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Journal of Solution Focused Practices · Ricerca empirica
Duecentoventitré persone che studiano in università giapponesi compilano da sole una scheda di lavoro: un problema, la domanda del miracolo, un obiettivo «concreto, piccolo e formulato come “farò”», un’eccezione, un’idea per la settimana. Ciascuna valuta quanto bene ha immaginato il miracolo e quanto il suo obiettivo è concreto e realistico; due figure terapeutiche valutano le stesse cose dall’esterno. Gen Takagi e il suo gruppo mostrano che le due visioni si sovrappongono solo debolmente e che non predicono le stesse cose: la concretezza giudicata da chi conduce la terapia accresce la costruzione di soluzioni, l’immaginazione percepita dalla persona accresce l’autoefficacia, il realismo percepito fa avanzare il problema. Conclusione pratica: verificare con la persona assistita che abbia immaginato abbastanza, e continuare a concretizzare finché chi conduce la terapia non trova l’obiettivo concreto. Con, alla fine, una riflessione sul Giappone, su Yanagida e Suzuki, e su che cosa vale la domanda del miracolo in una cultura molto attenta a ciò che pensano gli altri.
Traduzione non ufficiale in italiano di Impact of Self and Therapists’ Evaluation of Responses to Miracle Question and Goal: Survey of Japanese Undergraduate and Graduate Students, di Gen Takagi, Taku Hiraizumi, Kazuma Sakamoto e Miki Hagidai, pubblicato in Journal of Solution Focused Practices (2021), doi: 10.59874/001c.75043, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, con la figura 1 descritta e le nove tabelle presentate come schede, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. I riquadri e le note intitolati «Complexe Systémique» sono nostri, non di chi firma l’articolo. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Abstract. La terapia breve centrata sulla soluzione è una psicoterapia che non si concentra sul problema, ma sulla chiarificazione dello stato obiettivo e sull’ampliamento dell’eccezione. Lo scopo di questo studio era esaminare gli effetti delle valutazioni della chiarificazione dell’obiettivo, sia da parte delle persone assistite sia da parte di chi conduce la terapia, sulle variabili considerate importanti nella SFBT. In totale sono state analizzate 223 persone partecipanti che avevano risposto a tutti i questionari. I risultati di questo studio hanno mostrato una correlazione tra autovalutazione e valutazione terapeutica per quanto riguarda l’immaginazione della domanda del miracolo, la concretezza dell’obiettivo e il realismo dell’obiettivo. D’altra parte, nessuna delle relazioni è risultata fortemente correlata, a conferma che l’autovalutazione e la valutazione terapeutica differiscono in una certa misura. La valutazione terapeutica relativa all’obiettivo ha avuto un impatto positivo sulla costruzione di soluzioni, sull’orientamento alla soluzione e sull’analisi causale. Inoltre, l’autovalutazione relativa alla domanda del miracolo e all’obiettivo ha avuto un impatto positivo sull’autoefficacia e sul grado di risoluzione del problema. Questi risultati indicano che l’autovalutazione e la valutazione terapeutica relative alla domanda del miracolo e all’obiettivo hanno effetti diversi sulla risoluzione dei problemi.
La terapia breve centrata sulla soluzione (SFBT) è una psicoterapia proposta da de Shazer et al. (1986). de Shazer (1984) ha sottolineato che terapeuta e persona assistita hanno una relazione paritaria e di cooperazione. Questa visione ha contribuito ad affermare l’idea che le persone assistite abbiano la capacità e le risorse per la risoluzione. Inoltre, Gingerich et al. (1988) hanno mostrato che le conversazioni sul cambiamento sono associate agli esiti del trattamento, e la tecnica di domande della SFBT è stata sviluppata per suscitare dalle persone assistite conversazioni sul cambiamento. Su queste basi, la SFBT ritiene che comprendere il problema non porti necessariamente a risolverlo (De Jong & Berg, 2013), e cerca di costruire una soluzione in modo collaborativo concentrandosi sui desideri e sulle risorse della persona assistita.
Greene e Grant (2003) affermano che «se sai dove stai andando, è facile arrivarci. Quindi immaginare un futuro ti aiuta a raggiungerlo» (p. 25). La caratteristica della costruzione di soluzioni è concentrarsi sulla chiarificazione dello stato obiettivo e sull’ampliamento delle eccezioni (De Jong & Miller, 1995). Nella SFBT, le domande del miracolo (MQ) servono a chiarire lo stato obiettivo che riflette i desideri della persona assistita (de Shazer & Dolan, 2012). La MQ è un punto di riferimento per l’intervento perché definisce il futuro desiderato dalla persona assistita e la sua vita dopo la risoluzione del problema (de Shazer, 1982). Greene e Grant hanno sottolineato che sono necessari sia una visione sfumata della soluzione tramite la MQ sia un obiettivo specifico che segua tale visione. Pertanto, nel processo di chiarificazione dell’obiettivo, oltre alla MQ occorre fissare un obiettivo ben formato. Come condizioni di un obiettivo ben formato, de Shazer (1991) indica quanto segue: l’obiettivo deve essere (1) importante per la persona assistita, (2) circoscritto alla situazione, specifico, attuabile e misurabile, e (3) realistico. Obiettivi di questo tipo rendono più chiara l’immagine della soluzione e accrescono la speranza nella vita futura e l’efficacia rispetto al problema (Jordan & Quinn, 1994; Shilts et al., 1997). La chiarificazione dell’immagine della soluzione e la definizione di obiettivi specifici tramite la MQ svolgono quindi un ruolo importante nella SFBT. In sintesi, la chiarificazione dell’immagine della soluzione tramite la MQ e la definizione di obiettivi specifici aiuteranno a costruire la soluzione.
Le domande sull’eccezione, poi, sono le domande che si concentrano sui momenti in cui il problema non si presenta, o in cui qualcosa va un po’ meglio. Nemmeno i problemi più persistenti sono assolutamente sempre presenti, e ci sono sempre alcune eccezioni (Greene & Grant, 2003). Quando le persone assistite cominciano a cercare le eccezioni, possono trovare e riprodurre eccezioni che prima non avevano riconosciuto (Berg & Dolan, 2001). I principi e le tecniche centrati sulla soluzione aiutano le persone assistite a utilizzare i propri processi di pensiero intrinseci, forse inconsci, e le proprie esperienze delle situazioni per trovare la soluzione (Greene & Grant, 2003).
De Jong e Berg (2013) raccomandano di cercare le eccezioni dopo la domanda del miracolo, per due ragioni. In primo luogo, all’inizio della terapia le persone assistite sono così concentrate sul parlare del problema che difficilmente notano le eccezioni. In quel momento, porre domande per trovare eccezioni può sembrare fuori luogo. Tuttavia, dopo che la persona assistita ha dato una descrizione concreta della propria vita quando il miracolo è avvenuto, la ricerca delle eccezioni può cominciare in modo del tutto naturale. In secondo luogo, questo ordine rende più facile per la persona assistita trovare eccezioni direttamente legate al miracolo (una descrizione dettagliata di ciò che desidera sia diverso nella propria vita). Sono queste le eccezioni più utili per costruire la soluzione, perché sono strettamente legate a ciò che la persona assistita desidera. È quindi importante cercare le eccezioni dopo aver fissato l’obiettivo ben formato.
Negli ultimi anni sono stati sviluppati strumenti di auto-aiuto che non richiedono l’intervento di chi fa terapia, come le schede di lavoro e internet, e ne è stata dimostrata l’efficacia (Cuijpers & Schuurmans, 2007). Nella SFBT vi sono stati studi sugli effetti del formato a scheda di lavoro; per esempio, Grant (2012) ha mostrato che le schede strutturate intorno alla MQ aumentavano la risoluzione dei problemi e l’autoefficacia rispetto alle domande centrate sul problema. Inoltre, Takagi et al. (2019) hanno sviluppato una scheda di lavoro composta da EQ e MQ e hanno constatato che aumentava il grado di risoluzione del problema, l’autoefficacia e la costruzione di soluzioni. Così, pur essendo stata dimostrata l’efficacia di una scheda composta da tecniche della SFBT, l’impatto dei singoli elementi della SFBT non è stato esaminato nel dettaglio. Pertanto, questo studio si concentra, tra gli elementi della SFBT, sulla chiarificazione dell’immagine della soluzione e sulla definizione di obiettivi specifici e realistici, e ne esamina l’efficacia nel dettaglio.
Molti studi sugli obiettivi sono stati condotti nell’ambito dei progetti personali (Personal Project) e in ambito industriale. Nella ricerca sui progetti personali, gli obiettivi personali sono stati collegati al benessere soggettivo (Brunstein, 1993). In una prospettiva di approccio-evitamento, Emmons (1996) classifica gli obiettivi in tre categorie: ciò che vogliamo raggiungere, ciò che vogliamo mantenere e ciò che vogliamo evitare. Gli obiettivi di evitamento, anche quando vengono raggiunti, procurano semplicemente l’assenza di conseguenze negative, non la presenza delle conseguenze positive necessarie a soddisfare i bisogni della persona (Elliot & Sheldon, 1998). Di fatto, Coats et al. (1996) hanno trovato una correlazione negativa tra obiettivi di evitamento e ottimismo e autostima, e una correlazione positiva con la depressione. Sono state esaminate anche le differenze culturali: mentre negli Stati Uniti gli obiettivi di evitamento erano associati negativamente al benessere soggettivo, in Corea non è stata trovata alcuna correlazione significativa (Elliot et al., 2001). In Giappone gli obiettivi di evitamento potrebbero non avere effetti negativi. Tuttavia, non vi è differenza culturale nel fatto che gli obiettivi di approccio permettono di verificare i risultati più facilmente degli obiettivi di evitamento, e gli obiettivi di approccio sono più importanti nella costruzione di soluzioni. Inoltre, Elliot e Friedman (2007) hanno sottolineato l’importanza di passare dal perseguire obiettivi di evitamento al perseguire obiettivi di approccio. In Giappone, Kurosawa (2012) ha proposto come condizione dell’obiettivo nella SFBT la formulazione in termini di «fare» anziché di «non fare», e anche questo studio chiede che vengano fissati obiettivi di approccio conformi a tale condizione.
La ricerca sulla prestazione in ambito industriale ha mostrato che obiettivi concreti e difficili portano a prestazioni più elevate (Locke & Latham, 2013). Inoltre, Emmons (1992) ha mostrato, sulla base di uno studio quantitativo, che gli obiettivi astratti sono associati a disagio psicologico come la depressione. Ci si aspetta quindi che avere obiettivi concreti porti a prestazioni migliori e a una maggiore stabilità psichica. D’altra parte, la difficoltà può avere effetti negativi, come l’abbassamento del morale e dell’efficacia, se il compito è complesso o si colloca a un livello che la persona sente irraggiungibile (Locke & Latham, 2013). In particolare, il raggiungimento dei vari obiettivi della vita quotidiana richiede l’esecuzione di compiti complessi, come la necessità di cambiare strategia nell’interazione con l’ambiente. Per mantenere un senso di autoefficacia nel risolvere tali compiti, è importante che il realismo degli obiettivi sia valutato come elevato. Da quanto precede risulta che, come chiarificazione degli obiettivi nella terapia breve orientata alla soluzione, è importante chiarire l’immagine della soluzione e fissare obiettivi specifici e realistici. Pertanto, misurando separatamente l’immaginazione dell’immagine della soluzione, la concretezza dell’obiettivo e il realismo dell’obiettivo, esaminiamo gli effetti individuali di questi elementi.
La definizione di obiettivi specifici e raggiungibili è particolarmente cruciale nella SFBT. Emmons (1992) mostra, sulla base di un esame quantitativo, che gli obiettivi astratti sono associati a disagio psicologico, come la depressione. D’altra parte, non esiste ancora alcuna ricerca che abbia esaminato quantitativamente l’influenza della chiarificazione dell’obiettivo su variabili come la costruzione di soluzioni, considerata importante nella SFBT. Né vi sono ricerche che abbiano discusso nel dettaglio che cosa influenzi la valutazione delle caratteristiche degli obiettivi, sia dal punto di vista terapeutico sia da quello soggettivo individuale. La valutazione soggettiva degli obiettivi da parte della persona assistita potrebbe non coincidere sempre con quella di chi conduce la terapia. Per esempio, una persona può sentire che un obiettivo è specifico e realistico, mentre dal punto di vista terapeutico può sembrare non abbastanza specifico, oppure può servire un obiettivo più realistico. Pertanto, lo scopo di questo studio era esaminare gli effetti delle valutazioni dell’obiettivo, sia da parte delle persone assistite sia da parte di chi conduce la terapia, sulle variabili considerate importanti nella SFBT. Nella SFBT, l’importanza dell’obiettivo è stata citata come condizione di un buon obiettivo. Tuttavia, l’importanza dell’obiettivo è in larga misura soggettiva per la persona assistita e difficile da valutare per altre persone. Inoltre, poiché questo studio tratta obiettivi fissati dalla persona stessa, e non obiettivi assegnati da altre persone, è poco probabile che vengano fissati obiettivi poco importanti. Per queste due ragioni abbiamo deciso di concentrarci, tra le caratteristiche degli obiettivi, su concretezza e realismo.
Come misura di efficacia abbiamo utilizzato la scala Solution Building Inventory (SBI). Smock et al. (2010) hanno individuato tre componenti importanti della costruzione di soluzioni: avere una visione chiara dello stato desiderato, riconoscere le eccezioni e nutrire speranza nel futuro. Sulla base di queste componenti è stato sviluppato un inventario della costruzione di soluzioni per valutare la capacità di costruire soluzioni (Smock et al.). In particolare, nel processo di chiarificazione degli obiettivi tramite la domanda del miracolo, si ritiene che la costruzione di soluzioni venga rafforzata perché le persone partecipanti immaginano uno stato desiderabile e fissano obiettivi specifici e realistici. Nella SFBT la costruzione di soluzioni è la variabile più importante, e si ritiene che, quando essa viene rafforzata, l’autoefficacia e le strategie di coping cambino in senso positivo.
D’altra parte, poiché la costruzione di soluzioni non è una misura diretta dell’autoefficacia né delle strategie di coping in sé, sono stati utilizzati quattro indicatori di efficacia — autoefficacia, grado di risoluzione del problema, livello ideale di vita e strategie di coping — per cogliere nel dettaglio i cambiamenti positivi prodotti dalla SFBT. L’autoefficacia è la fiducia nel risolvere i problemi, e le persone con un’elevata autoefficacia tendono a essere ottimiste, fiduciose nelle proprie azioni e proattive nel metterle in pratica (Kelder et al., 2015). Accrescere l’autoefficacia è quindi un elemento essenziale per migliorare le situazioni problematiche. È stato dimostrato che le tecniche della SFBT accrescono l’autoefficacia (De Jong & Berg, 2013; Grant, 2012; Takagi & Wakashima, 2019), e ci si aspetta che immaginare soluzioni e fissare obiettivi specifici e realistici accresca l’autoefficacia.
Il grado di risoluzione del problema, poi, è una misura che indica se il problema è grave o vicino alla risoluzione. De Jong e Hopwood (1996) hanno esaminato l’efficacia della SFBT con un indice di risoluzione dei problemi graduato su una scala da 0 a 10, e hanno riferito che il 74% delle persone in età studentesca era migliorato di un punto o più. Inoltre, il livello ideale di vita è un indice che misura se la vita attuale è lontana o vicina all’ideale. Pakrosnis e Cepukiene (2012) sottolineano che gli effetti della SFBT possono incidere positivamente non solo sui temi e sulle situazioni specifiche trattati in terapia, ma anche su vari aspetti della vita della persona assistita. Ci si aspetta quindi che nella SFBT migliori non solo il problema specifico, ma anche l’intera vita della persona assistita. In sintesi, il grado di risoluzione del problema e il livello ideale di vita saranno accresciuti immaginando pienamente la soluzione e fissando obiettivi concreti e realistici.
Infine, le strategie di coping sono indicatori che misurano il modo in cui le persone affrontano i problemi. Tsukahara (2010) ha classificato le strategie di coping in due categorie: il controllo primario, che tenta di risolvere direttamente il problema in sé, e il controllo secondario, che tenta di risolvere il problema modificando la percezione del problema. Sia il controllo primario sia quello secondario si sono rivelati efficaci nel ridurre i sintomi depressivi. Poiché Greene e Grant (2003) raccomandano di definire un piano d’azione dopo la chiarificazione dell’obiettivo, nella SFBT è importante produrre un cambiamento nel modo in cui le persone assistite affrontano i propri problemi. D’altra parte, non è stato esaminato in che modo l’immaginazione dell’immagine della soluzione, la concretezza dell’obiettivo e il realismo dell’obiettivo influiscano sulle strategie di coping. Pertanto, il presente studio ha esaminato in modo esplorativo gli effetti sulle strategie di coping.
L’indagine di questo studio è stata condotta nel novembre e nel dicembre 2018. La popolazione studentesca giapponese di laurea e post-laurea è stata reclutata per partecipare a questo studio tramite una società di ricerca online. La società registrava le persone che desideravano collaborare a ricerche e, tramite la sua piattaforma, era possibile chiedere loro di collaborare. Nel reclutamento, alle persone partecipanti è stato chiesto di collaborare allo studio illustrando, nella schermata di autorizzazione, il contenuto dello studio, il modulo del questionario, il fatto che non erano obbligate a rispondere alle domande e che le loro risposte sarebbero state trattate statisticamente senza che i loro dati personali potessero essere identificati. Solo chi accettava di collaborare a questo studio poteva passare alla schermata di risposta al questionario. Le persone partecipanti hanno risposto due volte alla misura di efficacia, subito prima e subito dopo aver risposto alla scheda di lavoro basata sulla SFBT (si veda la figura 1). In questo studio non abbiamo cercato la collaborazione di persone che avessero bisogno di consulenza psicologica o che conoscessero la SFBT, ma abbiamo diffuso l’indagine in modo casuale tramite una società di ricerca online, ottenendo la collaborazione di chi accettava di partecipare. Inoltre, nella realizzazione di questo studio non è stata condotta alcuna consulenza individuale o di gruppo, e alle persone partecipanti è stato chiesto di lavorare sui propri problemi.
Figura 1 (descritta). Disegno sperimentale
Un diagramma di flusso verticale: popolazione studentesca idonea contattata (n=320) → questionario pre → definizione del problema → risposta adeguata (n=223) [ramo laterale: risposta non adeguata (n=97)] → domanda del miracolo → chiarificazione dell’obiettivo → domanda sull’eccezione → questionario post → casi analizzati (n=223).
All’indagine hanno partecipato 320 persone iscritte a corsi di laurea e post-laurea. È stato chiesto loro di rispondere con schede di lavoro alle domande sui problemi, sulla MQ e sulla chiarificazione dell’obiettivo. Le 97 persone che hanno risposto «Non in particolare», «Niente» o «Non lo so» alla domanda sul problema non sono state incluse nell’analisi per due ragioni: (1) è molto probabile che queste persone cercassero di ridurre al minimo lo sforzo di risposta, e si teme che il loro atteggiamento di risposta non fosse adeguato, e (2) è difficile lavorare sulla chiarificazione della MQ e degli obiettivi se non è stato definito un problema. Pertanto, nell’analisi di questo studio sono state incluse 223 persone (74 uomini e 149 donne; fascia d’età = 18-25 anni, età media = 20.77, SD = 1.62).
Dati demografici. Alle persone partecipanti sono stati chiesti genere ed età.
Solution Building Inventory. La costruzione di soluzioni è stata misurata con 14 item del questionario sviluppato originariamente da Smock et al. (2010). Questo questionario permette di valutare la capacità di una persona di individuare eccezioni, soluzioni e speranza nel futuro. Takagi et al. (2015) hanno sviluppato una versione giapponese di questa scala. Inoltre, Takagi et al. (2019) hanno rivisto la versione giapponese del Solution Building Inventory in un’espressione giapponese di facile comprensione. Questa scala ha una struttura monofattoriale. Gli item sono stati valutati su una scala Likert a cinque punti da «1 = per niente d’accordo» a «5 = del tutto d’accordo». Il punteggio totale dei 14 item è stato utilizzato come indicatore della costruzione di soluzioni.
Autoefficacia. L’autoefficacia è stata misurata con i 10 item della General Self-Efficacy Scale, sviluppata originariamente da Jerusalem e Schwarzer (1992) e poi tradotta in giapponese da Ito et al. (2005). Questa scala ha una struttura monofattoriale. Gli item sono stati valutati su una scala Likert a quattro punti da «1 = per niente vero» a «4 = esattamente vero». Il punteggio totale dei 10 item è stato utilizzato come indicatore dell’autoefficacia.
Grado di risoluzione del problema. Il grado di risoluzione del problema è stato misurato con 1 item; facendo riferimento a Iwamoto et al. (2016), abbiamo chiesto: «Un punteggio di 0 significa che il problema è molto grave e brutto, e un punteggio di 10 significa che il problema è gestibile in autonomia. Che punteggio pensi che abbia ora il problema per te?». Il punteggio di questo item è stato utilizzato come indicatore del grado di risoluzione del problema.
Livello ideale di vita. Il livello ideale di vita è stato misurato con 1 item; abbiamo usato lo stesso formato di domanda e chiesto: «Un punteggio di 0 significa che la tua vita in generale è molto grave e la peggiore possibile, e un punteggio di 10 significa che la tua vita è davvero ideale. Che punteggio pensi che abbia la tua vita attuale?». Il punteggio di questo item è stato utilizzato come indicatore del livello ideale di vita.
Strategia di coping. La strategia di coping è stata misurata con 20 item delle scale di controllo primario e secondario sviluppate da Tsukahara (2010). Questa scala comprende le quattro sottoscale seguenti: orientamento alla soluzione (6 item), analisi causale (4 item), accettazione del significato (6 item) e regolazione del pensiero (4 item). Gli item sono stati valutati su una scala Likert a cinque punti da «1 = per niente d’accordo» a «5 = del tutto d’accordo». La validità e l’affidabilità di questa scala sono state confermate da Tsukahara (2010). Questa scala può misurare sia le strategie di coping che tentano di risolvere il problema in sé sia quelle che modificano la percezione del problema; è stata utilizzata perché ci si aspetta che la SFBT produca cambiamenti non solo nella risoluzione del problema in sé, ma anche nella modifica della percezione del problema. L’orientamento alla soluzione è un coping proattivo di risoluzione dei problemi e viene misurato con item come «Farò qualcosa al riguardo con i miei sforzi». L’analisi causale, poi, è una strategia di coping che analizza le cause del problema e viene misurata con item come «Cercherò di risolvere il problema con i miei sforzi». Orientamento alla soluzione e analisi causale sono collocati tra i controlli primari, che tentano di risolvere direttamente il problema in sé. L’accettazione del significato, poi, è un meccanismo di coping che fa emergere il significato positivo del problema e viene misurata con item come «Penso che sia stata un’esperienza significativa nella mia vita». Infine, la regolazione del pensiero è un meccanismo di coping che orienta i pensieri in senso positivo, e viene misurata con item come «Se riesco a superare questo, il resto della mia vita andrà sicuramente meglio». Accettazione del significato e regolazione del pensiero sono collocate tra i controlli secondari, che tentano di risolvere il problema modificando la percezione del problema.
Domande sul problema. Alle persone partecipanti è stato chiesto di descrivere un problema con la consegna: «Parlami di un problema che ha avuto un impatto negativo continuativo sulla tua vita».
Valutazione del problema. Per conoscere la loro valutazione del problema, abbiamo posto le domande seguenti. In primo luogo, per accertare l’attribuzione delle cause del problema, abbiamo chiesto «Pensi di essere tu la causa di questo problema, o pensi che sia causato da altre persone, dall’ambiente, ecc.?», chiedendo una risposta su una scala da 1 (del tutto d’accordo che la causa sono io) a 5 (del tutto d’accordo che la causa sono altre persone o l’ambiente). In secondo luogo, per accertare la loro efficacia nel risolvere il problema indicato, abbiamo chiesto «Quanto senti di poter affrontare questo problema in autonomia?», chiedendo una risposta su una scala da 1 (non lo sento affatto) a 5 (lo sento fortemente). In terzo luogo, per accertare la motivazione a risolvere il problema, abbiamo chiesto «Quanta motivazione hai a risolvere questo problema?», chiedendo una risposta su una scala da 1 (molto poco) a 4 (moltissimo). Infine, per accertare quanto il problema incida sulla vita, abbiamo chiesto «Quanto è forte l’impatto negativo di questo problema sulla tua vita?», chiedendo una risposta su una scala da 1 (molto piccolo) a 4 (molto grande). In questo studio la valutazione del problema non è stata utilizzata nell’analisi, perché lo scopo dello studio era esaminare gli effetti delle valutazioni delle risposte alla MQ e alla chiarificazione dell’obiettivo su variabili importanti nella SFBT.
Domanda del miracolo. Alle persone partecipanti è stato chiesto di rispondere alla domanda del miracolo: «Se accadesse un miracolo e questo problema scomparisse, in che cosa pensi che la tua vita sarebbe diversa? Descrivilo nel modo più preciso possibile, anche se si tratta solo della tua immaginazione o delle tue speranze». È stato chiesto loro anche quanto fossero riuscite a immaginare, valutandolo su una scala da 1 (per niente) a 4 (molto bene). Questa autovalutazione dell’immaginazione per la MQ è indicata come self-MQ-image.
Chiarificazione dell’obiettivo. Alle persone partecipanti è stato chiesto di fissare il proprio obiettivo con la consegna: «Fissa un obiettivo basato sulla tua risposta alla MQ. Formula un obiettivo che soddisfi le condizioni seguenti». Le condizioni erano queste: obiettivi a livello di azione, il più possibile specifici e visibili; un obiettivo il più possibile piccolo e realistico (i primi piccoli segnali, non l’obiettivo finale); l’obiettivo positivo «farò» anziché l’obiettivo negativo «non farò». È stato chiesto loro anche quanto fosse concreto il loro obiettivo, valutandolo su una scala da 1 (per niente specifico) a 4 (molto specifico), e quanto fosse realistico, valutandolo su una scala da 1 (molto difficile) a 4 (molto facile).
Domanda sull’eccezione. Alle persone partecipanti è stato chiesto di rispondere sulla propria eccezione con la domanda: «Ripensa a un momento in cui gli obiettivi che hai fissato si sono realizzati in qualche misura, o in cui la gravità del problema era un po’ minore. Che cosa c’era di diverso in te in quel momento perché fosse così? E che cosa puoi fare per far aumentare quelle situazioni?».
Idee per risolvere il problema. Alle persone partecipanti è stato chiesto di indicare idee per risolvere il problema con la domanda: «Indica che cosa puoi fare per risolvere il tuo problema nella settimana che viene».
Valutazione delle idee per risolvere il problema. Per conoscere la loro valutazione delle idee per risolvere il problema, abbiamo posto le domande seguenti. In primo luogo, per accertare l’efficacia delle idee per risolvere il problema, abbiamo chiesto «Quanto senti che l’idea sarà utile?», chiedendo una risposta su una scala da 1 (del tutto inutile) a 5 (del tutto utile). In secondo luogo, per accertare il realismo delle idee per risolvere il problema, abbiamo chiesto «Quanto senti probabile di realizzare l’idea?», chiedendo una risposta su una scala da 1 (non lo farò mai) a 5 (lo farò sicuramente). In terzo luogo, per accertare la novità delle idee per risolvere il problema, abbiamo chiesto «Quanto è diversa questa idea da tutto ciò a cui hai mai pensato?», chiedendo una risposta su una scala da 1 (completamente diversa) a 5 (esattamente la stessa). In questo studio la valutazione delle idee per risolvere il problema non è stata utilizzata nell’analisi, perché lo scopo dello studio era esaminare gli effetti delle valutazioni delle risposte alla MQ e alla chiarificazione dell’obiettivo su variabili importanti nella SFBT.
La concretezza di quanto immaginato nelle risposte alla MQ è stata valutata da due membri del corpo docente universitario, con dottorato e specializzazione nella SFBT (le persone che firmano l’articolo in prima e seconda posizione). Innanzitutto, sono stati predisposti i seguenti criteri di valutazione (si veda la tabella 1).
Tabella 1. Criteri per valutare la concretezza di quanto immaginato nella domanda del miracolo
0 Obiettivo non adeguato; 1 L’obiettivo non è affatto specifico; 2 L’obiettivo non è molto specifico; 3 L’obiettivo è abbastanza specifico; 4 L’obiettivo è molto specifico.
Successivamente, le due persone hanno valutato 23 risposte alla domanda del miracolo, pari al 10% delle 223 risposte analizzate, e hanno calcolato il tasso di concordanza. L’affidabilità tra valutatori è risultata pari a .887, una coincidenza quasi perfetta. Pertanto, chi firma l’articolo in prima posizione ha valutato il contenuto delle restanti risposte alla domanda del miracolo. Questo valore è stato utilizzato come punteggio della valutazione terapeutica della concretezza dell’immaginazione per la MQ. Questa valutazione terapeutica dell’immaginazione per la MQ è indicata come therapist-MQ-image.
Concretezza e realismo del contenuto delle risposte sull’obiettivo sono stati valutati dalle stesse due persone menzionate in precedenza. Innanzitutto, sono stati predisposti i seguenti criteri di valutazione (si vedano le tabelle 2 e 3).
Tabella 2. Criteri per valutare la concretezza dell’obiettivo
0 Obiettivo non adeguato; 1 L’obiettivo non è affatto specifico; 2 L’obiettivo non è molto specifico; 3 L’obiettivo è abbastanza specifico; 4 L’obiettivo è molto specifico.
Tabella 3. Criteri per valutare il realismo dell’obiettivo
0 Obiettivo non adeguato; 1 L’obiettivo non è affatto realistico; 2 L’obiettivo non è molto realistico; 3 L’obiettivo è abbastanza realistico; 4 L’obiettivo è molto realistico.
Successivamente, le due persone hanno valutato 23 risposte sull’obiettivo, pari al 10% delle 223 risposte analizzate, e hanno calcolato il tasso di concordanza. L’affidabilità tra valutatori è risultata pari a .951 per la concretezza e a .933 per il realismo, coincidenze quasi perfette. Pertanto, chi firma l’articolo in prima posizione ha valutato il contenuto delle restanti risposte sull’obiettivo. Questo valore è stato utilizzato come punteggio della valutazione terapeutica della concretezza e del realismo dell’obiettivo. Questa valutazione terapeutica della concretezza e del realismo dell’obiettivo è indicata come therapist-Goal-concrete e therapist-Goal-reality.
Per l’analisi dei dati è stato utilizzato SPSS (versione 24.0). Per verificare l’affidabilità della scala è stato utilizzato il coefficiente alfa di Cronbach. Nell’esame delle correlazioni è stato calcolato il coefficiente di correlazione di Pearson. Nell’analisi di regressione multipla è stato utilizzato un metodo stepwise per individuare le variabili che influenzano le variabili considerate importanti nella SFBT. Tutte le analisi statistiche hanno utilizzato un test a due code. In tutte le valutazioni statistiche, un valore p inferiore a 0.05 è stato considerato indicativo di una differenza significativa.
Il punteggio medio di ciascuna scala è stato calcolato e utilizzato come punteggio. Inoltre, sono stati calcolati i coefficienti alfa per confermare l’affidabilità delle scale. I risultati sono stati .91 per la costruzione di soluzioni, .88 per l’autoefficacia, .88 per l’orientamento alla soluzione, .82 per l’analisi causale, .89 per l’accettazione del significato e .74 per la regolazione positiva del pensiero: tutte le scale superavano .70, indicando un’affidabilità sufficiente. Le statistiche descrittive di ciascuna sono riportate nella tabella 4.
Tabella 4. Statistiche descrittive delle scale (N=223): M (SD)
Costruzione di soluzioni 3.27 (0.72); Autoefficacia 2.45 (0.53); Grado di risoluzione del problema 4.94 (2.17); Livello ideale di vita 4.98 (2.04); Strategia di coping: orientamento alla soluzione 3.48 (0.90), analisi causale 3.40 (0.93), accettazione del significato 3.27 (1.00), regolazione del pensiero 3.49 (0.92).
Nell’analisi sono stati utilizzati anche i punteggi self-MQ-image, therapist-MQ-image, self-Goal-concrete, therapist-Goal-concrete, self-Goal-reality e therapist-goal-reality. Le statistiche descrittive di ciascuno sono riportate nella tabella 5.
Tabella 5. Statistiche descrittive dei punteggi di valutazione (N=223): M (SD)
self-MQ-image 3.12 (0.80); self-Goal-concrete 2.72 (0.80); self-Goal-reality 2.29 (0.78); therapist-MQ-image 2.65 (1.00); therapist-Goal-concrete 2.70 (0.86); therapist-Goal-reality 2.62 (0.84).
Sono stati condotti test t per campioni appaiati per esaminare le variazioni dei punteggi prima e dopo le sessioni di lavoro (si veda la tabella 6). I risultati hanno mostrato differenze significative per tutte le variabili, con punteggi più alti dopo il lavoro che prima.
Tabella 6. Variazioni dei punteggi prima e dopo le sessioni di lavoro (N=223): prima M (SD); dopo M (SD); valore t
Costruzione di soluzioni 3.27 (0.72); 3.40 (0.82); −2.81**. Autoefficacia 2.45 (0.53); 2.57 (0.64); −3.31**. Grado di risoluzione del problema 4.94 (2.17); 5.33 (2.19); −4.13***. Livello ideale di vita 4.98 (2.04); 5.18 (2.14); −2.43*. Orientamento alla soluzione 3.48 (0.90); 3.67 (0.92); −4.30***. Analisi causale 3.40 (0.93); 3.54 (0.99); −3.15**. Accettazione del significato 3.27 (1.00); 3.46 (1.00); −4.54***. Regolazione del pensiero 3.49 (0.92); 3.62 (0.96); −2.91**. * p<.05 ** p<.01 *** p<.001.
È stata condotta un’analisi di correlazione per esaminare la relazione tra l’autovalutazione e la valutazione terapeutica delle risposte al lavoro (si veda la tabella 7). I risultati hanno mostrato che self-MQ-image presentava una correlazione positiva significativa con self-Goal-concrete, therapist-MQ-image, therapist-Goal-concrete e therapist-Goal-reality. Self-Goal-concrete presentava una correlazione positiva significativa con self-Goal-reality, therapist-MQ-image, therapist-Goal-concrete e therapist-Goal-reality. Self-Goal-reality presentava una correlazione positiva significativa con therapist-Goal-reality. Therapist-MQ-image presentava una correlazione positiva significativa con therapist-Goal-concrete e therapist-Goal-reality. Infine, therapist-Goal-concrete presentava una correlazione positiva significativa con therapist-Goal-reality.
Questi risultati hanno mostrato una correlazione tra autovalutazione e valutazione terapeutica per MQ-image, Goal-concrete e Goal-reality. D’altra parte, nessuna delle correlazioni è risultata forte, a conferma che l’autovalutazione e la valutazione terapeutica differiscono in una certa misura. Inoltre, mentre l’autovalutazione indicava che una MQ-image più alta era associata a un self-Goal-concrete più alto, non è emersa alcuna associazione con self-Goal-reality. Al contrario, la valutazione terapeutica ha mostrato che quanto più alta era la MQ-image, tanto più alti erano therapist-Goal-concrete e therapist-Goal-reality. Questi risultati suggeriscono che, quanto maggiore è la concretezza di quanto immaginato nella MQ dal punto di vista terapeutico, tanto maggiori sono la concretezza e il realismo degli obiettivi.
Tabella 7. Relazione tra autovalutazione e valutazione terapeutica delle risposte (N=223): correlazioni
1 self-MQ-image — 2 self-Goal-concrete .17*; 3 self-Goal-reality −.01; 4 therapist-MQ-image .14*; 5 therapist-Goal-concrete .14*; 6 therapist-Goal-reality .18**.
2 self-Goal-concrete — 3: .30***; 4: .15*; 5: .22***; 6: .28***. 3 self-Goal-reality — 4: .08; 5: .13; 6: .19**. 4 therapist-MQ-image — 5: .48***; 6: .44***. 5 therapist-Goal-concrete — 6: .75***. * p<.05 ** p<.01 *** p<.001.
Per esaminare l’impatto dell’autovalutazione e della valutazione terapeutica delle risposte sulle variabili considerate importanti nella SFBT, sono stati ottenuti punteggi di variazione sottraendo i punteggi pre dai punteggi post per costruzione di soluzioni, autoefficacia, grado di risoluzione del problema, livello ideale di vita e strategie di coping. Se questo punteggio di variazione è elevato in senso positivo, indica che il punteggio è aumentato dopo il lavoro. È stata condotta un’analisi di regressione multipla con l’autovalutazione e la valutazione terapeutica delle risposte come variabili indipendenti e i punteggi di variazione come variabili dipendenti (si vedano le tabelle 8 e 9). Nell’analisi è stato utilizzato il metodo stepwise, in conformità con lo scopo di questo studio, che è individuare le variabili che influenzano le variabili considerate importanti nella SFBT.
Tabella 8. L’impatto dell’autovalutazione e della valutazione terapeutica delle risposte sugli aspetti psicologici (N=223): coefficienti standardizzati per costruzione di soluzioni; autoefficacia; grado di risoluzione del problema; livello ideale di vita
self-MQ-image: .08; .15*; .00; −.07. self-Goal-concrete: .00; .06; .04; −.03. self-Goal-reality: .00; .02; .16*; −.09. therapist-MQ-image: .03; .08; .09; .14. therapist-Goal-concrete: .14*; .06; .07; −.04. therapist-Goal-reality: .08; −.01; .04; −.01. R²: .01; .02; .02; .00. Nota. Per le variabili escluse non significative sono riportati i coefficienti di regressione standardizzati al momento dell’inserimento. Per i modelli che non hanno mostrato variabili significative è riportato l’R² con tutte le variabili inserite forzatamente. * p<.05.
I risultati hanno mostrato che therapist-Goal-concrete aveva un impatto positivo sulla costruzione di soluzioni. Quindi, quanto più gli obiettivi fissati sono specifici dal punto di vista terapeutico, tanto più aumenta la costruzione di soluzioni. Self-MQ-image aveva un impatto positivo sull’autoefficacia. Quindi, quanto più concreta è percepita soggettivamente l’immaginazione per le domande del miracolo, tanto più aumenta l’autoefficacia. Nessuna delle variabili indipendenti ha avuto un effetto significativo sul livello ideale di vita.
Per quanto riguarda le strategie di coping, therapist-Goal-concrete ha un impatto positivo sull’orientamento alla soluzione. Questo risultato suggerisce che le persone capaci di fissare obiettivi molto specifici dal punto di vista terapeutico sono più orientate alla soluzione. Inoltre, therapist-Goal-reality ha avuto un impatto positivo sull’analisi causale. Questo risultato suggerisce che le persone capaci di fissare obiettivi realistici dal punto di vista terapeutico presentavano un livello più elevato di analisi causale. Nessuna delle variabili indipendenti ha avuto un effetto significativo sugli altri sottofattori della strategia di coping.
Tabella 9. L’impatto dell’autovalutazione e della valutazione terapeutica delle risposte sulla strategia di coping (N=223): orientamento alla soluzione; analisi causale; accettazione del significato; regolazione del pensiero
self-MQ-image: .07; −.01; −.02; −.02. self-Goal-concrete: −.05; −.07; −.02; .00. self-Goal-reality: −.11; −.02; −.08; −.09. therapist-MQ-image: .04; .02; .02; −.01. therapist-Goal-concrete: .21**; .00; .01; .10. therapist-Goal-reality: .02; .15*; .12; −.02. R²: .04; .02; .00; −.01. * p<.05 ** p<.01.
I risultati di questo studio hanno mostrato una correlazione tra autovalutazione e valutazione terapeutica sia per l’immaginazione della MQ sia per la concretezza e il realismo dell’obiettivo. D’altra parte, nessuna delle correlazioni è risultata forte, a conferma che l’autovalutazione e la valutazione terapeutica differiscono in una certa misura. De Jong e Berg (2013) sottolineano che chi conduce la terapia deve organizzare e mettere in risalto le informazioni utili per fissare gli obiettivi e utilizzare efficacemente le risorse. Poiché chi conduce la terapia può valutare gli obiettivi da una prospettiva diversa da quella della persona assistita, è importante fornire un feedback che renda gli obiettivi più concreti e realistici e che incoraggi la persona assistita a cogliere nuove prospettive.
I risultati di questo studio indicano che la concretezza dell’obiettivo valutata da chi conduce la terapia ha mostrato un impatto positivo sulla costruzione di soluzioni. Quindi, fissando obiettivi che chi conduce la terapia valuterebbe come molto concreti, si rafforza la costruzione di soluzioni della persona assistita. Inoltre, la concretezza dell’obiettivo valutata da chi conduce la terapia ha avuto un impatto positivo anche sull’orientamento alla soluzione. Orientamento alla soluzione e costruzione di soluzioni sono concetti affini; tuttavia, mentre la costruzione di soluzioni è un concetto specifico della pratica della SFBT, l’orientamento alla soluzione è un concetto presentato come parte di una strategia di coping. L’orientamento alla soluzione è una strategia di coping che non si concentra su «qual è il problema», ma su «come risolverlo». Pertanto, è probabile che accrescere la concretezza dell’obiettivo valutata da chi conduce la terapia accresca la ricerca proattiva di soluzioni e i tentativi di coping. Emmons (1992) ha mostrato che gli obiettivi astratti sono associati a disagio psicologico come la depressione. I risultati del presente studio lo confermano e suggeriscono che fissare obiettivi più concreti e svolgere il lavoro della SFBT, come le domande sull’eccezione, può favorire un atteggiamento più positivo nell’affrontare i problemi e nel costruire soluzioni.
L’autovalutazione dell’immaginazione della MQ ha avuto un impatto positivo sull’autoefficacia. Shilts et al. (1997) riportano una sensazione di maggiore speranza dopo aver risposto alla MQ. I risultati di questo studio lo confermano. Per l’autoefficacia è inoltre cruciale sentire di aver immaginato abbastanza dal punto di vista della persona assistita, e non da quello di chi conduce la terapia. È quindi importante verificare con la persona assistita la sua immaginazione per la MQ, anziché giudicare dal punto di vista terapeutico che abbia immaginato a sufficienza. Occorre inoltre riflettere nel dettaglio su come porre la MQ affinché la persona assistita senta di immaginare di più. Per esempio, De Jong e Berg (2013) menzionano tra le precauzioni nell’uso della MQ quella di «fare diverse pause, lasciando alla persona il tempo di comprendere le domande e di vedere diversi aspetti della propria esperienza». Sottolineano inoltre che occorre continuare a porre domande in modo da permettere alle persone assistite di esprimere un’immagine soddisfacente del futuro, anziché fermarsi alla sola MQ (De Jong & Berg, 2013). I risultati di questo studio suggeriscono che la soddisfazione della persona assistita è essenziale per l’autoefficacia, e che è fondamentale lavorare con le persone assistite attraverso domande e risposte affinché possano immaginare pienamente la soluzione.
L’autovalutazione del «realismo dell’obiettivo» ha avuto un impatto positivo sul grado di risoluzione del problema. De Jong e Berg (2013) hanno affermato che interrogare sulla fattibilità le persone assistite che presentano obiettivi irrealistici permette loro di rivedere le proprie idee. Di conseguenza, è probabile che la valutazione che la persona assistita dà del realismo dei propri obiettivi possa modificare la sua percezione del grado di risoluzione del problema. Nella pratica, chi conduce la terapia sceglie un modo di rispondere valutando il realismo, per rendere realistici gli obiettivi della persona assistita. Tuttavia, una pratica efficace richiede che la persona assistita senta che i propri obiettivi sono raggiungibili grazie all’approccio terapeutico, il che accresce il grado di risoluzione del problema. D’altra parte, il realismo dell’obiettivo valutato da chi conduce la terapia ha mostrato un impatto positivo sull’analisi causale. Quindi, un maggiore realismo dell’obiettivo valutato dal punto di vista terapeutico facilita l’analisi delle cause del problema da parte della persona assistita. Da quanto precede risulta che gli obiettivi realizzabili dovrebbero essere fissati in modo collaborativo, dalla prospettiva sia di chi conduce la terapia sia della persona assistita. Locke e Latham (2013) hanno mostrato che, in ambito industriale, obiettivi specifici e difficili portano a prestazioni più elevate. Tuttavia, è stato sottolineato che il livello di difficoltà può avere un impatto negativo sul morale e sull’efficacia quando l’obiettivo è un compito complesso o si colloca a un livello che la persona non sente raggiungibile (Locke & Latham). I problemi presentati dalle persone assistite nella SFBT sono più complessi di quelli presi in esame dalla ricerca in ambito industriale. Di fatto, questo studio ha mostrato che quanto più alto è il realismo dell’obiettivo, tanto migliore è l’impatto. Si può quindi affermare che fissare obiettivi molto realistici nella SFBT può migliorare la situazione problematica.
Infine, nessuna delle valutazioni ha mostrato effetti sul livello ideale di vita, sull’accettazione del significato e sulla regolazione del pensiero. Non ci si aspetta che il carattere immaginativo della MQ e le caratteristiche degli obiettivi abbiano effetti sulla percezione della vita. Allo stesso modo, essi non influiscono sulle strategie di coping basate su trasformazioni cognitive, come l’accettazione del significato e la regolazione del pensiero. D’altra parte, il confronto tra punteggi pre e post ha rivelato cambiamenti significativi in tutte le variabili. Pertanto, indipendentemente dal contenuto delle risposte alla MQ e alla chiarificazione dell’obiettivo, è probabile che svolgere il lavoro della SFBT accresca il livello ideale di vita, l’accettazione del significato e la regolazione del pensiero. Questo studio ha esaminato gli effetti della valutazione delle risposte alla MQ e alla chiarificazione dell’obiettivo, ma gli effetti dello svolgimento del lavoro della SFBT devono essere confrontati con quelli di un gruppo di controllo, e in futuro sarà necessaria un’indagine più approfondita. Inoltre, i risultati presentati in questo studio sono limitati in quanto riguardano impatti a breve termine. In futuro sarà essenziale condurre un’indagine longitudinale di un mese per confermare l’impatto a lungo termine dell’obiettivo.
Poiché le persone partecipanti a questo studio sono esclusivamente giapponesi, è necessario esaminarne il retroterra culturale. Kunio Yanagida (1875-1962), folklorista giapponese, ha osservato che in Giappone la parola «folla» (marea dell’opinione pubblica) è in voga da molto tempo e che, quando emerge una nuova tendenza, la cultura giapponese cerca di seguirla senza verificarne il valore. E, con il fiorire degli scambi con l’estero, questa tendenza si è intensificata, e la gente ha cominciato ad accettare acriticamente le opinioni di poche persone ritenute superiori, senza pensare con la propria testa (Yanagida, 2015). La tendenza giapponese ad accettare acriticamente le tendenze circostanti ha facilitato enormemente l’accoglienza della cultura occidentale. Di conseguenza, lo spirito dell’utilitarismo e del capitalismo occidentali è stato adottato nel Giappone di oggi. A proposito della diffusione dell’utilitarismo in Giappone, Daisetsu Suzuki (1870-1966), studioso giapponese del buddhismo, ha detto: «Ci sono momenti in cui pensiamo di usare le macchine, ma in realtà sono le macchine a usare noi. Quando cerchiamo di produrre risultati in modo efficiente, ci fissiamo su quello scopo e non riusciamo a fare ciò che vogliamo davvero fare come vogliamo farlo, in modo puro e libero, da esseri umani, al di là degli interessi calcolatori. Non potranno esercitare la loro vera indipendenza e creatività, un modo di vivere che scaturisce da una profonda posizione umana» (Takemura, 2018). Inoltre, Kunio Yanagida osserva che «il popolo giapponese si è originariamente formato sulla base delle sanzioni imposte dagli altri in una piccola società». Questa tendenza è più marcata nel mondo odierno dei social network, dove molte persone vivono facendo riferimento ai criteri di valore altrui e concentrandosi sulla cosiddetta «mondanità», anziché realizzare ciò che vogliono davvero fare. È proprio in un Giappone di questo tipo che è importante che le persone riflettano su ciò che vogliono essere in base ai propri criteri di valore e abbiano obiettivi chiari grazie alla SFBT. Di fatto, i risultati di questo studio hanno mostrato che l’approccio della SFBT è efficace anche in Giappone. In particolare, il fatto che l’autovalutazione dell’immaginazione della MQ abbia avuto un effetto positivo sull’autoefficacia suggerisce che, per persone giapponesi preoccupate dello sguardo altrui, è utile pensare a come vogliono essere secondo i propri criteri di valore. D’altra parte, occorre cautela nello stabilire se i risultati ottenuti in questo studio siano influenzati culturalmente. Il motivo è che questo studio riguarda soltanto persone giapponesi e non consente quindi confronti tra culture. Resta un compito futuro indagare gli effetti dell’autovalutazione e della valutazione terapeutica della MQ e dell’obiettivo su persone di diversa provenienza culturale ed esaminare le differenze culturali.
In sintesi, i risultati di questo studio indicano che la valutazione terapeutica della concretezza degli obiettivi, l’autovalutazione e la valutazione terapeutica del realismo degli obiettivi e l’autovalutazione dell’immaginazione della MQ sono associate a buoni risultati. Pur tenendo presente che questo studio è stato condotto soltanto su persone giapponesi e in formato di scheda di lavoro, dai suoi risultati si possono trarre tre implicazioni cliniche. In primo luogo, quando pone la MQ, chi conduce la terapia dovrebbe lavorare per accrescere l’immaginazione dell’immagine della soluzione, il che aumenterà la fiducia della persona assistita nel risolvere il problema. In particolare, è importante verificare con la persona assistita il grado di immaginazione della MQ, anziché giudicarlo solo dal punto di vista terapeutico, perché la sensazione della persona assistita di essere riuscita a immaginare a sufficienza porta a buoni risultati. In secondo luogo, quando chi conduce la terapia lavora per accrescere la concretezza degli obiettivi della persona assistita, ci si aspetta che la costruzione di soluzioni ne sia facilitata. Sulla base dei risultati di questo studio, è importante cercare di chiarire l’obiettivo finché chi conduce la terapia non sente che si tratta di un obiettivo concreto, perché si sono ottenuti buoni risultati quando l’obiettivo è stato valutato come concreto dal punto di vista terapeutico. In terzo luogo, ci si aspetta che il grado di risoluzione del problema e l’analisi causale aumentino man mano che chi conduce la terapia lavora per accrescere il realismo degli obiettivi della persona assistita. In particolare, per accrescere il grado di risoluzione del problema, è importante prestare attenzione al realismo dell’obiettivo così come lo valuta la persona assistita e lavorare per accrescerlo. Come descritto sopra, l’impatto delle prospettive terapeutica e della persona assistita nella valutazione della MQ e dell’obiettivo è vario, ed è importante utilizzarle entrambe in modo efficace anziché attenersi a una sola prospettiva. Si può quindi concludere che è importante procedere con la terapia in un processo collaborativo, utilizzando la valutazione della MQ e dell’obiettivo dalla prospettiva sia di chi conduce la terapia sia della persona assistita.
Infine, vengono discussi due limiti di questo studio. In primo luogo, dal punto di vista terapeutico, il gruppo di ricerca ha valutato l’immaginazione della MQ, la concretezza e il realismo dell’obiettivo sulla base del contenuto delle risposte alle schede di lavoro. Ciò può differire dalla valutazione delle risposte alla MQ e sull’obiettivo date oralmente in una terapia reale. È quindi necessario uno studio più approfondito per applicare i risultati di questo studio alla terapia. Inoltre, poiché il tasso di concordanza delle due persone che hanno effettuato la valutazione in questo studio era elevato, abbiamo ritenuto sufficiente la validità della valutazione. Tuttavia, resta un compito futuro raccogliere dati di valutazione da un numero maggiore di figure terapeutiche e condurre ricerche basate su valutazioni altamente generalizzabili, condivise da molte di esse. È inoltre necessario esaminare se sia necessaria la prospettiva di una terza persona o quella terapeutica, confrontando la valutazione terapeutica con quella di persone senza competenze in psicologia clinica. In secondo luogo, i risultati presentati in questo studio sono limitati agli effetti a breve termine; sebbene gli effetti immediati del lavoro con la SFBT fossero evidenti, è necessario individuare gli effetti a più lungo termine. Per esempio, le persone capaci di fissare obiettivi concreti e realistici potrebbero riuscire a raggiungerli, ma ci vorrà un certo tempo. È quindi necessario condurre un’indagine longitudinale con un periodo di osservazione di uno o sei mesi.
Ringraziamenti. Questo studio è stato sostenuto da un finanziamento alla ricerca della Division for Interdisciplinary Advanced Research and Education della Tohoku University. Ringraziamo sentitamente tutte le persone che hanno contribuito a questo studio, comprese le persone che hanno collaborato alla ricerca, per tutto il loro aiuto nella sua realizzazione.
Complexe Systémique: cosa ricordare
Uno studio su scheda di lavoro, senza terapeuta presente, la cui lezione vale tuttavia per la seduta: terapeuta e persona assistita non valutano la stessa cosa, e le due valutazioni predicono esiti diversi. La persona che sente di aver «immaginato abbastanza» acquista fiducia; l’obiettivo che chi conduce la terapia giudica concreto fa avanzare la costruzione di soluzioni. Da qui due indicazioni semplici: chiedere alla persona se ha davvero visto il proprio miracolo, e non smettere di concretizzare finché non si riesce a vedere l’azione con i propri occhi. La pagina sul Giappone, su Yanagida e Suzuki, ricorda che la domanda del miracolo chiede alle persone di pensare con la propria testa, il che non è culturalmente neutro. Da leggere insieme a la tecnica del cerchio, dove un obiettivo viene scritto solo dopo essere stato riformulato in positivo, e la SFBT a Hong Kong, un’altra lettura culturale della domanda del miracolo.
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Contatti
Gen Takagi: Tohoku Fukushi University, Sendai · Taku Hiraizumi: Miyagi University, Sendai · Kazuma Sakamoto: Tohoku University, Sendai · Miki Hagidai: Shibata Gakuen University, Hirosaki (m.hagidai@gmail.com)
Articolo originale Impact of Self and Therapists’ Evaluation of Responses to Miracle Question and Goal: Survey of Japanese Undergraduate and Graduate Students, di Gen Takagi, Taku Hiraizumi, Kazuma Sakamoto e Miki Hagidai, pubblicato in Journal of Solution Focused Practices, vol. 5, n. 2 (2021), articolo 3, pp. 11-27, doi: 10.59874/001c.75043, con licenza CC BY 4.0. Traduzione non ufficiale in italiano realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, con la presentazione adattata alla lettura online, la figura descritta e le tabelle presentate come schede, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Questa è una traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «Impact of Self and Therapists’ Evaluation of Responses to Miracle Question and Goal: Survey of Japanese Undergraduate and Graduate Students», pubblicato in Journal of Solution Focused Practices (2021) con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato in apertura di questa pagina. Fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Takagi, G., Hiraizumi, T., Sakamoto, K., & Hagidai, M. (2021). Impact of Self and Therapists’ Evaluation of Responses to Miracle Question and Goal: Survey of Japanese Undergraduate and Graduate Students. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/impact-of-self-and-therapists-evaluation-of-responses-to-miracle-question-and-goal-survey-of-japanese-undergraduate-and-graduate-students (Opera originale pubblicata nel 2021 in Journal of Solution Focused Practices, vol. 5, n. 2 (2021), articolo 3, pp. 11-27; ripubblicata nel 2021 da Journal of Solution Focused Practices, https://journalsfp.org/article/75043)
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