Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Infant Mental Health Journal · Famiglia
Quattordici settimane, un giorno alla settimana, in un gruppo di madri o di padri, con pasti, trasporto e accudimento del bambino nella stanza accanto: è questo il formato di Mellow Babies nel Regno Unito. Un’équipe di Edimburgo ha intervistato al termine del programma 68 genitori alle prese con gravi difficoltà psicosociali. Raccontano la paura di essere giudicati, poi un gruppo in cui si sentono capiti, una storia di vita che aiuta a «spezzare il ciclo» e un nuovo modo di guardare il proprio bambino e di giocare con lui.
Traduzione non ufficiale in italiano di “There's more love between us”: The parental experience of attending Mellow Babies, a targeted, early intervention program for parents and their babies, di Ciera Davidson, Aigli Raouna, Ruaridh Malcolm, Raquib Ibrahim e Angus MacBeth, pubblicato in Infant Mental Health Journal (Wiley) (2023), doi: 10.1002/imhj.22029, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le due tabelle sono presentate sotto forma di elenco; le dichiarazioni di fine articolo sono raggruppate nelle note; le parole chiave in altre lingue non sono riprodotte. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
I genitori hanno indicato che il valore di MB non stava nel «prescrivere» loro il cambiamento, ma nel far loro capire che le circostanze possono cambiare e nel metterli in condizione di generare da sé cambiamenti positivi.
Ciera Davidson, Aigli Raouna, Ruaridh Malcolm, Raquib Ibrahim e Angus MacBeth
Abstract
È riconosciuto che la genitorialità in un contesto di avversità psicosociale può avere conseguenze negative sullo sviluppo del bambino nella prima infanzia. I programmi di sostegno alla genitorialità costituiscono la prima linea di intervento per migliorare gli esiti delle famiglie; tuttavia, le prove di efficacia degli interventi precoci mirati di gruppo sono ancora scarse. I risultati preliminari indicano Mellow Babies (MB) come un programma di gruppo promettente per le famiglie a rischio di difficoltà genitoriali. Attraverso un’analisi tematica ci siamo proposti di comprendere: (i) gli aspetti dell’intervento che hanno permesso ai genitori di portare a termine il programma e (ii) i cambiamenti relazionali e comportamentali percepiti come preziosi per i genitori e i loro bambini dopo l’intervento. In totale sono stati intervistati 68 genitori residenti nel Regno Unito dopo aver completato MB (49 madri e 19 padri; l’88% si è identificato come britannico). Dai dati sono stati generati tre temi e sei sottotemi. I genitori hanno individuato come utili diverse componenti dell’intervento, tra cui le competenze interpersonali di chi conduce i gruppi e l’approccio multidimensionale e di gruppo. Le riflessioni delle persone partecipanti hanno messo in luce tre meccanismi sottostanti che hanno reso possibile il cambiamento positivo: (i) il senso di comunità coltivato all’interno del gruppo, (ii) il processo di formulare e riconcettualizzare le proprie difficoltà e (iii) l’opportunità di rimodellare le interazioni interpersonali. I risultati sono discussi nel contesto della salute mentale perinatale e della prima infanzia.
Parole chiave: intervento precoce; salute mentale della prima infanzia; Mellow Babies; genitore e bambino; genitorialità; Bebés Apacibles (Mellow Babies); crianza; intervención temprana; progenitor y bebé; salud mental infantil; Bébés d'humeur joyeuse; Parentage; Intervention précoce; Parent et bébé; Santé mentale du nourrisson; Mellow Babies; Elternschaft; Frühförderung; Eltern und Baby; psychische Gesundheit von Kleinkindern; メロウ ベビー、子育て、早期介入、親-乳児、乳幼児のメンタルヘルス; 关键词:“成熟宝宝”; 育儿; 早期干预; 父母和婴儿; 婴儿心理健康; الكلمات المفتاحية: الأطفال اليانعون ، التربية الوالدية ، التدخل المبكر ، الوالدين والطفل ، الصحة النفسية للرضع
Un crescente corpus di ricerche internazionali e diverse iniziative di salute pubblica sottolineano come la prima infanzia, in particolare i primi 2 anni di vita, costituisca un periodo sensibile e critico a partire dal quale può essere plasmato il futuro sviluppo comportamentale, cognitivo, emotivo e sociale (Nelson et al., 2019; Williams, 2019). L’esposizione ad avversità contestuali e psicosociali nella prima infanzia, come la povertà (Playford et al., 2017), la violenza domestica (Margolin et al., 2010) e una cattiva salute mentale dei genitori (Reupert & Mayberry, 2016), può incidere sullo sviluppo socio-emotivo dei bambini piccoli e sulla qualità della loro relazione con le figure di accudimento principali (Cadar et al., 2018; McDonald et al., 2016; Speidel et al., 2020). L’effetto cumulativo di scarse risorse economiche e psicosociali (tra cui, ma non solo, la disoccupazione, un basso livello di istruzione dei genitori, la genitorialità singola e l’isolamento sociale) può accrescere lo stress familiare, limitando il sostegno pratico ed emotivo che i genitori sono in grado di offrire ai figli (January et al., 2017; Stein et al., 2014). Tuttavia, prove emergenti suggeriscono che promuovere relazioni sensibili e accudenti nei primi anni può attenuare l’impatto a lungo termine dell’avversità psicosociale (McElroy & Hevey, 2014; Parkes et al., 2016; Potharst et al., 2018). Pertanto, un’attuazione efficace di programmi di intervento precoce rivolti ai genitori che presentano uno o più degli indicatori di rischio sopra citati (d’ora in poi, famiglie a rischio) potrebbe produrre benefici significativi per la salute pubblica a breve e a lungo termine.
Le prove disponibili suggeriscono che gli interventi sulla genitorialità possono giovare alle famiglie indipendentemente dal loro livello di rischio, quando sono adattati ai loro bisogni. Per esempio, una meta-analisi di 133 diversi programmi di intervento precoce avviati durante la gravidanza o nei primi 6 mesi dopo il parto (di cui 2/3 rivolti a famiglie a rischio) ha evidenziato effetti positivi significativi, da molto piccoli a piccoli, sui comportamenti genitoriali, sullo stress e sulla salute mentale dei genitori e sugli esiti di sviluppo del bambino, senza variazioni in base al livello di rischio delle persone partecipanti (Pinquart & Teubert, 2010). A conferma di questi risultati, una meta-analisi più recente che ha valutato 16 interventi sulla genitorialità offerti a caregiver a rischio con bambini fino a 12 mesi ha indicato un effetto positivo piccolo ma statisticamente significativo degli interventi sul comportamento del bambino, nonché effetti moderati sulla relazione genitore-figlio e sulla sensibilità materna (Rayce et al., 2017). Questi risultati dimostrano che gli interventi sulla genitorialità avviati nel primo anno di vita, nonostante risultati discordanti riportati in precedenza (per es. Sweet & Appelbaum, 2004), possono migliorare il benessere dei genitori, il comportamento del bambino e la qualità della relazione genitore-bambino dopo l’intervento, qualunque sia il livello di avversità psicosociale dei genitori. Tuttavia, come mostrano le rassegne citate, la maggior parte dei programmi precoci esistenti rivolti alle famiglie a rischio è erogata individualmente o alla coppia, il che lascia una lacuna nelle nostre conoscenze: non sappiamo se anche gli interventi precoci mirati di gruppo possano essere efficaci e, in tal caso, quali componenti dell’intervento possano mediare il cambiamento positivo.
La ricerca attuale sull’efficacia degli interventi di gruppo sulla genitorialità riguarda soprattutto famiglie di livello socioeconomico medio-alto e diadi madre-bambino (Barlow et al., 2016; Jones et al., 2016; Wilson et al., 2012). La generalizzabilità dei benefici degli interventi di gruppo è quindi limitata da un elevato tasso di abbandono delle famiglie a rischio (Smokowski et al., 2018; Utting et al., 2007) e da una partecipazione generalmente scarsa dei padri, come negli interventi domiciliari (Panter‐Brick et al., 2014; Pinquart & Teubert, 2010). Nel contesto britannico è stata individuata una serie di ostacoli e di fattori facilitanti, complessi, interconnessi e su più livelli, all’accesso ai servizi post-natali e al coinvolgimento in essi, sia dal punto di vista delle madri (Smith et al., 2019; Webb et al., 2021) sia da quello dei padri (Darwin et al., 2017; Sicouri et al., 2018). Diversi fattori sono stati descritti come ostacoli, tra cui fattori legati alla vita personale (per es. sintomi di difficoltà psicosociali e risorse limitate), fattori interpersonali (per es. mancanza di relazioni di fiducia e di comunicazione aperta con il personale sanitario) e fattori specifici del programma (per es. contenuti pensati per un solo genere e modalità di erogazione). I sentimenti di stigmatizzazione o di colpa sembrano colpire in modo sproporzionato i genitori a rischio, che devono affrontare le sfide della genitorialità in circostanze di vita stressanti, il che li scoraggia ulteriormente dal partecipare agli interventi per paura di essere giudicati (Mytton et al., 2014). Gli ostacoli specifici al coinvolgimento dei padri nei servizi post-natali richiamano l’attenzione su fattori ulteriori, come la percezione che gli interventi disponibili siano orientati alla coppia madre-bambino e poco pertinenti per loro, nonché convinzioni personali e sistemiche sui ruoli di genere riguardo alla paternità e alla ricerca di aiuto (Sicouri et al., 2018).
È ben documentato che gli interventi sulla genitorialità personalizzati ed erogati a domicilio possono coinvolgere e sostenere le famiglie a rischio superando diversi degli ostacoli pratici e logistici sopra menzionati (Kitzman et al., 2019; Olds et al., 2019). Tuttavia, si stima che il loro costo di erogazione sia circa sei volte superiore a quello degli interventi di gruppo, il che può limitarne la diffusione e la disponibilità (Cunningham et al., 1995; Jones et al., 2016; Lee et al., 2012). In alternativa, gli interventi erogati in contesti comunitari possono offrire benefici aggiuntivi alle famiglie, smantellando ostacoli socio-contestuali grazie alla riduzione dell’isolamento sociale e alla costruzione di comunità (Butler et al., 2020; Ruane et al., 2019). Comprendere meglio quali componenti e processi di attuazione possano favorire il coinvolgimento delle famiglie a rischio nei programmi precoci di gruppo sulla genitorialità potrebbe dunque fornire indicazioni preziose per affinare gli interventi di gruppo, che, in quanto alternativa meno onerosa in termini di risorse rispetto alle visite domiciliari, potrebbero raggiungere e aiutare un numero maggiore di famiglie in difficoltà.
Mellow Babies (MB) fa parte della famiglia di programmi sulla genitorialità Mellow Parenting (MP) (https://www.mellowparenting.org/), che offre un sostegno mirato ai genitori con difficoltà psicosociali e bambini fino a 18 mesi. L’intervento è gratuito per chi vi partecipa e comprende programmi post-natali distinti per genere, erogati separatamente attraverso servizi comunitari a gruppi di 5-10 genitori (Mellow Mums e Mellow Dads). I gruppi durano 14 settimane, un’intera giornata alla settimana, e ricorrono a diverse strategie per ridurre gli ostacoli al coinvolgimento e alla frequenza, offrendo trasporto, pasti, servizio di custodia dei bambini gratuito in parallelo e materiali gratuiti o poco costosi per le attività tra genitore e bambino. Si considerano giunte al termine del programma le diadi genitore-bambino che frequentano almeno il 70% delle sessioni di gruppo (cioè almeno 10 sessioni su 14). Le figure professionali sanitarie e sociali che lavorano con famiglie e bambini piccoli (per es. health visitor, personale ostetrico, personale dei servizi sociali) possono condurre MB dopo una formazione. È prevista una supervisione continua, indispensabile per l’accreditamento. Ogni gruppo è condotto da due o tre figure professionali, di cui almeno una deve essere dello stesso genere dei genitori del gruppo.
L’intervento adotta un duplice approccio volto a rafforzare la relazione genitore-figlio e, al tempo stesso, a migliorare la salute mentale dei genitori e la loro fiducia nel ruolo genitoriale. In linea con gli interventi fondati sulla teoria dell’attaccamento, la sensibilità genitoriale e la sincronia genitore-bambino vengono coltivate attraverso la psicoeducazione sullo sviluppo infantile e l’interazione positiva guidata mediante un video-feedback centrato sui punti di forza (Bakermans‐Kranenburg et al., 2003). MB integra inoltre strategie per la salute mentale dei genitori (per es. strategie cognitivo-comportamentali per far fronte ai sintomi di depressione e ansia), componenti dedicate alla relazione genitore-figlio (per es. attività comuni all’ora di pranzo per migliorare le interazioni) e «compiti a casa» (per es. nuove abilità e attività con il bambino da sperimentare a casa). Ogni sessione segue la stessa struttura: un gruppo personale al mattino (incentrato su temi come la fiducia, la depressione, tu e il tuo corpo e l’autostima); un’attività con i bambini all’ora di pranzo (per es. filastrocche, musica o pittura con le mani, che mirano a fornire ai genitori strumenti pratici per interagire con il proprio bambino in modo giocoso e adeguato allo sviluppo, con materiali gratuiti o poco costosi) e un laboratorio sulla genitorialità nel pomeriggio (per es. discussioni sulla genitorialità su temi come la comprensione, tenere occupati i bambini e i sentimenti, e visione condivisa dei video dei genitori).
Mellow Parenting (MP) dispone di una base di prove crescente che mostra dimensioni dell’effetto positive medie sulla salute mentale e sul benessere dei genitori, sulla fiducia nel ruolo genitoriale, sugli esiti per i bambini e sulla vicinanza percepita tra genitore e figlio (Levi et al., 2019; MacBeth et al., 2015; Puckering et al., 2010; Raouna et al., 2021). Il completamento dei programmi MP è stato associato a un minore coinvolgimento dei servizi di tutela dell’infanzia (Raouna et al., 2021) e a minori problemi di condotta nella prima infanzia (Levi et al., 2019). I risultati preliminari suggeriscono che MB può giovare in egual misura alle famiglie indipendentemente dal livello di rischio e dal genere, e che trattiene una quota maggiore di diadi genitore-bambino a rischio rispetto ad altri programmi di gruppo sulla genitorialità (Raouna et al., 2021). Tuttavia, data l’assenza di gruppi di controllo e la dimensione relativamente ridotta dei campioni, questi risultati vanno interpretati con cautela. Inoltre, sebbene questi esiti positivi di MP siano stati confermati da studi qualitativi su piccola scala (Birtwell et al., 2015; Puckering et al., 1996, 2010), le prove specifiche per comprendere i meccanismi sottostanti in grado di suscitare il cambiamento e il coinvolgimento delle diadi genitore-bambino che partecipano al programma MB sono limitate. Indagini qualitative preliminari sui programmi MP hanno indicato tre componenti degli interventi come possibili meccanismi di cambiamento: (i) la psicoeducazione sulla depressione e sullo sviluppo infantile, (ii) l’acquisizione di una rete di sostegno sociale (Puckering et al., 2010) e (iii) l’opportunità di riflettere all’interno del gruppo su esperienze di vita interpersonali passate (Birtwell et al., 2015; Buston et al., 2019). Si tratta però, in tutti i casi, di riflessioni di madri, non specifiche dell’intervento MB. Si sa quindi ancora poco su quali fattori le madri e i padri a rischio, che in genere sono meno propensi a partecipare agli interventi di gruppo sulla genitorialità, considerino accessibili e significativi nel programma MB.
Questo è il primo studio su scala più ampia a raccogliere in modo qualitativo informazioni sia dalle madri sia dai padri che hanno completato il programma MB in contesti comunitari di tutto il Regno Unito, offrendo l’opportunità di triangolare quali aspetti di MB funzionano per i genitori che partecipano all’intervento in contesti diversi. Ci siamo proposti di ottenere una comprensione qualitativa dell’esperienza dei genitori che hanno partecipato a MB e di capire quali componenti e processi fossero percepiti come significativi e abbiano incoraggiato il completamento di MB. In particolare, ci interessava mettere in luce:
L’approvazione etica del progetto è stata rilasciata dal Research Ethics Committee della School of Health in Social Science della University of Edinburgh. Lo studio è stato registrato presso ISRCTN con il numero di registrazione ISRCTN17621046.
Questo lavoro fa parte di un progetto a metodi misti che ha adottato un disegno pragmatico pre-post intervento. Un disegno di trial pragmatico è stato utilizzato per valutare l’efficacia di MB nelle condizioni di pratica ordinaria «della vita reale», così da ottenere la massima validità esterna e produrre risultati generalizzabili e applicabili nei contesti di pratica ordinaria del Regno Unito (Patsopoulos, 2011). Qui ci concentriamo sui dati qualitativi raccolti nell’ambito del progetto tramite interviste semistrutturate con i genitori che hanno completato i gruppi MB. Per una presentazione dettagliata della parte quantitativa del progetto, si veda Raouna et al. (2021).
Le persone partecipanti sono state reclutate mediante campionamento opportunistico. Tutti i gruppi MB attivati spontaneamente, condotti da figure professionali formate a MP in centri comunitari di tutto il Regno Unito tra febbraio 2017 e settembre 2018, sono stati invitati a partecipare allo studio tramite e-mail, manifesti o comunicazione personale. Per garantire la fedeltà al programma, almeno una delle figure che conducevano il gruppo doveva avere un’esperienza precedente di conduzione supervisionata di MB, e i gruppi MB dovevano attuare tutti gli elementi e i valori di MB per poter partecipare al progetto di ricerca (per es. almeno una figura di conduzione dello stesso genere del gruppo, sessioni settimanali con video-feedback centrato sui punti di forza, servizio di custodia dei bambini gratuito in parallelo, attività comuni genitore-bambino all’ora di pranzo, trasporto e pasti). Sono stati reclutati quindici gruppi, di cui 10 si sono svolti in Scozia (cinque Mellow Mums e cinque Mellow Dads), tre in Inghilterra (Mellow Mums) e due in Irlanda del Nord (Mellow Mums). A ogni gruppo MB partecipante è stato offerto un incentivo di 250 £ per contribuire al costo di un’attività di gruppo.
I centri partecipanti hanno favorito il reclutamento dei genitori attraverso i consueti canali di invio di MP (invio da parte di una figura professionale sanitaria o, meno spesso, autoinvio). Chi conduceva i gruppi ha confermato che tutti i genitori inviati avevano i requisiti per partecipare ai gruppi MB. I genitori dovevano avere almeno un bambino di età inferiore ai 18 mesi che potesse partecipare ogni settimana al pranzo e alle attività comuni, e dovevano accettare di essere videoregistrati durante un’attività di accudimento (per es. durante il pasto) per la componente di video-feedback centrato sui punti di forza. Sebbene MP non raccomandi uno screening formale della situazione psicosociale dei genitori inviati, gli invii riguardano di solito genitori individuati come portatori di un problema di salute mentale (in genere depressione e/o ansia), isolamento, disoccupazione, violenza domestica, uso di sostanze, difficoltà nel ruolo genitoriale, presa in carico da parte dei servizi sociali e coinvolgimento dei servizi di tutela dell’infanzia. Ai fini di questo progetto di ricerca, il gruppo di ricerca ha classificato ciascun genitore partecipante come a rischio o non a rischio. Un genitore era considerato a rischio se viveva in un decile 1 o 2 dello SIMD (Scottish Index of Multiple Deprivation: http://simd.scot/2016/#/simd2016/BTTTFTT/9/‐4.0000/55.9000; solo per le famiglie residenti in Scozia; i dati SIMD possono essere suddivisi in decili, in cui il decile 1 rappresenta il 10% dei codici postali più svantaggiati e il decile 10 il 10% dei meno svantaggiati); se dichiarava un problema di salute mentale; oppure se dichiarava di essere genitore single e senza lavoro.
Chi conduceva i gruppi ha informato i genitori dello studio al primo contatto, chiarendo che la partecipazione allo studio non avrebbe influito sulla loro partecipazione al gruppo MB. Due membri del gruppo di ricerca hanno visitato di persona ciascun gruppo MB prima o durante la prima sessione per fornire informazioni più dettagliate. Le persone del gruppo sono state informate che la partecipazione allo studio era volontaria e riservata e che sarebbero stati diffusi solo risultati anonimizzati. Tutti i genitori che hanno scelto di partecipare sono stati inseriti in un’estrazione a premi per vincere uno di sei buoni spesa da 40 £. Le persone partecipanti hanno fornito il consenso informato scritto.
La raccolta dei dati è stata condotta da tre persone esperte, con laurea magistrale (MSc), impiegate da MP, che conoscevano gli obiettivi dello studio (A.R., R.M., R.I.). I dati sono stati raccolti durante un colloquio individuale con ciascun genitore, in uno spazio familiare e riservato all’interno delle strutture del servizio che ospitava il gruppo, in due momenti (T): T1, prima del gruppo (dati sociodemografici di base e questionari self-report), e T2, dopo il gruppo (questionari self-report e intervista semistrutturata). In entrambi i momenti, il gruppo di ricerca ha adottato un approccio rispettoso e dialogico per ridurre al minimo gli squilibri di potere percepiti, instaurare fiducia e creare un ambiente sicuro e non giudicante per le persone partecipanti. Inoltre, per favorire la costruzione di un buon rapporto tra chi conduceva la ricerca e il genitore, elemento essenziale perché i genitori si sentissero a proprio agio e condividessero apertamente le loro esperienze, ogni genitore ha incontrato la stessa persona del gruppo di ricerca a T1 e a T2.
La raccolta dei dati a T1 è durata circa 30 min per partecipante ed è stata organizzata dopo l’incontro di informazione e consenso. Le informazioni sociodemografiche raccolte all’inizio comprendevano età, nazionalità, eventuale diagnosi di salute mentale, codice postale (come indicatore indiretto del livello socioeconomico), fonte di invio, stato civile, livello di istruzione e situazione lavorativa delle persone partecipanti, oltre a età, genere, luogo di residenza e situazione dei contatti dei loro bambini. I sintomi di disagio psicologico all’inizio del programma sono stati rilevati con il Brief Symptom Inventory‐18 (BSI‐18; Derogatis, 2001), una misura self-report di 18 item. Il BSI‐18 comprende tre sottoscale che valutano specifiche costellazioni di sintomi (depressione, ansia e somatizzazione) e una sottoscala complessiva che rileva l’intensità del disagio psicologico globale (Global Severity Index) nelle ultime 2 settimane. Gli item della scala possono essere valutati da «Per niente = 0» a «Moltissimo = 4». I punteggi grezzi sono stati convertiti in punteggi T sulla base di dati normativi specifici per genere provenienti da una popolazione non clinica. L’attendibilità e la validità di questo questionario sono state dimostrate in diversi studi, sia in popolazioni comunitarie sia in popolazioni cliniche (Meijer et al., 2011; Recklitis et al., 2006). Nel presente campione, l’attendibilità a T1 era α = .90 per la scala complessiva e α = .80, .83 e .74 per le sottoscale, rispettivamente. La frequenza delle persone partecipanti e il coinvolgimento dei servizi di tutela dell’infanzia sono stati registrati da chi conduceva i gruppi e condivisi con il gruppo di ricerca dopo l’intervento.
La raccolta dei dati a T2 è stata programmata verso la fine del programma, tra la 12ª e la 14ª settimana, e ogni incontro è durato circa 45 min. Le interviste si sono svolte dopo la compilazione dei questionari e sono durate tra 15 e 35 min. Prima delle interviste è stata elaborata una traccia di intervista semistrutturata secondo le linee guida di buona pratica (Mason, 2004). La traccia copriva cinque ampie aree di interesse: il contesto prima dell’intervento, il cambiamento per il genitore e il bambino dopo l’intervento, la relazione genitore-bambino, l’esperienza di partecipazione a MB e i progetti futuri (vedi Appendice 1). La traccia forniva una struttura mirata per le interviste; tuttavia, il gruppo di ricerca era incoraggiato a esplorare le piste di discussione sollevate dalle persone partecipanti, come raccomandato da Kallio et al. (2016). Tutte le interviste sono state audioregistrate a fini di ricerca.
Le interviste sono state trascritte alla lettera e anonimizzate. Tutto il gruppo di ricerca conosceva le trascrizioni, ma l’analisi delle interviste è stata condotta principalmente da una ricercatrice indipendente con laurea magistrale (CD), sotto la supervisione di un ricercatore senior (AMacB), che non avevano partecipato alla raccolta dei dati, così da attenuare ogni rischio di distorsione. È stata utilizzata un’analisi tematica (AT) per individuare, analizzare, organizzare e riportare in modo sistematico i temi e gli schemi condivisi all’interno dell’insieme dei dati (Braun & Clarke, 2006). L’AT è stata scelta come metodo per esplorare pensieri, sentimenti e comportamenti delle persone partecipanti, perché consente di far emergere somiglianze e differenze nell’esperienza senza vincoli imposti da un modello teorico (Braun & Clarke, 2006; Joffe, 2012; Nowell et al., 2017). Dato il carattere esplorativo della ricerca, si è ritenuto che un approccio flessibile, come è l’AT, fosse il più utile per comprendere l’esperienza di MB vissuta dalle persone partecipanti.
Lo studio ha seguito il protocollo di AT descritto in Braun & Clarke (2006) e Nowell et al. (2017). Dopo la trascrizione, l’analisi ha comportato un processo iterativo di familiarizzazione con i dati (lettura attiva delle interviste prendendo appunti iniziali). Le trascrizioni sono state importate nel software NVivo (versione 13, 2020) e codificate riga per riga, prestando attenzione agli elementi descrittivi, linguistici e concettuali (Braun & Clarke, 2006). È stata poi completata un’analisi di secondo e terzo ordine della codifica per garantirne il rigore (Fereday & Muir‐Cochrane, 2006). Successivamente i codici sono stati raggruppati per formare temi e sottotemi. Seguendo l’indicazione di Braun & Clarke (2006), i temi sono stati individuati in base sia alla prevalenza sia alla «salienza» (keyness, cioè la capacità del tema di cogliere ciò che è importante alla luce delle domande di ricerca), poiché una prevalenza maggiore non equivale di per sé a una maggiore importanza. Per consolidare la fiducia nei risultati di questa ricerca si è fatto ricorso all’affidabilità tra codificatori sotto forma di triangolazione: un terzo delle trascrizioni è stato codificato anche da un altro membro del gruppo di ricerca (AMacB). I codici e i temi finali sono stati discussi con tutti i membri del gruppo di ricerca per raggiungere un consenso e garantire la validità dell’analisi.
Come illustrato nella Figura 1, delle 111 diadi genitore-bambino reclutate nei gruppi MB partecipanti, 91 hanno accettato di prendere parte al progetto di ricerca (70 diadi madre-bambino e 21 diadi padre-bambino). In base ai criteri psicosociali stabiliti, 66 (73%) del nostro campione iniziale (91) sono stati considerati a rischio, di cui 51 su 66 (72%) erano madri. Tra le persone partecipanti al progetto, 22 diadi non hanno completato il programma, con un tasso di abbandono del 24% (intervallo 0%–44% tra i gruppi). Di chi non ha completato il programma, il 9% (due) erano padri. Delle 69 diadi genitore-bambino che hanno completato il gruppo MB, 68 genitori sono stati intervistati a T2 (49 madri e 19 padri; una madre non era disponibile per la raccolta dei dati a T2). Chi ha completato il programma ha frequentato in media l’80% delle 14 sessioni MB. Non sono state osservate differenze nel numero di sessioni frequentate né negli effetti dell’intervento valutati quantitativamente in base al livello di rischio e al genere (Raouna et al., 2021). Non sono state riscontrate differenze nelle caratteristiche sociodemografiche tra le persone partecipanti che hanno completato il programma MB e quelle che non lo hanno completato. Chi non ha completato il programma riportava a T1 una fiducia genitoriale più alta rispetto a chi lo ha completato (Raouna et al., 2021). Le informazioni sociodemografiche delle persone intervistate sono riportate nella Tabella 1. Il confronto delle caratteristiche sociodemografiche tra madri e padri mediante test del chi quadrato di Pearson ha indicato che l’unica differenza significativa era che più padri (63%) che madri (10%) dichiaravano che il proprio bambino non viveva con loro all’inizio del programma [χ2 (1) = 19.52, p < .001].

Tabella 1 — Informazioni sociodemografiche di base dei genitori intervistati (n = 68)
aAltra = britannico-asiatica (n = 1), dominicana (n = 1), malese (n = 1), marocchina (n = 1), nepalese (n = 1), pakistana (n = 1), zimbabwese (n = 2).
bn = 47 per le madri; n dei padri invariato.
cn = 45 per le madri; n dei padri invariato; come indicato dai genitori.
dn = 49 madri; n dei padri invariato; secondo il Brief Symptom Inventory‐18; i genitori sono stati classificati come caso clinico se il punteggio T della sottoscala era ≥63 e, per il GSI, se almeno due sottoscale avevano un punteggio T ≥ 63 (Derogatis, 2001).
eDati sociodemografici mancanti per n = 1 madre e n = 1 bambino nel campione totale.
Dai dati sono stati generati tre temi e sei sottotemi, come mostra la Tabella 2.
Tabella 2 — Temi, sottotemi e sottotemi estesi, con il numero di genitori che vi si riconoscono e citazioni esemplificative
Il percorso dei genitori
Benefici per il bambino
Andare avanti dopo Mellow
In linea con i criteri di invio, prima di iniziare l’intervento la maggior parte dei genitori riferiva un malessere dovuto all’isolamento (n = 32), a difficoltà di salute mentale (n = 35) o a difficoltà di adattamento al ruolo genitoriale (n = 20): «Soffro di depressione e ansia e, come madre, era diventato un po’ troppo per me, non ce la facevo con la vita, con l’essere mamma, con tutto» [Madre 21]. Questi racconti concordanti di umore basso, livelli elevati di stress e disconnessione sociale erano condivisi in egual misura da madri e padri. Alcuni genitori hanno anche riflettuto sull’impatto negativo che il loro benessere e il loro funzionamento avevano avuto sulla relazione con il bambino e sul suo sviluppo socio-emotivo (n = 4): «Non uscivo mai, ero sempre in casa con il piccolo. Non stava imparando niente» [Madre 18].
Le difficoltà precedenti all’intervento hanno contribuito a sentimenti negativi riguardo alla partecipazione al gruppo. Mentre alcuni genitori erano impazienti di iniziare (n = 3), la maggioranza riferiva nervosismo e basse aspettative (n = 54). I padri esprimevano esitazione all’idea di aprirsi con estranei e la sensazione di essere spinti a partecipare da servizi esterni (per es. i servizi di tutela dell’infanzia), mentre l’esperienza delle madri era caratterizzata soprattutto dall’ansia sociale e dalla paura che venissero giudicate le loro capacità genitoriali. Tuttavia, dopo aver frequentato il gruppo MB, la maggior parte delle persone partecipanti ha lodato l’ambiente rilassato e accogliente del programma, un elemento sorprendente per alcuni genitori che si aspettavano di essere «rimproverati» o di ricevere «prediche» (n = 13). Un piccolo numero di genitori (n = 6) ha anche confrontato positivamente la propria esperienza in MB con quella di altri gruppi sulla genitorialità frequentati in precedenza: «Sono stato in un paio di gruppi, e nessuno mi ha fatto sentire così a mio agio, così rilassato e sicuro come Mellow Dads» [Padre 19].
Quando i genitori hanno riflettuto sugli elementi che li avevano motivati a completare il programma MB, è apparso evidente che il ruolo di chi conduceva il gruppo era fondamentale per creare un intervento «sicuro» e piacevole (n = 30): «Si ha l’impressione che non siano davvero dei leader, sono solo persone con cui vai al gruppo, è stato molto più comodo» [Madre 3]. Le figure di conduzione sono state apprezzate per le loro solide competenze interpersonali, tra cui l’empatia, l’apertura e la capacità di risposta, che hanno permesso ai genitori di instaurare un rapporto di fiducia con loro e con gli altri membri del gruppo, facendoli sentire visti e accuditi. In alcuni casi (n = 8), i genitori hanno anche raccontato di aver trovato un alleato anche al di fuori del gruppo: «Con le mie udienze in tribunale, ero entrato e c’erano nove persone lì a sostenere la mia ex compagna e io ero seduto lì da solo. Il giorno dopo si è presentato [il facilitatore] ed era lì per me, avevo qualcuno al mio fianco e non ero solo» [Padre 19]. In particolare per i genitori seguiti dai servizi sociali, MB era percepito come uno spazio che «permetteva» loro di fare da genitori al proprio bambino: «Non mi sentivo osservata o giudicata. Potevo semplicemente essere la sua mamma» [Madre 33]. Per alcuni genitori (n = 4), questa relazione positiva con le figure di conduzione è diventata un veicolo per riallacciare i rapporti con servizi dai quali in precedenza si erano sentiti emarginati, innescando un effetto valanga positivo di migliori relazioni con le figure professionali sanitarie: «L’assistente sociale ha detto che era orgoglioso di me. Adesso andiamo d’accordissimo con lui. Adesso è tutto molto più facile, perché [a noi] non piaceva quando sono venuti a casa la prima volta, ma adesso è il benvenuto!» [Padre 13].
La dimensione di gruppo di MB è stata descritta come preziosa e piacevole; tuttavia, i genitori hanno riconosciuto che ciò dipendeva soprattutto dal fatto che il gruppo era composto da «persone che capiscono» [Padre 7] (n = 60). I padri hanno indicato i gruppi distinti per genere come un aspetto importante dell’intervento, che incoraggiava il loro coinvolgimento e permetteva loro di sentirsi «ascoltati» (n = 5). I racconti dei genitori (n = 39) indicavano che il fatto di condividere esperienze all’interno di un gruppo omogeneo li aveva portati a rendersi conto di non essere soli e aveva ridotto il loro isolamento emotivo: «Ti rendi conto che non sei solo tu ad aver passato brutte cose, e condividerlo con qualcuno, come ti sei sentita, è davvero confortante» [Madre 18]. Parlare di esperienze difficili nel contesto del gruppo è stato visto anche come un modo per coltivare un senso di comunità e di appartenenza apprezzato dalla maggior parte dei genitori (n = 45): «Adesso siamo diventati più una famiglia» [Madre 34].
Sia le madri sia i padri hanno sperimentato un miglioramento della salute mentale dopo aver frequentato MB (n = 43), con cambiamenti positivi nell’umore, nell’ansia e nell’autostima; in un caso al punto da ricevere il consiglio di sospendere il farmaco antidepressivo. Le riflessioni delle madri (n = 15) hanno sottolineato il ruolo di MB nel permettere loro di riconnettersi con aspetti trascurati della propria identità, al di là della maternità e delle difficoltà di salute mentale: «Mi sono ripresa un pezzo di me. Pensavo: “È finita, non conto più niente”. Ma così si resiste solo per un po’, e puoi sentirti sola, triste, depressa. Adesso sto infinitamente meglio» [Madre 20]. Per le madri come per i padri (n = 21), i miglioramenti percepiti nella salute mentale hanno portato a una riduzione dello stress legato alla genitorialità e hanno permesso loro di accedere a capacità di coping più adattive e a strategie di regolazione emotiva (n = 33): «Come gestisco me stesso ogni volta che si presentano delle situazioni, anche [con] i due più grandi, sono stato più rilassato nel mio modo di pormi con loro e con il loro comportamento» [Padre 1].
Di conseguenza, i genitori hanno riferito di sentirsi più sicuri di sé sia nelle attività quotidiane: «Non mi piaceva andare in grandi spazi pubblici, mi sembrava che tutti parlassero di me e mi guardassero» [Padre 16], sia nelle proprie capacità genitoriali dopo aver frequentato MB: «Prima chiedevo un sacco di aiuto a mia madre; sentivo di non essere in grado di farcela da sola, mentre adesso sento che posso» [Madre 46]. Questa maggiore fiducia in sé ha contribuito a ridurre l’isolamento grazie a legami sociali più numerosi e a una maggiore capacità di partecipare alla vita della comunità, per le madri come per i padri (n = 58): «Sono più socievole, ho più amici, riesco a parlare con la gente. Sono tornata a uscire nella comunità invece di essere così isolata e di non avere nessuno» [Madre 14]. Va tuttavia segnalato che una madre [Madre 2] non ha riferito alcun cambiamento nel proprio benessere. Ciò sembrava legato alla sensazione che il gruppo non rispondesse ai suoi bisogni e, di conseguenza, a un senso di distacco dalle altre persone partecipanti.
Le riflessioni dei genitori indicavano che le conversazioni aperte, ma moderate, su temi delicati all’interno del gruppo avevano offerto loro una nuova lente attraverso cui guardare le avversità personali e le relazioni. Sia le madri sia i padri (n = 49) hanno indicato la sessione «Storie di vita» come una componente emotivamente impegnativa ma vitale dell’intervento, dotata di valore terapeutico, che ha permesso di elaborare sul piano psicologico ricordi ed emozioni difficili: «È davvero bello renderti conto che le hai affrontate e che puoi superarle» [Madre 42]. «Storie di vita» ha offerto ai genitori l’opportunità di formulare e condividere le proprie esperienze in modo coerente, permettendo loro di collegarle al proprio funzionamento attuale: «Guardare indietro e vedere dove eravamo oggi per via di quello che è successo» [Madre 19]. Per alcuni genitori, questo ha avviato anche un’introspezione sulla propria esperienza di essere stati cresciuti, con l’individuazione delle pratiche educative che vorrebbero mantenere o evitare in futuro (n = 10): «Se ci fosse stato qualcosa del genere per mia madre, non sarei finita nella stessa situazione in cui è finita lei; essere qui ha spezzato quel ciclo per mia figlia» [Madre 17]. La natura di queste conversazioni ha permesso ai genitori di comprendere meglio relazioni interpersonali complesse e, in alcuni casi, di riconoscere di aver subito (n = 6) o agito (n = 2) abusi nelle relazioni sentimentali: «Ero così accecata dal mio ex che non mi rendevo nemmeno conto che quello che faceva era sbagliato» [Madre 22]. Le riflessioni sia di chi li aveva subiti sia di chi li aveva agiti indicavano che comprendere gli schemi del comportamento abusante li faceva sentire più sicuri di riuscire in futuro a evitare relazioni simili: «Se dovesse succedere di nuovo la stessa cosa, riconoscerei i segnali e saprei come accorgermene» [Madre 37]; «È una cosa che adesso sarò in grado di combattere» [Padre 1].
Va notato che due genitori hanno riferito di non aver apprezzato le discussioni sulle avversità interpersonali, criticando il contenuto e il formato del gruppo perché incentrati in larga parte sulle esperienze passate ed esprimendo il desiderio che nell’intervento venisse inserito un elemento più incoraggiante e orientato al futuro: «È stata un’esperienza un po’ negativa, perché stiamo continuamente a rivangare tutto lo schifo che abbiamo passato nella vita» [Madre 2]. Queste riflessioni hanno indicato l’importanza che i membri del gruppo abbiano un vissuto comune e suggerito che MB possa essere più utile per i genitori che si trovano alla «stessa fase» di elaborazione delle proprie esperienze: «Se sei una persona che non ha risolto i propri problemi, che non ha chiuso con il passato, penso che questa sia una buona occasione per venire a condividere le tue storie. Ma penso che, quando hai già affrontato i problemi e le esperienze negative del passato e vuoi guardare avanti, il gruppo tiri fuori le cose che vuoi dimenticare» [Madre 2].
Le riflessioni delle madri (n = 38) indicavano che, dopo aver frequentato il gruppo, comprendevano meglio i bisogni, gli stati mentali e le fasi di sviluppo del proprio bambino, il che era percepito come fonte di interazioni più positive: «Esercizi come quello mi hanno fatto mettere nei panni della bimba [bambina] e ho capito che cosa avrei potuto fare e non fare per farla stare più o meno a suo agio» [Madre 17]. I genitori hanno raccontato che la psicoeducazione centrata sul bambino inclusa nel programma li aveva dotati delle conoscenze e delle competenze per migliorare la qualità delle interazioni, con più attenzione consapevole e più gioco (n = 17). In particolare, la maggior parte delle madri (n = 30) ha sottolineato che, grazie al sostegno ricevuto negli esercizi di video-feedback centrato sui punti di forza e nelle attività settimanali di interazione guidata, aveva tratto benefici su più livelli, tra cui una maggiore fiducia nelle proprie capacità genitoriali e una connessione e una sintonia più forti con il proprio bambino: «[Adesso] capisco di più i suoi segnali. Prima non riuscivo a coglierne molti, ma adesso, con l’aiuto di tutti, sono riuscita a cogliere i segnali che è stanca, che ha fame, che vuole essere coccolata» [Madre 31]. Questo ha anche messo i genitori in condizione di relazionarsi con i propri bambini in modo più coinvolgente e adeguato allo sviluppo: «Prima mi chiedevo: che cosa dovrei fare con lui? Che tipo di giochi dovrei fare con lui? Adesso lo rincorro quando va in bici, dipingiamo o disegniamo» [Madre 18].
Un piccolo numero di madri (n = 2) ha parlato di provare più amore per il proprio bambino dopo l’intervento: «Adesso amo [mio figlio] più di ogni altra cosa, mentre se ripenso a due anni fa, non sapevo [ken] se gli volevo bene» [Madre 18]. I genitori hanno riflettuto anche sulla natura reciproca di questi benefici, sottolineando l’impatto bidirezionale delle relazioni genitore-figlio: «Sembra che ci sia molto più amore e attaccamento, in entrambe le direzioni; invece di sentire soltanto che lui ha bisogno di me, è come se gli piacessi davvero!» [Madre 27]. Per esempio, alcuni genitori (n = 5) hanno indicato che, dopo MB, i loro bambini avevano acquisito più sicurezza nell’esplorare l’ambiente circostante e nel fidarsi di loro: «Vado a casa di una mia amica del gruppo e lei se ne va e mi lascia, mentre prima mi si aggrappava, non si muoveva, non mi lasciava mai in pace» [Padre 2]; «Vedo la fiducia che ha in me, vedo che capisce che, se vado in bagno, sa che tornerò» [Padre 19]. Un piccolo numero di genitori (n = 6) non ha riferito alcun cambiamento nella relazione con il proprio bambino; tuttavia, questi genitori riferivano anche di avere già una relazione solida con lui prima di iniziare l’intervento.
Diversi genitori hanno osservato un ampliamento positivo del mondo sociale del proprio bambino dopo l’intervento, e alcuni (n = 10) hanno riferito che il bambino non aveva mai giocato con altri bambini prima di frequentare MB. I genitori, per la grande maggioranza madri, hanno sottolineato che la frequenza dei bambini al gruppo di custodia che si svolge in parallelo al gruppo MB aveva giovato al loro sviluppo sociale (n = 35), alla loro salute mentale (n = 25) e alla loro fiducia in sé (n = 9): «Adesso il mio bambino è molto socievole, mentre prima sarebbe stato diffidente con la gente» [Madre 25]; «Ha imparato a sorridere» [Madre 34]. È stato inoltre osservato che l’opportunità per i bambini di socializzare nel gruppo di custodia aveva un impatto positivo sulle loro relazioni anche al di fuori del gruppo MB, con fratelli, sorelle e altri familiari (n = 12): «Ho una sorella di tre anni e lui non legava con lei, ma dopo essere venuto a questo gruppo lega tantissimo con lei ed è stupendo vedere quel legame, mentre gioca con lei» [Madre 13].
Riflettendo sui propri progetti e obiettivi dopo MB, diversi genitori hanno espresso il desiderio che il gruppo venisse prolungato (n = 15) o di ripeterlo per intero (n = 13): «Darei qualsiasi cosa per tornare in un altro gruppo Mellow Dads» [Padre 12]. Sia madri sia padri hanno espresso il desiderio che il gruppo «andasse avanti per sempre», e alcuni genitori hanno indicato che il desiderio di ripetere il gruppo nasceva dall’opportunità di imparare di più (n = 3): «Imparare cose in più, è questo che mi mancherà di più» [Padre 11], o di assicurarsi di non essersi persi elementi importanti (n = 4): «Quando faranno ripartire Mellow Dads probabilmente chiederò di partecipare di nuovo, nel caso ci sia qualcosa che magari mi sono perso» [Padre 12]. Alcuni genitori hanno espresso apprensione e mancanza di fiducia riguardo al proprio futuro (n = 10), con dubbi sugli effetti duraturi di MB sulla loro vita e un senso di insicurezza senza il porto sicuro che il gruppo offriva loro: «Ho un po’ più di fiducia in me, ma non basta per andare avanti; appena finisce questo gruppo probabilmente mi richiuderò in casa. Non so cosa farò senza questo gruppo, non voglio che finisca» [Madre 10].
D’altra parte, alcuni genitori hanno raccontato che il gruppo aveva dato loro motivazione e speranza per il futuro: «Non voglio vivere di sussidi per tutta la vita, e questo gruppo mi ha detto: “Puoi trovare un lavoro e rendere orgogliosa tua figlia”; nessuno me l’aveva mai detto. Nessuno mi aveva mai spinto a farlo» [Madre 13]. Circa la metà dei genitori ha espresso il desiderio di continuare a sviluppare la propria autonomia acquisendo nuove competenze, riprendendo gli studi (n = 10) o cercando lavoro (n = 22). I genitori hanno riferito di essersi sentiti rafforzati dal sostegno e dall’orientamento ricevuti dagli altri membri del gruppo, e in particolare da chi conduceva il gruppo, nell’esplorare le opportunità di lavoro e di formazione a loro disposizione dopo l’intervento: «Mi ha aiutato davvero tantissimo, cioè, se un anno fa mi avessi detto: “Tra un anno prenderai un appuntamento al centro per l’impiego”, ti avrei risposto: “Ma figurati!”» [Padre 16]; «Ho parlato con [la persona che conduce il gruppo] e mi proporranno per un corso di assistenza all’infanzia» [Madre 42]; «Mi ha fatto capire un po’ che cosa voglio fare. Proverò a entrare all’università» [Padre 18].
Consapevoli di avere ancora bisogno di sostegno personale e genitoriale, alcuni genitori prevedevano anche di passare a Mellow Toddlers (n = 5) nello stesso contesto comunitario, mentre molti genitori (n = 20) sembravano avere la fiducia necessaria per riallacciare i rapporti con la comunità più ampia frequentando altri gruppi di sostegno e sulla genitorialità: «Ho intenzione di portare i bambini ad altri gruppi per i più piccoli della zona» [Madre 26]. Infine, la maggior parte delle madri e dei padri (n = 41) ha espresso il desiderio di mantenere le amicizie nate nel gruppo, segno di un aumento duraturo della ricerca attiva di legami sociali: «Resterò in contatto con la maggior parte di loro. Spero di provare a organizzare io stesso un vero gruppo di papà: andare all’area giochi al coperto o in piscina» [Padre 11].
Questo è il primo studio su scala nazionale britannica a fornire prove qualitative sull’esperienza dei genitori che hanno partecipato al programma MB, sia madri sia padri, offrendo indicazioni sugli aspetti dell’intervento che possono favorire il cambiamento nelle famiglie a rischio. I genitori che hanno completato il programma hanno condiviso un’esperienza positiva per sé, per la relazione con i propri bambini e per lo sviluppo socio-emotivo dei loro piccoli, con opinioni contrastanti sui progetti successivi all’intervento. Ciò concorda in larga misura con i risultati quantitativi di questo progetto, che mostrano come il completamento del gruppo MB porti miglioramenti significativi nei livelli di ansia e nel benessere generale, nella fiducia genitoriale e nella vicinanza percepita nella relazione genitore-figlio (Raouna et al., 2021). I genitori hanno individuato più componenti interconnesse dell’intervento come fattori di cambiamento positivo e di coinvolgimento, tra cui: (i) la natura di gruppo dell’intervento e, in particolare, il suo clima di sostegno e la sua omogeneità in termini di caratteristiche psicosociali e di genere, (ii) il ruolo e le competenze interpersonali di chi conduce i gruppi e (iii) l’impostazione multidimensionale dell’intervento, comprese le opportunità di riflessione personale, l’interazione positiva guidata con i bambini e la presenza di un gruppo di custodia in parallelo. Nel complesso, i risultati di questo studio hanno messo in luce tre processi principali attraverso cui MB può giovare alle famiglie a rischio: (i) il senso di comunità coltivato all’interno del gruppo, (ii) il processo di formulare e riconcettualizzare le proprie difficoltà e (iii) l’opportunità di rimodellare le interazioni interpersonali.
In linea con la letteratura esistente, i genitori hanno apprezzato l’interazione sociale offerta dalla natura di gruppo di MB e hanno indicato le amicizie nate come un aspetto importante dell’intervento (Butler et al., 2020; Ruane et al., 2019). Il senso di comunità è stato coltivato attraverso la discussione di esperienze condivise, nella quale il ruolo inclusivo e le competenze interpersonali di chi conduceva il gruppo sono stati percepiti come fondamentali per creare un clima di sostegno. I genitori hanno riferito che la possibilità di parlare di esperienze difficili con altre persone che «capiscono» eliminava i sentimenti di stigmatizzazione e di colpa che, secondo studi precedenti, fungono da ostacolo per i genitori a rischio (Webb et al., 2021). Inoltre, i gruppi distinti per genere sembrano essere stati particolarmente importanti per i padri, in linea con i risultati secondo cui i gruppi misti possono risultare poco accoglienti e intimidatori per i partner (Smokowski et al., 2018; Panter‐Brick et al., 2014). I padri hanno riferito di sentirsi «visti e ascoltati» all’interno del gruppo MB, il che interrompe le narrazioni, già documentate, di padri che si sentono il «genitore invisibile» agli occhi del personale sanitario e dei servizi durante il periodo perinatale (Lever et al., 2018).
Nel complesso, la riduzione percepita dell’isolamento sociale ed emotivo ha avuto un valore significativo per i genitori che hanno completato il programma MB, a riprova di un esito vitale dell’intervento quando si coinvolgono genitori che vivono in un contesto di molteplici avversità psicosociali (all’inizio del programma la maggior parte delle persone partecipanti viveva in zone fortemente svantaggiate e/o soffriva di un problema di salute mentale, era senza lavoro e cresceva i figli senza partner). Questa osservazione sostiene le raccomandazioni di adottare un approccio equilibrato nel lavoro con le famiglie a rischio, che offra uno spazio per affrontare i problemi psicosociali sottostanti e, al tempo stesso, promuova competenze genitoriali sensibili e la sintonia genitore-bambino (Butler et al., 2020; Whittaker & Cowley, 2012). Inoltre, se da un lato i nostri risultati confermano i benefici aggiuntivi associati all’offerta di interventi di gruppo mirati erogati in contesti comunitari, dall’altro mettono in luce il peso decisivo della sintonia tra i membri del gruppo e del modo in cui ciascuno percepisce la propria situazione e le proprie difficoltà nell’aprirsi ai potenziali benefici dell’intervento. Di conseguenza, per massimizzare l’efficacia dell’intervento e ridurre al minimo ogni possibile danno, è fondamentale disporre di procedure di valutazione accurate per stabilire se un genitore trarrebbe maggior beneficio da un intervento individuale o di gruppo, e offrire a chi conduce i gruppi opportunità continue di coltivare le proprie competenze interpersonali (per es. attraverso la consulenza riflessiva).
I genitori hanno costantemente indicato la sessione «Storie di vita», collocata strategicamente a metà del programma, come una componente potente dell’intervento, in grado di innescare il cambiamento. L’opportunità di formulare e riappropriarsi del racconto delle proprie esperienze di vita, dopo aver instaurato un rapporto di fiducia all’interno del gruppo, ha offerto ai genitori uno spazio sicuro per elaborare e riconcettualizzare le proprie difficoltà. Per alcuni genitori ha funzionato anche come punto di svolta, portando a un cambiamento emotivo a partire dal quale sentivano di poter «andare avanti» (Johnstone, 2018; Redhead et al., 2015). In particolare, i genitori hanno indicato che gli elementi riflessivi di MB hanno permesso loro di prendere coscienza di errori e comportamenti disadattivi del passato, sia propri sia dei propri genitori e dei propri partner (passati). Questo risultato concorda con le prove esistenti secondo cui offrire opportunità di riflessione può contribuire attivamente a prevenire la trasmissione intergenerazionale dell’avversità psicosociale (Schoon & Melis, 2019). Va tuttavia riconosciuto che un cambiamento duraturo dipende da una complessa interazione tra capacità, motivazioni e fattori contestuali (Platt & Riches, 2016), in cui il desiderio da solo non basta (Byng‐Hall, 2008). I genitori hanno indicato che il valore di MB non stava nel «prescrivere» loro il cambiamento, ma nel far loro capire che le circostanze possono cambiare e nel metterli in condizione di generare da sé cambiamenti positivi.
Poiché non è possibile quantificare il valore di uno spazio riflessivo con misure standardizzate, questo studio ha fornito indicazioni preziose su ciò che i genitori considerano determinante per l’impatto positivo della loro esperienza nel gruppo MB. Va tuttavia notato che alcuni genitori hanno espresso il desiderio che i contenuti dessero più spazio allo sguardo verso il futuro e al «lasciarsi alle spalle» le esperienze difficili. È quindi importante riconoscere che, sebbene MB si rivolga a genitori con difficoltà psicosociali, nel presente campione vi era comunque una variabilità nel livello di istruzione superiore raggiunto, nella situazione lavorativa, nella gravità dei problemi di salute mentale e nelle circostanze di crescita dei figli in un contesto di genitorialità singola e di diversi regimi di affidamento. Tali fattori potrebbero aver mediato le differenze osservate nella percezione dell’intervento, nel coinvolgimento e nell’esperienza vissuta, sotto l’influenza di elementi come i motivi della partecipazione (per es. autoinvio rispetto a invio da parte del tribunale) e le esigenze concorrenti (Mytton et al., 2014; Whittaker & Cowley, 2012). La ricerca futura potrebbe concentrarsi specificamente sulla componente riflessiva dell’intervento ed esplorare se la sua efficacia possa essere moderata da diversi indicatori psicosociali, dato che il nostro risultato è coerente con la letteratura più ampia su MP e che la ricerca converge quindi verso l’individuazione di quello che potrebbe essere un ingrediente centrale dell’efficacia dell’intervento per le famiglie a rischio (Birtwell et al., 2015; Buston et al., 2019; Puckering et al., 2010).
Lo sviluppo della connessione e della comunicazione dei genitori con il proprio bambino è stato un altro cambiamento chiave percepito come conseguenza della partecipazione al gruppo MB. I genitori hanno spesso attribuito questi cambiamenti alla maggiore conoscenza delle fasi di sviluppo e degli stati mentali del bambino, nonché alle attività di interazione positiva guidata. Acquisire fiducia e imparare a giocare con il proprio bambino è stata un’altra componente importante citata dai genitori, il cui valore per nutrire lo sviluppo infantile e la relazione genitore-figlio non può essere trascurato (Ginsburg, 2007). Nella presente analisi, le persone partecipanti hanno suggerito che la loro fiducia genitoriale è aumentata grazie all’incoraggiamento a sperimentare nuove attività con i propri bambini e all’osservazione dei benefici reciproci di una maggiore sintonia con loro. Inoltre, alcuni genitori hanno riferito di aver notato cambiamenti socio-emotivi positivi nei propri bambini dopo l’intervento, dovuti sia alla frequenza del gruppo di custodia in parallelo sia al miglioramento del proprio benessere e della propria attenzione consapevole. Queste osservazioni sottolineano la natura dinamica e transazionale delle interazioni familiari (Schermerhorn et al., 2008), rafforzando la necessità di offrire interventi multidimensionali.
È interessante notare che, quando ai padri veniva chiesto di riflettere sulle proprie esperienze nel gruppo, queste si concentravano sulla loro esperienza personale di partecipazione, a differenza delle riflessioni delle madri, incentrate soprattutto sull’impatto condiviso della partecipazione su di sé e sul proprio bambino. Questa differenza potrebbe essere attribuita al fatto che la maggior parte dei padri che hanno completato il gruppo non aveva l’affidamento esclusivo del proprio bambino all’inizio del gruppo (era anche l’unica differenza statisticamente significativa nelle caratteristiche sociodemografiche tra madri e padri). Ciò potrebbe aver limitato la loro possibilità di osservare i cambiamenti nello sviluppo socio-emotivo del bambino in contesti diversi. Tuttavia, per i genitori che partecipavano con un bambino affidato a un’altra persona (25%), le riflessioni indicavano che MB aveva offerto loro un ambiente di fiducia e non giudicante in cui fare da genitori, con un impatto positivo sulla loro esperienza dell’intervento e sulla relazione con il bambino. Di fatto, più della metà dei genitori seguiti dai servizi di tutela dell’infanzia all’inizio del gruppo ha visto una de-escalation del proprio caso durante o dopo l’intervento, il che indica che i servizi pubblici, in primo luogo quelli che avevano anche inviato i genitori ai gruppi MB, hanno rilevato segni di miglioramento nelle competenze genitoriali delle persone partecipanti e nella qualità della relazione con i loro bambini (Raouna et al., 2021). A parte questo, non sono emerse differenze di genere nell’esperienza dell’intervento, il che concorda con i risultati secondo cui madri e padri possono trarre pari beneficio da un intervento di gruppo adattato al genere (Raouna et al., 2021). Va comunque notato che le madri erano sovrarappresentate nel campione e che sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire se esistano meccanismi specifici che favoriscano il coinvolgimento dei padri nei programmi di intervento precoce.
L’impatto positivo di MB sulle relazioni interpersonali è andato oltre la relazione genitore-figlio, permeando il contesto familiare più ampio. I genitori hanno riflettuto sul miglioramento delle relazioni all’interno della famiglia grazie alla partecipazione a MB, anche con i propri genitori e con gli altri figli. Alcuni genitori hanno inoltre riferito di adottare un atteggiamento più calmo nei rapporti con la scuola e con i servizi sociali. In alcuni casi, l’impatto di una maggiore fiducia genitoriale si è esteso anche ad altri ambiti della loro vita, come dimostra un desiderio accresciuto di riprendere gli studi, di trovare lavoro o di mantenere i legami sociali acquisiti. In questo modo, MB sembrava svolgere una funzione di attaccamento, offrendo ai genitori una base sicura a partire dalla quale si sentivano in grado di esplorare ulteriormente il proprio mondo e le opportunità disponibili (Baumeister &, Leary, 1995; Page, 2011).
Considerando questa funzione, è anche possibile che lo stile di attaccamento dei genitori abbia contribuito alle esperienze e ai sentimenti da loro espressi prima e dopo l’intervento. La ricerca suggerisce che gli stili di attaccamento insicuro sono più frequenti tra le persone a rischio (Thomson & Jaque, 2017), che possono mostrare livelli più elevati di ansia e una maggiore paura delle esperienze nuove (Goleman, 2006; Markin & Marmarosh, 2010). In questa prospettiva, la nostra analisi ha rilevato una conseguenza non intenzionale della partecipazione a MB: alcuni genitori hanno espresso il desiderio che il gruppo venisse rinnovato come spazio di sostegno, manifestando esitazione e scarsa fiducia riguardo al proprio futuro senza il senso di stabilità che il gruppo offriva loro. Sebbene un prolungamento del gruppo andrebbe contro le prove secondo cui superare le 16 sessioni riduce l’efficacia dell’intervento (Bakermans‐Kranenburg et al., 2003), questo risultato può indicare i diversi livelli di sostegno di cui i genitori a rischio possono aver bisogno in base alla gravità delle loro avversità psicosociali e al loro stile di attaccamento. La ricerca futura potrebbe valutare lo stile di attaccamento dei genitori e le sfumature dei livelli di avversità psicosociale per esaminare questa ipotesi teorica, comprendendo meglio come componenti quali lo sviluppo di un attaccamento genitoriale sicuro possano essere coltivate negli interventi precoci per favorire l’autonomia dei genitori dopo l’intervento (Duggan et al., 2009).
Pur avendo messo in luce aspetti di MB che possono favorire il coinvolgimento, la nostra capacità di comprendere che cosa porti i genitori a disimpegnarsi è stata limitata, poiché sono stati intervistati solo i genitori che hanno completato il programma. La ricerca futura dovrebbe impegnarsi a raccogliere informazioni anche da chi non lo completa, per comprendere meglio l’esperienza di tutte le persone inviate a MB e orientare con maggiore precisione la pratica futura. La trasferibilità dei nostri risultati è inoltre limitata alla popolazione britannica bianca, e la ricerca futura dovrebbe cercare di replicarli con un campione più eterogeneo dal punto di vista etnico. Inoltre, sebbene il numero di interviste di questo progetto sia raro nella ricerca qualitativa, riconosciamo che la ricchezza e la profondità delle informazioni condivise dai genitori durante le interviste possono essere state influenzate da vari fattori, tra cui il rapporto tra chi conduceva la ricerca e chi vi partecipava e/o il carattere relativamente chiuso di alcune domande dell’intervista (Boddy, 2016; Gudkova, 2018). Inoltre, sebbene la codifica sia stata triangolata e la validazione di codici e temi sia stata discussa all’interno del gruppo di ricerca, l’affidabilità dell’analisi avrebbe potuto essere maggiore se tutte le trascrizioni fossero state codificate due volte e confrontate durante il processo di sviluppo dei temi. Ciononostante, riteniamo che i risultati presentati in questo studio siano solidi, data la coerenza dei racconti dei genitori nonostante la diversità delle località geografiche.
I miglioramenti riferiti si sono verificati in un’erogazione del programma in condizioni reali, il che indica una validità ecologica. Tuttavia, la ricerca futura dovrebbe impegnarsi anche a triangolare i cambiamenti riferiti dai genitori con i resoconti di chi conduce i gruppi, per ottenere una comprensione più olistica dell’impatto dell’intervento e, se possibile, replicare i risultati mediante uno studio controllato randomizzato, così da rafforzare ulteriormente la base di prove di MB. È promettente che molti genitori abbiano riferito di voler mantenere le amicizie nate dopo l’intervento e di aver trasferito a casa le pratiche genitoriali positive apprese nel gruppo MB. È tuttavia necessaria una ricerca longitudinale per verificare se e come i progressi si mantengano. Infine, dato che MP, adattandosi alle circostanze, è passato a un’erogazione online del programma (www.mellowparenting.org/online‐programmes/), sarebbe importante indagare se i processi chiave in presenza individuati in questo progetto (per es. coltivare un senso di comunità) siano trasferibili e vengano vissuti dai genitori che partecipano a formati di intervento digitali. Comprendere l’efficacia e le caratteristiche specifiche degli interventi digitali potrebbe offrire l’opportunità di raggiungere in modo economicamente efficiente i genitori che vivono in località dove i gruppi in presenza potrebbero non essere disponibili.
Il periodo perinatale offre una finestra di opportunità cruciale per individuare e affrontare le problematiche psicosociali mediante programmi di intervento precoce e di prevenzione basati sulle prove (Parkes et al., 2016). Se non vengono affrontate, queste problematiche comportano conseguenze significative e durature non solo per la salute mentale dei genitori, per le loro capacità genitoriali e per la qualità delle interazioni genitore-bambino, ma anche per la salute e lo sviluppo del bambino, con possibili ripercussioni intergenerazionali. I presenti risultati, che raccolgono le esperienze di 68 genitori che hanno completato il programma MB, mettono in evidenza MB come un intervento accessibile e accettabile per le famiglie a rischio, una popolazione tradizionalmente trascurata dagli interventi di gruppo (Smokowski et al., 2018; Utting et al., 2007). Questo studio, guidato dalle voci di chi ne ha esperienza diretta, ha messo in luce ulteriori elementi di MB che producono un cambiamento positivo nella vita delle famiglie a rischio e che possono fungere da leva per riavvicinarle ai servizi e alla comunità più ampia. I nostri risultati forniscono indicazioni preziose per le politiche e le pratiche future in materia di salute mentale perinatale e della prima infanzia, e indicano ambiti in cui è necessaria ulteriore ricerca per comprendere l’efficacia dei programmi di intervento precoce di gruppo rivolti alle famiglie a rischio.
Complexe Systémique: punti chiave
Mellow Babies riunisce ingredienti che la pratica sistemica conosce bene, ma che raramente combina: un gruppo di pari, un lavoro sulla storia di ciascun genitore e un’attenzione diretta all’interazione con il bambino, filmata e commentata a partire dai punti di forza. Ciò che i genitori raccontano descrive un cambiamento di contesto più che una tecnica: smettono di essere il genitore sorvegliato dai servizi e diventano un membro tra gli altri, e questa nuova posizione si estende poi alla fratria, a nonne e nonni, alla scuola e ai servizi sociali. La sessione «Storie di vita» collega esplicitamente l’infanzia del genitore al suo modo di essere genitore, il che richiama il lavoro intergenerazionale. I gruppi separati per i padri contano: lì dicono di sentirsi finalmente «visti e ascoltati». Due limiti invitano alla prudenza: sono stati intervistati solo i genitori che hanno completato il programma, e la fine del gruppo preoccupa alcuni di loro, il che solleva la questione del passaggio di consegne e della dipendenza dal programma. Da leggere insieme a lo studio sui genitori vulnerabili che imparano a mentalizzare e la sperimentazione di un intervento genitore-bambino con video-feedback.
Note dall’originale
Conflitto di interessi. Aigli Raouna, Ruaridh Malcolm e Raquib Ibrahim erano dipendenti retribuiti di Mellow Parenting durante lo svolgimento della ricerca. AMacB è membro dello Steering group della NHS Scotland Managed Clinical Network for Perinatal Mental Health e ha ricevuto finanziamenti dal MRC e dal CSO per progetti legati alla salute materna e infantile. Non vi sono brevetti, prodotti in sviluppo o prodotti commercializzati collegati a questa ricerca da dichiarare.
Ringraziamenti. Chi firma l’articolo desidera ringraziare la AIM Foundation per aver finanziato questo progetto, nonché le figure professionali, i servizi, i genitori e i loro bambini che hanno preso parte a questa ricerca. Un ringraziamento particolare va al personale formato a Mellow Parenting di Fife Council, Easterhouse Barnardo's, Downpatrick SureStart, Central Bedfordshire Council ed Enfield Council per aver reso possibile il nostro contatto con i genitori e per aver condotto con successo i gruppi Mellow Babies. Il finanziamento è stato assegnato a RI per conto di Mellow Parenting Ltd. Non è stato fornito alcun numero di finanziamento. Gli enti finanziatori non hanno avuto alcun ruolo nel disegno dello studio, nella raccolta e nell’analisi dei dati, nella decisione di pubblicare o nella preparazione del manoscritto. Lo studio non ha ricevuto ulteriori finanziamenti esterni.
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Traduzione non ufficiale in italiano di “There's more love between us”: The parental experience of attending Mellow Babies, a targeted, early intervention program for parents and their babies, di Ciera Davidson, Aigli Raouna, Ruaridh Malcolm, Raquib Ibrahim e Angus MacBeth, Infant Mental Health Journal, vol. 44, no 1, p. 100-116 (2023), doi: 10.1002/imhj.22029, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabelle presentate sotto forma di elenco). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.
Questo è l’articolo originale «“There's more love between us”: The parental experience of attending Mellow Babies, a targeted, early intervention program for parents and their babies», pubblicato in Infant Mental Health Journal (2023) con licenza CC BY 4.0. Traduzione non ufficiale in italiano realizzata da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato all’inizio di questa pagina; fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Davidson, C., Raouna, A., Malcolm, R., Ibrahim, R., e MacBeth, A. (2023). “There's more love between us”: The parental experience of attending Mellow Babies, a targeted, early intervention program for parents and their babies. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/theres-more-love-between-us-the-parental-experience-of-attending-mellow-babies (Opera originale pubblicata nel 2022 in Infant Mental Health Journal, 44(1), 100-116 (2023); ripubblicata nel 2023 da Infant Mental Health Journal, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/imhj.22029)
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