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Coppia · Punti di riferimento

Quello che la terapia sa della coppia

Antonio e Cleopatra, Victor Hugo e Juliette Drouet, Verlaine e Rimbaud, Rodin e Camille Claudel, Édith Piaf e Marcel Cerdan, Jean Seberg e Romain Gary, Serge Gainsbourg e Jane Birkin… Altrettante coppie mitiche e rappresentanti di questa istituzione sociale millenaria. Ma che cosa sappiamo davvero di ciò che spinge due persone a mettersi insieme e, soprattutto, a restarci?

Avrà senz’altro già sentito una quantità di consigli su come formare una coppia, su come farla durare e sui famosi segreti della longevità. Qui non ne troverà nessuno. Se invece Le interessa intravedere ciò che si osserva in terapia quando si accoglie una coppia, è nel posto giusto.

95 %
delle persone di 75 anni e oltre ha vissuto in coppia nel corso della propria vita (INSEE)

È un dato considerevole: l’esperienza della coppia fa o farà parte della vita di una grande maggioranza di noi.

La coppia, più della somma delle sue parti

Se c’è un’istituzione sociale che esiste da millenni, è la coppia, anche se la concezione che ne abbiamo oggi differisce da quella dell’Antichità, del Medioevo o persino di qualche decennio fa. Attraverso il tempo rimane una nozione comune: la funzione essenziale della coppia per gli individui e per la società. Vista con una lente sociologica, la coppia è un’unità sociale stabile, molto utile alla società per organizzarsi.

Da qualche decennio si osservano sempre più divorzi; ma, statisticamente, la maggior parte di queste persone torna a vivere in coppia. Non perdono dunque la speranza in questa istituzione: vivere in coppia resta un ideale della nostra società. La grande differenza sta forse soprattutto nel fatto che oggi separarsi è accettato molto più facilmente, e che è più semplice incontrare qualcuno a una certa età di quanto non lo fosse un tempo.

Nell’approccio sistemico si considera che la coppia sia più della somma delle sue parti. Prenda due persone e le metta insieme: la coppia che formano è diversa dalla somma delle caratteristiche dell’una e di quelle dell’altra. Ne nasce qualcosa di nuovo e di unico. Avviso a chi si diletta a combinare coppie: l’alchimia tra due individui è ogni volta sconcertante. Si vedono coppie notevolmente funzionali nate da unioni improbabili, e unioni che si sarebbero credute ideali sfociare in catastrofi incredibili.

È anche per questo che, in terapia di coppia, ci si interessa a quell’entità che è la coppia e non agli individui che la compongono. Ovviamente questo non significa che non ci si interessi alle persone, tutt’altro: significa che tutto ciò che fanno e tutto ciò che dicono viene guardato attraverso gli effetti che produce sulla coppia. Se una delle due attraversa una situazione difficile o un trauma, si guarderà quell’evento attraverso i suoi effetti sulla coppia.

Le tre forze della coppia

La coppia è il prodotto di tre tipi di forze. Individuarle significa già vedere tanto i punti d’appoggio quanto i punti di fragilità.

1

Attrazione

Ciò che spinge due persone a desiderarsi e a voler stare insieme.

2

Coesione

Tutto ciò che la coppia costruisce e che la cementa dall’interno.

3

Coercizione

Tutto ciò che si esercita dall’esterno e pesa sulla relazione.

Le forze di attrazione

Sono fatte di diversi elementi, dal più elementarmente biochimico e genetico fino a strati ben più complessi: il desiderio provato per l’altra persona, l’interesse di condividere la vita con quest’altro diverso, singolare e unico, la curiosità di scoprire un mondo, un continente da esplorare (per alcuni da colonizzare, da sfruttare), un territorio che può rappresentare la terra promessa. Si può anche desiderare ciò che ci manca, ciò che vorremmo possedere, e vedere nell’altra persona ciò che ci porterà o che verrà a colmare. Si può ancora provare una grande attrazione per qualcuno che ci rimanda un’immagine positiva di noi stessi: qualcuno che ci ammira e nel cui sguardo ci si sente esistere, riconosciuti.

Sono spesso queste forze a spingere a formare una coppia, ma non sempre. In certi ambienti o in certe culture sono le famiglie o la società a decidere quali persone formeranno una coppia: se cominciano a conoscersi quando lo sono già, non si può dire che l’attrazione abbia generato la coppia. Può però instaurarsi dopo.

Le forze di coesione

Quando l’attrazione si affievolisce (e si affievolisce, in certi momenti della vita), un’altra forza prende il testimone. Le forze di coesione sono fatte di tutti i progetti che la coppia costruisce: i viaggi, i figli (alcune coppie dicono del resto che senza di loro non sarebbero più insieme), ma anche il semplice fatto di abitare insieme, di dividere le spese e l’affitto, di avere un’organizzazione comune che facilita la vita quotidiana. È anche l’acquisto di un immobile, i mutui, i progetti professionali comuni, o la collaborazione alla realizzazione dei progetti di ciascuno, anche indipendentemente l’uno dall’altro. Ne ha un esempio tipico nella serie House of Cards, in cui i due protagonisti collaborano in modo molto efficace per raggiungere i rispettivi obiettivi. E in un certo senso la terapia stessa può diventare una forza di coesione.

È ciò che si costruisce sopra il terreno dell’attrazione e che cementa la coppia al di là delle oscillazioni del desiderio. Queste forze vengono da ciò che si gioca e da ciò che si crea all’interno della coppia: è qui tutta la differenza con la terza.

Le forze di coercizione

Sono esercitate dall’esterno: la cultura, la religione, i costumi, la famiglia, le amicizie. Se si vive in un contesto in cui la separazione è vista in modo molto negativo, questo contribuisce potentemente a mantenerci in coppia; ed è proprio perché queste forze di coercizione sociali diminuiscono che si osservano più divorzi. Ma senza arrivare a queste considerazioni: avere un gruppo di amicizie in comune, o andare molto d’accordo con la famiglia del partner, agisce già come un potente fattore di coercizione. Ci si pensa due volte prima di andarsene, per paura di perdere una parte delle proprie amicizie, di tagliare dei legami, di subire rimproveri o l’incomprensione delle persone vicine.

Alcune coppie attraversano periodi di crisi estremamente gravi e reggono grazie a essa; poi, passata la crisi, le altre forze risalgono, e le persone avranno attraversato qualcosa tenendo duro proprio perché quest’ultima forza era all’opera.

La chiave: vasi comunicanti

Ciò che bisogna tenere a mente è che l’essenziale non è l’intensità di questa o quella forza, ma l’equilibrio tra di esse. Appena si perde, una minaccia grava sulla coppia. E questo equilibrio funziona come un sistema di vasi comunicanti.

Ci sono periodi della vita in cui è del tutto normale che l’attrazione diminuisca e sia compensata da una coesione che aumenta. Il caso più emblematico è l’arrivo di un figlio o di una figlia: l’attrazione cala, la coesione sale, ed è questa a permettere alla coppia di reggere durante quei primi mesi di stanchezza. Ma alcune persone sovrainvestono le forze di attrazione: vivono molto male il calo del desiderio di chi sta loro accanto, e la coppia si mette in pericolo perché la coesione non è aumentata di conseguenza. Se nemmeno la coercizione compensa, si vedranno persone andarsene, o investire in relazioni al di fuori della coppia.

A volte le cose si riequilibrano e l’attrazione risale. A volte la coppia si ritrova bloccata, cristallizzata nello squilibrio: pensi a Tom e Lynette Scavo in Desperate Housewives, cinque figli, una casa, un’attività commerciale… e una separazione, per mancanza di attrazione, quando non restano che la coesione e la coercizione. All’opposto, ci sono coppie sottoposte a una coercizione decisamente troppo forte: il caso più celebre resta quello di Diana Spencer e del principe Carlo, la cui intervista di fidanzamento è rimasta nella memoria collettiva: alla domanda se fosse innamorato, la risposta equivaleva, in sostanza, a dire che tutto dipendeva da che cosa si intendesse con quella parola.

Quando le forze si capovolgono nel loro opposto negativo

Si può immaginare che queste tre forze, che tengono insieme la coppia, a volte girino al contrario. È una sottigliezza concettuale utile: si parlerebbe allora di forza di attrazione-repulsione, di forza di coesione-esclusione e, per la coercizione, di coercizione centripeta e centrifuga: la prima costringe a restare insieme, la seconda spinge alla separazione.

Alcune coppie subiscono una coercizione centrifuga molto forte, che le spinge verso la rottura. Pensi a Paride ed Elena nella mitologia, o a Rose e Jack in Titanic: tutto l’ambiente, tutto il contesto è fatto perché non possano stare insieme; e nonostante la potenza dell’attrazione, non basta.

Non appena una forza si capovolge così nel suo opposto negativo, occorre una sovracompensazione massiccia delle altre perché la coppia regga. E in genere, quando l’equilibrio comincia a vacillare, è proprio il momento in cui ci si rivolge a una consulenza. Resta allora un’altra questione, più sotterranea: quella del cammino attraverso cui una coppia passa dall’altro idealizzato all’altro reale, ciò che si chiama la mariation.

Come citare questo articolo

Besse, J. (2022, 10 aprile). Ce que les thérapeutes savent sur le couple. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/ce-que-les-therapeutes-savent-sur-le-couple

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