Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Psicoterapia

Modello integrativo centrato sulle soluzioni per lo sviluppo della resilienza individuale e familiare

Molto è stato scritto, in spagnolo, sui fattori psicosociali associati alla resilienza; pochissimo sugli interventi brevi, centrati sulle soluzioni, che consentirebbero un apprendimento effettivo della resilienza. Jacinto Inbar presenta qui il modello integrativo — cognitivo-comportamentale e sistemico — che applica in Israele e in diversi paesi di lingua spagnola, e l’articolazione che propone tra resilienza, autoefficacia percepita e risoluzione dei problemi.

Autore Jacinto Inbar, psicologo clinico, supervisore, terapeuta familiare e di coppia, esperto di prevenzione e di interventi in situazioni di crisi e di disastri collettiviPrima pubblicazione Perspectivas Sistémicas, n. 94/95 (numero speciale)Traduzione Complexe Systémique, traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

Nota della redazione

Red Sistémica pubblica qui un frammento dell’articolo, apparso nel numero speciale 94/95 di Perspectivas Sistémicas: il testo si interrompe nel corso dell’esposizione e l’originale rimanda alla rivista per la versione completa. Due elementi visivi dell’articolo (la figura 1, che elenca gli altri modelli integrati, e la tabella delle aree di autoefficacia da sviluppare) non sono riprodotti nella versione online; i rispettivi rimandi sono stati conservati tali e quali.

Il presente articolo è stato scritto in riconoscimento del contributo che Ruth e Claudio Des Champs hanno dato alla comunità psicoterapeutica dell’America ispanofona attraverso la creazione e la direzione della rivista Perspectivas Sistémicas.

Il modello integrativo dello sviluppo della resilienza che abbiamo adottato in questo articolo si basa sulle conferenze e sui laboratori «Terapia di gruppo integrativa cognitivo-comportamentale nella prevenzione e nel trattamento del disturbo da stress post-traumatico», presentato nell’ambito del «IV Congresso internazionale di trauma psichico e stress traumatico» tenutosi a Buenos Aires nel giugno 2004, e «Resilienza familiare da una prospettiva integrativa sistemica e cognitivo-comportamentale», nell’ambito del «Congresso mondiale di terapia di gruppo» tenutosi a San Paolo nel luglio 2006.

Perché un modello centrato sulle soluzioni

La resilienza come costrutto psicologico ha conosciuto un grande sviluppo negli ultimi anni a partire dalle diverse catastrofi e crisi di massa che si sono verificate: l’attentato contro la comunità ebraica di Buenos Aires (AMIA) il 18 luglio 1994, le Torri Gemelle a New York nel settembre 2001, la stazione di Atocha (Madrid) e dintorni nel marzo 2004, Londra, Gerusalemme e altre città israeliane per molti anni e in circostanze diverse (autobus, scuole, alberghi, ecc.).

Per questi motivi sono stati pubblicati diversi articoli e sviluppati vari programmi volti a prevenire le psicopatologie nella popolazione colpita e a promuovere la capacità di far fronte di diversi gruppi target vulnerabili.

Molti degli articoli pubblicati in spagnolo fanno riferimento in genere ai fattori psicosociali associati alla resilienza e, in alcuni casi, anche alle caratteristiche dei bambini e degli adolescenti resilienti.

Poco è stato pubblicato sugli interventi brevi, centrati sulle soluzioni, che consentano un apprendimento effettivo per lo sviluppo della resilienza.

Questo articolo si propone appunto di consentire una riflessione e, per quanto possibile, l’implementazione di un modello efficace adatto allo sviluppo della resilienza e basato su esperienze concrete in questo ambito o di fronte a problemi esistenziali.

Libri e articoli interessanti e rilevanti sono stati pubblicati da firme riconosciute, come Boris Cyrulnik, Aldo Melillo, Elbio Néstor Suárez Ojeda, Froma Walsh, Jacinto Inbar, Nan Henderson e Mike M. Milstein, Daniel Rodríguez, in diverse lingue — spagnolo, ebraico e inglese — e, senza dubbio, in moltissime altre lingue ancora.

Molti di questi lavori si basano su aneddoti personali, studi comparativi, relazioni associative (correlazioni), mentre altri, molto pochi, dispongono di un supporto empirico nell’ambito delle situazioni critiche e dell’adattamento, e negli studi condotti sulla resilienza con popolazioni vulnerabili e alcuni disturbi emotivi, come nel caso della depressione.

L’obiettivo del presente articolo è condividere un approccio applicativo implementato in Israele e in altri paesi di lingua spagnola, che presenta un elevato potenziale di efficacia nell’ambito dello sviluppo della resilienza, sia individuale sia familiare: l’approccio centrato sulle soluzioni.

Tra le diverse strategie multidimensionali per lo sviluppo della resilienza individuale e familiare abbiamo scelto l’approccio centrato sulle soluzioni, che pone l’accento sulla prospettiva futura, perché è sistematico, relativamente facile da apprendere e da implementare e consente il trasferimento e la generalizzazione ad aree e difficoltà emotive e comportamentali rilevanti e decisive.

Questo approccio fa parte di un modello integrativo, cognitivo-comportamentale e sistemico, che sarà descritto brevemente qui di seguito per poter evidenziare ciò che vi è di rilevante e di specifico nel modello centrato sulle soluzioni, il quale pone l’accento sulla ricerca di soluzioni, distinguendosi dall’accento posto sulla risoluzione dei problemi.

Questa differenziazione non è soltanto semantica: riguarda in particolare la «realtà» attuale, insistendo sull’adattamento effettivo e sulla creazione di un futuro che consenta la continuità del Progetto personale e familiare dell’individuo.

Risoluzione dei problemi

Un processo cognitivo-comportamentale autodiretto, orientato a individuare soluzioni efficaci ai problemi della vita quotidiana.

Ricerca di soluzioni

L’accento è posto sulla «realtà» attuale, sull’adattamento effettivo e sulla creazione di un futuro che consenta la continuità del Progetto personale e familiare.

Il modello proposto di resilienza basata sulle soluzioni si fonda sulla psicologia positiva e su modelli multidimensionali di promozione e sviluppo della salute mentale (Seligman, 2002; Snyder e López, 2000; Inbar, 2004).

La resilienza, in quanto caratteristica dell’individuo, può prevenire o ridurre la portata delle psicopatologie conseguenti a eventi critici, come il disturbo da stress post-traumatico, attraverso un funzionamento positivo, così come quella di disturbi affettivi frequenti come la depressione.

Tre concetti da definire

Come per ogni modello applicativo, occorre definire alcuni concetti rilevanti: 1. la resilienza; 2. il problema; 3. la risoluzione del problema.

La concettualizzazione della resilienza viene definita da diversi punti di vista, a seconda dei paradigmi e dei modelli che adottiamo.

La resilienza è un costrutto psicologico definito come la capacità di:

  • sopportare le crisi e le avversità in modo positivo;
  • affrontare in modo efficace situazioni di stress, ansia e lutto;
  • adattarsi ai cambiamenti in modo efficiente e intelligente («competenza emotiva»);
  • resistere agli ostacoli e superarli in situazioni di incertezza;
  • creare processi individuali, di gruppo, familiari e comunitari in circostanze critiche.

Riuscendo a riprendersi e a recuperare per proseguire il proprio Progetto di vita individuale, di coppia, familiare e comunitario.

E continuare ad agire per raggiungere i propri obiettivi — nei livelli e negli ambiti divenuti rilevanti a partire dalla crisi (Inbar, 1996).

Lo sviluppo della resilienza basato sulla risoluzione dei problemi (e centrato sulle soluzioni) è un intervento clinico efficace, che può prevenire e ridurre psicopatologie, ansia e stress derivanti da situazioni critiche come perdite, lutti, disastri di massa, terrorismo, disoccupazione, povertà e altri eventi che la società moderna ci impone quotidianamente.

Resilienza e risoluzione dei problemi: un rapporto reciproco

Sulla base dell’esperienza clinica e di alcuni lavori empirici sistematici, potremmo ipotizzare una relazione reciproca tra la resilienza e la capacità di risoluzione dei problemi.

Una situazione critica che richiede l’identificazione di risorse interne ed esterne e una loro implementazione efficace — in altri termini, una risoluzione dei problemi efficace — può sfociare in un comportamento disfunzionale e disadattivo, come livelli elevati di ansia, frequenti condotte di evitamento, affetto depressivo, ecc.

Al tempo stesso, cognizioni, emozioni e condotte disfunzionali influiscono sulla capacità di risoluzione dei problemi e, di conseguenza, sulla resilienza psicologica necessaria per affrontare in modo efficace la situazione critica: sorge così un processo circolare inefficace, che si retroalimenta e si autorinforza.

La resilienza può essere concettualizzata, in una prospettiva centrata sulle soluzioni, come un insieme di abilità comportamentali (stile di coping comportamentale), motivazionali (ricerca di soluzioni e riduzione dell’evitamento) e cognitive (schemi, credenze centrali ed elaborazione delle informazioni) (Inbar, 2004).

L’autoefficacia percepita

L’autoefficacia percepita nel far fronte alle difficoltà è una caratteristica centrale tra le forze e le risorse, ed è stata ampiamente studiata negli ultimi anni.

È legata alla capacità di far fronte e alla resilienza (Inbar, 1994) e contribuisce alle decisioni, alle azioni e alle esperienze.

Gli studi condotti in questo ambito hanno mostrato che le persone che dubitano della propria efficacia di risultato — componente dell’autoefficacia — tendono a:

  • evitare le sfide;
  • abbandonare le attività quando incontrano ostacoli;
  • sperimentare livelli di ansia più elevati (Bandura, 1997).

Diversi modelli, come quello di Kobasa (1979, 1982) o quello di Inbar (1994), sottolineano l’importanza dell’accettazione delle sfide, del senso di controllo nel superamento delle barriere e nella regolazione dell’ansia.

Strategie e tecniche mettono in evidenza l’importanza dell’umorismo, dell’attività fisica e delle esperienze intime e sessuali, tutte stimolatrici della secrezione di neuro-ormoni che influenzano gli stati affettivi, come le endorfine e il DHEA (deidroepiandrosterone), quest’ultimo considerato un riduttore della depressione.

Integriamo nel nostro modello alcuni apporti della proposta di Susan Kobasa citata sopra, quella della robustezza psicologica (hardiness), che comprende caratteristiche di «personalità» considerate fondamentali per l’adattamento efficace in situazioni critiche: coinvolgimento-impegno, controllo e sfida. Come si può notare, queste componenti non sono di «personalità», ma risultano da processi cognitivi, prodotti di una socializzazione intenzionale o casuale, e possono quindi essere il risultato di un apprendimento sociale cognitivo, «alla Bandura» (Inbar, 2004).

Altri modelli e approcci sono menzionati nella figura 1; a causa dei limiti propri di ogni articolo non possiamo svilupparli qui, per poter approfondire in particolare il modello centrato sulle soluzioni.

Il modello integrativo adottato include approcci come quello dell’intraprendenza appresa («learned resourcefulness», Michael Rosenbaum, 1983), la flessibilità adattiva (Inbar, 1986), il modello multimodale (A. Lazarus, 1981; 1991), l’ottimismo appreso (Seligman, 1990), la «speranza» (hope, Snyder, 1994), e altri ancora.

Le aree di autoefficacia da sviluppare nella resilienza individuale sono indicate qui di seguito.

Definire la risoluzione dei problemi

Tornando alla necessità di concettualizzare, e in accordo con D’Zurilla e Nezu (1999, 2004), possiamo definire la risoluzione dei problemi come un processo cognitivo-comportamentale autodiretto attraverso il quale un individuo cerca di identificare o scoprire soluzioni efficaci o adattive a problemi specifici che si presentano nella sua vita quotidiana.

In relazione alla resilienza, questo processo cognitivo-comportamentale — la risoluzione dei problemi — significa una condotta intenzionale e non casuale; diretta a obiettivi, per quanto possibile consapevoli: sopravvivere, resistere, proseguire il Progetto di vita, crescere nonostante le avversità; un processo cognitivo razionale: riflessivo, che analizza i benefici e i costi di ciascuna alternativa, a breve termine e, per quanto possibile, a medio e lungo termine (Inbar, 2006).

Inoltre, la risoluzione dei problemi richiede sforzi emotivi, cognitivi e comportamentali: la motivazione a far fronte, l’importanza e i valori che riveste il far fronte in modo efficace…

Nota dell’originale

(Leggere il testo completo in Perspectivas Sistémicas n. 94/95, in edicola e in libreria; altri testi dell’autore in Perspectivas Sistémicas online: www.redsistemica.com.ar, articoli online.)

Chi è Jacinto Inbar

Il dott. Jacinto Inbar, dell’Università di Derby (Inghilterra), sede di Israele, è psicologo clinico, supervisore, terapeuta familiare e di coppia, diplomato in ipnoterapia, esperto di prevenzione e di interventi in situazioni di crisi e di disastri collettivi.

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale, realizzata dallo spagnolo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, di «Modelo integrativo enfocado en las soluciones para el desarrollo de la resiliencia individual y familiar», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, n. 94/95). Tradotto e ripubblicato con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Inbar, J. (2022). Modèle intégratif centré sur les solutions pour le développement de la résilience individuelle et familiale (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/modele-integratif-centre-sur-les-solutions-pour-le-developpement-de-la-resilience (Opera originale pubblicata nel 2022 in Perspectivas Sistémicas, n. 94/95; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/08/01/modelo-integrativo-enfocado-en-las-soluciones-para-el-desarrollo-de-la-resiliencia-individual-y-familiar/)

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