Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Health and Social Care Delivery Research · Family Group Conference
In Inghilterra, una famiglia ritenuta a rischio passa di solito per una conferenza di tutela dell’infanzia in cui si sente giudicata e non ascoltata. Tre enti locali hanno provato un’altra strada: affidare la decisione a una Family Group Conference che riunisce la rete allargata. Questa sintesi di una valutazione realista nazionale mostra che cosa favorisce od ostacola il cambiamento, che cosa ne ricavano le famiglie e a chi proporla.
Traduzione non ufficiale in italiano di Family Group Conferences as an alternative to Initial Child Protection Conferences for families on the Child Protection pathway: Synopsis, di Lorna Stabler, Katrina Wyatt, Jo Day, Iain Lang, David Wilkins, Donald Forrester, Bekkah Bernheim, Alankrita Singh, Sarah O’Rourke, Jennie Hayes e Helene Prestat, pubblicato in Health and Social Care Delivery Research (NIHR Journals Library) (2026), doi: 10.3310/plqs7147, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate sotto forma di elenchi; anche l’elenco delle abbreviazioni è presentato come elenco. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
È importante notare che gli effetti positivi delle SFGC potrebbero perdersi nel tempo se i servizi non offrono un sostegno continuativo, non danno seguito ai piani di sostegno e/o non continuano a lavorare in modo coerente con i valori delle FGC.
Lorna Stabler et al.
Abstract
Contesto. Quando bambine e bambini sono a rischio di un danno significativo a causa di maltrattamento o trascuratezza, nel Regno Unito i servizi per l’infanzia degli enti locali intervengono per proteggerli e sostenere le famiglie. Di solito ciò comporta una conferenza iniziale di tutela dell’infanzia, una riunione multiagenzia che include i genitori ma raramente i minori o la famiglia allargata. Le famiglie vivono spesso le conferenze iniziali di tutela come umilianti ed escludenti, con scarsa attenzione alla costruzione di piani sostenibili.
Le Family Group Conference sono uno spazio basato sui punti di forza e guidato dalla famiglia, ampiamente utilizzato nei servizi sociali per l’infanzia. Le Safeguarding Family Group Conference sono un adattamento sviluppato da alcuni enti locali inglesi per sostituire le conferenze iniziali di tutela, dando ai genitori, a chi si prende cura dei minori, ai minori stessi e alle reti familiari allargate una voce più forte nelle decisioni.
Domande e obiettivi di ricerca. Questo studio sintetizza i risultati di tre pubblicazioni collegate, sottoposte a revisione tra pari. Ha esplorato:
Disegno. È stata condotta una valutazione realista articolata in tre parti. In primo luogo, un filone sull’implementazione, in cui otto enti locali hanno valutato la fattibilità dell’introduzione delle Safeguarding Family Group Conference, con il supporto di workshop, riflessione tra pari e contributi specialistici. In secondo luogo, un filone di sviluppo della teoria, costruito attraverso consultazioni con figure professionali, genitori e giovani con esperienza di accoglienza fuori famiglia, ha individuato esiti e meccanismi significativi. In terzo luogo, in tre siti pilota, il gruppo di ricerca ha osservato la pratica, intervistato famiglie e figure professionali e raccolto dati per verificare come il modello funzionasse nei contesti reali.
Risultati. Quanto all’implementazione (domanda di ricerca 1), i risultati hanno mostrato che una buona adozione dipendeva dalla leadership, da un forte coinvolgimento delle agenzie partner, dalle risorse, dalla tempistica e dalla presenza di una figura referente dedicata. L’implementazione nella tutela dell’infanzia richiede approcci sistemici e multilivello, con una collaborazione tra le agenzie.
Quanto agli esiti (domanda di ricerca 2), le parti interessate hanno individuato benefici chiave, tra cui una maggiore partecipazione della famiglia e del minore alla pianificazione, una riduzione delle esperienze negative, una maggiore sicurezza grazie a piani più personalizzati e migliori relazioni familiari. Le speranze a più lungo termine comprendevano un minor numero di minori collocati fuori famiglia e, in caso di collocamento, un numero maggiore di affidi a parenti.
Le esperienze delle famiglie e delle figure professionali (domanda di ricerca 3) hanno sottolineato il valore del coinvolgimento delle reti familiari allargate. Ciò ha aiutato le famiglie a elaborare piani di sicurezza più solidi e ha dato alle figure professionali un quadro più chiaro della vita dei minori. Tra le difficoltà vi erano tuttavia la sicurezza del personale nell’effettuare le segnalazioni e la necessità di una supervisione chiara per garantire un sostegno continuativo dopo la conferenza. I limiti della dimensione del campione non hanno permesso di rispondere pienamente alla domanda di ricerca 3 su quali famiglie potrebbero trarne beneficio.
Limiti. Lo studio è stato limitato dalle difficoltà di implementazione, da un piccolo campione di famiglie e di figure professionali, da un follow-up abbreviato e da una partecipazione ristretta agli enti locali del Sud dell’Inghilterra.
Conclusioni. Lo studio mostra sia le potenzialità sia le difficoltà del radicamento di approcci guidati dalla famiglia nella tutela dell’infanzia. Le Safeguarding Family Group Conference possono ridurre lo stigma, dare potere alle famiglie e rafforzare la pianificazione della tutela, ma per realizzare questi benefici occorrono investimenti, un impegno sistemico e un’attenzione accurata al sostegno e alla supervisione del personale.
Finanziamento. Questa sintesi presenta una ricerca indipendente finanziata dal programma Health and Social Care Delivery Research del National Institute for Health and Care Research (NIHR), con il numero di finanziamento NIHR131922.
Parole chiave: SERVIZIO SOCIALE PER LA TUTELA DELL’INFANZIA, IMPLEMENTAZIONE, DECISIONI GUIDATE DALLA FAMIGLIA, PARTECIPAZIONE, VALUTAZIONE REALISTA, CONSOLIDATED FRAMEWORK OF IMPLEMENTATION RESEARCH
Quando i servizi per l’infanzia sono preoccupati per la sicurezza di un minore, di solito convocano una conferenza iniziale di tutela dell’infanzia. Da molti anni famiglie, persone che le affiancano come advocate ed enti locali sollevano preoccupazioni su queste conferenze. I genitori le descrivono spesso come spaventose, umilianti e svilenti, mentre i minori e la famiglia allargata vi sono coinvolti raramente. Lunghe relazioni e discussioni condotte da figure professionali che possono conoscere poco la famiglia possono rendere il processo alienante, con scarsa attenzione alla costruzione di soluzioni durature.
Alcuni enti locali hanno sviluppato il modello della Safeguarding Family Group Conference come alternativa. Esso offre alle famiglie la possibilità di assumere un ruolo più attivo nelle decisioni, con il sostegno delle figure professionali, in un modo basato sui punti di forza e guidato dalla famiglia.
Abbiamo adottato un approccio di valutazione realista per capire come funzionano le Safeguarding Family Group Conference, per chi e in quali circostanze. Sette enti locali hanno esplorato la possibilità di introdurre il modello, partecipando a workshop, sessioni con figure esperte e momenti di riflessione tra pari. In tre siti pilota, il gruppo di ricerca ha osservato le riunioni, intervistato famiglie e figure professionali e raccolto dati sulle famiglie segnalate. Abbiamo inoltre consultato assistenti sociali, genitori e giovani con esperienza diretta per dare forma alla valutazione e individuare esiti significativi.
Le Safeguarding Family Group Conference mostrano un forte potenziale per dare potere alle famiglie, ridurre lo stigma e dare ai minori e ai genitori una vera voce nelle decisioni. Le famiglie hanno apprezzato la possibilità di coinvolgere le reti allargate e di creare piani di sicurezza più significativi. L’implementazione è stata tuttavia disomogenea. Una parte del personale era esitante perché il modello non fa parte delle linee guida previste dalla legge, mentre altre figure professionali non erano sicure di voler cambiare pratiche consolidate o di aumentare il coinvolgimento della famiglia e del minore.
Perché le Safeguarding Family Group Conference siano offerte in modo ampio ed equo, occorrono impegno e sostegno a tutti i livelli del sistema. Con queste condizioni, il modello potrebbe migliorare la sicurezza dei minori, rafforzare le relazioni familiari e portare a esiti migliori nel lungo periodo.
Quando i servizi per l’infanzia hanno preoccupazioni di tutela (child protection, CP) riguardo a un minore, possono effettuare una valutazione per comprendere il livello di rischio. È la cosiddetta valutazione ai sensi della Section 47, con riferimento alla Section 47 del Children Act 1989, che impone ai servizi per l’infanzia di esaminare la situazione di un minore se ricevono informazioni secondo cui potrebbe essere a rischio di un danno significativo (https://frg.org.uk/get-help-and-advice/what/child-protection/). Se dalla valutazione risulta che vi sono elementi sufficienti per ritenere che il minore sia a rischio di un danno significativo, si tiene una discussione strategica per pianificare i passi successivi: una discussione tra l’assistente sociale e la persona responsabile del suo servizio, una rappresentanza della polizia e le altre agenzie che sono coinvolte con la famiglia o che hanno effettuato la segnalazione da cui è scaturita la discussione (per saperne di più: http://iscp.gg/article/118053/Strategy-discussion). Uno degli esiti di queste discussioni è la convocazione di una conferenza iniziale di tutela dell’infanzia (initial child protection conference, ICPC). Una ICPC è una riunione formale convocata per stabilire come tutelare i minori ritenuti a rischio di un danno significativo. In Inghilterra, le ICPC fanno parte delle linee guida previste dalla legge in Working Together to Safeguard Children,1 che pone l’accento sulla collaborazione multiagenzia per la protezione dei minori. Lo scopo della ICPC è che la famiglia e le figure professionali si incontrino e si scambino informazioni sui rischi e sui punti di forza presenti nella famiglia, per garantire al minore cure e protezione adeguate. Tra le agenzie o le figure professionali regolarmente invitate alle ICPC vi sono (senza limitarsi a esse): la polizia, il servizio sociale, le scuole, i servizi abitativi, i medici di medicina generale, le health visitor, il personale ostetrico, il personale della salute mentale, i servizi per le dipendenze da droghe e alcol, i servizi di sostegno del terzo settore e il servizio di probation. Il termine per convocare una ICPC dopo una discussione strategica è di 15 giorni lavorativi. Si tratta di un termine nazionale fissato dal governo, e tutti gli enti locali (local authorities, LA) d’Inghilterra sono tenuti a rispettarlo.
Tuttavia, i genitori (e i minori) vivono spesso la ICPC come profondamente umiliante ed escludente. 2–4 Non sono solo le famiglie a trovare difficile questa pratica: il processo della ICPC risulterebbe difficile anche per il personale dei servizi sociali e per le agenzie partner. 3–9 La ICPC è tuttavia un processo previsto dalla legge e svolge diverse funzioni. Tra queste vi sono la condivisione delle informazioni tra le agenzie, l’assunzione di decisioni multiagenzia sul livello di rischio e sulla tutela dei minori,10,11 il far comprendere ai genitori la gravità delle preoccupazioni e l’alleviare l’ansia professionale legata al rischio. 12
Secondo alcune voci, queste funzioni possono essere svolte anche adottando un modello che valorizzi, per esempio, la partecipazione della famiglia. 13 La Family Group Conference è il modello di decisione guidata dalla famiglia più diffuso nel Regno Unito. La FGC è un processo che sostiene le decisioni prese dalla famiglia. Una figura di coordinamento indipendente lavora con la famiglia, compreso il minore, per individuare le persone importanti per loro, comprendere le informazioni condivise dalle figure professionali e individuare ciò di cui hanno bisogno per vivere insieme in sicurezza come famiglia. Chi sostiene le FGC afferma che offrono un modo per proteggere i minori garantendo al tempo stesso che genitori, minori e altri familiari possano partecipare alle decisioni, sentendosi più capaci di agire e più rispettati. 14 Utilizzate in questo modo, le FGC possono essere una risorsa chiave per coinvolgere più efficacemente le famiglie con i servizi al fine di garantire la sicurezza dei minori.
Alcuni enti locali hanno esplorato come i modi di lavorare guidati dalla famiglia possano sostituire la procedura prevista dalla legge, o esserne un’offerta alternativa, invece di essere un intervento aggiuntivo o complementare. All’avvio dello studio, tuttavia, questa pratica non era diffusa.
Il modello della Safeguarding Family Group Conference (SFGC) è stato concepito e introdotto da tre enti locali, che hanno collaborato con il gruppo di ricerca a questo progetto. Il modello mira a introdurre l’offerta di una FGC per alcune famiglie che, normalmente, avrebbero una ICPC in seguito alle indagini ai sensi della Section 47. Ciò è diverso dall’offrire una FGC accanto a un processo previsto dalla legge, come avviene nella pratica abituale. L’obiettivo è riprodurre la forma della ICPC: rispondere alla soglia per l’intervento di tutela, condividere le informazioni tra figure professionali e famiglie, tenere una riunione con i partner pertinenti per decidere la risposta migliore alle preoccupazioni di tutela individuate, elaborare un piano per ridurre i rischi per il minore e riunirsi di nuovo nel tempo per verificare se il piano funziona. Il modello SFGC mira però a ricalcare questa forma realizzandola in un modo guidato dalla famiglia, capace di portare le famiglie in primo piano nelle decisioni (Figura 1).

Il gruppo di ricerca ha partecipato a una scoping review volta a individuare quali interventi potessero ridurre la necessità di collocare i minori fuori famiglia,15 e a una rapid realist review di uno di questi tipi di intervento, incentrata su come funzionano le riunioni di decisione condivisa. 16 Ne è derivata una consultazione con gli enti locali che stavano adattando i propri processi di tutela per renderli più guidati dalla famiglia. Da qui è nato un partenariato ricerca-pratica tra il gruppo di ricerca e questi enti locali, per esplorare come il loro modello potesse essere adattato a nuovi contesti.
Una prima valutazione del modello SFGC proposto ha sviluppato un quadro teorico su come funzionano queste riunioni e su quali famiglie sembrano trarne beneficio (non disponibile pubblicamente). Gli enti locali che hanno concepito il modello SFGC sono incaricati dal Department for Education, in qualità di Partners in Practice, di diffondere pratiche innovative presso altri enti locali d’Inghilterra. Prima di una diffusione più ampia del modello SFGC, era necessario comprendere con chiarezza le componenti centrali della SFGC e gli elementi di contesto che ne influenzano l’adozione e il radicamento, comprese le famiglie che ne trarranno beneficio e in che modo. Lo studio non è stato quindi concepito per verificare in modo definitivo l’efficacia del modello rispetto alla pratica abituale, ma per costruire una comprensione di come potrebbe funzionare ed esplorare i primi indicatori di esiti positivi.
Tre work package (WP) miravano a coprodurre conoscenze con gli enti locali, le agenzie partner e le persone che si rivolgono o si sono rivolte ai servizi per l’infanzia, per comprendere meglio:
Queste domande di ricerca (DR) sono state affrontate in tre WP.
Work package 1: valutare l’implementazione
Work package 2: individuare gli esiti appropriati (coinvolgimento delle parti interessate)
Work package 3: studi di caso approfonditi su quali famiglie
Lo studio era una valutazione realista a metodi misti guidata dalla teoria. Abbiamo reclutato otto enti locali. Gli enti locali partner hanno assunto la guida in siti individuati che ritenevano sufficientemente dotati di risorse e pronti a implementare il modello. Gli enti locali sono stati sostenuti da enti partner con una precedente esperienza di SFGC, che hanno condiviso quanto appreso e hanno contribuito a progettare e implementare i nuovi modelli, a partire da approcci già sperimentati nella pratica. In concreto, ciò ha significato che personale dirigente e operativo con esperienza nella progettazione e nell’implementazione del modello nei propri contesti ha condotto workshop per gli enti locali interessati a offrire il modello nei propri siti. Oltre alle attività di supporto all’implementazione previste (workshop), il personale degli enti locali partner, tra cui tre responsabili di servizi FGC, una figura esperta nel miglioramento della pratica, membri del personale dirigente della tutela e personale operativo del servizio sociale e delle FGC, ha offerto anche un supporto individuale agli enti locali e sessioni online ad accesso libero.
Durante la fase iniziale, l’attenzione si è concentrata sull’implementazione. Abbiamo raccolto dati primari (dall’osservazione dei workshop formativi, da interviste telefoniche od online e dall’osservazione delle riunioni dei gruppi di implementazione). Per individuare gli esiti appropriati dell’uso della SFGC, abbiamo condotto una consultazione delle parti interessate, con workshop e interviste rivolti a chi eroga i servizi, a famiglie con esperienza di tutela e a giovani con esperienza di accoglienza fuori famiglia. Gli studi di caso approfonditi in tre enti locali miravano a produrre una descrizione dettagliata del se e di quali famiglie potessero trarre beneficio dalla SFGC, in quali circostanze e in che modo. Le figure di ricerca di collegamento presenti nei siti degli studi di caso hanno osservato riunioni e discussioni sul nuovo modello e hanno effettuato la raccolta di dati qualitativi con famiglie e figure professionali. I dati di routine estratti dal personale dagli archivi dei servizi sociali e dei servizi FGC hanno offerto un quadro più ampio dell’uso delle SFGC nel periodo di studio e del potenziale impatto di una diffusione più ampia.
Lo studio comprendeva tre WP (Figura 2).

In primo luogo, puntavamo a reclutare 8–12 nuovi enti locali per esplorare se la SFGC potesse essere praticabile nel loro contesto e che cosa occorresse predisporre per renderla possibile. Ciò ha comportato la loro partecipazione a workshop formativi tenuti da enti locali partner con esperienza nell’implementazione del modello, a sessioni individuali con il gruppo di ricerca e con i partner di pratica degli enti locali e a sessioni di riflessione tra pari. Inizialmente 10 enti locali hanno partecipato ai workshop, e otto sono rimasti coinvolti nelle sessioni di implementazione per tutta la durata.
Sono state condotte interviste con 14 membri del personale dirigente di 7 enti locali nell’arco di 15 mesi (giugno 2022–settembre 2023), in 2 momenti. Gli obiettivi iniziali erano 16–48 partecipanti in 3 momenti, con almeno 2 membri del personale per sito. La soglia inferiore di questo obiettivo non è stata raggiunta perché solo sette enti locali hanno partecipato alle interviste. La soglia superiore non è stata raggiunta perché l’implementazione non è progredita abbastanza da includere nelle interviste un gruppo più ampio di figure professionali, che avrebbero avuto una conoscenza limitata del processo di implementazione in corso. Il gruppo ha tuttavia effettuato anche osservazioni supplementari (N = 17) delle riunioni e dei workshop di supporto allo studio e delle riunioni dei gruppi di ricerca degli enti locali (N = 6). Abbiamo inoltre raccolto documenti (N = 15) relativi al processo di implementazione. Queste interviste, osservazioni e analisi documentali hanno esplorato che cosa aiutasse e che cosa ostacolasse l’accettabilità del processo SFGC per le figure professionali e le famiglie. Sono state analizzate con il Consolidated Framework for Implementation Research (CFIR)17 (si veda l’articolo 118).
Non è stato possibile condurre interviste nel terzo momento per motivi di capacità del gruppo di ricerca. Sono state invece effettuate osservazioni e raccolte note di ricerca (n = 22) nei tre enti locali che hanno introdotto il modello entro la finestra di raccolta dei dati (settembre 2023 e settembre 2024). Questi dati sono stati sintetizzati insieme ai risultati dei momenti 1 e 2, con un quadro di sintesi realista, in una teoria del programma sull’implementazione (si veda l’articolo 319)
In secondo luogo, si sono tenuti gruppi di consultazione con assistenti sociali, giovani con esperienza di accoglienza fuori famiglia e genitori con esperienza di tutela, per capire quali esiti minori, famiglie e figure professionali ritengano appropriato studiare. Ciò ha dato forma alla nostra teoria del programma aggiornata e anche ai nostri strumenti di raccolta dei dati per la valutazione pilota. Inizialmente avevamo previsto 3 discussioni di gruppo informali con figure professionali e 10–15 interviste con figure professionali, 3 workshop con i consigli dei minori in accoglienza (children in care councils) e 3–5 interviste informali con genitori degli enti locali partner. Le discussioni di gruppo e le interviste con le figure professionali sono state realizzate; gli altri approcci per coinvolgere giovani con esperienza di accoglienza e famiglie non hanno invece funzionato nella loro forma originaria a causa (1) della sospensione dei consigli dei minori in accoglienza durante le restrizioni legate al COVID-19 e delle successive difficoltà degli enti locali nel ripristinarli e (2) della mancata adesione delle famiglie il cui caso era nel frattempo stato chiuso dai servizi per l’infanzia. Sono stati però adottati approcci diversi per coinvolgere le parti interessate attraverso altre vie (si veda Coinvolgimento del pubblico), cosicché i numeri previsti sono stati raggiunti.
In terzo luogo, nei tre enti locali che hanno deciso di sperimentare la SFGC, il gruppo di ricerca ne ha osservato l’attuazione. Ciò ha comportato l’invito a partecipare alla ricerca rivolto alle famiglie indirizzate all’intervento in un periodo di 7 mesi (settembre 2023–marzo 2024). Lo studio ha seguito tre famiglie e tutte le figure professionali coinvolte lungo il modello SFGC, per capire come abbia funzionato o meno per loro e perché. Nei 3 siti degli studi di caso, l’intervento è stato proposto a 15 famiglie e 4 (26,7%) hanno acconsentito a partecipare. Tre famiglie hanno ricevuto l’intervento completo. Nell’analisi qualitativa è stata inclusa anche l’osservazione delle riunioni iniziali di pianificazione per la famiglia che non ha ricevuto l’intervento completo. In tutto abbiamo condotto 27 interviste con 15 persone, tra cui membri della rete familiare compresi giovani (n = 7), figure di coordinamento FGC (n = 2), assistenti sociali e figure di sostegno (n = 4) e presidenti delle conferenze di tutela (n = 2). Il numero era inferiore all’obiettivo di 6–10 famiglie partecipanti alla raccolta di dati qualitativi, e quindi inferiore all’obiettivo di 18–30 familiari e 24–40 figure professionali da intervistare. Sono stati raccolti anche dati quantitativi di servizio su tutte le 15 famiglie indirizzate al percorso durante la finestra di reclutamento.
La valutazione si è concentrata su due fasi dell’implementazione: la progettazione del modello in contesti diversi (WP1) e la sperimentazione del modello in nuovi contesti (WP1; WP3). Le fasi si sovrappongono perché gli enti locali si trovavano in fasi diverse nel corso dello studio. Il coinvolgimento delle parti interessate (WP2) è stato portato avanti in tutte le fasi per stabilire le priorità degli esiti su cui concentrarsi, sviluppare gli strumenti di ricerca, interpretare i risultati e sviluppare la teoria del programma e la guida all’implementazione. La metodologia dello studio è pubblicata nel primo articolo incluso nella sintesi (articolo 118) e in un articolo pubblicato in precedenza. 20
Questa parte dello studio si è concentrata sugli enti locali che hanno partecipato attivamente al supporto all’implementazione offerto dagli enti locali partner e dal gruppo di ricerca, per esplorare se la SFGC fosse praticabile nel loro contesto e progettare il proprio modello. Si è svolta in due fasi
Fase 1 (4–8 mesi)
Il gruppo di ricerca ha lavorato a stretto contatto con i tre enti locali partner di pratica per condurre il coinvolgimento delle parti interessate e coprodurre un pacchetto iniziale di implementazione (linee guida, workshop formativi e supporto individuale) da diffondere negli otto enti locali dello studio, poi verificato e perfezionato nella fase 2. Il pacchetto ha consolidato quanto appreso dalla valutazione interna degli enti locali partner di pratica. La fase 1 ha orientato il contenuto degli strumenti di raccolta dei dati (tracce di intervista ecc.) e dei fogli informativi per le persone partecipanti. Il coinvolgimento delle parti interessate è stato condotto all’interno degli enti locali partner di pratica per stabilire le priorità e approfondire la teoria del programma iniziale, sviluppata a partire dalla valutazione pilota e da una realist review condotta da membri del gruppo di ricerca. 16
Fase 2 (9–34 mesi)
Il pacchetto di implementazione è stato erogato (workshop formativi, sessioni ad accesso libero, linee guida, supporto individuale). L’implementazione del modello SFGC è stata valutata. Ciò ha comportato il coinvolgimento, da parte del gruppo di ricerca, degli otto enti locali che hanno utilizzato il pacchetto di implementazione in interviste qualitative, osservazioni e analisi documentali. Una figura di ricerca residente (Researcher-in-Residence) è stata inserita in un ente locale per osservare il processo di implementazione, assistendo alle riunioni del progetto di implementazione e discutendo il processo con il personale chiave dell’implementazione. Ove possibile, questa figura ha lavorato accanto ai gruppi di servizio sociale e ai servizi FGC interessati e ha partecipato alle riunioni di implementazione. La raccolta dei dati è stata orientata dal modello logico della teoria del programma e dai dati analizzati nella fase 1 ed è servita a comprendere che cosa renda un contesto ricettivo per una buona implementazione del percorso SFGC. È servita inoltre a comprendere le principali barriere e i principali facilitatori dell’implementazione.
Questa parte dello studio si è concentrata sui tre enti locali che hanno introdotto il modello SFGC nei tempi della valutazione. Due di questi enti locali avevano avviato la fase di progettazione all’inizio dello studio (da aprile 2022). L’altro ente locale stava già esplorando l’uso del modello prima delle restrizioni legate al COVID-19, ma ne aveva sospeso la diffusione.
Nel WP3, una figura di ricerca di collegamento ha lavorato con ciascuno dei tre siti degli studi di caso che hanno sperimentato il modello per 6 mesi. Il gruppo di ricerca non ha potuto lavorare accanto alle équipe come nel WP1 (si veda Partecipazione allo studio (comprese riflessioni su equità, diversità e inclusione)), ma ha partecipato alle riunioni chiave sul modello, alle riunioni strategiche in cui si valutava quali famiglie indirizzare al percorso e alle riunioni d’équipe sull’uso del modello. Questa figura ha inoltre effettuato la raccolta di dati qualitativi con le famiglie e le figure professionali che hanno acconsentito a partecipare alla ricerca e ha raccolto i dati di routine del servizio sul gruppo più ampio di famiglie che avevano avuto una SFGC. Questi dati sono stati utilizzati per perfezionare la teoria del programma su come la SFGC potrebbe funzionare per le famiglie e su quali fattori favoriscano una buona implementazione del modello. Questi dati, insieme a quelli raccolti nel WP1 e nel WP2 e ai workshop tenuti con gli enti locali, sono serviti a coprodurre linee guida per l’implementazione basate sulle evidenze. La sintesi realista ha orientato la coproduzione delle linee guida per l’implementazione, che illustrano che cosa funziona per sostenere l’adozione e il radicamento del modello SFGC nei diversi contesti locali, e come esso possa migliorare gli esiti, per quali famiglie e in quali circostanze. L’analisi dei dati di routine forniti dagli enti locali è servita a determinare l’effetto sui principali esiti di tutela (step up/down, collocamento del minore, partecipazione alle riunioni), sebbene in modo limitato a causa della qualità dei dati raccolti a livello locale e del piccolo numero di famiglie che hanno ricevuto l’intervento.
Lo scopo del coinvolgimento del pubblico nello studio era coinvolgere in modo significativo genitori e giovani con esperienza di interventi di tutela, nonché figure professionali, lungo tutto il progetto di ricerca (conduzione della ricerca, funzione consultiva, tre WP, diffusione e prodotti/guida all’implementazione). Ciò mirava a garantire che la conduzione della ricerca fosse etica e pertinente e che i prodotti fossero utili e validi.
Ai membri del coinvolgimento del pubblico è stato offerto un compenso (buoni, pagamento) per il loro tempo, a una tariffa equivalente alla tariffa oraria media di una figura professionale delle FGC. Abbiamo adottato un approccio attento nel coinvolgere le persone con esperienza diretta e abbiamo chiesto loro di riflettere sui nostri risultati principali piuttosto che sulle proprie esperienze di tutela. Abbiamo offerto diverse modalità di partecipazione (venire alle sessioni, avere conversazioni separate con membri del gruppo ecc.).
Il coinvolgimento del pubblico è stato realizzato in diverse fasi della ricerca.
Abbiamo tenuto una sessione di consultazione in presenza sullo studio con giovani con esperienza di accoglienza fuori famiglia. La sessione si è svolta con CASCADE Voices (Children’s Social Care Research and Development Centre), un gruppo di giovani con esperienza di accoglienza formati alla ricerca. Vi hanno partecipato sei giovani e si è concentrata sui modi migliori per includere bambine, bambini e giovani (CYP) nella ricerca e sulle domande su cui concentrare le tracce di intervista (WP2; WP3). La sessione è stata condotta dalla figura incaricata del coinvolgimento di CASCADE.
Abbiamo consultato quattro genitori con esperienza del servizio sociale sulle tracce di intervista da utilizzare con i genitori e sul modo migliore di spiegare la ricerca alle famiglie (WP2; WP3). Questa consultazione si è svolta con un gruppo di genitori che partecipano a un gruppo di consultazione dei genitori organizzato da CASCADE. La persona responsabile del coinvolgimento di pazienti e pubblico (PPI) ha condotto la sessione insieme alla figura incaricata del coinvolgimento di CASCADE.
Abbiamo consultato tre assistenti sociali con esperienza di accoglienza fuori famiglia sui modi di coinvolgere le e gli assistenti sociali (WP1, WP2, WP3) e di includere i giovani nella nostra ricerca (WP3). La consultazione è stata condotta dalla persona responsabile del PPI in una discussione online.
Un genitore con esperienza di tutela e di SFGC è stato invitato a far parte del nostro comitato direttivo. Questo genitore ha portato al gruppo un’esperienza sia vissuta sia professionale. Abbiamo inoltre invitato una rappresentanza di un’organizzazione (il FRG) a far parte del comitato direttivo, per garantire una governance dal punto di vista delle famiglie e delle figure professionali e organizzazioni che utilizzano il modello della Family Group Conference.
Quattro membri del coinvolgimento del pubblico con esperienza diretta del sistema di tutela (due persone con esperienza di accoglienza fuori famiglia, un genitore con esperienza di tutela e una persona che aveva affiancato un genitore come peer advocate) hanno partecipato ai nostri gruppi di figure esperte e parti interessate. Hanno contribuito a coprodurre la teoria del programma su come le riunioni funzionano per le famiglie e i minori (WP2, WP3) e la guida all’implementazione per la diffusione nazionale (WP1).
Si sono tenute due sessioni di consultazione con un gruppo di genitori (prima sessione n = 14 genitori; seconda sessione n = 12 genitori) di un ente locale, con esperienza di tutela e di FGC. Queste sessioni si sono svolte nell’ambito degli incontri di gruppo mensili organizzati dall’ente locale, e la persona responsabile del PPI e la persona responsabile della teoria vi hanno partecipato di persona per discutere la ricerca, raccogliere spunti sulla teoria del programma (WP2, WP3) e capire come i familiari potessero essere inclusi nei gruppi di implementazione degli enti locali.
Abbiamo tenuto una seconda sessione di consultazione con CASCADE Voices, con quattro giovani, incentrata sull’interpretazione e sullo sviluppo dei risultati della ricerca riguardo al modo migliore di includere bambine, bambini e giovani nelle SFGC (WP2, WP3). La sessione comprendeva un’attività creativa su che cosa potrebbe significare essere coinvolti per minori diversi.
Abbiamo condotto un coinvolgimento delle parti interessate con chi eroga i servizi (attraverso la rete del FRG) per riflettere su come il modello sviluppato si accordasse con la loro idea del modo migliore di attuare questo modo di lavorare (WP1, WP2, WP3).
Abbiamo invitato persone con esperienza di tutela ai tre workshop di riflessione che abbiamo organizzato. Due di loro sono state coinvolte nella progettazione e nella conduzione di questi workshop, realizzando due video per avviare le conversazioni e condividere riflessioni sulle sfide e sulle responsabilità del lavorare in modo partecipativo con famiglie e minori. Abbiamo utilizzato un modello di Community of Enquiry21,22 per creare uno spazio di discussione, un modo di pensare riflessivo, uno spazio in cui ogni persona aveva qualcosa da dire e in cui i diversi punti di vista erano accolti. Ciò ha permesso ai membri del coinvolgimento del pubblico e alle figure professionali di partecipare su un piano di parità.
La revisione etica della ricerca è stata condotta dal Research Ethics Committee della Exeter Medical School. L’approvazione etica è stata concessa (riferimento UEMS REC: 493165). Tra le persone partecipanti allo studio vi erano: figure professionali che lavorano in ambienti delicati e ad alto stress, bambine, bambini e giovani (CYP) sotto i 18 anni e famiglie e minori coinvolti in un intervento di tutela. Le famiglie e i minori di questa coorte stavano per definizione attraversando circostanze stressanti o penose. La partecipazione alla ricerca poteva anche risvegliare ricordi di esperienze difficili, difficoltà attuali o relazioni complicate. Una delle principali complessità nell’adottare un approccio etico alla ricerca era quindi includere minori e famiglie nello studio mentre erano attivamente seguiti dai servizi per l’infanzia. Eravamo pienamente consapevoli dell’esigenza di proteggere la sicurezza, la dignità e il benessere delle persone partecipanti. Lo studio ha previsto un ampio coinvolgimento di pazienti e pubblico (PPI), che ha orientato tutte le nostre relazioni di ricerca.
Nel nostro lavoro abbiamo incluso metodi partecipativi e coinvolgenti. L’approccio realista all’intervista si concentra sul processo o sul sistema in esame, spostando così il fuoco della relazione lontano dalla singola persona partecipante. Al centro del nostro studio c’era l’esame di un percorso di tutela ritenuto capace di sostenere meglio minori e famiglie e di allontanarsi da un clima di umiliazione o di colpevolizzazione. Questo approccio è stato centrale in tutte le nostre relazioni di ricerca. Il comitato direttivo dello studio ha supervisionato i metodi e la realizzazione del progetto di ricerca e ha guidato il gruppo di ricerca nell’individuare, monitorare e gestire efficacemente i rischi.
Abbiamo considerato che le famiglie partecipanti potessero sentirsi costrette a prendere parte alla ricerca, soprattutto se in una condizione di vulnerabilità o in presenza di uno squilibrio di potere. Avevamo quindi procedure chiare per contattare le potenziali persone partecipanti (WP3). Nei siti degli studi di caso avevamo accordi individuali di condivisione dei dati che stabilivano come estrarre i dati di routine dagli archivi dei servizi sociali e dei servizi FGC in modo da proteggere l’identità delle persone partecipanti. Da questo filone dello studio non abbiamo raccolto alcun dato personale e quindi, su consiglio di figure esperte del settore, alle persone partecipanti non è stato chiesto di dare un consenso attivo, a causa del potenziale carico per l’équipe professionale e per le famiglie coinvolte, oltre che del probabile basso tasso di risposta.
Per la raccolta dei dati qualitativi, le persone partecipanti hanno ricevuto fogli informativi e moduli di consenso chiari e adatti all’età, e hanno avuto la possibilità di discuterne prima di dare il proprio accordo. Il foglio informativo precisava che la loro decisione di partecipare o meno alla ricerca non avrebbe influito sul processo di tutela né sul suo esito. Abbiamo predisposto, insieme al foglio informativo, un elenco di luoghi a cui le persone partecipanti potevano rivolgersi per ricevere sostegno qualora l’intervista suscitasse in loro emozioni difficili.
Il nostro approccio etico potrebbe aver limitato le possibilità di coinvolgere le famiglie nella ricerca, perché per contattarle e ottenerne il consenso occorreva compiere diversi passaggi (Figura 3). Tutto considerato, però, la protezione delle famiglie in questo momento estremamente delicato è stata ritenuta prioritaria, e un approccio flessibile alla produzione dei dati è stato ritenuto sufficiente per fornire dati adeguati a rispondere alle DR.

La ricerca intendeva rivolgersi a tutte le famiglie (compresi i minori) nel percorso di tutela e alle figure professionali che lavorano con loro. Le famiglie appartenenti ad alcuni gruppi demografici della popolazione sono sovrarappresentate nella tutela. Per esempio, genitori con disabilità intellettive,23,24 famiglie appartenenti a gruppi etnici e religiosi minorizzati,25 minori e genitori con disabilità,26,27 famiglie che vivono in povertà e in aree svantaggiate,28 e genitori con esperienza di accoglienza fuori famiglia. 29
Abbiamo cercato di ridurre al minimo gli ostacoli alla partecipazione alla ricerca. Abbiamo creato fogli informativi e moduli di consenso su misura, adattati a ciascun gruppo che volevamo intervistare (figure professionali, famiglie, CYP). La presenza di figure di ricerca di collegamento nei siti degli studi di caso ha aiutato ad adattare a ciascuna famiglia il modo di comunicare sulla ricerca. Abbiamo verificato con le figure professionali che conoscevano le famiglie se potessero esserci ostacoli alla partecipazione e abbiamo adattato il nostro approccio di conseguenza. Abbiamo potuto proporre alle famiglie reclutate un sostegno di advocacy e servizi di interpretariato per le interviste familiari. Ciononostante, anche con queste misure, siamo riusciti a reclutare solo un campione limitato.
Questa sintesi offre una panoramica dei risultati dello studio. Maggiori dettagli si trovano nelle pubblicazioni collegate sottoposte a revisione tra pari (Tabella 1).
Tabella 1 — Panoramica degli articoli dello studio
All’inizio del WP1 abbiamo condotto una scoping review per capire in che misura quadri di implementazione come il CFIR e teorie come la Normalisation Process Theory fossero stati utilizzati nel contesto dei servizi sociali per l’infanzia del Regno Unito. Comprendere come i quadri della scienza dell’implementazione venissero utilizzati in questo contesto avrebbe aiutato a individuare meglio in che modo la scienza dell’implementazione possa sostenere la ricerca sui servizi sociali per l’infanzia e l’implementazione dei programmi. È stata condotta una ricerca preliminare su MEDical Literature Analysis and Retrieval System, Cochrane Database of Systematic Reviews e JBI Evidence Synthesis, e non sono state individuate revisioni sistematiche o scoping review, concluse o in corso, sull’argomento nel contesto del Regno Unito. Questa scoping review è stata limitata alla letteratura britannica pubblicata dal 2016, poiché era stata pubblicata un’altra scoping review31 che includeva la letteratura statunitense e non aveva trovato studi nel Regno Unito.
Milleottocentosessantaquattro articoli sono stati vagliati in base a titolo e abstract. Tutti sono stati vagliati da almeno due persone revisore. Cinquantasette articoli sono stati inclusi per la lettura del testo integrale e vagliati da due persone revisore. Di questi, 19 sono stati esclusi perché realizzati nel contesto sbagliato (per la maggior parte in contesti di salute mentale dell’adolescenza); 8 sono stati esclusi perché realizzati nel paese sbagliato (tutti negli Stati Uniti). Diciotto sono stati esclusi perché erano il tipo di fonte sbagliato (rassegne). Undici studi riguardavano l’implementazione nei servizi sociali per l’infanzia del Regno Unito. Questi studi, tuttavia, non applicavano chiaramente un quadro di implementazione, ma parlavano di questioni di implementazione o analizzavano tematicamente i dati per valutare l’implementazione in modo induttivo.
Solo uno studio32 è stato incluso tra gli studi finali. Lo studio applicava la Extended Normalisation Process Theory (ENPT) per valutare l’implementazione dello Strengthening Families Programme (10–14) nell’ambito di uno studio randomizzato controllato britannico. La ENPT ha fornito un quadro per esaminare come la capacità di azione del personale (impegno, competenza e contributo) e la capacità organizzativa abbiano influenzato la fedeltà, la dose, il coinvolgimento delle persone partecipanti e il reclutamento. I risultati hanno mostrato che, sebbene l’aderenza ai contenuti del programma fosse in genere elevata, le variazioni erano legate a fattori come la qualità delle riunioni di preparazione di chi conduceva i gruppi, le difficoltà del personale multiagenzia e le difficoltà nel reclutamento delle famiglie. Lo studio concludeva che la ENPT era uno strumento utile per spiegare come le interazioni tra l’intervento e i sistemi locali di erogazione influenzassero l’implementazione, sottolineando l’importanza sia dei supporti strutturali sia dei fattori di processo.
I risultati indicano una chiara lacuna della ricerca nel settore dei servizi sociali per l’infanzia del Regno Unito. Cresce l’interesse a condurre studi di implementazione in questo settore e a sviluppare strategie di implementazione efficaci e adatte al contesto. L’uso di quadri di implementazione per comprendere l’implementazione nei servizi sociali per l’infanzia potrebbe migliorare notevolmente la comprensione delle condizioni necessarie per un’implementazione efficace in questo campo. Gli studi esclusi a causa del contesto in cui si erano svolti erano stati condotti in contesti che possono presentare problemi di implementazione simili a quelli dei servizi sociali per l’infanzia (salute mentale, servizi sociali per adulti, istruzione, cure primarie). È possibile che una scoping review più ampia metta in luce risultati pertinenti.
Otto enti locali hanno accettato di partecipare al WP1 del progetto (anche se solo sette hanno preso parte alle interviste, e l’ottavo si è ritirato dopo il primo workshop di implementazione). Il numero incluso era sufficiente per ottenere un campione a massima variazione, ha fornito una ricca comprensione del contesto (per esempio grazie alle differenze tra i contesti) e ha garantito la fattibilità del progetto entro il suo perimetro, il suo bilancio e i suoi tempi. Un gruppo più ampio di enti locali aveva inizialmente manifestato interesse, e alcuni hanno partecipato a sessioni per conoscere la ricerca, ma non si sentivano in grado di esplorare l’implementazione entro i tempi dello studio.
Gli enti locali reclutati disponevano già di un servizio FGC. Tra questi vi erano enti che gestiscono internamente il servizio FGC ed enti che lo affidano a servizi esterni. Il campionamento ha prodotto variazioni per dimensione, carattere urbano, più rurale o costiero, densità di popolazione e contesti/modelli di pratica, ma forse una minore varietà quanto alle regioni rappresentate, perché non siamo riusciti a reclutare enti locali delle regioni Midlands, Eastern e Northern (Tabella 2).
Tabella 2 — Caratteristiche degli enti locali coinvolti nelle interviste del WP1
Caratteristiche dell’ente locale: dati demografici (N).
Ofsted, Office for Standards in Education, Children’s Services and Skills.
Le figure professionali sono state selezionate in base al loro coinvolgimento attivo nell’implementazione della SFGC, che permetteva loro di riflettere sulle barriere e sui facilitatori nel proprio ente locale. Le persone partecipanti sono state scelte in un gruppo di persone chiave per l’implementazione in ciascuno degli enti locali partecipanti. Il gruppo di ricerca non aveva quindi il controllo su chi potesse partecipare a questa parte dello studio. Sebbene otto enti locali avessero accettato di partecipare a questa parte dello studio, i dati delle interviste sono stati raccolti solo da sette, perché uno si è ritirato prima di passare all’implementazione. Tra le persone intervistate vi erano 14 figure di quadro e dirigenziali, almeno 1 per ente locale. Le persone partecipanti lavoravano in diversi settori dei servizi per l’infanzia, tra cui la tutela, le équipe FGC e le équipe di assicurazione della qualità.
Durante il WP1 una figura di ricerca è stata inserita in uno dei siti. Ciò ha favorito il reclutamento delle figure professionali nello studio e ha permesso di raccogliere note riflessive e osservazioni di ricerca. Il gruppo allargato ha effettuato visite in loco per partecipare a workshop di implementazione su misura, dai quali sono state raccolte anche note di osservazione.
Abbiamo inoltre creato una rete di sostegno tra pari per favorire la partecipazione, garantire l’impegno delle figure professionali e aiutarle a implementare la nuova pratica nel loro contesto locale. Gli enti locali partner e il gruppo di ricerca hanno offerto sessioni ad accesso libero e supporto individuale. Questa offerta aggiuntiva di supporto ha però avuto un’adesione e una partecipazione limitate.
Le note di ricerca prodotte durante queste sessioni sono state analizzate e hanno contribuito allo sviluppo delle linee guida per l’implementazione.
Una gamma diversificata di parti interessate è stata contattata per partecipare al progetto in fasi diverse. Abbiamo cercato attivamente la diversità all’interno dei gruppi di parti interessate. Abbiamo contattato varie organizzazioni per reclutarne rappresentanti nei gruppi di parti interessate dello studio, dando priorità all’inclusione di persone con esperienze diverse dei servizi sociali per l’infanzia e delle Family Group Conference. Vi erano parti interessate di organizzazioni del terzo settore, enti locali, docenti di servizio sociale in ambito universitario, genitori e giovani con esperienza di accoglienza fuori famiglia e di interventi del servizio sociale, persone con esperienza nella conduzione delle FGC e nell’accompagnamento delle persone durante le FGC e figure professionali con esperienza nella conduzione delle SFGC. Siamo riusciti a coinvolgere un’ampia gamma di parti interessate adottando molti approcci diversi al coinvolgimento e alla consultazione, tra cui: costituire un nostro gruppo di figure esperte e parti interessate, condurre il coinvolgimento delle parti interessate negli enti locali che già offrivano la SFGC e collaborare con gruppi di consultazione esistenti.
Per il WP3 sono stati scelti come siti degli studi di caso tre siti che stavano procedendo con la sperimentazione dell’intervento. I siti degli studi di caso riflettevano una distribuzione geograficamente diversificata, un numero settimanale di riunioni di tutela più o meno elevato e una diversità di popolazione, grado di urbanizzazione e dimensione, per esplorare l’impatto delle somiglianze e delle differenze nei principali fattori di contesto sull’implementazione.
Durante il periodo di reclutamento, l’intervento è stato proposto a quindici famiglie nei tre siti degli studi di caso (Tabella 3). Di queste, quattro hanno acconsentito a partecipare alla ricerca. Ciò significa che il 26,7% delle famiglie idonee a partecipare alla componente qualitativa della ricerca ha acconsentito a farlo. Di queste, tre sono passate a ricevere l’intervento e sono state coinvolte nell’intero ciclo di raccolta dei dati qualitativi. L’unica famiglia che non è passata all’intervento completo ha partecipato alle prime osservazioni delle riunioni preparatorie. Ciò significa che in tutto abbiamo raccolto dati qualitativi da quattro famiglie e dalle figure professionali collegate che hanno partecipato alla SFGC in due siti degli studi di caso. In tutto abbiamo condotto 27 interviste con 15 persone, tra cui membri della rete familiare compresi giovani (n = 7), figure di coordinamento FGC (n = 2), assistenti sociali e figure di sostegno (n = 4) e presidenti delle conferenze di tutela (n = 2). L’87,5% delle persone intervistate erano donne o ragazze e il 12,5% uomini. Abbiamo inoltre raccolto dati quantitativi dal servizio sul gruppo più ampio di famiglie indirizzate all’intervento: 15 famiglie in tre siti degli studi di caso.
Tabella 3 — Segnalazioni al percorso SFGC durante il periodo di valutazione
a Una famiglia che aveva acconsentito non è passata a una SFGC completa, ma sono stati prodotti dati dalle osservazioni delle riunioni precedenti.
Pur avendo raccolto dati qualitativi da un numero di famiglie inferiore a quello inizialmente previsto, siamo riusciti a costruire una teoria del programma pratica e ricca grazie all’approccio qualitativo adottato e alle interviste approfondite con più persone coinvolte nel processo. Per comprendere meglio come questo approccio potesse funzionare in modo diverso per alcune famiglie, sono state poste domande in tal senso per riflettere su equità, diversità e inclusione. Abbiamo integrato la nostra raccolta di dati qualitativi con un ampio coinvolgimento delle parti interessate, compresi incontri con un gruppo diversificato di genitori e di giovani con esperienza di accoglienza fuori famiglia che avevano vissuto interventi simili o la pratica abituale. Ciò ci ha aiutato a considerare la generalizzabilità dei nostri risultati per tutta la durata dello studio.
Per favorire al massimo la partecipazione delle famiglie e assicurarci che non si sentissero sotto pressione, nel WP3 abbiamo contattato le famiglie nel modo in cui ciascuna famiglia aveva detto all’assistente sociale di preferire (telefono, e-mail, lettera, di persona). Abbiamo modificato il nostro protocollo per facilitare l’accesso diretto alle famiglie (con il loro accordo). Ciò ci ha aiutato a reclutare famiglie indirizzate alla SFGC per ragioni diverse e con reti di sostegno di diversa ampiezza.
È tuttavia importante notare che i criteri per proporre la SFGC alle famiglie si basano sui criteri specifici degli enti locali per l’intervento, che possono variare all’interno dello stesso ente. Ciò significa che potevano partecipare allo studio le famiglie a cui gli enti locali avevano proposto l’intervento e che si sentivano in grado o avevano voglia di accettarlo. Aver garantito di poter offrire la possibilità di partecipare alla ricerca a tutte le famiglie che hanno ricevuto l’intervento ci ha permesso di cercare di rappresentare nel nostro campione la popolazione servita dall’intervento.
Le famiglie che cercavamo di reclutare stavano attraversando un periodo stressante, alle prese con le preoccupazioni di tutela espresse dalle figure professionali. Inoltre, le famiglie hanno vite piene di impegni. Il tempo e l’energia necessari per seguire le procedure di consenso dell’università e degli enti locali e per partecipare alle attività di raccolta dei dati possono aver ostacolato la partecipazione di alcune famiglie alla ricerca. Nonostante i passi concreti compiuti dal progetto per coinvolgere le famiglie alle loro condizioni, abbiamo comunque faticato a reclutare partecipanti. Non era inatteso, e nello studio le famiglie e le loro reti di sostegno sono risultate proporzionalmente meno rappresentate delle figure professionali.
Il nostro obiettivo iniziale era avere una figura di ricerca inserita in ciascun sito, per ridurre il carico sulle figure professionali nel reclutamento delle famiglie. Questo approccio ha facilitato la produzione dei dati per il WP1 e ha favorito il reclutamento delle figure professionali nello studio. Ha anche permesso di raccogliere note riflessive e osservazioni di ricerca. Tuttavia, a causa dei ritardi nell’implementazione e di un cambiamento dei siti degli studi di caso inizialmente previsti per la valutazione pilota, durante il WP3 le figure di ricerca non hanno potuto restare pienamente inserite negli enti locali. Abbiamo invece adottato un approccio con figure di ricerca di collegamento. Ciò significava che ogni sito aveva una figura di ricerca di collegamento che lavorava con le figure professionali ed era conosciuta da loro. Così, quando c’era una possibile segnalazione per la SFGC, esisteva un processo chiaro, con una persona di riferimento nominata, per esplorare il reclutamento nello studio.
I workshop di riflessione e di restituzione sono stati offerti online per adattarsi agli impegni delle figure professionali, delle famiglie e dei membri del PPI. Alcune sessioni in presenza sono state organizzate localmente, con rimborso delle spese di partecipazione per offrire questa scelta. Ogni sessione in presenza è stata replicata online per chi non poteva partecipare di persona.
Inizialmente avevamo previsto di invitare ai workshop di riflessione e di restituzione le famiglie che avevano partecipato all’intervento. Tuttavia, a causa dello slittamento dei tempi della sperimentazione, ciò non è stato ritenuto opportuno. Al momento dei workshop le famiglie erano ancora impegnate nell’intervento, e la loro partecipazione avrebbe potuto influire sugli effetti dell’intervento stesso. Abbiamo invece cercato di garantire che i membri del PPI partecipassero e fossero attivamente coinvolti nella progettazione e nello svolgimento dei workshop, per mantenere la prospettiva delle famiglie al centro delle sessioni.
Data la natura generativa della nostra metodologia (cioè la costruzione di teoria) e la piccola dimensione del campione, i dati non sono stati disaggregati per comprendere gli effetti diversi in base alle variabili demografiche.
Il nostro gruppo di ricerca riuniva competenze ed esperienze diverse in:
Il nostro gruppo comprende figure di ricerca e del mondo accademico in diverse fasi della carriera. Abbiamo offerto opportunità di crescita attraverso:
La rete del nostro studio comprendeva un’organizzazione benefica (FRG), tre progetti finanziati dal NIHR sulle FGC (family voice presso CASCADE/Cardiff University, Family and Group Conferencing per adulti presso la FGC Research and Practice network/University of Birmingham e uno studio randomizzato controllato sulle FGC nella fase pre-procedimento (foundations)) e le competenze aggiuntive del nostro gruppo di figure esperte e parti interessate e dei membri del nostro comitato direttivo dello studio.
I nostri gruppi di figure esperte e parti interessate comprendevano tre persone con esperienza diretta dei processi di tutela, tre figure professionali di servizio sociale operative, tre figure di coordinamento o responsabili di FGC e una rappresentanza del FRG. Ai membri del gruppo è stata offerta la possibilità di collaborare alla scrittura degli articoli dello studio, e due l’hanno colta.
Il nostro comitato direttivo dello studio comprendeva 10 persone con un’ampia gamma delle seguenti competenze:
I principali risultati del WP1 sono riportati in due articoli. Il primo di questo WP (articolo 1) mappa, con il CFIR, i fattori di implementazione osservati. I principali risultati evidenziati nell’articolo indicano fattori appartenenti a domini diversi che hanno influenzato l’implementazione (Figura 4).

Vantaggio relativo
I benefici percepiti delle SFGC rispetto alla pratica attuale erano decisivi, in particolare quando si riteneva che il nuovo modello fosse più in linea con i valori delle singole figure professionali e dell’organizzazione e migliore per le famiglie. Ciò potrebbe essere particolarmente rilevante per l’implementazione in un campo come il servizio sociale, spesso percepito come fondato sui valori. Se l’approccio era percepito come coerente con le pratiche esistenti, le persone partecipanti sembravano attribuirgli un valore potenziale maggiore. La chiarezza sui vantaggi del modello proposto influenzava la disponibilità a implementarlo.
Sperimentabilità
Una sperimentazione su piccola scala ha aiutato a sciogliere le incertezze e a dimostrare i benefici delle SFGC prima di prendere in considerazione una diffusione più ampia.
Ispezioni dell’Office for Standards in Education, Children’s Services and Skills
La prospettiva di un’ispezione poteva incoraggiare od ostacolare l’innovazione, a seconda della fiducia dell’organizzazione nelle SFGC e del rischio percepito.
Collaborazione tra pari
La creazione di reti e la condivisione di esperienze tra enti locali sono state ritenute utili. Ciò potrebbe essere particolarmente utile quando enti locali molto stimati e/o con caratteristiche simili condividono le proprie esperienze e risorse.
Risorse
Il tempo e la capacità erano spesso insufficienti per sostenere la progettazione e l’implementazione dell’intervento. Negli enti locali, più in generale, le risorse per sostenere la ricerca o l’implementazione di un nuovo approccio erano limitate, se non assenti.
Caratteristiche strutturali
La struttura organizzativa dell’ente locale influenzava le responsabilità delle équipe e l’allocazione delle risorse. Non si trattava di un rapporto lineare tra dimensione dell’ente e risorse disponibili. Piuttosto, strutture diverse influenzavano l’implementazione in modi diversi e dovevano essere prese in considerazione nella pianificazione dell’implementazione.
Sistemi informatici
L’integrazione delle SFGC nei sistemi di registrazione esistenti si è rivelata difficile. Era utile che l’implementazione del percorso SFGC avvenisse in concomitanza con altri aggiornamenti dei sistemi informatici (IT), così che il nuovo modello potesse essere integrato nei sistemi di segnalazione e di monitoraggio. Ciò richiedeva una pianificazione chiara e il coinvolgimento dell’équipe IT fin dai primi piani di implementazione.
Leadership
Il coinvolgimento della dirigenza era fondamentale per l’allocazione delle risorse e l’adesione del personale. Tuttavia, in alcuni siti la dirigenza è cambiata durante il periodo di studio, il che ha reso difficile mantenere l’adesione. Inoltre, i gruppi di implementazione non avevano sempre chiaro come ottenere l’approvazione della dirigenza e in quale momento dovesse avvenire.
Referenti dell’implementazione
Le figure referenti dedicate facilitavano la pianificazione, ma erano limitate dal carico di lavoro e dai limiti della loro autorità. Un solo ente locale è riuscito a ottenere un supporto di progetto per l’implementazione, ma in una fase avanzata del progetto, non fin dall’inizio.
Pianificazione
Piani di implementazione chiari e una comunicazione strutturata erano essenziali, ma spesso mancavano. La mancanza di risorse e di tempo dedicati all’implementazione rendeva tutto più difficile. Il supporto esterno del gruppo di ricerca e degli enti locali partner è stato determinante per favorire la collaborazione e la risoluzione dei problemi.
I risultati sottolineano la necessità che le innovazioni siano chiaramente in linea con le priorità e i valori dell’organizzazione e con le politiche esistenti per affermarsi. L’impegno della dirigenza nell’introdurre qualsiasi cambiamento nella tutela è cruciale per il successo, perché lavorare in questo ambito genera molta ansia. Un approccio sistemico e multilivello, che preveda la collaborazione con famiglie, comunità e agenzie partner, è necessario per garantire che l’intervento risponda ai bisogni della popolazione e risulti praticabile. Fare leva sulla facilitazione esterna e sulle reti tra pari può attenuare gli ostacoli all’implementazione.
Un secondo articolo di questo WP (articolo 319) si concentra specificamente sul modo in cui il concetto di «rischio» influenza le decisioni e agisce al tempo stesso da ostacolo e da catalizzatore dell’innovazione. L’analisi individua tre tipi di rischio che hanno influenzato l’implementazione: (1) il rischio per la sicurezza dei minori se l’intervento fallisce, (2) il rischio di tornare alle pratiche tradizionali di avversione al rischio e (3) il rischio per la responsabilità delle e degli assistenti sociali se gli esiti sono negativi dopo che si sono discostati dalle procedure previste dalla legge. Chi firma l’articolo sostiene che affrontare questi rischi attraverso la supervisione, una comunicazione chiara e il coinvolgimento delle figure professionali e delle parti interessate esterne è cruciale per una buona implementazione.
I risultati sottolineano come allineare nuovi approcci come le SFGC ai valori del servizio sociale, garantendo al tempo stesso risorse sufficienti, sostegno della dirigenza e adesione delle figure professionali, possa aiutare a superare l’ansia legata al rischio all’interno del modello. La pianificazione collaborativa e una comunicazione chiara delle ragioni dell’intervento sono state fondamentali per superare le ansie professionali legate al lavorare al di fuori dei processi conosciuti. Lo studio evidenzia il ruolo della leadership nel promuovere una cultura di sicurezza psicologica, in cui le figure professionali si sentano sostenute nelle loro decisioni e in grado di adottare approcci innovativi che danno priorità al coinvolgimento delle famiglie e alle pratiche basate sui punti di forza.
Un’implementazione efficace degli approcci guidati dalla famiglia richiede di affrontare le barriere organizzative e culturali, in particolare la radicata avversione al rischio. Le strategie comprendono la costruzione di solidi sistemi di supervisione, il coinvolgimento precoce delle parti interessate e la coerenza delle politiche con le pratiche innovative. Bilanciando la sicurezza dei minori e l’empowerment delle famiglie, l’articolo auspica cambiamenti sistemici che rendano i modelli guidati dalla famiglia, come le SFGC, un’alternativa praticabile ai processi di tutela convenzionali.
Uno degli obiettivi della valutazione era capire per quali famiglie la SFGC potesse funzionare bene. Nelle fasi di progettazione e di prima implementazione, gli enti locali avevano criteri diversi, e spesso contrastanti, per decidere a quali famiglie offrire l’intervento, in base a quelle che ritenevano ne avrebbero tratto il massimo beneficio e a quelle per cui pensavano che potesse non funzionare. I criteri comprendevano:
In alcuni enti locali si riteneva che le famiglie già passate per la tutela, poi uscite dal percorso e ora di ritorno, non avrebbero tratto beneficio dal modello SFGC, perché potevano presentare problemi profondamente radicati che richiedevano un intervento professionale di livello più elevato. Altri enti locali ritenevano invece che l’essere già passati per la tutela e il ritornarvi potesse indicare che l’approccio della ICPC non aveva funzionato per quella famiglia, e che quindi la SFGC potesse essere un’offerta alternativa efficace (o almeno promettente) per queste famiglie, capace anche di mostrare l’impegno dell’ente a lavorare con loro in modo diverso.
Dai nostri dati è emerso che, nella realtà, sono state segnalate sia famiglie con una precedente esperienza di tutela sia famiglie senza.
Alcuni enti locali hanno stabilito criteri relativi a motivi di preoccupazione che ritenevano non potessero essere affrontati in una SFGC. Questi variavano da un ente all’altro, ma i due ambiti di preoccupazione ritenuti da alcuni non appropriati erano l’abuso sessuale sui minori e la violenza domestica. Altri enti locali ritenevano che il motivo della preoccupazione non dovesse essere usato come criterio, perché varia da famiglia a famiglia.
I motivi di preoccupazione che le figure professionali ritenevano con più costanza particolarmente adatti alle SFGC erano il «rischio fuori casa», compreso lo sfruttamento criminale o sessuale dei minori, la salute mentale dei genitori e la capacità genitoriale, e la trascuratezza, in particolare quando i figli erano adolescenti. Tra le ragioni addotte vi erano l’importanza di includere gli adolescenti e le reti allargate nella pianificazione della sicurezza quando il rischio si trovava fuori casa, e di includere la famiglia allargata per rafforzare la capacità genitoriale quando i genitori trascuravano i bisogni dei figli.
Dai nostri dati è emerso che i motivi di preoccupazione per le famiglie che hanno avuto una SFGC comprendevano dipendenza/uso di droghe (della persona che si prende cura del minore e/o del minore), cattiva salute mentale (della persona che si prende cura del minore), trascuratezza e capacità genitoriale, violenza domestica/relazione a rischio, fallimento dell’adozione, adolescente che continua a scomparire, rischio di sfruttamento/danno fuori casa, adolescente arrestato.
Uno dei principali criteri proposti per decidere a quali famiglie offrire il modello era se collaborassero o meno con l’assistente sociale e condividessero le preoccupazioni di tutela della rete professionale. Questi criteri sono stati però fortemente contestati dalle parti interessate, secondo cui il modello aveva il potenziale per migliorare le relazioni tra servizi per l’infanzia e famiglie là dove il rapporto si era interrotto o dove le famiglie diffidavano dei servizi. Inoltre, il modello mirava a migliorare la comprensione delle preoccupazioni da parte delle famiglie, per cui escludere chi non le comprendeva o non le condivideva sembrava in contraddizione con lo scopo dell’intervento.
Nei dati qualitativi raccolti presso le famiglie, l’opportunità offerta da una figura di coordinamento FGC indipendente era percepita come un fattore che migliorava la loro fiducia, il loro coinvolgimento e la loro comprensione delle preoccupazioni.
L’altro criterio proposto spesso, e contestato, era il numero di membri della rete familiare. C’era chi suggeriva che dovessero essere individuabili almeno tre membri della rete prima di fare l’offerta. Altre voci sottolineavano che una parte del modello FGC consiste nell’aiutare le famiglie a individuare e rafforzare le proprie reti, in particolare quando queste si sono allontanate o non sono evidenti alla famiglia stessa. Alcune parti interessate hanno inoltre sottolineato che le e gli assistenti sociali e i loro responsabili, chiamati a decidere a chi offrire l’intervento, potrebbero non essere nella posizione migliore per conoscere l’ampiezza della rete familiare: i vincoli di tempo del lavoro con le famiglie possono limitare la loro capacità di lavorare con la rete allargata, e i membri della rete possono essere riluttanti a far conoscere i propri dati ai servizi per l’infanzia. Le parti interessate ritenevano quindi che il modello SFGC potesse essere particolarmente utile per le famiglie che sembravano avere una rete limitata.
I nostri dati qualitativi hanno mostrato che le famiglie apprezzavano particolarmente il coinvolgimento della loro rete nelle riunioni e che il modello SFGC le ha aiutate a vedere nella propria rete più risorse di quante ne immaginassero e a ricostruire relazioni che si erano deteriorate.
Sebbene questi risultati non diano una risposta definitiva alla domanda su «quali famiglie» la SFGC potrebbe funzionare bene, indicano che un insieme di criteri prestabiliti potrebbe non essere il modo migliore per decidere: la decisione dovrebbe piuttosto essere presa caso per caso, oppure l’offerta dovrebbe essere rivolta a tutte le famiglie che normalmente avrebbero una ICPC o, forse la soluzione più accettabile nella pratica, a quasi tutte le famiglie, con alcuni criteri di esclusione molto specifici e ben formulati.
È importante notare che durante la valutazione il modello era ancora in fase di sviluppo, per cui i criteri applicati possono essersi evoluti nel tempo e il modello può essersi evoluto per adattarsi meglio a certe famiglie. Per esempio, per garantire che il modello restasse concentrato sui rischi immediati per la sicurezza, nel modello sono stati introdotti l’elaborazione di un piano di sicurezza provvisorio e la sua accettazione da parte dei genitori o di chi si prende cura dei minori, da utilizzare fino alla definizione del piano della SFGC.
Il periodo pilota è durato 12 mesi, da settembre 2023 ad agosto 2024. Durante questo periodo, in tre enti locali d’Inghilterra, alle famiglie sono state offerte delle SFGC. L’intervento è stato offerto a 15 famiglie e accettato da 11 di esse. Il periodo di reclutamento per la parte qualitativa dello studio è andato da settembre 2023 ad aprile 2024. In questo periodo, ogni famiglia a cui veniva offerta una SFGC è stata invitata a partecipare alla raccolta dei dati qualitativi. Tre di queste famiglie hanno avuto la loro SFGC entro la finestra di raccolta dei dati dello studio e hanno acconsentito a parteciparvi. I dati qualitativi raccolti da queste tre SFGC comprendevano osservazioni delle riunioni (n = 9) e interviste (n = 24) con persone (n = 13) coinvolte nei progetti pilota, tra cui genitori, giovani, membri della rete familiare e figure professionali. Ove possibile, le interviste con ciascuna persona sono state condotte in due momenti, a 3 mesi di distanza. Un’altra famiglia ha acconsentito a partecipare alla ricerca, ma la SFGC non ha avuto luogo perché durante il periodo di pianificazione sono emerse nuove informazioni sui rischi e le figure professionali hanno ritenuto troppo rischioso gestirli con una SFGC mentre il modello era ancora in fase di sviluppo. Con questa famiglia sono state effettuate prime osservazioni sul periodo di pianificazione e di preparazione.
Le esperienze delle famiglie sono riportate in due articoli scientifici. Il primo (articolo 230) si concentra sulle esperienze di tutti i familiari e delle figure professionali che hanno lavorato con loro. L’articolo presenta una parte della teoria del programma sviluppata, concentrandosi specificamente su alcune parti dell’intervento: la condivisione delle informazioni e la presenza della rete allargata in uno spazio comune. Lo scopo era evidenziare le principali differenze tra questo modo di lavorare e la «pratica abituale», per aiutare a capire come questo approccio possa reggere il confronto. Se la forma dell’intervento può essere ricalcata sulla pratica attuale (si veda la Figura 1), la differenza significativa nella funzione è il coinvolgimento della rete familiare allargata nella tutela.
Le famiglie hanno riferito un’esperienza del processo SFGC in generale positiva. I genitori hanno dichiarato di aver accettato l’offerta della SFGC perché dava loro la possibilità di avere i propri familiari accanto durante la conferenza. Sono stati i genitori a decidere chi invitare alla SFGC. Hanno riferito di essersi sentiti sostenuti dalle figure professionali nel contattare le persone invitate e nello spiegare a ciascuna le preoccupazioni e il processo, così che tutte si sentissero preparate alla conferenza. Abbiamo anche sentito dai genitori, e osservato, che si sentivano in grado di esprimere preoccupazioni sui propri bisogni e sulla propria salute mentale, su chi invitare o sulla partecipazione o meno del figlio o della figlia alla conferenza.
In generale, i genitori hanno riferito di essersi sentiti valorizzati e rispettati nelle interazioni con le figure professionali, anche durante la conferenza. Il principale vantaggio del modello rispetto al processo della ICPC, secondo quanto riferito, era la possibilità di avere presenti alla conferenza membri della famiglia allargata o della rete di amicizie. I membri della rete familiare che hanno partecipato hanno dichiarato di aver apprezzato la possibilità di esserci per i genitori e per il minore che amavano e di cui si prendevano cura. Sentivano di aver potuto comprendere meglio la situazione e ciò che occorreva fare. Alcuni membri della rete hanno svolto un ruolo di advocacy per il genitore, aiutandolo a esprimere il proprio punto di vista. Altri hanno offerto alla famiglia un sostegno pratico per garantire la sicurezza dei minori, per esempio portandoli al parco o a calcio, aiutandoli con i compiti o ospitandoli a casa propria quando il genitore non si sentiva in grado di occuparsene. Hanno anche offerto ai genitori altri aiuti per permettere loro di risparmiare tempo da dedicare ai figli, come fare le pulizie e il bucato, aiutare nei lavori di casa, accompagnare i figli a scuola e fare la spesa.
I familiari che hanno partecipato alla SFGC hanno detto di essere grati per gli sforzi profusi nell’organizzazione della conferenza. Sentivano inoltre che la conferenza era per loro un’occasione per chiarire eventuali incomprensioni all’interno della rete familiare, soprattutto durante il tempo riservato alla famiglia. In un caso, la rete familiare riteneva di sostenere già la famiglia e il minore; la conferenza ha però contribuito a formalizzare le cose e a rendere genitori e membri della rete responsabili di ciò che avevano detto che avrebbero fatto per garantire la sicurezza dei minori. La conferenza sembrava anche aiutare i giovani a capire che cosa potessero fare e a chi potessero rivolgersi quando non si sentivano al sicuro. In alcune occasioni, hanno anche avuto la possibilità di condividere ciò che pensavano e provavano con le persone adulte della loro rete, familiari allargati e figure professionali.
Per alcune famiglie, il percorso SFGC ha continuato a funzionare bene dopo la conferenza, entro la finestra di questo studio. La famiglia e i minori si sentivano più al sicuro e più autonomi grazie al coinvolgimento della rete nel piano di sicurezza e ai servizi di sostegno offerti dai servizi sociali per l’infanzia. In un clima complessivo di fiducia reciproca tra figure professionali e famiglia, hanno continuato a rivedere il piano familiare e a rispondere ai bisogni in evoluzione dei CYP. Le esperienze di alcuni familiari dopo la conferenza sono state però contrastanti. Alcuni sviluppi o nuovi rischi hanno modificato la relazione costruita tra la famiglia e le figure professionali attraverso il processo SFGC. Ciò ha talvolta fatto sentire i familiari meno valorizzati o meno degni di fiducia, e più ansiosi.
È in preparazione un secondo articolo, incentrato sulla partecipazione dei CYP alla SFGC e sul modo in cui questo intervento potrebbe coinvolgere meglio i CYP stessi nella pianificazione della propria sicurezza e del proprio benessere. Non è incluso in questa sintesi perché non è ancora pubblicato.
Nel complesso, le esperienze delle famiglie in questo studio confermano ulteriormente i risultati di ricerche precedenti secondo cui le famiglie si dichiarano soddisfatte quando partecipano a spazi decisionali guidati dalla famiglia come le FGC. Questo studio ha tuttavia formulato l’ipotesi teorica che il modo in cui l’intervento decisionale guidato dalla famiglia viene praticato con le famiglie sia determinante per il grado di soddisfazione delle famiglie e per gli esiti di interesse, compresa la sicurezza dei CYP. È importante notare che gli effetti positivi delle SFGC potrebbero perdersi nel tempo se i servizi non offrono un sostegno continuativo, non danno seguito ai piani di sostegno e/o non continuano a lavorare in modo coerente con i valori delle FGC.
Le figure professionali incluse in questo studio si sono dichiarate in generale soddisfatte del modello, pur ritenendo impegnativo lavorare in questo nuovo modo. Le figure professionali coinvolte nelle diverse SFGC incluse nello studio comprendevano assistenti sociali, figure di coordinamento FGC, figure di sostegno alla famiglia, responsabili di équipe e presidenti delle conferenze di tutela. Lo studio ha incluso anche osservazioni delle riunioni di pianificazione (n = 19) a cui hanno partecipato responsabili di servizio, dirigenti e altro personale per preparare la diffusione del percorso nel proprio ente locale. I diversi enti locali hanno seguito processi di pianificazione e preparazione diversi, in base ai rispettivi tempi, alla fase in cui si trovavano e agli obiettivi che si ponevano nella sperimentazione del nuovo percorso. In questo studio abbiamo visto le figure professionali lavorare con la propria équipe IT per adattare i software al nuovo percorso, progettare e tenere sessioni informative e formative per assistenti sociali e responsabili di équipe e sviluppare risorse per le figure professionali e le famiglie. Le abbiamo anche viste anticipare le difficoltà e predisporre misure di attenuazione, per garantire che la diffusione dell’intervento avvenisse senza intoppi e a beneficio delle famiglie coinvolte. Inoltre, i diversi enti locali hanno valutato idee diverse su a quali famiglie offrire il nuovo percorso: per esempio, famiglie con una precedente esperienza di tutela o famiglie alla prima esperienza; famiglie in cui il giovane subiva un danno extrafamiliare o famiglie in cui i minori erano esposti al rischio di violenza domestica.
Durante i progetti pilota, le figure professionali (in genere l’assistente sociale del minore) hanno offerto a una famiglia la possibilità di partecipare a una SFGC quando ritenevano che i rischi potessero essere gestiti all’interno della rete allargata della famiglia. Spiegavano alla famiglia che i rischi erano elevati ma che, riconoscendo i punti di forza della famiglia, una SFGC era considerata un’alternativa appropriata alla pratica abituale. Spiegavano che si trattava di un nuovo modo di lavorare in fase di sperimentazione con le famiglie dell’ente locale. Le figure di coordinamento FGC spiegavano alla famiglia le fasi del processo. Le figure professionali usavano un linguaggio basato sui punti di forza e centrato sulle soluzioni, nelle interazioni e nelle comunicazioni scritte, e si sforzavano di conciliare gli impegni di tutti nell’organizzare le riunioni. Le figure professionali lavoravano in genere con tempi stretti (20 giorni) per completare il lavoro di preparazione e occuparsi della logistica della conferenza. Questi tempi, però, non sono sempre stati rispettati.
Le figure professionali che hanno lavorato con le famiglie durante la preparazione della SFGC e dopo la conferenza si sono dichiarate soddisfatte di utilizzare un modello che valorizzava e rispettava la famiglia e credeva nella sua capacità di garantire la sicurezza dei figli nonostante le difficoltà. Sentivano di non agire sulle famiglie ma di lavorare con loro alla pari. La SFGC dava loro l’opportunità di vedere la famiglia e i minori nel loro contesto più ampio, inseriti in una rete di relazioni affettuose di persone che si prendevano cura di loro. Le figure professionali hanno sostenuto il piano familiare attraverso servizi di sostegno come la terapia o programmi di disintossicazione, programmi di sostegno alla genitorialità e visite domiciliari regolari in linea con il piano di tutela. La figura di coordinamento FGC è rimasta il principale punto di contatto per la famiglia fino alla conferenza vera e propria e, in un caso, fino alla revisione del piano familiare. Le e gli assistenti sociali (SW) mantenevano il compito di comunicare i rischi e di tenere l’attenzione su come il piano familiare li affrontava. La chiarezza e la coerenza con cui ciò avveniva variavano. In generale, spettava all’assistente sociale della famiglia verificare costantemente il funzionamento del piano familiare dopo la conferenza, talvolta con il contributo della persona che presiedeva la conferenza di tutela. La figura di coordinamento FGC veniva poi coinvolta nel processo formale di revisione, anche se, a causa delle sovrapposizioni durante la preparazione delle riunioni di revisione, talvolta ruoli e responsabilità tra le diverse figure professionali non erano chiari.
Molte figure professionali ritenevano, già dopo soli 3 mesi di sperimentazione dell’intervento, che la SFGC potesse essere un percorso appropriato per le famiglie per gestire i rischi di tutela e che il percorso potesse essere offerto a più famiglie; secondo alcune, tutte le famiglie avrebbero potuto trarne beneficio. Ritenevano che garantire la sicurezza dei minori all’interno delle loro reti fosse un modo più sostenibile e potenzialmente migliore per ottenere esiti positivi per i minori. Occorreva però ricordare che le famiglie avevano spesso problemi complessi che non potevano essere affrontati con una sola FGC, ma il processo poteva costituire la base per sviluppare un piano sostenibile e appropriato a sostegno della famiglia nel tempo.
Le figure professionali hanno anche riconosciuto che non tutte le famiglie idonee all’intervento se lo sono visto offrire e che esso potrebbe giovare a più famiglie se fosse disponibile su scala più ampia.
I criteri degli enti locali per indirizzare le famiglie a una SFGC variavano. Alcune figure professionali, insieme a parti interessate più ampie, ritenevano che la SFGC potesse essere offerta a qualsiasi famiglia che normalmente avrebbe una ICPC. Altre ritenevano invece che, soprattutto data la novità del modello, fosse meglio rivolgere l’offerta alle famiglie per le quali non si temeva un’escalation dei rischi in breve tempo, ma in cui i rischi fossero abbastanza elevati da raggiungere la soglia di un minore che rischia di subire un danno significativo. Tenendo conto di ciò, e riconoscendo il potenziale impatto dannoso delle ICPC, abbiamo voluto capire a quante famiglie, realisticamente, gli enti locali potrebbero offrire la SFGC se il modello fosse radicato. Pur non essendo una misura perfetta, sulla base della consultazione delle parti interessate abbiamo considerato potenzialmente adatte a una SFGC le famiglie che avevano avuto una ICPC nell’ente locale ma erano rimaste su un piano Child in Need (CiN), vi erano tornate o erano state chiuse dai servizi per l’infanzia per l’assenza di ulteriori preoccupazioni di tutela entro 6 mesi dalla ICPC. Due dei tre enti locali hanno fornito dati raccolti di routine che hanno aiutato a capire quante famiglie potrebbero trarre beneficio da una SFGC se il modello fosse diffuso su scala più ampia.
Nell’LA9, nel periodo compreso tra 6 e 12 mesi prima dell’implementazione, si sono tenute 39 ICPC. Di queste, 38 si sono concluse con l’inserimento del minore in un piano di tutela (CP plan). Sei mesi dopo la ICPC, 11 (28%) erano sfociate in un procedimento di affidamento ai servizi (care proceedings), e in due casi i minori erano tornati presso i genitori dopo un periodo trascorso fuori famiglia. Dieci erano stati riportati a un piano CiN e in un caso il fascicolo era stato chiuso per l’assenza di ulteriori preoccupazioni di tutela (28% di casi in cui le preoccupazioni di tutela si erano ridotte). Le parti interessate degli enti locali ritenevano, a posteriori, che le famiglie il cui caso era stato declassato entro 6 mesi avrebbero potuto rientrare nel campione destinatario di una SFGC anziché di una ICPC. Ciò perché le parti interessate ipotizzavano che una SFGC potesse gestire il rischio altrettanto bene di una ICPC, attingendo alle risorse della famiglia e al suo piano di sicurezza. Questa popolazione era considerata diversa da quella rimasta sui piani di tutela o in cui le preoccupazioni erano aumentate e il minore era stato collocato fuori famiglia, perché si riteneva che in queste situazioni servissero un maggiore coinvolgimento e una maggiore supervisione professionale.
Durante un periodo di 3 mesi in cui il progetto pilota era attivo, 2 famiglie hanno partecipato a una SFGC e 21 hanno avuto una ICPC. Sei mesi dopo l’intervento, entrambe le famiglie che avevano partecipato a una SFGC erano ancora su un piano CiN. Tra quelle che avevano avuto una ICPC, otto hanno visto ridursi il livello di intervento del servizio sociale: quattro sono passate a un piano CiN entro 6 mesi e quattro sono state chiuse dai servizi per l’infanzia per l’assenza di ulteriori preoccupazioni di tutela significative (38% di casi declassati). Ciò indica che, durante il periodo pilota, l’intervento potrebbe non aver raggiunto una quota molto ampia delle famiglie che avrebbero potuto trarne beneficio. Ciò era però probabilmente dovuto alla novità dell’offerta e alla decisione dell’ente locale di concentrarsi su una piccola coorte.
Nell’LA3, nel periodo compreso tra 12 e 6 mesi prima dell’implementazione, si sono tenute 87 ICPC. Di queste, 79 si sono concluse con l’inserimento di un minore in un piano di tutela; 12 di questi sono usciti dal piano di tutela entro 6 mesi. Ciò significa che il 23% di tutte le famiglie che avevano avuto una ICPC in questo ente locale in quel periodo si trovava, entro 6 mesi dalla ICPC, in un intervento meno intensivo. Cinquantadue famiglie erano ancora sul piano di tutela dopo 6 mesi e non erano passate a un intervento più intensivo nell’arco di 6 mesi. Entro 12 mesi dalla ICPC, altre 38 famiglie erano uscite da un piano di tutela.
In un periodo di 3 mesi durante la fase pilota si sono tenute 38 ICPC. Di queste, 36 si sono concluse con l’inserimento del minore in un piano di tutela. Entro 6 mesi dalla ICPC, solo due (6%) erano passate a un piano CiN. Ciò potrebbe significare che la disponibilità di un’offerta alternativa con la SFGC ha indirizzato alcune famiglie da una ICPC a una SFGC e/o ha modificato più in generale la pratica di convocare una ICPC per alcune famiglie. In questo periodo si sono tenute tre SFGC, il che non spiegherebbe del tutto il cambiamento nelle ICPC per le famiglie uscite rapidamente dalla tutela.
I dati forniti da entrambi gli enti locali indicano tuttavia che, potenzialmente, fino a un quarto delle famiglie che oggi hanno una ICPC potrebbe restare nell’ambito del piano CiN, con un rischio gestito attraverso una SFGC anziché una ICPC, se assumiamo che la pratica abituale (cioè la ICPC) non produca di per sé un cambiamento per le famiglie.
Naturalmente, la situazione potrebbe essersi alleggerita proprio perché la ICPC aveva funzionato bene nell’affrontare le preoccupazioni di tutela. Tuttavia, le parti interessate e le figure professionali dello studio hanno sottolineato di ritenere che un piano sviluppato da una rete familiare attraverso una SFGC debba essere sicuro quanto, se non più di, uno elaborato attraverso una ICPC. È quindi possibile che, per le famiglie in cui i rischi sono diminuiti nell’arco di 6 mesi, questo cambiamento avrebbe potuto essere ottenuto attraverso una SFGC.
Se gli enti locali considerano come parametro di riferimento un 25% delle famiglie che normalmente avrebbero una ICPC a cui offrire invece una SFGC, potrebbero usare questa cifra per pianificarne le implicazioni in termini di risorse. Ogni SFGC comprende tre conferenze: la conferenza iniziale e poi due revisioni.
Nonostante le difficoltà e il campione relativamente piccolo, il gruppo dello studio è riuscito a raccogliere dati sfumati e pertinenti, che hanno favorito la comprensione sia dei bisogni e delle strategie di implementazione nel contesto della tutela, sia delle esperienze delle famiglie che hanno lavorato in modo diverso all’elaborazione dei piani di sicurezza.
Condurre lo studio è stato difficile per molte ragioni. In primo luogo, gli enti locali non erano pronti all’implementazione quanto il gruppo dello studio pensava al momento della progettazione iniziale. Ciò era dovuto a diversi fattori. Il progetto era stato pianificato prima che la pandemia di COVID-19 fosse pienamente compresa. L’impatto del COVID-19 sulle risorse, sulle priorità e sui modi di operare degli enti locali, compreso un forte passaggio al lavoro online, ha inciso sulla loro capacità di partecipare a questo studio. Inoltre, all’avvio dello studio è apparso evidente che gli enti locali disponevano di poche delle risorse necessarie per condurre l’implementazione di un programma di lavoro così complesso. Mancavano, tra l’altro, personale o tempo dedicati al supporto della ricerca o dell’implementazione. In secondo luogo, l’approccio adottato dal partenariato ricerca-pratica istituito per sostenere l’implementazione si è rivelato da integrare per rispondere ai bisogni degli enti locali nel contesto di implementazione descritto. Ciò era dovuto in parte al fatto che due delle figure professionali senior coinvolte nella progettazione dello studio erano andate in pensione prima del suo avvio, con una perdita significativa di conoscenze e competenze per il gruppo.
Inoltre, il coinvolgimento delle parti interessate prima dello studio aveva indicato che gli enti locali avrebbero dovuto adattare il modello al proprio contesto, anziché ricevere un modello chiaramente definito da introdurre. Di conseguenza, gli enti locali hanno avuto bisogno di un periodo considerevole per sviluppare il proprio modello e farlo approvare dalla dirigenza prima di poter tentare di implementarlo. Ciò ha richiesto di dedicare al supporto all’implementazione molte più risorse del previsto. A posteriori, i supporti aggiuntivi all’implementazione avrebbero dovuto essere integrati nella strategia fin dall’inizio. Tra questi: sessioni online mensili ad accesso libero; collegamenti diretti tra il personale degli enti che implementavano il modello e i pari di altri siti; supporto individuale da parte degli enti partner esperti e del gruppo di ricerca; uno spazio online condiviso per lo scambio di risorse. Poiché questi supporti sono stati introdotti solo in seguito, quando è apparso chiaro che serviva più aiuto, non sono stati utilizzati nel momento in cui avrebbero potuto essere più preziosi.
Queste questioni sono rilevanti per altri studi di questo ambito che mirano a valutare un intervento non ancora implementato o radicato nella pratica. Raccomandiamo di utilizzare, prima di studi simili in futuro, misure della prontezza all’implementazione, sia per decidere l’idoneità a partecipare sia per aiutare gli enti locali a valutare se siano realisticamente in grado di partecipare entro tempi stabiliti.
Inoltre, sebbene siamo riusciti a raccogliere dati con alcune famiglie nell’ambito dello studio, è stato molto complicato. Avevamo poco tempo per questa parte dello studio a causa dei ritardi nell’implementazione. Ciononostante, riteniamo che ci sarebbero state comunque difficoltà nell’includere le famiglie in questa fase del loro rapporto con i servizi per l’infanzia. Le famiglie stavano attraversando un momento difficile quando è stato offerto l’intervento. Dovevano tra l’altro prendere decisioni piuttosto difficili su come volessero lavorare con i servizi per l’infanzia. Dover decidere anche sulla partecipazione alla ricerca poteva essere vissuto come un carico ulteriore. Il gruppo ha lavorato molto per ridurre al minimo ogni carico o confusione legati alla partecipazione alla ricerca. Ciò ha però limitato ulteriormente le occasioni di coinvolgere le famiglie. Inoltre, trattandosi di un modo di lavorare molto nuovo per le figure professionali, aggiungere la procedura di consenso alla ricerca a quella di consenso all’intervento si è rivelato difficile. Studi simili in futuro potrebbero considerare di includere le famiglie in una fase successiva, dopo la partecipazione all’intervento, e magari di prevedere modalità più standardizzate di raccolta dei dati durante l’intervento, gestibili dal personale dell’intervento.
Detto questo, l’approccio realista ha permesso di raccogliere dalle famiglie dati sfumati. Il modo di porre le domande di intervista e di condurre le osservazioni ha permesso un’esplorazione approfondita dei meccanismi attraverso cui l’intervento ha funzionato. Le persone partecipanti, figure professionali e familiari compresi i giovani, hanno risposto bene alle domande di verifica della teoria, che hanno permesso loro di parlare delle proprie esperienze ma anche di riflettere sull’intervento nel suo complesso e su come potrebbe funzionare per altre famiglie. Questo approccio è sembrato prezioso soprattutto per esplorare nuovi modi di lavorare in cui gli esiti potenziali non sono chiari all’inizio e in cui l’intervento può funzionare in modo diverso per persone partecipanti diverse.
In Inghilterra il governo nazionale spinge con decisione a sviluppare modi di lavorare più guidati dalla famiglia e a passare a essi, in particolare quando vi sono preoccupazioni per la tutela dei minori. Tuttavia, la natura avversa al rischio della tutela fa sì che i sistemi non siano sempre ben predisposti a lasciare l’iniziativa alle famiglie.
Le evidenze di questo studio mostrano che l’implementazione non è semplice: l’esitazione del personale, la mancanza di una base normativa e il disagio di fronte al coinvolgimento dei minori e delle famiglie hanno tutti limitato la coerenza dell’attuazione. Supporti come le reti tra pari, le risorse condivise e le occasioni strutturate di riflessione si sono rivelati preziosi, ma sarebbero stati più efficaci se integrati nelle strategie di implementazione fin dall’inizio anziché a posteriori. Ciò sottolinea l’importanza di piani di implementazione chiari e dotati di risorse adeguate, che anticipino le resistenze e forniscano strumenti pratici per radicare il cambiamento. Con la nuova offerta obbligatoria di riunioni decisionali guidate dalla famiglia nella fase pre-procedimento (25), la SFGC offre un approccio complementare capace di portare le reti familiari nelle decisioni di tutela molto prima.
Sebbene questo rapporto suggerisca che la SFGC possa essere un intervento positivo per le famiglie, servono ancora ricerche comparative per capire se il modello possa garantire con successo una maggiore sicurezza dei minori rispetto alla pratica abituale e far sì che più minori restino in sicurezza all’interno della propria rete familiare. Una valutazione d’impatto, eventualmente con un disegno quasi sperimentale, potrebbe aiutare a rispondere ad alcune di queste domande ancora aperte.
La dimensione del campione dello studio è stata significativamente inferiore a quella prevista inizialmente, a causa dei ritardi nell’implementazione e delle difficoltà di reclutamento. Ciò ha inciso in particolare sul WP3, che mirava a valutare le esperienze e gli esiti per le famiglie che hanno partecipato alle SFGC e a capire quali famiglie potrebbero trarre beneficio dal modello e quali no. In questo senso, i risultati sulle esperienze delle famiglie vanno interpretati con cautela, perché riguardano un piccolo numero di famiglie coinvolte in una sperimentazione del modello.
Lo studio non era concepito come comparativo, ma come costruzione di teoria. Sono stati tuttavia fatti confronti con la pratica abituale in tutto il lavoro. Ciononostante, il disegno dello studio non si presta a trarre conclusioni solide sui benefici dell’intervento rispetto alla pratica abituale.
Le figure professionali ci hanno consigliato di limitare la quantità di dati demografici raccolti presso le famiglie, per non sovraccaricare di domande familiari e personale e per ridurre al minimo la raccolta di dati appartenenti a categorie particolari. Inoltre, il piccolo campione di famiglie e di figure professionali fa sì che l’inclusione di dati demografici avrebbe reso le persone identificabili. Ciò limita la nostra capacità di valutare la diversità delle persone raggiunte, e un obiettivo della ricerca futura sarebbe rivolgersi attivamente a una gamma diversificata di famiglie per età, etnia e altri fattori culturali. Neppure i dati raccolti di routine negli enti locali erano di qualità sufficiente per questo obiettivo, perché informazioni come chi partecipava alle ICPC o alle FGC e i relativi dati demografici non vengono raccolte in modo sistematico o coerente e facile da analizzare (possono trovarsi nelle note dei fascicoli, ma non nei dati quantitativi trasmessi).
Includere i membri del PPI in ogni fase dello studio ci ha aiutato a mantenerlo pertinente e a realizzare prodotti che sembrano adatti allo scopo. Tuttavia, il panorama del PPI negli enti locali è cambiato durante il COVID-19. Molti gruppi che intendevamo includere, per esempio i consigli dei minori in accoglienza, si sono fermati durante la pandemia, e dopo è stato difficile ricostituirli. Ciò ha limitato le persone che abbiamo potuto coinvolgere all’inizio del WP2. Per fortuna avevamo solidi legami con altri gruppi. Questo limite può tuttavia aver ridotto la diversità delle parti interessate che abbiamo potuto includere. Inoltre, a causa dei ritardi nell’implementazione, abbiamo dovuto ridimensionare l’ambizione di invitare genitori o giovani a condurre workshop insieme al gruppo di ricerca.
Come osservato nelle altre sezioni della discussione, la diversità e l’inclusione nella ricerca dipendevano dall’offerta dell’intervento, nei siti degli enti locali, a partecipanti diversi e rappresentativi. Tutte le famiglie a cui è stato offerto l’intervento erano idonee al nostro studio, e non abbiamo individuato disparità tra quelle che hanno acconsentito a partecipare. Tuttavia, possono esistere disparità nelle famiglie a cui viene offerta una SFGC, a causa delle decisioni prese dalle figure professionali, ed è un aspetto che dovrebbe essere ulteriormente indagato.
Lo studio ha goduto di un forte coinvolgimento per tutta la sua durata. Ciò lo ha rafforzato in molti modi. In primo luogo, abbiamo potuto affinare la nostra teoria del programma iniziale coinvolgendo persone con esperienza nella realizzazione del programma negli enti locali partner. Ciò ha permesso di affinare la nostra teoria su come il programma avrebbe funzionato e di sviluppare strumenti di ricerca adeguati alla valutazione. In secondo luogo, il coinvolgimento delle parti interessate lungo tutto lo studio ha orientato l’analisi dei dati, sostenendone sia l’interpretazione sia lo sviluppo della teoria del programma. Ciò ha permesso di considerare i dati di un piccolo gruppo di partecipanti in un contesto più ampio e di valutarne la generalizzabilità.
Il coinvolgimento del pubblico ha anche aumentato l’impatto della ricerca. Le parti interessate hanno potuto promuovere la ricerca presso reti più ampie e comunicarne i risultati. Abbiamo potuto coinvolgere le parti interessate anche nella diffusione, attraverso la cocreazione di contenuti per i workshop di riflessione, la partecipazione ai workshop di restituzione e la coscrittura di alcuni risultati della ricerca.
Abbiamo svolto ampie attività di diffusione per tutta la durata dello studio, a livello nazionale e presso gli enti locali partecipanti, attraverso una serie di workshop di restituzione e di pubblicazioni. Vi sono quattro tipi principali di prodotti: (1) una guida all’implementazione, un sito web e una descrizione del modello orientata alla pratica per gli enti locali che desiderano utilizzare le SFGC, con indicazioni e principi chiave da considerare per sostenere l’implementazione; (2) un webinar nazionale per condividere i risultati e le implicazioni per le politiche e la pratica; (3) workshop di riflessione per gli enti locali dello studio; (4) tre articoli scientifici ad accesso aperto, tra cui due articoli dalla valutazione dell’implementazione, uno incentrato sui fattori di implementazione e un altro sul ruolo del rischio e dell’ansia professionale nell’implementazione e nella realizzazione della SFGC,19 e un ulteriore articolo basato sui dati qualitativi, che riflette sulle esperienze delle famiglie, sono stati sottoposti a pubblicazione30 e fanno parte di questa sintesi. È stato pubblicato anche un articolo che descrive la metodologia,20 e un ulteriore articolo sulla partecipazione dei minori all’intervento è in preparazione.
Durante il progetto abbiamo partecipato regolarmente a eventi per presentare il progetto e condividere i risultati della ricerca con pubblici chiave, per discuterne e raccogliere riscontri:
Abbiamo creato risorse su misura per aiutare le figure professionali e gli enti locali a implementare la nuova pratica nei loro contesti:
Abbiamo inoltre fornito gratuitamente informazioni e indicazioni alle figure professionali di altri enti locali interessate a introdurre la SFGC, a migliorare le esperienze delle famiglie che si rivolgono al loro servizio e gli esiti di tutela, o a saperne di più sul percorso SFGC.
I partner dello studio come il FRG continueranno a utilizzare i risultati della nostra ricerca per promuovere l’implementazione della SFGC e a riflettere su un modello di pratica attraverso la propria rete FGC and Lifelong Links di figure professionali (figure di coordinamento FGC e assistenti sociali). Più in generale, questo lavoro si inserisce in un programma più ampio di lavori in corso volti a promuovere un’implementazione solida dei modelli decisionali guidati dalla famiglia.
Questa nuova pratica mira ad aiutare famiglie e minori. La SFGC coinvolge prima le famiglie e le loro reti allargate, in uno spazio basato sui punti di forza, meno traumatico e meno umiliante (rispetto a una ICPC), per dare alle famiglie la possibilità di lavorare in partenariato. Le figure professionali condividono le informazioni prima della riunione, sono conosciute dalla famiglia, e una parte più ampia della rete familiare è coinvolta nel piano per garantire la sicurezza del minore. Le famiglie sono incoraggiate a presentare il proprio piano e a dire che cosa le aiuterebbe a realizzarlo. I nostri risultati indicano che le famiglie che hanno ricevuto questo intervento ne hanno percepito i benefici rispetto a ciò che la ricerca ci dice sulla pratica abituale.
Durante lo studio abbiamo sostenuto otto enti locali nell’esplorare l’implementazione di una nuova pratica:
Di conseguenza:
Ci auguriamo che lo studio continui ad avere un impatto, e abbiamo pianificato i nostri prodotti di diffusione per massimizzarne il potenziale. Speriamo di riuscirci attraverso:
Altri otto enti locali in Inghilterra, quattro in Galles e tre in Scozia ci hanno già contattato per ricevere sostegno nello sviluppo della propria offerta di SFGC. Il gruppo di ricerca ha offerto a questi enti consulenza e indicazioni individuali e ha facilitato il loro collegamento con enti pari che stanno implementando il proprio modello. Ciò mostra la potenziale diffusione di questo modo di lavorare, che potrebbe a sua volta permettere a più famiglie di accedere a un modo più partecipativo e solidale di lavorare con i servizi per l’infanzia.
Abbiamo partecipato a lavori di elaborazione delle politiche che hanno raccomandato il ricorso alle decisioni guidate dalla famiglia in presenza di gravi preoccupazioni per la sicurezza dei minori, lavori che hanno contribuito all’elaborazione del Children’s Wellbeing and Schools Bill proposto (25). Ci siamo impegnati a far conoscere più in generale le FGC, tra l’altro con un webinar per CC Inform (in programma il 29 gennaio 2025) che conta già più di 600 persone iscritte, con lezioni sulle FGC per studentesse e studenti di servizio sociale e continuando a offrire sostegno e indicazioni a chi fa ricerca e alle figure professionali interessate a questo approccio. Ci auguriamo che questo impegno continuo possa favorire in futuro l’adozione di questo approccio promettente.
L’impatto più ampio potrebbe consistere in un miglioramento delle relazioni tra comunità e servizi per l’infanzia, quando le famiglie vedono che esiste la volontà di impegnarsi in modo positivo e di lavorare insieme per ottenere esiti positivi.
Questo studio ha esplorato le prime fasi di implementazione delle SFGC in diversi enti locali, utilizzando la valutazione realista per capire che cosa ne abbia sostenuto od ostacolato l’uso. I risultati evidenziano il forte potenziale delle SFGC nel ridurre lo stigma, dare potere alle famiglie e spostare le decisioni verso un processo più collaborativo e guidato dalla famiglia. Tuttavia, difficoltà come l’esitazione del personale, una base normativa limitata e un’implementazione disomogenea ne hanno ridotto l’impatto e la portata complessiva dei risultati della valutazione. La ricerca ha inoltre mostrato che i supporti aggiuntivi, come le reti tra pari, le sessioni ad accesso libero e la condivisione delle risorse, sarebbero stati più efficaci se integrati nella strategia di implementazione fin dall’inizio. Nel complesso, le SFGC rappresentano un’alternativa promettente alle conferenze di tutela tradizionali, ma il loro successo dipende da un chiaro impegno sistemico, da un sostegno organizzativo più forte e dagli sforzi per radicarle nella pratica quotidiana. Investimenti duraturi e la coerenza con le priorità politiche saranno essenziali per garantire un accesso equo e un’adozione di lungo periodo di questo modello.
Bambine, bambini e giovani In questo studio usiamo l’espressione «children and young people» (bambine, bambini e giovani) per indicare le persone di età inferiore ai 18 anni oggetto di misure di tutela. Ciò corrisponde alle aspettative delle persone giovani consultate durante lo studio, come modo più inclusivo di riferirsi a persone di età diverse.
Child in Need Un minore è definito «in need» (in stato di bisogno) ai sensi della section 17 del Children Act 1989 quando:
Tutela dell’infanzia «Child protection» (tutela dell’infanzia) è un termine generale che indica le azioni, le politiche e le procedure che i servizi per l’infanzia e le altre organizzazioni mettono in atto per proteggere i minori da un danno significativo. Comprende misure sia di prevenzione sia di risposta al maltrattamento e alla trascuratezza. La tutela dell’infanzia è talvolta chiamata anche child safeguarding [URL: https://frg.org.uk/get-help-and-advice/what/child-protection/ (consultato il 16 febbraio 2026)].
Family Group Conference Una Family Group Conference è un processo decisionale guidato dalla famiglia in cui la rete di familiari e amici si riunisce per elaborare un piano per un minore. Il processo è sostenuto da una figura di coordinamento indipendente che aiuta la famiglia a prepararsi alla Family Group Conference [URL: https://frg.org.uk/family-group-conferences/what-is-a-family-group-conference (consultato il 16 febbraio 2026)].
Figura di coordinamento della Family Group Conference La figura di coordinamento mantiene i contatti con la famiglia, i minori, i membri della rete familiare e le altre figure professionali pertinenti legate alla famiglia, per preparare tutti alla Family Group Conference. Si occupa anche della logistica e presiede la riunione. È indipendente dai servizi sociali per l’infanzia e talvolta anche dall’ente locale.
Famiglia In questo studio usiamo il termine «famiglia» per includere il genitore o i genitori o le principali persone di riferimento con responsabilità genitoriale nei confronti dei minori oggetto di misure di tutela.
Rete familiare In questo studio usiamo l’espressione «rete familiare» per includere le persone adulte che la famiglia considera importanti. La rete può comprendere la famiglia allargata, amicizie, vicinato o qualsiasi figura professionale che lavori a stretto contatto con il genitore o i genitori o con i minori, per esempio figure terapeutiche, insegnanti, advocate o altre.
Conferenza iniziale di tutela dell’infanzia In seguito alle indagini ai sensi della Section 47, una conferenza iniziale di tutela dell’infanzia riunisce i familiari (e il minore, se opportuno) con le persone di sostegno, gli advocate e le figure professionali più coinvolte con il minore e la famiglia, per prendere decisioni sulla futura sicurezza, salute e sviluppo del minore (Statutory Guidance 2023: 93).
Ente locale Con «local authority» (ente locale) si indica il dipartimento dei servizi per l’infanzia dell’amministrazione locale, che ha obblighi di legge nei confronti dei minori e delle famiglie. Quando vi è un ragionevole sospetto che un minore stia subendo, o rischi di subire, un danno significativo, gli enti locali del Regno Unito hanno per legge la responsabilità di tutelarlo, compito di solito svolto dai servizi di tutela dei rispettivi enti (Children Act 1989).
Office for Standards in Education, Children’s Services and Skills Ofsted è un dipartimento non ministeriale del governo del Regno Unito. Ofsted è responsabile dell’ispezione di diversi istituti di istruzione, servizi per l’infanzia, agenzie per l’adozione e l’affido e della formazione iniziale degli insegnanti, e regola i servizi educativi per la prima infanzia e i servizi sociali per l’infanzia.
Practitioners In questo studio usiamo il termine «practitioners» (figure professionali operative) per indicare le figure professionali dei servizi sociali per l’infanzia e delle Family Group Conference direttamente coinvolte nella tutela dei minori.
Professionals In questo studio usiamo il termine «professionals» (altre figure professionali) per indicare le altre figure professionali coinvolte nella tutela dei minori, per esempio quelle delle agenzie partner come polizia, sanità, scuola e altre.
Safeguarding Family Group Conference La Safeguarding Family Group Conference è un processo decisionale guidato dalla famiglia, offerto da alcuni enti locali inglesi ad alcune famiglie come alternativa a una conferenza iniziale di tutela dell’infanzia.
Section 47 Un’indagine ai sensi della Section 47 fa riferimento alla Section 47 del Children Act 1989 e prevede che le e gli assistenti sociali raccolgano elementi e parlino con il minore, la famiglia e le altre figure professionali pertinenti per stabilire se vi siano interventi utili al benessere del minore (NSPCC, 2024).
Complexe Systémique: punti chiave
Questo rapporto solleva una domanda familiare alla pratica sistemica: che cosa accade quando si restituisce alla famiglia la conduzione della riunione che decide sulla sua protezione? La Safeguarding Family Group Conference conserva la forma della conferenza prevista dalla legge ma ne sposta la funzione: la rete familiare diventa la risorsa principale del piano di sicurezza, e l’istituzione un partner anziché un tribunale. Eppure i risultati più istruttivi riguardano gli ostacoli. L’ansia professionale legata al rischio, la mancanza di una base normativa e il timore di dover rispondere delle conseguenze frenano il cambiamento più delle famiglie stesse: un promemoria del fatto che il sistema di aiuto fa parte del problema che cerca di risolvere. Due cautele per la pratica: decidere quali famiglie siano «idonee» riproduce facilmente le esclusioni che si volevano evitare, e i benefici svaniscono se il sostegno non prosegue dopo la conferenza. I dati restano esili (quattro famiglie intervistate): questo testo illumina dei meccanismi, non dimostra un’efficacia. Da leggere insieme all’articolo della stessa valutazione sulle riunioni decisionali guidate dalla famiglia e alla presentazione del Family and Group Conferencing per adulti.
Note dell’originale
Dichiarazione dei contributi CRediT. Lorna Stabler: concettualizzazione (paritaria), analisi formale (paritaria), stesura – bozza originale (principale), stesura – revisione e correzione (principale). Katrina Wyatt: concettualizzazione (paritaria), analisi formale (di supporto), stesura – bozza originale (di supporto), stesura – revisione e correzione (di supporto). Jo Day: concettualizzazione (paritaria), analisi formale (paritaria), stesura – bozza originale (di supporto), stesura – revisione e correzione (di supporto). Iain Lang: concettualizzazione (paritaria), analisi formale (di supporto). David Wilkins: concettualizzazione (paritaria), stesura – revisione e correzione (di supporto). Donald Forrester: stesura – revisione e correzione (di supporto). Bekkah Bernheim: cura dei dati (paritaria), indagine (paritaria), analisi formale (paritaria), stesura – bozza originale (di supporto), stesura – revisione e correzione (di supporto). Alankrita Singh: cura dei dati (di supporto), indagine (di supporto), analisi formale (di supporto), stesura – bozza originale (di supporto), stesura – revisione e correzione (di supporto). Sarah O’Rourke: cura dei dati (di supporto), indagine (di supporto), analisi formale (paritaria). Jennie Hayes: cura dei dati (di supporto), indagine (di supporto), analisi formale (di supporto), stesura – revisione e correzione (di supporto). Helene Prestat: amministrazione del progetto.
Altri contributi. Lorna Stabler: coinvolgimento del pubblico (principale).
Ringraziamenti. Ringraziamo tutte le organizzazioni partner, le loro rappresentanze e i membri del gruppo di figure esperte e parti interessate, che hanno contribuito in modo decisivo al partenariato, hanno offerto riflessioni critiche per tutta la durata del progetto sulla pianificazione del programma e sull’interpretazione dei risultati e hanno co-condotto formazioni ed eventi. Ringraziamo inoltre tutte le persone che hanno partecipato alla ricerca e ai workshop, per aver accettato di condividere le proprie esperienze e i propri punti di vista.
Dichiarazione sulla condivisione dei dati. Tutte le richieste di dati vanno inviate, per valutazione, alla persona di contatto per la corrispondenza. L’accesso ai dati sintetizzati può essere concesso previa valutazione.
Dichiarazione etica. L’autorizzazione etica è stata concessa dal College of Humanities Ethics Committee della University of Exeter (ID: 493165), inizialmente nel maggio 2022. La versione finale modificata è stata approvata nel gennaio 2024.
Dichiarazione sulla governance delle informazioni. La University of Exeter si impegna a trattare tutte le informazioni personali in conformità con il Data Protection Act britannico (2018) e con il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR UE) 2016/679. Ai sensi della normativa sulla protezione dei dati, la University of Exeter è il titolare del trattamento; per saperne di più su come trattiamo i dati personali, anche su come esercitare i propri diritti individuali, e per i recapiti del nostro responsabile della protezione dei dati: www.exeter.ac.uk/dataprotection.
Avvertenza del Department of Health and Social Care. Questa pubblicazione presenta una ricerca indipendente commissionata dal National Institute for Health and Care Research (NIHR). Le opinioni espresse in questa pubblicazione appartengono a chi l’ha firmata e non riflettono necessariamente quelle del NHS, del NIHR, del MRC, del NIHR Coordinating Centre, del programma Health and Social Care Delivery Research o del Department of Health and Social Care. Questa sintesi è stata pubblicata sulla base delle conoscenze disponibili al momento della pubblicazione. Il NIHR si impegna a essere inclusivo e monitorerà costantemente le buone pratiche e le indicazioni in materia di terminologia e linguaggio, per restare pertinente per le proprie parti interessate.
Dichiarazione degli interessi. Dichiarazione completa degli interessi: i moduli ICMJE compilati da tutte le persone firmatarie, con tutti gli interessi correlati, sono disponibili nel toolkit della pagina di pubblicazione del rapporto nella NIHR Journals Library all’indirizzo https://doi.org/10.3310/PLQS7147. Principali conflitti di interesse: Katrina Wyatt, Iain Lang, Jo Day, Bekkah Bernheim e Sarah O’Rourke ricevono un sostegno parziale dalla National Institute for Health Research Applied Research Collaboration South West Peninsula. Lorna Stabler, Donald Forrester e David Wilkins ricevono un sostegno parziale da finanziamenti infrastrutturali di Health and Care Research Wales assegnati a CASCADE.
Registrazione dello studio. La registrazione dello studio è consultabile presso l’Open Science Framework: https://osf.io/48x5r.
Su questa sintesi. La data contrattuale di avvio di questa ricerca era ottobre 2021. La revisione editoriale di questa sintesi è iniziata nel maggio 2025 ed è stata accettata per la pubblicazione nel settembre 2025. Chi firma la sintesi ha avuto la piena responsabilità della raccolta, dell’analisi e dell’interpretazione dei dati e della stesura del lavoro. La redazione e l’editore di Health and Social Care Delivery Research hanno cercato di garantire l’accuratezza della sintesi e desiderano ringraziare le persone revisore per i loro commenti costruttivi sulla bozza. Non accettano tuttavia alcuna responsabilità per danni o perdite derivanti dal materiale pubblicato in questa sintesi.
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Traduzione non ufficiale in italiano di Family Group Conferences as an alternative to Initial Child Protection Conferences for families on the Child Protection pathway: Synopsis, di Lorna Stabler, Katrina Wyatt, Jo Day, Iain Lang, David Wilkins, Donald Forrester, Bekkah Bernheim, Alankrita Singh, Sarah O’Rourke, Jennie Hayes e Helene Prestat, Health and Social Care Delivery Research, vol. 14, n. 22 (2026), doi: 10.3310/plqs7147, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale — l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (traduzione in italiano, tabelle presentate sotto forma di elenchi). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.
L’articolo originale «Family Group Conferences as an alternative to Initial Child Protection Conferences for families on the Child Protection pathway: Synopsis» è stato pubblicato in Health and Social Care Delivery Research (2026) con licenza CC BY 4.0. Traduzione non ufficiale in italiano a cura di Complexe Systémique, realizzata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato in testa a questa pagina; fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Stabler, L., Wyatt, K., Day, J., Lang, I., Wilkins, D., Forrester, D., Bernheim, B., Singh, A., O’Rourke, S., Hayes, J., e Prestat, H. (2026). Family Group Conferences as an alternative to Initial Child Protection Conferences for families on the Child Protection pathway: Synopsis. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/family-group-conferences-as-an-alternative-to-initial-child-protection-conferences (Opera originale pubblicata nel 2026 in Health and Social Care Delivery Research, 14(22), 1-29 (2026); ripubblicata nel 2026 da Health and Social Care Delivery Research, https://www.journalslibrary.nihr.ac.uk/hsdr/PLQS7147)
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