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Journal of Solution Focused Practices · Ricerca empirica

Ossigenazione e frequenza cardiaca nei colloqui centrati sulla soluzione e centrati sul problema con comunità aymara rurali e indigene (Viacha e Laja) sulla violenza intersezionale

Nelle piazze e nelle fiere dell’Altipiano boliviano, diciannove membri di comunità aymara hanno accettato di portare un ossimetro da dito durante un colloquio di quindici minuti sulla prevenzione della violenza. Sette hanno ricevuto il colloquio classico (definizione, cause, quadro giuridico); dodici hanno avuto una conversazione centrata sulla soluzione secondo il Diamante di Connie e Froerer. Sul versante del problema, l’ossigenazione ristagna e si verifica un punto di svolta quando si chiedono esempi di violenza; sul versante della soluzione, l’ossigenazione sale e il cuore rallenta, soprattutto alla fine del colloquio, durante la descrizione del futuro preferito. Un campione piccolo, risultati prudenti, ma una domanda rivolta alle campagne di prevenzione: chi è legittimato a insegnare che cosa a chi?

Autori Marcos Pérez Lamadrid (Universidad Mayor de San Andrés), Freddy Andrés Ponce Valdivia (Universidad Católica Boliviana) e Adam Froerer (Solution Focused Universe)Prima pubblicazione Journal of Solution Focused Practices, vol. 10, n. 1, 2026, pp. 40-64Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di Oxygenation and Heart Rate in Solution-Focused and Problem-Focused Interviews With Rural and Indigenous Aymara Communities (Viacha and Laja) Regarding Intersectional Violence, di Marcos Pérez Lamadrid, Freddy Andrés Ponce Valdivia e Adam Froerer, pubblicato nel Journal of Solution Focused Practices (2026), doi: 10.59874/001c.162060, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, le sette tabelle sono presentate sotto forma di schede e i ventiquattro grafici individuali di previsione, non riprodotti, sono descritti nel testo, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La traduzione non è stata realizzata né dagli autori né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Abstract. Questo studio riguarda la prevenzione della violenza nelle comunità indigene degli altipiani boliviani, a partire dalla necessità di svolgere questo lavoro nel rispetto della diversità culturale. Vengono confrontati due approcci di prevenzione: uno è centrato sul problema e fornisce un’educazione sulla violenza, sulle sue cause e su come denunciarla, mentre l’altro è centrato sulla soluzione e privilegia la nozione di benessere della persona nella sua cultura, incoraggiando le persone a descriverne la presenza nella comunità. Sono stati presi in considerazione parametri fisiologici come il livello di ossigenazione e la frequenza cardiaca, con una metodologia quantitativa, quasi-sperimentale ed esplorativa, per un totale di 12 colloqui, 6 per ciascun approccio. I risultati suggeriscono che i colloqui centrati sul problema presentano una maggiore alterazione della frequenza cardiaca e una minore ossigenazione, mentre i colloqui centrati sulla soluzione sono associati a un maggiore stato di benessere, con frequenze cardiache leggermente più basse e una maggiore ossigenazione. Si riconosce tuttavia che questo studio presenta dei limiti e si suggerisce la necessità di ricerche più ampie che considerino le differenze legate all’età delle persone partecipanti.

Parole chiave: approccio centrato sulla soluzione, terapia sistemica, processo di ricerca, ossigenazione, frequenza cardiaca

La Bolivia è un paese caratterizzato da diverse sfumature culturali, che comprendono valli, pianure e altipiani. È in questa topografia variegata che convergono stili di vita unici, dando origine a un’identità e a una cultura ricche e diverse (Mesa Gisbert, 2013). Tuttavia, a causa della molteplicità di regioni e culture, ottenere un’integrazione armoniosa di questi diversi elementi culturali può rivelarsi difficile. Una via promettente per favorire questa armonizzazione passa attraverso il linguaggio. Esplorando il linguaggio come forza unificante, diventa possibile gettare ponti tra le divisioni culturali e creare una coesione significativa nella società boliviana.

Obiettivo generale

Valutare la risposta fisiologica (frequenza cardiaca e livello di ossigenazione) delle persone partecipanti indigene dell’Altipiano boliviano durante l’applicazione di colloqui centrati sulla soluzione rispetto a colloqui centrati sul problema, nel contesto della prevenzione della violenza.

Obiettivi specifici

  1. Misurare le differenze di frequenza cardiaca e di livello di ossigenazione tra le persone partecipanti a cui sono state poste domande centrate sul problema e quelle a cui sono state poste domande centrate sulla soluzione.
  2. Stabilire la possibile associazione tra il tipo di colloquio (centrato sulla soluzione o centrato sul problema) e gli indicatori di maggiore benessere fisiologico (frequenza cardiaca più bassa e ossigenazione più alta).
  3. Descrivere il processo stesso del colloquio (compresi i parametri linguistici e fisiologici) come passo fondativo, individuando al tempo stesso i limiti della metodologia attuale e suggerendo ambiti per una ricerca futura più ampia (per esempio le differenze di età).

Il valore del linguaggio nell’affrontare la violenza

La realtà dell’umanità è intimamente intessuta del linguaggio stesso che utilizziamo. Nelle nostre conversazioni, il linguaggio funziona come uno strumento dinamico e variegato che ci permette di co-creare nuove realtà (Wittgenstein, 1967). Di conseguenza, attraverso conversazioni significative e trasformative, la realtà stessa può cambiare e influire sul modo in cui le persone si rapportano a ciò che le circonda (Froerer & Walker, 2022). Riconoscendo la natura pervasiva del linguaggio nelle nostre microconversazioni quotidiane, che nel loro insieme danno forma al tessuto della cultura (Moon, 2022), si può davvero cogliere la profonda trama della cultura boliviana. In questo contesto, il linguaggio emerge come un potente strumento per catalizzare il cambiamento, favorire l’integrazione e coltivare il rispetto. Il linguaggio può offrire una via promettente per affrontare in modo significativo problemi urgenti della società boliviana, tra cui preoccupazioni diffuse come la violenza.

L’Organizzazione panamericana della sanità e l’Organizzazione mondiale della sanità definiscono la violenza come

«l’uso intenzionale della forza o del potere fisico, reale o minacciato, contro sé stessi, un’altra persona o un gruppo o una comunità, che provochi o abbia un’elevata probabilità di provocare lesioni, morte, danni psicologici, disturbi dello sviluppo o privazioni» (OMS, 2002, p. 5).

Come afferma Bismark Pinto (2016), la violenza è l’atto di costringere un’altra persona a conformarsi ai propri desideri, il che la rende l’antitesi dell’amore. L’amore, invece, implica accogliere l’altra persona così com’è, e convivere nell’amore significa convalidarsi e realizzarsi assistendo alla crescita e allo sviluppo dell’altra persona (Maturana Romesín, 2010). Moreno et al. (2021) fanno luce sulla natura complessa della violenza, in particolare tra le donne indigene, in Bolivia e in altre culture simili, e su come la violenza permei molti aspetti della vita di queste donne. Considerando l’intersezionalità e la collocazione sociale di queste donne indigene, possiamo comprendere meglio in che modo la violenza possa colpirle in maniera specifica (Cabnal, 2019). È probabile che gran parte della ricerca disponibile sulla violenza domestica e sul suo trattamento sia poco adatta ai bisogni specifici delle donne indigene. Questi trattamenti, fortemente incentrati sulla psicoeducazione e sul coinvolgimento giudiziario, rischiano soltanto di perpetuare l’approccio colonizzatore dell’intervento calato dall’alto, senza cercare di capire quali adattamenti del trattamento potrebbero essere appropriati nelle comunità indigene.

Un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per la prevenzione della violenza contro l’infanzia e le donne del 2021 rivela che in Bolivia ben 7,5 donne su 10 subiscono una qualche forma di violenza nel corso della vita, e che in media oltre 100 donne vengono uccise ogni anno solo in ragione del loro genere. Swissinfo.ch (2022) riporta un dato sconfortante di 33.453 casi di violenza contro donne e minori denunciati in Bolivia tra gennaio e agosto, con un aumento dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2021.

Tra il 2013 e il 2023 la Bolivia ha registrato un impressionante aumento del 193% dei casi di violenza domestica, segno della crescente gravità di questo problema sociale. Nel solo 2023 il paese ha registrato 81 casi di femminicidio, una statistica sconvolgente che sottolinea le conseguenze mortali della violenza di genere. Inoltre, nello stesso anno si sono avute 39.096 denunce di violenza domestica o familiare, segno di un allarmante aumento del numero di persone, in particolare donne e minori, sottoposte ad abusi all’interno della propria casa. Questi dati, pubblicati dalla Coordinadora de la Mujer nel 2024, evidenziano l’urgente necessità di strategie globali per combattere e prevenire la violenza a tutti i livelli della società.

Nel contesto boliviano, l’Universidad Mayor de San Andrés (UMSA) si impegna ad ampliare la portata e l’efficacia dei Servizi legali integrali (SLIM) situati nelle regioni rurali. Questi servizi svolgono un ruolo vitale nell’assistenza alle comunità indigene che risiedono nella zona dell’altipiano del dipartimento di La Paz e costituiscono presidi cruciali nella lotta contro la violenza. Per portare avanti questa missione è stato istituito il programma SLIM-UMSA, che conduce ricerche volte a far luce sul potere del linguaggio come catalizzatore per trasformare la realtà e prevenire la violenza. Grazie a questa iniziativa e al lavoro di collaborazione con le comunità indigene, si stanno producendo conoscenze preziose che contribuiscono a una comprensione più profonda di come il linguaggio possa promuovere un cambiamento positivo.

La Bolivia è una nazione caratterizzata da un vivace senso della comunità, in cui la popolazione indigena svolge un ruolo centrale nella conservazione di usanze e pratiche significative, cruciali per il suo sostentamento. Adottando una postura di umiltà culturale (Foronda et al., 2015), questo articolo si propone di rispondere all’urgente necessità di prevenire la violenza sottolineando al tempo stesso un profondo rispetto per la diversità dei modi di vivere. Così facendo, intendiamo far luce sulle complesse dinamiche del linguaggio e delle conversazioni incentrate sulla prevenzione della violenza, e trasmetterle, preservando la cultura indigena.

Ostacoli a un’adeguata prevenzione della violenza domestica

Tradizionalmente, le conversazioni sulla prevenzione della violenza hanno spesso adottato un linguaggio centrato sul problema, offrendo psicoeducazione sulla sua definizione, sulle sue cause e sui vari tipi di violenza. Questo approccio è derivato in genere da una prospettiva punitiva e legalistica. Tuttavia, quando si tratta di minoranze, persone socialmente svantaggiate e comunità indigene, un simile approccio crea una dinamica in cui una figura esperta (una persona della pubblica amministrazione, dell’università o dell’attivismo) assume il ruolo di insegnare, lasciando intendere che le persone non disporrebbero delle risorse necessarie per affrontare da sole la violenza.

Il personale incaricato di prestare assistenza negli SLIM deve far fronte a difficoltà significative dovute a condizioni di lavoro inadeguate, segnate da elevati rischi legali e da precarietà (Pérez Lamadrid & Froerer, 2022). I contratti di lavoro, che possono durare arbitrariamente uno, tre, sei o nove mesi, sono concepiti in modo da evitare il pagamento di indennità o la copertura assicurativa sanitaria. Inoltre, la formazione specialistica, cruciale per le loro funzioni, risulta proibitiva rispetto al salario minimo nazionale. Di conseguenza, le persone incaricate di affrontare la violenza, e altri problemi, in queste comunità indigene sono esse stesse sottoposte a condizioni di lavoro ostili, il che può ridurre ulteriormente l’efficacia delle attuali misure di prevenzione della violenza domestica.

I colloqui centrati sulla soluzione potrebbero costituire un’alternativa flessibile e pratica, poiché propongono una relazione simmetrica, lavorano con il linguaggio delle persone nel loro contesto culturale, rispettano il risultato che desiderano, chiedono loro di descriverne la presenza nella propria vita, presente, passata o futura, e mettono in luce le loro risorse. Nel caso della prevenzione della violenza, l’approccio centrato sulla soluzione lavora per andare verso ciò che si desidera piuttosto che per allontanarsi da ciò che non si desidera. Inoltre, la versatilità dei colloqui centrati sulla soluzione si concentra su un continuum nella vita delle persone, ma con maggiori possibilità e capacità di agire.

Il personale degli SLIM riceve manuali che servono a diffondere informazioni tra la popolazione, il che rappresenta una possibile strategia per migliorare l’erogazione dei servizi nonostante le difficoltà ricordate. Tuttavia, questo processo di replicazione segue spesso un approccio lineare, che trascura l’interazione e i fattori socioculturali cruciali e propri di ogni comunità o di ogni persona incontrata. La partecipazione dei membri della comunità indigena a queste interazioni si limita alla semplice ricezione di informazioni o di interventi; questo approccio trascura l’occasione di un coinvolgimento significativo. Anche quando la persona professionista conosce bene i contenuti che trasmette, spesso le mancano la consapevolezza o l’attenzione necessarie per comprendere davvero le dinamiche e le sfumature che si sviluppano tra lei e i membri della comunità che serve.

L’applicazione di pratiche manualizzate per la prevenzione della violenza manca spesso di spazio per una riflessione critica sul processo creativo durante le conversazioni. La partecipazione dei membri della comunità resta minima, mentre la persona professionista assume i ruoli di esperta e di leader eroica (McKergow, 2009). In quanto esperta, possiede il sapere contenuto nel manuale e prescrive come una comunità debba prevenire la violenza. Assume inoltre il ruolo di leader eroica, prendendo decisioni e stabilendo che cosa si debba fare, spesso con l’aspettativa implicita che i membri della comunità siano tenuti ad adeguarsi. Nell’approccio centrato sulla soluzione, invece, protagonista del colloquio è la persona assistita, che descrive la presenza della trasformazione desiderata, il che include le sue descrizioni del contesto in cui vive e le sue nozioni di benessere, in modo rispettoso e generando una relazione in cui può rispondere con capacità di agire alle domande di chi conduce il colloquio.

Pur essendo lodevoli questi sforzi di diffondere informazioni importanti, è fondamentale riconoscere che possono contribuire involontariamente a una neocolonizzazione. Questi processi implicano spesso la negazione delle risorse della comunità e il presupposto che le persone siano incapaci di gestire i propri percorsi di trasformazione. Paradossalmente, rafforzare una comunità, in particolare nel contesto della prevenzione della violenza, richiede di favorire la convivenza quotidiana e di riconoscere la capacità intrinseca della comunità di promuovere un cambiamento significativo.

Usare il linguaggio centrato sulla soluzione per superare gli ostacoli

Nella prospettiva di Humberto Maturana, l’amore implica riconoscere l’altro come essere legittimo nella convivenza, senza imporgli le proprie aspettative o pretese (Maturana Romesín & Porksen, 2015). Per Maturana la trasformazione avviene attraverso il linguaggio quotidiano: quando il linguaggio legittima il processo di divenire dell’altro, il cambiamento diventa possibile (Maturana Romesín, 2010). Nell’approccio centrato sulla soluzione, le persone articolano il proprio linguaggio della trasformazione — il risultato che desiderano — e chi conduce la terapia legittima e amplia questo linguaggio attraverso domande che invitano a sviluppare ulteriormente il cambiamento.

Questa iniziativa di ricerca nasce da una posizione critica che fa del linguaggio il veicolo principale delle soluzioni. Il suo scopo centrale è creare uno spazio in cui le persone possano articolare e coltivare la propria comprensione del benessere. Il progetto si fonda su un profondo rispetto per la diversità culturale e considera la persona intervistata come esperta della propria vita. La relazione tra chi intervista e la persona intervistata è collaborativa: chi intervista pone domande generative e stimolanti che ampliano un linguaggio orientato alla soluzione, alla speranza e all’amore.

La terapia breve centrata sulla soluzione (SFBT) si è sviluppata come modello terapeutico fondato su un linguaggio utile, rispettoso e co-costruito. È stata applicata a problemi come la violenza domestica (Dinmohammadi et al., 2021; Lee et al., 2004), tra le altre richieste di aiuto. La sua applicazione formale con popolazioni indigene, tuttavia, non è stata ampiamente esaminata. Nel tempo, l’evoluzione dell’approccio centrato sulla soluzione ha posto un’enfasi crescente sui processi linguistici che generano il cambiamento, in particolare attraverso le domande presupposizionali (Froerer et al., 2022). Queste domande presuppongono che le persone e le comunità possiedano già risorse e capacità mobilitabili verso i risultati che preferiscono.

Più di recente, Elliott Connie e Adam Froerer (2023) hanno formulato un quadro strutturato noto come approccio del Diamante della SFBT. Questo approccio individua tre fasi di una conversazione centrata sulla soluzione. La prima consiste nello stabilire il risultato desiderato dalla persona assistita, cioè il cambiamento che vorrebbe ottenere grazie alla conversazione. Questo risultato, definito dalla persona assistita, determina ciò che è pertinente discutere e ciò che resta fuori dal campo della seduta. Le domande di chi conduce la seduta sono guidate esclusivamente da questo risultato desiderato.

La seconda fase invita a una descrizione dettagliata di come la vita sarebbe diversa se il risultato desiderato fosse presente. Questa descrizione si sviluppa lungo tre vie possibili: 1) la Storia del Risultato (momenti del passato in cui alcuni aspetti del risultato desiderato erano già presenti), 2) le Risorse per il Risultato (competenze e qualità esistenti che sostengono la possibilità del cambiamento) e 3) il Futuro del Risultato (un futuro ipotetico in cui il risultato desiderato si è realizzato e i suoi effetti sono visibili).

La terza fase è dedicata alla chiusura. La seduta si conclude in un modo che rispetta l’autonomia della persona assistita e ne afferma la competenza. Il lavoro si considera compiuto all’interno della conversazione stessa; non si danno consigli né compiti. In questa concezione evoluta della SFBT, il processo descrittivo costituisce l’intervento. L’accento si sposta dagli elogi, dalla ridefinizione o dall’assegnazione di compiti verso il coinvolgimento delle persone in un dialogo significativo che mette in primo piano la loro capacità di agire.

Questo approccio mantiene il desiderio della persona assistita al centro della conversazione anziché privilegiare la competenza di chi conduce la terapia. Dà priorità al linguaggio e alla co-costruzione della realtà rispetto alla psicoeducazione o agli interventi basati sulle abilità. In questo modo evita di imporre soluzioni definite dall’esterno e invita invece le persone a individuare le competenze e le caratteristiche che già possiedono, risorse che possono sostenere risultati in sintonia con il loro contesto culturale e la loro esperienza vissuta.

Necessità del presente studio

Per confrontare i due processi conversazionali — centrato sulla soluzione e centrato sul problema — sono stati utilizzati ossimetri come strumenti di misura. Questi strumenti rilevano la saturazione di ossigeno e la frequenza cardiaca di una persona. I dispositivi sono stati applicati all’indice delle persone partecipanti, così da poter osservare dati fisiologici in tempo reale nel corso dell’intera conversazione. È stata inoltre utilizzata la videocamera di un telefono cellulare per registrare sia le fluttuazioni visualizzate sullo schermo dell’ossimetro sia l’audio dell’interazione. Questo metodo combinato ha permesso di ottenere una documentazione completa sia delle risposte fisiologiche sia delle dinamiche verbali delle conversazioni.

Le possibili differenze tra i due tipi di conversazione possono essere interpretate alla luce della teoria bioinformazionale di Lang (1979). Secondo questo quadro, quando il cervello immagina vividamente una situazione tende a elaborarla come se stesse accadendo nel presente, il che può intensificare le risposte emotive. Queste reazioni possono essere positive o negative, a seconda della natura della conversazione e dei significati che le persone partecipanti le attribuiscono.

In questa prospettiva, le esperienze di emozione positiva ampliano la percezione che una persona ha del proprio ambiente, permettendole di notare possibilità e opportunità ulteriori. Questa consapevolezza ampliata può stimolare lo sviluppo di nuovi modi di rispondere alle difficoltà. Col tempo, le persone cominciano a generare ciò che Barbara Fredrickson (2012) chiama «idee d’azione», possibilità emergenti di comportamento che favoriscono la creatività, la speranza e la fiducia.

La SFBT è proposta come un meccanismo di cambiamento basato sulle evidenze (Kim et al., 2019) che utilizza il linguaggio per co-costruire la trasformazione desiderata dalla persona assistita, con una forte enfasi sulla generazione di speranza (Connie & Froerer, 2023; De Shazer et al., 2007; O’Hanlon & Weiner-Davis, 2003). Orientando le conversazioni verso il benessere e le possibilità future, questo processo linguistico può suscitare emozioni positive, i cui effetti benefici sul cervello sono osservabili e misurabili (Alexander et al., 2021; Fredrickson & Joiner, 2002).

Dal punto di vista delle neuroscienze, la descrizione dettagliata del cambiamento desiderato può mobilitare intensamente processi neuroplastici (Chaplo & Fishbein, 2021; Kaczmarek, 2020; Madu, 2019). Questa mobilitazione è stata associata ad aumenti progressivi dei livelli di ossiemoglobina (oxy-Hb) nella corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC), una regione essenziale per il controllo cognitivo e la regolazione emotiva (Miller & Cohen, 2001; Schmaußer et al., 2024). L’attività di quest’area corticale è inoltre collegata al nervo vago, una via bidirezionale fondamentale tra cervello e cuore (Thayer et al., 2012; Thayer & Lane, 2009). Attraverso queste vie — che hanno origine in parte nella corteccia prefrontale — il sistema nervoso può contribuire al rallentamento della frequenza cardiaca.

Di conseguenza, le conversazioni incentrate su uno stato di benessere desiderato possono essere associate a indicatori fisiologici di una migliore regolazione, come frequenze cardiache leggermente più basse e una maggiore ossigenazione. La ricerca suggerisce che queste risposte possono accumularsi nel corso di una seduta, riflettendo gli effetti di rinforzo di una riflessione positiva prolungata (Froerer & Jordan, 2013; Kort et al., 2021). Questi cambiamenti fisiologici si aggiungerebbero ad altri studi fisiologici che sostengono l’efficacia della SFBT (Koorankot et al., 2022).

Le rilevazioni di ossigenazione e frequenza cardiaca sono state raccolte sia nel gruppo centrato sulla soluzione sia nel gruppo centrato sul problema e confrontate tra loro. Lo scopo di questo studio è stabilire se esistano differenze psicofisiologiche significative tra i colloqui centrati sulla soluzione e i colloqui psicoeducativi (centrati sul problema) con membri di comunità indigene della Bolivia.

Metodo

Metodologia

Questo studio segue un approccio quantitativo con un disegno quasi-sperimentale in cui vengono esaminati due tipi di intervento: i colloqui centrati sul problema e i colloqui centrati sulla soluzione. Lo studio è descrittivo ed esplorativo, poiché mira a caratterizzare l’ossigenazione e la frequenza cardiaca durante questi processi di intervento (Hernández et al., 2016).

Persone partecipanti

Le persone partecipanti a questo studio sono state reclutate mediante un campionamento di convenienza: si sono proposte spontaneamente per prendere parte alla ricerca. Non è stato effettuato alcuno screening per disturbi di salute mentale; si è quindi considerato il campione come non clinico. Lo studio è stato condotto nell’ambito di un più ampio progetto di intervento comunitario che coinvolgeva figure professionali di diverse discipline impegnate con le popolazioni rurali. Tutti i colloqui si sono svolti durante visite programmate nella regione dell’Altipiano di La Paz, in Bolivia. Tutte le persone partecipanti e il gruppo di ricerca erano di madrelingua spagnola. Tutti i colloqui sono stati condotti in spagnolo.

Lo studio si è basato su un campione di diciannove (N=19) persone. Il campione presentava una ripartizione quasi equilibrata per genere, con una lieve prevalenza di donne, pari al 52.63% (n=10), rispetto al 47.37% (n=9) di uomini. La distribuzione per età era equilibrata tra i tre gruppi definiti: il 31.58% (n=6) apparteneva alla fascia 17–25 anni e altrettanti a quella 26–45 anni, mentre la fascia 46–67 anni costituiva il segmento più ampio, con il 36.84% (n=7) del campione. Quanto all’origine geografica, le persone partecipanti si distribuivano su quattro comuni. Il comune 4 raccoglieva la quota più alta, con il 36.84% (n=7), seguito dai comuni 1, 2 e 3, ciascuno con una quota uguale del 21.05% (n=4).

Tabella 3. Dati demografici delle persone partecipanti (N = 19)

Genere: donne 10 (52.63%), uomini 9 (47.37%). Età: 17-25, 6 (31.58%); 26-45, 6 (31.58%); 46-67, 7 (36.84%). Comune: 1 Viacha, 4 (21.05%); 2 Tiahuanacu, 4 (21.05%); 3 Laja, 4 (21.05%); 4 Achocalla, 7 (36.84%).

In totale hanno partecipato allo studio 19 persone. Di queste, 12 sono state assegnate al gruppo dei colloqui centrati sulla soluzione e 7 al gruppo dei colloqui centrati sul problema. L’età andava dai 17 ai 67 anni. Provenivano dalle seguenti comunità: Laja (8), Tiahuanaco (3), Achocalla (5) e Viacha (3). Sette erano uomini e dodici donne. Per consentire confronti sia tra i gruppi sia all’interno di ciascun gruppo, un gruppo ha partecipato a colloqui centrati sulla soluzione e l’altro a colloqui centrati sul problema. L’assegnazione ai gruppi è avvenuta in modo casuale, con il lancio di una moneta. Le persone partecipanti sono state informate che potevano interrompere la partecipazione allo studio in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo. Data la natura delicata dei contenuti dei colloqui, sono state informate che, se necessario, era disponibile un’assistenza psicologica. Il ricercatore principale dello studio era uno psicologo formato e avrebbe potuto fornire questo supporto successivo. Nessuna persona ha interrotto la partecipazione né ha espresso il bisogno di un’assistenza psicologica.

Entrambi gli intervistatori erano clinici con un titolo di master. L’intervistatore centrato sulla soluzione è formatore internazionale dell’approccio centrato sulla soluzione e ha portato in questi colloqui la sua competenza in materia. È clinico certificato nell’approccio del Diamante. L’intervistatore centrato sul problema ha una lunga esperienza nell’intervento sul trauma.

Strumenti

Guida alle domande del colloquio centrato sulla soluzione. I colloqui centrati sulla soluzione erano semistrutturati e basati sull’approccio del Diamante della SFBT, articolato in tre parti: 1) individuare il risultato che la persona assistita desidera dalla conversazione, 2) una descrizione dettagliata della presenza del risultato desiderato dalla persona assistita e 3) la chiusura, in cui la seduta termina con il minimo intervento possibile da parte di chi conduce il colloquio.

Guida alle domande del colloquio centrato sul problema. Il colloquio centrato sul problema era un processo psicoeducativo in cui venivano spiegate prima la definizione della violenza e le sue cause, poi il quadro giuridico contro la violenza e il modo di rivolgersi alle autorità competenti nei casi di violenza, e infine come ricevere aiuto dai servizi di assistenza.

Pulsossimetri. Sono stati utilizzati pulsossimetri da dito, alimentati a DC3V con due batterie AAA. La SpO2 andava dal 70 al 100% e misuravano da 25 a 250 battiti al minuto.

Tabella 1. Esempi di domande del colloquio SFBT

Parte 1, risultato desiderato: «Quali sono le Sue migliori speranze per questa conversazione?» «Che differenza farebbe raggiungere quel risultato desiderato?» «Se dalla nostra conversazione di oggi notasse che questo accade un po’ di più, Le basterebbe?» Parte 2, descrizione. Domande sulla Storia del Risultato: «Quando ha già visto questo risultato desiderato?» «Come ha fatto?» «Come hanno reagito le altre persone?» «Che altro?» Domande sul Futuro del Risultato: «Se domani si svegliasse e il Suo risultato desiderato fosse già realtà, come se ne accorgerebbe?» «Che cosa farebbe?» «Come se ne accorgerebbero le altre persone?» «Come reagirebbe?» «Che altro?» Parte 3, chiusura: «Per il momento non ho altre domande per Lei.» «Grazie mille per aver condiviso tutto questo con me.»

Tabella 2. Esempi di domande del colloquio centrato sul problema

Parte 1, definizione della violenza e delle sue cause: «Che cosa intende per violenza?» «Che cos’è per Lei la violenza?» Parte 2, quadro giuridico: «Come vede la violenza?» «Dove vede la violenza?» Parte 3, esperienza passata: «Che cosa succede quando questo accade?» «Le è mai capitato di vivere qualcosa del genere?»

Videoregistratore. È stata utilizzata la fotocamera di un telefono cellulare Samsung Galaxy M33 5G.

Procedura

La procedura si è articolata in tre fasi: 1) logistica e coordinamento del processo di ricerca, 2) raccolta dei dati e 3) analisi. Nella prima fase sono stati chiesti il sostegno e il permesso dei membri delle comunità delle zone visitate e sono stati acquistati gli ossimetri. Tutte le persone coinvolte, chi conduceva i colloqui e chi vi partecipava, erano di madrelingua spagnola. Non è stata necessaria alcuna traduzione. Per questo motivo nell’articolo non è stata aggiunta alcuna menzione della traduzione.

Nella fase di raccolta dei dati è stato firmato un consenso informato e le persone partecipanti sono state convocate nelle piazze principali e nelle fiere delle comunità. È lì che sono state incontrate, con il sostegno dell’Università e nell’ambito del progetto di intervento e accompagnamento dell’Osservatorio della cultura di pace. Ogni persona ha svolto un colloquio di 15 minuti, indipendentemente dal tipo di colloquio (centrato sulla soluzione o centrato sul problema). Il periodo di colloquio e raccolta dati comprendeva in totale 15 minuti: due minuti per stabilire la linea di base, nove minuti di raccolta dei dati del pulsossimetro e della frequenza cardiaca e tre minuti di analisi predittiva per valutare le tendenze del colloquio. I colloqui sono stati condotti da due ricercatori, uno per i colloqui centrati sulla soluzione e l’altro per i colloqui centrati sul problema con i membri della comunità. Si è deciso così perché ciascuno dei due è esperto di quel tipo di colloquio. Gli intervistatori hanno illustrato il protocollo alle persone partecipanti. I colloqui sono stati videoregistrati e una seconda persona assistente annotava il livello di ossigeno e la frequenza cardiaca. Si sono scelti colloqui di quindici minuti perché questo progetto faceva parte di un più ampio progetto comunitario e le persone partecipanti dovevano completare altre componenti del progetto che esulavano dal campo dell’articolo. Va sottolineato che si trattava di colloqui e non di sedute di terapia, e che i risultati vanno interpretati tenendone conto. L’analisi dei dati è stata effettuata con il programma statistico IBM SPSS e i risultati ottenuti sono stati esaminati dal gruppo di ricerca.

Analisi dei dati

L’analisi dei dati è iniziata con la statistica descrittiva dei colloqui centrati sul problema e di quelli centrati sulla soluzione. Successivamente sono stati confrontati i due gruppi quanto al livello di ossigenazione al minuto e alla frequenza cardiaca al minuto per tutta la durata di ciascun colloquio. Infine sono state esplorate previsioni statistiche dell’ossigenazione e della frequenza cardiaca, basate sulle tendenze, sia per i colloqui centrati sul problema sia per quelli centrati sulla soluzione, a partire dai dati ottenuti linearmente in un tempo di nove minuti e dai dati aggiustati. Tutte le analisi sono state eseguite con IBM SPSS Statistics 27.0.1.

Risultati

Date le caratteristiche del campione e delle persone partecipanti allo studio, si è deciso di utilizzare test non parametrici per l’analisi dei dati, sia per il confronto dell’ossigenazione e della frequenza cardiaca minuto per minuto sia per l’intera durata.

Statistica descrittiva

Il gruppo di ricerca ha analizzato prima i colloqui centrati sul problema e poi quelli centrati sulla soluzione. La Tabella 4 indica i livelli complessivi di ossigenazione (OX) e i risultati complessivi della frequenza cardiaca (HR) per l’insieme dei colloqui centrati sul problema nei primi nove minuti. È importante notare che le rilevazioni dell’ossigenazione sono iniziate ufficialmente al minuto due, dopo che era stata stabilita una linea di base per ogni persona. Si osserva che l’ossigenazione, considerando la media e il punteggio massimo ottenuto, sale di un valore pari a uno, mentre la frequenza cardiaca, considerando i punteggi massimi e medi, risulta in calo. Questa dinamica è più evidente nei punteggi minimi ottenuti dalle persone partecipanti. Per il gruppo dei colloqui centrati sulla soluzione, i risultati sono riportati nella Tabella 5. Anche qui sono indicati i tassi complessivi di ossigenazione (OX) e i risultati complessivi della frequenza cardiaca (HR) nei primi nove minuti. Il livello di ossigenazione del gruppo centrato sulla soluzione sale nel tempo, con un valore massimo di 92 e un valore massimo di 113. L’ossigenazione media di questo gruppo mostra una tendenza analoga, con un valore minimo di 87.5 e un valore massimo di 91.75. I dati della frequenza cardiaca mostrano invece una dinamica irregolare, ma con una tendenza a diminuire nel tempo: il valore massimo è di 102 al minuto due e di soli 93 al minuto nove. Anche la frequenza cardiaca media è diminuita leggermente nel tempo, con un valore iniziale di 85.67 e un valore finale di 81.92.

Tabella 5. Statistica descrittiva, colloqui centrati sulla soluzione (minimo, massimo, media al minuto)

Ossigenazione: minuto 2, 82-92, 87.50; minuto 3, 81-92, 87.83; minuto 4, 78-93, 88.04; minuto 5, 80-97, 88.08; minuto 6, 68-101, 87.67; minuto 7, 68-105, 87.83; minuto 8, 79-109, 90.00; minuto 9, 82-113, 91.75. Frequenza cardiaca: minuto 2, 69-102, 85.67; minuto 3, 64-102, 83.17; minuto 4, 73-103, 85.08; minuto 5, 74-97, 84.67; minuto 6, 69-98, 84.83; minuto 7, 71-104, 85.17; minuto 8, 66-101, 87.17; minuto 9, 57-93, 81.92.

Tabella 4. Statistica descrittiva, colloqui centrati sul problema (minimo, massimo, media al minuto)

Ossigenazione: minuto 2, 81-89, 85.71; minuto 3, 80-89, 85.29; minuto 4, 81-91, 86.29; minuto 5, 83-90, 87.43; minuto 6, 81-89, 85.64; minuto 7, 77-89, 85.41; minuto 8, 80-90, 85.44; minuto 9, 82-90, 85.50. Frequenza cardiaca: minuto 2, 80-90, 85.43; minuto 3, 77-90, 83.71; minuto 4, 69-104, 84.29; minuto 5, 73-95, 81.00; minuto 6, 73-96, 83.43; minuto 7, 71-86, 76.86; minuto 8, 68-90, 78.71; minuto 9, 64-89, 79.29.

Confronti nel tempo

Per individuare i momenti esatti dei colloqui centrati sulla soluzione e di quelli centrati sul problema in cui si verifica un cambiamento significativo, è stato effettuato un confronto dell’ossigenazione e della frequenza cardiaca minuto per minuto. La Tabella 6 suggerisce che nei colloqui centrati sul problema si è verificato un cambiamento significativo ( p < .05) dell’ossigenazione tra il minuto cinque e il minuto sei (indicato in grassetto nella Tabella 6 ). Nei colloqui centrati sulla soluzione, invece, si è registrato tra il minuto sette e il minuto otto un cambiamento del livello di ossigenazione che si avvicinava alla significatività statistica ( p < .05; anch’esso indicato in grassetto nella Tabella 6 ).

Per analizzare congiuntamente i nove minuti di misurazioni dell’ossigenazione rilevate durante il colloquio è stato utilizzato il test di Friedman. La Tabella 6 riporta nella prima riga gli intervalli tra i minuti con l’abbreviazione OX - OX, che suddivide il colloquio in periodi di un minuto. Il dato si interpreta mediante due statistiche, il livello di significatività ( p ) e il coefficiente Z. Il livello di significatività è rilevante quando p < .05: a quel minuto va dunque prestata attenzione.

I risultati del test di Friedman per il gruppo centrato sul problema sono stati F = 5.666(7), con un valore di significatività p = .579, mentre per il gruppo centrato sulla soluzione sono stati F = 7.563 (7), p = .373. Questi risultati suggeriscono che nei nove minuti, indipendentemente dal gruppo (centrato sul problema o centrato sulla soluzione), non si è verificato un cambiamento significativo, il che non significa che non vi sia alcun cambiamento, poiché nella Tabella 6 si può osservare nel dettaglio un piccolo cambiamento.

Tabella 6. Confronto dell’ossigenazione per minuto (punteggio Z, significatività, dimensione dell’effetto r)

Centrato sul problema: OX2–OX3, Z = -.736, p = .461, r = -.169 (piccolo); OX3–OX4, -.947, .344, -.217 (piccolo); OX4–OX5, -.954, .340, -.219 (piccolo); OX5–OX6, -2.003, .045, -.460 (medio); OX6–OX7, -.677, .498, -.155 (piccolo); OX7–OX8, -.105, .916, -.024 (molto piccolo); OX8–OX9, -.365, .715, -.084 (molto piccolo). Centrato sulla soluzione: OX2–OX3, -.418, .676, -.096 (molto piccolo); OX3–OX4, -.354, .723, -.081 (molto piccolo); OX4–OX5, -.103, .918, -.024 (molto piccolo); OX5–OX6, -.595, .552, -.137 (piccolo); OX6–OX7, -.258, .796, -.059 (molto piccolo); OX7–OX8, -1.858, .063, -.427 (medio); OX8–OX9, -1.107, .268, -.254 (piccolo).

La Tabella 7 indica la frequenza cardiaca nei colloqui centrati sul problema e in quelli centrati sulla soluzione, con un’analisi minuto per minuto. La prima riga della Tabella 7 riporta gli intervalli tra i minuti con l’abbreviazione HR - HR. Il dato si interpreta mediante due statistiche, il livello di significatività ( p ) e il coefficiente Z; quando il livello di significatività è p < 0.05, l’intervallo di tempo risulta significativo. Questi risultati hanno indicato che nel gruppo centrato sul problema si è verificato un cambiamento significativo (Z = .042, p < .05) tra il minuto sei e il minuto sette (indicato in grassetto nella Tabella 7 ). Nel gruppo centrato sulla soluzione, invece, si osserva tra il minuto otto e il minuto nove un cambiamento prossimo alla significatività statistica (Z = .065, p > .05; anch’esso indicato in grassetto nella Tabella 6 ). Ciò significa che si possono riscontrare differenze nel tempo tra alcuni minuti nella frequenza cardiaca, e che queste sono significative se si includono tutti i casi dello studio.

Il test di Friedman è stato utilizzato di nuovo per confrontare il cambiamento tra i due gruppi durante i nove minuti di colloquio. È emerso che la frequenza cardiaca del gruppo centrato sul problema è effettivamente cambiata, ma non in modo statisticamente significativo, pur avvicinandosi alla significatività (F = 13.554(7), p = .06). Il gruppo centrato sulla soluzione, al contrario, non ha mostrato un cambiamento statisticamente significativo (F = 6.032(7), p = .536).

Tabella 7. Confronto della frequenza cardiaca per minuto (punteggio Z, significatività, dimensione dell’effetto r assumendo N = 19)

Centrato sul problema: HR2–HR3, Z = -1.378, p = .168, r = -.317 (medio); HR3–HR4, -.210, .833, -.048 (molto piccolo); HR4–HR5, -.841, .400, -.193 (piccolo); HR5–HR6, -.944, .345, -.217 (piccolo); HR6–HR7, -2.032, .042, -.467 (medio); HR7–HR8, -.946, .344, -.217 (piccolo); HR8–HR9, -.339, .734, -.078 (molto piccolo). Centrato sulla soluzione: HR2–HR3, -.714, .475, -.164 (piccolo); HR3–HR4, -.869, .385, -.200 (piccolo); HR4–HR5, -.665, .506, -.153 (piccolo); HR5–HR6, .0001, 1.000, .000 (nullo); HR6–HR7, -.539, .590, -.124 (piccolo); HR7–HR8, -1.419, .156, -.326 (medio); HR8–HR9, -1.847, .065, -.424 (medio).

Previsioni

Per un’analisi approfondita sono state studiate previsioni dell’ossigenazione e della frequenza cardiaca nei colloqui centrati sulla soluzione e in quelli centrati sul problema. Qui differiscono l’andamento dell’ossigenazione e della frequenza cardiaca, la tendenza e i primi tre minuti successivi al colloquio. Queste analisi hanno aiutato a distinguere che cosa potrebbe accadere se i colloqui fossero più lunghi. È stato previsto un tempo di tre minuti perché si tratta di un intervallo di previsione accettabile rispetto al tempo di linea di base considerato per i colloqui, che era di tre minuti, per un totale di 12 minuti di analisi. L’analisi si concentra sui minuti iniziali perché le risposte fisiologiche agli stimoli psicologici, come lo stress o la sintonia, sono di solito più intense e osservabili all’inizio dell’interazione.

I 12 colloqui centrati sulla soluzione, rappresentati nei 12 grafici seguenti della prima colonna, suggeriscono un’ossigenazione lineare, indicata dalla linea verde in ciascun grafico (le linee rosse sono i tassi di ossigeno effettivi e le linee blu i tassi di ossigeno aggiustati statisticamente). Nel secondo e nel quarto grafico della prima colonna si nota un’ossigenazione leggermente aumentata, mentre gli altri mostrano un tasso simile, senza variazioni. Ma, secondo la previsione basata su questi dati per i tre minuti successivi, si osserva che il livello di ossigenazione resta stabile e non scende né sale ulteriormente, il che stabilisce un cambiamento stabile del livello di ossigenazione.

La frequenza cardiaca nella seconda colonna mostra invece una tendenza a diminuire, ma in modo irregolare durante i colloqui, tranne che nel secondo, nel quarto, nel settimo e nel decimo. In tutti i casi, le previsioni effettuate dopo tre minuti non mostrano variazioni rispetto allo stato precedente. In base ai dati raccolti si osserva per lo più una tendenza al ribasso, e questo cambiamento, a quanto pare secondo i dati di previsione, resta stabile nei tre minuti successivi al colloquio.

I grafici del gruppo centrato sul problema nella prima colonna suggeriscono che il livello di ossigenazione tende a scendere, tranne che nel quarto e nel settimo colloquio. Questi dati si riflettono in quelli ottenuti (linea rossa) e in quelli aggiustati (linea blu). Negli altri casi, a parte le figure quattro e sette, le tendenze dell’ossigenazione sembrano diminuire. Le statistiche predittive rappresentate dalle linee verdi suggeriscono che i livelli di ossigenazione si manterranno, nonostante il cambiamento introdotto nei minuti precedenti, senza quindi salire né scendere.

Le previsioni della frequenza cardiaca nella seconda colonna indicano che le frequenze tendono a scendere, tranne nell’ultimo caso. Ciò si riflette principalmente nei dati rappresentati dalle linee rosse, anche se l’andamento è instabile e vi sono momenti in cui tendono a salire.

Discussione

Colloqui nelle comunità indigene aymara

Le comunità indigene aymara di questo studio provengono dalla regione dell’altipiano boliviano, in particolare da Viacha, Laja e Tiwanaku. Queste comunità si dedicano principalmente all’agricoltura e al commercio. Hanno una propria forma di organizzazione, in cui le autorità godono di grande prestigio e fiducia nel prendere le decisioni. La nozione di violenza e i processi per combatterla contrastano profondamente con ciò che lo Stato boliviano sta elaborando: sono le stesse autorità comunitarie a risolvere diversi conflitti, ma ci si aspetta che le leggi contro la violenza vengano applicate in questi centri come nelle città.

Alla luce di questo contrasto culturale, è necessario studiare il processo di conduzione dei colloqui per la prevenzione della violenza. Sono stati individuati due tipi di colloquio. Il primo è un processo psicoeducativo centrato sul problema, simile ad altri studi come Grant (2012) o Koorankot et al. (2022). In questo processo, una figura esperta, di solito proveniente da un’area urbana, spiega e insegna ai membri della comunità che cos’è la violenza e come prevenirla. In questo contesto i membri della comunità svolgono un ruolo più passivo. Il secondo tipo di colloquio è centrato sulla soluzione: le persone sono incoraggiate a descrivere la trasformazione che desiderano e il suo impatto sulla loro vita. Altri studi hanno affermato la stessa cosa, Pérez Lamadrid e Froerer (2022).

Vantaggi e sfide dei colloqui centrati sul problema

I risultati di questo studio indicano che, durante i colloqui centrati sul problema per la prevenzione della violenza, i livelli di ossigenazione si mantengono costanti nei valori massimi, minimi e medi, accompagnati da una diminuzione della frequenza cardiaca. Questi risultati suggeriscono che parlare delle cause, del contesto e delle conseguenze della violenza non porta al rilassamento, ma accresce piuttosto la tensione, in linea con i risultati di Cohen et al. (2002). Secondo la teoria dell’ampliamento e della costruzione (Broaden and Build Theory; Fredrickson, 2012), si può dedurre che concentrarsi esclusivamente sulla violenza all’interno di un quadro giuridico potrebbe portare le persone partecipanti a provare tensione ed emozioni negative. Questa tensione nasce dai rapporti di potere tra la figura esperta che conduce il colloquio e le persone che cercano di apprendere nuove strategie al di là delle conoscenze che già possiedono. Di conseguenza, la comprensione della violenza si restringe, rafforzando i ruoli di vittima e di autore, limitando così la capacità di agire delle persone e riducendo la rilevanza delle risorse della loro comunità per affrontare il problema.

Questo fenomeno diventa particolarmente marcato durante i colloqui, in particolare tra il 5° e il 6° minuto, quando alle persone partecipanti vengono chieste caratteristiche specifiche o esempi di situazioni violente. Questo momento segna un punto di svolta critico nella conversazione e porta a una crisi dello stato emotivo della persona, attribuibile all’intervento professionale. È fondamentale non considerare la conversazione solo da una prospettiva causale, poiché può non esserci una domanda specifica che scateni questi cambiamenti fisiologici. È tuttavia evidente che, quando le persone partecipanti arrivano a rivelare le proprie esperienze di violenza o a descrivere episodi specifici di violenza vissuti, si verifica un cambiamento statisticamente significativo nelle loro risposte fisiologiche.

Tuttavia, confrontando i livelli di ossigeno e la frequenza cardiaca, appare evidente che questo momento di tensione non è favorevole alle persone partecipanti e non contribuisce direttamente a migliorare la loro situazione. Al contrario, può aggravarne il disagio, ostacolando la possibilità di calmarsi o di trovare conforto e speranza. Ciò è in linea con i risultati proposti da Walker, Froerer e Gourlay-Fernandez (2021), che sottolineano l’importanza di generare esperienze emotive positive. Creando una spirale emotiva positiva, le persone partecipanti possono attivare risorse e competenze interne all’interno di un quadro pragmatico d’azione. Ciò porta a sua volta a una nuova spirale di emozioni positive, che amplia la loro prospettiva sulla situazione e accresce la percezione delle opzioni disponibili per combattere o prevenire la violenza.

Vantaggi e sfide dei colloqui centrati sulla soluzione

Al contrario, i colloqui che adottano un approccio centrato sulla soluzione mostrano una tendenza evidente. I livelli di ossigeno aumentano mentre la frequenza cardiaca diminuisce, il che indica indicatori di salute positivi (Gutiérrez Muñoz, 2010; Moya et al., 2013). Ciò suggerisce uno stato di tranquillità e di miglioramento nelle persone partecipanti (Carter & Kingsbury, 2022). Ne consegue che parlare della violenza in un quadro centrato sulla soluzione, che implica immaginare futuri preferiti, individuare momenti di cambiamento ed esplorare azioni alternative, genera un cambiamento positivo nella persona.

Inoltre, in linea con la teoria dell’ampliamento e della costruzione (Fredrickson, 2012), le persone che partecipano a colloqui centrati sulla soluzione per la prevenzione della violenza provano emozioni positive quando descrivono la presenza dei risultati desiderati nella loro vita quotidiana. Questo processo amplia la percezione delle loro esperienze e le mette in contatto con le proprie risorse interiori, favorendo un senso di empowerment e di capacità di agire.

Questo fenomeno può essere attribuito alla presenza della speranza e alla scoperta di una prospettiva positiva all’interno del discorso, che funge da invito ad agire con implicazioni terapeutiche. Va notato che questo effetto è particolarmente marcato tra il 7° e l’8° minuto per quanto riguarda l’ossigenazione, il che indica un consolidamento di queste riflessioni positive verso la fine del colloquio, poco prima della sua conclusione. Allo stesso modo, la frequenza cardiaca presenta un cambiamento significativo e raggiunge il suo punto più basso circa un minuto dopo, tra l’ottavo e il nono minuto.

La dinamica del colloquio centrato sulla soluzione, caratterizzata da un approccio co-costruttivo in cui la domanda successiva di chi conduce il colloquio si basa sulla risposta precedente della persona assistita, rende difficile stabilire una correlazione diretta tra una domanda specifica e i corrispondenti cambiamenti dell’ossigenazione e della frequenza cardiaca. È tuttavia possibile individuare la fase e il tipo di domande poste all’interno della struttura del colloquio. Nei colloqui centrati sulla soluzione, il cambiamento significativo si verifica durante la fase di Descrizione, più precisamente nella fase del Futuro Preferito, quando si utilizzano domande interattive, secondo la struttura del Diamante.

È inoltre importante considerare che la variabilità dei livelli di ossigenazione e della frequenza cardiaca non è di entità significativa, poiché i casi che presentano variazioni rappresentano meno di un quarto del campione totale. I dati presentati nello studio si basano quindi principalmente sul 70% dei dati raccolti.

In particolare, emerge uno schema riconoscibile nella comparsa dei cambiamenti significativi analizzati minuto per minuto in entrambi i tipi di colloquio. Lo schema suggerisce una sequenza costante: prima si osserva un cambiamento significativo dell’ossigenazione, seguito, il minuto successivo, da un cambiamento significativo della frequenza cardiaca. Questo schema conferisce un certo grado di affidabilità all’analisi condotta in questo studio. Un ulteriore fattore che contribuisce all’affidabilità dello studio è l’analisi predittiva effettuata, che rivela come gli schemi osservati nei colloqui centrati sul problema tendano probabilmente a persistere nel successivo periodo di analisi di 3 minuti. In particolare, quando si parla del problema, i livelli di ossigeno tendono a rimanere stabili, mentre la frequenza cardiaca mostra una diminuzione costante. Questa analisi predittiva suggerisce che la tendenza probabilmente continuerà. Allo stesso modo, nei colloqui centrati sulla soluzione vi è un certo grado di coerenza tra le frequenze rilevate e i risultati previsti. Le persone partecipanti tendono a mostrare livelli di ossigenazione più elevati, con variazioni irregolari della frequenza cardiaca che si discostano da uno schema costante.

Diversi studi mostrano inoltre che l’instaurarsi precoce dell’alleanza, delle aspettative e del coinvolgimento nella conversazione influisce sull’esito complessivo delle conversazioni terapeutiche (Kort et al., 2021; Wampold & Imel, 2015). Questo studio corrobora ulteriormente tale idea, individuando cambiamenti significativi sia dell’ossigenazione sia della frequenza cardiaca entro i primi 10 minuti. Che si tratti di una seduta di terapia tradizionale o di un processo di prevenzione della violenza, come nel caso di questo studio, ogni conversazione esercita un’influenza immediata sulle persone. È quindi fondamentale che chi promuove campagne di prevenzione della violenza riconosca l’importanza del proprio approccio e destini risorse a una formazione adeguata di chi conduce i colloqui. Ciò è particolarmente pertinente per le campagne svolte nelle aree rurali della Bolivia. Si può inoltre osservare che questi risultati mettono in discussione i presupposti storici sulla necessità di sedute di 50 minuti, che possono essere considerati espressione di una posizione privilegiata.

Conclusione

Questo studio presenta caratteristiche peculiari, poiché le équipe di intervista si recano nelle comunità e conducono conversazioni in ambienti diversi come piazze, orti, aule scolastiche, campi da calcio e fiere. È fondamentale notare che la lingua principale di queste comunità è l’aymara, mentre lo spagnolo è la seconda lingua. Va inoltre ricordato che i concetti di salute mentale e di psicoterapia non sono molto conosciuti né diffusi in queste regioni del paese. In questo contesto, lo studio sottolinea l’importanza dell’uso del linguaggio e mette in evidenza che le conversazioni, di qualunque natura siano, hanno un carattere portatile. Sottolinea però anche le differenze intrinseche nei processi e nelle risposte fisiologiche associati a queste conversazioni, evidenziando l’importanza di comprendere i contesti culturali e linguistici specifici di queste comunità e di adattarvisi.

Questo studio intende esplorare e confrontare i processi implicati nei due tipi di colloquio, non per stabilire quale approccio sia superiore, ma per individuare elementi che possano migliorarne la qualità. Esaminandone le dinamiche specifiche, la ricerca mira ad approfondire la comprensione del funzionamento di ciascun colloquio e di ciò che ne determina l’efficacia. In definitiva, questo studio amplia le conoscenze sulla natura e sull’impatto di questi approcci, offrendo spunti significativi per orientare gli interventi futuri e la pratica professionale.

Sia i colloqui centrati sulla soluzione sia quelli centrati sul problema possono generare cambiamenti trasformativi nelle persone, e questo cambiamento sembra svilupparsi in modo cumulativo nel corso della conversazione. Il processo inizia con la dinamica relazionale che si stabilisce tra chi conduce il colloquio e la persona intervistata, che dà il tono e la direzione allo scambio. Nei colloqui centrati sul problema, il tema centrale ruota di solito attorno all’assenza o alla prevenzione della violenza, con l’accento sull’individuazione, la comprensione e la riduzione dei comportamenti problematici. Nei colloqui centrati sulla soluzione, invece, il centro è la presenza del benessere, con l’accento sui punti di forza, sui risultati preferiti e sui futuri desiderati. Man mano che la conversazione procede, questi temi guida acquistano sempre più rilievo e rafforzano i rispettivi orientamenti. Col tempo, questa attenzione costante contribuisce a un effetto trasformativo cumulativo, che plasma il modo in cui le persone percepiscono sé stesse, le proprie circostanze e le proprie possibilità di azione.

L’assenza o l’evitamento di un problema e la coltivazione attiva del benessere o delle soluzioni implicano meccanismi fondamentalmente diversi. Dal punto di vista della teoria del benessere, i colloqui centrati sulla soluzione possono essere intesi come processi di promozione della salute, data l’associazione ben documentata tra livelli più elevati di benessere e una migliore salute fisica e psicologica. In questo quadro, partecipare a conversazioni centrate sulla soluzione può favorire stati fisiologici più regolati, come una respirazione più lenta e rilassata, che contribuisce a un senso generale di calma e di benessere. Orientando l’attenzione verso i punti di forza, le possibilità e i risultati desiderati, questi colloqui creano condizioni non solo psicologicamente costruttive ma anche fisiologicamente favorevoli, promuovendo nelle persone partecipanti uno stato più sano e adattivo.

Esaminare il benessere alla luce della teoria bioinformazionale mette in evidenza come questo processo cumulativo permetta alle persone non solo di riconoscere esperienze di benessere, ma anche di rafforzare le competenze e le risorse che lo sostengono. Particolarmente significativa è la loro capacità di esprimere come si relazionerebbero con le altre persone e parteciperebbero alla vita delle loro comunità a partire da una condizione di benessere.

Questa esplorazione più approfondita permette alle persone di immaginare e descrivere modi preferiti di interagire, rafforzando il loro senso di agency e attivando le capacità e il potenziale di cui già dispongono. In questo modo diventano artefici attive del proprio benessere, coltivando al tempo stesso legami più intenzionali e armoniosi all’interno delle loro comunità.

Si raccomanda vivamente di andare oltre un’attenzione esclusiva ai problemi e di facilitare invece, negli interventi terapeutici o educativi, processi che aiutino le persone assistite ad attivare le proprie risorse, immaginare un futuro preferito, costruire soluzioni e fissare obiettivi significativi. Questi processi sono coerenti con gli approcci descritti da Grant et al. (2012) e Smock et al. (2010). Collocando i problemi in un quadro temporale e contestuale più ampio, diventa altrettanto importante dare priorità alle conversazioni sulle possibili soluzioni. Trattare le soluzioni come assi guida centrali apre percorsi verso un cambiamento significativo e permette alle persone di orientare la propria vita in modo proattivo verso esiti positivi. Di conseguenza, integrare strategie centrate sulla soluzione accanto alle conversazioni centrate sul problema è essenziale per favorire un progresso trasformativo.

Limiti e ricerca futura

È importante riconoscere diversi limiti di questo studio. In primo luogo, la ricerca è stata condotta con un campione relativamente piccolo, il che può limitare la generalizzabilità dei risultati. I diversi tipi di violenza vissuti non erano oggetto di questo studio, e ciò può aver prodotto risultati confusi. Inoltre, la partecipazione era volontaria e non prevedeva incentivi diretti, il che potrebbe aver introdotto una distorsione nella composizione del campione. Riconosciamo anche che limitarsi all’ossigenazione e alla frequenza cardiaca può offrire solo una prospettiva ristretta del benessere complessivo.

Per la ricerca futura sarebbe utile condurre un’analisi più differenziata, che tenga conto delle caratteristiche specifiche di ciascuna comunità indigena. Un simile approccio approfondirebbe la comprensione delle dinamiche della violenza e aiuterebbe a individuare strategie congruenti dal punto di vista culturale e linguistico. In definitiva, ciò sosterrebbe lo sviluppo di interventi di prevenzione della violenza più efficaci e culturalmente sensibili in queste comunità.

È inoltre essenziale sottolineare l’importanza di proseguire questa linea di ricerca distinguendo i diversi tipi di violenza presenti nelle comunità indigene. Tale distinzione consentirebbe una valutazione più precisa dell’efficacia dei colloqui centrati sul problema e di quelli centrati sulla soluzione nell’affrontare aspetti specifici della prevenzione della violenza. Proseguendo gli studi in questa direzione, la ricerca potrà cogliere più a fondo le dinamiche sfumate di questi approcci al colloquio e la loro adeguatezza ai diversi contesti. Questi sforzi migliorerebbero la nostra comprensione e offrirebbero indicazioni preziose per progettare interventi adattati ai bisogni e alle sfide specifiche di ciascuna comunità.

Raccomandiamo inoltre che la ricerca futura ricorra a metodi qualitativi per esplorare la percezione che le persone partecipanti hanno dell’approccio delle domande. Gli studi futuri dovrebbero anche considerare l’inclusione di indicatori ulteriori rispetto all’ossigenazione e alla frequenza cardiaca, esaminando altre variabili fisiologiche pertinenti. Raccomandiamo di introdurre strumenti aggiuntivi per misurare la saturazione di ossigeno e la frequenza cardiaca, nonché di prolungare la durata degli studi per valutare il benessere oltre i 15 minuti. Potrebbe anche essere utile raccogliere dati fisiologici al di fuori del contesto del colloquio, prima o dopo le sedute, per ottenere un quadro più completo. È inoltre consigliabile sperimentare la metodologia del colloquio accanto ad approcci di colloquio alternativi, nonché nel contesto delle azioni di prevenzione.

Ricevuto il 14 agosto 2024, accettato il 2 aprile 2026, pubblicato l’8 giugno 2026.

Complexe Systémique: punti chiave

Uno studio modesto nei mezzi, un ossimetro da qualche decina di euro e un telefono, ma prezioso per il suo terreno: le piazze dei villaggi dell’Altipiano, dove la psicoterapia non esiste come concetto e dove la prevenzione della violenza arriva di solito sotto forma di lezione. I numeri sono fragili (diciannove persone, due minuti significativi), e gli autori lo dicono; l’essenziale è altrove. Il punto di svolta fisiologico del colloquio centrato sul problema arriva proprio quando si chiedono esempi di violenza vissuta; quello del colloquio centrato sulla soluzione, quando si descrive il futuro preferito. E l’argomento politico, in una frase: la seduta di cinquanta minuti potrebbe essere un privilegio. Da leggere insieme a la resilienza vicaria del personale degli SLIM, dello stesso autore, Kort, Froerer e Walker sui fattori comuni e Colmar e Sing sul cervello.

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Traduzione non ufficiale in italiano di Oxygenation and Heart Rate in Solution-Focused and Problem-Focused Interviews With Rural and Indigenous Aymara Communities (Viacha and Laja) Regarding Intersectional Violence, di Marcos Pérez Lamadrid, Freddy Andrés Ponce Valdivia e Adam Froerer, pubblicato nel Journal of Solution Focused Practices, vol. 10, n. 1 (2026), pp. 40-64, doi: 10.59874/001c.162060, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata nei termini della licenza (traduzione, tabelle in forma di schede, grafici descritti). La traduzione non è stata realizzata né dagli autori né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori; fa fede la versione originale.

Traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «Oxygenation and Heart Rate in Solution-Focused and Problem-Focused Interviews With Rural and Indigenous Aymara Communities (Viacha and Laja) Regarding Intersectional Violence», pubblicato nel Journal of Solution Focused Practices (2026) con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo degli autori è stato tradotto integralmente e solo la presentazione è stata adattata alla lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina. La traduzione non è stata realizzata né dagli autori né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

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Come citare questo articolo

Perez Lamadrid, M., Ponce Valdivia, F. A., & Froerer, A. (2026). Oxygenation and Heart Rate in Solution-Focused and Problem-Focused Interviews With Rural and Indigenous Aymara Communities (Viacha and Laja) Regarding Intersectional Violence. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/oxygenation-and-heart-rate-in-solution-focused-and-problem-focused-interviews-with-aymara-communities (Opera originale pubblicata nel 2026 in Journal of Solution Focused Practices, vol. 10, n. 1 (2026), pp. 40-64; ripubblicata nel 2026 da Journal of Solution Focused Practices, https://journalsfp.org/article/162060)

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