Questa versione è stata tradotta dal francese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Ritratto · Maurizio Andolfi
Maurizio Andolfi, figura emblematica della terapia familiare, è un pioniere il cui approccio multigenerazionale continua a ispirare e a trasformare il campo della terapia. In una recente intervista ha condiviso riflessioni profonde sul suo percorso, sulle sue influenze e sulla filosofia che guida il suo lavoro con le famiglie. Questo articolo mette in luce i momenti più significativi di quell’incontro e offre un’immersione nella carriera e nei contributi unici di questo maestro della terapia familiare.
Nato nell’Italia del dopoguerra, Maurizio Andolfi è cresciuto in un periodo di grande povertà. Senza giocattoli, ha sviluppato un’immaginazione straripante, creando mondi dal nulla. Questa capacità di inventare e di adattarsi ha gettato le basi del suo successivo lavoro di terapeuta. «La mia infanzia ha plasmato il mio modo di interagire con i bambini e le bambine in terapia», spiega, sottolineando che questa creatività resta al centro del suo approccio terapeutico. Più tardi, il suo impegno in un’organizzazione cattolica giovanile, in cui faceva da animatore nei campi estivi per l’infanzia sulle Dolomiti, ha rafforzato il suo desiderio di lavorare con le nuove generazioni e con le famiglie.
Due incontri hanno orientato profondamente il suo percorso.
È stato l’incontro con questo pioniere della terapia familiare a trasformare davvero la carriera di Maurizio Andolfi. Ackerman è stato una figura centrale nello sviluppo del suo approccio multigenerazionale, che esplora le dinamiche familiari su più generazioni per individuare i traumi irrisolti e i comportamenti ripetitivi. Lavorando anche accanto a figure leggendarie come Salvador Minuchin e Jay Haley, Andolfi ha arricchito il suo modello terapeutico, mettendo l’accento sul ruolo delle famiglie nella guarigione e nella prevenzione delle patologie.
Altra influenza di primo piano, Franco Basaglia è celebre per aver riformato l’assistenza psichiatrica in Italia promuovendo la deistituzionalizzazione delle persone con disturbi psichiatrici. Il suo approccio ha insegnato ad Andolfi che le famiglie e le comunità svolgono un ruolo importante quanto — se non più — dei farmaci nel processo di guarigione: un principio fondamentale che applica ancora oggi nella sua pratica.
Nell’intervista, Maurizio Andolfi insiste su un punto cruciale: l’autenticità di chi fa terapia. Secondo lui, la terapia può essere davvero efficace solo se chi la conduce si toglie la maschera professionale per entrare in contatto, a un livello umano profondo, con le persone che segue. Questo approccio, che egli chiama «incontro con sé», permette alle famiglie di sentirsi ascoltate e comprese, facilitando così il processo di guarigione. Andolfi critica l’eccessiva medicalizzazione delle cure in salute mentale e incoraggia l’uso della creatività, della curiosità e dell’empatia nella pratica terapeutica.
Maurizio Andolfi affronta anche momenti difficili della sua vita personale, come il suicidio del fratello e il fallimento del suo primo matrimonio. Questi eventi non solo lo hanno segnato, ma gli hanno anche insegnato l’importanza dell’umiltà come terapeuta.
«Quei fallimenti mi hanno insegnato che non potevo salvare il mondo.»
Maurizio Andolfi
Questa presa di coscienza lo ha aiutato ad accettare i limiti della terapia, pur restando impegnato nei casi più difficili, quelli in cui il cambiamento sembra quasi impossibile.
Dopo aver diretto per diversi decenni l’Accademia di Psicoterapia Familiare di Roma, Maurizio Andolfi ha continuato a condividere il suo sapere a livello internazionale. Da quando si è stabilito in Australia nel 2012, insegna e supervisiona équipe terapeutiche in tutto il mondo, in particolare nell’area Asia-Pacifico. In Malesia ha contribuito a creare programmi di formazione in terapia familiare, prova dell’influenza mondiale delle sue idee e del suo modello terapeutico.
Con oltre cinquant’anni di carriera, Maurizio Andolfi continua a dimostrare che la terapia familiare, quando è condotta con autenticità e umanità, può trasformare delle vite. La sua capacità di entrare in contatto profondo con le persone che segue e di affrontare le dinamiche familiari su più generazioni resta un modello per chi fa terapia in tutto il mondo. La sua testimonianza ci ricorda che il cuore del processo terapeutico risiede nella relazione umana e nell’impegno sincero verso le famiglie e le loro storie.
Il Manifesto di Assisi è un documento fondativo della terapia familiare sistemica, firmato da Maurizio Andolfi e da altre persone che esercitano la professione, che mira a promuovere un approccio umanistico e comunitario alla terapia. Il manifesto sottolinea l’importanza di considerare ogni persona nel suo contesto familiare e sociale, e si batte per una terapia fondata sul rispetto reciproco, sulla creatività e sull’autenticità di chi la conduce. Il suo spirito si riflette nell’opera di Andolfi, in particolare nella sua insistenza sul coinvolgimento delle famiglie e delle comunità nel processo terapeutico, per una trasformazione duratura.
Il sito dell’accademia è consultabile qui: familytherapyacademy.com.
L’intervista a Maurizio Andolfi è visibile qui sotto.
Come citare questo articolo
Besse, J. (2024, 29 settembre). Maurizio Andolfi : une vie au service de la thérapie familiale. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/maurizio-andolfi-une-vie-au-service-de-la-therapie-familiale
Per approfondire
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