Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Red Sistémica · Violenze
Che cosa fare di fronte al maltrattamento psicologico? Non basta riconoscerne l’esistenza e cercare di comprenderlo: servono anche criteri d’azione, altrimenti l’allarme sociale genera risposte inadeguate e false soluzioni. In questo capitolo tratto da Las formas del abuso, Juan Luis Linares sostiene una prevenzione fondata sull’educazione relazionale della popolazione e una terapia familiare che interrompa la sequenza del maltrattamento mettendo al tempo stesso in moto un processo riparativo.
Nota della redazione
Estratto dal libro pubblicato di recente in Spagna Las formas del abuso. La violencia física y psíquica en la familia y fuera de ella, di Juan Luis Linares, Ediciones Paidós Ibérica (2006). Il testo completo è apparso nel numero speciale 94/95 di Perspectivas Sistémicas.
«Siamo creature primariamente amorevoli e secondariamente maltrattanti.»
Juan Luis Linares, Las formas del abuso
Quando un tema suscita, a ragione, allarme sociale, non basta riconoscerne l’esistenza e cercare di comprenderlo. Benché siano movimenti necessari, conviene anche trovare vie d’uscita pratiche che forniscano criteri d’azione. In caso contrario si corre il pericolo che l’allarme non diminuisca e che, in un clima emotivo di ansia generalizzata, si finisca per produrre risposte inadeguate e false soluzioni.
Che cosa fare, dunque, di fronte al maltrattamento psicologico? Anzitutto, una precisazione filosofica. Come dicevamo all’inizio di quest’opera, il maltrattamento è un fenomeno umano: siamo creature primariamente amorevoli e secondariamente maltrattanti. Di conseguenza, non ha molto senso pretendere di sradicare il maltrattamento. Come dice Eduardo Cárdenas (1999), ciò che si ottiene allora è il contrario: esasperarlo e stimolarlo. Questo non significa che non si debbano controllare le persone maltrattanti, ma l’obiettivo dell’azione politica, sociale e culturale deve essere promuovere il «buon trattamento», cioè l’amore.
Prevenire il maltrattamento psicologico in modo assennato è il miglior investimento che si possa fare nel campo della salute mentale. E citiamo l’assennatezza perché, naturalmente, essa non comprende il perseguire con il codice penale chi maltratta psicologicamente, né l’impiantargli chip che si attivino quando si avvicina alla persona maltrattata o… quando aumenta il volume della sua espressione verbale (quest’ultima, un’assurdità che non è ancora venuta in mente a nessuno, che si sappia, ma tocchiamo ferro).
Educare relazionalmente la popolazione è, invece, una misura praticabile e utilissima che, purtroppo, è ben lontana dall’essere attuata. Al contrario, basta sfogliare le pagine dedicate alla salute di El País per rendersi conto che, su un tema tanto importante come la salute mentale, i media, anche quando sono liberali e illuminati come il quotidiano citato, procedono sistematicamente a disinformare e a seminare confusione. Quante volte sarà stata annunciata la scoperta dell’origine biologica della schizofrenia, e perfino delle radici genetiche dell’omosessualità? Eppure la testarda realtà si ostina a dimostrare, una volta dopo l’altra, che il neurotrasmettitore di turno finisce per essere scartato come causa del disturbo in questione e che i geni, che condividiamo al 95% con il moscerino della frutta, possono spiegare soltanto processi biologici importantissimi, ma elementari. Solo che la stampa, che si è affrettata a riportare la prima notizia, non mostra alcun interesse a dare conto della seconda. Semplicemente perché la mancata conferma di una remota ipotesi scientifica non interessa a nessuno.
La biologia è, naturalmente, fondamentale per l’attività psicologica. Senza cervello non ci sono processi mentali; ma se il sistema nervoso centrale è l’hardware della psiche, l’attività relazionale ne è il software, che la programma e le dà contenuti. L’amore e il maltrattamento sono elementi fondamentali di questa programmazione.
L’hardware
Il sistema nervoso centrale: senza cervello non ci sono processi mentali.
Il software
L’attività relazionale, che programma la psiche e le dà i suoi contenuti. L’amore e il maltrattamento ne sono gli elementi fondamentali.
Ogni volta che si sottolinea l’importanza delle basi biologiche nello sviluppo psicologico, normale o patologico, e si tace l’enorme portata degli aspetti relazionali, si sta disinformando e, quindi, favorendo per vie indirette il maltrattamento psicologico. E ciò avviene sistematicamente a maggior onore e gloria dell’industria farmaceutica, che è quella che fa affari con la biologia. Un affare tanto ingente (pensiamo al fenomeno consumistico del Prozac, semplice simbolo delle fortune che si guadagnano con gli psicofarmaci) da richiedere un cospicuo budget pubblicitario.
Far sapere che i modi in cui trattiamo i nostri figli, così come il modo in cui continuiamo a relazionarci da adulti, hanno un’importanza decisiva sui nostri stati mentali è già, anche se in modo molto generale, una forma di prevenzione del maltrattamento psicologico. Perché, se il senso comune e la cultura popolare dicono che ci angosciamo per i conflitti difficili da risolvere, che la solitudine e l’isolamento ci deprimono, che un trattamento ingiusto ci rende aggressivi e che la confusione può arrivare a farci impazzire, è bene che il discorso scientifico confermi simili ovvietà, invece di contraddirle o di oscurarle. Forse così ci penseremo due volte prima di triangolare i nostri figli in laceranti conflitti di lealtà, di abbandonarli prematuramente al loro destino, di trattarli in modo arbitrario o di disorientarli con messaggi contraddittori.
Per questo occorre avvicinare il più possibile l’informazione alla popolazione, sfruttando tutti i forum disponibili per discutere della necessità di trattarsi bene e di trattare bene l’infanzia, a beneficio della salute mentale di tutta la collettività. Autorità sanitarie sensibili saprebbero trovare i contesti adeguati, che dovrebbero cercare la partecipazione delle persone interessate andando oltre i classici spot o cartelloni pubblicitari. Le riunioni dei genitori negli asili nido e nelle scuole potrebbero offrire ottime occasioni per trattare, in modo sistematico e pianificato, un’ampia gamma di temi, e i centri sociali e culturali dovrebbero includere queste questioni nella loro programmazione. Quanto al mobbing, i sindacati e le associazioni professionali dovrebbero dedicargli l’attenzione che merita, non soltanto dal punto di vista rivendicativo, ma anche favorendo un approccio preventivo.
Da ricordare
Per Linares, la prevenzione del maltrattamento psicologico non passa né per il codice penale né per la sorveglianza, ma per l’educazione relazionale della popolazione: dire chiaramente che il modo in cui trattiamo figlie e figli e in cui ci relazioniamo da adulti ha un’importanza decisiva sui nostri stati mentali. Tacere la dimensione relazionale a vantaggio di una visione esclusivamente biologica significa disinformare e, indirettamente, favorire il maltrattamento.
Ci sono temi specifici, come il divorzio, che per la loro grande portata richiedono una trattazione particolare. Tanto più quando alcune ideologie molto influenti seminano confusione prodigandosi in arringhe sull’indissolubilità dei vincoli matrimoniali. Poche idee sulle relazioni umane sono tanto stravaganti quanto questa, e le ideologie che usano la loro influenza per ostacolare il divorzio, anche se poi vendono ipocritamente a caro prezzo la «nullità del matrimonio», sono complici del maltrattamento.
Quando la coppia smette di costituire uno spazio d’amore, forzarne il mantenimento è il modo migliore per garantire che finisca per trasformarsi in uno spazio di odio e di distruttività. Per questo la prevenzione del maltrattamento passa per il suscitare in entrambi i membri della coppia l’aspettativa ragionevole che, dopo una separazione il meno traumatica possibile, è possibile riorganizzare con successo la propria vita sentimentale.
La separazione e il divorzio non sono un fallimento, ma una tappa sempre più frequente del ciclo di vita, e il loro influsso benefico non si limita alla coppia, ma si estende ai figli. Il fatto che questi, finché sono piccoli, non vogliano che i genitori si separino non significa che la separazione sia negativa per loro. Si tratta di una delle tante scelte irrazionali con cui bambine e bambini cercano di imporre la propria volontà, esigendo dagli adulti una grande serenità per far loro capire che non tutto ciò che desiderano è il meglio. Quando la coppia genitoriale funziona all’insegna dell’odio, mostrandosi incapace di risolvere armoniosamente i conflitti, il suo scioglimento civile è un beneficio per la salute mentale dei figli, qualunque sia la loro età. Non ha dunque senso che i genitori aspettino che i figli siano grandi per separarsi. Può darsi che allora certi mali siano più difficili da curare.
Una volta individuata l’esistenza di un maltrattamento psicologico, si pone la necessità di interromperlo e di neutralizzarne gli effetti immediati. Possiamo chiamare intervento di crisi quello che si propone come obiettivo principale l’interruzione della sequenza del maltrattamento, mentre il trattamento propriamente detto mirerà ad alleviare e a eliminare la sofferenza e i sintomi generati nel processo. È evidente che, nella maggior parte dei casi, entrambi gli interventi dovranno essere realizzati in modo unitario o congiunto, poiché sono i sintomi e la sofferenza a mettere sulla pista dell’esistenza di uno schema di maltrattamento psicologico.
Intervento di crisi
Obiettivo principale: interrompere la sequenza del maltrattamento e neutralizzarne gli effetti immediati.
Trattamento
Alleviare ed eliminare la sofferenza e i sintomi generati nel processo. Il più delle volte i due interventi si conducono insieme.
E qui s’impone una ricapitolazione, coerente con quanto esposto nei capitoli precedenti: in molte situazioni di sofferenza psicologica è sottesa una forma di maltrattamento, sia essa triangolazione, deprivazione o caotizzazione, senza che per questo si debba adottare un approccio accusatorio o strettamente controllante. Se nel maltrattamento fisico il controllo può essere necessario quando esiste un rischio grave e imminente per la salute, ma, anche in quel caso, tale controllo deve esercitarsi nel contesto di un approccio terapeutico, quest’ultimo è ancora più indicato nel maltrattamento psicologico, i cui rischi sono sempre meno immediati.
Il controllo senza terapia, che nel maltrattamento fisico è destinato al fallimento, nel maltrattamento psicologico è semplicemente privo di senso. Solo un approccio terapeutico permette di raggiungere gli obiettivi annunciati, cioè interrompere la sequenza del maltrattamento e, al tempo stesso, mettere in moto un processo riparativo. E, poiché stiamo parlando di schemi relazionali disfunzionali che si innescano e si sviluppano principalmente nel contesto della famiglia, sembra di buon senso che la terapia familiare sia l’opzione più indicata.
La terapia familiare è una modalità di psicoterapia che, come dice il nome, si pratica lavorando con la famiglia. È nota anche come terapia sistemica perché il modello teorico che la ispira è quello sistemico, che prende il nome dalla teoria generale dei sistemi di Ludwig von Bertalanffy. A differenza delle psicoterapie individuali, la terapia familiare sistemica non si concentra primariamente sul mondo interno delle persone, bensì sulle loro relazioni. Non rappresenta alcuna scelta ideologica a favore della famiglia in astratto, ma parte dall’evidenza che, ancora oggi, le relazioni familiari sono le più importanti e quelle che più influiscono sulla costruzione della personalità individuale. Per questo, quando tali relazioni sono inadeguate o presentano aspetti negativi che fanno soffrire chi ne fa parte, aiutare la famiglia a cambiare è una pratica molto utile. Cambiando le relazioni familiari, cambiano le persone, e i sintomi e la sofferenza psicologica scompaiono.
Chi è Juan Luis Linares
Il dottor Linares è psichiatra e psicologo, professore ordinario di psichiatria all’Universitat Autònoma de Barcelona e direttore dell’Unità di psicoterapia e della Scuola di terapia familiare dell’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau. È consulente editoriale di Perspectivas Sistémicas. Presso Paidós ha pubblicato anche Identidad y narrativa, Tras la honorable fachada (con C. Campo), Del abuso y otros desmanes e Ser y hacer en terapia sistémica (con M. R. Ceberio).
Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «El maltrato psicológico en la familia y otros contextos», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, numero speciale n. 94/95, 2006). Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Linares, J. L. (2022). La maltraitance psychologique dans la famille et dans d’autres contextes (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/la-maltraitance-psychologique-dans-la-famille-et-dans-d-autres-contextes (Opera originale pubblicata nel 2006 in Perspectivas Sistémicas, numero speciale n. 94/95, 2006; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/08/01/el-maltrato-psicologico-en-la-familia-y-otros-contextos/)
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