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Scuola di Milano · Fondamenti

La scuola di Milano nella terapia familiare sistemica

Fondato da psichiatri di formazione psicoanalitica, il gruppo di Milano ha inventato un modo nuovo di lavorare con le famiglie. Gioco familiare, funzione del sintomo, connotazione positiva, neutralità, domande circolari: un ritorno alle origini e ai concetti fondamentali di un modello diventato un riferimento imprescindibile.

Origini ed evoluzione del modello di Milano

Il gruppo di Milano, fondato a Milano da Mara Selvini-Palazzoli, Luigi Boscolo, Gianfranco Cecchin e Giuliana Prata, era inizialmente composto da psichiatri di formazione psicoanalitica. Di fronte ai limiti di questo approccio nel trattamento di disturbi come l’anoressia nervosa e la schizofrenia, cominciarono a integrare la famiglia nel processo terapeutico.

La loro collaborazione iniziale, chiamata «il periodo paradossale», durò fino al 1978, prima di una scissione in due rami. Da un lato, Selvini-Palazzoli e Prata si concentrarono sulla «prescrizione invariabile». Dall’altro, Boscolo e Cecchin fondarono il Centro Milanese di Terapia della Famiglia, ponendo l’accento sulle premesse dei comportamenti e sull’importanza della neutralità.

I concetti fondamentali

1 — La famiglia come sistema autoregolato

Nel modello di Milano, la famiglia è vista come un sistema che cerca di mantenere un equilibrio, un’omeostasi. Le regole e le dinamiche familiari emergono attraverso un processo per prove ed errori, in cui ciascun membro adatta progressivamente il proprio comportamento per mantenere una certa stabilità.

2 — Il gioco familiare e le alleanze

Uno dei contributi principali del modello milanese è l’individuazione del gioco familiare. Questo concetto mostra come alleanze implicite e lotte di potere strutturino le interazioni familiari. Tali alleanze si formano spesso in modo inconsapevole e possono impedire il cambiamento, rafforzando alcuni comportamenti disfunzionali.

Per esempio, un figlio o una figlia può allearsi con un genitore in difficoltà all’interno di una relazione di coppia conflittuale, manifestando sintomi per mantenere lo status quo ed evitare uno squilibrio più profondo.

3 — I giochi patologici e la funzione del sintomo

I giochi patologici sono strategie inconsapevoli messe in atto per evitare il cambiamento. Una famiglia che cerca un aiuto terapeutico desidera spesso un cambiamento ma, inconsapevolmente, mette in atto meccanismi che ostacolano questo processo. La persona che porta il sintomo diventa allora il paziente designato, punto focale delle tensioni sottostanti della famiglia.

Il modello di Milano propone di comprendere la funzione del sintomo: quale ruolo svolge nella dinamica familiare? Adottando questa prospettiva, l’équipe terapeutica può mettere in luce in che modo i comportamenti disfunzionali partecipano all’omeostasi del sistema familiare.

4 — La connotazione positiva

La connotazione positiva è uno strumento essenziale del modello di Milano. Invece di giudicare un comportamento come problematico, chi conduce la terapia cerca di comprendere che cosa esso permetta alla famiglia di realizzare. Riformulando il sintomo in chiave funzionale, riduce la resistenza al cambiamento e favorisce una trasformazione sistemica.

5 — L’équipe terapeutica e la neutralità

L’approccio di Milano si fonda sull’impiego di un’équipe terapeutica. Una parte dell’équipe lavora direttamente con la famiglia, mentre le altre persone osservano da dietro uno specchio unidirezionale. Questo metodo consente di prendere distanza e di analizzare in modo più fine le dinamiche relazionali in gioco.

Un altro principio fondante è la neutralità. Chi conduce la terapia si sforza di non prendere posizione nei conflitti familiari, cercando di mantenere una postura equilibrata che favorisca la messa in discussione delle prospettive individuali.

6 — La circolarità e le domande circolari

La circolarità è un concetto fondamentale del modello di Milano. Si basa sull’idea che i comportamenti familiari si influenzino reciprocamente in un ciclo continuo, anziché intrattenere un rapporto lineare di causa ed effetto.

Le domande circolari sono una tecnica che aiuta le famiglie a uscire da prospettive irrigidite. Chi conduce la terapia pone domande che invitano ciascun membro a considerare le percezioni e le motivazioni degli altri. Per esempio:

  • «Che cosa pensi che provi tuo padre quando vede questa situazione?»
  • «Come credi che tua sorella percepisca questo comportamento?»
  • «Se tua madre dovesse descrivere questo evento, che cosa direbbe?»

Introducendo queste prospettive alternative, le domande circolari favoriscono una comprensione più sfumata delle dinamiche familiari e aprono la strada al cambiamento.

Conclusione

L’approccio sistemico di Milano resta un riferimento imprescindibile nella terapia familiare. Il suo sguardo sui giochi familiari, sull’équipe terapeutica, sulla connotazione positiva e sulla neutralità offre strumenti potenti a chi lavora nella clinica.

Da ricordare

La famiglia non è una semplice somma di individui, ma un sistema interdipendente in cui ogni azione trova un’eco negli altri.

Rivelando queste interconnessioni e introducendo nuove comprensioni, l’équipe terapeutica aiuta la famiglia a uscire dai giochi patologici per costruire relazioni più equilibrate e appaganti. La presentazione completa del modello è disponibile nel video qui sotto.

Come citare questo articolo

Besse, J. (2025, 2 febbraio). L'École de Milan en thérapie familiale systémique. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/l-ecole-de-milan-en-therapie-familiale-systemique

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