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Trends in Psychology · Migrazione
Come si resta in contatto con i propri genitori dopo aver lasciato il Portogallo per Parigi, Londra o Zurigo? Carlos Barros ha intervistato 22 persone giovani adulte emigrate all’interno dell’Europa, attraverso la lente del modello della solidarietà intergenerazionale. Videochiamate quotidiane, il Natale a casa, una nonna che impara a usare Facebook: il contatto digitale avvicina, ma riaccende anche conflitti di valori e ambivalenze.
Traduzione non ufficiale in italiano di Connection in Transnational Families. Face-to-Face and Digital Spaces in Portuguese Emigrants, di Carlos Barros, pubblicato in Trends in Psychology (Springer) (2025), doi: 10.1007/s43076-023-00309-4, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La tabella è presentata sotto forma di elenco; le dichiarazioni di fine articolo sono raggruppate nelle note. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Le persone partecipanti sembrano risignificare la percezione dello spazio, dando vita a interazioni ibride che rafforzano la loro appartenenza al gruppo.
Carlos Barros
Abstract
L’uso delle nuove tecnologie della comunicazione favorisce, nelle famiglie transnazionali, dinamiche di presenza tra modalità in presenza e digitali. Chi migra all’interno di queste famiglie percepisce tali relazioni come arricchenti, ma anche come fonte di contraddizioni e paradossi. Questo studio si propone di esplorare, attraverso le dimensioni del modello della solidarietà intergenerazionale (SI), come le persone emigrate percepiscano l’interazione con le figure genitoriali nel paese d’origine e in che modo lo spazio digitale incida sulle dinamiche familiari. Con un approccio qualitativo, sono state condotte interviste semistrutturate a persone giovani adulte portoghesi emigrate nello spazio europeo (N = 22) ed è stata svolta un’analisi tematica in una prospettiva costruttivista, con il supporto del software N-Vivo. I risultati suggeriscono la necessità di comprendere la coesione familiare lungo un continuum tra solidarietà, conflitto e ambivalenza e, soprattutto, di capire come le sfide delle dinamiche transnazionali modifichino le dinamiche familiari. È importante considerare il vissuto dei rituali familiari in presenza e in forma digitale. La comunicazione digitale attenua le differenze e l’isolamento, poiché favorisce un contatto più frequente, che riduce lo shock culturale e può promuovere una maggiore connessione.
Parole chiave: Solidarietà intergenerazionale, Famiglie transnazionali, Comunicazione digitale, Migrazioni
Le migrazioni costituiscono un fenomeno che mette alla prova il benessere e l’adattamento di chi migra e del suo nucleo familiare, anche quando quest’ultimo risiede nel paese d’origine. La comparsa del contatto digitale come modo di offrire sostegno e di instaurare dinamiche nelle famiglie transnazionali non solo consente di intensificare, mantenere o rifiutare i modelli familiari presenti nelle relazioni intergenerazionali, così che le persone emigrate si adattino al paese in cui si sono trasferite, ma permette anche di aprire nuove prospettive sul benessere (Bacigalupe & Parker, 2016; Baykara-Krumme & Fokkema, 2019).
Il modello dello sviluppo di Bronfenbrenner (1979) concepisce l’ambiente ecologico come una serie di strutture concentriche che racchiudono al loro interno il soggetto in via di sviluppo, costantemente influenzato, in modo diretto e indiretto, dai diversi livelli dell’ambiente circostante, in una relazione simbiotica e bidirezionale tra l’essere umano e le proprietà mutevoli degli ambienti in cui si muove, nonché i contesti più ampi in cui tali ambienti sono inseriti. Includendo più livelli che rimandano ai contesti e all’ambiente, questa concettualizzazione costituisce un quadro pertinente per la presente ricerca, poiché contempla le relazioni familiari intergenerazionali. In particolare quando il modello diventa bioecologico (Bronfenbrenner, 2005) e implica forme specifiche di interazione tra organismo e contesto, che promuovono lo sviluppo umano ma variano da persona a persona.
Nel modello bioecologico, i processi prossimali si svolgono secondo quattro sistemi: microsistema, mesosistema, esosistema e macrosistema (Bronfenbrenner, 1986; Bronfenbrenner & Ceci, 1994; Bronfenbrenner et al., 2006). Il microsistema è il più influente e consiste nelle interazioni dirette con altre persone (Bronfenbrenner & Ceci, 1994; Bronfenbrenner et al., 2006). Bronfenbrenner e colleghi (2006) hanno suggerito che le caratteristiche di una persona sono plasmate da «genitori, familiari, amicizie strette, insegnanti, figure di mentoring e tutoraggio, pari, partner o altre persone che partecipano alla vita della persona in via di sviluppo in modo relativamente costante per un lungo periodo di tempo» (p. 796). Nel mesosistema, diversi microsistemi interagiscono tra loro (Bronfenbrenner, 1979). Nell’esosistema, i processi prossimali comprendono le politiche pubbliche, i programmi sociali, i media e le istituzioni (Bronfenbrenner, 1977). Il macrosistema è il sistema meno formalizzato ed è costituito da norme e valori culturali (Bronfenbrenner, 1977). Esosistema, mesosistema e microsistema sono le «manifestazioni concrete» del macrosistema (Bronfenbrenner, 1977). Infine, la dimensione del tempo costituisce un’unità di contesto essenziale per l’analisi di percezioni opportunamente inquadrate ed è stata aggiunta più di recente per conferire al modello maggiore precisione (Bronfenbrenner, 2005).
Per questo motivo è importante concentrarsi sulla famiglia e sulla relativizzazione sociale, politica, economica e culturale che tale gruppo comporta per la ricerca (Barros, 2022; Esteves et al., 2005). Si ritiene che questo gruppo abbia un impatto diretto e un comportamento adattabile, dotato di un insieme «di strategie flessibili e dinamiche che si trasformano in presenza di bisogni e contesti economici diversi» (Massey, 1990, p. 9). D’altra parte, le decisioni prese in ambito familiare non devono necessariamente tradursi in un vantaggio per tutti i suoi membri.
La distanza geografica, in particolare, favorisce l’assenza di presenza; la negoziazione delle differenze di ciascun membro, dei diversi interessi, motivazioni e attività, può generare conflitti (Boyd & Grieco, 2003). L’analisi delle relazioni intergenerazionali nelle famiglie transnazionali va compresa senza trascurare la separazione tra i membri dovuta al paese d’origine e a quello di destinazione, tenendo conto di variabili che rimandano ad aspetti di integrazione e adattamento a nuovi contesti sociali, professionali, politici e culturali (Leme et al., 2016; Villas-Boas et al., 2017; Walsh, 2016).
In una prospettiva transdisciplinare, la solidarietà può essere definita come un’unione di interessi, obiettivi o affinità tra i membri di un gruppo. Tale sinergia contribuisce all’integrazione della società e previene l’anomia che deriva dalla lotta per l’individualizzazione e l’autonomia (Coimbra & Mendonça, 2013).
Nei modelli più classici e di impostazione tendenzialmente macrostrutturale, la solidarietà si suddivide in quattro sottotipi: meccanica, organica, tradizionale e moderna. Questo articolo si concentrerà soltanto su quella moderna, poiché è la declinazione del costrutto che risulta predominante nelle società contemporanee (Coimbra & Mendonça, 2013). In altre parole, i membri prendono coscienza del proprio carattere singolare e le loro azioni sono guidate dalla consapevolezza del libero arbitrio; le loro decisioni sono autonome, ma inscrivono l’azione in una concezione del bene comune. Tuttavia, è importante considerare l’impatto delle politiche sociali sull’individuo, poiché esse intervengono nella percezione del rischio e agiscono come un chiaro fattore di protezione del benessere individuale, familiare e professionale (Coimbra et al., 2013).
La questione della rilevanza dello studio della solidarietà, e il crescente interesse per il concetto, non è estranea al tema dell’invecchiamento: si vive più a lungo e, di conseguenza, emergono nuove richieste di sostegno. La crescente consapevolezza che nelle società occidentali sempre più persone raggiungono età avanzate, ma che potrebbero esserci meno persone disponibili per le cure necessarie, ha reso necessario considerare atteggiamenti e comportamenti relativi all’ageismo e alla cooperazione con la rete più immediata: la famiglia (Albert & Ferring, 2013, 2018). Tali preoccupazioni si osservano anche nella creazione di varie reti di sostegno intergenerazionale che accompagnano lungo tutto il ciclo di vita, soprattutto nelle fasi in cui possono emergere sfide di adattamento, come la transizione all’età adulta, l’emigrazione o il pensionamento, momenti di particolare adattamento psicosociale (Mendonça & Fontaine, 2013; Villas-Boas et al., 2017).
La solidarietà, inizialmente più macrosistemica, acquisisce contorni e applicazioni microsistemiche nelle relazioni familiari (Roberts et al., 1991). Il modello adatto ad analizzare le relazioni di solidarietà tra genitori e figlie e figli adulti è quello della solidarietà intergenerazionale (SI), concepito come multidimensionale e articolato in sei dimensioni distinte (Bengston & Oyama, 2007): (a) affettiva: soddisfazione per i legami affettivi; (b) associativa: tempo e frequenza dei contatti tra generazioni; (c) consensuale: vicinanza di opinioni, valori e orientamenti tra generazioni; (d) funzionale: ricevere e fornire sostegno; (e) normativa: aspettative relative agli obblighi filiali e genitoriali, nonché norme sull’importanza della famiglia; e (f) strutturale: riflette il modo in cui la vicinanza geografica tra familiari può essere alla base dell’interazione intergenerazionale. Ciascuna di queste dimensioni è stata verificata empiricamente e si è dimostrata distinta (Bengston & Oyama, 2007).
In seguito è stata aggiunta anche la dimensione del conflitto, poiché si è ritenuto impossibile comprendere le relazioni dinamiche senza questo aspetto, che può condurre a crisi familiari e a situazioni di ambivalenza (Albert & Ferring, 2018; Barthassat, 2014; Lowenstein, 2007). È altresì importante, come indicano Bengston e colleghi (2000), comprendere che le due dimensioni della solidarietà e del conflitto non rappresentano un unico continuum che va da un’alta solidarietà a un alto conflitto. La solidarietà intergenerazionale può presentare sia alta solidarietà sia alto conflitto, oppure bassa solidarietà e basso conflitto, in combinazioni variabili, a seconda delle dinamiche e delle circostanze familiari (Bengston et al., 2000). Questa visione si fonda sul presupposto di base che il conflitto sia naturale e inevitabile nella vita di tutti gli esseri umani. L’interazione sociale, come quella vissuta all’interno delle unità familiari, implica sempre armonia e conflitto; i gruppi non esistono in totale armonia, altrimenti sarebbero completamente statici e inerti (Klein & White, 1996).
Così, Bengston e colleghi (2002) hanno suggerito che il concetto di solidarietà diventa più sensibile quando vi si incorpora l’ambivalenza in funzione della «disgiunzione o disconnessione tra una qualsiasi delle sei dimensioni della solidarietà». Concepiscono l’ambivalenza come complemento del quadro solidarietà-conflitto, concettualmente adatto a esplorare i sentimenti contrastanti, ovvero «dall’intersezione tra solidarietà e conflitto nasce l’ambivalenza, psicologica e strutturale» (Bengston et al., 2002, p. 575).
L’uso di questo modello nello studio delle famiglie transnazionali è un aspetto importante del presente articolo, nella misura in cui il cambiamento nelle dimensioni strutturale e associativa della SI (tempo, forma di contatto e intenzione di condividere lo spazio), vissute tra il digitale e la presenza, può modificare non solo le altre dimensioni, ma anche fungere da catalizzatore per la percezione di conflitti specifici di ciascuna dimensione (Albert & Ferring, 2018; Barros, 2021). Gli studi più recenti hanno indicato non solo l’importanza di combinare le dimensioni in tipologie, ma anche, e soprattutto, quella di studiarle in una prospettiva qualitativa, che dia visibilità alle diverse dinamiche di queste famiglie con una maggiore varietà di realtà (Baykara-Krumme & Fokkema, 2019; Barros, 2021).
L’emigrazione è una costante storica e sociale in Portogallo, e il paese presenta attualmente uno dei tassi di emigrazione più elevati d’Europa (Pires et al., 2022). Tuttavia, il profilo di chi migra è cambiato in modo sostanziale nel corso dei decenni. Le persone portoghesi che emigrano oggi, rispetto a quelle emigrate fino alla fine del XX secolo, dispongono di un maggiore capitale umano e di qualifiche più elevate, e costruiscono progetti migratori fondati sul riconoscimento e sull’investimento professionale, in contrapposizione a ciò che il paese d’origine può offrire loro per il proprio sviluppo (Gomes et al., 2015; Neto, 2003).
Sebbene queste nuove motivazioni dei movimenti migratori possano ricondurre il processo migratorio a variabili eminentemente individuali e legate alle opportunità del paese di destinazione, è riduttivo collocare tale processo soltanto in contesti individuali e in questioni intrinseche al paese di destinazione. L’impatto psicosociale di questo processo è della massima importanza e coinvolge in particolare il nucleo familiare d’origine in Portogallo, poiché la famiglia tende a essere la prima fonte di sostegno sociale nella migrazione (Coimbra et al., 2013), e va considerato in un contesto multisistemico (Gomes et al., 2015; Rodrigues, 2013).
Gli effetti dell’emigrazione sulla struttura familiare interna (Dumon, 1989) possono essere esaminati come un effetto processuale in cui la presenza può essere vitale. Appare essenziale affrontare l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che offre un nuovo spazio alle forme di contatto e di presenza nelle relazioni interculturali, portando a un offuscamento della differenza esistente tra globale e locale nelle società odierne e creando un maggiore trasferimento di valori e norme tra gruppi, di cui la famiglia e i processi migratori non costituiscono un’eccezione a causa dell’esperienza della diversità (Mateia, 2018).
Così, oggi, nelle società occidentali è molto difficile vivere senza usare le nuove tecnologie, ed è quindi difficile studiare popolazioni o relazioni senza considerare l’uso della comunicazione digitale (Ganito, 2018; Mateia, 2018). Con la rapidità dei processi di globalizzazione, studiare lo sviluppo culturale e il cambiamento tecnologico non è più un’opzione ma una necessità, poiché lo spazio è mediato e gestito tra la presenza e il digitale (Matusitz & Musambira, 2013).
L’uso delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha conosciuto una rapida espansione nelle società occidentali grazie alla diffusione delle offerte internet a banda larga, che hanno facilitato il contatto con il mondo virtuale in modo praticamente illimitato. Fattori come la riduzione dei tempi di connessione con i gruppi; la vicinanza tra persone, servizi e spazi; la riduzione delle spese per restare in contatto con i propri interessi; e anche le informazioni disponibili in vari punti del mondo, ne potenziano l’uso come risorsa (Ferreira, 2009; Mateia, 2018).
Ciononostante, va osservato che l’uso di queste tecnologie ha subito una profonda trasformazione quando internet ha cominciato ad associarsi ai telefoni cellulari, gli smartphone (Kraemer & Katz, 2009), il che può incidere sul rapporto tra facilità di accesso e percezione di connessione con il mondo. Non possiamo inoltre dimenticare l’importanza dell’ecosistema digitale: la varietà di dispositivi, servizi e forme di accesso al mondo digitale può limitare l’uguaglianza tra persone, gruppi e generazioni. L’accesso a diversi strumenti, applicazioni e meccanismi può amplificare la percezione della persona nello spazio digitale (Ganito, 2018). Questi fatti sono importanti quando riflettiamo sul contesto portoghese, segnato dall’emigrazione e dalla necessità per le famiglie transnazionali di seguire la vita e il percorso dei propri membri. Queste famiglie hanno bisogno di reinventare il contatto (e la comunicazione) per rispondere ai diversi bisogni dei loro membri, nonché alla loro appartenenza interculturale, da cui non è esente la necessità di un apprendimento lungo tutto l’arco della vita (Mateia, 2018; Ramos, 2013).
Poco più di un decennio fa, Ferreira (2009) ha descritto la percezione dell’identità culturale nella popolazione portoghese immigrata negli Stati Uniti, osservando quanto segue sull’importanza del World Wide Web: «internet è vista dalla maggior parte delle persone intervistate come uno strumento che consente un contatto più facile con la cultura d’origine, e che può quindi offrire una rimediazione della loro identità culturale» (Ferreira, 2009, p. 150). In altre parole, possiamo considerare internet come una sorta di strumento incompleto, che permette il contatto con la cultura portoghese ma non di farne parte. Questa riflessione è tuttavia importante, poiché possiamo definire l’identità culturale come una percezione di appartenenza tra il sé e la cultura, influenzata da norme e valori a tutti i livelli dell’interazione sociale, che può comprendere il modo in cui le persone si sentono integrate nelle culture (inter)nazionali (Correia & Watkins, 2023; Gamsakhurdia, 2019; Tseung-Wong et al., 2022). Il contesto digitale potenzia la transculturalità, conducendo a processi più fluidi nel progetto migratorio (Barros, 2021; Mateia, 2018).
In Portogallo, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica [INE], l’uso delle tecnologie della comunicazione è aumentato nell’ultimo decennio: tra il 2011 e il 2021, il numero di utenze fisse è passato da 2.184.985 a 3.921.763 (Pordata, 2022).
Con l’aumento esponenziale dell’uso personale di internet, e anche nel contesto post-pandemico, è essenziale analizzare in che modo le nuove tecnologie intervengano nella percezione della presenza e nella creazione di dinamiche nelle famiglie transnazionali, modificandone i rituali familiari (Barros, 2021). Possono essere una via di empowerment, integrazione e comunicazione intergenerazionale in una popolazione residente più anziana, che utilizza i social network come collegamento per contrastare l’isolamento (Roberto et al., 2014).
Questo articolo si propone di esplorare in che modo la presenza dello spazio digitale possa contribuire alla comunicazione, al contatto e alla presenza nelle famiglie transnazionali, poiché comprendere le dimensioni del modello della SI può essere un modo per osservare e analizzare le dinamiche di connessione digitale e in presenza tra generazioni.
Attraverso uno studio condotto specificamente con persone giovani adulte portoghesi emigrate con figure genitoriali in Portogallo, intendiamo comprendere:
In questo studio abbiamo fatto ricorso a una raccolta dei dati tramite analisi qualitativa, poiché cerchiamo di accedere alla conoscenza dell’interazione sociale che, debitamente ancorata alla revisione della letteratura e consapevole della molteplicità delle interazioni umane, esplora significati per il processo di interpretazione dell’interazione sociale a cui aggiungeremo conoscenza (Charmaz, 2009; Ratner, 2002).
Per valutare le interazioni analizzate ed esplorate in questo lavoro sull’integrazione delle dinamiche individuali e sociali, è necessario inquadrarlo in un paradigma di comprensione delle interazioni e dei modelli (Holloway & Todres, 2003; Silverman, 2005), come prismi di una verità collettiva con diverse percezioni dell’interazione individuale (Birks & Mills, 2011).
Per studiare la percezione delle esperienze, dei significati e delle aspettative in una prospettiva costruttivista, abbiamo scelto un paradigma post-positivista (Birks & Mills, 2011; Charmaz, 2006), con un’analisi tematica basata su categorie precedenti e successive (Charmaz, 2009; Guerra, 2006).
Le persone partecipanti allo studio erano giovani adulte portoghesi migranti (N = 22). Secondo la loro autoidentificazione, la maggior parte erano donne (n = 17) e alcuni erano uomini (n = 5).
L’età era compresa tra 23 e 33 anni (M = 28.90; SD = 2.44) e avevano vissuto fuori dal Portogallo da 2 a 14 anni (M = 4.81; SD = 2.83).
Tutte provenivano dal Portogallo continentale ed erano emigrate in paesi europei e dell’area Schengen, con almeno un genitore residente in Portogallo. I dati sono stati raccolti tra il 2018 e il 2019.
La distribuzione delle persone partecipanti per paese è riportata nella tabella 1.
Tabella 1 — Distribuzione delle persone partecipanti per paese
*Quest’ultimo è stato incluso dato che la Brexit non era ancora iniziata
È stata elaborata una traccia di intervista semistrutturata per colloqui individuali, testata in precedenza, quanto a comprensione e contenuto, con due gruppi: persone che fanno ricerca (n = 4) e persone con profili simili a quello studiato (n = 4).
La traccia comprendeva cinque blocchi tematici, preceduti da un blocco iniziale di presentazione. I blocchi tematici erano: (i) caratterizzazione della famiglia (ad es. Chi sono le persone che identifichi come familiari stretti o del nucleo?); (ii) esperienza migratoria, benessere e motivazioni (ad es. Che cosa è stato più vantaggioso per te in questo processo migratorio?); (iii) mantenimento delle relazioni affettive (ad es. Quali mezzi usi per comunicare?); (iv) rete di sostegno tra generazioni (ad es. Offri qualche forma di sostegno alle tue figure genitoriali o di cura?); e (v) trasmissione dei valori tra generazioni (ad es. Puoi farmi esempi concreti di ciò che condividi con i tuoi familiari?).
Prima di somministrare la traccia di intervista, sono stati raccolti il consenso informato e un questionario sociodemografico.
In conformità con i principi etici della ricerca, con l’approvazione del progetto da parte del Comitato etico della Facoltà di Psicologia dell’Università di Lisbona e nel rispetto del codice dell’American Psychological Association (2018), tutte le interviste sono state audioregistrate, trascritte e successivamente distrutte, e i nomi e i dati sensibili delle persone partecipanti sono stati modificati per garantirne la riservatezza.
Per la partecipazione sono stati considerati i seguenti criteri di inclusione: (i) essere una persona giovane adulta di nazionalità portoghese (dai 18 ai 35 anni); (ii) essere emigrata in un paese europeo; (iii) avere almeno una delle figure genitoriali residente in Portogallo; (iv) essere emigrata da almeno 1 anno.
Con il sostegno delle comunità portoghesi all’estero, di consigli di freguesia e comuni del Portogallo, dei media, di associazioni di emigrati e di enti collegati all’istituto diplomatico, nonché attraverso la creazione di un sito web e di profili social per il progetto di ricerca, lo studio è stato diffuso per il reclutamento delle persone partecipanti.
Va osservato che, oltre ai parametri metodologici, l’N ha superato le attese, considerando che è stato determinato dalla saturazione teorica dei dati e che si tratta di un campione di convenienza, costruito contestualmente a un’analisi dei dati che consente di metterli in relazione fino a percepire il completamento della raccolta (Charmaz, 2008).
Le interviste sono state condotte in presenza o tramite mezzi digitali, tutelando l’identità e la riservatezza dei dispositivi. La durata di ciascuna partecipazione è stata di 50-70 min.
Considerando la simultaneità tra raccolta e analisi dei dati e le relazioni sociali dinamiche (Braun & Clarke, 2006), il primo approccio alle interviste è avvenuto attraverso la familiarizzazione con i dati (leggere, rileggere, rendere i dati familiari), per poi procedere all’analisi in tre unità di significato. Innanzitutto, la codifica aperta, che consente di creare e verificare categorie e concetti centrali; successivamente, la codifica assiale, in cui abbiamo analizzato le relazioni tra le categorie. Infine, la codifica selettiva, che consente di saturare teoricamente le categorie centrali (sulle relazioni e sulla solidarietà intergenerazionale) al fine di raggruppare e mettere in relazione la codifica per l’organizzazione e l’emergere di nuovi dati sociali.
In una prospettiva costruttivista (Charmaz, 2009), utilizzando categorie di analisi a priori e a posteriori per includere l’interazione di chi fa ricerca con i dati, abbiamo cercato temi trasversali alle categorie (Charmaz, 2006, 2008).
Per evitare distorsioni nell’analisi (Charmaz, 2006), l’analisi dei dati è stata svolta e le prospettive sono state discusse all’interno dell’équipe di ricerca, che ha partecipato in veste consultiva, conferendo riflessività a una prospettiva costruttivista. Consapevoli delle questioni legate alla ricchezza linguistica, si è riflettuto anche sulla traduzione delle citazioni delle interviste dalla lingua originale all’inglese. In questo processo è stato importante che l’équipe di ricerca e di supervisione fosse bilingue.
È stato utilizzato il software N-Vivo.
Per poter discutere in modo esaustivo i dati e la letteratura, abbiamo deciso di combinare i risultati con una breve discussione.
Le dimensioni della solidarietà intergenerazionale vanno intese come dinamiche che accompagnano i diversi gruppi familiari studiati. In altre parole, le dimensioni strutturale e associativa (spazio, distanza contro vicinanza e frequenza dei contatti) (Bengston & Oyama, 2007) sembrano risignificarsi quando il gruppo si articola tra il digitale e la presenza. Questo cambiamento, a sua volta, è trasformativo e trasforma la dimensione affettiva, nella misura in cui contatto, frequenza e intensità consentono legami emotivi al servizio del benessere e della comprensione dello spazio di ciascun membro (Mateia, 2018; Rojas Rodríguez et al., 2021).
Analizzando la presenza, la sua forma e l’utilità di tale contatto nello sviluppare una connessione all’interno del gruppo, è stato codificato l’intero campione.
Tutte le persone partecipanti tranne una hanno riferito che la loro presenza e la loro partecipazione alla vita familiare hanno frequenza e intensità elevate. I rituali familiari, siano essi quotidiani, celebrativi od occasionali, sono vissuti in presenza e in forma digitale, modificando a loro volta la visione classica secondo cui la vicinanza geografica riflette la capacità e la disponibilità a interagire, in linea con gli approcci più recenti alle famiglie transnazionali, che sottolineano l’importanza della connessione ibrida (Baldassar & Merla, 2014).
Tutte le persone partecipanti hanno sottolineato che riunirsi con la famiglia in Portogallo nei periodi di festa è una consuetudine sistematica (il Natale in tutti i casi; e altre ricorrenze, sebbene meno rilevanti, come i compleanni, la Pasqua o Ognissanti). Percepiscono questi momenti come importanti e indispensabili per il mantenimento della famiglia con le generazioni ascendenti e discendenti, come afferma Marta (F4)
Il Natale, per me, va passato in famiglia. Quindi ogni Natale vado in Portogallo. [...] almeno finché i miei genitori e i miei parenti sono vivi, intendo passare questa festa con loro. Per me è una festa di famiglia. Per me è impensabile passare il Natale qui con mio marito e mia figlia, impensabile.
Più della metà delle persone partecipanti afferma che, anche quando lo scopo del viaggio in Portogallo non è far visita alla famiglia, questa è sempre il tema trasversale nella pianificazione del viaggio nel paese d’origine.
Sebbene siano pochi, nei casi in cui esiste una relazione di coppia significativa nata durante l’esperienza migratoria, si riferisce che il contatto in presenza, soprattutto per le celebrazioni e i rituali quotidiani, avviene mediato dai valori culturali del partner e del paese della persona intervistata. Come riferisce la partecipante Patrícia (F9), parlando del suo partner,
È una bella sfida e lì lui mi aiuta molto, perché è parecchio più distaccato, io sono molto attaccata, quindi qualsiasi cosa era piangere o [...] e lui è molto... non è che non gli importi, ma il distacco a volte fa bene, e mi ha insegnato molto su questo.
Va osservato che, con una frequenza al massimo da quotidiana a settimanale, tutte le persone partecipanti hanno reinventato il contatto e le proprie dinamiche con la famiglia attraverso l’uso delle tecnologie della comunicazione, e queste tecnologie hanno cambiato il paradigma del contatto e delle dinamiche; nel caso della generazione ascendente più anziana, insegnandole a usare i canali digitali come una delle routine di contatto passate dalla presenza al digitale, come esemplifica Lucas (F14)
tre anni fa, quindi, lei [la madre], a settantacinque anni, ha aperto un account Facebook e adesso più o meno lo sa usare [...] forse è il sostegno più grande che ho dato, quindi, ma anche un po’ una conseguenza della mia partenza.
Tutte le persone partecipanti affermano di avere contatti molto frequenti tramite le nuove tecnologie della comunicazione per accompagnare e sostenere i rituali familiari e le attività quotidiane. Le usano anche per pianificare i contatti in presenza in momenti specifici o in occasione di ricorrenze familiari.
Le videochiamate e la messaggistica, in particolare tramite le app Whatsapp e Messenger, si sono configurate come una forma di contatto più privata; i feed, in particolare tramite le app Facebook e Instagram e anche i gruppi su una qualsiasi di queste app, come una forma di condivisione di contenuti con familiari che si trovano in punti geografici diversi, sebbene meno specificamente orientata al racconto e allo scambio di sostegno tra familiari.
Serve piuttosto a rafforzare la presenza e lo scambio di esperienze in un gruppo più ampio della famiglia nucleare. Guilherme (F20) parla dell’uso intenso del contatto digitale:
[…] le chiamate sono tutti i giorni dopo cena, tra la cena e quando si va a letto, poi dipende se loro [i genitori] hanno qualche programma qui in Portogallo [...] durante il giorno, per esempio, le mie cugine e i miei cugini mi stuzzicano sempre su Facebook o chiacchierano su Messenger o cose del genere.
La grande maggioranza ha riferito di usare le videochiamate come momento quotidiano di condivisione e di presenza con la famiglia, anche quando si tratta semplicemente di esserci, senza alcuna attività associata. Tuttavia, alcune persone partecipanti hanno riferito che le videochiamate servono anche a seguire bisogni specifici, come la convalescenza da una malattia delle figure genitoriali o propria. Inoltre, la generazione più anziana in Portogallo le usa per seguire le faccende domestiche e fare compagnia alla generazione più giovane o prendersene cura (quando ha l’età per una certa autonomia, con una sorveglianza a distanza tramite videochiamata).
Alcune persone riferiscono che, data la difficoltà di adattamento digitale delle persone anziane, si fanno telefonate analogiche: non sono le figure genitoriali o le persone anziane in Portogallo ad adattarsi, bensì le persone giovani emigrate, per mantenere la forma di comunicazione della generazione ascendente. Ciò concorda con la letteratura secondo cui l’accesso agli ecosistemi è più difficile con l’età (Ganito, 2018).
Alcune di loro riferiscono che questo contatto è percepito come un modo bidirezionale di ridurre l’ansia o la solitudine dovute al vivere lontano dal nucleo familiare. Inoltre, considerando la crescente presenza delle tecnologie nelle loro vite e dinamiche (Mateia, 2018), anche i rituali familiari sembrano essersi adattati, il che a sua volta trasformerà il modo in cui queste famiglie possono diventare più flessibili a favore della resilienza individuale e collettiva (Denov et al., 2019; Walsh, 2020).
Il contatto, in presenza o in forma digitale, consente una presenza più frequente tra i vari membri delle famiglie transnazionali, offrendo spazio a dinamiche diverse, in cui sarà importante considerare la simbiosi del continuum solidarietà-conflitto-ambivalenza (Bengston & Oyama, 2007; Lowenstein, 2007; Lüscher, 2011) e il modo in cui l’essere in contatto accresce la percezione di presenza, generando un più forte senso di appartenenza (Neto, 2019).
Pertanto, è impossibile riflettere sul senso di appartenenza in queste famiglie senza considerare la forza centrale della dimensione di solidarietà affettiva, poiché è in questa dimensione della SI che troviamo le percezioni in cui si inscrivono i sentimenti e la soddisfazione per i legami affettivi, forse alla base delle dinamiche che consentono la resilienza nella presenza (Bengston & Oyama, 2007; Fingerman et al., 2020,).
Analizzando questa dimensione affettiva, osserviamo che più della metà delle persone partecipanti ha riferito di aver ricevuto sostegno familiare nel proprio progetto migratorio. Alcune riferiscono persino che la famiglia e il nucleo familiare sono stati essenziali per il sostegno affettivo durante il progetto migratorio, anche quando si trattava di un processo percepito come scomodo dai familiari in Portogallo, come illustra la partecipante Alice (F22) raccontando la sua esperienza con la sua figura di cura (la nonna): «[lei] ha pianto di gioia, ha pianto di tristezza… ma mi ha sostenuta… mi ha sostenuta nella mia decisione, mi ha sempre detto che c’era sempre la possibilità di tornare, ma che voleva il meglio per me». Beatriz (F19) ha detto che «era soprattutto nel senso: vai, ti aiuteremo e, quando non ci sono alternative, torna, noi siamo un piano di riserva per sostenerti… che è una cosa che non tutte le persone hanno sempre», mettendo in evidenza il sostegno affettivo come matrice della comunicazione intergenerazionale, le cui relazioni sono un modo per mediare le situazioni di conflitto (Lüscher, 2004).
Infine, è possibile considerare l’effetto dei legami affettivi nella mediazione di queste dinamiche, poiché circa un terzo ha riferito che le dinamiche genitoriali e familiari, pur con una gestione delle differenze non sempre facile, sono migliorate da quando vivono a distanza geografica, grazie al contatto e al monitoraggio quotidiani tramite il digitale, che consente loro di ridurre la solitudine dei membri della generazione ascendente nel paese d’origine (Mateia, 2018).
Le diverse forme di presenza e le modifiche delle dimensioni della solidarietà ci portano a riflettere su ciò che questo implica per le norme, alla luce di ciò che ciascun membro si aspetta dalla famiglia, nonché per i valori sociali. Entrambi possono essere compresi se consideriamo le dimensioni della solidarietà normativa e della solidarietà consensuale (Bengston & Oyama, 2007).
Osserviamo che quasi tutte le persone partecipanti percepiscono la famiglia come una struttura di unità, peso e contesto che detta norme tra le generazioni (solidarietà normativa), con la quale la maggior parte afferma di identificarsi (Bengston & Oyama, 2007), rafforzando l’appartenenza familiare (Neto, 2019).
Indicano valori, norme e orientamenti macrosociali condivisi con i propri familiari (solidarietà consensuale). I valori condivisi citati con frequenza sono: autonomia, legame familiare, sostegno sociale e solidarietà, rispetto dell’individualità, diritto a uno spazio personale, libertà e diritto di opinione. D’altra parte, le interviste mostrano che il conflitto va oltre la sfera d’azione familiare e diventa macrosistemico. In altre parole, la maggior parte delle persone partecipanti ha affermato che le proprie figure genitoriali hanno valori e atteggiamenti più conservatori, il che impedisce la condivisione tra generazioni.
Queste persone riferiscono che la mancanza di esperienza interculturale e la minore esperienza globale dei loro genitori generano differenze di opinioni e di valori, e li percepiscono come meno sensibili alle differenze, come mostriamo in un breve esempio fornito dalla partecipante Joana (F17):
vivere con persone di nazionalità diverse... dover imparare a convivere con persone molto diverse, alla fine mi ha resa molto più aperta riguardo a: emigrazione, migrazione, guerra, politica internazionale (...) sulle persone migranti, sulle persone rifugiate... forse, divergevamo... cominciamo a divergere molto soprattutto perché io e mia madre abbiamo esperienze molto diverse... anche mio padre è stato immigrato, mia madre non è mai stata immigrata... è nata, cresciuta e ha sempre vissuto nella stessa casa, sempre nello stesso posto, e finiamo per avere valori un po’ diversi, per vedere le cose in modo un po’ diverso. Non che abbiano meno rispetto per il valore della vita umana o cose del genere, ma forse accettiamo le cose e le vediamo in modo un po’ diverso l’una dall’altra.
Alla luce di questi dati, è importante considerare la prospettiva ecosistemica di Bronfenbrenner (2005) e la sua attenzione a comprendere non solo atteggiamenti, valori, norme e relativi pregiudizi come comportamenti risultanti dall’influenza dei sistemi, dal micro al macro, ma anche all’interno di un contesto cronologico in cui genitori e figlie e figli adulti hanno percezioni diverse della globalizzazione e della circolazione di norme e valori. Diventa sempre più importante comprendere i contesti intersezionali e multisistemici (Villas-Boas et al., 2017).
Circa la metà delle persone partecipanti ha riferito che le opinioni e i valori delle figure di cura hanno già creato conflitti che hanno portato a un’interruzione della comunicazione e alla necessità di evitare gli argomenti in questione. Si riferiscono ad aspetti dell’identità culturale portoghese che considerano inappropriati, come le corride o il vissuto dei rituali festivi tipici (abiti, cerimonie, condizionamento dei comportamenti per seguire le tradizioni). Un’ampia maggioranza ha riferito che il modo in cui le figure genitoriali guardano con pregiudizio all’accoglienza delle persone straniere, all’accettazione dei movimenti e delle politiche LGBTQI +, alle minoranze etniche, nonché l’avversione al rischio in ambito lavorativo, provoca stanchezza e incomprensione. Questi aspetti sottolineano la necessità di una comprensione intersezionale delle norme e dei valori che ostacolano la costruzione di una società più inclusiva (Ilic, 2020).
In un caso sono stati menzionati limiti legati ai ruoli di genere. Sebbene non si sia scelto di esplorare la solidarietà attraverso la lente delle teorie di genere, va sottolineata l’importanza di queste dinamiche per comprendere le dinamiche intergenerazionali, le aspettative e i ruoli nel quadro familiare (Min et al., 2012). La letteratura indica che esiste una direzionalità delle aspettative di sostegno, soprattutto in termini di cura, in caso di malattia della generazione ascendente (solidarietà funzionale) (Coimbra et al., 2013; Wilson et al., 2003). Tuttavia, questa percezione comporta un insieme di proiezioni dei ruoli familiari (solidarietà normativa) e, di conseguenza, la loro proiezione nei valori basati su ciò che ci si aspetta dalle figure femminili (ad es. madri, figlie, nonne: solidarietà consensuale). Queste dinamiche di pregiudizi e norme fanno sì che le donne migranti nelle famiglie transnazionali provino più ambivalenza e conflitto (Fingerman, 2004; Wilson et al., 2003).
In tutti questi casi, le persone partecipanti riferiscono un’ambivalenza tra il voler informare e aggiornare queste figure su questioni che, a loro avviso, esistono a causa della mancanza di esperienza di contesti di diversità in Portogallo e, in direzione opposta, il voler evitare gli argomenti in questione, poiché percepiscono di non poter cambiare alcuna realtà, come esemplifica la partecipante Cátia (F11): «So che non cambierà idea, ma a volte lasciamo correre, senza che si arrabbi con me o con mio padre, né che noi ci arrabbiamo con lei o roba del genere». Questo ci riporta al conflitto-ambivalenza associato alla solidarietà consensuale (Bengston & Oyama, 2007; Lowenstein, 2007): quanto possa essere importante, ma stressante, la comunicazione con le figure genitoriali. Si evidenzia tuttavia un impatto positivo di questa comunicazione sulla costruzione della transculturalità e di valori di accettazione della diversità nei familiari rimasti nel paese d’origine nelle famiglie transnazionali (Albert & Ferring, 2018; Barros, 2021).
È inoltre emerso che un terzo delle persone intervistate ha scelto l’evitamento come modo di gestire il conflitto familiare. La maggior parte ha riferito di affrontare le questioni che incidono negativamente sulle proprie dinamiche relazionali con le figure di cura, ma di finire per evitare di discutere apertamente il motivo del conflitto, poiché non ritiene che la famiglia abbia la capacità di ascoltare e dare senso a esperienze che interferiscono con il proprio benessere migratorio. Finiscono per usare la comunicazione digitale per mediare contenuti che non condividono con le figure genitoriali.
Sebbene la maggior parte delle persone partecipanti riferisca che il contatto tramite piattaforme digitali ha migliorato o consentito lo sviluppo di relazioni familiari di migliore qualità, la maggioranza indica che la distanza geografica ostacola l’interazione familiare, e ciò si manifesta in divergenze generazionali di prospettiva su ciò che ci si aspetta quanto ai tempi e alla frequenza delle visite nel paese di accoglienza delle persone partecipanti (van Gaalen et al., 2010).
La maggior parte percepisce che le diverse prospettive dei familiari sul numero di contatti (digitali o in presenza) accrescono il conflitto interno e la tensione psicologica, portando a conflitti tra familiari, il che conferma la letteratura che considera conflitto e ambivalenza come consueti nelle dinamiche (Albert & Ferring, 2018; Lowenstein, 2007). Ciò si regola con l’esperienza progressiva della nuova forma di contatto e con il sostegno della famiglia costruita con il partner nel paese di emigrazione, come riferisce Rosa (F22):
Mio figlio adesso ha tre anni, [...] non so se riuscirò a portarlo avanti, ma con mio marito, e in generale, cerchiamo che, davvero, le cose sono come sono, le famiglie non sono perfette, le cose non vanno sempre bene e l’importante è dire le cose come stanno e affrontarle.
La presenza del conflitto, risolto nella cooperazione intergenerazionale, emerge anche in ciò che è percepito come adeguato nei rituali familiari, siano essi quotidiani, celebrativi od occasionali. In altre parole, la grande maggioranza ha riferito che il modo in cui le generazioni ascendenti percepiscono la loro presenza è un fattore di logoramento, avvertendo un carico emotivo dovuto a una presenza eccessiva nella famiglia in Portogallo, in contrasto con l’idea di casa nel paese di destinazione, come illustra Catarina (F10):
Di solito, due o tre giorni prima di partire è quando comincio a diventare... non è ansia, non è quello, ma comincio a contare i giorni, diciamo, perché i miei genitori cominciano a chiedermi cosa voglio mangiare e dove voglio andare e chi voglio vedere e così, comincia... il ricordo comincia a rivivere e [...] sono in Portogallo, la maggior parte del tempo... i primi tre, quattro giorni riesco ancora a essere... molto dedita, diciamo, alla mia famiglia, dopo, oltre quello, comincia a diventare complicato perché sento di avere due vite.
È stato riferito che il mantenimento dei contatti con la famiglia sviluppato durante la permanenza all’estero è causa di una tensione che si sta negoziando. La presenza digitale avvicina le realtà e facilita il contatto, ma sembra anche annullare la privacy e l’autonomia nei confronti dei familiari, dato che si resta sempre connessi, come nell’esempio di Ana (F7):
Cerco di dirle: mamma! lo sai che non devi... non devi mandare messaggi tutti i giorni o, guarda! ci sono certe cose che io adesso, non è che, sono adulta e ho la mia vita e possiamo parlare, ma non tutti i giorni... e cerco, forse... penso di notare anche delle fasi, anche mia madre, se è un po’ più bisognosa sul piano emotivo, ci sono periodi in cui mi manda più messaggi, quindi cerco anche di capire cosa succede dalla sua parte.
Questa testimonianza ci porta a ripensare le aspettative di genere delle generazioni e il modo in cui possono essere fonte di stress e ambivalenza (Fingerman, 2004; Wilson et al., 2003).
La grande maggioranza delle persone partecipanti prova un conflitto interiore per non essere più presente nella vita dei familiari più anziani, poiché questi non sono riusciti ad adattarsi altrettanto facilmente alla comunicazione tramite le nuove tecnologie, e ritiene di non riuscire a mantenere il contatto quotidiano, il che crea un’ambivalenza tra il godersi l’esperienza migratoria e il sentirsi a disagio per non seguire da vicino l’invecchiamento e la salute dei familiari, a testimonianza di una preoccupazione per le persone anziane, come si vede nell’esempio di Lucas (F14):
La probabilità che prima o poi muoiano e io non ci sia mi lascia anche una certa angoscia... non tanto senso di colpa, perché le cose stanno così e succederà, quindi no... non ci sono dubbi, nessuno resta qui per sempre, ma la probabilità che io sia lontano quando arriverà quel momento è piuttosto alta, quindi mi lascia anche una certa angoscia non poter... non poter stare loro vicino nei prossimi anni.
Questi risultati ci rimandano all’importanza di riflettere sugli ecosistemi digitali, in particolare su come l’età possa rappresentare una vulnerabilità nell’accesso digitale, e di reinventare i rituali familiari tra digitale e presenza (Denov et al., 2019; Ganito, 2018)
Le differenze generazionali si presentano come un fattore che mette alla prova la cooperazione tra genitori e figlie e figli adulti, poiché hanno prospettive diverse sulla vita, contesti socioculturali potenzialmente diversi, e il tempo-spazio in cui la persona vive cambia il suo modo di vedere il mondo. A titolo illustrativo, possiamo ricorrere al modello bioecologico di Bronfenbrenner (2005), che ci richiama all’importanza di considerare i sistemi in cui l’individuo è inserito, dai sistemi sociali più vicini ai più lontani, senza mai dimenticare la dimensione cronologica. Quando studiamo le dinamiche familiari transnazionali, è ancora più importante comprendere non solo le dinamiche sociali, ma anche l’intersezionalità delle sfide che affrontano le famiglie composte da persone emigrate e da chi resta nel paese d’origine (Villas-Boas et al., 2017; Ilic, 2020).
Considerando l’essenza del sostegno in queste famiglie, il modello che ci ha permesso di analizzare queste dinamiche relazionali è stato quello della solidarietà intergenerazionale (Bengston & Oyama, 2007; Coimbra et al., 2013)), che oggi integra la simbiosi del continuum solidarietà-conflitto-ambivalenza (Bengston & Oyama, 2007; Lowenstein, 2007; Lüscher, 2011). Questa scelta ha consentito un’analisi adeguata di ciò che è cambiato nelle esperienze di queste persone partecipanti con la presenza ibrida della famiglia, mediata tra la dimensione digitale e quella in presenza.
Questo studio consente di approfondire il modo in cui lo spazio digitale contribuisce alla comunicazione e alla presenza della persona emigrata presso la propria famiglia nel paese d’origine e, rispettivamente, come ciò si rifletta nel mantenimento delle relazioni e nelle percezioni che se ne hanno. Più ancora, mostra come questo comportamento attenui l’impatto delle difficoltà e delle sfide della distanza geografica, consentendo l’adattamento dei rituali familiari, nelle loro forme quotidiane, nelle celebrazioni o nelle tradizioni, che sono vissuti in presenza e in forma digitale (solidarietà associativa-strutturale). Le persone partecipanti sembrano risignificare la percezione dello spazio, dando vita a interazioni ibride che rafforzano la loro appartenenza al gruppo (Neto, 2019). Al tempo stesso, ci mette in guardia sulle crescenti differenze che danno origine a conflitti e ambivalenze, entrambi nel contesto del gruppo familiare: quali siano le sue aspettative di cura e di presenza (solidarietà funzionale-normativa) e in che cosa consista la condivisione di valori e norme sociali che può avvicinare le generazioni (solidarietà consensuale), in vista di una costruzione congiunta del loro percorso (Albert & Ferring, 2018). Ciononostante, la solidarietà affettiva funge da collante perché tutte le altre dimensioni funzionino e restino dinamiche in queste relazioni, con aspetti naturali di solidarietà-conflitto-ambivalenza, il che conferma la letteratura che indica l’importanza di affrontare questo continuum (Albert & Ferring, 2018; Baykara-Krumme & Fokkema, 2019; Barros, 2021).
I dati ci hanno mostrato che le forme digitali di comunicazione possono funzionare come un modo per promuovere appartenenza e interculturalità, poiché le persone emigrate possono portare nuove prospettive sul mondo e modi di vivere diversi, il che costituisce una via di crescita sociale e, al tempo stesso, un modo per avvicinare valori transculturali e una maggiore apertura verso l’altro alle proprie figure genitoriali in Portogallo. Ciò è molto importante, poiché è necessario non solo per l’intervento, ma anche per ridurre lo stigma e il pregiudizio nelle relazioni, dato che è importante accrescere l’empatia e le competenze interculturali (Gamsakhurdia, 2019; Ramos, 2013).
Si ritiene che la pandemia di COVID-19 abbia accelerato il contatto digitale e che l’uso di varie forme di comunicazione online sia oggi ancora più diffuso (Rojas Rodríguez et al., 2021) rispetto a quando sono stati raccolti i dati. Ciononostante, ciò che resta comune per gli studi futuri è l’importanza di adottare una prospettiva più intersezionale, che consideri le questioni di genere e la conciliazione tra lavoro e vita personale e familiare, accentuata dal telelavoro e dalle forme digitali durante la pandemia a favore della resilienza (Walsh, 2020).
Negli studi futuri sarà inoltre necessario affrontare aspetti legati alla genitorialità e alla coniugalità nel corso della vita (Min et al., 2012). Ciò è importante perché occorre affrontare l’idea dell’invecchiamento che preoccupa queste persone giovani adulte migranti, sia in relazione ai genitori sia alla propria vita nell’esperienza transnazionale, il che può tradursi in un minore benessere (Denov et al., 2019; Fingerman, 2004; Neto, 2019).
Complexe Systémique: punti chiave
Questo studio qualitativo portoghese interessa la pratica sistemica sotto diversi aspetti. In primo luogo, mostra che la distanza non abolisce la presenza: le famiglie transnazionali reinventano i loro rituali tra il Natale a casa e le videochiamate quotidiane, al punto che alcune relazioni migliorano con la distanza. In secondo luogo, rifacendosi al modello di Bengtson, ricorda che solidarietà e conflitto non sono i due estremi di uno stesso asse: si può avere un legame molto stretto ed essere in profondo disaccordo, ed è da questo incontro che nasce l’ambivalenza. Le divergenze di valori (accoglienza delle persone straniere, diritti LGBTQI+, ruoli di genere) diventano argomenti da evitare, e i canali digitali servono talvolta ad aggirare il non detto. Anche l’iperconnessione logora: i messaggi quotidiani di una madre, la sensazione di avere «due vite». Per il lavoro con le famiglie migranti, questi dati invitano chi opera in ambito clinico a esplorare la geografia del legame, i suoi rituali e le sue zone di silenzio. Limiti: un piccolo campione di convenienza, in larghissima parte femminile e altamente qualificato, raccolto prima della pandemia, e soltanto le voci di chi è partito, non della generazione rimasta in Portogallo. Da leggere insieme all’articolo sulla famiglia transnazionale e al modello di resilienza per le famiglie transnazionali delle lavoratrici domestiche filippine.
Note dall’originale
Ringraziamenti. Chi firma l’articolo ringrazia le persone che hanno partecipato allo studio e l’équipe di ricerca dell’Università di Lisbona che ha contribuito alla riflessione sui dati.
Finanziamento. Finanziamento per l’accesso aperto fornito da FCT|FCCN (b-on). Raccolta dei dati svolta nell’ambito di una borsa di dottorato della Fundação para a Ciência e Tecnologia, con riferimento PD/BD/128345/2017. Elaborazione dell’articolo nell’ambito di una borsa post-dottorato dell’Universidade Católica Portuguesa, con il sostegno di PORTICUS.
Consenso alla partecipazione. Il consenso informato è stato ottenuto da tutte le persone partecipanti incluse nello studio.
Conflitto di interessi. Chi firma l’articolo dichiara di non avere conflitti di interessi.
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Traduzione non ufficiale in italiano di Connection in Transnational Families. Face-to-Face and Digital Spaces in Portuguese Emigrants, di Carlos Barros, Trends in Psychology, vol. 33, n. 4, pp. 1314-1333 (2025), doi: 10.1007/s43076-023-00309-4, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabella presentata sotto forma di elenco). La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Questa è una traduzione non ufficiale dell’articolo originale «Connection in Transnational Families. Face-to-Face and Digital Spaces in Portuguese Emigrants», pubblicato in Trends in Psychology (2025) con licenza CC BY 4.0. Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato all’inizio di questa pagina. Fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Barros, C. (2025). Connection in Transnational Families. Face-to-Face and Digital Spaces in Portuguese Emigrants. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/connection-in-transnational-families-face-to-face-and-digital-spaces-in-portuguese (Opera originale pubblicata nel 2023 in Trends in Psychology, 33(4), 1314-1333 (2025); ripubblicata nel 2025 da Trends in Psychology, https://link.springer.com/article/10.1007/s43076-023-00309-4)
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