Questa versione è stata tradotta dal francese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Incontro · Diventare terapeuta
In questo nuovo episodio di Confidences de thérapeute ho avuto il piacere di dialogare con Stessie Fougeroux, terapeuta familiare sistemica nota in particolare per aver creato il gioco delle credenze incrociate. Uno strumento oggi utilizzato da molte e molti professionisti, perché permette di rendere visibili alcuni circoli relazionali che imprigionano le coppie e le famiglie in ripetizioni dolorose.
In questa intervista, però, non si trattava soltanto di parlare di uno strumento. Si trattava soprattutto di incontrare una professionista, un percorso, un modo di essere terapeuta.
Ciò che colpisce subito in Stessie Fougeroux è il modo molto incarnato in cui parla del suo mestiere. Ripercorre con grande sincerità la sua storia, il suo posto nella propria famiglia, ciò che l’ha resa molto presto sensibile alla sofferenza psichica, ma anche il suo cammino professionale. Come tante persone che lavorano in ambito clinico, è passata attraverso quadri teorici che l’hanno nutrita intellettualmente, senza darle sempre la sensazione di aver trovato pienamente il suo posto. È stato infine nella terapia familiare sistemica che ha trovato un approccio capace di collegare comprensione, movimento e intervento.
Nel corso dello scambio racconta con grande semplicità l’importanza che ha avuto per lei l’incontro con il pensiero di Mony Elkaïm. Quella lettura è stata una svolta. Vi ha trovato un modo di pensare le relazioni, le credenze, le risonanze e le impasse del legame che risuonava con la sua esperienza clinica, ma anche personale.
Uno degli aspetti particolarmente interessanti di questa conversazione è il modo in cui Stessie descrive il proprio stile terapeutico. Parla di una pratica viva, naturale, attraversata dall’umorismo, dalla metacomunicazione, dalla coterapia e da un’attenzione finissima a ciò che accade nel momento. Lontana da una postura rigida o distaccata, difende un modo di essere terapeuta profondamente umano, in cui la tecnica conta, certo, ma non sostituisce mai l’incontro.
L’intervista permette anche di comprendere meglio la logica del gioco delle credenze incrociate. Questo strumento non si riduce a un supporto ludico. Apre uno spazio di comprensione reciproca. Aiuta ciascuna persona a individuare la propria costruzione del mondo, a percepire meglio quella dell’altra e a vedere come certe interazioni finiscano, senza volerlo, per rafforzare le protezioni e le ferite di ognuno. È qui tutta la finezza dell’approccio sistemico: andare oltre la lettura individuale delle difficoltà per pensare i circoli relazionali che le mantengono.
Infine, questa intervista mette in luce anche una questione essenziale: quella del posto del pensiero sistemico nelle istituzioni, in particolare in psichiatria. Stessie Fougeroux ricorda quanto sia talvolta ancora difficile pensare «famiglia» in contesti ancora ampiamente organizzati attorno a una lettura individuale del sintomo. La sua esperienza mostra tuttavia fino a che punto l’apertura al sistema relazionale possa trasformare la comprensione clinica.
Da ricordare
Dietro i concetti, gli strumenti e i modelli c’è sempre una persona, una traiettoria, una sensibilità, un modo singolare di abitare la relazione terapeutica.
È questo che rende preziosa questa conversazione. L’episodio completo è disponibile qui sotto.
Come citare questo articolo
Besse, J. (2026, 29 marzo). Devenir thérapeute : le parcours de Stessie Fougeroux. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/devenir-therapeute-le-parcours-de-stessie-fougeroux
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