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Child & Family Social Work · Servizio sociale

Che cosa apprezzano i minori esposti alla violenza domestica negli incontri con assistenti sociali: una revisione sistematica della ricerca orientata alla pratica

Di che cosa ha bisogno una bambina o un bambino esposto alla violenza domestica perché un incontro con assistenti sociali gli sia utile? All’Università di Örebro, in Svezia, Martina Vikander e Åsa Källström hanno riesaminato 18 studi che danno voce ai minori. Emergono quattro dimensioni: i requisiti di base, l’inclusione, il riconoscimento e, in modo più inatteso, il piacere.

Autrici Martina Vikander e Åsa Källström (School of Law, Psychology and Social Work, Örebro University, Svezia)Prima pubblicazione Child & Family Social Work, 8 agosto 2023Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di What children exposed to domestic violence value when meeting social workers: A practice-oriented systematic research review, di Martina Vikander e Åsa Källström, pubblicato in Child & Family Social Work (Wiley) (2024), doi: 10.1111/cfs.13073, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate sotto forma di elenchi. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

È meno probabile che i minori rivelino la violenza se se ne attribuiscono la colpa: di qui l’importanza di alleviare l’autocolpevolizzazione come passo cruciale nel processo di rivelazione.

Martina Vikander e Åsa Källström

Abstract

I minori esposti alla violenza domestica (VD) corrono un rischio elevato di molti tipi di problemi a breve e a lungo termine. Il servizio sociale può limitare questi rischi se il sostegno e l’aiuto offerti sono percepiti come preziosi dalla bambina o dal bambino. Gli obiettivi di questa revisione erano identificare che cosa apprezzano i minori esposti a VD negli incontri con assistenti sociali, suggerire come questa conoscenza possa essere utilizzata nella pratica da chi lavora con loro, e identificare e proporre ambiti chiave per la ricerca futura. Una sintesi di 18 studi rivela che, negli incontri con assistenti sociali, i minori esposti a VD apprezzano (1) i requisiti di base, (2) l’inclusione, (3) il riconoscimento e (4) il piacere. Questa revisione offre un ricco ventaglio di opportunità perché la pratica professionale risponda ai desideri e ai bisogni di questi minori. Tuttavia, è necessaria una ricerca comparativa per facilitare l’adattamento e per distinguere tra gli elementi apprezzati dai minori che costituiscono prerequisiti essenziali per aiutarli a rivelare le proprie esperienze e/o a favorirne il recupero, e gli elementi meno cruciali ma comunque apprezzati.

1 INTRODUZIONE

Essere esposti alla violenza domestica (VD) da bambini spesso non significa soltanto assistere ai maltrattamenti inflitti ad altri membri della famiglia, ma comporta anche un rischio elevato di essere vittime dirette di abuso fisico o sessuale e di sviluppare diversi problemi, tra cui stress post-traumatico a breve e a lungo termine, ansia, depressione, altri problemi emotivi o comportamentali e difficoltà a scuola e nelle relazioni sociali (ad es. Holt et al., 2008; Vu et al., 2016). Limitare le conseguenze di questa esposizione è dunque della massima importanza. Tuttavia, se vivere la VD durante l’infanzia significa conviverci, temerla e doverla affrontare in molte forme, può anche comportare svolte, transizioni e speranza nel futuro quando la madre esce dalla relazione violenta (Arai et al., 2021). Il sostegno sociale è un fattore chiave di protezione, resilienza e coping (Geffner et al., 2003; Guille, 2004; Owen et al., 2007). Alcune evidenze suggeriscono che parlare delle esperienze di VD possa prevenire e ridurre i problemi dei minori esposti (Graham-Bermann et al., 2011; Jouriles et al., 2009). In base a una legislazione recente in paesi come l’Inghilterra, la Svezia e il Galles, i minori esposti a VD sono riconosciuti come vittime a pieno titolo, e il servizio sociale ha la responsabilità di offrire loro protezione oltre che sostegno.

Rispondere ai bisogni dei minori esposti a VD pone al servizio sociale diversi dilemmi e sfide. In primo luogo, i bisogni sono vari. Alcuni minori devono essere protetti dalla violenza ma hanno le risorse necessarie per riprendersi (Howell et al., 2010), mentre altri possono sviluppare problemi internalizzanti e/o esternalizzanti (Holt et al., 2008). Poiché al primo incontro chi opera nel servizio sociale non può conoscere le esperienze, le preferenze e i bisogni di ciascun minore, c’è chi sostiene che la consapevolezza del trauma sia cruciale (Levenson, 2017). Nel frattempo, la ricerca che considera il punto di vista dei minori stessi su ciò che ritengono utile negli incontri con le figure professionali è scarsa (cfr. Arai et al., 2021). In secondo luogo, perché il servizio sociale possa proteggere e sostenere i minori, questi devono rivelare le proprie esperienze. Tuttavia, i minori tendono a tenere segreta la VD, e solo circa la metà rivela la propria esposizione (Graham-Bermann et al., 2011; Howell et al., 2015). Che la rivelazione sia vissuta come utile o dannosa sembra dipendere dalle reazioni altrui (Ullman, 2011). In terzo luogo, offrire sostegno non garantisce che venga percepito come tale e come qualcosa di cui si possa beneficiare. Thunberg (2022) sostiene che il sostegno debba essere adattato alla percezione che ogni giovane ha di ciò che è utile nel proprio contesto sociale. Infine, valutare l’esposizione dei minori alla VD e le sue conseguenze è complesso, e può sembrare più facile concentrarsi sul rischio fisico e sulla sicurezza che sull’esposizione complessiva (LaLiberte et al., 2010). Figure professionali poco sensibili possono ritraumatizzare le vittime (Thompson, 2017). Per questo gli incontri con i minori esposti a VD vanno gestiti con cautela e sensibilità.

È stato riscontrato che i programmi per la VD migliorano la capacità dei minori di far fronte allo stress e ai conflitti, trattano i sintomi da stress traumatico e i disturbi del comportamento, sostengono la relazione madre-figlio e forniscono un sostegno pratico alle madri e ai minori (ad es. Graham-Bermann et al., 2007; Jouriles et al., 2001). Le valutazioni si concentrano spesso su sintomi e disturbi legati alla salute; tuttavia, i minori stessi includono spesso concetti più ampi nella loro comprensione del successo di un intervento (cfr. Howarth et al., 2015). Tali aspetti sono stati in parte considerati negli studi sulle esperienze dei minori nelle case rifugio per la VD (ad es. Jarvis et al., 2005). Il servizio sociale può incontrare minori esposti a VD in incontri formali o informali con finalità diverse. Con questa revisione ci proponiamo dunque di andare oltre le conoscenze su quali programmi, modelli, metodi e/o tecniche possano contribuire a ridurre i sintomi o a migliorare il benessere, e di concentrarci invece su ciò che i minori esposti a VD apprezzano negli incontri formali con assistenti sociali, oltre che di fornire una sintesi leggibile della ricerca disponibile in questo ambito. Riteniamo che ciò possa aiutare il servizio sociale a «tenere in debita considerazione» le opinioni dei minori, conformemente all’articolo 12 della Convenzione delle Nazioni Unite (1989).

L’obiettivo generale di questa revisione era esplorare le esperienze e le percezioni che i minori esposti a VD hanno del servizio sociale. La domanda di ricerca principale consisteva nell’identificare che cosa i minori apprezzano negli incontri formali con il servizio sociale. Altri obiettivi erano suggerire come questa conoscenza possa essere usata nella pratica e identificare e proporre ambiti chiave per la ricerca futura.

Di seguito presentiamo prima il modo in cui abbiamo cercato di rispondere al nostro obiettivo e poi la risposta effettiva, strutturata attorno a quattro temi.

2 METODO

Per garantire la trasparenza, questa revisione sistematica è stata condotta secondo le linee guida PRISMA per le revisioni sistematiche (si veda Page et al., 2021).

2.1 Criteri di inclusione e di esclusione

Gli studi dovevano soddisfare cinque criteri di inclusione: (1) essere sottoposti a revisione paritaria, (2) essere empirici, (3) avere come partecipanti minori esposti a violenza o maltrattamenti tra i genitori (indicati come VD in questa revisione), (4) concentrarsi sulle esperienze o percezioni dei minori riguardo a incontri formali con il servizio sociale dovuti alla loro esposizione alla VD e (5) essere scritti in inglese.

Sono stati quindi esclusi gli studi basati unicamente su partecipanti adulti o su documenti, così come quelli incentrati su altri problemi sociali (ad es. maltrattamento infantile, abuso di sostanze o malattia mentale), sulla violenza al di fuori della famiglia o su incontri con la polizia, il sistema sanitario o le case rifugio per la VD. Sono stati esclusi anche le rassegne e gli articoli teorici, nonché gli studi incentrati unicamente sugli effetti degli interventi o sul comportamento dei minori negli incontri con il servizio sociale o sul loro modo di gestirli. Sono stati esclusi infine gli studi non scritti in inglese o non accessibili tramite servizi online o la biblioteca universitaria.

2.2 Ricerca bibliografica

Per identificare gli studi pertinenti abbiamo condotto una ricerca bibliografica elettronica nelle banche dati Social Services Abstracts, ASSIA e PsychINFO. Non è stato adottato alcun limite temporale. La tabella 1 presenta le quattro diverse combinazioni di termini di ricerca utilizzate e i risultati per banca dati.

Tabella 1 — Ricerche nelle banche dati.

  • Mese/anno: maggio 2021; Combinazione di termini cercati nel titolo, nelle parole chiave o nell’abstract. Limiti aggiuntivi: revisione paritaria: (Adolescen* OR children OR “young people”) AND (“intimate partner violence” OR “domestic violence”) AND (“Social Work*” OR Therap* OR intervention* OR treatment* OR counsel*); Social Service Abstracts: N = 2498; ASSIA: N = 1491; PsychINFO: N = 1870
  • Mese/anno: aprile 2022; Combinazione di termini cercati nel titolo, nelle parole chiave o nell’abstract. Limiti aggiuntivi: revisione paritaria: (Adolescen* OR children OR “young people”) AND (“domestic abuse” OR “family violence”) AND (“social work*” OR Therap* OR intervention* OR treatment* OR counsel*) NOT (“domestic violence” OR “intimate partner violence”); Social Service Abstracts: N = 952; ASSIA: N = 313; PsychINFO: N = 462
  • Mese/anno: aprile 2022; Combinazione di termini cercati nel titolo, nelle parole chiave o nell’abstract. Limiti aggiuntivi: revisione paritaria: (“child protection” OR “social service*”) AND (child OR adolescen* OR “young people”) AND (“intimate partner violence” OR “domestic violence” OR “family violence” OR “domestic abuse”) NOT (“social work*” OR Therap* OR intervention* OR treatment* OR counsel*); Social Service Abstracts: N = 2099; ASSIA: N = 179; PsychINFO: N = 261
  • Mese/anno: aprile 2022; Combinazione di termini cercati nel titolo, nelle parole chiave o nell’abstract. Limiti aggiuntivi: revisione paritaria: (Adolescen* OR children OR “young people”) AND (“intimate partner violence” OR “domestic violence”) AND (“Social Work*” OR Therap* OR intervention* OR treatment* OR counsel*). Limiti aggiuntivi – data: da maggio 2021 ad aprile 2022; Social Service Abstracts: N = 201; ASSIA: N = 98; PsychINFO: N = 104

2.3 Processo di selezione

Nel processo di selezione, gli studi risultanti dalle ricerche nelle banche dati sono stati esportati nel software Zotero. Tutte le fasi del processo di inclusione si sono basate sui criteri di inclusione e di esclusione e sono iniziate con lo screening dei titoli da parte della prima autrice per individuare gli studi pertinenti. Gli studi rimasti dopo lo screening sono stati esaminati in base agli abstract. La prima autrice ha esaminato l’80% degli abstract e la seconda il 20%. Gli studi ancora inclusi sono stati letti integralmente da entrambe le autrici. Le decisioni di inclusione e di esclusione sono state prese congiuntamente per rafforzare la validità del processo. Sono stati esclusi gli studi con assistenti sociali operanti nelle case rifugio per la VD, poiché le loro condizioni e le loro possibilità di costruire un rapporto con i minori che vi vivono sono diverse da quelle di chi incontra i minori solo in incontri formali. Per individuare ulteriori studi, la prima autrice ha esaminato le bibliografie degli studi inclusi. Attraverso questo processo sono stati inclusi due studi aggiuntivi, poiché soddisfacevano i criteri di inclusione.

Per valutare la qualità degli studi inclusi abbiamo creato una checklist di otto voci ritenute importanti per garantire la qualità della revisione. Le voci comprendevano la dimensione del campione, la trasparenza dell’analisi e il controllo incrociato, i bias del gruppo di ricerca, la presentazione coerente dei risultati, la considerazione dell’età e del genere dei minori, la tempistica del servizio e l’esposizione all’autore delle violenze, nonché gli effetti che questi potevano avere sul risultato. In base alla nostra checklist, gli studi potevano ottenere un massimo di 12 punti. Due studi hanno ottenuto meno di cinque punti e sono stati pertanto esclusi. Con questo processo sono stati inclusi nella revisione 18 studi empirici in totale. Una panoramica del processo di selezione è presentata nella figura 1.

Processo di selezione.
FIGURA 1. Processo di selezione.

2.4 Processo analitico

Gli studi sono stati analizzati mediante un’analisi del contenuto interpretativa, comunemente usata per esaminare testi o insiemi di dati esistenti (Ahuvia, 2001). Questo metodo è stato utilizzato per codificare sistematicamente il contenuto manifesto, latente e contestuale degli studi inclusi. In una certa misura il metodo somiglia alla sintesi tematica, comunemente usata nelle revisioni sistematiche qualitative che mirano a individuare applicazioni per la pratica e per le politiche (cfr. Drisko, 2020). Come la sintesi tematica, anche l’analisi del contenuto interpretativa può servire ad aggregare e riassumere i risultati in temi (cfr. Ahuvia, 2001; Drisko, 2020). Tuttavia, essa somiglia anche alla sintesi interpretativa, il cui obiettivo generale è arricchire o sviluppare risultati precedenti, per esempio prendendo in considerazione il contesto (cfr. Drisko, 2020). L’analisi del contenuto interpretativa è stata scelta per poter tenere conto dei diversi contesti e dell’eterogeneità dei minori partecipanti agli studi originali inclusi in questa revisione.

Nella prima fase, la prima autrice ha riletto gli studi inclusi per individuare unità di significato relative alle esperienze e alle percezioni dei minori riguardo al servizio sociale. Le unità consistevano in una o più frasi tratte dalle citazioni delle persone partecipanti allo studio originale o dalle interpretazioni di chi firmava lo studio. Le unità di significato individuate sono state estratte e inserite in un protocollo. Nella seconda fase, la prima autrice ha condensato le unità di significato in codici. La seconda autrice ha esaminato i codici ed entrambe li hanno modificati insieme. Nella terza fase, le autrici hanno analizzato congiuntamente i codici alla ricerca di schemi ricorrenti e li hanno classificati in 13 sottotemi. Nella quarta fase, la stessa procedura è stata utilizzata per analizzare e raggruppare i sottotemi in quattro temi principali distinti. Nella quinta fase è stata condotta un’ulteriore analisi dei risultati per individuare schemi sottostanti relativi all’età dei minori, alla tempistica del servizio e al tipo di servizio fornito.

3 RISULTATI

Il corpus di ricerca esaminato comprendeva un campione di 404 minori, di cui 84 identificati come maschi e 88 come femmine, mentre l’informazione sul genere mancava per 232 partecipanti. L’età variava dai 4 ai 19 anni, e i minori erano stati in contatto con assistenti sociali che operavano nella consulenza, nelle indagini in materia di diritto di famiglia, nelle indagini dei servizi di tutela dei minori (CPS, child protection services) o nei servizi sociali. La maggior parte dei minori era stata reclutata tramite il servizio da cui riceveva sostegno. Dei 18 studi inclusi in questa revisione, 16 hanno adottato metodi qualitativi e 2 un disegno a metodi misti. I dati sono stati raccolti principalmente attraverso interviste individuali o di gruppo. Una presentazione dettagliata degli studi inclusi si trova nella tabella 2.

Tabella 2 — Panoramica degli articoli inclusi.

  • Studio: Beetham et al. (2019); Minori partecipanti: N = 4 (femmine N = 2; maschi N = 2), età 7–10; Servizio fornito: consulenza di gruppo; Tempistica del servizio: servizio concluso di recente; Esposizione all’autore delle violenze: nessuno convive con l’autore delle violenze; Metodo: interviste individuali; Paese: Regno Unito
  • Studio: Callaghan et al. (2019); Minori partecipanti: questionari: N = 45 (femmine N = 28; maschi N = 30), età 11–19 Di questi, interviste con: N = 20 (femmine N = 14; maschi N = 6), età 11–18; Servizio fornito: intervento/consulenza di gruppo; Tempistica del servizio: servizio in corso o concluso di recente; Esposizione all’autore delle violenze: nessuno convive con l’autore delle violenze; Metodo: questionari e interviste individuali; Paese: Grecia, Italia, Spagna, Inghilterra
  • Studio: Cater (2014)a; Minori partecipanti: N = 29 (femmine N = 15; maschi N = 14), età 4–19; Servizio fornito: consulenza individuale; Tempistica del servizio: servizio in corso o concluso di recente; Esposizione all’autore delle violenze: nessuno convive con l’autore delle violenze; Metodo: interviste individuali; Paese: Svezia
  • Studio: Coburn e Gormally (2014); Minori partecipanti: N = 6 (femmine N = 6; maschi N = 0), età 11–15; Servizio fornito: sostegno/consulenza individuale e di gruppo; Tempistica del servizio: servizio in corso; Esposizione all’autore delle violenze: b; Metodo: interviste individuali; Paese: Regno Unito
  • Studio: Eriksson (2009)c; Minori partecipanti: N = 17 (femmine N = 7; maschi N = 10), età 8–17; Servizio fornito: indagini in materia di diritto di famiglia; Tempistica del servizio: servizio concluso da 2 settimane a 2 anni prima; Esposizione all’autore delle violenze: nessuno convive con l’autore delle violenze; Metodo: interviste individuali; Paese: Svezia
  • Studio: Eriksson (2012)c; Minori partecipanti: N = 17 (femmine N = 7; maschi N = 10), età 8–17; Servizio fornito: indagini in materia di diritto di famiglia; Tempistica del servizio: servizio concluso da 2 settimane a 2 anni prima; Esposizione all’autore delle violenze: nessuno convive con l’autore delle violenze; Metodo: interviste individuali; Paese: Svezia
  • Studio: Fotheringham et al. (2013); Minori partecipanti: N = 17 (femmine N = b; maschi N = b), età 10–19; Servizio fornito: consulenza individuale; Tempistica del servizio: servizio in corso; Esposizione all’autore delle violenze: b; Metodo: interviste individuali; Paese: Canada
  • Studio: Källström e Thunberg (2019)a; Minori partecipanti: N = 9 (femmine N = 5; maschi N = 4), età 12–18; Servizio fornito: consulenza individuale; Tempistica del servizio: servizio in corso o concluso di recente; Esposizione all’autore delle violenze: nessuno convive con l’autore delle violenze; Metodo: interviste individuali; Paese: Svezia
  • Studio: McCarry et al. (2021); Minori partecipanti: focus group: N = 4 (femmine N = 4; maschi N = 0) Interviste telefoniche: N = 5 (femmine N = b; maschi N = b), età 8–18; Servizio fornito: consulenza individuale e di gruppo; Tempistica del servizio: servizio in corso; Esposizione all’autore delle violenze: nessuno convive con l’autore delle violenze; Metodo: focus group e interviste telefoniche; Paese: Stati Uniti
  • Studio: McManus et al. (2013); Minori partecipanti: N = 10 (femmine N = 1; maschi N = 10), età 7–10; Servizio fornito: programma di sostegno con sessioni madre-figlio e di gruppo tra pari; Tempistica del servizio: servizio in corso; Esposizione all’autore delle violenze: nessuno convive con l’autore delle violenze; Metodo: interviste individuali; Paese: Regno Unito
  • Studio: Pernebo e Almqvist (2016); Minori partecipanti: N = 9 (femmine N = 5; maschi N = 4), età 4–6; Servizio fornito: consulenza di gruppo; Tempistica del servizio: servizio concluso di recente; Esposizione all’autore delle violenze: non convivono con l’autore delle violenze N = 8, convive alternativamente con l’autore delle violenze N = 1; Metodo: interviste individuali; Paese: Svezia
  • Studio: Perry e Frampton (2018); Minori partecipanti: N = 224 (femmine N = b; maschi N = b), età 4–17; Servizio fornito: terapia/consulenza individuale; Tempistica del servizio: servizio in corso; Esposizione all’autore delle violenze: nessuno convive con l’autore delle violenze; Metodo: questionari; Paese: Regno Unito
  • Studio: Phillips e Phillips (2010); Minori partecipanti: N = 20 (femmine N = b; maschi N = b), età 10–17; Servizio fornito: sostegno e consulenza di gruppo; Tempistica del servizio: servizio in corso; Esposizione all’autore delle violenze: nessuno convive con l’autore delle violenze; Metodo: osservazione partecipante, conversazioni sul campo, focus group e interviste individuali; Paese: Stati Uniti
  • Studio: Roy et al. (2021); Minori partecipanti: N = 3 (femmine N = b; maschi N = b), età 10–16; Servizio fornito: sostegno/consulenza individuale; Tempistica del servizio: servizio concluso; Esposizione all’autore delle violenze: b; Metodo: interviste individuali; Paese: Regno Unito
  • Studio: Stanley et al. (2012); Minori partecipanti: N = 19 (femmine N = 11; maschi N = 8), età 10–19; Servizio fornito: servizi sociali e consulenza scolastica; Tempistica del servizio: b; Esposizione all’autore delle violenze: b; Metodo: focus group; Paese: Regno Unito
  • Studio: Swanston et al. (2014); Minori partecipanti: N = 5 (femmine N = 3; maschi N = 2), età 8–13; Servizio fornito: associazioni contro la violenza domestica e servizi sociali; Tempistica del servizio: servizio in corso o concluso; Esposizione all’autore delle violenze: nessuno convive con l’autore delle violenze; Metodo: interviste individuali; Paese: Regno Unito
  • Studio: Willis et al. (2010); Minori partecipanti: N = 14 (femmine N = b; maschi N = b), età circa 14–18d¶; Servizio fornito: consulenza; Tempistica del servizio: servizio in corso; Esposizione all’autore delle violenze: b; Metodo: focus group; Paese: Stati Uniti
  • Studio: Åkerlund e Sandberg (2017); Minori partecipanti: N = 10 (femmine N = 6; maschi N = 4), età 11–19; Servizio fornito: consulenza individuale; Tempistica del servizio: servizio concluso da meno di 2 anni; Esposizione all’autore delle violenze: nessuno convive con l’autore delle violenze; Metodo: interviste; Paese: Svezia

a Articoli tratti dallo stesso studio. b Informazione mancante o poco chiara. c Articoli tratti dallo stesso studio. d Popolazione studentesca delle scuole superiori; manca l’informazione esatta sull’età; secondo il sistema scolastico statunitense dovrebbero avere circa 14–18 anni.

Va osservato che, sebbene gli studi di Eriksson (2009, 2012) utilizzino lo stesso insieme di dati, come quelli di Cater (2014) e di Källström e Thunberg (2019), sono stati inclusi perché esploravano aspetti diversi dei dati.

La sintesi dei dati dei 18 studi inclusi ha generato quattro temi principali (dimensioni) riguardo a ciò che i minori apprezzano nelle interazioni con assistenti sociali: (1) i requisiti di base, (2) le strategie di inclusione, (3) il riconoscimento e (4) il piacere. All’interno di ciascuna dimensione abbiamo individuato da due a quattro elementi diversi, riportati nella tabella 3.

Tabella 3 — Dimensioni ed elementi di ciò che i minori apprezzano negli incontri con assistenti sociali.

  • Requisiti di base. Accessibilità; uno spazio sicuro; fiducia.
  • Inclusione. Informazione; flessibilità; scelta; empowerment.
  • Riconoscimento. Buoni interlocutori; validazione; alleggerire il peso della responsabilità; riconoscere le diverse identità.
  • Piacere. Divertimento; attività.

3.1 Requisiti di base

Gli studi hanno indicato che i requisiti di base apprezzati dai minori esposti a VD erano avere accesso al servizio sociale, disporre di uno spazio sicuro per gli incontri e poter contare su una figura professionale percepita come affidabile.

3.1.1 Accessibilità

Gli studi hanno mostrato che i minori apprezzavano un accesso facile al servizio sociale, o un contatto avviato dal servizio stesso in risposta a preoccupazioni riguardanti il minore (Beetham et al., 2019; Coburn & Gormally, 2014; Roy et al., 2021; Stanley et al., 2012). Coburn e Gormally (2014) hanno rilevato che i minori apprezzavano la possibilità di contattare il servizio sociale in modo autonomo e di avere vicino un ufficio a cui potersi recare. Il fatto che assistenti sociali e organizzazioni fossero avvicinabili e disponibili era ritenuto importante (Coburn & Gormally, 2014; Roy et al., 2021). Roy et al. (2021) hanno osservato che i minori confrontavano la disponibilità della figura di riferimento nella consulenza con quella del personale scolastico e di altri operatori sociali. «[…] si percepiva che la figura di riferimento per i minori offrisse una continuità di sostegno che non era disponibile altrove, nemmeno a scuola o nei servizi sociali per l’infanzia» (Roy et al., 2021 p. 7). Ciò indica che avere servizi a portata di mano, per esempio nelle scuole, può non essere utile se i minori non percepiscono il servizio sociale come avvicinabile. È fondamentale fornire ai minori informazioni sui servizi disponibili perché sappiano a chi rivolgersi, e i servizi devono anche essere loro accessibili.

È interessante notare che nessuno degli studi che coinvolgevano minori di sei anni o meno riportava dati sull’accessibilità. Ciò può dipendere dal fatto che i più piccoli raramente hanno la capacità o l’opportunità di rivolgersi da soli al servizio sociale, e che il loro accesso passa quasi esclusivamente attraverso gli adulti. Perciò l’accessibilità potrebbe non essere qualcosa che apprezzano nella stessa misura.

3.1.2 Uno spazio sicuro

Un filo conduttore comune agli studi era che i minori di tutte le età ritenevano cruciale uno spazio sicuro, libero dalla violenza e abbastanza sicuro da poter parlare delle proprie esperienze (Callaghan et al., 2019; Pernebo & Almqvist, 2016; Roy et al., 2021; Willis et al., 2010). L’importanza di uno spazio sicuro è probabilmente legata alla loro esperienza di condizioni di vita insicure. Come hanno sintetizzato efficacemente Pernebo e Almqvist (2016 p. 125), «i bambini e le bambine di questo studio non sembravano dare per scontato che la sicurezza fosse qualcosa di garantito, poiché dichiaravano esplicitamente di apprezzare il fatto di essere al sicuro e protetti dalla violenza e dalle minacce mentre si trovavano nel gruppo». Inoltre, due studi hanno sottolineato che i minori percepivano la consulenza di gruppo come uno spazio sicuro (Callaghan et al., 2019; Roy et al., 2021). Ciò può dipendere dal fatto che incontrare regolarmente gli stessi pari e le stesse figure che conducono il gruppo crea un senso di sicurezza, stabilità e prevedibilità che spesso manca loro a casa (Pernebo & Almqvist, 2016; Roy et al., 2021). Pernebo e Almqvist (2016) hanno sottolineato che il senso di sicurezza poteva essere ulteriormente rafforzato da un ambiente prevedibile, per esempio incontrarsi nella stessa stanza con lo stesso arredamento. Inoltre, McCarry et al. (2021) hanno rilevato che incontrarsi in un ambiente scolastico, che non sempre era la scuola frequentata dai minori, era apprezzato da alcuni di loro. L’ambiente fisico in cui i minori incontrano il servizio sociale può quindi rafforzare in vari modi il loro senso di sicurezza.

3.1.3 Fiducia

I minori esposti a VD sperimentano spesso una sfiducia generale verso gli adulti e le autorità, radicata nel timore o in esperienze passate di violazione della riservatezza (Cater, 2014; Eriksson, 2009), di sostegno inadeguato (Stanley et al., 2012; Swanston et al., 2014) o di risposte eccessivamente zelanti (Cater, 2014). Forse per questo molti studi hanno sottolineato l’importanza che i minori incontrino assistenti sociali percepiti come affidabili (Callaghan et al., 2019; Coburn & Gormally, 2014; McCarry et al., 2021; Pernebo & Almqvist, 2016; Perry & Frampton, 2018). Pernebo e Almqvist (2016) hanno osservato che i bambini più piccoli in consulenza di gruppo ritenevano affidabili le figure professionali che apparivano ben intenzionate e responsabili. Analogamente, altri studi hanno rilevato che i minori percepivano come affidabili le figure professionali che li sostenevano e li aiutavano (Callaghan et al., 2019; Coburn & Gormally, 2014; McCarry et al., 2021). Il livello di fiducia può influire sulla disponibilità a rivelare informazioni delicate: «trovarsi in un ambiente di fiducia permetteva alle persone partecipanti di esprimersi e di rivelare cose di cui prima non si erano sentite in grado di parlare» (Callaghan et al., 2019 p. 530). In alcuni casi, tuttavia, è necessario costruire una relazione positiva con la figura professionale perché i minori se ne fidino (Cater, 2014; McCarry et al., 2021). Nel complesso, i minori apprezzano assistenti sociali su cui poter contare e con cui potersi confidare, e che diano priorità alla riservatezza, salvo consultarli prima. Stabilire un rapporto di fiducia con i minori richiede tempo e impegno da parte del servizio sociale.

Perché il servizio sociale sia accessibile e possa offrire uno spazio sicuro e un aiuto, è necessario che l’organizzazione dia priorità ai bisogni dei minori esposti a VD. Tuttavia, ogni singola figura professionale può prendere decisioni inclusive basate su altre dimensioni indicate da questi minori.

3.2 Inclusione

Molti minori hanno sottolineato l’importanza dell’inclusione negli incontri con il servizio sociale, che comportava diversi elementi come l’accesso all’informazione, la flessibilità, la scelta e l’empowerment.

3.2.1 Informazione

Gli studi hanno evidenziato che i minori apprezzavano assistenti sociali che fornivano loro informazioni sulla loro situazione (Coburn & Gormally, 2014; Eriksson, 2009; Eriksson, 2012; Stanley et al., 2012), spiegate in modo adeguato all’età e comprensibile (Coburn & Gormally, 2014; Eriksson, 2009). Tuttavia, molti minori, soprattutto i più piccoli, non ricevono informazioni adeguate (Beetham et al., 2019; Cater, 2014), il che può diventare una fonte di preoccupazione (Beetham et al., 2019). Anche se alcuni cercano di farvi fronte facendo domande o guardando gli appunti delle figure professionali (Eriksson, 2012), occorre riconoscere lo squilibrio di potere tra i minori esposti a VD e il servizio sociale. Al servizio sociale spetta la responsabilità di condividere le informazioni con i minori, tenendo presente che farlo può alleviarne lo stress e l’ansia.

3.2.2 Flessibilità

I minori apprezzavano anche assistenti sociali descritti come flessibili, empatici e sensibili ai loro bisogni (Cater, 2014; Eriksson, 2012; Källström & Thunberg, 2019). La flessibilità si riferiva in particolare alla disponibilità ad adattare il formato dell’incontro ai bisogni e allo stato emotivo dei minori (ad es. Eriksson, 2012; Källström & Thunberg, 2019). È quindi fondamentale che il servizio sociale sia ricettivo ai segnali dei minori e adotti un approccio adeguato all’età che consenta loro di influire sull’incontro e sulla conversazione (ad es. Eriksson, 2012). Ciò aumenta la probabilità che i minori percepiscano l’incontro come significativo, il che può prevenire resistenze (McManus et al., 2013; Phillips & Phillips, 2010). Per esempio, Källström e Thunberg (2019) hanno riferito che molti adolescenti avevano difficoltà a esprimersi verbalmente e trovavano utili le domande dirette per parlare delle proprie esperienze. Il servizio sociale deve quindi essere disposto ad adattare il formato dell’incontro all’età e ai bisogni di ciascun minore.

3.2.3 Scelta

Un altro elemento dell’inclusione emerso dagli studi era la nozione di scelta, che comprendeva la possibilità di partecipare alla consulenza alle proprie condizioni, senza sentirsi spinti a dire o fare alcunché (Beetham et al., 2019; Callaghan et al., 2019; Cater, 2014; Coburn & Gormally, 2014; Pernebo & Almqvist, 2016). I minori apprezzavano la possibilità di prendere decisioni sulla propria partecipazione (Coburn & Gormally, 2014), il che può dare loro un senso di controllo. Possono tuttavia esserci situazioni in cui non è opportuno coinvolgere i minori nelle decisioni, come gli interventi di protezione urgenti, anche se possono comunque essere inclusi in alcune fasi del processo. Cater (2014) ha descritto il coinvolgimento dei minori nelle decisioni relative alla consulenza: alcuni venivano incoraggiati dalle figure professionali e da altri adulti a provarla e decidevano in seguito se proseguire. Tuttavia, i minori a cui non veniva lasciata alcuna scelta negli incontri con il servizio sociale durante la consulenza o le indagini in materia di diritto di famiglia erano più inclini a rifiutarsi di parlare o a non partecipare affatto (Cater, 2014; Eriksson, 2012). Nel complesso, offrire ai minori la possibilità di scegliere riguardo alla propria partecipazione può aumentarne il senso di controllo e portare a un’interazione più significativa e positiva con il servizio sociale.

3.2.4 Empowerment

Gli studi hanno individuato diverse azioni del servizio sociale che possono favorire l’empowerment dei minori, come prenderli sul serio e non trattarli da inferiori (Beetham et al., 2019; Callaghan et al., 2019; Källström & Thunberg, 2019; Swanston et al., 2014; Willis et al., 2010). Rafforzare l’empowerment dei minori può avere un effetto positivo sulla loro fiducia in sé e sulla loro capacità di provare cose nuove (Callaghan et al., 2019; Källström & Thunberg, 2019). Inoltre, secondo Willis et al. (2010), «il rispetto e la sensibilità verso aspetti del loro mondo di vita possono servire da base all’autoempowerment degli adolescenti e favorire la guarigione di ferite che non sono soltanto fisiche» (Willis et al., 2010 p. 556).

Il servizio sociale può anche favorire l’empowerment dei minori aiutandoli a concentrarsi sulle possibilità future, creando speranza e facilitando il processo di coping (Callaghan et al., 2019). Stanley et al. (2012) hanno sottolineato l’importanza che il servizio sociale offra protezione ai minori e alle loro famiglie, per non rafforzare il senso di impotenza dei minori di fronte alla violenza dell’autore. Ricevere protezione è quindi importante per la sicurezza e il benessere dei minori, ma anche per il loro senso di controllo e la loro fiducia in sé. Questi minori apprezzano dunque che il servizio sociale li includa nella definizione della cornice dell’incontro e riconosca le loro esperienze all’interno di tale cornice.

3.3 Riconoscimento

Il riconoscimento comprende il riconoscere il bisogno dei minori di parlare della violenza, di vedere validate le proprie esperienze, di comprendere i limiti delle proprie responsabilità e di vedere riconosciute le proprie diverse identità.

3.3.1 Buoni interlocutori

I minori apprezzavano assistenti sociali avvicinabili, cordiali e con cui fosse facile parlare (Coburn & Gormally, 2014; Fotheringham et al., 2013; Roy et al., 2021), e capaci di ascoltare (Källström & Thunberg, 2019; Perry & Frampton, 2018; Stanley et al., 2012). Parlare delle proprie esperienze di maltrattamento con il servizio sociale faceva sentire meglio molti minori e li aiutava a prendere le distanze dal maltrattamento (Källström & Thunberg, 2019; McManus et al., 2013; Pernebo & Almqvist, 2016; Perry & Frampton, 2018). Källström e Thunberg (2019 p. 556) hanno rilevato che «le ragazze e i ragazzi descrivevano come un sollievo e un piacere il fatto di non dover più pensare continuamente alla violenza, ora, dopo la consulenza». Tuttavia, alcuni minori preferivano non pensare né parlare del maltrattamento (Åkerlund & Sandberg, 2017; Pernebo & Almqvist, 2016), forse per il timore di veder riaffiorare traumi passati ripensando alle proprie esperienze (Källström & Thunberg, 2019; Pernebo & Almqvist, 2016). Alcuni minori, pur non sentendo il bisogno di parlare personalmente del maltrattamento, ne riconoscevano il valore e incoraggiavano altri a farlo (Åkerlund & Sandberg, 2017). In ogni caso, una figura professionale capace di fungere da interlocutrice è apprezzata da molti minori e potrebbe aiutarli ad affrontare le loro esperienze difficili.

3.3.2 Validazione

Gli studi hanno mostrato che i minori desideravano essere validati dal servizio sociale, il che implicava un ascolto attivo e la comprensione delle loro esperienze di violenza (Willis et al., 2010; Fotheringham et al., 2013; Stanley et al., 2012; McManus et al., 2013; Swanston et al., 2014; Pernebo & Almqvist, 2016; Beetham et al., 2019; Callaghan et al., 2019; Källström & Thunberg, 2019; McCarry et al., 2021). Pur essendo direttamente colpiti dalla violenza, molti minori hanno riferito esperienze di mancato ascolto (Eriksson, 2009; McCarry et al., 2021; Swanston et al., 2014), di non essere stati creduti quando avevano rivelato il maltrattamento al servizio sociale (Eriksson, 2009) e di essersi sentiti porre ripetutamente le stesse domande (Beetham et al., 2019). Tali esperienze indicano una mancanza di validazione. Anziché un atteggiamento sbrigativo, i minori desideravano figure professionali che li facessero sentire a proprio agio grazie alla comprensione (Willis et al., 2010; Fotheringham et al., 2013) e a un atteggiamento non giudicante (Källström & Thunberg, 2019; Stanley et al., 2012). Stanley et al. (2012) e Källström e Thunberg (2019) hanno mostrato che la validazione poteva realizzarsi quando il servizio sociale prendeva sul serio i minori e rispondeva in modo adeguato alla gravità della loro situazione. I bisogni e le opinioni dei minori che vivono con la VD vengono quindi spesso trascurati. Assistenti sociali che li ascoltano, li comprendono e li validano possono contribuire a porvi rimedio e a rafforzare l’alleanza.

3.3.3 Alleggerire il peso della responsabilità

Diversi studi hanno mostrato che i minori in consulenza apprezzano che il servizio sociale li aiuti a comprendere la propria situazione e i limiti della propria responsabilità rispetto alla violenza (Callaghan et al., 2019; Fotheringham et al., 2013). I minori esposti a VD possono incolparsi di non aver impedito la violenza e l’intervento dei servizi istituzionali. La minaccia implicita di un allontanamento da casa potrebbe incidere negativamente sul loro benessere. Aiutarli a capire che non sono responsabili può alleviare questo peso e migliorare il loro benessere. Tuttavia, Phillips e Phillips (2010) hanno avvertito che il servizio sociale può incontrare resistenze quando affronta la responsabilità dell’autore delle violenze, soprattutto nei casi in cui i minori si rifiutano di parlare della violenza o di riconoscerla. È quindi prezioso che il servizio sociale aiuti i minori ad alleggerire il peso della responsabilità, ma può essere difficile farlo se non hanno rivelato la violenza. È meno probabile che i minori rivelino la violenza se se ne attribuiscono la colpa: di qui l’importanza di alleviare l’autocolpevolizzazione come passo cruciale nel processo di rivelazione.

3.3.4 Riconoscere le diverse identità

Gli studi sulla consulenza hanno mostrato inoltre che i minori esposti a VD apprezzavano assistenti sociali che riconoscevano le loro diverse identità, e non solo quella di vittima della violenza (Beetham et al., 2019; Källström & Thunberg, 2019; Phillips & Phillips, 2010) o di potenziale futuro autore di violenza, nel caso dei ragazzi esposti a VD (Phillips & Phillips, 2010). Fotheringham et al. (2013) hanno rilevato che i minori apprezzavano le figure professionali che si impegnavano a conoscerli. Altri studi hanno indicato che apprezzavano figure professionali che parlavano di altri aspetti della loro vita e li rispettavano (Beetham et al., 2019; Källström & Thunberg, 2019; Phillips & Phillips, 2010). Come hanno affermato Beetham et al. (2019), «non volevano che il gruppo interferisse con altre cose della loro vita, come le lezioni, incontrare amiche e amici e altre attività» (p. 571). Va quindi considerata la tempistica degli incontri di consulenza, che raramente devono avvenire subito. Inoltre, il servizio sociale dovrebbe mostrare interesse per la vita dei minori e per i loro interessi in tutti gli incontri, qualunque sia il servizio fornito. Se il riconoscimento, nelle sue molte forme, è apprezzato dai minori esposti a VD, questi apprezzano anche i momenti di piacere durante gli incontri.

3.4 Piacere

Dagli studi è emerso che i minori apprezzavano divertirsi e svolgere attività durante gli incontri con il servizio sociale.

3.4.1 Divertimento

Gli studi esaminati contengono numerosi racconti di divertimento e di gioco come esperienze positive nella consulenza, il che indica che si tratta di un aspetto centrale del piacere per i minori (Beetham et al., 2019; Callaghan et al., 2019; Källström & Thunberg, 2019; Pernebo & Almqvist, 2016). Le attività non erano necessarie per divertirsi, e alcuni minori preferivano divertirsi attraverso la relazione (Beetham et al., 2019; Källström & Thunberg, 2019; Pernebo & Almqvist, 2016). Scherzare insieme poteva ridurre la serietà della conversazione e creare un’atmosfera più distesa (Callaghan et al., 2019; Källström & Thunberg, 2019). Källström e Thunberg (2019) hanno osservato che ciò aiutava i minori a pensare meno alla violenza, anche solo per un po’. Pernebo e Almqvist (2016) hanno ipotizzato che potesse avere anche un effetto riparativo. I minori che vivono interazioni divertenti possono quindi sentirsi bene sul momento, e gli effetti positivi possono durare oltre la durata dell’incontro.

3.4.2 Attività

I minori apprezzavano anche le attività come elemento di piacere durante la consulenza e anche durante le indagini in materia di diritto di famiglia. Tali attività comprendevano attività artistiche (Callaghan et al., 2019; Eriksson, 2012; Fotheringham et al., 2013; Källström & Thunberg, 2019; Pernebo & Almqvist, 2016), giochi (Källström & Thunberg, 2019), fare merenda (Eriksson, 2012) e attività fisiche come ballare (Callaghan et al., 2019). Le attività erano particolarmente apprezzate dai minori irrequieti che faticavano a stare seduti (Eriksson, 2012; Beetham et al., 2019; Callaghan et al., 2019), cosa frequente tra i minori esposti a VD. Le attività svolgevano funzioni diverse negli incontri: simboleggiavano accoglienza e cura, rendevano più facile per i minori parlare delle proprie esperienze, distoglievano la loro attenzione dalla violenza o permettevano loro di prendersene del tutto una pausa (si vedano Beetham et al., 2019; Eriksson, 2012; Källström & Thunberg, 2019; McManus et al., 2013). Tuttavia, McManus et al. (2013 p. 298) hanno descritto che «nonostante molte delle attività fossero state concepite per facilitare le conversazioni sul maltrattamento, alcuni minori non sentivano di aver trascorso abbastanza tempo a parlare della propria esperienza». Ciò indica che le attività non sono apprezzate da tutti i minori e potrebbero distogliere troppo l’attenzione dal tema, il che mostra l’importanza di prestare attenzione ai bisogni individuali.

In sintesi, questa revisione mostra che i minori esposti a VD apprezzano dimensioni che spaziano dai prerequisiti organizzativi a ciò che il servizio sociale può offrire loro, fino alle decisioni prese durante l’incontro.

4 DISCUSSIONE

I principali risultati di questa revisione della ricerca su ciò che i minori esposti a VD apprezzano negli incontri con assistenti sociali sono che essi apprezzano (1) i requisiti di base, (2) l’inclusione, (3) il riconoscimento e (4) il piacere. Alcuni di questi temi ed elementi sono collegati tra loro. Per esempio, dando informazioni a un minore, la figura professionale può favorirne l’empowerment, e offrirgli un’attività durante l’incontro può essere un modo per mostrare flessibilità. È possibile che alcuni elementi apprezzati dai minori ne richiedano altri; per esempio, possono essere necessari uno spazio sicuro, la fiducia, un buon interlocutore e la validazione prima di poter affrontare la questione della responsabilità della violenza. Alcuni di questi risultati possono essere legati al fatto che il nostro studio riguarda i minori: per esempio, apprezzare un formato flessibile e il piacere può essere particolarmente pertinente e importante per i giovani. Altri risultati riflettono molto probabilmente i bisogni e i desideri delle vittime di violenza, come apprezzare uno spazio sicuro, la fiducia e il riconoscimento attraverso la validazione, l’essere sollevati dalla responsabilità della violenza e il vedere riconosciute le proprie diverse identità. Inoltre, alcuni elementi richiedono risorse organizzative, soprattutto in termini di tempo: per esempio, che la figura professionale sia accessibile, possa incontrare il minore più volte per costruire la fiducia e forse che gli incontri durino abbastanza da consentire delle attività; ma la maggior parte di essi sono azioni che ogni singola figura professionale può scegliere di compiere in qualsiasi incontro.

4.1 Implicazioni per le politiche, i servizi e la pratica

Gli studi inclusi in questa revisione appaiono piuttosto coerenti in ciò che riportano. Anche se nessuno studio riporta tutti i temi o gli elementi, molti riportano elementi simili, il che si traduce in un ricco ventaglio di opportunità perché la pratica professionale risponda ai desideri e ai bisogni dei minori. I risultati indicano così come la consapevolezza del trauma (Levenson, 2017) possa essere tradotta in pratica per rispondere ai bisogni, alle preferenze e ai desideri dei minori esposti a VD. Ciò che accomuna gli elementi individuati è che sono tutti potenzialmente pertinenti per chi, nei servizi sociali, nei servizi di tutela dei minori, nella polizia, nelle scuole, nei servizi sanitari o nelle ONG, incontra minori vittime nel proprio lavoro, e molti di essi possono essere utilizzati negli incontri senza alcun costo aggiuntivo per l’organizzazione. Sviluppando la propria pratica in linea con i risultati di questa revisione, il servizio sociale potrebbe interagire con questi minori in modi che essi apprezzano e aumentare così gli attuali bassi tassi di rivelazione delle esperienze di VD (cfr. Graham-Bermann et al., 2011; Howell et al., 2015; Ullman, 2011). Ciò potrebbe anche contribuire a colmare il divario tra ciò che viene offerto ai minori e ciò che essi percepiscono come un sostegno di cui possono beneficiare (cfr. Humphreys et al., 2011; Thunberg, 2022). I paesi privi di politiche e sistemi ben sviluppati in materia di VD possono leggere i nostri risultati come un incoraggiamento a sviluppare servizi che offrano luoghi sicuri e accessibili in cui parlare della violenza in modo riservato.

Riteniamo che integrare le conoscenze su ciò che i minori apprezzano nel modo di condurre gli incontri con loro dovrebbe essere un obiettivo dell’erogazione dei servizi, in particolare quando i minori sono stati vittimizzati da genitori che avrebbero dovuto proteggerli. È ragionevole supporre che chi integra nella propria pratica gli elementi apprezzati dai minori aumenterà le proprie possibilità di costruire un buon rapporto. Partendo dai risultati di questa revisione, ci si può quindi porre domande come: quali degli elementi individuati in questo studio è possibile integrare nelle indagini e nei colloqui dei servizi di tutela dei minori? Quali possono essere inclusi nei modelli di sostegno strutturati da manuali? Se ciò possa accrescere l’efficacia dei servizi e migliorare il benessere dei minori è una questione empirica. Tuttavia, questo studio non può aiutare la pratica professionale a capire quali elementi siano i più cruciali e a stabilire priorità tra di essi. Non permette di stabilire se alcuni degli elementi individuati siano prerequisiti essenziali perché i minori si aprano sulle proprie esperienze, a differenza di elementi che i minori apprezzano ma che potrebbero essere considerati facoltativi più che essenziali. I nostri risultati sostengono quindi l’appello di LaLiberte et al. (2010) a una formazione incentrata sui modi di coinvolgere e sostenere i giovani che vivono o hanno vissuto la VD.

4.2 Implicazioni per la ricerca futura

La revisione mostra anche che molte domande attendono ancora una risposta dalla ricerca. In primo luogo, si tratta di un ambito poco studiato, e serve quindi più ricerca, che sarebbe preziosa per una comprensione più completa. In secondo luogo, alcuni minori, come quelli molto piccoli o con disabilità, sono invisibili nella ricerca. In terzo luogo, le informazioni sul genere dei minori partecipanti non erano sempre specificate, e diversi studi includevano un’ampia fascia di età senza precisare se i risultati variassero in base all’età. In quarto luogo, mancano del tutto studi comparativi in questo campo, per esempio in relazione alle esperienze dei minori, al momento del maltrattamento, ai tipi di conseguenze (cfr. Holt et al., 2008) e alle risorse per resistere e/o riprendersi (cfr. Howell et al., 2010). Sono inoltre auspicabili studi che esaminino l’esistenza di differenze di età, di genere o culturali. Inoltre, poiché i nostri risultati somigliano molto a quelli della ricerca su minori maltrattati da un genitore o da altre persone (Jernbro et al., 2017; Lev-Wiesel et al., 2014; Ungar et al., 2009), potrebbe valere la pena chiarire se la natura della vittimizzazione sia legata a ciò che i minori apprezzano negli incontri con il servizio sociale. La ricerca quantitativa potrebbe contribuire a capire meglio se minori di età diverse o di contesti culturali diversi, esposti a forme diverse di violenza o ad altri reati, apprezzino elementi diversi, e quali siano più apprezzati di altri. Questi elementi sono ugualmente importanti per tutti i minori, o potrebbero essere ordinati per importanza? Alcuni elementi apprezzati possono compensare la mancanza di altri? Per esempio, un paio di studi hanno mostrato che, anche quando ai minori non veniva offerta alcuna strategia di inclusione, essi potevano comunque percepire l’incontro come positivo e sentirsi riconosciuti (Cater, 2014; Eriksson, 2009). Tali conoscenze potrebbero essere preziose per il servizio sociale che cerca di migliorare il proprio sostegno e potrebbero guidarlo nel determinare se «una taglia unica non va bene per tutti», come suggerito da Prinz e Feerick (2003), o se ciò che apprezzano i minori esposti a VD sia piuttosto generale.

Un’altra linea di ricerca suggerita da questo studio consiste nel verificare se alcuni di questi elementi siano legati al recupero dei minori dopo l’esperienza della VD. I manuali che stabiliscono un diverso equilibrio tra le tecniche, da un lato, e gli elementi comuni come la flessibilità, l’accettazione e l’empatia, dall’altro, si adattano a contesti diversi di erogazione dei servizi? Fa differenza per la resilienza o il recupero dei minori che il servizio sociale affronti o meno attivamente questi elementi? Sono più o meno importanti per il recupero dei minori rispetto a metodi specifici, in particolare se si considerano i sintomi e i disturbi legati alla salute, nonché i concetti più ampi che i minori stessi includono nella loro comprensione del successo di un intervento (cfr. Howarth et al., 2015)?

4.3 Limiti e punti di forza

Alcuni limiti di questa revisione meritano attenzione. Ciò che possiamo riportare dipende dai dettagli presentati da chi ha firmato i 18 studi inclusi. Per esempio, la durata e la gravità della violenza a cui erano esposti i minori di questi studi sono spesso poco chiare. Inoltre, gli studi differiscono per la chiarezza con cui discutono la rappresentatività dei loro risultati rispetto alle popolazioni studiate, e non riflettono in modo proporzionale il problema su scala mondiale. Chiediamo poi a chi legge di tenere presente che, sebbene questa revisione includa 18 studi pubblicati, questi si basano soltanto su 16 insiemi di dati. Data la natura del nostro studio, riteniamo che i nostri risultati non ne siano influenzati. Inoltre, anche se alcuni elementi apprezzati dai minori sono stati individuati in un numero maggiore di studi, non sosterremmo che siano più importanti di quelli individuati in un numero minore di studi. Il punto di forza della revisione è il processo di ricerca strutturato ed esaustivo che è stato condotto e la panoramica del campo, completa ma al tempo stesso breve e concentrata. Ulteriori punti di forza dello studio sono il fatto che si basa su informazioni provenienti dai minori, consentendo così una comprensione dal punto di vista delle persone direttamente interessate, e che fornisce conoscenze che vanno oltre gli studi originali e possono essere preziose per lo sviluppo futuro del sostegno a questi minori.

4.4 Conclusioni

Negli incontri con assistenti sociali, i minori esposti a VD attribuiscono valore ad alcuni requisiti di base, come l’accessibilità, un luogo sicuro in cui stare e la fiducia. Inoltre, apprezzano l’inclusione, che possono sperimentare ricevendo informazioni, flessibilità, possibilità di scelta ed empowerment. Un altro aspetto importante per loro è il riconoscimento: avere assistenti sociali che siano buoni interlocutori, che diano validazione, che aiutino ad alleggerire il peso della responsabilità e che riconoscano le diverse identità del minore. Infine, i minori apprezzano anche il piacere, che trovano divertendosi e svolgendo attività durante l’incontro.

Chi lavora con questi minori dovrebbe tenere conto di questi elementi, poiché integrarli può aiutarli a sentirsi più a proprio agio e a creare una relazione positiva con la figura professionale. Ciò, a sua volta, potrebbe aiutare i minori a sentirsi più liberi di rivelare le proprie esperienze e permettere di offrire loro un sostegno corrispondente ai loro bisogni specifici.

Non è chiaro quale di questi elementi sia il più importante né se affrontarli attivamente nella pratica faccia una differenza significativa. Sono quindi necessarie ulteriori indagini per comprendere meglio l’impatto che questi elementi possono avere sui minori e come le figure professionali possano utilizzarli per migliorare il proprio lavoro.

Complexe Systémique: punti chiave

Il merito di questa revisione è partire da ciò che dicono i minori anziché da ciò che misurano i programmi. Ciò che apprezzano è meno una tecnica che una cornice relazionale: un luogo sicuro e prevedibile, una persona affidabile che rispetta la riservatezza, un’informazione calibrata sul loro livello, il diritto di scegliere, la validazione di ciò che hanno vissuto, l’essere sollevati da una responsabilità che non è loro, l’essere visti al di là dello status di vittima, e persino momenti di divertimento. Per la pratica sistemica, la lezione richiama un’intuizione di lunga data: è la qualità della relazione a rendere possibile la parola, e un minore che si crede responsabile della violenza resterà in silenzio. Resta comunque necessaria una certa cautela: pochi studi, per lo più britannici o svedesi, assenza della prima infanzia e dei minori con disabilità, e nessuna gerarchia tra elementi indispensabili ed elementi semplicemente apprezzati. Da leggere insieme all’articolo sul posto del minore nei servizi di terapia familiare dopo la violenza familiare e all’articolo sulle diadi madre-figlia esposte insieme alla violenza domestica.

Note dell’originale

Ringraziamenti. Questa revisione è stata finanziata da Forskningsrådet om Hälsa, Arbetsliv och Välfärd (FORTE; numero di finanziamento 2019-01470). I risultati e le conclusioni sono opera delle autrici, e l’ente finanziatore non è stato coinvolto nella ricerca.

Dichiarazione sul conflitto di interessi. Le autrici dichiarano di non avere conflitti di interessi.

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Traduzione non ufficiale in italiano di What children exposed to domestic violence value when meeting social workers: A practice-oriented systematic research review, di Martina Vikander e Åsa Källström, Child & Family Social Work, vol. 29, n. 1 (2024), doi: 10.1111/cfs.13073, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (testo tradotto, tabelle presentate sotto forma di elenchi). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.

Questa è una traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «What children exposed to domestic violence value when meeting social workers: A practice-oriented systematic research review», pubblicato in Child & Family Social Work (2024) con licenza CC BY 4.0. Tradotta da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e adattata per la lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Vikander, M., et Källström, Å. (2024). What children exposed to domestic violence value when meeting social workers: A practice-oriented systematic research review. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/what-children-exposed-to-domestic-violence-value-when-meeting-social-workers (Opera originale pubblicata nel 2023 in Child & Family Social Work, 29(1), 287-298 (2024); ripubblicata nel 2024 da Child & Family Social Work, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/cfs.13073)

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