Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Terapia familiare

Il tango nella terapia familiare

Il tango, danza argentina, si è diffuso e ha messo radici in diverse parti del mondo. La terapia sistemica, da parte sua, pur avendo altre origini, è penetrata profondamente come modello di psicoterapia nel nostro Paese. In numerose occasioni si è paragonata la psicoterapia all’arte di una danza di interazioni. Perché non concepirla come un tango?…

Autori Amilcar Ciola, psicoterapeuta e ricercatore, e Marcelo R. Ceberio, formatore internazionale di terapia familiarePrima pubblicazione Perspectivas Sistémicas, n. 52, agosto-settembre 1998Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

«Il tango si può ballare solo quando il legame si stabilisce; altrimenti il tango non è tango, è una successione di passi falsi.»

Amilcar Ciola e Marcelo R. Ceberio

Quando si balla il tango

Quando si balla il tango…, bisogna aspettare che la musica cominci. Alla prima, alla seconda, forse alla terza o alla quarta battuta, la coppia si lancia sulla pista. Le due persone camminano insieme: una avanza, l’altra indietreggia. Girano. Chi indietreggiava ora avanza. Chi avanzava indietreggia.

Avanzare, indietreggiare, girare insieme e d’accordo: un sistema ordinato.

Quando si balla il tango insieme ad altre coppie – nello stesso momento e nella stessa sala –, la distanza e la vicinanza si intuiscono, si sentono. Soprattutto non bisogna contendersi lo stesso spazio, ossia non bisogna urtarsi.

Frenare come se non si frenasse, con eleganza. Aspettare che l’altra coppia si sposti per spostarsi dopo.

Frenare, spostarsi, girare. Tutto fa parte di un gioco relazionale organizzato, complementare, armonico: un sistema complesso.

La scena della terapia familiare

Proprio come una scena di ballo, la scena della terapia familiare si svolge negli stessi termini. Una squisita coreografia che prende forma e ci coinvolge fin dal primo contatto.

La famiglia arriva in consultazione. Ci si sistema. Si esplora il luogo in modi diversi. Ci si guarda e si osserva chi conduce la terapia, anche se in alcune occasioni il dolore e l’angoscia non consentono questa libertà di sguardo.

La danza comincia come comincia sulla pista da ballo: si avvia il gioco degli sguardi, scrutatori, interroganti, seduttivi e complici, d’invito, di rifiuto o di accettazione.

Il silenzio dell’inizio lascia il posto al linguaggio dei gesti, mentre la musica delle parole comincia a risuonare.

Qualcuno prende l’iniziativa. Il membro più coinvolto… oppure no. Quella madre che, ansiosa, ha chiesto il colloquio. Il padre circospetto che comincia a fare lezione. Il fratello distante, che intuivamo restare più in disparte. La sorella sensibile ed emotiva, davanti alla quale chi fa terapia si chiede: «dove ho messo i fazzoletti di carta?».

In questa sala da ballo si trovano anche le altre coppie. Quelle che rappresentano le famiglie allargate e quelle costituite, il vicinato, le amicizie, gli amori, le altre équipe professionali intervenute nella situazione critica. Le figure cattive e quelle buone. Figure di accompagnamento e di persecuzione, di solidarietà e di aiuto. Quanti contesti intervengono in questa rete sociale! Quante coppie per questa stessa sala…!

Quale tango balla la famiglia?

Ci sono tanghi diversi (1): alcuni «canyengues» (2), con cortes e quebradas, ganchos, ochos e sentadas. Altri, aristocratici, borghesi, tanghi da salotto asettici. Tutti portatori di credenze e valori distinti.

Qual è il tango che balla la famiglia? Chi fa terapia osserva, ascolta, cerca di comprendere l’universo di significati nel quale si sviluppa il problema familiare.

Si avvicina con curiosità, perfino con ingenuità, provando a ballare secondo il contesto al quale appartiene la famiglia.

Cerca di ballare con ciascun membro. Balla con tutta la famiglia. Fa ballare i membri tra loro. Ma il tango si può ballare solo quando il legame si stabilisce, quando si produce quell’amalgama di interazioni complementari; altrimenti il tango non è tango, è una successione di passi falsi.

Le interazioni sono scandite dagli interventi, e al tempo stesso questi nascono dalle interazioni. Così, in successione: l’armonia.

Uno dei tanghi possibili

Descriviamo uno dei tanghi possibili: una persona che fa terapia provoca e confronta, e allora una madre si arrabbia. Sua figlia le offre la sua mano contenitiva. Quella figlia che non era mai riuscita ad avvicinarsi affettivamente.

Il figlio osserva questa scena con aria disinteressata. Rinchiude la sua rabbia per lo spostamento e cerca disperatamente l’alleanza con un altro membro. Si ritrova solo sulla pista: tutti hanno formato una coppia e lui è rimasto senza poter ballare il brano. Dovrà cambiare il suo stile di interazione, altrimenti tornerà – in questo nuovo gioco relazionale – a essere solo e abbandonato.

Più tardi, chi conduce la terapia osserva il padre che guarda il pavimento, si siede accanto a lui e invita il figlio ad avvicinarsi. Il figlio si avvicina riluttante, prende timidamente il braccio del padre, che lo abbraccia accarezzandogli la testa.

Chi conduce la terapia connota positivamente questi atteggiamenti che ridefiniscono il legame. L’équipe dietro lo specchio si commuove e suggerisce di prendere un po’ di distanza: percepisce un coinvolgimento eccessivo.

Spostarsi, avanzare, indietreggiare, frenare, girare insieme, occupare altri spazi. Ballare un nuovo tango.

La danza dei contesti

Lontano da questa pista, lontano da questa danza, al di là di questo contesto, altri modelli di conoscenza e le azioni che ne derivano danno rilievo ad altri contesti che si influenzano reciprocamente.

Questa danza dei contesti raramente somiglia a un tango; molto più spesso assomiglia a una lotta disperata per conquistare e mantenere territori, spazi e significati.

Una medicina ortodossamente biologista rinnega i fattori psichici della malattia delle persone curate. Altri approcci concentrano lo sguardo sull’individuo, relegando l’ambiente circostante.

Ci sono anche le ricerche che utilizzano il metodo analitico. Presuppongono che la somma delle parti darà come risultato il tutto, isolando il fenomeno nel tentativo di comprenderlo.

In questo modo si continua a costruire compartimenti stagni. Sembra insopportabile accettare l’insicurezza che procura l’incertezza, rinunciare all’oggettività e comprendere che non esiste una realtà presupposta.

Per ballare il tango della terapia bisogna rispettare i brani; le altre coppie che condividono la pista devono impegnarsi in questa condivisione della danza.

Imprimere la passione

La danza delle relazioni umane può mostrare un’estetica delicata, a volte grossolana, perfino goffa, oppure curata e in costante omeodinamica.

La terapia vi si inserisce. Introduce informazione nuova, genera differenze, propone nuovi passi, induce nuove figure che rendono possibile l’emergere di altre narrazioni.

Ma soprattutto imprime la passione. La passione che, in quanto sentimento, permette di introdurre l’affetto nel legame, di avvicinarsi con lo sguardo (a volte con il corpo) e di rivestire la parola di un’enfasi precisa.

Spostarsi, avanzare, indietreggiare, frenare, girare insieme, occupare altri spazi e ballare un nuovo tango, come la terapia, come la vita.

Da ricordare

La seduta familiare è una coreografia: vi si avanza, si indietreggia, si frena, si gira insieme, e chi fa terapia balla dapprima al ritmo del contesto della famiglia prima di introdurvi nuovi passi. Ma nessun tango regge senza il legame – né senza la passione, che fa entrare l’affetto nella relazione.

Note dell’originale

(1) Ma il tango si differenzia: quello dell’orchestra tipica, dello smoking e dello champagne, che faceva il gala degli aristocratici e dei sibariti di Buenos Aires, i quali guardavano a Parigi come alla culla della cultura occidentale. Quel tango conviveva con un altro: quello dei quartieri poveri, della classe media, ballato dal mondo operaio, dai guapos con il fazzoletto bianco annodato al collo.

(2) Dal vocabolario popolare argentino. Significa perspicace, astuto.

Chi sono gli autori

Il dott. Amilcar Ciola, psicoterapeuta e ricercatore, consulente scientifico di Perspectivas Sistémicas, è l’attuale presidente della federazione svizzera di terapia familiare.

Il dott. Marcelo R. Ceberio, editore associato di Perspectivas Sistémicas, formatore internazionale di terapia familiare, direttore dell’ESA (Escuela Sistémica Argentina), dirige insieme al professor Paul Watzlawick la collana «Interacciones, epistemología y clínica sistémica» delle edizioni Herder.

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «El tango en la terapia familiar», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, n. 52, agosto-settembre 1998). Tradotto da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicato con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Ciola, A., & Rodríguez Ceberio, M. (2022). Il tango nella terapia familiare (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/le-tango-en-therapie-familiale (Opera originale pubblicata nel 1998 in Perspectivas Sistémicas, n. 52, agosto-settembre 1998; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/06/28/el-tango-en-la-terapia-familiar/)

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