Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
The British Journal of Social Work · Violenza
Quando un padre continua a perseguitare la madre dopo la separazione, la violenza si insedia nella vita della prole: traslochi, case rifugio, paura a scuola, contatti imposti. A partire da diciotto racconti di minorenni finlandesi, il gruppo di Anna Nikupeteri ricorre all’approccio delle capacità di Sen e Nussbaum per individuare ciò a cui questa infanzia tiene, ciò che le impedisce di viverlo e come il servizio sociale può proteggerla.
Traduzione non ufficiale in italiano di Using the Capability Approach in Social Work with Children Experiencing Post-Separation Parental Stalking, di Anna Nikupeteri, Merja Laitinen, Anna Gupta ed Enni Mikkonen, pubblicato in The British Journal of Social Work (Oxford University Press) (2023), doi: 10.1093/bjsw/bcac163, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Per creare condizioni di sicurezza, chi lavora nel servizio sociale deve prendere sul serio ciò che l’infanzia dice del proprio padre.
Anna Nikupeteri, Merja Laitinen, Anna Gupta ed Enni Mikkonen
Abstract
Questo articolo analizza le esperienze dell’infanzia finlandese di fronte allo stalking genitoriale dopo la separazione, inteso come forma di violenza domestica, ed esplora in che modo l’approccio delle capacità (AC) possa aiutare assistenti sociali a comprendere il problema e a sostenere le persone di minore età. I dati consistono in interviste tematiche con diciotto minorenni e giovani (di età compresa tra 4 e 21 anni) il cui padre o patrigno ha perseguitato la madre dopo la separazione. L’analisi dei dati, guidata dalla teoria, è stata condotta utilizzando l’AC come quadro teorico. I nostri risultati mostrano che lo stalking genitoriale mina il benessere dell’infanzia compromettendone la sicurezza e riducendone le capacità di esercitare la propria agency. Lo studio ha approfondito la nostra comprensione di ciò a cui questa infanzia attribuisce valore nella propria vita e delle sue possibilità di esercitare la propria agency in una situazione di stalking genitoriale. I nostri risultati suggeriscono che il servizio sociale può sostenere l’agency di queste persone minorenni e le loro possibilità di vivere secondo i propri valori mediante interventi che offrano protezione interna ed esterna. È importante che il servizio sociale costruisca una comprensione situata delle esperienze dell’infanzia attraverso una relazione in cui ogni persona minorenne sia considerata un individuo senziente, ascoltata e valorizzata. L’articolo offre un contributo originale all’applicazione dell’AC nel servizio sociale con l’infanzia esposta allo stalking genitoriale.
La violenza domestica non sempre finisce con la separazione. Può invece proseguire sotto forma di stalking da parte dell’ex partner o, quando c’è prole, di stalking genitoriale. Lo stalking consiste in un’attività intensa e persecutoria, fatta di comportamenti ripetuti, coercitivi e di controllo, come pedinare, molestare e minacciare, che provocano paura e angoscia nelle vittime. Può comprendere la vicinanza visiva o fisica, la comunicazione non consensuale e minacce verbali, scritte o implicite. Può anche includere atti che, presi singolarmente, non costituiscono un comportamento illecito — come inviare regali — ma che il contesto in cui avvengono può trasformare in esperienze di abuso (ad es. Spitzberg and Cupach, 2014; Logan and Walker, 2017; Fissel et al., 2020). Oggi la comunicazione digitale e la sorveglianza tramite diversi dispositivi, app e social network offrono a chi perpetra la violenza una moltitudine di modi per perseguitare le vittime (Woodlock, 2017; Nikupeteri et al., 2021). Inoltre, la pandemia di COVID-19 ha accresciuto la vulnerabilità delle vittime, soprattutto perché sono rimaste confinate in casa e la tecnologia fornisce a chi perseguita nuovi modi per controllarle, minacciarle e isolarle (Bracewell et al., 2022).
La forma più diffusa di stalking nella coppia è quella in cui un autore uomo prende di mira la partner donna (ad es. Spitzberg and Cupach, 2007; Fissel et al., 2020). Secondo lo studio di Kuehner et al. (2012), su un totale di sessantotto donne e dieci uomini che soddisfacevano i criteri per essere stati vittime di stalking, soltanto un uomo e una donna su tre erano stati perseguitati dall’ex partner. Un’indagine a livello europeo sulla violenza contro le donne mostra che in Finlandia il 40 per cento delle donne di età superiore ai 15 anni che hanno riferito esperienze di stalking ha indicato il partner come autore. Anche nel Regno Unito la forma principale di stalking (48 per cento) era quella agita dal partner della donna (European Union Agency for Fundamental Rights, 2012). Lo stalking è fisicamente più violento e comporta un rischio più elevato di violenza letale quando la vittima e lo stalker hanno avuto una relazione sessuale e nella relazione c’è stata in precedenza violenza domestica (Farnham et al., 2000; DeKeseredy et al., 2017; Bendlin and Sheridan, 2021).
Lo stalking rivolto alla madre crea un ambiente vittimizzante per la prole. Le persone minorenni possono essere il mezzo con cui l’autore entra in contatto con l’ex partner, oppure bersagli diretti di atti violenti e persino di minacce di morte (Nikupeteri and Laitinen, 2015; Løkkegaard et al., 2019; Nikupeteri et al., 2021). L’infanzia può essere danneggiata non solo dall’assistere alla violenza, ma anche dalla gamma di tattiche spesso usate da chi la perpetra: abuso psicologico ed emotivo, manipolazione, monitoraggio e microgestione delle attività, isolamento dalle fonti di sostegno (ad es. Nikupeteri and Laitinen, 2015; Callaghan et al., 2018; Katz et al., 2020). Quando c’è prole in comune, l’autore può servirsi delle questioni di affidamento e degli accordi sulle visite come pretesto per molestare l’ex partner (Humphreys et al., 2019; Katz et al., 2020). Il genitore stalker può intraprendere azioni legali, come intentare cause per l’affidamento e presentare denunce false accusando l’altro genitore di maltrattamento infantile. Lo stalker può anche servirsi di figure professionali come mezzo per vittimizzare ulteriormente l’altro genitore, ad esempio esprimendo preoccupazione per il benessere della prole quando trascorre del tempo con la madre (ad es. Løkkegaard et al., 2019; Bracewell et al., 2022). Le questioni legate ai contatti accrescono inoltre il rischio di violenza fisica grave (Bendlin and Sheridan, 2021). Lo stalking genitoriale rappresenta quindi una grave minaccia per il benessere dell’infanzia, per i suoi diritti e per la sua libertà di esercitare la propria agency. La natura complessa e sottile dello stalking e dei suoi effetti sull’infanzia pone al servizio sociale una sfida nell’affrontare e promuovere il superiore interesse della persona minorenne; occorrono perciò nuove conoscenze teoriche per analizzare il fenomeno.
Questo articolo fa parte di un più ampio progetto finlandese intitolato «Children’s Knowing Agency in Private, Multiprofessional and Societal Settings—the Case of Parental Stalking», che esplora le esperienze dell’infanzia, la sua agency e i suoi diritti nello stalking genitoriale. Nel presente studio utilizziamo l’approccio delle capacità (AC), concepito da Sen (1999, 2005) e sviluppato da Nussbaum (2011), come quadro teorico per analizzare le esperienze dell’infanzia di fronte allo stalking genitoriale. La nostra domanda di ricerca è: «Che cosa rivela l’AC sulle esperienze dell’infanzia di fronte allo stalking genitoriale?». In ricerche precedenti abbiamo affrontato queste esperienze a partire dalla teoria del controllo coercitivo, attraverso la quale abbiamo analizzato le dinamiche di genere e gli squilibri di potere nello stalking genitoriale (Katz et al., 2020; Nikupeteri et al., 2021). L’AC, in quanto quadro teorico multidimensionale, ci consente di analizzare più a fondo le esperienze di un’infanzia le cui capacità di esercitare la propria agency sono minacciate dallo stalking genitoriale. Aiuta inoltre ad analizzare i danni e le perdite qualitative quotidiane causate dal comportamento persecutorio del padre e i loro effetti cumulativi sull’infanzia, che finiscono per privarla delle sue capacità (Sen, 1999; Logan and Walker, 2017). Consente infine di esplorare i fattori che promuovono i diritti e il benessere dell’infanzia in queste situazioni (Hart and Brando, 2018).
I tre concetti chiave dell’AC sono «capacità», «funzionamenti» e «fattori di conversione». Le capacità indicano la libertà effettiva delle persone di vivere una vita che hanno ragione di apprezzare. La differenza tra una capacità e un funzionamento è la stessa che intercorre tra la libertà (opportunità) di realizzare qualcosa e la realizzazione stessa (risultato) (Robeyns, 2003). Le persone hanno abilità diverse nel convertire mezzi o risorse in opportunità di valore (capacità) o in risultati (funzionamenti). Differenze possono emergere anche a parità di mezzi personali, per varie ragioni o «fattori di conversione». Robeyns (2005) distingue tre insiemi di fattori di conversione: personali, socio-strutturali e culturali, e istituzionali.
Nussbaum (2011) sostiene la necessità di stilare un elenco delle capacità fondamentali necessarie al benessere umano, anche se l’idea di un elenco definitivo di capacità valido per tutte le persone è stata contestata, ad esempio da Sen (2005). Diversi gruppi di ricerca hanno sostenuto che le capacità dell’infanzia meritano un’attenzione particolare (Biggeri et al., 2006). L’AC è spesso considerato un modo per rendere operativi i diritti umani, spostando l’attenzione dai diritti formali alla capacità delle persone di esercitarli nella pratica. Burchardt e Vizard (2009) hanno stilato un elenco provvisorio delle capacità dell’infanzia che incorpora la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, come segue: la capacità di
Sebbene ogni capacità abbia un valore intrinseco, può essere strumentale per altre capacità. Ad esempio, la capacità di una persona minorenne di godere di buona salute è un fine in sé, ma anche un mezzo per realizzare la sua capacità di ricevere un’istruzione. La possibilità dell’infanzia di convertire le capacità in funzionamenti dipende da decisioni adulte che possono limitarne l’agency, spesso, ma non sempre, per garantirne il benessere (Biggeri et al., 2011). Nel contesto della violenza domestica, gli studi mostrano che la violenza e l’abuso incidono negativamente sulle capacità dell’infanzia causando molteplici perdite e sofferenze, ma mostrano anche che l’infanzia possiede un’agency sfaccettata: nutre speranza nel futuro e sa rispondere alla violenza domestica e farvi fronte (ad es. Morris et al., 2015; Arai et al., 2021).
Utilizzando l’AC per analizzare le esperienze dell’infanzia, cerchiamo di approfondire la nostra comprensione dei fattori che ne ostacolano e ne promuovono le capacità. Individuare questi fattori può aiutare il servizio sociale a promuovere il benessere e i diritti dell’infanzia esposta allo stalking genitoriale e a sostenerne la sicurezza (si veda IASSW, 2014; Stanley and Humphreys, 2015). Un’attenzione crescente è stata dedicata al modo in cui l’AC può orientare la ricerca e la pratica del servizio sociale (Den Braber, 2014; Gupta et al., 2016; Hickle, 2020). Questo articolo offre un contributo originale all’applicazione dell’AC nel servizio sociale con l’infanzia esposta allo stalking genitoriale.
L’articolo si basa su interviste con diciotto minorenni e giovani (quindici ragazze e tre ragazzi, di età compresa tra 4 e 21 anni) il cui padre o patrigno ha perseguitato la madre dopo la separazione. I dati sono stati raccolti da chi firma l’articolo in primo e secondo luogo, in collaborazione con figure specializzate nella violenza domestica — del servizio sociale e della psicologia — che lavorano con le vittime di stalking presso il centro nazionale finlandese di sostegno alle vittime di stalking (Stalking Support Center). Il personale specializzato ha contattato le famiglie che soddisfacevano i seguenti criteri: (1) la presa in carico della famiglia si era prolungata a causa dello stalking del padre, (2) la persona minorenne era o era stata seguita dal servizio e (3) la sua partecipazione risultava per il resto appropriata, tenuto conto della situazione familiare, dell’età e del grado di traumatizzazione. Nella maggior parte dei casi lo stalker era il padre biologico e in alcuni il patrigno. Tutte queste persone minorenni vivevano con la madre. Molte avevano contatti con il padre, almeno in forma protetta. In alcuni casi esisteva o era esistito un ordine di allontanamento nei confronti del padre.
Il personale specializzato ha condotto interviste tematiche con l’infanzia partecipante: in tutto sei interviste individuali e sei interviste in coppia con membri della stessa fratria (dodici minorenni). I temi delle interviste sono stati definiti in collaborazione tra il gruppo di ricerca e il personale specializzato: le esperienze di stalking; le emozioni, le relazioni, le risorse e i bisogni di aiuto; gli incontri con le figure professionali. Le interviste sono state condotte tra il 2012 e il 2019, sono durate da 18 a 105 minuti e sono state audioregistrate e trascritte. Si sono svolte in finlandese e sono state trascritte e tradotte in inglese per l’analisi congiunta.
Poiché le persone partecipanti erano minorenni in una situazione di particolare vulnerabilità, le considerazioni etiche erano della massima importanza. In primo luogo, l’autorizzazione etica dello studio è stata rilasciata dal Comitato etico per la ricerca dell’Università della Lapponia sulla base delle linee guida di etica della ricerca della Finnish National Board on Research Integrity (2019). In secondo luogo, il permesso di ricerca è stato approvato dalle due sedi locali dello Stalking Support Center. In terzo luogo, l’infanzia partecipante e le madri hanno dato il proprio consenso informato scritto. È stato comunicato loro che potevano ritirarsi dallo studio in qualsiasi fase e rifiutarsi di parlare di questioni che le mettessero a disagio. Nella raccolta dei dati è stato adottato un approccio centrato sull’infanzia, che includeva il principio del diritto delle persone minorenni alla partecipazione, all’agency e alla protezione (Eriksson and Näsman, 2012). Il personale specializzato ha adattato le interviste all’età e alla fase di sviluppo di ciascuna persona. Il rischio di possibili conseguenze dannose legate alla partecipazione è stato valutato criticamente. Il personale specializzato ha prestato grande attenzione alle reazioni durante le interviste e, dopo ognuna, ha offerto la possibilità di parlare dei sentimenti che l’intervista poteva aver suscitato.
Nell’analisi abbiamo adottato un metodo guidato dalla teoria (Layder, 1998), in cui l’AC è stato utilizzato come quadro analitico flessibile. Abbiamo iniziato leggendo e codificando i dati dal punto di vista delle capacità, dei funzionamenti, dei fattori di conversione e del modo in cui queste persone minorenni esercitavano la propria agency (Robeyns, 2005; Nussbaum, 2011). Dopo la codifica abbiamo esaminato sistematicamente i concetti inclusi nell’approccio guidato dalla teoria. In primo luogo, abbiamo prestato attenzione alle speranze, alle capacità desiderate e ai funzionamenti effettivi, e abbiamo concettualizzato tre dimensioni di continuità e di rottura causate dallo stalking nella vita dell’infanzia. Queste dimensioni — esistenziale, sociale e fisico-spaziale — descrivono somiglianze e differenze tra le esperienze. In secondo luogo, sulla base degli insiemi di fattori di conversione di Sen (2005, 2009) e di Robeyns (2005), abbiamo individuato i fattori individuali, relazionali, istituzionali, e socio-strutturali e culturali che influivano sulle capacità dell’infanzia. Di seguito descriviamo i nostri risultati attraverso estratti anonimizzati dei racconti, con pseudonimi.
I dati mostrano che le speranze dell’infanzia fungono da base per le capacità desiderate, mentre il suo funzionamento effettivo è limitato dai comportamenti persecutori del padre, il che riduce la possibilità di realizzare tali capacità (Sen, 2005; Nussbaum, 2011). Le capacità desiderate e i funzionamenti effettivi si intrecciano come dimensioni di continuità e di rottura nella vita di queste persone minorenni e compaiono sui piani esistenziale, sociale e fisico-spaziale (tabella 1).
Tabella 1 — Dimensioni di continuità e di rottura nella vita dell’infanzia
Speranze e capacità desiderate
Funzionamenti effettivi
Questa tabella mostra tre dimensioni di continuità e di rottura nella vita dell’infanzia, in rapporto alle sue speranze e capacità desiderate e ai suoi funzionamenti effettivi. Le dimensioni sono: esistenziale, sociale, e fisica e spaziale.
Le possibilità di «continuità esistenziale» si fondavano sul desiderio di avere una famiglia «normale» e di sentirsi al sicuro a casa, nella comunità e a scuola o alla scuola dell’infanzia.
Chi intervista 1: Allora… c’è ancora qualcosa… che desideri avete? Vicino alla scuola e alle amicizie. Che altro? Che cosa ti viene in mente, Jesse, che cosa desidereresti? (…)
Jesse: Che papà non sappia dove siamo, cose così.
Chi intervista 1: Sì…
Joonas: E che la vita torni normale, com’era prima.
Chi intervista 1: Sì. Come sarebbe, se fosse una vita normale?
Jesse: Che papà non… facesse più niente.
Chi intervista 2: Se fosse una vita normale, allora vedresti tuo padre?
Joonas: Ogni tanto.
Sentirsi al sicuro significa che i vari ambiti della vita sono liberi da molestie. Tuttavia, i racconti erano permeati dall’ansia e dalla paura causate dallo stalking del padre. Queste persone minorenni raccontavano di sentirsi insicure sia a casa sia nei luoghi pubblici, di avere paura quando incontravano il padre e di cercare di adattarsi al suo comportamento imprevedibile, come descritto in un’intervista congiunta con membri della stessa fratria:
Maija: Non potevamo più stare a casa. (…) E poi alla fine si è arrivati a un punto in cui, mentre eravamo dai genitori di papà… lui ha scoperto che eravamo lì. Quindi non era sicuro stare nemmeno lì, e allora l’unico posto dove potevamo andare a quel punto era la casa rifugio. Ma non era sicuro stare nemmeno lì [nella casa rifugio], quindi (…)
Milla: (…) c’era il sospetto che in qualche modo… grazie a informazioni dall’interno, papà avesse scoperto, prima di tutto, che eravamo lì nella casa rifugio.
Quanto alle rotture esistenziali, l’infanzia partecipante ha riferito esperienze di ingiustizia e di diversità rispetto ad altre persone della stessa età. Secondo Aurora era ingiusto aver dovuto fuggire in una casa rifugio così tante volte. Molte di queste persone minorenni pensavano che le proprie esperienze fossero inspiegabili e che, se le avessero raccontate, non sarebbero state capite da chi non aveva vissuto esperienze simili (Callaghan et al., 2017). Di conseguenza, alcune tacevano:
All’inizio per me era davvero difficile parlarne, quindi forse in qualche modo provavo vergogna. Ma ho sempre avuto amicizie che non lo sapevano, e non volevo dirglielo. Poi c’erano amicizie di famiglia che lo sapevano, e con loro era più facile parlarne. (Liisa)
La seconda dimensione riguarda le opportunità di avere una «continuità sociale». Quanto alle speranze, sono emerse questioni come mantenere relazioni reciprocamente gratificanti, incontrare le amicizie e scegliere se vedere o no il padre. In contrasto con la continuità sociale, l’infanzia partecipante era preoccupata per il benessere e la sicurezza della madre, della fratria, delle amicizie e degli animali domestici. Le relazioni sociali ne risentivano, perché occorreva valutare i rischi potenziali dell’uscire, dello stare fuori con le amicizie o del farle dormire a casa.
Non avevi per forza voglia che quelle amicizie venissero a trovarti così spesso. E poi a volte, anche quando lui aveva chiamato, mi veniva una certa sensazione, o tipo non osavo andare da nessuna parte. (Taina)
In alcuni casi, raccontare le proprie esperienze a qualcuno della scuola ha portato al bullismo, perché lo stalking non aveva senso per le altre persone della stessa età (si veda anche Callaghan et al., 2017).
… Beh, lì avevo solo un’amicizia, perché il resto della classe diceva sempre cose cattive su di me, e così via. (Piia)
I dati mostrano che queste persone minorenni erano spesso riluttanti a incontrare il padre. Molte, soprattutto le più grandi, comprendevano bene come operasse la dinamica di controllo del padre nelle relazioni familiari. Alcune affermavano che il motivo principale per cui non volevano vedere il padre era la scarsa qualità del rapporto con lui. Alcune hanno cominciato a sentirsi più sicure col tempo, quando il padre ha ridotto il comportamento persecutorio a causa di nuovi interessi, come una nuova partner. Si sentivano più sicure anche quando non avevano più contatti con il padre, ad esempio in un caso in cui il padre era deceduto. Nel complesso, l’infanzia partecipante ha acquisito un senso di sicurezza dopo aver limitato o interrotto i contatti con il padre:
Per me è stato un sollievo, nel senso che ho potuto mettere dei limiti. E decidere che non voglio avere contatti con lui, perché ho visto come trattava, e tratta ancora, i miei fratelli e le mie sorelle che hanno contatti con lui. (Katja)
La terza dimensione delle capacità e dei funzionamenti comprende le possibilità di «continuità fisica e spaziale». Le speranze e le capacità desiderate riguardavano la possibilità di muoversi e giocare liberamente e di impegnarsi nell’istruzione ottenendo buoni risultati a scuola. I dati mostrano che queste aspirazioni venivano interrotte dai continui cambiamenti nella vita quotidiana, dai traslochi ripetuti e dalle restrizioni dello spazio e della libertà di movimento all’esterno. Le rotture fisiche e spaziali aggravavano quelle sociali, ad esempio quando si perdevano le amicizie trasferendosi in un’altra città e cambiando scuola. Di seguito, Aurora parla del suo desiderio di un trasloco sicuro e di una vita stabile:
Chi intervista: Che cosa vorresti che succedesse adesso?
Aurora: Beh, che il trasloco [in un altro posto] vada bene e, nel senso che non ci sia bisogno di andare in una casa rifugio. Che la vita vada avanti abbastanza bene. (…) Che papà non ci trovi più e… (…) E però vedere le nostre amicizie.
Dai racconti emerge che la natura corrosiva delle rotture fisiche e spaziali delle capacità di benessere e di agency ha inciso sullo sviluppo sociale e scolastico di queste persone minorenni. Matti, il cui padre era fuggito all’estero, diceva di sentirsi meglio e più al sicuro, ma di avere ancora bisogno del sostegno della madre per spostarsi. Taina ha segnalato gli effetti negativi sulla frequenza scolastica dovuti ai contatti con il padre:
Molte volte, soprattutto [dopo aver visto il padre]… se il giorno dopo c’era scuola, allora (…) era difficile concentrarsi, perché diventi in qualche modo… o a volte ti chiedi se hai detto qualcosa di sbagliato e se lui si è arrabbiato, o comunque ti resta quella sensazione orribile dopo essere stata costretta a vederlo. (Taina)
Nel complesso, i dati mostrano che l’infanzia partecipante nutre speranze ordinarie, ma che i comportamenti persecutori del padre, causando rotture esistenziali, sociali, fisiche e spaziali, hanno avuto su di essa effetti negativi. I dati rendono visibili anche la complessità e la natura contraddittoria delle capacità desiderate. Ad esempio, queste persone desiderano essere come le altre e avere un rapporto con il padre, ma vogliono anche sentirsi al sicuro.
I dati contengono descrizioni di fattori di conversione positivi e negativi (Robeyns, 2005) che influivano sulle capacità dell’infanzia non solo a livello individuale e relazionale, ma anche a livello istituzionale, socio-strutturale e culturale. I fattori di conversione sono illustrati nella tabella 2.
Tabella 2 — Aspetti positivi e negativi dei fattori di conversione
Questa tabella illustra gli aspetti positivi e negativi dei fattori di conversione che influivano sulle capacità dell’infanzia. I fattori di conversione sono: individuali, relazionali, istituzionali, e socio-strutturali e culturali.
I dati mostrano che i fattori di conversione di livello individuale comprendono ricordi, emozioni e azioni che incidono sulla capacità di affrontare la paura e di esercitare l’agency per sviluppare modi di restare al sicuro e, nei casi più gravi, di restare in vita. Prendere emotivamente le distanze dalle esperienze e dai ricordi dannosi legati al padre rafforzava l’agency (si veda anche Morris et al., 2015). La possibilità di realizzare le proprie capacità era legata all’impegno del padre a cambiare il proprio comportamento dannoso. Ad esempio, Maria ha ricominciato a far visita al padre dopo che lui aveva seguito un trattamento per l’abuso di sostanze. Inoltre, i ricordi positivi e la capacità di affrontare le esperienze di stalking fungevano da fattore di conversione che influiva sulle capacità.
Molte di queste persone minorenni descrivevano gli hobby e lo studio come meccanismi di coping, che consideriamo fattori positivi per la loro agency. Descrivevano anche varie routine di sicurezza seguite per avere un senso di controllo sull’ambiente, come uscire con un cane. Alcune assumevano deliberatamente posizioni diverse nelle relazioni sociali per garantirsi il benessere. Ad esempio, chi era più grande in famiglia cominciava ad assumersi la responsabilità della sicurezza della madre e della fratria. Alcune erano molto selettive nello stringere relazioni e stringevano solo quelle che favorivano il proprio benessere:
Ma poi è con le amicizie che incide di più, la stessa cosa. Hai uno spirito piuttosto critico, ed è davvero… beh, in linea di principio è difficile farsi delle amicizie perché, comunque, c’è questa critica severa. O uno schema preciso che accetti, in quel senso. (Tiina)
La nostra analisi ha mostrato anche che i «fattori di conversione relazionali» si intrecciavano con i fattori individuali che incidevano sull’agency e sul benessere. Quanto ai fattori di conversione positivi, molte di queste persone minorenni ritenevano che, oltre alla distanza fisica dal padre, il proprio benessere dipendesse in larga misura dai rapporti con la madre e con la fratria, con la famiglia materna, con chi le allenava nello sport e con alcune amicizie scelte. In particolare, il rapporto con la madre era importante sia in termini di vicinanza fisica sia emotiva:
In generale abbiamo parlato parecchio con la mamma. Già prima che si separassero parlavamo parecchio della situazione della nostra famiglia, e non cercavamo di nasconderlo. O di far finta che tutto fosse normale e andasse bene. Anzi, la mamma ha sempre sottolineato che cose del genere non dovrebbero proprio succedere. (Katja)
Benché il ruolo della madre, della fratria e dei parenti fosse spesso di sostegno, emergevano effetti negativi se spingevano a mantenere i contatti con il padre contro la volontà della persona minorenne o se la madre veniva incolpata della rottura familiare:
E sempre quando ci incontravamo da qualche parte, tipo per caso in cortile, la nonna [paterna] diceva sempre che sarebbe stato bello se fossimo andati a trovarli e così via. Ma poi, quando andavamo, diceva, forse non a noi ma alla mamma, che quella cosa [la separazione] era colpa della mamma, quindi neanche io volevo [andarci], perché sapevi che non era vero. (Liisa)
I dati mostrano anche che i «fattori di conversione istituzionali» incidono sull’agency e sul benessere. I racconti relativi ai fattori istituzionali variavano a seconda dell’età. Le persone più piccole avevano una narrazione limitata riguardo alle figure professionali e alcune non sapevano distinguere i ruoli di chi aiutava la famiglia, mentre le più grandi erano in grado di valutare i servizi e l’operato professionale. Tuttavia, tutta l’infanzia partecipante viveva positivamente i rapporti con le figure professionali se l’interazione era efficace e se percepiva che i propri desideri e sentimenti venivano ascoltati e accolti. Erano apprezzati i colloqui terapeutici con le figure professionali e con altre persone minorenni che avevano vissuto anch’esse lo stalking. Le più grandi attribuivano valore al poter dire se volevano vivere con il padre o con la madre:
Chi intervista: Ti ricordi di aver detto con chi vuoi vivere?
Minttu: Con la mamma.
Chi intervista: Che cosa ne pensi, ti hanno dato ascolto?
Minttu: Beh, in linea di principio potevi prendere la decisione. O almeno dire la tua opinione sulla questione; penso che sia stato davvero importante che ci chiedano la nostra opinione sulle cose.
Tra gli altri fattori istituzionali positivi abbiamo individuato anche i contatti protetti e sospesi con il padre e i dispositivi che accrescevano le capacità dell’infanzia di sentirsi effettivamente al sicuro. Le persone più piccole mettevano in risalto dispositivi fisici concreti, come serrature e sistemi d’allarme. Luoghi sicuri permettevano di mantenere una distanza fisica dal padre:
Beh, tipo, qui [nella casa rifugio] è un po’ più sicuro e probabilmente papà non sa che siamo così lontano. Non sa che siamo qui [in questa città o comune]. Adesso non ci verrà dietro. Come in [la casa rifugio precedente]. (Aurora)
Quanto ai fattori istituzionali negativi, le persone più grandi citavano l’aiuto professionale a breve termine, che si interrompe quando lo stalking sembra finito e non offre alcun aiuto concreto. Ad esempio, alcune indicavano i servizi di tutela minorile, che operano a livello amministrativo e non aiutano realmente l’infanzia nella sua situazione di vita:
Chi intervista: Ci sono state persone che vi hanno aiutato dall’esterno, come in questa casa rifugio, naturalmente, e il lavoro che si fa qui? (…)
Milla: Beh, a un certo punto c’era la tutela minori.
Maija: Esatto.
Milla: Ma io non ho sentito che avessimo una specie di… una specie di persona di riferimento, in nessun modo. Cioè, forse solo ufficialmente, sbrigavano le pratiche. Ma io non sento che ci sia stato un aiuto concreto che ci sia servito. Hanno solo reso possibili questi incontri e così via. Quindi, in quel senso sì, ma niente di… visibile. E soprattutto perché ci sono sempre stati intoppi e interruzioni nella comunicazione da parte loro.
Indipendentemente dall’età, l’infanzia partecipante era critica verso le pratiche professionali che non riconoscevano la gravità della sua situazione. Anche le persone più piccole percepivano la contraddizione tra una condanna al carcere o un ordine di allontanamento imposto al padre e la sua presenza continua nella loro vita (si veda Humphreys et al., 2019; Katz et al., 2020). In questo studio, due membri di una stessa fratria hanno parlato dei problemi legati all’affidamento condiviso dei genitori e alla condivisione, da parte delle figure professionali, di informazioni che le riguardavano. Nel loro caso, il personale della tutela minorile ha fatto sapere al padre, intenzionalmente o no, il nuovo indirizzo della madre e della prole (si veda anche Callaghan et al., 2017).
Credo sia stato quando ci siamo trasferiti lì… In questa [località], quando ci siamo [trasferiti] nel nostro appartamento, non è durato molto [senza contatti con il padre], ma poi probabilmente la tutela minori aveva fatto trapelare il nostro nuovo indirizzo. (…) Lui ovviamente insisteva molto sul… prima che la mamma ottenesse l’affidamento esclusivo, sul fatto di avere il diritto di sapere dove abitavamo, o dove abitavamo noi figlie e figli. Ma la mamma abita nello stesso posto, quindi… (Milla)
Secondo i dati, anche i «fattori di conversione socio-strutturali e culturali» incidono sul benessere e sull’agency dell’infanzia. Il contesto giuridico, organizzativo e culturale finlandese ha avuto un ruolo cruciale nel modo in cui veniva riconosciuta l’agency di queste persone minorenni e nelle misure professionali adottate per contrastare gli effetti dello stalking. I fattori socio-strutturali e culturali diventavano visibili soprattutto nelle possibilità di determinare autonomamente le proprie relazioni familiari. I dati mostrano che, in particolare, le persone più piccole si trovavano di solito in una posizione subordinata rispetto ai genitori e avevano poco controllo sul modo in cui mantenevano i contatti con il padre:
Beh, a volte [dormivamo da papà] o andavamo a mangiare da papà o qualcosa del genere, ma quando non avevamo proprio voglia di andarci, allora lui, lui si arrabbiava o si offendeva quando non osavamo dirglielo. Allora chiedevamo alla mamma di dirglielo, ma lui non le credeva e pensava che se lo fosse inventato. (Taina)
Le persone più grandi avevano più possibilità di influire sulle questioni che le riguardavano (si veda anche Dixon and Nussbaum, 2012). Benché il servizio sociale debba accertare il punto di vista di ogni persona minorenne, i dati mostrano che può essere necessario che sia l’infanzia stessa a conoscere il proprio diritto di essere ascoltata. Ad esempio, la consapevolezza dei propri diritti di cittadinanza, appresa a scuola, era un fattore importante che sosteneva queste persone nel prendere decisioni che le riguardavano:
Minna: Allora hai parecchi diritti.
Chi intervista: Sì, è vero. Come fai a sapere che a 12 anni…?
Minna: Dal libro di educazione civica [a scuola].
Chi intervista: Quindi hai imparato a scuola, in educazione civica, che quando hai 12 anni puoi decidere se andare [a vedere il padre], e l’hai detto a chi ti seguiva durante l’incontro?
Minna: Mmh. Sì, ci insegnano che i diritti, hai più diritti quando compi 12 anni.
Alcuni fattori chiave che incidevano sulla capacità di esercitare l’agency e, in certi casi, compromettevano il benessere erano legati alle aspettative culturali e sociali sulla famiglia e all’ideologia della preservazione familiare del sistema finlandese di tutela dell’infanzia (Pösö et al., 2014). Alcune di queste persone minorenni consideravano la concezione culturale della famiglia un fattore significativo per il proprio benessere e per le proprie possibilità di esercitare l’agency:
Io penso che non dovrebbero per forza sostenere che la famiglia resti unita, ma piuttosto il benessere dell’infanzia. [Le figure professionali] non sempre… la casa non è sempre il posto migliore dove stare. Forse è anche perché l’infanzia vuole proteggere i genitori. (…) Oppure chi è minorenne può sentirsi in colpa a parlare contro il proprio genitore o a raccontare ad altre persone quello che [il genitore] ha fatto, e finisce per dire che non vuole essere separato o separata da [quel genitore]. (Katja)
Nel complesso, l’analisi dei fattori di conversione ha mostrato che questi possono essere contraddittori e generare complessità nella vita dell’infanzia. Benché i fattori di conversione contengano diversi aspetti positivi che proteggono l’infanzia e la sua resilienza quando vive lo stalking del padre, i loro aspetti contraddittori possono anche formare una catena di effetti negativi sulla sua vita (Wolff and De-Shalit, 2007), a cui deve resistere e che deve attenuare.
La nostra indagine sulle esperienze dell’infanzia ha rivelato che lo stalking genitoriale mina speranze e capacità desiderate che sono questioni fondamentali per il suo benessere e per la realizzazione dei suoi diritti. Gli effetti e i danni che lo stalking infligge all’infanzia, come la paura, il dolore, la perdita, i sentimenti contrastanti e il desiderio di una vita normale, sono molto simili ai danni subiti in altre forme di violenza e abuso domestici (ad es. Morris et al., 2015; Arai et al., 2021). Tuttavia, questo studio mette in evidenza le molteplici manifestazioni dello stalking dopo la separazione dei genitori e i tipi di danno che ne derivano, che vanno oltre la violenza e si estendono ai diversi ambiti della vita dell’infanzia. L’aiuto e la protezione da offrire a queste persone minorenni dovrebbero quindi fondarsi su un quadro multidimensionale (si veda Logan and Walker, 2017). I risultati suggeriscono che il servizio sociale può sostenere le capacità dell’infanzia esposta allo stalking genitoriale attraverso interventi che offrano protezione interna ed esterna (figura 1).

I nostri risultati sottolineano il ruolo del servizio sociale nel sostenere le capacità dell’infanzia offrendo una protezione interna che le consenta di raggiungere una continuità esistenziale. Protezione interna significa creare sicurezza per l’infanzia nell’incertezza e nella paura causate dallo stalking del padre. Rispetto a molte altre forme di violenza e abuso domestici, questo aspetto risalta in modo particolare nello stalking. Il comportamento persecutorio del padre può proseguire anche se la madre e la prole si trasferiscono, se il padre viene condannato al carcere o se è fuggito all’estero. Il padre può colpire dopo un lungo periodo di silenzio e servirsi di terze persone per seguire le tracce delle vittime (Logan and Walker, 2017; Nikupeteri et al., 2021). Ciò richiede che le figure professionali acquisiscano una comprensione situata dell’esperienza vissuta da ogni persona minorenne, sviluppata attraverso una relazione in cui l’infanzia è vista nella sua individualità e può sentirsi ascoltata e valorizzata (si veda anche Arai et al., 2021; Tisdall et al., 2021). Il dialogo tra la persona minorenne e la figura professionale comprenderebbe domande come: «Quali sono le tue speranze e aspirazioni?» (capacità); «com’è la tua vita adesso?» (funzionamenti) e «in che cosa è diversa da ciò che ti aspetti dalla vita?» (capacità desiderate). Sentirsi ascoltata ha un ruolo importante nell’aiutare l’infanzia a generare un senso di sicurezza, a esercitare capacità di coping e a costruire relazioni con persone adulte sicure (si veda anche Morris et al., 2015; Arai et al., 2021).
I risultati mostrano la complessità delle situazioni individuali e il fatto che le aspirazioni dell’infanzia possono essere contraddittorie. Ad esempio, queste persone minorenni esprimevano emozioni contrastanti nei confronti del padre, come disgusto e paura, ma anche vicinanza e il desiderio di una casa condivisa. Allo stesso modo, trasferirsi in un’altra città generava un senso di sollievo e di sicurezza, ma anche imprevedibilità, che infrangeva i desideri di sicurezza e continuità e generava sentimenti di solitudine e vergogna. Inoltre, alcuni fattori di conversione positivi e negativi erano intrecciati, creando contraddizioni nelle decisioni relative alla realizzazione della sicurezza. Le contraddizioni emergevano, ad esempio, nel decidere se si volesse o non si volesse vedere il padre. È importante che il servizio sociale affronti queste complessità offrendo un sostegno psicosociale, affinché l’infanzia possa diventare un soggetto consapevole che comprende le proprie esperienze e sa ragionarci sopra (si veda anche Burchardt and Vizard, 2009; Morris et al., 2015; Arai et al., 2021). Una pratica professionale fondata sull’AC dovrebbe esercitare il potere «con» anziché il potere «su», per produrre una differenza positiva nei funzionamenti ed evitare di danneggiare identità personali che l’infanzia ha ragione di apprezzare (Entwistle and Watt, 2013).
Inoltre, i nostri risultati mettono in evidenza il ruolo del servizio sociale e di altre figure professionali nel creare condizioni esterne di sicurezza per l’infanzia (Nussbaum, 2011). La questione cruciale sono i rapporti dell’infanzia con la madre e soprattutto con il padre, tema centrale anche in altri studi sulla violenza domestica (ad es. Holt, 2015; Morris et al., 2015). In termini di continuità sociale, proteggere una persona minorenne dipende in larga misura dal mantenere le relazioni che essa ritiene gratificanti. Ad esempio, molte trovano nella madre un sostegno significativo (si veda anche Katz, 2015; Morris et al., 2015). Per creare condizioni di sicurezza, il servizio sociale deve prendere sul serio ciò che l’infanzia dice del proprio padre (Arai et al., 2021; Tisdall et al., 2021) e, se necessario, imporre limiti ad alcuni diritti genitoriali per tutelare le capacità e i diritti dell’infanzia (Dixon and Nussbaum, 2012; Holt, 2015). Ciò è importante, perché i contatti possono comportare un rischio di violenza grave (Bendlin and Sheridan, 2021). Il servizio sociale dovrebbe utilizzare l’intera gamma di opzioni disponibili per i contatti tra padre e prole, dai passaggi e dalle visite protetti fino alla sospensione dei contatti del padre, e trovare modi per garantire che lo stalker sia un padre «sufficientemente buono» (Holt, 2015). Come suggerisce Holt (2015), i padri maltrattanti dovrebbero essere considerati un «rischio» nel contesto dei contatti tra padre e prole dopo la separazione, ed è necessario che rispondano del loro comportamento abusante prima che si possa prendere in considerazione la possibilità di contatti sicuri.
I nostri risultati sottolineano l’importanza della protezione esterna degli aspetti fisici e spaziali della vita quotidiana dell’infanzia. Le misure esterne di sicurezza, come l’installazione di sistemi di sicurezza e il trasferimento della persona minorenne e della madre maltrattata, svolgono un ruolo cruciale nella pianificazione della sicurezza in caso di stalking. Proteggere l’infanzia richiede al servizio sociale una forte agency per affrontare il comportamento abusante del padre per conto della persona minorenne, denunciare i reati del padre e contribuire a imporre misure giudiziarie di protezione, come ordini di allontanamento nei suoi confronti. Il servizio sociale deve riflettere criticamente sulle concezioni istituzionali e culturali della famiglia e della genitorialità che possono favorire od ostacolare il processo con cui si aiuta l’infanzia a mettere a frutto le proprie capacità. Ciò comprende il riconoscimento delle dinamiche dei comportamenti coercitivi e di controllo nella valutazione della genitorialità del padre dopo la separazione, in cui il comportamento abusante verso la prole può celarsi dietro la maschera di una paternità «premurosa» (Katz et al., 2020). È inoltre importante essere consapevoli della possibile strategia dell’autore di coinvolgere le figure professionali in un’ulteriore vittimizzazione (Løkkegaard et al., 2019; Bracewell et al., 2022). Aiutare l’infanzia richiede che le figure professionali possiedano conoscenze sullo stalking come forma specifica di violenza e abuso domestici. Devono anche essere in grado di stabilire se il bisogno di aiuto di una persona minorenne derivi dal comportamento persecutorio del padre.
Creare una protezione interna ed esterna richiede una valutazione del rischio attraverso la collaborazione tra servizio sociale, forze dell’ordine e servizi sanitari (si veda anche Løkkegaard et al., 2019). In questa collaborazione il servizio sociale ha un ruolo importante nel coordinare i servizi con un orientamento centrato sull’infanzia (cfr. Pösö et al., 2014) e nel promuovere la partecipazione dell’infanzia alle decisioni che la riguardano. Lo stalking, in quanto condotta che può intensificarsi o attenuarsi nel tempo (Logan and Walker, 2017), sottolinea l’importanza di un dialogo continuo delle figure professionali con l’infanzia per garantirne il superiore interesse, salvaguardarne il benessere e valutare correttamente la necessità di misure di protezione. Parlare con l’infanzia dei fattori che ostacolano o favoriscono la sicurezza aiuta le figure professionali a elaborare piani di sicurezza che le consentano di avere più controllo sulla propria vita per quanto riguarda, tra l’altro, la gestione delle emozioni e delle circostanze fisiche e sociali (si veda Morris et al., 2015; Logan and Walker, 2017; Nikupeteri and Laitinen, 2021; Bracewell et al., 2022). In questo studio, i legami tra scelta, controllo e benessere erano evidenti nei racconti delle persone più grandi. Di conseguenza, è importante che anche le più piccole possano partecipare alle decisioni relative alla propria vita (Dixon and Nussbaum, 2012).
Lo studio presenta alcuni limiti. Quelli metodologici riguardano il metodo qualitativo e la quantità relativamente ridotta di dati. Anche il contesto specifico dello studio può essere considerato un limite: lo studio è stato condotto in Finlandia che, in quanto società nordica del welfare, dispone di un sistema di welfare ampio e avanzato che offre servizi sociali e sanitari a tutte le famiglie (Pösö et al., 2014). Il sistema finlandese di sicurezza sociale aiuta l’infanzia a realizzare le capacità desiderate in modi che non esistono nella maggior parte degli altri Paesi. Per le ricerche future sarebbe importante studiare le capacità dell’infanzia sulla base di dati più ampi raccolti in contesti diversi.
Il nostro studio ha mostrato come l’AC possa aiutare il servizio sociale a comprendere le esperienze dell’infanzia e a rendere operativi i suoi diritti quando è esposta allo stalking genitoriale. L’AC, come quadro analitico, ci ha permesso di costruire una comprensione sfumata dei fattori multidimensionali e interconnessi che incidono sull’agency e sul benessere di queste persone minorenni. Per offrire loro opportunità reali di condurre una vita a cui attribuiscono valore, il servizio sociale deve avviare un dialogo con l’infanzia sui fattori di diverso livello che influiscono sulle sue capacità e sul suo benessere. I nostri risultati mostrano che il servizio sociale può sostenere le capacità dell’infanzia esposta allo stalking genitoriale offrendo protezione interna ed esterna.
Complexe Systémique: punti chiave
Lo stalking dopo la separazione prolunga il controllo coercitivo con altri mezzi, e la persona minorenne ne diventa spesso il canale: messaggera, pretesto per le cause, bersaglio. L’articolo ha due meriti per la pratica sistemica. Innanzitutto mostra che le istituzioni fanno parte del sistema dello stalking, sia quando lo ostacolano (case rifugio, ordini di allontanamento, contatti sospesi) sia quando lo alimentano (un indirizzo trapelato, un aiuto amministrativo senza presenza, l’ideologia della preservazione familiare). In secondo luogo, sposta il fuoco dal deficit a ciò a cui la persona minorenne tiene: una famiglia «normale», le amicizie, il diritto di vedere o non vedere il padre. Le tre domande che propone (le tue speranze, la tua vita adesso, lo scarto tra le due) si trasferiscono facilmente nelle sedute. Resta da non confondere l’ascolto con la delega: chi «sceglie» di vedere il padre a volte lo fa per proteggere quel genitore. Limiti: diciotto racconti finlandesi, raccolti da équipe specializzate, senza la voce delle madri né dei padri. Da leggere insieme all’articolo sulla paura dell’infanzia nei gruppi dedicati allo stalking genitoriale e all’articolo su ciò che l’infanzia esposta alla violenza domestica apprezza nel servizio sociale.
Note dell’originale
Ringraziamenti. Ringraziamo tutte le persone minorenni e giovani che hanno partecipato a questo studio. Ringraziamo inoltre chi ha svolto la revisione per la lettura attenta e per i commenti e i suggerimenti puntuali, che hanno permesso di migliorare la qualità del manoscritto.
Finanziamento. Questo studio è stato finanziato dalla Academy of Finland (Grant No. 308470).
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Traduzione non ufficiale di Using the Capability Approach in Social Work with Children Experiencing Post-Separation Parental Stalking, di Anna Nikupeteri, Merja Laitinen, Anna Gupta ed Enni Mikkonen, The British Journal of Social Work, vol. 53, n. 2 (2023), doi: 10.1093/bjsw/bcac163, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale — l’opera è stata modificata ai sensi della licenza. Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.
Questa è una traduzione dell’articolo originale «Using the Capability Approach in Social Work with Children Experiencing Post-Separation Parental Stalking», pubblicato in The British Journal of Social Work (2023) con licenza CC BY 4.0. Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo di chi firma l’articolo è stato tradotto in italiano e la presentazione è stata adattata alla lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Nikupeteri, A., Laitinen, M., Gupta, A., et Mikkonen, E. (2023). Using the Capability Approach in Social Work with Children Experiencing Post-Separation Parental Stalking. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/using-the-capability-approach-in-social-work-with-children-experiencing-post-separation (Opera originale pubblicata nel 2022 in The British Journal of Social Work, 53(2), 900-920 (2023); ripubblicata nel 2023 da The British Journal of Social Work, https://academic.oup.com/bjsw/article/53/2/900/6693662)
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