Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Journal of Solution Focused Practices · Trauma

Panoramica del lavoro centrato sulla soluzione per il recupero da traumi e stress gravi, con la presentazione di due strumenti SF aggiuntivi per favorire la fioritura

Venticinque anni di lavoro con persone adulte sopravvissute ad abusi e trascuratezza nell’infanzia, e a traumi gravi, hanno convinto John Henden di una cosa: per avanzare verso la fioritura, le persone assistite hanno bisogno di capire che cosa significa fiorire. L’autore riprende il continuum Vittima–Sopravvivenza–Fioritura di Yvonne Dolan, descrive brevemente il lavoro di quattro figure professionali di oggi, si richiama alla neuroplasticità per spiegare ciò che producono le domande centrate sulla soluzione e presenta due strumenti propri: la scheda «Com’è fiorire» e il questionario di trentatré item che misura i progressi verso questa terza fase.

Autore John Henden, BA (Hons) RMN, DipCouns (Univ of Bristol), MBACP, FRSA, amministratore delegato di John Henden Consultancy LtdPrima pubblicazione Journal of Solution Focused Practices, vol. 4, n. 2, 2020Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di A Broad Overview of Solution Focused Severe Trauma & Stress Recovery Work, with the Introduction of Two Additional SF Instruments to Promote Thriverhood, di John Henden, pubblicato nel Journal of Solution Focused Practices (2020), doi: 10.59874/001c.75027, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, e la scala di risposta del questionario, stampata nell’originale sotto ciascuno dei suoi trentatré item, è indicata una sola volta, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. I riquadri con l’etichetta «Complexe Systémique» sono nostri, non dell’autore. La traduzione non è stata realizzata né dall’autore né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

La sola «sopravvivenza» non basta. Lo deve a sé: passare alla terza fase, fiorire.

John Henden

Abstract

Lo scopo di questo articolo è mostrare come il lavoro centrato sulla soluzione (SF) dell’autore, sia con persone adulte sopravvissute ad abusi e trascuratezza nell’infanzia sia con persone adulte sopravvissute a traumi, si sia sviluppato a partire dal lavoro di Yvonne Dolan sul recupero dai traumi gravi (Dolan, 1998). Si riconosce il contributo fondamentale di Dolan a questo modo di lavorare e si illustra nel dettaglio il suo continuum in tre fasi Vittima–Sopravvivenza–Fioritura, con particolare attenzione alla fase della fioritura. Viene inoltre descritto, in breve, il lavoro di altre figure professionali contemporanee. Dal lavoro clinico dell’autore con persone sopravvissute a traumi, nell’arco di circa 25 anni, è emerso chiaramente che le persone assistite hanno bisogno di comprendere più a fondo in che cosa consista la fioritura, per avanzare verso di essa in modo più efficace. La psicoeducazione, sotto forma di informazioni verbali in seduta e di schede dattiloscritte da portare a casa, si è rivelata utile nella maggior parte dei casi. Si fa riferimento ad alcune ricerche neuroscientifiche recenti, in particolare sulla neuroplasticità, per mostrare come le persone assistite migliorino grazie a questa applicazione specialistica dell’approccio SF. Le schede «Com’è fiorire» (figura 1) e «Il questionario sui progressi verso la fioritura» (figura 2) sono materiali più avanzati che aiutano le persone assistite a capire meglio sia ciò che è possibile sia come fiorire più pienamente. L’autore intende inoltre incoraggiare un numero maggiore di figure professionali, munite degli strumenti aggiuntivi qui presentati, a raccogliere la sfida di questo lavoro importante e gratificante.

Parole chiave: fioritura; centrato sulla soluzione; trauma; sopravvivenza; vittima; persona che fiorisce; neuroscienze; neuroplasticità.

Introduzione

Quasi di anno in anno, il numero delle applicazioni specialistiche dell’approccio SF aumenta. Da quando sono diventato terapeuta SF, all’inizio degli anni Novanta, ho cercato di applicare i principi, i presupposti, gli strumenti e le tecniche del nostro approccio, meravigliosamente liberatorio, alla terapia, al coaching e alla consulenza. Soprattutto negli ultimi dieci anni mi sono concentrato sulle mie due applicazioni specialistiche nel campo della salute mentale: la prevenzione del suicidio e il recupero dai traumi gravi. La seconda, sviluppata a partire dalla mia ampia attività di formazione del personale addetto al benessere militare in tutte le forze armate britanniche, ha portato alla pubblicazione della mia prima opera: Beating Combat Stress: 101 techniques for recovery (Henden, 2011). Era al tempo stesso un libro di riferimento per il personale del benessere militare e un manuale di auto-aiuto per il personale militare in congedo e in servizio che avesse subito una lesione da stress operativo di combattimento (COSI) o una lesione da stress operativo (OSI). (Evito deliberatamente il termine centrato sul problema, PTSD.)

Subito dopo l’uscita del libro sono arrivate richieste da più parti per una versione destinata alla popolazione civile. È stata pubblicata nel dicembre 2017 con il titolo What it takes to Thrive: techniques for severe trauma recovery (Henden, 2017). In questo articolo esaminerò alcuni aspetti del mio approccio SF al recupero dai traumi gravi, concentrandomi poi sugli strumenti sopra menzionati, ideati di recente.

Nel mio lavoro psicoterapeutico di oltre vent’anni, sia con persone adulte sopravvissute ad abusi e trascuratezza nell’infanzia sia con persone adulte che hanno vissuto esperienze di trauma grave, ho trovato utile offrire alle persone assistite un certo grado di psicoeducazione, per aiutarle a capire in che modo ciò che è accaduto loro abbia causato i sintomi e le esperienze attuali; ma, soprattutto, che cosa possono fare al riguardo per vivere una vita piena e soddisfacente. È importante permettere alla persona di raccontare la propria storia all’inizio della terapia. «Poter dire a un altro essere umano… è un segno che la guarigione può cominciare» (Van der Kolk, 2014).

Contesto

Ho un profondo debito di gratitudine verso Yvonne Dolan (1998), che ha sviluppato la sua nozione di Vittima–Sopravvivenza–vivere la vita autentica (Fioritura). Per fornire un po’ di contesto: dopo molti anni di lavoro con vittime di traumi, Dolan notò che, sebbene queste persone potessero riconoscersi come sopravvissute e funzionare meglio di prima, restavano soggette a periodi di umore molto basso. Era convinta che dovesse esistere una terza fase a cui potessero aspirare, e che potessero raggiungere. La descrisse come «L’identità autentica» o «Vivere la vita che si desidera e si merita davvero». (Il termine «Thriver», qui reso con «fioritura», mi è stato suggerito una quindicina di anni fa da Roger Meeson (2006), collega SF che esercita la psicoterapia privatamente nel sud-ovest dell’Inghilterra.) Nel suo libro Beyond Survival: Living well is the best revenge, Dolan ha presentato molti strumenti e tecniche nuovi ed efficaci da far sperimentare alle persone assistite, quando e se opportuno.

Prima di esaminare le tre fasi del recupero secondo Dolan, può essere utile dire qualcosa sugli approcci di altre figure professionali SF nel campo del recupero dai traumi gravi.

Figure di riferimento SF di oggi nel recupero dai traumi

Jackie von Cziffra-Bergs

Con sede e attività principalmente a Johannesburg, in Sudafrica, von Cziffra-Bergs (Froerer et al., 2018) constata che gran parte del suo lavoro di recupero dai traumi riguarda furti d’auto con violenza e rapine in casa, spesso con armi da fuoco. Sottolinea con forza di essere passata dall’essere una «vittimologa» all’essere una «resilientologa», nel senso che pone alle persone sopravvissute domande sulla resilienza: «Come ha fatto a farcela?» e «Come ha reagito in quel momento?». È noto che le persone compiono cose incredibili in una situazione traumatica, perciò è molto utile porre domande al riguardo. In linea con questa enfasi SF sulla resilienza, invece di fare un «debriefing» con queste persone, si concentra su un «re-briefing» delle loro risorse. Le domande presupposizionali sulla resilienza della persona assistita e quelle che conducono al recupero sono una pietra angolare del lavoro di von Cziffra-Bergs.

Steve Flatt

Flatt (comunicazione personale, 2020), uno dei terapeuti SF del recupero dai traumi gravi più esperti che io abbia incontrato, ha seguito oltre 2.000 persone negli ultimi vent’anni, tra cui persone sopravvissute al naufragio della nave da crociera Costa Concordia, che nel 2012 si è rovesciata in acque poco profonde al largo delle coste italiane. Utilizza un approccio basato sulle risorse, che consiste di solito in un ciclo di 4–6 sedute nell’arco di circa 10 settimane. Ben consapevole delle ricerche neuroscientifiche di Joseph LeDoux (2011), è fermamente convinto che non sia chi fa terapia a cambiare in meglio il cervello delle persone assistite: sono queste a cambiare il proprio cervello da sé. Flatt (comunicazione personale, 2020) ritiene che le persone assistite sappiano, nei primi millisecondi del primo incontro, se riusciranno o meno a trovarsi bene con chi potrebbe seguirle in terapia. In questo primo incontro, parla in un’ottica centrata sulle risorse di ciò che è accaduto loro e di come siano riuscite a farvi fronte in quel momento. Come in tanta parte del nostro lavoro, la resilienza è una parte fondamentale del lavoro di Flatt. Ha un modo elegante di introdurre, all’inizio della prima seduta, la nozione delle migliori speranze della persona rispetto al lavoro: «Supponiamo che Lei possa lavorare con me; e supponiamo che facessimo insieme un lavoro utile per Lei: mettendosi alla fine di questo percorso, che cosa noterebbe in sé che Le direbbe che è stato utile?».

Frederike Bannink

Psicologa clinica con sede ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, Bannink (2014) ha scritto il suo primo libro sul trauma, in cui la teoria e la pratica della psicologia positiva e della terapia breve centrata sulla soluzione si combinano con gli approcci tradizionali. La sua concezione si allontana dall’attenzione alla patologia della persona assistita e a come riparare il peggio, per concentrarsi su ciò che in lei funziona e su come creare il meglio. Nel suo libro Posttraumatic Success (Bannink, 2014) elenca così le tre R del successo post-traumatico:

  1. Recupero
  2. Resilienza
  3. Arricchimento (crescita post-traumatica)

Bannink (2014) insiste sul fatto che è tempo di invertire la rotta nel trattamento del trauma, spostando l’attenzione dalla riduzione della sofferenza e dalla semplice sopravvivenza alla costruzione del successo e a una fioritura positiva.

Ben Furman

Furman (2020), tra le voci sempre più numerose della psichiatria che mettono in discussione le conseguenze dell’approccio biomedico, è stato al tempo stesso pioniere e promotore della pratica SF in contesti molto diversi.

Per quanto riguarda il lavoro di recupero dai traumi, invita la persona assistita a scegliere il termine che preferisce per indicare l’evento avverso, evitando così il termine medico «trauma» (Furman, 2020). Inoltre, assume una posizione di non sapere, chiedendo se gli eventi traumatici passati abbiano un’influenza sui problemi attuali. Altri aspetti fondamentali dell’approccio di Furman consistono nell’assicurarsi che sia la persona assistita a definire l’obiettivo della terapia; nel facilitare il suo naturale processo di recupero; nell’invitarla a cogliere le possibili conseguenze positive degli eventi di vita avversi; e nel considerare questi eventi avversi come ricordi che possono cambiare. Una parte scherzosa del lavoro di Furman consiste nel lasciare che la persona condivida uno o più dettagli divertenti legati all’evento avverso.

Le tre fasi del recupero

Fase della vittima

«Il trauma fa sentire le persone o come qualcun altro o come nessuno» (Van der Kolk, 2014. p247).

Il riconoscimento della fase della vittima è il primo passo più importante della guarigione: è importante che la persona (assistita, sopravvissuta) affronti la realtà di ciò che di brutto o di sfortunato le è accaduto, o che ha vissuto. Nominarlo con precisione è importante, senza minimizzarlo né abbellirlo in alcun modo. Un esempio, quello di una persona che ho seguito in passato, è stato il suo netto passaggio da «La mia infanzia non è stata particolarmente rosea» a «Ho subito gravi e prolungati maltrattamenti emotivi e fisici nell’infanzia da parte di chi doveva prendersi cura di me».

Trovare il coraggio di rivelare a qualcuno ciò che è accaduto spezza l’isolamento ed è cruciale. Negli ultimi venticinque anni ho avuto numerosi casi in cui, di solito, l’episodio rivelato risaliva a un periodo compreso tra dieci e cinquantuno anni prima. Un caso memorabile, che cito spesso nei workshop di due giorni, è quello di una donna di 70 anni che, a 19 anni, era stata rinchiusa in un recinto da soldati in una zona di guerra. Una giovane madre che si trovava lì era in ansia per il pianto disperato del suo bambino affamato. Quella notte, col favore del buio, la mia paziente uscì di soppiatto, attraversò il recinto fino a una stalla e munse una delle mucche. La madre del bambino le fu molto grata per il suo gesto di bontà nel procurarle il latte di cui c’era urgente bisogno. Purtroppo, al mattino, le guardie scoprirono ciò che aveva fatto e uccisero il bambino per punizione. Dopo la guerra non aveva raccontato a nessuno questo episodio e aveva portato con sé il falso senso di colpa per la morte del bambino nei cinquantuno anni trascorsi da allora. Sapendo ciò che oggi sappiamo sulla «depressione» derivante da emozioni negative non espresse e/o da segreti del passato non rivelati o non risolti (Griffin & Terrell, 2000), questa paziente rientrava in entrambe le categorie; di conseguenza, attraversava molti momenti in cui, nello sconcerto e nell’angoscia della sua famiglia, il suo umore era estremamente basso.

Una domanda tipica in questa fase è quella citata sopra: «Che cosa Le è successo?» (Langdon, 2013)

È una domanda di vitale importanza, perché permette alla persona di nominare, con parole proprie, ciò che ha vissuto. Sostituisce il «Che cosa c’è che non va in Lei?» del modello medico di un tempo.

Nominare con precisione l’evento, l’abuso o l’esperienza è una parte particolarmente importante della fase della vittima; e non è necessario, a meno che la persona non lo desideri, entrare nei dettagli. Altre domande utili in questa fase sono:

Domande della fase della vittima

  • «Quali sentimenti negativi ancora presenti riguardo all’evento, all’abuso o all’esperienza ha bisogno di scaricare in modo sicuro?»; e
  • «Che cosa ha fatto finora che Le sia stato utile?»

Per le persone assistite, sentirsi ascoltate e comprese modifica la loro fisiologia. «Riuscire ad articolare un sentimento complesso, e vedere riconosciuti i nostri sentimenti, accende il nostro cervello limbico e crea un momento “aha”» (Van der Kolk, 2014). Le semplici tecniche SF del riconoscimento e della validazione facilitano questo processo.

Una volta avvenuto il pieno riconoscimento della condizione di vittima, le emozioni negative eventualmente presenti possono essere espresse in modo sicuro in vari modi. Le più comuni sono: lutto, frustrazione, rabbia, senso di colpa, vergogna, delusione, disperazione e impotenza. Esprimerle in modo sicuro è una parte vitale della guarigione nella fase della vittima.

Spesso una sfida per chi conduce la terapia consiste nell’aiutare la persona assistita a capire che ciò che è accaduto non è stata colpa sua. Le persone sopravvissute ad abusi nell’infanzia sentono spesso di essere state, in qualche modo, responsabili di ciò che è accaduto loro. Molte delle persone che commettono abusi sono particolarmente abili nell’instillare questa convinzione nelle proprie vittime. Qualsiasi danno subito durante l’infanzia è responsabilità delle persone adulte responsabili presenti in quel momento (genitori o altre figure di cura, insegnanti, ecc.), che avrebbero dovuto vigilare perché ciò non accadesse. Un’affermazione psicoeducativa utile, qui, è: «Da ciò che sappiamo facendo questo lavoro, non è mai colpa del bambino o della bambina».

Anche molte persone sopravvissute a eventi traumatici in età adulta sentono di essere in tutto o in parte responsabili di ciò che è accaduto, o di ciò a cui hanno assistito. Per oltre vent’anni, personalmente, ho portato il senso di colpa per un incidente stradale a cui avevo assistito a 18 anni, in cui un motociclista senza casco si era schiantato contro la parte anteriore di un camion. La velocità d’impatto era di circa 50 mph; il motociclista era atterrato di testa sulla strada dopo essere stato scagliato in aria per un certo tratto, come un razzo. Si era dissanguato in tre minuti per una grave ferita alla testa, formando una pozza di sangue di due piedi di diametro. Solo due settimane prima avevo ottenuto un attestato di primo soccorso di livello superiore e non feci nulla per aiutare, limitandomi a guardare, sotto shock. Chi mi seguiva in terapia mi spiegò che, molto probabilmente, era morto nell’impatto con il camion che arrivava in senso opposto ed era certamente morto nell’impatto con la strada. Non avrei potuto fare nulla; e ciò che provavo era una sorta di «senso di colpa del sopravvissuto»: una reazione del tutto normale. Dopo di allora, sono riuscito a lasciar andare il senso di colpa.

In alcuni casi di esperienze traumatiche in età adulta, parte della colpa può essere attribuita, a ragione, alla persona sopravvissuta. Tuttavia, raramente si tratta del «100%» che le persone sopravvissute esprimono spesso. Attraverso un processo di attribuzione di percentuali ad altri fattori e ad altre persone, queste persone possono arrivare a portare la giusta quota di colpa. Si possono poi utilizzare tecniche SF adeguate per elaborare questa colpa residua in modo costruttivo. Un profondo dolore, il pentimento e il perdono, sia da parte della vittima in persona sia attraverso l’esercizio delle lettere di guarigione (Dolan, 1998), possono portare a una liberazione.

Altre domande e affermazioni SF preziose per accompagnare le persone assistite in questa fase sono:

Domande e affermazioni

  • «Come vorrebbe utilizzare queste sedute?»;
  • «Quanti dettagli, se ce ne sono, ha bisogno di raccontarmi perché io possa esserLe il più utile possibile?»; e
  • «Comincio a comprendere, in una certa misura, quanto sia stato terribile per Lei in quel momento, e le Sue reazioni, che non sorprendono affatto».

Una volta compresa e riconosciuta la fase della vittima, la persona può passare alla fase successiva: la sopravvivenza.

Fase della sopravvivenza

Inizia quando la persona traumatizzata capisce di essere andata oltre l’esperienza traumatica o altamente stressante che si è verificata. La fase della sopravvivenza rafforza il fatto che questa o queste esperienze sono avvenute nel passato. Si apre allora una splendida opportunità per porre le seguenti domande SF:

Domande della fase della sopravvivenza

  • «Come ha fatto a sopravvivere?»
  • «Come ha fatto?»
  • «Come sapeva come fare?»
  • «Quali punti di forza, capacità e risorse personali ha messo in campo in quel momento?»
  • «Che cosa Le ha permesso di superarlo?»

Il riconoscimento della condizione di persona sopravvissuta implica anche la costruzione di un inventario dei punti di forza interni e delle caratteristiche positive della personalità. L’elenco può comprendere alcune delle seguenti: creatività; curiosità; determinazione; onestà; valori chiari; e intraprendenza. Questo è importante perché le vittime di qualsiasi tipo di trauma possono sperimentare sia una bassa autostima sia una scarsa fiducia in sé, come conseguenza di ciò che è accaduto loro. Spesso ho constatato che le persone con traumi gravi faticano molto a elencare caratteristiche positive. Il ricorso a terze persone (per esempio la persona amica più cara, la madre, la dirigenza scolastica) permette spesso di costruire questo elenco tanto necessario attraverso la nota tecnica gestaltica della sedia vuota: «Supponga che su quella sedia laggiù sia seduta la persona amica a cui tiene di più. Quali direbbe che sono le Sue caratteristiche positive?».

Inoltre, si può chiedere alla persona di approfondire altri punti di forza e qualità interiori, come conoscenze nascoste, coraggio, spiritualità, convinzioni personali e altri aspetti positivi di sé che le hanno permesso di arrivare fin qui nel suo percorso. Qui è all’opera un processo potente: attraverso questa linea di domande SF, le persone assistite si rendono conto che non tutto è negativo; e che, rispondendo, possono emergere emozioni positive. Si tratta di un aspetto importante della costruzione di soluzioni. (Kim & Franklin, 2015).

Vale la pena informarsi anche sulle risorse esterne di cui la persona disponeva all’epoca dell’abuso o del trauma, o poco dopo. Potrebbe trattarsi di una nonna o di un nonno, o di qualcuno del vicinato (nei casi di abuso o trascuratezza nell’infanzia); di amicizie; di una figura religiosa o dei servizi sociali.

Si possono allora porre domande come:

Domande sulle risorse esterne

  • «Chi Le ha dato l’aiuto più grande?»
  • «Che cosa ha detto o fatto quella persona che Le è servito di più?»
  • «Come sapeva, in quel momento, come ottenere il suo aiuto?»
  • «Guardando indietro, come avrebbe potuto ottenere il suo aiuto ancora più di quanto abbia fatto allora?»

In questa fase, le persone sopravvissute cominciano a ritrovare un migliore funzionamento nella vita quotidiana, sia nella vita familiare e sociale sia sul lavoro. Una maggiore assertività e la determinazione a non lasciarsi più spingere qua e là, prevaricare o maltrattare sono spesso evidenti man mano che le persone assistite fanno propria, più pienamente, la condizione di sopravvivenza. Una volta una persona ha osservato: «Ho deciso che non mi lascerò più sfruttare da alcune delle mie cosiddette amicizie!». C’è una maggiore disponibilità a occuparsi delle faccende domestiche, a incontrare le amicizie e a partecipare ad attività della comunità. Una volta pienamente riconosciuta la condizione di sopravvivenza, con tutte le competenze, le risorse, i punti di forza e le qualità apprezzati, la persona è pronta a passare alla fioritura. La psicoeducazione, sotto forma di una semplice spiegazione di come ciò che è accaduto abbia influito sia su come la persona si sente oggi verso di sé sia sul modo in cui ha vissuto, può essere al tempo stesso informativa, liberatoria e capace di restituire potere. Anche sostenerla con informazioni scritte può essere utile.

Oltre a sentirsi meglio informate sulle conseguenze di ciò che è accaduto loro, le persone assistite possono apprendere alcuni passi pratici da compiere per favorire il recupero, sotto forma di strumenti e tecniche utili, sentendosi così più capaci di agire e più padrone del proprio processo di recupero. Le vittime di un trauma hanno sei ambiti di preoccupazione: i fattori scatenanti; i flashback; i pensieri intrusivi; «i momenti di abbattimento»; i disturbi del sonno; e vivere la vita pienamente (Henden, 2017). Una tecnica semplice, ma molto efficace, per affrontare i fattori scatenanti è: «Lascia andare… Lascia andare… Lascia andare…».

Si insegna alla persona a ripeterla in seduta per assicurarsi che la pronunci lentamente e deliberatamente, in vista delle occasioni future in cui si presenterà il fattore scatenante. Sembra che nessuna persona sopravvissuta sia troppo avanti con gli anni per modificare la risposta del proprio cervello e togliere il pungiglione a un fattore scatenante con questa tecnica, purché abbia la motivazione per farlo. Negli ultimi due decenni circa, la ricerca in questo ambito delle neuroscienze è stata molto intensa. «Le ricerche sulla neuroplasticità hanno dimostrato che il cervello adulto può continuare a formare nuove connessioni neurali in risposta all’allenamento…» (Garland & Howard, 2009)

Nei primi anni, chi praticava l’approccio SF sapeva che nel cervello delle persone assistite accadeva qualcosa di straordinario a partire da quelle che, a prima vista, sembravano domande SF accuratamente costruite e alcune tecniche semplici. Le ricerche neuroscientifiche più recenti possono essere considerate la teoria che sta alla base di ciò che accade qui e spiegano come, con l’approccio SF, le persone assistite si riprendano dal trauma nel tempo. Anche Joseph LeDoux (2011), da una prospettiva neuroscientifica, parla di «apprendimento traumatico» e di «riconsolidamento della memoria», suggerendo che le sinapsi del cervello restino bloccate attorno al ricordo traumatico, il che spiegherebbe la risposta dell’amigdala ai fattori scatenanti (LeDoux, 2011).

Utilizzando la tecnica SF «Lascia andare… Lascia andare… Lascia andare…», ciò che sembra accadere è che queste sinapsi tornano a essere fluide attraverso la rievocazione del trauma nel momento in cui si presenta il fattore scatenante e poi, grazie all’applicazione della tecnica, si riassestano in modo più sano, così che la persona risponde in modo diverso ai fattori scatenanti futuri. L’esperienza clinica suggerisce che praticarla circa 30–40 volte permetta di ottenere il risultato desiderato.

Passiamo ora alla fase della fioritura, di importanza capitale, all’interno del continuum Vittima–Sopravvivenza–Fioritura di Dolan.

Fase della fioritura

Nei miei primi anni di lavoro, sia con persone adulte sopravvissute ad abusi e trascuratezza nell’infanzia sia con persone che avevano vissuto traumi in età adulta, ho realizzato una scheda di una sola facciata che riassumeva i punti chiave di Dolan per ciascuna fase, intitolata «Le tre fasi della sopravvivenza».

Domande utili in questa fase sono:

Domande della fase della fioritura

  • «Quando questo episodio o questo periodo traumatico non sarà che un ricordo sbiadito, che cosa farà di diverso?»
  • «Come trascorrerà il Suo tempo?»
  • «Man mano che continuerà a guarire ancora di più, che cosa noterà (la persona a Lei più vicina)?»

Pur essendo utile a molte persone, entro certi limiti, per spiegare il processo, ho osservato che alcune persone assistite faticavano ancora a cogliere l’importanza di comprendere e apprezzare ogni passaggio. Di qui la necessità di qualcosa di più dettagliato, sotto forma di un documento di tre pagine: «Com’è fiorire» (figura 1), messo a punto alla luce dell’esperienza pratica con le persone che ho seguito nel corso di molti anni.

Vi si parla del riconoscimento delle capacità di sopravvivenza; del rifiuto dell’etichetta di «merce danneggiata»; del miglioramento delle relazioni interpersonali; delle competenze, delle qualità, dei punti di forza e delle capacità personali; delle numerose e varie tecniche disponibili per il recupero; e dell’esperienza di una gioia e di una realizzazione autentiche una volta raggiunta la terza fase, la fioritura. Sembra che la condizione di vittima e quella di sopravvivenza siano più facili da cogliere per le persone assistite, ma è questa fase, la più importante, la fioritura, a richiedere un apprezzamento e una comprensione più completi. È interessante notare che molte persone, nelle prime fasi del lavoro, non credono che sia possibile né sentono di meritare di fiorire! Una volta che è stato loro spiegato questo documento di tre pagine, che lo hanno riletto come compito tra una seduta e l’altra e lo hanno interiorizzato, il «Questionario per misurare i progressi verso la fioritura» (figura 2) segue in modo naturale. Anche questo è stato messo a punto alla luce dell’esperienza pratica con una grande varietà di persone. Grazie alla scala Likert a dieci punti (vedi sotto) per ciascuna delle trentatré domande del questionario, anche i più piccoli passi avanti sono misurabili, poiché il punteggio della persona va da 33 a 330 punti. Per aiutare a comprendere e apprezzare la forza di questo strumento di misura, esaminerò alcune delle domande.

Innanzitutto, la domanda 2 riguarda la questione dell’assertività, che è invariabilmente un problema per le persone adulte sopravvissute ad abusi e trascuratezza nell’infanzia, che possono essere state colpevolizzate e umiliate e che hanno anche subito attacchi alla propria autostima. La passività (mancanza di assertività) può portare a essere date per scontate, prevaricate e/o maltrattate da altre persone. Una volta che la persona ha compreso pienamente i tre principali stili di comunicazione interpersonale (passività – aggressività – assertività), può essere incoraggiata a sviluppare e a esercitare le proprie capacità assertive con la famiglia, le amicizie e, in generale, nelle interazioni con le altre persone. (La persona può scegliere di autovalutarsi e/o chi conduce la terapia può compilare il questionario in modo collaborativo con lei durante la seduta.) In una fase iniziale della terapia, un punteggio di 1 o 2 su questa scala da 1 a 10 non sarebbe sorprendente; di solito sale a 7 o 8 alla conclusione del lavoro. La domanda 13 misura la disponibilità a correre rischi per favorire la crescita personale e la soddisfazione di vita. Le persone nella fase della vittima, in genere, si muovono in un mondo estremamente ristretto, spesso rifuggendo il cambiamento e apprezzando la sicurezza di ciò che è familiare. Quando passano alla fase della sopravvivenza, è più probabile che spingano oltre i confini della propria zona di comfort, correndo dei rischi. Chi fiorisce desidera una realizzazione maggiore e ha quindi più disponibilità a mettersi alla prova. Non è raro che, alla fine, chi è in fase di fioritura ottenga 8 o 9 punti in questa domanda.

Migliorare la quantità e la qualità del sonno è un importante barometro dei progressi verso la fioritura. La domanda 17 riguarda questo aspetto. Dopo aver stabilito, nella prima seduta, le abitudini di sonno della persona, le chiedo di nuovo come vanno alla terza o quarta seduta. Il miglioramento del sonno è comprensibile nel senso che, attraverso il processo SF di recupero dai traumi gravi, la persona comincia a elaborare e a riordinare le cose nella mente cosciente, il che rende superfluo che il lavoro onirico, durante il sonno REM, cerchi di risolvere i conflitti della vita di veglia. Alcune risposte tipiche durante la terza o quarta seduta sono: «Dall’ultima seduta, ho avuto tre notti in cui ho dormito quattro ore e mezza di fila. Non succedeva da mesi!»; e «Mi sveglio nel cuore della notte in un bagno di sudore freddo meno spesso di prima di iniziare questo lavoro».

L’ultima domanda (n. 33) riguarda uno degli aspetti chiave della fioritura: i momenti di grande gioia ed euforia. La condizione di vittima è caratterizzata da un umore cronicamente basso; quella di sopravvivenza da grandi oscillazioni tra alti e bassi; e la fioritura offre i benefici di una vita vissuta pienamente. Questi momenti di grande gioia e/o euforia possono essere fugaci e periodici, ma sono ben percepibili da chi è in fase di fioritura e indicano che si sta cominciando a vivere bene.

Si può incoraggiare la persona a compilare il questionario tra una seduta e l’altra e a portarlo alla seduta successiva. Se non è possibile fare fotocopie, i punteggi delle 33 domande possono essere annotati nella cartella clinica tenuta da chi segue il caso. Nelle sedute successive si può fornire alla persona, quando opportuno, una nuova copia in bianco. L’aumento dei punteggi totali nel tempo può essere al tempo stesso una conferma e un grande incoraggiamento per le persone assistite, mentre proseguono il loro cammino verso la fioritura. Naturalmente, questo questionario andrebbe proposto solo quando è opportuno. Un altro punto importante da segnalare, dal punto di vista della ricerca, è che questo questionario non è ancora stato standardizzato in termini di affidabilità e validità. Ciascuna compilazione si limita a seguire i progressi di ciascuna persona nel tempo, durante il suo ciclo di terapia. È possibile che in studi futuri questo questionario possa essere sottoposto a una validazione statistica.

Tornando al concetto di resilienza, tratto saliente del lavoro di altre figure specialistiche del settore e già menzionato in una parte precedente di questo articolo, il questionario sulla fioritura mette in luce i punti di forza, le qualità e le capacità della persona assistita, e mostra quanto sia ora ancora più resiliente nonostante le sue terribili esperienze passate.

Con il semplice atto di compilare questo strumento, le persone assistite trasformano ulteriormente i propri sentimenti, pensieri, atteggiamenti e comportamenti, il che accelera e incoraggia il loro percorso verso la fioritura. Anche solo pochi punti in più nel punteggio totale rispetto all’ultima compilazione hanno un forte effetto di rinforzo. Ancora una volta, ciò può essere confermato dalle evidenze di ricerca sopra citate.

Conclusioni

In conclusione, questo prezioso lavoro di recupero dai traumi gravi è al tempo stesso impegnativo e gratificante. Le persone traumatizzate che non ricevono alcun aiuto, o che ricevono un aiuto inefficace da parte di alcune figure professionali, sono destinate a un’esistenza misera, che spesso comporta una cattiva salute fisica e mentale e scelte di vita limitate. Dipendendo da farmaci prescritti e/o dall’automedicazione per ridurre il proprio dolore, vivranno vite significativamente più brevi. Raggiunta la fioritura, nonostante qualunque cosa terribile sia accaduta, le persone in fase di fioritura tendono a ricorrere meno spesso ai sistemi sanitari, ad avere un lavoro e, di conseguenza, a contribuire in misura netta alle casse dello Stato attraverso le imposte sul reddito. Inoltre, godranno di relazioni personali di migliore qualità e vivranno vite più ricche di significato e di scopo. Alla luce delle evidenze basate sulla pratica di oltre vent’anni di questa specifica applicazione specialistica dell’approccio SF, la maggior parte delle persone più gravemente ferite raggiunge la fioritura in circa 7–9 sedute nell’arco di 8–10 mesi.

Complexe Systémique: punti chiave

Tre fasi, tre serie di domande. Nella fase della vittima, si nomina ciò che è accaduto («Che cosa Le è successo?»), lo si scarica in modo sicuro e si disinnesca il senso di colpa. Nella fase della sopravvivenza, si fa l’inventario dei punti di forza e delle risorse («Come ha fatto a sopravvivere?») e si forniscono strumenti per i sei ambiti di preoccupazione. Nella fase della fioritura, si rende la terza fase concepibile e meritata, con una scheda e un questionario. L’autore colloca l’insieme nel solco di Yvonne Dolan, lo collega alla ricerca sulla neuroplasticità e segnala che il suo questionario non è stato validato statisticamente.

Bibliografia

Bannink, F. (2014). Post traumatic success: Positive psychology & solution-focused strategies to help clients survive & thrive. W.W. Norton & Co.

Dolan, Y. (1998). Beyond survival: Living well is the best revenge. Brief Therapy Press.

Froerer, A., Cziffra von Bergs, J., Kim, J. & Connie, E.E. (2018). Solution-focused brief therapy with clients managing trauma. Oxford Scholarship Online.

Furman, B. (2020). Solution-focused Trauma Therapy Bot. Ben Furman. https://courses.benfurman.com/courses/solution-focused-trauma-therapy

Garland, E.L. & Howard, O.H. (2009). Neuroplasticity, psychosocial genomics and the biopsychosocial paradigm in the 21st century. Health and Social Work, 34(3), 191-199.

Henden, J. (2017). What it takes to thrive: Techniques for severe trauma recovery. World Scientific Publishing.

Henden, J. (2011). Beating combat stress: 101 techniques for recovery. Wiley-Blackwell.

Kim, J.S. & Franklin, C. (2015). Understanding emotional change in solution-focused brief therapy: Facilitating positive emotion. Best Practices in Mental Health, 11(1), 25-41.

LeDoux, J. (2013, May 2). The emotional brain. Joseph LeDoux [Video]. YouTube. https://www.youtube.com/watch?v=8yxgPFXWLJA

Van der Kolk, B. (2014). The body keeps the score: Mind, brain and body in the transformation of trauma. Penguin Books.

Figura 1 — Com’è fiorire

Scheda dell’autore per le persone assistite — Recupero da traumi e stress gravi

Ora ha riconosciuto e accettato che ciò che Le è accaduto, qualunque cosa fosse, o ciò che una o più persone Le hanno fatto, ha fatto di Lei una vittima. Cosa ancora più importante, ha ora riconosciuto di aver superato tutto questo, grazie ai punti di forza, alle capacità e alle risorse personali a cui ha attinto in quel momento. Ha anche riconosciuto molte risorse esterne che ha utilizzato allora. Tuttavia, la sola «sopravvivenza» non basta. Lo deve a sé: passare alla terza fase, FIORIRE.

Che cosa significa essere nella fase della «fioritura»?

Milioni di altre persone che hanno vissuto le stesse cose terribili accadute a Lei, o cose simili, hanno testimonianze e storie personali molto forti sul proprio percorso e su com’è la loro vita oggi. Non dimenticheranno mai ciò che è accaduto loro (anche se il ricordo sbiadisce con il tempo), ma non si trascinano più dietro la «palla al piede» dell’episodio o del loro passato traumatico.

Una buona illustrazione di com’è la vita nella fase della fioritura è l’arte giapponese del kintsugi: una ciotola di ceramica modellata e dipinta a mano, rottasi durante la cottura, è stata riparata con il kintsugi. Il kintsugi («riparare con l’oro»), noto anche come kintsukuroi («riparazione d’oro»), è l’arte giapponese di riparare le ceramiche rotte con una lacca cosparsa o mescolata con polvere d’oro, d’argento o di platino. Come filosofia, considera la rottura e la riparazione parte della storia di un oggetto, anziché qualcosa da nascondere.

Molte persone sopravvissute si considerano «merce danneggiata», ma non è detto che debba essere così. Il trauma è solo una parte della Sua vita. Entrando nella fase della fioritura, ora può considerarsi una ciotola kintsugi!

«Le nostre ferite sono spesso l’apertura verso la parte migliore e più bella di noi» – David Richo

Quando sarà più avanti nella fioritura, noterà che il Suo umore è in genere migliore per gran parte del tempo. Ci saranno intoppi lungo il percorso, ma sentirà di avere ora le risorse per affrontarli man mano che si presentano. Inoltre, riesce meglio a immaginare un futuro realistico e raggiungibile.

Le Sue relazioni con le altre persone saranno migliorate o stanno migliorando. Desidera trascorrere più tempo con amicizie e familiari che La sostengono e La incoraggiano di più, che La apprezzano e La rispettano. Ora Le riesce più facile affermarsi con assertività in diverse situazioni personali, familiari, sociali e professionali.

Nella fase della fioritura (o con un percorso di fioritura ben avviato), sente che la Sua vita ha più significato e più scopo rispetto alle fasi precedenti. Prova più spesso un senso di realizzazione e ora sente una libertà maggiore. Ci sono momenti in cui riflette sulle Sue convinzioni e sui Suoi valori, riconoscendo e dando espressione alla dimensione spirituale (con la s minuscola o la S maiuscola) della Sua vita.

Nota anche che ci sono momenti in cui prova più rilassatezza, più calma e più centratura. Trae più ispirazione e desidera cercare un significato radicato nei Suoi valori e principi. Se Le è utile considerare la fase della fioritura come composta da «capitoli», ha una visione ottimistica di come verranno scritti questi capitoli futuri. (Alcune persone in fase di fioritura trovano utile ragionare in capitoli di 5 o 10 anni, fino agli 80, ai 90 o addirittura ai 100 anni!).

Speranze e sogni per il futuro La aiutano a tenere a mente alcune idee per questi capitoli futuri. Molte persone hanno trovato utile annotarle in un diario personale o in un quaderno.

«Una volta che hai scelto la speranza, tutto è possibile» – Christopher Reeve

Competenze, capacità, punti di forza e qualità personali

Nella fase della fioritura, è importante ricordare a sé il proprio percorso dalla fase della vittima, attraverso quella della sopravvivenza, fino alla fioritura. Questo percorso ha messo in campo le Sue numerose capacità, punti di forza, competenze, qualità e risorse personali. Inoltre, lungo il cammino, Le sono state utili le risorse e i punti di forza di altre persone. C’è un buon numero, una buona gamma, di queste capacità, punti di forza, competenze, qualità e risorse che hanno un grande valore per fiorire. Si assicuri di apprezzarle, custodirle e onorarle.

Strumenti e tecniche

Soprattutto durante la fase della sopravvivenza, avrà appreso molti strumenti e tecniche utili per padroneggiare o tenere sotto controllo i fattori scatenanti, i flashback e i pensieri intrusivi legati al trauma, alla trascuratezza, all’abuso, alla tragedia o all’episodio che ha vissuto. Avrà appreso ancora altri strumenti e tecniche utili per rafforzarsi in vista della fase della fioritura, così da poter fiorire ancora più pienamente. Molti di questi strumenti e tecniche li utilizzerà, quando opportuno, per il resto della vita. Potrà anche incoraggiare altre persone ad apprendere e a praticare questi strumenti e queste tecniche, per aiutarle nel loro percorso di fioritura.

Avrà notato che il Suo sonno è ora molto migliorato rispetto alle fasi precedenti: dorme per periodi più lunghi, al mattino il riposo è più completo e il contenuto dei Suoi sogni è migliore. Utilizza tecniche psicologiche e pratiche efficaci che favoriscono il sonno.

Il Suo percorso

Ora che sta fiorendo, o che avanza ulteriormente nel Suo percorso di fioritura, sente che le limitazioni che un tempo pesavano sulla Sua vita appartengono ormai al passato. Sente di poter correre più rischi con nuovi interessi, attività o hobby che amplieranno i Suoi orizzonti. Prova ora un maggiore senso di libertà nel fare scelte, nel fare ciò che desidera e nel realizzare le Sue speranze e i Suoi sogni per il futuro.

Uscendo dalla Sua zona di comfort, forse sta pensando di fare cose che prima avrebbe considerato impensabili. Ora ha più creatività, sia nel modo di pensare sia nelle azioni.

La Sua vita, oggi, è una vita vissuta e goduta; una vita che sente di meritare pienamente. Farà più cose e si dedicherà a nuovi hobby, interessi e altre attività.

In generale, la vita ora comporta un senso di meraviglia, creatività personale, interessi più ampi e immediatezza. La vita nel presente è più vivida e coinvolgente del Suo passato; e ora può guardare il mondo in faccia.

Quanto al modo di stare con le altre persone, ora non solo avrà più cura e affetto verso di sé, ma anche verso le persone a Lei vicine. Si sentirà più a Suo agio nel prendere l’iniziativa di contattare amicizie e persone care, dando valore a relazioni intime e di sostegno reciproco.

Altri aspetti chiave della fioritura sono i momenti di intensa gioia per la Sua vita così com’è ora. Potrà notare che il Suo senso dell’umorismo è più presente di prima. Ora può vivere pienamente tutta una gamma di emozioni, sia piacevoli sia spiacevoli, e comprenderà che sono parti essenziali dell’essere umani. Le sfide, le difficoltà e le delusioni della vita si presentano come sempre, ma sente di avere più strumenti per affrontarle e gestirle.

Ora è più probabile che sappia godere delle cose semplici della vita quotidiana e che riesca a provare gratitudine per tutto ciò che di buono accade nella Sua vita nel suo insieme.

Soprattutto, dopo tutto ciò che è accaduto, LEI MERITA DI FIORIRE!

Nota dell’autore

Questo articolo è il frutto di un’esperienza sia personale sia professionale nel campo del recupero da traumi e stress gravi negli ultimi 25 anni. Sarò per sempre in debito con Yvonne Dolan per tutto ciò che mi ha insegnato nel corso degli anni, in particolare attraverso gli strumenti e le tecniche che ha sviluppato per il lavoro con le persone sopravvissute e con quelle in fase di fioritura.

Figura 2 — Questionario per misurare i progressi verso la «fioritura»

Strumento dell’autore — Recupero da traumi e stress gravi

Nelle domande seguenti, barri la casella che corrisponde alla Sua situazione attuale. Ogni item è valutato su una scala da 1 («Per niente d’accordo») a 10 («Del tutto d’accordo»); il totale va da 33 a 330 punti.

  1. Ho relazioni autentiche in cui posso condividere pensieri e sentimenti profondi.
  2. In generale, le mie capacità assertive nelle interazioni con le altre persone mi soddisfano.
  3. Sento che la mia vita è ora appagante quanto desidero; e sto vivendo bene la mia vita.
  4. La mia vita ha sia significato sia scopo.
  5. Applico alla mia vita i miei punti di forza, le mie competenze e le mie capacità personali.
  6. Ho almeno una buona amicizia o una persona di famiglia che mi sosterrebbe psicologicamente nella maggior parte delle situazioni.
  7. Anche se ricordo ciò che mi è accaduto, l’episodio o gli episodi non sono più una «palla al piede» che mi trascino dietro.
  8. Utilizzo gli strumenti e le tecniche che ho appreso per affrontare con successo eventuali fattori scatenanti, flashback, pensieri intrusivi o problemi di sonno.
  9. Nell’ultimo mese, riesco a individuare almeno un momento di calma emotiva.
  10. Sto realizzando pienamente le mie speranze e i miei sogni per il futuro.
  11. I miei momenti di umore basso appartengono in gran parte al passato.
  12. Ho idee e pensieri su cose nuove che potrei inserire in questo capitolo attuale della mia vita.
  13. Oggi riesco a mettermi alla prova facendo cose al di fuori della mia zona di comfort.
  14. Nonostante tutto ciò che è accaduto, ora vivo la vita che merito pienamente.
  15. Nell’ultimo anno ho intrapreso nuovi interessi, hobby o attività.
  16. Ho ora, più che mai, un senso di libertà nel poter fare scelte, fare ciò che voglio, realizzare i miei sogni, ecc.
  17. Il mio sonno è ora più ristoratore e dura più a lungo; e il contenuto dei miei sogni è migliore.
  18. In generale, ora vivo la maggior parte delle qualità della fioritura (libertà, gioia, creatività personale, significato e scopo nella vita, immediatezza, meraviglia, ecc.) per la maggior parte del tempo.
  19. Oggi guardo il mondo dritto in faccia.
  20. Ora ho più speranza per il futuro.
  21. Ora vivo bene la mia vita, e pienamente, nonostante le eventuali limitazioni fisiche.
  22. Oggi provo più rilassatezza, più calma e più centratura.
  23. Ora vivo la mia vita secondo ciò in cui credo e ciò a cui do valore.
  24. Trovo di essere ora più capace di risolvere problemi e trovare soluzioni.
  25. Il mio senso dell’umorismo è migliore di prima.
  26. I miei risultati degli ultimi mesi mi soddisfano.
  27. Provo un’ampia gamma di emozioni, sia piacevoli sia spiacevoli; e accetto che sia una parte normale della vita.
  28. Mi sembra di riuscire ad accettare meglio i complimenti, ringraziando chi me li fa.
  29. Ora riesco meglio ad amare e a prendermi cura delle altre persone, oltre che di me.
  30. Oggi affronto meglio le sfide, le delusioni e le difficoltà che la vita mi presenta.
  31. Prendo l’iniziativa di contattare amicizie e persone care.
  32. Ora mi relaziono in modo più positivo e costruttivo con la mia famiglia, le mie amicizie, il gruppo di lavoro e le altre persone delle mie reti sociali.
  33. Vivo momenti di grande gioia o euforia almeno una volta al mese.

Altri commenti che desidera aggiungere: …

(Questo questionario è proposto con un ringraziamento a Yvonne Dolan per il suo enorme contributo al lavoro SF di recupero dai traumi gravi; ed è stato ispirato sia dalle sue pubblicazioni sia dai suoi workshop.)

Articolo originale di John Henden, A Broad Overview of Solution Focused Severe Trauma & Stress Recovery Work, with the Introduction of Two Additional SF Instruments to Promote Thriverhood, pubblicato nel Journal of Solution Focused Practices, vol. 4, n. 2 (2020), doi: 10.59874/001c.75027, con licenza CC BY 4.0. Traduzione non ufficiale in italiano realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; la presentazione è stata adattata per la lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina. La traduzione non è stata realizzata né dall’autore né dall’editore. Fa fede la versione originale.

Traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «A Broad Overview of Solution Focused Severe Trauma & Stress Recovery Work, with the Introduction of Two Additional SF Instruments to Promote Thriverhood», pubblicato nel Journal of Solution Focused Practices (2020) con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; la presentazione è stata adattata per la lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina. Fa fede la versione originale.

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Come citare questo articolo

Henden, J. (2020). A Broad Overview of Solution Focused Severe Trauma & Stress Recovery Work, with the Introduction of Two Additional SF Instruments to Promote Thriverhood. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/solution-focused-severe-trauma-recovery-from-victim-to-thriver (Opera originale pubblicata nel 2020 in Journal of Solution Focused Practices, vol. 4, n. 2 (2020); ripubblicata nel 2020 da Journal of Solution Focused Practices, https://journalsfp.org/article/75027)

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