Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dal francese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Psicoterapia

Il reale come il possibile: la psicoterapia come sceneggiatura

Che cosa si gioca nelle primissime sedute? Claudio Des Champs vi vede il momento in cui si decide la sceneggiatura della terapia: a seconda delle domande poste, delle parole trattenute e dell’attenzione rivolta alle risorse più che alle mancanze, il sistema consultante comincia a raccontare una versione della propria storia oppure un’altra. L’autore intreccia qui la pratica narrativa, la ricerca in psicoterapia — alleanza terapeutica e teoria del cambiamento del cliente —, il contributo della psicologia positiva e della resilienza, il contagio emotivo e i neuroni specchio, e l’«Anello Autoriflessivo del Tempo» di Boscolo e Bertrando, che fa circolare la seduta dal passato al futuro per rendere credibile il cambiamento.

Autore Claudio Des Champs, psicologo, psicoterapeuta individuale, di coppia e della famigliaPrima pubblicazione 7o Congresso dell’EFTA, Parigi, 29-31 ottobre 2010; versione corretta e ampliata, Buenos Aires, 28 agosto 2011Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale del testo originale francese, assistita dall’IA

Abstract

L’articolo descriverà l’importanza delle prime sedute/incontri psicoterapeutici. Terrà conto dell’epistemologia e della pratica sistemica, in particolare dell’approccio narrativo, della nozione di contagio emotivo — neuroni specchio —, della ricerca in psicoterapia — alleanza terapeutica e teoria del cambiamento del cliente — e del contributo della psicologia positiva e della resilienza, creando così la possibilità di cambiamenti duraturi a partire da una nuova sceneggiatura che utilizzerà anche l’Anello Autoriflessivo del Tempo per stabilizzare la fiducia e la percezione di progresso nonostante le vicissitudini delle circostanze nell’evoluzione della vita degli esseri umani, dei sistemi consultanti.

«Il problema non è cercare di adattare la terapia a una particolare classificazione (diagnostica), ma sapere quali potenzialità ci rivela chi consulta quanto alla sua capacità di fare questo o quello.»

Milton Erickson

«Una nozione essenziale della crisi è l’intermediazione tra l’attuale e il virtuale, il possibile; si tratta di invenzione, di immaginazione creativa.»

Scena della seduta: l’importanza dell’accoglienza

Le prime sedute terapeutiche sono fondamentali per costruire un’équipe di lavoro ottimista che miri a creare un contesto aperto al cambiamento, non psicopatologico, orientato al cambiamento, alle risorse, alle competenze, alle soluzioni, ai processi resilienti. Occorre tenere conto delle caratteristiche del mondo della persona che consulta — lavoro, famiglia, tempo libero — e anche dell’eventuale presenza di altre figure professionali, direttamente o indirettamente coinvolte. Vale a dire l’ambiente più ampio, più complesso, che reagirà ai miei interventi, indipendentemente dall’efficacia o dalla soddisfazione o insoddisfazione della persona riguardo alla terapia.

Le persone che consultano si rendono conto molto presto, fin dalle prime domande, dalle prime reazioni, dai primi scambi, di che cosa proponga chi conduce la terapia e di ciò che più attira la sua attenzione: ciò che manca, ciò che è andato storto o, al contrario, le competenze e il modo di affrontare il seguito di quanto è accaduto prima. Da quel momento in poi, il sistema consultante segue il movimento.

Pazienti o clienti?

Il dottor Knock, nell’opera di Jules Romains, sostiene che le persone sane non sono che malate che non sanno ancora di esserlo.

Jules Romains, Knock

Come si presentano queste persone clienti/consultanti della psicoterapia? In generale, come pazienti, parola di origine medica. Vengono dunque per essere curate. Se le si deve curare, sono forse malate? La psicologia fa parte della salute mentale, quindi del mondo della malattia e della guarigione. Queste persone si presentano in un atteggiamento passivo, e il lamento accompagna questo inizio. La loro posizione, secondo uno degli assiomi della comunicazione di Watzlawick, è complementare inferiore rispetto a quella di chi conduce la terapia. Con una sceneggiatura più o meno elaborata, presentata come un fatto compiuto: «siamo qui, con questi sintomi, in questa situazione perché questo o quello, per colpa mia, loro, sua, di lui o di lei, in queste circostanze: che cosa può fare a questo proposito, a partire da qui, dottore, può curarmi, può spiegarmi, può aiutarmi?». Sembrerebbe l’inizio di un film, di un romanzo o di un’opera teatrale: a partire da questo fatto, da questa comunicazione, si svolgerà la storia. Oppure no. Oppure no, perché se ascolto questo racconto come una versione, come un testo, invece che come un fatto compiuto, significa che esistono molte altre versioni possibili. Dunque, più che a una nuova sceneggiatura, passando attraverso una fase di improvvisazione, di creazione che non ne avrà l’aria, si può approdare a un adattamento, nel senso di un film, di un’opera teatrale che è quasi la stessa eppure diversa. Quando la fonte d’ispirazione della sceneggiatura è un’opera originale già pubblicata, si parla di «adattamento». Può trattarsi di un romanzo, di un racconto, oppure di un’opera creata come pièce teatrale, come commedia musicale. O come seduta terapeutica. Durante la seduta si terrà conto degli elementi originali, dei fatti e dei personaggi della versione presentata dal sistema consultante, o anche da colleghe e colleghi che conoscessero queste persone e ce ne parlassero, o da qualsiasi relazione o fascicolo che le riguardi. Ma una volta iniziata la seduta, le persone pazienti/clienti non avranno — per fortuna — altra possibilità che raccontare, o meglio raccontarsi e raccontarmi la loro storia, il loro conflitto o le loro sventure, nel quadro di una conversazione durante la quale certe domande che porrei, certe inflessioni della mia voce, espressioni del viso, sussulti, sguardi, indifferenza o interesse libereranno, creeranno nuovi significati. Questi nuovi adattamenti e/o ricostruzioni degli stessi fatti, che prima non esistevano, d’ora in poi dotati di parole nuove e di nuove interpretazioni possibili, faranno parte dell’inizio di un possibile nuovo racconto/sceneggiatura di vita.

Ricerca in psicoterapia e prassi dell’incontro

Poiché il 40 % dei risultati positivi in psicoterapia dipende dalle variabili extraterapeutiche (del cliente), fattori che appartengono alla persona e al suo ambiente e che contribuiscono al cambiamento, secondo i dati della ricerca in psicoterapia (Lambert, 1992), questa nuova sceneggiatura, o nuovo adattamento o ricostruzione, dovrà essere co-costruita con il sistema consultante nel quadro della prassi dell’incontro. Vale a dire in questa conversazione inedita, singolare, che può mettere radici e integrarsi non soltanto nella vita delle persone che consultano, ma anche, di conseguenza, arricchirne l’identità narrativa, poiché la nostra identità è costituita, costruita, inevitabilmente, da racconti. È legata al possibile, a ciò che la realtà consente in questo caso unico. Può adattarsi al capitale bio-psico-sociale di ciascun individuo, al suo grado di maturità o di immaturità, al suo modo di funzionare, alle parole che usa per definire, presentare, spiegare la propria visione.

D’altra parte, si inscrive in un tempo e in uno spazio dati, all’interno di un processo di cambiamento: ciò che si può pensare oggi forse non si potrà più pensare domani, ed è molto probabile che ancora ieri non si fosse pronti a poterlo immaginare.

«La prassi dell’incontro è una co-creazione tra chi conduce la terapia o la mediazione e il sistema consultante: la successione degli interventi, la forma che questi assumono, si costruisce in funzione degli scambi; sono al tempo stesso la conseguenza e l’origine.»

Ciò deve avvenire in un clima di rispetto e di cordialità e, fin dall’inizio, lavorando per stabilire una solida alleanza terapeutica, responsabile del 30 % della previsione della possibilità di successo o di fallimento (Alexander, Luborsky, 1986) nel campo delle psicoterapie.

E non dimentichiamo il 15 % prodotto dal fattore placebo, vale a dire le aspettative, il miglioramento prodotto dal fatto che la persona sa di seguire un trattamento psicoterapeutico e suppone che le farà bene.

La teoria del cambiamento del cliente (Duncan, Hubble e Miller, 2003), il modo in cui la persona che consulta concepisce il proprio cambiamento e cerca le soluzioni al proprio problema, e la sua collaborazione attiva, sono fattori essenziali del successo terapeutico.

Una volta consolidato il legame tra terapeuta e sistema consultante, la costruzione di un nuovo racconto, la creazione di una storia/chimera nei termini di Boris Cyrulnik (2008), che permetterà alla persona di recuperare la propria dignità, diventa possibile; di conseguenza, il processo di resilienza si avvia.

Temporalità in psicoterapia: circolarità temporale o «Anello Autoriflessivo del Tempo»

Un aspetto essenziale di questo approccio è il concetto scoperto da Milton Erickson nel suo articolo del 1954, «Lo pseudo-orientamento nel tempo come procedura ipnotica» (Pseudo-orientation in time as a hypnotic procedure), ripreso da Steve de Shazer nel 1980 con la sua «domanda del miracolo» (1985, 1991) e sviluppato lungo tutto il libro di Boscolo e Bertrando, Les Temps du temps. Une nouvelle perspective pour la consultation et la thérapie systémique (1993).

Erickson descrive l’ipnosi non soltanto come una tecnica di regressione al passato, ma anche come un orientamento verso il futuro, in cui si suggerisce alla persona di aver già raggiunto gli obiettivi oggi desiderati. De Shazer riprenderà questa tecnica senza l’ipnosi, alla ricerca delle soluzioni e considerando i problemi come essenzialmente situazionali e ancorati nel linguaggio. Sarà la persona che consulta l’unica a giudicare che cosa costituisca una soluzione, e sarà ancora lei a ritenere che le cose vadano abbastanza bene perché la terapia si concluda (1995). Ciò si articola con la teoria del cambiamento del cliente (Duncan, Hubble e Miller, 1997), già descritta.

Il concetto di «Anello Autoriflessivo del Tempo», di Boscolo e Bertrando, è particolarmente interessante a questo proposito.

Immagini il movimento di un’altalena al rallentatore che va alla ricerca del passato del presente, cercando immagini, ricordi che rafforzeranno, per esempio, aspetti positivi, per poi tornare, inevitabilmente, e passare al presente del presente. Ciò mi permetterà di osservare che cosa accade in me, nella mia immagine mentale, qual è il risultato, l’effetto di questo ritorno strategico narrativo. E, senza soluzione di continuità, il movimento, sempre al rallentatore, di quest’altalena andrà in avanti, verso il presente del futuro. Tutto si svolge, come in un film, durante l’ora della seduta, e in queste scene prospettiche, situate in un futuro possibile, si co-costruirà un avvenire del tutto verosimile, stimolante, catalizzatore di azioni proattive che condurranno al compimento di quegli obiettivi, di quei progetti, di quei sogni. O, almeno — il che non sarebbe già poco —, trasformeranno la loro visione presente del loro passato e permetteranno di affrontare la sfida del presente del presente e del futuro immediato con un atteggiamento più fiducioso e una migliore autostima.

Ancoraggio, contagio emotivo positivo e neuroni specchio

Per concludere, l’aspetto di ancoraggio di questi racconti sta nella tecnica delle domande, delle connotazioni positive tra l’altro, delle mie risposte verbali e non verbali, fino a quel momento inedite. Ciò amplierà il campo del possibile, poiché i racconti rispondono al pensiero narrativo, sempre aperto a nuovi significati.

Si terrà conto tanto dell’osservazione minuziosa delle risposte verbali e soprattutto non verbali o analogiche — segni di assenso, per esempio — quanto dell’espressione di emozioni o di sentimenti positivi di accettazione del nuovo racconto.

Le tecniche della narrazione orale, l’azione che avanza, le descrizioni dettagliate, sono importanti: la scrittura di sceneggiatura, ricordiamolo, si distingue dalla scrittura letteraria per la sua presentazione di fatti visivi e uditivi, sempre al presente, e in questo si avvicina alla scrittura teatrale. Una sceneggiatura deve descrivere o suggerire ciò che si vedrà e si sentirà in un film.

Oltre ai dialoghi, la sceneggiatura contiene anche parti descrittive (le indicazioni visive e uditive). Durante le sedute, le descrizioni dei fatti che stanno per compiersi hanno un effetto di suggestione molto importante.

Allo stesso modo, l’entusiasmo e lo stato d’animo di chi conduce la terapia saranno un fattore essenziale: dobbiamo tenere conto del contagio emotivo, del wi-fi cerebrale, descritti da Daniel Goleman in L’Intelligence sociale (2007), e dell’empatia percepita attraverso il sistema della rete neurale specchio, descritto da Giacomo Rizzolatti, Gallese, Iacoboni e altri a partire dalla scoperta dei neuroni specchio, grazie alla quale l’effetto dei nostri interventi può essere osservato in quel cervello che agisce nel momento in cui osserviamo le azioni altrui.

«Il gruppo di ricerca dell’Istituto di Neurofisiologia dell’Università di Parma, diretto da Rizzolatti, ha fatto, all’inizio degli anni Novanta, una scoperta molto importante per la comprensione dei processi mentali: quella dei neuroni specchio. Questi neuroni si attivano quando vengono eseguite azioni finalizzate, ma anche quando osserviamo le stesse azioni eseguite da altri… Le stesse catene di neuroni sono coinvolte non solo nel riconoscimento dell’azione dell’altro, ma anche nel suo perché, cioè nell’intenzione che l’ha motivata. Questi processi… sono strutturati sulla base di circuiti che funzionano come se: non è possibile comprendere il senso e le intenzioni dell’altro in ciò che fa, se non imitando e riproducendo nel nostro corpo la sua azione (Rizzolatti & Sinigaglia, 2006). È questo il processo che Gallese designa come simulazione incarnata — embodied simulation — (Gallese, 2005 et al., 2006). Essa è alla base di fenomeni psicologici e relazionali molto importanti come l’empatia, l’identificazione emotiva con l’altro e la sintonizzazione affettiva.» (Onnis, 2010)

Questi aspetti neuroscientifici costituiscono altri pilastri di questo approccio terapeutico, che mira all’emergere dell’evoluzione, alla fioritura delle possibilità di cambiamenti duraturi e delle emozioni positive degli individui, delle coppie, delle famiglie o dei sistemi più ampi con cui interagiamo.

Riprendendo la formula del dottor Knock, si potrebbe dire che:

«Il più delle volte, le persone che ci consultano sono persone sane che non sanno di esserlo.»

Claudio Des Champs, 2010

Buenos Aires, 28 agosto 2011.

Nota dell’autore

Questo articolo è una versione corretta e ampliata della relazione presentata dall’autore al 7o Congresso dell’EFTA, il 29, 30 e 31 ottobre 2010, a Parigi.

Chi è Claudio Des Champs

Claudio Des Champs è psicologo, psicoterapeuta individuale, di coppia e della famiglia. Professore universitario a Buenos Aires, è docente, fondatore e supervisore dell’ESA (Escuela Sistémica Argentina). Editore e direttore della rivista Perspectivas Sistémicas — Prospettive sistemiche — dal 1988 al 2007, dirige il sito redsistemica.ar.

Bibliografia

Onnis Luigi (2010). « Les voix intérieures de la famille. Mythes et fantasmes familiaux », chapitre I de Thérapie familiale en Europe : inventions à cinq voix, Goldbeter-Merinfeld E., Linares J. L., Onnis L., Romano E., Vanotti M., Éditions De Boeck Université, Bruxelles, Belgique.

Des Champs Claudio. « La Cour des Miracles de Rosario. Un travail communautaire systémique axé sur la crise », dans Auto-référence et thérapie familiale, Cahiers critiques de thérapie familiale et de pratiques de réseaux, n° 9, novembre 1998.

Des Champs Claudio. « Pathologie de la famille et interventions thérapeutiques dans un environnement démocratique : quels effets ? », mai 2006. Exposé de la 53e Conférence internationale du CIRCF (Commission internationale des relations du couple et de la famille), « Famille et démocratie, compatibilité, incompatibilité, chance ou défi », 7-10 juin 2006. Ce travail a été publié sur le site et dans le cahier de l'Exposition 2006 du CIRCF, en anglais et en français.

Questo testo è stato scritto in francese dal suo autore. È apparso con il titolo «Le Réel comme le Possible : la Psychothérapie comme Scénario» presso Red Sistémica (prima presentazione: 7o Congresso dell’EFTA, Parigi, 2010). Traduzione italiana non ufficiale del testo originale francese, assistita dall’IA, realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Des Champs, C. (2023). Le réel comme le possible : la psychothérapie comme scénario. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/le-reel-comme-le-possible-la-psychotherapie-comme-scenario (Opera originale pubblicata nel 2010 in 7o Congresso dell’EFTA, Parigi, 2010; ripubblicata nel 2023 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2023/01/30/le-reel-comme-le-possible-la-psychotherapie-comme-scenario-articulo-en-frances/)

Per approfondire

Confronto

Commenti 0

Effettuare l'accesso per partecipare alla discussione. Accedi

  1. Ancora nessun commento. Il primo può essere il suo.

Carrello

Il tuo carrello è vuoto.