoro? Come andrà?» (padre, famiglia 8). Seguivano preoccupazioni generali sul lavoro e sulle condizioni lavorative, poiché oggi i lavori sono più impegnativi, «Non ci sono limiti al numero di ore» (madre, famiglia 2), e meno sicuri: «Adesso quello che mi preoccupa di più è sapere se il mio lavoro è sicuro, se non è a rischio» (padre, famiglia 5). I membri delle famiglie vivevano anche sfide e preoccupazioni legate al guadagnarsi da vivere: «Ho bisogno dell’aiuto dei miei genitori durante il mese per poter tornare a casa più spesso, altrimenti non mi basterebbero i soldi per la benzina» (figlio, 26 anni, famiglia 11). I genitori hanno inoltre espresso preoccupazioni legate alla loro capacità di continuare a sostenere economicamente figlie e figli, al non poter fare di più per loro, al diventare un peso in futuro e alle loro pensioni: «Ho paura che più avanti non ci sarà una pensione per me» (padre, famiglia 12).
Nel complesso, genitori, figlie e figli hanno descritto questa fase come un periodo di preoccupazioni, apprensione e frustrazione: «Ero sempre preoccupata perché vedevo quanto fosse frustrata mentre cercava lavoro» (madre, famiglia 1), «È del tutto incerto, è per questo che non lo so, è per questo che sono così preoccupata» (figlia, 20 anni, famiglia 12). Inoltre, per le persone in età adulta emergente sembrava essere un periodo di possibilità e di indefinizione: «Ho 22 anni, sto finendo la magistrale, ma sinceramente non lo so ancora, non sono ancora sicuro di cosa voglio fare d’ora in poi» (figlio, 22 anni, famiglia 8), «Da quando finiamo le superiori sappiamo che andremo all’università, poi pensi: farò una magistrale, altri due anni impegnata. Adesso, alla fine della magistrale: che cosa farò? Sono un po’ così» (figlia, 22 anni, famiglia 4), «Sarebbe bellissimo andare a lavorare con il mio relatore, ma mi piacerebbe anche andare prima a lavorare in un altro Paese europeo» (figlio, 23 anni, famiglia 14). Sono state nuovamente rilevate differenze intergenerazionali, poiché le persone partecipanti concordavano sul fatto che il futuro è molto più incerto per figlie e figli che per i genitori: «Penso che [le tendenze macroeconomiche] colpiscano più me che loro. Loro hanno la vita sistemata, io no» (figlia, 22 anni, famiglia 7).
Riflettendo su ciò che potrebbe aiutarle ad affrontare le richieste individuate in precedenza e le loro implicazioni, le famiglie hanno indicato alcuni comportamenti di coping specifici (ad es. mantenere le strategie di gestione finanziaria attuate in precedenza, conservare i risparmi), ma hanno soprattutto sottolineato l’importanza delle proprie risorse come elementi facilitanti di questo processo. Le persone partecipanti hanno nuovamente evidenziato i benefici di uno sguardo positivo, alimentato soprattutto dalla perseveranza, «Non c’è niente che non si possa raggiungere. Se cadiamo, ci rialziamo» (madre, famiglia 4), unita alla speranza e al pensiero positivo, all’accettazione e al vivere un giorno alla volta, nonché alla fiducia nel superare le sfide.
Quanto ai processi organizzativi, le famiglie hanno sottolineato il ruolo principale dei genitori come sistema di sostegno per chi è in età adulta emergente, non solo dal punto di vista economico ma anche emotivo. I genitori offrivano consigli e orientamento, «Chiede sempre a suo padre la sua opinione, che cosa ne pensa. Altre volte viene da me, per le cose in cui sono più brava io» (madre, famiglia 1), e funzionavano come un porto sicuro: «Dipendo ancora molto dai miei genitori, se ci sono loro mi sento al sicuro» (figlia, 20 anni, famiglia 6). La coabitazione era un’altra forma di sostegno, che secondo i genitori figlie e figli avranno sempre a disposizione: «Se ne andranno, ma possono andare e tornare, e va bene così» (madre, famiglia 4).
Ancora una volta, le famiglie hanno citato la famiglia allargata e il sostegno sociale come risorse positive nella loro vita, «Abbiamo una struttura di sostegno molto ampia, quindi le nostre preoccupazioni finiscono per essere più diluite» (figlio, 28 anni, famiglia 12), così come la socializzazione finanziaria di figlie e figli. Come in precedenza, la coesione, che implica connessione, sostegno reciproco e lavoro di squadra, era tra i processi organizzativi più citati dalle persone partecipanti: «Ancora oggi, quando siamo insieme tutti e quattro, andiamo a fare la spesa insieme» (figlia, 23 anni, famiglia 14), «Siamo tre marinai che remano dalla stessa parte» (figlia, 26 anni, famiglia 10). Anche la flessibilità è stata individuata come risorsa in questa fase.
La comunicazione era molto apprezzata dai membri delle famiglie, «Il dialogo tra genitori e figli è tra le cose più importanti, si stanno aprendo con noi» (padre, famiglia 9), che condividevano tra loro i sentimenti negativi, «È un modo per lei di tirare fuori quello che si tiene dentro. È sottoposta a molta pressione, quindi arriva a casa e si sente a suo agio a parlare con noi» (padre, famiglia 4), così come interazioni positive, in particolare legate all’umorismo: «A volte è il nostro modo, le battute e tutto il resto, per rendere le cose più facili» (madre, famiglia 14). Inoltre, i processi di soluzione dei problemi emersi in questa fase erano caratterizzati soprattutto da un atteggiamento di pianificazione e preparazione, con le persone partecipanti che sottolineavano l’importanza di riflettere bene prima di prendere qualsiasi decisione, da una padronanza attiva, «C’è un problema, allora lo risolviamo qui e ora, il prima possibile» (figlia, 26 anni, famiglia 2), e ancora una volta dal processo decisionale condiviso.
In questo tema sono state incluse anche le aspettative per il futuro. Le persone partecipanti hanno condiviso diverse speranze e sogni per il proprio futuro, per lo più legati all’autonomia e alla stabilità di figlie e figli, nonché al lavoro e alla carriera. Seguivano speranze legate al tempo libero e ai viaggi, alla famiglia e al matrimonio, alle risorse economiche, all’istruzione e alla casa di proprietà.
Gli approcci alla religione e alla spiritualità variavano all’interno delle famiglie e tra le famiglie. Tuttavia, nella maggior parte delle famiglie c’era almeno un membro che manifestava apertamente credenze e pratiche spirituali. Per queste persone partecipanti, la fede veniva descritta come una spinta e come qualcosa a cui aggrapparsi per trovare forza e superare le sfide: «Credere in qualcosa aiuta, anche se il risultato finale non è quello che ci aspettavamo, mi incoraggia ad andare in una direzione» (padre, famiglia 9), «Vedo Dio come un’entità che c’è sempre e che mi dà forza» (figlia, famiglia 1). Indipendentemente dalle proprie convinzioni personali, la maggior parte dei membri delle famiglie concordava sul fatto che la spiritualità (associata o meno alla religione) comporta benefici per le persone, aiutandole ad affrontare le difficoltà, comprese le richieste macroeconomiche. Inoltre, rafforzando l’idea della spiritualità come risorsa a livello familiare, il figlio della famiglia 8 ha dichiarato: «Diciamo che in un certo senso è contagiosa. Finisce per essere una cosa positiva che hanno i miei genitori, perché ci credono e finiscono per trasmettercela, quindi è una cosa buona».
Analogamente alla spiritualità, la maggior parte delle famiglie considerava le proprie storie precedenti di gestione riuscita dell’avversità come una risorsa per attraversare i tempi macroeconomici difficili. I membri delle famiglie erano concordi nell’affermare che aver affrontato l’avversità in passato (legata o meno a richieste macroeconomiche) li aiuta a evitare nuovi periodi di crisi o a esservi preparati. Queste esperienze hanno insegnato molto alla famiglia e l’hanno resa più forte, nelle singole persone come nell’unità familiare. Lo illustrano le seguenti citazioni: «Ci sono esperienze che non auguriamo a nessuno, ma ci rafforzano, ci aprono orizzonti di conoscenza» (padre, famiglia 1), «Io, come madre, ne sono uscita più forte» (madre, famiglia 13), «È stato un apprendimento per tutti noi» (figlia, famiglia 7). Sulla base dei risultati di questo studio, la Fig. 1 propone i processi familiari chiave che possono potenzialmente promuovere l’adattamento e la resilienza familiari nei tempi macroeconomici difficili.

Questo studio qualitativo innovativo ha esplorato come le famiglie con figlie e figli in età adulta emergente abbiano affrontato le richieste legate alla macroeconomia a partire dalla Grande Recessione. Abbiamo cercato di ampliare le conoscenze sulla resilienza familiare nel contesto dell’avversità macroeconomica affrontando le esperienze delle persone partecipanti con le loro stesse parole. In primo luogo, ci siamo concentrate sulle esperienze delle famiglie durante gli anni più difficili della recessione in Portogallo. In secondo luogo, abbiamo affrontato le esperienze delle famiglie negli anni successivi, compreso il periodo in cui è stato condotto lo studio e il futuro che si prospettava in quel momento.
All’inizio degli anni 2010, le famiglie sembrano aver sopportato maggiori difficoltà e pressione economiche, avendo riferito perdita di reddito, eventi negativi con ripercussioni sul lavoro e la necessità di tagliare le spese (Conger et al., 1993). A sostegno dell’idea che le richieste familiari si accumulino e interagiscano tra loro (Patterson, 1988), la maggior parte delle famiglie ha subito cambiamenti negativi nelle proprie condizioni economiche in un periodo della vita in cui le risorse finanziarie erano diventate particolarmente necessarie a causa dell’aumento delle spese per l’istruzione di figlie e figli. Nell’ottica del modello FAAR (Patterson, 1988; 2002), vedendo amplificate le proprie richieste, queste famiglie possono aver attraversato in qualche momento di quegli anni un periodo di crisi e di squilibrio. Ciò trova sostegno nella descrizione che le persone partecipanti danno di questo periodo come di un tempo difficile, di stagnazione e di preoccupazione. Ciononostante, i nostri risultati suggeriscono che genitori da un lato, figlie e figli dall’altro, hanno vissuto questo periodo in modo diverso. Ciò è coerente con un precedente studio portoghese (Relvas et al., 2020) che ha mostrato una certa variabilità nei resoconti di pressione economica tra questi membri della famiglia. Rispetto a figlie e figli in età adulta emergente, i genitori percepivano come più difficile arrivare a fine mese e riferivano un numero maggiore di tagli finanziari in risposta alle difficoltà economiche. Poiché sono i genitori ad assumersi la responsabilità del sostentamento della famiglia, è legittimo attendersi che, durante il picco della recessione, lo stress economico potesse essere più marcato per questo sottosistema familiare (Relvas et al., 2020). I genitori intervistati in questo studio hanno affermato che spettava effettivamente a loro gestire le finanze familiari e provvedere ai bisogni di figlie e figli. Ciò può essere collegato alle tendenze globali di un sostegno economico parentale continuato durante la prolungata transizione di figlie e figli all’età adulta (Swartz et al., 2011), una realtà ampiamente accettata e condivisa nella società portoghese. In linea con quanto avviene in altri Paesi dell’Europa meridionale con politiche di welfare deboli, in Portogallo è la famiglia ad assumersi la principale responsabilità economica di figlie e figli adulti (Mendonça & Fontaine, 2013).
Nonostante il maggior numero di richieste che le famiglie hanno riferito di aver affrontato durante il picco della crisi, le persone partecipanti percepivano di essere riuscite a superarle, anche nelle famiglie che descrivevano esperienze di squilibrio più significative in quel periodo. È probabile che i significati attribuiti dalle famiglie alla recessione abbiano contribuito a questo processo di adattamento post-crisi. Infatti, il modo in cui i membri delle famiglie vedevano la crisi economica ha permesso loro di trarre un senso dall’avversità, il che corrisponde a un processo familiare chiave della resilienza (Walsh, 2003; 2016). Condividevano convinzioni sulla normatività della recessione mondiale e sul suo impatto diffuso, contestualizzando le proprie difficoltà e individuando persino aspetti positivi nati dalla crisi. Oltre a trarre un senso dall’avversità, le persone partecipanti hanno parlato dell’importanza di avere uno sguardo positivo, nonché della trascendenza e della spiritualità. Altre risorse familiari per gestire le richieste macroeconomiche individuate dalle famiglie, corrispondenti ai processi di resilienza di Walsh, comprendevano la flessibilità, la coesione, la comunicazione e i processi di soluzione dei problemi.
Tra le risorse sociali ed economiche, e in accordo con la letteratura precedente (Conger & Conger, 2002; Frade & Coelho, 2015; Vandsburger & Biggerstaff, 2004), la famiglia allargata e il sostegno sociale sono emersi come risorse familiari per affrontare le richieste economiche. Tuttavia, in questo specifico contesto di avversità, le famiglie hanno sottolineato l’importanza di una solida gestione del denaro familiare già prima della recessione economica. Secondo le persone partecipanti, le loro strategie precedenti nell’affrontare le finanze familiari, come vivere con quello che si ha, limitare le «stravaganze» e risparmiare denaro, sono state una delle ragioni più importanti che hanno aiutato le famiglie a evitare un’avversità più significativa e prolungata durante la recessione. Questi risultati sembrano contraddire alcune delle narrazioni pubbliche emerse in quegli anni, che presentavano le famiglie portoghesi come se vivessero al di sopra dei propri mezzi e legittimavano le misure di austerità (Reis et al., 2013). Inoltre, la socializzazione finanziaria – concettualizzata come l’acquisizione e lo sviluppo di valori, atteggiamenti, norme, conoscenze e comportamenti che contribuiscono alla sostenibilità e al benessere finanziari di una persona (Danes, 1994) – promossa nel tempo dai genitori nei confronti di figlie e figli è emersa anch’essa in questo studio come una risorsa che facilita la gestione delle richieste macroeconomiche da parte delle famiglie. Le persone in età adulta emergente, per esempio, hanno raccontato come i genitori abbiano insegnato loro alcune delle strategie di gestione del denaro citate in precedenza, molto apprezzate da questi membri della famiglia. Questo processo è stato probabilmente favorito dalla comunicazione familiare, descritta dalle persone partecipanti come aperta, positiva e come un’importante risorsa familiare. Coerentemente, risultati recenti (Lanz et al., 2019) hanno mostrato che la qualità della comunicazione tra genitori e figli influenza positivamente il grado in cui le persone in età adulta emergente imitano i genitori, adottandoli come modello finanziario.
I comportamenti di coping introdotti dalle famiglie negli anni più complicati della crisi comprendevano aggiustamenti e tagli finanziari. Da un lato, questi comportamenti possono essere considerati parte integrante dell’esperienza di pressione economica (Conger et al., 1993). Risultati precedenti (Relvas et al., 2020; Stein et al., 2011) hanno indicato che il dover effettuare aggiustamenti finanziari, compresi i tagli alle spese, era associato a livelli più elevati di stress, ansia e depressione riferiti dalle persone in età adulta emergente. È possibile ipotizzare che questi membri della famiglia abbiano avvertito l’impatto della recessione all’inizio degli anni 2010 in modo indiretto proprio in questa dimensione specifica (ossia i cambiamenti concreti nella vita familiare), poiché i nostri risultati suggeriscono che la maggior parte dei genitori ha cercato di fare da scudo, senza condividere apertamente le proprie preoccupazioni finanziarie con figlie e figli e continuando a fornire loro lo stesso sostegno economico di prima. D’altro lato, poiché questi cambiamenti sono stati attuati per far fronte alle richieste macroeconomiche, possono essere considerati comportamenti di coping che contribuiscono all’aggiustamento e all’adattamento familiari. In linea con la letteratura precedente (Relvas et al., 2020; Frade & Coelho, 2015; Zvonkovic et al., 2014), i nostri risultati hanno rivelato che gli aggiustamenti delle spese associate alle attività sociali e allo svago (ad es. cenare fuori) erano tra quelli più comunemente attuati dalle famiglie.
I risultati relativi alle esperienze delle famiglie nel contesto macroeconomico del momento dello studio hanno attestato che la crisi macroeconomica ha avuto un impatto duraturo. Di conseguenza, le persone partecipanti hanno riferito che l’avversità economica è persistita dopo il picco della crisi economica dell’inizio degli anni 2010. Mettevano in dubbio la ripresa economica del Paese e si chiedevano quando i suoi effetti si sarebbero fatti sentire nella vita delle famiglie. Le persone partecipanti continuavano quindi a percepire il proprio contesto macroeconomico come instabile e impegnativo, fonte di difficoltà per la maggior parte delle famiglie nel guadagnarsi da vivere, e in particolare per le generazioni più giovani. Più istruite rispetto alle generazioni precedenti, le persone oggi in età adulta emergente erano percepite come in difficoltà nell’entrare nel mercato del lavoro e, di conseguenza, nel costruirsi una vita indipendente. Queste convinzioni delle famiglie sono in linea con i dati secondo cui le generazioni più giovani sono le più duramente colpite dalle recessioni economiche, e il loro impatto (ad es. la disoccupazione giovanile) persiste a lungo dopo che l’economia ha ripreso a crescere (Choudhry et al., 2012; Verick, 2009).
Per quanto riguarda le richieste vissute alla fine degli anni 2010 e quelle che ci si aspettava di vivere in futuro, la capacità delle persone in età adulta emergente di trovare un lavoro è emersa come una preoccupazione principale sia per figlie e figli sia per i genitori. Ciò conferma risultati precedenti sulla predominanza delle preoccupazioni legate al lavoro e alla carriera nel pensiero sul futuro delle persone in età adulta emergente (Fonseca et al., 2019; Ranta et al., 2014) ed è probabilmente un riflesso del contesto macroeconomico delle persone partecipanti, in cui il tasso di disoccupazione giovanile era ancora elevato (ILO, 2018). Rispecchiando probabilmente un contesto persistente di instabilità finanziaria, di bassa qualità del lavoro e di salari bassi (ILO, 2018), le persone partecipanti hanno espresso anche altre preoccupazioni legate al lavoro, riflettendo su come i lavori di oggi possano essere più impegnativi e instabili. È importante sottolineare che questi risultati hanno sostenuto l’idea che le richieste e lo stress economici non siano solo il risultato di cambiamenti economici oggettivi (ad es. la perdita del lavoro o del reddito), ma possano anche nascere dalle valutazioni soggettive che ciascuno dà dei propri contesti macroeconomici, che includono preoccupazioni e timori finanziari (Fonseca et al., 2016; Falconier & Epstein, 2011).
In questa linea, alla fine degli anni 2010 le famiglie hanno riferito di aver vissuto preoccupazioni, apprensione e frustrazione. Tuttavia, le persone partecipanti hanno anche descritto questo periodo della loro vita come un tempo di esplorazione e di grandi possibilità per chi si trova nell’età adulta emergente. Secondo Schwartz (2016), l’età adulta emergente può rappresentare una fase evolutiva a due facce, poiché è, di fatto, l’età delle possibilità (Arnett, 2015), ma spesso carica di preoccupazioni per il proprio futuro. I nostri risultati sembrano indicare che questi sentimenti diversi coesistano non solo nelle persone in età adulta emergente, ma anche nei loro genitori. A nostro avviso, questo paradosso può essere ancora più evidente in contesti di instabilità finanziaria, rispecchiando in ultima analisi la complessità dell’odierna transizione all’età adulta.
Altre preoccupazioni dei genitori riguardavano la loro capacità di continuare a sostenere economicamente figlie e figli in futuro, a dimostrazione del fatto che un sostegno economico prolungato è una realtà attesa in queste famiglie, in accordo con la cultura portoghese della solidarietà intergenerazionale (Frade & Coelho, 2015; Mendonça & Fontaine, 2013). Anche i risultati relativi alla coabitazione, con genitori che si mostravano flessibili riguardo alla sistemazione abitativa di figlie e figli e del tutto aperti a un eventuale ritorno a casa della prole adulta in caso di necessità, possono essere letti alla luce di questa logica.
Per quanto riguarda le risorse familiari, oltre a quelle già individuate come utilizzate durante il picco dell’ultima crisi (ad es. sguardo positivo, coesione, comunicazione), le famiglie hanno sottolineato l’importanza del sostegno dei genitori per gestire le richieste macroeconomiche alla fine degli anni 2010. A conferma della letteratura precedente (Aquilino, 2006; Fingerman et al., 2016), i risultati di questo studio hanno mostrato che il sostegno dei genitori può assumere forme diverse, tra cui la guida emotiva e il consiglio, il pagamento delle spese, il dare denaro e la coabitazione.
I risultati di questo studio sono coerenti con l’idea che i genitori funzionino come sistemi di sostegno per le persone in età adulta emergente, incoraggiandone i processi di esplorazione durante questa fase evolutiva e favorendo una transizione riuscita di figlie e figli all’età adulta (Aquilino, 2006; Oliveira et al., 2020; Swartz et al., 2011). Esserci per figlie e figli in quegli anni della loro vita sembrava offrire a queste famiglie un senso di sicurezza e di unione. Ciò mostrerebbe che la transizione all’età adulta è un processo che riguarda l’intera famiglia, in cui sia i genitori sia figlie e figli sono attivamente coinvolti. Alla fine degli anni 2010 le famiglie partecipanti sembravano impegnate in questa «impresa evolutiva congiunta» (Scabini et al., 2006), in cui le richieste e le preoccupazioni macroeconomiche, comprese quelle relative al futuro di figlie e figli, venivano affrontate dall’intera famiglia. Allo stesso modo, le risorse a livello familiare sono state individuate come importanti punti di forza per affrontare le richieste macroeconomiche attuali e previste. Ciò è in linea con il nostro approccio sistemico alla resilienza familiare, secondo cui le crisi e le sfide della vita hanno un impatto sull’intera famiglia, e i processi familiari chiave mediano a loro volta l’adattamento di tutti i singoli membri, delle loro relazioni e dell’unità familiare (Walsh, 2016).
Questo studio presenta limiti di cui occorre tenere conto nell’interpretarne i risultati. I dati riguardano solo famiglie biparentali con figlie e figli in età adulta emergente iscritti all’università. La maggior parte delle famiglie apparteneva a un SES medio/alto e non ha vissuto una perdita del lavoro significativa o persistente negli ultimi anni. Questa omogeneità ci ha impedito di cogliere situazioni che possono essere pertinenti per altre famiglie portoghesi con figlie e figli in età adulta emergente. Sono necessari studi futuri con campioni più ampi e diversificati, che potrebbero portare alla luce differenze importanti nella risposta familiare alle richieste macroeconomiche in funzione della struttura familiare, del SES e dei percorsi di studio e di carriera di figlie e figli. In questa linea, il processo di selezione del campione nelle ricerche future dovrebbe essere pianificato con cura (ad es. valutare di rivolgersi inizialmente ad altri membri della famiglia anziché alle persone in età adulta emergente) per facilitare la composizione di campioni più eterogenei. Questi sforzi contribuirebbero probabilmente alla validità esterna degli studi sullo stress economico familiare nell’età adulta emergente.
Nonostante i suoi limiti, questo studio offre un contributo significativo alla ricerca sullo stress economico familiare, proponendo processi familiari chiave associati a un adattamento positivo in contesti di avversità macroeconomica. Uno dei suoi punti di forza risiede nell’individuazione di questi processi dal punto di vista della famiglia nel suo insieme, favorita dal nostro approccio metodologico basato su interviste con più membri della famiglia. Queste conoscenze possono orientare la pratica clinica e lo sviluppo di interventi multisistemici volti ad aiutare le famiglie nei tempi macroeconomici difficili. Disponendo di una comprensione più ampia dell’adattamento familiare alle richieste macroeconomiche, il personale clinico può valutare e comprendere meglio la gestione delle richieste economiche da parte delle famiglie e massimizzarne il potenziale di resilienza in questo contesto, in particolare rafforzando i processi familiari chiave.
Inoltre, questo studio ha contribuito alla conoscenza dell’età adulta emergente e delle dinamiche familiari durante questa fase evolutiva chiave in Portogallo. Sottolineando la natura relazionale della transizione all’età adulta (Oliveira et al., 2020), i nostri risultati fanno luce sulle preoccupazioni dei membri della famiglia riguardo all’ingresso delle persone in età adulta emergente nel mercato del lavoro e allo sviluppo della loro carriera in un contesto di instabilità macroeconomica. Secondo le teorie del ciclo di vita familiare (ad es. Relvas, 2000; McGoldrick et al., 2016), l’affermazione di sé rispetto al lavoro e all’indipendenza economica sono compiti chiave sia per i percorsi di sviluppo individuali sia per quelli familiari. I risultati di questo studio sostengono l’idea che il compimento di tali compiti di secondo ordine da parte delle persone giovani adulte diventi ancora più arduo in un contesto di instabilità macroeconomica. Comprendere come le persone in età adulta emergente e le loro famiglie riescano ad affrontare questa rinnovata complessità è di notevole rilevanza per il personale clinico che lavora con questa popolazione, oggi e in futuro. Di conseguenza, i risultati relativi a una crisi passata diventano ancora più rilevanti se si considera che il XXI secolo continuerà molto probabilmente a essere segnato da un’instabilità macroeconomica globale e ciclica. Infine, questo studio richiama in particolare l’attenzione sui potenziali effetti duraturi di una crisi macroeconomica. Le famiglie portoghesi con figlie e figli in età adulta emergente potrebbero stare ancora riprendendosi dagli effetti della crisi economica del 2008, con una generazione giovane che continua a faticare a trovare un lavoro sicuro e stabile un decennio dopo. In definitiva, questo studio sollecita un dibattito più ampio sugli approcci politici volti a sostenere queste persone e famiglie che attraversano tempi macroeconomici difficili.
Complexe Systémique: punti chiave
L’interesse dello studio sta nel suo disegno: interviste familiari congiunte, in cui genitori e persone in età adulta emergente costruiscono insieme il racconto della crisi. Ne emerge una famiglia che si pensa come una squadra, con il suo «consiglio di Stato», ma anche un confine generazionale: genitori che assorbono il colpo e tengono figlie e figli lontani dalle preoccupazioni economiche. Una protezione reale, che ha senza dubbio un costo, perché i tagli sono visibili e la transizione all’età adulta finisce per dipendere dall’aiuto dei genitori. Per la pratica sistemica, il testo ricorda che lo stress economico entra nella famiglia tanto attraverso i significati quanto attraverso le cifre: normalizzare la crisi, confrontarsi con altre famiglie, ricordare le difficoltà già superate sono risorse da esplorare in seduta, così come la comunicazione sul denaro. Invita anche a prestare attenzione al ciclo di vita: una crisi che colpisce mentre figlie e figli studiano pesa di più. I limiti sono chiari: 14 famiglie biparentali, piuttosto benestanti, senza disoccupazione duratura, reclutate in parte tramite contatti universitari. Da leggere insieme a l’articolo sulla crisi argentina del 2001-2003 e a l’articolo sulla terapia sistemica della resilienza.
Note dell’originale
Ringraziamenti. Questa ricerca è stata sostenuta da una borsa di dottorato (SFRH/BD/114861/2016) concessa alla prima autrice dalla Fundação para a Ciência e a Tecnologia portoghese.
Finanziamento. Finanziamento open access fornito da FCT|FCCN (b-on).
Conflitto di interessi. Le autrici dichiarano di non avere conflitti di interessi.
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Traduzione non ufficiale in italiano di Families Navigating Macroeconomic Hard Times: The Experiences of Portuguese Emerging Adults and Their Parents in the Aftermath of the Great Recession, di Gabriela Fonseca, Daniela Lourenço, Rita Francisco, Carla Crespo e Ana Paula Relvas, Journal of Child and Family Studies, vol. 33, no 1 (2024), doi: 10.1007/s10826-023-02650-9, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza. Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.
L’articolo originale «Families Navigating Macroeconomic Hard Times: The Experiences of Portuguese Emerging Adults and Their Parents in the Aftermath of the Great Recession» è stato pubblicato in Journal of Child and Family Studies (2024) con licenza CC BY 4.0. Questa versione è una traduzione non ufficiale in italiano realizzata da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, con una presentazione adattata alla lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina. Fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Fonseca, G., Lourenço, D., Francisco, R., Crespo, C., e Relvas, A. P. (2024). Families Navigating Macroeconomic Hard Times: The Experiences of Portuguese Emerging Adults and Their Parents in the Aftermath of the Great Recession. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/families-navigating-macroeconomic-hard-times-the-experiences-of-portuguese-emerging-adults (Opera originale pubblicata nel 2023 in Journal of Child and Family Studies, 33(1), 314-326 (2024); ripubblicata nel 2024 da Journal of Child and Family Studies, https://link.springer.com/article/10.1007/s10826-023-02650-9)
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