Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Coppia

Sull’amore e su una delle tante forme di divorzio: breve storia dei coniugi Rodríguez

Davanti al giudice, il signor Rodríguez non sa dire perché vuole divorziare; finisce per invocare il tubetto di dentifricio che sua moglie schiaccia nel mezzo. In questa breve finzione clinica, apparsa nel primo numero di Perspectivas Sistémicas, Jorge Daniel Moreno mostra come una coppia che si ama profondamente possa disfarsi non per effetto di un disastro, ma per accumulo di minuscole distruzioni quotidiane, e proprio a causa delle regole che i due coniugi si erano dati per amarsi bene.

Autore Jorge Daniel MorenoPrima pubblicazione Perspectivas Sistémicas, n. 1, 1988Traduzione Complexe Systémique, traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

Nota dell’autore

Nessuno dei personaggi di questa storia è tratto dalla realtà.

«L’amore è una cosa ideale, il matrimonio è una cosa reale, e la confusione tra l’ideale e il reale non resta mai impunita.»

Goethe

Il tubetto di dentifricio

Il signor Rodríguez era inquieto quando entrò nello studio; timoroso, si sedette in una vecchia poltrona di cuoio marrone e rispose affermativamente alla domanda del giudice. Era assolutamente convinto della sua decisione: voleva separarsi. Ma quando il giudice fece la seconda domanda e chiese perché, il signor Rodríguez parve confondersi, e allora, visibilmente a disagio e un po’ pallido, rispose che era perché sua moglie aveva l’abitudine di schiacciare il dentifricio nel mezzo. Il giudice, che aveva già sentito molte risposte simili, accettò quanto detto dal signor Rodríguez e pronunciò la sentenza di divorzio.

Una volta al caffè all’angolo, il signor Rodríguez tornò a chiedersi perché, e la mancanza di una risposta chiara, insieme ad alcune altre cose, contribuì ad alimentare la depressione in cui visse per quasi un anno. La moglie del signor Rodríguez, che era entrata prima di lui nello studio del giudice, aveva risposto alla domanda con un pianto accorato. Eppure entrambi si sentirono sollevati dalla sentenza di divorzio.

Per quanto sia difficile da credere, un matrimonio è capace di sopravvivere ai disastri più terribili, ma non a un processo di piccole distruzioni quotidiane, impossibili da ricostruire dal tavolino di un caffè all’angolo del tribunale. Perché, come sapeva bene il signor Rodríguez, sua moglie schiacciava distrattamente il tubetto di dentifricio fin dalla prima notte di nozze, nonostante la richiesta sorridente che lui le aveva fatto di non farlo. Così come nemmeno lui cambiò la sua abitudine di sistemare le scarpe ai piedi del letto, nonostante sua moglie ci inciampasse sempre.

E anche la signora Rodríguez continuò a preparare il mate con il dolcificante, e il signor Rodríguez continuò a fumare a letto. E sebbene il signor Rodríguez avesse cambiato il mate con il tè, sua moglie rimase attaccata al dolcificante, e non ebbero più un punto in comune nei pomeriggi, dopo il lavoro, perché al signor Rodríguez il tè non era mai piaciuto.

Quante notti a dormire schiena contro schiena per quell’ultima sigaretta della giornata, quasi l’unica che assaporava, e poi la rabbia nel trovare quel pasticcio di dentifricio:

«Sempre uguale, sempre uguale. Quando capirai che è una cosa schifosa?» «Sempre a lamentarti per delle sciocchezze; io ieri sera ho rischiato di ammazzarmi per le tue benedette scarpe.»

E dopo le grida, la porta sbattuta. La signora Rodríguez che resta sola con la colazione servita: prima aspettando che il marito torni a chiedere scusa, poi facendo colazione da sola, poi preparandosi la colazione alle dieci del mattino, mentre il marito fa colazione al bar alle otto e rientra di malumore dopo una pessima giornata di lavoro, con una gran voglia di cenare e dormire, e non trova la cena perché la signora Rodríguez, arrabbiata, ha passato la giornata a fare compere.

Accordi, nient’altro che accordi

Forse si potrebbe parlare di immaturità; qualcuno potrebbe anche pensare a una mancanza di affetto. Ma ciò che c’è di penoso in questa storia è che il signor e la signora Rodríguez si volevano bene profondamente, e tuttavia non riuscirono a impedire che rovina su rovina e sfacelo su sfacelo aggravassero la confusione. Ed è proprio perché si amavano, e tanto, che il signor Rodríguez non osò imporre la sua abitudine di fumare tranquillamente l’ultima sigaretta della giornata come Dio comanda (almeno, a lui così comandava), disteso sul letto, rilassandosi dopo l’amore, lasciando cadere la cenere in un grande posacenere di bronzo, come piacevano a lui i posacenere; e la signora Rodríguez non osò nemmeno spingere con il piede le scarpe del marito sotto il letto, perché al risveglio lui dovesse cercarle carponi.

È che il signor e la signora Rodríguez si erano promessi di non imporsi mai l’uno sull’altra: tutto doveva ottenersi attraverso accordi, accordi limpidi e chiari. E poiché non pensarono mai che si potessero concordare dei disaccordi, e non potevano neppure imporsi l’uno sull’altra, lui preferì fumare quando credeva che lei dormisse, nascondere i mozziconi nel comodino o, vinto dal torpore del sonno, decorare il copriletto con una specie di merletto di Bruxelles. E a lei non venne mai in mente di comprare un dentifricio per uso personale, per la sensibilità delle gengive, diciamo, e straziarlo a suo piacimento.

Senza imposizioni, e per accordi, lui preferì lo zucchero al mate e lei continuò a inciampare nelle scarpe del marito. Entrambi scelsero la soluzione spontanea, facile, chiara… e sbagliata.

Il signor e la signora Rodríguez si aggrapparono alle proprie convinzioni su come si dovessero comportare nel matrimonio e su quali fossero le leggi da rispettare sempre: mai imporre un punto di vista all’altro, mai mentire, cercare sempre accordi ragionati, adulti. E quelle leggi e quelle credenze, rispettate sempre per l’affetto che l’uno aveva per l’altra, fecero sì che, tra litigi e tregue, passassero dalla rabbia al rancore, dal dentifricio e da un copriletto rovinato al non salutarsi più la mattina, poi al non rivolgersi la parola a cena, e infine, dopo aver fatto tutto il possibile e quanto bastava, a desiderare di separarsi e a sentirsi sollevati davanti alla sentenza del giudice, pur senza sapere perché.

Questo articolo è una traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «Acerca del amor y una de las tantas formas de divorcio: Breve historia del matrimonio Rodríguez», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, n. 1, 1988). Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Moreno, J. D. (2022). De l’amour et d’une des multiples formes de divorce : brève histoire du couple Rodríguez (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/de-l-amour-et-d-une-des-multiples-formes-de-divorce-breve-histoire-du-couple-rodriguez (Opera originale pubblicata nel 1988 in Perspectivas Sistémicas, n. 1, 1988; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/06/20/acerca-del-amor-y-una-de-las-tantas-formas-de-divorcio-breve-historia-del-matrimonio-rodriguez/)

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