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The British Journal of Social Work · Servizio sociale

Comprendere i bisogni di bambine e bambini che vivono con l’abuso di sostanze dei genitori: le prospettive dell’infanzia e delle figure professionali

«Lo vedo, e ho solo pochi anni.» Sette minori tra i sette e i sedici anni, che vivono con un genitore che consuma alcol o droghe, ricorrono al disegno per descrivere la fame, la paura e l’attesa alla finestra. Ventidue figure professionali di prima linea dell’Inghilterra nord-occidentale completano il quadro. Hannah Todman e Hugh McLaughlin leggono questi racconti attraverso la lente ecologica di Bronfenbrenner e sostengono la necessità di un aiuto rivolto all’infanzia in quanto tale, di una formazione obbligatoria e di una legge che obblighi finalmente le autorità locali ad agire.

Autrice e autore Hannah Todman (Stockport Family Safeguarding and Learning Department, Stockport Metropolitan Borough Council, Stockport, Regno Unito); Hugh McLaughlin (Department of Social Care and Social Work, Manchester Metropolitan University, Manchester, Regno Unito)Prima pubblicazione The British Journal of Social Work, 25 maggio 2024Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di Understanding the Needs of Children Living with Parental Substance Misuse: Perspectives from Children and Practitioners, di Hannah Todman e Hugh McLaughlin, pubblicato in The British Journal of Social Work (Oxford University Press) (2024), doi: 10.1093/bjsw/bcae079, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. I disegni delle bambine e dei bambini non sono riprodotti; le dichiarazioni di fine articolo sono raggruppate nelle note. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

I bisogni dell’infanzia non diminuiscono con l’età: semplicemente cambiano.

Hannah Todman e Hugh McLaughlin

Abstract

I risultati qui presentati provengono da uno studio di ricerca qualitativa che ha adottato metodi di ricerca creativi con sette minori, per offrire una comprensione approfondita della loro esperienza vissuta di convivenza con l’abuso di sostanze da parte dei genitori (PSM, dall’inglese parental substance misuse). I dati raccolti con bambine e bambini sono stati analizzati mediante l’analisi fenomenologica interpretativa. La ricerca ha incluso anche focus group con ventidue figure professionali, che hanno arricchito la comprensione delle esperienze dell’infanzia. La teoria ecologica di Bronfenbrenner è stata adottata come quadro per strutturare i dati della ricerca, dal microsistema al macrosistema. I messaggi chiave hanno evidenziato la necessità che l’infanzia che vive con il PSM sia vista e ascoltata e riceva un sostegno specialistico in quanto tale. Questi minori vivevano molteplici fattori di rischio, spesso persistenti, che non diminuivano con la crescita. La ricerca ha permesso di comprendere i bisogni complessi dell’infanzia e i fattori di rischio che vanno oltre l’ambiente domestico immediato. L’articolo sostiene la necessità di un cambiamento, che comprenda una migliore formazione per chi lavora in prima linea, un’offerta di servizi specialistici per l’infanzia che non dipenda dall’adesione dei genitori, nonché un cambiamento delle politiche e risorse finanziarie per attuarle. Si ipotizza che ciò permetterebbe di colmare il divario tra ricerca e pratica e porterebbe a risultati migliori per l’infanzia che vive con il PSM.

Introduzione

Per molti minori che vivono con l’abuso di sostanze da parte dei genitori (PSM), la vita può essere costellata di difficoltà, paura, pericolo, comportamenti adulti imprevedibili e una genitorialità assente, a causa del bisogno concorrente dei genitori di procurarsi le sostanze, che li allontana dai figli e dalle figlie (Kroll e Taylor, 2009). L’impatto del PSM può avere conseguenze negative per tutta la vita su chi cresce in una famiglia in cui i bisogni di sviluppo emotivo, fisico e sociale non vengono curati con costanza (Gance-Cleveland et al., 2007). L’impatto negativo del PSM può essere ulteriormente aggravato dalla presenza di violenza domestica, che accresce il rischio immediato di danno e la sofferenza emotiva della persona minore, spesso per lunghi periodi (Velleman e Reuber, 2007; Holland et al., 2014).

La pubblicazione pionieristica di Hidden Harm (ACMD, 2003) e delle sue quarantotto raccomandazioni su un’ampia gamma di questioni — tra cui le lacune della ricerca, l’individuazione dei bisogni di minori che vivono con genitori che abusano di droghe, la formazione del personale e la necessità di un’offerta di servizi dedicata — avrebbe dovuto essere il catalizzatore di un cambiamento duraturo. Eppure, ventuno anni dopo questa pubblicazione, l’infanzia che vive con il PSM continua a essere sovrarappresentata nella pratica del servizio sociale statutario (Forrester e Harwin, 2006, 2009).

I risultati di un profilo trasversale di 299 minori che vivevano con il PSM, segnalati ai servizi sociali per l’infanzia nel Regno Unito, hanno illustrato la complessità della loro vita, con preoccupazioni legate alla sicurezza fisica, all’impatto della deprivazione e a importanti difficoltà di salute mentale (Roy, 2021). In particolare, la ricerca ha rilevato che il 70% di questi minori era già stato segnalato in precedenza ai servizi sociali per l’infanzia. Ciò indica la lunga durata dei bisogni di sostegno dell’infanzia e delle famiglie, ma anche possibili difficoltà dei servizi di aiuto precoce e dei servizi statutari nel rispondere ai bisogni dell’infanzia che vive con il PSM (Roy, 2021).

Nonostante questa sovrarappresentazione, la formazione di chi lavora in prima linea sull’uso di sostanze e sul PSM non è consueta né nella formazione di base né in quella successiva all’abilitazione in servizio sociale (Galvani e Forrester, 2011). Significativamente, un rapporto della Children’s Commissioner for England (2018) ha descritto la difficoltà delle figure professionali nell’individuare il PSM, poiché questi minori non arrivavano abbastanza presto all’attenzione dei servizi di sostegno. Il rapporto si chiedeva se il personale, in particolare quello del servizio sociale per l’infanzia, disponesse delle conoscenze necessarie per valutare adeguatamente i bisogni dell’infanzia che vive con il PSM e per offrire interventi appropriati (Children’s Commissioner, 2018).

Questa incapacità di fornire alle figure professionali conoscenze essenziali è nota da oltre trent’anni (Galvani, 2017). Chi lavora nel servizio sociale ha riferito in modo «schiacciante» che la conoscenza dell’uso di sostanze e del PSM è importante nella propria pratica, ma che la formazione professionale ricevuta non ha fornito questa preparazione (Galvani et al., 2013, p. 894; Galvani, 2017). Ciò rischia di impedire al servizio sociale di aiutare le famiglie a restare unite in sicurezza, o di prendere decisioni tempestive quando ciò non è possibile.

Contesto

I motivi registrati più frequentemente per cui si segnalano minori ai servizi sociali per l’infanzia sono la violenza domestica, i problemi di salute mentale dei genitori e il PSM. Tuttavia resta un’«attenzione più marcata» al miglioramento della pratica e all’intervento per l’infanzia esposta a violenza domestica, a trascuratezza e a rischio di sfruttamento (ADCS, 2018, p. 6). Non sorprende: Working Together to Safeguard Children (HM Government, 2018, p. 14) chiede al personale soltanto di essere «attento» ai bisogni dell’infanzia che vive con il PSM. Working Together (HM Government, 2018, p. 66) omette qualsiasi indicazione dettagliata per le figure professionali sul perché questa infanzia possa essere esposta a un «maggior rischio di danno» e non stabilisce alcun obbligo di legge per le autorità locali di garantire la disponibilità di una formazione sul PSM o l’attivazione di servizi che rispondano ai bisogni dell’infanzia che vive con il PSM (HM Government, 2023).

La Strategia sulle droghe del 2017 ha delineato la risposta del Governo, a livello nazionale, ai bisogni dell’infanzia colpita dal PSM attraverso il Troubled Families Programme. Il programma era presentato come un’iniziativa che sosteneva i territori affinché i loro servizi adottassero un «approccio integrato e coordinato rivolto all’intera famiglia» (Home Office, 2017, p. 12). La Strategia del 2017 indicava la necessità di interventi basati sulle evidenze e di interventi psicologici che «dovrebbero» essere disponibili e garantire che i bisogni dell’infanzia e delle famiglie colpite dall’abuso di droghe fossero «adeguatamente soddisfatti» (Home Office, 2017, p. 36). Eppure la strategia non ha fornito alcuna indicazione chiara su come dare seguito a questa raccomandazione sul piano della pratica.

Working Together (HM Government, 2018, 2023) e la Drugs Strategy del 2017 (Home Office, 2017) riconoscevano che l’infanzia che vive con il PSM può essere esposta a un danno significativo. Tuttavia, nessuno dei due documenti forniva indicazioni chiare alle figure professionali né un obbligo di legge per le autorità locali di rispondere ai bisogni di questa infanzia. Sembra che l’infanzia colpita dal PSM sia caduta tra le «linee di frattura» che separano i servizi per le persone adulte da quelli per l’infanzia, e i dipartimenti governativi da cui dipendono, ossia l’Home Office, il Department for Education e il Department for Health (McLaughlin, 2013).

Di conseguenza, la mancanza di chiarezza su a chi spetti rispondere ai bisogni di questi minori e la mancanza di chiarezza della legislazione contribuiscono a un’offerta di servizi frammentata. Questa opinione è condivisa da Turning Point, un’importante impresa sociale che progetta ed eroga servizi sanitari e sociali e che ha denunciato l’inadeguatezza delle risposte politiche; già nel 2006 la sua critica delle politiche e dell’offerta di servizi risultava, e risulta ancora, fondata:

L’attuale mancanza di un orientamento nazionale condiviso produce un cattivo uso delle risorse e un processo di affidamento dei servizi privo della leva necessaria per cambiare. Ne deriva un’offerta incoerente e non coordinata, con una mancanza di lavoro congiunto e di comprensione condivisa dei bisogni dell’infanzia e dei suoi genitori. (Turning Point, 2006, p. 5)

Una conseguenza di questo sistema emerge nei risultati delle revisioni delle pratiche di tutela (SPR; in precedenza serious case reviews). I risultati del rapporto del 2016 rispecchiavano quelli dei rapporti precedenti: il PSM era il principale fattore significativo in quasi la metà (47%) delle 293 SPR analizzate (Sidebotham et al., 2016). Tuttavia, la cifra del 47% non comprende le SPR in cui il PSM coesisteva con altri fattori di rischio significativi, in particolare la violenza domestica e i problemi di salute mentale dei genitori (Sidebotham et al., 2016). È quindi probabile che il peso del PSM nei risultati delle SPR sia ancora più elevato di quanto riportato. La revisione del 2016 ha indicato insegnamenti chiave per le figure professionali, tra cui il fatto che l’attenzione non deve concentrarsi soltanto sui bisogni dei genitori, a costo di perdere di vista i bisogni dell’infanzia (Sidebotham et al., 2016).

Tra il 2014 e il 2017 sono state analizzate 278 SPR, che comprendevano 165 decessi di minori e 113 minori che avevano subito danni gravi (Brandon et al., 2020). Il rapporto evidenziava novantanove SPR in cui l’abuso di alcol era un fattore significativo e novantanove SCR per l’abuso di droghe (Brandon et al., 2020). Ciò che il rapporto non chiarisce è il numero di casi in cui i genitori facevano uso sia di alcol sia di altre droghe, o in cui il PSM era stato identificato come fattore secondario.

Nel rapporto del 2020 (Brandon et al., 2020), l’impatto della povertà sulla vita delle famiglie è emerso in primo piano nell’analisi della complessità e delle tensioni vissute dalle famiglie, che portavano a trascuratezza, maltrattamenti e decessi di minori:

I legami tra violenza domestica, abuso di sostanze e povertà sono complessi e spesso interdipendenti […]. L’abuso di sostanze può far sì che il denaro necessario per cibo e vestiti venga dirottato per soddisfare i bisogni dei genitori. Le soluzioni a breve termine seguite dalla chiusura del caso lasciano l’infanzia in una situazione di rischio. Le figure professionali devono comprendere come la povertà incida sull’infanzia e, ascoltandone la voce, cercare di proteggerla e di migliorarne la qualità della vita. (Brandon et al., 2020, p. 59)

La conoscenza dell’abuso di sostanze non è essenziale soltanto per chi lavora nei servizi specialistici per le dipendenze, ma per tutto il servizio sociale, sia nei servizi per le persone adulte sia in quelli per l’infanzia. In assenza di una formazione strutturata, il servizio sociale resta privo degli strumenti per valutare l’impatto del PSM sull’infanzia, il che può tradursi in occasioni mancate per minori e famiglie di ricevere interventi tempestivi che riducano la probabilità di un danno significativo.

In risposta alle lacune della ricerca in materia di legislazione, politiche e pratica, e alla voce, in gran parte assente, dell’infanzia più piccola, il disegno di questa ricerca ha cercato di rispondere alle seguenti domande di ricerca (Todman, 2021):

  • Come vive chi è in età scolare (dai cinque ai sedici anni) la convivenza con un genitore che abusa di sostanze?
  • Di che cosa ha bisogno l’infanzia per promuovere e rafforzare la propria resilienza emotiva e poter, quando opportuno, vivere in sicurezza con genitori che abusano di sostanze?
  • Dal punto di vista delle figure professionali, quali cambiamenti sono ritenuti necessari in materia di legislazione, politiche e pratica per rispondere ai bisogni di questa infanzia?

Metodologia

L’articolo presenta i risultati di uno studio empirico di ricerca qualitativa che mirava a comprendere i bisogni dell’infanzia che vive con il PSM e i bisogni di chi lavora in prima linea sostenendo famiglie in cui il PSM costituisce un motivo di preoccupazione per la tutela. L’inclusione nel disegno della ricerca sia di minori che vivono con il PSM sia di figure professionali è stata intenzionale, per comprendere i fattori «multidimensionali» legati al PSM (Kamenopoulou, 2016, p. 517). L’inclusione delle figure professionali non mirava a convalidare l’esperienza vissuta e la voce dell’infanzia, ma a considerare i fattori contestuali più ampi. La ricerca è stata guidata dai principi della fenomenologia ermeneutica (Van Manen, 2016), con l’obiettivo di comprendere l’esperienza vissuta singolare sia dell’infanzia che vive con il PSM sia delle figure professionali che cercano di sostenerla insieme alle famiglie.

Lo studio qualitativo ha adottato metodi di intervista creativi con sette minori (dai sette ai sedici anni) che, al momento della partecipazione alla ricerca, vivevano a casa con genitori che continuavano ad abusare di sostanze. Le persone partecipanti minorenni sono state reclutate tramite un servizio specialistico che sosteneva l’infanzia e le famiglie colpite dal PSM. Una di queste persone si identificava come di genere neutro e ha quindi chiesto che non si facesse riferimento al suo genere. Per rispettare questo desiderio e proteggerne l’anonimato, il genere di nessuna delle persone partecipanti minorenni viene indicato (Tabella 1).

Tabella 1 — Profilo delle persone partecipanti minorenni.

  • Partecipante: Kit; Età: 7; Abuso di sostanze genitoriale: madre; Sostanze identificate: alcol e sostanze sconosciute; Livello di tutela: protezione dell’infanzia (child protection)
  • Partecipante: Charlie; Età: 16; Abuso di sostanze genitoriale: madre e fratello o sorella maggiore; Sostanze identificate: alcol e cannabis; Livello di tutela: team around the child (équipe multiprofessionale)
  • Partecipante: Taylor; Età: 14; Abuso di sostanze genitoriale: padre; Sostanze identificate: alcol; Livello di tutela: servizi universali
  • Partecipante: Rowan; Età: 12; Abuso di sostanze genitoriale: madre; Sostanze identificate: alcol e sostanze sconosciute; Livello di tutela: protezione dell’infanzia (child protection)
  • Partecipante: Roux; Età: 8; Abuso di sostanze genitoriale: madre; Sostanze identificate: alcol, crack, probabilmente più sostanze; Livello di tutela: protezione dell’infanzia e procedura pre-giudiziale (public law outline)
  • Partecipante: Cody; Età: 11; Abuso di sostanze genitoriale: madre; Sostanze identificate: alcol, crack, probabilmente più sostanze; Livello di tutela: protezione dell’infanzia e procedura pre-giudiziale (public law outline)
  • Partecipante: Quinn; Età: 8; Abuso di sostanze genitoriale: madre e padre; Sostanze identificate: alcol; Livello di tutela: protezione dell’infanzia e procedura pre-giudiziale (public law outline)

La voce dell’infanzia è centrale in questa ricerca; perché la sua partecipazione fosse valorizzata e significativa, occorreva un disegno innovativo e creativo che permettesse a bambine e bambini di condividere la propria esperienza (Punch, 2002; Sewell, 2011). Ogni minore è stato invitato a fare un disegno e a parlare rispondendo alle domande dell’intervista semistrutturata. Gli strumenti scelti si sono rivelati particolarmente efficaci: a chi frequentava la scuola primaria è stato chiesto: «Se l’alcol o le droghe potessero trasformarsi in un animale, che aspetto avrebbero?» (Tait e Wosu, 2012). Questo strumento incoraggiava a usare l’immaginazione e a raccontare la propria storia attraverso un personaggio, in questo caso un animale. Come spiegano Russo et al. (2006, p. 231):

Il mondo immaginario dell’infanzia più piccola rende spesso facile impegnarsi nella narrazione e creare connessioni inconsce tra le proprie storie e la propria vita.

Il secondo strumento, scelto soprattutto da chi frequentava la scuola secondaria, è stato l’esercizio de «L’albero», adattato da Tait e Wosu (2012). Questo strumento invitava a esplorare le proprie preoccupazioni e le persone e le cose che aiutano a sentirsi al sicuro. I rami rappresentano la preoccupazione, «ciò che scuote i tuoi rami»; il tronco rappresenta «le parti forti di te»; le radici rappresentano «le persone e le cose che ti danno sicurezza e protezione» (Tait e Wosu, 2012). Ogni partecipante poteva usare l’uno, l’altro, entrambi o nessuno dei due strumenti. Il ricorso a metodi basati sull’arte in questa ricerca è stata una scelta consapevole, che nasce dall’esperienza della pratica di servizio sociale nel lavoro terapeutico con minori in età scolare.

Lo studio ha esplorato anche le esperienze di chi lavora in prima linea, attraverso tre focus group a cui hanno preso parte ventidue figure professionali dei servizi di intervento precoce, del servizio sociale statutario per l’infanzia e dei ruoli di accompagnamento educativo nelle scuole primarie e secondarie. Le persone partecipanti ai focus group sono state reclutate in un’unica autorità locale, in seguito a un’e-mail inviata ai servizi per l’infanzia e alle scuole per sollecitare manifestazioni di interesse per la ricerca (Tabella 2).

Tabella 2 — Persone partecipanti ai focus group, profilo del campione

Focus group: identificativo di ciascuna persona partecipante e ruolo professionale.

  • Focus group 1, figure professionali della scuola. PE-1: referente per il benessere scolastico, Year 11, secondaria; PE-2: referente per il benessere scolastico, primaria; PE-3: responsabile del benessere scolastico, primaria; PE-4: responsabile del benessere scolastico, primaria; PE-5: referente per il benessere scolastico, primaria; PE-6: responsabile del benessere scolastico, Year 9, secondaria; PE-7: mentore per il benessere e l’apprendimento, primaria.
  • Focus group 2, assistenti sociali dei servizi statutari per l’infanzia. PSC-1: assistente sociale senior, disabilità infantile; PSC-2: assistente sociale di recente abilitazione; PSC-3: assistente sociale senior; PSC-4: assistente sociale di recente abilitazione; PSC-5: assistente sociale senior; PSC-6: assistente sociale senior; PSC-7: responsabile di équipe dei servizi sociali.
  • Focus group 3, figure professionali dei servizi di intervento precoce. PEI-1: referente per il sostegno familiare; PEI-2: referente per il sostegno familiare; PEI-3: Team Around the Family, coordinamento del sostegno; PEI-4: referente giovani per sessualità, relazioni ed educazione; PEI-5: referente giovani e prevenzione delle droghe, secondaria; PEI-6: referente per il sostegno familiare; PEI-7: referente del servizio di giustizia minorile; PEI-8: referente dell’équipe di sostegno alla genitorialità.

L’inclusione dei focus group (Braun e Clarke, 2013) è stata intenzionale, per esaminare come interagiscono politiche, pratica e fattori contestuali e permettere così una comprensione più profonda. La traccia dei focus group è stata accuratamente progettata e sperimentata per stimolare la discussione e il dibattito e lasciare fluire naturalmente le conversazioni in un ambiente di sostegno. I focus group hanno anche offerto alle persone partecipanti il tempo di riflettere sulla propria pratica, producendo un «effetto di presa di coscienza» (Braun e Clarke, 2013, p.111) e suscitando una discussione «più ricca, più profonda e più sincera» rispetto a un’intervista con una sola persona (Wilkinson e Birmingham, 2003, p. 92).

Considerazioni etiche

L’approvazione etica è stata ottenuta dalla Manchester Metropolitan University (numero Ethos: 5226) e dall’autorità locale in cui si è svolta la ricerca. La pianificazione attenta e le considerazioni etiche hanno avuto un peso importante nel disegno di questa ricerca, dati il contenuto emotivo previsto e la vulnerabilità di bambine e bambini.

La sicurezza emotiva e il benessere delle persone partecipanti minorenni sono rimasti la priorità assoluta. Per questo alcune persone minorenni hanno smesso di partecipare, a causa della propria salute emotiva e di un accresciuto rischio di danno segnalato dal servizio sociale di riferimento.

La persona adulta titolare della responsabilità genitoriale ha dato il consenso alla partecipazione del figlio o della figlia, dopodiché a ogni minore è stato chiesto il proprio assenso. Sebbene l’assenso non possa reggersi da solo e soltanto il consenso abbia valore giuridico, era essenziale riservare all’assenso dell’infanzia lo stesso livello di rispettosa considerazione. Il suo coinvolgimento nelle decisioni relative alla propria intervista creativa era un imperativo fondamentale di questa ricerca (Oulton et al., 2016).

Dopo che la figura di servizio sociale specializzata del servizio PSM che seguiva ogni minore ebbe contattato i genitori e che questi ebbero accettato di essere contattati dalla ricercatrice, si è svolta una telefonata per assicurarsi che i genitori fossero pienamente informati sullo scopo e sul disegno della ricerca. I genitori sono stati poi informati delle interviste creative con il figlio o la figlia e della loro riservatezza. Durante una visita a domicilio, i genitori hanno potuto leggere le informazioni e i moduli di consenso e porre alla ricercatrice ogni ulteriore domanda. Nel corso della visita sono state condivise con ogni minore una versione adatta all’infanzia del foglio informativo e il modulo di assenso. Bambine e bambini sono stati incoraggiati a indicare gli snack che avrebbero voluto durante l’intervista e chi la ricercatrice avrebbe potuto contattare in caso di bisogno di sostegno emotivo dopo l’intervista. Ogni intervista creativa si è svolta presso il servizio specialistico, un luogo familiare in cui la persona di riferimento poteva essere presente nel caso in cui il o la minore provasse angoscia.

Analisi dei dati

Le interviste creative con bambine e bambini sono state registrate in formato digitale e poi trascritte alla lettera. Questi dati sono stati poi analizzati secondo i principi dell’analisi fenomenologica interpretativa (IPA). L’IPA è stata adottata perché si occupa del «senso del dettaglio» e dell’impegno a comprendere la prospettiva di «persone particolari» (Smith et al., 2012, p. 29). Le persone particolari di questo studio erano minori che vivono con il PSM; per questo nei risultati sono stati inclusi e rappresentati sia i temi condivisi sia le esperienze singolari di ciascuno e ciascuna. Per lo scopo e i limiti di questo articolo non vengono discussi tutti i ventiquattro temi individuati, ma solo quelli pertinenti allo scopo dell’articolo.

Ogni focus group è stato registrato, trascritto alla lettera e analizzato secondo un approccio latente e riflessivo all’analisi tematica. Questo approccio non si occupa del numero di volte in cui un tema è stato individuato nei dati, ma si concentra sulla profondità della comprensione (Braun e Clarke, 2013). L’analisi dei dati dei focus group è stata inoltre di natura induttiva, un approccio «dal basso verso l’alto» in cui si cerca di generare un’analisi guidata dai dati stessi e non plasmata da una teoria o da un interesse preesistenti (Braun e Clark, 2013, p. 175). Data la ricchezza dei dati raccolti, è stato utilizzato il software Nvivo per gestire il volume dei dati delle interviste creative con l’infanzia e dei focus group e per facilitare l’individuazione dei temi.

Quadro teorico

Per comprendere i bisogni dell’infanzia che vive con il PSM, la ricerca è stata inquadrata nella teoria dei sistemi ecologici di Bronfenbrenner (1977). Questa struttura ha permesso di considerare fattori che vanno oltre l’ambiente immediato della persona minore. La teoria dei sistemi ecologici non influenza i dati in sé, ma offre un quadro in cui contestualizzare la ricchezza e la profondità dei dati. Come scrive Bronfenbrenner (1977, p. 514):

…la comprensione dello sviluppo umano richiede di andare oltre l’osservazione diretta del comportamento di una o due persone nello stesso luogo; richiede l’esame di sistemi di interazione tra più persone non limitati a un unico contesto e deve tenere conto di aspetti dell’ambiente che vanno al di là della situazione immediata in cui si trova il soggetto.

I risultati della ricerca sono presentati secondo i quattro sistemi della teoria dei sistemi ecologici: il microsistema della persona minore (ambiente domestico immediato e relazioni familiari), il mesosistema (famiglia allargata, reti sociali e vicinato), l’esosistema (risorse della comunità e offerta di servizi) e il macrosistema (sistemi politici più ampi). Va osservato che alcuni risultati potrebbero comparire in più di un sistema, a causa delle complesse interazioni tra i sistemi in cui vive ogni minore.

Risultati

I risultati riportano la ricerca originale così come è stata presentata nella tesi di dottorato di Todman (2021). I numeri di pagina che seguono le citazioni delle persone partecipanti rimandano alle pagine corrispondenti della tesi.

Comprendere il PSM nel microsistema della persona minore

Le riflessioni di bambine e bambini, insieme a quelle delle figure professionali, hanno messo in luce la realtà dura e persistente della loro vita. Questo comprendeva l’impatto della trascuratezza, il fatto di non ricevere le cure quotidiane di base a causa del PSM e di doversi arrangiare per soddisfare da sé i propri bisogni.

Beh, del cibo sì che si preoccupano […] tipo, se non abbiamo abbastanza da mangiare vado da mia nonna e lì mi danno da mangiare. (Quinn) (158)

Ho avviato un banco alimentare, un banco di vestiti, un banco di scarpe. Abbiamo bambine e bambini che arrivano [a scuola] che puzzano di urina, con i vestiti bucati, le scarpe bucate […] arrivano […] senza aver fatto colazione, pelle e ossa, ti si spezza il cuore, è terribile. (Focus group 1. PE2) (203)

Le parole di bambine e bambini illustravano la cruda realtà della loro vita e la loro vulnerabilità. Roux ha condiviso la propria esperienza del PSM attraverso il disegno di un elefante che rappresentava «la birra» e di una tigre che rappresentava «le sostanze chimiche». Alla domanda su come fosse «Greyie», l’elefante, Roux ha sussurrato: «fa paura» (Todman, 2021).

Roux ha fatto un verso, «grrrr», per descrivere il ruggito della tigre, prima di raccontare che era una «tigre prepotente» che «morde» la gente.

Quando fa male alla gente gli mette qualcosa in bocca e la gente si addormenta […] Quando dormono e poi si svegliano e fanno: oh, mi gira la testaaaa, e poi cadono e si riaddormentano. È una tigre prepotente. (Roux) (126)

L’uso della parola «prepotente», insieme alla descrizione della tigre che mette qualcosa in bocca alla gente, fa pensare che Roux avesse assistito a una scena in cui la madre veniva costretta ad assumere una sostanza. Il fatto che Roux parli di «gente» potrebbe anche indicare che nella casa di famiglia ci fossero più persone adulte che facevano uso di sostanze (Todman, 2021).

Roux ha raccontato di aver provato «paura» nell’assistere a questo episodio e ha detto, con parole che colpiscono nel profondo:

Lo vedo, e ho solo pochi anni. (Roux) (137)

Per una parte dell’infanzia, il senso di pericolo e la paura non sono legati direttamente al comportamento dei genitori, ma al pericolo associato all’abuso di sostanze.

[…] una persona è entrata in casa mia con una mazza da baseball, e aveva una birra in mano e faceva tantissima paura. (Roux) (137)

Vedere i genitori in stato di intossicazione causava senza dubbio a bambine e bambini una sofferenza emotiva significativa, a causa dei cambiamenti imprevedibili nel loro comportamento.

[…] la cocaina è come la rabbia, non ha proprio un lato carino, ma ha un lato aggressivo e arrabbiato perché, tipo quando ti arrabbi e sbrocchi […] viene fuori tutto insieme ed è come se ti esplodessero dei fuochi d’artificio dentro e ti sale una rabbia enorme. (Cody) (130)

[…] è negli occhi, gli occhi rossi, e l’alcol quando è brutto, cadi e sanguini. (Quinn) (130)

[Disegno 1 (Se l’alcol e le droghe potessero trasformarsi in un animale, di Roux): disegno di una persona partecipante, non riprodotto qui.]

Le persone partecipanti ai focus group hanno riflettuto anche sull’impatto del comportamento «imprevedibile» dei genitori in stato di intossicazione e sul modo in cui costringe l’infanzia a diventare indipendente e a maturare prima del tempo, per soddisfare da sé i propri bisogni fisici ed emotivi.

[…] quando è sobria è una mamma fantastica, eccezionale, ma quando è ubriaca è imprevedibile, maltratta, si dimentica l’uscita da scuola. […] A 13 e 14 anni hanno già imparato a essere indipendenti. (Focus group 3. PEI8) (201)

Per l’infanzia che vive con il PSM c’erano momenti in cui non sapeva se i genitori fossero al sicuro o no.

[…] molte volte la preoccupazione è che esca e probabilmente si metta a bere […] e che non riesca a rintracciarla. Non so dov’è e allora resto a casa, senza nessuno, senza sapere dov’è e se tornerà, […] è lì che mi preoccupo davvero. (Charlie) (150)

Il ricordo di Rowan, che stava male e aveva bisogno della mamma, ha messo in evidenza la sua maggiore vulnerabilità, non solo per l’età, ma anche perché non c’era nessuno accanto durante la malattia.

Per tipo 4-5 ore non c’era nessuno con me […] non potevo chiamare nessuno. Ho bussato dai vicini e ho chiesto di usare il telefono per chiamare mia nonna e lei è venuta a prendermi […] Pensavo che fosse solo andata a fare la spesa, ma ci stava mettendo tantissimo […] mi faceva stare tanto male perché guardavo fuori dalla finestra e lei non c’era. (Rowan) (151)

Rowan ha ricordato momenti in cui la madre beveva alcol e come questo portasse spesso a situazioni in cui non si sentiva al sicuro. Rowan ha scritto la propria preoccupazione di «essere al sicuro» in cima all’albero.

[Disegno 2 (Se l’alcol e le droghe potessero trasformarsi in un animale, di Quinn): disegno di una persona partecipante, non riprodotto qui.]

L’imprevedibilità e l’incostanza delle cure che l’infanzia vive a causa del PSM sono emerse in tutti e tre i focus group.

L’impatto che l’abuso di sostanze ha sulle relazioni […] qualunque sia la droga, ciò che viene intaccato è la capacità di un genitore di essere una figura di accudimento costante […] l’abuso di sostanze incide sulla capacità di quella persona di esserci per il proprio figlio o la propria figlia. (Focus group 3. PEI8) (205)

Sebbene bambine e bambini non avessero parlato esplicitamente di violenza domestica, i loro racconti — sentire «colpi», «cose orribili», i genitori che urlano e imprecano, e vedere le ferite dei genitori — fanno pensare che l’infanzia che vive con il PSM sia esposta anche alla violenza domestica (Todman, 2021, p. 136).

Lo sento e mi entra in testa, mi manda fuori di testa, e allora accendo la PS4 (PlayStation 4) e mi metto le cuffie, metto la musica alta nelle cuffie e così sento solo la mia musica. (Quinn) (149)

Le persone partecipanti di tutti i focus group hanno individuato nella violenza domestica un motivo importante di preoccupazione per la tutela, inestricabilmente legato al PSM. Hanno sottolineato la difficoltà di attuare piani di sicurezza con l’infanzia quando entrambi i genitori abusavano di sostanze ed era presente violenza domestica.

Mi vengono in mente innumerevoli famiglie con cui ho lavorato in cui un figlio o una figlia ha riportato ferite perché uno dei genitori ha cercato di aggredire l’altro sotto l’effetto di sostanze e il figlio o la figlia ha cercato di impedirlo. (Focus group 2. PSC7) (208)

I risultati relativi all’esperienza del PSM nel microsistema illustrano l’incertezza, la precarietà e il pericolo che segnano la vita di questi minori. Le riflessioni di bambine e bambini mostrano anche come le preoccupazioni legate al PSM sembrino lasciare loro ben poca tregua.

[Disegno 3 (L’albero della resilienza, di Rowan): disegno di una persona partecipante, non riprodotto qui.]

Comprendere l’impatto del PSM nel mesosistema della persona minore

L’esperienza vissuta di crescere con il PSM può essere, nel migliore dei casi, imprevedibile e segnata dalla trascuratezza e, nel peggiore, grave e persistente. I fattori di rischio associati per l’infanzia che vive con il PSM non si limitano all’ambiente domestico.

L’imprevedibilità e l’incostanza delle cure vissute dall’infanzia sono emerse in tutti e tre i focus group.

L’impatto che l’abuso di sostanze ha sulle relazioni […] qualunque sia la droga, ciò che viene intaccato è la capacità di un genitore di essere una figura di accudimento costante […] l’abuso di sostanze incide sulla capacità di quella persona di esserci per il proprio figlio o la propria figlia. (Focus group 3. PEI8) (204)

Le persone partecipanti hanno sottolineato l’impatto di una vita familiare imprevedibile sull’infanzia e la necessità di disporre di un luogo sicuro nei momenti di maggior bisogno.

un posto sicuro, che sia la famiglia allargata, semplicemente un posto dove poter andare quando le cose sono arrivate al punto di far paura. Perché non sapere in che stato possono essere i genitori, se hanno i postumi della sbornia, se sono in fase di down, se si stanno drogando, se sono sotto effetto. Può essere davvero destabilizzante non sapere in che stato troverai tuo padre o tua madre. (Focus group 2. PSC1) (226)

Nonostante l’importanza riconosciuta di altri membri della famiglia, come nonne e nonni, le persone partecipanti hanno espresso il timore che le figure professionali non includessero sempre i familiari esterni al nucleo domestico nelle valutazioni e nei piani di cura per l’infanzia.

A volte basta quell’unica persona adulta di fiducia, che sia la scuola, la nonna, la persona di riferimento; penso che sia molto pericoloso che una persona minorenne viva quello che vive senza avere nemmeno una persona a disposizione. (Focus group 2. PSC1) (227)

Bambine e bambini hanno trasmesso con forza il messaggio di aver bisogno di qualcuno con cui parlare, per attenuare l’impatto negativo della realtà del vivere con il PSM.

Lo so che l’ho detto un sacco di volte, ma semplicemente parlare con le persone. Sai, sennò ti senti proprio a terra […] tipo, se non potessi parlare, probabilmente starei male tutto il tempo. (Kit) (190)

[Disegno 4 (Espressione di tristezza e sconforto, di Kit): disegno di una persona partecipante, non riprodotto qui.]

Bambine e bambini hanno indicato la scuola come un luogo sicuro, in cui avevano bisogno di trascorrere tempo per sostenere una buona salute emotiva.

Penso probabilmente il sostegno a scuola, perché per me, penso che se non avessi avuto quel sostegno avrebbe influito sui miei studi e su tutto il mio apprendimento. (Charlie) (186)

Le persone partecipanti hanno espresso la necessità che il personale scolastico comprenda la complessa realtà della vita dell’infanzia che vive con il PSM, poiché a loro avviso le scuole adottavano spesso un approccio comportamentale «punitivo». Di conseguenza, questi minori subivano ulteriori conseguenze negative a causa dell’impatto del PSM (Todman, 2021).

Comprendere l’impatto del PSM nell’esosistema della persona minore

Le persone partecipanti hanno condiviso le loro riflessioni sul sostegno all’infanzia e sui rischi che corre chi è più grande quando cerca conforto e rifugio fuori dalla casa familiare.

Hanno espresso preoccupazione per l’ambiente più ampio della persona minore e per il rischio potenziale di un danno maggiore legato allo sfruttamento.

Una persona adolescente forse non ha bisogno di essere nutrita ogni quattro ore come un neonato, ma il bisogno di amore, di attenzione, e il cercarlo altrove, presso gente che vuole sfruttarla, è sicuramente un rischio. (Focus group 2. PSC7) (211)

Comprendere i bisogni dell’infanzia che vive con il PSM ha portato a riflettere non solo sul tempo necessario per conquistare la fiducia di un bambino o di una bambina, ma anche sull’importanza di offrire una risposta di cura e accudimento.

Ci deve essere dato il tempo di costruire relazioni con l’infanzia, perché possa fidarsi di noi, e questo in un intervento di 8 settimane non succede. (Focus group 3. PEI6) (224)

Il discorso ripetuto da molte persone partecipanti ai focus group sull’offerta di sostegno alle famiglie era che l’infanzia dovrebbe avere accesso a un sostegno centrato su di sé. Pur apprezzando gli interventi centrati sull’intera famiglia, le persone partecipanti ritenevano che questo approccio facesse spesso perdere di vista i bisogni di bambine e bambini (Todman, 2021).

È chi è minorenne ad aver bisogno di sostegno, separatamente dai genitori, perché la persona giovane si perde. (Focus group 3. PEI4) (231)

Le persone partecipanti hanno segnalato una mancanza di conoscenze e un accesso limitato alla formazione sul PSM, con la conseguenza di risposte incoerenti da parte delle figure professionali, soprattutto nelle decisioni sul fatto che una famiglia avesse bisogno di servizi statutari o di servizi di aiuto precoce.

Penso che gran parte di noi impari sul campo, dovrebbe davvero far parte delle basi del servizio sociale, perché all’università non lo trattano. (Focus group 2. PSC3) (246)

Una persona partecipante ha raccontato la propria esperienza di un corso di formazione su droghe e alcol e l’impatto positivo che aveva avuto sulla sua pratica:

Penso che dovrebbe essere obbligatorio per chiunque lavori nel servizio sociale […] riuscire a vedere con gli occhi del bambino o della bambina ciò che vive […] adesso potrei parlare con un genitore del suo consumo e capire se segue i consigli di sicurezza del personale che lo ha in cura. (Focus group 2. PSC2) (248)

Comprendere l’impatto del PSM nel macrosistema della persona minore

L’impatto delle misure di austerità dell’ultimo decennio, tra cui la chiusura di risorse della comunità come i centri giovanili e per l’infanzia e lo smantellamento di servizi di prima linea, unito ai cambiamenti del sistema di welfare, ha fatto sprofondare ancora di più l’infanzia e le famiglie nella povertà (Jones et al., 2019).

Le persone partecipanti hanno espresso la loro frustrazione per la riduzione delle risorse della comunità e l’allungamento dei tempi di attesa per accedere ai servizi, per cui chi ha più bisogno di sostegno è colpito più duramente.

Quando tagli i servizi, questo si traduce direttamente in bambine e bambini che non raggiungono le tappe dello sviluppo e che non hanno una bella vita. È semplice: tagli i servizi, tagli i soldi, e l’infanzia resta senza cibo e senza servizi. (Focus group 1.PE5) (236)

Le persone partecipanti hanno individuato la perdita dei servizi per i giovani e il suo impatto diretto su minori vulnerabili allo sfruttamento. I servizi e i centri giovanili sono stati indicati come una preziosa risorsa della comunità, capace spesso di infiltrarsi nelle bande e di disperderle, impedendo così l’adescamento e lo sfruttamento di minori.

Un tempo i centri giovanili riuscivano ad arrivare sotto a tutto questo, riuscivano ad avere le informazioni, a essere l’intervento precoce e a sventare gran parte dell’adescamento e dello sfruttamento. (Focus group 2. PSC4) (237)

Le persone partecipanti hanno sollevato anche la questione dell’intervento precoce: con i continui tagli ai servizi di prima linea (ADCS, 2018), diventava sempre più difficile proteggere l’infanzia che vive con il PSM da un maggior rischio di danno e dalle preoccupazioni di tutela contestuale.

Oggi abbiamo parlato tutto il tempo di spaccio, dell’adescamento di adolescenti per spacciare, succede di continuo, è orribile, ci si finisce dentro fin dalla più tenera età, e la riduzione delle risorse ha un impatto. (Focus group 2. PSC7) (237)

Nel loro impegno a rispondere ai bisogni dell’infanzia che vive con il PSM, l’allungamento dei tempi di attesa e la scomparsa di servizi lasciavano alle persone partecipanti la sensazione di aver perso occasioni di sostenere le famiglie in una fase più precoce.

Limiti dello studio

Un limite importante di questa ricerca è stata l’assenza di diversità. Tutte le persone partecipanti minorenni erano britanniche e bianche, il che evidenzia lacune di conoscenza sulle esperienze della maggioranza globale dell’infanzia che vive con il PSM. Non si è trattato di un’esclusione intenzionale, ma del riflesso della demografia locale, meno «diversificata dal punto di vista etnico», dato che il 92% della popolazione si identifica come bianca, rispetto a una media nazionale dell’86% (Visit North West: 2024).

Lo studio è stato limitato anche dal fatto di concentrarsi su un campione di sette minori di un’unica autorità locale, con la disponibilità a partecipare; altre persone minorenni che non hanno potuto o voluto partecipare potrebbero avere opinioni diverse. È vero inoltre che questi minori avevano bisogno del consenso dei genitori, e non si sa come avrebbe risposto chi aveva genitori contrari alla partecipazione. Il campione non è rappresentativo di tutte le autorità locali, e occorre uno studio più ampio, che rifletta la varietà delle autorità locali e delle aree geografiche, per sviluppare ulteriormente queste intuizioni. Tuttavia, l’uso combinato di interviste creative individuali con l’infanzia e di tre focus group professionali ha permesso un’esplorazione approfondita di prospettive chiave che possono trovare eco in altre persone e meritano un ulteriore approfondimento. I risultati dello studio aggiungono inoltre comprensione alle prospettive dell’infanzia e completano quelli di Roy (2021).

Discussione

Al centro di questo progetto c’era l’intenzione di colmare il divario tra ricerca e pratica, per permettere alle famiglie di restare unite quando opportuno e alle figure professionali di prendere decisioni informate e tempestive quando ciò non è possibile. I risultati mostrano che le esperienze dell’infanzia che vive con il PSM sono complesse e che i fattori di rischio sono molteplici e talvolta gravi e persistenti.

I racconti di bambine e bambini indicano la necessità che le figure professionali comprendano l’impatto di un comportamento genitoriale imprevedibile. L’impatto dell’imprevedibilità sulla salute emotiva dell’infanzia è ben documentato nella letteratura sulla violenza domestica, in cui si usa il termine «ipervigilanza» per descrivere i sintomi che l’infanzia presenta quando anticipa il successivo episodio di violenza domestica. Tra questi figurano un «trasalimento esagerato», la difficoltà ad addormentarsi, i pensieri sulla violenza e la difficoltà a regolare le emozioni (Mertin e Mohr, 2002, p. 153). Questa ricerca suggerisce che dobbiamo comprendere l’impatto negativo del PSM, il suo ciclo perpetuo di incertezza e ipervigilanza e il suo effetto sul benessere e sullo sviluppo dell’infanzia.

I risultati hanno individuato un possibile legame tra l’infanzia che vive con il PSM e la tutela contestuale (contextual safeguarding). Le figure professionali hanno sottolineato l’impatto del PSM su chi è più grande, la cui vulnerabilità allo sfruttamento aumenta quando cerca conforto all’esterno in assenza di calore e cure genitoriali costanti. I bisogni dell’infanzia non diminuiscono con l’età: semplicemente cambiano.

Bambine, bambini e persone partecipanti ai focus group hanno condiviso una prospettiva coerente: l’infanzia che vive con il PSM ha bisogno di figure professionali di cui potersi fidare, e la rete di sostegno del suo microsistema da sola non basta. Ha bisogno di molteplici fattori di protezione che facciano da cuscinetto contro l’impatto negativo del PSM (Todman e Galvani, 2022). Bambine e bambini hanno espresso il bisogno di avere persone adulte di fiducia, sia in famiglia sia nella comunità, compresi la scuola, il servizio sociale e i servizi specialistici.

Le persone partecipanti ai focus group hanno espresso la preoccupazione che il sostegno all’infanzia che vive con il PSM fosse prevalentemente legato all’intervento statutario, all’intervento in situazioni di crisi e ai procedimenti di tutela giudiziaria. Lo si può vedere nello sviluppo della Family Drug and Alcohol Court (FDAC). Uno studio longitudinale sugli esiti della FDAC (Harwin et al., 2018) risulta al tempo stesso sorprendente e preoccupante per il numero di genitori noti ai servizi sociali per l’infanzia da più di dieci anni. I risultati sollevano questioni importanti su che cosa si sarebbe potuto fare prima per evitare che le famiglie arrivassero all’attenzione dei tribunali, e su quanto a lungo un bambino o una bambina debba sopportare i fattori di rischio associati al PSM prima di poter ricevere sostegno.

Le figure professionali hanno sottolineato anche che l’infanzia che vive con il PSM aveva bisogno di un sostegno in quanto tale: secondo la loro esperienza, un approccio rivolto all’intera famiglia faceva sì che la voce di bambine e bambini andasse perduta. In risposta ai risultati di questa ricerca, viene proposto un modello di pratica costruito dall’infanzia per l’infanzia. Il modello proposto è presentato in una guida pratica pubblicata dalla British Association of Social Workers (Todman e Galvani, 2022). I suoi principi richiedono che le figure professionali conoscano i fattori di rischio e di protezione associati al PSM, per individuare e valutare adeguatamente i bisogni dell’infanzia quando il PSM costituisce un motivo di preoccupazione per la tutela.

In un periodo di austerità prolungata e di tagli a servizi pubblici essenziali, la mancanza di tutela legislativa aggiunge un ulteriore livello di fallimenti sistemici per l’infanzia che vive con il PSM. Questa ricerca sostiene cambiamenti che rispondano a questi fallimenti sistemici profondamente radicati, come illustrato di seguito.

Cambiamento sistemico necessario per l’infanzia che vive con il PSM.
Figura 1. Cambiamento sistemico necessario per l’infanzia che vive con il PSM.

[Disegno 5 (L’albero della resilienza, «persone che mi parlano», di Kit): disegno di una persona partecipante, non riprodotto qui.]

Senza un adeguato riconoscimento nella legislazione, senza cambiamenti delle politiche che garantiscano a tutto il personale di prima linea l’accesso a una formazione adeguata e senza un finanziamento sufficiente perché le autorità locali possano attivare servizi, l’infanzia che vive con il PSM continuerà a essere abbandonata dal sistema. Solo affrontando la complessità del PSM attraverso molteplici sistemi, che non solo interagiscono ma si sovrappongono, si potrà ottenere un cambiamento duraturo.

Conclusione

Bambine e bambini che hanno partecipato a questa ricerca vivevano molteplici avversità, precarietà e danni. Le loro riflessioni hanno illustrato la realtà dura e persistente della loro vita, aggravata dall’austerità, dalle difficoltà economiche, dalla mancanza di una casa, dalle minacce di violenza e dalla violenza domestica. I risultati suggeriscono che l’impatto negativo del PSM non dipendeva né dalla sostanza né dall’età, poiché sia la persona partecipante più giovane sia la più grande vivevano molteplici rischi e avversità.

Le difficoltà vissute erano aggravate dall’impatto decennale delle misure di austerità, che hanno ridotto i servizi di intervento precoce. Ne consegue che le figure professionali danno priorità ai bisogni dell’infanzia più piccola a scapito di chi è più grande. Questa ricerca ha messo in luce l’impatto del PSM su chi è più grande, con il maggior rischio di danno significativo dovuto allo sfruttamento criminale e/o allo sfruttamento sessuale minorile.

I risultati hanno mostrato come la mancanza di formazione sul PSM, sia prima sia dopo l’abilitazione, abbia inciso sulla capacità delle figure professionali di individuare, valutare e rispondere efficacemente ai bisogni dell’infanzia che vive con il PSM. Ciò avrà comportato occasioni mancate di prevenire danni significativi e, potenzialmente, di ridurre il numero di minori collocati presso parenti o affidati ai servizi dell’autorità locale.

Questa ricerca ha messo in luce la necessità di un cambiamento sistemico e il valore dell’ascolto della voce dell’infanzia che vive con il PSM. Solo affrontando la complessità del PSM attraverso molteplici sistemi si potrà ottenere un cambiamento duraturo.

Complexe Systémique: punti chiave

Questo articolo è prezioso perché dà la parola a minori molto giovani, attraverso il disegno e le metafore animali, mentre la ricerca sulla dipendenza dei genitori interroga soprattutto le persone adulte. Il quadro di Bronfenbrenner ricorda che il sintomo non si ferma alla porta di casa: la nonna che dà da mangiare, la scuola che protegge o punisce, il centro giovanile chiuso dall’austerità appartengono tutti allo stesso sistema. Il punto più discutibile, da un punto di vista sistemico, è la critica all’approccio rivolto all’intera famiglia, accusato di cancellare la voce del bambino o della bambina. Si può leggere non tanto come un rifiuto del lavoro con la famiglia, quanto come un invito a creare, all’interno di quel lavoro, uno spazio proprio per l’infanzia, con una persona adulta di fiducia identificabile e un orizzonte temporale che non si conti in settimane. I limiti sono chiari: sette minori, tutte persone britanniche bianche, di un’unica autorità locale, reclutate con il consenso dei genitori, e risultati presentati in modo selettivo. Da leggere insieme alla revisione realista degli interventi familiari per minori con genitori che abusano di sostanze e all’articolo sul maltrattamento e sui bisogni di sostegno in queste famiglie.

Note dell’originale

Ringraziamenti. L’autrice e l’autore ringraziano il Department of Social Care and Social Work della Manchester Metropolitan University e l’autorità locale del Nord-Ovest in cui si è svolta la ricerca per aver compreso perché questa ricerca fosse necessaria. Questa ricerca non sarebbe stata possibile senza il coraggio di bambine e bambini che vi hanno partecipato e senza la fiducia dei loro genitori nella ricerca. Non sarebbe stata possibile nemmeno senza le figure professionali che hanno sacrificato il proprio tempo.

Finanziamento. Questa ricerca è stata finanziata dal Department of Social Care and Social Work della Manchester Metropolitan University.

Dichiarazione sul conflitto di interessi. Nessuno dichiarato.

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Traduzione non ufficiale in italiano di Understanding the Needs of Children Living with Parental Substance Misuse: Perspectives from Children and Practitioners, di Hannah Todman e Hugh McLaughlin, The British Journal of Social Work, vol. 54, no 7, pp. 3073-3095 (2024), doi: 10.1093/bjsw/bcae079, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (traduzione in italiano, tabelle presentate sotto forma di elenchi, disegni non riprodotti). La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Questa è una traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «Understanding the Needs of Children Living with Parental Substance Misuse: Perspectives from Children and Practitioners», pubblicato in The British Journal of Social Work (2024) con licenza CC BY 4.0. Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato in testa a questa pagina; fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Todman, H., e McLaughlin, H. (2024). Understanding the Needs of Children Living with Parental Substance Misuse: Perspectives from Children and Practitioners. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/understanding-the-needs-of-children-living-with-parental-substance-misuse (Opera originale pubblicata nel 2024 in The British Journal of Social Work, 54(7), 3073-3095 (2024); ripubblicata nel 2024 da The British Journal of Social Work, https://academic.oup.com/bjsw/article/54/7/3073/7682341)

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