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Frontiers in Psychology · Coppia

Un diagramma di flusso basato sulla ricerca per affrontare il cambiamento nella coppia

Chi pratica la terapia di coppia sa che il disagio nasce da circoli in cui ciascun partner alimenta ciò che rimprovera all’altra persona. Ma come trasformare questa lettura in obiettivi di lavoro con la coppia? Francesca Capozzi, dell’Université du Québec à Montréal, riunisce la ricerca della scienza delle relazioni in un diagramma di flusso in tre parti: la terapia di coppia è indicata? La relazione è messa in discussione? Ciascun partner vede la propria parte?

Autrici e autori Francesca Capozzi (CORE | Cognitions and Relations Laboratory, Social Psychology and Personality Section, Department of Psychology, UQAM | Université du Québec à Montréal, Montréal, QC, Canada)Prima pubblicazione Frontiers in Psychology, 6 gennaio 2025Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di A research-driven flowchart to approach change in couples, di Francesca Capozzi, pubblicato in Frontiers in Psychology (Frontiers Media) (2025), doi: 10.3389/fpsyg.2024.1438394, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le dichiarazioni di fine articolo sono raggruppate nelle note. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Un cambiamento efficace comincia da una comprensione condivisa e centrata sulla clientela dei bisogni della coppia.

Francesca Capozzi

Abstract

Nella maggior parte dei casi, le figure terapeutiche di coppia leggono in chiave sistemica il disagio della coppia come il risultato di schemi reciproci disadattivi a cui contribuisce ciascun partner. Tuttavia, può risultare difficile condividere con la coppia questa comprensione relazionale del suo disagio e individuare di conseguenza obiettivi di cambiamento, poiché la letteratura esistente non offre metodi strutturati, passo dopo passo. Questo articolo di prospettiva passa in rassegna ricerche di diversi ambiti della scienza delle relazioni per sintetizzare in modo coerente le migliori pratiche di individuazione degli obiettivi in un diagramma di flusso passo dopo passo. Il diagramma si articola in tre aree principali, ricavate dalla letteratura disponibile: stabilire l’appropriatezza della terapia di coppia, determinare gli obiettivi generali e concettualizzare gli obiettivi specifici in una prospettiva sistemica. Pensate per facilitare la formazione, le raccomandazioni che ne derivano sosterranno in senso ampio un approccio alla valutazione sistemica centrato sugli obiettivi.

Parole chiave: fattori comuni, valutazione in terapia di coppia, obiettivi della terapia di coppia, terapia relazionale, scienza delle relazioni

1 Introduzione

La terapia di coppia è per sua natura sistemica. Fatta eccezione per la violenza nella coppia, la maggior parte delle coppie arriva in terapia ballando il «tango» di schemi reciproci che assumono la forma dei cosiddetti schemi a farfallino o di circoli che si autoalimentano (Furrow et al., 2022), in cui il comportamento della persona A innesca o conferma l’insicurezza emotiva o le distorsioni cognitive della persona B, suscitando un comportamento che a sua volta innesca o conferma l’insicurezza emotiva o la distorsione cognitiva della persona A.

Prendiamo l’esempio di Aiden e Alex. Aiden appare distante e assente e spesso lavora fino a tardi o trascorre le serate dopo cena nel proprio studio per avere un po’ di tranquillità. Alex assume un atteggiamento critico e pieno di risentimento e spesso prova un senso di solitudine e di sopraffazione di fronte alla responsabilità di tenere la casa pulita e la relazione a galla. Quando arrivano in terapia, lamentano un legame logorato, ciascuna delle due persone presenta il comportamento dell’altra persona come il problema e nessuna speranza sembra possibile. La persona terapeuta, invece, vede che il comportamento dell’una allontana ancora di più l’altra e viceversa, e che il cambiamento deve avvenire da entrambe le parti per essere efficace. Come può condividere questa prospettiva con la coppia e aiutarla a individuare obiettivi di conseguenza?

La massima «la relazione è la cliente», spesso così oscura per chi è in formazione, rimanda proprio all’approccio sistemico chiave che vede il disagio della coppia come il risultato di catene reciproche di comportamenti/interpretazioni/risposte a cui contribuisce ciascun partner. Eppure, nonostante la sua importanza, nella letteratura disponibile sembrano mancare indicazioni strutturate per costruire questa comprensione relazionale. Per esempio, la teoria dei fattori comuni si occupa dei fattori che contribuiscono al successo della terapia nei diversi approcci clinici e ha acquisito una rilevanza primaria nella ricerca e nella formazione (Davis and Hsieh, 2019). Applicata alla terapia di coppia, questa teoria sottolinea la concettualizzazione relazionale come principio comune chiave e individua l’interruzione degli schemi relazionali disfunzionali come obiettivo sistemico chiave (Davis et al., 2012; Bradbury and Bodenmann, 2020).

Il vantaggio degli approcci basati sui fattori comuni è che le loro indicazioni possono applicarsi praticamente a tutti gli approcci terapeutici, ponendo una solida base teorica per comprendere il successo terapeutico tra modelli diversi (Fife et al., 2014). In questo senso, la presente prospettiva si colloca pienamente in tale tradizione. Tuttavia, questi approcci spesso mancano di indicazioni concrete, passo dopo passo, su come allineare le concettualizzazioni sistemiche con obiettivi terapeutici specifici (si vedano per esempio Chambers, 2012; Stanton and Welsh, 2012). Inoltre, spesso mancano di un collegamento con altre aree della scienza delle relazioni che mettono in luce elementi chiave del successo terapeutico, come l’importanza di valutare l’appropriatezza della terapia di coppia, di distinguere tra obiettivi generali e specifici e di individuare i fattori cognitivi e affettivi che favoriscono il cambiamento (Bradbury and Bodenmann, 2020).

La presente prospettiva affronta queste questioni organizzando in un diagramma di flusso passo dopo passo le raccomandazioni per individuare gli obiettivi di cambiamento delle coppie. Integrando letteratura di diversi ambiti della scienza delle relazioni, il diagramma proposto offre uno strumento pratico per standardizzare l’individuazione degli obiettivi in una prospettiva sistemica che comprende obiettivi di cambiamento generali, specifici e individuali. Pensate per facilitare la formazione, le raccomandazioni che ne derivano sosterranno in senso ampio un approccio alla valutazione sistemica centrato sugli obiettivi.

2 Il cambiamento nella coppia

Un cambiamento efficace comincia da una comprensione condivisa e centrata sulla clientela dei bisogni della coppia. Tuttavia, le coppie spesso iniziano la terapia senza una comprensione relazionale dei propri problemi (Benson et al., 2012), e l’autocolpevolizzazione o la colpevolizzazione dell’altra persona sono visioni più diffuse, soprattutto nelle società individualiste (Stanton and Welsh, 2012). Per la persona terapeuta può quindi essere difficile guidare la clientela verso una comprensione relazionale dei propri problemi. Tornando all’esempio di Aiden e Alex, la persona terapeuta può faticare a mostrare ad Aiden che il suo comportamento comunica mancanza di interesse e ad Alex che il suo comunica disprezzo. Inoltre, Aiden e Alex possono mostrarsi restii ad assumersi la responsabilità del proprio contributo al disagio relazionale, il che può rappresentare un’ulteriore sfida per la persona terapeuta in assenza di metodi strutturati per tradurre le concettualizzazioni sistemiche in obiettivi operativi che risuonino con la prospettiva della clientela (Sperry, 2005; Eldridge et al., 2022).

Quanto segue passa in rassegna ricerche di diversi ambiti della scienza delle relazioni per sintetizzare in modo coerente le migliori pratiche di individuazione degli obiettivi in un diagramma di flusso passo dopo passo (Figura 1). Il diagramma si articola in tre aree principali, ricavate dalla letteratura disponibile e descritte di seguito: stabilire l’appropriatezza della terapia di coppia, determinare gli obiettivi generali e concettualizzare gli obiettivi specifici in una prospettiva sistemica.

Raccomandazioni in forma di diagramma di flusso per individuare gli obiettivi di cambiamento delle coppie in una prospettiva sistemica. Le linee continue rappresentano le risposte affermative; le linee tratteggiate, le risposte negative. La terapia di coppia
Figura 1. Raccomandazioni in forma di diagramma di flusso per individuare gli obiettivi di cambiamento delle coppie in una prospettiva sistemica. Le linee continue rappresentano le risposte affermative; le linee tratteggiate, le risposte negative. La terapia di coppia è indicata quando esiste uno schema relazionale disadattivo o quando il problema individuale di un partner incide sulla vita della coppia, a condizione che tale problema individuale venga affrontato in altro modo. Se la coppia mette in discussione la prosecuzione della relazione, vanno preferiti gli approcci dell’ultima possibilità. Infine, la terapia dovrebbe concentrarsi sulla riformulazione relazionale del problema se i partner faticano ad adottare questa prospettiva, e sul riconoscimento della responsabilità o su obiettivi individuali di cambiamento a seconda della loro capacità di vedere il proprio contributo individuale allo schema relazionale.

2.1 Stabilire l’appropriatezza della terapia di coppia

Per quanto possa sembrare paradossale, la ricerca suggerisce che determinare l’appropriatezza della terapia di coppia potrebbe essere il primo passo di un diagramma di flusso ideale per individuare gli obiettivi di cambiamento delle coppie (Figura 1, 1). L’appropriatezza della terapia di coppia va oltre il disagio relazionale (Halford and Pepping, 2019). Per esempio, la terapia di coppia può essere raccomandata quando i problemi individuali di un partner incidono in modo significativo sul funzionamento della coppia (ad es. Alder et al., 2018) e storicamente si è dimostrata efficace nell’alleviare tali problemi agendo sui fattori relazionali che vi contribuiscono (ad es. Wittenborn et al., 2022). Per esempio, il comportamento di Aiden potrebbe riflettere una depressione o una distimia, il che non esclude la terapia di coppia nella misura in cui i suoi disturbi dell’umore possono influire sui problemi relazionali ed esserne influenzati (Montesano et al., 2014).

Tuttavia, figure terapeutiche e approcci differiscono per quanto sottolineano l’importanza di affrontare i problemi individuali in una terapia individuale separata. Gli approcci sistemici classici incoraggerebbero la terapia sistemica come trattamento principale anche nei casi in cui vi sia un cosiddetto paziente designato (PD) sulla base di problemi comportamentali o psichiatrici (Carr, 2019; Hogue et al., 2022; Wittenborn et al., 2022), mentre altri approcci mostrano un accordo minore (ad es. Isakson et al., 2006). Per esempio, la terapia individuale è raccomandata in presenza di circostanze individuali che compromettono la capacità di discernimento e il controllo del comportamento, come l’abuso di sostanze (Klostermann and Fals-Stewart, 2004) o i problemi di rabbia e violenza (Karakurt et al., 2016). Altri problemi hanno raccolto meno consenso, come varie forme di trauma relazionale che influiscono sulla dimensione relazionale e ne sono influenzate. In questi casi, tra gli approcci praticabili vi è quello di offrire uno spazio sicuro che sostenga la comprensione reciproca dei partner e la gestione dei fattori scatenanti traumatici; questi temi importanti esulano dall’ambito della presente prospettiva, ma chi è interessato può fare riferimento alla letteratura pertinente (ad es. MacIntosh and Johnson, 2008; MacIntosh, 2017; Kleiner-Paz and Nasim, 2021).

Pur riconoscendo che le raccomandazioni formulate caso per caso dalla persona terapeuta dipenderanno in larga misura da vari fattori, tra cui il contesto relazionale e lo specifico problema individuale, la presente prospettiva invita a una riflessione attenta prima di procedere con la terapia di coppia senza raccomandare una terapia individuale aggiuntiva quando vi sono elementi per ritenere che gli schemi relazionali disadattivi siano in larga parte attribuibili al comportamento di un partner. Per esempio, le migliori intenzioni (e i migliori comportamenti) di Alex potrebbero rivelarsi inefficaci se l’instabilità dell’umore di Aiden dipende da fattori che vanno oltre la relazione. Inoltre, in queste circostanze concentrarsi sugli schemi di azione, interpretazione e risposta che si innescano reciprocamente può rivelarsi delicato. Quando i problemi individuali di un partner vengono affrontati in altro modo, è più facile mantenere il focus sugli schemi relazionali e si riduce il rischio di alleanze inappropriate con l’altro partner (Gurman and Burton, 2014; Friedlander et al., 2018; Sotero and Relvas, 2021).

Ciò è particolarmente importante quando lo squilibrio è evidente e compromette la sicurezza, come nella violenza nella coppia (per diverse prospettive su questo tema: Stith et al., 2012; Antunes-Alves and De Stefano, 2014; Karakurt et al., 2016; Hurless and Cottone, 2018). In questi casi la terapia individuale è vivamente raccomandata, e possono essere preferibili approcci di coppia o familiari che sostengano la guarigione dalle ferite psicologiche della persona o del sottosistema (ad es. Diamond et al., 2016).

In sintesi, la terapia di coppia è più appropriata quando esiste uno schema relazionale percepito come disadattivo e quando il problema individuale di un partner incide in modo significativo sulla vita della coppia, a condizione che tale problema individuale venga affrontato con una qualche forma di terapia individuale; in caso contrario, andrebbe incoraggiata la terapia individuale (Figura 1, 1).

2.2 Determinare gli obiettivi generali riguardo alla prosecuzione della relazione

Un’altra valutazione cruciale riguarda gli obiettivi complessivi della terapia. In particolare, la ricerca raccomanda di valutare se la coppia mette in discussione il proprio impegno nella relazione (Halford et al., 2016) e di adattare il trattamento di conseguenza (Owen et al., 2012; Doherty et al., 2016). Il secondo passo del diagramma di flusso dovrebbe quindi consistere nel determinare se i partner mirano a migliorare la relazione o se ne stanno piuttosto mettendo in discussione la prosecuzione (Figura 1, 2).

Tra le coppie che prendono in considerazione la separazione rientrano quelle che vivono un conflitto elevato, profondi disallineamenti nei progetti di vita, gravi tradimenti della fiducia o della sicurezza e/o una perdita di intimità apparentemente irrimediabile (Tremblay et al., 2008; Boisvert et al., 2011; Fraenkel, 2019). È interessante notare che queste aree si sovrappongono in larga misura a quelle individuate in ambiti non clinici della scienza delle relazioni, centrati sui processi, come predittori della qualità della relazione, il che avvalora l’idea che la qualità percepita della relazione sia uno dei principali predittori dei processi relazionali e degli esiti clinici (Ogolsky et al., 2017; Joel et al., 2020; Itzchakov et al., 2022; Righetti et al., 2022). Analogamente, è stato dimostrato che l’ambivalenza verso la relazione svolge un ruolo significativo nelle difficoltà relazionali e nella percezione complessiva della qualità della relazione (Faure et al., 2022; Zoppolat et al., 2022, 2024).

Chiarire l’impegno all’inizio del trattamento è quindi vivamente raccomandato. Se per esempio Alex mette in dubbio la propria capacità o il proprio interesse a proseguire la relazione, potrebbe non esserci sufficiente sicurezza o fiducia per permettere ad Aiden di mostrare il desiderio di connessione che probabilmente si nasconde dietro il suo comportamento di ritiro (Kula et al., 2024). In questi casi, i cosiddetti approcci dell’ultima possibilità, centrati sui problemi comportamentali (Fraenkel, 2019), e/o un’esplorazione approfondita dell’impegno e dell’ambivalenza (Owen et al., 2014) possono essere i più appropriati. Se si decide per la separazione, si può infine prendere in considerazione un accompagnamento alla separazione (Lebow, 2019). Per approfondire questi temi importanti, chi è interessato può fare riferimento alla letteratura pertinente (ad es. Owen et al., 2014; Fraenkel, 2019; Lebow, 2019; Fishbane et al., 2020; Lebow and Snyder, 2022).

In sintesi, una volta stabilita l’appropriatezza della terapia di coppia, occorre determinare gli obiettivi generali in termini di impegno nella prosecuzione della relazione; se la relazione è messa in discussione, vanno preferiti gli approcci dell’ultima possibilità (Figura 1, 2).

2.3 Concettualizzare gli obiettivi specifici in una prospettiva sistemica

Si può tuttavia sostenere che la maggior parte delle coppie arrivi in terapia con l’obiettivo generale di migliorare la relazione, con idee relativamente chiare sugli ambiti di vita in cui il loro disagio è più significativo (Halford and Pepping, 2019). Per esempio, la ricerca annovera i problemi di comunicazione, l’intimità (emotiva) insufficiente e gli squilibri di potere tra i principali motivi di consultazione (Doss et al., 2004; Roddy et al., 2019). È interessante notare che queste aree si sovrappongono in larga misura a quelle individuate negli ambiti della scienza delle relazioni centrati sui processi come predittori della qualità e della durata della relazione, il che convalida l’esperienza soggettiva che la clientela ha dei problemi presentati (Ogolsky et al., 2017; Joel et al., 2020; Itzchakov et al., 2022).

Ciò che spesso manca alle coppie, tuttavia, è una comprensione relazionale del loro disagio che poggi sul riconoscimento dei loro schemi comportamentali interconnessi o circoli di retroazione, concentrandosi sui fattori di mantenimento reciproci più che sui comportamenti individuali, come descritto sopra. Un punto cruciale è che i singoli partner e le singole coppie possono differire in modo significativo nella loro disponibilità a leggere in termini relazionali il problema presentato (Gurman and Burton, 2014). A questo punto del diagramma, la persona terapeuta dovrebbe valutare la capacità dei partner di cogliere la natura relazionale del problema presentato con un minimo di stimolazione o di psicoeducazione (Figura 1, 3).

Per esempio, la situazione di Aiden e Alex può essere vista come un tipico schema inseguimento/ritiro tra un partner che insegue e si esprime e un partner che si ritira ed evita, bloccati in un ciclo di azioni e risposte apparentemente incompatibili (uno insegue e l’altro si ritira; Wile, 2013). Storicamente, tali strategie sono state interpretate come differenze individuali nelle strategie di attaccamento (Mikulincer and Shaver, 2019), anche se ricerche recenti indicano che possono dipendere anche da schemi di interazione propri di una coppia, emersi nel tempo (Baucom et al., 2015; Brandão et al., 2020; Leo et al., 2021).

Ciò che assicura la stabilità disadattiva di questo tipo di schema è che i partner attivano reciprocamente le rispettive insicurezze (Mikulincer and Shaver, 2019): uno (chi insegue) cerca la regolazione emotiva attraverso la rassicurazione e la connessione e teme l’abbandono; l’altro (chi si ritira) cerca la regolazione emotiva attraverso l’autonomia e la separazione e teme l’invischiamento. Così, quando il disagio legato al conflitto richiede una regolazione emotiva, ciascun partner mette in atto i comportamenti che con maggiore probabilità confermano le paure relazionali dell’altro, in quello che può facilmente diventare un circolo infinito di cicli interattivi negativi. Spiegata alla clientela con un linguaggio accessibile e in modo culturalmente compatibile, questa visione riduce i processi disadattivi (come la colpevolizzazione, la reattività emotiva e l’isolamento) e accresce i comportamenti relazionali positivi (come la compassione, l’empatia e la cooperazione) (Fishbane and Wells, 2015; Fishbane, 2023).

Questa visione relazionale del disagio si applica allo stesso modo a diversi problemi presentati. Oltre allo schema inseguimento/ritiro e, come già accennato, tra i motivi di consultazione frequenti figurano i problemi di comunicazione, il sostegno insufficiente e gli squilibri di potere (Doss et al., 2004, 2022; Roddy et al., 2019). Un punto cruciale è che la ricerca mostra che i problemi di comunicazione dipendono, a seconda del contesto, da ostacoli bidirezionali sia nell’espressione sia nell’ascolto (ad es. Gottman and Gottman, 2015; Righetti et al., 2022), che il sostegno è legato alla reciprocità nella responsività (ad es. Itzchakov et al., 2022; Smoliak et al., 2022) e che gli squilibri di potere sono collegati a schemi reciproci di depotenziamento e ad attribuzioni errate di potere (ad es. Knudson-Martin, 2013; Körner and Schütz, 2021). Diverse aree del (dis)funzionamento di coppia possono quindi essere osservate attraverso la lente sistemica delle influenze reciproche tra i partner.

In sintesi, una volta esclusa la separazione e fissato il miglioramento come obiettivo generale della terapia, i partner vanno incoraggiati a leggere il problema presentato in termini relazionali; quando ciò non è possibile, tale lettura dovrebbe diventare il focus della terapia (Figura 1, 3).

2.4 Spingere più a fondo la comprensione sistemica

Per consolidare una comprensione relazionale, le prime sedute individuali e congiunte dovrebbero stimolare le riflessioni di ciascun partner sul proprio contributo allo schema relazionale e stabilire direzioni di cambiamento individuale. La disponibilità dei partner ad assumersi la responsabilità della propria parte nei problemi della relazione può essere fondamentale per interrompere i cicli di colpevolizzazione (Patrika and Tseliou, 2016; Smoliak et al., 2021) e per mettere in pratica i suggerimenti della persona terapeuta (Davis and Piercy, 2007). Inoltre, concentrarsi sul cambiamento individuale dà ai partner la possibilità di contribuire positivamente al cambiamento nella loro relazione, a vantaggio del senso di competenza e di autonomia di ogni partner (Halford, 2003; Knee et al., 2013), garantendo al tempo stesso l’assunzione di responsabilità (Fishbane, 2023). Pertanto, anche se questa valutazione non deve essere formale, dovrebbe essere esplicita (benché strumenti formali possano giovare al processo; Halford and Pepping, 2019; Lavee and Avisar, 2006; Snyder et al., 2005).

Idealmente, questa comprensione verrebbe formulata come obiettivi di cambiamento individuale volti a interrompere l’attuale ciclo di interazione negativo e a condurre la relazione verso lo stato desiderato. Così, per esempio, il senso di responsabilità di Aiden trarrebbe beneficio dall’obiettivo di ridurre il proprio impulso a inseguire o a criticare, perché permetterebbe ad Aiden di cambiare qualcosa senza aspettare un cambiamento di Alex; analogamente, Alex troverebbe forza nella possibilità di concentrarsi sulla propria capacità di contrastare il ruolo passivo che percepisce di avere nella relazione.

Concentrarsi sul cambiamento individuale può sembrare in contrasto con gli approcci sistemici. Tuttavia, molteplici approcci sistemici considerano l’autoregolazione e l’agentività elementi chiave dell’empatia, della cooperazione e della comprensione reciproca. Per esempio, la differenziazione, definita come la capacità di distinguere il sé dagli altri, permette alle persone di compiere scelte coerenti con i propri valori personali e relazionali, legittimando e convalidando al tempo stesso l’esperienza propria e altrui (Fishbane and Wells, 2015; McDowell et al., 2019; Knudson-Martin et al., 2021; si veda Rodríguez-González et al., 2020 per considerazioni interculturali). La ricerca quantitativa ha evidenziato l’importanza dell’agentività percepita in processi relazionali fondamentali come l’accomodamento (ad es. Kluwer et al., 2020), il bilanciamento tra istanze personali e relazionali (ad es. Visserman et al., 2017) e l’altruismo relazionale (ad es. Gordon and Chen, 2013). Inoltre, le persone più differenziate sanno identificare e regolare meglio le emozioni (Kashdan et al., 2015), a vantaggio delle loro capacità relazionali dentro e fuori il setting terapeutico (Tamir, 2016).

In sintesi, l’ultimo passo del diagramma di flusso proposto per la valutazione delle coppie consisterebbe nel determinare la capacità di ciascun partner di comprendere il problema presentato come uno schema relazionale e di riconoscere il proprio contributo a tale schema. Quando non è possibile fissare questi obiettivi individuali, la terapia dovrebbe riformulare gli obiettivi con questo focus (Figura 1, 3).

3 Discussione

Questo articolo di prospettiva propone un approccio strutturato e basato sulla ricerca per valutare e promuovere il cambiamento nella coppia in una prospettiva sistemica che comprende obiettivi di cambiamento generali, specifici e individuali. Nella visione proposta, la concettualizzazione sistemica è fondamentale per la terapia di coppia, e il riconoscimento della responsabilità individuale da parte dei partner è un passo utile verso il cambiamento terapeutico.

E se i partner non riconoscono il proprio ruolo nel mantenimento dello status quo? Come già detto, la comprensione sistemica che le coppie hanno dei propri problemi è spesso limitata, e i partner faticano a riconoscere il proprio ruolo nello schema relazionale. In questi casi, la presente prospettiva incoraggia chi opera nella clinica a considerare la negoziazione di tale comprensione come obiettivo della terapia. Se in definitiva tale comprensione non è possibile, si potrebbero prendere in considerazione l’interruzione della terapia e/o una terapia individuale. Le ragioni di questa posizione comprendono considerazioni etiche e terapeutiche.

Sul piano etico, il mandato relazionale della terapia di coppia deve essere chiaro alla clientela nel momento in cui vi si impegna. Poiché il consenso è un processo continuo, rafforzare il setting terapeutico relazionale è, si può sostenere, un intervento terapeutico in sé (Hecker and Murphy, 2018). Sul piano terapeutico, e come illustrato sopra, la capacità di una coppia di comprendere i problemi presentati in una prospettiva relazionale può essere un fattore chiave del successo del trattamento, poiché riduce la colpevolizzazione e accresce la responsabilità e l’agentività individuali, il che mostra il carattere fondamentale della comprensione sistemica nella terapia di coppia (Becvar and Becvar, 2019).

È importante sottolineare che l’approccio proposto per l’individuazione degli obiettivi è agnostico rispetto al metodo utilizzato per perseguirli e al modello clinico privilegiato, e può essere applicato nella ricerca e nella pratica future a partire da una molteplicità di prospettive (ad es. cognitiva, emotiva, socio-relazionale; Knudson-Martin et al., 2015). Inoltre, non vi è in linea di principio alcuna controindicazione ad applicare i metodi proposti indipendentemente dal background culturale della clientela, anche se nell’affrontare il contenuto degli obiettivi si raccomanda vivamente di tenere conto di considerazioni culturali centrate sulla clientela (ad es. Rodríguez-González et al., 2020; Capozzi, 2022; Ealami and Hooshmandi, 2024; si veda anche Trexler, 2024).

In conclusione, questo articolo offre una mappa per leggere in chiave sistemica il disagio delle coppie e individuare di conseguenza obiettivi di cambiamento generali, specifici e individuali. In questo senso, amplia la letteratura attuale proponendo un approccio metateorico al cambiamento nella coppia, potenzialmente utile alla ricerca, alla pratica e alla formazione in un’ampia gamma di approcci terapeutici. Se Aiden e Alex decideranno di proseguire la loro relazione, la loro migliore possibilità dipenderà in ultima analisi dalla loro capacità di cambiare il modo in cui vedono il proprio disagio, di riconoscere le rispettive responsabilità individuali e di lavorare insieme verso i nuovi obiettivi.

Complexe Systémique: punti chiave

L’articolo formalizza ciò che molte figure terapeutiche fanno d’istinto: verificare che la coppia sia il giusto punto di accesso, chiarire l’impegno prima di lavorare sulla relazione, poi aiutare ciascun partner a vedere il circolo e a riconoscervi la propria parte. La vignetta di Aiden e Alex, i cui nomi sono volutamente neutri rispetto al genere, illustra bene la punteggiatura reciproca tra inseguimento e ritiro. Il valore didattico è reale, soprattutto per chi è in formazione. Ma si tratta di un articolo di prospettiva: il diagramma di flusso non è stato né testato né validato, e la sua logica del sì o no semplifica situazioni in cui ambivalenza e violenza si intrecciano. Anche la proposta di interrompere la terapia se la coppia non riesce ad arrivare a una lettura relazionale è discutibile: in una prospettiva sistemica, questa lettura si co-costruisce in seduta più che constatarsi semplicemente, e le parole della persona terapeuta vi prendono parte. Conviene quindi considerare il diagramma una mappa, non un protocollo. Da leggere insieme a l’articolo sul tracciamento delle circolarità e a la rassegna sulla terapia di coppia negli anni Venti del Duemila.

Note dell’originale

Ringraziamenti. Questo lavoro è stato sostenuto da un finanziamento di avvio della Facoltà di Scienze umane dell’UQAM. Un sentito ringraziamento ad Alison Carpenter, Marjorie Rabiau e alla coorte 2020-22 del programma MSc(A) Couple and Family Therapy della McGill University per i loro contributi stimolanti.

Finanziamento. Chi firma l’articolo dichiara di aver ricevuto un sostegno finanziario per la ricerca, la stesura e/o la pubblicazione di questo articolo. Questo lavoro è stato sostenuto da un finanziamento di avvio della Facoltà di Scienze umane dell’UQAM.

Contributi. FC: stesura della bozza originale, stesura, revisione e editing.

Conflitto di interessi. Chi firma l’articolo dichiara che la ricerca è stata condotta in assenza di qualsiasi rapporto commerciale o finanziario che possa essere interpretato come un potenziale conflitto di interessi.

Nota dell’editore. Tutte le affermazioni espresse in questo articolo sono esclusivamente di chi lo firma e non rappresentano necessariamente quelle delle organizzazioni di affiliazione, né quelle dell’editore, della redazione e di chi ha svolto la revisione. Qualsiasi prodotto che possa essere valutato in questo articolo, o qualsiasi affermazione che possa essere fatta dal suo produttore, non è garantito né approvato dall’editore.

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Traduzione non ufficiale in italiano di A research-driven flowchart to approach change in couples, di Francesca Capozzi, Frontiers in Psychology, vol. 15, 1438394 (2025), doi: 10.3389/fpsyg.2024.1438394, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Questa è una traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «A research-driven flowchart to approach change in couples», pubblicato in Frontiers in Psychology (2025) con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato all’inizio di questa pagina; fa fede la versione originale.

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Come citare questo articolo

Capozzi, F. (2025). A research-driven flowchart to approach change in couples. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/a-research-driven-flowchart-to-approach-change-in-couples (Opera originale pubblicata nel 2025 in Frontiers in Psychology, 15, 1438394 (2025); ripubblicata nel 2025 da Frontiers in Psychology, https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyg.2024.1438394/full)

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