Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Journal of Child and Family Studies · Famiglia
Il Circle of Security-Parenting aiuta le madri con depressione post-partum? Quattordici madri danesi descrivono un programma che fa luce sulle loro reazioni al bebè e rafforza la loro fiducia, ma che riaccende anche la loro infanzia, il senso di colpa e la paura di essere «una cattiva madre». Partecipare in coppia aiuta; video americani pensati per bambini più grandi, molto meno.
Traduzione non ufficiale in italiano di “Insight at a Cost”: Postpartum Depressed Mothers’ Experiences with the Circle of Security-Parenting Program, di Karoline Holmegaard, Johanne Smith-Nielsen, Anne C. Stuart, Amanda Frees, Nina M. Lassen e Mette S. Væver, pubblicato in Journal of Child and Family Studies (Springer) (2025), doi: 10.1007/s10826-025-03149-1, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La tabella 1 è presentata sotto forma di elenco. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Ritornare sulla trascuratezza emotiva irrisolta della propria infanzia ha talvolta messo a dura prova il rapporto delle madri con i loro genitori.
Karoline Holmegaard, Johanne Smith-Nielsen, Anne C. Stuart, Amanda Frees, Nina M. Lassen e Mette S. Væver
Abstract
Il programma Circle of Security-Parenting (COSP™) è un intervento psicoeducativo americano concepito per migliorare la responsività sensibile dei genitori e favorire un attaccamento sicuro. Questo studio qualitativo esplora le esperienze di madri di lattanti che hanno partecipato al COSP™. Sono state intervistate quattordici madri danesi che soddisfacevano i criteri diagnostici della depressione post-partum (DPP). Attraverso un’analisi tematica riflessiva sono stati sviluppati cinque temi principali: (1) Individuare le lenti negative e i legami con le proprie esperienze infantili ha portato a vivere cambiamenti nella relazione, (2) Esperienza di una migliore comprensione dei bisogni del figlio o della figlia e di una maggiore capacità di soddisfarli, (3) Le riflessioni nel gruppo: un percorso di consapevolezza e di tensione emotiva, (4) Rafforzare i legami familiari attraverso una genitorialità condivisa, e (5) Disallineamento tra i contenuti del programma e la realtà vissuta delle partecipanti: barriere evolutive, emotive e culturali. I risultati suggeriscono che il COSP™ è stato percepito nel complesso come un aiuto a una maggiore consapevolezza nel rispondere ai bisogni del lattante e, per molte madri, a una maggiore fiducia nel proprio ruolo genitoriale. Tuttavia, i risultati indicano anche che il COSP™ potrebbe non essere l’intervento ottimale per le madri con diagnosi di DPP e i loro lattanti, poiché per questa popolazione potrebbero rendersi necessari adattamenti del programma. Tali adattamenti potrebbero includere una maggiore attenzione alla relazione con il figlio o la figlia nel qui e ora, un minore accento sull’infanzia del genitore, strategie per far fronte ai sintomi depressivi durante le interazioni con il lattante, materiali culturalmente pertinenti e un maggiore sostegno dopo il programma.
Parole chiave: Circle of Security, depressione post-partum materna, attaccamento madre-bambino, genitorialità, intervento precoce e prevenzione
Punti salienti
La qualità dell’attaccamento tra lattante e genitore svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo del bambino, influenzando il benessere psicologico e la capacità di stringere relazioni sicure lungo tutto l’arco della vita (ad es., Britto et al., 2017; Groh et al., 2017). Si ritiene che l’attaccamento sicuro si sviluppi attraverso cure responsive e sensibili, in cui la figura di accudimento funge sia da base sicura per l’esplorazione sia da porto sicuro nei momenti di disagio (Ainsworth et al., 1978; Bowlby, 1969; Deans, 2020). Sono stati sviluppati diversi interventi per accrescere la sensibilità genitoriale e la funzione riflessiva, allo scopo di promuovere la sicurezza dell’attaccamento nei lattanti e nella prima infanzia (si veda, ad esempio, Berlin et al., 2016). Tra questi interventi figura il programma Circle of Security-Parenting (COSP™), che mira ad aiutare chi si prende cura dei bambini a comprenderne e soddisfarne i bisogni di attaccamento (Huber et al., 2018). Il presente studio esplora qualitativamente come le madri con diagnosi di depressione post-partum (DPP) vivono la partecipazione al COSPTM.
La DPP è un fattore di rischio per l’attaccamento insicuro e per uno sviluppo socio-emotivo sfavorevole (Rogers et al., 2020; Śliwerski et al., 2020). Si ritiene che gli effetti negativi della DPP sia sul bambino sia sulla relazione di attaccamento tra lattante e genitore siano mediati principalmente da una qualità dell’interazione compromessa (Goodman & Gotlib, 1999; Reupert et al., 2013; Stein et al., 2014) e, di conseguenza, si è osservato che la DPP compromette la sensibilità materna (Bernard et al., 2018) e le capacità di mentalizzazione (Georg et al., 2023).
Le madri con diagnosi di DPP vivono spesso profonde difficoltà emotive e psicologiche che plasmano la loro percezione della maternità. I sintomi tipici della DPP comprendono sentimenti di inadeguatezza, senso di colpa, distacco e difficoltà a provare gioia nella maternità o a far fronte alle esigenze della cura del neonato (Haga et al., 2012; Robertson et al., 2004), il che può intensificare ulteriormente il loro disagio emotivo (Milgrom & Gemmill, 2020; Modak et al., 2023). Una delle conseguenze più angoscianti della DPP è il modo in cui può minare il senso di connessione della madre con il proprio lattante, lasciandola con la sensazione di essere inadeguata nella capacità di legarsi al figlio o alla figlia e di prendersene cura (Bernard-Bonnin et al., 2004). Una revisione sistematica ha individuato in questo sentirsi «una cattiva madre» un ostacolo chiave alla partecipazione delle madri con DPP agli interventi (Hadfield & Wittkowski, 2017). Una meta-analisi di studi qualitativi ha mostrato che molte madri con sintomi di DPP sentivano di non essere riuscite a corrispondere agli ideali sociali di che cosa significhi essere una «buona madre» (Knudson-Martin & Silverstein, 2009). Inoltre, le revisioni sistematiche sull’esperienza delle madri con DPP mettono in luce un divario significativo tra le loro speranze e aspettative e la realtà del disagio emotivo durante la transizione alla maternità, che porta spesso a sentimenti di impotenza e di disperazione. Queste madri riferiscono di frequente di percepirsi incompetenti nel ruolo genitoriale, il che rafforza ulteriormente i sintomi depressivi e la convinzione di essere inadeguate come madri (Holopainen & Hakulinen, 2019; Highet et al., 2014).
La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) si è dimostrata efficace nel ridurre i sintomi depressivi in generale, e ciò vale anche per le madri che soffrono di depressione post-partum (Huang et al., 2018). Una revisione sistematica ha rilevato che gli interventi più efficaci nel ridurre i sintomi di DPP erano quelli che si concentravano esclusivamente sulla riduzione dei sintomi oppure che combinavano il sostegno alla relazione madre-bambino con strategie per alleviare i sintomi depressivi. (Kumar et al., 2023). Ciò è ulteriormente sottolineato da una revisione sistematica con sintesi tematica della letteratura qualitativa sulle donne che soffrono di DPP e sulle loro esperienze di interventi psicologici (Hadfield & Wittkowski, 2017). La revisione ha rilevato che le donne apprezzavano imparare di più sulla genitorialità e ricevere un riscontro, soprattutto perché spesso temevano di essere viste come «una cattiva madre». Tuttavia, la ricerca sul trattamento della DPP materna ha mostrato che gli interventi incentrati esclusivamente sull’alleviare i sintomi depressivi della madre, come i farmaci o la psicoterapia tradizionale, sono spesso insufficienti a proteggere dal potenziale impatto negativo della DPP sullo sviluppo psicosociale del bambino. Anche quando i sintomi depressivi migliorano, questi cambiamenti non si traducono necessariamente in una migliore qualità dell’interazione madre-lattante né sostengono gli esiti socio-emotivi e cognitivi a lungo termine del lattante (Adouard et al., 2005; Berle et al., 2003; Boyce et al., 1993; Chaudron et al., 2010; Murray & Carothers, 1990). Analogamente, una recente revisione con meta-analisi degli interventi sulla genitorialità rivolti a madri con sintomi depressivi e ai loro lattanti non ha trovato prove di un effetto di tali interventi sulla relazione genitore-figlio e sullo sviluppo del bambino (Rayce et al., 2020). Le conoscenze su che cosa sostenga efficacemente le madri con DPP nel loro ruolo genitoriale restano quindi limitate. Questo studio intende colmare tali lacune esplorando le esperienze soggettive di madri con diagnosi di DPP che hanno partecipato al COSP™. In particolare, cerca di individuare gli elementi del programma che favoriscono, o ostacolano, cambiamenti positivi nella loro esperienza genitoriale.
Il COSP™, radicato nella teoria dell’attaccamento (Bowlby, 1969), mira ad aiutare i genitori a riconoscere i bisogni di attaccamento del figlio o della figlia e a rispondervi con sensibilità (Poulsen et al., 2024). Il meccanismo di cambiamento centrale ipotizzato nel COSP™ è il potenziamento della funzione riflessiva (mentalizzazione) di chi presta le cure, che consente di comprendere come le proprie risposte emotive e la propria storia relazionale plasmino il modo di accudire (Woodhouse et al., 2018). Il modello presuppone che, sviluppando questa capacità riflessiva, le figure di accudimento diventino più sensibili, più disponibili emotivamente e più capaci di regolare le proprie emozioni, il che è essenziale per favorire un attaccamento sicuro (Poulsen et al., 2024).
Il grafico del «Circolo della Sicurezza» è uno schema visivo che illustra i principi dei due sistemi comportamentali del lattante, l’attaccamento e l’esplorazione, così come li ha formulati Bowlby (1969/1982). Il grafico illustra i concetti fondamentali dell’attaccamento e intende guidare chi presta le cure nel soddisfare i bisogni del bambino: essere cioè una Base Sicura che sostiene l’esplorazione e un Porto Sicuro a cui tornare per essere consolati nei momenti di disagio (Cooper et al., 2009; Poulsen et al., 2024). Il concetto di «mani sicure» invita inoltre le figure di accudimento a essere «più grandi, più forti, più sagge e gentili», sottolineando l’importanza di porre limiti con gentilezza e sensibilità (Poulsen et al., 2024). In linea con la teoria dell’attaccamento (ad es., Cassidy, 2008), il COSP™ propone che le capacità dei bambini di esplorare, giocare e imparare si rafforzino quando chi se ne prende cura offre sintonizzazione e disponibilità emotiva, descritte come «riempire la loro tazza emotiva» (Cooper et al., 2009). Questo principio sottolinea che, se i bambini traggono beneficio dal conforto nei momenti di disagio, hanno anche bisogno di un legame stabile con le figure di accudimento per mantenere coinvolgimento e curiosità quando esplorano. Il COSP™ guida chi presta le cure a «Stare con» le emozioni del bambino lungo tutto il Circolo, impegnandosi in un processo di co-regolazione che promuove l’autoregolazione emotiva e l’attaccamento sicuro (Poulsen et al., 2024). La funzione riflessiva è ulteriormente rafforzata dal concetto di «musica dello squalo», una metafora che rappresenta le ansie e i disagi inconsci, radicati nella storia relazionale delle figure di accudimento, che possono influire sui loro attuali comportamenti di cura. Questi processi emotivi sottostanti vengono attivati da specifici bisogni espressi dal bambino, che chi presta le cure può trovare destabilizzanti o fonte di paura, anche se tali bisogni non sono di per sé pericolosi. Lavorando su questi schemi sottostanti, si presume che le figure di accudimento possano rispondere ai bisogni del bambino con maggiore empatia e consapevolezza di sé (Poulsen et al., 2024).
Il COSP™ è un intervento di gruppo manualizzato, solitamente proposto in 8–10 sessioni e pensato per genitori di bambini fino a sei anni (Poulsen et al., 2024). Il programma combina contenuti video preregistrati con discussioni di gruppo guidate, per introdurre i concetti della teoria dell’attaccamento e affinare le capacità di osservazione e di inferenza di chi presta le cure. Unendo elementi educativi e terapeutici, il COSP™ mira a favorire la riflessione incoraggiando i genitori a condividere esperienze personali e a confrontarsi con le proprie prospettive genitoriali (Marvin et al., 2002; Woodhouse et al., 2018).
Nonostante l’ampia diffusione del programma COSP™, la ricerca quantitativa su di esso ha prodotto risultati contrastanti, mettendo in luce sia esiti positivi sia limiti della sua efficacia (si veda Wright et al., 2023, per una rassegna recente). Gli studi randomizzati controllati (RCT) non hanno trovato prove dell’efficacia del COSP™ nel migliorare la sicurezza dell’attaccamento tra bambino e figura di accudimento, la sensibilità genitoriale o la funzione riflessiva (Cassidy et al., 2017; Risholm Mothander et al., 2018; Zimmer-Gembeck et al., 2022). Come i precedenti RCT, nemmeno noi abbiamo trovato effetti significativi del COSP™ sull’attaccamento tra lattante e madre, sulla sensibilità materna o sulla funzione riflessiva rispetto al trattamento abituale per madri di lattanti con diagnosi di DPP (Stuart et al., 2025). Sia Zimmer-Gembeck et al. (2022) sia la nostra valutazione RCT (Stuart et al., 2025) hanno interpretato i risultati nulli come segno che il COSP™ non basta a rispondere ai bisogni dei genitori a rischio. L’indagine qualitativa è particolarmente preziosa nella valutazione degli interventi psicologici, poiché consente a chi fa ricerca di cogliere i modi complessi e individuali in cui interventi psicologici come il COSPTM possono – o non possono – giovare alle persone partecipanti (Maxwell & Levitt, 2023). Uno studio qualitativo offre una comprensione approfondita di ciò che le persone partecipanti vivono come fattori del programma utili od ostacolanti per un cambiamento positivo, e può indicare come adattare gli interventi ai bisogni di un’utenza diversificata (Moore et al., 2015; Yardley et al., 2021).
In Australia, Maxwell et al. (2021) hanno condotto uno studio qualitativo sulle prospettive sia dei genitori sia delle persone che conducevano i gruppi COSP™. Hanno partecipato quattordici genitori che avevano completato il COSP™ negli ultimi due anni ed erano la principale figura di accudimento di almeno un figlio. I loro figli avevano un’età compresa tra 6 mesi e 6 anni. L’analisi ha indicato che il programma aveva trasformato positivamente la percezione che i genitori avevano della relazione genitore-figlio, del figlio stesso e del proprio ruolo genitoriale. I genitori hanno indicato il grafico del COS e la «musica dello squalo» come componenti chiave di questi cambiamenti, che hanno portato a una maggiore fiducia come genitori e a una maggiore esperienza di compassione ed empatia verso il figlio. Al tempo stesso, alcune caratteristiche del programma sono state individuate come ostacoli: diversi genitori hanno chiesto un sostegno supplementare dopo la conclusione, e le componenti di introspezione e di riflessione sull’infanzia del COSP™ sono state vissute da alcuni come ostacoli importanti. Questi risultati sono confermati da uno studio a metodi misti condotto da Sadowski et al. (2022), in cui tre genitori hanno partecipato al COSP™ presso un’organizzazione di servizi di comunità locale in Australia a causa di difficoltà nelle relazioni familiari. Se nel complesso i genitori hanno descritto il COSP™ come «positivamente stimolante», cosa che ha favorito una crescita percepita nelle loro strategie e competenze genitoriali, hanno anche considerato limitanti la struttura e i contenuti fissi. Alcuni genitori hanno espresso il desiderio di materiali e strategie genitoriali più mirati, adatti all’età e ai bisogni individuali dei propri figli.
Muddle et al. (2022) hanno esplorato le esperienze di madri di bambini e bambine di 5–14 anni con disabilità dell’apprendimento che avevano partecipato al COSP™. Le madri hanno trovato il programma pertinente per i figli con disabilità dell’apprendimento e ne hanno apprezzato l’accento sullo sviluppo di un atteggiamento riflessivo e sul miglioramento della relazione genitore-figlio. Se alcune madri si sono riconosciute in specifici concetti del COSP™ come la «musica dello squalo», altre li hanno trovati meno applicabili a causa delle sfide particolari che comporta crescere figli con disabilità dell’apprendimento. L’obbligo per i genitori di riflettere sulle proprie interazioni con i figli è stato percepito come difficile e doloroso, perché metteva in evidenza lo sviluppo atipico del proprio figlio o della propria figlia. Le difficoltà supplementari del crescere figli con disabilità dell’apprendimento, tra cui responsabilità di cura molteplici e un senso di sopraffazione, non erano affrontate in modo adeguato nei materiali del COSP™. Le testimonianze genitoriali raccolte da Muddle et al. sottolineano l’importanza della sensibilità al gruppo destinatario e dell’adattabilità nell’attuazione del COSP™, evidenziando la necessità di adattare i contenuti dell’intervento a gruppi destinatari diversi per promuoverne l’accettabilità e l’efficacia.
Infine, uno studio recente ha indagato le esperienze di 12 madri norvegesi con diagnosi di disturbi alimentari, di personalità, dell’umore o d’ansia (Helle et al., 2023). Le madri hanno riferito nel complesso che il COSP™ aveva influito positivamente sulla percezione della propria competenza materna e aveva accresciuto la consapevolezza di sé e le capacità di regolazione emotiva. Alcune madri hanno notato un passaggio dal considerare il comportamento dei figli come «difficile» al riconoscerlo come espressione di legittimi bisogni di attaccamento. Inoltre, concetti centrali del COSP™ come la «musica dello squalo» sono stati usati come strumenti utili per orientare i propri schemi di comportamento e le proprie azioni, e sono stati percepiti come efficaci nel migliorare la comunicazione e nel rispondere ai bisogni dei figli. Va tuttavia notato che i benefici del COSP™ in questo studio potrebbero essere stati influenzati da trattamenti psicologici concomitanti, poiché tutte le madri seguivano anche una psicoterapia, tra cui terapia cognitivo-comportamentale (TCC), psicoterapia focalizzata sul trauma e terapia psicodinamica. Chi firma lo studio osserva che questo duplice intervento ha probabilmente avuto un ruolo significativo nei cambiamenti positivi riferiti da alcune madri. Se i risultati suggeriscono che il COSP™ può essere un utile complemento ad altri interventi psicologici, è difficile distinguere i cambiamenti attribuibili al COSP™ da quelli dovuti ad altri interventi.
Se gli studi qualitativi sul COS-P™ si sono dunque rivelati promettenti in alcune popolazioni, il suo impatto specifico sulle madri con DPP, un gruppo particolarmente vulnerabile alle difficoltà genitoriali e legate all’attaccamento, non è stato finora esplorato qualitativamente, per quanto ci è dato sapere. Questo studio intende colmare tale lacuna offrendo una comprensione delle esperienze e dei cambiamenti percepiti da madri con DPP che hanno partecipato al COSP™ nell’ambito di un RCT più ampio che ne valutava gli effetti (Stuart et al., 2025). Esploriamo quali ostacoli al cambiamento le donne possano incontrare nella loro partecipazione. Ciò consente di comprendere più a fondo se e come vivano un beneficio del COSP™ nelle loro pratiche genitoriali e nelle relazioni con i figli. Esplorando la prospettiva delle madri, questo studio non solo valuta l’efficacia percepita del programma, ma contribuisce anche a comprendere i meccanismi di cambiamento vissuti, o la loro assenza, nonché le possibili vie per affinare interventi pensati per questo gruppo vulnerabile. La nostra domanda di ricerca era dunque: quali sono le esperienze delle madri con diagnosi di DPP che partecipano al COSP™, in particolare per quanto riguarda i cambiamenti legati all’intervento e i meccanismi di cambiamento?
Questo studio faceva parte di un progetto di ricerca più ampio, il Copenhagen Infant Mental Health Project (CIMHP; Væver et al., 2016), che comprendeva uno studio randomizzato controllato (RCT) di confronto tra COSP™ + trattamento abituale (CAU) e il solo trattamento abituale (CAU) nel comune di Copenaghen. COSP™ + CAU e CAU erano proposti come interventi preventivi alle famiglie in cui la madre soffriva di DPP e/o il lattante mostrava ritiro sociale (per maggiori dettagli si vedano Væver et al., 2016, e Stuart et al., 2025). Il CIMHP è stato approvato dal comitato etico dell’università (2015–10) e tutte le partecipanti hanno dato il proprio consenso informato scritto prima dell’arruolamento. L’RCT si è svolto tra il 2015 e il 2020, con 196 madri assegnate al braccio di intervento COSP™, tra le quali sono state reclutate le informatrici del presente studio. I criteri di esclusione erano: madre di età inferiore ai 18 anni, mancata padronanza del danese, gravi condizioni mediche del lattante/ritardo precoce dello sviluppo, nascita prematura (<28 settimane), diagnosi materna di disturbo bipolare/psicotico o di grave deficit intellettivo, tentativo di suicidio prima o dopo il parto, abuso di alcol/sostanze, e progetto della famiglia di trasferirsi lontano da Copenaghen durante l’RCT.
Seguendo le raccomandazioni di Cooper & McLeod (2015) per il campionamento nella ricerca qualitativa sulla percezione del cambiamento da parte della clientela nel counselling e nella psicoterapia, la nostra strategia di campionamento per il presente studio mirava a garantire la rappresentatività, tenendo conto dei fattori che potevano influenzare le esperienze delle partecipanti. Poiché la nostra domanda di ricerca verteva sulle esperienze di cambiamento delle madri dopo la partecipazione al COSP™ nel contesto della DPP, abbiamo incluso specificamente solo le madri arruolate nell’RCT sulla base di una diagnosi di DPP. Per ottenere un campione rappresentativo, abbiamo invitato tutte le madri che avevano partecipato ai gruppi COSP™ conclusi tra febbraio 2018 e aprile 2019. Questo periodo comprendeva sei gruppi COSP™, condotti da nove diverse persone facilitatrici che lavoravano in coppia, il che ci ha permesso di tenere conto delle possibili influenze di dinamiche di gruppo e stili di conduzione differenti sulle esperienze delle partecipanti. Il reclutamento ha coinciso con le valutazioni di follow-up dell’RCT, e alle madri che si sentivano sopraffatte abbiamo consigliato di dare la priorità a queste valutazioni rispetto all’intervista qualitativa. Alla fine, delle 26 madri invitate, 20 hanno partecipato e sei hanno rinunciato: due per un trasferimento in un’altra parte del Paese, che rendeva impossibile partecipare a un’intervista, e quattro alle quali era stato consigliato di dare la priorità alle valutazioni di follow-up dell’RCT per via di sentimenti di stress e di sopraffazione. Quattro interviste sono state inoltre escluse perché queste madri erano state incluse nello studio sulla base del ritiro sociale del lattante, e altre due sono state escluse a causa di registrazioni audio incomplete. Il corpus finale comprendeva quattordici madri di età compresa tra 24 e 42 anni (M = 31.1), con lattanti (9 bambine, 5 bambini) di età compresa tra 2 e 10 mesi (M = 3.1) prima del COSP™ (T1) e tra 7 e 28 mesi (M = 10.1) al momento delle interviste (T2). Dodici partecipanti avevano una relazione di coppia, due erano single, l’85,7% aveva completato un livello di istruzione superiore, sei erano al primo figlio e sei hanno partecipato con un partner. Le caratteristiche del campione di questo studio qualitativo sono presentate nella tabella 1.
Tabella 1 — Caratteristiche del campione
Madre (pseudonimo): età (anni); stato civile; livello di istruzione; sesso ed età (mesi) del figlio o della figlia a T1 e T2; primo figlio; partecipazione del partner.
T1 prima dell’inizio del COSP™, T2 dopo la conclusione del COSP™, al momento dell’intervista, - dato non rilevato
Abbiamo utilizzato la Client Change Interview (CCI), un approccio semistrutturato ed esplorativo sviluppato per cogliere il punto di vista delle persone informatrici sugli interventi psicosociali (Elliott et al., 2001; Elliott, 2011). La CCI esplora l’esperienza generale dell’intervento vissuta dalle partecipanti, i cambiamenti percepiti e le attribuzioni di tali cambiamenti. Le informatrici valutano l’importanza di questi cambiamenti e la probabilità che si sarebbero verificati indipendentemente dal COSP™, il che favorisce una comprensione riflessiva e personale delle loro esperienze. La CCI comprende anche domande di approfondimento su possibili limiti o ostacoli, offrendo una visione d’insieme dell’impatto dell’intervento (Elliott et al., 2001; Elliott, 2011). Le interviste sono state condotte da una persona assistente di ricerca formata, con una laurea magistrale in etnologia. Sono state registrate in audio, trascritte parola per parola e anonimizzate per garantire la riservatezza. Le trascrizioni hanno conservato le sfumature linguistiche, comprese esitazioni ed errori. La domanda principale è stata trascritta in grassetto e sottolineata, così come l’aveva formulata la persona che conduceva l’intervista.
I dati delle interviste sono stati analizzati con l’analisi tematica (AT) riflessiva di Braun et al. (2019), scelta per la sua capacità di individuare, analizzare e interpretare schemi di significato condivisi nell’insieme dei dati. L’AT riflessiva sottolinea il ruolo soggettivo di chi fa ricerca e riconosce la sua influenza sull’interpretazione dei dati (Braun et al., 2019). L’obiettivo era produrre un’interpretazione coerente e convincente, fondata sui dati. L’AT è un processo ricorsivo che comprende sei fasi: (1) familiarizzazione con i dati; (2) generazione dei codici; (3) costruzione dei temi iniziali; (4) sviluppo e revisione dei temi; (5) affinamento, definizione e denominazione dei temi; e (6) stesura del rapporto (Braun & Clarke, 2013). L’analisi è proceduta in modo iterativo tra i dati, la codifica e lo sviluppo dei temi (Braun & Clarke, 2013). La flessibilità dell’AT ha consentito di generare i temi sia in modo induttivo sia in modo deduttivo. Se la codifica iniziale è stata condotta in modo induttivo, le fasi successive hanno integrato concetti e teorie legati al COSP™, permettendo un’interpretazione teoricamente informata (Braun et al., 2019; Braun & Clarke, 2013). KH, senza precedente esperienza del COSP™, ha condotto la codifica induttiva iniziale per favorire un’interpretazione imparziale dei dati. Nelle fasi successive, i temi sono stati affinati attraverso discussioni con NML e AF, che disponevano di competenze sul COSP™. Queste discussioni hanno aiutato a integrare gli apporti teorici, rafforzando la plausibilità dell’interpretazione in un quadro più deduttivo. La codifica e l’organizzazione sono state effettuate con NVivo 14. Per tutto il processo, KH ha considerato in modo riflessivo come la sua posizione, le sue convinzioni e le sue esperienze precedenti potessero aver influenzato la sua interpretazione. La codifica è stata condotta a livello semantico, esplicito (Braun et al., 2019; Braun & Clarke, 2013). Questo studio ha adottato un’epistemologia esperienziale e realista critica, che riconosce le esperienze della realtà delle partecipanti come dotate di senso, ma plasmate da fattori culturali e contestuali. I resoconti delle partecipanti hanno offerto uno sguardo su esperienze vissute piuttosto che rappresentazioni dirette di una realtà oggettiva, e hanno richiesto un’interpretazione all’interno di contesti più ampi (Braun et al., 2019; Braun & Clarke, 2013).
Il COSP™ è stato proposto in gruppi di 6–10 partecipanti, in 10 sessioni settimanali di 90 minuti. Erano invitate sia le madri sia le persone partner, e ogni gruppo comprendeva 5–7 madri, con o senza partner. Era disponibile un servizio di custodia dei bambini sul posto, e le sessioni si svolgevano in una sala dedicata all’interno della struttura di ricerca, attrezzata per attività di gruppo e proiezioni video. Per garantire un’alta frequenza, i genitori che prevedevano più di due assenze erano incoraggiati a unirsi a un gruppo successivo. A chi aveva perso una sessione veniva proposto un breve «ripasso» di 15 minuti prima della sessione seguente. Per tutta la durata dell’intervento, i genitori hanno guardato brevi video preregistrati che mostravano interazioni genitore-figlio e servivano da spunto per la discussione. Hanno inoltre partecipato alle «storie del circolo», riflettendo sui comportamenti del proprio figlio o della propria figlia legati alla ricerca di vicinanza, alla regolazione emotiva e all’esplorazione, oltre che sulle proprie risposte. I genitori individuavano momenti di difficoltà o di riuscita nel rispondere ai bisogni del figlio o della figlia, il che aiutava chi conduceva i gruppi ad adattare la discussione.
Le persone facilitatrici del COSP™ erano certificate tramite una formazione nella quale ricevevano un manuale che riassumeva i principali temi di discussione di ogni capitolo e il contenuto dei video. Questo studio ha utilizzato la versione danese del manuale COSP™ (Cooper et al., 2009), tradotta e adattata culturalmente in collaborazione con chi aveva ideato il programma. Mentre i materiali erano stati prodotti originariamente negli Stati Uniti con genitori e bambini anglofoni, la versione danese comprendeva una voce narrante in danese, i sottotitoli per le interazioni genitore-figlio e risorse supplementari in danese. Le persone facilitatrici certificate, supervisionate da D. Quinlan e JSN (con il ruolo, rispettivamente, di fidelity coach e di referente della formazione COSP™ in Danimarca), compilavano un diario di fedeltà dopo ogni sessione. Questi diari, sviluppati da Circle of Security International, comprendevano domande di riflessione e di fedeltà che valutavano l’aderenza agli obiettivi del programma, la gestione delle difficoltà relazionali, l’impegno nelle discussioni riflessive e la capacità di creare un «ambiente di holding». Le sessioni di supervisione si basavano sui diari di fedeltà e sulle registrazioni delle sessioni di gruppo.
La figura 1 presenta i risultati della nostra analisi tematica riflessiva dei racconti delle madri sulla partecipazione al programma COSP™. Anziché presentare l’intervento come uniformemente benefico, i risultati mettono in luce la natura emotivamente complessa e, a tratti, angosciante dell’esperienza. Se molte partecipanti hanno descritto una maggiore consapevolezza e nuove intuizioni sulle proprie pratiche genitoriali, questi cambiamenti sono spesso emersi insieme a momenti di tensione emotiva, di ambivalenza e a un senso di dissonanza tra i contenuti del programma e l’esperienza vissuta. Cinque temi tra loro collegati restituiscono questa complessità. Il tema 1 esplora come il programma abbia fatto riaffiorare storie personali dolorose. Il tema 2 esamina una sintonizzazione accresciuta con il figlio o la figlia, accompagnata da un aumento dei dubbi su di sé. Il tema 3 si concentra sulla vulnerabilità nel formato di gruppo, il tema 4 restituisce i benefici della partecipazione con il partner e il tema 5 considera i vincoli contestuali e relazionali all’applicazione di quanto appreso nel programma. Insieme, questi temi indicano la natura impegnativa ed emotivamente stratificata del lavoro riflessivo suscitato dal COSP™.

Questo tema ha esplorato come molte madri abbiano riconosciuto l’influenza delle proprie esperienze infantili sulle loro attuali reazioni emotive ai bisogni dei figli, arrivando a vivere cambiamenti nelle dinamiche relazionali con loro. Per alcune madri, tuttavia, questo processo è stato difficile, perché implicava confrontarsi con schemi e ricordi del proprio passato, che potevano suscitare sentimenti contrastanti di progresso e di tensione emotiva:
Vedo che molte delle cose per cui mi sento male con me stessa vengono direttamente da [i miei genitori]. E questo lo trovo difficile… Che abbiano potuto comportarsi così con me da piccola mi fa pensare che, onestamente, non avrebbero mai dovuto avere figli, perché io non sono stata accolta per niente. Ero io a dover contenere loro, non il contrario, e questo l’ho trovato piuttosto difficile. (Nora)
Attraverso la riflessione, le madri sono diventate sempre più consapevoli della loro «musica dello squalo» e hanno raccontato di aver compreso in modo nuovo come la propria storia di cure ricevute e i sentimenti a essa associati venissero talvolta riattivati dalle dinamiche relazionali del presente. Questo riconoscimento ha favorito una comprensione più profonda di come tali schemi potessero influenzare le loro risposte emotive ai bisogni dei lattanti. Per esempio, una madre ha osservato che la frustrazione del figlio o della figlia non nasceva da cattiveria, ma era espressione del suo stato interiore e di bisogni autentici. Marie, in particolare, ha notato di essere arrivata a comprendere il pianto della figlia come una forma di comunicazione piuttosto che come un disturbo intenzionale. Sulla stessa linea, Isabella ha osservato: «Questa è solo musica dello squalo, cioè, qui non c’è nessun pericolo reale».
Esplorare gli schemi comportamentali e cognitivi derivanti dalla propria storia relazionale e dalla propria educazione è stato considerato prezioso da diverse partecipanti. Rosa ha spiegato:
Il motivo principale di questi cambiamenti è che ho capito qualcosa sia dei miei schemi di comportamento sia, soprattutto, del mio passato, e di come sono stata trattata da bambina. Perché quello è il bagaglio che mi sono portata dietro, e quelle cose sono diventate naturalmente schemi di comportamento per me. Capire i miei schemi di comportamento, e come quegli schemi possono influire su mia figlia, è stato sicuramente il motivo dei cambiamenti.
Alcune madri hanno riferito di aver sviluppato anche le proprie capacità di regolazione emotiva e di aver sentito che ciò influiva positivamente sulle interazioni con i figli:
Penso tutta l’idea del circolo, cioè, se mio figlio si agita, è triste, irrequieto o qualcosa del genere, adesso posso aiutarci ad arrivare a un punto in cui è più facile da gestire. Posso usare il concetto sia rispetto a mio figlio, ma posso anche rigirarlo e dire: va bene, perché mi comporto così? Ah, è perché mi porto dietro certe cose dal mio passato… quindi in questo senso è come aggiungere dei sottotitoli per me stessa, per capire cosa succede nella situazione. (Anna).
Questo processo riflessivo ha permesso ad alcune madri di sentirsi capaci di fermarsi, rivalutare e inibire le proprie reazioni automatiche, arrivando a risposte più sensibili, guidate dai bisogni emotivi del figlio o della figlia anziché lasciare che fossero le proprie emozioni (cioè la «musica dello squalo») a determinare l’interazione. Ellen ha descritto come usasse il concetto di «musica dello squalo» come promemoria per prendersi una «pausa mentale» nei momenti emotivamente carichi, ricalibrando così le proprie risposte per concentrarsi sui bisogni della figlia: «Penso di essere più capace di riflettere. Prima andavo nel panico, tipo, quando lei cominciava a piangere. Ma adesso, penso di essere più brava a fare un respiro profondo e dire semplicemente: “OK”».
Se molte madri hanno riferito di aver vissuto cambiamenti positivi nella regolazione emotiva e nella consapevolezza di sé, alcune hanno anche espresso ambivalenza riguardo al «costo emotivo» del processo. Per una parte delle madri, l’intensa attenzione del programma alla riflessione emotiva e alla consapevolezza di sé è risultata a tratti opprimente. Ritornare sulle relazioni della propria infanzia e affrontare schemi di pensiero disadattivi di lunga data si è rivelato particolarmente difficile per alcune partecipanti. Diventare consapevoli della propria «musica dello squalo» e riflettere sulle sue radici nelle esperienze infantili, nonché su come influenzasse i propri comportamenti genitoriali, è stato spesso vissuto come emotivamente estenuante. A ciò si aggiungeva la presa di coscienza di quanto fosse centrale la relazione con il figlio o la figlia e di come il mancato confronto con questi aspetti potesse incidere negativamente sul suo sviluppo:
Mi preoccupo facilmente o mi sento in colpa, e quando viene mostrato che qualcosa è sbagliato, o quando ti dicono di fare questo e quello, penso: «Oh no, io non lo faccio, o non lo faccio abbastanza. Oh no, il mio povero bambino ne risente». (Sofie)
Sulla stessa linea, per alcune partecipanti il processo di riflessione ha suscitato sentimenti di colpa e di sopraffazione riguardo ai comportamenti genitoriali passati. Per Nora, questo l’ha portata a mettere in dubbio la propria capacità di essere una madre competente:
Era opprimente… perché a volte sentivo che era perché ero semplicemente una cattiva madre. E quella sensazione di essere una cattiva madre era davvero terribile da sopportare mentre ero lì, perché, a tratti, era la cosa che mi pesava di più. (Nora)
In alcuni casi, l’attenzione alle relazioni passate, in particolare con i propri genitori, è stata vissuta come così emotivamente angosciante da mettere in ombra la capacità delle madri di concentrarsi sulle interazioni presenti con i figli. Ritornare sulla trascuratezza emotiva irrisolta della propria infanzia ha talvolta messo a dura prova il rapporto delle madri con i loro genitori, e alcune partecipanti hanno osservato che le sessioni di gruppo non offrivano tempo o risorse sufficienti per elaborare queste esperienze:
Non avevo mai pensato di aver avuto un’infanzia difficile, e non avevo mai pensato che ci fossero problemi nel rapporto con i miei genitori finché non ho partecipato a questo programma. Adesso, all’improvviso, vedo da dove vengono tante delle cose che faccio io stessa, e in realtà l’ho trovato davvero difficile, perché ora, dopo aver partecipato, voglio un po’ meno bene ai miei genitori… Ho fatto fatica a orientarmi in tutto questo. (Julie)
Questo tema ha mostrato come il programma COSP™ sia stato vissuto come fonte di una comprensione e di un riconoscimento più profondi dei bisogni emotivi dei figli. Se alcune madri hanno visto nella partecipazione al gruppo COSP™ il motore principale di questi cambiamenti percepiti, altre hanno ritenuto importanti anche il naturale sviluppo in corso del figlio o della figlia e il passare del tempo.
Diverse partecipanti hanno osservato cambiamenti positivi nelle interazioni con i figli. Hanna, per esempio, ha riconosciuto che il suo comportamento precedente aveva segnalato alla figlia che esplorare non era sicuro. Dopo aver modificato il proprio comportamento, ha notato che la bambina diventava più curiosa e socievole:
Se andavamo al parco giochi, rimaneva sempre vicina a noi, no? Ed è molto chiaro che era perché io le mandavo segnali che la cosa più sicura era restare con la mamma, perché ne avevo bisogno io. Ma adesso, siccome sa che sono la sua base sicura e che ci sono per lei, corre in giro e va dalle persone a salutarle, e non è per niente insicura nelle interazioni con gli estranei.
Diverse madri hanno riferito di concentrarsi di più sullo «stare con» il proprio figlio o la propria figlia durante le emozioni difficili, anziché cercare di distrarlo: un altro concetto centrale del COSP™. Ellen, per esempio, ha spiegato che ora evita di distogliere la figlia con dei giocattoli o di cercare di cambiarne le emozioni, scegliendo invece di sintonizzarsi con le sue esperienze emotive. Analogamente, Rosa ha sottolineato l’importanza di convalidare, anziché distrarre, i sentimenti negativi della figlia, restando con lei finché non si placavano. In questo contesto, Emma ha sottolineato che la figlia viene da lei «per farsi riempire la tazza» quando ha bisogno di conforto.
Emma ha anche descritto i benefici del rispecchiare le emozioni della figlia con le espressioni del viso e dell’aiutarla ad attraversare i suoi sentimenti: «rispecchiando il suo umore con la mia espressione e dicendo: “Oh sì, questo faceva un po’ paura”, lei vede che capisco la sua paura, invece di sminuirla dicendo che non c’è niente che non va».
Al tempo stesso, le partecipanti percepivano in modo diverso il motore di questi cambiamenti. Se alcune consideravano la partecipazione al gruppo COSP™ il principale catalizzatore della loro maggiore consapevolezza e del riconoscimento dello stato emotivo e dei bisogni del figlio o della figlia, altre la vedevano come uno solo dei molti fattori in gioco. Anche qui, diverse partecipanti hanno sottolineato che il motore principale del cambiamento era stato il passare del tempo, cioè la crescita del figlio o della figlia, che rendeva più facile comunicare con lui o con lei sulle emozioni.
La maggior parte delle partecipanti ha evidenziato un notevole aumento della fiducia come genitori dopo la partecipazione al COSP™. Comprendere più a fondo i bisogni emotivi dei figli e imparare a rispondervi in modo efficace ha portato a sentirsi più competenti nel ruolo genitoriale:
Ho vissuto molti cambiamenti, soprattutto nel modo in cui capisco [mia figlia]. Prima pensavo che, quando si scatenava, fosse perché io avevo fatto qualcosa di sbagliato. Adesso riesco a vederlo molto di più dal punto di vista [di mia figlia]: è il suo modo di comunicare, perché ancora non sa parlare. Quindi, quando si arrabbia, è triste o frustrata, non è perché vuole fare del male a me o a qualcun altro, ma è il suo modo di mostrare la frustrazione… Sento di essere cambiata molto nel modo di pormi con lei e di essere diventata molto più calma nel mio ruolo di mamma. (Hanna)
Il grafico del COS è stato indicato come uno strumento prezioso, che ha migliorato la comprensione da parte delle madri dei bisogni e dei comportamenti dei figli. Diverse madri hanno sottolineato che le conoscenze e le competenze acquisite con il programma COSP™ hanno accresciuto la loro fiducia e la loro calma nel ruolo di madre: «Mi sento più sicura nell’esserci per [mia figlia], nel capire [mia figlia] e in generale nell’essere genitore. Questa sicurezza mi dà fiducia… le informazioni mi hanno aiutata a gestirla e a capire i meccanismi sottostanti» (Asta).
Anche qui, la misura in cui le madri attribuivano questi cambiamenti alla partecipazione al programma variava. Per alcune, i cambiamenti nella fiducia erano percepiti come più legati al passare del tempo e, per chi era al primo figlio, alla crescente esperienza nel ruolo genitoriale.
Questo tema si è concentrato su come alcune madri abbiano vissuto le riflessioni condivise nel gruppo COSP™ come un potenziamento delle proprie capacità riflessive. Le partecipanti hanno osservato che ascoltare le esperienze di altri genitori favoriva intuizioni personali e prospettive più ampie sulla genitorialità. Tuttavia, se questa dinamica condivisa era benefica, alcune madri hanno trovato difficile l’intensità emotiva, perché a volte faceva riaffiorare ricordi angoscianti.
Per esempio, Isabella ha spiegato come ascoltare le altre persone del gruppo stimolasse i suoi pensieri, permettendole di acquisire nuove prospettive sulla propria genitorialità e sulle proprie esperienze emotive:
Perché capivi anche cose di te stessa a cui non avevi mai pensato prima: quando qualcuno diceva qualcosa e tu pensavi: «Wow, anch’io mi sento così», ma non avevi ancora avuto occasione di rifletterci da sola. E quando altri parlavano di certe cose, ti dava una nuova prospettiva su cui riflettere e da sviluppare. Questo mi è piaciuto molto.
Questo aspetto della dinamica di gruppo è stato vissuto come cruciale da diverse partecipanti, perché offriva loro esempi e situazioni diversi su cui riflettere, ampliando così la comprensione di come i concetti del COSP™ potessero essere applicati. Ciononostante, alcune partecipanti hanno trovato il formato di gruppo emotivamente estenuante. Laura ha descritto la difficoltà di ascoltare le storie dolorose degli altri: «Con il gruppo era molto intenso, e mi frustrava un po’ ascoltare le situazioni pesanti degli altri, perché non avevo spazio per questo, visto che tendo a interiorizzare». Un’altra madre ha fatto eco a questo sentimento, indicando che le riflessioni altrui a volte risvegliavano esperienze passate da cui aveva cercato di prendere le distanze.
Questo tema si è concentrato sull’impatto del programma sull’esperienza della cogenitorialità e sulle dinamiche familiari vissute dalle partecipanti. Le madri hanno riferito che la partecipazione congiunta con il partner aveva migliorato la comunicazione e ridotto i conflitti, portando a un approccio genitoriale più coeso. Il programma COSP™ ha avuto anche un effetto a catena sulle dinamiche familiari più ampie: molte partecipanti hanno riferito che il programma aveva favorito miglioramenti nella cogenitorialità e nella relazione con il partner, come illustra Emma:
«Abbiamo sviluppato un linguaggio comune, e poi [il mio compagno] ha capito meglio alcune delle cose che dico e penso, quindi in questo senso direi che la nostra comunicazione è un po’ migliorata».
La partecipazione congiunta al programma COSP™ è stata individuata come un fattore cruciale per favorire una migliore comunicazione tra i genitori e ridurre i conflitti. Diverse madri hanno spiegato come, in coppia, avessero portato a casa i concetti del COSP™, il che le aveva aiutate ad allineare il proprio approccio genitoriale con quello del partner. Emma, per esempio, ha descritto la partecipazione del compagno come di «importanza immensa», sostenendo che per essere efficace il COSP™ dovrebbe essere proposto a entrambi i genitori: «È inutile se uno lo impara e l’altro no».
Di conseguenza, le madri il cui partner non aveva partecipato hanno incontrato difficoltà, sentendosi frustrate dallo squilibrio di conoscenze all’interno della coppia. Nikoline ha espresso frustrazione per lo squilibrio creato dal fatto che il compagno non avesse le conoscenze che lei aveva acquisito partecipando al gruppo COSP™: «Diventa molto sbilanciato, come se io avessi delle conoscenze che voglio condividere con lui, ma è come se gli parlassi in cinese… non importa quanto ci provi». Julie ha osservato in modo analogo che «per la nostra relazione non è servito, anzi, ha reso le cose davvero difficili il fatto che io abbia tante conoscenze ma non possa condividerle con lui, perché ha l’impressione che gli faccia la lezione o qualcosa del genere». Ha aggiunto che il livello di conoscenze diseguale aveva portato a conflitti, lasciandola sola a mettere in pratica quanto appreso nel programma. In generale, le madri che avevano frequentato il COSP™ senza il partner hanno trovato difficile trasmettergli efficacemente i contenuti del programma.
Questo tema ha messo in luce come diverse madri abbiano trovato che aspetti chiave del programma COSP™ non corrispondessero bene alla loro esperienza genitoriale del momento. Inoltre, continuare a usare quanto appreso nel COSP™ dopo il programma è stato a sua volta difficile, il che evidenzia la necessità di un sostegno successivo. Una difficoltà riferita di frequente era quella di applicare i concetti del COSP™ ai lattanti. Molte partecipanti hanno osservato che la maggior parte dei contenuti, in particolare i video, era pensata per bambini più grandi, il che rendeva loro difficile «trasferire» quanto appreso alle pratiche genitoriali con i lattanti. Le madri sentivano spesso che i concetti di esplorazione, parte integrante del COSP™, erano meno applicabili quando il figlio o la figlia aveva capacità motorie limitate rispetto ai bambini più grandi mostrati nei video. Come ha detto Isabella: «[è] un po’ difficile applicare quel [concetto] dell’uscire a esplorare quando hai un bambino piccolo rispetto a quando ne hai uno un po’ più grande».
Oltre al disallineamento evolutivo, alcune partecipanti hanno riferito di essersi sentite emotivamente sopraffatte dai video, in particolare quelle che si descrivevano alle prese con sintomi di DPP moderati o gravi. La rappresentazione di come appare una genitorialità sicura ha suscitato forti reazioni emotive, portando a sentimenti di colpa e di incompetenza, soprattutto tra le madri al primo figlio:
È stato [un programma] difficile da affrontare, e dover fare i conti con questa idea della genitorialità e vedersi mostrare tutte le cose che si possono sbagliare… Ho trovato che [fosse] presentato in un modo piuttosto esplicito… perché erano cose con cui stavamo già lottando. (Isabella)
Marie ha inoltre illustrato come, per alcune madri, i video entrassero in risonanza con insicurezze preesistenti nel loro ruolo di madri e possano aver involontariamente confermato queste convinzioni negative:
So che alcune persone del gruppo hanno reagito fortemente ad alcuni video. Quando sei seduta in un gruppo di madri che sono già in difficoltà e magari sono un po’ dure con sé stesse su come sono come madri, alcuni video possono aver fatto scattare un certo senso di colpa (…) è stato detto qualche volta che alcune non capivano davvero perché dovessero vedere quelle cose.
Diverse madri hanno anche trovato i video culturalmente lontani, il che le ha ulteriormente allontanate dai contenuti. Molte hanno descritto i video come «molto americani» e datati, il che ne limitava la pertinenza nel contesto danese. Sofie ha osservato:
Erano un po’ anni ’80, quei video. Avevano dei punti validi, ma erano anche un po’ americanizzati… Penso che se potessero fare qualcosa di un po’ più moderno, scandinavo, o culturalmente pertinente per noi, sarebbe più facile identificarsi.
Queste difficoltà hanno messo in luce che alcune madri percepivano i contenuti del programma come privi di sensibilità culturale, evolutiva o emotiva, il che, in certi casi, è stato visto come un ostacolo a un cambiamento significativo.
Questo studio ha esplorato le esperienze di madri con diagnosi di DPP che hanno partecipato al programma genitoriale di gruppo COSP™, concentrandosi sugli elementi del programma che favoriscono od ostacolano il cambiamento. L’analisi tematica ha individuato cinque temi: (1) Individuare le lenti negative e i legami con le proprie esperienze infantili ha portato a vivere cambiamenti nella relazione, (2) Esperienza di una migliore comprensione dei bisogni del figlio o della figlia e di una maggiore capacità di soddisfarli, (3) Le riflessioni nel gruppo: un percorso di consapevolezza e di tensione emotiva, (4) Rafforzare i legami familiari attraverso una genitorialità condivisa, e (5) Disallineamento tra i contenuti del programma e la realtà vissuta delle partecipanti – barriere evolutive, emotive e culturali. Questi risultati mettono in luce sia i benefici percepiti sia i limiti del COSP™ per le madri con DPP. Se alcune partecipanti hanno riferito una maggiore consapevolezza di sé, più fiducia e relazioni migliori con i loro lattanti, altre hanno sentito che il programma non rifletteva le difficoltà emotive e pratiche dell’essere genitori quando si è depresse. Questa tensione sottolinea la necessità di adattare gli interventi riflessivi alle realtà psicologiche delle popolazioni clinicamente vulnerabili. Le sezioni seguenti collocano questi risultati nel quadro della ricerca esistente sulla genitorialità e sulla salute mentale materna.
Il COSP™ pone l’accento sullo sviluppo della funzione riflessiva incoraggiando chi presta le cure a collegare le esperienze passate ai comportamenti genitoriali presenti (Poulsen et al., 2024; Woodhouse et al., 2018). In linea con la ricerca qualitativa precedente (ad es., Helle et al., 2023; Maxwell et al., 2021), diverse madri del nostro campione hanno descritto questa attenzione introspettiva, in particolare strumenti come la «musica dello squalo», come significativa per individuare schemi intergenerazionali e mantenere un atteggiamento mentalizzante durante le interazioni emotivamente cariche con i loro lattanti.
Tuttavia, l’impegno riflessivo è apparso anche avere costi psicologici. Per alcune madri, ritornare su materiale doloroso dell’infanzia ha suscitato disagio emotivo, autocolpevolizzazione e tensioni nei rapporti con i propri genitori. Queste reazioni suggeriscono una tensione di fondo nella concezione del programma: se favorire la consapevolezza emotiva è un obiettivo centrale, il processo può involontariamente aggravare sintomi comuni nella DPP, tra cui il senso di colpa e una percezione negativa di sé (ad es., Milgrom & Gemmill, 2020). In linea con le preoccupazioni sollevate dalla ricerca più ampia sulla psicoterapia, gli interventi orientati all’insight possono risultare opprimenti quando sono proposti senza un contenimento terapeutico sufficiente (Berg & Jools, 2017).
Questo problema non è proprio del solo COSP™, ma riflette difficoltà più generali dei modelli fortemente basati sulla riflessione. McPherson et al. (2020) hanno osservato che gli interventi che privilegiano l’esplorazione orientata al passato possono non corrispondere ai bisogni delle persone partecipanti quando non tengono conto delle loro preferenze terapeutiche. Alcune persone traggono maggior beneficio da approcci centrati sul presente e basati sulle competenze, che privilegiano la regolazione e l’attivazione comportamentale anziché l’introspezione. Quando tali preferenze vengono ignorate, le persone partecipanti possono trovare l’intervento emotivamente gravoso o finire per disimpegnarsi. Il COSP™, pur non essendo una forma di psicoterapia, condivide con questi modelli caratteristiche fondamentali, attraverso i suoi contenuti riflessivi strutturati e l’attenzione alle dinamiche emotive interne. Per alcune madri con DPP, questi elementi possono attivare schemi cognitivi depressivi anziché alleviarli. Sebbene le madri di questo studio avessero accesso a un sostegno psicologico esterno, molte hanno comunque trovato il COSP™ emotivamente impegnativo. Per alcune, l’attenzione del programma ai traumi relazionali precoci ha amplificato narrazioni di inadeguatezza personale. Questi risultati evidenziano la necessità di un adattamento clinico quando il COSP™ viene attuato con gruppi ad alto rischio. Proporre sessioni individuali, integrare il COSP™ con un sostegno psicologico concomitante o consentire una maggiore flessibilità nella profondità della riflessione potrebbe aiutare ad attenuare i rischi emotivi e a migliorarne l’accessibilità.
Molte partecipanti hanno riferito una maggiore comprensione dei bisogni emotivi dei loro lattanti. Tuttavia, l’assenza di miglioramenti misurabili della sensibilità, della funzione riflessiva o della sicurezza dell’attaccamento, sia nel nostro RCT, Stuart et al. (2025), sia in altri (ad es., Cassidy et al., 2017; Zimmer-Gembeck et al., 2022), solleva interrogativi su quanto il COSP™ sostenga un effettivo cambiamento dei comportamenti in popolazioni clinicamente vulnerabili come le madri con DPP. Questo scarto tra la consapevolezza percepita e gli esiti osservati riflette una tensione più ampia nella concezione teorica del COSP™. Come hanno osservato Maxwell et al. (2021), il programma si concentra principalmente sul potenziamento dell’osservazione e della riflessione piuttosto che sullo sviluppo di comportamenti di cura specifici. Se la capacità riflessiva è importante, può non bastare a sostenere il cambiamento in persone già alle prese con dubbi su di sé o con un sovraccarico emotivo (Hadfield & Wittkowski, 2017; Holopainen & Hakulinen, 2019). In questi casi, l’introspezione può aggravare anziché alleviare le cognizioni depressive. La ricerca emergente suggerisce che gli approcci orientati al comportamento, come il feedback basato sul video, possano offrire percorsi di cambiamento più chiari e più concreti (Hackley et al., 2023; Wright et al., 2023). Questi interventi collegano la consapevolezza riflessiva a comportamenti genitoriali specifici e osservabili e possono essere particolarmente utili per le madri che devono far fronte sia ai sintomi depressivi sia alle esigenze delle prime cure.
Inoltre, diverse partecipanti al presente studio hanno attribuito i miglioramenti percepiti nella loro genitorialità a fattori contestuali come la maturazione del lattante o l’esperienza di cura accumulata nel tempo. Questi resoconti sottolineano l’importanza di distinguere il cambiamento soggettivo dagli effetti specifici dell’intervento. Se la percezione delle partecipanti di una maggiore comprensione e fiducia può riflettere esperienze soggettive significative, essa va interpretata con cautela alla luce di fattori evolutivi, relazionali e contestuali più ampi. Senza una comprensione più chiara di quali elementi del COSP™ contribuiscano al cambiamento percepito o effettivo, e per chi, diventa difficile stabilirne la pertinenza o l’efficacia per le popolazioni ad alto rischio.
Più in generale, questi risultati sollevano dubbi sulla generalizzabilità dei programmi genitoriali sviluppati per popolazioni non cliniche. Senza un adattamento contestuale o clinico, tali interventi rischiano di non rispondere ai bisogni delle madri con DPP (Nguyen & Pengpid, 2025). Le madri con DPP possono avere bisogno di più che semplici stimoli alla riflessione per sostenere un cambiamento significativo. Gli interventi per questo gruppo potrebbero trarre beneficio dall’integrazione di sostegni strutturati e graduali che accompagnino esplicitamente il passaggio dalla consapevolezza all’azione. Senza un tale adattamento, i modelli riflessivi come il COSP™ rischiano di sovraccaricare partecipanti prive delle risorse interne o del sostegno esterno necessari per impegnarsi nell’intervento come previsto.
La conduzione in gruppo del COSP™ è stata descritta da alcune partecipanti come fonte di legame e di risonanza emotiva, in linea con la ricerca precedente che evidenzia il valore del sostegno di gruppo negli interventi sulla genitorialità (Maxwell et al., 2021; Muddle et al., 2022). Tuttavia, i nostri risultati indicano anche conseguenze non intenzionali per le madri alle prese con la DPP, in particolare il fatto che ascoltare le difficoltà altrui possa involontariamente aggravare i sintomi depressivi.
Queste preoccupazioni trovano eco nella letteratura più ampia sulla psicoterapia riguardo ai possibili esiti terapeutici negativi (Rozental et al., 2018). Se i formati di gruppo possono essere efficaci per molte persone, comportano anche il rischio di danni non intenzionali. Studi recenti evidenziano che non tutte le persone traggono lo stesso beneficio dagli approcci di gruppo e che alcune riferiscono di sentirsi sopraffatte quando sono esposte al disagio altrui o quando viene chiesto loro di impegnarsi in tecniche emotivamente intense (McPherson et al., 2020). Sebbene un certo grado di difficoltà sia insito nella maggior parte dei contesti terapeutici, si riconosce sempre più che alcune caratteristiche della terapia di gruppo possono provocare esiti avversi o causare disagio in partecipanti vulnerabili, soprattutto quando il gruppo non si è ancora sviluppato in un’unità coesa o di sostegno (McPherson et al., 2020). Questi risultati sottolineano l’importanza di un’attenzione sfumata alle dinamiche di gruppo, in particolare nel lavoro con popolazioni clinicamente vulnerabili come le madri con DPP.
Diverse madri del presente studio hanno riferito che frequentare il COSP™ con il partner aveva portato a una migliore comunicazione, a meno conflitti e a un approccio più coordinato alle cure. Pur non essendo un obiettivo esplicito del programma, questi effetti relazionali possono essere particolarmente rilevanti nel contesto della DPP, spesso segnata da un senso di competenza ridotto nel ruolo genitoriale (Holopainen & Hakulinen, 2019; Highet et al., 2014). Per alcune madri, partecipare insieme al partner sembra aver attenuato queste percezioni interiorizzate, esternalizzando le responsabilità di cura e promuovendo un modello mentale condiviso della genitorialità. Ciò concorda con i risultati di Glavin et al. (2023), in cui i genitori riferivano di sentirsi più uniti nel loro approccio genitoriale grazie a una comunicazione migliorata. Inoltre, sentirsi «sulla stessa lunghezza d’onda» con il partner può fungere da forma di convalida relazionale che, pur non essendo formalmente prevista dal curriculum del COSP™, potrebbe agire come meccanismo di protezione contro gli schemi cognitivi negativi comuni nella DPP.
Al contrario, le madri che avevano frequentato il COSP™ da sole hanno spesso riferito difficoltà a trasmettere al partner i concetti chiave del programma, il che a volte ha portato a frustrazione, conflitti o alla sensazione di portare in modo diseguale la responsabilità genitoriale. Queste testimonianze rispecchiano i dati di una revisione sistematica qualitativa degli interventi per la depressione post-partum che includono il partner. Tale revisione ha rilevato che la partecipazione congiunta sostiene non solo la salute mentale materna, ma anche lo sviluppo di capacità diadiche come la regolazione emotiva e la risoluzione collaborativa dei problemi all’interno della coppia, secondo quanto riferito da donne con DPP (Alves et al., 2018). Ciò suggerisce che la struttura del COSP™, quando è proposto come intervento di coppia, possa involontariamente rispondere a certe vulnerabilità cliniche associate alla depressione, ma solleva anche la questione se tali esiti possano essere sfruttati in modo più efficace attraverso una progettazione intenzionale.
Numerose madri del presente studio hanno descritto un disallineamento tra i contenuti del COSP™ e la loro esperienza genitoriale vissuta, in particolare chi era al primo figlio. Ciò solleva questioni importanti sull’adeguatezza evolutiva e culturale del programma per madri danesi che si prendono cura di lattanti. Le partecipanti hanno riferito di frequente che i materiali del COSP™, in particolare i brevi video, si concentravano soprattutto su bambini più grandi, già capaci di parlare, impegnati nell’esplorazione, nella separazione o nella correzione del comportamento. Al contrario, i lattanti delle madri del presente studio avevano tra i due e i dieci mesi, e le loro preoccupazioni di cura immediate riguardavano la regolazione del sonno, il pianto del lattante, il calmare le emozioni e la gestione della stanchezza. Sebbene il COSP™ comprenda un capitolo dedicato alla prima infanzia, le partecipanti lo hanno trovato di portata troppo limitata. Non offriva indicazioni continuative e specifiche per l’età che riflettessero la realtà dell’essere genitori nel primo periodo post-partum
Per le madri clinicamente vulnerabili, l’assenza di strategie concrete per rispondere ai segnali del lattante può non limitarsi a ridurre il coinvolgimento. Può anche intensificare i sentimenti di inadeguatezza. Le madri con DPP lottano spesso con valutazioni di sé distorte e un senso di colpa accentuato, che possono essere rafforzati quando non riescono a tradurre i concetti astratti del programma in pratiche di cura concrete (Holopainen & Hakulinen, 2019; Highet et al., 2014). Senza contenuti adatti all’età che confermino e attrezzino la loro genitorialità, queste madri possono interpretare le sfide dello sviluppo come fallimenti personali anziché come bisogni tipici del lattante.
Le partecipanti hanno inoltre espresso difficoltà a continuare a usare gli strumenti del COSP™ dopo la conclusione del programma. Questa preoccupazione concorda con la ricerca precedente, che evidenzia la necessità di un sostegno continuativo per garantire l’integrazione a lungo termine degli interventi sulla genitorialità (Maxwell et al., 2021). Questa difficoltà può essere particolarmente acuta per le madri con DPP, che affrontano spesso sintomi cognitivi della depressione (Kircanski et al., 2012). Tali sintomi possono limitare la capacità di trattenere e mettere in pratica il materiale psicoeducativo in assenza di un follow-up strutturato.
Le distanze culturali hanno ulteriormente influenzato il modo in cui le partecipanti si sono rapportate al COSP™. Diverse madri hanno riferito che i materiali video prodotti negli Stati Uniti, anche con i sottotitoli danesi, apparivano emotivamente esagerati, stilisticamente datati e in contrasto con i valori genitoriali danesi. La cultura genitoriale in Danimarca, come in altri Paesi nordici, privilegia interazioni calme, egualitarie e di sostegno all’autonomia (Hansen et al., 2020; Bornstein et al., 2011). Chi si prende cura dei bambini nei Paesi nordici considera di solito il bambino un partner relazionale attivo e attribuisce la riuscita delle cure alla responsività reciproca piuttosto che al controllo genitoriale. Al contrario, lo stile pedagogico del COSP™, radicato nelle norme culturali statunitensi, riflette spesso un approccio più espressivo sul piano emotivo e fondato sulla responsabilità individuale, che può risultare dissonante per le famiglie danesi (Bornstein et al., 2011). Questa incongruenza culturale potrebbe aver minato la fiducia di alcune partecipanti nella pertinenza del programma, in particolare tra le madri che già vivevano un senso di autoefficacia ridotto.
Queste preoccupazioni culturali vanno comprese anche in relazione al sistema sanitario post-partum danese. La maggior parte delle famiglie, circa il 98 per cento, riceve da quattro a sei visite domiciliari del personale infermieristico di sanità pubblica durante il primo anno del lattante, che offrono indicazioni personalizzate sullo sviluppo, sulla genitorialità e sul benessere materno (Holstein et al., 2021). Di conseguenza, in questo contesto i genitori possono aspettarsi un sostegno personalizzato e concreto. I programmi di gruppo come il COSP™, che privilegiano la riflessione emotiva rispetto alle indicazioni pratiche per le cure, possono apparire meno in linea con queste aspettative, soprattutto se associati a una specificità evolutiva insufficiente. Per le madri con depressione post-partum, l’assenza di un sostegno su misura e di un’integrazione con i servizi comunali esistenti può limitare ulteriormente l’accessibilità e l’utilità percepita del programma.
Come sottolinea Lansford (2022), un adattamento culturale efficace degli interventi sulla genitorialità richiede sia cambiamenti di superficie, come esempi e linguaggio aggiornati, sia un allineamento più profondo con i valori di cura e le norme relazionali locali. Nel presente studio, l’assenza di entrambi i tipi di adattamento potrebbe aver contribuito all’ambivalenza emotiva delle partecipanti, alla limitata applicabilità percepita degli strumenti del COSP™ e alla difficoltà di continuare a usarli nel tempo. Va notato che uno scarso adattamento contestuale è stato associato a una minore efficacia degli interventi (Benish et al., 2011), il che potrebbe essere rilevante anche per i risultati qui riportati.
Lo studio presenta alcuni limiti di cui tenere conto nell’interpretare i risultati. Sebbene si tratti di uno studio sull’esperienza del COSP™ da parte delle madri, è importante notare che l’RCT consisteva in COSP™ + trattamento abituale. I nostri risultati suggeriscono che l’obiettivo del COSP™ di favorire la consapevolezza emotiva potrebbe non funzionare in modo isolato, bensì insieme ad altri fattori personali ed esterni. Ciò sottolinea la complessità di attribuire i cambiamenti percepiti a un singolo intervento, in particolare quando le partecipanti seguivano anche terapie o trattamenti farmacologici concomitanti, come in questo campione. L’interazione tra il COSP™ e altre influenze terapeutiche ha probabilmente contribuito ai cambiamenti positivi, complicando i tentativi di isolare il COSP™ come unico meccanismo di cambiamento, come descritto da diverse madri. Allo stesso modo, non disponevamo di interviste con madri che avevano ricevuto solo il trattamento abituale, il che limita la nostra possibilità di attribuire al solo COSP™ eventuali cambiamenti positivi percepiti. Infine, il 15,6% delle madri del gruppo COSP™ ha abbandonato lo studio tra la valutazione iniziale e il follow-up, e alle madri che si sentivano sopraffatte è stato chiesto di dare la priorità alle valutazioni quantitative del follow-up. Non possiamo quindi escludere una qualche forma di bias di selezione riguardo a chi ha deciso di partecipare alle interviste qualitative. Tuttavia, il fatto che i temi da noi analizzati siano in linea con i precedenti studi qualitativi sul COSP™ indica l’esistenza di alcune esperienze universali dell’intervento.
Questo studio offre uno sguardo sfumato su come le madri con depressione post-partum vivono il programma COSP™, mettendo in luce sia i benefici percepiti sia limiti importanti. Se alcune hanno riferito una maggiore consapevolezza emotiva, altre hanno trovato il programma emotivamente opprimente, inadatto all’età dei figli o privo di un sostegno sufficiente. Questi risultati mettono in discussione l’ipotesi di un’applicabilità universale e suggeriscono che il COSP™ possa richiedere un adattamento quando è proposto a popolazioni clinicamente vulnerabili.
Modifiche come contenuti specifici per la prima infanzia, materiali culturalmente sintonizzati e un sostegno terapeutico integrato sono essenziali per garantirne la pertinenza e la sicurezza. Sul piano delle politiche, la diffusione su larga scala degli interventi deve accompagnarsi a un’adeguatezza clinica e contestuale.
La ricerca futura dovrebbe esaminare come i programmi sulla genitorialità vengano compresi e utilizzati in un contesto di sofferenza psicologica, prestando attenzione a quali componenti sostengano un coinvolgimento e un cambiamento significativi. Questo lavoro è fondamentale per far progredire interventi che non siano solo basati sulle evidenze, ma anche clinicamente reattivi ed eticamente fondati.
Complexe Systémique: punti chiave
Il valore di questo studio è mostrare l’altra faccia di un programma ampiamente diffuso. Il Circle of Security-Parenting invita i genitori a collegare le proprie reazioni al bebè con la propria storia: la «musica dello squalo» è, in fondo, un’eco transgenerazionale che chi pratica la terapia sistemica riconoscerà. Per le madri depresse, questo lavoro fa luce, ma a caro prezzo: senso di colpa, la sensazione di essere «una cattiva madre», conflitti di lealtà con i propri genitori, senza un contenimento sufficiente per elaborarli. La lezione clinica è dosare la riflessione sul passato, ancorarla al legame presente con il bebè e affiancarle un sostegno individuale. Il risultato più sistemico riguarda la coppia: frequentato insieme, il programma crea un linguaggio comune e alleggerisce il carico; frequentato da sole, apre un divario di conoscenze e di responsabilità all’interno della coppia genitoriale. I limiti sono chiari: quattordici interviste, madri sopraffatte indirizzate verso altre valutazioni, trattamenti concomitanti, nessuna voce paterna e uno studio randomizzato senza effetti misurabili. Da leggere insieme a la rassegna sul ruolo dei familiari negli interventi per la depressione post-partum e l’articolo sul percorso dei genitori dalla vergogna alla consapevolezza.
Note dall’originale
Finanziamento. Finanziamento open access fornito dall’Università di Copenaghen.
Conflitto di interessi. Chi firma l’articolo dichiara di non avere interessi in conflitto.
Bibliografia
Adouard, F., Glangeaud-Freudenthal, N. M. C., & Golse, B. (2005). Validation of the Edinburgh postnatal depression scale (EPDS) in a sample of women with high-risk pregnancies in France. Archives of Women’s Mental Health, 8(2), 89–95. https://doi.org/10.1007/s00737-005-0077-9.
Ainsworth, M. S., Blehar, M. C., Waters, E., & Wall, S. (1978). Patterns of attachment: A psychological study of the strange situation. (Erlbaum.
Alves, S., Martins, A., Fonseca, A., Canavarro, M. C., & Pereira, M. (2018). Preventing and treating women’s postpartum depression: A qualitative systematic review on partner-inclusive interventions. Journal of Child and Family Studies, 27(1), 1–25.
Benish, S. G., Quintana, S., & Wampold, B. E. (2011). Culturally adapted psychotherapy and the legitimacy of myth: A direct-comparison meta-analysis. Journal of counseling psychology, 58(3), 279.
Berg, J., & Jools, P. (2017). Containment and its challenges. In Working with developmental anxieties in couple and family psychotherapy (pp. 60-75). Routledge.
Berle, J. Ø., Aarre, T. F., Mykletun, A., Dahl, A. A., & Holsten, F. (2003). Screening for postnatal depression. Validation of the Norwegian version of the Edinburgh Postnatal Depression Scale, and assessment of risk factors for postnatal depression. Journal of Affective Disorders, 76(1–3), 151–156.
Berlin, L., Zeanah, C., & Lieberman, A. (2016). Prevention and intervention programs for supporting early attachment security: A move to the level of the community. Handbook of attachment: Theory, research, and clinical applications, 3, 739–758.
Bernard, K., Nissim, G., Vaccaro, S., Harris, J. L., & Lindhiem, O. (2018). Association between maternal depression and maternal sensitivity from birth to 12 months: A meta-analysis. Attachment & Human Development, 20(6), 578–599. https://doi.org/10.1080/14616734.2018.1430839.
Bernard-Bonnin, A. C., Canadian Paediatric Society, Mental health and developmental disabilities committee. (2004). Maternal depression and child development. Paediatrics & Child Health, 9(8), 575–583.
Bornstein, M. H., Putnick, D. L., & Lansford, J. E. (2011). Parenting attributions and attitudes in cross-cultural perspective. Parenting, 11(2-3), 214–237.
Boyce, P., Stubbs, J., & Todd, A. (1993). The Edinburgh postnatal depression scale: Validation for an Australian sample. The Australian and New Zealand Journal of Psychiatry, 27(3), 472–476.
Bowlby, J. (1969/1982). Attachment and loss: Vol. 1. Attachment. Basic Books.
Braun, V., & Clarke, V. (2013). Successful qualitative research: A practical guide for beginners. Sage.
Braun, V., Clarke, V., Hayfield, N., & Terry, G. (2019). Thematic analysis. In P. Liamputtong (Ed.), Handbook of research methods in health social sciences (pp. 843–860). Springer.
Britto, P. R., Lye, S. J., Proulx, K., Yousafzai, A. K., Matthews, S. G., Vaivada, T., Perez-Escamilla, R., Rao, N., Ip, P., Fernald, L. C. H., MacMillan, H., Hanson, M., Wachs, T. D., Yao, H., Yoshikawa, H., Cerezo, A., Leckman, J. F., & Bhutta, Z. A. (2017). Nurturing care: Promoting early childhood development. The Lancet, 389(10064), 91–102. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(16)31390-3.
Cassidy, J. (2008). The nature of the child’s ties. In Handbook of attachment: Theory, research, and clinical applications (2nd ed., pp. 3-22). The Guilford Press.
Cassidy, J., Brett, B. E., Gross, J. T., Stern, J. A., Martin, D. R., Mohr, J. J., & Woodhouse, S. S. (2017). Circle of Security-Parenting: A randomized controlled trial in Head Start. Development and Psychopathology, 29(2), 651–673. https://doi.org/10.1017/S0954579417000244.
Chaudron, L. H., Szilagyi, P. G., Tang, W., Anson, E., Talbot, N. L., Wadkins, H. I. M., Tu, X., & Wisner, K. L. (2010). Accuracy of depression screening tools for identifying postpartum depression among urban mothers. Pediatrics, 125(3), e609–e617. https://doi.org/10.1542/peds.2008-3261.
Cooper, G., Hoffman, K. T., & Powell, B. (2009). Circle of Security: COS-P facilitator DVD manual 5.0. (Marycliff Institute.
Cooper, M., & McLeod, J. (2015). Client Helpfulness Interview Studies: A Guide to Exploring Client Perceptions of Change in Counselling and Psychotherapy. https://doi.org/10.13140/RG.2.1.2086.0885
Deans, C. L. (2020). Maternal sensitivity, its relationship with child outcomes, and interventions that address it: A systematic literature review. Early Child Development and Care, 190(2), 252–275.
Elliott, R. (2011). Qualitative methods for studying psychotherapy change processes. In Qualitative research methods in mental health and psychotherapy (pp. 69–81). John Wiley & Sons, Ltd.
Elliott, R., Slatick, E., & Urman, M. (2001). Qualitative change process research on psychotherapy: Alternative strategies. Psychologische Beiträge, 43(3), 69.
Georg, A., Meyerhöfer, S., Taubner, S., & Volkert, J. (2023). Is parental depression related to parental mentalizing? A systematic review and three-level meta-analysis. Clinical Psychology Review, 104, 102322.
Glavin, K., Solberg, B., & Marie Sæther, K. (2023). Introducing Norwegian parents to the Circle of Security Parenting program during the postpartum period: A qualitative descriptive study. Public Health Nursing, 40(3), 428–438.
Goodman, S. H., & Gotlib, I. H. (1999). Risk for psychopathology in the children of depressed mothers: A developmental model for understanding mechanisms of transmission. Psychological Review, 106(3), 458–490.
Groh, A. M., Fearon, R. P., van IJzendoorn, M. H., Bakermans‐Kranenburg, M. J., & Roisman, G. I. (2017). Attachment in the early life course: Meta‐analytic evidence for its role in socioemotional development. Child Development Perspectives, 11(1), 70–76.
Hackley, B., Hammer, M., Barnhart, E., Abramowitz, K., Chinitz, E., Sharma, C., & Shapiro, A. (2023). Experiences of mothers participating in a mother–child video therapy program. Journal of Midwifery & Women’s Health, 68(1), 99–106. https://doi.org/10.1111/jmwh.13408.
Hadfield, H., & Wittkowski, A. (2017). Women’s experiences of seeking and receiving psychological and psychosocial interventions for postpartum depression: A systematic review and thematic synthesis of the qualitative literature. Journal of Midwifery & Women’s Health, 62(6), 723–736.
Haga, S. M., Lynne, A., Slinning, K., & Kraft, P. (2012). A qualitative study of depressive symptoms and well-being among first-time mothers. Scandinavian Journal of Caring Sciences, 26(3), 458–466.
Hansen, O. H., Jensen, A. S., & Broström, S. (2020). Democratic, caring and disciplinary values in Danish preschools: Bringing values together. Contemporary Issues in Early Childhood, 21(4), 340–355.
Helle, J., Vøllestad, J., Schanche, E., & Hjelen Stige, S. (2023). From seeing difficult behaviour to recognizing legitimate needs – A qualitative study of mothers’ experiences of participating in a Circle of Security Parenting program in a public mental health setting. Psychotherapy Research, 33(4), 482–493.
Highet, N., Stevenson, A. L., Purtell, C., & Coo, S. (2014). Qualitative insights into women’s personal experiences of perinatal depression and anxiety. Women and Birth, 27(3), 179–184.
Holopainen, A., & Hakulinen, T. (2019). New parents’ experiences of postpartum depression: A systematic review of qualitative evidence. JBI Evidence Synthesis, 17(9), 1731.
Holstein, B. E., Rayce, T. B., Ringsmose, S. B., Skovgaard, A. M., Teilmann, G. K., & Væver, M. S. (2021). Mental sundhed og psykisk sygdom hos 0-9-årige børn.
Huang, L., Zhao, Y., Qiang, C., & Fan, B. (2018). Is cognitive behavioral therapy a better choice for women with postnatal depression? A systematic review and meta-analysis. PLOS ONE, 13(10), e0205243.
Huber, A., Hawkins, E., & Cooper, G. (2018). Circle of security. Encyclopedia of couple and family therapy (pp. 1–6). Springer.
Kircanski, K., Joormann, J., & Gotlib, I. H. (2012). Cognitive aspects of depression. WIREs Cognitive Science, 3(3), 301–313. https://doi.org/10.1002/wcs.1177.
Knudson-Martin, C., & Silverstein, R. (2009). Suffering in silence: A qualitative meta-data-analysis of postpartum depression. Journal of Marital and Family Therapy, 35(2), 145–158.
Kumar, D., Hameed, W., & Avan, B. I. (2023). Comparing the effectiveness of mother-focused interventions to that of mother-child focused interventions in improving maternal postpartum depression outcomes: A systematic review. PloS One, 18(12), e0295955 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0295955.
Lansford, J. E. (2022). Annual research review: Cross‐cultural similarities and differences in parenting. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 63(4), 466–479.
Marvin, R., Cooper, G., Hoffman, K., & Powell, B. (2002). The circle of security project: Attachment-based intervention with caregiver-pre-school child dyads. Attachment & Human Development, 4(1), 107–124.
Maxwell, A.-M., Reay, R. E., Huber, A., Hawkins, E., Woolnough, E., & McMahon, C. (2021). Parent and practitioner perspectives on Circle of Security Parenting (COS-P): A qualitative study. Infant Mental Health Journal, 42(3), 452–468. https://doi.org/10.1002/imhj.21916.
Maxwell, J. A., & Levitt, H. M. (2023). How qualitative methods advance the study of causation in psychotherapy research. Psychotherapy Research, 33(8), 1019–1030.
McPherson, S., Wicks, C., & Tercelli, I. (2020). Patient experiences of psychological therapy for depression: A qualitative metasynthesis. BMC psychiatry, 20(1), 313.
Milgrom, J., & Gemmill, A. W. (2020). Depression, anxiety, and psychological distress in the perinatal period. in Handbook of Perinatal Clinical Psychology (pp. 219-238). Routledge.
Modak, A., Ronghe, V., Gomase, K., Mahakarkar, M., & Taksande, V. (2023). A comprehensive review of motherhood and mental health: Postpartum mood disorders in focus. Cureus, 15, e46209.
Moore, G. F., Audrey, S., Barker, M., Bond, L., Bonell, C., Hardeman, W., Moore, L., O’Cathain, A., Tinati, T., Wight, D., & Baird, J. (2015). Process evaluation of complex interventions: Medical Research Council guidance. BMJ (Clinical Research Ed.), 350, h1258.
Muddle, S., McElwee, J., Vincent, R., Birdsey, N., & Best, L. (2022). Talking with parents of children with learning disabilities: Parents’ ideas about the Circle of Security parenting programme. British Journal of Learning Disabilities, 50(1), 19–28. https://doi.org/10.1111/bld.12371.
Murray, L., & Carothers, A. D. (1990). The validation of the Edinburgh Post-natal Depression Scale on a community sample. The British Journal of Psychiatry: The Journal of Mental Science, 157, 288–290.
Nguyen, N. T., & Pengpid, S. (2025). Proactive approaches to preventing postpartum depression in non-depressive pregnant women: A comprehensive scoping review. Frontiers in Global Women’s Health, 6, 1497740.
Poulsen, B., Quinlan, D., Boris, N., & Coyne, J. (2024). Circle of Security: Translating Attachment Science for Diverse Caregiving Contexts. In WAIMH handbook of infant and early childhood mental health: Cultural context, prevention, intervention, and treatment, volume two (pp. 413–431). Springer International Publishing.
Rayce, S., Rasmussen, I., Vaever, M., & Pontoppidan, M. (2020). Effects of parenting interventions for mothers with depressive symptoms and an infant: Systematic review and meta-analysis. BJPsych Open, 6, e9.
Reupert, A. E., J Maybery, D., & Kowalenko, N. M. (2013). Children whose parents have a mental illness: Prevalence, need and treatment. Medical Journal of Australia, 199(S3), S7–S9.
Risholm Mothander, P., Furmark, C., & Neander, K. (2018). Adding “Circle of Security—Parenting” to treatment as usual in three Swedish infant mental health clinics. Effects on parents’ internal representations and quality of parent-infant interaction. Scandinavian Journal of Psychology, 59(3), 262–272. https://doi.org/10.1111/sjop.12419.
Robertson, E., Grace, S., Wallington, T., & Stewart, D. E. (2004). Antenatal risk factors for postpartum depression: A synthesis of recent literature. General Hospital Psychiatry, 26(4), 289–295.
Rogers, A., Obst, S., Teague, S. J., Rossen, L., Spry, E. A., Macdonald, J. A., Sunderland, M., Olsson, C. A., Youssef, G., & Hutchinson, D. (2020). Association between maternal perinatal depression and anxiety and child and adolescent development: A meta-analysis. JAMA Pediatrics, 174(11), 1082–1092. https://doi.org/10.1001/jamapediatrics.2020.2910.
Rozental, A., Castonguay, L., Dimidjian, S., Lambert, M., Shafran, R., Andersson, G., & Carlbring, P. (2018). Negative effects in psychotherapy: Commentary and recommendations for future research and clinical practice. BJPsych Open, 4(4), 307–312.
Sadowski, C., Goff, R., & Sawyer, N. (2022). A mixed-methods study of two modes of the circle of security. Research on Social Work Practice, 32(1), 49–60. https://doi.org/10.1177/10497315211009315.
Śliwerski, A., Kossakowska, K., Jarecka, K., Świtalska, J., & Bielawska-Batorowicz, E. (2020). The effect of maternal depression on infant attachment: A systematic review. International Journal of Environmental Research and Public Health, 17(8), 2675 https://doi.org/10.3390/ijerph17082675.
Stein, A., Pearson, R. M., Goodman, S. H., Rapa, E., Rahman, A., McCallum, M., Howard, L. M., & Pariante, C. M. (2014). Effects of perinatal mental disorders on the fetus and child. The Lancet, 384(9956), 1800–1819. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(14)61277-0.
Stuart, A. C., Smith-Nielsen, J., Egmose, I., Reijman, S., Lange, T., Wendelboe, K. I., M. Stougård, & Væver, M. S. (2025). Evaluating the efficacy of Circle of Security-Parenting as an addition to care-as-usual in families affected by maternal postpartum depression and/or infant social withdrawal: A randomized controlled trial. Development and Psychopathology, 1-14. https://doi.org/10.1017/S0954579425000112
Væver, M. S., Smith-Nielsen, J., & Lange, T. (2016). Copenhagen infant mental health project: study protocol for a randomized controlled trial comparing circle of security–parenting and care as usual as interventions targeting infant mental health risks. BMC psychology, 4, 1–15.
Woodhouse, S. S., Powell, B., Cooper, G., Hoffman, K., & Cassidy, J. (2018). The circle of security intervention: Design, research, and implementation. In Handbook of attachment-based interventions (pp. 50–78). The Guilford Press.
Wright, B., Fearon, P., Garside, M., Tsappis, E., Amoah, E., Glaser, D., Allgar, V., Minnis, H., Woolgar, M., Churchill, R., McMillan, D., Fonagy, P., O’Sullivan, A., & McHale, M. (2023). Routinely used interventions to improve attachment in infants and young children: A national survey and two systematic reviews. Health Technology Assessment (Winchester, England), 27(2), 1–226.
Yardley, L., Bradbury, K., & Morrison, L. (2021). Using qualitative research for intervention development and evaluation. In Qualitative research in psychology: Expanding perspectives in methodology and design (2nd ed, pp. 263–282). American Psychological Association. https://doi.org/10.1037/0000252-013
Zimmer-Gembeck, M. J., Rudolph, J., Edwards, E.-J., Swan, K., Campbell, S. M., Hawes, T., & Webb, H. J. (2022). The Circle of Security Parenting Program (COS-P): A randomized controlled trial of a low intensity, individualized attachment-based program with at-risk caregivers. Behavior Therapy, 53(2), 208–223. https://doi.org/10.1016/j.beth.2021.07.003.
Traduzione non ufficiale in italiano di “Insight at a Cost”: Postpartum Depressed Mothers’ Experiences with the Circle of Security-Parenting Program, di Karoline Holmegaard, Johanne Smith-Nielsen, Anne C. Stuart, Amanda Frees, Nina M. Lassen e Mette S. Væver, Journal of Child and Family Studies, vol. 34, n. 9 (2025), doi: 10.1007/s10826-025-03149-1, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabella presentata sotto forma di elenco). La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Questa è una traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «“Insight at a Cost”: Postpartum Depressed Mothers’ Experiences with the Circle of Security-Parenting Program», pubblicato in Journal of Child and Family Studies (2025) con licenza CC BY 4.0. Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato in testa a questa pagina; fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Holmegaard, K., Smith-Nielsen, J., Stuart, A. C., Frees, A., Lassen, N. M., e Væver, M. S. (2025). “Insight at a Cost”: Postpartum Depressed Mothers’ Experiences with the Circle of Security-Parenting Program. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/insight-at-a-cost-postpartum-depressed-mothers-experiences-with-the-circle-of-security (Opera originale pubblicata nel 2025 in Journal of Child and Family Studies, 34(9), 2471-2486 (2025); ripubblicata nel 2025 da Journal of Child and Family Studies, https://link.springer.com/article/10.1007/s10826-025-03149-1)
Per approfondire