Traduzione assistita dall'IA

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Red Sistémica · Sessualità

L’uomo e il visivo, la donna e il tattile

Il sessuologo nordamericano Alfred Kinsey affermava nel 1940 che, in materia sessuale, «gli uomini si stimolano preferibilmente per via visiva, più delle donne», e anche che «la forma preferita di stimolazione femminile è quella tattile». Cercando le radici biologiche e/o sociali di questa presunta differenza, l’autrice formula l’ipotesi che la risposta eccitatoria alla stimolazione visiva e tattile nell’uomo e nella donna sia direttamente legata alla cultura.

Autrice Isabel Boschi, psicologa, sessuologa clinica, educatrice sessuale, terapeuta della famiglia e della coppiaPubblicazione Red Sistémica, 2023Traduzione Complexe Systémique, traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

Nota alla traduzione

Questo testo di sessuologia clinica è stato pubblicato online da Red Sistémica senza indicare la data della prima pubblicazione. Si basa sulle indagini di Alfred Kinsey degli anni Quaranta e Cinquanta e su lavori degli anni Sessanta e Settanta e ragiona, come la letteratura del suo tempo, per tratti generali attribuiti agli uomini e alle donne. La traduzione ne restituisce il discorso così com’è, senza aggiornarlo.

Il sessuologo nordamericano Alfred Kinsey affermò nel 1940 che, in materia sessuale, «gli uomini si stimolano preferibilmente per via visiva, più delle donne», e anche che «la forma preferita di stimolazione femminile è quella tattile». Cercando le radici biologiche e/o sociali di questa presunta differenza, la mia ipotesi è che la risposta eccitatoria alla stimolazione visiva e tattile nell’uomo e nella donna sia direttamente legata alla cultura; che sia questa a incaricarsi di sviluppare la sensibilità o di reprimerne lo sviluppo, e di educare uomini e donne ad adattarvisi, imprimendo, su un modello filogenetico relativamente stabile, uno schema che varia, da un lato nelle diverse epoche, secondo quanto determinano i cambiamenti storici, e dall’altro tra uomini e donne.

a) L’indagine pionieristica

Dalla fine degli anni Quaranta fino all’inizio degli anni Cinquanta, Kinsey intervistò 12.000 soggetti maschili di età diverse, dai giovanissimi agli anziani. Questi uomini dichiaravano che osservare donne nude, genitali femminili, seni o cosce in disegni, foto, riproduzioni e film li eccitava più delle carezze ricevute su qualsiasi parte del corpo, eccetto la stimolazione diretta dei genitali. Le conclusioni di Kinsey furono una descrizione dei risultati che caratterizzava gli uomini come «visivi» e le donne come «tattili», senza fondare la differenza tra il visivo e il tattile nell’uomo, né quella tra il visivo e il tattile negli uomini e nelle donne.

b) Alcune esperienze successive

Sulla base di quanto affermato da Kinsey, diversi gruppi di ricerca proposero materiale erotico visivo a uomini e donne. Gli studi degli anni Sessanta e Settanta mostrarono che un numero molto maggiore di uomini si eccitava guardando film con donne nude, rispetto alle donne che si eccitavano guardando film con uomini nudi in erezione. Si constatò però che, davanti a film in cui comparivano carezze e baci, le risposte maschili e femminili non differivano: gli uomini si eccitavano fino all’erezione e le donne fino alla lubrificazione vaginale. La sperimentazione registrò anche una maggiore circolazione sanguigna nei genitali degli uni e delle altre. Tutto questo fu riferito dalle persone stesse e registrato su scale verbali. Di fronte al cambiamento dei risultati rispetto all’indagine di Kinsey, alcuni lavori attribuirono la differenza al fatto che la liberalizzazione dei costumi dopo la Seconda guerra mondiale aveva avvicinato il materiale pornografico alle donne. Un’altra possibile causa del cambiamento sarebbe che Kinsey aveva preparato il suo materiale per gli uomini; le nuove esperienze, invece, includevano film romantici ed erotici che risultavano più stimolanti per le donne. Si ipotizzò anche che le donne delle esperienze precedenti potessero non aver voluto riconoscere verbalmente la propria eccitazione, forse perché avevano imparato a parlare di quei materiali solo in termini negativi.

c) Relazione tra il visivo e il tattile nell’uomo

Il dottor Fernando Bianco, sessuologo venezuelano, sottopose un gruppo di uomini a questa esperienza: i soggetti dovevano essere accarezzati da uomini oppure da donne, in due gruppi di prove. In un gruppo avevano gli occhi bendati; nell’altro, gli occhi scoperti. Questi furono i risultati ottenuti.

  • Le carezze, sia maschili sia femminili, producevano un’erezione nell’uomo accarezzato quando questi aveva gli occhi bendati.
  • Quando l’uomo accarezzato aveva gli occhi aperti, l’erezione era prodotta dalle carezze delle donne, ma non da quelle degli uomini.

Sembrerebbe che la vista dell’uomo accarezzato funzionasse come un controllo selettivo delle sensazioni piacevoli, subordinandole al sesso di chi lo stimolava. La censura visiva agiva come una barriera per qualsiasi sensazione provenisse da un altro uomo.

La vista è un sistema biologico-culturale altamente complesso che garantisce il posto sociale e il ruolo sessuale di chi la possiede.

Isabel Boschi

d) I divieti di contatto

In The Hite Report on Male Sexuality, l’autrice chiese una testimonianza scritta e anonima a 7.239 uomini. Una delle domande riguardava i rapporti passati tra i figli maschi e i loro padri. La maggioranza non ricordava una relazione fisica stretta. Uno racconta: «Credo di aver imparato presto che i maschi non fanno dimostrazioni d’affetto; e quindi smisi di essere affettuoso, perfino con mia madre, in età molto precoce. Ora vedo il contatto fisico come un segno di sicurezza… Ma mi sento a disagio, ho paura di fare il primo passo e di darlo, mi sembra che non sia appropriato, che sia troppo femminile, sciocco». Un altro spiega: «Nella mia infanzia, prima della pubertà, desideravo sempre più contatto fisico di quanto ne avessi: abbracci, carezze, altre manifestazioni d’affetto. Ma la nostra famiglia non era molto incline alle dimostrazioni di tenerezza e, man mano che crescevo, ne chiedevo sempre meno».

Shere Hite definisce la «pulsione sessuale» maschile come un «costrutto ideologico». Si svalutano i giochi sessuali di contatto della pelle per sopravvalutare il coito, nel quale gli uomini sono «quelli che fanno» e le donne «quelle a cui si fa». Solo alcuni uomini, tra cui diversi della terza età (emarginati dalla società come poco virili), riescono a superare questi stereotipi e a essere più ricettivi con le loro partner. Nella società occidentale, l’educazione maschile tende a preparare gli individui al successo, e al suo mantenimento, attraverso un controllo aggressivo che richiede che la distanza fisica dal rivale sia costante e che le emozioni siano contenute per non perdere potere. I rapporti sessuali sono spesso «il momento della verità», perché per godere l’uomo deve fidarsi della partner, avvicinarsi, abbandonarsi e provare piacere. I meccanismi ossessivi e razionali che governano la vita lavorativa sono un fardello con cui le terapie sessuali devono fare i conti. Parte di ciò che esse cercano di promuovere è il riapprendimento e il recupero delle esperienze senso-percettive vissute nell’infanzia attraverso il contatto materno (Money: fase aptica, o fase delle carezze e degli abbracci). La pelle «educata» si apre al piacere alla nascita e dovrebbe svilupparsi per tutta la vita.

e) Paure e fantasie maschili legate alla sensibilità tattile

Nel «Rapporto Hite» molti uomini riconoscevano ciò che accadeva loro con la partner.

  • Il timore che, accarezzati sulla schiena, all’inguine, sulle cosce e sull’ano, si potesse penetrare in loro e «sottometterli», perché la cosa potrebbe piacergli (fantasie di omosessualità).
  • Il timore di perdere il potere non essendo più loro stessi il «produttore» diretto del piacere, ma disponendosi a provarlo (fantasia di sottomissione).

Molti uomini omosessuali ed eterosessuali temono di sentirsi «passivi», perché per loro significa perdere status di fronte alla persona partner, soffrire o, semplicemente, accettare l’altro nella sua differenza e nella sua autonomia. Eludendo questo rischio, la relazione sessuale si irrigidisce in stereotipi per mancanza di fluidità. La via d’uscita maschile tradizionale è cercare una prostituta, per assicurarsi una relazione in cui il legame possa essere controllato.

f) Il contatto fisico nelle coppie omosessuali stabili

Masters e Johnson, in Homosexuality in Perspective, sottolineano che nelle coppie omosessuali maschili stabili i gesti di carezza e di tenerezza sono molto più frequenti che nelle coppie eterosessuali stabili. Dal canto suo, la percezione visiva non serve soltanto a una donna lesbica per conquistare la partner: lo sguardo fa parte delle risorse erotiche frequentemente utilizzate.

Forse sarebbe legittimo concludere che, non dovendo rispondere alle esigenze sociali a cui sono sottoposte le coppie eterosessuali, questi gruppi si concedono maggiore libertà nell’interazione sessuale.

g) I contributi dell’antropologia

Margaret Mead, in Cultura y sociedad, mostra che maschio e femmina presentano una variabilità di condotte sociali che si arresta solo davanti al biologico: partorire, portare in grembo, generare, allattare, eiaculare, mestruare. Uomini e donne impariamo a percepire il mondo in modo diverso perché l’accesso ai mezzi educativi differisce a seconda che siamo maschi o femmine. Nell’educazione sessuale non sistematica, che comincia fin dalla nascita a partire dagli atteggiamenti dei genitori, si impara da piccoli a esercitare la vista per cercare l’approvazione della propria condotta da parte degli adulti. I genitori definiscono precocemente l’identità di genere dei figli (essere maschio o femmina) in base ai genitali, e si aspettano che bambini e bambine si comportino secondo le loro aspettative. Ma la variabilità di ciò che deve essere la funzione dell’uomo e quella della donna contraddistingue ogni cultura. Bronislaw Malinowski, in The Sexual Life of Savages in North-Western Melanesia, trascrive i canti maschili e femminili di giovani e adulti che si riferiscono alla forma e alle dimensioni dei genitali di chi corteggia. I comportamenti di corteggiamento mostrano le ragazze impegnate nella conquista frontale del prescelto, al quale esprimono il loro desiderio con morsi, pizzicotti e graffi che l’amato mostra con orgoglio alla tribù, per essere stato favorito dalla ragazza. Nell’organizzazione sociale, il genetico appare come un fattore tra i numerosi fattori che configurano un sistema complesso.

h) La biologia e la connessione occhi-mani

Gérard Zwang ritiene che la stazione eretta abbia influito sull’essere umano conferendo alla vista un posto privilegiato. La posizione anteriore e ravvicinata degli occhi gli ha permesso di disporre di precisione visiva e, poiché i genitali restavano molto esposti a un possibile attacco, le mani hanno assunto la funzione di sistema di aggressione e di difesa della zona anteriore del corpo. È anche attraverso gli occhi che penetra il desiderio, perché è con essi che il maschio può cogliere la conformazione della femmina. In una visione frontale ne vede i seni, il monte di Venere, i fianchi; nella vista posteriore, le natiche riproducono come un gigantesco segnale il disegno della vulva. Dal canto suo, la femmina apprezzerà la protuberanza genitale frontale e l’ampiezza delle spalle del maschio. Zwang parla di una sollecitazione di caccia sessuale nell’uomo, per cui le sue sensazioni visive sarebbero più ricche che nella donna. La caccia svilupperebbe la visione a distanza, mentre le attività domestiche — cucinare, filare ecc. — favorirebbero nella donna una visione ravvicinata, statica, più ricca di piccoli dettagli. In tutte le attività umane di sopravvivenza dell’individuo, la mano perfeziona il contatto con ciò che la vista avvicina.

Sul piano sessuale, la mano svolge tre funzioni: l’esplorazione autoerogena, l’esplorazione corporea e la stimolazione sessuale del o della partner; e, nell’uomo in particolare, quella di guidare il pene.

i) Conclusione

Biologicamente, la vista fornisce l’informazione che permette all’uomo di scegliere la compagna sessuale. Una volta nel coito, può smettere di guardarla e ripiegarsi sulle sue sensazioni tattili, in cui occupa un posto centrale il contatto di ampie superfici corporee: petto, schiena, natiche, fronte e guance della partner. Con questo contatto torna ai bisogni più primitivi della sua natura, ai quali deve rispondere per non soffrire di disturbi nella sua vita erotica. Nella donna, la vista esprime il compiacimento per il corteggiamento del maschio; durante il coito svolge la funzione di regolare la penetrazione e di frenarla con le mani, se è dolorosa.

j) Epilogo

A partire dalla letteratura citata, sono giunta alla conclusione che, fino a oggi, né la neurobiologia né alcun’altra ricerca biologica possono dimostrare in modo probante che siano determinazioni organiche a differenziare la percezione erotica maschile da quella femminile. Ritengo che le spiegazioni più complete provengano dal campo della psicologia sociale, della sociologia e dell’antropologia. Esse hanno dimostrato che con i cambiamenti storico-sociali cambiano la possibilità di accedere alle immagini erotiche e, di conseguenza, di goderne. Ricordiamo che in passato l’apprendimento del godimento veniva incoraggiato nell’uomo e proibito nella donna. Poiché pensiamo che questi cambiamenti aumenteranno man mano che si liberalizzeranno i costumi e i controlli sociali della sessualità, è probabile che donne e uomini trovino nella stimolazione visiva condivisa una risorsa preziosa per arricchire la loro vita sessuale. Abbiamo citato le esperienze personali di diversi uomini che riassumono la tradizionale difficoltà a godere delle carezze non genitali. I motivi principali di questo limite nascono dalla severa educazione infantile che hanno ricevuto e che riproducono nei loro comportamenti adulti. Anche la donna del XX secolo, erede dell’epoca vittoriana, ha imparato a reprimere il piacere di guardare e ha cercato di sostituirlo con il piacere di essere guardata. Potremo contribuire ad arricchire i comportamenti sessuali solo districando la trama di divieti, miti e credenze che hanno orientato indiscriminatamente tanti uomini e tante donne.

Chi è Isabel Boschi

La dott.ssa Boschi è psicologa, sessuologa clinica, educatrice sessuale e terapeuta della famiglia e della coppia. Dirige l’ISDE, Instituto de Sexología del Desarrollo, associato alla WAS, Associazione mondiale di sessuologia. Presidente della Fondazione «Isabel Boschi». Membro del comitato organizzatore dell’IATSO, Associazione internazionale per il trattamento degli autori di reati sessuali.

Note dell’originale

E-mail dell’autrice: sanssa@live.com

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale, realizzata dallo spagnolo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, di «El hombre y lo visual. La mujer y lo táctil», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Red Sistémica). Tradotto e ripubblicato con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Boschi, I. (2023). L’homme et le visuel, la femme et le tactile (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/l-homme-et-le-visuel-la-femme-et-le-tactile (Opera originale pubblicata nel 2023 in Red Sistémica; ripubblicata nel 2023 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2023/02/08/el-hombre-y-lo-visual-la-mujer-y-lo-tactil/)

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