Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Family Relations · Famiglia
Essere presenti, spingere verso il successo, lasciare spazio all’autonomia: come vivono i genitori di adolescenti le norme della genitorialità intensiva e come si dividono il compito? Intervistando separatamente entrambi i membri di sei coppie della Svizzera francofona, il gruppo di Gaëlle Venard porta alla luce una «complementarità» che spesso lascia il carico mentale alle madri.
Traduzione non ufficiale in italiano di Contemporary parenting norms and coparenting coordination: Exploring narratives of parents of adolescents, di Gaëlle Venard, Elli-Anastasia Lamprianidou, Cindy Eira Nunes, Maria del Rio Carral, Stijn Van Petegem e Grégoire Zimmermann, pubblicato in Family Relations (Wiley) (2026), doi: 10.1111/fare.70075, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Le persone partecipanti tendevano a privilegiare l’ideale del lavoro di squadra rispetto alle preoccupazioni sull’equità nella divisione dei compiti, il che suggerisce un’interiorizzazione delle norme di genere relative ai ruoli e alle responsabilità genitoriali.
Gaëlle Venard, Elli-Anastasia Lamprianidou, Cindy Eira Nunes, Maria del Rio Carral, Stijn Van Petegem e Grégoire Zimmermann
Abstract
Obiettivo. Questo studio ha esaminato il modo in cui i genitori di adolescenti danno senso alla propria genitorialità alla luce delle norme contemporanee e i significati che attribuiscono al loro coordinamento cogenitoriale.
Contesto. Le aspettative contemporanee sulla genitorialità insistono sul soddisfacimento dei bisogni sia emotivi sia fisici dei figli e delle figlie, e sono spesso orientate dai consigli di esperti e dalle raccomandazioni veicolate dai media. Durante l’adolescenza, queste norme possono anche entrare in conflitto con il bisogno evolutivo di autonomia, creando potenziali tensioni nella relazione genitore-figlio e nel coordinamento tra cogenitori. Inoltre, possono incidere in modo diverso su madri e padri a causa dei ruoli di genere dominanti, influenzando il modo in cui si coordinano e condividono le responsabilità all’interno della relazione cogenitoriale.
Metodo. Sono state condotte dodici interviste individuali a genitori di adolescenti (sei coppie), analizzate mediante un’analisi tematica riflessiva all’interno di una cornice socio-costruttivista.
Risultati. Sono stati prodotti tre temi principali: «adesione alle aspettative sociali sui ruoli genitoriali», «l’evoluzione del legame genitore-adolescente» e «lavoro di squadra di genere?». Mentre il primo e il secondo tema riguardano il modo in cui i genitori danno senso alla loro genitorialità contemporanea, il terzo ha più a che fare con il coordinamento all’interno della coppia.
Conclusione. I genitori adottano le norme della genitorialità intensiva cercando al contempo di rispettare l’autonomia di chi è adolescente. Il coordinamento all’interno della relazione cogenitoriale tende a riflettere ruoli complementari piuttosto che paritari, il che può comportare difficoltà, in particolare per le madri. Nonostante queste dinamiche, entrambi i genitori aspirano a funzionare come una squadra coesa.
Implicazioni.
Questo studio fa luce sul modo in cui fattori di livello macro, tra cui le norme prescrittive sulla genitorialità e le norme di genere, plasmano le pratiche cogenitoriali durante l’adolescenza. Offre inoltre spunti a chi lavora in ambito clinico per tenere maggiormente conto dei bisogni e delle aspettative specifici di ciascun genere all’interno della relazione cogenitoriale.
Dalla metà degli anni Settanta, la nozione di «genitorialità» è passata dall’essere percepita come intuitiva e istintiva all’essere intesa come una responsabilità che richiede la guida di esperti (Faircloth, 2023; Lee et al., 2024). Nella società occidentale contemporanea, ci si aspetta sempre più che i genitori soddisfino tutti i bisogni emotivi e fisici della prole, attenendosi strettamente alle raccomandazioni degli esperti (Lee et al., 2024). Queste aspettative sono ulteriormente rafforzate e perpetuate da diverse fonti mediatiche (ad es., Miller, 2018). Questo ideale dominante di genitorialità è ampiamente considerato il modo «giusto» di crescere la prole (Faircloth, 2023). Nonostante l’ampio riconoscimento che tali ideali possano essere irrealistici, irraggiungibili e persino dannosi, il modello della genitorialità intensiva continua a svolgere un ruolo centrale nel plasmare il modo in cui i genitori costruiscono le proprie identità, i propri valori e le proprie pratiche (Faircloth, 2021). In questo contesto, si sono moltiplicati anche i consigli rivolti ai genitori sullo sviluppo, sulla riuscita e sulla sicurezza in adolescenza (Darling & Steinberg, 2017; Lee, 2023). Tuttavia, mancano in modo significativo ricerche qualitative su come i genitori di adolescenti diano senso al proprio ruolo e sulle aspettative e norme relative alle pratiche genitoriali che possono entrare in conflitto con il bisogno di autonomia di chi è adolescente. Inoltre, poiché il coordinamento tra le figure genitoriali può plasmare in modo significativo i comportamenti genitoriali (Feinberg et al., 2007), appare cruciale esaminare il modo in cui queste norme vengono adottate all’interno della relazione cogenitoriale. Questo studio si propone di esplorare le prospettive dei cogenitori, riconoscendo che la genitorialità è un’esperienza condivisa e che le dinamiche cogenitoriali meritano un esame approfondito (Eisikovits & Koren, 2010). Esaminando il modo in cui madri e padri danno significato alle proprie esperienze di genitorialità e cogenitorialità durante l’adolescenza e le costruiscono, intendiamo approfondire la comprensione di come le pratiche genitoriali siano colorate da fattori di livello macro, tra cui le norme prescrittive sulla genitorialità e le aspettative di genere associate all’essere genitori.
L’adolescenza è una fase dello sviluppo caratterizzata da sfide specifiche sia per chi la attraversa sia per i suoi genitori (Smetana & Rote, 2019). Questo periodo è definito da un crescente desiderio di indipendenza e di autonomia (Smetana & Rote, 2019; Smetana et al., 2015). Lo sviluppo dell’autonomia diventa infatti un compito cruciale in questa fase, poiché chi è adolescente comincia a trascorrere più tempo fuori casa e mostra una maggiore propensione alla sperimentazione e all’esplorazione di diverse alternative identitarie (Smetana & Rote, 2019; Smetana et al., 2015; Zimmer-Gembeck et al., 2018; Zimmermann et al., 2017). Tuttavia, sebbene l’influenza dei pari diventi sempre più significativa durante l’adolescenza (Rageliene, 2016), numerosi studi sottolineano che i genitori continuano a svolgere un ruolo cruciale offrendo sostegno lungo tutto questo periodo dello sviluppo (Pinquart, 2017; Smetana & Rote, 2019; Zimmermann et al., 2017). La sfida principale per i genitori consiste quindi nel dosare il proprio coinvolgimento nella vita dell’adolescente per favorirne uno sviluppo sano, lasciando al tempo stesso lo spazio necessario a una crescita indipendente (Smetana & Rote, 2019; Van Petegem et al., 2013).
Raggiungere questo equilibrio può tuttavia risultare particolarmente difficile alla luce delle norme genitoriali contemporanee, che spesso richiedono un forte coinvolgimento emotivo, fisico e finanziario (Lee et al., 2024). La letteratura sociologica definisce questo approccio «genitorialità intensiva», che esige dai genitori un investimento considerevole di sforzi per garantire il successo futuro della prole (Hays, 1996; Lee et al., 2024). La genitorialità intensiva implica una forte centratura sull’infanzia e l’accrescimento del capitale sociale della prole attraverso attività extrascolastiche arricchenti (Lareau, 2018), nonché l’impegno in una «salvaguardia dello status» (ad esempio attraverso un forte investimento nella scolarità) al fine di aiutare figlie e figli a raggiungere una posizione sociale pari o superiore a quella dei genitori (Milkie & Warner, 2014, p. 3). Si fonda sulla convinzione che gli esiti della prole dipendano dall’apporto dei genitori (Martin & Leloup, 2020). Queste norme, spesso irraggiungibili, sono rafforzate dagli esperti, così come dai media tradizionali e dai social media, quali Instagram e i forum online (Scheibling & Milkie, 2023). In questo contesto, i genitori si sentono spesso sotto pressione ad aderire a questi standard per essere considerati «buoni genitori» (Hays, 1996; Wall, 2010).
Eppure queste norme possono ritorcersi contro e favorire, di fatto, forme di coinvolgimento più negative che positive. Ricerche precedenti condotte su genitori di adolescenti suggeriscono infatti che l’adesione a questi ideali e la pressione sociale a essere un genitore perfetto si associano a una genitorialità iperprotettiva, che consiste nel fornire più protezione di quanta ne richieda lo stadio di sviluppo dell’adolescente (Thomasgard et al., 1995), e a una genitorialità controllante, che consiste nel fare pressione e nell’invadere lo spazio emotivo e psicologico dell’adolescente inducendo ansia e senso di colpa per ottenerne l’obbedienza (Lamprianidou, Eira Nunes, et al., 2025; Venard et al., 2024). Ciò solleva interrogativi su come tali norme si manifestino nella vita quotidiana dei genitori, che cercano di destreggiarsi tra le richieste della genitorialità intensiva, che esigono un forte coinvolgimento genitoriale, e i bisogni evolutivi di adolescenti che possono aspirare a una maggiore indipendenza dai genitori.
Queste aspettative genitoriali differiscono inoltre per madri e padri, e la dimensione di genere è particolarmente evidente nella nozione originaria di «maternità intensiva» (Hays, 1996). Un’ideologia della genitorialità intensiva è spesso accompagnata da una concezione essenzialista della genitorialità, in cui le madri sono considerate intrinsecamente più adatte dei padri alla cura e all’educazione di bambine e bambini (Forbes et al., 2020). Le norme della genitorialità intensiva e le aspettative a esse associate gravano quindi in modo sproporzionato sulle madri, che continuano a essere considerate il genitore più «naturalmente» capace (Hays, 1996; Ennis, 2014). Numerose ricerche hanno ampiamente mostrato che la genitorialità intensiva è fortemente legata alle madri, facendo leva sulle loro emozioni e insicurezze riguardo al proprio ruolo genitoriale (Verniers et al., 2022; Wall, 2010). In genere, rispetto ai padri, le madri sono ritenute più responsabili di seguire e migliorare lo sviluppo emotivo e cognitivo della prole attraverso compiti di cura aggiuntivi (Wall, 2010). Nelle loro analisi comparative condotte sui post delle mamme blogger e dei papà blogger più seguiti negli Stati Uniti e in Canada, Scheibling e Milkie (2023) hanno mostrato che garantire il successo di figlie e figli attraverso l’istruzione e le attività extrascolastiche resta in larga misura considerato un dovere materno. Di conseguenza, le madri tendono a trascorrere più tempo con la prole adolescente (Mastrotheodoros et al., 2019; Phares et al., 2009) e a sentire una pressione maggiore a incarnare l’ideale del «genitore perfetto» durante questo periodo dello sviluppo (Venard et al., 2024).
Sebbene i padri siano sempre più incoraggiati ad assumere ruoli di cura e a trascorrere più tempo occupandosi direttamente della prole (Dermott, 2008; Harrington, 2011; McGill, 2014), essi possono trovarsi di fronte a pressioni di tipo diverso. Tradizionalmente, ci si aspettava che fossero il capofamiglia, il principale decisore e la figura disciplinare responsabile di stabilire le regole e di imporre l’obbedienza (Summers et al., 1999). Shirani et al. (2012) hanno osservato che, sebbene i padri tendano in genere a subire una pressione sociale minore rispetto alle madri e siano più spesso coinvolti negli aspetti ludici della genitorialità, sperimentano comunque uno stress considerevole legato al loro ruolo di sostegno economico, considerato un aspetto centrale della responsabilità paterna. In modo analogo, risultati recenti di Lamprianidou, Eira Nunes, et al. (2025) suggeriscono che oggi la paternità implica il confronto con aspettative sociali molteplici e talvolta contraddittorie. Adottando un approccio centrato sulla persona, hanno individuato un ampio gruppo di padri (65,1%) che mostrava una sensibilità moderata alle norme della genitorialità intensiva. Hanno però individuato anche un profilo specifico di padri (quasi il 25% del loro campione) caratterizzato da una forte adesione sia alla genitorialità intensiva sia a credenze essenzialiste. I padri di questo profilo mostravano livelli più elevati di coinvolgimento inadeguato, tra cui una genitorialità iperprotettiva e controllante. Questo risultato può riflettere i messaggi contraddittori rivolti ai padri nelle società occidentali, che promuovono al tempo stesso l’ideale del «nuovo padre» coinvolto e centrato sulla prole e mantengono le aspettative tradizionali del padre come principale fonte di reddito (Kangas et al., 2019).
Di conseguenza, madri e padri si confrontano con culture della genitorialità che enfatizzano distinzioni di genere nei ruoli e nelle pratiche genitoriali (Eira Nunes et al., 2025). Mentre dalle madri ci si aspetta socialmente che si assumano la responsabilità principale di gestire lo sviluppo scolastico e socio-emotivo della prole, i padri tendono a essere visti come figure di supporto, il cui coinvolgimento genitoriale si misura in termini di contributo economico o di tempo di qualità, piuttosto che come ugualmente responsabili del lavoro quotidiano di cura (Brugeilles & Sebille, 2015; Le Moal, 2024; Scheibling & Milkie, 2023; Shirani et al., 2012). Per quanto ci risulta, il modo in cui le coppie affrontano le norme della genitorialità intensiva e le aspettative di genere all’interno della relazione genitoriale durante l’adolescenza non è ancora stato studiato. Questo studio si propone pertanto di esplorare come i genitori di adolescenti possano interiorizzare questi standard e dare senso alle proprie pratiche, nonché come questi ruoli e queste aspettative vengano negoziati all’interno della relazione cogenitoriale.
In una prospettiva sistemica, la relazione cogenitoriale riflette una dinamica relazionale specifica, da distinguere dal coinvolgimento individuale di ciascun genitore in determinate pratiche genitoriali. Questa relazione cogenitoriale è inoltre plasmata da norme di genere interiorizzate e da credenze condivise sui ruoli genitoriali (Minuchin, 1974). La cogenitorialità è definita come l’«attività condivisa intrapresa dagli adulti responsabili della cura e dell’educazione dei figli» (McHale & Irace, 2011, p. 16). Feinberg et al. (2012) hanno individuato cinque ambiti interconnessi della cogenitorialità: (a) l’accordo educativo, che implica l’allineamento delle opinioni dei genitori su disciplina, aspettative, morale e bisogni emotivi; (b) il sostegno cogenitoriale, che comprende la conferma reciproca delle capacità genitoriali e le decisioni prese insieme, mentre la svalutazione cogenitoriale implica critiche e colpevolizzazioni; (c) la divisione del lavoro, che riguarda la ripartizione dei compiti quotidiani di cura ed educazione; (d) la gestione congiunta, che si concentra sulla definizione di norme, esplicite o implicite, per le interazioni familiari; e (e) la vicinanza cogenitoriale, che misura il grado in cui la cogenitorialità ha accresciuto l’intimità e rafforzato la relazione di coppia. Numerose ricerche hanno mostrato che la qualità della relazione cogenitoriale è un predittore delle pratiche genitoriali e dello sviluppo della prole (Bonds & Gondoli, 2007; Carlson & Högnäs, 2011). Per quanto riguarda specificamente l’adolescenza, ricerche precedenti hanno mostrato che le decisioni condivise e il coinvolgimento congiunto dei genitori possono proteggere dai comportamenti a rischio (Riina & McHale, 2014). Inoltre, la cooperazione cogenitoriale favorisce una genitorialità che sostiene l’autonomia, la quale a sua volta incoraggia nell’adolescente una sana formazione dell’identità (Albert Sznitman et al., 2019). Al contrario, la ricerca ha mostrato che una relazione cogenitoriale non ottimale, segnata da conflitto o triangolazione, può compromettere la qualità della genitorialità. In questi casi, in cui un genitore coinvolge il figlio o la figlia nelle tensioni con l’altro, il rischio di disadattamento psicosociale in adolescenza è maggiore (Zimmermann et al., 2022).
Come già accennato, sia le pratiche genitoriali sia quelle cogenitoriali vanno oltre la relazione tra i genitori, essendo plasmate in modo significativo dalle aspettative sociali e dalle norme culturali (Minuchin, 1974). Sebbene queste norme e questi ideali non dettino rigidamente i comportamenti, forniscono cornici simboliche che orientano il modo in cui i genitori organizzano le proprie azioni e i propri ragionamenti (Faircloth, 2021, 2023). Questo sfondo culturale può creare contraddizioni tra gli ideali sostenuti nelle relazioni di coppia, come l’uguaglianza, l’intimità e l’indipendenza, e le aspettative legate ai ruoli genitoriali, che spesso privilegiano una visione fortemente di genere della cura, con un’enfasi particolare su un modello intensivo di maternità (Faircloth, 2021). Di conseguenza, il genere svolge spesso un ruolo significativo nel plasmare le dinamiche cogenitoriali e i livelli di coinvolgimento. Ad esempio, poiché le donne sono spesso considerate particolarmente competenti in materia di cura ed educazione della prole, ciò può talvolta generare conflitti con il partner, che può faticare a far valere la propria influenza (Allen & Hawkins, 1999; Stamp, 1994). Entrambi i genitori possono tuttavia svolgere un ruolo attivo nel definire il proprio coinvolgimento. A questo proposito, Autret e van Eeden-Moorefield (2024) hanno proposto una lettura sfumata del coinvolgimento genitoriale, sottolineandone la complessità e mettendo in luce il ruolo attivo dei padri, rimettendo così in discussione l’enfasi prevalente sul ruolo delle madri che si riscontra comunemente negli studi precedenti. Ad esempio, uomini e donne giustificano il coinvolgimento limitato dei padri come più «pratico» in ragione di condizioni culturali e strutturali, come la brevità del congedo parentale (Calarco et al., 2021). Inoltre, Eira Nunes et al. (2025) hanno suggerito che i valori di parità di genere delle madri possono facilitare il calore dei padri e una cogenitorialità collaborativa, oppure esserne facilitati. In sintesi, è essenziale esplorare come le norme di genere e quelle genitoriali plasmino la cogenitorialità, la distribuzione delle responsabilità e il coinvolgimento, esaminando così il modo in cui i genitori interpretano e danno senso alle disparità di genere (in termini di tempo e di impegno) nel crescere adolescenti.
Con la crescente presenza di un’ideologia della «genitorialità intensiva» nei media tradizionali e nei social media (Lee et al., 2024), questo studio esplora il modo in cui i genitori svizzeri danno senso alle proprie esperienze di genitorialità e cogenitorialità contemporanee. In Svizzera, dove le strutture familiari tradizionali restano fortemente prevalenti, la maggior parte delle coppie con figli di età inferiore ai 25 anni è sposata e sono soprattutto le madri a occuparsi delle faccende domestiche e della cura della prole (Federal Statistical Office, 2019, 2024). Questo contesto invita a esaminare come le norme genitoriali e di genere plasmino le esperienze dei genitori di adolescenti.
Adottando una cornice socio-costruzionista, secondo la quale esperienze e pratiche sono considerate come socialmente coprodotte e riprodotte attraverso il linguaggio e le interazioni sociali, abbiamo scelto una metodologia di ricerca qualitativa (Biggerstaff, 2012). Abbiamo condotto interviste semistrutturate con ciascun partner di sei coppie genitoriali (ossia 12 genitori in totale) e svolto un’analisi tematica del contenuto, combinata con un’analisi diadica, per rispondere a due domande principali: (a) In che modo i genitori descrivono il proprio ruolo di genitori di adolescenti nel contesto della genitorialità intensiva, tenendo conto dei crescenti bisogni di autonomia dell’adolescente, dei significati che attribuiscono alla genitorialità e delle loro idee sul «genitore perfetto»? (b) In che modo i genitori danno senso al proprio coordinamento cogenitoriale, in particolare per quanto riguarda la divisione quotidiana dei compiti genitoriali e domestici? Questo metodo ci ha permesso di raccogliere dati qualitativi ricchi e approfonditi attraverso un approccio indiretto, che ha favorito l’emergere di intuizioni più sfumate sulle esperienze vissute dalle persone partecipanti (del Rio Carral, 2014).
I dati analizzati consistevano in 12 interviste individuali semistrutturate con un campione di genitori svizzeri francofoni (cfr. Tabella 1), comprendente una coppia dello stesso sesso e cinque coppie di sesso diverso (Nmadri = 7, Npadri = 5). Ogni persona partecipante era genitore di almeno un o una adolescente (due ragazze, quattro ragazzi) di età compresa tra i 14 e i 17 anni (Metà = 15.67, SD = 1.21), non necessariamente primogenito. L’età dei genitori andava dai 42 ai 60 anni (Metà = 48.08, SD = 5.44). La maggior parte dei genitori era sposata (N = 10), mentre una madre e un patrigno erano conviventi. Metà del campione possedeva un titolo di istruzione superiore (almeno di livello bachelor) e l’altra metà aveva completato un apprendistato (ossia una formazione professionale). Data la delicatezza culturale delle questioni finanziarie, alle persone partecipanti non è stato chiesto di indicare il proprio reddito. Tutte risiedevano nei dintorni di una città di medie dimensioni. Concentrandosi su un numero limitato di partecipanti, questo studio ha garantito un’esplorazione approfondita del contesto e delle prospettive specifiche di ciascun genitore.
Tabella 1 — Caratteristiche delle persone partecipanti.
Nota: U = uomo; D = donna.
Tre coppie sono state reclutate con un campionamento a valanga, avviato attraverso la rete personale della prima autrice e i suoi contatti nella comunità locale. Altre due coppie sono state individuate in modo casuale a partire da un precedente studio quantitativo sulla genitorialità, in cui le persone partecipanti avevano la possibilità di lasciare i propri recapiti per ricerche successive. Un’ulteriore coppia è stata raggiunta tramite le prime persone partecipanti. Il criterio di inclusione era essere genitore di almeno un o una adolescente tra i 14 e i 17 anni. Abbiamo concentrato l’attenzione sui genitori di adolescenti all’ultimo anno della scuola dell’obbligo o nei primi 2 anni della scuola secondaria post-obbligatoria (ossia il liceo, noto in Svizzera come «gymnase»), poiché si tratta generalmente di un periodo di transizione durante il quale chi è adolescente acquista una maggiore indipendenza, in particolare in ambito scolastico. Poiché lo scopo dello studio era esplorare la genitorialità in senso più ampio nella società contemporanea, l’identificazione come «genitori intensivi» non rientrava tra i criteri di inclusione. Prima della raccolta dei dati, le persone partecipanti sono state informate degli obiettivi dello studio e della partecipazione del partner tramite una scheda informativa. Questo documento chiariva inoltre il diritto di ritirarsi in qualsiasi momento e il trattamento riservato dei dati, compreso l’uso di pseudonimi per garantire l’anonimato. È stato quindi ottenuto il consenso informato scritto di tutte le persone partecipanti. Le informazioni sociodemografiche di base (età, professione, stato civile, numero di figli, regione di residenza) sono state raccolte tramite questionario. Sulla base di queste informazioni, abbiamo potuto considerare diversi tipi di configurazioni cogenitoriali, che riflettevano variazioni nello status socioeconomico e nei tassi di occupazione delle madri. Lo studio è stato approvato dalla Commissione etica dell’Università di Losanna.
La riflessività è una componente chiave della ricerca qualitativa: richiede a chi fa ricerca di considerare come il proprio background e le proprie esperienze ne plasmino la prospettiva. In questo studio, va notato che la prima autrice è una donna senza figli, psicologa e dottoranda, la cui prospettiva è informata dalla propria adolescenza difficile e dall’esposizione a diversi approcci genitoriali nel contesto di una famiglia divorziata. Questo background personale ha alimentato il suo interesse per il modo in cui gli standard genitoriali contemporanei influenzano la genitorialità durante l’adolescenza, in particolare dal punto di vista dei genitori.
Prima di condurre le interviste semistrutturate, è stata elaborata una traccia di intervista per consentire alle persone partecipanti di esplorare e formulare le proprie esperienze legate alla genitorialità, all’essere genitori e al proprio ruolo all’interno della coppia genitoriale. Questa traccia (cfr. l’Appendice nei materiali supplementari) comprendeva domande aperte su temi quali la vita quotidiana, la ripartizione dei compiti genitoriali e domestici, il modo di intendere le esigenze della genitorialità, la cogenitorialità, la vita professionale e le eventuali pressioni sociali legate all’essere genitori. Ricorrendo a un’ampia gamma di domande aperte, abbiamo fatto in modo che le persone partecipanti potessero sollevare e sviluppare temi che andavano oltre l’ambito prestabilito. Ad esempio, chiedere com’è una «giornata tipo» permetteva di affrontare in modo più fluido gli aspetti organizzativi, genitoriali e cogenitoriali (del Rio Carral, 2014). Un’intervista pilota iniziale è stata condotta con il padre di una ragazza adolescente per valutare la qualità della traccia. Questa intervista è stata esclusa dall’analisi, poiché la traccia è stata successivamente rivista per renderla più chiara. Tutte le interviste sono state condotte dalla prima autrice, per mantenere uno stile di conduzione coerente e garantire un’interpretazione unitaria dei temi tra le persone partecipanti.
Una volta che una coppia accettava di partecipare, venivano fissate interviste individuali con ciascuna persona in un luogo di sua scelta, come la propria abitazione, il luogo di lavoro o un caffè del quartiere. Le interviste a domicilio si svolgevano quando la persona partecipante era sola o in una stanza separata, così che né la prole né il partner potessero ascoltare la conversazione o interromperla. Alle persone intervistate è stato chiesto di non parlare dell’intervista con il partner finché entrambi non avessero concluso la propria, in modo che l’esito della prima intervista non influenzasse la seconda. Abbiamo utilizzato la stessa serie di domande per entrambi i partner, indipendentemente dalle loro risposte individuali. Per tutelare la riservatezza, le persone partecipanti non sono state informate della concordanza o meno dei propri racconti con quelli del partner.
Le interviste sono durate circa 1 ora (da 35 minuti a 1 ora e 39 minuti) e sono state registrate in audio con il consenso della persona partecipante. Ogni intervista è stata poi trascritta parola per parola, eliminando tutti i dati personali identificativi per garantire la riservatezza.
Condurre interviste separate con i partner ha permesso alle persone partecipanti di esprimere esperienze e opinioni che avrebbero potuto esitare a condividere in presenza dell’altro, favorendo racconti sinceri e personali (Esterberg, 2002). Da un punto di vista socio-costruttivista, come illustrato da Reczek (2014), le interviste separate facilitano l’esplorazione di punti di vista sia simili sia diversi, mettendo in luce come le prospettive individuali plasmino collettivamente la squadra genitoriale. Offrono inoltre una comprensione più ricca e da più angolature delle dinamiche familiari, cogliendo interpretazioni sfumate o persino contraddittorie della cogenitorialità (Reczek, 2014).
Le trascrizioni delle interviste sono state analizzate in primo luogo mediante l’analisi tematica riflessiva (Braun & Clarke, 2019), una variante specifica dell’analisi tematica ampiamente utilizzata in psicologia. L’analisi tematica riflessiva offre un metodo rigoroso e sistematico per codificare i dati qualitativi, in cui i temi sono considerati come attivamente co-costruiti da chi fa ricerca all’«intersezione tra dati, processo analitico e soggettività» (Braun & Clarke, 2019, p. 594). Questo metodo è particolarmente adatto a esplorare esperienze complesse e sfaccettate come la genitorialità in adolescenza, poiché abbraccia la natura sia soggettiva sia interpretativa dei dati. Ponendo l’accento sulla riflessività di chi fa ricerca, questo approccio garantisce che l’analisi resti fedele alle prospettive delle persone partecipanti e al tempo stesso aperta a schemi e temi più ampi all’interno del corpus di dati (Braun & Clarke, 2021). I racconti delle persone partecipanti sono stati analizzati in modo induttivo, a partire dalla creazione di codici semantici, successivamente raggruppati in sottotemi condivisi e in temi generali sulla base di somiglianze e differenze semantiche. In un’ultima fase, questi temi sono stati riesaminati criticamente e affinati, garantendone coerenza e pertinenza. Dopo l’individuazione di temi e sottotemi, abbiamo condotto un’analisi diadica per esaminare convergenze e divergenze nei racconti dei partner rispetto a questi temi (Reczek, 2014). In alcuni casi, i genitori hanno fornito resoconti divergenti, interpretati non come difetti metodologici ma come indice del carattere intrinsecamente complesso e soggettivo della cogenitorialità. Poiché la struttura dell’intervista restava la stessa indipendentemente dalle risposte del partner, queste differenze hanno arricchito l’analisi, rivelando all’interno delle coppie punti di vista sia convergenti sia contrastanti.
La prima autrice ha codificato sistematicamente i dati con il software NVivo 14 (QSR International, 2023) e ha seguito un rigoroso protocollo di codifica singola, convalidato attraverso la coerenza intra-codificatore (Kawamoto et al., 2023), mentre la seconda e la terza autrice hanno codificato in modo indipendente tre interviste, così che metà delle interviste è stata codificata due volte per rafforzare l’affidabilità dell’analisi (Church et al., 2019). Questa codifica collaborativa è stata arricchita da incontri regolari per discutere codici iniziali, temi e sottotemi, garantendo un approccio rigoroso all’analisi tematica riflessiva. Gli altri tre membri del gruppo di ricerca hanno contribuito a sviluppare il protocollo di ricerca, a individuare i temi chiave e a impostare la discussione dei risultati, assicurando al contempo una supervisione fondata sulla loro competenza in psicologia dello sviluppo e della famiglia, in analisi qualitativa e in studi di genere, così da garantire un quadro analitico solido e completo. Per assicurare il rigore dei risultati, la ricercatrice principale ha seguito i criteri di credibilità, trasferibilità, affidabilità e confermabilità di Lincoln e Guba (1985). La credibilità è stata rafforzata da un confronto approfondito con i dati e da pratiche riflessive di scrittura di memo. Una descrizione densa del processo di ricerca ha sostenuto la trasferibilità, e sessioni di debriefing tra pari hanno rafforzato sia la credibilità sia l’affidabilità. La confermabilità è stata garantita dalla tenuta di un diario riflessivo, che documentava le reazioni personali della ricercatrice e attenuava i potenziali bias, mantenendo così la giusta distanza rispetto ai racconti delle persone.
L’analisi tematica riflessiva ha permesso di individuare tre temi principali. Mentre i temi «adesione alle aspettative sociali sui ruoli genitoriali» e «l’evoluzione della relazione genitore-adolescente» illuminano soprattutto la prima domanda di ricerca, alla seconda risponde il tema «lavoro di squadra di genere?».
Questo tema esplora il modo in cui i genitori descrivono i propri ruoli e come tali costruzioni si collegano ad aspettative sociali più ampie. Esaminando ciò a cui danno priorità in quanto genitori e come immaginano il «genitore perfetto» nel contesto attuale, otteniamo una comprensione più profonda dei modi in cui si confrontano con le norme contemporanee e vi si adattano. Il sottotema «disponibilità emotiva e fisica» mette in luce l’importanza che i genitori attribuiscono all’essere presenti, fisicamente ed emotivamente, per la prole, nonché il senso di colpa che provano quando sentono di non esserlo abbastanza. Il secondo sottotema, «aspettative genitoriali di sviluppo e di successo», approfondisce le alte aspettative che i genitori nutrono, spesso riflesso delle concezioni sociali sulle responsabilità genitoriali.
Interrogati sulla loro visione del ruolo genitoriale e su che cosa significhi essere un «buon genitore», i genitori hanno comunemente sottolineato l’importanza di essere presenti, sia emotivamente sia fisicamente, per i figli adolescenti. Questa aspettativa era condivisa da madri e padri, che insistevano sull’importanza di mantenere una presenza genitoriale in casa e di organizzare di conseguenza le proprie routine. Ad esempio, Fabien, padre di due figli, particolarmente attento alla salute mentale degli adolescenti di casa, ha espresso questa priorità: «Allora, per me la cosa più importante è davvero, come dicevo prima, non è per forza l’attività, è la presenza, perché i figli sappiano che siamo disponibili.» Sua moglie, Ariana, ha fatto eco a questo sentimento parlando della propria organizzazione quotidiana: «Dove non cedo è che non voglio essere assente, ecco. Non voglio che sentano la mia mancanza, ecco.» Allo stesso modo, Christelle, madre casalinga di tre figli, ha sottolineato il valore della presenza fisica:
Posso includere anche mio marito, in effetti siamo molto li circondiamo bene, quindi non siamo sempre dietro di loro, ma penso che abbiano questa presenza in casa, visto che io non lavoro fuori, quindi è vero che hanno sempre un punto di riferimento che c’è, che è presente.
Parallelamente, i genitori che sentivano di non essere abbastanza presenti provavano spesso sensi di colpa. Ad esempio, David, padre di quattro figli, ha espresso questo sentimento quando gli è stato chiesto se sentisse di fare troppo o non abbastanza: «Non abbastanza, chiaramente. Vorrei esserci un po’ di più, ma è così Abbiamo scelto la nostra vita da titolari e da liberi professionisti, quindi quando dobbiamo lavorare, lavoriamo, e poi lavoriamo tanto.» Nella stessa linea, Fabien ha espresso frustrazione per non essere presente e coinvolto quanto vorrebbe:
E non abbastanza, sì, perché vorremmo sempre essere più presenti per i figli, soprattutto nel fine settimana. Beh, per la scuola, è vero che torniamo da una giornata, siamo, non, non abbiamo per forza l’energia che abbiamo la mattina.
Questa preoccupazione di essere disponibili emotivamente e fisicamente riflette un’aspettativa sociale contemporanea più ampia. Molti genitori hanno messo a confronto il proprio approccio con l’educazione ricevuta, ricordando che i loro genitori erano stati meno presenti o coinvolti emotivamente durante la loro adolescenza. Definiscono questo tipo di genitorialità disimpegnata «vecchia scuola», non più attuale né appropriata. Ad esempio, Monique, madre di quattro figli, ha ricordato che i suoi genitori erano stati in gran parte estranei al suo sviluppo emotivo: «Erano presenti ma per niente investiti in … Non mi hanno mai chiesto come vivevo la mia adolescenza, come no, era proprio.» Il comportamento dei propri genitori è dunque raramente un punto di riferimento, e i genitori se ne distanziano richiamandosi agli standard attuali di attenzione emotiva.
Al di là delle aspettative verso sé stessi, molti genitori hanno espresso anche esigenze specifiche nei confronti della prole, in particolare per quanto riguarda la partecipazione ad attività extrascolastiche, come lo sport e la musica, considerate essenziali per uno sviluppo riuscito. Queste aspettative riflettevano il desiderio di fornire a figlie e figli strumenti per il successo futuro. Ad esempio, Pierre, patrigno e padre di tre figli, ha sottolineato il ruolo dei genitori nell’allargare gli orizzonti: «Il ruolo dei genitori è aprire la loro mente a cose che possono essere importanti per altre persone, che esistono accanto a ciò che fanno loro.» Sua moglie, Kate, ha fatto eco a questa visione, sottolineando il proprio impegno a far vivere al figlio esperienze culturali:
Non legge per niente Allora una volta durante le vacanze estive gli do un libro da leggere e lui ci sta e lo rispetta. E poi ho un abbonamento a teatro a [luogo] e ogni anno lo porto a tre o quattro spettacoli e lui sa che deve venire Non si discute.
Il suo partner, tuttavia, assumeva una posizione più equilibrata, sottolineando l’importanza di adeguare le aspettative allo stadio di sviluppo dell’adolescente. In modo analogo, Chantal era ferma sul fatto che le sue due figlie praticassero sia uno sport sia un’attività musicale: «In ogni caso, ho detto che dovevano almeno avere uno strumento e uno sport.» La sua partner, Christine, era d’accordo e sottolineava i benefici cognitivi di queste attività:
Ci sono cose che ho insistito che facesse, tipo, beh, era Chantal, più la musica. E poi lo sport. Penso che se si vuole studiare bene, se si vuole che il cervello sia ben irrorato, lo sport è proprio quello che ci vuole.
Quando l’adolescente non soddisfaceva queste aspettative, i genitori provavano spesso senso di colpa e si rimproveravano. Patrick, padre di tre figli, ha riflettuto sulla decisione del figlio di smettere di suonare il pianoforte: «Penso di non averlo spinto abbastanza per la musica. Ha lasciato il pianoforte, ma è così tipico.» Allo stesso modo, Ariana si sentiva in colpa per la scarsa partecipazione del figlio allo sport e alla musica, confrontandosi con altri genitori:
Quando senti amici che ti dicono che i loro figli, beh, vanno benissimo a scuola, che sono iscritti al conservatorio o che fanno un sacco di sport e di attività, e che con i tuoi non è per forza così, sì. Non ti senti un granché come genitore.
Suo marito, Fabien, condivideva queste preoccupazioni e questi autorimproveri per lo scarso coinvolgimento del figlio nelle attività extrascolastiche, interrogandosi sulla propria responsabilità e confrontandosi con altri genitori. Ariana, però, temperava il proprio senso di colpa relativizzando e sottolineando che la cosa più importante per lei è che il figlio stia bene con sé stesso.
In sintesi, i ruoli genitoriali sono colorati da aspettative sociali che definiscono che cosa significhi essere un buon genitore, sottolineando l’importanza di offrire esperienze e opportunità diverse per preparare la prole al futuro. Queste aspettative sono spesso rigide, idealizzate e talvolta contraddittorie, e creano una pressione notevole a conformarsi. Questa tensione mette in luce lo scarto tra gli ideali sociali, radicati in discorsi e valori, e le realtà vissute della genitorialità. Nel tentativo di conciliare questi ideali con le proprie pratiche, i genitori possono percepirsi come inadeguati, il che alimenta un senso di colpa pervasivo. Questo divario tra standard sociali e autopercezione genitoriale sottolinea la natura complessa e spesso impegnativa della genitorialità contemporanea in adolescenza.
Un altro tema chiave nei racconti dei genitori era il carattere evolutivo della loro relazione con i figli adolescenti. Riconoscendo i cambiamenti nel comportamento della prole, i genitori ammettevano la necessità di fare un passo indietro per favorirne l’autonomia. Questo tema è esaminato attraverso tre sottotemi: «cercare il giusto equilibrio», in cui i genitori descrivevano la propria ambivalenza nel fidarsi delle capacità dell’adolescente; «porre dei limiti», che mette in luce il coinvolgimento dei genitori nel percorso scolastico e nella progettazione professionale dell’adolescente, pur incoraggiandone l’autonomia e l’indipendenza; e «creare momenti condivisi», che sottolinea l’importanza dei rituali familiari per i legami e la connessione man mano che l’adolescente diventa più indipendente.
I racconti dei genitori mettevano in luce un’ambivalenza tra il favorire l’autonomia della prole e il conformarsi alle norme della genitorialità intensiva, che privilegiano un forte coinvolgimento genitoriale. Descrivevano quindi un cambiamento notevole nella relazione genitore-adolescente, caratterizzato dalla crescente tendenza dei genitori a concedere più autonomia, il che richiede di avere fiducia nella capacità dell’adolescente di agire in modo responsabile. Monique, come molti genitori, ha osservato che sua figlia trascorre ormai gran parte del tempo da sola e che lei non si sente più in grado di controllare come la figlia gestisce il proprio tempo libero:
Adesso hanno una sfera privata. Non è come con i piccoli adesso bisogna lasciarli in camera loro, lasciarli in pace, che gestiscano il loro tempo, che gestiscano la loro vita, e allo stesso tempo mantenere un dialogo, eh?
Suo marito, David, ha sottolineato l’importanza di lasciare a chi è adolescente la libertà di crescere restando disponibili a offrire sostegno in caso di bisogno: «Bisogna lasciar andare. Devono poter evolvere da soli. È quello che dicevo prima, dargli gli strumenti e poi esserci se c’è un problema.» Kate ha fatto eco a questo sentimento, in particolare riconoscendo di non sapere che cosa faccia il figlio durante la giornata: «Sinceramente, durante il giorno, non so cosa fa, non so dove sia in questo momento.»
Questo desiderio di concedere maggiore indipendenza generava tuttavia spesso un senso di ambivalenza rispetto al ruolo genitoriale. Pierre, il partner di Kate, ha riconosciuto la difficoltà costante di trovare il giusto equilibrio tra controllo e autonomia:
Sì, certo, è sempre difficile mettere il cursore al punto giusto. E a volte ti accorgi di aver mollato un po’ troppo, e a volte ti accorgi che devi allentare un po’ la presa. Ma è un lavoro continuo, sempre in corso.
In modo analogo, Christelle e il suo partner, Auguste, faticavano a porre limiti adeguati, soprattutto per quanto riguarda la scuola e le responsabilità domestiche:
Beh, allo stesso tempo vorrei che fossero più autonomi, ma allo stesso tempo mi dico che lì. Dovrei essere più ehm direttiva e allo stesso tempo non dovrei esserlo troppo, perché penso che abbiano già così tanto è questione di trovare il giusto equilibrio, ma per il momento non l’ho ancora trovato. (Christelle, 50)
Nel complesso, i genitori esprimevano una fiducia crescente nei propri figli adolescenti, riconoscendoli sempre più come persone responsabili e indipendenti, pur cercando di bilanciare questa fiducia con una guida e una struttura adeguate.
Secondo i racconti dei genitori, pur sostenendo l’autonomia dell’adolescente, essi sottolineavano anche l’importanza di mantenere limiti chiari, in particolare riguardo all’uso dello smartphone, alle uscite e alle responsabilità scolastiche. Queste regole, sebbene spesso flessibili e oggetto di negoziazione con l’adolescente, erano considerate necessarie per orientarne il comportamento. Ad esempio, Patrick ha spiegato come è regolato l’uso del telefono in casa sua: «Il telefono, su certe applicazioni, gli dice ‘hai raggiunto il tuo limite di tempo’, e lui può chiederne di più. A volte viene da me a chiedere un’ora in più, e gliela concedo se è il fine settimana.» Al contrario, sua moglie Déborah adottava una posizione più severa, preoccupata per la riduzione della capacità di attenzione dovuta all’uso della tecnologia e per il suo possibile impatto sulla scuola: «Allora sì, le regole le metto io, ma Patrick in realtà le toglie [ride]. Quando sono a casa io, ci sono regole.» Patrick ha poi precisato che la sua attenzione va oltre il tempo davanti allo schermo e riguarda i contenuti consultati: «Per lei il computer non va bene, ma a me interessa di più come lo usano, piuttosto che dire semplicemente di no.» Allo stesso modo, David imponeva la regola di poter accedere in qualsiasi momento ai contenuti del telefono della figlia, per assicurarsi che ne facesse un uso appropriato: «Una regola è che possiamo avere accesso in ogni momento, che lei mi possa mostrare i contenuti del suo telefono.»
Quanto alle uscite, i genitori cercavano di mantenere una cornice strutturata senza limitare completamente la libertà dell’adolescente. Ad esempio, Chantal e Christine permettevano alla figlia di uscire una volta per fine settimana, per non compromettere i compiti scolastici. L’orario di rientro era flessibile, come spiegava Chantal: «Diamo loro un orario per rientrare, e a volte ci mandano un messaggio per chiedere una proroga. Allora ne discutiamo e decidiamo sì o no.» Questo approccio riflette una tendenza alla negoziazione delle regole, in cui adolescenti e genitori definiscono insieme i limiti.
Il successo scolastico e le prospettive professionali restavano tuttavia un’area di forte preoccupazione per i genitori. Molti descrivevano il sentirsi responsabili di «mettere al sicuro» il futuro della prole e riferivano di avere difficoltà a rinunciare al controllo sulle questioni scolastiche. Patrick, ad esempio, considerava il rendimento scolastico del figlio un requisito per poter mantenere un certo stile di vita: «Cerca di andare bene a scuola, così potrai avere un lavoro che ti permetta di mantenere la vita che avevi da piccolo.» Anche Déborah sottolineava il valore dell’istruzione: «Se siamo arrivati fin qui, è perché abbiamo lavorato i figli sono abituati a un certo tenore di vita, e voglio che lo mantengano.» Molti genitori dicevano di sentirsi legittimati a essere più direttivi in questo ambito se percepivano dei problemi, anche se ciò a volte li portava a rimettersi in discussione. Kate, ad esempio, ha raccontato di aver lasciato al figlio la scelta di ripetere o meno un anno scolastico, ma di aver poi rimesso in dubbio questa decisione: «Non avrei dovuto lasciargli la scelta, perché non aveva la maturità.» Nel complesso, i genitori mostravano gradi diversi di preoccupazione per il futuro dell’adolescente, ma concordavano all’unanimità sull’importanza di porre dei limiti e di orientare le scelte scolastiche e professionali.
Man mano che chi è adolescente acquistava maggiore autonomia e passava più tempo con i pari, i genitori sottolineavano l’importanza di mantenere routine familiari, come i pasti condivisi, per assicurare interazioni regolari e coltivare la relazione genitore-adolescente durante questo periodo cruciale dello sviluppo. Ad esempio, Christine ha descritto una tradizione di lunga data in famiglia: «Nel fine settimana abbiamo una tradizione: il venerdì sera è la serata pizza. Così sappiamo che tutti devono esserci il venerdì sera per la pizza.» Questo rituale aveva per Christine un significato maggiore che per la sua partner, Chantal, che insisteva meno sul ritrovarsi per mangiare: «Mia moglie vorrebbe che fossimo sempre tutti a tavola. Io non obbligo nessuno a mangiare, ma non preparo un altro pasto per chi non ha voglia di quello che c’è.»
Alcuni genitori hanno introdotto nuovi rituali in risposta alla crescente indipendenza dell’adolescente. Ad esempio, Kate spiegava: «Da poco abbiamo introdotto una serata di famiglia in cui tutti sono presenti e tutti partecipano. […] In compenso, le altre sere sono un caos.» Allo stesso modo, Fabien sottolineava l’importanza dei pasti condivisi come momenti di connessione: «Ma è chiaro, quando viene a mangiare e siamo tutti a tavola, per noi è un è, è normale, non c’è telefono per nessuno, è un momento che passiamo insieme, parliamo.» Preservando questi momenti condivisi, i genitori cercavano di mantenere legami significativi con l’adolescente, nonostante la riduzione del tempo trascorso insieme. Queste routine fungevano anche da cornice strutturante in un contesto di crescente indipendenza e autonomia.
L’ultimo tema riguardava i resoconti delle persone intervistate su come i compiti di cura fossero organizzati all’interno della coppia e su come fossero distribuite (o meno) le responsabilità per l’educazione dell’adolescente. Sebbene tutti i genitori esprimessero l’impegno a una genitorialità collaborativa a beneficio dei figli adolescenti, i loro ruoli erano spesso plasmati da norme di genere tradizionali. Questo tema è articolato in tre sottotemi. Il primo, «Mamma, manager della famiglia», sottolinea il ruolo primario che le madri svolgono nell’organizzazione familiare e il carico mentale che spesso sostengono. Ciononostante, i genitori descrivevano spesso i propri ruoli come complementari, ma delicati, nozione esplorata in «complementarità e iniquità genitoriali». Infine, «formare una squadra coerente» sottolinea che, nonostante le differenze di ruolo, i genitori cercavano in genere di sostenersi a vicenda e discutevano insieme dell’istruzione e dell’educazione della prole, favorendo un approccio unitario.
Il primo sottotema mette in evidenza il carico mentale che grava sulle madri e il loro ruolo centrale nella gestione della famiglia. In tutte le interviste, le madri erano costantemente descritte come le principali organizzatrici, che assicurano il buon funzionamento della casa. Monique si occupava della scolarità della prole e dell’organizzazione delle attività familiari. Monique commentava: «L’organizzazione del tempo libero in famiglia è al 100% mia.» Suo marito non ha menzionato la gestione del tempo familiare ma, interrogato, ha ammesso che anche dell’istruzione dei figli si occupava in gran parte Monique: «È soprattutto mia moglie che se ne occupa, io sono sempre lì vicino, ma sì, è lei che se ne occupa. Anche i colloqui con gli insegnanti, sono andato a uno o due, ma è una seccatura.» Era anche una responsabilità pesante, come ricorda Kate, raccontando che a volte la sveglia nel cuore della notte.
Anche la severità emergeva come questione collegata: le madri erano spesso considerate più rigorose dei padri nel far rispettare le regole. Ad esempio, durante un’intervista, Kate si è resa conto di avere aspettative più alte in fatto di buone maniere, mentre il suo partner, Pierre, percepiva la genitorialità come un processo più istintivo. Ha suggerito che la pressione avvertita da Kate potesse derivare dalle sue stesse aspettative personali: «Ma certo, sì, ci si può sentire sotto pressione. Ma penso che spesso sia la persona stessa a sentire quella pressione.» Tutte le madri, comunque, riconoscevano di avere una posizione più severa, come esemplificato da Déborah, che sia lei stessa sia il suo partner, Patrick, identificavano come la principale garante delle regole. In sintesi, le madri erano generalmente viste come coordinatrici delle attività familiari, custodi delle routine e principali garanti delle regole.
Nella maggior parte delle interviste, i genitori parlavano di «complementarità» nel descrivere il proprio coordinamento, riferendosi al modo in cui bilanciavano e coordinavano i rispettivi approcci educativi. In genere, un genitore assumeva un ruolo più severo mentre l’altro era più indulgente, creando una dinamica equilibrata spesso descritta come una strategia del «poliziotto buono, poliziotto cattivo». Ad esempio, per Patrick e Déborah questa complementarità era vista come benefica, come osservava Patrick: «La dualità per me è molto importante. Che ci completiamo bene, ed è una cosa che facciamo molto bene, credo, con Déborah.» Allo stesso modo, Christine, partner di Chantal, osservava: «Allora, io sono il poliziotto buono, Chantal è il poliziotto cattivo, per via del suo carattere.» Questo esempio, tratto da una coppia dello stesso sesso, indica che una simile divisione dei ruoli può andare oltre le aspettative di genere tradizionali. Tuttavia, sia i padri sia le madri riconoscevano la possibile difficoltà di questa dinamica, come notava Auguste: «È difficile mia moglie pensa che io non sia abbastanza severo, ed è difficile non attribuire il ruolo del poliziotto a una persona mentre l’altra fa quella gentile.» Ciò illustra come possano sorgere tensioni quando a un genitore viene sistematicamente assegnato il ruolo del «poliziotto cattivo».
La complementarità si estendeva anche alla divisione tradizionale dei compiti domestici e genitoriali, con le madri che assumevano in genere una responsabilità maggiore, spesso giustificata sia da loro stesse sia dai partner con il fatto di essere meno coinvolte nella sfera professionale rispetto ai partner. Questa priorità data alla famiglia rispetto alla carriera iniziava spesso con la nascita dei figli e proseguiva fino all’adolescenza. Monique diceva di sentirsi a volte sopraffatta da questo assetto: «Gestisco tutto in casa, la logistica, il bucato, i pasti, ma a volte mi sembra un peso gravoso occuparmi da sola degli hobby e del tempo libero della famiglia.» Segnalava anche discussioni occasionali con il marito su questo squilibrio:
Vorrei un po’ di aiuto a volte ho delle crisi in cui gli dico che ne ho abbastanza, allora lui organizza qualcosa, e funziona per due o tre settimane prima che se ne dimentichi di nuovo, e devo dirglielo un’altra volta.
Alcune coppie, tuttavia, riferivano un’organizzazione più flessibile, giorno per giorno. Ad esempio, Patrick menzionava la loro responsabilità condivisa nel preparare i pasti di mezzogiorno: «Va bene, lo facciamo tutti e due in modo naturale, a seconda di chi è disponibile. In questo periodo di solito tocca a me, perché sono a casa a pranzo, mentre lei lavora di più.» Anche in queste situazioni, però, le madri mantenevano un ruolo di guida, come precisava la moglie di Patrick, Déborah: «Beh, devo sempre dirgli di mettere questo piatto in forno a una certa ora o … quindi preparo i pasti in anticipo.» Ciò illustrava i limiti del concetto di complementarità per alcuni genitori, mettendo in luce come, anche negli assetti flessibili, fossero spesso le madri a mantenere la supervisione principale della logistica familiare.
Nonostante le difficoltà di coordinamento dei ruoli genitoriali talvolta menzionate nelle interviste, i genitori cercavano in genere di formare una squadra coerente e solidale nel proprio impegno educativo. Infatti, sebbene a volte faticassero a completarsi a vicenda, restava un’enfasi netta sull’importanza di formare una squadra genitoriale. In particolare, molti sottolineavano l’importanza di presentarsi uniti davanti alla prole, anche quando in privato non erano d’accordo su certe questioni. Christine descriveva così questo approccio:
La cornice può essere flessibile, ma deve restare coerente. E se non siamo d’accordo, io e mia moglie abbiamo imparato a non criticarci mai davanti ai figli. Anche se non siamo d’accordo, ne veniamo a capo insieme.
Allo stesso modo, Patrick riconosceva che, pur non condividendo sempre l’entusiasmo della moglie Déborah per certe attività, ne sosteneva le iniziative: «Lei voleva visitare il museo sabato e io all’inizio non ero motivato. Ma l’ho comunque incoraggiata, e ho trovato un modo per motivare anche i ragazzi: ‘Dai, andiamo, sarà divertente.’»
I genitori sottolineavano anche l’importanza di discutere insieme le strategie educative per offrire un sostegno unitario all’adolescente. David spiegava il loro approccio collaborativo nel definire le regole: «Quasi nessuna decisione importante viene presa unilateralmente. Siamo sempre in due. Quando mia moglie dice qualcosa, io la sostengo, e viceversa, così c’è coerenza. Almeno, ci proviamo.» Anche Kate e Pierre sottolineavano le frequenti conversazioni sulle decisioni educative, come osservava Kate: «Chiedo sempre il suo parere e, anche se non sempre lo seguo, tengo al suo contributo.» Pierre concordava, aggiungendo: «È tutta una questione di lavoro di squadra.» Quando però i genitori non erano d’accordo, ciò portava talvolta al conflitto, come nel caso di Fabien e Ariana. Fabien spiegava che il suo approccio più diplomatico finiva a volte per minare la posizione più severa di Ariana, generando attriti: «Intervenendo a cose fatte, l’ho un po’ sabotata. È questo che mi rimprovera.»
In conclusione, sulla base dei resoconti delle persone partecipanti, sebbene il genere plasmasse la divisione delle responsabilità genitoriali, i genitori cercavano costantemente di mantenere una squadra genitoriale coerente e solidale. Facendo in modo che i loro ruoli si completassero a vicenda, miravano a offrire un ambiente stabile e coerente ai figli adolescenti.
Le ricerche precedenti sulla genitorialità, sulla cogenitorialità e sulla genitorialità intensiva si sono concentrate in larga misura sulle prime fasi della genitorialità, mettendo spesso l’accento sulle dinamiche di genere all’interno delle coppie (Faircloth, 2021). Gli studi che coinvolgono genitori di adolescenti e la tensione tra concessione di autonomia e genitorialità intensiva si sono basati soprattutto su metodi quantitativi (ad es., Lamprianidou, Eira Nunes, et al., 2025; Venard et al., 2024). Solo pochi studi hanno adottato approcci qualitativi per esaminare come i genitori interpretino e diano senso alle proprie esperienze e pratiche e come ciò risuoni con le norme genitoriali contemporanee (ad es., Lamprianidou, Venard, et al., 2025), il che limita la nostra comprensione di questo tema in questa fase dello sviluppo. Inoltre, le dinamiche che plasmano la cogenitorialità durante l’adolescenza, così come i modi sfumati in cui le dinamiche di genere si manifestano in questa fase, restano in gran parte inesplorate. Per colmare queste lacune, il nostro studio offre un’esplorazione qualitativa e approfondita dei racconti di coppie genitoriali, incentrata sulle loro concezioni convergenti e divergenti della genitorialità e della cogenitorialità. Attraverso l’analisi tematica riflessiva e l’analisi diadica, abbiamo individuato tre temi centrali che colgono le prospettive dei genitori. Il primo tema, «adesione alle aspettative sociali sui ruoli genitoriali», riflette le opinioni dei genitori sul proprio ruolo di genitori di adolescenti, influenzate dalle aspettative legate alla genitorialità intensiva. Il secondo tema, «l’evoluzione della relazione genitore-adolescente», riflette le dinamiche mutevoli tra genitori e adolescenti, poiché la necessità di bilanciare il senso di vicinanza e i dettami di un’ideologia della genitorialità intensiva con la concessione di autonomia e indipendenza diventa particolarmente saliente in queste relazioni. Infine, «lavoro di squadra di genere?» esplora il modo in cui le coppie gestiscono i propri ruoli cogenitoriali, tra collaborazione e influenza delle norme di genere tradizionali. Nel complesso, questo studio offre spunti sull’interazione complessa tra aspettative sociali, evoluzione delle relazioni genitore-adolescente e coordinamento di genere all’interno delle relazioni cogenitoriali, contribuendo a una comprensione più ricca dei fattori che plasmano le pratiche genitoriali e le esperienze della genitorialità durante l’adolescenza.
In primo luogo, abbiamo messo in luce il modo in cui i genitori davano senso al proprio ruolo quando la prole entrava nell’adolescenza, un ruolo plasmato dall’adesione alle norme intensive contemporanee e dall’evoluzione della relazione genitore-adolescente. Molti genitori sottolineavano l’importanza di essere presenti in casa e attenti al benessere dell’adolescente, con routine quotidiane spesso organizzate per garantire che almeno un genitore fosse disponibile in casa. È interessante notare che le persone intervistate osservavano spesso che il proprio approccio differiva da quello dei loro genitori, che in genere attribuivano meno importanza all’essere disponibili fisicamente ed emotivamente. Questo cambiamento riflette l’emergere di norme genitoriali contemporanee che danno priorità ai bisogni emotivi e fisici dell’infanzia e che sono ormai diventate ampiamente normative (Lee et al., 2024; Scheibling & Milkie, 2023). Tuttavia, sebbene l’intenzione di essere disponibili sia spesso animata da buone intenzioni, può diventare gravosa per i genitori e potenzialmente persino controproducente durante l’adolescenza. Infatti, quando il coinvolgimento dei genitori non si adegua al crescente bisogno di autonomia dell’adolescente, può essere vissuto come intrusivo, eccessivamente protettivo e controllante, suscitando potenzialmente conflitti e tensioni nella relazione genitore-figlio (Van Petegem et al., 2020; Venard et al., 2023). È interessante notare che questa preoccupazione di essere coinvolti sembrava condivisa da madri e padri, a conferma del fatto che le norme della genitorialità intensiva incidono su entrambi i genitori (Lee et al., 2024; Lamprianidou, Eira Nunes, et al., 2025).
Oltre all’importanza attribuita alla presenza emotiva e fisica, i genitori esprimevano anche aspettative specifiche verso l’adolescente e verso sé stessi, tra cui il promuovere la partecipazione ad attività come lo sport o lo studio di uno strumento musicale, come messo in luce dal sottotema «aspettative genitoriali di sviluppo e di successo». Queste aspettative si collegano al desiderio di preparare la prole a diventare persone adulte performanti e di successo, come riflesso nel concetto di «concerted cultivation» (coltivazione concertata) (Lareau, 2018). La «concerted cultivation» designa uno stile genitoriale, particolarmente diffuso nelle famiglie occidentali, che comporta sforzi deliberati e organizzati per coltivare i talenti, le competenze e le capacità della prole (Lareau, 2018). I nostri risultati, insieme a studi precedenti (ad es., Wall, 2010), collegano questi sforzi genitoriali a un’attenzione per lo sviluppo cognitivo, che implica spesso l’adozione dei consigli degli esperti. Inoltre, questo coinvolgimento può spesso riflettere il desiderio dei genitori di offrire all’adolescente opportunità di cui essi stessi possono essere stati privati (Wuyts et al., 2015). In questi casi, infatti, i genitori possono nutrire aspettative particolarmente alte verso la prole, volendo che riesca là dove loro non sono riusciti, oppure vedendo nei suoi successi un riflesso del proprio successo come genitori (Wuyts et al., 2015). Quando i genitori sentivano di non riuscire a soddisfare queste aspettative, riferivano spesso sensi di colpa o di disallineamento, eco di pressioni sociali più ampie legate alle norme genitoriali e alle dinamiche di confronto sociale (Lee et al., 2024; Wall, 2010). Questa ambivalenza rispetto alle proprie pratiche genitoriali illustra quindi come l’ideologia della genitorialità intensiva possa suscitare autovalutazioni sia positive sia negative, influenzando il modo in cui i genitori giudicano il proprio modo di crescere adolescenti rispetto all’educazione ricevuta.
Considerando le dinamiche evolutive delle relazioni genitore-adolescente, pur in presenza di un’enfasi sulla presenza genitoriale e sull’incoraggiamento a continuare a partecipare alle attività familiari, molti genitori dimostravano anche di sostenere l’autonomia dell’adolescente. Tenendo conto dello stadio di sviluppo, i genitori tendevano a rispettarne lo spazio personale e a concedere fiducia, il che è benefico per lo sviluppo in adolescenza (Smetana & Rote, 2019). Alcuni ambiti, tuttavia, come la scuola e l’uso dello smartphone, restavano sotto controllo genitoriale (ad es., Lamprianidou, Venard, et al., 2025), a riflesso delle preoccupazioni dei genitori per il rendimento e lo sviluppo cognitivo della prole. I genitori esprimevano infatti spesso preoccupazione per la riduzione della capacità di attenzione dovuta all’uso della tecnologia e per il suo possibile impatto sulla scuola. Secondo i loro racconti, il loro ruolo consiste nel garantire che la prole mantenga un certo tenore di vita, collegando spesso le scelte professionali al benessere generale e alla soddisfazione di vita (Can, 2023). Inoltre, le disuguaglianze occupazionali e la precarietà lavorativa spingono i genitori a impegnarsi più attivamente nelle questioni scolastiche (Van Petegem et al., 2024). Ciononostante, nel rispetto dell’autonomia dell’adolescente, le regole venivano spesso discusse e regolarmente riviste, il che è tipico di questo periodo dello sviluppo (Smetana & Rote, 2019). Il fatto che all’adolescente fosse spesso lasciata l’autogestione, accompagnata al tempo stesso da una forte spinta all’eccellenza scolastica, potrebbe riflettere anche il contesto sociale più ampio in cui cresce. Sebbene la Svizzera sia infatti caratterizzata da una forte enfasi sull’autonomia individuale, essa mantiene al tempo stesso alte aspettative di riuscita e di successo, come riflesso nel modello di Hofstede Insights, che analizza le culture nazionali lungo dimensioni chiave quali l’individualismo e l’orientamento alla prestazione (Norgesklubben, 2018).
Un’altra dimensione legata all’evoluzione della relazione genitore-adolescente riguardava l’importanza che i genitori attribuivano ai momenti condivisi, in particolare ai pasti in comune. Questi momenti di riunione familiare possono servire a mantenere i legami relazionali e a facilitare lo scambio di idee, fungendo spesso da pietra angolare dei sistemi familiari (Wolin & Bennett, 1984). Possono anche rappresentare un momento in cui certe norme della genitorialità diventano visibili, in particolare attraverso la cura spesso prestata dalle madri perché tutti apprezzino il momento e consumino cibo al tempo stesso sano e appetitoso (Brenton, 2017; Le Moal, 2024). La ricerca suggerisce che le routine strutturate svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo infantile, favorendo le competenze sociali e i miglioramenti comportamentali grazie ad ambienti stabili che consentono di esercitare e affinare le competenze evolutive emergenti (Spagnola & Fiese, 2007). Inoltre, la partecipazione a routine familiari costanti e prevedibili sembra rafforzare le relazioni genitori-figli e contribuire a una maggiore concordanza nelle percezioni che i membri della famiglia hanno della qualità delle relazioni (Boat et al., 2025). Questi diversi resoconti, legati alla nostra prima domanda di ricerca, riflettono una trasformazione in corso nel modo in cui i genitori concepiscono l’essere un buon genitore. Molti sembrano aver interiorizzato standard di genitorialità intensiva che promuovono al tempo stesso un forte coinvolgimento e raccomandano il graduale processo del «lasciar andare» durante l’adolescenza.
Sebbene madri e padri siano entrambi plasmati dalle norme della genitorialità intensiva, il modo in cui esercitano i propri ruoli resta nettamente diverso, e diversi punti importanti emergono quando si affronta la nostra seconda domanda di ricerca sul coordinamento genitoriale all’interno delle coppie. In primo luogo, come suggerivano i nostri risultati, il discorso contemporaneo sulla parità tra partner nei compiti genitoriali e domestici, per quanto sempre più presente, non trova ancora piena corrispondenza nella genitorialità di adolescenti, in linea con quanto osservato nelle prime fasi della genitorialità (Faircloth, 2021). Nonostante il crescente coinvolgimento dei padri e il loro desiderio dichiarato di essere presenti, che conferma le concezioni contemporanee della paternità, secondo cui ci si aspetta che i padri siano più coinvolti di un tempo nella cura e nell’educazione della prole (ad es., Dermott, 2003, 2008), le madri parlano spesso della propria responsabilità genitoriale in modo diverso e tendono a prendere l’iniziativa nel definire l’approccio complessivo della famiglia, in particolare nello stabilire e nel far rispettare le regole familiari. Questo ruolo manageriale materno contrasta con la visione tradizionale dei padri come principali decisori e custodi della famiglia (Collier & Sheldon, 2008; Silverstein & Auerbach, 1999) e riflette una riconfigurazione contemporanea dei ruoli genitoriali. In linea con ricerche precedenti (Blair-Loy & Jacobs, 2003; Scheibling & Milkie, 2023), la maggior parte dei padri sembrava rinegoziare il proprio «schema di dedizione al lavoro» («work devotion schema»), che in passato ne limitava l’impegno e il coinvolgimento emotivo nella vita familiare. Questo cambiamento rimette in discussione la rappresentazione tradizionale dei padri come emotivamente distanti (Silverstein & Auerbach, 1999). Essi sono spesso collocati nel ruolo di «aiutanti» o di genitore «divertente» (Brugeilles & Sebille, 2015; Le Moal, 2024). Di fatto, le madri intervistate assumono anche un ruolo di coordinamento significativo, che riflette la loro persistente centralità nella vita familiare e il carico mentale che ne consegue. Il concetto di carico mentale, che comprende la gestione degli impegni familiari, il ricordarsi degli appuntamenti e l’organizzazione delle faccende domestiche, costituisce un’illustrazione efficace del «doing gender», caratterizzato dalla messa in atto e dal rafforzamento continui delle norme di genere attraverso le interazioni quotidiane e le pratiche sociali (Daminger, 2019; Haupt & Gelbgiser, 2024; West & Zimmermann, 1987). Lo schema «Mamma, manager della famiglia» persisterebbe dunque attraverso questo lavoro cognitivo spesso taciuto, abitualmente considerato un dovere implicito delle madri (Daminger, 2019; Faircloth, 2021), che rafforza lo stereotipo delle donne come naturalmente adatte ai ruoli di cura (Forbes et al., 2020). Assumendo queste responsabilità, le madri mettono in atto ruoli socialmente prescritti, legati ad aspettative di femminilità culturalmente definite, perpetuando dinamiche di genere all’interno della famiglia (Forbes et al., 2020). Parallelamente, nonostante le buone intenzioni, per i padri può essere difficile coinvolgersi di più, poiché alcuni hanno riferito di vivere conflitti interiori tra il proprio ruolo tradizionale, più riservato, e il desiderio di essere più presenti (Barbeta-Viñas & Cano, 2017; cfr. anche Meeussen et al., 2020). Infine, il modo in cui le madri concepiscono la propria responsabilità genitoriale può portarle a essere più coinvolte, fino eventualmente a sovracompensare nei loro sforzi per adempiere al proprio ruolo di cura. In linea con ciò, diversi studi mostrano infatti che le madri tendono a essere, in media, più iperprotettive dei padri (ad es., Venard et al., 2023, 2024).
In questo contesto, i resoconti delle persone partecipanti mettevano in luce una dinamica di complementarità piuttosto che di stretta equità o parità tra partner. Complementarità sembra infatti il termine più preciso per descrivere questa dinamica, con uno schema ricorrente in cui la madre adotta un ruolo più severo e il padre un approccio più flessibile nell’attuazione delle decisioni. Questo termine può servire a giustificare il perdurare di una divisione ineguale del lavoro, limitando potenzialmente il coinvolgimento dei padri agli aspetti più piacevoli della genitorialità (Brugeilles & Sebille, 2015). Inoltre, sebbene i genitori attribuiscano spesso la disparità dei ruoli di cura al minore impegno professionale delle madri, la ricerca mostra che, negli assetti cogenitoriali eterosessuali, ci si aspetta ancora in modo sproporzionato che siano le donne a gestire le responsabilità genitoriali e domestiche. Il coinvolgimento dei padri nella cura della prole dipende in larga misura dagli orari di lavoro di entrambi i partner, mentre il lavoro di cura delle madri è influenzato solo in parte dalla loro situazione occupazionale (Gaunt & Deutsch, 2024). Questo squilibrio è diventato particolarmente visibile durante la pandemia di COVID-19 (Garcia, 2022) ed è particolarmente marcato quando i genitori nutrono credenze essenzialiste che considerano le cure materne biologicamente insostituibili (Gaunt & Deutsch, 2024).
In una prospettiva cogenitoriale, i benefici della complementarità hanno i loro limiti. Le disparità in certi ambiti, come quando un genitore si sente poco sostenuto o percepisce una distribuzione ineguale delle responsabilità, possono contribuire al conflitto cogenitoriale (Feinberg, 2003; Feinberg et al., 2012). Ciò è stato osservato in particolare nelle situazioni in cui un partner non faceva rispettare una regola in modo coerente o non contribuiva ai compiti organizzativi. Gli scarti nella divisione delle responsabilità possono infatti diventare problematici quando esiste un divario tra le aspettative dei genitori e la percezione che hanno dei rispettivi ruoli di cura (Feinberg, 2003). Come indicano ricerche precedenti, questo disallineamento può essere associato a un rischio maggiore di depressione e a un minore adattamento coniugale in entrambi i genitori (Frisco & Williams, 2003). Inoltre, la rigidità di queste divisioni dei ruoli può anche ostacolare la capacità della famiglia di adattarsi alle transizioni o allo stress (Feinberg, 2003).
È importante sottolineare che, sebbene i genitori possano a volte faticare a completarsi in modo equo, attribuivano comunque grande importanza al formare una squadra genitoriale unita. In particolare, le persone partecipanti tendevano a privilegiare l’ideale del lavoro di squadra rispetto alle preoccupazioni sull’equità nella divisione dei compiti, il che suggerisce un’interiorizzazione delle norme di genere relative ai ruoli e alle responsabilità genitoriali (Calarco et al., 2021). Sottolineavano l’importanza del sostegno reciproco nella costruzione di una squadra cogenitoriale coesa, che è associata all’adattamento di genitori e prole, compresi una migliore percezione della competenza genitoriale e minori problemi di comportamento in adolescenza (Floyd & Zmich, 1991). Quanto alla gestione congiunta, sebbene potessero formarsi alleanze tra figlio o figlia e genitore quando quest’ultimo è più indulgente, i genitori esprimevano il desiderio di evitare conflitti di coppia davanti alla prole, il che è benefico per chi è adolescente (Grych et al., 2004). Questo studio mette quindi in luce benefici e sfide specifici della cogenitorialità, pertinenti per le pratiche genitoriali contemporanee, come il bilanciamento della divisione del lavoro e il raggiungimento di un consenso sulle strategie educative.
L’insieme dei nostri risultati sui ruoli genitoriali e sul coordinamento all’interno della relazione cogenitoriale si colloca nel contesto specifico della Svizzera, un paese caratterizzato da una forte competitività economica e da un approccio tradizionalmente conservatore alle politiche familiari (Norgesklubben, 2018). La prosperità economica consente ai genitori di praticare e sostenere la «concerted cultivation», enfatizzando al tempo stesso l’autonomia e la competitività, come già osservato. Le politiche familiari, tuttavia, come il congedo parentale per i padri e l’accesso ai servizi per l’infanzia, restano limitate. Di conseguenza, sono più spesso le madri a farsi carico delle faccende domestiche (60% delle madri contro 6% dei padri) e della cura della prole (48% delle madri contro 6% dei padri; Federal Statistical Office, 2019, 2024). Sebbene i padri dichiarino di essere più coinvolti di quanto lo fossero i loro genitori, le madri continuano a essere considerate le principali figure di cura, il che rafforza la complementarità nel coordinamento tra i due genitori e limita un coinvolgimento paritario.
Infine, riteniamo importante sottolineare i punti di forza dell’analisi diadica per comprendere la coppia genitoriale. In primo luogo, come illustrato da Eisikovits e Koren (2010), questo metodo coglie l’esperienza soggettiva di ciascuna persona mantenendo il più ampio contesto diadico. Offre inoltre una comprensione più sfumata e complessa del modo in cui le dinamiche si sviluppano all’interno della coppia. Analizzando ciò che viene espresso sia individualmente sia come membro di una coppia, è infatti possibile esaminare i contenuti sia sul piano personale sia su quello relazionale. In questo studio, sebbene i ruoli sembrassero spesso consolidati, i genitori condividevano in genere una narrazione comune, co-costruendo le proprie rappresentazioni della genitorialità. In particolare, sebbene regole e rituali siano spesso stabiliti insieme, ciascun genitore può sfumarne il significato e la validità. Inoltre, sebbene i genitori crescano insieme lo stesso figlio o la stessa figlia, possono interpretare diversamente i propri ruoli genitoriali e attribuire significati distinti al proprio coordinamento genitoriale.
L’esame dei resoconti dei genitori offre spunti preziosi sui processi sia genitoriali sia cogenitoriali durante l’adolescenza. I nostri risultati rivelano che madri e padri possono vivere una tensione tra le norme contemporanee relative alla genitorialità e la necessità di sostenere l’autonomia dell’adolescente in questo periodo dello sviluppo. Poiché è noto che il senso di colpa e la pressione incidono negativamente sulla genitorialità (Venard et al., 2024; Wall, 2010), è cruciale esplorare strategie che aiutino i genitori ad affrontare efficacemente queste difficoltà. Il presente contributo offre inoltre spunti preziosi sulle dinamiche cogenitoriali, che possono aiutare chi lavora in ambito clinico a sviluppare interventi più personalizzati ed efficaci, che tengano conto sia di queste dinamiche cogenitoriali sia del genere dei genitori. I risultati di questo studio sottolineano infatti l’importanza di comprendere le dinamiche di genere, di affrontare il ruolo dei contesti sociali e culturali e di promuovere il cambiamento sociale. Sebbene i genitori condividano spesso valori di fondo e un’identità familiare comune, ad esempio partecipando a rituali familiari, ambiti chiave come la divisione del lavoro e l’accordo educativo richiedono attenzione per migliorare le dinamiche cogenitoriali. Come osservato da Feinberg et al. (2012), le questioni irrisolte in questi ambiti possono ostacolare la cooperazione e la soddisfazione all’interno della relazione cogenitoriale, con possibili ricadute, a lungo andare, su strategie genitoriali non ottimali (ad es., Albert Sznitman et al., 2019). Inoltre, le norme sociali interiorizzate possono accentuare le discrepanze tra partner, generando potenzialmente frustrazione quando uno dei due percepisce come inadeguata la complementarità dei rispettivi ruoli. È quindi essenziale che il o la terapeuta affronti queste dinamiche per promuovere una relazione cogenitoriale più equilibrata e solidale. Inoltre, l’attuazione di politiche più favorevoli alle famiglie potrebbe contribuire ad attenuare le disparità che emergono spesso con il passaggio alla genitorialità (de Laat et al., 2023; Faircloth, 2021). Ad esempio, l’introduzione di un congedo parentale retribuito generoso e non trasferibile sia per le madri sia per i padri promuoverebbe la condivisione della cura e aiuterebbe a rimettere in discussione i ruoli di genere tradizionali. Misure complementari, come modalità di lavoro flessibili e l’accesso a servizi per l’infanzia di qualità e a costi accessibili, possono alleviare ulteriormente le pressioni professionali e finanziarie che gravano sui genitori, in particolare sulle madri (de Laat et al., 2023).
Sebbene questo studio qualitativo contribuisca ad approfondire la comprensione di come i genitori percepiscono il proprio ruolo alla luce delle norme genitoriali contemporanee e di come danno senso al proprio coordinamento all’interno della coppia cogenitoriale, occorre menzionare diversi limiti. In primo luogo, il campione era composto da genitori svizzeri residenti nella stessa zona della Svizzera. Ricerche future dovrebbero intervistare genitori provenienti da contesti socioculturali diversi, nei quali le concezioni della relazione genitore-adolescente e della cogenitorialità possono essere differenti (Lansford, 2022; Norgesklubben, 2018). Inoltre, il nostro campione comprendeva quattro coppie di genitori biologici, una coppia di una famiglia ricomposta e una coppia dello stesso sesso. Sebbene riteniamo che questa composizione rifletta fedelmente la diversità delle famiglie svizzere, riconosciamo la possibilità di un bias di campionamento. In particolare, se alcuni studi mostrano che il coinvolgimento dei patrigni è in genere simile a quello dei padri (Adamsons et al., 2007), altri mostrano che è minore (Schwartz & Finley, 2006). Quanto alle coppie dello stesso sesso, sebbene il nostro caso specifico non lo rispecchiasse necessariamente, la ricerca suggerisce che la ripartizione dei compiti nelle coppie dello stesso sesso è generalmente più egualitaria rispetto alle coppie di sesso diverso (Goldberg, 2013), il che potrebbe aver influito sui nostri risultati relativi al coordinamento genitoriale. Infine, questo studio non ha tenuto conto del genere dell’adolescente, affrontando le pratiche genitoriali in modo più generale. Sebbene alcuni studi riportino solo differenze minime legate al genere (Endendijk et al., 2016), altri suggeriscono che gli approcci genitoriali variano spesso a seconda del genere dell’adolescente (Mesman & Groeneveld, 2018). Ad esempio, in materia di sessualità, i genitori tendono ad adottare atteggiamenti più restrittivi verso le figlie che verso i figli (Endendijk et al., 2020), anche se i risultati in questo ambito restano contrastanti e dipendenti dal contesto (Lamprianidou, Venard, et al., 2025).
Da un punto di vista metodologico, sebbene le interviste individuali forniscano spunti personali preziosi, presentano alcuni limiti (Reczek, 2014). Le interviste condotte con un membro della famiglia possono involontariamente influenzare le risposte di chi viene intervistato successivamente, poiché le interazioni precedenti possono introdurre bias e influire sui racconti personali. Questo rischio di contaminazione potrebbe limitare l’autenticità e l’affidabilità dei dati, riducendo così la capacità delle interviste individuali di cogliere pienamente dinamiche familiari complesse. Inoltre, le interviste individuali non consentono di cogliere le dinamiche relazionali che si potrebbero altrimenti osservare nell’interazione diretta tra le persone. Ricerche future potrebbero trarre vantaggio da interviste diadiche o familiari che coinvolgano anche l’adolescente, consentendo la costruzione di una narrazione familiare collettiva. Un simile approccio potrebbe rivelare prospettive divergenti o complementari all’interno della famiglia, migliorando la comprensione delle dinamiche familiari quotidiane.
Le aspettative sociali relative alla genitorialità sono sempre più presenti nei media e possono influenzare il modo in cui le coppie genitoriali discutono dei propri ruoli e del proprio coordinamento. Nel nostro studio abbiamo adottato un approccio socio-costruttivista per comprendere meglio queste questioni. I risultati rivelano che i genitori nutrono verso sé stessi e verso la prole alcune aspettative in linea con le norme della genitorialità intensiva. Inoltre, i genitori si sono mostrati sensibili all’autonomia dell’adolescente, tranne per la scuola e i social media, ambiti in cui l’attenzione resta elevata. Quanto al significato che attribuiscono al proprio coordinamento genitoriale, i nostri risultati indicano che i genitori vedono la propria famiglia più come complementare che come paritaria, il che può comportare difficoltà in particolare per le madri. Ciononostante, il desiderio di formare una squadra coesa prevale sulle altre preoccupazioni. Nel complesso, i genitori co-costruiscono il proprio ruolo genitoriale, guidati dalle norme sociali e dalle interazioni con il partner e con l’adolescente.
Complexe Systémique: punti chiave
Ciò che i genitori chiamano «complementarità», chi pratica la terapia sistemica lo riconoscerà come una relazione complementare nel senso di Bateson: uno fa il «poliziotto cattivo», l’altro il «poliziotto buono», e la divisione può irrigidirsi. Il valore dello studio sta nelle sue interviste separate: ciascun partner racconta a modo suo la storia della stessa squadra, e lo scarto diventa materiale clinico. Mostra il carico mentale delle madri, un ideale di squadra che copre la disuguaglianza, il senso di colpa prodotto dalla genitorialità intensiva e una coalizione silenziosa quando un padre ammorbidisce, a cose fatte, una regola posta dalla madre. La coppia dello stesso sesso ricorda che la complementarità non è solo una questione di genere. In seduta, si possono interrogare questi ruoli, i rituali come il pasto condiviso e lo spazio lasciato all’autonomia della persona giovane. I limiti sono chiari: sei coppie della Svizzera francofona, reclutate in parte attraverso la rete della prima autrice, nessuna voce di adolescenti e dichiarazioni tradotte in inglese dal francese. Da leggere insieme a l’articolo sulla coppia tra coniugalità e genitorialità e lo studio di Losanna sulla terapia di coppia breve per genitori.
Note dall’originale
Ringraziamenti. Pubblicazione in open access resa possibile dall’Université de Lausanne, nell’ambito dell’accordo Wiley - Université de Lausanne tramite il Consortium of Swiss Academic Libraries.
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Traduzione non ufficiale in italiano di Contemporary parenting norms and coparenting coordination: Exploring narratives of parents of adolescents, di Gaëlle Venard, Elli-Anastasia Lamprianidou, Cindy Eira Nunes, Maria del Rio Carral, Stijn Van Petegem e Grégoire Zimmermann, Family Relations, vol. 75, n. 1 (2026), doi: 10.1111/fare.70075, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza. Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.
Questo è l’articolo originale «Contemporary parenting norms and coparenting coordination: Exploring narratives of parents of adolescents», pubblicato in Family Relations (2026) con licenza CC BY 4.0. Tradotto in italiano da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: traduzione non ufficiale, adattata per la lettura online, come indicato in apertura di questa pagina.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Venard, G., Lamprianidou, E.-A., Eira Nunes, C., del Rio Carral, M., Van Petegem, S., e Zimmermann, G. (2026). Contemporary parenting norms and coparenting coordination: Exploring narratives of parents of adolescents. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/contemporary-parenting-norms-and-coparenting-coordination-exploring-narratives-of-parents (Opera originale pubblicata nel 2025 in Family Relations, 75(1), 277-300 (2026); ripubblicata nel 2026 da Family Relations, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/fare.70075)
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