Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Psicoterapia

L’importanza di potersi esprimere. La storia e il racconto della storia nella relazione terapeutica

Secondo Gregory Bateson, la relazione tra gli esseri umani si fonda su una storia condivisa. In una relazione viva, tuttavia, la storia della relazione evolve continuamente nel tempo e viene anche narrata in molteplici modi. Se il racconto diventa stereotipato, è perché ha perso il contatto con il substrato subconscio della storia, e la relazione ne risulta gravemente minacciata. Questo articolo sottolinea l’importanza di alcuni metodi analogici che ripercorrono la storia originaria a livello sensoriale e preverbale, permettendo così, se è ancora possibile, che il racconto e la relazione tornino a vivere.

Autore Philippe Caillé, psichiatra, formatore e terapeuta sistemicoPrima pubblicazione Perspectivas Sistémicas, n. 90Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica — tradotta dalla versione spagnola della rivista, poiché l’originale francese della conferenza non è disponibile

Parole chiave: relazione – racconto – assoluti cognitivi – metodi analogici – coevoluzione

«Senza dubbio, ciò che accarezziamo e stringiamo tra le braccia è ciò che abbiamo trovato; ma ciò che vi scopriamo, siamo noi ad averlo costruito.»

Cees Nooteboom, Philip en de anderen

Esistere davanti all’altro è potersi raccontare

Il nostro punto di partenza sarà che ogni relazione esiste e si mantiene unicamente attraverso la costruzione di un racconto. Appartenere a una famiglia significa partecipare, tanto con il discorso quanto con il comportamento, al racconto che quella famiglia elabora di sé stessa. Formare una coppia significa costruire, in connivenza con un’altra persona, il racconto di una coppia. Questo stato di cose vale anche per la relazione che intratteniamo con noi stessi. Per esistere in quanto individui portatori di esperienze passate e di progetti futuri, ci raccontiamo continuamente a noi stessi con le parole. È interessante che Jean-Paul Sartre abbia scelto proprio Le parole come titolo della sua autobiografia (Sartre, 1994).

Non è un’affermazione innovativa mettere in evidenza che ciò che abitualmente consideriamo una descrizione fedele, tanto di noi stessi quanto della relazione che intratteniamo con l’ambiente circostante, non è altro che la costruzione di un racconto o di un insieme di racconti.

Bateson ha espresso questo punto di vista lungo tutta la sua opera, e principalmente in quella intitolata Mente e natura (Mind and Nature). Già nelle prime pagine osserva: «Considererei un individuo A pertinente per un individuo B se sia A sia B sono parti o componenti dello stesso “racconto”» (Bateson, 1979).

Nello stesso testo, Bateson aggiunge che questo racconto, o questi racconti, pur essendo soltanto il frutto della nostra mente, ci appaiono così evidenti e irrefutabili da sfuggire come tali alla nostra attenzione cosciente.

La verifica costante di questa proposizione nel lavoro clinico mi ha portato a designare questi racconti, al tempo stesso così aleatori e così necessari, con il nome di «assoluti relazionali» in diverse pubblicazioni. Sono assoluti perché spiegano e condizionano al tempo stesso una relazione, ma anche perché sfuggono in gran parte alla nostra attenzione cosciente e alla nostra riflessione critica. Sono la nostra verità, poiché non ne conosciamo altre (Caillé, 1995, 1999, 2001; Caillé & Rey, 1998).

Per prendere coscienza della necessità e della potenza di questo assoluto relazionale, che potremmo considerare più «superconscio» che inconscio, mediteremo…

Note dell’originale

Sviluppo di una conferenza tenuta nell’ambito della giornata di studi «Faut-il toujours mettre des mots ?», organizzata dall’Institut d’études systémiques a Parigi il 5 ottobre 2001.

Il dottor Caillé è psichiatra, formatore e terapeuta sistemico.

Nota della redazione

L’estratto pubblicato da Red Sistémica si interrompe qui: la meditazione annunciata, l’esposizione dei metodi analogici e il seguito dell’articolo si trovano nel testo completo apparso su Perspectivas Sistémicas n. 90.

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «La importancia de poder expresarse. La historia y el relato de la historia en la relación terapéutica», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, n. 90). Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Caillé, P. (2022). L’importance de pouvoir s’exprimer. L’histoire et le récit de l’histoire dans la relation thérapeutique (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/l-importance-de-pouvoir-s-exprimer-l-histoire-et-le-recit-de-l-histoire-dans-la-relation-therapeutique (Opera originale pubblicata nel 2022 su Perspectivas Sistémicas, n. 90; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/08/01/la-importancia-de-poder-expresarse-la-historia-y-el-relato-de-la-historia-en-la-relacion-terapeutica/)

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