Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Terapia di coppia

Due tigri imparano a lottare. L’elaborazione della simmetria in una coppia attraverso la trance

Si presenta il caso di una coppia simmetrica trattata con tecniche di ipnosi ericksoniana. Vengono esposti i principi e i fondamenti teorici di questo tipo di ipnosi, insieme alla descrizione delle tecniche utilizzate: il lavoro con le metafore e la prova (rehearsal), prima di passare all’esposizione del caso. L’articolo si conclude con un breve commento del processo.

Autrice Teresa Robles de Fabre, master in antropologia e dottorato in psicologia clinicaPrima pubblicazione Psicoterapia y Familia, vol. I, n. 1, rivista dell’Asociación Mexicana de Terapia FamiliarTraduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

«Per secoli si sono avuti a portata di mano frammenti di vetro multicolore, specchi e tubi. Per alcune persone erano soltanto frammenti di vetro e di specchio. Per altre erano gli ingredienti per trasformare un mondo di colori e di forme in fantasie e visioni nuove… il caleidoscopio.»

Joyce C. Mills e Richard J. Crowley

Ciò che l’ipnosi non è

Quando si parla di ipnosi, generalmente si pensa a una perdita di coscienza, a una persona che ne controlla un’altra e le dà ordini a cui questa obbedisce irrimediabilmente. Si pensa anche a qualcosa che agirebbe magicamente e che potrebbe far scomparire sintomi e comportamenti che non cedono alla volontà.

Se è vero che in uno stato di trance profonda si perde la coscienza (la persona si addormenta), non è vero che chi ipnotizza abbia il controllo assoluto della persona ipnotizzata. Freud smise di utilizzare l’ipnosi come metodo terapeutico perché a volte le persone che aveva in cura si rifiutavano di ricordare ciò che lui ordinava loro di ricordare.

Possiamo definire l’ipnosi come un metodo per indurre uno stato, la trance, in cui le facoltà mentali critiche sono temporaneamente e parzialmente sospese e la persona utilizza principalmente la propria immaginazione e il processo primario. Si tratta di indurre una fantasticheria guidata, di facilitare all’altra persona il contatto con la propria interiorità.

La trance è uno stato naturale a cui accediamo spontaneamente. Una trance leggera è una fantasticheria guidata; il sonno è una trance profonda.

Dalla suggestione diretta alla gestione della fantasia

Un tempo, nell’ipnosi classica, l’accento era posto sulla suggestione diretta. Oggi, nella «nuova ipnosi», come la chiama Daniel Aráoz, o nell’ipnosi ericksoniana, l’accento è posto sulla gestione della fantasia.

Questa nuova ipnosi ha i suoi antecedenti negli anni Trenta in Francia, con gli sviluppi della Scuola di Nancy, che si separa dalle linee di lavoro della Salpêtrière e propone:

1

Il cambiamento non avviene per desiderio né per volontà, ma per immaginazione.

2

Le eterosuggestioni agiscono solo quando trovano un’eco interna nella persona che riceve la suggestione e possono così diventare autosuggestioni.

3

L’autosuggestione agisce a un livello non conscio.

Milton Erickson, psichiatra statunitense, sulla base di queste stesse idee ha messo a punto e sviluppato tecniche ipnotiche in modo quasi miracoloso. Ancora oggi chi ne ha raccolto l’insegnamento continua a decifrare e a mettere in parole ciò che faceva.

Come ho già segnalato, la base delle tecniche ipnotiche sono l’immaginazione e la suggestione. Per quanto riguarda la suggestione, si utilizzano le parole stesse della persona e termini ambigui, affinché in ciascuna persona acquistino il proprio senso secondo la sua problematica individuale, i suoi desideri, i suoi bisogni; oppure si utilizzano metafore a cui ciascuna persona può dare il proprio contenuto.

Il lavoro con questo tipo di ipnosi consiste nel favorire una fantasticheria guidata attraverso la quale è possibile esplorare materiale rimosso senza analizzare le difese, entrare in contatto con fantasie inconsce (legami e oggetti interni) per modificarle e innescare processi. Si costruisce così una nuova «realtà» interna, che produce cambiamenti «reali» nella persona.

Tre appoggi teorici: l’inconscio, gli emisferi, il costruttivismo

Le tecniche ipnotiche hanno avuto una diffusione sempre maggiore, soprattutto negli Stati Uniti, purtroppo talvolta come tecniche isolate da un corpo teorico solido. Ritengo tuttavia che il loro fondamento teorico si possa trovare nel concetto di Inconscio sviluppato dalla teoria psicoanalitica, negli studi sulle differenze di funzionamento degli emisferi cerebrali e nel costruttivismo, epistemologia sviluppata, tra gli altri, da Von Foerster, Von Glasersfeld, Watzlawick e Varela.

La psicoanalisi ci parla dell’Inconscio come di quell’entità costituita da energia psichica, che contiene le tracce mnestiche di tutto il vissuto (ricordi che sono immagini e affetti); che è composta da oggetti interni, fantasie inconsce, prodotti dell’interazione con il fuori, e in cui avvengono continuamente processi di ristrutturazione, molti dei quali sono orientati a «proteggere» la persona dal rivivere esperienze dolorose. In questo tipo di ipnosi, come nella teoria psicoanalitica, si considera che il sintomo abbia «uno scopo prezioso»: è il compromesso tra la pulsione e la difesa, e perciò lo si rispetta. In altre parole, per questa nuova ipnosi l’Inconscio non è soltanto il bidone della spazzatura in cui è rimosso ciò che è brutto, cattivo, doloroso, ma è fondamentalmente energia, risorse, capacità, protezione, e contiene bei ricordi che sono utili.

Durante il processo ipnotico facciamo appello alla forza della mente inconscia, utilizziamo le tracce dei ricordi piacevoli — dando per scontato che ce ne siano sempre —; si modificano gli oggetti interni, le fantasie inconsce; si innescano e si riorientano processi.

Tutto questo seguendo il cammino dell’inconscio, che è il principio di piacere. E così il trattamento terapeutico con questo tipo di ipnosi non è un cammino fondamentalmente arido e doloroso, ma tende a essere fluido e piacevole.

E, secondo le ricerche condotte sulla differenza di funzionamento degli emisferi cerebrali, il cammino dell’Inconscio è quello dell’emisfero destro.

Paul Watzlawick sottolinea come le funzioni di questo emisfero — simbolizzazione, condensazione, linguaggio analogico, visione d’insieme, di sintesi, rappresentazione del tutto attraverso le parti, registrazione e percezione di sensazioni e di affetti — coincidano con quelle che la psicoanalisi attribuisce all’Inconscio, mentre l’emisfero sinistro si occupa del ragionamento logico, del linguaggio verbale e di quello matematico, e della funzione di analisi, che corrisponderebbero al pensiero cosciente.

La nostra cultura tende a sopravvalutare le funzioni dell’emisfero sinistro, l’emisfero della logica e della ragione, e a svalutare quelle del destro, l’emisfero della sensibilità, dell’immaginazione e della sensazione. Nell’ipnosi facciamo il contrario. Lavoriamo con il destro, cercando di svilupparne le potenzialità e di bloccare parzialmente il sinistro.

Infine, l’epistemologia costruttivista propone che, qualunque sia la REALTÀ, non possiamo mai conoscerla così com’è. Attraverso i nostri sensi e l’interazione con essa costruiamo il nostro mondo, quasi sempre senza rendercene conto. Il costruttivismo radicale afferma addirittura che la REALTÀ non esiste, ma che siamo noi a costruirla. Costruiamo la nostra realtà interna. Ed è questa realtà interna a determinare i nostri comportamenti, i nostri affetti, il nostro atteggiamento di fronte al mondo. Di conseguenza, se cambiamo la nostra realtà interna, cambieranno i nostri comportamenti, i nostri affetti: ed è ciò che facciamo attraverso l’ipnosi.

L’ipnosi è uno strumento molto potente, poiché opera con le risorse dell’emisfero destro, che nella nostra cultura sono generalmente sottoutilizzate; costituisce un’interessante alternativa tecnica quando altre alternative si sono dimostrate inefficaci ed è particolarmente preziosa quando gli schemi ricorsivi attraverso i quali opera la tendenza al non cambiamento sono fondamentalmente verbali e logici, cioè corrispondono al funzionamento dell’emisfero sinistro.

Le tecniche ipnotiche, come qualsiasi tipo di tecnica, devono collocarsi all’interno di un contesto terapeutico — in questo caso quello della terapia familiare sistemica — che le inquadra e dà loro significato.

Da ricordare

La trance non è una presa di controllo: è una fantasticheria guidata, un accesso privilegiato all’emisfero destro — quello dell’immagine, dell’analogia e dell’affetto —, lì dove si annidano anche i sintomi. È preziosa soprattutto quando la tendenza al non cambiamento si è installata in circuiti verbali e logici, e a condizione che sia inquadrata da un contesto terapeutico che le dia senso.

Illustro qui di seguito, attraverso uno studio di caso, uno stile di lavoro con le tecniche ipnotiche. Presento innanzitutto gli antecedenti, poi una breve descrizione delle tecniche utilizzate, prima di passare a descrivere il processo terapeutico e, infine, a commentarlo.

Antecedenti

Pablo ed Elena sono una di quelle giovani coppie messicane di classe media in cui sia l’uomo sia la donna vogliono costruire una relazione diversa da quella dei propri genitori. Rifiutano i ruoli tradizionali. Lui vuole assumere e condividere le responsabilità domestiche, e lei quelle economiche. Rifiutano la relazione complementare rigida in cui si davano la sottomissione delle loro madri e il dominio dei loro padri. Propugnano un’uguaglianza tra uomo e donna e stabiliscono una relazione simmetrica. Tuttavia non hanno imparato a funzionare così, non hanno un modello da seguire. Il risultato sono spesso dolorosi fallimenti, perché nella ricerca dell’uguaglianza instaurano escalation simmetriche che li portano alla rottura e a riprendere l’escalation non appena si ritrovano.

Lui, economista, ha 29 anni e un passato pieno di malattie: problemi cardiaci, frequenti infezioni renali, diversi interventi chirurgici e fratture ossee, e ora un cancro, che comincia a curare con la chemioterapia.

Lei, psicologa, ha 27 anni e un’epilessia controllata con i farmaci. Sono sposati da un anno.

Si rivolgono alla terapia cercando sostegno per l’angoscia causata dalla comparsa del cancro. Vogliono inoltre imparare a gestire meglio la famiglia di Pablo, che «li invade» volendoli aiutare. Il padre, medico, paga la chemioterapia, è presente a tutte le visite, discute e litiga con i membri dell’équipe che segue Pablo e interferisce con il trattamento. Si installa a casa loro per curarlo e sorvegliarlo.

Fin dalla prima seduta fu evidente la grande simmetria che esisteva tra loro, razionalizzata e sostenuta dal discorso dell’uguaglianza. Fino a quel momento, tuttavia, questa simmetria era stata deviata verso lo scontro con elementi esterni: le famiglie d’origine di entrambi, le malattie e, ora, il padre di Pablo.

In quanto coppia agli inizi, i loro conflitti più evidenti erano: a) costruire dei confini attorno alla coppia, cosa tanto più difficile in quel momento, in cui avevano bisogno di un aiuto economico per le cure di Pablo; e b) stabilire tra loro schemi di interazione, integrando due stili e due visioni del mondo diversi.

Elena si definiva disordinata e ribelle all’autorità; diceva di vivere come un’aggressione la richiesta di maggiore ordine da parte di Pablo. Vedeva Pablo come eccessivamente dipendente, autoritario e violento.

Pablo si considerava ordinato e viveva il disordine di Elena come un’aggressione, una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Vedeva Elena come disordinata e ribelle, con cambiamenti d’umore bruschi e frequenti.

In un primo momento la terapia si orientò a sostenerli mentre Pablo riceveva le cure e ad aiutarli a porre dei limiti al padre di Pablo. Quando la chemioterapia terminò e cominciarono a vivere una situazione di normalità, la frequenza delle escalation aumentò per qualsiasi motivo: lei gli dava del maschilista e del dipendente quando lui le chiedeva di servirgli una tazza di caffè; lui le dava della disordinata con qualsiasi pretesto, e passavano sempre più giorni senza rivolgersi la parola. Le escalation diminuivano soltanto alla vigilia dei controlli periodici di Pablo o quando Elena «dimenticava» di prendere i farmaci e aveva una crisi epilettica. In quei momenti dicevano di volersi bene, di voler godersi la vita insieme e costruire una coppia diversa.

Utilizzai senza successo diverse tecniche strutturali e paradossali, dopodiché proposi loro di lavorare «a un altro livello», senza parole, per evitare che continuassero ad aggredirsi verbalmente. Fu così che iniziammo il processo terapeutico che presento qui di seguito.

Le tecniche utilizzate

Abbiamo lavorato fondamentalmente con due tipi di tecniche: la rappresentazione della loro relazione in metafore e la prova (rehearsal).

La metafora è una rappresentazione simbolica di una situazione e, in quanto tale, è sintetica, totalizzante, condensa elementi diversi e si colloca nell’emisfero destro del cervello, che, essendo l’emisfero dell’inconscio, è anche quello in cui si collocano i sintomi.

Una comunicazione metaforica è una comunicazione diretta con l’emisfero destro, nella sua lingua: da qui la sua forza.

La metafora ha due livelli e due significati: uno superficiale, apparente, costituito dalla verbalizzazione della metafora, che attiva il secondo, più profondo, quasi sempre inconscio, rilevante e significativo per ogni persona che la ascolta o la vive. Quando una persona genera una metafora, questa esprime la dinamica di tale livello, la sua realtà interna; e i cambiamenti che avverranno nella metafora avverranno simultaneamente in quel livello inconscio profondo, in quella realtà interna, e determineranno perciò cambiamenti negli affetti e nei comportamenti di quella persona.

Anche se esistono metafore che si possono proporre in terapia, come nel caso dei racconti didattici narrati da Milton Erickson, preferisco le metafore create dalla persona stessa, e suggerire dall’esterno l’avvio di processi che si generino dall’interno di ciascuna persona.

L’idea di lavorare con la rappresentazione simbolica di un legame mi è venuta conoscendo il lavoro che Peggy Papp svolge con gruppi di coppie, da lei chiamato «coreografia delle coppie», e che viene descritto nel modo seguente:

La coreografia delle coppie di Peggy Papp

«… si chiede alle coppie di chiudere gli occhi e di fare un sogno o una fantasia in cui visualizzano il partner rappresentato simbolicamente. Poi si chiede loro di rappresentare la forma che dovrebbero assumere loro stessi in relazione al partner, per garantire che la fantasia sia sistemica. Quindi si chiede loro di immaginare quale movimento o quale danza dovrebbero avere queste due forme, in base al problema che hanno descritto.»

Si procede poi a drammatizzare queste fantasie davanti al gruppo.

Il mio modo di lavorare consiste nell’invitare ciascun membro della coppia a rappresentare la problematica della relazione in una metafora, collocata in uno scenario. Lavoriamo poi con le metafore create da entrambi. In ciascuna, propongo loro di restare in posizione di osservazione e suggerisco che LA SOLUZIONE DEL CONFLITTO SI STA GENERANDO.

Seduta dopo seduta riprendiamo le metafore, suggerendo così che seguono un processo. Apro la seduta e l’induzione della trance con una suggestione indiretta (per esempio: «sapete come guariscono le tigri?»), il che implica che vivranno questa guarigione nella trance, e lascio scorrere la fantasia. Prima di concludere la trance, formulo suggestioni postipnotiche che sono istruzioni di processo, del tipo della Benedizione elaborata da Bandler e Grinder, in cui si suggerisce che il processo avviato continuerà quella notte e tutte le notti necessarie, durante il sonno, utilizzando i meccanismi con cui si formano i sogni, in modo tale che ci si stupirà di scoprirsi ad agire e a sentire in una maniera nuova e diversa.

Chiedo poi loro di raccontare la propria fantasia. È importante per conoscere lo sviluppo del processo e perché condividano i loro vissuti. Non interpreto né faccio osservazioni, a meno che queste non siano formulate nel linguaggio e nel contesto della metafora, per continuare a lavorare con l’emisfero destro ed evitare l’intrusione del sinistro. In questo caso non fu mai detto che Pablo ed Elena erano le tigri o i fiori, benché lo sapessero. Ebbero insight importanti, anche senza esprimerli verbalmente.

Il fulcro delle sedute è il materiale della metafora. Se si affrontano altri temi, è soltanto «in attesa» che avvengano i cambiamenti che devono avvenire a livello metaforico: per esempio, mentre le tigri dormono e le piante cicatrizzano.

L’uso delle metafore può essere completato da altri tipi di tecniche ipnotiche, come la prova, che presento qui di seguito.

La prova

È una tecnica molto semplice con cui si ottiene che la persona si autosuggerisca analogicamente ciò che desidera suggerirsi. Consiste nel chiedere a ciascun membro della coppia di costruire una scena in cui stia «sentendosi come vuole sentirsi, vivendo come vuole vivere, agendo come vuole agire», e di viverla in tutti i suoi dettagli. Creando questa fantasia si sta già creando una nuova realtà interna. Inoltre, la descrizione della fantasia può essere utilizzata come diagnosi.

Il processo

Si sono svolte otto sedute, a distanza di una settimana l’una dall’altra.

Nella prima seduta proposi loro di costruire una metafora a testa. Elena visualizzò una pianta, come un iris, con uno stelo e due fiori, rivolti ciascuno da una parte… La radice e lo stelo non permettevano loro di essere diversi.

Quando chiesi loro di visualizzare una soluzione a quella situazione, sia Pablo sia Elena si videro mentre dividevano in due lo stelo e la radice e piantavano le due piante separate, ma l’una vicino all’altra. Proposi di dare alle piante il tempo di adattarsi alla nuova terra e passammo a lavorare sulla metafora di Pablo.

Pablo vide, mentre provava una profonda tristezza, due tigri ferite che si rispettavano e si temevano. Disse: «stanno molto male, con le ferite aperte e sanguinanti… devono sfogarsi su qualcuno… potrebbero unirsi, perché la giungla è molto dura e lì è difficile trovare un partner… sono stati cuccioli malaticci, deboli e maltrattati…»

Elena entrò nella scena e osservò come i cuccioli si azzuffavano e si graffiavano, senza saper stare insieme, e scoprì che i graffi facevano dimenticare loro momentaneamente le ferite. Vedendoli crescere così malconci, Elena pianse.

Chiesi loro di avvicinarsi e di osservare le ferite per rendersi conto di come potessero guarire. Elena si avvicinò e una delle tigri le permise di metterle dell’alcol. Pablo non riuscì ad avvicinarsi alle tigri; da lontano osservò che le ferite erano profonde. All’uscita dalla trance, entrambi riconobbero le proprie ferite e piansero per esse.

Nella seconda seduta chiesi loro innanzitutto di tornare allo scenario dei fiori per osservare come stavano. Entrambi li trovarono appassiti, ma la ferita dello stelo cominciava a cicatrizzarsi. Poi domandai: sapete come guariscono le tigri quando sono ferite? E a partire da lì riprendemmo il lavoro in stato di trance.

Pablo vide la tigre distesa, senza fare nulla, vicino a un fiume. Poco dopo la tigre entrò nell’acqua, che Pablo sentì deliziosa; poi uscì sulla riva, si stese al sole, riposò un po’ e si asciugò; camminò fino al boschetto e lì si addormentò profondamente, un po’ triste e molto assetata.

Elena raccontò che all’inizio la tigre le faceva paura e lei si nascondeva nella boscaglia. «Camminava maestosa anche se nessuno la vedeva, e non zoppicava; io sapevo che era ferita. La vidi esitare a entrare nell’acqua fredda, le faceva male la ferita profonda sotto il braccio. All’inizio nell’acqua le faceva un male terribile, poi le piacque. Quando finì di bagnarsi andò a sdraiarsi tra l’erba, mangiò e dormì.» Una volta addormentata la tigre, Elena trovò il coraggio di avvicinarsi per vederla dormire felice — così indifesa! — così diversa da come sembrava… e la ferita si chiudeva…

Suggerii che queste storie continuassero attraverso i loro sogni e che la volta successiva avremmo potuto vedere quanto si fossero cicatrizzate le ferite delle tigri e delle piante.

Durante la settimana trascorsa tra questa seduta e la successiva, Elena accettò di sottoporsi a una tomografia che in neurologia le chiedevano già da diversi mesi.

Arrivarono alla terza seduta raccontando che erano più tranquilli, un po’ più distanti, e che forse per questo i litigi erano diminuiti. Andammo a vedere come stavano i fiori e, poiché si erano un po’ ripresi, passammo alle tigri, che continuavano a dormire. Suggerii di lasciarle dormire tutto il tempo necessario perché la cicatrizzazione seguisse il suo processo naturale. Su loro iniziativa, dedicammo il resto della seduta a stabilire accordi sulla ripartizione delle faccende domestiche. Era la prima volta che riuscivano a farlo.

La volta seguente, quarta seduta, arrivarono preoccupati per ciò che chiamavano il loro essere esigenti e il loro perfezionismo. Li colpiva molto trovare un difetto in sé stessi o nell’altra persona; non riuscivano ad accettare i momenti difficili. Si sentivano tristi ma tranquilli. Entrammo nella giungla e, mentre le tigri continuavano a dormire, chiesi loro di camminare e di scoprire le cose belle e quelle brutte che c’erano in quel luogo, quelle che nutrivano e quelle che facevano male; cioè di integrare metaforicamente la totalità giungla-mondo, con i suoi aspetti positivi e negativi. Anche questa volta formulai una suggestione postipnotica affinché questo processo di esplorazione e di scoperta continuasse attraverso i sogni.

Durante la quinta seduta, entrambi ritrovarono cose belle che si erano dati a vicenda. Elena raccontò che Pablo l’aveva aiutata a migliorare il rapporto caotico che aveva prima con i suoi genitori. Pablo ricordò come Elena lo avesse spinto a continuare gli studi.

In questa occasione utilizzai la tecnica della prova. Chiesi loro di costruire una scena in cui si sentissero come volevano stare. Entrambi costruirono scene in cui erano soli. Ripetemmo l’esercizio con scene diverse e, nelle ultime, entrambi arrivarono a collocarsi nello stesso spazio fisico dell’altro, ma separati, intenti ad attività diverse: con un libro a testa in soggiorno, tutti e due in viaggio in auto sulla strada, «ciascuno immerso nelle proprie cose».

Così potei rendermi conto che non era ancora il momento che cominciassero a imparare un altro modo di interagire. I fiori erano ormai due piante indipendenti e cominciavano a riprendersi. Le tigri continuavano a dormire.

Nella sesta seduta, prima concimammo le piante, per dar loro ancora più forza, poi passammo alla giungla. Le tigri erano ormai sveglie e passeggiavano ciascuna su una riva del fiume, osservandosi in silenzio, con la paura di interagire.

Elena raccontò come osservava Pablo, i suoi gesti, cercando di indovinare se fosse arrabbiato con lei per qualche motivo, e temeva che per questo potesse mettersi a urlarle contro da un momento all’altro. Confessò di spaventarsi molto quando Pablo si arrabbiava: lo sentiva come impazzito e aveva paura che arrivasse a picchiarla. Per questo timore, Elena aveva taciuto tutte le cose che la infastidivano. Anche Pablo osservava Elena, temendo che, se le avesse comunicato i suoi fastidi, lei potesse allontanarsi o avere un accesso di furia. Inoltre, Elena dimenticò più volte di prendere i farmaci ed ebbe una crisi epilettica.

Conclusi la seduta chiedendo loro se sapessero come le tigri imparano a lottare e a stare bene, e suggerii che forse lo avrebbero imparato sognando.

La settimana successiva, settima seduta, suggerii loro di osservare che cosa accadeva quando una delle tigri attraversava il fiume e si avvicinava all’altra, e di imparare da loro.

Elena osservò diversi tentativi di una delle tigri di attraversare, e come tornasse indietro quando l’altra le ringhiava contro perché non voleva che entrasse nel suo territorio. Alla fine osò passare. L’altra la osservò e ringhiò ancora di più. Quando la tigre appena arrivata cercò di mangiare un pezzo di carne che si trovava lì, l’altra la aggredì con una zampata, e l’aggredita reagì gettandosi a terra come indifesa, in atteggiamento di sottomissione; allora l’altra non la aggredì più, mangiò la sua carne e ne lasciò un po’ alla nuova arrivata. Dopo di che camminarono per la giungla e cacciarono insieme.

Per Pablo l’epilogo fu simile: camminarono insieme lungo il fiume cercando un nuovo territorio, i pericoli incontrati lungo il cammino le unirono…; era come se nella giungla fosse preferibile stare unite che separate. Ci furono alcuni attriti quando ciascuna cercò uno spazio per dormire e al momento di spartirsi il cibo. Si diedero qualche zampata, e a volte cedeva l’una, a volte l’altra. In realtà non si ferivano, si riconoscevano come compagne, cominciavano ad abituarsi a stare insieme. A tratti una delle due si allontanava per un po’, tranquilla di sapere che, se avesse avuto bisogno di aiuto, l’altra era nei paraggi. Feci poi con Elena una prova in cui lei urlava contro Pablo, senza temere la sua reazione.

Arrivarono all’ottava seduta raccontando che Elena aveva urlato contro Pablo in diverse occasioni; lui, invece di arrabbiarsi, rideva vedendo come Elena si spaventava da sola sentendosi urlare. Ora Pablo urla molto meno. Elena dice che vorrebbe una relazione di coppia con meno urla; tuttavia non si sono feriti. Dico loro che, quando si ha la certezza dell’amore dell’altra persona, si può litigare con la tranquillità di sapere che dopo il litigio entrambi continueranno ad amarsi.

Prima di concludere la seduta guardarono i fiori, e stavano bene; osservarono le tigri, ed erano sempre tranquille, bene, come compagne.

Decidemmo che era il momento di concludere la terapia, perché gli iris erano ormai due piante forti e indipendenti e le tigri avevano imparato a convivere e a lottare. Suggerii che i processi avviati sarebbero continuati per tutta la vita, di giorno e di notte, specialmente mentre dormivano e sognavano.

Commenti finali

Partendo dall’impossibilità di analizzare razionalmente e descrivere a parole tutto ciò che è accaduto in questo processo, commenterò soltanto i punti che ritengo rilevanti. Chi legge vi troverà significati e ricchezze diverse.

La funzione del sintomo apparve fin dalla prima seduta: «i graffi facevano dimenticare loro momentaneamente le ferite». Perché potessero smettere di graffiarsi, era quindi necessario che prima quelle ferite guarissero.

Nel corso della terapia si sono costruite due realtà diverse, che ora determinano i loro affetti e la loro interazione in un altro modo. Prima erano fusi in un’unica pianta; ora sono due piante separate, diverse e vicine. Prima erano due tigri ferite che si attaccavano per dimenticare il proprio dolore e che non sapevano convivere; ora sono due tigri sane, che possono essere compagne, sostenersi, prendersi cura l’una dell’altra e collaborare.

In loro si sono inoltre sviluppati processi importanti:

a) La separazione e l’individuazione

Attraverso i fiori: lo stelo e la radice divisi, due piante ripiantate separate, ma l’una vicino all’altra.

b) La cicatrizzazione delle ferite

Attraverso le tigri: il riposo, il fiume, il sonno prolungato per tutto il tempo necessario.

c) L’accettazione dei limiti

La passeggiata nella giungla li ha portati ad accettare i limiti propri e altrui, a integrare gli elementi positivi e negativi di ogni realtà: ciò che corrisponderebbe, dal punto di vista della psicoanalisi kleiniana, al processo di integrazione degli oggetti totali.

d) La gestione della simmetria

Attraverso le tigri hanno imparato a gestire la simmetria: a porre fine alla lotta, ad assumere un momento di complementarità per poter continuare a essere uguali.

Ad alcune persone la conclusione del processo può sembrare piuttosto brusca e affrettata. Tuttavia le metafore indicavano che i cambiamenti erano già avvenuti; e nella stessa metafora delle tigri era inclusa, e gestita in modo adeguato, la possibilità di ricaduta: all’improvviso si davano qualche graffio e poi una delle due cedeva. Infine, c’era la suggestione finale che i processi avviati sarebbero continuati: e così è stato.

Dopo l’ultima seduta si sono svolti due colloqui di follow-up: uno a sei mesi e l’altro a un anno. In uno di questi Elena ha commentato: «è terribile, ma ci urliamo contro con sempre maggiore tranquillità di coscienza». Ci sono stati cambiamenti nella relazione: ora lei prepara la colazione a Pablo al mattino e si sente bene nel farlo, e Pablo è diventato più disordinato. Nel complesso sono contenti e di tanto in tanto sognano le tigri e gli iris, riconoscono la giungla e vi passeggiano.

Da ricordare

La simmetria non si elabora nominandola. Due tigri ferite che si graffiano per dimenticare le proprie ferite possono imparare a lottare solo una volta guarite: la metafora permette di far cicatrizzare prima di far negoziare. E imparare a gestire la simmetria significa imparare a porre fine alla lotta — accettare un momento di complementarità per poter continuare a essere uguali.

Chi è Teresa Robles de Fabre

(1) Teresa Robles de Fabre ha un master in antropologia ed è dottoressa in psicologia clinica. Membro ordinario e del consiglio direttivo dell’Asociación Mexicana de Terapia Familiar, A. C. Socia fondatrice del Centro Mexicano de Investigación y Clínica, S. C.

Nota dell’originale

Questo lavoro è stato pubblicato in Psicoterapia y Familia, volume I, n. 1, rivista dell’Asociación Mexicana de Terapia Familiar.

Bibliografia

Eustace, R. y Robles de Fabre, T., « La nueva mujer y el cambio ». Trabajo presentado en el 50 aniversario de la Sociedad Mexicana de Neurología y Psiquiatría, A. C., Morelia, México, 1987.

Grinder, J., y Bandler, R., Trance-formations. Neuro-Linguistic Programming and the Structure of Hypnosis, New York : Bruner/Mazel, 1981.

Robles de Fabre, T., « La utilización de las técnicas hipnóticas como una herramienta en el proceso terapéutico ». Presentación en el XX Congreso de la Sociedad Interamericana de Psicología, Cuba, 1987.

Rosen, S., Mi voz irá contigo. Los cuentos didácticos de Milton H. Erickson, México : Paidós, 1986.

Questo articolo è una traduzione italiana non ufficiale, condotta sull’originale spagnolo «Dos tigres aprenden a pelear. Elaboración de la simetría en una pareja a través del trance», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Psicoterapia y Familia, vol. I, n. 1, rivista dell’Asociación Mexicana de Terapia Familiar). Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicato con l’accordo della rivista.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Robles de Fabre, T. (2022). Deux tigres apprennent à se battre. L’élaboration de la symétrie dans un couple par la transe (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/deux-tigres-apprennent-a-se-battre-l-elaboration-de-la-symetrie-dans-un-couple-par-la-transe (Opera originale pubblicata nel 2022 in Psicoterapia y Familia, vol. I, n. 1, rivista dell’Asociación Mexicana de Terapia Familiar; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/06/21/dos-tigres-aprenden-a-pelear-elaboracion-de-la-simetria-en-una-pareja-a-traves-del-trance/)

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