Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Terapia familiare

Errori e dilemmi nel lavoro con gli adolescenti

Nel lavoro a orientamento sistemico, come in ogni compito terapeutico, abbiamo un’epistemologia che ci sostiene, che avalla le nostre azioni o, quanto meno, traspare in esse. Da questo riferimento teorico derivano le risorse tecniche; ma ne deriva anche, e soprattutto, un modo di agire, di intervenire con le persone che consultano, un modo di «essere terapeuta» che è orientato, da un lato, da ciò che ciascuna teoria «permette» e, dall’altro, dallo «stile» di ciascuna e ciascun terapeuta.

Autore Omar Biscotti, medico, terapeuta familiare, condirettore dell’ISDEBAPrima pubblicazione Perspectivas Sistémicas, n. 89, 2005Traduzione Complexe Systémique, traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

«Se siamo fedeli al riferimento teorico e abili nell’impiego delle risorse; se siamo chiari nelle nostre idee e responsabili nella nostra formazione; se siamo duttili con la nostra persona e umili anziché arroganti: è probabile che non commetteremo troppi errori e che potremo entrare nei dilemmi e uscirne con eleganza. Anzi: rafforzati.»

Omar Biscotti

Di «errori» e di «alternative»

Quando lavoro su problematiche di adolescenti — un terzo delle mie consultazioni — lo faccio fondamentalmente con due sistemi: la persona adolescente stessa e la sua famiglia.

Cercando la definizione di «errore» nel dizionario, ho trovato due accezioni che, a mio modo di vedere, sono strettamente legate. Una: «concetto sbagliato o giudizio falso»; l’altra: «azione inopportuna o sbagliata». Legate perché un concetto sbagliato porta a un’azione inopportuna. Ma come definisco il concetto di «sbagliato»? Un modo mi viene in mente: perché l’azione che esso promuove è inopportuna. E perché potrebbe esserlo? Perché non si raggiunge lo scopo cercato.

Nelle consultazioni per adolescenti della classe media di Buenos Aires, le famiglie arrivano di solito con una forte percezione di «fallimento», soprattutto a livello genitoriale, che spesso le porta a chiedersi:

«Che errore abbiamo commesso?» L’errore è definito dai risultati: questo figlio non è come né ciò che desideravamo che fosse, o peggio ancora: non è felice. Di solito esistono concezioni di che cosa significhi essere un buon genitore, che portano ad azioni «inopportune», ma che continuano a ripetersi perché, dal punto di vista di ciò che si «deve essere», è ciò che i buoni genitori «devono fare» oggi.

Dal canto suo, la persona adolescente ha di solito una visione molto meno tragica della situazione: non si considera parte di alcun errore di programmazione, e tanto meno di un errore che venga da sé. «Tutto bene?» — «Tutto bene.» Tutto. Assolutamente TUTTO.

Ma per i genitori: TUTTO va male. Noi che pratichiamo la terapia sistemica abbiamo l’abitudine di leggere la costruzione relazionale di queste definizioni.

E allora, di fronte a una consultazione del genere: quali potrebbero essere le strade che ci porterebbero all’errore? Eccone alcune:

  • Credere a entrambe le versioni separatamente, o non credere a nessuna.
  • Crederci in posizione di «competenza esperta» di fronte a genitori «inesperti», o crederci «senza esperienza» di fronte a genitori «molto esperti».
  • Rafforzare l’incapacità dei genitori o quella della persona adolescente.
  • Concentrarci solo sul problema, o solo sulle soluzioni.
  • Non costruire alcuna speranza, o costruirne di irrealizzabili.
  • Disperarci o disinteressarci.
  • Dimenticare il riferimento teorico, o restarne in ostaggio.
  • Vedere tutto come «relazionale», o vedere tutto «a partire dal soggetto».
  • Attribuire tutto al contesto, o dimenticare che esiste.
  • Ridurre molto il sistema, o ampliarlo eccessivamente.
  • Unirci troppo alla famiglia, o mantenere troppa distanza.
  • Sovradimensionare il problema, o sottovalutarlo.
  • Dimenticare i sentimenti, o farne il centro permanente del nostro interesse.
  • Privilegiare sempre il fare, o metterlo da parte.
  • Non avere alcuna certezza, o averne troppe. (E, sicuramente, moltissime altre ancora.)

Ripercorrendo questo elenco, penso che la strada dell’errore sia una strada di opzioni estreme. Almeno una delle strade possibili; sicuramente non l’unica.

Noi che pratichiamo la terapia sistemica intendiamo la diagnosi come la risposta del sistema agli interventi. In quest’ottica, un errore non sarebbe definito come tale a priori, ma dal feedback in risposta all’agire terapeutico.

Allora, quali risposte sarebbero indicatrici di un errore? Me ne vengono in mente alcune…

Chi è Omar Biscotti

Il dottor Biscotti è medico, terapeuta familiare e condirettore dell’ISDEBA.

Nota della redazione

L’estratto pubblicato da Red Sistémica si interrompe qui: l’elenco delle risposte che segnalano un errore, e il seguito dell’articolo, si trovano nel testo completo apparso su Perspectivas Sistémicas n. 89.

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale, dallo spagnolo, di «Errores y dilemas en el trabajo con adolescentes», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, n. 89, 2005). Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicato con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Biscotti, O. (2022). Erreurs et dilemmes dans le travail avec les adolescents (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/erreurs-et-dilemmes-dans-le-travail-avec-les-adolescents (Opera originale pubblicata nel 2005 su Perspectivas Sistémicas, n. 89, 2005; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/08/01/errores-y-dilemas-en-el-trabajo-con-adolescentes/)

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