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Contemporary Family Therapy · Terapia familiare

Studiare la sincronia non verbale nella terapia di coppia — osservare la sincronia implicita di postura e movimento

Quando due terapeuti ricevono una coppia, chi rispecchia la postura di chi, e che cosa cambia nell’alleanza? A Jyväskylä, il gruppo di Petra Nyman-Salonen e Jaakko Seikkula ha filmato nove sedute di una terapia di coppia e ha codificato, al secondo, posture e gesti condivisi. Ne risultano uno schema di osservazione affidabile e una scoperta inattesa: la sincronia incide anche su chi la osserva.

Autrici e autori Petra Nyman-Salonen, Virpi-Liisa Kykyri, Markku Penttonen, Jukka Kaartinen e Jaakko Seikkula (Department of Psychology, University of Jyväskylä, Finlandia); Anu Tourunen (Gerontology Research Center, Faculty of Sport and Health Sciences, University of Jyväskylä); Virpi-Liisa Kykyri (Faculty of Social Sciences/Psychology, University of Tampere, Finlandia)Prima pubblicazione Contemporary Family Therapy, 25 novembre 2020Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di Studying Nonverbal Synchrony in Couple Therapy—Observing Implicit Posture and Movement Synchrony, di Petra Nyman-Salonen, Anu Tourunen, Virpi-Liisa Kykyri, Markku Penttonen, Jukka Kaartinen e Jaakko Seikkula, pubblicato in Contemporary Family Therapy (Springer) (2021), doi: 10.1007/s10591-020-09555-5, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate come elenchi; le appendici non sono riprodotte. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Osservare la sincronia non verbale può dunque avere effetti opposti, a seconda del contesto e di come chi osserva interpreta la sincronia non verbale.

Petra Nyman-Salonen, Anu Tourunen, Virpi-Liisa Kykyri, Markku Penttonen, Jukka Kaartinen e Jaakko Seikkula

Abstract

La ricerca sulla sincronia non verbale (coordinazione dei movimenti) in psicoterapia ha recentemente suscitato un’attenzione crescente. È stato dimostrato che la sincronia non verbale è correlata all’alleanza terapeutica e all’esito. Tuttavia, la ricerca sulla sincronia non verbale nella terapia di coppia resta scarsa. In questo studio abbiamo esaminato nel dettaglio il processo terapeutico di una coppia e creato uno schema di codifica per descrivere la sincronia di postura e di movimento. In questo studio di caso abbiamo riscontrato che la relazione tra sincronia non verbale e alleanza terapeutica era complessa. Nel corso del processo terapeutico la quantità di sincronia non verbale variava, così come le valutazioni dell’alleanza da parte delle persone partecipanti. Nella terapia di coppia la sincronia non verbale potrebbe incidere sia sulle persone che vi sono coinvolte sia su quelle che la osservano. In una delle sedute quasi tutte le sincronie si sono verificate tra la cliente e uno dei terapeuti, e tutte le persone tranne la cliente hanno valutato l’alleanza come più debole. In questo studio di caso erano presenti due terapeuti, e la sincronia tra i co-terapeuti è risultata importante per le valutazioni dell’alleanza da parte del cliente. Quando la sincronia tra i terapeuti era maggiore, egli valutava l’alleanza come più forte. È interessante notare che la sincronia dei co-terapeuti sembrava raggiungere il picco nelle sedute successive a sedute con un’alleanza più debole, come se i terapeuti compissero implicitamente uno sforzo congiunto per rafforzare l’alleanza. Per illustrare i risultati viene presentato un breve episodio tratto da una seduta. Il nostro schema di codifica permette di studiare la sincronia non verbale (sincronia di postura e di movimento) nella terapia di coppia e di combinare i risultati della ricerca con altri dati temporalmente precisi ricavati dalle sedute. Sono necessarie ulteriori ricerche per convalidare il metodo.

Parole chiave: Sincronia non verbale, Sincronia posturale, Sincronia di movimento, Terapia di coppia, Mimicry, Alleanza

Introduzione

La sincronia non verbale è la tendenza delle persone che interagiscono a sincronizzare implicitamente reciprocamente i propri comportamenti. È stata studiata con metodi diversi (cfr. Bavelas et al. 1986; Bernieri et al. 1988; Cornejo et al. 2017; Kimura and Daibo 2006), con terminologie diverse (coordinazione interpersonale, sincronia comportamentale, sincronia interpersonale, mimicry, matching, allineamento ecc.) e in contesti diversi, tra cui la psicoterapia (Altmann et al. 2019; Ramseyer and Tschacher 2011).

In psicoterapia è stato dimostrato che la sincronia non verbale è correlata all’esito terapeutico: più sincronia c’è tra terapeuta e paziente, migliore è l’esito (Ramseyer and Tschacher 2011). Più sincronia c’è nei movimenti della testa, migliore è l’esito globale della terapia, mentre una maggiore sincronia nei movimenti della parte superiore del corpo è correlata a migliori valutazioni delle sedute (Ramseyer and Tschacher 2014). Ricerche precedenti hanno mostrato che c’è più sincronia non verbale nelle sedute che le e i terapeuti o una persona esperta esterna valutano di alta qualità (Nagaoka and Komori 2008).

Di recente Ramseyer (2020) ha mostrato che la relazione della sincronia non verbale con l’alleanza e l’esito non è così lineare come avevano suggerito le ricerche nomotetiche condotte su grandi campioni (ad es. Ramseyer and Tschacher 2011, 2014). Uno studio della variazione intraindividuale (ossia in una prospettiva idiografica) in un numero limitato di casi terapeutici ha mostrato che le sedute caratterizzate da pochi progressi erano contrassegnate da un’elevata sincronia, e che le persone in terapia che mostravano livelli più alti di sincronia nel corso delle sedute tendevano a riferire più problemi interpersonali (Ramseyer 2020). Analogamente, Paulick et al. (2018) hanno mostrato che la quantità più elevata di sincronia non verbale tra terapeuta e paziente era associata a pazienti che non miglioravano, mentre un livello intermedio era associato al miglioramento e livelli bassi all’abbandono della terapia. Questi risultati sono importanti perché mostrano che è troppo semplicistico pensare che, nel contesto della psicoterapia, più sincronia sia sempre meglio.

È interessante notare che la ricerca sulla sincronia non verbale nella terapia di coppia resta scarsa, nonostante l’importanza attribuita all’attenzione verso i modelli di comunicazione non verbale nelle coppie (Gottman and Porterfield 1981). È stato dimostrato che la sincronizzazione dei comportamenti di immediatezza (direzione dello sguardo, apertura del corpo, distanza, contatto fisico e posizione del corpo), che si ritiene regolino l’intimità tra partner, è più frequente nelle coppie soddisfatte (Julien et al. 2000).

La disponibilità a interagire o a impegnarsi nel processo della terapia di coppia è stata studiata con il Body Formation Coding System, che valuta il coinvolgimento a livello triadico tra terapeuta e coppia (de Roten et al. 1999). Il metodo si concentra su come, nella terapia di coppia, le persone partecipanti includono o escludono le altre, ossia su come si volgono l’una verso l’altra o se ne distolgono, oppure si sporgono in avanti o all’indietro. Non studia la sincronia in quanto tale. De Roten et al. (1999) hanno riscontrato che l’alleanza terapeutica non era correlata ad alcun tipo di modello di esclusione o inclusione nelle formazioni corporee; una buona alleanza terapeutica si verificava piuttosto quando le persone partecipanti si coinvolgevano reciprocamente in modi prevedibili, creando modelli ricorrenti di coinvolgimento.

Va osservato che la relazione tra alleanza ed esito è in genere più complessa nella terapia di coppia che nella psicoterapia individuale (cfr. Friedlander et al. 2011); la relazione tra valutazioni dell’alleanza ed esito può essere diversa anche senza la complessità aggiuntiva della sincronia non verbale. Secondo alcuni studi su coppie eterosessuali, la valutazione dell’alleanza da parte dell’uomo è più fortemente correlata all’esito rispetto a quella della donna (Bourgeois et al. 1990; Symonds and Horvath 2004).

Il System for Observing Family Therapy Alliance, di seguito SOFTA (Friedlander et al. 2006), è un metodo sviluppato per osservare le alleanze nella terapia familiare e di coppia. Il metodo si concentra su una serie di comportamenti, compresi quelli non verbali, come indicatori dell’alleanza. Lo schema di codifica non include la sincronia del comportamento non verbale, salvo la sincronia posturale, ossia l’imitazione implicita delle posture, che nel SOFTA è considerata un segno di contatto emotivo e di un senso condiviso di finalità all’interno della famiglia.

In psicoterapia è stato dimostrato che la sincronia posturale (detta anche congruenza o rispecchiamento) è correlata al rapport tra terapeuta e paziente (Tickle-Degnen and Rosenthal 1990; Trout and Rosenfeld 1980); una maggiore sincronia posturale è stata osservata nei momenti di elevato rapport in una seduta di terapia (Sharpley et al. 2001). È stato inoltre dimostrato che la sincronia posturale è correlata all’empatia: quando chi conduce la terapia imita la postura della persona in terapia, la sua empatia viene percepita come maggiore (Maurer and Tindall 1983). In studi di caso su processi psicoterapeutici è stato mostrato che la sincronia posturale si verifica implicitamente (Davis and Hadiks 1994) e nei momenti importanti di una seduta (Raingruber 2001).

Alla luce della ricerca sulla sincronia non verbale in psicoterapia e del SOFTA, nonché della ricerca sulla sincronia posturale, sembra plausibile che la sincronizzazione non verbale implicita tra le persone partecipanti a una terapia di coppia possa essere associata all’alleanza terapeutica.

La sincronia non verbale, un collante prosociale

L’influenza della sincronia non verbale sulle relazioni è stata ampiamente studiata in vari campi di ricerca (cfr. Chartrand and Lakin 2013). Per il presente studio sono rilevanti i risultati di due campi: la ricerca sulla sincronia non verbale, o coordinazione dei movimenti tra le persone partecipanti, e la ricerca sulla mimicry, ossia l’imitazione implicita di movimenti fisicamente simili. Una meta-analisi sulla sincronia non verbale ha mostrato che essa ha un effetto positivo robusto sulle relazioni (Vicaria and Dickens 2016). Una rassegna della ricerca sulla mimicry è giunta a una conclusione analoga, mostrando che la mimicry ha effetti prosociali (Chartrand and Lakin 2013): favorisce la simpatia reciproca (Chartrand and Bargh 1999) e il rapport (Lakens and Stel 2011) e aumenta quando l’obiettivo delle persone partecipanti è entrare in relazione con altri (Lakin and Chartrand 2003).

La mimicry è stata messa in relazione anche con l’empatia. Le persone più empatiche tendono a imitare implicitamente di più le altre persone (Chartrand and Bargh 1999; Sonnby-Borgström 2002; Sonnby-Borgström and Jönsson 2003). La tendenza a imitare altre persone è stata definita una forma primitiva o corporea di empatia (de Waal 2007), in cui imitare il comportamento di un’altra persona genera una migliore comprensione della sua esperienza (Chartrand and Lakin 2013). È stato ipotizzato che attraverso l’imitazione implicita si cerchi di sintonizzarsi sullo stato interno dell’altra persona (Chartrand and Lakin 2013; Davis and Hadiks 1994; Stel and Vonk 2010). Sulla base del suo studio di caso, Raingruber (2001) ha ipotizzato che in psicoterapia chi conduce la terapia cerchi di comprendere la persona in terapia e di «stare con» lei, e sviluppi un senso reciproco di connessione sincronizzando il proprio comportamento non verbale con il suo.

Riguardo alla sincronia non verbale (ossia la coordinazione dei movimenti) sono stati proposti due quadri teorici. Baimel et al. (2015) hanno ipotizzato che la sincronia non verbale ci prepari a entrare in contatto con il mondo mentale altrui e migliori la nostra comprensione altrui attraverso vari processi cognitivi. Koole e Tschacher (2016) hanno sviluppato il modello di sincronia interpersonale (Interpersonal Synchrony model) della sincronia non verbale in psicoterapia, in cui fondano l’alleanza terapeutica sulla sincronia o coordinazione non verbale tra terapeuta e paziente. Secondo loro, la sincronia non verbale facilita la comprensione delle esperienze e delle emozioni altrui attraverso l’accoppiamento dei cervelli di terapeuta e paziente, il che nel tempo può migliorare la capacità di regolazione emotiva della persona in terapia.

Qui abbiamo studiato la sincronia non verbale nella terapia di coppia, un contesto in cui i modelli di sincronia non verbale sono più complessi, poiché coinvolge più persone e più relazioni: la relazione tra i coniugi (allegiance), la relazione tra la clientela e il terapeuta o i terapeuti e, in questo caso, la relazione tra i due terapeuti presenti. Ciò introduce un aspetto nuovo nella sincronia non verbale: anche chi non partecipa alla sincronia non verbale ma la osserva può esserne influenzato. Il nostro studio ha affrontato questa questione esaminando le associazioni tra i modelli di sincronia non verbale osservati e le valutazioni dell’alleanza terapeutica da parte delle persone partecipanti.

Metodi utilizzati per studiare la sincronia non verbale

Il nostro obiettivo era studiare la sincronia non verbale, in particolare l’imitazione implicita di posture e movimenti, a partire da video autentici di terapia di coppia. Per scegliere il metodo di ricerca sono stati esaminati i metodi utilizzati in precedenza per studiare la sincronia non verbale. Negli studi precedenti erano stati impiegati due metodi principali: l’osservazione e il frame-differencing automatizzato.

L’osservazione è il metodo più comunemente utilizzato (cfr. Hall et al. 1995). Richiede che persone addestrate alla valutazione rilevino la presenza di comportamenti predefiniti, che costituiscono lo schema di codifica. La metodologia di osservazione varia: chi valuta può (1) indicare il comportamento non verbale più frequente entro un certo intervallo di tempo, per esempio entro 30 s (cfr. Davis and Hadiks 1994; LaFrance 1985); oppure (2) valutare il numero di comportamenti predefiniti in un segmento di interazione (cfr. Bernieri et al. 1988). Si possono anche usare valutazioni comportamentali, ossia il comportamento viene valutato mediante un questionario con scala Likert (si veda Bavelas et al. 1986 per un articolo metodologico dettagliato sui metodi osservativi utilizzati nella ricerca sulla mimicry). La frequenza o la comparsa dei comportamenti non verbali nel momento esatto in cui si verificano di solito non viene codificata, il che dà rilievo alla valutazione di chi osserva. Fanno eccezione gli studi sul comportamento non verbale condotti da Davis e Hadiks (1990, 1994), che hanno codificato separatamente le posture di terapeuti e clienti; tali studi non hanno considerato la sincronia non verbale tra le persone partecipanti.

I dati osservativi producono spesso dati nominali, più difficili da analizzare. Louwerse et al. (2012) hanno presentato un metodo per calcolare la sincronia non verbale di dati osservativi nominali mediante l’analisi di ricorrenza incrociata (cross-recurrence analysis). Tale analisi rivela la dinamica temporale dei dati osservativi e confronta la ricorrenza dei comportamenti tra due persone (ossia la sincronia).

Tutti i metodi osservativi hanno lo svantaggio di richiedere molto tempo e personale addestrato alla valutazione. Per abbreviare il processo di osservazione dei dati sono stati utilizzati metodi automatizzati di analisi video (cfr. Nagaoka and Komori 2008; Ramseyer and Tschacher 2011, 2014). Questi metodi automatizzati di frame-differencing, come la motion energy analysis (MEA), registrano come movimento la variazione dei pixel tra i fotogrammi video. Con questi metodi vengono studiati tutti i movimenti nelle regioni di interesse predefinite (ad es. testa e tronco). La sincronia viene poi calcolata sulla base di queste variazioni di pixel. La stima della sincronia di movimento non verbale si riferisce quindi a qualsiasi tipo di movimento simultaneo all’interno della regione di interesse. L’aspetto fisico o la forma del movimento non sono presi in considerazione. Con questo metodo si ha sincronia dei movimenti della testa anche quando una persona scuote la testa e l’altra annuisce. Nel contesto della psicoterapia intesa come processo di costruzione di significato, ciò appare piuttosto strano.

Per verificare se i metodi automatizzati producano effettivamente risultati soddisfacenti, Fujiwara e Daibo (2014) hanno confrontato un metodo automatizzato di rilevazione dei comportamenti non verbali con i metodi tradizionali di codifica e di valutazione comportamentale. Hanno riscontrato che il metodo automatizzato era correlato alla codifica tradizionale e alle valutazioni comportamentali. Ne hanno concluso che i metodi automatizzati sono potenzialmente più preziosi, poiché sono economici e riducono la necessità di formare personale qualificato per la valutazione. Per una rassegna più ampia dei metodi utilizzati nello studio della sincronia interazionale, si veda Kimura e Daibo (2006).

Anche se il metodo tradizionale dell’osservazione richiede più tempo, è stato scelto per questo studio perché finora nessun metodo automatico è stato in grado di individuare nei video l’imitazione di posture e movimenti simili (mimicry). I metodi automatizzati disponibili non sono adatti ad analizzare sedute lunghe quanto le sedute di psicoterapia studiate, e di solito si appoggiano a server non abbastanza sicuri da garantire la riservatezza della coppia in terapia. Non era quindi possibile utilizzare alcun metodo che conservasse i dati su un server esterno all’università. I metodi di frame-differencing non sono stati scelti perché non sono in grado di distinguere tra movimenti simili e dissimili all’interno della regione di interesse e non colgono i casi di sincronia posturale statica.

Un altro aspetto importante era che lo schema di codifica qui sviluppato doveva registrare la sincronia non verbale dei comportamenti nel momento esatto in cui si verificava nella seduta. Ciò era importante perché uno degli obiettivi era utilizzare i dati osservativi in combinazione con altri dati temporalmente esatti ricavati dalla seduta, come le reazioni del sistema nervoso autonomo o il dialogo verbale. I metodi di frame-differencing di solito non vengono usati con tale precisione temporale, per cui non sono stati presi in considerazione (le finestre temporali sono in genere di circa 10 s). È stato necessario sviluppare uno schema di codifica della sincronia di postura e di movimento da utilizzare nel contesto della terapia di coppia.

Sintesi

Sulla base della ricerca precedente si può concludere che la sincronia non verbale incide sulla relazione tra le persone partecipanti. Nel contesto della terapia di coppia la sincronia non verbale è stata poco studiata. Secondo la ricerca precedente e i modelli teorici della sincronia non verbale, la sincronia posturale e la mimicry facilitano la comprensione altrui e creano simpatia e rapport tra le persone partecipanti.

È stato scelto il metodo osservativo, nonostante richieda molto tempo, perché i metodi di frame-differencing perdono aspetti qualitativamente importanti della sincronia non verbale. Per il presente studio abbiamo osservato nel dettaglio un processo di terapia di coppia e ne riportiamo i risultati; durante lo sviluppo sono stati osservati anche altri casi di terapia di coppia.

Gli obiettivi della ricerca erano: (1) sviluppare uno schema di codifica per esaminare la sincronia non verbale (in particolare l’imitazione implicita di comportamenti non verbali simili nell’aspetto fisico) nel contesto della terapia di coppia, mediante l’osservazione qualitativa delle sedute; e (2) indagare in che modo i modelli di sincronia non verbale osservati fossero correlati all’alleanza terapeutica nel processo terapeutico di una coppia. Un breve episodio tratto da una seduta illustrerà un caso di sincronia non verbale.

Metodo

Disegno, partecipanti e selezione dei dati

I dati qui analizzati sono stati selezionati da un insieme di dati raccolti nell’ambito del progetto di ricerca Relational mind in events of change in multiactor therapeutic dialogues presso l’Università di Jyväskylä (Seikkula et al. 2015). La terapia si è svolta in un setting naturale di terapia di coppia con due terapeuti presenti. La presenza di due terapeuti è la modalità di lavoro consolidata per la terapia di coppia nella struttura. La terapia non era manualizzata; venivano invece utilizzati approcci narrativi e dialogici. La terapia non comprendeva alcun intervento corporeo. Le sedute sono state registrate con sei telecamere. Quattro telecamere inquadravano il volto delle persone partecipanti (una per ciascuna), e due riprendevano a figura intera le diadi, una costituita dalla coppia e l’altra dai terapeuti. In questo studio sono stati utilizzati i video che mostravano a figura intera le quattro persone partecipanti in formato a schermo diviso.

Poiché uno degli obiettivi del progetto di ricerca era studiare la sincronia delle reazioni del sistema nervoso autonomo, tali reazioni sono state registrate nelle persone partecipanti durante la seconda e la sesta seduta. A tal fine, a ciascuna persona sono stati applicati un cardiofrequenzimetro sul petto, due elettrodi per la conduttanza cutanea sul palmo della mano non dominante e una fascia in tessuto per la frequenza respiratoria attorno alla parte inferiore del torace. L’apparecchiatura per la misurazione della conduttanza cutanea era fissata alla sedia su cui la persona sedeva, il che limitava i movimenti del braccio non dominante a un raggio di circa 25 cm dalla sedia. Poiché l’obiettivo del progetto di ricerca era studiare le reazioni autonome delle persone partecipanti, e l’interesse per la sincronia non verbale tra di esse si è sviluppato solo dopo l’inizio delle terapie, né i terapeuti né la clientela sapevano che i loro movimenti corporei sarebbero stati analizzati.

Ogni seduta durava circa 90 minuti. L’alleanza terapeutica è stata monitorata con la Session Rating Scale (SRS), somministrata sia alla clientela sia ai terapeuti dopo ogni seduta (Duncan et al. 2003). La SRS è una misura self-report analogico-visiva che utilizza una scala di tipo Likert. È una scala di misurazione dell’alleanza sviluppata sulla base della teoria dell’alleanza di Bordin (1979), che pone l’accento sul legame relazionale e sull’accordo su obiettivi e compiti. È stata utilizzata la versione ultrabreve della SRS, composta da quattro item che descrivono i quattro diversi aspetti dell’alleanza (Duncan et al. 2003). La scala «Relazione» valuta l’affermazione «Ho percepito / non ho percepito ascolto, comprensione e rispetto» e la scala «Obiettivi e temi» valuta l’affermazione «Abbiamo lavorato o parlato / non abbiamo lavorato o parlato di ciò su cui volevo lavorare o di cui volevo parlare». La scala «Approccio o metodo» richiede di valutare la seduta rispetto all’affermazione «L’approccio di chi conduce la terapia è / non è adatto a me». Il quarto item valuta la seduta nel suo complesso rispetto alle affermazioni «Nella seduta di oggi mancava qualcosa» vs. «Nel complesso, la seduta di oggi è stata giusta per me». È importante notare che la clientela valutava i co-terapeuti come équipe, mentre i terapeuti valutavano l’alleanza in relazione a entrambi i coniugi contemporaneamente.

La procedura di ricerca è stata approvata dal Comitato etico dell’Università di Jyväskylä, e tutte le persone partecipanti hanno dato il proprio consenso informato scritto a partecipare al progetto di ricerca. Il disegno e la raccolta dei dati sono stati curati da Kaartinen, Kykyri, Penttonen, Tourunen e Seikkula. Lo schema di codifica è stato sviluppato da Nyman-Salonen, prima firma dell’articolo.

Per sviluppare il presente schema di codifica è stato esaminato il processo terapeutico di una coppia. La coppia è stata scelta perché i video della sua terapia erano disponibili per l’analisi quando è iniziato lo sviluppo dello schema di codifica. Il processo comprendeva dieci sedute, nove delle quali (sedute 2–10) sono state analizzate. La prima seduta è stata purtroppo esclusa dall’analisi a causa di problemi tecnici nella registrazione video. In due delle sedute analizzate (sedute 2 e 6), sia i terapeuti sia la clientela indossavano l’apparecchiatura di misurazione del sistema nervoso autonomo.

Il caso

La coppia si è rivolta alla terapia per problemi di fedeltà nella relazione; inoltre, in passato il marito aveva avuto comportamenti violenti nei confronti della moglie. Era stata raccomandata una terapia di coppia; nel periodo in cui la coppia era in terapia non si sono verificate violenze. All’inizio del processo terapeutico la moglie era incinta, e la bambina è nata a metà percorso. La bambina era presente in alcune delle sedute analizzate. Per la maggior parte del tempo stava in un seggiolino da auto sul pavimento, ma se cominciava a piangere durante la seduta i genitori la tenevano in braccio. I due terapeuti uomini che lavoravano con questa coppia erano entrambi terapeuti di coppia e familiari esperti.

La procedura: analisi qualitativa delle videoregistrazioni per lo sviluppo dello schema di codifica

Per avviare lo sviluppo dello schema di codifica osservativo, la prima firma dell’articolo ha osservato sistematicamente le sedute videoregistrate sopra menzionate. Lo ha fatto senza audio, in modo che il dialogo non influenzasse l’interpretazione del comportamento non verbale. I video mostravano a figura intera le persone partecipanti in formato a schermo diviso; i video delle espressioni facciali non sono stati utilizzati perché il nostro interesse era studiare la sincronia non verbale delle posture e dei movimenti del corpo. Inoltre, le espressioni facciali avrebbero potuto influenzare l’interpretazione del comportamento non verbale. Nei video a figura intera le espressioni facciali delle persone partecipanti non erano chiaramente visibili, a causa della distanza della telecamera e dell’impaginazione del video a schermo diviso, che mostrava sia la coppia sia i terapeuti. Nel software utilizzato per l’osservazione, la finestra che mostrava le videoregistrazioni doveva essere piuttosto piccola, per consentire a chi osservava di vedere contemporaneamente tutte e quattro le persone partecipanti e rilevare così la sincronia non verbale.

L’obiettivo era esaminare i casi di sincronia non verbale, ossia i casi in cui una persona partecipante imitava implicitamente le posture o i movimenti di un’altra. L’analisi qualitativa mirava a creare uno schema di codifica categoriale. Poiché l’obiettivo era creare un metodo replicabile e utilizzabile da altri, sono state prese note specifiche sulla definizione precisa delle varie categorie di imitazione implicita. Ciò significava che il criterio più importante della sincronia non verbale era la somiglianza fisica delle posture e dei movimenti imitati implicitamente. In questo modo si riduceva al minimo la distorsione dovuta a chi osserva, limitando la quantità di valutazione richiesta. Durante il processo di osservazione sono state prese decisioni su che cosa includere nello schema di codifica e che cosa escluderne, discusse con le altre persone incaricate dell’osservazione (si veda più avanti «Affidabilità inter-rater»). Per esempio, si è discusso della già citata presenza della bambina nelle sedute; si è deciso insieme come tenerne conto durante le osservazioni. Le osservazioni sono state effettuate con il programma Noldus Observer (sono state utilizzate due versioni, 11.5 e 12.5, a causa di un aggiornamento del software avvenuto durante il processo di ricerca; www.noldus.com).

Affidabilità inter-rater

Il metodo è stato sottoposto a verifica dell’affidabilità inter-rater. Tutte le sedute sono state codificate dalla prima firma dell’articolo. Quattro ulteriori persone incaricate dell’osservazione (di seguito «rater»), studentesse e studenti di primo livello del Dipartimento di Psicologia, hanno codificato due sedute ciascuna (la seduta 3 è stata codificata dalla prima firma e da due rater, la seduta 6 dalla prima firma e dalle altre due persone, e la seduta 10 da tutte e quattro). Tutte le persone incaricate sono state formate all’uso del metodo osservativo e hanno osservato le sedute senza audio. La formazione è iniziata con una presentazione del metodo e dello schema di codifica, dopodiché i rater hanno osservato in coppia 10 minuti di una seduta di terapia e hanno discusso il metodo osservativo tra loro e con la prima firma dell’articolo. Dopo l’osservazione, i risultati delle due coppie sono stati confrontati con le osservazioni della prima firma e le divergenze sono state discusse. Successivamente, ogni rater ha osservato individualmente una seduta; le osservazioni sono state poi discusse, prima a coppie e poi con la prima firma. Se le persone incaricate si imbattevano in casi poco chiari, li annotavano per discuterne durante le osservazioni. Alcuni casi poco chiari si sono verificati quando la bambina era in braccio a uno dei genitori; si è convenuto che l’aspetto fisico complessivo del genitore, ossia il modo in cui teneva braccia e gambe in quel momento, dovesse essere confrontato con le posture delle altre persone partecipanti per verificare la sincronia posturale.

L’affidabilità inter-rater è stata calcolata con il programma Noldus Observer (versione 12.5), sulla base della frequenza e della sequenza dei comportamenti osservati in intervalli di tempo di 3, 2, 1 e 0,5 s. Il programma Observer calcola l’affidabilità inter-rater a coppie, un indice di concordanza (Index of Concordance) e la percentuale di accordi, nonché il Kappa di Cohen, il Rho di Pearson e l’indice di prevalenza (che indica in che misura il numero di accordi in una variabile è superiore a quello in un’altra variabile).

Analisi statistica

È stata condotta un’analisi statistica per verificare se la frequenza dei comportamenti di sincronia non verbale differisse tra le sedute e se l’uso dell’apparecchiatura di misurazione influisse sulla frequenza della sincronia non verbale (l’apparecchiatura è stata indossata solo nella seconda e nella sesta seduta). L’analisi è stata effettuata con equazioni di stima generalizzate (GEE) con un modello log-lineare di Poisson non parametrico. Le GEE sono un’estensione del modello lineare generale, adatta a dati longitudinali (le stesse persone partecipanti in un disegno a misure ripetute) quando i casi non sono indipendenti (Wang 2014). L’analisi statistica è stata eseguita con IBM SPSS Statistics versione 24.

Analisi qualitativa dei modelli di sincronia non verbale e dell’alleanza terapeutica

Il processo terapeutico è stato dapprima analizzato separatamente per i modelli di sincronia non verbale e per le valutazioni dell’alleanza espresse dalle persone partecipanti sulla SRS. Successivamente, le osservazioni dei modelli di sincronia di postura e di movimento nelle sedute e le valutazioni dell’alleanza sono state triangolate.1 Viene presentato un episodio che illustra come la sincronia posturale si è manifestata nella seduta.

Risultati

In primo luogo verrà descritto il processo qualitativo di sviluppo utilizzato per lo schema di codifica e verrà presentata l’affidabilità inter-rater ottenuta con esso. In secondo luogo verranno mostrate le statistiche descrittive delle sincronie non verbali. In terzo luogo verrà presentata l’analisi statistica condotta sui dati ottenuti confrontando le sincronie non verbali tra le sedute. In quarto luogo verrà presentata l’analisi qualitativa del processo terapeutico, che triangola le sincronie di postura e di movimento osservate con le valutazioni dell’alleanza delle persone partecipanti. Infine verrà presentato un episodio di una seduta in cui si verifica una sincronia posturale tra due delle persone partecipanti.

Processo di osservazione qualitativa per lo sviluppo dello schema di codifica

La prima osservazione qualitativa è stata che le persone partecipanti alle sedute di terapia di coppia stavano sedute piuttosto immobili. Sono stati osservati soprattutto gesti legati al parlato, cenni del capo, cambi di postura, movimenti delle braccia e orientamento dello sguardo. Sono state osservate due categorie principali di sincronia: la sincronia posturale e la sincronia di movimento.

La sincronia posturale e la sincronia di movimento sono state separate in due categorie distinte a causa delle loro differenze temporali. La sincronia posturale, in cui una persona imitava la postura di un’altra, era un evento di stato, ossia aveva una durata e si protraeva per un certo tempo finché una delle persone non abbandonava la postura condivisa. L’imitazione del movimento, invece, era considerata un evento puntuale, di cui veniva calcolata solo la frequenza.

Le categorie sono state poi ulteriormente elaborate. La sincronia posturale è stata definita come la condivisione, da parte di due o più persone partecipanti, di una postura simile del tronco, delle gambe e delle braccia. Il criterio più importante era che le posizioni fisiche del corpo e degli arti fossero simili. La sincronia posturale non era limitata alle immagini speculari delle posture altrui, poiché erano incluse anche le posture congruenti (il braccio e la gamba destri della persona A corrispondenti al braccio e alla gamba destri della persona B). Ricerche precedenti indicavano che la differenza percepita tra le due non è rilevante per chi vi partecipa (Raingruber 2001).

Si è definita sincronia di movimento il caso in cui due o più persone partecipanti compivano un movimento simile con la stessa parte del corpo entro un intervallo di 3 s. L’intervallo utilizzato nella ricerca sulla mimicry varia da 3 a 8 s (Chartrand and Lakin 2013). È stato scelto un intervallo di 3 s sulla base di ricerche che mostrano come intervalli di mimicry più brevi vengano percepiti più facilmente come mimicry (Bailenson et al. 2004) e in seguito a una discussione con Markku Penttonen, ricercatore senior nel campo delle neuroscienze.

La sincronia di movimento è stata ulteriormente suddivisa in sottocategorie in base alle parti del corpo coinvolte: testa, braccio, mano, tronco e gambe. È stata creata una categoria denominata «altro» perché alcuni movimenti sincronizzati erano funzionali (ad es. raccogliere qualcosa o sospirare) e non rientravano nelle sottocategorie relative alle parti del corpo. Il criterio più importante per la sincronia di movimento era che la forma del movimento compiuto da due, tre o quattro persone partecipanti fosse simile. La somiglianza è stata definita stabilendo che i movimenti sincronizzati dovevano partire dalla stessa posizione, avere una forma simile e terminare nella stessa posizione. Per esempio, i movimenti della testa in cui una persona annuiva, ossia abbassava e rialzava il mento, mentre l’altra si limitava ad abbassare il mento, non erano considerati sincronia dei movimenti della testa, perché la fine del movimento era diversa. L’ampiezza del movimento non era definita con precisione, ma per essere incluso il movimento doveva essere visibile a occhio nudo da chi osservava.

Le sottocategorie sono state create principalmente per consentire un esame più dettagliato delle sedute e non sono state qui utilizzate per test statistici. Lo schema di codifica e le definizioni sono riportati nella Tabella 1.

Tabella 1 — Schema di codifica per l’osservazione della sincronia non verbale

  • Sincronia posturale. Due o più persone partecipanti si trovano in una postura simile con braccia e gambe, per esempio entrambe le braccia sui braccioli con le mani rivolte in una direzione simile e le gambe accavallate.
  • Sincronia dei movimenti della testa. Due o più persone partecipanti compiono lo stesso movimento della testa entro un intervallo di 3 s, per esempio annuire.
  • Sincronia dei movimenti delle braccia. Due o più persone partecipanti compiono lo stesso movimento con le braccia (dalla spalla alla mano), con il picco del movimento entro un intervallo di 3 s, per esempio toccarsi il viso con le mani.
  • Sincronia dei movimenti del tronco. Due o più persone partecipanti compiono lo stesso movimento con il tronco entro un intervallo di 3 s, per esempio stirare il tronco.
  • Sincronia dei movimenti delle mani. Due o più persone partecipanti compiono lo stesso movimento con le mani entro un intervallo di 3 s, per esempio battersi le cosce.
  • Sincronia dei movimenti delle gambe. Due o più persone partecipanti compiono lo stesso movimento con le gambe entro un intervallo di 3 s, per esempio accavallare le gambe.
  • Sincronia di altri movimenti. Due o più persone partecipanti compiono un movimento simile entro un intervallo di 3 s che non rientra nelle categorie precedenti; per esempio, due persone cercano di raccogliere qualcosa dal pavimento.

La struttura dei soggetti del metodo differiva da quella dei metodi precedenti (si veda la Tabella 2). Durante le osservazioni si è notato che la sincronia si verificava all’interno di una diade, di una triade e persino di una tetrade di persone partecipanti. Si è deciso di utilizzare le varie combinazioni di persone partecipanti come raggruppamenti di sincronia. Ciò significava che, a partire dalle quattro persone partecipanti, sono state create sei diadi: la coppia (A B), i terapeuti (T1 T2) e uno dei terapeuti con uno dei membri della coppia (T1 A, T1 B, T2 A e T2 B). Sono state inoltre create quattro triadi: i terapeuti e uno dei membri della coppia (T1 T2 A e T1 T2 B), uno dei terapeuti e la coppia (T1 A B e T2 A B), e infine una tetrade che comprendeva tutte le persone partecipanti (T1 T2 A B). Queste combinazioni sono state utilizzate come soggetti. La sincronia è stata quindi codificata solo per i gruppi di sincronia (ad es. T2 A in sincronia posturale), e non è stata utilizzata una codifica individuale (ad es. T2 che annuisce).

Tabella 2 — Raggruppamenti di sincronia

  • A B. La coppia: A seduta a destra e B a sinistra.
  • T1 T2. I terapeuti: T1 seduto a sinistra e T2 seduto a destra.
  • T1 A. Terapeuta 1 e cliente A (seduti uno di fronte all’altra).
  • T1 B. Terapeuta 1 e cliente B (seduti in diagonale l’uno rispetto all’altro).
  • T2 A. Terapeuta 2 e cliente A (seduti in diagonale l’uno rispetto all’altra).
  • T2 B. Terapeuta 2 e cliente B (seduti uno di fronte all’altro).
  • T1 A B. Terapeuta 1 e clienti A e B.
  • T2 A B. Terapeuta 2 e clienti A e B.
  • T1 T2 A. I terapeuti e la cliente A.
  • T1 T2 B. I terapeuti e il cliente B.
  • T1 T2 A B. Tutte le persone partecipanti.

Affidabilità inter-rater della codifica delle sedute

L’affidabilità inter-rater della codifica delle sedute è stata calcolata con il programma Noldus Observer, versione 12.5. I risultati sono stati calcolati con finestre di tolleranza di 3, 2, 1 e 0,5 s. Si presentano qui i risultati della finestra di tolleranza di 1 s. L’indice di concordanza complessivo era 0.85, la percentuale di accordo 84,5%, il Kappa di Cohen 0.84 (p < 0.001), il Kappa massimo di Cohen 0.95 e il Rho di Pearson 0.99 (p < 0.001). L’indice di prevalenza era 0.9. Questi risultati mostrano che l’affidabilità inter-rater era quasi perfetta (Landis and Koch 1977). I risultati corrispondenti con una finestra di tolleranza di 0,5 s erano 0.7, 71,2%, 0.7, 0.93 e 0.98, anch’essi tutti molto elevati.

Statistiche descrittive della sincronia di postura e di movimento

Nelle nove sedute analizzate la frequenza delle diverse sincronie non verbali variava. La sincronia posturale si è verificata in media 30,22 volte per seduta (SD 10.63; min = 13, max = 47) e la sincronia di movimento 93,78 volte (SD 29.30; min = 55, max 152). La media, la deviazione standard, i valori minimo e massimo e il valore totale della sincronia posturale per gruppo di sincronia nelle nove sedute complessive sono riportati nella Tabella 3; i dati relativi alla sincronia di movimento sono riportati nella Tabella 4.

Tabella 3 — Sincronia posturale per gruppo di sincronia nelle nove sedute

  • T1T2. M 4.22; SD 6.20; Min 0; Max 20; Somma 38.
  • T1A. M 0.00; SD 0.00; Min 0; Max 0; Somma 0.
  • T1B. M 6.22; SD 4.41; Min 1; Max 16; Somma 56.
  • T2A. M 11.44; SD 8.23; Min 0; Max 22; Somma 103.
  • T2B. M 5.44; SD 5.23; Min 0; Max 16; Somma 49.
  • AB. M 2.22; SD 2.28; Min 0; Max 6; Somma 20.
  • T1T2A. M 0.00; SD 0.00; Min 0; Max 0; Somma 0.
  • T1T2B. M 0.22; SD 0.44; Min 0; Max 1; Somma 2.
  • T1AB. M 0.00; SD 0.00; Min 0; Max 0; Somma 0.
  • T2AB. M 0.44; SD 0.73; Min 0; Max 2; Somma 4.
  • T1T2AB. M 0.00; SD 0.00; Min 0; Max 0; Somma 0.

N = 9. T1 terapeuta 1, T2 terapeuta 2, A cliente donna e B cliente uomo

Tabella 4 — Sincronia di movimento per gruppo di sincronia nelle nove sedute

  • T1T2. M 30.44; SD 12.3; Minimo 12; Massimo 52; Somma 274.
  • T1A. M 6.89; SD 3.3; Minimo 2; Massimo 13; Somma 62.
  • T1B. M 9.33; SD 3.61; Minimo 2; Massimo 14; Somma 84.
  • T2A. M 22.11; SD 13.08; Minimo 6; Massimo 41; Somma 199.
  • T2B. M 9.67; SD 4.64; Minimo 3; Massimo 18; Somma 87.
  • AB. M 6.22; SD 4.79; Minimo 1; Massimo 14; Somma 56.
  • T1T2A. M 1.56; SD 1.67; Minimo 0; Massimo 5; Somma 14.
  • T1T2B. M 1.89; SD 2.26; Minimo 0; Massimo 6; Somma 17.
  • T1AB. M 2.78; SD 2.17; Minimo 0; Massimo 6; Somma 25.
  • T2AB. M 1.56; SD 2.83; Minimo 0; Massimo 9; Somma 14.
  • T1T2AB. M 1.33; SD 1.73; Minimo 0; Massimo 5; Somma 12.

N = 9. T1 terapeuta 1, T2 terapeuta 2, A cliente donna e B cliente uomo

Le Tabelle 3 e 4 indicano che, per alcuni raggruppamenti di sincronia, ci sono state sedute in cui non si è verificata alcuna sincronia. L’esame qualitativo rivela che la sincronia posturale si è verificata soprattutto tra il terapeuta 2 e la cliente (A), tra il terapeuta 2 e il cliente (B), tra il terapeuta 1 e il cliente (B) e tra i co-terapeuti (Tabella 3). La sincronia di movimento si è verificata per lo più tra i co-terapeuti e tra il terapeuta 2 e la cliente (A) (Tabella 4). Le sincronie di movimento consistevano per lo più in cenni del capo (59% di tutte le sincronie di movimento). È degno di nota che la sincronia non verbale all’interno della coppia non fosse così frequente. Tutte le frequenze della sincronia di postura e di movimento per gruppo di sincronia per ciascuna seduta sono riportate nell’Appendice 1.

Analisi statistica

Differenze di sincronia non verbale tra le sedute

Le differenze nelle frequenze di posture e movimenti per seduta sono state calcolate con le GEE e un modello log-lineare di Poisson. I residui di Pearson superiori a un valore assoluto di 2.0 sono stati considerati come uno scostamento significativo dal modello stimato.

La sincronia posturale è risultata significativamente superiore alla media stimata nelle sedute 2 e 9 (residuo di Pearson rispettivamente 2.506 e 3.052) e inferiore alla media stimata nella seduta 3 (residuo di Pearson − 3.133). La sincronia di movimento è risultata superiore alla media stimata nella seduta 10 (residuo di Pearson 6.012) e inferiore alla media stimata nelle sedute 2 e 6 (residuo di Pearson rispettivamente − 4.004 e − 3.282). Nelle sedute 2 e 6 le persone partecipanti indossavano l’apparecchiatura di misurazione del sistema nervoso autonomo, che limitava il movimento della mano non dominante. Nelle sedute in cui la bambina stava in braccio a uno dei genitori (sedute 3, 6, 7 e 10), la quantità di sincronia non differiva da quella delle altre sedute (salvo la sincronia posturale nella seduta 3 e la sincronia di movimento nella seduta 6). Nelle altre sedute nessuna frequenza di sincronia posturale o di movimento è risultata superiore o inferiore alle medie stimate.

Analisi qualitativa del processo terapeutico

L’analisi qualitativa del processo terapeutico è iniziata con l’esame delle frequenze delle sincronie di postura e di movimento nelle sedute (Figg. 1 e 2) e delle valutazioni dell’alleanza terapeutica espresse dalle persone partecipanti nelle sedute (Fig. 3). Successivamente, le sincronie non verbali sono state messe a confronto con le valutazioni dell’alleanza.

Sincronia posturale per gruppo di sincronia per seduta. La figura mostra le sincronie posturali per gruppo di sincronia in ciascuna seduta osservata (2–9)
Fig. 1. Sincronia posturale per gruppo di sincronia per seduta. La figura mostra le sincronie posturali per gruppo di sincronia in ciascuna seduta osservata (2–9)
Frequenze della sincronia di movimento per gruppo di sincronia per seduta. La figura mostra la somma di tutte le sincronie di movimento per gruppo di sincronia in ciascuna seduta osservata (2–9)
Fig. 2. Frequenze della sincronia di movimento per gruppo di sincronia per seduta. La figura mostra la somma di tutte le sincronie di movimento per gruppo di sincronia in ciascuna seduta osservata (2–9)
Punteggi SRS delle persone partecipanti per seduta. La figura mostra le valutazioni dell’alleanza delle persone partecipanti in ciascuna seduta (1–9), espresse con la Session Rating Scale (SRS).
Fig. 3. Punteggi SRS delle persone partecipanti per seduta. La figura mostra le valutazioni dell’alleanza delle persone partecipanti in ciascuna seduta (1–9), espresse con la Session Rating Scale (SRS). Per ciascuna persona e per ogni seduta è riportata la somma dei punteggi. Per chiarezza della figura, l’asse y parte dal punteggio 25 e non da 0

Sincronia non verbale

La sincronia posturale (Fig. 1) si è verificata principalmente in diadi, e solo raramente tra tre persone. Tre diadi presentavano più sincronia posturale di tutte le altre: i co-terapeuti (tutte le sedute tranne la 3 e la 6), il cliente (B) e il terapeuta 1 (tutte le sedute tranne la 6), e la cliente (A) e il terapeuta 2 (dalla seduta 4 alla seduta 9). Il terapeuta 2 era in sincronia anche con il cliente nella maggior parte delle sedute (tranne la 6). Sembrava che il terapeuta 2 fosse più coinvolto nella sincronia posturale rispetto al terapeuta 1. All’inizio della terapia la cliente non era in sincronia posturale con nessuno tranne il marito. Con il procedere della terapia si è coinvolta più attivamente nelle sincronie non verbali, e lei e il terapeuta 2 erano piuttosto spesso in sincronia posturale. La sincronia posturale tra i due membri della coppia non era così frequente, ma si è verificata nelle sedute 2, 3, 5, 8, 9 e 10.

Le sincronie di movimento per gruppo di sincronia nelle sedute sono riportate nella Fig. 2. Le sincronie di movimento presentate sono la somma di tutti i tipi di sincronia di movimento, ossia testa, braccio, mano, gamba, tronco e altro. In generale, gran parte delle sincronie di movimento erano sincronie dei movimenti della testa, ossia cenni del capo. Nel corso del processo terapeutico si è osservata sincronia di movimento in diadi, triadi e persino nella tetrade. La sincronia di movimento in generale, così come le sincronie triadiche e tetradiche, si sono verificate con maggiore frequenza verso la fine del processo terapeutico (sedute 8, 9 e 10). La seduta 6 si differenziava da tutte le altre per la quantità di sincronia posturale e di movimento, essendo quella con la minore quantità di sincronia. I co-terapeuti, nonché il terapeuta 2 e la cliente, hanno mostrato la maggiore quantità di sincronia di movimento in tutto il processo terapeutico.

L’alleanza terapeutica

I punteggi di alleanza (SRS) attribuiti dai terapeuti e dalla clientela variavano tra le sedute. La Figura 3 mostra la somma dei punteggi SRS di ciascuna persona partecipante per seduta. La prima seduta è inclusa nella figura anche se non era disponibile per l’analisi della sincronia non verbale. Tutte le persone partecipanti hanno attribuito alla prima seduta un’alleanza debole; la cliente, in particolare, l’ha valutata come estremamente debole.

Esaminando il processo nel suo complesso, sembrava che l’alleanza migliorasse dalla seduta 2 alla 5; nella seduta 6, tuttavia, l’alleanza è stata valutata come più debole. Dopo la seduta 6 le valutazioni delle persone partecipanti hanno preso direzioni diverse. Le valutazioni della cliente sono rimaste stabili dalla seduta 2 in poi, con solo un lieve miglioramento nelle ultime due sedute, mentre quelle del cliente cambiavano da una seduta all’altra. I terapeuti sembravano concordare sull’alleanza dalla seduta 1 alla 6, dopodiché le loro valutazioni divergevano; in altre parole, quando uno dei terapeuti valutava l’alleanza più forte rispetto alla seduta precedente, l’altro la valutava più debole. Le valutazioni dell’alleanza del cliente e del terapeuta 1 erano notevolmente simili dalla seduta 3 in poi e differivano solo nell’ultima seduta.

Triangolazione delle sincronie non verbali e delle valutazioni dell’alleanza terapeutica

All’inizio del processo terapeutico i terapeuti hanno valutato l’alleanza come debole (sedute da 1 a 3). Nella seconda seduta i co-terapeuti erano spesso in sincronia posturale, e nella terza seduta presentavano più sincronia di movimento rispetto alla seduta precedente. Un’interpretazione possibile è che i terapeuti lavorassero a livello incarnato, ossia in modo non verbale, per stabilire una base sicura per la terapia. Anche la sesta seduta è stata valutata da tutte le persone partecipanti come caratterizzata da un’alleanza più debole; è degno di nota che in questa seduta non vi sia stata sincronia posturale tra i terapeuti, e che la sincronia di movimento tra i co-terapeuti non sia stata frequente come nelle altre sedute. La sincronia posturale nella sesta seduta si è verificata quasi interamente tra il terapeuta 2 e la cliente. Questa diade è stata responsabile anche della quota maggiore di sincronia di movimento nella stessa seduta.

È interessante notare che, quando le sedute erano state valutate come caratterizzate da un’alleanza più debole (la seduta 1 da tutte le persone partecipanti e la seduta 6 da tutte tranne la cliente), i co-terapeuti si sincronizzavano di più tra loro nella seduta successiva. È come se compissero uno sforzo incarnato congiunto per rafforzare l’alleanza creando un rapport tra loro, comunicando così forse alla coppia di essere interessati a ciò di cui si stava discutendo. La cliente, coinvolta nella maggior parte delle sincronie della seduta 6, non ha valutato l’alleanza come più debole in quella seduta. Ma, tutto sommato, la cliente ha valutato tutte le sedute in modo così stabile che era difficile interpretare i suoi modelli di sincronia non verbale e le sue valutazioni.2

Confrontando le valutazioni individuali dell’alleanza con le sincronie non verbali, è emerso che il cliente valutava l’alleanza come più forte nelle sedute 2, 5, 7, 9 e 10, in cui c’era sincronia posturale tra i co-terapeuti.3 Nella quarta seduta la cliente ha valutato l’alleanza come leggermente più forte; in questa seduta ha cominciato ad avere più sincronia posturale, soprattutto con il terapeuta 2. Prima di questa seduta era stata in sincronia posturale soprattutto con il marito.

Nelle sedute in cui il cliente e il terapeuta 1 valutavano l’alleanza come più debole, la cliente era in sincronia di movimento con il terapeuta 2 (sedute 3, 6 e 8). In queste sedute tali sincronie di movimento erano soprattutto cenni del capo, mentre la cliente parlava attivamente e il terapeuta 2 rispondeva.

Nelle sedute in cui i co-terapeuti esprimevano valutazioni di segno opposto (sedute 7, 8, 9 e 10), non era possibile individuare modelli chiari nelle sincronie non verbali. Verso la fine della terapia, le sincronie sia di movimento sia posturali erano più frequenti e coinvolgevano più persone; contemporaneamente, le persone partecipanti valutavano l’alleanza come più forte.

Un episodio di seduta che illustra la sincronia posturale

Il passaggio seguente è un breve episodio tratto dalla seconda seduta di terapia, che mostra come la sincronia posturale si sia verificata durante il dialogo. Prima di questo episodio si era discusso di un litigio avvenuto nella coppia. La cliente aveva avuto la sensazione che il cliente non fosse stato leale verso di lei e verso la loro famiglia. Riteneva piuttosto che fosse stato leale verso la sua famiglia d’origine, poiché non l’aveva difesa dalle critiche che la famiglia di lui le rivolgeva. Poco prima di questo episodio, il terapeuta 1 aveva messo alla prova il cliente chiedendogli se temesse di essere abbandonato dalla sua famiglia d’origine se si fosse schierato dalla parte della moglie, e lui aveva ammesso che all’inizio sarebbe stato difficile. Nella trascrizione qui sotto la sincronia posturale è indicata in corsivo sotto il dialogo verbale, con parentesi quadre che indicano il momento esatto in cui si è verificata. Le notazioni di trascrizione sono spiegate nell’«Appendice 3». Per la coppia sono usati gli pseudonimi «John» e «Lisa». Il terapeuta 1 è T1 e il terapeuta 2 è T2.4

((T2 è nella stessa postura di John))

T2: sì

T1: ma è forse (1) in qualche modo quello che pensa (.) Lisa che (.).hh che se: e a quanto pare quando John ha avuto continue esperienze di quella famiglia (.) che non lo tiene (1) che in un certo senso lo abbandona in modi diversi (.) diversi membri della famiglia lì (.) lì succedono cose di cui non si parla eccetera è molto
[((T2 lascia la postura condivisa con John))
(1).hh come dire incerto (.).hh che proprio questa (.) incertezza (.) attira ((gesticola)) in quella direzione

Lisa: mmm io-
[((T2 assume la stessa postura di John))

T1: che ch-che in qualche modo si dovrebbe tipo vedere se c’è ancora qualcosa (.) a cui ci si può aggrappare e poi quando: (.) lei è (.) voglio dire è una cosa così sciocca ma (.) le persone fanno

Lisa: mm

T1: e provano cose sciocche (.) che quando ci sei tu (.) che sei lì (.) dei figli che sono
[((T2 lascia la postura condivisa))
lì (.) quindi (.) quindi è come (.) tra virgolette ovvio
[((T2 assume la postura di John))

Lisa: mmm? ((alza lo sguardo))

T1: è-è possibile che vada più o meno così

Lisa: sì

T1: in modo illogico ma (.) in qualche modo nella sua illogicità (.) comprensibile
[((John lascia la postura condivisa con T2))

Lisa: mmm (1) in qualche modo pensavo che in un certo senso venga da lì (1) tipo da quel tipo di (.) desiderio di una famiglia o (.) tipo desiderio di amore da quella famiglia o qualcosa del genere (1)

T2: ((sospiro profondo, si schiarisce la voce))
[((entrambi i terapeuti cambiano postura))

In questo episodio il terapeuta 2 entrava e usciva dalla sincronia posturale con il cliente. Lo si potrebbe interpretare come un segno di empatia del terapeuta 2 verso il cliente, mentre il terapeuta 1 parlava delle azioni di quest’ultimo e cercava di dar loro un senso insieme alla cliente. Il setting con due terapeuti presenti permetteva a uno di parlare di temi difficili, mentre l’altro poteva entrare in empatia, a livello fisico, con l’altro membro della coppia. È interessante notare che, quando il terapeuta 1 stava per concludere il suo turno di parola, il cliente ha lasciato la postura condivisa con il terapeuta 2, come se comunicasse agli altri che il commento del terapeuta gli stava bene. Il terapeuta 2 si è mosso molto in questo episodio, il che potrebbe anche essere interpretato come un suo disagio riguardo alla posizione da assumere nella situazione. Dopo questo episodio si è continuato a parlare della violenza avvenuta nella coppia e del suo impatto sulla fiducia reciproca.

Discussione

L’obiettivo di questo studio era creare uno schema di codifica per osservare la sincronia non verbale nella terapia di coppia, concentrandosi sulle imitazioni implicite di comportamenti non verbali identici in una registrazione temporalmente precisa dei comportamenti. Come metodo è stata scelta l’osservazione, poiché i metodi di frame-differencing non sarebbero in grado di distinguere la somiglianza dei movimenti, anche se l’osservazione richiede molto tempo e dipende dalla competenza di chi osserva. L’analisi qualitativa ha prodotto due categorie principali: la sincronia posturale e la sincronia di movimento (mimicry). È stato dimostrato che la sincronia posturale è correlata al rapport (Sharpley et al. 2001) e all’empatia percepita dei terapeuti (Maurer and Tindall 1983), e che la sincronia di movimento (ossia la mimicry) aumenta la simpatia reciproca e il rapport (Chartrand and Lakin 2013) ed è correlata all’empatia (Sonnby-Borgström and Jönsson 2003). Il nostro interesse era verificare se questi comportamenti di sincronia non verbale, di cui è stato dimostrato l’impatto sulle relazioni, incidessero anche sulle valutazioni dell’alleanza terapeutica delle persone partecipanti a una terapia di coppia.

Poiché lo schema di codifica è stato sviluppato sulla base di risultati di ricerche precedenti, si tratta di un metodo teoricamente fondato per studiare la sincronia non verbale in psicoterapia. I modelli teorici di Baimel et al. (2015) e di Koole e Tschacher (2016) hanno ipotizzato che la sincronia non verbale favorisca la comprensione altrui; questo tema richiede tuttavia ulteriori ricerche, in particolare nel contesto della terapia di coppia.

La precisione temporale era importante perché un ulteriore obiettivo era utilizzare lo schema di codifica insieme a informazioni provenienti da altre modalità della psicoterapia, come il dialogo. Di fatto, lo schema di codifica è già stato utilizzato in relazione al dialogo e alle reazioni incarnate delle persone partecipanti in due studi qualitativi (Kykyri et al. 2019; Nyman-Salonen et al. 2020). Quando lo schema di codifica è utilizzato nella ricerca qualitativa, è molto istruttivo per chi osserva le sedute. Anche guardare le sedute senza ascoltare il dialogo dà a chi osserva una percezione dell’atmosfera della seduta. Con i metodi automatizzati questa informazione tacita è assente.

Creare uno schema di codifica non è stato un compito semplice. Era fondamentale che le definizioni delle categorie osservate fossero univoche, affinché le persone incaricate dell’osservazione facessero osservazioni simili. Per lo schema di codifica è stata ottenuta un’eccellente affidabilità inter-rater. Ciò si deve in parte alle definizioni concrete delle categorie di sincronia non verbale, basate sull’aspetto fisico esatto dei comportamenti non verbali delle persone partecipanti. Questo ha ridotto la distorsione osservativa, poiché richiedeva una valutazione meno soggettiva.

Durante lo sviluppo è stato osservato un processo di terapia di coppia. La coppia si era rivolta alla terapia per problemi di fedeltà nella relazione, e nella coppia c’era una storia di violenza interpersonale. Il caso è stato scelto da un insieme di dati raccolti nel progetto di ricerca Relational Mind. L’insieme di dati comprendeva casi di terapia di coppia con due terapeuti presenti a ogni seduta; in alcune sedute sono state registrate le reazioni del sistema nervoso autonomo delle persone partecipanti. Nel caso di terapia di coppia qui studiato, la sincronia di movimento era minore nelle sedute in cui le persone partecipanti indossavano l’apparecchiatura per il sistema nervoso autonomo, che limitava i movimenti della mano non dominante. Ciò indica che, sebbene il setting di ricerca fosse stato concepito per essere il più naturale possibile, l’apparecchiatura di misurazione ha effettivamente limitato i movimenti delle persone partecipanti e ha influenzato i modelli di movimento non verbale delle sedute. La quantità di sincronia non verbale differiva tra le sedute e tra le diadi coinvolte. Non è stato possibile individuare modelli complessivi netti, se non che la sincronia di movimento era più frequente verso la fine del processo terapeutico e coinvolgeva tutte le persone partecipanti.

La terapia di coppia è un contesto che rende affascinante lo studio della sincronia non verbale, poiché vi sono presenti più relazioni: la relazione tra i coniugi e la relazione tra il terapeuta o i terapeuti e ciascun coniuge separatamente. La sincronia non verbale all’interno della coppia può segnalare quanto i due membri siano soddisfatti della loro relazione (Julien et al. 2000), mentre la sincronia tra terapeuta e cliente può segnalare empatia (Maurer and Tindall 1983) o rapport (Sharpley et al. 2001). Nel caso qui studiato la sincronia all’interno della coppia non era molto consistente; ciò era prevedibile, dato che la coppia aveva difficoltà nella relazione. Con due terapeuti presenti, risultavano quattro possibili diadi terapeuta–cliente che potevano sincronizzarsi. Nelle diverse sedute si sincronizzavano diadi terapeuta–cliente diverse. La sincronia non verbale poteva essere osservata sia tra chi prendeva parte alla conversazione sia tra chi ascoltava. Ciò era già stato dimostrato in uno studio di caso microanalitico sulla formazione delle alleanze nella terapia di coppia (Kykyri et al. 2019). Con due terapeuti presenti, si è verificata anche una sincronia non verbale tra i co-terapeuti. La sincronia non verbale tra i co-terapeuti potrebbe essere interpretata come un segno del fatto che i terapeuti erano in rapport o si sostenevano a vicenda nel compito in corso.

In questo caso di terapia di coppia, entrambi i terapeuti hanno sincronizzato le proprie posture con quella del cliente. Può darsi che entrambi abbiano riconosciuto implicitamente5 l’importanza di entrare in contatto con il cliente a causa della sua storia di difficoltà interpersonali, compresa la violenza. Secondo studi recenti, le persone in terapia con cui chi conduce la terapia si sincronizza di più tendono a riferire più problemi interpersonali (Ramseyer 2020). Ciò concorda bene con il caso qui studiato. Un’elevata quantità di sincronia non verbale tra terapeuta e cliente è stata inoltre associata al mancato miglioramento della persona in terapia (Paulick et al. 2018). È stato ipotizzato che con queste persone chi conduce la terapia compia uno sforzo maggiore. Ciò potrebbe valere anche per il caso qui studiato. Tuttavia, la ricerca precedente sulla sincronia non verbale in psicoterapia è stata condotta in setting di psicoterapia individuale, il che rende difficile trarne conclusioni nel contesto della terapia di coppia. Un aspetto che potrebbe aver influenzato la sincronia non verbale è che entrambi i terapeuti erano uomini. È possibile che fosse più facile per loro sincronizzarsi implicitamente con il cliente.

In questo caso, l’altro terapeuta si è sincronizzato implicitamente anche con la cliente, forse con l’obiettivo di mantenerla coinvolta nel processo terapeutico e di incoraggiarla a parlare dei suoi sentimenti e pensieri riguardo alla relazione. Soprattutto, sembrava che i terapeuti bilanciassero le sincronie non verbali e facessero in modo che entrambi i coniugi fossero coinvolti nella sincronia non verbale con loro. Potrebbe trattarsi di un mezzo implicito e non verbale per prevenire lo sviluppo di un’alleanza scissa (split alliance), in cui un coniuge sente che la terapia è utile e l’altro no.

La presenza di due terapeuti nello studio di caso ha permesso di indagare come gestissero il processo terapeutico a livello incarnato. I co-terapeuti sincronizzavano le proprie posture l’uno con l’altro, soprattutto all’inizio del processo terapeutico, e la sincronia di movimento tra loro (principalmente sotto forma di cenni del capo) è stata frequente per tutto il processo. Inoltre, i due terapeuti sembravano assumere implicitamente posizioni diverse durante le sedute. A livello del processo terapeutico nel suo complesso, uno dei terapeuti lavorava di più sul piano corporeo, sincronizzandosi con le altre persone partecipanti, mentre l’altro restava più passivo nel suo comportamento corporeo. Le posizioni dei terapeuti potevano però anche cambiare rapidamente durante le sedute, cosicché il terapeuta più passivo si impegnava attivamente nella sincronia non verbale quando l’altro era meno attivo. I modelli dipendevano dalla divisione dei compiti tra i terapeuti, dai temi discussi e dalle persone coinvolte nella discussione.

In questo studio di caso, l’episodio scelto per illustrare la sincronia posturale mostrava la divisione dei compiti tra i terapeuti. Mentre uno parlava del cliente, cercando di dare un senso alle sue motivazioni insieme alla cliente, l’altro sincronizzava le proprie posture con quelle del cliente, entrando così in empatia con lui, dato che il cliente poteva sentirsi minacciato dall’essere sotto esame.

In questo studio di caso, la sesta seduta spicca nell’indagine del processo terapeutico. Vi si è osservata meno sincronia non verbale tra tutte le persone partecipanti, e quasi tutte le sincronie osservate si sono verificate tra la cliente e uno dei terapeuti. Non si può escludere che l’apparecchiatura per il sistema nervoso autonomo indossata dalle persone partecipanti abbia inciso sulla quantità di sincronia di movimento. Tuttavia, ricerche precedenti proprio su questa seduta hanno mostrato che la cliente aveva sollevato la minaccia del divorzio (Itävuori et al. 2015). Sembra probabile che la discussione di temi difficili abbia inciso sulle sincronie non verbali: quando la cliente ha sollevato questo tema difficile, uno dei terapeuti ha risposto, segnalando con la sua sincronia di essere interessato ad ascoltare ciò che lei aveva da dire, mentre le altre persone partecipanti non vi hanno reagito sincronizzandosi in modo non verbale. Questa seduta è stata valutata da tutte le persone partecipanti, tranne la cliente, come caratterizzata da un’alleanza più debole rispetto alla seduta precedente.

Quanto alla relazione tra sincronia non verbale e alleanza, i risultati dell’analisi qualitativa sono stati contrastanti: il coinvolgimento nella sincronia non verbale non era sempre associato a una valutazione più forte dell’alleanza, e osservare altre persone in sincronia portava chi osservava a valutare l’alleanza talvolta come più debole e talvolta come più forte.

La cliente ha valutato l’alleanza nella sesta seduta della stessa intensità delle altre sedute (mentre le altre persone la valutavano più debole). Come già detto, in quella seduta si è impegnata attivamente sia nella sincronia posturale sia in quella di movimento con uno dei terapeuti; di fatto, la maggior parte delle sincronie non verbali di quella seduta si è verificata tra la cliente e uno dei terapeuti. Il fatto che la maggior parte delle sincronie di quella seduta si sia verificata in un’unica diade potrebbe essere visto come una scissione nel comportamento di sincronia non verbale. È interessante notare che tutte le persone tranne la cliente hanno valutato più debole l’alleanza in quella seduta, compreso il terapeuta coinvolto nella sincronia non verbale con lei. Per prudenza, va tuttavia detto che le valutazioni dell’alleanza della cliente sono rimaste piuttosto stabili per tutto il processo terapeutico, mentre quelle del cliente cambiavano da una seduta all’altra.

Un esempio opposto di come l’osservare altre persone sincronizzarsi abbia inciso sulle valutazioni dell’alleanza è che, nelle sedute in cui i co-terapeuti erano frequentemente in sincronia posturale, il cliente valutava l’alleanza come più forte. La sincronia posturale tra i co-terapeuti potrebbe essere stata percepita come un segno di rapport tra loro; in alternativa, potrebbe aver creato un’impressione generale di empatia, che potrebbe aver influito sul cliente. Osservare la sincronia non verbale può dunque avere effetti opposti, a seconda del contesto e di come chi osserva interpreta la sincronia non verbale: può essere percepita come qualcosa di positivo, come un atteggiamento empatico, oppure può far sentire chi osserva tagliato fuori.

Un aspetto da considerare nell’interpretazione delle misure di alleanza è che la clientela valutava i co-terapeuti come équipe e i terapeuti valutavano l’alleanza in relazione a entrambi i coniugi contemporaneamente; non è stato quindi possibile vedere se vi sarebbero state differenze di alleanza legate a uno dei coniugi o a uno dei terapeuti. Sono necessarie ulteriori ricerche con una misura dell’alleanza più specifica, che valuti l’alleanza separatamente per ciascuna relazione, poiché le alleanze scisse sono state associate all’abbandono della terapia (ad es. Muñiz de la Peña et al. 2009). Sarebbe interessante vedere come i modelli diadici di sincronia non verbale incidano sulle valutazioni dell’alleanza a seconda che si partecipi alla sincronia o ci si limiti a osservarla.

Un risultato interessante è che sembrava esserci un picco di sincronia tra i co-terapeuti nella seduta successiva a una seduta valutata come caratterizzata da un’alleanza più debole. Ricerche precedenti hanno mostrato che può esserci un’elevata quantità di sincronia non verbale tra terapeuta e pazienti che non migliorano, il che indicherebbe forse uno sforzo maggiore di chi conduce la terapia con queste persone (Paulick et al. 2018). Qui sembrava che il lavoro incarnato, implicito e congiunto dei terapeuti (la sincronia non verbale) aumentasse quando l’alleanza era stata più debole nella seduta precedente. È possibile che ciò abbia avuto un ruolo importante nel facilitare il processo terapeutico e nel favorire l’alleanza.

In questo processo terapeutico la sincronia di movimento è aumentata verso la fine del processo; contemporaneamente sono migliorate le valutazioni dell’alleanza delle persone partecipanti. La sincronia di movimento potrebbe essere vista come un’indicazione del fatto che tutte le persone partecipanti erano attivamente coinvolte nel processo terapeutico, e ciò si è riflesso nell’alleanza.

Nel valutare i risultati, va ricordato che la terapia condotta era una terapia della parola, incentrata sulle parole e sul dialogo, e che non sono stati utilizzati interventi corporei intenzionali. I dati di ricerca sono stati selezionati per l’analisi da un insieme di sedute di un progetto di ricerca che studiava la sincronia delle reazioni del sistema nervoso autonomo. I terapeuti erano a conoscenza di questo obiettivo di ricerca, ma non sapevano che il loro comportamento corporeo manifesto, in particolare la sincronia non verbale, sarebbe stato analizzato. Tutte le sincronie erano implicite e non sono state utilizzate come interventi.

Implicazioni cliniche

Occorre cautela nel proporre implicazioni cliniche sulla base di questa ricerca, poiché si tratta di un solo studio di caso e i risultati sono stati contrastanti. Tuttavia, lo schema di codifica potrebbe essere utilizzato da chi pratica la terapia di coppia, in supervisione o nella formazione alla terapia di coppia, dato che un aspetto importante è che chi conduce una terapia di coppia diventi consapevole dei modelli di sincronia non verbale nelle sedute.6 La videoregistrazione potrebbe essere utile, poiché non sempre è possibile notare i modelli di sincronia non verbale durante le sedute. Poiché la presenza di due terapeuti non è una pratica comune, chi conduce da solo una terapia di coppia dovrebbe essere consapevole delle proprie interazioni non verbali con ciascun coniuge. Può darsi che si sia più inclini a essere in sincronia non verbale con uno dei coniugi, il che potrebbe contribuire a una scissione non verbale.

Riteniamo che la sincronia non verbale funzioni probabilmente meglio quando avviene in modo implicito e non intenzionale. Il comportamento non verbale incide sull’atmosfera della seduta e può facilmente essere interpretato in modo negativo se la persona in terapia ha l’impressione che venga usato di proposito. Tuttavia, quando la consapevolezza generale del comportamento non verbale da parte di chi conduce la terapia è maggiore, è possibile mantenere una ricettività non verbale verso un coniuge mentre si parla con l’altro.

Limiti

I limiti di questo studio sono i seguenti: (1) lo schema di codifica richiede personale addestrato alla valutazione e molto tempo. Purtroppo non è stato trovato alcun metodo automatizzato per descrivere la sincronia posturale statica e la sincronia di movimenti simili (mimicry) che potesse essere utilizzato in sedute lunghe quanto quelle di questo studio di caso e che fosse abbastanza sicuro da poter essere usato con casi autentici di psicoterapia. In futuro lo schema di codifica potrebbe servire a creare soluzioni informatizzate e in parte automatiche per rilevare l’imitazione implicita di posture e movimenti. Sarebbe anche interessante confrontare la sincronia non verbale ottenuta con lo schema di codifica con i punteggi di sincronia non verbale ottenuti con i metodi di frame-differencing, per vedere nel dettaglio in che cosa differiscono nella definizione della sincronia non verbale. (2) Il processo di sviluppo dello schema di codifica è iniziato con l’osservazione dettagliata di un solo processo di terapia di coppia. Questa impostazione idiografica potrebbe essere considerata uno svantaggio, poiché potrebbe mostrare soltanto una sincronia non verbale rappresentativa di questo caso specifico, e non è possibile fare generalizzazioni sulla sincronia non verbale nella terapia di coppia. Tuttavia, la ricerca idiografica (Ramseyer 2020) sulla psicoterapia individuale e lo studio di caso di terapia di coppia qui presentato hanno mostrato che la relazione tra sincronia non verbale e alleanza è più complessa di quanto abbia mostrato la ricerca nomotetica precedente. In futuro saranno necessarie analisi con più casi di terapia di coppia e un insieme di dati più ampio per verificare la generalizzabilità dei risultati. (3) L’esclusione della prima seduta di terapia potrebbe essere considerata un limite. Era dovuta a un problema tecnico della registrazione, che mostrava nel video solo la coppia e non i terapeuti. È stato un peccato, poiché la prima seduta è di solito molto importante per la costruzione dell’alleanza. (4) In alcune sedute era presente una neonata, il che poteva influenzare il processo di osservazione. Tuttavia, nelle sedute in cui la bambina era in braccio a uno dei genitori, la quantità di sincronia posturale o di movimento non differiva in modo considerevole da quella delle sedute in cui ciò non accadeva. Anche l’elevata affidabilità inter-rater contrasta con questa interpretazione, poiché ha mostrato che la presenza della bambina non ha influenzato il processo di osservazione. Questo è stato quindi un vantaggio dell’impiego di persone incaricate dell’osservazione rispetto a un metodo automatizzato di frame-differencing: non sarebbe stato possibile utilizzare i video con un tale metodo, perché la bambina in braccio sarebbe entrata nelle regioni di interesse, producendo dati errati. (5) Un limite alla generalizzabilità potrebbe essere l’impiego di due terapeuti. È tuttavia la modalità con cui la terapia di coppia viene sempre condotta presso il Psychotherapy Training and Research Centre dell’Università di Jyväskylä. Una delle ragioni dell’impiego di due terapeuti è che ciò impedisce le alleanze scisse. In questo caso i co-terapeuti erano entrambi uomini, e può darsi che i risultati sarebbero stati diversi se i co-terapeuti fossero stati di sesso diverso. (6) Se le frequenze di sincronia non verbale ottenute con lo schema di codifica fossero usate soltanto per la ricerca quantitativa, sarebbe necessario includere una condizione di pseudosincronia. La pseudosincronia consiste nel creare un insieme di dati rimescolato con cui confrontare le sincronie non verbali reali. Ciò aiuta a stabilire se la sincronia non verbale si verifica al di sopra del livello del caso; senza la condizione di pseudosincronia non è possibile stabilirlo. L’esclusione della pseudosincronia è dovuta principalmente alla scarsa quantità di dati di questo studio di caso, che ha impedito di rimescolare i punti dati per creare un insieme di dati surrogato secondo la procedura presentata da Louwerse et al. (2012). Inoltre, la struttura dei soggetti basata sui raggruppamenti di sincronia ha limitato le possibilità di analisi statistica. Sono necessarie ulteriori ricerche con un insieme di dati più ampio per consentire i calcoli di pseudosincronia.

Studiare il processo psicoterapeutico osservando il comportamento non verbale in video di terapia di coppia può essere un compito impegnativo. Per chi fa ricerca e desidera intraprendere un processo analogo, riteniamo importante che il fenomeno studiato sia ben consolidato nella ricerca precedente oppure sia qualcosa su cui chi pratica la terapia di coppia insiste in base alla propria esperienza clinica. Scegliere l’osservazione come metodo di ricerca rende indispensabile un buon gruppo di lavoro, poiché la replicabilità delle osservazioni è cruciale per la validità scientifica della ricerca.

Conclusione

In conclusione, è chiaro che la sincronia non verbale nella terapia di coppia è un ambito poco studiato, dato che questo studio è uno dei primi sull’argomento. Il sistema di codifica qui creato è replicabile in altri setting terapeutici. Può essere utilizzato quando nei video sono presenti caratteristiche che impediscono l’uso di metodi automatizzati di frame-differencing (come problemi di illuminazione o fattori di disturbo presenti nel video). Potrebbe essere utilizzato anche in supervisione o nella formazione alla psicoterapia, per accrescere la consapevolezza di chi pratica la terapia riguardo al proprio comportamento non verbale.

Questo studio di caso ha mostrato che la terapia di coppia è un sistema complesso che consente molte costellazioni di sincronia non verbale tra le persone partecipanti. Di solito la sincronia non verbale si verifica in diadi, ma poiché nel caso di terapia di coppia qui studiato erano presenti quattro persone, era possibile anche una sincronia triadica e tetradica, che i metodi attuali non sono ancora stati in grado di studiare.

Nella terapia di coppia la sincronia non verbale ha inciso non solo sulle persone partecipanti che vi erano coinvolte, ma anche su quelle che non lo erano. Ciò suggerisce che la relazione tra sincronia non verbale e alleanza nella terapia di coppia è più complessa di quanto abbia mostrato la ricerca precedente sulla psicoterapia individuale.

In generale, ulteriori ricerche sulla sincronia non verbale nella terapia di coppia sono importanti sia in un’ottica idiografica sia in un’ottica nomotetica, poiché lo studio qui presentato suggerisce che la sincronia non verbale incide sulla relazione tra terapeuta e paziente; la relazione è un aspetto importante dell’alleanza terapeutica che può influenzare l’esito della terapia.

Appendici

Appendice 1

Frequenze della sincronia di postura e di movimento per seduta e per gruppo di sincronia

Si vedano le Tabelle 5 e 6.

Tabella 5 Sincronie posturali per seduta e per gruppo di sincronia

  • Seduta · 2 · 3 · 4 · 5 · 6 · 7 · 8 · 9 · 10
  • T1T2 · 20 · 0 · 1 · 4 · 0 · 4 · 1 · 5 · 3
  • T1A · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0
  • T1B · 3 · 2 · 6 · 6 · 1 · 7 · 8 · 7 · 16
  • T2A · 0 · 1 · 12 · 11 · 22 · 15 · 21 · 17 · 4
  • T2B · 16 · 7 · 3 · 1 · 0 · 6 · 2 · 11 · 3
  • AB · 4 · 2 · 0 · 6 · 0 · 0 · 1 · 5 · 2
  • T1T2A · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0
  • T1T2B · 1 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 1 · 0
  • T1AB · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0
  • T2AB · 0 · 1 · 0 · 2 · 0 · 0 · 0 · 1 · 0
  • T1T2AB · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0
  • Somma diadiche · 43 · 12 · 22 · 28 · 23 · 32 · 33 · 45 · 28
  • Somma triadiche · 1 · 1 · 0 · 2 · 0 · 0 · 0 · 2 · 0
  • Somma tetradiche · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0 · 0
  • Somma posturali · 44 · 13 · 22 · 30 · 23 · 32 · 33 · 47 · 28

Sedute 2–9. Diadi terapeuta 1 e terapeuta 2, terapeuta 1 e cliente A, terapeuta 1 e cliente B, terapeuta 2 e cliente A, terapeuta 2 e cliente B, e i due membri della coppia A e B. Triadi co-terapeuti e cliente A, co-terapeuti e cliente B, terapeuta 1 e i coniugi, terapeuta 2 e i coniugi. Tetrade tutte le persone partecipanti

Tabella 6 Sincronie di movimento per seduta e per gruppo di sincronia

  • Seduta · 2 · 3 · 4 · 5 · 6 · 7 · 8 · 9 · 10
  • T1T2 · 17 · 32 · 31 · 27 · 12 · 44 · 33 · 26 · 52
  • T1A · 2 · 8 · 8 · 13 · 5 · 6 · 4 · 6 · 10
  • T1B · 11 · 14 · 8 · 11 · 6 · 2 · 11 · 12 · 9
  • T2A · 11 · 41 · 6 · 12 · 33 · 8 · 25 · 28 · 35
  • T2B · 13 · 3 · 18 · 10 · 4 · 7 · 9 · 12 · 11
  • AB · 1 · 3 · 7 · 13 · 2 · 2 · 6 · 8 · 14
  • T1T2A · 0 · 1 · 0 · 5 · 0 · 2 · 1 · 2 · 3
  • T1T2B · 0 · 1 · 0 · 6 · 0 · 1 · 1 · 5 · 3
  • T1AB · 0 · 3 · 2 · 4 · 0 · 1 · 4 · 6 · 5
  • T2AB · 0 · 1 · 0 · 1 · 0 · 1 · 1 · 1 · 9
  • T1T2AB · 0 · 0 · 2 · 0 · 0 · 3 · 1 · 5 · 1
  • Somma diadiche · 55 · 101 · 78 · 86 · 62 · 69 · 88 · 92 · 131
  • Somma triadiche · 0 · 6 · 2 · 16 · 0 · 5 · 7 · 14 · 20
  • Somma tetradiche · 0 · 0 · 2 · 0 · 0 · 3 · 1 · 5 · 1
  • Somma totale · 55 · 107 · 82 · 102 · 62 · 77 · 96 · 111 · 152

Sedute 2–9. Diadi terapeuta 1 e terapeuta 2, terapeuta 1 e cliente A, terapeuta 1 e cliente B, terapeuta 2 e cliente A, terapeuta 2 e cliente B, e i due membri della coppia A e B. Triadi co-terapeuti e cliente A, co-terapeuti e cliente B, terapeuta 1 e i coniugi, terapeuta 2 e i coniugi. Tetrade tutte le persone partecipanti

Appendice 2

Correlazioni non parametriche per ranghi di Spearman con intervalli di confidenza bootstrap per il calcolo della relazione tra l’alleanza nelle sedute e le sincronie non verbali osservate

Si vedano le Tabelle 7, 8 e 9.

Tabella 7 Correlazioni tra i punteggi SRS del cliente B e i gruppi di sincronia non verbale posturale e di movimento

  • SRS cliente B, relazione; Sincronia posturale dei co-terapeuti: 0.71*
    [0.18, 0.95]; Sincronia di movimento T2 e cliente A: − 0.58
    [− 0.96, 0.25]; Sincronia di movimento T2 e cliente B: 0.33
    [− 0.32, 0.84]; Sincronia di movimento T1, T2 e cliente A: 0.22
    [− 0.56, 0.77]
  • SRS cliente B, obiettivi e temi; Sincronia posturale dei co-terapeuti: 0.84**
    [0.56, 0.92]; Sincronia di movimento T2 e cliente A: − 0.28
    [− 0.88, 0.59]; Sincronia di movimento T2 e cliente B: 0.44
    [− 0.29, 0.88]; Sincronia di movimento T1, T2 e cliente A: 0.50
    [− 0.97, 0.98]
  • SRS cliente B,
    approccio e metodo
    ; Sincronia posturale dei co-terapeuti: 0.89**
    [0.6, 0.97]; Sincronia di movimento T2 e cliente A: − 0.30
    [− 0.93, 0.65]; Sincronia di movimento T2 e cliente B: 0.45
    [− 0.46, 0.95]; Sincronia di movimento T1, T2 e cliente A: 0.55
    [− 0.71, 0.95]
  • SRS cliente B, complessivo; Sincronia posturale dei co-terapeuti: 0.68*
    [0.00, 0.99],; Sincronia di movimento T2 e cliente A: − 0.37
    [− 0.91, 0.33]; Sincronia di movimento T2 e cliente B: 0.89**
    [0.73, 0.95]; Sincronia di movimento T1, T2 e cliente A: 0.10
    [− 0.55, 0.81]
  • SRS cliente B, somma delle sottoscale; Sincronia posturale dei co-terapeuti: 0.92**
    [0.71, 0.99]; Sincronia di movimento T2 e cliente A: − 0.42
    [− 0.93, 0.56]; Sincronia di movimento T2 e cliente B: 0.60
    [− 0.12, 0.97]; Sincronia di movimento T1, T2 e cliente A: 0.28
    [− 0.58, 0.86]

I valori tra parentesi quadre indicano un intervallo di confidenza al 95% per ciascuna correlazione. Per facilitare la lettura, sono presentati solo i gruppi di comportamento di sincronia non verbale e/o i punteggi individuali SRS che includono correlazioni significative
*Indica p < 0.05
**Indica p < 0.01

Tabella 8 Correlazioni tra i punteggi SRS del terapeuta 1 e i gruppi di sincronia non verbale posturale e di movimento

  • SRS T1, relazione; Sincronia posturale dei co-terapeuti: 0.78*
    [0.43, 0.97]; Sincronia posturale terapeuta 1 e cliente B: 0.69*
    [− 0.21, 0.96]; Sincronia di movimento dei co-terapeuti: 0.10
    [− 0.72, 0.74]; Sincronia di movimento T2 e cliente B: 0.70*
    [0.00, 0.95]; Sincronia di movimento T2, cliente A e cliente B: 0.26
    [− 0.21, 0.66]
  • SRS T1, obiettivi e temi; Sincronia posturale dei co-terapeuti: − 0.13
    [− 0.73, 0.81]; Sincronia posturale terapeuta 1 e cliente B: − 0.84*
    [− 0.96, − 0.56]; Sincronia di movimento dei co-terapeuti: − 0.76*
    [− 0.97, − 0.18]; Sincronia di movimento T2 e cliente B: − 0.21
    [− 0.75, 0.65]; Sincronia di movimento T2, cliente A e cliente B: − 0.68*
    [− 0.95, − 0.29]
  • SRS T1, approccio e metodo; Sincronia posturale dei co-terapeuti: 0.31
    [− 0.77, 0.98]; Sincronia posturale terapeuta 1 e cliente B: 0.76*
    [0.30, 0.91]; Sincronia di movimento dei co-terapeuti: 0.62
    [0.00, 0.92]; Sincronia di movimento T2 e cliente B: 0.19
    [− 0.86, 0.89]; Sincronia di movimento T2, cliente A e cliente B: 0.48
    [− 0.12, 0.85]
  • SRS T1, complessivo; Sincronia posturale dei co-terapeuti: 0.31
    [− 0.77, 0.98]; Sincronia posturale terapeuta 1 e cliente B: 0.76*
    [0.30, 0.91]; Sincronia di movimento dei co-terapeuti: 0.62
    [0.00, 0.92]; Sincronia di movimento T2 e cliente B: 0.19
    [− 0.86, 0.89]; Sincronia di movimento T2, cliente A e cliente B: 0.48
    [− 0.12, 0.85]

I valori tra parentesi quadre indicano un intervallo di confidenza al 95% per ciascuna correlazione. Per facilitare la lettura, sono presentati solo i gruppi di comportamento di sincronia non verbale e/o i punteggi individuali SRS che includono correlazioni significative
*Indica p < 0.05
**Indica p < 0.01

Tabella 9 Correlazioni tra i punteggi SRS del terapeuta 2 e i gruppi di sincronia non verbale posturale e di movimento

  • SRS T2, relazione; Sincronia posturale dei co-terapeuti: − 0.16
    [− 0.90, 0.63]; Sincronia posturale terapeuta 1 e cliente B: 0.73*
    [0.56, 0.98]; Sincronia posturale clienti A e B: − 0.05
    [− 0.56, 0.55]; Sincronia di movimento T1, T2 e cliente A: 0.27
    [− 0.46, 0.93]
  • SRS T2, obiettivi e temi; Sincronia posturale dei co-terapeuti: − 0.70*
    [− 0.9, − 0.25]; Sincronia posturale terapeuta 1 e cliente B: − 0.43
    [− 0.81, 0.08]; Sincronia posturale clienti A e B: − 0.08
    [− 0.89, 0.65]; Sincronia di movimento T1, T2 e cliente A: − 0.29
    [− 0.84, 0.34]
  • SRS T2, approccio e metodo; Sincronia posturale dei co-terapeuti: 0.47
    [− 0.74, 0.93]; Sincronia posturale terapeuta 1 e cliente B: 0.83**
    [0.58, 0.93]; Sincronia posturale clienti A e B: 0.25
    [− 0.43, 0.83]; Sincronia di movimento T1, T2 e cliente A: 0.75*
    [0.29, 0.98]
  • SRS T2, complessivo; Sincronia posturale dei co-terapeuti: 0.61
    [0.00, 0.91]; Sincronia posturale terapeuta 1 e cliente B: 0.18
    [− 0.57, 0.84]; Sincronia posturale clienti A e B: 0.71*
    [0.11, 0.98]; Sincronia di movimento T1, T2 e cliente A: 0.18
    [− 0.49, 0.76]

I valori tra parentesi quadre indicano un intervallo di confidenza al 95% per ciascuna correlazione. Per facilitare la lettura, sono presentati solo i gruppi di comportamento di sincronia non verbale e/o i punteggi individuali SRS che includono correlazioni significative
*Indica p < 0.05
**Indica p < 0.01

Appendice 3

Notazioni di trascrizione

Complexe Systémique: in sintesi

Questo studio di caso dà corpo, letteralmente, a un’idea familiare alla pratica sistemica: nella terapia di coppia la relazione terapeutica non è mai una questione a due. Una postura condivisa tra un terapeuta e la cliente può sostenerla e lasciare in disparte il cliente; la sintonia silenziosa dei due co-terapeuti, al contrario, sembra rassicurare il cliente, che allora valuta l’alleanza come più forte. I co-terapeuti sembrano inoltre, senza saperlo, intensificare la loro sincronia dopo una seduta difficile e dividersi i ruoli: uno interroga, l’altro accompagna fisicamente la persona messa sotto esame. Per la pratica l’interesse è duplice: uno schema semplice per rivedere i propri video in supervisione e un invito a individuare le alleanze scisse che si formano anche attraverso il corpo. I limiti sono quelli di un caso unico, con due terapeuti uomini, una coppia segnata dalla violenza nella relazione intima, un’apparecchiatura di misurazione che ostacolava i gesti e nessun confronto con il caso. Da leggere insieme all’articolo sulla co-terapia nel Dialogo Aperto e all’articolo sull’alleanza terapeutica nella terapia di coppia online.

Note dell’originale

1 La relazione tra sincronia di postura e di movimento e alleanza terapeutica è stata calcolata anche mediante intervalli di confidenza bootstrap (95%) per le correlazioni non parametriche tra i comportamenti di sincronia non verbale per soggetto e le misure dell’alleanza della seduta (SRS). Sono state utilizzate le sottoscale (Relazione, Obiettivi e temi, Approccio o metodo, Complessivo) e la somma delle sottoscale. I risultati sono riportati nell’«Appendice 2».

2 Per analizzare la relazione tra l’alleanza nelle sedute e i comportamenti osservati sono state calcolate correlazioni non parametriche per ranghi di Spearman con intervalli di confidenza bootstrap. Per facilitare la lettura, nelle tabelle dell’«Appendice 2» sono inclusi solo i gruppi di sincronia non verbale e i punteggi SRS con correlazioni significative. Non sono emerse correlazioni significative tra le valutazioni SRS della cliente e i modelli di sincronia non verbale.

3 Questa relazione è stata confermata dall’analisi correlazionale delle frequenze di sincronia non verbale e delle valutazioni dell’alleanza terapeutica da parte del cliente, riportata nella Tabella 7 dell’«Appendice 2».

4 La trascrizione è stata tradotta da uno dei terapeuti.

5 Poiché la terapia era una terapia della parola e privilegiava metodi dialogici, non sono stati utilizzati intenzionalmente interventi a base corporea.

6 Ci si potrebbe dapprima concentrare sul riconoscimento delle sole sincronie posturali, che sono state associate all’empatia (Maurer and Tindall 1983) e riscontrate in momenti importanti della seduta di terapia (Raingruber 2001); in seguito si potrebbe passare all’osservazione della sincronia di movimento. Il manuale dello schema di codifica è disponibile presso la prima firma dell’articolo.

Ringraziamenti. Ringrazio i miei supervisori, il professor Juha Holma e il professor Wolfgang Tschacher, per i loro preziosi commenti sul manoscritto, e Joona Muotka per l’assistenza statistica. Il progetto di ricerca Relational mind in events of change in multiactor therapeutic dialogues è stato finanziato dall’Academy of Finland (Human Mind Research Program 2013–2016) con il finanziamento n. 265492 (compresi il disegno del progetto di ricerca e la raccolta dei dati). Lo sviluppo del metodo qui presentato è stato finanziato dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Jyväskylä in Finlandia; la stesura finale del manoscritto è stata finanziata dalla Kone Foundation.

Finanziamento. Finanziamento open access fornito dalla University of Jyväskylä (JYU).

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Traduzione non ufficiale in italiano di Studying Nonverbal Synchrony in Couple Therapy—Observing Implicit Posture and Movement Synchrony, di Petra Nyman-Salonen, Anu Tourunen, Virpi-Liisa Kykyri, Markku Penttonen, Jukka Kaartinen e Jaakko Seikkula, Contemporary Family Therapy, vol. 43, no 1 (2021), doi: 10.1007/s10591-020-09555-5, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale — l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (traduzione, tabelle presentate come elenchi). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa versione; fa fede la versione originale.

Questa è una traduzione dell’articolo originale «Studying Nonverbal Synchrony in Couple Therapy—Observing Implicit Posture and Movement Synchrony», pubblicato in Contemporary Family Therapy (2021) con licenza CC BY 4.0. Pubblicato da Complexe Systémique: il testo di chi firma l’articolo è stato tradotto in italiano con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e la presentazione è stata adattata alla lettura online, come indicato in apertura di questa pagina.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Nyman-Salonen, P., Tourunen, A., Kykyri, V.-L., Penttonen, M., Kaartinen, J., et Seikkula, J. (2021). Studying Nonverbal Synchrony in Couple Therapy—Observing Implicit Posture and Movement Synchrony. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/studying-nonverbal-synchrony-in-couple-therapy (Opera originale pubblicata nel 2020 in Contemporary Family Therapy, 43(1), 69-87 (2021); ripubblicata nel 2021 da Contemporary Family Therapy, https://link.springer.com/article/10.1007/s10591-020-09555-5)

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