Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Terapia familiare

I nuovi interventi. Nuovi metodi narrativi in terapia familiare

Partendo da un dialogo del Chisciotte – quello del galeotto che scrive la propria autobiografia e non può concluderla finché la sua vita non è conclusa –, Ricardo Ramos pone le due sfide della terapia narrativa: l’impossibilità di una storia personale completa, che obbliga a passare dalla storia esaustiva alla storia sufficiente, e il problema dell’enunciazione, che fa del racconto un atto rivolto a qualcuno piuttosto che un’espressione. Ne ricava una lettura della postmodernità in cui a prevalere non è più la veridicità di una versione, ma la sua pertinenza.

Autore Ricardo Ramos, psichiatra e terapeuta familiare, Ospedale di Sant Pau, BarcellonaPrima pubblicazione Redes, n. 12/13, giugno 2004Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

Nota della redazione

Red Sistémica pubblica questo testo con la dicitura «Frammento»: si tratta di un estratto di un articolo più ampio, la cui versione integrale è apparsa in Perspectivas Sistémicas, n. 89. Traduciamo qui l’estratto così come è stato ripubblicato.

«Narrare è un atto, non un’espressione; non è riferire degli avvenimenti, ma è l’avvenimento di riferire degli avvenimenti.»

Ricardo Ramos

La storia sufficiente

Nel corso delle sue peregrinazioni per la Mancia, don Chisciotte conosce un galeotto con ambizioni letterarie di nome Ginés de Pasamonte, autore di un’autobiografia picaresca che, secondo la ferma convinzione del pittoresco personaggio, avrebbe eclissato il Lazarillo.

– E come s’intitola il libro? – domandò don Chisciotte.

– La vita di Ginés de Pasamonte – rispose l’interessato.

– Ed è finito? – domandò don Chisciotte.

– Come può essere finito – rispose lui – se non è ancora finita la mia vita?

Questa citazione del Chisciotte pone la prima sfida che la terapia narrativa deve affrontare: l’impossibilità di una storia personale completa. Non si può aspirare a una storia completa né della persona, né dei problemi, né dell’intersezione di entrambi; perché la vita delle persone continuerà e il futuro dei problemi non si può prevedere.

La storia completa, esaustiva, che esige l’opzione consultiva (McNamee e Gergen, 1992) – sapere bene che cosa è successo, per poter prescrivere con fondamento che cosa fare – deve lasciare il posto alla storia sufficiente, che è sempre sufficiente per ora, per il momento, se nulla si complica; e con la quale ciò che si può sperare è che i problemi (e le persone) cambino abbastanza da poter continuare a vivere con essi (e, quanto alle persone, da sé). Oppure, nei termini di Anderson e Goolishian (1988): «i problemi non si risolvono; si dissolvono».

Il problema dell’enunciazione

Ma la citazione del Chisciotte non è del Chisciotte. È la citazione di una citazione. Viene dal prologo – curiosamente intitolato «Prologo intorno alla fine» – di un libro sul tema «la fine del romanzo», di un autore, questo sì, spagnolo: Mario Kunz (1997).

E si trova qui per mettere sul tappeto il secondo problema che la terapia narrativa deve affrontare: il problema dell’enunciazione. Narrare è un atto, non un’espressione; non è riferire degli avvenimenti, ma è l’avvenimento di riferire degli avvenimenti. E non lo si fa per ritrarre un autore, ma per conquistare un pubblico; per guadagnarcelo, per fargli fare qualcosa che, anche vagamente, ci interessa che faccia (Ramos, 2001).

Così non si narra come e ciò che si vuole, ma come e ciò che si può; sono le condizioni di produzione del discorso (CHI sono riuscito a essere per Lei, per poterLe così dire CHE COSA – Pêcheux, 1969), e non la necessità espressiva o l’attualizzazione della narrazione personale o della visione del mondo, a rendere conto di ciò che finisce per esserci raccontato.

Conoscenza locale e pertinenza

La citazione del Chisciotte qui sopra è universale ed era lì per impressionare. La citazione della citazione del Chisciotte, invece, era per gli iniziati. Era lì per mettere in risalto la conoscenza locale, la conoscenza a disposizione soltanto di chi se ne intende (di un testo poco comune in questo caso, di una situazione particolare in un altro), la conoscenza nativa, la conoscenza di «chi è nel giro».

Perché ciò che è notevole nel postmodernismo non è che «tutto vale»; è che, data la contingenza di qualsiasi versione, ciò che deve prevalere non è la veridicità dell’una sull’altra, ma la pertinenza dell’una piuttosto che delle altre, tenuto conto di ciò che, in ogni momento, abbiamo per le mani.

Nel mondo sociale non c’è posto per la posizione di osservatore (e quindi per la distanza oggettiva su cui si fonda «la verità»), ma soltanto per quella di attore (anche quando si tratta di un attore riflessivo).

Da ricordare

Due spostamenti strutturano la clinica narrativa così come la presenta qui Ricardo Ramos. Anzitutto, rinunciare alla storia esaustiva per la storia sufficiente: sufficiente per il momento, e sufficiente perché la vita continui con i problemi. Poi, considerare il racconto come un atto rivolto a qualcuno: ciò che si racconta dipende da ciò che la persona che racconta è riuscita a essere per chi l’ascolta, non da un bisogno di espressione. Da qui il criterio che sostituisce la verità: non quale delle versioni sia vera, ma quale sia pertinente qui e ora.

Chi è Ricardo Ramos

Il dott. Ramos è psichiatra e terapeuta familiare, medico dell’Ospedale di Sant Pau a Barcellona, supervisore didatta e docente del master in Terapia familiare della Scuola di terapia familiare dell’Ospedale di Sant Pau, e coordinatore del Laboratorio di comunicazione umana dell’Unità di psicoterapia dello stesso ospedale. È autore del libro Narraciones vividas, narraciones contadas (ed. Paidós).

Nota dell’originale

(*) Questo articolo è una riproduzione dell’originale pubblicato nel n. 12/13 di Redes, giugno 2004. Il testo integrale è apparso in Perspectivas Sistémicas, n. 89.

Questo articolo è una traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «Las nuevas intervenciones. Nuevos métodos narrativos en terapia familiar», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Redes, n. 12/13, giugno 2004). Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Ramos, R. (2022). Les nouvelles interventions. Nouvelles méthodes narratives en thérapie familiale (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/les-nouvelles-interventions-nouvelles-methodes-narratives-en-therapie-familiale (Opera originale pubblicata nel 2004 in Redes, n. 12/13, giugno 2004; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/08/01/las-nuevas-intervenciones-nuevos-metodos-narrativos-en-terapia-familiar/)

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