Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Children · Famiglia
Già prima della nascita, madri e padri immaginano l’infante e pensano a sé stessi come genitori. Un gruppo di ricerca della Sapienza Università di Roma ha passato in rassegna 28 studi su queste rappresentazioni, dalla gravidanza alla fine del primo anno: le rappresentazioni bilanciate vanno di pari passo con la funzione riflessiva e l’attaccamento sicuro, quelle distorte o disimpegnate con la depressione, le difficoltà e l’isolamento. I padri, le coppie e la diversità delle famiglie restano tuttavia poco studiati.
Traduzione non ufficiale in italiano di Understanding Parental Representations Across the Perinatal Period: A Systematic Review of Empirical Findings and Clinical Implications, di Renata Tambelli, Ludovica Del Proposto e Francesca Favieri, pubblicato in Children (MDPI) (2025), doi: 10.3390/children12081051, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate sotto forma di elenchi (le celle unite della tabella 3 sono rese come coppie intestazione–valore); le dichiarazioni di fine articolo sono raggruppate nelle note. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Le rappresentazioni mentali genitoriali non sono statiche ma dinamiche e suscettibili di cambiare nel tempo, soprattutto man mano che madri e padri si impegnano in esperienze dirette di accudimento.
Renata Tambelli, Ludovica Del Proposto e Francesca Favieri
Abstract
Contesto/Obiettivi: Le rappresentazioni mentali genitoriali svolgono un ruolo cruciale nel plasmare le prime relazioni genitoriali con l’infante, in particolare durante il periodo perinatale. Questi modelli interni influenzano i comportamenti di accudimento, la sintonizzazione emotiva e la trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento. La presente revisione sistematica intende colmare questa lacuna esaminando la natura delle rappresentazioni mentali sia materne sia paterne nel periodo perinatale (che comprende la gravidanza e il primo periodo postnatale), con particolare attenzione alla funzione riflessiva, e delineando le variabili su cui queste rappresentazioni influiscono. Metodi: Seguendo le linee guida PRISMA, gli studi sottoposti a revisione paritaria che soddisfacevano i criteri sono stati individuati attraverso una ricerca bibliografica esaustiva nelle principali banche dati scientifiche (Scopus, Web of Science, PsychArticle/PsycInfo). Sono state condotte una valutazione qualitativa e una descrizione dettagliata. Risultati: In totale sono stati selezionati e analizzati 28 studi. I risultati mostrano che, sebbene le rappresentazioni tendano a organizzarsi attorno a domini psicologici condivisi — come le aspettative riguardo all’infante, l’identità genitoriale e la relazione anticipata —, esiste una notevole eterogeneità nel modo in cui vengono concettualizzate e misurate nei diversi studi. Fattori di rischio come la depressione materna, uno scarso sostegno sociale e le esperienze di vita avverse sono risultati costantemente associati a rappresentazioni disimpegnate o distorte, mentre le rappresentazioni bilanciate erano associate a una maggiore FR, alla disponibilità emotiva e a contesti relazionali protettivi. Conclusioni: Nel complesso, la revisione mette in luce la rilevanza clinica della valutazione delle rappresentazioni mentali genitoriali e della FR durante il periodo perinatale, suggerendo che interventi precoci e mirati possano accrescere la sensibilità genitoriale e favorire legami sicuri tra genitori e infante. La ricerca futura dovrebbe adottare modelli teorici integrati, includere configurazioni familiari diverse e valutare l’efficacia di programmi preventivi che sostengano rappresentazioni riflessive e adattive.
In evidenza
Quali sono i risultati principali?
Qual è l’implicazione del risultato principale?
Parole chiave: rappresentazione mentale genitoriale, funzione riflessiva, relazione diadica, interazione genitore–infante
Le rappresentazioni mentali genitoriali svolgono un ruolo fondamentale nel plasmare la natura e la qualità della relazione genitoriale [1]. Da quando Bowlby ha introdotto il concetto di modelli operativi interni [2], si è prestata un’attenzione crescente al modo in cui madri e padri si rappresentano mentalmente la propria prole [3]. La gravidanza e, in generale, il periodo perinatale sono momenti significativi durante i quali i genitori iniziano a formare e poi a sviluppare queste rappresentazioni dell’infante, avviando un processo psicologico che ne facilita l’individuazione e il passaggio da una presenza interna e immaginata a una presenza reale ed esterna [4]. Il periodo perinatale indica una finestra evolutiva critica, che va dalla gravidanza al primo anno dopo il parto ed è caratterizzata da un profondo cambiamento biopsicosociale sia per i genitori sia per l’infante: vi emergono l’identità genitoriale, si stabiliscono i primi modelli di accudimento e si formano i legami fondanti tra genitori e prole [3,4,5].
Questo processo è in linea con la distinzione di Stern [5] tra due mondi paralleli: la realtà oggettiva dell’infante e il regno soggettivo delle rappresentazioni mentali genitoriali. Quest’ultimo comprende non solo le interazioni reali, ma anche — e forse in modo più significativo — le fantasie, le speranze, le paure, i ricordi e le proiezioni dei genitori sul futuro dell’infante. La ricerca ha esaminato il contenuto e la struttura di queste rappresentazioni, sottolineandone l’importanza per comprendere come le prime esperienze di accudimento e le percezioni prenatali plasmino le dinamiche relazionali future [1]. I dati confermano l’idea che tali rappresentazioni influenzino sia la qualità della relazione genitore–infante sia gli esiti dello sviluppo infantile [6].
Una componente centrale nello sviluppo di queste rappresentazioni è la funzione riflessiva, definita come la capacità di comprendere i comportamenti e gli stati mentali propri e altrui [7]. La funzione riflessiva consente di accedere ai ricordi emotivi legati alla propria storia di attaccamento e affettiva e alle proprie esperienze relazionali, e di attingere a queste esperienze per offrire all’infante una base relazionale sicura. Poiché le esperienze di attaccamento sono strettamente legate alla regolazione degli affetti, qualsiasi quadro che miri a comprendere la sicurezza dell’attaccamento e la sua trasmissione intergenerazionale deve includere la mentalizzazione affettiva come capacità di riflettere sulle emozioni e sul loro rapporto con i comportamenti [8].
La funzione riflessiva, quindi, non solo sostiene la regolazione affettiva e l’attaccamento sicuro, ma contribuisce anche direttamente alla formazione e all’organizzazione delle rappresentazioni mentali genitoriali. Grazie alla capacità di mentalizzare, i genitori possono interpretare i propri comportamenti e quelli dell’infante in termini di pensieri e sentimenti sottostanti, arricchendo e strutturando così l’immagine interna che ne hanno. Questa postura riflessiva consente una rappresentazione più sfumata, flessibile ed emotivamente sintonizzata, cruciale per favorire un accudimento sensibile. In questo senso, la funzione riflessiva funge al tempo stesso da fondamento e da regolatore dinamico delle rappresentazioni genitoriali, rafforzandone il significato evolutivo fin dal periodo prenatale [1,9].
Tra gli aspetti delle rappresentazioni genitoriali più spesso indagati figurano le aspettative sulla propria nuova identità di madre o di padre, le percezioni dell’infante non ancora nato, i cambiamenti attesi nello stile di vita e le reazioni emotive verso la futura relazione genitoriale. Queste rappresentazioni includono spesso caratteristiche genitoriali immaginate (di sé e del partner) e attributi proiettati sull’infante — sia fisici sia psicologici —, soprattutto dopo esperienze prenatali significative come percepire i movimenti fetali o sottoporsi alle ecografie [4].
La maggior parte degli studi sulle rappresentazioni mentali genitoriali si è concentrata principalmente sulle madri, dedicando molta meno attenzione alle rappresentazioni paterne. E questo nonostante l’importanza di individuare somiglianze e differenze negli atteggiamenti e nei comportamenti materni e paterni, e le loro rispettive influenze sullo sviluppo infantile [10]. La ricerca sulla paternità mette spesso l’accento sul benessere paterno, sull’attaccamento e sulla qualità delle interazioni tra il padre e la prole [11,12,13,14,15,16,17,18,19,20]. Più di recente, gli studi hanno affrontato anche il legame prenatale, l’adattamento psicologico durante la transizione alla paternità e le aspettative e rappresentazioni paterne [21,22,23].
Nell’esplorare le relazioni genitoriali e quelle tra genitori e prole, è essenziale considerare come la transizione alla genitorialità incida sull’identità individuale e diadica, sui livelli di stress e sull’adattamento psicologico [24]. Al centro di questo processo vi sono lo sviluppo dell’identità genitoriale, il coinvolgimento emotivo nella gravidanza e la relazione in evoluzione con l’infante non ancora nato. Altrettanto importanti sono la capacità del genitore di immaginare l’infante, la qualità delle dinamiche di coppia e la capacità di mentalizzare gli stati interni dell’infante, che si esprime attraverso la disponibilità emotiva, la sensibilità e la responsività a bisogni e sentimenti immaginati [25,26].
Nel tempo, i modelli teorici delle rappresentazioni genitoriali si sono evoluti di pari passo con il mutare delle concezioni della maternità e della paternità. Questi modelli hanno anche fornito una possibile categorizzazione delle principali rappresentazioni mentali genitoriali, in base alla loro coerenza, al loro tono emotivo e alla loro struttura narrativa. Le rappresentazioni bilanciate/integrate sono caratterizzate da coerenza, apertura emotiva e da una visione dell’infante come individuo separato, con punti di forza e vulnerabilità, con un temperamento e comportamenti propri. I genitori con una rappresentazione integrata esprimono empatia e aspettative realistiche e sono in grado di riflettere sia sugli aspetti positivi sia su quelli negativi della relazione [1,4,6].
Sul versante negativo della rappresentazione genitoriale, che può essere definito rappresentazione non bilanciata [22], troviamo le rappresentazioni distorte, caratterizzate da confusione e rigidità, o da un’idealizzazione eccessiva, che possono includere affermazioni contraddittorie o aspettative irrealistiche. Incontriamo poi le rappresentazioni disimpegnate, piatte sul piano espressivo ed emotivo, che offrono una descrizione superficiale e povera di dettagli, spesso segnate dal distacco emotivo o dalla minimizzazione dell’importanza del legame genitoriale. Come riportato dalla revisione di Vreeswijk [6], queste tipologie sono clinicamente rilevanti, poiché si è dimostrato che predicono modelli diversi di comportamento di accudimento precoce e di attaccamento infantile.
Tuttavia, nonostante un corpus crescente di ricerche empiriche, manca ancora una sintesi completa che integri i risultati sulle rappresentazioni sia materne sia paterne. Comprendere le rappresentazioni mentali genitoriali non è soltanto essenziale per la ricerca evolutiva, ma ha anche implicazioni pratiche per l’individuazione precoce delle difficoltà genitoriali e per la progettazione di interventi mirati ad accrescere la sensibilità genitoriale e la mentalizzazione, favorendo così l’attaccamento sicuro e il benessere emotivo nell’infanzia [27]. La presente revisione sistematica intende colmare questa lacuna esaminando la natura delle rappresentazioni mentali sia materne sia paterne nel periodo perinatale, includendo studi incentrati sia sulla fase prenatale (dal concepimento al parto) sia sulla fase postnatale (fino a 12 mesi dopo il parto), con particolare attenzione alla funzione riflessiva, e delineando le variabili su cui queste rappresentazioni influiscono. Questo approccio ci permette di cogliere la continuità e la trasformazione delle rappresentazioni mentali genitoriali lungo un continuum evolutivo essenziale per comprendere la salute relazionale precoce.
Questa revisione sistematica è stata condotta secondo le linee guida Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses (PRISMA) per la meta-analisi [28]. La ricerca è stata effettuata nelle banche dati Scopus, PsycArticles e PsycInfo con parole chiave relative alla genitorialità e alle rappresentazioni mentali materne e paterne. Le stringhe di ricerca e le banche dati specifiche sono riportate nella tabella 1. Sono stati ricercati tutti gli articoli originali pubblicati in riviste con revisione paritaria fino al 15 maggio 2025, senza alcun filtro di data. La ricerca nelle banche dati e la registrazione dei record per la revisione sistematica sono state effettuate tra il 14 e il 15 maggio 2025.
Tabella 1 — Stringa e banche dati della ricerca sistematica.
Gli studi inclusi in questa revisione sistematica esaminavano le rappresentazioni mentali dei genitori. I criteri di inclusione specifici erano: (a) studi su genitori biologici; (b) studi in cui le interviste erano somministrate durante la gravidanza e/o (c) nel periodo postnatale; e (d) studi che impiegavano strumenti sviluppati e/o validati specificamente per la valutazione delle rappresentazioni mentali genitoriali, nella loro espressione sia bilanciata e integrata sia non bilanciata (cioè povera, distorta e disimpegnata). Per garantire un livello di controllo adeguato e ridurre l’eterogeneità, sono stati esclusi gli studi che (a) riguardavano genitori non biologici (per esempio famiglie adottive) o genitori che avevano fatto ricorso a (b) procreazione medicalmente assistita o fecondazione in vitro; (c) si concentravano su famiglie ad alto rischio (cioè in caso di dipendenze o di diagnosi di salute fisica o mentale riguardante il genitore o l’infante); o (d) riguardavano genitori adolescenti. Infine, sono stati esclusi (e) le rassegne, gli articoli teorici e gli abstract di convegni, nonché (f) gli studi pubblicati in lingue diverse dall’inglese o dall’italiano.
La selezione dei dati e la successiva estrazione sono state effettuate individuando gli studi tramite lo screening di titoli e abstract. Dagli articoli selezionati sono state estratte informazioni sulle persone partecipanti (genere, età, dimensione del campione), sul periodo di valutazione (mese di gestazione, periodo postpartum), sugli strumenti utilizzati per valutare le rappresentazioni mentali genitoriali, sulle dimensioni indagate, sulle variabili psicologiche considerate e, infine, sui risultati principali.
È stata esaminata la qualità di ciascun articolo incluso nella fase finale della revisione sistematica. Questa valutazione è stata condotta mediante un adattamento dello strumento di Higgins per il rischio di bias [29,30], strutturato per valutare il bias nei seguenti domini: (I) bias di campionamento: l’inclusione di insiemi di dati piccoli, sbilanciati o incompleti, spesso tratti da popolazioni non rappresentative (per esempio gruppi culturali, etnici o clinici specifici), che limita l’applicabilità dei risultati alla popolazione generale; (II) bias di metodo: l’uso frequente di strumenti non standardizzati, non validati o ad hoc — come questionari autoprodotti o interviste prive di una descrizione sufficiente — solleva dubbi sull’affidabilità e sulla replicabilità dei risultati; (III) bias dei risultati: risultati poco chiari o dati non spiegati con chiarezza nella sezione dei risultati, analisi qualitative o mancata indicazione della dimensione dell’effetto; (IV) bias della discussione: un’elaborazione minima del focus principale dello studio, che ne indebolisce il valore interpretativo complessivo.
Ciascun dominio è stato valutato secondo il seguente codice: rischio nullo o basso = 0; rischio medio = 1; rischio alto = 2. Due revisore indipendenti (F.F., L.D.P.) hanno valutato ciascun testo completo secondo le indicazioni riportate nella tabella 2. Le discordanze sono state risolte con la mediazione di una terza supervisora (R.T.). La qualità complessiva della revisione, considerando la percentuale di studi con rischio di bias basso, medio o alto, è stata riportata in una sintesi grafica (figura 1).
![Diagramma di flusso PRISMA [28].](/media/cms/dc/a1/433a16d2301a52d824cc2a9a0230.jpg)
I diagrammi di flusso riportano il processo di ricerca e di inclusione dei record. Dopo la prima fase di screening, 86 articoli sono risultati eleggibili per la verifica del testo completo. Al termine del processo sono stati esclusi 58 articoli (si veda la figura 1 per informazioni dettagliate); nel campione finale, 28 studi sono stati inclusi in questo lavoro sistematico.
L’analisi qualitativa utilizzata per individuare il rischio di bias di ciascuno studio nei seguenti domini — (i) campionamento, (ii) metodologia, (iii) risultati e (iv) discussione — ha evidenziato che il 96% degli studi presentava un basso rischio di errore, mentre il 3% (1/28) presentava un rischio di errore moderato, il che indica una buona qualità complessiva degli studi inclusi, senza alcuno studio con un rischio di errore alto. L’analisi dei domini ha rivelato che il rischio di bias moderato era dovuto principalmente a problemi nei domini del campionamento e della metodologia. Molti gruppi di ricerca non hanno chiarito a sufficienza i criteri di inclusione delle persone partecipanti (per esempio [31]), altri hanno incluso campioni piccoli o eterogenei (per esempio [4]) o non hanno descritto esplicitamente le caratteristiche delle persone partecipanti (per esempio [32]).
Il campione totale della revisione comprendeva circa 8848 genitori, con dimensioni campionarie comprese tra 23 [4] e 1646 [31]. La gran parte degli studi si concentrava sulle madri (66.54%), mentre gli studi che includevano esclusivamente padri erano il 17.38% e le coppie genitoriali erano incluse nel 16.07% degli studi. L’età dei genitori variava dai 16 [33] ai 50 anni [34], sebbene non tutti gli studi riportassero chiaramente questa informazione (si vedano la tabella 2 e la tabella 3 per i dettagli).
Nel complesso, 19 studi su 28 hanno adottato interviste strutturate e semistrutturate [4,22,23,32,34,35,36,37,38,39,40,41,42,43,44,45]. In particolare, 16 studi [4,22,23,32,34,35,36,37,38,39,41,43,44,45,46,47] hanno utilizzato strumenti validati, come la Working Model of the Child Interview (WMCI) [48], l’Interview of Maternal Representations during Pregnancy [Intervista sulle rappresentazioni materne in gravidanza (IRMAG)] [4], la Clinical Interview for Parents During Pregnancy [Colloquio per Genitori in Gravidanza (CGG)] [49,50], l’Interview on Maternal Representations [51] e l’Interview of Paternal Representations during Pregnancy [Intervista sulle rappresentazioni paterne in gravidanza] [36]. Delmore-Ko e il suo gruppo [40], Ilicali & Fisek [42] e Madsen e il suo gruppo [52] hanno invece adottato strumenti ad hoc (cioè The Prenatal Interview, Maternal Representations Interview e Father Attachment Interview).
Nove studi [31,33,53,54,55,56,57,58,59] hanno utilizzato esclusivamente strumenti self-report. Nello specifico, hanno impiegato il What Being a Parent of a New Baby is Like-Revised (WPL-R) [60], il Subjective Family Picture Test, The Pie [61], l’Infant Characteristics Questionnaire (ICQ) [62], il Childbearing Attitudes Questionnaire [63], il Maternal Self-Definition Questionnaire (MSDQ) [64], il Representations of Unborn Baby (RUB-M) e il Child Concept Questionnaire [65]. Coleman e il suo gruppo [33] (1999) hanno inoltre utilizzato uno strumento ad hoc, la Prenatal Maternal Expectations Scale (PMES), mentre Gress-Smith et al. [54] e Pajulo et al. [56] hanno utilizzato esclusivamente strumenti self-report creati ad hoc, in particolare la Prenatal Experiences Scale for Mexican Americans (PESMA), una versione adattata della PMES, e il Prenatal Parental Reflective Functioning Questionnaire (PRF-Q).
In generale, tutti gli studi inclusi nella revisione sistematica hanno indagato le rappresentazioni mentali materne e paterne prima della nascita, o in modo longitudinale [23,31,33,34,35,39,40,41,45,46,47,52,53,57,58,59], per valutare i cambiamenti nel tempo (per esempio prima e dopo il parto), oppure concentrandosi esclusivamente sulle rappresentazioni nella fase prenatale [4,22,32,36,37,42,43,44,54,55,56].
Diversi studi hanno esplorato le caratteristiche delle rappresentazioni mentali sia materne sia paterne, mentre altri ne hanno considerato il rapporto con altri costrutti. I paragrafi seguenti offrono un approfondimento sui principali risultati degli studi.
Durante la gravidanza, madri e padri sviluppano rappresentazioni mentali di sé e dell’infante non ancora nato, essenziali per il legame e l’accudimento [4]. Queste rappresentazioni evolvono nel corso della gravidanza e raggiungono il massimo della complessità intorno al settimo mese [43]. In questa fase la maggior parte delle madri ha un’identità materna distinta, anche se l’integrazione tra il sé come donna e il sé come madre è ancora in corso. Anche i padri sviluppano modelli rappresentazionali, plasmati in parte dal riferimento sociale, cioè dal grado in cui la loro identità genitoriale è influenzata dalle aspettative altrui [36].
Il riferimento sociale è correlato negativamente con la flessibilità e il coinvolgimento emotivo sia nelle madri sia nei padri [4,36]. In particolare, nelle madri il riferimento sociale è correlato negativamente con l’apertura al cambiamento, il che suggerisce che le rappresentazioni ancorate socialmente tendano a essere meno flessibili e adattive [4]. Analogamente, nei padri il riferimento sociale è associato inversamente alla ricchezza della percezione, al coinvolgimento emotivo, all’apertura al cambiamento e all’emergere di fantasie [36].
Nelle madri, le rappresentazioni dell’infante non ancora nato riflettono spesso i tratti del partner, mentre dopo la nascita le rappresentazioni dell’infante tendono ad allinearsi all’immagine che la madre ha di sé [4,42]. Col tempo, le rappresentazioni di sé, dell’infante e del partner si differenziano, riflettendo i processi di formazione dell’identità e di individuazione [45]. Nel primo periodo postnatale, gli studi riportano aumenti graduali della fiducia materna in sé stessa, della ricerca di informazioni relative all’infante e dell’identificazione con la gravidanza. Queste tendenze suggeriscono che la gravidanza sostenga un crescente senso di indipendenza, di incarnazione e di attesa di realizzazione nella maternità [58]. Parallelamente, si sono osservate diminuzioni delle preoccupazioni materne, dell’interesse sessuale e dei sentimenti negativi legati alla cura dell’infante, come il disagio per l’allattamento in pubblico o l’irritazione per il disordine legato all’allevamento della prole [58].
Nei padri, le rappresentazioni di sé sono fortemente correlate con le rappresentazioni dell’infante su molteplici dimensioni [36]. I padri con rappresentazioni integrate hanno quindi un’immagine mentale dell’infante più ricca, più coinvolta emotivamente, flessibile, coerente e intrisa di fantasia. Come per le tendenze materne, le rappresentazioni integrate/bilanciate erano le più comuni, mentre i tipi ristretti/disinvestiti e non integrati/ambivalenti erano meno frequenti [36,37].
Le rappresentazioni materne sembrano rimanere in gran parte stabili nel tempo, soprattutto in chi ha rappresentazioni bilanciate [47]. Un andamento simile si riscontra nei padri: quelli con rappresentazioni non bilanciate tendono a mostrare cambiamenti maggiori dopo la nascita, mentre le rappresentazioni bilanciate restano più stabili [22].
La funzione riflessiva genitoriale (FRG) è strettamente correlata alla qualità rappresentazionale. Una FRG prenatale bassa è associata a rappresentazioni disimpegnate, mentre una FRG postnatale alta predice rappresentazioni bilanciate [32,35,44,56]. Tuttavia, emergono incongruenze tra gli studi, con alcune persone che mostrano una FRG alta insieme a rappresentazioni distorte [35].
Le madri mostrano costantemente una funzione riflessiva più alta dei padri nei domini relativi all’infante, alla relazione di coppia e ai propri genitori [44]. I padri tendono a riflettere meno sugli stati mentali e sulle loro implicazioni per il comportamento. Entrambi i genitori mostrano una maggiore capacità riflessiva quando parlano dell’infante piuttosto che del proprio passato o del partner.
Le madri primipare superano le madri con esperienza e i padri nel considerare gli stati mentali e nel riconoscerne la variabilità, sebbene non emerga alcuna differenza di genere nel riconoscimento dell’opacità degli stati mentali [56]. Infine, la funzione riflessiva paterna è legata allo stile di accudimento: una FRG bassa è associata a un coinvolgimento strumentale o distaccato, mentre una FRG da moderata ad alta predice una genitorialità espressiva ed emotivamente coinvolta [32].
Quattro studi hanno indagato le rappresentazioni mentali genitoriali in campioni a rischio e non a rischio [31,34,37,55]. Ammaniti e il suo gruppo [37] hanno rilevato che le madri a rischio — esposte a depressione, basso status socioeconomico, maltrattamenti e scarso sostegno — avevano minori probabilità di sviluppare rappresentazioni integrate/bilanciate e ottenevano punteggi più bassi in dimensioni come la coerenza e l’apertura al cambiamento. Pajulo et al. [55] hanno parimenti riportato che le madri a rischio avevano rappresentazioni meno funzionali in vari domini, soprattutto riguardo al partner, a riflesso di difficoltà relazionali. Rusanen et al. [31] hanno evidenziato che le relazioni di sostegno favorivano aspettative prenatali più positive, mentre i sintomi depressivi — individuati come il fattore di rischio più forte — erano legati a rappresentazioni dell’accudimento più negative. È interessante notare che anche un livello di istruzione materna più alto e una minore età erano associati ad aspettative più negative o incoerenti. Vreeswijk e il suo gruppo [34] hanno rilevato che le rappresentazioni bilanciate erano più frequenti nelle madri dopo la nascita, mentre i padri mostravano un aumento delle rappresentazioni distorte dopo il parto. Le rappresentazioni materne erano più sensibili al rischio prenatale, e le famiglie in cui entrambi i genitori avevano rappresentazioni bilanciate presentavano complessivamente meno fattori di rischio [22,23,34].
Tre studi hanno esaminato l’associazione tra le rappresentazioni genitoriali e il successivo attaccamento infantile, utilizzando la procedura della Strange Situation (Strange Situation Procedure, SSP; [66]) [39,41,46]. Benoit et al. [39], con la Working Model of the Child Interview (WMCI; [48]), hanno rilevato che le rappresentazioni bilanciate durante la gravidanza erano fortemente associate a un attaccamento sicuro a 11 mesi. Questa continuità predittiva era evidente per le categorie bilanciata e distorta, ma non per quella disimpegnata. Huth-Bocks et al. [41] hanno ulteriormente confermato questa associazione e dimostrato che le rappresentazioni materne erano influenzate più fortemente dai fattori di rischio prenatali — come i rischi demografici e la violenza domestica — che dall’esito di attaccamento in sé. Le rappresentazioni materne di sé erano strettamente legate alle rappresentazioni dell’infante, e livelli più bassi di sostegno sociale prenatale erano associati a rappresentazioni materne meno bilanciate. Al contrario, un maggiore sostegno prenatale prediceva il sostegno postnatale, che era associato a un attaccamento più sicuro. Analogamente, le rappresentazioni bilanciate erano costantemente legate a un attaccamento sicuro a un anno di età. Tambelli et al. [46], utilizzando le interviste IRMAG e IRPAG [4,36], hanno esplorato come le rappresentazioni prenatali materne e paterne influenzino la disponibilità emotiva e l’attaccamento. Nelle madri, le rappresentazioni prenatali avevano un effetto predittivo diretto sia sull’attaccamento sia sulla disponibilità emotiva, mentre la disponibilità emotiva da sola non incideva direttamente sullo stile di attaccamento. Nei padri, invece, le rappresentazioni prenatali predicevano la disponibilità emotiva, che a sua volta influenzava l’attaccamento dell’infante. Tuttavia, né le rappresentazioni paterne né la disponibilità emotiva predicevano direttamente la classificazione dell’attaccamento, il che mette in luce percorsi distinti nei contributi materni e paterni alla formazione dell’attaccamento precoce.
Cinque studi hanno esaminato come le rappresentazioni mentali prenatali dei genitori si colleghino al loro adattamento psicologico postnatale e alla loro esperienza della genitorialità [40,53,54,57,59].
Delmore-Ko et al. [40], nella loro esplorazione longitudinale, hanno individuato atteggiamenti genitoriali distinti — entusiasmo, ansia, coping, incertezza e socializzazione —: le madri riferivano in genere più stress e depressione, mentre i padri sperimentavano una riduzione maggiore della soddisfazione coniugale nei mesi successivi alla nascita, riferita alla qualità della relazione con la partner, sebbene questa insoddisfazione fosse riportata anche dalle madri. Entrambi i genitori anticipavano difficoltà nonostante alcune aspettative positive. Flykt et al. [53] hanno rilevato che aspettative prenatali elevate di vicinanza emotiva e di autonomia predicevano un minore stress genitoriale dopo la nascita, sebbene alcune aspettative moderate influenzassero i livelli di stress in modo diverso per madri e padri. Le aspettative delle madri sulla propria relazione con l’infante miglioravano dopo il parto, mentre la loro visione del coinvolgimento del partner peggiorava. Gress-Smith et al. [54] hanno mostrato che il sostegno familiare e paterno, insieme alla realizzazione nel ruolo materno, erano legati a meno sintomi depressivi, in particolare tra le madri più giovani, sposate e con un livello di istruzione più alto. Il benessere paterno non era chiaramente associato alle rappresentazioni prenatali dell’infante. Pearce e Ayers [57], tra gli altri, hanno confermato che sia le aspettative prenatali sia le valutazioni postnatali incidono sul legame madre–infante, con un’influenza più forte delle percezioni postnatali. Le aspettative prenatali negative aumentavano il rischio di un legame più debole. Thun-Hohenstein e il suo gruppo [59] non hanno trovato predittori prenatali diretti della competenza materna, sebbene il fatto che la gravidanza fosse desiderata fosse legato a una migliore interazione madre–infante. La competenza materna era più alta nelle madri più giovani, più istruite e con figli maschi.
Tabella 2 — Tabella PICOS degli studi inclusi nella revisione sistematica.
WMCI = Working Model of the Child Interview; PDI = Parent Development Interview; IRMAG = Interview on Maternal Representations in Pregnancy (Intervista sulle Rappresentazioni Materne in Gravidanza); IRPAG = Interview on Paternal Representations in Pregnancy (Intervista sulle Rappresentazioni Paterne in Gravidanza); PMES = Prenatal Maternal Expectations; WPL-R = What Being the Parent of a New Baby is Like- Revised; CGG = Consultation for Expectant Parents (Colloquio per Genitori in Gravidanza); P-PRFQ = Prenatal Parental Reflective Functioning Questionnaire; PI = Pregnancy Interview; ICQ = Infant Characteristics Questionnaires; CAQ = Childbearing Attitudes Questionnaire; MSDQ = Maternal Self-Definition Questionnaire; RUB-M = Representations of Unborn Baby; EAS = Emotional Availability Scales; PAAS = Paternal Antenatal Attachment Scale.
Tabella 3 — Dettaglio delle variabili demografiche e dei fattori di rischio riportati dagli studi.
CES-D = Center for Epidemiological Studies-Depression Scale.
Questa revisione sistematica ha sintetizzato lo stato attuale delle conoscenze sulle rappresentazioni mentali genitoriali nel periodo perinatale e sul loro ruolo nell’influenzare l’interazione genitore–infante e uno sviluppo infantile positivo. La sintesi qualitativa ha offerto indicazioni decisive sulla loro struttura, sulle loro determinanti e sulle loro implicazioni per lo sviluppo relazionale precoce. Nel complesso, la rappresentazione mentale genitoriale sembra plasmata da una complessa interazione di fattori individuali, relazionali e contestuali, con implicazioni importanti per lo sviluppo infantile e per la pratica clinica. Emergono inoltre temi significativi per la ricerca futura e per i programmi di intervento.
Un primo risultato emerso con chiarezza è l’eterogeneità dei metodi di esplorazione delle rappresentazioni, che può influenzare gli esiti e produce risultati incoerenti. Questa mancanza di coerenza va da costrutti divergenti (per esempio equilibrio rappresentazionale, coerenza, tono emotivo) all’uso di strumenti diversi (per esempio IRMAG/IRPAG, WMCI, PAI, PDI-R2), il che riduce la comparabilità degli studi. Mentre alcuni studi hanno evidenziato la predominanza di rappresentazioni paterne integrate o bilanciate [36,37], altri hanno riscontrato una prevalenza maggiore di rappresentazioni disimpegnate [22,23]. Queste discrepanze potrebbero tuttavia riflettere differenze culturali e sottolineano la necessità di considerare le norme e i valori genitoriali propri di ciascun Paese, nonché di approfondire come la funzione riflessiva genitoriale di madri e padri possa influire sulla rappresentazione dell’infante e sulle future relazioni genitore–infante. Attraverso questo lavoro, sebbene le rappresentazioni mentali genitoriali convergessero verso dimensioni comuni e generali — riconducibili al modo di pensare l’esperienza dei genitori (futura o attuale) e le caratteristiche fisiche, mentali e di stile di vita dell’infante (o del futuro infante) —, è emerso un approccio non univoco. Come suggerito da alcuni gruppi di ricerca, la gamma delle qualità rappresentazionali può differire per profondità, coerenza e tono affettivo nei diversi sistemi di codifica. In questa revisione sistematica emerge la necessità di un quadro teorico unificato, soprattutto per fornire prove solide di applicabilità clinica [67,68].
È interessante notare che dagli studi sono emersi molteplici fattori di rischio e di protezione che influenzano lo sviluppo delle rappresentazioni mentali prenatali, la futura relazione genitoriale e il benessere infantile in termini di sviluppo sano. Tra i fattori di rischio figurano i sintomi depressivi, il basso livello di istruzione e lo status socioeconomico, la storia psichiatrica familiare, eventi di vita stressanti significativi (per esempio perdite e separazioni) e la mancanza di sostegno sociale. Le persone con tali fattori di rischio nella propria storia medica o psicosociale incontrano spesso difficoltà nello sviluppare rappresentazioni prenatali dell’infante, con ripercussioni sulla qualità della futura relazione diadica [31,34,37,41,55]. Per esempio, nello studio di Rusanen et al. [31], le madri con rischi psicosociali significativi avevano maggiori probabilità di esprimere rappresentazioni prenatali distorte, caratterizzate da paura, disconnessione emotiva e idealizzazione. Analogamente, Ammaniti et al. [37] hanno rilevato che la mancanza di sostegno emotivo e i lutti non elaborati nella storia familiare erano associati a narrazioni genitoriali disimpegnate, soprattutto nei padri. I dati longitudinali suggeriscono che, in questo quadro di rischio, si riscontrano maggiori difficoltà nello stabilire un legame sicuro tra genitori e infante [26,69].
D’altra parte, sono stati segnalati fattori di protezione che contribuiscono a una rappresentazione mentale più bilanciata e riflessiva, come le relazioni positive, per esempio un ambiente familiare positivo, amicizie che offrono sostegno e una solida relazione di coppia. Questi dati sottolineano l’importanza cruciale di fornire un sostegno completo sia prima sia dopo la nascita, soprattutto alla luce del legame ben documentato tra rappresentazioni genitoriali bilanciate e attaccamento sicuro dell’infante [39,41,46]. È importante considerare che le rappresentazioni mentali genitoriali non sono statiche ma dinamiche e suscettibili di cambiare nel tempo, soprattutto man mano che madri e padri si impegnano in esperienze dirette di accudimento, e questo aspetto andrebbe considerato in ulteriori analisi dei fattori di protezione e di rischio. Le rappresentazioni possono infatti evolvere in risposta alle esperienze postnatali, come le interazioni quotidiane con l’infante, le dinamiche di cogenitorialità e la competenza genitoriale percepita. L’attenzione sia ai fattori di rischio sia a quelli di protezione — come aspetti che incidono, in una prospettiva biopsicosociale, sulla salute sia dei genitori sia dell’infante — è supportata anche dai dati sui correlati neurobiologici e psicofisiologici delle rappresentazioni genitoriali, che suggeriscono che questi modelli interni siano legati alle capacità di regolazione emotiva e all’attività cerebrale connessa all’accudimento. I genitori con rappresentazioni più coerenti ed emotivamente ricche possono mostrare un’attivazione maggiore delle regioni cerebrali coinvolte nell’empatia e nella sintonizzazione emotiva quando interagiscono con l’infante [70]. Pertanto, gli infanti protetti da un ambiente ricco e stimolante possono crescere in modo positivo e raggiungere le tappe dello sviluppo.
Inoltre, la flessibilità delle rappresentazioni, generalmente supportata dai dati empirici, evidenzia l’importanza di un monitoraggio longitudinale e di interventi sensibili al contesto, volti a favorire stili rappresentazionali più adattivi durante il primo tratto del percorso genitoriale [26]. Date le associazioni accertate tra rappresentazioni non bilanciate e diversi fattori di rischio psicosociale, le strategie di prevenzione e di intervento precoce dovrebbero avere la priorità durante il periodo prenatale. I risultati di questa sintesi sistematica suggeriscono l’importanza di esplorare la validità e l’applicabilità di programmi (per esempio interventi di video-feedback o approcci basati sulla mentalizzazione) volti a sviluppare rappresentazioni dell’infante più riflessive e integrate. Tali interventi potrebbero essere utili per popolazioni a rischio, come le persone con una storia di trauma, uno scarso sostegno sociale o un elevato disagio psicologico. Sviluppare e validare strumenti in grado di rilevare i cambiamenti delle rappresentazioni genitoriali nel tempo è essenziale per monitorare l’efficacia degli interventi e personalizzare il sostegno [67].
Un altro nucleo interessante di questa revisione sistematica è il ruolo della funzione riflessiva (FR) nella rappresentazione mentale. Livelli più alti di FR sono associati a rappresentazioni mentali più bilanciate. Gli studi, ancora pochi, sui padri hanno confermato che una FR da moderata ad alta è correlata a una maggiore preparazione al parto e alla prima genitorialità, a un maggiore coinvolgimento emotivo e a un’identificazione più forte come co-genitori attivi [32,35]. Le madri mostrano in genere una FR più alta dei padri [56], sebbene le ragioni di questa differenza di genere restino poco chiare a causa della scarsità di ricerche. Se l’associazione tra FR e rappresentazioni genitoriali è generalmente confermata dagli studi [32,35], le ragioni per cui le madri mostrano di solito una FR più alta dei padri sono ancora poco comprese [56]. Una spiegazione suggestiva potrebbe essere ricondotta al pregiudizio culturale, ancora profondamente radicato, sui ruoli di genere nella genitorialità. I padri possono incontrare barriere strutturali ed emotive nel diventare co-genitori pienamente coinvolti, in particolare nei contesti in cui l’accudimento materno resta l’ideale normativo, e questo aspetto potrebbe incidere sulla FR paterna e plasmare le rappresentazioni mentali dell’infante e della genitorialità. Di conseguenza, le discrepanze tra rappresentazioni materne e paterne possono incidere sulla qualità della cogenitorialità, influenzando così il clima emotivo dell’infante e toccando il sistema familiare in modi imprevedibili [71]. Sono necessari studi che esplorino se questo divario di genere sia dovuto a fattori biologici, psicologici o socioculturali, oppure a differenze nell’esperienza di accudimento e nelle aspettative sociali. Inoltre, studi longitudinali potrebbero chiarire come la FR evolva nel tempo e interagisca con fattori contestuali come lo stress, il sostegno e la salute mentale dei genitori. Comprendere queste traiettorie evolutive consentirebbe di individuare con maggiore precisione i genitori a rischio e di orientare la progettazione di interventi su misura volti a rafforzare la FR durante il periodo perinatale [67]. Estendere la ricerca sulla FR a popolazioni diverse, includendo in particolare entrambi i genitori e campioni culturalmente vari, sarebbe essenziale per cogliere la complessità della genitorialità contemporanea e favorire relazioni precoci sicure in una varietà di contesti familiari.
Pur offrendo indicazioni significative sulle rappresentazioni mentali genitoriali, questa revisione presenta diversi limiti. In primo luogo, l’eterogeneità degli studi inclusi — in particolare per quanto riguarda gli strumenti di valutazione e i costrutti — rende difficili il confronto e la sintesi. I vari strumenti (per esempio WMCI, IRMAG/IRPAG, PAI, PDI-R2) differiscono per focus, struttura e fondamenti teorici, il che limita la possibilità di trarre conclusioni unitarie sulle rappresentazioni genitoriali. In secondo luogo, la maggior parte degli studi si concentra prevalentemente sulle madri, mentre le rappresentazioni paterne sono poco indagate o esplorate con strumenti non standardizzati. Ciò crea un bias di genere che ostacola una comprensione completa di come entrambi i genitori contribuiscano allo sviluppo relazionale precoce. In terzo luogo, molti studi sono trasversali e privi di follow-up longitudinale, il che impedisce di valutare le traiettorie evolutive delle rappresentazioni e il loro impatto mutevole sulle interazioni genitoriali. In quarto luogo, diversi studi inclusi sono datati e riflettono spesso contesti socioculturali che possono differire sostanzialmente dalle strutture familiari e dalle norme genitoriali attuali. Questo scarto temporale limita la generalizzabilità dei risultati agli scenari genitoriali odierni, così diversificati. Infine, pochi studi adottano una prospettiva diadica o sistemica in grado di cogliere le interazioni tra i partner e le loro rappresentazioni mentali congiunte, nonostante i dati crescenti sulla rilevanza delle dinamiche di cogenitorialità.
Alla luce dei dati esaminati, le rappresentazioni mentali genitoriali, nonostante le caratteristiche specifiche e le differenze tra madre e padre, emergono come un costrutto dinamico e sfaccettato, plasmato da fattori individuali, relazionali e contestuali. La costanza delle associazioni tra rappresentazioni bilanciate e sensibilità genitoriale, sicurezza dell’attaccamento e benessere psicologico ne mette in luce il ruolo centrale nello sviluppo relazionale precoce. Inoltre, si conferma che la genitorialità positiva che risulta legata a queste rappresentazioni incide sulla salute generale dell’infante, da quella fisica a quella mentale, lungo tutto l’arco della vita [72]. Tuttavia, il campo trarrebbe beneficio da una concettualizzazione più chiara di ciò che costituisce le diverse espressioni delle rappresentazioni e di come questo costrutto evolva nel tempo. Gli studi futuri dovrebbero adottare approcci longitudinali, diadici e interdisciplinari che integrino variabili neurobiologiche, cognitivo-affettive e contestuali. Inoltre, quadri teorici come la teoria dell’attaccamento [2], l’approccio basato sulla mentalizzazione [1,67] e i modelli di cogenitorialità [73] offrono lenti preziose per cogliere la complessità della transizione alla genitorialità, ed è per questo che gli studi futuri devono continuare a fare riferimento a questi modelli classici per sviluppare prospettive nuove e innovative. Infine, la ricerca dovrebbe orientare gli interventi precoci di prevenzione e di riparazione — in particolare quelli che rafforzano la funzione riflessiva e sostengono i genitori vulnerabili —, promuovendo così non solo il benessere individuale ma anche sistemi familiari più sani (per esempio [74]). Sul piano clinico, i risultati di questo studio sottolineano la rilevanza della valutazione delle rappresentazioni mentali genitoriali durante il periodo perinatale per individuare i rischi relazionali precoci e orientare interventi su misura. L’associazione tra rappresentazioni non bilanciate e fattori di rischio psicosociale evidenzia la necessità di programmi preventivi — come il training della funzione riflessiva o gli interventi di video-feedback —, soprattutto nelle popolazioni vulnerabili.
Complexe Systémique: punti chiave
Questa revisione ricorda che un infante esiste nella mente dei genitori molto prima della nascita, e che questo infante immaginato porta già la traccia della storia di attaccamento dei genitori stessi, della loro coppia e di chi li circonda. Da un punto di vista sistemico spiccano due risultati: nelle madri, l’infante atteso somiglia dapprima all’altro genitore prima di avvicinarsi a loro stesse, e le rappresentazioni si costruiscono attraverso la differenziazione dalla propria madre, il che fa della gravidanza un momento di riorganizzazione intergenerazionale. La revisione resta però intrappolata in ciò che critica: esclude le famiglie adottive, le gravidanze medicalmente assistite, le famiglie a rischio e i genitori adolescenti, e la maggior parte degli studi è materna, diadica e talvolta datata. I dati sui padri, sulla coppia e sulla cogenitorialità sono scarsi, e sia la valutazione della qualità sia il conteggio degli studi esclusi presentano incongruenze. Per la pratica perinatale l’idea utile è semplice: esplorare l’infante immaginato, l’altro genitore immaginato e gli echi familiari, nelle sedute di coppia quanto in quelle individuali. Da leggere insieme a l’intervista sull’attaccamento familiare, che pensa l’attaccamento a tre, e a l’argomentazione a favore di una salute mentale perinatale informata dalla mentalizzazione.
Note dell’originale
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Contributi delle autrici. Concettualizzazione, R.T., L.D.P. e F.F.; metodologia, F.F.; analisi formale, L.D.P.; indagine, L.D.P. e F.F.; risorse, R.T.; cura dei dati, L.D.P. e F.F.; stesura della bozza originale, L.D.P. e F.F.; scrittura, revisione e editing, F.F. e R.T.; supervisione, R.T.; acquisizione dei finanziamenti, R.T. Tutte le autrici hanno letto e approvato la versione pubblicata del manoscritto.
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Dichiarazione di finanziamento. Questo lavoro è stato sostenuto dal Ministero italiano della Ricerca tramite il finanziamento PRIN-2022 (CUP MASTER B53D23014300006—CUP B53D23014300006).
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Traduzione non ufficiale in italiano di Understanding Parental Representations Across the Perinatal Period: A Systematic Review of Empirical Findings and Clinical Implications, di Renata Tambelli, Ludovica Del Proposto e Francesca Favieri, Children, vol. 12, no 8, 1051 (2025), doi: 10.3390/children12081051, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (traduzione in italiano, tabelle presentate sotto forma di elenchi). La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
L’originale è l’articolo «Understanding Parental Representations Across the Perinatal Period: A Systematic Review of Empirical Findings and Clinical Implications», pubblicato in Children (2025) con licenza CC BY 4.0. Traduzione non ufficiale di Complexe Systémique, realizzata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo è stato tradotto in italiano e la presentazione è stata adattata alla lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Tambelli, R., Del Proposto, L., e Favieri, F. (2025). Understanding Parental Representations Across the Perinatal Period: A Systematic Review of Empirical Findings and Clinical Implications. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/understanding-parental-representations-across-the-perinatal-period-a-systematic-review (Opera originale pubblicata nel 2025 in Children, 12(8), 1051 (2025); ripubblicata nel 2025 da Children, https://www.mdpi.com/2227-9067/12/8/1051)
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