Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Storia e identità

L’Alsazia e la guerra franco-tedesca: una prospettiva sistemica. «Io? Alsaziano!»

Ecco la sintesi della storia — costruita in modo costruttivista e letta in chiave sistemica — di una regione (la figlia) che, senza smettere di appartenere alla «famiglia» franco-tedesca (i genitori), ha voluto essere se stessa. La caratteristica dell’Alsazia, la sua tragedia e il suo destino, è proprio questa ricerca persistente e pacifica di un’autonomia relativa e di un’identità propria.

Autore Claudio Des Champs, psicologo, psicoterapeuta, direttore di Perspectivas Sistémicas (testo firmato con lo pseudonimo Otto Elysées)Prima pubblicazione Perspectivas Sistémicas, n. 2, agosto-settembre 1988; versione corretta dall’autore ripresa in MOSAICO, rivista della Federazione spagnola delle associazioni di terapia familiare, n. 31, aprile 2005Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

«… Nell’attaccamento, nel desiderio di possesso, neghiamo l’altro e creiamo con lui o con lei un mondo che ci nega…»

Humberto Maturana

Un po’ di storia

«La famiglia alsaziana», o semplicemente l’Alsazia, è un’antica provincia della Francia ceduta alla Germania nel 1871 e poi, dopo la sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale del 1914-1918, restituita alla Francia nel 1919.

La Francia lancia allora una vera e propria crociata anticlericale e antigermanofila. Uno sciame di ispettori, professori e altri «-ori» si abbatte sulla provincia francese e, ciò che non può trasformare del paesaggio, cerca di trasformarlo nella cultura alsaziana, e nella lingua in particolare.

Ricordiamo che la popolazione alsaziana è una popolazione tedesca piuttosto particolare: parla tedesco, francese e un dialetto proprio; possiede una tradizione e una storia tedesche, un aspetto germanico e una cultura franco-germanica.

La Francia cercava dunque di «risolvere» il problema alsaziano. A tal fine lancia questa crociata antitedesca e, poiché l’effetto produce la causa (profezia che si autoavvera), questo attacco all’identità alsaziana provoca la rinascita, con più vigore che mai, dell’autonomismo e della germanofilia alsaziani. Alle prime elezioni legislative il risultato è una maggioranza di rappresentanti autonomisti; d’altra parte sorgono movimenti in difesa della religione. Davanti a questa reazione, il governo francese vede confermati i propri sospetti: il problema alsaziano «esiste», e bisogna combatterlo senza indugio e con la massima energia.

Va precisato, se ce ne fosse bisogno, che l’unica cosa che la popolazione alsaziana voleva era far rispettare le proprie tradizioni e i propri costumi — e questo, inutile dirlo, senza smettere di appartenere alla Francia. Il governo francese, tuttavia, «sa» che dietro questi movimenti si nasconde, in agguato, il nemico (che non può essere altri che la Germania).

Piovono gli arresti; si arriva perfino, sfiorando la tragicommedia, a perseguire penalmente Albert Dürer, artista, presunto autore di incisioni sovversive: si trattava ovviamente di A. Dürer, artista tedesco del XV secolo (1471-1528). Questa persistenza, questo più della stessa cosa, questa soluzione tentata alla francese, darà i suoi frutti: al di là di una reazione moderatamente autonomista, si formano alcuni focolai di accesa germanofilia i cui membri diventeranno, con il passare degli anni, elementi della quinta colonna nazista. Queste ultime conseguenze delle «soluzioni» francesi non fanno che corroborare l’esistenza, la «realtà» del problema alsaziano…

Da ricordare

Ogni Stato vincitore definisce un «problema alsaziano» e gli applica la stessa soluzione: cancellare la parte dell’altra cultura. La soluzione produce esattamente ciò che pretendeva di eliminare, e conferma così, a chi la applica, la realtà del problema. L’effetto produce la causa.

Durante l’occupazione tedesca della seconda guerra mondiale, l’occupante tedesco ricrea il problema alsaziano. La crociata è di segno opposto: si tratta di eliminare ogni traccia di cultura francese. La reazione è una difesa entusiasta dei valori francesi e una resistenza organizzata contro l’invasore. Il che non manca di confermare — ancora una volta — agli occhi dell’occupante la realtà del problema alsaziano. La soluzione germanica è la stessa dei predecessori, con una sfumatura di crudeltà più marcata. Migliaia di persone alsaziane, considerate tedesche, vengono mandate sul fronte russo. Chi diserta o si ribella viene internato nel campo di concentramento dello Struthof.

Trattata dalla Germania peggio delle altre regioni della Francia, l’Alsazia liberata sarà epurata ancora una volta: circa 40.000 persone alsaziane, dichiarate collaborazioniste, saranno rinchiuse, nel 1944, nel noto campo di concentramento dello Struthof.

In meno di un secolo, la popolazione di questa regione ha cambiato Stato quattro volte. Ogni volta le è stato chiesto, in modo più o meno perentorio, di cambiare anche Nazione, cioè di rinunciare alle proprie particolarità, sempre considerate straniere dallo Stato-nazione vincitore.

Oggi questa provincia martoriata gode di un regime giuridico, di uno statuto religioso e di un sistema scolastico propri. È l’unica provincia francese a possedere un’autonomia relativa… ma pur sempre un’autonomia.

Quanto segue è la costruzione di un colloquio terapeutico fittizio. Una famiglia alsaziana consulta un terapeuta sistemico — altrettanto immaginario, che chiameremo Otto Franz Des Champs Elysés — per un problema di personalità o, se preferite, per un conflitto di lealtà familiare o di autonomia filiale rispetto ai genitori.

La consultazione: riformulare la storia

(In uno studio sistemico, intorno al ’46)

Famiglia alsaziana (F. A.): — Si immagini, dottore, tutto questo miscuglio di crauti e foie gras, di tedesco e di francese, questi continui cambi di governo, le persecuzioni, questa questione culturale di essere un po’ questo e un po’ quello, cioè niente di definito…

Terapeuta (T.): — Capisco, ma mi dica: se non sbaglio, possedete e conservate una ricca lingua vernacolare — l’alsaziano —, una delle poche lingue vernacolari sopravvissute fino ai nostri giorni, non è vero?

F. A.: — Sì, è vero, ma…

T. (interrompendo con cortesia ma con fermezza): — Mi scusi se la interrompo: se non lo faccio, dimentico quello che stavo per dire. Il fatto di essere sopravvissuti a tante persecuzioni deve aver forgiato una personalità forte e solida, solida e plastica al tempo stesso, immagino.

F. A.: — Certo, be’, in realtà non l’avevamo vista in questo modo…

T.: — Oggi vi si definirebbe persone resilienti.

F. A.: — Ed è grave, dottore? (chiede il marito con aria preoccupata)

T.: — No, la resilienza è piuttosto una qualità, certo poco frequente, di persone che non solo sopravvivono a situazioni molto difficili, ma riescono anche a costruire sviluppi positivi a partire dalla sfida delle difficoltà che si trovano ad affrontare.

F. A.: — Ma guarda un po’, una qualità! (rispondono all’unisono la madre e i figli adolescenti, scambiandosi uno sguardo).

T.: (Il terapeuta prosegue come se non avesse sentito, con gli occhi rivolti in alto, come chi cerca di ricordare qualcosa che ha letto e lo cita a memoria) — In definitiva avete generato senza alcun dubbio, come ben dice il professor Von Heinrich Blun De La Baguette nel primo volume della sua Historia de Alsacia y el Carácter Alsaciano (1), un ricco amalgama di culture diverse e prestigiose, una rara combinazione di rigore e talento prussiani con la finezza e il genio francesi, qualcosa come un Adenauer, un Goethe, un Molière e un Debussy: che antenati illustri!…

F. A.: (silenzio rispettoso e ammirato dei membri della famiglia)

T.: (Riprendendo, dopo una lunga e studiata pausa) — Certo, potete dirmi che questa è storia e che forse vi risulta un po’ estranea…

F. A.: — Be’, insomma, no… (riesce a balbettare il padre)

T.: — Tutti sanno che possedete una lingua propria, piatti regionali, festival di fama mondiale; e tutto questo mantenuto e realizzato contro venti e maree, resistendo e sviluppando un’identità ricca e solida. È indubbio che strati successivi di generazioni potenti abbiano sedimentato e creato un humus fecondo, plasmando in questo modo una forte personalità, ricca di sfumature…

F. A.: — Ah sì? (sorpresa generale)… Lei crede, professore? Ma allora, la nostra identità? In definitiva, che cosa siamo?

T.: — Be’, non sono un esperto, ma credo che siate fondamentalmente francesi — il che basterebbe e avanzerebbe —, certo un tipo particolare di francesi: franco-tedeschi.

(Dopo un’altra pausa studiata, il terapeuta aggiunge con enfasi): Ma prima di tutto siete, né più né meno, alsaziani!

Il terapeuta si alza, a indicare che il colloquio è terminato, e, una volta in piedi, aggiunge:

— Insomma, tutto questo deve sedimentare; e poi magari ve ne andate ottimisti, ma… chi dice che durerà…

F. A.: — (Perplessi) Che cosa durerà, professore?

T.: — (Chinando il capo, in posizione one-down) Per favore, non chiamatemi professore. Voglio dire che non so se riuscirete a vivere senza continuare a soddisfare «Papà» Francia e «Mamma» Germania.

Forse sentite il bisogno di proteggerli, di far sentire loro che dietro questa scorza di autonomismo si cela un desiderio inconscio di appartenere a una delle due culture. È comodo che si decida sempre per noi, e non essere responsabili di niente… (Dopo una breve pausa, come se parlasse tra sé, il terapeuta conclude.) Certo, ha i suoi svantaggi. Non permette il dispiegarsi delle nostre potenzialità.

In ogni caso, la crescita è per chi ha la stoffa per il cambiamento. L’autonomia si merita. Si conquista.

In un follow-up successivo, realizzato sessant’anni dopo da un gruppo di ricerca guidato dal Lic. Hans Des Champs Elysées, figlio di Otto, abbiamo saputo che la famiglia che aveva consultato aveva raggiunto un alto grado di sviluppo, come abbiamo detto nella prima parte di questo lavoro (vedi la parte storica).

Epilogo

Un rinomato storico francese — Michelet — disse una volta a proposito dell’Alsazia: «L’unità dell’Alsazia è più spirituale che fisica; la anima un sentimento comunitario profondo, una volontà tante volte affermata dalla sua popolazione di perseverare nel proprio essere. In questo, l’Alsazia rappresenta forse, più di qualsiasi altra provincia, una persona».

Note dell’originale

(*) Pseudonimo utilizzato dal Lic. Des Champs.

Questo articolo è apparso per la prima volta in Perspectivas Sistémicas n. 2, anno 1, agosto-settembre 1988. È stato riprodotto, con correzioni dello stesso autore, nella rivista MOSAICO: Revista de la Federación Española de Asociaciones de Terapia Familiar (Journal of the Spanish Federation of Family Therapy Associations), aprile 2005 (quarta epoca), numero 31. La versione pubblicata online corrisponde all’edizione corretta di Mosaico.

Chi è Claudio Des Champs

Il Lic. Des Champs è psicologo, psicoterapeuta di individui, coppie e famiglie. Già professore di laurea e post-laurea presso l’U.B.A. e presso le università Kennedy e Maimónides, dove ha introdotto i primi insegnamenti sistemici di laurea. Ha formato operatori e operatrici, professionisti e non, della Segreteria per le dipendenze della provincia di Buenos Aires. È professore associato del corso di laurea in Psicologia dell’Universidad de Morón e professore invitato nel post-laurea in Psicogerontologia dell’Universidad Maimónides, nel corso di laurea in Psicologia dell’UCES e in diverse istituzioni pubbliche e private dell’Argentina e dell’estero. Ha scritto, curato e pubblicato articoli e libri in pubblicazioni locali e internazionali. Membro fondatore, docente e supervisore della Escuela Sistémica Argentina (ESA), associata al Mental Research Institute di Palo Alto e alla Escuela de Terapia Familiar di Barcellona. Editore e direttore di Perspectivas Sistémicas per diciannove anni, dirige oggi Perspectivas Sistémicas On Line (www.redsistemica.com.ar; e-mail: info@redsistemica.com.ar).

Bibliografia

(**) Cita de H. Maturana extraída de « Biología del fenómeno social », Terapia Familiar, Año X, N° 16, 1987. Obra imposible de hallar hoy en día por cierto.

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «Alsacia y la guerra franco-alemana: una perspectiva sistémica. “¿Yo?, ¡Alsaciano!”», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, n. 2, agosto-settembre 1988). Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Des Champs, C. (2022). L’Alsace et la guerre franco-allemande : une perspective systémique. « Moi ? Alsacien ! » (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/l-alsace-et-la-guerre-franco-allemande-une-perspective-systemique-moi-alsacien (Opera originale pubblicata nel 1988 in Perspectivas Sistémicas, n. 2, agosto-settembre 1988; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/06/20/alsacia-y-la-guerra-franco-alemana-una-perspectiva-sistemica-yo-alsaciano/)

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