Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Journal of Contemporary Psychotherapy · Coppie
Quando la depressione o l’ansia di un membro della coppia pesa sulla relazione, e la relazione a sua volta aggrava il disagio di ciascuno, da dove deve cominciare la terapia? L’équipe di Ladislav Timulak a Dublino propone di estendere alle coppie la terapia focalizzata sulle emozioni transdiagnostica: i sintomi vengono letti come la riacutizzazione di una vulnerabilità antica (solitudine, vergogna, paura), su cui si lavora sia all’interno di ciascun membro della coppia sia tra i due. Un caso composito, quello di Mark e Sonja, illustra l’approccio.
Traduzione non ufficiale in italiano di Transdiagnostic Emotion-Focused Therapy for Couples with Co-Morbid Relational and Mood, Anxiety and Related Difficulties, di Ladislav Timulak, Jessica Dailey, Jessica Lunn e Jessica McKnight, pubblicato in Journal of Contemporary Psychotherapy (Springer) (2025), doi: 10.1007/s10879-024-09645-7, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le enumerazioni con lettere dell’originale sono presentate come elenchi puntati. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
La relazione di coppia può servire a mitigare il dolore o da cuscinetto contro un ulteriore aumento del disagio.
Ladislav Timulak, Jessica Dailey, Jessica Lunn e Jessica McKnight
Abstract
Esiste una chiara associazione tra l’insoddisfazione nelle relazioni di coppia e un aumento dei problemi di salute mentale come la depressione e l’ansia. L’associazione può andare in entrambe le direzioni e rende più complesse sia le difficoltà della relazione sia quelle individuali. Uno degli approcci di terapia di coppia più studiati, la terapia focalizzata sulle emozioni (EFT) per coppie, si concentra sul ciclo interattivo tra i membri della coppia e sottolinea anche l’importanza di lenire le vulnerabilità individuali per trasformare le interazioni relazionali problematiche. Finora non si è tentato di descrivere un quadro sistematico per l’uso dell’EFT nel lavoro con coppie che presentano problemi di salute mentale in comorbidità. Questo articolo intende colmare tale lacuna. Si basa sia sui lavori recenti sull’EFT transdiagnostica individuale, sia sul quadro dell’EFT per coppie, inteso come impalcatura ottimale per un approccio di EFT transdiagnostica che affronti le questioni relazionali e, insieme, le presentazioni legate alla depressione e all’ansia nelle coppie. L’articolo illustra diversi modi in cui la vulnerabilità emotiva cronica di una persona può raggiungere livelli clinici di disagio e complicare una relazione di coppia. Descrive poi strategie terapeutiche specifiche per lavorare con la vulnerabilità emotiva della persona e con il disagio sintomatico che può comportare, nel contesto della relazione di coppia. Il lavoro sulla vulnerabilità emotiva di ciascuno viene seguito di pari passo con le interazioni relazionali, nell’intento di offrire interazioni ed esperienze emotive riparative e trasformative. Viene presentato un esempio clinico tratto da un progetto di ricerca in corso per illustrare l’uso di strategie terapeutiche specifiche e l’applicazione clinica dell’approccio di EFT transdiagnostica alla terapia di coppia.
Parole chiave: terapia focalizzata sulle emozioni, terapia di coppia, depressione, ansia
La salute psicologica e la soddisfazione nelle relazioni di coppia sembrano avere un legame complesso. Esiste una chiara associazione tra un aumento dei problemi di salute mentale, come la depressione e l’ansia, e la discordia nelle relazioni di coppia (Leach et al., 2013; Whisman et al., 2021). La soddisfazione in una relazione di coppia può incidere sulle difficoltà di una persona e, allo stesso modo, le difficoltà individuali possono a loro volta incidere sulla soddisfazione nella relazione (Whisman et al., 2023). Se i problemi di salute mentale di una persona possono costituire un fattore di stress per chi le sta accanto e per la relazione, anche una relazione di coppia insoddisfacente può aggravare le difficoltà della persona. D’altra parte, la disponibilità e la capacità di risposta di chi condivide la relazione possono fungere da cuscinetto contro difficoltà di salute mentale come la depressione e l’ansia (Baucom et al., 2020). Il coping diadico, del resto, è un ambito ampiamente studiato, che dimostra come lo stress di un membro della coppia incida sul benessere dell’altro, ma anche come un coping congiunto rappresenti una risorsa potenziale a disposizione di entrambi (Bodenmann et al., 2019).
Si assiste a un relativo boom delle terapie di coppia rivolte ai problemi di salute mentale in comorbidità con difficoltà relazionali. L’ultima edizione della grande opera collettanea che funge da riferimento nel campo della terapia di coppia, il Clinical Handbook of Couple Therapy (Lebow & Snyder, 2023), offre capitoli che presentano la terapia di coppia per il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) (Monson & Fredman, 2023), per i problemi legati all’alcol (McCrady et al., 2023) e per la depressione e l’ansia (Whisman et al., 2023). Del resto, una delle presentazioni in comorbidità più studiate, la depressione, conta almeno 14 studi controllati randomizzati di esito, come attesta una recente meta-analisi (Barbato & D’Avanzo, 2020). Gli studi inclusi in tale meta-analisi hanno inoltre mostrato che la terapia di coppia per la depressione in comorbidità con la discordia relazionale migliora sia la relazione sia i sintomi depressivi. Quanto ai modelli utilizzati, la terapia di coppia cognitivo-comportamentale (Baucom et al., 2020) sembra essere il modello più studiato (ad es., Baucom et al., 2018; Monson et al., 2012). Anche altre terapie, come la terapia focalizzata sulle emozioni / emotivamente focalizzata per coppie, dispongono di alcune prove di efficacia per le difficoltà relazionali e per presentazioni in comorbidità come la depressione e il PTSD (ad es., Denton et al., 2012; Weissman et al., 2018).
La terapia focalizzata sulle emozioni / emotivamente focalizzata per coppie (EFT; Greenberg & Johnson, 1988) è un approccio di terapia di coppia che si fonda sulle tradizioni umanistica e sistemica della psicoterapia. È uno degli approcci di terapia di coppia più studiati quanto a efficacia (Spengler et al., 2022). A partire dal lavoro iniziale di Greenberg e Johnson (1988), si è sviluppato in due tradizioni distinte. La formulazione originale di Greenberg e Johnson (1988) poneva l’accento sulla delimitazione del ciclo interattivo problematico in cui la coppia resta intrappolata, alimentato dall’emozione più vulnerabile di ciascun membro, che porta a un comportamento (ad es., biasimare, ritirarsi) che suscita le emozioni vulnerabili dell’altro. Il lavoro terapeutico si concentra sulla comprensione dei cicli, ma con l’obiettivo di aiutare infine i membri della coppia a rivelarsi a vicenda le proprie emozioni vulnerabili e i bisogni associati, suscitando così reazioni reciproche più responsive.
Negli anni, Johnson (2020) e il suo gruppo di lavoro hanno sottolineato la rilevanza della teoria dell’attaccamento per comprendere perché cercare e offrire una risposta rassicurante conti così tanto nella vita di una coppia (Johnson, 2019). Greenberg (si veda Greenberg & Goldman, 2008), dal canto suo, ha ampliato il lavoro originale sottolineando che, oltre ai cicli problematici legati all’attaccamento (ad es., ci sei per me quando sto male?), una coppia può restare intrappolata anche in conflitti legati all’identità (ad es., mi accetti così come sono?). Sul piano del lavoro terapeutico, Greenberg (insieme alla coautrice Goldman) ha sottolineato anche il lavoro individuale all’interno della coppia, in cui ciascuno si prende cura anche della propria vulnerabilità.
Quanto alla delimitazione dell’approccio per lavorare con coppie con problemi di salute mentale in comorbidità, non esiste letteratura precedente che offra un quadro sistematico dell’EFT in presenza di problemi relazionali e di salute mentale in comorbidità: da qui l’obiettivo di questo articolo. L’eccezione è una formulazione di Johnson (2002) per il lavoro con il trauma, che discute soprattutto di come le esperienze traumatiche e il PTSD possano aggiungere difficoltà al consueto lavoro di coppia. Johnson (2002; p. 97) inquadra l’esperienza emotiva sottostante che alimenta i cicli interattivi problematici nel contesto degli echi del trauma. Johnson sottolinea che le esperienze emotive sottostanti possono essere evitate dal membro della coppia con un trauma passato. Sottolinea inoltre che, lavorando con coppie in cui uno dei membri soffre di PTSD, chi conduce la terapia può incontrare difficoltà nella costruzione dell’alleanza (ad es., problemi di fiducia). Anche la gravità delle esperienze angoscianti nel membro della coppia con una storia di trauma e le difficoltà di regolazione affettiva possono porre sfide alla terapia. Pur segnalando difficoltà specifiche, l’approccio terapeutico complessivo sembra restare fedele alla formulazione originale dell’EFT (Johnson, 2020).
Quando vogliamo delineare il lavoro con l’insoddisfazione nella relazione di coppia in comorbidità con problemi di salute mentale, dobbiamo precisare a quali problemi di salute mentale ci riferiamo, poiché si tratta chiaramente di un ambito molto vasto. Ci concentriamo qui sulla depressione, sull’ansia e sui disturbi correlati (come il disturbo ossessivo-compulsivo [DOC] o il disturbo da stress post-traumatico [PTSD]), perché sono i problemi di salute mentale più diffusi, condividono molte caratteristiche e sono affrontati anche con strategie terapeutiche transdiagnostiche comuni (ad es., Barlow et al., 2018). La prevalenza a dodici mesi di un qualsiasi disturbo d’ansia, inclusi DOC e PTSD, è di circa il 18%, e quella della depressione di quasi il 7%, con la distimia all’1,5% – (Kessler et al., 2005; i problemi di depressione e ansia sono inoltre spesso in comorbidità). Pur non essendo l’oggetto di questo articolo, la depressione, l’ansia e i disturbi correlati sono spesso aggravati da difficoltà di personalità, classificate formalmente come disturbi di personalità (Lenzenweger et al., 2007). Depressione, ansia e disturbi correlati condividono inoltre molti elementi (Lahey et al., 2021). Tra questi non figura solo una comorbidità molto elevata (cioè la compresenza di almeno due «disturbi» in uno stesso momento o in sequenza nell’arco di un lungo periodo), ma anche l’eziologia (ad es., vulnerabilità genetica, eventi avversi).
I trattamenti psicologici esistenti per la depressione, l’ansia e i disturbi correlati condividono inoltre molte strategie terapeutiche comuni, il che ha portato allo sviluppo dei cosiddetti trattamenti transdiagnostici (Kennedy & Barlow, 2018). Anche una variante transdiagnostica della terapia focalizzata sulle emozioni per la depressione, l’ansia e le difficoltà correlate, basata sul lavoro originale di Greenberg e collaboratori nell’EFT individuale (Greenberg et al., 1993), è stata di recente concettualizzata e presentata in forma manualizzata (Timulak & Keogh, 2022). La formulazione di Timulak e Keogh distingueva tra il disagio a livello dei sintomi e la vulnerabilità emotiva sottostante che dava origine a tale disagio. Concettualizzavano così due livelli di lavoro terapeutico: uno a livello dei sintomi e l’altro di trasformazione della vulnerabilità sottostante.
Il lavoro a livello dei sintomi si rivolgeva a sintomi transdiagnostici comuni nella depressione e nell’ansia, come la preoccupazione, la ruminazione e l’evitamento delle esperienze emotive dolorose (o la protezione da esse). I processi terapeutici comuni in questo lavoro comprendevano l’aumento della consapevolezza della propria agentività nei sintomi da parte della persona in terapia (il preoccuparsi da sé) nonché del costo di tali processi (ad es., l’ansia e la stanchezza generate dalla preoccupazione). Le persone in terapia vengono poi aiutate a lasciar andare i processi che inducono i sintomi (lasciar andare la preoccupazione) o a porre loro un limite (ad es., un limite alla preoccupazione). Il lavoro trasformativo nella formulazione transdiagnostica si concentrava sulla vulnerabilità sottostante, nel modo tipico dell’EFT (Greenberg et al., 1993). Si accedeva alla vulnerabilità sottostante (ad es., la vergogna nucleare nell’ansia sociale o nella depressione) e si aiutava a tollerarla. Si articolavano i bisogni insoddisfatti in essa contenuti (ad es., di accettazione) e si generavano nuove risposte adattive, come la compassione e la rabbia che pone limiti.
La formulazione transdiagnostica di Timulak e Keogh (2022) ci ha portato a estenderla dal formato individuale al lavoro con coppie in cui almeno uno dei membri soddisfa i criteri clinici formali per la depressione, l’ansia o un disturbo correlato. Le descrizioni che seguono concettualizzano il posto di queste difficoltà di salute mentale nei cicli interattivi problematici e propongono strategie terapeutiche utilizzabili per affrontare i problemi di salute mentale in comorbidità e l’insoddisfazione relazionale, basandosi sul quadro presentato da Greenberg e Goldman (2008). Speriamo così di offrire un quadro coerente che concettualizzi la terapia di coppia focalizzata sulle emozioni transdiagnostica per l’insoddisfazione relazionale in comorbidità con la depressione, l’ansia e i disturbi correlati.
L’EFT per coppie individua la fonte principale dell’insoddisfazione relazionale nel ciclo interattivo della coppia, che genera emozioni dolorose in entrambi i membri. Questo ciclo nasce da emozioni sottostanti e dalla loro espressione secondaria (ad es., sento che quello che provo non viene riconosciuto, ma attaccherò chi mi sta accanto invece di rivelare la mia ferita). Nell’EFT classica per coppie (Greenberg & Goldman, 2008) il focus è di solito su un ciclo problematico dominante, anche se in una terapia più lunga può spostarsi su altri cicli. Un ciclo interattivo problematico può presentarsi così:
Un comportamento della persona A (ad es., l’indisponibilità emotiva) suscita un’esperienza dolorosa (ad es., sentirsi sola) nella persona B, che porta a un comportamento (spesso protettivo ma inefficace) della persona B (ad es., biasimare la persona A), il quale a sua volta suscita un sentimento doloroso nella persona A (ad es., la sensazione di deludere l’altra persona), che porta a un comportamento della persona A (ad es., il ritiro) che aggrava ulteriormente il sentimento doloroso della persona B (un senso di solitudine e di abbandono) e contribuisce a un ulteriore (inasprimento del) comportamento problematico (il biasimo). Il circolo si stabilisce così e il ciclo vizioso si consolida e vive di vita propria. È difficile restare con la vulnerabilità sottostante (ad es., l’abbandono solitario, la paura, la vergogna) e mostrarla all’altra persona, mentre si mostrano le emozioni secondarie (ad es., la rabbia) o un comportamento che ne deriva (ad es., il muro di silenzio e il ritiro), perché sono meno vulnerabili, il che aggrava ulteriormente le emozioni vulnerabili vissute.
Dal punto di vista di un’EFT transdiagnostica individuale, le difficoltà di salute mentale che costituiscono i sintomi che definiscono la depressione, l’ansia e le difficoltà correlate sono considerate difficoltà emotive a livello dei sintomi, secondarie a una vulnerabilità emotiva più profonda (Timulak & Keogh, 2022). Il disagio a livello dei sintomi può presentarsi come disperazione, impotenza, irritabilità, ansia, sensazione generale di sopraffazione, o interruzione/evitamento dei sentimenti che caratterizzano la depressione e l’ansia. La vulnerabilità emotiva sottostante nella depressione e nell’ansia sembra consistere in esperienze dolorose croniche e travolgenti di solitudine (o perdita), vergogna e paura (ad es. Dillon et al., 2018; Keogh & Timulak, 2023; McNally et al., 2014; O’Brien et al., 2019). Questa vulnerabilità si sviluppa probabilmente a seguito dell’interazione tra predisposizioni biologiche che plasmano la nostra emotività ed eventi avversi, in particolare in periodi sensibili dello sviluppo, che generano esperienze emotive dolorose e travolgenti. Queste esperienze emotive travolgenti sono spesso croniche o particolarmente intense. I bisogni emotivi insiti nelle emozioni generate da questi eventi avversi, ad es. il bisogno di connessione nella solitudine, il bisogno di accettazione nella vergogna, il bisogno di protezione nella paura, di solito non vengono soddisfatti.
Le persone sviluppano così sensibilità emotive peculiari verso determinati tipi di eventi, verso fattori scatenanti. L’EFT classica discute lo sviluppo di schemi emotivi problematici (Greenberg, 2017), che possono attivarsi nella nostra interazione con un determinato ambiente sociale. L’attivazione di questa vulnerabilità emotiva (soprattutto se cronica o molto determinante) può raggiungere un livello di disagio e di sofferenza che tocca la soglia clinica o soddisfa i criteri diagnostici di disturbi come la depressione, l’ansia e le difficoltà correlate. Per inciso, gli studi longitudinali mostrano che praticamente nessuna persona è al riparo dal vivere, nel corso della vita, un disagio che soddisfi i criteri di un disturbo mentale (Caspi et al., 2020).
In una coppia, la vulnerabilità emotiva di un membro (la sensibilità a certi fattori scatenanti e alle esperienze che questi comportano) è spesso anteriore alla relazione (Greenberg & Goldman, 2008). Spesso (o addirittura tipicamente), gli eventi avversi in periodi sensibili dello sviluppo sono determinanti, ma talvolta esperienze traumatiche o comunque avverse possono verificarsi più avanti nella vita, nel corso della relazione o nel contesto della relazione (il concetto di ferite emotive nella relazione di coppia lo esprime: si veda Meneses & Greenberg, 2019). In contesti particolari, e per alcune persone più che per altre, questa sensibilità può dare origine a livelli clinici di disagio. Il fattore scatenante può venire dall’esterno della relazione di coppia oppure dall’altro membro. Poiché la relazione di coppia principale è di solito la relazione più significativa, fa particolarmente male se il comportamento o l’espressione emotiva dell’altro membro della coppia attiva la vulnerabilità sottostante. Anche se il fattore scatenante attuale viene dall’esterno della relazione (ad es., il lavoro, la famiglia d’origine, la famiglia acquisita, la malattia), la risposta percepita di chi condivide la relazione alla conseguenza emotiva può essere vissuta come qualcosa che aggrava la ferita invece di lenirla. Se la vulnerabilità attivata dà origine a livelli clinici di disagio, per l’altro membro può diventare più difficile rispondere in modo rassicurante o validante. Ciò può allora appesantire particolarmente l’interazione e portare allo sviluppo di un ciclo di interazione problematico, aggravato dai livelli clinici di disagio vissuto. L’interazione ciclica può essere ancora più complessa se il disagio di entrambi i membri raggiunge livelli clinici.
La vulnerabilità emotiva cronica che può raggiungere livelli clinici di disagio può complicare una relazione di coppia in diversi modi. Ad esempio, in alcuni casi:
In tutti questi esempi, il livello di vulnerabilità sottostante e il livello di disagio che essa provoca rendono l’interazione esposta a difficoltà. Così, la vulnerabilità attivata non solo porta sofferenza alla persona colpita, ma alza anche la posta in gioco per la capacità di risposta dell’altro membro della coppia. L’interazione allora può non andare bene e la risposta dell’altra persona può non riuscire a fare da cuscinetto contro l’evoluzione della vulnerabilità verso un disturbo clinico conclamato. D’altra parte, la centralità della risposta dell’altra persona alla vulnerabilità emotiva sottostante indica la possibilità che la relazione di coppia possa servire a mitigare il dolore o da cuscinetto contro un ulteriore aumento del disagio. Del resto, la funzione potenziale della relazione come risorsa nel contesto di esperienze difficili (Bodenmann et al., 2019) è al centro dei trattamenti di coppia sviluppati per le difficoltà relazionali e di salute mentale in comorbidità (Whisman et al., 2023).
Il quadro dell’EFT per coppie delineato da Greenberg e Goldman (2008) offre un’impalcatura ottimale per un approccio di EFT transdiagnostica alla terapia di coppia che affronti sia le presentazioni relazionali sia quelle legate alla depressione e all’ansia. Il quadro originale dell’EFT presuppone che la terapia di coppia si concentri sulla delimitazione del ciclo interattivo problematico e anche sull’individuazione delle sensibilità e delle vulnerabilità emotive di ciascun membro che si trovano al cuore delle posizioni interattive di quel ciclo. Questo quadro è compatibile con la prospettiva qui presentata, secondo cui tali vulnerabilità non hanno un ruolo solo nel disagio relazionale, ma anche in quello individuale, come la depressione e l’ansia. L’attenzione alle origini storiche delle sensibilità e delle vulnerabilità relazionali distingue la formulazione di Greenberg e Goldman da quella di Johnson (2020), che cerca il contesto storico dei sentimenti vulnerabili sottostanti piuttosto dal punto di vista dei comportamenti storici di ricerca dell’attaccamento in situazioni di disagio (ad es., cercare conforto in un’altra persona, avere esperienze di confortare un’altra persona). La prospettiva di Greenberg e Goldman è molto più ampia, poiché esamina quali esperienze abbiano portato alla formazione di tali sensibilità e vulnerabilità. Va inoltre sottolineato che, sebbene le vulnerabilità emotive legate alle difficoltà relazionali o di depressione/ansia si formino spesso in periodi sensibili dello sviluppo, possono svilupparsi in qualsiasi momento, anche nel contesto della relazione stessa.
La formulazione di Greenberg e Goldman (2008) (simile alla formulazione originale di Greenberg & Johnson, 1988 e a quella di Johnson, 2020) presuppone inoltre che la rivelazione di emozioni vulnerabili in seduta sia al cuore degli scambi trasformativi, quando chi conduce la terapia aiuta i membri della coppia a rispondere ai sentimenti vulnerabili con accettazione e cura. Gli ostacoli a questo processo vengono individuati (portandone alla consapevolezza la funzione protettiva), ma si aiuta anche a superarli. Greenberg e Goldman introducono qui un elemento nuovo nel lavoro terapeutico (assente nella formulazione originale di Greenberg e Johnson del 1988 e nella formulazione della stessa Johnson), ossia un lavoro interno di ciascun membro della coppia sulla propria vulnerabilità, pur in presenza dell’altro (ad es., lavorare sull’accettazione di sé ricevendo al contempo risposte validanti dall’altra persona). È un processo particolarmente rilevante per la formulazione transdiagnostica del lavoro con l’insoddisfazione relazionale e le difficoltà di depressione e ansia in comorbidità, perché la vulnerabilità sottostante è vista come il cuore della dinamica che può dare origine a livelli clinici di disagio, e andrà affrontata sia sul piano relazionale sia su quello individuale, con l’altro membro della coppia come testimone del lavoro.
Il focus aggiuntivo dell’EFT transdiagnostica per coppie si fonda sulla formulazione di Greenberg e Goldman nei modi seguenti:
Ad esempio, la persona A (con una storia di esperienze spaventose in cui i genitori non erano disponibili e tutto era travolgente) può essere sensibile all’insicurezza che le cose non siano prevedibili, e la persona B non condivide l’importanza di tenere sotto controllo le situazioni imprevedibili e travolgenti (nella cura dei figli, nella gestione della casa). Ciò può contribuire a livelli clinici di ansia nella persona A, legati anche alla situazione incontrollabile sul suo lavoro, indipendente da ciò che accade a casa. Ciò può portare la persona A a criticare l’altra e a definire il comportamento atteso e accettabile della persona B. La persona B si sente criticata e invalidata, e questo attiva i suoi sentimenti cronici di inadeguatezza (sto deludendo chi mi sta accanto, tutto quello che faccio è sbagliato). Ciò porta la persona B a paralizzarsi e a non essere «sul pezzo» quando si tratta della cura dei figli o delle faccende domestiche, o quando si tratta di alleviare l’ansia della persona A. Questo a sua volta acuisce l’ansia della persona A. Questo può allora apparire chiaramente come il ciclo problematico. C’è una vulnerabilità sottostante nella persona A (la paura) e una vulnerabilità sottostante nella persona B (vergogna/inadeguatezza).
Ma la persona B può anche sentirsi cronicamente sola, e la persona A, sopraffatta, può essere troppo ansiosa e infelice, il che la porta, ad esempio, a sottrarsi all’intimità. Ciò può lasciare la persona B irritata e critica verso l’altra, il che può far sentire inadeguata la persona A. Così si può creare un secondo ciclo, in cui la persona A si sente sola ma mostra irritabilità e la persona B si sente inadeguata ma si ritira e risponde a sua volta con irritazione. Questo secondo ciclo può interagire con il primo, e l’ansia della persona A e la sua insoddisfazione per il comportamento della persona B possono anche esprimersi in modo strumentale (al di fuori della consapevolezza) respingendo i tentativi di intimità della persona B.
L’esempio illustra l’esistenza di due cicli collegati tra loro. Raccomanderemmo quindi di verificare sistematicamente la presenza di due cicli potenziali, anche se il lavoro può concentrarsi principalmente su uno di essi (quello che appare al momento più radicato e generatore di maggiore disagio). Il focus su un solo ciclo può verificarsi in particolare quando la terapia di coppia ha una durata limitata. Nel caso dell’EFT transdiagnostica per coppie, ciò può significare concentrarsi sul ciclo che contribuisce maggiormente a generare livelli clinici di disagio.
Per illustrare come può presentarsi nella pratica l’EFT transdiagnostica per coppie, esamineremo un esempio composito tratto dal nostro progetto in corso, dedicato a un adattamento dell’EFT come terapia per l’insoddisfazione relazionale in comorbidità con depressione, ansia e difficoltà correlate in almeno uno dei due membri della coppia. Una coppia eterosessuale vicina ai quarant’anni, Mark e Sonja, si presenta con un problema di comunicazione (secondo Mark) e/o con un conflitto legato al fatto che Mark non si impegna abbastanza nella gestione della casa e nella cura dei loro due figli (secondo Sonja). Oltre al conflitto e all’insoddisfazione relazionali, Mark presenta una diagnosi principale di depressione (con ripetuti episodi precedenti, tra cui uno particolarmente grave che ha richiesto un ricovero in una struttura di cura), mentre Sonja soddisfa i criteri per un disturbo d’ansia generalizzata principale (con depressione in comorbidità).
Man mano che la terapia procede, emerge per questa coppia un ciclo di interazione dominante, che chi conduce la terapia segue e restituisce alla coppia. Nel ciclo, Sonja si sente sopraffatta (disagio secondario) dalla gestione della casa e dalle sue responsabilità genitoriali. Prova risentimento perché Mark non contribuisce, o sente che il suo contributo non è affidabile. È in ansia all’idea che qualcosa possa andare storto e che non riusciranno a provvedere ai figli, o che li stiano deludendo non offrendo loro una genitorialità ottimale (ad es., assicurarsi che i figli abbiano stimoli sufficienti e possano sviluppare i loro talenti artistici e sportivi). Sonja si sente sola nei suoi sforzi. È spesso nel panico, ma ciò che mostra è risentimento verso Mark e il dubbio che lui sia in grado di occuparsi della casa e dei figli. Critica spesso Mark e si fa carico delle faccende o della cura dei figli che Mark aveva inizialmente assunto. Mark, a sua volta, si sente criticato, messo in dubbio, invalidato e anche controllato. Dentro di sé si sente incompetente, ma ciò che mostra è a sua volta risentimento o ritiro (diventa poco reattivo, pensieroso), il che getta Sonja ancora più nel panico, perché lo percepisce come non disponibile. Più Mark è ritirato e non disponibile, più Sonja prende il controllo e lo critica.
C’è anche un secondo ciclo, che chi conduce la terapia mette a fuoco con l’aiuto dei due membri della coppia. Per mantenere semplice la nostra illustrazione, non ci soffermeremo qui su questo secondo ciclo e sul lavoro che comporta; diremo soltanto che è caratterizzato da Mark che si sente solo e cerca vicinanza e intimità, mentre Sonja si ritira, sentendo però dentro di sé di stare deludendo Mark. Mentre Sonja sente di deludere Mark perché non è interessata alla vicinanza con lui, gli mostra rabbia: come mai lui non è disponibile ad aiutare nelle faccende domestiche e nella cura dei figli, se vuole che lei non provi risentimento e si interessi a lui (ecco il legame con il ciclo dominante)? Più Mark la cerca per avere vicinanza, più Sonja in risposta si ritira e si arrabbia.
Il lavoro terapeutico si concentra sul seguire il ciclo dominante e, per semplicità, le nostre descrizioni riguarderanno qui soltanto il ciclo dominante. Mettiamo in evidenza come il panico sottostante porti Sonja ad accentuare il suo ruolo di guida e a dare istruzioni a Mark, cosa per lui molto invalidante, che lo induce a ritirarsi ancora di più. La vulnerabilità sottostante (panico, paura, dubbio su di sé e solitudine per Sonja, senso di inadeguatezza per Mark) viene esplorata nel contesto della storia individuale. I ricordi cruciali vengono riattivati in modo vivo ed esperienziale e rivelati ai due membri della coppia, ai quali si chiede di rispondere dal profondo ai sentimenti vulnerabili dell’altro.
Emerge che Sonja è stata cronicamente invalidata dalla madre, molto ansiosa ma al tempo stesso non disponibile (spesso ricoverata per i suoi problemi di salute mentale), il che ha lasciato Sonja impaurita e sopraffatta dalle responsabilità (che entrambi i genitori le chiedevano anche apertamente, dato che era la primogenita). Molto presto Sonja si è fatta carico di molte responsabilità e si è occupata del padre e dei fratelli più piccoli, sentendosene però molto sopraffatta. Si preoccupa costantemente di ciò che può andare storto. Teme in particolare che i suoi figli vivano alcune delle esperienze che hanno suscitato in lei sentimenti di panico e di vergogna quando cresceva. Cerca di proteggerli da tutto questo. La sua preoccupazione per la situazione a casa può essere aggravata dalle preoccupazioni sul lavoro, dove ricopre una posizione dirigenziale e deve far fronte a minacce alla sua posizione e a pressioni per avere successo. La sua vulnerabilità (non sentirsi sostenuta, avere paura che le cose possano andare storte, ma anche sentirsi sola e sentire di fallire) sfocia in livelli clinici di preoccupazione (ansia generalizzata) e di insonnia, ma anche in comportamenti iperprotettivi e di controllo. Il suo umore è anche basso ed è facilmente irritabile.
In terapia, la dinamica della vulnerabilità di Sonja e il modo in cui sfocia in livelli clinici di disagio sono stati chiaramente delineati. La sua vulnerabilità è stata riattivata in modo vivo ed esperienziale (attraverso ricordi episodici precedenti la relazione, ma anche attraverso eventi cruciali della relazione con Mark). Poiché la vulnerabilità è stata raggiunta con un’attivazione emotiva concomitante e con i bisogni insoddisfatti di sostegno e di cura, è stata anche espressa e rivelata a Mark nelle messe in scena facilitate da chi conduce la terapia (chiedendo a Sonja di condividerla direttamente con Mark). Mark ne è stato toccato e ha risposto in modo molto premuroso e commovente:
Sono qui, non sei sola, non voglio che tu senta che tutto pesa su di te, voglio esserci insieme a te.
Sonja è stata anche aiutata a scomporre i suoi processi di preoccupazione, riconoscendo la propria parte attiva nella preoccupazione [come fa a preoccuparsi da sola?] e vedendone l’impatto (ansia e stanchezza). Nella seduta è stata accompagnata, in un lavoro centrato su di lei (in presenza di Mark), a vedere se poteva provare a lasciar andare la preoccupazione o a porle un limite. Chi conduce la terapia l’ha anche aiutata a usare il compito Fare Spazio (in cui i sentimenti stressanti vengono messi da parte nell’immaginazione) per regolarsi quando si sente sopraffatta (al di fuori delle sedute). Mark era inoltre determinato ad aiutarla a riconoscere (senza colpevolizzarla) quando comincia a preoccuparsi e ad andare nel panico, e ha accettato di ricordarle come può appoggiarsi ai processi sperimentati in seduta (lasciar andare la preoccupazione o porle un limite). Hanno ottenuto qualche risultato provando questo approccio come compito tra una seduta e l’altra.
Il contesto della vulnerabilità sottostante di Mark è che da piccolo era un ottimo studente, ma durante l’adolescenza problemi di concentrazione gli hanno impedito di ottenere buoni risultati scolastici. Poiché entrambi i genitori erano molto studiosi, ha cominciato ad avere la sensazione di deluderli. Ciò è stato aggravato da critiche occasionali, soprattutto da parte della madre, che aveva l’impressione che lui non si impegnasse abbastanza. Si sentiva spesso un fallito, con la sensazione che i genitori avessero ragione a dire che non si impegnava. Ogni volta che incontrava questi sentimenti di essere un fallito e una delusione, faticava a riprendersi e di solito si chiudeva, sentendosi spento e ritirato. È stato così per tutta la tarda adolescenza, ma la situazione è peggiorata in modo significativo qualche anno fa, quando ha perso il lavoro perché la sua azienda era in difficoltà finanziarie. Fu un periodo in cui il suo senso di fallimento, legato all’autocritica, si manifestò in una marcata chiusura e in un’incapacità di funzionare (non riusciva ad alzarsi dal letto), che portò al suo ricovero per depressione.
Nell’attuale terapia di coppia, il sentimento di Mark di essere un fallito quando Sonja lo criticava è stato riattivato in modo vivo nelle sedute. I ricordi cruciali del sentirsi una delusione e dell’essere stato traumatizzato dal licenziamento sono stati riattivati in modo vivo. Il bisogno insoddisfatto di accettazione e di validazione è stato espresso (anche in una messa in scena rivolta a Sonja). Sonja ne è stata sinceramente toccata e ha risposto da un luogo di cura in diverse messe in scena toccanti durante le sedute. Mark ha anche avuto, in presenza di Sonja, un dialogo immaginario con il sé più giovane che si sentiva una delusione, ed è stato di sostegno e di validazione per il suo sé adolescente immaginato (che si sentiva solo e perso). Ciò gli ha anche dato la sensazione di ricevere cura. Il lavoro si è concentrato anche sul processo autocritico. Mark ha potuto vedere i parallelismi tra la propria autocritica e le critiche dei genitori. Ha potuto vedere la funzione della critica (migliorare), ma anche il suo impatto emotivo (una vergogna paralizzante). Si è risolto a provare a lasciar andare la sua autocritica e a porle un limite (Io ho valore).
Questo è stato molto commovente per Sonja, che ha provato molta tenerezza verso Mark. Ha anche cominciato a capire che, quando lui si chiude nel silenzio, forse sta lottando con il proprio senso di fallimento, e ha espresso la determinazione a provare a essere paziente e presente per Mark in quei momenti. Mark, grazie a un accurato lavoro di tracciamento da parte di chi conduce la terapia, si è reso conto di come il suo ritiro lo protegga dal sentirsi giudicato, ma lo porti anche a una chiusura ulteriore da cui è sempre più difficile riprendersi. Ha riconosciuto (e lo ha anche espresso direttamente a Sonja in alcune messe in scena) il valore di difendersi e di porre un limite al proprio critico interiore, ma anche ad altre persone, in primo luogo Sonja (e, in passato, i suoi genitori). Questa rabbia assertiva, a tratti difficile da accogliere per Sonja, è stata da lei apprezzata più del ritiro in cui erano scivolati in precedenza.
La soddisfazione relazionale è in alcuni casi legata a livelli clinici di problemi di salute mentale come depressione, ansia e difficoltà correlate. L’EFT, come altre forme di terapia di coppia, può essere utilizzata come terapia per l’insoddisfazione relazionale in comorbidità con depressione, ansia e disturbi correlati. Abbiamo qui delineato i principi fondamentali dell’EFT transdiagnostica per coppie. Abbiamo proposto di trattare i sintomi psicopatologici come sintomi secondari di una vulnerabilità emotiva cronica sottostante, che può essere attivata (talvolta anche formata) nella relazione di coppia o attivata al di fuori di essa, quando il membro della coppia che risponde non è in grado di offrire un conforto o una validazione capaci di guarire o di attenuare. Abbiamo proposto di lavorare esplicitamente con il concetto di vulnerabilità sottostante, insieme a un lavoro esplicito di tracciamento e di messa in evidenza di come l’attivazione di questa vulnerabilità dia origine a livelli clinici di disagio. Abbiamo inoltre esaminato come il disagio clinico e i suoi sintomi appesantiscano e aggravino le interazioni nella coppia, portando infine a un ciclo di interazione problematico: il disagio clinico aggiunge un peso supplementare a cicli di interazione problematici altrimenti comuni.
Abbiamo proposto che il lavoro terapeutico dedichi esplicitamente del tempo al lavoro intrapsichico di ciascun membro della coppia sulla propria vulnerabilità (ad es., sviluppare l’autocompassione e l’autovalidazione), nonché ai processi che danno origine ai sintomi di depressione e di ansia (ad es., la preoccupazione). Abbiamo anche sottolineato l’importanza di utilizzare la relazione come mezzo per offrire esperienze di guarigione e di trasformazione (di amore, protezione e validazione) alla vulnerabilità sottostante, come risorsa che aiuta a lenire il disagio clinico e come alleato nella lotta contro i processi intrapsichici che generano disagio (ad es., autocritica, preoccupazione autoindotta, iperprotezione emotiva). Infine, abbiamo sottolineato l’importanza di un uso collaborativo dei compiti a casa e di assicurarsi che tutti i cicli problematici rilevanti vengano presi in considerazione.
Complexe Systémique: l’essenziale
Per la pratica sistemica, il valore di questo articolo sta nel rifiuto di scegliere tra il sintomo individuale e il circuito relazionale. La depressione di Mark e l’ansia di Sonja non sono né la causa né la conseguenza del loro conflitto: ne fanno parte, rendendo la risposta di ciascuno più decisiva e più difficile. Da qui un duplice compito: lavorare sulla vulnerabilità di ciascuno davanti all’altro, come testimone, e fare della relazione una risorsa contro i processi che producono il sintomo (preoccupazione, autocritica). Due proposte meritano di essere ricordate: cercare fin dall’inizio due cicli anziché uno, per non adottare il racconto del membro più dominante, e rinunciare al «paziente designato», poiché chiunque può un giorno raggiungere livelli clinici di disagio. I limiti sono chiari: si tratta di un quadro teorico, illustrato da un caso composito, senza dati di esito, e il lavoro sul passato di ciascun membro della coppia occupa uno spazio che altri modelli sistemici metterebbero in discussione. Da leggere insieme a l’articolo sulla terapia focalizzata sulle emozioni per i sintomi depressivi e l’articolo sulle congetture empatiche nella terapia di coppia focalizzata sulle emozioni.
Note dall’originale
Ringraziamenti. Desideriamo ringraziare Les Greenberg per il sostegno al progetto di terapia focalizzata sulle emozioni transdiagnostica per coppie. Desideriamo ringraziare le colleghe e i colleghi finora coinvolti nel progetto: Ronan O’Malley, Leonard Hayes, Suzanne Byers, Simone Poppelton, Katarina Timulakova. Grazie a Dominika e Natalia Timulakova per la revisione di una versione precedente dell’articolo.
Finanziamento. Ladislav Timulak è tra gli autori di un libro sulla terapia focalizzata sulle emozioni transdiagnostica individuale. Le altre persone che firmano l’articolo non hanno interessi finanziari o non finanziari. La prima stesura del manoscritto è stata preparata dalla persona che firma per prima. Tutte le persone che firmano hanno partecipato al contenuto dell’articolo. Finanziamento dell’accesso aperto fornito dal Consorzio IReL
Conflitti di interesse. Tutte le persone che firmano hanno letto e approvato il manoscritto finale. L’articolo non è un lavoro empirico e, in quanto tale, non ha richiesto alcuna approvazione etica. Non contiene inoltre dati di partecipanti e gli esempi utilizzati sono inventati.
Bibliografia
Barbato, A., & D’Avanzo, B. (2020). The findings of a Cochrane meta-analysis of couple therapy in adult depression: Implications for research and clinical practice. Family Process, 59(2), 361–375.
Barlow, D. H., Farchione, T. J., Sauer-Zavala, S., Latin, H., Ellard, K. K., Bullis, J. R., Bentley, K. H., Boettcher, H. T., & Cassiello-Robbins, C. (2018). Unified protocol for transdiagnostic treatment of emotional disorders: Therapist guide (2nd ed.). Oxford University Press.
Baucom, D. H., Fischer, M. S., Worrell, M., Corrie, S., Belus, J. M., Molyva, E., & Boeding, S. E. (2018). Couple-based intervention for depression: An effectiveness study in the National Health Service in England. Family Process, 57(2), 275–292.
Baucom, D. H., Fischer, M. S., Corrie, S., Worrell, M., & Boeding, S. E. (2020). Treating relationship distress and psychopathology in couples: A cognitive-behavioural approach. Routledge.
Bodenmann, G., Falconier, M. K., & Randall, A. K. (Eds.). (2019). Dyadic coping: A collection of recent studies. Frontiers Media SA.
Caspi, A., Houts, R. M., Ambler, A., Danese, A., Elliott, M. L., Hariri, A., & Moffitt, T. E. (2020). Longitudinal assessment of mental health disorders and comorbidities across 4 decades among participants in the Dunedin birth cohort study. JAMA Network open, 3(4), e203221–e203221.
Dailey, J., Timulak, L., Goldman, R. N., & Greenberg, L. S. (2023). Capturing the change: A case study investigation of emotional and interactional transformation in emotion-focused therapy for couples. Person-Centered & Experiential Psychotherapies. https://doi.org/10.1080/14779757.2023.2204480
Denton, W. H., Wittenborn, A. K., & Golden, R. N. (2012). Augmenting antidepressant medication treatment of depressed women with emotionally focused therapy for couples: A randomized pilot study. Journal of Marital and Family Therapy, 38, 23–38.
Dillon, A., Timulak, L., & Greenberg, L. S. (2018). Transforming core emotional pain in a course of emotion-focused therapy for depression: A case study. Psychotherapy Research, 28(3), 406–422. https://doi.org/10.1080/10503307.2016.1233364
Elliott, R., Watson, J. C., Goldman, R. N., & Greenberg, L. S. (2004). Learning emotion-focused therapy. American Psychological Association.
Greenberg, L. S. (2017). Emotion-focused therapy (Revised ed.). American Psychological Association. https://doi.org/10.1037/15971-000
Greenberg, L. S., & Goldman, R. N. (2008). Emotion-focused couples therapy: The dynamics of emotion, love, and power American Psychological Association. https://doi.org/10.1037/11750-000
Greenberg, L. S., & Johnson, S. M. (1988). Emotionally focused therapy for couples. Guilford Press.
Greenberg, L. S., & Warwar, S. H. (2006). Homework in an emotion-focused approach to experiential therapy. Journal of Psychotherapy Integration, 16(2), 178–200. https://doi.org/10.1037/1053-0479.16.2.178
Greenberg, L. S., Rice, L. N., & Elliott, R. (1993). Facilitating emotional change: The moment-by-moment process. Guilford Press.
Johnson, S. M. (2002). Emotionally focused couple therapy with trauma survivors: Strengthening attachment bonds. Guilford Press.
Johnson, S. M. (2019). Attachment theory in practice: Emotionally focused therapy (EFT) with individuals, couples, and families. Guilford Press. https://doi.org/10.4324/9781351168366
Johnson, S. M. (2020). The practice of emotionally focused couple therapy: Creating connection (3rd ed.). Routledge/Taylor & Francis Group.
Kennedy, K. A., & Barlow, D. H. (2018). The Unified Protocol for Transdiagnostic Treatment of Emotional disorders: An introduction. In D. H. Barlow, & T. J. Farchione (Eds.), Applications of the unified protocol for transdiagnostic treatment of emotional disorder (pp. 1–16). Oxford University Press. https://doi.org/10.1093/med-psych/9780190255541.003.0001
Keogh, D., & Timulak, L. (2023). It’s wrong to relax, you have to be on the go, go, go, all the time: Emotional transformation in a case of emotion-focused therapy for generalised anxiety disorder. Counselling and Psychotherapy Research, 23, 1015–1027. https://doi.org/10.1002/capr.12693
Kessler, R. C., Chiu, W. T., Demler, O., & Walters, E. E. (2005). Prevalence, severity, and comorbidity of 12-month DSM-IV disorders in the National Comorbidity Survey Replication. Archives of General Psychiatry, 62(6), 617–627.
Kwatra, A., Timulak, L., Huixian, S. L., Joyce, C., & Creaner, M. (2022). Transforming emotional pain: An emotion-focused workbook. Routledge.
Lahey, B. B., Moore, T. M., Kaczkurkin, A. N., & Zald, D. H. (2021). Hierarchical models of psychopathology: Empirical support, implications, and remaining issues. World Psychiatry, 20(1), 57–63.
Leach, L. S., Butterworth, P., Olesen, S. C., & Mackinnon, A. (2013). Relationship quality and levels of depression and anxiety in a large population-based survey. Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology, 48, 417–425.
Lebow, J. L., & Snyders, D. K. (Eds.). Clinical handbook of couple therapy. 6th ed. Guilford Press.
Lenzenweger, M. F., Lane, M. C., Loranger, A. W., & Kessler, R. C. (2007). DSM-IV personality disorders in the National Comorbidity Survey Replication. Biological Psychiatry, 62(6), 553–564.
McCrady, B. S., Epstein, E. E., & Holzhauer, G. C. (2023). Couple therapy for alcohol problems. In J. L. Lebow & D. K. Snyders (Eds.), Clinical handbook of couple therapy (pp. 554–574). 6th ed. Guilford Press.
McNally, S., Timulak, L., & Greenberg, L. S. (2014). Transforming emotion schemes in emotion focused therapy: A case study investigation. Person-Centered and Experiential Psychotherapies, 13(2), 128–149. https://doi.org/10.1080/14779757.2013.871573
Meneses, C. W., & Greenberg, L. S. (2019). Forgiveness and letting go in emotion-focused therapy. American Psychological Association. https://doi.org/10.1037/0000144-000
Monson, C. M., & Fredman, S. J. (2023). Couple therapy for posttraumatic stress disorder. In J. L. Lebow, & D. K. Snyders (Eds.), Clinical handbook of couple therapy (6th ed., pp. 533–553). Guilford Press.
Monson, C. M., Fredman, S. J., Macdonald, A., Pukay-Martin, N. D., Resick, P. A., & Schnurr, P. P. (2012). Effect of cognitive-behavioral couple therapy for PTSD: A randomized controlled trial. Journal of the American Medical Association, 308(7), 700–709.
O’Brien, K., O’Keeffe, N., Cullen, H., Durcan, A., Timulak, L., & McElvaney, J. (2019). Emotion-focused perspective on generalized anxiety disorder: A qualitative analysis of clients’ in-session presentations. Psychotherapy Research, 29(4), 524–540. https://doi.org/10.1080/10503307.2017.1373206
Spengler, P. M., Lee, N. A., Wiebe, S. A., & Wittenborn, A. K. (2022). A comprehensive meta-analysis on the efficacy of emotionally focused couple therapy. Couple and Family Psychology: Research and Practice.
Timulak, L., & Keogh, D. (2022). Transdiagnostic emotion-focused therapy: A clinical guide for transforming emotional pain. American Psychological Association.
Warwar, S. H., & Ellison, J. (2019). Emotion coaching in action: Experiential teaching, homework, and consolidating change. In L. S. Greenberg & R. N. Goldman (Eds.), Clinical handbook of emotion-focused therapy (pp. 261–289). American Psychological Association. https://doi.org/10.1037/0000112-012
Weissman, N., Batten, S. V., Rheem, K. D., Wiebe, S. A., Pasillas, R. M., Potts, W., & Dixon, L. B. (2018). The effectiveness of emotionally focused couples therapy with veterans with PTSD: A pilot study. Journal of Couple & Relationship Therapy, 17(1), 25–41.
Whisman, M. A., Sbarra, D. A., & Beach, S. R. (2021). Intimate relationships and depression: Searching for causation in the sea of association. Annual Review of Clinical Psychology, 17, 233–258.
Whisman, M. A., Beach, S. R. H., & Davila, J. (2023). Couple therapy for depression or anxiety. In J. L. Lebow, & D. K. Snyders (Eds.), Clinical handbook of couple therapy (6th ed., pp. 576–594). Guilford Press.
Traduzione non ufficiale in italiano di Transdiagnostic Emotion-Focused Therapy for Couples with Co-Morbid Relational and Mood, Anxiety and Related Difficulties, di Ladislav Timulak, Jessica Dailey, Jessica Lunn e Jessica McKnight, Journal of Contemporary Psychotherapy, vol. 55, no 1 (2025), doi: 10.1007/s10879-024-09645-7, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza. Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.
Traduzione non ufficiale dell’articolo originale «Transdiagnostic Emotion-Focused Therapy for Couples with Co-Morbid Relational and Mood, Anxiety and Related Difficulties», pubblicato in Journal of Contemporary Psychotherapy (2025) con licenza CC BY 4.0. Tradotto e impaginato da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato in apertura di questa pagina; fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Timulak, L., Dailey, J., Lunn, J., e McKnight, J. (2025). Transdiagnostic Emotion-Focused Therapy for Couples with Co-Morbid Relational and Mood, Anxiety and Related Difficulties. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/transdiagnostic-emotion-focused-therapy-for-couples-with-co-morbid-relational-and-mood (Opera originale pubblicata nel 2024 in Journal of Contemporary Psychotherapy, 55(1), 1-10 (2025); ripubblicata nel 2025 da Journal of Contemporary Psychotherapy, https://link.springer.com/article/10.1007/s10879-024-09645-7)
Per approfondire