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The British Journal of Social Work · Family Group Conference

Attuare il processo decisionale di gruppo familiare nel servizio sociale istituzionale di tutela dell’infanzia in Scozia: sfide e opportunità

In Scozia la legislazione e «The Promise» fanno del processo decisionale di gruppo familiare un servizio dovuto alle famiglie. Un ente locale semirurale lo ha reso automatico per ogni minore iscritto nel registro di tutela dell’infanzia. L’équipe della Robert Gordon University ha intervistato famiglie, giovani e figure professionali: da una parte una voce ritrovata, dall’altra disagio e dubbi.

Autrici e autori Joanna Santos-Petiot, Gary Spolander e Janine Bolger (School of Law and Social Science, Robert Gordon University, Aberdeen, Regno Unito)Prima pubblicazione The British Journal of Social Work, 25 settembre 2026Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di Implementing Family Group Decision-Making within statutory child protection social work in Scotland: Challenges and opportunities, di Joanna Santos-Petiot, Gary Spolander e Janine Bolger, pubblicato in The British Journal of Social Work (Oxford University Press) (2026), doi: 10.1093/bjsw/bcag217, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le dichiarazioni di fine articolo sono raggruppate nelle note. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Le conferenze di tutela dell’infanzia spesso non offrono la dinamica relazionale e il senso di sicurezza necessari.

Joanna Santos-Petiot, Gary Spolander e Janine Bolger

Abstract

Il processo decisionale di gruppo familiare (Family Group Decision-Making, FGDM) è sempre più utilizzato in Scozia per sostenere decisioni guidate dalla famiglia e centrate sul bambino o la bambina, ed è riconosciuto per legge come servizio per i minori a rischio di collocamento fuori famiglia. Questo articolo valuta un progetto pilota di FGDM in un ente locale scozzese semirurale, concentrandosi su minori e famiglie coinvolte in procedimenti di tutela dell’infanzia. Sono state condotte interviste semistrutturate con famiglie e figure professionali, e le trascrizioni sono state sottoposte ad analisi tematica. I nostri risultati hanno mostrato che l’FGDM svolge un ruolo cruciale nell’affrontare le dinamiche della pratica, nell’amplificare la voce delle famiglie e nel garantire i diritti dell’infanzia. Le famiglie hanno visto l’FGDM come un’alternativa non istituzionale, fondata sulle risorse, a procedure di tutela percepite come incentrate sui deficit. L’integrazione del progetto pilota ha posto difficoltà al personale del servizio sociale nell’ambito delle procedure istituzionali di tutela, con ostacoli legati alla qualità dei piani familiari, all’accordo sugli esiti e alla gestione delle dinamiche durante il processo. Le esperienze negative pregresse tra famiglie e sistemi di servizio sociale hanno spesso ostacolato un coinvolgimento effettivo, il che sottolinea l’importanza di offrire l’FGDM precocemente, quando le famiglie sono più ricettive. Lo studio mette in luce la complessità delle convinzioni interiorizzate e di relazioni storicamente segnate da squilibri di potere tra famiglie e sistemi di servizio sociale, che plasmano la percezione di nuovi processi come l’FGDM. Tra le implicazioni figura la necessità di sostenere l’attuazione dell’FGDM in modi che rafforzino il potere delle famiglie pur muovendosi entro i quadri normativi.

Introduzione

Il servizio sociale di tutela dell’infanzia può spesso essere vissuto dalle famiglie come un’esperienza che toglie potere. Uno dei principali problemi delle sedi di tutela dell’infanzia nel Regno Unito è che le famiglie si sentono incapaci di contribuire come parti attive delle decisioni (Smithson and Gibson 2017). Si sostiene quindi che le conferenze di tutela dell’infanzia non riescano a tradurre in pratica i valori di partenariato e collaborazione propri del servizio sociale, emarginando spesso la voce dei genitori (Lutman-White and Angouri 2022).

Per rispondere a queste sfide, l’FGDM e le Family Group Conference (FGC) hanno suscitato un interesse crescente nel Regno Unito, con l’obiettivo di ridurre gli squilibri di potere e offrire alle famiglie un’occasione unica di guidare le decisioni che riguardano il benessere dei loro figli e delle loro figlie. L’FGDM è nato in Nuova Zelanda, nel lavoro con l’infanzia e le famiglie maori, ed è oggi ampiamente utilizzato a livello internazionale come metodo di intervento con le famiglie coinvolte nella tutela dell’infanzia (Edwards and Parkinson 2019).

FGDM è un termine ombrello che designa una serie di approcci decisionali guidati dalla famiglia. La FGC è ampiamente considerata il modello di riferimento («gold standard») dell’FGDM, per il suo processo strutturato e per l’importanza attribuita al tempo riservato alla famiglia e a una pianificazione guidata dalla famiglia stessa (Edwards and Parkinson 2019). Benché i termini FGDM e FGC siano talvolta usati in modo intercambiabile, il progetto pilota valutato in questo studio si avvicina soprattutto alla FGC: comprende preparazione, condivisione delle informazioni, tempo riservato alla famiglia e accordo su un piano familiare. Questa distinzione è importante per collocare lo studio all’interno della più ampia letteratura sull’FGDM.

L’FGDM, inteso come approccio ampio, promuove quindi un lavoro fondato sui diritti e sulle risorse, che affida alle famiglie la responsabilità di pianificare e gestire i rischi relativi ai propri figli e alle proprie figlie (Corwin et al., 2020). Nel Regno Unito si è riscontrato che l’FGDM produce esiti positivi nella tutela dell’infanzia e riduce il numero di minori collocati fuori famiglia (Taylor et al., 2023a). Nello studio che segue, l’FGDM consisteva in un processo a tappe in cui le famiglie, di solito inviate dall’assistente sociale di riferimento, accettavano di partecipare. Veniva assegnata una figura di coordinamento FGDM per facilitare la partecipazione della famiglia e la riunione familiare. La rete scelta dalla famiglia, la figura di coordinamento e chi aveva effettuato l’invio partecipavano a una riunione familiare in cui si condividevano le informazioni. Le figure professionali lasciavano poi la riunione e la famiglia elaborava i propri piani durante il «tempo riservato alla famiglia». Le figure professionali rientravano quindi nella riunione per esaminare e approvare il piano, la cui attuazione diventava responsabilità della famiglia. La figura professionale che aveva effettuato l’invio era poi incaricata di riesaminare e monitorare il piano familiare insieme alla famiglia (Edwards and Parkinson 2019).

L’FGDM nella storia e nel mondo

Nei paesi con popolazioni indigene o etniche minoritarie, l’FGDM è stato utilizzato come forma di pratica riparativa che tiene conto di storie complesse e oppressive, con l’obiettivo di contrastare l’oppressione sistemica e istituzionale subita dalle famiglie minoritarie coinvolte in procedimenti di tutela dell’infanzia (Marcynyszyn et al., 2012; Drywater-Whitekiller 2014).

I risultati sul successo con cui l’FGDM è stato trasposto da una cultura e da un contesto all’altro sono contrastanti. Secondo una parte della letteratura, l’FGDM è un processo culturalmente flessibile e sensibile, attento ai bisogni dei gruppi emarginati e delle minoranze etniche, in particolare a fronte della loro sovrarappresentazione nei sistemi di accoglienza e delle eredità postcoloniali negative (McCrae and Fusco 2010; Ney, Stoltz and Maloney 2013; Roby et al. 2015). Altre voci invitano alla cautela prima di presumere che l’FGDM sia di per sé culturalmente appropriato per tutti i gruppi etnici e culturali minoritari. Simili presupposti rischiano di diluire i valori e i bisogni di specifici gruppi culturali, trattando bisogni culturali molteplici come se potessero essere affrontati tutti nello stesso modo (Chand and Thoburn 2005; Godinet et al., 2010; Rauktis, Huefner and Cahalane 2011; Cohen and Gershon 2015; Tauri 2015).

I risultati sull’efficacia dell’FGDM rispetto alle sedi guidate dal servizio sociale, in termini di esiti per il benessere dell’infanzia, sono contrastanti. Mentre alcuni studi hanno rilevato che non otteneva esiti migliori per il benessere dell’infanzia né riduceva i tassi di nuova segnalazione (Dijkstra et al. 2018, 2019), altri dimostrano che l’FGDM produce solidi esiti a breve termine. L’FGDM è stato associato a una pianificazione della stabilità più rapida, a un minor numero di collocamenti e a tassi di recidiva più bassi (Onrust, Romijn and De Beer 2015; Labrenz and Fong 2016; Rapaport, Poirier Baiani and Manthorpe 2019; Sen and Webb 2019; Olson 2020). Sono stati riscontrati anche benefici per le figure professionali e per i servizi, tra cui carichi di lavoro migliori, sensibilità culturale, collaborazione ed efficienza economica (Baffour 2006; Roby et al., 2015; Barn and Das 2016; Tew 2019; Olson 2020). Nel Regno Unito, uno studio controllato randomizzato di Taylor et al. (2023a) conferma l’efficienza economica dell’FGDM e la riduzione dei tassi di collocamento fuori famiglia.

Nonostante i dibattiti nella letteratura sugli esiti attribuibili all’FGDM, il suo valore e i suoi tassi di soddisfazione particolarmente elevati sono evidenti (Frost, Abram and Burgess 2014a; Ahn, Hartzel and Shaw 2018). L’FGDM presenta benefici chiave, tra cui, ma non solo, una maggiore partecipazione e un maggiore coinvolgimento della famiglia nella vita del bambino o della bambina (Marcynyszyn et al., 2012; Creemers et al., 2017), un senso di empowerment per le famiglie (Bredewold and Tonkens 2021) e un risparmio di tempo nel garantire ai minori progetti di stabilità o il ricongiungimento familiare (Labrenz and Fong 2016; Olson 2020).

L’FGDM con l’infanzia e le famiglie in Scozia

In Scozia l’FGDM è utilizzato in modo più ampio che soltanto con persone provenienti da contesti razzialmente emarginati. I lavori di Mitchell (2020, 2021, 2022) mostrano che in alcuni enti locali scozzesi l’FGDM è un processo ben radicato, che affronta questioni complesse come la mancanza di riconoscimento che bambini, bambine e giovani sperimentano spesso da parte del servizio sociale, e che lascia spazio a ciò che le famiglie considerano i propri esiti. Per creare un ambiente che riconosca adeguatamente le famiglie in questo modo, la pratica fondata sulla relazione è essenziale (Critchley and Mitchell 2021). L’FGDM è individuato come un processo che facilita e rende possibile la pratica fondata sulla relazione, consentendo un adeguato riconoscimento delle risorse e degli esiti. Mackay (2003) ha inoltre riscontrato che l’FGDM offriva benefici chiave a giovani che avevano commesso reati, seguiti dallo Scottish Children’s Hearing System, grazie a un approccio riparativo e meno punitivo.

I principi alla base dell’FGDM/FGC sono inoltre in sintonia con i valori scozzesi in materia di benessere dell’infanzia. In quanto approccio concepito originariamente per contrastare il razzismo istituzionale subito dalle famiglie maori, le FGC sono molto in linea con l’idea di dare priorità ai legami di parentela e all’identità (Edwards and Parkinson 2019), un’idea che si ritrova anche nell’approccio scozzese al benessere dell’infanzia (Burgess et al., 2010). L’FGDM trova quindi risonanza nel contesto scozzese, in particolare rispetto all’approccio fondato sulle risorse del Children’s Hearings System. In questo senso, l’FGDM/FGC riflette impegni scozzesi più ampi verso approcci fondati sulla relazione, orientati alla comunità e il meno interventisti possibile.

A riprova della sua affinità con le pratiche scozzesi rivolte all’infanzia e alle famiglie, esiste un quadro legislativo e politico sempre più ampio a sostegno dell’offerta di FGDM. Il Children and Young People (Scotland) Act 2014 stabilisce che i servizi forniti alle famiglie i cui figli e figlie sono «a rischio di essere presi in carico» rappresentano una componente fondamentale dell’attuazione di un approccio preventivo (Scottish Government 2016). Vi è l’obbligo di affrontare i problemi in una fase più precoce, prevenendo così la necessità di interventi più incisivi nella vita del bambino o della bambina, come l’accoglienza da parte dell’ente locale e i provvedimenti giudiziari formali (Scottish Government 2016). Nell’ambito di questi requisiti preventivi, l’FGDM figura tra i servizi pertinenti che gli enti locali hanno l’obbligo di fornire.

Più di recente, «The Promise» ha creato un precedente ancora più forte per l’FGDM in tutta la Scozia. «The Promise» è un impegno del governo scozzese nei confronti della Independent Care Review (2020), che mira a garantire che l’infanzia e le sue famiglie siano al centro dei processi decisionali e che gli interventi preventivi assicurino, ove possibile, che i minori restino nella propria famiglia in sicurezza, circondati da affetto e rispetto. La risposta della Scozia ai fondamenti posti da «The Promise» consiste nel garantire a ogni minore e alla sua famiglia un sostegno fondato sui diritti, come l’FGDM. L’FGDM trova così riscontro nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (UNCRC), ora recepita anche nella legislazione scozzese (McCall-Smith 2023).

In risposta a queste crescenti aspettative legislative e politiche, un ente locale scozzese semirurale ha incaricato un partner del terzo settore, Children First, di realizzare un progetto pilota di FGDM per le famiglie coinvolte in procedimenti di tutela dell’infanzia sul proprio territorio. Nell’ambito del progetto pilota è stato introdotto un percorso di invio automatico all’FGDM per tutti i minori sottoposti a procedimenti di tutela. Durante il progetto pilota, sedici famiglie sono state inviate all’FGDM perché un figlio o una figlia risultava nel registro di tutela dell’infanzia. Di queste sedici famiglie, nove hanno completato il processo di FGDM. L’ente locale e Children First hanno quindi commissionato una valutazione dell’attuazione del progetto pilota, per esaminarne le sfide e le opportunità. Questo articolo presenta i risultati di tale valutazione.

Metodi

Disegno e obiettivi dello studio

La valutazione intendeva esaminare le esperienze delle persone coinvolte nel progetto pilota di FGDM. Gli obiettivi erano:

  1. Esplorare l’esperienza vissuta da famiglie e minori della tutela dell’infanzia e dell’FGDM, indagando il grado di coinvolgimento e di controllo percepito.
  2. Comprendere l’esperienza delle figure professionali coinvolte nel progetto pilota, tra cui assistenti sociali, responsabili della revisione dei casi di tutela (child protection reviewing officers, CPRO), rappresentanti della dirigenza e figure di coordinamento FGDM.
  3. Esplorare se e in che modo il progetto pilota abbia risposto alle aspirazioni di «The Promise».

Campionamento e reclutamento

L’invito a partecipare allo studio è stato rivolto a tutte le nove famiglie che hanno completato l’FGDM, all’assistente sociale di riferimento, alla figura di coordinamento FGDM e alla persona CPRO. Il reclutamento di familiari e giovani è stato curato da una figura di coordinamento della partecipazione di Children First; quello delle figure professionali dall’équipe di ricerca universitaria, tramite i contatti forniti dall’ente locale partecipante e da Children First. Tra le nove famiglie invitate e le figure professionali loro assegnate, ha partecipato almeno un membro della famiglia o una figura professionale per sette famiglie. Il campione finale rappresentava quindi sette delle nove famiglie che hanno completato il progetto pilota.

Con questi metodi di campionamento ragionato sono state reclutate ventiquattro persone partecipanti. Il campione finale comprendeva undici figure professionali: figure di coordinamento FGDM (n = 3), assistenti sociali (n = 4), CPRO (n = 3) e una persona responsabile di servizio (n = 1), e 13 familiari: genitori (n = 8), membri della famiglia allargata (n = 3) e giovani (n = 2).

Raccolta e analisi dei dati

Le interviste semistrutturate con le persone partecipanti del mondo professionale sono state condotte dall’équipe di ricerca dell’università incaricata. Il contenuto di queste interviste comprendeva l’esperienza di partecipazione al progetto pilota, il suo impatto sulla pratica quotidiana e la misura in cui la sua attuazione ha contribuito a realizzare le aspirazioni di «The Promise». Queste interviste sono state condotte e registrate tramite Microsoft Teams. Le interviste con familiari e giovani sono state condotte da una figura di coordinamento della partecipazione di Children First, in modo che a contattare famiglie e minori fosse una persona a loro familiare. Le interviste con le persone giovani consistevano in una conversazione adatta all’età e alla fase di sviluppo sulla loro esperienza della riunione, sulla misura in cui si erano sentite al sicuro, ascoltate e al centro della riunione, e su come, eventualmente, le cose fossero cambiate per loro dopo la riunione. Le interviste con i familiari riguardavano le loro opinioni ed esperienze sia delle procedure di tutela sia dell’FGDM, la misura in cui avevano sentito che la loro voce veniva ascoltata e quale differenza, se ve n’era una, l’FGDM avesse fatto per la loro esperienza e per la vita del figlio o della figlia. Due familiari hanno scelto di esprimere le proprie opinioni per iscritto anziché attraverso un’intervista registrata. Tutte le altre interviste sono state audioregistrate e trascritte integralmente dall’équipe di ricerca.

Le trascrizioni così ottenute sono state sottoposte ad analisi tematica secondo l’approccio in sei fasi di Braun e Clarke (2022): in primo luogo, ci si è familiarizzati con i dati attraverso letture ripetute. In secondo luogo, sono stati generati codici iniziali sull’insieme dei dati. In terzo luogo, i codici sono stati organizzati in temi potenziali. In quarto luogo, i temi sono stati rivisti e perfezionati per garantirne coerenza e consistenza. In quinto luogo, i temi sono stati chiaramente definiti e denominati. Infine, i temi sono stati presentati, supportati da estratti pertinenti dei dati.

Approvazione etica

L’approvazione etica è stata rilasciata dal Comitato etico della School of Law and Social Science della Robert Gordon University (numero di riferimento 212210), nonché dall’ente benefico Children First. Children First si è avvalsa di una figura di coordinamento della partecipazione appositamente formata per sostenere la progettazione, la raccolta del consenso e la conduzione delle interviste con le persone giovani. Ai minori è stato spiegato lo scopo dell’intervista con un linguaggio adatto all’età e alla fase di sviluppo; il loro consenso a partecipare è stato raccolto verbalmente, così come quello dei genitori o di chi se ne prende cura, che hanno ricevuto anche informazioni verbali sulla partecipazione dei figli e delle figlie alla ricerca. Tutte le persone partecipanti adulte hanno ricevuto schede informative sullo scopo della valutazione, sul diritto di ritirarsi o di rifiutarsi di rispondere alle domande, e sulla gestione e il trattamento dei dati. Sono state predisposte schede informative diverse per familiari e per figure professionali, per riflettere il diverso contesto etico e le diverse conseguenze personali della loro partecipazione. A tutte le persone partecipanti è stato chiesto di indicare di aver compreso le informazioni, confermando il proprio consenso verbalmente o per iscritto mediante la firma di un modulo di consenso.

Risultati

I nostri risultati hanno mostrato che, pur essendo state individuate numerose difficoltà nell’integrare l’FGDM nel contesto delle procedure di tutela dell’infanzia esistenti, la percezione era unanime: l’FGDM è un processo che vale la pena e per il quale il bisogno permane. Dallo studio sono emersi quattro temi chiave: (1) voce ed empowerment, (2) imparare e lavorare insieme, (3) diritti e uguaglianza, (4) percezioni divergenti e traduzione degli esiti. Attraverso questi temi discutiamo il modo positivo in cui l’FGDM è stato vissuto, in particolare rispetto alle sedi di tutela dell’infanzia, le sfide e le opportunità che ha comportato e il modo in cui ha messo in luce percezioni e interpretazioni molto diverse del cambiamento e degli esiti tra figure professionali e famiglie.

Voce ed empowerment

Grazie all’FGDM, le persone partecipanti delle famiglie hanno sperimentato un maggiore senso di avere voce, accompagnato da speranza nel futuro e da un atteggiamento più positivo verso i processi di tutela in corso, prima vissuti come fonte di ansia e difficili da affrontare:

Non credo che avremmo un piano per riportare [neonato] a casa se non fosse stato per [figura di coordinamento FGDM]. Sento che adesso c’è un po’ di speranza, anche se non abbiamo ancora una data per riaverlo con noi. Almeno ho la sensazione che adesso la gente mi ascolti (Partecipante familiare 1).

Sia le persone partecipanti professionali sia quelle delle famiglie hanno riconosciuto che il fatto che il servizio di FGDM non fosse erogato da una figura professionale con mandato istituzionale (come l’assistente sociale) contribuiva ad accrescere il senso delle famiglie di avere voce. Si percepiva come più facile stabilire fiducia con figure professionali non istituzionali, e mantenere un dialogo aperto e sincero, che con il personale del servizio sociale:

…lo fa chi non ha un ruolo istituzionale. Arriva loro un’atmosfera diversa. Quindi, sai… le famiglie magari parlano di cose nel processo decisionale di gruppo familiare di cui non parlerebbero mai e poi mai con il servizio sociale (Partecipante assistente sociale 4).

Un linguaggio fondato sulle risorse e vicino alle famiglie, soprattutto nella riunione familiare, è stato determinante per rendere la riunione più piacevole rispetto alle riunioni condotte dal servizio sociale. Le persone partecipanti delle famiglie hanno riflettuto sul linguaggio incentrato sui deficit usato nelle conferenze di tutela dell’infanzia:

Di solito finisco per piangere dopo… In quelle riunioni non dicono mai niente di buono su di me. Alla riunione familiare abbiamo potuto parlare di quello che c’era di buono nella nostra famiglia (Partecipante familiare 1).

L’FGDM ha anche aiutato l’infanzia a sentirsi coinvolta nelle decisioni che la riguardavano. Le persone giovani hanno apprezzato l’opportunità di essere ascoltate dalle proprie famiglie e di essere al centro di una sede decisionale:

Mi dava un senso di sicurezza. Sentivo che tutti ascoltavano e che… tutti cominciavano a capire e questo, questo ha reso la vita molto più facile (Partecipante giovane 1).

La voce dell’infanzia è rimasta al centro del processo di FGDM grazie alle relazioni costruite con le figure di coordinamento FGDM, che hanno dedicato tempo a entrare in relazione con le persone giovani per creare fiducia, rafforzarne la sicurezza in sé e migliorarne le capacità comunicative. Oltre all’espressione verbale, sono stati usati metodi non verbali per permettere all’infanzia di esprimere le proprie opinioni e di sentirsi inclusa. Questi sforzi, uniti al vedere le proprie famiglie collaborare a piani per il loro benessere, sono stati percepiti come un miglioramento del benessere emotivo di bambini e bambine:

Penso che sia davvero importante che [la figura di coordinamento] gli abbia personalizzato il piano, proprio per lui. … voleva un disegno molto preciso, tipo Superman, sul suo piano, e questo in qualche modo lo ha fatto sentire, credo, coinvolto, e così abbiamo potuto avere qualcosa di visivo a cui aveva contribuito lui… Penso davvero… che sia stata una svolta enorme per lui essere a quella riunione… è venuto in giacca e cravatta e tutto, quindi… era chiaramente molto importante per lui. È stato davvero tenero (Partecipante assistente sociale 2).

Le relazioni professionali positive sono state percepite come fondamentali perché le famiglie si sentissero ascoltate. Mentre alcune famiglie avevano un rapporto solido con l’assistente sociale di riferimento, il che favoriva un migliore coinvolgimento nell’FGDM, altre avevano relazioni difficili. L’FGDM era visto come un’occasione per migliorare relazioni tese, anche se non sempre con successo: alcune figure professionali hanno ritenuto che abbia acuito le divisioni:

Molto negativa. E perché penso che probabilmente la famiglia avesse la sensazione che il processo decisionale di gruppo familiare avrebbe fatto qualcosa che non ha fatto. E ha davvero fatto fare un passo indietro alla nostra relazione, di sei mesi buoni. Ehm, quindi non è stato positivo. Purtroppo sembrava un po’ un «noi contro loro» (Partecipante assistente sociale 4).

Benché le percezioni fossero unanimi nel ritenere che l’FGDM potesse accrescere il senso di avere voce e l’empowerment, il processo comportava anche delle difficoltà, soprattutto nel contesto di un intervento di tutela in corso, in cui le tensioni tra le famiglie e l’assistente sociale di riferimento potevano essere già alte. In questo senso, il personale del servizio sociale percepiva l’FGDM come qualcosa che funziona da qualche parte, in lontananza, mentre la sua priorità principale restava legata alle responsabilità istituzionali di tutela e protezione dell’infanzia.

Imparare e lavorare insieme

L’attuazione del progetto pilota ha richiesto un apprendimento molteplice, sia alle famiglie sia alle figure professionali. Uno degli insegnamenti chiave emersi è stato il tempo necessario per coinvolgere le famiglie e prepararle all’FGDM. È emerso che molte famiglie, a causa di esperienze negative pregresse e intergenerazionali con i servizi sociali, unite a un intervento di tutela in corso, non avevano fiducia nel sistema. Questo cinismo ha inciso sulla motivazione iniziale dei familiari a impegnarsi nell’FGDM. Le figure di coordinamento hanno quindi dovuto dedicare molto tempo al tentativo di abbattere le barriere di atteggiamento che le famiglie avevano nei confronti dei servizi:

…molte delle famiglie che abbiamo avuto sono nel sistema da tanto, tantissimo tempo e… ho percepito un senso di rassegnazione o, sai, di partecipare al processo sapendo che per il servizio sociale è solo una casella da spuntare… (Partecipante coordinamento 2).

Dal punto di vista dei familiari, l’invito a intraprendere l’FGDM e l’assegnazione di una nuova figura di riferimento risultavano a volte opprimenti, soprattutto in un contesto di numerose riunioni in corso e di molte figure professionali. Il peso di partecipare a un’ulteriore riunione ha contribuito a una iniziale riluttanza dei familiari verso il processo:

Di sicuro la situazione di ognuno è diversa, ma di sicuro nel nostro caso… avevamo un sacco di altre figure professionali con cui dovevamo, sai, fissare date e orari per le riunioni, a volte incontravamo, sai, tre figure professionali diverse in un giorno ed era un po’ scoraggiante ed era tutto un po’ confuso, a dire il vero (Partecipante familiare 4).

Pur avendo espresso scarsa motivazione a intraprendere un altro processo fatto di riunioni, i familiari hanno spiegato che la prima riunione di FGDM è stata decisiva per cambiare questa percezione. In questo senso, tutte le persone partecipanti delle famiglie hanno descritto la riunione di FGDM come un processo sicuro e piacevole, che consiglierebbero ad altre famiglie. Le famiglie hanno sottolineato che la chiave era fidarsi delle figure professionali che le sostenevano e dare una possibilità al processo:

Direi solo che sono lì per aiutare e per fare domande se hai dei dubbi, e semplicemente fidati di quello che cercano di fare, fidati del processo perché ha, ha dei lati positivi e può riunire le famiglie e può ricostruire ponti spezzati… ascolta semplicemente quello che hanno da dire, perché aiuta davvero (Partecipante familiare 2).

Benché la valutazione non abbia previsto interviste con assistenti sociali che non avevano effettuato invii, tra il personale del servizio sociale e le figure di coordinamento FGDM partecipanti si percepiva che a chi non inviava potesse mancare fiducia nel processo di FGDM. Si è riconosciuto che, dato il pesante carico di lavoro legato all’iscrizione nel registro di tutela dell’infanzia, nonché i problemi di organico che si osservavano nell’ente locale all’epoca del progetto pilota, il personale del servizio sociale poteva temere un aumento del carico di lavoro e la cessione del controllo alle famiglie:

Non so se le persone possano essere in ansia per, tipo, non sentirsi in controllo del processo in quanto assistente sociale. Perché forse ho l’impressione di averlo colto un po’ nelle discussioni con altre persone del servizio (Partecipante assistente sociale 2).

Le percezioni relative a una possibile ansia e alla perdita di controllo rientrano dunque nelle riflessioni più ampie sulle dinamiche di potere nelle procedure istituzionali del servizio sociale, e sull’FGDM come processo che mira a metterle in discussione. Sia le figure di coordinamento sia le persone partecipanti con qualifica di assistente sociale hanno ritenuto che, se il progetto pilota dovesse entrare stabilmente nella pratica di tutela dell’infanzia, il personale avrebbe bisogno di indicazioni e formazione chiare, oltre che di una comunicazione e di uno scambio di conoscenze continui:

Penso che sia essenziale che le figure di coordinamento si sentano guidate e sostenute, quindi continuare così e sì, far conoscere meglio al personale del servizio sociale il processo e come funziona (Partecipante coordinamento 1).

Diritti e uguaglianza

Sono emersi risultati chiave sul ruolo dell’FGDM nel rendere effettivi i diritti e l’uguaglianza di minori e famiglie. Le persone partecipanti con qualifica di assistente sociale, comprese le persone CPRO e la direzione del servizio, hanno riconosciuto che il semplice fatto di offrire alle famiglie la possibilità di decidere se partecipare o meno all’FGDM era un modo per ridurre gli squilibri di potere che esistono nei contesti di tutela dell’infanzia. Offrire l’FGDM era quindi visto come uno strumento per aiutare le famiglie a esercitare i propri diritti genitoriali in un processo in cui spesso si ha la sensazione che tali diritti siano a rischio. In effetti, buona parte del personale del servizio sociale e delle persone CPRO ha osservato che l’impostazione dell’FGDM fondata sui diritti era in linea con i propri valori professionali:

Perché in fondo chiunque ha diritto a una famiglia, no? Ed è quello il punto, perché anche, anche dal punto di vista del servizio sociale, i nostri interventi dovrebbero essere limitati e io credo fermamente che non si voglia, sai, che lo Stato o chiunque altro intervenga nelle famiglie e nelle decisioni che prendono, è una cosa davvero invasiva. Quindi penso che rispettare questo e aiutare le famiglie a trovare il proprio modo di sostenere… lo sostengo con convinzione (Partecipante CPRO 3).

Le persone partecipanti delle famiglie hanno spiegato che l’intervento del servizio sociale, in particolare quando riguarda la tutela dell’infanzia, è comunemente vissuto come autoritario, il che contribuisce a esperienze negative nel lavoro con i servizi sociali. Ciò che l’FGDM ha offerto è stato un modo per eliminare lo squilibrio di potere che accompagna i processi di tutela dell’infanzia:

…il fatto che non sia l’assistente sociale, diciamo, ti dà la migliore possibilità di parlare di come ti senti… So che è una cosa un po’ autoritaria, non voler andare dall’assistente sociale e cose del genere. Quindi è un altro canale da cui puoi entrare e inserirti nel processo senza avere la sensazione che sia, tipo, troppo autoritario, diciamo (Partecipante familiare 11).

Si è ritenuto inoltre che l’FGDM contribuisse a rendere effettivo il diritto alla famiglia, sostenendo il senso di identità dell’infanzia grazie alla preservazione dei legami familiari. In questo senso, l’FGDM era visto come un sostegno ad aspirazioni chiave della politica «The Promise», come il diritto di ogni minore a mantenere i legami familiari, in particolare con fratelli e sorelle (Independent Care Review 2020). Tuttavia, alcune persone partecipanti del servizio sociale hanno ritenuto che l’FGDM non bastasse a realizzare le aspirazioni di «The Promise», sottolineando il peso della carenza di personale, dei fattori di contesto e dei vincoli di finanziamento e di risorse:

…paghiamo migliaia e migliaia di sterline al mese per collocare i minori fuori dal [territorio dell’ente locale]. Perché non avere, tipo, delle unità… familiari, una specie di strutture residenziali dentro il [territorio dell’ente locale]? … Così restano nella loro comunità, possono continuare ad andare alla stessa scuola, o possono andare in una scuola che magari è a mezz’ora invece di trasferirsi a un’ora, due ore di distanza… E penso che questo vada affrontato e finché non verrà affrontato non riusciremo mai a mantenere fino in fondo The Promise (Partecipante assistente sociale 3).

Percezioni divergenti e traduzione degli esiti

Ci sono state differenze significative nel modo in cui famiglie e figure professionali interpretavano le difficoltà e il cambiamento positivo. Le famiglie descrivevano problemi come una cattiva comunicazione nella cogenitorialità, mentre il personale del servizio sociale inquadrava le difficoltà con un linguaggio professionale allineato alle categorie di iscrizione nel registro di tutela dell’infanzia, come la violenza domestica o l’abuso di sostanze. Il personale del servizio sociale metteva spesso in discussione la tempistica degli invii all’FGDM, determinati da percorsi organizzativi di invio automatico anziché dalla propria valutazione professionale. Anche le percezioni del rischio variavano. Il personale del servizio sociale non sempre percepiva un cambiamento sufficiente, mentre le famiglie percepivano una comunicazione migliore, una struttura più chiara per il figlio o la figlia e una riduzione dei conflitti familiari:

Adesso parliamo di più, siamo sulla stessa lunghezza d’onda invece di darci la colpa a vicenda. Abbiamo concordato cosa deve fare lui e quando, e quali sono i limiti. Chiunque di noi può prendere il telefono e sa cosa ci si aspetta da ogni persona. Però c’è ancora strada da fare (Partecipante familiare 5).

Nonostante le differenze nella percezione della riduzione del rischio, si riteneva che il fatto che fosse la famiglia a guidare il piano potesse renderlo più sostenibile, perché è più probabile che le famiglie rispettino un piano elaborato da loro anziché imposto dal servizio sociale. Malgrado le speranze di un piano più sostenibile nel lungo periodo, alcune figure del servizio sociale hanno giudicato i piani familiari insostenibili o irrealistici alla luce delle preoccupazioni presenti per il benessere del minore:

…non è un piano realistico ed è stato quasi come se avessero mano libera su cose che, sai, io da professionista sapevo che non avrebbero mai soddisfatto le aspettative… (Partecipante assistente sociale 3).

Anche tra figure professionali con e senza mandato istituzionale vi erano differenze nella percezione dell’impatto dell’FGDM. Mentre il personale con mandato istituzionale disponeva di parametri espliciti per valutare se fosse avvenuto un cambiamento sufficiente nelle condizioni di vita del bambino o della bambina, le figure di coordinamento sembravano più flessibili e aperte nell’interpretare il cambiamento positivo:

…alcuni dei casi che secondo me erano andati piuttosto bene sotto molti aspetti, poi per il servizio sociale non erano stati un successo. Pensavano: be’, in realtà, sai, non è cambiato niente davvero. Ma voglio dire, dal mio punto di vista era diverso, tipo: no, in realtà, sai, questo cambiamento: in un caso il minore è riuscito a esprimere le sue opinioni e a ricavarne qualcosa, in un altro la fiducia in sé, sai, è cresciuta enormemente… (Partecipante coordinamento 2).

Oltre alle percezioni contrastanti sul ruolo dell’FGDM nel ridurre il rischio e nel favorire un cambiamento positivo, il personale del servizio sociale ha incontrato difficoltà nel monitorare il rischio e nell’approvare i piani FGDM in quanto unica figura professionale con mandato istituzionale coinvolta. A volte l’FGDM è diventato una sede scomoda per il personale del servizio sociale:

…può essere davvero conflittuale, e se fai questo come unica persona del servizio sociale e non hai nessuno che ti copra le spalle… come professionista non lavori a titolo individuale, hai un’équipe intorno… Nel processo decisionale di gruppo familiare sei lì senza nessuno, e poi devi sollevare queste questioni per conto tuo e magari hai tanti familiari, come è capitato a me, che ti bombardano di domande, con parecchia aggressività… È davvero difficile (Partecipante assistente sociale 4).

Per le persone partecipanti CPRO, l’FGDM poteva porre dilemmi etici e pratici, come la gestione di informazioni sensibili su membri della famiglia che non potevano essere divulgate per ragioni di protezione dei dati. Anche integrare i piani FGDM negli ordini del giorno istituzionali di tutela dell’infanzia si è rivelato difficile e fonte di confusione:

…una cosa che secondo me va chiarita… è dove si colloca il piano FGDM all’interno del piano del minore… ho visto esempi in cui questo ha reso meno chiare… le situazioni… Mi è capitata addirittura una riunione sul caso in cui era stato letteralmente inserito il piano FGDM nel piano del minore, e non quadrava neanche lì… Voglio dire, non ne veniva fuori una lettura molto buona del piano perché… non quadrava… non corrispondeva ai nostri indicatori di benessere (Partecipante CPRO 1).

Queste differenze chiave nella percezione del cambiamento e del rischio hanno messo in evidenza la necessità di tradurre aspettative ed esiti tra i gruppi di partecipanti. Ciò che alcune persone partecipanti consideravano un esito chiave, altre lo percepivano semplicemente come un beneficio. La novità del progetto pilota e la fase precoce della valutazione hanno inoltre reso difficile esprimere l’impatto dell’FGDM:

…è ancora piuttosto presto. Non credo che ci sia un impatto generalizzato. Be’, non credo di poter vedere prove di, di qualcosa di enorme, del tipo «oh mio Dio, è stato tutto meraviglioso da quando abbiamo questo FGDM». Non credo che ci sia questo. In parte perché… stiamo ancora trovando casi in cui non è stato nemmeno preso in considerazione (Partecipante CPRO 1).

Nonostante la difficoltà di concordare gli esiti o di attribuirli all’FGDM, vi era consenso sul fatto che i valori su cui si fonda l’FGDM gli conferissero un valore considerevole:

…spesso il processo di mediazione dell’FGDM permette alle famiglie di ricominciare a parlarsi, quando hanno litigato e non si parlano da molto tempo, e questo può riportare l’elemento di sostegno che era andato perso per, a volte, una lite sciocca, come diranno poi le persone stesse. Quindi… c’è un valore enorme in questo (Partecipante responsabile del servizio).

In questo senso, tutte le persone partecipanti si sono espresse a favore della prosecuzione dell’FGDM e dell’ampliamento dei criteri di accesso, per raggiungere più famiglie con bisogni diversi. Un risultato chiave è stata l’importanza della tempistica: in molti casi si è sottolineata la necessità di offrire l’FGDM quando le famiglie sono nelle condizioni migliori per impegnarsi e trarne beneficio. Il personale del servizio sociale ha osservato che lo scarso impatto positivo derivava spesso dal fatto che le famiglie erano in crisi o affrontavano problemi complessi. Le persone partecipanti professionali hanno sostenuto la necessità di offrire l’FGDM prima, ancora prima della tutela dell’infanzia o di un intervento istituzionale, e così anche le persone partecipanti delle famiglie:

Non sapevo nemmeno che esistesse [il servizio FGDM], penso che l’FGDM dovrebbe essere offerto a scuola, prima ancora di arrivare al servizio sociale. Sarebbe stato bello averlo prima ancora di arrivare a questo punto… (Partecipante familiare 1).

Pur riconoscendo che offrire l’FGDM nella fase di tutela dell’infanzia è di per sé un intervento preventivo per evitare collocamenti fuori famiglia o il ricorso a provvedimenti giudiziari, le persone partecipanti hanno ritenuto che sarebbe utile anche prima. La necessità dell’FGDM in una fase più precoce è stata una percezione condivisa all’unanimità da tutti i gruppi di partecipanti, nonostante le differenze di percezione del rischio, degli esiti e del cambiamento.

Discussione

I nostri risultati rivelano differenze significative nel modo in cui famiglie e figure professionali interpretano ed esprimono le esperienze. Queste differenze di esperienza e di valutazione tra figure professionali e famiglie concordano con precedenti ricerche sull’FGDM nei contesti di tutela dell’infanzia (Burns and Fruchtel 2014). Mitchell (2020) ha individuato una distinzione tra esiti personali ed esiti professionali, entrambi fondamentali, e l’FGDM offre uno spazio in cui entrambi possono essere ascoltati. Ciò mette in luce lo scarto tra i sistemi che plasmano il linguaggio e le soglie della tutela dell’infanzia e le percezioni interne ai mondi personali delle famiglie (Hayes and Houston 2006).

Le esperienze negative, passate e attuali, con i servizi sociali, e in particolare con i processi di tutela dell’infanzia, incidono profondamente sulla disponibilità delle famiglie a impegnarsi in nuovi processi come l’FGDM (Ney, Stoltz and Maloney 2013). Se il nostro studio ha rilevato che in alcuni casi l’FGDM era percepito come un fattore di inasprimento delle tensioni nelle relazioni professionali, altre ricerche hanno mostrato che può colmare le distanze linguistiche e migliorare le relazioni tra famiglie e figure professionali (Mitchell 2021). L’FGDM offre uno spazio in cui gli esiti non sono determinati soltanto da procedure, categorie e linguaggio professionali, lasciando invece posto alle interpretazioni della famiglia, ai suoi mondi della vita e al suo linguaggio preferito (Hayes and Houston 2006; Mitchell 2020, 2021). Il nostro studio ha quindi evidenziato contraddizioni qualitative riguardo all’impatto dell’FGDM sulle relazioni professionali.

Dati recenti confermano ulteriormente i benefici relazionali e partecipativi dell’FGDM. Uno studio scozzese ha rilevato che, dopo una FGC, le persone partecipanti hanno sperimentato relazioni migliori con le figure professionali, un maggiore senso di riconoscimento e più fiducia nel rapportarsi con i servizi (Mitchell et al., 2018). Le famiglie danno valore agli esiti legati alla fiducia, alla comunicazione e al cambiamento relazionale, e non soltanto agli indicatori formali di benessere dell’infanzia. Questi risultati sono rafforzati dal recente studio controllato randomizzato su larga scala sulle FGC nella fase che precede i procedimenti giudiziari in Inghilterra, che ha dimostrato come minori e famiglie inviate a una FGC avessero una probabilità significativamente minore di arrivare a un procedimento di affidamento ai servizi rispetto a chi riceveva i servizi abituali (Taylor et al., 2023a). Nel complesso, questi dati suggeriscono che l’FGDM/FGC può essere inteso non solo come un meccanismo per ridurre l’intervento istituzionale, ma anche come una pratica relazionale capace di rafforzare collaborazione, riconoscimento e fiducia tra famiglie e figure professionali all’interno dei sistemi di tutela dell’infanzia.

La difficoltà espressa nel sapere come misurare il cambiamento e l’impatto legati all’FGDM trova riscontro nei dibattiti della letteratura (De Jong and Schout 2018; Lalayants et al., 2022). Mentre le persone partecipanti del servizio sociale del nostro studio ritenevano che i piani nati dal processo di FGDM potessero essere più sostenibili e duraturi di quelli imposti dal servizio sociale, la letteratura discute la durata degli esiti ottenuti con l’FGDM rispetto ai processi guidati dal servizio sociale. Diverse ricerche hanno sottolineato che in molti casi gli esiti ottenuti con l’FGDM erano di breve e non di lungo periodo (Weigensberg, Barth and Guo 2009; Dijkstra et al., 2019).

Nonostante l’incertezza nell’attribuire esiti all’FGDM, la soddisfazione delle famiglie per il processo è stata particolarmente elevata. Le famiglie hanno apprezzato il suo approccio fondato sulle risorse, in contrasto con processi di tutela incentrati sui deficit. Le figure professionali hanno associato l’FGDM ai propri valori professionali centrati sui diritti. In effetti, la letteratura ha mostrato che, quando i modelli di intervento del servizio sociale sono in linea con i valori fondamentali del servizio sociale e li riflettono, come l’empowerment e l’attenzione alle risorse, i tassi di soddisfazione sono in genere più alti (Walsh and Lord 2004; Caiels, Milne and Beadle-Brown 2021). Analogamente, ricerche precedenti indicano l’elevata soddisfazione delle persone partecipanti come un indicatore chiave del valore dell’FGDM, pur nella difficoltà di collegarla esplicitamente a esiti di lungo periodo (Sundell, Vinnerljung and Ryburn 2001; Frost, Abram and Burgess 2014b). Anche l’idea che la soddisfazione delle famiglie sia uno dei principali benefici dell’FGDM ha suscitato risposte contrastanti tra le persone partecipanti. Una parte del personale del servizio sociale riteneva che l’FGDM non cambiasse né migliorasse in modo sostanziale la situazione del bambino o della bambina; un’altra, che aiutasse a ridurre il rischio grazie all’inclusione e alla costruzione di una rete di sostegno che consentiva. All’unanimità, indipendentemente dalla loro esperienza personale, le persone partecipanti delle famiglie e del mondo professionale hanno ritenuto che l’FGDM migliorasse il vissuto del processo con cui si affrontano le preoccupazioni per il benessere dell’infanzia, e la soddisfazione per tale processo, rispetto alle conferenze di tutela dell’infanzia.

Resta aperto il dibattito sul fatto che un’elevata soddisfazione basti da sola a giustificare l’uso continuativo dell’FGDM in contesti in cui gli esiti per il benessere dell’infanzia non sono chiari. È stato sostenuto che nei servizi sociali ordinari l’impatto e gli esiti si misurano in base alle azioni e alle risposte che seguono le riunioni di tutela, più che in base alla riunione in sé (Morris and Connolly 2012). Ciò contrasta con l’FGDM, in cui la riunione e i suoi elevati tassi di soddisfazione fungono spesso da misura del successo, più che le azioni successive della famiglia.

Diverse ricerche hanno quindi sostenuto che vi sono difetti metodologici nel modo in cui l’FGDM è stato valutato in quanto processo: l’uso degli studi controllati randomizzati è messo in discussione perché la complessa pratica dell’FGDM è difficile da controllare e perché le dimensioni dei campioni degli studi precedenti sono spesso insufficienti per trarre conclusioni solide e comportano un alto rischio di distorsione (Schout 2022). Sono stati pertanto proposti metodi di valutazione alternativi per ovviare alle carenze metodologiche riscontrate nella misurazione dell’impatto dell’FGDM, tra cui la valutazione di processo con gruppi più piccoli, la definizione di chiare misure di fedeltà ai modelli utilizzati e il ricorso a più linee di indagine (De Jong and Schout 2018; Edwards et al., 2020; McGinn et al., 2020).

Nel presente studio, personale del servizio sociale e famiglie hanno espresso una forte affinità di valori con l’FGDM, riflesso dei principi di «The Promise» scozzese. «The Promise» rafforza la pertinenza dell’FGDM nel contesto scozzese grazie all’enfasi su un sostegno relazionale guidato dalla famiglia. Anziché concentrarsi principalmente sulla gestione del rischio e del deficit, «The Promise» sostiene che le famiglie debbano essere messe in condizione e sostenute nel prendere decisioni che mantengano i loro figli e le loro figlie al sicuro e in grado di crescere bene. Questa impostazione è in stretta sintonia con i principi dell’FGDM/FGC, che mirano a fare delle famiglie parti attive delle decisioni e a riconoscere le risorse, le relazioni e i mezzi presenti nelle reti familiari. In particolare, l’FGDM riflette l’idea che «l’impalcatura del sistema deve passare dalla gestione dei rischi e dei bisogni al sostegno alle famiglie perché trovino le proprie soluzioni» (Independent Care Review 2020, 55).

Limiti

Questo studio qualitativo, basato su interviste, è stato condotto con persone che avevano completato il progetto pilota, e i suoi risultati non sono quindi generalizzabili all’FGDM a livello nazionale o internazionale. Lo studio si è concentrato su famiglie inviate all’FGDM perché coinvolte in procedimenti di tutela dell’infanzia. Di conseguenza, i risultati potrebbero non riflettere le esperienze delle famiglie che partecipano all’FGDM senza essere sottoposte a un procedimento di tutela. In quanto valutazione di un progetto pilota, lo studio coglie un momento preciso e potrebbe non riflettere le percezioni definitive delle persone partecipanti. Il numero di partecipanti è stato limitato a causa di difficoltà di reclutamento. Nello studio vi erano pochi minori e giovani tra le persone partecipanti, perché la maggior parte dei minori per cui si sono tenute riunioni familiari aveva meno di cinque anni.

Conclusioni e implicazioni

Il nostro studio ha rilevato che l’FGDM è un processo prezioso, e le persone partecipanti si sono espresse a favore della sua prosecuzione e della sua estensione. Offrire l’FGDM prima, ancora prima che le difficoltà arrivino alla tutela dell’infanzia, è stato indicato come fondamentale per favorire il coinvolgimento e ridurre la possibilità che si sviluppino pregiudizi negativi a partire dalle esperienze passate e presenti delle famiglie con il servizio sociale. Ciò solleva importanti interrogativi su come salvaguardare l’impostazione dell’FGDM guidata dalla famiglia nel decidere i tempi della sua offerta. La ricerca futura dovrebbe quindi esplorare se la tempistica dell’FGDM nei contesti di tutela dell’infanzia incida sull’adesione, e come si possa mantenere la natura volontaria e fondata sui diritti dell’FGDM offrendolo al momento giusto per le famiglie. Allo stesso modo, i vincoli di risorse e la carenza di personale sono stati fattori significativi che hanno influito sulla capacità del personale del servizio sociale di inviare all’FGDM e di sostenerlo. Questi risultati suggeriscono che offrire l’FGDM in modo universale, attraverso la promozione pubblica e l’accesso diretto su iniziativa delle famiglie, potrebbe migliorare l’accesso precoce e rafforzarne l’impostazione emancipatrice, permettendo alle famiglie di scegliere il processo in autonomia.

Lo studio illustra inoltre la complessità e l’impatto profondo delle convinzioni interiorizzate e delle esperienze pregresse tra famiglie e sistemi di servizio sociale, e il modo in cui queste incidono sulla realizzazione di processi come l’FGDM. Ciò solleva interrogativi chiave sulla struttura attuale della tutela dell’infanzia e sullo spazio limitato per dialoghi fondati sulle risorse e sui diritti. Per esempio, ci si può chiedere se le procedure tradizionali di tutela dell’infanzia, per la loro natura che toglie potere, riducano la probabilità che l’FGDM venga accolto e portato a termine con successo, sia dalle famiglie sia dalle figure professionali.

Nel complesso, il nostro studio ha rilevato che le relazioni, la loro natura e il contesto in cui si svolgono hanno un impatto profondo sulla percezione e sull’esperienza di processi fondati sui diritti e guidati dalla famiglia come l’FGDM. Per garantire la realizzazione autentica di un approccio rivolto all’intera famiglia che promuova il benessere dell’infanzia, occorre offrire spazi relazionali sicuri in cui creare esperienze nuove e positive, tradurre il linguaggio e sanare le percezioni negative. Le conferenze di tutela dell’infanzia spesso non offrono la dinamica relazionale e il senso di sicurezza necessari. Sono necessarie ulteriori ricerche per esaminare la struttura attuale delle procedure di tutela dell’infanzia in Scozia e, più in generale, nel Regno Unito, come si possa offrire l’FGDM e come le famiglie vengano incoraggiate a prendere l’iniziativa nella decisione di parteciparvi. Lo studio indica ambiti chiave per future valutazioni, tra cui l’analisi comparativa degli esiti dell’FGDM a seconda che sia offerto prima o dopo la fase di tutela dell’infanzia, e la sperimentazione dell’FGDM come servizio universale.

Complexe Systémique: punti chiave

Per una lettura sistemica, questa valutazione scozzese è preziosa perché mostra un intervento preso nel sistema stesso che vorrebbe cambiare. Inserire automaticamente l’FGDM nelle procedure di tutela dell’infanzia significa chiedere a famiglie segnate da generazioni di sfiducia di fidarsi di un processo che proviene da quello stesso sistema, e chiedere a équipe sovraccariche di cedere una parte del controllo. Le famiglie vi trovano una voce, un linguaggio fondato sulle risorse, uno spazio in cui l’infanzia conta; una parte del personale del servizio sociale vi vede piani irrealistici e un isolamento scomodo di fronte alla rete familiare. Il cuore dell’articolo è questo scarto: famiglie e figure professionali non parlano degli stessi cambiamenti, e l’FGDM serve tanto a tradurre quanto a decidere. I limiti sono quelli di un piccolo progetto pilota: sette famiglie, soltanto due giovani e nessun follow-up a lungo termine. Per la pratica, la lezione è riflettere sul momento e sulla porta d’ingresso, ancora prima che sul contenuto della riunione. Da leggere insieme all’articolo di Mary Mitchell su ciò che la Family Group Conference insegna per ripensare gli esiti e allo studio sulle pratiche delle figure di coordinamento delle Family Group Conference.

Note dell’originale

Ringraziamenti. Desideriamo ringraziare Children First e l’ente locale associato per aver commissionato e sostenuto questa valutazione, e la CORRA Foundation per aver finanziato la ricerca. A tutte le persone giovani, alle famiglie e alle figure professionali: grazie per i punti di vista che ci avete offerto, nonché per il vostro impegno e il vostro tempo.

Conflitti di interesse. Chi firma l’articolo ha dichiarato di non avere potenziali conflitti di interesse in relazione alla ricerca, alla paternità e/o alla pubblicazione di questo articolo.

Finanziamento. Questa ricerca è stata finanziata dalla CORRA Foundation, nell’ambito di «The Promise».

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Traduzione non ufficiale in italiano di Implementing Family Group Decision-Making within statutory child protection social work in Scotland: Challenges and opportunities, di Joanna Santos-Petiot, Gary Spolander e Janine Bolger, The British Journal of Social Work, pubblicazione online anticipata (2026), doi: 10.1093/bjsw/bcag217, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (testo tradotto in italiano; dichiarazioni raggruppate nelle note). La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non ne rispondono; fa fede la versione originale.

Questa è una traduzione non ufficiale dell’articolo originale «Implementing Family Group Decision-Making within statutory child protection social work in Scotland: Challenges and opportunities», pubblicato in The British Journal of Social Work (2026) con licenza CC BY 4.0. Tradotto in italiano da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e adattato per la lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina; fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Santos-Petiot, J., Spolander, G., et Bolger, J. (2026). Implementing Family Group Decision-Making within statutory child protection social work in Scotland: Challenges and opportunities. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/implementing-family-group-decision-making-within-statutory-child-protection-social-work (Opera originale pubblicata nel 2026 in The British Journal of Social Work, pubblicazione online anticipata (2026); ripubblicata nel 2026 da The British Journal of Social Work, https://academic.oup.com/bjsw/advance-article/doi/10.1093/bjsw/bcag217/8836156)

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