Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Terapia di coppia

L’uso della metafora in una consulenza con una coppia di fronte al divorzio

La metafora è, etimologicamente, il trasferimento a una parola del senso di un’altra; in psicoterapia, è il trasferimento del senso di una situazione a un’altra, cioè la sua ridefinizione. Omar Biscotti espone qui, passo dopo passo e con i propri commenti, il colloquio di consulenza che ha condotto in Colombia con una coppia impegnata in una «terapia del divorzio»: lei ha deciso di andarsene, lui supplica e si aggrappa. Due immagini – le sabbie mobili e il respiratore – permetteranno di ridefinire la separazione come un’occasione, e non più soltanto come una disgrazia da subire.

Autore Omar Biscotti, medico psichiatra e terapeuta familiarePrima pubblicazione capitolo 2 del libro Terapia de pareja: una mirada sistémica, Editorial Lumen-Humanitas; ripubblicato da Red Sistémica nel 2022Traduzione Complexe Systémique, traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

«Quando una coppia vuole unirsi, ha bisogno dell’accordo e del desiderio di entrambi; ma quando una coppia vuole separarsi, basta il desiderio di uno solo.»

Omar Biscotti

La metafora

La metafora significa, etimologicamente, trasferimento a una parola del senso di un’altra.

In psicoterapia, il suo uso permette di interpretare – di attribuire loro un altro senso – situazioni simboliche o concrete. I simboli dei sogni, già prima di Freud, sono stati compresi come un linguaggio altamente metaforico, e così anche i sintomi.

Noi che facciamo terapia lavoriamo di solito costruendo sensi nuovi, diversi e perfino «migliori» di quelli portati dalle persone che ci consultano e, per questo obiettivo, l’impiego della metafora all’interno della conversazione terapeutica risulta utilissimo. Il «trasferimento a una parola del senso di un’altra» che troviamo nella definizione possiamo trasporlo al lavoro terapeutico, prendendo quest’ultimo come una metafora di tale definizione: «il trasferimento di senso da una situazione a un’altra», il che implica la sua ridefinizione.

La decisione di separarsi

Molte volte la decisione di sposarsi «per tutta la vita» può scontrarsi con la nuova decisione di separarsi. È frequente che le persone sentano che la loro decisione di sciogliere la coppia non è del tutto giustificata: ciò che accade nella loro relazione non è così grave da disobbedire a quel mandato di eternità. Chi desidera davvero separarsi vive questa idea con molta colpa, e si aspetta che l’altra persona lo aiuti in questo, lo perdoni o glielo «permetta». E di solito non va così: anzi, tutto il contrario.

Lo si osserva di solito nelle coppie in cui uno dei membri è molto dipendente dall’altro. Il grado di complementarità è così grande che la persona che pensa di separarsi sente di abbandonare quasi una creatura che non sopravvivrà senza di lei. Se è l’uomo a volersi separare, la sua colpa passa per la dipendenza economica della donna, per la sua «incapacità» di sopravvivere senza di lui; se lo vuole la donna, la sua colpa riguarda piuttosto un abbandono di tipo affettivo, in cui l’altro morirà senza il suo sostegno (e talvolta ci sono esplicite minacce di suicidio da parte dell’uomo «abbandonato»).

In questi casi è opportuno riuscire a ridefinire il ruolo complementare come sottomissione e/o annullamento dell’altro; vale a dire, far apparire la separazione come una possibilità di crescita, di sviluppo della capacità che non si è mostrata durante gli anni di vita di coppia.

Aiuta anche collegare l’inizio della coppia a un determinato momento della vita: un momento che, cambiando, non permette più di sostenere la relazione nella stessa forma.

Da ricordare

Nelle coppie fortemente complementari, la persona che vuole andarsene sente di abbandonare una creatura che non sopravvivrà senza di lei. Il lavoro consiste allora nel ridefinire questa complementarità come una sottomissione o un annullamento reciproco, e la separazione come un’occasione per sviluppare la capacità che non aveva potuto mostrarsi durante gli anni di vita in comune.

Un caso

Illustrerò questo tema con un colloquio che ho condotto con una coppia, a titolo di consulenza, in Colombia. Jorgelina e Guillermo ne sono i protagonisti; sono accompagnati dalla terapeuta che li sta seguendo in quella che potremmo chiamare una «terapia del divorzio».

Nota della redazione

In quanto segue, i paragrafi in corsivo sono i commenti che l’autore inserisce nella trascrizione per spiegare, man mano che il colloquio procede, la logica dei propri interventi.

Terapeuta: Bene, sono qui per dare qualche idea in più a voi e alla dottoressa. Volevo farvi un paio di domandine che mi aiutano a orientarmi: Guillermo, quanti anni ha?

Guillermo: 40 anni.

T: E Lei, Jorgelina?

Jorgelina: Compio quarant’anni adesso.

T: Molto bene. So che avete due figlie, me l’ha detto la dottoressa, e so anche qual è il tema che vi ha portati in consultazione. Vorrei che mi deste un piccolo dato in più: di che cosa vi occupate abitualmente. Jorgelina, lavora fuori o in casa?

J: Lavoro in una banca, come consulente aziendale.

G: Io lavoro nella stessa banca, solo in altre sedi.

T: Bene. So che eravate d’accordo con la dottoressa nel fare questa consulenza, e vorrei chiedervi, visto che vi conosco appena… vorrei chiedervi direttamente che cosa oggi, in questo momento, preoccupa di più ciascuno di voi. Probabilmente ciò su cui stavate lavorando con la dottoressa, ma vorrei che me lo aggiornaste, perché vi conosco appena; si capisce? Chi vuole cominciare? Scegliete voi. Che cosa vi preoccupa in questo momento?

G: Beh, che lei ha preso la decisione di separarsi, e questo problema va avanti da diversi mesi. Io ho insistito e insistito e l’ho pregata molto fino a ora, ma non ho ottenuto niente: lei ha già preso la sua decisione.

Guillermo si presenta come «vittima» della decisione della moglie. Se questa descrizione si conferma, gli interventi dovranno tendere a ridefinire questi ruoli di vittima e di carnefice.

T: Ah… e Lei che cosa vuole ottenere, Guillermo? Non separarsi?

G: Io sono molto attaccato a lei, perché le voglio bene e la amo molto e non voglio perderla.

T: È questo che la preoccupa di più in questo momento, bene. E Lei, Jorgelina?

J: Per me più o meno la stessa cosa, nel senso che vedo che non siamo una coppia, non siamo un matrimonio; per questo voglio la separazione. A parte le bambine e molte cose, credo che la cosa migliore, in base a quello che abbiamo parlato, sia separarci.

T: Vediamo se ho capito bene: avete due posizioni diverse. Lei, Guillermo, non vuole separarsi e ha fatto tutto il possibile per cercare di convincerla, perché Jorgelina cambi questa decisione. E Lei, Jorgelina, vuole separarsi. Uno vuole una cosa e l’altra ne vuole un’altra, giusto?

Metacomunico sul disaccordo nella coppia, allo scopo di renderlo esplicito e vedere quale sarebbe la strada da seguire.

J e G: Sì.

T: Guillermo… con questo lavoro che state facendo con la dottoressa, Lei vorrebbe che finisse con il non separarvi? Vorrebbe che le cose migliorassero nella coppia e che non vi separaste? Vorrebbe che finisse lì?

G: Lo vorrei, sì; ho la buona volontà di cercare di migliorare le cose. Voglio avere un’opportunità. Ho la buona volontà di farmi valutare; potrei dormire sugli allori e nient’altro.

T: E Lei, Jorgelina, vorrebbe che finisse con la separazione? È così?

J: In questo trattamento ho imparato molte cose…

T: Mi scusi: queste cose che ha imparato hanno modificato questa idea, questa decisione di separarsi?

J: Non me l’hanno modificata… o mi hanno portata a riflettere. Sento che gli voglio molto bene, ma ci sono cose che non posso cancellare, che non posso fare; vorrei cambiare…

T: Vorrebbe cambiare il suo pensiero, il suo sentimento?

J: Sì, a volte, pensando alle bambine, per quanto è duro per loro cambiare casa; ma non posso, non posso farlo…

Jorgelina si dibatte tra il desiderio di separarsi dal coniuge e la sofferenza che questo comporterebbe per le figlie. Subito dopo mette in risalto il lavoro fatto finora in terapia, che rafforza la sua decisione e placa i suoi sensi di colpa, ridefinendo come sbagliata l’idea di restare sposata.

T: Vediamo: allora quello che ha imparato, quello su cui ha riflettuto, come dice Lei… in ogni caso non ha modificato la sua decisione di separarsi?

J: No, ma mi ha dato molte cose, mi ha fatto vedere i miei errori…

T: Le ha fatto vedere degli errori… ma non ha cambiato la sua decisione?

J: Mi ha fatto vedere che nel matrimonio anch’io ho commesso molti errori; ma siccome il cambiamento non c’è stato, perché purtroppo, se non voglio bene a una persona, non riesco a starci in relazione, se non riesco a volergli bene non riesco a sopportare quello che viene dopo, perché il matrimonio è soprattutto condividere…

T: Quindi Lei, anche se ha scoperto delle cose, anche se ha imparato delle cose e ha riflettuto sui propri errori, mantiene comunque questa decisione di separarsi, perché dice a Guillermo «non ti voglio bene»; è così?

J: A maggior ragione: proprio perché ho imparato, a maggior ragione ho preso la decisione.

T: Quali cose, fra quelle che ha imparato in questi colloqui, l’hanno aiutata a prendere questa decisione con ancora più ragione?

J: Non ero molto sicura; volevo separarmi ma non ero molto sicura, per le bambine, per il dialogo, per le critiche, per il fatto di tornare single. Ho imparato con la dottoressa che da quando ci siamo sposati ognuno è andato per la sua strada; prima ci volevamo bene tutti e due, le cose non sono andate, e adesso che non gli voglio bene è più difficile che io mi adatti al suo modo e lui al mio. Mi ha dato la certezza che continuare è l’errore più grande che possiamo fare: continuare vorrebbe dire stare bene uno o due mesi e poi tornare alla stessa cosa.

Jorgelina appare più decisa e più ferma in questa situazione; Guillermo si mostra molto dipendente e indifeso di fronte a lei. Questi racconti mi confermano nell’idea di poter costruire con loro un’idea diversa, in cui la separazione possa essere un’alternativa valida anche per lui.

T: Mi dica, Jorgelina, da quando ha questa idea?

J: Da molto tempo, due o tre anni; cercavamo di aggiustare le cose, stavamo bene per un po’ e poi tornavamo alla stessa cosa.

T: Mi dica: Guillermo sa da due o tre anni che Lei ha questa idea?

J: Gliel’ho detto in diverse occasioni; per questo parlavamo e cercavamo di aggiustare le cose…

G: Praticamente sono due o tre mesi che me ne ha parlato.

T: Quindi Lei, Jorgelina, si è presa del tempo per pensarci, da tre anni fa fino a due mesi fa, in un certo senso?

J: Sì.

Con queste idee esploro se la decisione sia un impulso di Jorgelina in reazione a Guillermo o una decisione lungamente maturata. Ed è così che appare. Subito dopo comincio a domandare dell’interazione che si è generata tra loro di fronte a questa decisione.

T: Guillermo, la vedo preoccupato per questa situazione, perché è Lei quello che non vuole questa separazione… Vorrei chiederle una cosa: che cosa ha fatto da quando ha saputo che Jorgelina era decisa a separarsi?

G: Ho parlato con lei dicendole: ricominciamo, proviamoci di nuovo… Per questo siamo venuti a fare una consulenza e siamo qui; siamo venuti a parlare con lo psicologo perché voglio qualcuno che mi aiuti.

T: E Jorgelina è stata d’accordo, per questo siete qui. Bene: che altro ha fatto per conto suo?

G: Ho cercato di parlare e parlare e parlare, ma mi scontravo sempre con la stessa cosa.

T: Vediamo se ho capito bene: quanto più Lei cercava di parlare, tanto più forte era la decisione…

G: Sì.

T: Mi permetta di chiederle una cosa: come crede che la veda Jorgelina quando Lei le chiede, quando la supplica?

G: Immagino che mi veda come qualcosa di molto spregevole; non c’è amore, non c’è niente, e allora con tanta insistenza… credo di finire per peggiorare le cose.

T: Quanto più Lei insiste, tanto più spregevole la può vedere Jorgelina?

G: Sì, le cose peggiorano, come se si dicesse: «dov’è la virilità di questo qui? Dov’è l’orgoglio di questo qui che insiste, insiste…?»

T: E Lei vuole ottenere che Jorgelina la veda spregevole?

G: No, non voglio questo; questo mi ha aiutato ad avvicinarmi a Dio…

Guillermo descrive il suo tentativo di aggrapparsi a Jorgelina, che lo colloca in una posizione spregevole per lei e infruttuosa per lui. Questa situazione mi porta alla mente la metafora delle sabbie mobili, in cui, per la disperazione di morire, le persone compiono movimenti che le condannano proprio alla fine temuta. Credo che questa idea di paura della morte, che percepivo in Guillermo di fronte alla separazione, abbia fatto nascere in me anche la metafora del respiratore che utilizzo più avanti.

Le sabbie mobili

T: È meglio chiedere a Dio che la aiuti che chiedere a Jorgelina di cambiare la sua decisione; da quello che Lei dice, quanto più le chiede, tanto più Jorgelina la vede spregevole… Sa a che cosa mi fa pensare, Guillermo? A quello che succede quando si cade nelle sabbie mobili…

G: Le sabbie mi hanno già inghiottito.

T: Certo, perché ha visto che quanto più ci si muove, tanto più si sprofonda. Lei potrebbe frenare questa insistenza?

G: Sì, sono già otto giorni circa che non le dico più niente.

T: E come sta?

G: Più tranquillo, e credo anche lei.

T: Bene, molto bene.

G: Perché quanto più insistevo, tanto più mi facevo del male.

T: A volte nella vita succede: si crede che quella sia la strada e si insiste, si insiste, si insiste, ma non ci si accorge che va sempre peggio, perché si crede che quella sia la strada… Jorgelina, che cosa crede che succederà se Lei si separa da Guillermo? Che cosa immagina dopo?

Penso che il tempo che Jorgelina si è presa per decidere la separazione sia legato, tra gli altri motivi, alla percezione di un Guillermo molto dipendente, che non potrebbe sopravvivere senza di lei. Comincio allora a esplorare le fantasie che condividono sul «giorno dopo» la separazione.

J: So che non sarà facile per nessuno, né per me, né per Guillermo, né per le bambine; so che per molte cose mi sentirò sola, che desidererò di non essermi separata.

T: Sì, sicuramente si sentirà sola in certi momenti, e le mancherà perfino.

J: Sicuramente. Sono già tanti anni, e ne sono consapevole.

T: Che cosa crede che succederà a Guillermo?

J: Credo che all’inizio sarà difficile, per tutti sarà molto difficile; che forse resterà più solo, più silenzioso, più indipendente, si mette molto in disparte, e a me fa non so che lasciarlo solo.

T: C’è una cosa che non capisco: se Guillermo è molto indipendente, perché ha paura di lasciarlo solo?

J: Perché è una persona molto solitaria; allora credo che, se per me le cose saranno difficili, per lui lo saranno ancora di più.

T: Vediamo: se Guillermo è così solitario come dice Lei, era Lei l’addetta alle pubbliche relazioni, era Lei l’incaricata di metterlo in relazione con il resto del mondo?

J: Sì.

T: Sì? Che lavoro! Era così, Guillermo?

G: È vero.

T: E se Jorgelina non ci fosse per collegarla al resto del mondo… a Lei che cosa succederebbe?

G: Dovrei farmi strada.

T: Quindi Lei avrebbe l’occasione di farsi strada da solo.

Una volta descritte da loro le funzioni di ciascuno nella coppia e la forte complementarità generata su questa base, comincio a ridefinire la separazione come un momento di opportunità per Guillermo, e non solo come una disgrazia che deve subire nella sua vita.

«Jorgelina è stata il suo respiratore»

G: Oppure sprofonderei nella sabbia.

T: Lei sprofonda nella sabbia quando chiede a Jorgelina di non separarsi. Sa che cosa mi sembra, Guillermo? Che Jorgelina sia stata per Lei come quei respiratori che si applicano alle persone quando hanno un incidente e sono in coma di III o IV grado, e restano collegate alla vita grazie al respiratore. Jorgelina è come il suo respiratore.

G: Sì, è qualcosa di molto vitale per me.

T: Ma… come vanno i suoi polmoni, bene? Riesce a respirare da solo?

G: Ci sto provando.

T: Non sarà facile… perché quando si è abituati a usare il respiratore, si crede di non poter respirare da soli. Ma forse si può, e non ce ne si è ancora accorti. Lei ha detto che sono otto giorni che non dice niente a Jorgelina, e che sta meglio.

In quest’ultimo intervento lavoro con l’idea delle convinzioni prese per verità: «si crede di non potercela fare». Questa narrazione ha lo scopo di far passare a poco a poco dalla certezza «non posso» a quella «credo di non potere».

G: Meglio, tra virgolette.

T: Eh… sì, certo!

G: Rassegnato.

T: Sicuramente, rassegnato. Ma quando è rassegnato, invece di continuare a pedalare nelle sabbie mobili, sta fermo. E quando sta fermo, invece di andare verso il basso va verso l’alto… Jorgelina… credo che Lei sia stata piuttosto prudente in questi due o tre anni; ha passato parecchio tempo a pensare e a meditare questa idea. Non è stata per niente impulsiva, e mi sembra che questa prudenza sia un modo di prendersi cura delle sue figlie e anche un modo di prendersi cura di sé, perché quando si prendono decisioni impulsive ci si ferisce, si va a sbattere. Ed è anche un modo di prendersi cura di Guillermo. Come ha fatto, in questi anni di matrimonio, a trasformarsi nel respiratore, nella bombola d’ossigeno di Guillermo?

J: Credo perché mi adatto molto alla vita, alle cose, cerco di prenderle come vengono… E mi piace molto aiutare le persone.

T: E Lei lo aiuta e ha aiutato Guillermo.

J: Credevo di aiutarlo, ma no, ho visto che no, né lui né me.

T: Quindi anche Lei è entrata nelle sabbie mobili: per molti anni ha creduto di aiutarlo e poi si è resa conto che non lo stava facendo.

J: Sì, spingevo sempre, ed è arrivato un momento in cui mi sono stancata, ho visto che tutto questo non ha senso per… per niente, alla fine.

Adattarsi, fino a perdere sé stessi

T: Eh… e Lei, Guillermo, si è sentito molto aiutato da Jorgelina in tutti questi anni?

G: Forse, per non perderla, mi sono adattato alle cose, cercando di… di fare più o meno le cose che voleva lei. Quando mi trattava male, non dialogavo nemmeno con lei, la trattavo male; andavo come su un binario della metropolitana, non mi muovevo da lì; quando mi stancavo protestavo e rovinavo tutto. Per non avere autorità, per non essere maschilista, quando mi ha detto che voleva separarsi non ho reagito da marito, da uomo, per non avere autorità. È triste riconoscerlo, ma è così.

T: È molto coraggioso da parte sua riconoscerlo. Eh… vediamo… allora c’è qualcosa che non capisco bene… Penso che qualcuno al suo posto potrebbe dire quello che dice Jorgelina: «voglio separarmi», «voglio essere me stesso», «voglio tornare a essere me stesso», «perché devo andare come su un binario, dritto dritto, e se mi sposto un po’ mi picchiano».

In quest’ultimo intervento sottolineo la possibilità che anche Guillermo possa aver bisogno della separazione, nella misura in cui stare con Jorgelina poteva fargli perdere perfino la propria identità. La relazione altamente dipendente costruita da entrambi, sulla base di quello che sembra un sacrificio reciproco, crea una storia lontana da questa possibilità.

G: No, perché le voglio molto bene e voglio molto bene alle bambine. Nonostante i problemi che abbiamo avuto, non le ho mai detto «non ti voglio bene».

T: E se questa situazione non fosse così – arrabbiarsi ma poi tornare sul binario e dire sì a tutto –, se fosse diversa, Lei non vorrebbe bene a Jorgelina?

G: Sì, certo, io le vorrei bene e lei vorrebbe bene a me.

T: Lei le vorrebbe più bene se lei fosse così?

G: E lei mi vorrebbe più bene.

T: E lei le vorrebbe più bene. Ora… non dev’essere facile dire di no a Jorgelina o contestarle qualcosa; immagino che Jorgelina debba essere piuttosto… sicura quando dice qualcosa… «è così e non mi muovo da qui»… È così, Guillermo?

G: Sì… e io mi adatto a tutto… ma non è facile dover stare sempre a spingermi; anche questo la stanca.

T: Sì, sì… Eh… Non è facile stare accanto a una donna che ha molta energia. Forse Lei dovrebbe recuperare un po’ di quell’energia, e Jorgelina allentare un pochino.

G: Prima, quando cercavo di impormi, rovinavo le cose. E dovevo subito tornare ad adattarmi.

T: Mi dica, Guillermo… a forza di adattarsi e adattarsi, Lei deve aver perso molte cose.

G: Perdevo lei, che è la cosa più importante.

T: Ma a parte perdere lei… Lei lo ha fatto pensando che in quel modo non l’avrebbe persa, ma avrà perso altre cose mentre lo faceva.

G: Forse sé stessi. Non so che cosa sarebbe successo in questi 13 anni se le cose fossero andate diversamente…

T: Quale altra idea, quale altra iniziativa le viene in mente che avrebbe potuto avere?

G: Una casa con l’autorità di un marito, l’autorità di un padre… l’uomo di casa, come si dice. Ma per come mi sono comportato, non sono stato né un buon uomo, né un buon marito, né buono in niente. Ero come una marionetta, lì…

T: Era felice quando Jorgelina la spostava da tutte le parti?

G: Infelice. Ho avuto periodi in cui volevo suicidarmi. Quando non protestavo, avevamo dei bei periodi.

T: Ma quando non protestava, era felice?

G: Sì, per andare d’accordo con lei; ma non vedevo l’errore che stavo commettendo, che mi adattavo in tutto.

T: E quando si è reso conto che questo non serviva? Quando Jorgelina le ha detto «voglio separarmi»?

G: No, era già un anno che c’era lite su lite, e ormai non valeva più nemmeno adattarsi.

T: Sa che ho l’impressione, Guillermo, che Lei abbia vissuto spaventato? Mi sbaglio o era così, Guillermo?

G: Sì, avevo molta paura di perderla.

T: Certo: se si crede di non poter respirare, si ha paura di perdere il respiratore.

G: Nei primi anni il matrimonio è andato bene; ma poi, già con la prima bambina, lei si è dedicata alla bambina in modo continuo. Sono anni ormai che dormo da solo.

T: Prima che arrivasse la prima bambina… Lei era il bambino di Jorgelina?

G: Eravamo più coppia, perché condividevamo di più; dopo mi sono sentito messo da parte, ho sentito che non mi voleva più bene.

In questa sequenza comincio a mettere in discussione in modo provocatorio il ruolo filiale di Guillermo, che lo porta a temere la perdita della coppia come quella di una relazione vitale.

T: Se eravate una coppia, quando è arrivato un figlio vi sareste avvicinati tutti e due per occuparvi del figlio. Se Lei si è sentito messo da parte, credo che Lei fosse il bambino di Jorgelina.

G: Sì, mi sono sentito male. Lei si dedicava molto alle bambine e io sono rimasto in disparte, in disparte.

T: Ah… Jorgelina ha detto: «adesso sono solo madre, nient’altro, non sono più coppia… sono madre». Allora Lei si è detto: «accidenti, per poter stare con Jorgelina devo essere anch’io un figlio». E così si è messo sul binario, come se fosse un fratellino o il primo figlio. Ha fratelli o sorelle, Guillermo?

G: Due.

T: Più grandi?

G: Più piccoli.

T: Allora Lei sa per esperienza personale che, quando nasce un fratellino, si diventa gelosi. E Lei, Jorgelina, ha fratelli o sorelle?

J: Undici.

T: Undici fratelli e sorelle! E fra gli undici, che numero è Lei?

J: In mezzo.

T: Allora Lei sa quello che succede verso l’alto e quello che succede verso il basso. E doveva occuparsi molto dei suoi fratellini più piccoli?

J: No.

L’occasione di smettere di essere un bambino

T: Guillermo, credo che questa sia una buona occasione perché Lei smetta di essere un bambino. Che cosa ne pensa?

Ridefinisco di nuovo la separazione come un’opportunità per Guillermo: in questo caso, quella di recuperare la sua condizione di adulto.

G: Sì, signore.

T: No, non mi dica «sì, signore», perché Lei è molto obbediente.

G: (Arrabbiato.) E va bene, sì, che cosa devo fare, non mi ammazzerò mica.

T: No, certo. Lei si è ammazzato quando si è trasformato in un bambino perché Jorgelina la guidasse e la portasse di qua e di là, le dicesse che cosa è bene e che cosa è male. E quel bambino ha ucciso l’uomo. Adesso Lei ha l’occasione di far rinascere l’uomo. Speriamo che anche Jorgelina abbia, dopo la separazione, l’occasione di salvare la donna, e non soltanto la madre. Credo che questa sia la grande occasione che Lei ha, Guillermo: salvare l’uomo.

J: Capisco la posizione di Guillermo, e parlando con lui gli ho detto di cercare di avere una separazione amichevole, per le bambine. Cerchiamo di restare come due amici; so che è molto difficile, ma proviamoci.

T: Mi sembra che quello che Lei dice sia molto protettivo per le bambine; ma temo che Guillermo, che è così obbediente, le dica di sì e faccia anche lui una separazione amichevole. Il che va bene per i figli, ma si ha anche bisogno di un posto dove lanciare un urlo, sfogare la rabbia, e non soltanto essere amichevoli. Ora… quando una coppia vuole unirsi, ha bisogno dell’accordo e del desiderio di entrambi; ma quando una coppia vuole separarsi, basta il desiderio di uno solo.

G: Se non c’è amore…

T: Certo; se non c’è amore, mettersi nella posizione di dire «io non voglio separarmi, e te la renderò difficile» è a volte la posizione capricciosa di un bambino piccolo; di un bambino di 5 anni che dice «non voglio, non voglio e non voglio».

T: Credo, Guillermo, che in questa situazione, che per Lei è particolarmente dolorosa, Lei abbia una grande occasione per smettere di essere un bambino piccolo; è il ruolo che ha dovuto recitare per molti anni perché ha creduto che così avrebbe potuto restare con lei. Credo che Lei, Jorgelina, abbia l’occasione di diventare più flessibile, più morbida, di non dover essere così tesa, di rilassarsi a poco a poco. E Lei, Guillermo, ha l’occasione di non dover cedere tanto e di recuperare la sua autostima. Perché se Lei non fa che protestare e cedere, e cedere e protestare, l’autostima va giù. Molte volte vedo coppie che ci riescono solo quando si trovano di fronte alla separazione; prima non ci riescono. Lei, Guillermo, ha cercato di uscire da quella posizione e non ci è riuscito, come non ci è riuscita nemmeno Jorgelina. Molte volte vedo coppie che devono arrivare a questa situazione, che devono arrivare a piangere, a litigare, e poi ad accettarlo. A volte, separandosi, le coppie riescono a vedersi in modo diverso, solo allora, solo nel momento della separazione. A volte le persone si separano e basta; ma a volte prendono distanza e possono cominciare a vedersi in modo diverso.

T: In questi tredici anni vi siete aiutati a restare molto rigidi, ognuno al proprio posto. Credo, Guillermo, che in un modo o nell’altro Jorgelina le dia l’occasione di ritrovarsi con il meglio di sé. Forse allora Jorgelina potrà cominciare a vederla in un altro modo.

(Guillermo scoppia a piangere.)

T: (Alzandosi, passandogli la mano sulla spalla e dandogli qualche pacca.) Molto bene, pianga, pianga tranquillo. È meglio piangere che mettersi a scalciare come un bambino di 5 anni.

G: Mi sento in colpa.

T: Per il fatto di piangere non ha motivo di sentirsi in colpa; può sentirsi in colpa per aver fatto di Guillermo un bambino di 5 anni.

G: Adesso voglio andarmene.

T: Sì, sì… abbiamo finito. Voglio solo dirle, Guillermo, che questa è anche l’occasione perché, quando si ritroverà con il meglio di sé, non abbia più tanto bisogno di Jorgelina e possa respirare con i suoi polmoni. Io chiuderei qui il colloquio; la dottoressa vi accompagna.

J: Grazie mille.

T: Grazie a voi. (Stringe la mano a entrambi ed escono.)

Commento

La consulenza ha lo scopo di offrire, tanto alle persone che consultano – in questo caso la coppia – quanto alla terapeuta, uno sguardo un po’ diverso da quello costruito fino a quel momento; un minimo contributo in più, perché poi quel sistema terapeutico prosegua il suo lavoro. E con questo obiettivo, rappresenta molte sfide per il consulente. Bisogna entrare rapidamente in sintonia con la coppia, conoscerne l’idiosincrasia, rispettare il lavoro svolto fino ad allora e rispondere al bisogno che poteva avere la terapeuta, che è colei che propone e richiede il lavoro con il consulente.

In questo caso, la preoccupazione della professionista era aiutare entrambi i membri della coppia in questo processo di separazione: era questo l’accordo con la coppia, e rappresentava un obiettivo chiaro.

La metafora, per il suo meccanismo di condensazione, rappresenta una risorsa utile di fronte a una situazione come quella presentata in questo lavoro: ha di solito un forte impatto in poco tempo. Le immagini che ho utilizzato in questo lavoro non erano stabilite in anticipo, prima di incontrare la coppia, perché non potevo sapere come si sarebbe sviluppato il colloquio: conoscevo soltanto il tema. Ritengo che l’atteggiamento di essere predisposto alla costruzione di una metafora – lavoro del cervello destro –, unito alla connessione razionale ed emotiva con i membri della coppia, fornisca a poco a poco gli elementi che, secondo il mio personale bagaglio di idee, finiscono per concretizzarsi in quelle immagini e non in altre. La risignificazione della separazione, in questo caso, si è basata essenzialmente sull’uso di queste due metafore.

Le sabbie mobili

Mirava al carattere paradossale della soluzione tentata: quanto più ci si dibatte, tanto più si sprofonda.

Il respiratore

Mirava a suscitare sentimenti di opposizione alla forte dipendenza: credere di non poter respirare senza aiuto, e quindi temere di perdere l’apparecchio.

Gli effetti di tutto questo intervento si possono valutare solo molto tempo dopo, secondo il percorso del trattamento, considerando sempre che è stato solo un contributo a esso; metaforicamente parlando: un granello di sabbia.

Nota dell’originale

Materiale tratto dal capitolo 2 del libro Terapia de pareja: una mirada sistémica, Editorial Lumen-Humanitas.

Chi è Omar Biscotti

Omar Biscotti è medico psichiatra e terapeuta familiare. È inoltre condirettore dell’ISDEBA e coordinatore dell’équipe di terapia di coppia dell’ISDEBA.

Riferimento

Biscotti, Omar – Terapia de pareja: una mirada sistémica, chapitre 2. Editorial Lumen-Humanitas, Buenos Aires.

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale, realizzata dallo spagnolo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, di «Uso de la metáfora en un trabajo de consultoría con una pareja frente al divorcio», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Red Sistémica). Tradotto e ripubblicato con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Biscotti, O. (2022). L’usage de la métaphore dans une consultation auprès d’un couple face au divorce (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/l-usage-de-la-metaphore-dans-une-consultation-aupres-d-un-couple-face-au-divorce (Opera originale pubblicata nel 2022 in Red Sistémica; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/08/08/uso-de-la-metafora-en-un-trabajo-de-consultoria-con-una-pareja-frente-al-divorcio/)

Per approfondire

Confronto

Commenti 0

Effettuare l'accesso per partecipare alla discussione. Accedi

  1. Ancora nessun commento. Il primo può essere il suo.

Carrello

Il tuo carrello è vuoto.