Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Psichiatria e istituzioni

Esperienza: un’alternativa istituzionale per la famiglia in crisi. Il ricovero familiare sistemico in un ospedale generale per acuti (sintesi)

Dodici letti, quattro stanze con bagno, un reparto aperto e comunicante con il resto dell’ospedale: nel servizio di salute mentale dell’Ospedale generale di La Matanza non si ricovera una persona malata, ma una famiglia in crisi. Marcelo Ekman ripercorre tre anni di questo lavoro a partire dalla relazione presentata da Mario Tisminetzky, Gustavo Goldemberg e Silvia Bentolila alle Prime giornate interospedaliere di terapia sistemica.

Autore Marcelo Ekman, terapeuta familiare sistemico, Équipe famiglia del Policlínico BancarioPrima pubblicazione Perspectivas Sistémicas, n. 2, agosto-settembre 1988Traduzione Complexe Systémique, traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

Un servizio, una proposta

Questo lavoro costituisce una vignetta del funzionamento del servizio di salute mentale dell’Ospedale generale di La Matanza, e in particolare della sua proposta di ricovero familiare.

Abbiamo costruito questo modesto abbozzo di un’esperienza così ricca con citazioni tratte dal lavoro presentato alle Prime giornate interospedaliere di terapia sistemica (5, 6 e 7 giugno 1987), firmato dal dott. Mario Tisminetzky — primario del servizio nell’ospedale citato — e dai membri della sua équipe, Gustavo Goldemberg e Silvia Bentolila.

Questo contributo rappresenta la sintesi di tre anni di lavoro in un servizio di salute mentale di un ospedale generale che dispone, da diciotto mesi, di un reparto di degenza di dodici letti, suddiviso in quattro stanze di un unico ambiente ciascuna con bagno, destinato ad accogliere famiglie che stanno attraversando una situazione di crisi; il reparto è aperto e comunica con il resto dell’ospedale, con stanze simili a quelle degli altri reparti di degenza.

Dalla crisi al ricovero della famiglia

Diciamo che il sistema familiare si avvicina a punti lontani dall’equilibrio, nei quali le fluttuazioni si amplificano, e che infine, a partire da una destrutturazione, il sistema si colloca in un nuovo stato stazionario, in una situazione nuova, con la comparsa di una nuova struttura. Questo processo si accompagna a un naturale aumento della tensione interpersonale, che può essere vissuto come pericoloso, poiché culturalmente può essere assimilato alla malattia (l’ordine è sinonimo di salute e il disordine di malattia).

Per questo è possibile che un membro del gruppo familiare cominci ad avere comportamenti sempre più devianti rispetto alla norma familiare valida fino ad allora, il che, per retroazione, favorisce una deviazione sempre maggiore. L’impossibilità di riportare quel membro verso comportamenti «normali» per il sistema accresce il senso di fallimento, accompagnato da paure e ansie; è in queste condizioni che la famiglia si presenta al pronto soccorso dell’ospedale. In questo primo contatto con la famiglia, l’équipe di guardia, composta da personale medico e psicologico, cerca di individuare ciò che Bateson chiama «la struttura che connette», poiché ogni comunicazione esige di essere letta in un contesto e, a seconda del ritaglio di osservazione di quel contesto, il suo significato è diverso, il più delle volte incomprensibile e perfino «folle», perché esiste una classificazione dei contesti.

L’équipe terapeutica valuta se sia possibile che questo gruppo familiare, dopo i primi interventi, sia in grado di continuare ad affrontare la situazione di crisi con colloqui periodici in ambulatorio, oppure se sia preferibile, da questo dominio di osservazione, tentare di costruire il sistema terapeutico a partire da un ricovero familiare.

Abbiamo osservato che, man mano che chi lavorava nel servizio riusciva ad accettare «un cambiamento di sguardo» rispetto alla cosiddetta malattia mentale — il che significa una maggiore coerenza epistemologica del gruppo terapeutico —, la proposta di ricovero familiare non incontrava alcun rifiuto.

Nel corso del primo colloquio, l’équipe terapeutica di guardia elabora le prime ipotesi di lavoro e realizza gli interventi necessari per cominciare a verificarle.

Concettualizziamo il ricovero come uno strumento che opera in più direzioni contemporaneamente.

A partire dal modello medico che consiste nel ricoverare la persona cosiddetta malata, proponiamo il ricovero familiare come un primo tentativo di spostare il focus dal paziente designato e di produrre una lettura di una famiglia in crisi.

A tutta la famiglia ricoverata si propone una degenza di 48 o 72 ore, con possibilità di rinnovare il contratto di comune accordo, che in genere non supera i sette giorni.

Ogni mattina l’équipe di guardia uscente informa quella entrante su quanto è accaduto nelle ventiquattro ore e trasmette anche le novità sul ricovero all’équipe di degenza, che diventa l’équipe terapeutica stabile della famiglia ricoverata; quest’ultima, per quanto possibile, non viene incontrata a colloquio dal personale di guardia. Questo partecipa ai colloqui solo da dietro lo specchio unidirezionale, per conoscere la famiglia e informarsi sulle strategie di intervento applicate, così da poter intervenire nelle ore di sua competenza.

Questa metodologia di lavoro ha permesso di migliorare l’apprendimento del personale sanitario e infermieristico, con una maggiore coerenza dell’équipe assistenziale. Inoltre si è passati da due o tre colloqui al giorno a uno solo, della durata massima di due ore, il che ha permesso anche di uscire dal modello medico che esigeva una soluzione rapida della crisi.

Che cosa dice l’équipe

Estratto dal lavoro presentato alle Giornate

«… Il sistema familiare è una rete ricorsiva quanto ai suoi processi; per questo lo consideriamo chiuso, con chiusura operazionale, poiché è il sistema stesso che, attraverso gli accoppiamenti strutturali tra i suoi membri, definisce le perturbazioni possibili e consentite.

L’accoppiamento, in un determinato gruppo familiare, conduce i suoi membri a una determinata concezione del mondo e a una determinata percezione di esso. Da ciò dipenderà il modo di operare del sistema; ogni cambiamento che si produce nel sistema risponde a modifiche negli accoppiamenti strutturali dei suoi membri.

Quando il comportamento è nuovo, implica per il sistema un cambiamento nella sua concezione del mondo, in cui famiglia e ambiente co-emergono in una nuova possibilità, purché la perturbazione non distrugga l’organizzazione delle unità autopoietiche che la compongono.

La creatività è un comportamento antisociale, perché è nuova per il dominio cognitivo e linguistico. È diversa da quelle che sorgono dal sistema al quale si era accoppiati fino a quel momento e che ne confermano la coerenza.

Il sistema terapeutico, intervenendo sulle restrizioni, permetterebbe la riflessione — della famiglia e dell’équipe terapeutica — sugli accoppiamenti, a un metalivello in cui i membri della famiglia e chi fa terapia si pongono come osservatori degli accoppiamenti strutturali sviluppati nella loro ontogenesi.

È possibile che in futuro il paradigma sistemico autopoietico entri in crisi di fronte a un altro più totalizzante e più comprensivo.

Nella misura in cui la comunità scoprirà la possibilità di utilizzare le proprie risorse umane, non attraverso i professionisti, ma attraverso un’autogestione medica, la follia tenderà a non essere più necessaria per potersi esprimere…»

I numeri dell’esperienza

«In totale sono stati realizzati circa 72 ricoveri familiari. In precedenza, quando le famiglie erano seguite dall’équipe di guardia, si ottenevano miglioramenti e dimissioni nel 66 % dei casi e insuccessi nel 33 %. Da quando è stata creata un’équipe terapeutica stabile per la degenza, si è arrivati all’80 % di dimissioni e al 20 % di insuccessi.

Il servizio di guardia svolge ogni giorno da 5 a 10 colloqui, nei quali l’indice di «necessità di ricovero» è basso, e la maggior parte delle richieste viene indirizzata all’ambulatorio.

L’ambulatorio segue circa 20 famiglie al giorno, viste ogni quindici giorni, per un totale di circa 220 famiglie ogni quindicina…»

Nota su questo testo

Questo testo è, per ammissione stessa del suo autore, una sintesi: una vignetta composta da citazioni del lavoro presentato alle Prime giornate interospedaliere di terapia sistemica. L’esposizione completa dell’esperienza di La Matanza si trova nella relazione originale e nel numero cartaceo di Perspectivas Sistémicas; la versione spagnola di questa sintesi è consultabile sul sito di Red Sistémica.

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «Experiencia: una alternativa institucional para la familia en crisis. La internación familiar sistémica en un hospital general de agudos (Síntesis)», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, n. 2, agosto-settembre 1988). Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Ekman, M. (2022). Expérience : une alternative institutionnelle pour la famille en crise. L’hospitalisation familiale systémique dans un hôpital général de court séjour (synthèse) (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/experience-une-alternative-institutionnelle-pour-la-famille-en-crise (Opera originale pubblicata nel 1988 in Perspectivas Sistémicas, n. 2, agosto-settembre 1988; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/06/20/experiencia-una-alternativa-institucional-para-la-familia-en-crisis-la-internacion-familiar-sistemica-en-un-hospital-general-de-agudos-sintesis/)

Per approfondire

Confronto

Commenti 0

Effettuare l'accesso per partecipare alla discussione. Accedi

  1. Ancora nessun commento. Il primo può essere il suo.

Carrello

Il tuo carrello è vuoto.