Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Red Sistémica · Transgenerazionale
Tra gli approcci che hanno fatto scuola in terapia familiare ce n’è uno, poco diffuso eppure terapeuticamente potente, che convoca i sistemi familiari d’origine. Alfredo Canevaro esamina le tre ragioni — concettuali, tecniche e legate alla formazione in terapia — di questa scarsa diffusione, poi ne espone i fondamenti: lavorare sulla relazione attuale con le figure significative, e non sul passato introiettato; tornare indietro per ripartire meglio; restituire a ogni generazione il posto che le assegna il suo momento evolutivo.
Tra gli approcci che sono andati via via formando delle scuole in terapia familiare ne spicca uno, oggetto del presente articolo, poco diffuso ma terapeuticamente potente. La sua relativa diffusione dipende — a mio giudizio — da cause concettuali, da cause tecniche e da cause legate alla formazione degli operatori psicosociali.
Tra le prime, il fatto di ampliare l’unità di diagnosi e di intervento gli conferisce un’impronta propria, che ne rende difficile la classificazione tradizionale.
Inoltre, avendo tra i suoi pionieri eminenti terapeuti familiari di orientamento psicodinamico come Bowen, Whitaker e Boszormenyi-Nagy — per citare i più noti a livello internazionale —, ha suscitato una certa diffidenza tra i «puristi» sistemici, che la nozione di storia o di passato fa inorridire. Va detto qui che un errore frequente — dovuto al fatto che si lavora con i sistemi familiari d’origine — consiste nel credere che si lavori con relazioni del passato storico, alla maniera degli oggetti introiettati nell’inconscio privilegiati dalla psicoanalisi tradizionale. Non è così: operare nella relazione attuale con una figura significativa della vita dei membri della famiglia nucleare colloca chiaramente questo lavoro nel qui e ora. Questa lettura relazionale lo differenzia a sua volta radicalmente dal lavoro di chi, con un orientamento psicodinamico, si rivolge ai familiari in funzione della persona in trattamento o dell’inconscio familiare.
Tra le cause di origine tecnica, è molto importante sottolineare che i pionieri citati sopra avevano una caratteristica comune, uno stesso contesto clinico di apprendimento: persone con psicosi e i loro familiari. L’insoddisfazione di questi clinici per i risultati terapeutici ottenuti con l’approccio psicoterapeutico a due li ha portati ad ampliare il contesto terapeutico. La grande dipendenza emotiva, psicologica e fattuale di queste persone dai loro familiari significativi ha condotto a includere questi ultimi nei trattamenti e, con ciò, a un riferimento sistematico ai sistemi familiari d’origine. Sommati a un maggiore coinvolgimento emotivo e alla necessità di lavorare in équipe e in coterapia, questi elementi fanno sì che, oggettivamente, questi trattamenti siano più complessi.
Tra le ragioni legate alla formazione non c’è soltanto la scarsità di docenti clinicamente formati in questo approccio, ma anche l’esistenza di un elemento soggettivo di notevole importanza. Le difficoltà relazionali all’interno delle famiglie d’origine delle stesse persone che fanno terapia, motore della loro scelta vocazionale, fanno sì che esista una reticenza e un timore — talvolta razionalizzato — a addentrarsi nelle complessità dei sistemi familiari disfunzionali.
Al doppio messaggio che chi fa terapia riceve dalla propria famiglia d’origine — «Istruisciti per poter curare le nostre difficoltà psicologiche, anche se non le riconosceremo mai» — succede il doppio messaggio delle famiglie in cura: «Ci allevi dalle nostre sofferenze, ma senza cambiarci». Alla sfida esistenziale del primo si sovrappone la sfida tecnica del secondo.
Il paradigma essenziale della terapia familiare, quello che l’ha differenziata dalle altre discipline, era che per alleviare la persona che porta il sintomo bisognava modificarne il contesto familiare. Di più: quando abbiamo una visione globale del sistema familiare disfunzionale, vediamo che i segnali patologici si percepiscono in tre ambiti diversi: la mente, il corpo e la relazione con la società.
Di conseguenza, un sistema disfunzionale «soffrirà» attraverso i suoi membri in diversi ambiti di espressione sintomatologica individuale. Così, dal punto di vista sistemico, un problema psicopatologico avrà lo stesso valore simbolico di un problema psicosomatico o sociopatico.
Trattando un gruppo familiare nel suo insieme si dovrebbero alleviare i sintomi in tutti questi ambiti, e non soltanto in quello del paziente designato. Ciò richiede che tutto il sistema familiare sia compreso e trattato.
È qui che entrano in gioco alcune difficoltà tecniche, provenienti dalla cultura circostante. Qual è il contesto che bisogna cambiare perché la famiglia nucleare possa migliorare la propria funzionalità? Non si tratta soltanto di modificare la dinamica intrafamiliare, ma anche la sua relazione con i macrosistemi sociali che cercano di compensare le carenze della famiglia nucleare contemporanea.
Il cambiamento della struttura tradizionale della famiglia (la convivenza in situ, o nelle vicinanze, delle tre generazioni), unito alla mitizzazione imperante dell’individualismo, ha fatto perdere funzioni solidali che questa famiglia tradizionale svolgeva e che la società attuale non garantisce ancora (si vedano Zwerling e Boszormenyi-Nagy).
Così dunque, convocare i sistemi familiari d’origine è necessario non solo per ricostruire una realtà condivisa, come i pezzi di un puzzle, che dia senso alla storia e aiuti una migliore prevenzione primaria, ma anche per rinvigorire legami solidali dal forte potere emotivo che, incanalati terapeuticamente, possono essere di enorme aiuto.
Qui spetta a chi fa terapia essere l’enzima catalitico che attiva elementi autoterapeutici sempre presenti in ogni sistema familiare, e al tempo stesso il perno integratore degli assi diacronici e sincronici di tali sistemi.
Come dice Boszormenyi-Nagy: «Il rovesciamento congiuntivo della stagnazione relazionale (relazioni che sono state interrotte, negate, abbandonate, fissate in modo rigido, ecc.) può offrire una strategia più efficace delle risorse psicologiche non sviluppate dell’individuo».
In sostanza, il lavoro terapeutico con i sistemi familiari d’origine contiene un elemento altamente paradossale: tornare indietro per ripartire meglio. La ricerca di una migliore differenziazione si ottiene addentrandosi fino a raggiungere la maturità, come un frutto che si stacca dall’albero al momento giusto, e non — per continuare la metafora — come quando lo si coglie ancora acerbo per conservarlo in frigorifero. «Fare un passo indietro per farne due avanti» significa trarre forza da quell’energia mal spesa nel neutralizzare disaccordi relazionali e utilizzarla per un inserimento creativo nella società.
L’elemento centrale di una simbiosi è un profondo disaccordo. La frustrazione del passaggio degli elementi affettivi, psicologici e funzionali che caratterizzano la conferma dell’identità dell’altro, nei due sensi, è ciò che contribuisce all’arresto transgenerazionale, fonte di numerosi conflitti. Questo blocco è ciò che toglie funzionalità a un sistema, impedendogli di avanzare nel processo della vita. Nell’armonia intergenerazionale, in cui ogni membro svolge il ruolo che gli assegna il suo momento evolutivo, risiede il segreto della funzionalità di un sistema familiare.
La trascendenza generazionale dei valori affettivi e culturali è ciò che garantisce la sopravvivenza delle persone al di là della loro morte fisica. Così come le generazioni più anziane di questa scala gerarchica hanno diritto a questa trascendenza, anche le generazioni che seguono hanno il diritto di sentirsi nutrite da questa forza che viene loro dalle proprie radici.
«La trascendenza generazionale dei valori affettivi e culturali è ciò che garantisce la sopravvivenza delle persone al di là della loro morte fisica.»
Alfredo Canevaro
Chi è Alfredo Canevaro
(*) Il dott. Canevaro è stato il direttore fondatore della rivista Terapia Familiar. Pioniere riconosciuto della terapia familiare in Argentina, esercita e risiede da anni in Italia. E-mail: alcanev@libero.it
Bibliografia
Bowen, M. : Family Therapy in Clinical Practice, Ed. Jason Aronson, NY, 1978.
Boszormenyi-Nagy : Revista Terapia Familiar, Vol. 2, Ed. ACE.
Canevaro, Alfredo A. : Revista Terapia Familiar, Vol. 9, Ed. ACE.
Zwerling, I. : Revista Terapia Familiar, Vol. 11, Ed. ACE.
Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale, realizzata dallo spagnolo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, di «La supervivencia de la familia a través de la trascendencia transgeneracional», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, n. 2, agosto-settembre 1988). Tradotto e ripubblicato con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Canevaro, A. (2022). La survie de la famille par la transcendance transgénérationnelle (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/la-survie-de-la-famille-par-la-transcendance-transgenerationnelle (Opera originale pubblicata nel 1988 in Perspectivas Sistémicas, n. 2, agosto-settembre 1988; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/06/20/la-supervivencia-de-la-familia-a-traves-de-la-trascendencia-transgeneracional/)
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