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Contemporary Family Therapy · Terapia familiare

Fattori di resilienza nella guarigione della coppia dopo l’infedeltà: uno studio di analisi qualitativa deduttiva

Come riescono a ricostruirsi le coppie che restano insieme dopo un’infedeltà? Il gruppo di Stephen Fife, alla Texas Tech University, ha rianalizzato le interviste a 31 coppie alla luce dei fattori di resilienza descritti in letteratura. Ne ritrova quattro, la comunicazione aperta, la guarigione individuale, la costruzione di significato e la normalità reinventata, e ne individua altri tre: la guarigione relazionale, la terapia e il carattere continuo e non lineare del percorso compiuto.

Autrici e autori Stephen Fife, Ashley Bloomberg, Shi’Anne Swift, Emily Cook e Angelina Ramos (Texas Tech University, Lubbock, Stati Uniti)Prima pubblicazione Contemporary Family Therapy, 3 giugno 2026Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di Resilience Factors in Couple Healing from Infidelity: A Deductive Qualitative Analysis Study, di Stephen Fife, Ashley Bloomberg, Shi’Anne Swift, Emily Cook e Angelina Ramos, pubblicato in Contemporary Family Therapy (Springer) (2026), doi: 10.1007/s10591-026-09785-z, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La tabella è presentata come elenco. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

In definitiva, questo studio sottolinea che la resilienza dopo l’infedeltà è co-creata e richiede crescita e cambiamento da parte di entrambi i membri della coppia.

Stephen Fife, Ashley Bloomberg, Shi’Anne Swift, Emily Cook e Angelina Ramos

Abstract

L’infedeltà è una delle crisi relazionali più gravi, eppure molte coppie riescono a ricostruire la propria relazione. La letteratura esistente si è concentrata soprattutto sulla resilienza individuale, lasciando poco esplorati i processi relazionali. Questo articolo presenta i risultati di uno studio che ha utilizzato l’analisi qualitativa deduttiva (DQA), una metodologia qualitativa concepita per verificare e affinare le teorie (Author, 2024). A partire da un’epistemologia costruttivista, abbiamo utilizzato le procedure della DQA per esplorare in che modo i fattori di resilienza contribuiscono al processo di guarigione delle coppie rimaste insieme dopo un’infedeltà. Sono state analizzate interviste in profondità con 31 coppie, individuando sia elementi a sostegno di costrutti di resilienza già consolidati (analisi deduttiva) sia ulteriori temi di resilienza (individuati induttivamente), centrali nel processo di ripresa dopo un’infedeltà. I risultati dello studio indicano sei componenti fondamentali della resilienza di coppia. Pur confermando alcuni costrutti di resilienza individuati in precedenza (comunicazione aperta, guarigione individuale, costruzione di significato e normalità reinventata), l’analisi ha fatto emergere gli ulteriori costrutti della terapia,della guarigione relazionale e dell’importanza della guarigione come processo continuo, offrendo un quadro più preciso di come la resilienza si concretizzi dopo un’infedeltà. Comprendendo e coltivando la resilienza relazionale con le persone che seguono, chi lavora in ambito clinico potrà aiutare in modo più efficace le coppie ad attraversare il processo di guarigione dopo un’infedeltà.

Parole chiave: infedeltà, coppie, resilienza, guarigione relazionale, terapia

Introduzione

L’infedeltà è una delle rotture relazionali più gravi che una coppia possa affrontare, con conseguenze emotive, relazionali e sistemiche durature (Rokach & Chan, 2023). Ricerche recenti indicano che l’infedeltà riguarda tra il 20 e il 50% delle relazioni impegnate, in contesti sessuali, emotivi, misti e online (Wdowiak et al., 2024), e resta uno dei motivi principali per cui le coppie mettono fine al matrimonio (Rokach & Chan, 2023). Se molte coppie interrompono la relazione dopo un’infedeltà, altre cercano di restare insieme e avviano un processo di guarigione non lineare, plasmato da molteplici fattori relazionali e individuali (Author, 2024; Mitchell et al., 2026). Mentre le coppie lavorano per riprendersi e guarire dall’infedeltà, la resilienza sia individuale sia relazionale diventa essenziale. Nonostante la diffusione dell’infedeltà e il suo profondo impatto sulle relazioni, la letteratura esistente sulla resilienza ha posto l’accento soprattutto sull’adattamento individuale (per esempio strategie di coping, autoregolazione o crescita personale) piuttosto che sui processi diadici (Afifi, 2018; Olekalns et al., 2020). Si dispone di informazioni empiriche relativamente scarse su come la resilienza funzioni a livello di coppia, in particolare su come le due persone lavorino insieme per ricostruire la fiducia, ristabilire la sicurezza e riorganizzare la relazione dopo la rottura. Si tratta di una lacuna cruciale, tanto nei quadri teorici della resilienza quanto negli interventi clinici volti a sostenere la resilienza delle coppie nel processo di guarigione dall’infedeltà.

La definizione operativa della resilienza è tuttora oggetto di dibattito: un numero crescente di ricerche la esamina in una prospettiva multidisciplinare e individua i fattori che vi contribuiscono in contesti diversi (Allen et al., 2010; Herrman et al., 2011). In generale, la resilienza è intesa come la capacità di riprendersi e adattarsi di fronte alle difficoltà, che consente alle persone di preservare o ripristinare il proprio benessere nonostante le avversità (Herrman et al., 2011; U.S. Department of State, 2018). Tuttavia, i processi che facilitano la resilienza relazionale possono essere diversi da quelli che sostengono il benessere individuale. A livello familiare e di coppia, la resilienza è intesa come co-costruita e interazionale, plasmata dalla comunicazione, dalla costruzione condivisa di significato e dalla capacità di risposta di ciascun membro della coppia (Afifi et al., 2025). Inoltre, un corpus crescente di ricerche mette in luce che la resilienza nella coppia comporta l’impegno in processi intenzionali, reciproci e collaborativi (Afifi, 2018; Kumar et al., 2023; Olekalns et al., 2020), come comunicare apertamente lo stress, offrire risposte di sostegno e praticare il coping diadico e la risoluzione congiunta dei problemi per affrontare insieme le difficoltà. Comprendere questi processi è particolarmente importante in ambito clinico, poiché le coppie si rivolgono spesso alla terapia dopo un’infedeltà e desiderano quadri chiari per la riparazione (Author, 2007). Individuare i fattori associati alla resilienza relazionale può fornire a chi lavora in ambito clinico indicazioni fondate empiricamente e ampliare i modelli teorici della resilienza includendovi fattori relazionali.

Lo scopo di questo studio era esaminare come opera la resilienza nelle coppie che hanno vissuto un’infedeltà. A tal fine abbiamo utilizzato l’analisi qualitativa deduttiva (DQA) per valutare se i costrutti sensibilizzanti della resilienza individuati nella letteratura precedente siano presenti nel processo di guarigione della coppia, lasciando al contempo spazio all’emergere di nuovi costrutti legati al contesto dell’infedeltà. Ancorando l’analisi ai racconti delle persone partecipanti, questo studio intende ampliare la comprensione empirica e teorica della resilienza, fornendo al tempo stesso spunti clinicamente rilevanti per sostenere la riparazione relazionale dopo un’infedeltà.

Rassegna della letteratura

La resilienza è stata ampiamente studiata in contesti molto diversi, e la ricerca sul perché alcune persone o famiglie siano resilienti ha permesso di capire come ci si adatti di fronte alle avversità. La ricerca sulla resilienza sottolinea costantemente che non si tratta di un tratto statico, ma di un processo dinamico influenzato dal contesto, dalle risorse e dai sostegni relazionali. Per esempio, lavori recenti nella ricerca sull’autismo sono andati oltre i modelli centrati sul deficit proponendo un quadro di resilienza che illustra meglio le traiettorie evolutive adattive e l’eterogeneità tra lattanti ad alto rischio (Stallworthy & Masten, 2023). La ricerca in ambito lavorativo illustra a sua volta questa natura dinamica, mostrando che la resilienza relazionale dipende da fattori temporali come il momento dell’espressione emotiva, la maturità relazionale e il processo di costruzione congiunta di senso, che influenzano il modo in cui le fratture relazionali emergono e vengono riparate (Olekalns et al., 2020). Analogamente, una ricerca sulla popolazione studentesca universitaria ha rilevato che la resilienza emotiva moderava in modo significativo l’impatto degli eventi di vita negativi sull’umore, a sostegno dell’idea che la resilienza possa fluttuare a seconda delle circostanze e a riprova del suo ruolo fondamentale nel mantenimento del benessere emotivo (Li et al., 2020). La resilienza è stata esaminata anche in contesti diversi, tra cui il trauma, la malattia cronica, le grandi transizioni di vita, le persone veterane delle forze armate e i fattori di stress familiari (Brown et al., 2022; Cole et al., 2024; Ferguson & Walker, 2014; Kumar et al., 2024). La letteratura più recente concettualizza sempre più la resilienza come un processo continuo e dinamico, plasmato dalle capacità individuali, dai sostegni relazionali e, più in generale, dalle risorse ambientali (Herrman et al., 2011; Olekalns et al., 2020).

La ricerca sull’esposizione infantile al trauma, in particolare alla guerra, alle catastrofi naturali, alle pandemie e al maltrattamento, sottolinea il ruolo centrale del sostegno relazionale e della costruzione di significato in una ripresa adattiva (Bogar & Hulse-Killacky, 2006; Dixit & Sahu, 2022; McFarlane & Van Hooff, 2009; Masten & Narayan, 2012; Wickrama & Kaspar, 2007). Per esempio, l’infanzia esposta a crisi su larga scala mostrava una maggiore stabilità psicologica quando poteva contare sul sostegno delle figure di accudimento e dei pari, a dimostrazione di quanto la resilienza sia radicata in sistemi relazionali e contestuali (Masten, 2021). Analogamente, gli studi sulle persone sopravvissute ad abusi sessuali nell’infanzia concettualizzano la resilienza come un processo che dura tutta la vita, sostenuto da strategie di coping, dalla spiritualità e da ambienti relazionali positivi (Francis-Laughlin & Rusca, 2020).

La ricerca sulle grandi transizioni di vita come la gravidanza, il divorzio e l’invecchiamento mostra inoltre che la resilienza si rafforza attraverso la soddisfazione relazionale, l’autocompassione, il sostegno sociale e una comunicazione adattiva (Greeff & Van Der Merwe, 2004; Kumar et al., 2023; Resnick, 2008). Per esempio, la resilienza familiare dopo un divorzio è associata al sostegno intrafamiliare, alla comunicazione aperta e alle risorse religiose o comunitarie, il che mette in luce la natura sistemica dell’adattamento (Frisby et al., 2012; Gurgan, 2020). Gli studi sulle famiglie di militari mostrano parimenti che la resilienza si sostiene grazie al coping comunitario, alla costruzione di significato e a una comunicazione intenzionale di fronte a fattori di stress relazionale cronici (Afifi, 2018; Cole et al., 2024). In tutti questi contesti, la resilienza emerge costantemente come un processo continuo, radicato nelle relazioni e sfaccettato, plasmato dai legami sociali, dal coping adattivo, dalla costruzione collaborativa di significato e dalle risorse ambientali, e non soltanto da tratti individuali (Herrman et al., 2011; Olekalns et al., 2020). La resilienza è stata concettualizzata anche nell’ambito dei sistemi familiari attraverso il lavoro di Froma Walsh, che descrive la resilienza familiare come un processo dinamico che consente alle famiglie di adattarsi alle avversità e di riprendersi (Walsh, 2003). Questo quadro pone l’accento su processi chiave come la costruzione di significato, la flessibilità, la connessione e una comunicazione chiara, e sottolinea che la resilienza si forma nelle interazioni relazionali anziché esistere unicamente nell’individuo (Walsh, 2016). In questa prospettiva, la resilienza è radicata in sistemi relazionali e contestuali più ampi.

La teoria della resilienza e del carico relazionale (Theory of Resilience and Relational Load, TRRL) offre un quadro sistemico per comprendere la resilienza nei contesti relazionali (Afifi et al., 2016). Un aspetto centrale della TRRL è la premessa secondo cui la resilienza nasce da un investimento relazionale continuo, dallo sviluppo di un «noi» condiviso e da una costante manutenzione della comunicazione, elementi che riducono la tensione relazionale. Il concetto di carico relazionale coglie lo stress cumulativo che le difficoltà croniche impongono ai sistemi di coppia e familiari, e sottolinea l’importanza di processi relazionali proattivi per sostenere il benessere. La TRRL integra la comunicazione, la comprensione relazionale e i processi fisiologici di stress per spiegare perché alcune relazioni prosperino nonostante le avversità. La TRRL è pertinente per le coppie che affrontano un’infedeltà, poiché pone l’accento sul coping comunitario, sull’investimento relazionale e sulla costruzione condivisa di significato come meccanismi che riducono la tensione e favoriscono la ripresa.

Infedeltà e resilienza

L’infedeltà rappresenta una crisi relazionale peculiare, in cui la resilienza va gestita sia a livello individuale sia a livello diadico. La persona tradita sperimenta spesso sintomi traumatici legati al tradimento, tra cui emozioni e stress intensificati, depressione, ansia, insicurezza, perdita di fiducia e reazioni da stress post-traumatico dopo l’infedeltà (Anderson, 2025; Author et al., 2022; Author et al., 2023; Lonergan et al., 2021). La ripresa richiede spesso un equilibrio tra coping personale e costruzione congiunta di significato, in cui il sostegno sociale, la spiritualità e la terapia sono risorse importanti. Processi di livello individuale come l’autocompassione e il perdono di sé svolgono un ruolo decisivo nella resilienza dopo l’infedeltà (Cornish et al., 2020). A livello relazionale e sistemico, Olson et al. (2002) e Vossler e Moller (2020) hanno individuato strategie di coping incentrate sull’elaborazione emotiva e sulla resilienza psicologica dopo la rivelazione dell’infedeltà, in cui il sostegno sociale e la costruzione di significato risultavano centrali per ridurre il disagio e sostenere la ripresa. Le coppie ricorrono spesso a un coping centrato sulle emozioni e traggono significato dalla genitorialità o dalla crescita personale come parte del processo di guarigione. Uno studio qualitativo che ha esaminato sia la persona ferita sia la persona coinvolta nella relazione extraconiugale mette in luce la natura complessa e relazionale della ripresa dopo una relazione extraconiugale, sottolineando l’importanza della comunicazione, della ricostruzione della fiducia e della sicurezza, del perdono e del sostegno terapeutico nel facilitare la guarigione (Mitchell et al., 2022).

In sintesi, la letteratura esaminata descrive costantemente la resilienza come un processo dinamico e dipendente dal contesto, plasmato dalle risorse individuali, dai sostegni relazionali e dalle pratiche di costruzione di significato. Che si tratti di rispondere a un trauma, a una malattia, a un divorzio o a un tradimento relazionale, la resilienza è un processo sfaccettato alimentato dai legami sociali, dalle strategie di coping e da una comunicazione adattiva che aiutano le persone e le famiglie a sostenere il proprio benessere. Benché le ricerche direttamente incentrate sul ruolo della resilienza nella guarigione dall’infedeltà siano poche, la letteratura esistente suggerisce che la resilienza nel contesto di un tradimento relazionale coinvolga processi sia individuali sia relazionali. Tuttavia, i modi in cui la resilienza si manifesta all’interno della relazione di coppia restano poco esplorati. Questa lacuna evidenzia la necessità di comprendere meglio come la resilienza si concretizzi nelle coppie che attraversano un’infedeltà. Lo scopo del presente studio era esaminare i fattori chiave della resilienza nelle coppie che guariscono da un’infedeltà.

Metodo

Campione

Il presente studio ha utilizzato un campione di 31 coppie che vivevano una relazione sentimentale eterosessuale (si veda la tabella 1). I criteri di inclusione erano volutamente ampi riguardo al tipo di infedeltà: si è lasciato che le persone partecipanti indicassero autonomamente se avevano vissuto un’infedeltà, invece di limitare l’ammissibilità a categorie predefinite. Questo approccio ha consentito un equilibrio tra omogeneità ed eterogeneità delle persone partecipanti, rendendo possibili confronti significativi tra le coppie e permettendo al tempo stesso di esaminare le differenze tra le loro esperienze. La diversità del campione che ne è risultata ha permesso di esaminare sia le somiglianze sia le variazioni nella resilienza e nella guarigione delle diverse coppie. Il membro non infedele della coppia (NSP, non-straying partner) indica chi non ha commesso l’infedeltà, mentre il membro infedele (SP, straying partner) indica chi l’ha commessa. Riconosciamo che termini come «infedele» e «non infedele» possono avere connotazioni indesiderate o patologizzanti; tuttavia queste etichette sono state utilizzate per distinguere i ruoli dei due membri della coppia rispetto all’episodio di infedeltà e per restare coerenti con il modo in cui le persone partecipanti descrivevano le proprie esperienze. Questa distinzione era particolarmente importante poiché le persone partecipanti descrivevano spesso l’infedeltà come una ferita relazionale, in cui attribuire la colpa a una sola parte era spesso vissuto come poco utile; ponevano invece l’accento sull’assunzione di responsabilità e sulla trasparenza.

In questo campione, 25 coppie erano sposate, 4 avevano una relazione stabile di frequentazione, una coppia era fidanzata ufficialmente e una si definiva in una relazione ambigua. Delle 31 coppie, in 25 lo SP era l’uomo, in 3 lo SP era la donna e in 3 entrambi i membri della coppia avevano commesso un’infedeltà. I tipi di infedeltà comprendevano l’infedeltà emotiva (di persona e online), quella sessuale, l’acquisto di prestazioni sessuali, il contatto digitale con sex worker senza alcun passaggio all’atto, il sexting e l’uso di pornografia. Al momento della raccolta dei dati, le coppie stavano insieme da 5 a 51 anni, con una media di 28 anni. Le persone partecipanti hanno riferito che la prima infedeltà individuata si era verificata in media dopo 7,0 anni di relazione (SD = 6.2), con durate comprese tra 2 giorni e 27 anni (n = 28). La maggior parte delle coppie partecipanti era sposata al momento della raccolta dei dati (80,6%, n = 25). Nella maggior parte dei casi lo SP era l’uomo (80,6%, n = 25), mentre l’infedeltà soltanto femminile e l’infedeltà reciproca erano meno frequenti (9,7% ciascuna, n = 3). Tra le persone partecipanti che hanno indicato la propria origine etnica (n = 53), la maggioranza si identificava come bianca (69,8%, n = 37), seguita dalle persone ispaniche/latine (17,0%, n = 9). La maggior parte delle persone partecipanti che hanno indicato un’appartenenza religiosa si identificava come cristiana (68,5%, n = 37).

L’infedeltà sessuale fisica era la forma di infedeltà più spesso riferita (74,2%, n = 23), seguita dall’infedeltà emotiva (54,8%, n = 17). Le persone partecipanti hanno riferito anche un’infedeltà legata alla pornografia (25,8%, n = 8) e un’infedeltà online o via internet (22,6%, n = 7). Quasi due terzi delle persone partecipanti hanno riferito di aver vissuto più forme di infedeltà (64,5%, n = 20). La maggior parte delle persone partecipanti ha dichiarato di aver seguito una qualche forma di terapia dopo l’infedeltà (80,6%, n = 25). Tra chi ha seguito una terapia, la terapia di coppia era la forma di trattamento più frequente (96,0%, n = 24), seguita dalla terapia individuale (76,0%, n = 19) e dalla terapia di gruppo (36,0%, n = 9). Queste categorie non erano mutuamente esclusive, e alcune persone partecipanti hanno dichiarato di aver seguito più forme di terapia, in particolare terapia di coppia, individuale e di gruppo. Tra chi ha seguito una terapia di coppia, il 75,0% (n = 18) ha partecipato anche a una terapia individuale. La tabella 1 presenta maggiori dettagli sul campione.

Tabella 1 — Caratteristiche sociodemografiche del campione

Media (SD) o n (%).

  • Coppie (N = 31). Età: 40.3 (SD = 15.4; intervallo = 19–70); durata della relazione, anni: 28 (SD = 11.5; intervallo = 5–51 anni); durata della relazione al momento della prima infedeltà riferita, anni: 7.0 (SD = 6.2; intervallo = 2 giorni-27 anni); n = 28.
  • Stato della relazione (n = 31). Sposate: 25 (80,6%); frequentazione o relazione stabile: 4 (12,9%); fidanzate ufficialmente: 1 (3,2%); relazione ambigua: 1 (3,2%).
  • Genere del membro infedele della coppia (n = 31). L’uomo: 25 (80,6%); la donna: 3 (9,7%); entrambi i membri: 3 (9,7%).
  • Origine etnica (n = 53). Bianca: 37 (69,8%); ispanica/latina: 9 (17,0%); afroamericana: 3 (5,7%); africana: 3 (5,7%); indiana: 1 (1,9%); altra origine etnica specificata: 1 (1,9%).
  • Appartenenza religiosa (n = 54). Cristiana: 37 (68,5%); spirituale, non religiosa: 5 (9,3%); nessuna religione o nessuna affiliazione: 13 (24,1%); ebraica: 1 (1,9%); induista: 1 (1,9%); non elencata: 2 (3,7%); preferisce non rispondere: 2 (3,7%).
  • Tipo di infedeltà, risposte multiple possibili (n = 31). Sessuale fisica: 23 (74,2%); emotiva: 17 (54,8%); pornografia: 8 (25,8%); online o via internet: 7 (22,6%); fisica non sessuale: 2 (6,5%); altro: 6 (19,4%); più tipi riferiti: 20 (64,5%).
  • Partecipazione a una terapia nell’intero campione (n = 31). Ha seguito una terapia (uno o entrambi i membri della coppia): 25 (80,6%); non ha seguito alcuna terapia: 6 (19,4%).
  • Tipi di terapia seguiti (n = 25). Terapia individuale: 19 (76,0%); terapia di coppia: 24 (96,0%); terapia di gruppo: 9 (36,0%).
  • Struttura della partecipazione alla terapia individuale (n = 19). Entrambi i membri della coppia hanno seguito una terapia individuale: 17 (89,5%); un solo membro ha seguito una terapia individuale: 2 (10,5%).
  • Terapia individuale tra chi ha seguito una terapia di coppia (n = 24). Ha seguito anche una terapia individuale: 18 (75,0%); non ha seguito una terapia individuale: 6 (25,0%).

Nota: non tutte le persone partecipanti hanno risposto a tutte le domande sociodemografiche. Origine etnica, genere e appartenenza religiosa sono stati codificati a livello individuale. Le variabili relative all’origine etnica, all’appartenenza religiosa, al tipo di infedeltà e alla partecipazione a una terapia ammettevano risposte multiple; per questo le percentuali possono superare il 100%

Dati

Questo studio ha comportato un’analisi secondaria di dati qualitativi (Creswell & Poth, 2016) tratti da un progetto di ricerca in corso sulle esperienze di guarigione delle coppie dopo un’infedeltà. I dati erano stati raccolti in origine da una delle persone firmatarie dello studio, dopo l’approvazione del comitato etico istituzionale (IRB2019-290). Le persone partecipanti sono state reclutate tramite volantini affissi in una clinica universitaria di terapia familiare, invii da parte di chi esercita la professione clinica, i social media e la bacheca online dell’università. I criteri di inclusione prevedevano di avere almeno 18 anni, di avere da almeno 3 mesi una relazione sentimentale impegnata, di aver vissuto un’infedeltà in un qualche momento della relazione e di aver sperimentato una certa guarigione dall’infedeltà. Non abbiamo specificato il tipo di infedeltà da includere nello studio. Le interviste sono state condotte dal gruppo di ricerca di persona e tramite Zoom (versione: 7.0.0.2956) e sono durate circa 45–60 min. I due membri della coppia sono stati intervistati insieme e hanno risposto a una serie di domande semistrutturate sulle loro esperienze di guarigione dall’infedeltà. Le interviste comprendevano domande come: Com’è stato per voi il processo di guarigione? Quali momenti significativi hanno aiutato la guarigione? In che modo la fiducia ne è stata toccata, se lo è stata, e che cosa ha aiutato a ricostruirla? Il perdono è stato una parte importante del processo di guarigione e, se sì, in che modo? Ci sono state ricadute o esperienze negative durante il processo di guarigione? Le risposte descrivevano esperienze individuali e relazionali legate alla guarigione dall’infedeltà e al ruolo dell’NSP e dello SP. Le interviste sono state registrate, trascritte alla lettera e anonimizzate per l’analisi.

Analisi qualitativa deduttiva

Abbiamo utilizzato le procedure dell’analisi qualitativa deduttiva (DQA), così come descritte da Author (2024), per guidare il nostro studio della resilienza nel processo di guarigione dall’infedeltà. La DQA era una strategia analitica adeguata perché consente di applicare costrutti teorici esistenti a dati qualitativi per verificare, affinare o ampliare i modelli concettuali attuali (Author, 2024; Gilgun, 2019). La DQA si avvale di costrutti sensibilizzanti tratti dalla teoria esistente, consentendo al tempo stesso di individuare, attraverso l’analisi induttiva, nuovi processi che ampliano la comprensione di un fenomeno umano (per esempio, come le coppie attraversano le difficoltà specifiche dell’infedeltà e se ne riprendono). Nel presente studio, il gruppo di ricerca ha applicato un quadro di resilienza per analizzare l’esperienza di guarigione delle coppie dopo un’infedeltà. Sebbene le interviste originali non fossero state condotte specificamente con la resilienza come filo conduttore, contenevano descrizioni ricche dei processi di ripresa delle coppie dopo l’infedeltà. La domanda di ricerca, Quali sono i fattori chiave della resilienza nelle coppie che guariscono da un’infedeltà?, ha guidato l’analisi.

Attraverso un’ampia rassegna della letteratura, abbiamo innanzitutto individuato i costrutti chiave della resilienza: il sostegno sociale (per esempio religione, famiglia, spiritualità, amicizie, comunità; Afifi, 2018; Kumar et al., 2023), la costruzione di significato (per esempio una prospettiva di cambiamento, flessibilità e crescita; Afifi et al., 2016; Joseph & Linley, 2006), la guarigione individuale (per esempio scoperta di sé, autocompassione, perdono di sé, cura di sé, considerazione di sé, autonomia, capacità di far valere i propri bisogni; Herrman et al., 2011; Schetter & Dolbier), la comunicazione aperta (per esempio comunicare in modo onesto, intenzionale, vulnerabile e costante; Afifi et al., 2016; Buzzanell & Houston, 2018) e la normalità reinventata (per esempio nuove routine, riformulare le situazioni, trovare un equilibrio; Herrman et al., 2011; Olekalns et al., 2019). Questi costrutti hanno costituito il quadro iniziale dell’analisi. Abbiamo applicato deduttivamente questi costrutti sensibilizzanti durante l’analisi iniziale dei dati, codificando gli elementi che ne attestavano la presenza. Al tempo stesso, abbiamo codificato induttivamente i temi non colti dal quadro iniziale della resilienza, lasciando emergere nuovi concetti direttamente dai dati (Author, 2024). L’analisi induttiva ha facilitato un possibile affinamento o ampliamento dei costrutti di resilienza relativi al processo di guarigione dall’infedeltà.

La DQA comporta anche un’analisi dei casi negativi, in cui il gruppo di ricerca cerca e analizza i dati che contraddicono i costrutti sensibilizzanti iniziali o che forniscono informazioni nuove sul fenomeno studiato. L’analisi dei casi negativi migliora la qualità e la profondità dell’analisi, aiutando a prevenire il bias di conferma e le conclusioni premature, e permette al tempo stesso di cogliere sfumature o affinamenti importanti del quadro concettuale iniziale (Author, 2024). La codifica focalizzata e la teorizzazione hanno comportato l’esame dei temi salienti all’interno dei dati di ciascuna persona partecipante e tra le persone partecipanti (Charmaz, 2025; Author, 2024). Grazie a questo approccio iterativo abbiamo potuto affinare i costrutti sensibilizzanti e individuare temi specifici delle coppie che si riprendono da un’infedeltà o che ampliano la teoria esistente sulla resilienza. Che fossero stati ricavati in modo deduttivo o induttivo, i temi salienti dovevano essere solidamente sostenuti dai dati per figurare nei risultati.

Riflessività e affidabilità

Abbiamo affrontato lo studio in una prospettiva costruttivista, che parte dal presupposto che la conoscenza si costruisca nell’interazione tra il gruppo di ricerca e le persone partecipanti o i dati, e che chi fa ricerca influenzi il processo di ricerca (Charmaz, 2025). Un aspetto essenziale della ricerca qualitativa costruttivista è la riflessività, ossia il riconoscimento continuo di come le posizioni, i valori e le esperienze di chi fa ricerca plasmino il processo di ricerca (Creswell & Poth, 2016). Il gruppo di ricerca comprendeva un membro del corpo docente e quattro persone in formazione (due al dottorato, una alla laurea magistrale e una alla laurea triennale), con livelli diversi di esperienza e competenza nella ricerca, nella pratica clinica e nel lavoro con le coppie. Sebbene il grado di esperienza clinica con l’infedeltà variasse all’interno del gruppo, tutti i suoi membri avevano una formazione di base sui processi relazionali grazie al proprio percorso di studi. Per praticare la riflessività, l’intero gruppo è stato formato alla redazione di memo analitici e riflessivi prima di iniziare l’analisi dei dati. L’uso di memo analitici e riflessivi ha accresciuto la nostra consapevolezza di noi e ha contribuito a rendere trasparente il nostro ragionamento, a individuare schemi o bias e a sviluppare una comprensione più profonda dei dati (Lempert et al., 2007). Il gruppo si riuniva ogni due settimane per rivedere la codifica e i memo, discutere le interpretazioni e confrontarsi in modo riflessivo, così da individuare e tenere sotto controllo eventuali presupposti sulle cause e sul significato dell’infedeltà, assicurando che le interpretazioni restassero ancorate alle esperienze delle persone partecipanti (Author, 2024). Queste pratiche ci hanno permesso di prestare attenzione a come le nostre diverse prospettive orientavano la codifica e l’interpretazione, favorendo un processo analitico più sfumato e trasparente (Charmaz, 2025).

L’analisi è stata condotta con ATLAS.ti (23.2.1). Le trascrizioni sono state assegnate casualmente a quattro membri del gruppo nell’arco di tre mesi, e il gruppo ha fatto ricorso a processi di codifica individuale, a coppie e di gruppo per garantire la coerenza nell’applicazione dei costrutti sensibilizzanti. Il gruppo di codifica comprendeva una persona designata come responsabile, che seguiva l’avanzamento dei lavori, facilitava gli incontri collaborativi e sosteneva la coesione del gruppo informandosi sulla situazione di ciascun membro e offrendo aiuto quando necessario (Beresford et al., 2022). Le discrepanze di codifica sono state affrontate attraverso discussioni iterative e collaborative, in cui i membri del gruppo confrontavano le proprie interpretazioni e tornavano alla domanda di ricerca, ai dati e ai costrutti sensibilizzanti fino a raggiungere un consenso. Durante l’analisi, il gruppo ha codificato i dati e inserito memo analitici e riflessivi in ATLAS.ti per rafforzare la trasparenza e il rigore del nostro processo analitico (Friese, 2012). Oltre alle riunioni di gruppo, una persona incaricata del peer debriefing, che aveva raccolto i dati in origine, incontrava ogni mese il gruppo di codifica per esaminare i risultati emergenti e fornire un riscontro esterno, senza partecipare alla codifica (Dahal, 2025).

Risultati

Comunicazione aperta

La comunicazione aperta era alla base delle risposte resilienti delle coppie all’infedeltà e richiedeva una rivelazione onesta dell’infedeltà come fondamento per ricostruire la fiducia e rafforzare la comunicazione. In alcune coppie l’NSP preferiva una rivelazione graduale, che lasciasse il tempo di adattarsi e di costruire un sostegno professionale, pur ottenendo risposta alle proprie domande quando necessario, mentre in altre si preferiva una rivelazione completa e immediata. L’NSP 13 ha detto:

Per prima cosa abbiamo stabilito: «Ecco che cosa è successo», e conoscere tutti i dettagli. Poi parlare di: «Sinceramente, ecco come ho vissuto il modo in cui sono andate le cose». Dopo aver stabilito come ci sentivamo, ci siamo detti: «D’ora in poi, che cosa facciamo? Che cosa facciamo perché non succeda più? Quali misure di responsabilizzazione possiamo mettere in atto?». È stato un processo in tre tappe.

La nostra analisi ha messo in luce una differenza tra la rivelazione e la scoperta dell’infedeltà: la rivelazione favoriva un maggiore rispetto e una base più solida per elaborare l’infedeltà. Gli NSP descrivevano anche il bisogno di comprendere pienamente la portata dell’infedeltà e che cosa fosse successo esattamente. Per l’altro membro della coppia era frequente la convinzione errata che rivelare i dettagli dell’infedeltà avrebbe peggiorato la relazione. Riferivano inoltre un profondo senso di colpa, di vergogna e la paura che l’altra persona se ne andasse.

A proposito della comunicazione aperta, le coppie parlavano specificamente dell’importanza della trasparenza. Sebbene rivelare i dettagli dell’infedeltà e rispondere alle domande dell’altra persona fosse percepito come un rischio, gli NSP descrivevano questa trasparenza totale come un passo necessario per proseguire la relazione e migliorare la comunicazione. Grazie alla trasparenza, le coppie potevano stabilire dei limiti su cui ricostruire la fiducia. L’NSP 12 ha detto: «Abbiamo messo in atto delle salvaguardie che mi permettevano di sapere dov’era e che cosa faceva. Lui è riuscito a non sentirsi mai trattato come un bambino sorvegliato. Diceva semplicemente: “Sì. Voglio essere sicuro che tu sappia che con me sei al sicuro”».

Le coppie parlavano costantemente della necessità di azioni concrete per ristabilire la fiducia, come condividere la posizione, inviare foto come prova di dove ci si trovava, dare accesso alle informazioni bancarie o al Face ID, fare telefonate di verifica e ricorrere a test con il poligrafo. Tra gli NSP, c’era chi riferiva di aver fatto fatica a esprimere il proprio bisogno di trasparenza. Descrivevano come dovessero conciliare il bisogno di attraversare il dolore da sé con quello di ottenere prove delle attività quotidiane dell’altra persona, trovando difficile ma necessario parlare e chiedere rassicurazioni di questo tipo. L’NSP 20 ha detto: «La trasparenza totale di [SP], che mi ha dato accesso al suo telefono e al suo computer, che condivide la sua posizione, e il sapere che se ho bisogno di un poligrafo posso chiederlo, sono state tra le cose più importanti per ricostruire la fiducia». L’altro membro della coppia, lo SP 20, ha detto: «Avevo la certezza che sarebbe finito tutto se avessi detto tutto all’NSP. Il mio sponsor mi ha detto che non avevo alcun controllo sulla sopravvivenza del mio matrimonio, di lasciar andare e smettere di cercare di controllarla». Sebbene da entrambe le parti esistessero timori legati alla comunicazione aperta e alla trasparenza, le coppie riferivano che entrambe erano fattori importanti nello sviluppo della resilienza, perché offrivano a ciascun membro della coppia uno sbocco per esprimere insicurezza, vergogna e dubbio.

Se le coppie sottolineavano che la comunicazione faceva parte di un processo continuo, anche l’assunzione di responsabilità è emersa come un sottotema importante all’interno della comunicazione aperta. Anzitutto, gli SP riferivano la necessità di rispondere con accettazione e assunzione di responsabilità, e non con frustrazione, autoprotezione o difensività, alle richieste di prove o di informazioni dell’NSP, o alla sua espressione di insicurezza e del senso di tradimento. Molte persone descrivevano come un catalizzatore della resilienza questa possibilità di esprimere le proprie emozioni e di vederle accolte con empatia dall’altro membro della coppia. Per esempio, l’NSP 29 ha detto: «È stato molto paziente con tutte queste emozioni, senza dirmi che stavo esagerando. Si è assunto le sue responsabilità, senza attaccarmi, facendosi davvero carico delle sue cose». Analogamente, l’NSP 27 ha raccontato: «Se n’è assunto pienamente la responsabilità. Non si è messo sulla difensiva. Era pienamente presente. Sono state azioni coerenti nel tempo». Il suo partner, lo SP 27, ha descritto come questa assunzione di responsabilità si sia sviluppata attraverso la rivelazione e il riconoscimento della propria tendenza a minimizzare:

Volevo che mi conoscesse. Volevo smettere di nascondermi. In gran parte si è trattato di riconoscere che mentivo a me stesso sui miei problemi e sulle mie difficoltà. Quando ho scritto la mia lettera di rivelazione completa, mi si sono aperti gli occhi su quanto avevo fatto. Non averlo messo per iscritto mi permetteva di minimizzarlo.

La rivelazione completa (per alcune coppie) e la ricostruzione della fiducia attraverso l’assunzione di responsabilità e una comunicazione trasparente e onesta erano essenziali nel processo continuo di guarigione individuale e relazionale. Con il progredire della guarigione, le coppie descrivevano uno spostamento verso una condivisione più aperta delle emozioni e dei bisogni, in particolare riguardo a ciò che nella relazione non funzionava prima dell’infedeltà. Una maggiore comprensione di sé e una comunicazione più chiara dei bisogni permettevano a ciascun membro della coppia di rispondere all’altro con maggiore consapevolezza, favorendo il perdono di sé, il perdono verso l’altra persona e la speranza di un miglioramento.

Guarigione individuale e relazionale

L’analisi dei dati ha individuato la guarigione individuale e relazionale come ulteriori aspetti significativi della resilienza nella guarigione dall’infedeltà. Le persone partecipanti a questo studio descrivevano la resilienza come qualcosa che richiedeva un lavoro intenzionale su di sé, pur restando impegnate nel processo relazionale di riparazione. Le coppie sottolineavano che la relazione non poteva progredire senza prendersi cura delle proprie emozioni, dei propri bisogni e della propria crescita. Per gli SP, la guarigione individuale implicava reggere il paradosso di essere al tempo stesso chi aveva ferito e chi consolava. Come ha spiegato lo SP 23:

C’è un paradosso nel momento in cui [la mia partner] ha pensieri che la scatenano e che smuovono qualcosa anche in me, ma lo metto da parte e le do il conforto che [la mia partner] cerca. È davvero difficile mettere da parte tutto questo e presentarsi come qualcuno che può confortarla in quella situazione. È stato davvero difficile non arrabbiarmi, non sentirmi offeso o semplicemente non chiudermi del tutto.

Questa testimonianza illustra come la guarigione individuale richiedesse allo SP di elaborare il proprio disagio e la propria difensività per essere emotivamente disponibile verso l’altra persona, soprattutto nei momenti di sofferenza relazionale. Al tempo stesso, gli NSP sottolineavano spesso l’importanza di rivolgersi verso di sé investendo in hobby, progetti arricchenti e cura di sé. L’NSP 2 rifletteva: «Riuscire di nuovo ad avere fiducia in me e a sentirmi al sicuro con me… Non lo chiamerei uno scatto o un’illuminazione: avevo bisogno di fare un esame di coscienza e di rimettermi in sesto». L’NSP 23 ha spiegato ulteriormente questo processo:

Dopo aver scoperto tutte queste informazioni, abbiamo compiuto una serie di passi per avviarci verso la guarigione, tra cui una terapia individuale per ciascuno di noi. Ho partecipato ad alcune delle sedute di [mio marito]. Non doveva essere una terapia di coppia, ma credo sia stato utile che fossi presente. L’obiettivo non era concentrarsi sul nostro matrimonio, ma su di lui.

Per questa coppia, la persona che li seguiva in terapia li aveva incoraggiati ad affrontare la ripresa su due binari: prima attraverso la guarigione di sé, poi attraverso la guarigione del matrimonio. Le persone partecipanti osservavano che la resilienza non era plasmata soltanto dal lavoro relazionale, ma anche dalla propria riflessione personale, dalla terapia e dalla crescita personale.

All’interno della guarigione individuale, le persone partecipanti descrivevano tre elementi ricorrenti: riconoscere che il processo richiede tempo, assumersi le proprie responsabilità e lavorare per arrivare al perdono. In primo luogo, le coppie sottolineavano l’importanza di essere pazienti con sé stesse. L’NSP 25 ha detto: «Ci è voluto molto tempo; non è un lavoro di breve durata. Non è una cosa che succede in fretta». Diverse persone hanno osservato che, anche dopo la rivelazione, i richiami e i fattori scatenanti potevano riaccendere sentimenti di dolore o di insicurezza, il che richiedeva un lavoro personale continuo per gestirli.

Anche l’assunzione di responsabilità svolgeva un ruolo decisivo nella guarigione individuale, in particolare per lo SP. Veniva descritta come il passaggio dalle scuse alla piena titolarità delle proprie azioni. L’NSP 19 rifletteva: «Dicevo spesso che non era colpa mia se la natura aveva creato gli uomini così sessuali o se aveva bisogno di noi per riprodursi. Cerchi sempre un’altra spiegazione che non siano le tue scelte». Le persone partecipanti descrivevano questa assunzione di responsabilità come difficile ma necessaria per la propria guarigione e crescita, il che a sua volta favoriva la riparazione relazionale.

Infine, il perdono era descritto come una parte essenziale e impegnativa della guarigione individuale. Le coppie non intendevano il perdono come un modo di scusare il comportamento, ma come un modo di liberare emozioni legate alla rabbia, alla vergogna o al risentimento. Lo SP 14 ha spiegato: «Non volevo essere quella persona arrabbiata, cinica sull’amore. Non volevo essere del tipo “chi tradisce una volta tradisce sempre, non fidarti degli uomini”. Non volevo prendere quella strada. Volevo un lieto fine: è questo che ha ispirato il perdono». Analogamente, lo SP 6 ha detto: «Avevo bisogno di sentirmi forte. Avevo bisogno di sentire che mi si poteva amare, tutte queste cose. Se riesci a perdonare, dimostri che non ti aggrappi alla gelosia o all’insicurezza». Per molte persone, il perdono includeva anche il perdono di sé, per aver tradito l’altra persona o per aver dubitato del motivo per cui avevano scelto di restare. Le persone partecipanti lo descrivevano come un processo graduale che permetteva alla grazia e all’empatia di prendere il posto della vergogna e dell’autocolpevolizzazione.

Un processo continuo

I racconti delle coppie indicavano costantemente che la resilienza implicava il riconoscimento che la guarigione dall’infedeltà si svolge come un processo continuo e stratificato, non come un evento unico. Lo SP 2 ha spiegato: «Quando ci entri pensi di affrontare tutto in una volta. È più come togliere uno strato dopo l’altro: devi risolvere qualcosa e lasciarlo andare, risolvere qualcosa e lasciarlo andare…. Non è stata una cosa da fare una volta sola». Questa prospettiva illustra come le coppie riformulassero la guarigione come un percorso in evoluzione che richiede pazienza, perseveranza e flessibilità da parte di entrambi i membri della coppia. Ciò includeva diversi aspetti della guarigione individuale e relazionale, come la comunicazione, la fiducia e il perdono.

Le persone partecipanti sottolineavano che la comunicazione richiedeva una tolleranza reciproca e continua verso tempi diversi. Lo SP 7 ha descritto questo processo: «Sentivo che parlarne mi avrebbe aiutato, ma lei non era pronta, e questo mi faceva stare peggio. Ma gradualmente, lentamente, darle quel tempo ha finito per portarci a parlarne di più, ed è così che le cose hanno cominciato ad andare meglio». Anche la costruzione della fiducia era un processo continuo, come ha spiegato l’NSP 7: «È ancora un processo in corso, ma direi che un’altra tappa importante è ricostruire la fiducia. La fiducia è il fondamento di una relazione». Anche il perdono emergeva come una pratica continua. Le coppie distinguevano il perdono dalla fiducia, descrivendo il perdono come una scelta, mentre la fiducia richiedeva una ricostruzione graduale. L’NSP 14 ha spiegato: «Per me il perdono è stato una scelta; la fiducia è un processo». In questo processo, le coppie sottolineavano l’importanza di riformulare le ricadute e di coltivare la speranza. Il progresso non era definito dall’assenza di conflitto, ma dalla capacità di fermarsi, riorganizzarsi e impegnarsi di nuovo. L’NSP 10 ha descritto questo atteggiamento: «Se abbiamo una brutta giornata o una brutta settimana ci prendiamo una pausa, e poi andiamo avanti un’altra settimana». La resilienza si sviluppava man mano che le coppie normalizzavano le fluttuazioni invece di interpretarle come un fallimento.

Le coppie descrivevano anche come il lavoro relazionale continuo contribuisse a momenti di riavvicinamento. L’NSP 10 rifletteva: «Posso cominciare ad avere conversazioni migliori, fare più battute e conoscere meglio [partner]. Anche dopo 20 anni di matrimonio c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire sull’altra persona». Questi cambiamenti non riflettevano soltanto una riparazione, ma un rinnovamento relazionale. Anche la guarigione individuale era inserita nel lavoro relazionale continuo. Le persone partecipanti sottolineavano la regolazione emotiva, la riflessione su di sé e la consapevolezza dei fattori scatenanti fisici ed emotivi come componenti necessarie della ripresa personale. L’NSP 25 ha condiviso: «Non è un lavoro di breve durata… imparare a gestire le proprie emozioni in modo diverso, accettare le cose in un modo nuovo, ascoltare il proprio corpo. Sono cambiate così tante cose».

Va notato che i membri non infedeli della coppia (NSP) erano le voci principali a descrivere la guarigione come un processo continuo. Questo andamento può riflettere il fatto che i membri infedeli (SP) descrivevano più spesso la ripresa in termini di cambiamenti comportamentali concreti (per esempio maggiore pazienza, trasparenza, coerenza e assunzione di responsabilità), mentre gli NSP si concentravano sul significato interiore e relazionale di tali azioni. I cambiamenti osservabili degli SP sembravano fungere da prova della riparazione, mentre gli NSP si facevano carico del lavoro emotivo prolungato di valutare tali sforzi e di rispondervi nel tempo.

Le persone partecipanti a questo studio sottolineavano che accettare la guarigione come qualcosa di continuo costituiva di per sé un cambiamento decisivo. Per le coppie che cercavano la resilienza dopo un’infedeltà, normalizzare una traiettoria stratificata e non lineare era essenziale. Sebbene la resilienza sia spesso presentata in termini positivi (per esempio forza, perseveranza), le persone partecipanti descrivevano di essersi scontrate con lo stigma e con i dubbi dell’ambiente circostante riguardo alla scelta di riparare la relazione. Prevedere un processo lungo aiutava le coppie a perseverare nel tempo nella guarigione individuale, nell’assunzione di responsabilità, nel perdono e nel riavvicinamento.

Costruzione di significato

La costruzione di significato era un’altra componente significativa della resilienza: le coppie si impegnavano in una reinterpretazione condivisa del tradimento attraverso la metafora, la spiritualità, il perdono e la speranza, che permetteva loro di tenere insieme il riconoscimento del danno e la continuità dell’impegno relazionale. Creando nuovi modi di comprendere la propria relazione, sé stesse e l’altra persona, le coppie riuscivano a inquadrare il tradimento in modi che favorivano il cammino verso la guarigione. La costruzione di significato si manifestava in forme molteplici e radicate nella relazione, che riflettevano sforzi sia individuali sia condivisi di costruire insieme un significato.

Per molte coppie, le metafore offrivano un modo per cogliere la profondità del dolore e l’impatto del tradimento. Lo SP 27 ha paragonato le proprie azioni alla violenza: «Ho semplicemente preso una mitragliatrice e ho riempito [la mia partner] di proiettili. Io mi sento meglio perché mi sono tolto tutto quel peso di dosso, e [la mia partner] è seduta lì nell’angolo, crivellata e sanguinante». Questa metafora rifletteva la serietà con cui lo SP comprendeva il danno emotivo e il riconoscimento delle sue conseguenze durature. Per l’insieme delle coppie, la guarigione richiedeva spesso di riconoscere il danno e di collegare ambiti di significato al percorso di affrontare l’infedeltà con resilienza. Per esempio, l’NSP 23 ha parlato dei figli e delle figlie:

Nell’immagine delle tappe, la 1 è quando la tua vita è perfetta; la 2 è quando hai in mano un vaso e va in frantumi su tutto il pavimento; e la 3 è un mosaico: hai raccolto i pezzi e lo hai rimesso insieme. Se mi fossi fermata alla 2, avrei vissuto nella rabbia e nell’amarezza per il resto della vita. Le conseguenze di un divorzio e il suo impatto sulla vita dei nostri figli sarebbero state terribili. Abbiamo figli piccoli, non volevo questo per loro.

Alcune coppie costruivano significato anche attraverso la spiritualità e la religione. Le coppie riferivano che la spiritualità favoriva il perdono: l’NSP perdonava l’altro membro della coppia e lo SP perdonava sé stesso. Lo SP 3 ha detto: «Se Dio e [partner] possono perdonarmi, dovrei riuscire a perdonarmi anch’io». Le coppie ricorrevano anche alla preghiera. L’NSP 13 ha detto: «Pregavo per [partner] e per me, chiedendo: “Dio, dimmi che cosa devo fare. Posso avere un po’ di guida, di forza o la capacità di lasciar andare?”». Per alcuni NSP la spiritualità era un catalizzatore di una visione positiva dello SP, che riduceva la paura di un nuovo tradimento e alimentava la speranza e il perdono. L’NSP 23 ha detto: «Ho fiducia in Dio. Spero che [mio marito] non mi tradisca di nuovo. Non lo saprò mai con certezza, ma ho speranza». E ha proseguito: «Ho visto anche la disponibilità di [mio marito] a cambiare e il suo pentimento…. Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio. Quindi chi sono io per rinfacciarlo per sempre a [mio marito] o negargli il perdono, quando Dio ha perdonato me?».

Un altro modo in cui la costruzione di significato sosteneva la resilienza era, più in generale, alimentare la speranza di un miglioramento. Le coppie descrivevano spesso come riconoscere i progressi desse loro fiducia per continuare a investire nella relazione. L’NSP 7 rifletteva: «Ci sono progressi. Abbiamo grandi speranze per la nostra relazione e forse si può… tornare alla fiducia, al rispetto e all’amore che avevamo un tempo. Vedere i progressi di [partner] aiuta davvero, e ho speranza, rispetto a qualche settimana fa, quando non ne avevo nessuna». Questa speranza si fondava spesso sull’amore e su una visione positiva dell’altra persona, il che a sua volta motivava un impegno continuo nel processo di guarigione.

Molte coppie costruivano significato anche attraverso il perdono, spesso descritto sia come una liberazione emotiva sia, ancora una volta, come una decisione deliberata di andare avanti. Il perdono non era equiparato all’oblio o all’assenza di dolore, ma alla scelta di continuare la relazione nonostante il dolore. L’NSP 1 ha spiegato: «Perdonare è camminare intenzionalmente accanto all’altra persona sapendo che potrebbe colpirti con una mazza da baseball, ma comportarsi come se non lo avesse mai fatto». Il perdono diventava una strategia relazionale che permetteva alle coppie di riformulare il tradimento e di cominciare a ricostruire la fiducia, anche in mezzo a una ferita ancora aperta.

Terapia

La nostra analisi dei dati ha individuato anche la terapia come un costrutto importante della resilienza individuale e di coppia dopo un’infedeltà; le persone partecipanti sottolineavano la necessità di cercare subito un aiuto professionale. La terapia era descritta come un processo impegnativo e al tempo stesso capace di dare forza. Offriva alle coppie un luogo in cui affrontare verità dolorose, apprendere strategie pratiche, capire perché l’infedeltà si fosse verificata e sviluppare compassione verso sé stesse e verso l’altra persona. Molte coppie hanno fatto ricorso alla terapia per lunghi periodi, tornandovi quando emergevano ricadute o fattori scatenanti.

Alcune coppie spiegavano che parlare dell’infedeltà con amicizie o familiari si era ritorto contro di loro. Quando queste persone non offrivano un sostegno pieno, le loro risposte erano vissute come giudicanti o svalutanti, il che intensificava il senso di isolamento. La terapia diventava invece lo spazio in cui le coppie sentivano di poter parlare apertamente, essere comprese ed entrare in contatto con altre persone che avevano vissuto tradimenti simili. Lo SP 23 ha raccontato: «Abbiamo dovuto stare molto attenti a chi raccontarlo, perché la gente ha una visione molto dura di queste cose… quindi per lo più ci siamo appoggiati al nostro gruppo di terapia».

La terapia offriva un processo strutturato e un ambiente sicuro per attraversare il processo di guarigione. Per alcune coppie, la persona che conduceva la terapia diventava una guida quando non sapevano che cosa fare. L’NSP 2 ha spiegato: «Non avevo alcuna guida…. In quel momento chi ci seguiva in terapia era la mia rete di sicurezza, o la mia coperta di Linus». Molte persone apprezzavano avere compiti o strategie concrete che indicavano loro come andare avanti insieme. Per esempio, diverse coppie hanno citato pratiche come la stesura di una rivelazione completa. Lo SP 21 ha parlato dell’importanza di lavorare con chi conduce la terapia su una rivelazione terapeutica. Analogamente, l’NSP 1 ha detto: «Se non c’è la rivelazione completa, [la guarigione] non funziona». Un’altra coppia ha parlato della stesura di una «lista della disponibilità» (willing list). L’NSP 20 ha detto:

C’è stato un esercizio che ho apprezzato molto, qualcosa che [partner] doveva fare. Che cosa si sente di fare [partner] per salvare il nostro matrimonio e aiutare a guarire dal tradimento? C’erano 20 cose che [partner] doveva trovare da sé. Alcune erano sottoporsi regolarmente al poligrafo, fare i test per le MST e lasciare il lavoro. Praticamente tutto è stato fatto. Ha saputo anticipare ciò di cui avevo bisogno e darvi davvero seguito. Ha significato molto.

La terapia permetteva una guarigione sia individuale sia relazionale. I due membri della coppia seguivano spesso percorsi terapeutici separati per affrontare le difficoltà specifiche di chi aveva tradito (vergogna, senso di colpa, comportamenti compulsivi, restare nel disagio emotivo invece di evitarlo) e del membro non infedele (rabbia, lutto, paura che il tradimento si ripetesse). Lo SP 20 ha detto:

[Terapeuta] ha insegnato e promosso in me l’empatia per il dolore che ho causato a [partner]. È molto scomodo sentire quanto male ho fatto a [partner]. Mi riempie di tristezza, rimpianto, rimorso, senso di colpa e rabbia verso me, e mi fa stare malissimo. Non voglio restare lì dentro né sentirlo. Questo genera difensività, minimizzazione, qualsiasi cosa pur di farlo sparire. Non riesco a restare nel disagio emotivo. Ho imparato a restare nel disagio e a lasciare che [partner] esprimesse e provasse rabbia, tristezza e delusione.

Le persone partecipanti sottolineavano ripetutamente che la specializzazione e la competenza di chi conduce la terapia erano cruciali. Le coppie erano fermamente convinte che non bastasse rivolgersi a una figura professionale qualsiasi: avevano bisogno di qualcuno con esperienza e sicurezza nel lavoro con l’infedeltà. Lo SP 3 ha detto:

È stato utile lavorare con una persona formata specificamente sull’infedeltà, sicura di sé, che aveva percorso quella stessa strada. Parlava pubblicamente del proprio percorso, e avevamo sentito [terapeuta] tenere conferenze nella nostra zona. C’era un senso di fiducia, perché sapevamo che [terapeuta] capiva quello che stavamo vivendo. Ci offriva uno spazio sicuro.

Le coppie mettevano in evidenza quanto le metafore e le analogie, quando utilizzate in terapia con competenza, fossero particolarmente utili per cogliere emozioni ed esperienze complesse.

Con il tempo, alcune persone partecipanti hanno tratto dalla terapia una forza tale da conseguire a loro volta una qualifica nel counseling, cominciare a condurre gruppi, individualmente e in coppia, per aiutare altre persone, e pubblicare i propri libri. Lo SP 1 ha detto: «Di recente abbiamo condotto una sessione. Come responsabili di gruppo, abbiamo dato una testimonianza della nostra storia davanti a un gruppo più ampio, il che ci ha messo parecchia agitazione, ma resta comunque quell’intesa di riservatezza».

Alcune persone e coppie hanno partecipato anche a una terapia di gruppo, che hanno trovato particolarmente incisiva perché contrastava il senso di isolamento e normalizzava le emozioni in modi che la terapia individuale non poteva offrire. Le coppie riferivano che ascoltare le storie di altre persone creava solidarietà e riduceva la vergogna. L’NSP 29 ha spiegato: «Era uno dei pochi posti in cui potevamo andare senza sentirci in solitudine… se provi a parlare con qualcuno che non ci è passato, può giudicarti». Secondo queste testimonianze, i contesti di gruppo offrivano un ambiente in cui il dolore veniva compreso collettivamente, non criticato.

Normalità reinventata

Nel contesto dell’infedeltà, la resilienza richiedeva spesso alle coppie di reinventare la normalità, creando nuovi schemi di connessione, fiducia e significato nella relazione. Invece di tornare alle abitudini familiari di prima dell’infedeltà, i membri della coppia descrivevano lo sviluppo di nuovi modi di trascorrere il tempo in coppia, di coltivare la vicinanza e di costruire una comprensione condivisa. Questi sforzi rafforzavano la relazione favorendo la capacità di adattamento e un rinnovato impegno ad andare avanti insieme. L’NSP 6 ha detto:

Semplicemente, [partner] mi piace. Mi fa ridere ed è la persona con cui voglio passare il mio tempo. Abbiamo deciso di passare del tempo in coppia. Abbiamo parlato di quanto il tempo di qualità sia importante per entrambi. Lo chiamiamo «avere abbondanza». È quel momento della giornata in cui non parliamo di agende, di faccende domestiche o di tutte quelle cose da adulti che possono portarci via quel tempo. Ci teniamo a sederci sul divano a guardare la nostra serie preferita o a guardare i nostri figli giocare fuori.

Per molte coppie, reinventare la normalità significava un processo continuo di disimparare, imparare e reimparare. Sottolineavano l’importanza di sforzi costanti per coltivare l’apertura e la vulnerabilità, spesso cambiando le proprie priorità. Lo SP 27 ha spiegato:

Sto cercando di renderlo più centrale di prima. Ho sempre voluto provare a fare delle cose per lei, ma era una cosa piuttosto secondaria, e ora cerco di farne una priorità perché senta quanto vale per me.

La normalità reinventata si sovrapponeva ad altri processi, in particolare alla comunicazione aperta e alla coltivazione della speranza nel futuro. Le coppie descrivevano come la loro guarigione fosse rafforzata da conversazioni più profonde e intenzionali. Per esempio, lo SP 6 ha raccontato:

Riusciamo ad arrivare più in fretta alla conversazione profonda; ripariamo in modo più efficace e più rapido. Prima, se avevamo una ricaduta, passavano settimane prima che riuscissimo anche solo a parlarci sinceramente. Credo che se lo vuoi davvero e c’è disponibilità da entrambe le parti, funzionerà.

Questi cambiamenti intenzionali nel dialogo aiutavano le coppie a ricorrere regolarmente a una comunicazione onesta e significativa, che le avvicinava. Reinventare la normalità richiedeva alle coppie di riconoscere le vecchie abitudini che non funzionavano e di sostituirle con schemi di interazione più sani. Questo processo deliberato di rimodellare la vita quotidiana, dare priorità al tempo di qualità e impegnarsi in una comunicazione più vulnerabile è diventato centrale nel modo in cui le coppie coltivavano la resilienza. Le coppie hanno investito nel riavvicinamento uscendo per appuntamenti, facendo viaggi insieme e rinnovando le promesse di matrimonio.

In coerenza con la guarigione intesa come processo continuo, la normalità reinventata si sviluppava gradualmente attraverso uno sforzo consapevole e una pratica costante. Lo SP 9 ha riflettuto su questo processo:

Siamo andati avanti con la nostra vita; ci abbracciavamo, ci baciavamo, ci siamo scambiati tutte le password. Siamo andati a vari eventi, uscivamo, facevamo passeggiate, cercavamo semplicemente di stare insieme e di dimostrarci affetto. Facevamo letteralmente delle cose insieme solo per ricostruire consapevolmente quella relazione.

La normalità reinventata si esprimeva nelle scelte quotidiane, nelle abitudini e nel mettere intenzionalmente la relazione al centro, ciò che una coppia ha descritto come «matrimonio 2.0». Per questa coppia, una nuova normalità significava una comunicazione intenzionale continua, vulnerabilità emotiva, tempo di qualità e obiettivi comuni orientati al futuro, che la rendevano più forte di prima.

Discussione

Lo scopo di questo studio era esplorare come le coppie coltivino la resilienza dopo un’infedeltà ed esaminare come questi processi si confrontino con i costrutti sensibilizzanti tratti dalla letteratura esistente sulla resilienza. I risultati hanno confermato e affinato costrutti chiave della resilienza, mostrando che la resilienza nel contesto dell’infedeltà è relazionale, multidimensionale e contestualizzata da dinamiche proprie del tradimento. In linea con la letteratura precedente sulla resilienza, la comunicazione aperta, la guarigione individuale, la costruzione di significato e la normalità reinventata si riflettevano nei racconti delle persone partecipanti. Tuttavia, le coppie hanno ampliato questi costrutti in modi plasmati in maniera peculiare dall’impatto relazionale dell’infedeltà, per esempio attraverso il ruolo centrale della trasparenza e le richieste emotive paradossali che gravano sugli SP, al tempo stesso origine del tradimento e fonte di conforto. I costrutti sviluppati induttivamente comprendevano la guarigione relazionale, l’importanza della terapia come forma di sostegno sociale capace di ridurre l’isolamento e lo stigma, e il carattere continuo della resilienza nel contesto della guarigione.

I risultati hanno offerto una comprensione sfumata di come la resilienza si concretizzi nel contesto specifico della ripresa dopo un’infedeltà. Mentre, in una concezione più ampia, la resilienza può essere descritta come un adattamento nonostante le avversità vissute (Herrman et al., 2011; Joseph & Linley, 2006), le persone partecipanti a questo studio hanno confermato che la resilienza dopo un’infedeltà è un processo in evoluzione, in cui i costrutti sensibilizzanti ed emergenti si comprendono meglio come processi sovrapposti e interdipendenti che si rafforzano continuamente a vicenda lungo tutto il processo di guarigione. La sezione seguente confronta ciascun tema sviluppato nella nostra analisi con i costrutti sensibilizzanti iniziali e con la letteratura sulla resilienza, mostrando come i risultati concordino con i quadri esistenti della resilienza nel contesto dell’infedeltà, li affinino o li amplino.

Temi concordanti, affinati e ampliati rispetto ai costrutti sensibilizzanti

In linea con il costrutto sensibilizzante della comunicazione aperta (Afifi et al., 2016; Buzzanell & Houston, 2018), le persone partecipanti sottolineavano che una comunicazione onesta, intenzionale, vulnerabile e costante era cruciale per la resilienza. Le coppie di questo studio lo hanno confermato, mettendo in evidenza la comunicazione come un processo fondamentale su cui si fondava la guarigione. I risultati hanno inoltre ampliato questo costrutto, mettendo in luce l’importanza della rivelazione completa, di una trasparenza continua per ricostruire la fiducia e di risposte emotivamente sintonizzate da parte dello SP. Nel contesto specifico del tradimento, la comunicazione funzionava come un meccanismo per ricostruire la fiducia e coltivare la speranza di un miglioramento.

Il costrutto sensibilizzante della guarigione individuale era stato inizialmente concettualizzato come un insieme di processi centrati su di sé, tra cui scoperta di sé, autocompassione, perdono di sé, cura di sé, considerazione di sé, autonomia e capacità di far valere i propri bisogni (Herrman et al., 2011; Joseph & Linley, 2006; Schetter & Dolbier, 2011). Nella letteratura sulla resilienza, la guarigione individuale è spesso associata a tratti di personalità e a valutazioni cognitive che favoriscono l’adattamento alle avversità (per esempio apertura, autoefficacia, locus of control, ottimismo; Herrman et al., 2011). Nel nostro studio, questo costrutto ha trovato un solido riscontro nei risultati: le coppie mettevano in evidenza processi simili relativi a sé, aggiungendo al tempo stesso sfumature su come la guarigione si svolgesse in modo diverso a seconda del ruolo di ciascun membro della coppia. Gli SP si trovavano spesso ad attraversare il paradosso di essere al tempo stesso chi aveva tradito e chi consolava, mentre gli NSP ponevano l’accento sul liberare le emozioni di rabbia, vergogna e risentimento e sullo scegliere il perdono. Le persone partecipanti descrivevano anche una guarigione relazionale, il che suggerisce che i processi individuali e relazionali fossero intrecciati lungo tutta la ripresa. Questi risultati ampliano il costrutto della guarigione individuale mostrando come i processi centrati su di sé si svolgessero all’interno delle interazioni relazionali tra i due membri della coppia, a sostegno della guarigione relazionale come dimensione importante della resilienza durante la ripresa dall’infedeltà. Le persone partecipanti descrivevano come praticassero la riflessione su di sé, l’assunzione di responsabilità e il perdono mentre imparavano a rispondere all’altra persona con maggiore empatia e disponibilità emotiva, sebbene questi processi si manifestassero in modo diverso a seconda del ruolo di SP o di NSP. In questo modo, la guarigione individuale e relazionale sosteneva la capacità di resilienza di ciascun membro e della coppia e contribuiva al processo continuo di riparazione relazionale.

Sebbene la resilienza sia spesso descritta come un tratto (per esempio la hardiness, o robustezza psicologica) che permette alle persone di riprendersi dalle avversità (Campbell-Sills & Stein, 2007), la ricerca nel campo della comunicazione e in ambiti affini concettualizza la resilienza come un processo in evoluzione che si svolge in risposta a eventi destabilizzanti singoli o ripetuti e che comporta processi continui segnati da adattamento, trasformazione e interazione (per esempio Afifi et al., 2016; Beck, 2016; Southwick et al., 2014; Walsh, 2016; Wilson et al., 2021). In modo analogo, le coppie del nostro studio sottolineavano che la guarigione dall’infedeltà era intrinsecamente continua, stratificata e non lineare. Ciò affina le concettualizzazioni esistenti mettendo in luce che la costruzione della fiducia e lo sviluppo di nuove abitudini richiedono tempo alle coppie, attenuando al tempo stesso la percezione delle ricadute come insormontabili e normalizzando i fattori scatenanti emotivi.

La costruzione di significato era stata definita in precedenza come un orientamento cognitivo individuale che consiste nel concepire gli eventi in una prospettiva di cambiamento, flessibilità e crescita (Afifi, 2018; Joseph & Linley, 2006). Nel contesto specifico della guarigione dall’infedeltà, le persone partecipanti hanno ampliato questa comprensione incorporando metafore condivise che coglievano il danno del tradimento e incoraggiavano l’assunzione di responsabilità, la responsabilità condivisa e il lavoro di squadra per «raccogliere i pezzi», nonché fonti di significato come la genitorialità, la religione, la spiritualità e una visione positiva dell’altra persona, tutti elementi che favorivano il perdono e la normalità reinventata.

Un ulteriore affinamento emerso al di là dei costrutti sensibilizzanti è stato il ruolo centrale della terapia nel facilitare la resilienza. Sebbene la letteratura più ampia sulla resilienza riconosca il sostegno sociale (Kumar et al., 2023; Olekalns et al., 2019), le persone partecipanti mettevano in evidenza la terapia come catalizzatore della riparazione relazionale e della crescita personale. Ciò che rende la terapia un costrutto emergente peculiare è il modo in cui amplia il costrutto sensibilizzante del sostegno sociale. Invece di appoggiarsi principalmente alla famiglia o alle amicizie, le coppie trovavano resilienza in spazi terapeutici professionali e tra pari, non giudicanti, sicuri e dotati di competenze specialistiche. Le coppie insistevano sull’importanza degli esercizi, dei compiti e dell’aiuto terapeutico per la rivelazione completa. La terapia aiutava gli SP a elaborare il senso di colpa, la vergogna e i comportamenti compulsivi, e gli NSP a elaborare l’insicurezza, il lutto e la rabbia. La terapia aiutava sia l’NSP sia lo SP a capire perché l’infedeltà si fosse verificata, e alcune persone partecipanti hanno poi raccontato di aver trovato la forza di condurre gruppi o di condividere la propria storia come parte del proprio percorso di guarigione.

Infine, i risultati hanno confermato il costrutto sensibilizzante della normalità reinventata, concettualizzato come abitudini più sane, ristrutturazione cognitiva, omeostasi e mantenimento dell’equilibrio (Herrman et al., 2011; Walsh, 2016); le coppie descrivevano anche lo sviluppo di nuove abitudini, nuovi limiti e nuove aspettative dopo l’infedeltà. Invece di tornare a uno stato precedente all’infedeltà, le persone partecipanti sottolineavano la creazione di una «nuova» base relazionale, caratterizzata da più comunicazione, tempo di qualità, un impegno rinnovato e priorità riorganizzate. Questi racconti affinano il costrutto mostrando che la resilienza nel contesto dell’infedeltà comporta una riorganizzazione relazionale che dà luogo a schemi di interazione più sani tra i due membri della coppia.

Implicazioni per la pratica clinica

Questi risultati hanno diverse implicazioni importanti per chi lavora in ambito clinico con coppie che stanno guarendo da un’infedeltà. In primo luogo, è opportuno normalizzare per la clientela il fatto che la ripresa sia raramente lineare, poiché la ricerca precedente sulla ripresa dopo un’infedeltà pone l’accento su un’elaborazione emotiva che si estende nel tempo (Author, 2023; Heintzelman et al., 2014; Walravens & Rober, 2024). Lungi dall’essere un tratto fisso, la resilienza può essere sviluppata e appresa attraverso pensieri e comportamenti. Il progresso si svolge spesso per cicli, e le ricadute e i fattori scatenanti sono una parte naturale del processo anziché segnali di fallimento (Mitchell et al., 2022). Aiutare le coppie a riformulare queste ricadute come occasioni per impegnarsi di nuovo può mantenere lo slancio e ridurre lo scoraggiamento. I risultati suggeriscono inoltre che alcuni ambiti di lavoro possano essere fondamentali. Per esempio, favorire la comunicazione aperta e la trasparenza per ricostruire la fiducia potrebbe dover precedere gli sforzi per riavvicinarsi pienamente e ristabilire l’intimità.

In secondo luogo, chi conduce la terapia deve prestare attenzione alle diverse posizioni dell’NSP e dello SP. Nelle interviste, gli NSP tendevano a parlare più a lungo, il che riflette probabilmente la profondità del loro dolore e la loro relativa libertà di esprimerlo. Gli SP, al contrario, intervenivano spesso di meno (indipendentemente dal genere), il che può derivare da vergogna, senso di colpa o paura di ritraumatizzare l’altra persona. La ricerca precedente suggerisce analogamente nette differenze di ruolo tra la persona ferita e la persona coinvolta nella relazione extraconiugale durante la ripresa (Author et al., 2024; Mitchell et al., 2022; Walravens & Rober, 2024). Pertanto, chi lavora in ambito clinico dovrebbe creare intenzionalmente occasioni strutturate perché gli SP possano condividere le proprie esperienze e i propri punti di vista, riconoscendo che il loro processo di guarigione può svolgersi in modo diverso e che la resilienza deve essere co-costruita anziché guidata unicamente dall’NSP.

In terzo luogo, chi pratica la terapia di coppia dovrebbe valutare il livello di resilienza preesistente delle persone in terapia nelle fasi iniziali del percorso, poiché le coppie di questo studio descrivevano difficoltà aggiuntive o una guarigione più lenta dovute a traumi di vita e a ferite di attaccamento preesistenti. Comprendere i traumi passati delle persone in terapia, così come le loro esperienze di resilienza, può permettere di valorizzare meglio le loro risorse nel trattamento e di indirizzarle a una terapia individuale quando opportuno.

Infine, il ruolo della terapia nel facilitare la resilienza sottolinea il valore delle conoscenze specialistiche e di una pratica clinica intenzionale. Le coppie descrivevano la terapia come una forma cruciale di condivisione selettiva, in cui potevano rivelare le proprie esperienze in uno spazio non giudicante e di sostegno, in linea con risultati precedenti che mostrano come le coppie subiscano spesso stigma e un sostegno condizionato dopo un’infedeltà (Weiser et al., 2023). Le figure terapeutiche che dimostravano sicurezza, competenza nel trattamento dell’infedeltà e del comportamento sessuale compulsivo (quando pertinente) e utilizzavano strumenti concreti erano percepite come particolarmente efficaci. Infine, l’uso di analogie o metafore può dare luogo a esperienze terapeutiche potenti e memorabili. I risultati hanno messo in luce anche i benefici di più formati: terapia individuale, terapia di coppia e gruppi di sostegno.

Limiti e ricerca futura

Nell’interpretare questi risultati occorre tenere conto di diversi limiti. In primo luogo, le persone partecipanti provenivano da coppie che avevano scelto di condividere le proprie esperienze di infedeltà e di resilienza, il che può riflettere un bias di autoselezione a favore di chi aveva raggiunto un certo grado di ripresa o si sentiva a proprio agio nel parlare di questi temi. Le coppie che non avevano raggiunto questa fase, o la cui relazione si era conclusa dopo l’infedeltà, avrebbero potuto offrire prospettive diverse. In secondo luogo, nonostante la ricchezza dei racconti, gli NSP tendevano a parlare più a lungo degli SP, il che limita la profondità della comprensione dei processi di resilienza propri del membro infedele della coppia. In terzo luogo, sebbene le persone partecipanti descrivessero una varietà di esperienze di infedeltà (per esempio emotiva, fisica, online), raramente indicavano il tipo, l’intensità o la frequenza dell’infedeltà come centrali nel proprio processo di resilienza. Ciò contrasta con parte della ricerca precedente e suggerisce che, per molte coppie, la resilienza fosse incentrata sulla ripresa relazionale piuttosto che sulla categorizzazione del tradimento. In quarto luogo, la ricerca qualitativa privilegia la profondità e, sebbene il nostro campione abbia fornito una descrizione densa, i risultati potrebbero non essere generalizzabili a tutte le coppie o a tutti i contesti culturali. Infine, l’interpretazione da parte del gruppo di ricerca è una componente intrinseca dell’analisi qualitativa. Sebbene la riflessività e la codifica di gruppo siano state utilizzate per rafforzare il rigore, i risultati riflettono comunque la lente interpretativa del gruppo di ricerca.

La ricerca futura dovrebbe continuare a esplorare la natura dinamica della resilienza nelle coppie che si riprendono da un’infedeltà. Servono in particolare studi longitudinali per seguire l’evoluzione dei processi di resilienza nel tempo ed esaminare quali pratiche predicano una soddisfazione e una crescita durature nella relazione. Inoltre, i lavori futuri dovrebbero reclutare intenzionalmente sia NSP sia SP, badando a bilanciarne le voci per cogliere l’intera gamma delle esperienze (per esempio con domande concepite specificamente per l’NSP o per lo SP). Comprendere come gli SP diano senso alla resilienza, in particolare quando la vergogna o il senso di colpa possono frenare la rivelazione, resta una lacuna importante. Inoltre, studi comparativi in contesti culturali, religiosi e relazionali diversi potrebbero approfondire la comprensione di come la resilienza si manifesti in modo diverso a seconda dei valori e delle norme più ampi sul matrimonio, sulla fedeltà e sul perdono. Infine, dato il costrutto emergente della terapia, la ricerca futura potrebbe esaminare i modelli e gli interventi terapeutici specifici che meglio facilitano la resilienza individuale e relazionale, prestando attenzione al modo in cui le coppie possono trovare la forza di guarire e di sostenere la guarigione di altre persone, come diverse persone partecipanti a questo studio hanno raccontato di aver fatto.

Conclusione

Questo studio contribuisce al crescente corpus di ricerche sulla resilienza mostrando come le coppie coltivino la resilienza dopo un’infedeltà. I risultati suggeriscono che la resilienza non è un tratto o un esito a sé stante, ma un processo dinamico caratterizzato da comunicazione aperta, guarigione individuale, processo continuo, terapia, costruzione di significato e normalità reinventata. Lungi dallo svolgersi come tappe isolate, questi processi si intersecavano e si rafforzavano a vicenda, formando una rete di pratiche relazionali che influenzava la resilienza. Va sottolineato che le coppie descrivevano spesso la propria relazione come più solida e più intenzionale di prima, il che mette in luce la possibilità di una crescita all’indomani del tradimento. Per la pratica clinica, lo studio suggerisce l’importanza di favorire spazi sicuri, di prestare attenzione alle posizioni di entrambi i membri della coppia e di integrare nella terapia pratiche concrete e significative. Per la ricerca, i risultati indicano la necessità di esplorare ulteriormente come la resilienza si svolga in coppie, contesti e background culturali diversi. In definitiva, questo studio sottolinea che la resilienza dopo l’infedeltà è co-creata e richiede crescita e cambiamento da parte di entrambi i membri della coppia, prestando al tempo stesso attenzione alle difficoltà specifiche che l’NSP e lo SP si trovano ad affrontare.

Complexe Systémique: punti chiave

L’interesse di questo studio sta nello spostare la resilienza dall’individuo alla coppia. Dopo un’infedeltà, ciò che aiuta i due membri della coppia a tenere non è una qualità personale, ma un tessuto di pratiche condivise: la rivelazione completa anziché la scoperta, una trasparenza concreta e duratura, la responsabilità assunta senza difensività, il perdono distinto dalla fiducia («il perdono è stato una scelta; la fiducia è un processo») e poi una normalità reinventata anziché un ritorno a come era prima. Due risultati interpellano direttamente la pratica sistemica. In primo luogo, i ruoli sono asimmetrici: il membro della coppia che ha tradito deve al tempo stesso portare la colpa e offrire conforto, e parla meno in seduta; spetta a chi conduce la terapia fare spazio a quella voce. In secondo luogo, la terapia appare come una forma di sostegno sociale a pieno titolo, là dove famiglia e amicizie giudicano o si ritirano. Vanno tenuti presenti i limiti: un campione di coppie rimaste insieme, in maggioranza sposate, cristiane e bianche, e una lente della resilienza applicata a posteriori a interviste concepite per un altro scopo. Da leggere insieme all’articolo sui cinque comportamenti che ricostruiscono la fiducia dopo un’infedeltà e all’articolo sulla terapia sistemica della resilienza.

Note dell’originale

Ringraziamenti. Ringraziamo le persone partecipanti per la disponibilità a condividere le proprie esperienze di guarigione.

Conflitto di interessi. Autrici e autori dichiarano di non avere conflitti di interessi.

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Traduzione non ufficiale in italiano di Resilience Factors in Couple Healing from Infidelity: A Deductive Qualitative Analysis Study, di Stephen Fife, Ashley Bloomberg, Shi’Anne Swift, Emily Cook e Angelina Ramos, Contemporary Family Therapy, vol. 48, n.o 3 (2026), doi: 10.1007/s10591-026-09785-z, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (testo tradotto, tabella presentata come elenco). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.

Questo è l’articolo originale «Resilience Factors in Couple Healing from Infidelity: A Deductive Qualitative Analysis Study», pubblicato in Contemporary Family Therapy (2026) con licenza CC BY 4.0. Traduzione non ufficiale in italiano di Complexe Systémique, realizzata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e adattata alla lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina.

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Come citare questo articolo

Fife, S., Bloomberg, A., Swift, S., Cook, E., e Ramos, A. (2026). Resilience Factors in Couple Healing from Infidelity: A Deductive Qualitative Analysis Study. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/resilience-factors-in-couple-healing-from-infidelity (Opera originale pubblicata nel 2026 in Contemporary Family Therapy, 48(3), 478-493 (2026); ripubblicata nel 2026 da Contemporary Family Therapy, https://link.springer.com/article/10.1007/s10591-026-09785-z)

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