Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice · Famiglia

Esperienze di madri e personale clinico nella sperimentazione di un intervento genitore-infante con videofeedback per madri con difficoltà compatibili con un «disturbo di personalità»: uno studio qualitativo con interviste

A Londra, madri le cui difficoltà persistenti nella gestione delle emozioni e delle relazioni sono compatibili con un «disturbo di personalità» hanno ricevuto a domicilio sei sedute di videofeedback insieme al proprio bebè. Quarantaquattro interviste con madri, personale clinico e un membro dell’équipe di ricerca descrivono la paura di essere filmate e giudicate, e ciò che la allevia: uno sguardo non giudicante, centrato sull’infante, che ferma l’immagine sui momenti di connessione.

Autrici e autori Kirsten Barnicot, Jennie Parker, Sarah Kalwarowsky, Eloise Stevens, Jane Iles, Paul Ramchandani e Mike Crawford (Central & North West London NHS Foundation Trust, Imperial College London, City University of London, University of Surrey e University of Cambridge, Regno Unito)Prima pubblicazione Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice, 22 febbraio 2023Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di Mother and clinician experiences of a trial of a video feedback parent–infant intervention for mothers experiencing difficulties consistent with ‘personality disorder’: A qualitative interview study, di Kirsten Barnicot, Jennie Parker, Sarah Kalwarowsky, Eloise Stevens, Jane Iles, Paul Ramchandani e Mike Crawford, pubblicato in Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice (Wiley) (2023), doi: 10.1111/papt.12453, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate sotto forma di elenchi; le dichiarazioni di fine articolo sono raggruppate nelle note; la dichiarazione sulla disponibilità dei dati e i materiali supplementari online non sono riprodotti. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Alcune madri – in particolare quelle seguite, attualmente o in passato, dai servizi sociali – hanno espresso come questo riscontro positivo sul loro modo di essere genitori contrastasse nettamente con i riscontri negativi che erano abituate a ricevere dalle figure professionali.

Kirsten Barnicot, Jennie Parker, Sarah Kalwarowsky, Eloise Stevens, Jane Iles, Paul Ramchandani e Mike Crawford

Abstract

Obiettivi. Abbiamo esplorato le esperienze di madri e personale clinico con un intervento di videofeedback adattato al «disturbo di personalità» perinatale (VIPP-PMH) e l’accettabilità di uno studio controllato randomizzato (RCT) volto a valutarne l’efficacia.

Disegno. Interviste qualitative approfondite con partecipanti a uno studio di fattibilità in due fasi dell’intervento VIPP-PMH. Hanno partecipato madri con difficoltà persistenti nella gestione delle emozioni e delle relazioni, compatibili con un «disturbo di personalità», e le loro figlie e i loro figli di età compresa tra 6 e 36 mesi.

Metodi. Sono state condotte quarantaquattro interviste qualitative, che hanno coinvolto tutte e nove le madri che hanno ricevuto il VIPP-PMH durante la fase pilota, 25 delle 34 madri partecipanti all’RCT (14 assegnate al braccio VIPP-PMH e 9 al braccio di controllo), 11 delle 12 figure cliniche che hanno erogato il VIPP-PMH e un membro dell’équipe di ricerca. I dati delle interviste sono stati sottoposti ad analisi tematica.

Risultati. Le madri hanno riferito di sentirsi motivate a partecipare alla ricerca e hanno compreso la necessità della randomizzazione. Le visite di ricerca sono state vissute per lo più positivamente, con alcuni suggerimenti per migliorare la tempistica e l’accessibilità dei questionari. Quasi tutte le madri si sono sentite inizialmente ansiose all’idea di essere filmate, ma hanno riferito esperienze positive dell’intervento, apprezzandone in particolare il carattere non giudicante, positivo e centrato sull’infante, la relazione di sostegno con la o il terapeuta e la comprensione acquisita della propria figlia o del proprio figlio.

Conclusioni. I risultati indicano la probabile fattibilità e accettabilità di un futuro RCT definitivo dell’intervento VIPP-PMH in questa popolazione. Nel progettare uno studio futuro sarà importante una relazione terapeutica positiva e non giudicante per placare le ansie delle madri legate all’essere filmate, e occorrerà valutare con attenzione la tempistica e l’accessibilità dei questionari utilizzati.

Indicazioni per la pratica

  • Quando si propongono interventi di videofeedback a madri con difficoltà di salute mentale perinatale come il «disturbo di personalità», è importante placare le loro ansie legate all’essere filmate sottolineando il carattere non giudicante e centrato sull’infante dell’intervento.
  • Il riscontro sull’interazione madre-bambino dovrebbe essere prevalentemente positivo, così da aiutare le madri a valorizzare i punti di forza della relazione con la propria figlia o il proprio figlio.
  • Il riscontro sui comportamenti comunicativi e di gioco dell’infante può aiutare le madri a riconoscere, comprendere e rispondere con sensibilità ai segnali che esprime.
  • L’accettabilità e la fattibilità degli interventi di videofeedback nelle popolazioni seguite dalla salute mentale perinatale possono essere favorite da tempo dedicato per il personale clinico per preparare e condurre le sedute, dall’accordo su limiti reciprocamente accettabili per lo spostamento degli appuntamenti, dall’erogazione a domicilio e dall’incoraggiare il più possibile le madri a rispondere in modo spontaneo ai segnali dell’infante.

CONTESTO

I genitori che soddisfano i criteri diagnostici di un «disturbo di personalità» presentano difficoltà persistenti nella gestione delle emozioni e delle relazioni. Dato il crescente consenso sul fatto che questa etichetta diagnostica possa spesso essere poco utile, mentre una concettualizzazione alternativa non è stata concordata (Consensus Statement Group, 2018; Hartley et al., 2022), metteremo questa terminologia tra virgolette. Questi genitori – in particolare quelli con difficoltà compatibili con un «disturbo borderline di personalità» – hanno, più di altri, una maggiore probabilità di mancare di fiducia nelle proprie capacità genitoriali, di sperimentare stress genitoriale (Bartsch et al., 2016; Dunn et al., 2020; Zalewski et al., 2015) e di incontrare difficoltà nel comprendere e nel rispondere in modo adeguato alla comunicazione del proprio bambino o della propria bambina («sensibilità genitoriale», Ainsworth et al., 1974; Petfield et al., 2015, Steele et al., 2019). Le loro figlie e i loro figli hanno maggiori probabilità di incontrare difficoltà nello sviluppare un attaccamento sicuro e sono a rischio aumentato di sviluppare difficoltà emotive, comportamentali e di salute mentale (Petfield et al., 2015). Di conseguenza, gli interventi volti a migliorare la relazione genitore-infante per i genitori con difficoltà compatibili con un «disturbo di personalità» sono stati indicati come una priorità nella politica sanitaria del Regno Unito (Department of Health, 2012; National Health Service, 2019; UK Parliament et al., 2013).

Questi genitori hanno spesso vissuto a loro volta traumi relazionali e di attaccamento (Porter et al., 2020; Zanarini et al., 1997). Diventare genitori può rappresentare un punto di svolta, poiché i genitori sono fortemente motivati a sviluppare relazioni positive con la propria prole (Bartsch et al., 2016; Dunn et al., 2020). Il periodo perinatale, dalla nascita alla prima infanzia, è anche una finestra importante per interventi a sostegno di uno sviluppo infantile positivo, dato che la neurogenesi nelle regioni cerebrali critiche raggiunge il picco intorno ai tre anni (Shonkoff & Philips, 2000; Siegel, 2015).

Sono stati sviluppati diversi interventi promettenti per madri con difficoltà compatibili con un «disturbo borderline di personalità», tra cui l’intervento di gruppo «parenting skills for mothers with borderline personality disorder» (Renneberg & Rosenbach, 2016; Rosenbach et al., 2020) e la terapia dialettico-comportamentale madre-infante (Sved Williams et al., 2021). Tuttavia, questi interventi non sono ancora stati valutati in uno studio controllato randomizzato (RCT). Abbiamo recentemente concluso un RCT di fattibilità del video feedback intervention for positive parenting (VIPP, Juffer et al., 2015), adattato per genitori con difficoltà compatibili con un «disturbo di personalità» perinatale (VIPP-PMH) e per le loro figlie e i loro figli di 6-36 mesi (Barnicot et al., 2022). Per quanto ci risulta, si tratta del primo RCT pubblicato di un intervento perinatale genitore-infante in questa popolazione. I tassi di adesione e di completamento hanno indicato livelli elevati di fattibilità e accettabilità dell’intervento, mentre i dati di esito hanno mostrato potenziali effetti positivi sulla sensibilità genitoriale nell’interazione genitore-bambino (Barnicot et al., 2022). Comprendere le esperienze di genitori e personale clinico con lo studio e con l’intervento è fondamentale per orientare ulteriori miglioramenti dell’accettabilità e della fattibilità.

Abbiamo condotto un’analisi tematica di interviste qualitative con i genitori e il personale clinico che hanno partecipato. I nostri obiettivi erano:

  1. comprendere come genitori e personale clinico abbiano vissuto la partecipazione all’intervento e allo studio;
  2. sintetizzarne i riscontri per determinare la fattibilità e l’accettabilità dell’intervento e del disegno dello studio e orientarne l’ulteriore ottimizzazione.

Disegno

Le interviste qualitative sono state condotte con un sottocampione di partecipanti e di figure cliniche dello studio BOOST, uno studio di fattibilità in due fasi in cui il VIPP-PMH è stato sperimentato e modificato (Fase 1) e poi valutato tramite un RCT pilota a due bracci paralleli (Fase 2). Le interviste sono state analizzate con l’analisi tematica riflessiva, adottando un approccio interpretativista che considera il ruolo di chi conduce la ricerca e le dinamiche tra ricerca e partecipanti nella produzione e nell’interpretazione dei dati delle interviste (Braun & Clarke, 2019; Ormston et al., 2014).

Dichiarazione etica

Lo studio è stato approvato dalla UK NHS Health Research Authority e ha ricevuto parere favorevole dal London – Camden and Kings Cross NHS Research Ethics Committee nel giugno 2017.

Criteri di inclusione e di esclusione

I criteri di inclusione e di esclusione per la partecipazione allo studio sono riportati nella Tabella 1. Tutte le madri partecipanti, tutte le figure cliniche che erogavano il VIPP-PMH o reclutavano per lo studio e le persone dell’équipe di ricerca coinvolte nello studio sono state invitate a partecipare alle interviste.

Tabella 1 — Criteri di inclusione e di esclusione.

  • Criteri di inclusione: Uomini e donne che:
    • presentavano difficoltà persistenti nella gestione delle emozioni e delle relazioni compatibili con un disturbo di personalità secondo il DSM-V, valutate con l’intervista per i disturbi di personalità SCID-PD
    • erano madre o padre con responsabilità genitoriale per una figlia o un figlio biologico o adottivo di 6-36 mesi al momento della randomizzazione, con contatti non supervisionati con quella bambina o quel bambino al di fuori di un centro per incontri protetti per almeno 24 h ogni 7 giorni
    • erano in grado di fornire il consenso informato
    • avevano un’età compresa tra 16 e 65 anni
    • erano seguiti dai servizi di salute mentale di secondo livello di uno dei Trust partecipanti al momento dell’ingresso nello studio
    ;Criteri di esclusione:
    • Famiglie in cui un fratello, una sorella o il co-genitore aveva partecipato allo studio
    • Famiglie in cui l’infante idoneo aveva una diagnosi clinica di difficoltà di apprendimento, disturbo dello sviluppo o deficit sensoriale.
    • Famiglie in cui il genitore idoneo presentava difficoltà linguistiche in inglese o di apprendimento abbastanza gravi da impedirgli di compilare le misure dello studio anche con assistenza.
    • Famiglie in cui il genitore idoneo stava partecipando a un altro tipo di psicoterapia genitore-infante.

Intervento

Sei sedute di 90 minuti del Video-feedback Intervention to promote Positive Parenting with Sensitive Discipline (Juffer et al., 2015), adattato per la salute mentale perinatale (VIPP-PMH). Le figure cliniche filmavano le interazioni genitore-bambino e successivamente rivedevano i video con il genitore, offrendo un riscontro sul comportamento interattivo e di gioco dell’infante, mettendo in evidenza i suoi comportamenti di attaccamento e rinforzando le risposte sensibili del genitore. Se l’infante aveva tra 6 e 10 mesi all’avvio dell’intervento, venivano utilizzati compiti di ripresa modificati e adeguati allo sviluppo e si ometteva il contenuto relativo alla disciplina sensibile (VIPP Training and Research Centre, 2015). L’intervento è stato adattato per i genitori con «disturbo di personalità» aggiungendo materiale sulla gestione dei sentimenti autocritici e delle ansie legate al sentirsi giudicati (Barnicot et al., 2022). Le figure cliniche che erogavano l’intervento hanno frequentato una formazione accreditata di 5 giorni sul programma VIPP-SD adattato e hanno ricevuto una supervisione accreditata prima di ciascuna seduta erogata.

Condizione di controllo

Le persone partecipanti assegnate alla condizione di controllo non hanno ricevuto il VIPP-PMH. Sia nel gruppo di intervento sia in quello di controllo, le persone partecipanti hanno avuto accesso alle cure abituali dei servizi di salute mentale, delle cure primarie e/o dei servizi sociali e hanno ricevuto opuscoli informativi sullo sviluppo infantile precoce e sulla genitorialità (Department of Education, 2013; National Society for the Prevention of Cruelty to Children, 2013a, 2013b).

Contesto dello studio

Le persone partecipanti sono state reclutate presso servizi territoriali di salute mentale perinatale e per i disturbi di personalità di quattro NHS Trust di Londra, nel Regno Unito.

Interviste qualitative

Le madri sono state intervistate da JP, una ricercatrice con esperienza vissuta di una diagnosi di «disturbo di personalità», mentre le interviste al personale clinico sono state condotte da KB con il contributo di SK. Le interviste si sono svolte per telefono, tranne cinque interviste al personale clinico avvenute di persona. Le interviste erano guidate da una traccia tematica semistrutturata, con alcune domande predefinite ma aperta e flessibile, così da consentire approfondimenti ed esplorazioni di temi aggiuntivi. Sulla base delle domande di ricerca e delle indicazioni sugli ambiti chiave da esplorare nella ricerca qualitativa all’interno degli studi di fattibilità (O'Cathain et al., 2015), ai genitori sono state chieste le loro aspettative ed esperienze rispetto all’intervento, la sua pertinenza per i loro bisogni e per l’infante, che cosa avessero trovato utile o meno utile, eventuali esperienze di sentirsi giudicati o autocritici e possibili cambiamenti per migliorare la loro esperienza complessiva. Alle persone partecipanti del gruppo di controllo è stato chiesto anche come si sentissero nel ricevere le cure abituali nel contesto di un RCT, e a tutte è stato chiesto come avessero vissuto la randomizzazione e le visite di ricerca. Al personale clinico sono state chieste le esperienze relative all’invio di partecipanti alla ricerca e all’erogazione dell’intervento. Le tracce tematiche sono disponibili nell’Appendice S1. Le interviste sono durate da 10 a 60 min, con una media di 27 min, e sono state audioregistrate per la successiva trascrizione.

Analisi qualitativa

KB e JP hanno guidato insieme un’analisi tematica riflessiva dei dati delle interviste (Braun & Clarke, 2006, 2019), utilizzando un unico schema di codifica per analizzare i resoconti delle madri, del personale clinico e dell’équipe di ricerca. Raccolta e analisi dei dati si sono svolte in parallelo, in modo che l’analisi iniziale potesse orientare la conduzione delle interviste successive (Corbin & Strauss, 2008). Sulla base delle domande di ricerca e delle indicazioni sugli ambiti chiave da esplorare nella ricerca qualitativa all’interno degli studi di fattibilità (O'Cathain et al., 2015), i riscontri delle persone partecipanti sono stati analizzati deduttivamente in tre ambiti: Partecipare alla ricerca, Esperienze della condizione di controllo ed Esperienze del VIPP-PMH. Dopo una codifica riga per riga di tutti i dati con il software MAXQDA (versione 12, VERBI Software, 2015), sono stati creati induttivamente temi e sottotemi per cogliere i dati approfonditi sulle esperienze del VIPP-PMH. I dati dei primi due ambiti erano meno ricchi; di conseguenza, per restituirli è stata elaborata una narrazione analitica senza temi né sottotemi.

Riflessività

L’équipe di analisi ha mantenuto un dialogo riflessivo per tutta la durata della ricerca (Olmos-Vega et al., 2022). Abbiamo considerato i possibili benefici della relazione già consolidata tra KB e le figure cliniche da lei intervistate nel favorire una maggiore apertura nel riferire le proprie esperienze, a differenza di JP, che non aveva una relazione pregressa con le madri da lei intervistate. Al contrario, abbiamo riflettuto sul fatto che le figure cliniche potessero sentirsi meno libere di criticare le procedure dello studio o dell’intervento, dato il ruolo di KB nel progettarle, mentre le madri potevano essere incoraggiate a condividere eventuali esperienze negative dall’indipendenza di JP rispetto agli altri membri dell’équipe di ricerca e dal fatto che avesse reso nota una propria esperienza vissuta pertinente. Abbiamo riconosciuto che i resoconti delle persone partecipanti sono stati interpretati attraverso la lente delle esperienze personali, positive e negative, di KB nell’erogare il VIPP-PMH, mentre JP li ha interpretati attraverso la lente delle proprie esperienze, positive e negative, come utente dei servizi di salute mentale. Ciò ha portato ciascuna delle due analiste a privilegiare aspetti diversi dei resoconti, consentendo intuizioni condivise che altrimenti sarebbero potute restare inaccessibili (Gillard et al., 2012).

RISULTATI

Caratteristiche del campione

Sono state condotte quarantaquattro interviste, comprendenti tutte e nove le madri che hanno ricevuto il VIPP-PMH durante la fase pilota, 14 delle 20 madri assegnate al braccio VIPP-PMH e nove delle 14 madri assegnate al braccio di controllo durante la fase dell’RCT, 11 delle 12 figure cliniche che hanno erogato il VIPP-PMH o inviato madri allo studio e un membro dell’équipe di ricerca.

Undici madri non hanno partecipato alle interviste di riscontro; una ha esplicitamente rifiutato, mentre le altre non hanno risposto ai tentativi di contatto. Le caratteristiche delle madri intervistate e non intervistate (si veda la Tabella 2) erano sostanzialmente simili a quelle dell’intero campione dell’RCT (Barnicot et al., 2022). Le diagnosi primarie registrate più frequenti erano i disturbi depressivi, mentre poco più di un terzo aveva nella cartella clinica una diagnosi primaria di disturbo di personalità emotivamente instabile (borderline). Il settantotto per cento delle persone intervistate superava la soglia diagnostica per il «disturbo di personalità» borderline secondo un’intervista diagnostica SCID-PD, mentre le restanti soddisfacevano i criteri diagnostici per «disturbi di personalità» evitante, ossessivo-compulsivo e/o paranoide. Quasi tre quarti del campione aveva una storia di traumi fisici e/o sessuali, iniziati per lo più nell’infanzia. Rispetto alle madri che hanno partecipato, quelle che non hanno preso parte a un’intervista avevano meno probabilità di soddisfare i criteri diagnostici per il «disturbo borderline di personalità» e più probabilità di soddisfare i criteri per il «disturbo paranoide di personalità», nonché più probabilità di aver interrotto precocemente il VIPP-PMH o di essere state assegnate al braccio di controllo.

Tabella 2 — Caratteristiche delle partecipanti intervistate e non intervistate.

  • Assegnate al VIPP (pilota o RCT); Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 23 (72%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 6 (55%)
  • VIPP senza SD; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 14 (44%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 5 (45%)
  • VIPP-SD; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 9 (28%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 1 (9%)
  • Hanno completato tutte e 6 le sedute VIPP; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 18 (56%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 2 (18%)
  • Hanno completato <6 sedute VIPP; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 5 (16%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 4 (36%)
  • Assegnate alle sole cure abituali (RCT); Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 9 (28%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 5 (45%)
  • Origine etnica della madre
  • Nere britanniche; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 4 (12,5%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 0 (0%)
  • Nere, altra origine; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 1 (3%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 0 (0%)
  • Origine mista; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 4 (12,5%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 1 (9%)
  • Britanniche di origine sud-asiatica; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 1 (3%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 2 (18%)
  • Sud-asiatiche, altra origine; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 2 (6%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 1 (9%)
  • Bianche britanniche; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 11 (34%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 4 (36%)
  • Bianche, altra origine; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 7 (22%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 2 (18%)
  • Altro; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 2 (6%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 1 (9%)
  • Situazione lavorativa della madre
  • Occupate a tempo pieno o parziale (in congedo di maternità); Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 5 (16%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 0 (0%)
  • Occupate a tempo pieno o parziale (rientrate al lavoro); Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 9 (28%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 4 (36%)
  • Disoccupate; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 18 (56%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 7 (64%)
  • Situazione relazionale
  • In una relazione non coniugale; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 7 (22%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 3 (27%)
  • Sposate; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 13 (41%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 2 (18%)
  • Single; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 12 (67%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 6 (55%)
  • Numero di figlie e figli
  • 1; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 13 (41%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 4 (36%)
  • 2; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 10 (31%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 3 (27%)
  • ≥3; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 9 (28%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 4 (36%)
  • Età dell’infante interessato (mesi)
  • 6–10 mesi; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 20 (62,5%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 8 (73%)
  • 11–36 mesi; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 12 (37,5%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 3 (27%)
  • Presa in carico da parte dei servizi sociali per l’infanzia
  • In corso; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 9 (28%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 2 (18%)
  • Solo in passato; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 6 (19%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 3 (27%)
  • Mai; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 17 (53%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 6 (55%)
  • Diagnosi primaria ICD-10 registrata della madre
  • Disturbo dell’adattamento/Altre reazioni a grave stress; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 4 (12,5%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 0 (0%)
  • Disturbo d’ansia; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 0 (0%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 1 (9%)
  • Disturbo affettivo bipolare; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 2 (6%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 0 (0%)
  • Disturbo alimentare; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 1 (3%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 0 (0%)
  • Disturbo di personalità emotivamente instabile; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 12 (37,5%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 5 (45%)
  • Disturbo/episodio depressivo maggiore o ricorrente; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 10 (31%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 4 (36%)
  • Altri disturbi psichici e comportamentali associati al puerperio; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 1 (3%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 0 (0%)
  • Disturbo da stress post-traumatico; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 0 (0%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 1 (9%)
  • Nessuna diagnosi registrata; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 2 (6%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 0 (0%)
  • Classificazione primaria SCID-PD della madrea
  • Evitante; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 4 (12,5%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 1 (9%)
  • Borderline; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 25 (78%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 7 (64%)
  • Ossessivo-compulsivo; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 2 (6%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 1 (9%)
  • Paranoide; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 1 (3%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 2 (18%)
  • Storia materna di traumi da violenza sessuale e/o fisica (THQ)b
  • A qualsiasi età; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 24 (75%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 9 (82%)
  • Nell’infanzia; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 14 (44%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 7 (64%)
  • Si erano già rivolte al pronto soccorso per motivi psichiatrici; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 15 (47%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 4 (36%)
  • Avevano già compiuto atti autolesivi; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 24 (75%); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 9 (82%)
  • Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS)c; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 13.91 (6.85); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 13.45 (8.65)
  • Gravità del disturbo di personalità (SAS-PD)d; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 9.27 (3.58); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 13.89 (4.57)
  • Sintomi di PTSD complessoe; Intervistate (N = 32), N (%) o media (SD): 32.34 (11.52); Non intervistate (N = 11), N (%) o media (SD): 33.09 (16.89)

a SCID-PD, questionario self-report e intervista semistrutturata, condotta da personale di ricerca formato, First et al., 2015. b THQ, Trauma History Questionnaire, Hooper et al., 2011. c Edinburgh Postnatal Depression Scale, Cox et al., 1987. d SAS-PD, Standardised Assessment of Severity of Personality Disorder, Olajide et al., 2017. e Complex PTSD scale, Cloitre et al., 2018.

Ambito 1: Partecipare alla ricerca

A questo ambito hanno contribuito i riscontri di 32 madri, nove figure cliniche e un membro dell’équipe di ricerca. Citazioni esemplificative sono riportate nella Tabella 3. Alcune madri inizialmente erano incerte sulla partecipazione, perché non avevano chiaro che cosa comportasse la ricerca e/o erano in ansia all’idea di essere filmate. Temevano di essere giudicate carenti nelle capacità genitoriali, si sentivano a disagio nel rivedersi in video ed erano preoccupate per chi avrebbe potuto accedere ai filmati. Una madre si è chiesta se la partecipazione implicasse un problema nel suo modo di essere genitore. Spiegazioni chiare e la fiducia nelle rassicurazioni fornite dal personale clinico e di ricerca hanno aiutato ad affrontare queste preoccupazioni. Le madri erano motivate a partecipare dal desiderio di acquisire comprensione, apprendimenti e benefici per il proprio modo di essere genitori, per l’infante e per la relazione con lui o con lei, e/o dal desiderio di aiutare altre persone. Il personale clinico e di ricerca riteneva che il reclutamento fosse ostacolato dal fatto che le madri si disimpegnavano dal servizio clinico e/o venivano dimesse prima che l’infante raggiungesse l’età minima di reclutamento di 6 mesi.

Tabella 3 — Citazioni esemplificative sulle esperienze di partecipazione alla ricerca e della condizione di controllo.

  • Ambito 1. Partecipare alla ricerca.: Difficoltà
  • Reclutamento ostacolato dal disimpegno o dalla dimissione delle madri · «Se non si impegnavano con il servizio, il reclutamento diventava davvero difficile, perché non c’era modo di tornare da loro e chiederglielo… perché siamo un servizio piccolo e prendiamo come nuovi invii solo donne oltre i sei mesi dopo il parto, ma seguiamo quelle che erano già in carico a noi fino a un anno, quindi probabilmente ci siamo lasciati sfuggire alcune delle donne che avrebbero potuto trarre beneficio dal vostro servizio» [Professionista 1] «Il problema più grande del reclutamento era che i servizi di salute mentale perinatale non prendono in carico persone con bambini di sei mesi, prendono persone in gravidanza. Quindi il reclutamento andrebbe anticipato.» [Membro dell’équipe di ricerca 1]
  • Non avere inizialmente chiaro che cosa comportasse la ricerca · «Anche se me l’avevano spiegato, non ero comunque tanto sicura di che cosa dovessi fare in pratica… di che cosa avessero bisogno. Solo quando sono iniziate le sedute ho capito che cosa volevano, perché ovviamente a ogni seduta c’erano le riprese, per vedere come avrebbe reagito [Infante]». [P105] «La donna che vedevo, credo fosse la psichiatra della salute mentale perinatale, me l’ha proposto. A dire il vero era piuttosto vaga su che cosa fosse, ma allo stesso tempo mi fidavo del fatto che mi stesse proponendo per qualcosa che mi sarebbe stato utile.» [P108] «Penso che siate in una posizione difficile, perché potete mandare un sacco di volantini e un sacco di informazioni e, da neomamma, non avrai il tempo di leggerli, né la testa per assimilarli. E poi può venire qualcuno a casa tua a chiedertelo, ma se il bambino sta urlando o fa i capricci o questo e quell’altro, non riesci a concentrarti del tutto e a capire, e magari nemmeno a sentirti libera di fare una domanda.» [P304]
  • Sentirsi in ansia all’idea di essere filmate e/o giudicate · «Non avevo tanta voglia di essere filmata… non so bene chi lo guarderà e che cosa ne faranno, per quanto tempo lo terranno… Mi chiedevo: lo faccio o no?» [P217] «Avevo solo paura di fare qualcosa, tipo se [Infante] avesse avuto una crisi o qualcosa del genere… non avrei saputo cosa fare e poi magari mi avrebbero giudicata per questo. Ma non è stato così». [P218]. «Era comunque un momento in cui mi sentivo molto, molto vulnerabile, essendo ovviamente nelle primissime fasi dopo la sua nascita, con la depressione post-partum e tutto il resto. Sai, non è il momento più facile per cominciare a pensare di rivederti e vedere come sei – brava o non brava, o quello che è, come genitore. Ma sì, direi nervosa; un po’ incerta su che cosa avrei scoperto.» [P308]. «Avevo paura che mi dicessero che non avevo un buon rapporto con mia figlia e che lei non si era legata a me come si deve.» [P501]. «Ho avuto una o due mamme che non volevano essere filmate… cercavo di spiegarlo, “Non lo vedrebbe quasi nessuno, è solo un gruppo di ricerca ed è tutto riservato, non lo pubblicheremmo da nessuna parte né niente”, ma era un no categorico» [Membro dell’équipe di ricerca 1].
  • Trovare difficili i questionari · «Forse se fossero stati elettronici e si potessero semplicemente compilare e rimandare? Forse sarebbe stato più facile, perché allora avrei potuto farlo quando i bambini dormivano e dedicarci davvero il tempo per concentrarmi, non solo sbrigarmi, sbrigarmi a finirli: avevo la sensazione di farli un po’ di corsa.» [P104] «Credo che per l’età di [C] alcune domande non si applicassero a lei, ma andava bene e ne abbiamo parlato sul momento.» [P108]. «Ho chiesto a [R] se potevo compilare il questionario più tardi e rimandarlo per posta, perché quel questionario era un po’ difficile per me, dovevo pensare al passato, ed erano domande difficili.» [P216]. «[C] allora era un po’ più piccola, e non era tanto contenta che io fossi occupata e quindi non mi lasciava rispondere alle domande; continuava ad afferrare la penna o i fogli, perché si agitava visto che eravamo impegnate da così tanto tempo. Quindi magari se fosse un po’ più breve, o se lo si potesse dividere in due sedute o visite diverse» [P217]. «…Per alcune domande il modo in cui devi rispondere non è un granché, perché alcune domande sono tipo – la domanda dice no quando la risposta è sì, quindi crea confusione.» [P302]. «Pensi: beh, non ho tanta voglia di scrivere che ho avuto pensieri suicidi o pensieri davvero cupi, perché sembra un po’ – quindi credo ci sia un po’ di pressione, autoimposta, dal fatto che ci sia qualcuno lì mentre compili il modulo» [P303]. «L’unica cosa è che c’erano alcune domande in cui “per niente” e “a volte” erano tipo la stessa opzione… Io avrei voluto mettere “per niente”, ma mi sembrava di dire “a volte”, perché avevi solo quella scelta che le metteva insieme.» [P307]. «C’è quella, anzi probabilmente più di una, mamma che non leggeva bene, o non leggeva bene in inglese. E per loro i questionari erano un deterrente… erano più mamme che non sapevano leggere molto bene di quante ne abbia mai avute in qualsiasi altro studio.» [Membro dell’équipe di ricerca 1].
  • Ambito 1. Partecipare alla ricerca.: Fattori di aiuto
  • Reclutamento favorito da una buona comunicazione tra équipe di ricerca ed équipe clinica · «Era un ottimo collegamento tra le équipe e le mamme… ha fatto un grande lavoro di raccordo tra noi, sia nel senso di “Non credo che adesso lei possa farlo”, sia di “Ci tiene davvero tantissimo a farlo, ma nella sua vita stanno succedendo delle cose”» [Membro dell’équipe di ricerca 1]. «Non è stato troppo gravoso per noi. Credo che, una volta preso il ritmo, fosse abbastanza facile individuarle; sapete, il fatto che veniste voi a scorrere gli elenchi ha reso tutto molto più semplice.» [Professionista 2]
  • Spiegazioni chiare su che cosa comportasse lo studio · «Quando ho parlato di nuovo con [R1], semplicemente… aveva più senso; è entrata più nei dettagli… mi ha fatto venire più voglia di farlo, quando me l’hanno spiegato bene» [P110] «[R] è stata bravissima a spiegarmi che solo lei e l’équipe l’avrebbero guardato, mi ha assicurato che nessun altro l’avrebbe visto… e che avrei ricevuto tutti i video.» [P203] «[R1] è stata molto brava a spiegare passo passo che cosa sarebbe successo. Quindi sì, dopo averle parlato mi sentivo molto meglio.» [P308]
  • Sentirsi motivate dai possibili benefici per sé e per l’infante · «Perché mi hanno allontanato alcuni figli… voglio solo il meglio per il mio piccolo, quindi qualsiasi aiuto potessi avere, davvero.» [P106] «Tutto ciò che mi permette di fare di più come genitore e come persona, qualsiasi risorsa e competenza che posso acquisire, sarà utile per me e per mio figlio.» [P108]. «Pensavo un po’ di essere in difficoltà con il bambino, e cercavo solo di accettare qualsiasi aiuto disponibile per legarmi a lui, per capirlo un po’ di più.» [P110] «All’epoca ero in un momento piuttosto buio… qualsiasi cosa che aiutasse andava bene. Facevo fatica a legarmi a [C] ed ero semplicemente disperata, volevo solo che arrivasse qualcuno ad aggiustarmi.» [P304]. «Le persone lo trovano interessante, qualcosa che potenzialmente può essere utile per il loro bambino». [Professionista 3] «Insistere davvero sul fatto che potranno cogliere, individuare i segnali del bambino e rispondervi: credo sia una bella motivazione per loro, perché naturalmente la maggior parte delle persone vuole essere una mamma migliore o la migliore che può essere».[Professionista 4]
  • Sentirsi motivate dal desiderio di aiutare altre persone · «Sapendo quanto a volte sia difficile trovare partecipanti per uno studio, ero contenta di partecipare anche da questo punto di vista.» [P108] «Quando ho avuto più informazioni mi è sembrato davvero interessante, e allora ho semplicemente pensato: se è utile a me, benissimo, ma se non lo è, almeno, visto che è una ricerca, almeno sarà utile a qualcuno». [P205] «Sinceramente sono una di quelle persone che credono che, se posso fare qualcosa adesso che potenzialmente aiuti qualcun altro con il proprio bambino, allora sì, voglio partecipare.» [P214] «Credo che molte persone fossero motivate dall’altruismo, dal semplice desiderio di aiutare e di dare un contributo» [Professionista 5]
  • Relazione positiva con il personale di ricerca · «Sono state gentilissime, hanno risposto a tutte le mie domande e avevano il giusto mix di cordialità e coinvolgimento. [P108]. «L’ho fatto con [R] ed era una persona così gentile e calorosa che in realtà è stato bello parlare con qualcuno di alcune difficoltà che ho avuto in passato, perché alcune domande ti riportano al passato… [R] era molto alla mano, gentile, e sembrava interessata, non giudicante, non trascurante, non sbrigativa.»[P203]. «Aveva un grandissimo senso dell’umorismo; mi ha detto che non ero obbligata, che era una cosa volontaria… e mi ha messa così a mio agio che ho pensato: “beh, facciamolo”». [P115]. «[R1] è stata davvero carina, molto cordiale e bravissima anche con [C], perché quando ho fatto l’ultimo questionario [C] era ancora in vena di giocare e lei giocava con lei così io potevo rispondere alle domande. Era molto facile parlarle, mi ha rassicurata e mi ha messa molto a mio agio. Sentivo anche di poter essere aperta e sincera con lei, e se c’era qualcosa che non capivo bene glielo chiedevo e basta.»[P307].
  • Sostegno del personale di ricerca nella compilazione dei questionari · «È stata assolutamente fantastica… L’atmosfera era sempre rilassata, diceva tipo “puoi fare una pausa”, e poi si facevano un po’ di questionari, poi una pausa, un po’ di riprese, e diceva sempre “se vuoi posso leggerti io le domande”… Quindi era sempre rassicurante, ed è stato bellissimo averla lì, e poi [C] in quel periodo era piuttosto attaccata a me, ma lei riusciva anche a intrattenere [C]. Era un ambiente molto più rilassante e [R] stessa era una persona piuttosto rilassante.» [P101] «Mi ha dato tutto il tempo di cui avevo bisogno e aspettava semplicemente che finissi, quindi non c’era nessuna fretta… C’erano solo alcune parole lunghe che non capivo, ma [R] me le ha spiegate.» [P106] «Faccio fatica a leggere i testi scritti. Quindi pensavo “Ci metterò un’eternità” e lei mi ha detto “va bene così”, mi ha letto lei le domande… Mi ha detto tipo “ok, se non ci riesci, ti aiuto io” [P110]. «Ricordo che ha detto “Se ti sembra troppo possiamo farne un po’ adesso e un po’ un altro giorno”, ma per me andava bene. Mi sentivo tranquilla.» [P301] «Per alcune delle mamme dello studio non si poteva certo spedire loro i questionari e farglieli compilare da sole, bisognava sedersi lì e leggerli, il che va benissimo… assicurandosi che ci sia sempre la possibilità di scegliere: “vengo a casa tua oppure ti telefono e facciamo i questionari”» [Membro dell’équipe di ricerca 1]
  • Ambito 1. Partecipare alla ricerca.: Ambito 2. Esperienze della condizione di controllo
  • Preferenza per il VIPP · «Volevo davvero che venisse qualcuno. Non sono tanto brava a leggere le cose, il pacchetto informativo.» [P206] «Sentivo che volevo l’altro, quello con il video, non quello su carta… perché lì ti danno più riscontri, e se è scritto su carta non posso fare domande o niente.» [P302] In realtà ero un po’ delusa!... A essere sincera, sotto sotto mi sarebbe piaciuto fare di più dell’altra cosa.» [P307]
  • Comprendere le ragioni della randomizzazione · «So come funzionano queste cose, quindi è giusto così: non sarebbe uno studio scientifico se non fosse uno studio controllato randomizzato.» [P303] «Capisco che è del tutto casuale, quindi non puoi… e poi, se sapessi che sono loro a scegliere, ti verrebbe anche da pensare “ho fatto qualcosa di sbagliato?”.» [P307].
  • Gli opuscoli informativi · «Il pacchetto informativo, quando alla fine sono riuscita a leggerlo, era istruttivo e tutto, ed era facile da leggere, ma io imparo meglio quando qualcuno mi fa vedere come si fa. [P206]. «In quel periodo il mio bambino era piuttosto piccolo, quindi non avevo nemmeno il tempo di fare niente! Figuriamoci sedermi a leggere l’opuscolo e cose così.» [P209]. «Col passare del tempo, certe cose – mi ha sicuramente aiutato, perché il modo in cui l’hanno scritto è dal punto di vista del bambino, dalla prospettiva del bambino, tipo “Oh, quando faccio questo vuol dire questo o quello”, quindi a dire il vero l’ho trovato piuttosto carino.» [P214] «Non ho avuto tempo. E poi, sa, ho alcuni problemi di concentrazione, e non sono nemmeno una gran lettrice.» [P216]

I riscontri delle madri sui questionari dello studio sono riassunti nella Tabella 4. Diverse madri hanno espresso difficoltà nel compilare le misure, legate alla loro lunghezza e al loro contenuto e al carattere doloroso di alcune domande. Il sostegno del personale di ricerca e la possibilità di compilare i questionari con i propri tempi, prima o dopo la visita di ricerca, sono stati descritti come utili. Diverse madri hanno espresso apprezzamento per la relazione positiva con il personale di ricerca, valorizzandone la gentilezza, l’empatia e la flessibilità nel programmare le visite e nell’adattarsi ai bisogni dell’infante.

Tabella 4 — Riscontri delle partecipanti sui questionari.

  • Misura: Tutte le misure; Riscontro delle partecipanti: Troppo lunghe nel complesso. Sono stati d’aiuto il sostegno del personale di ricerca e la possibilità di compilare i questionari con i propri tempi
  • Misura: Brief Infant Toddler Socio-Emotional Assessment (BITSEA); Riscontro delle partecipanti: Le madri di bambini sotto i 12 mesi hanno trovato difficile applicare tutte le domande alla fase di sviluppo dell’infante
  • Misura: Child behaviour checklist age 1.5–5; Riscontro delle partecipanti: Le partecipanti hanno trovato questo questionario troppo lungo e sovrapposto al BITSEA. Le madri di bambini sotto i 12 mesi hanno trovato difficile applicare tutte le domande alla fase di sviluppo dell’infante
  • Misura: Clinical outcomes in routine evaluation; Riscontro delle partecipanti: Nessun riscontro positivo o negativo
  • Misura: Edinburgh post-natal depression scale; Riscontro delle partecipanti: Nessun riscontro positivo o negativo
  • Misura: Infant-toddler symptom checklist; Riscontro delle partecipanti: Alcune partecipanti hanno trovato che l’accorpamento di «Mai o a volte» in un’unica opzione di risposta rendesse difficile rispondere al questionario
  • Misura: International trauma questionnaire; Riscontro delle partecipanti: Nessun riscontro positivo o negativo.
  • Misura: Parental sense of competence scale; Riscontro delle partecipanti: Alcune partecipanti hanno trovato alcune domande di questa misura prolisse e formulate in modo confuso
  • Misura: Parental stress scale; Riscontro delle partecipanti: Nessun riscontro positivo o negativo
  • Misura: The standardised assessment of severity of personality disorder; Riscontro delle partecipanti: Nessun riscontro positivo o negativo
  • Misura: The structured clinical interview for DSM-5 personality disorders; Riscontro delle partecipanti: Alcune partecipanti erano confuse dalle domande con doppia negazione. Una partecipante l’ha trovata dolorosa da compilare, ma ha anche detto di sentire che questo questionario descriveva ciò che stava vivendo meglio di qualsiasi altro
  • Misura: Trauma history questionnaire; Riscontro delle partecipanti: Alcune partecipanti l’hanno trovato doloroso da compilare. Il sostegno del personale di ricerca è stato d’aiuto

Ambito 2. Esperienze della randomizzazione e della condizione di controllo

A questo ambito hanno contribuito i riscontri di 32 madri, due figure cliniche e un membro dell’équipe di ricerca. Citazioni esemplificative sono riportate nella Tabella 3. La maggioranza delle madri della fase RCT ha espresso una preferenza per il VIPP-PMH, perché offriva l’occasione di interagire con una figura clinica e di porre domande. Pur trovando utili alcuni aspetti degli opuscoli informativi, come le informazioni sullo sviluppo infantile, nel complesso hanno riferito di faticare a trovare il tempo per sedersi a leggerli. L’assegnazione alla condizione di controllo è stata quindi una delusione per la maggioranza. Tuttavia, la maggior parte delle madri ha compreso le ragioni della randomizzazione.

Ambito 3. Esperienze del VIPP-PMH

Ventitré madri hanno ricevuto il VIPP-PMH. Le loro esperienze sono state concettualizzate in temi e sottotemi: il primo tema rappresenta i benefici del VIPP-PMH per l’interazione genitore-bambino, mentre i temi restanti rappresentano difficoltà e fattori di aiuto, come illustrato nella Figura 1. Quando madri e figure cliniche fornivano resoconti simili delle esperienze delle madri, è stata data priorità alle citazioni delle madri rispetto a quelle del personale clinico. Le citazioni del personale clinico sono riportate quando esprimevano prospettive divergenti, specifiche della propria esperienza; ulteriori citazioni del personale clinico per ciascun sottotema sono disponibili nell’Appendice S1.

Mappa tematica delle esperienze del VIPP-PMH.
FIGURA 1. Mappa tematica delle esperienze del VIPP-PMH.

Tema 1: Benefici del VIPP-PMH per l’interazione genitore-bambino

A questo tema hanno contribuito i riscontri di 22 madri e 11 figure cliniche. L’obiettivo principale dell’intervento VIPP-PMH è aumentare la sensibilità materna e ridurre i comportamenti intrusivi. Di conseguenza, il personale clinico ha spiegato che l’intervento sembrava particolarmente appropriato per le madri in cui osservava difficoltà nell’interazione genitore-bambino, come faticare a notare ciò che l’infante stava comunicando, interpretare negativamente la sua frustrazione come un cattivo comportamento invece di riuscire a entrarvi in empatia, e trovare difficile lasciare che fosse l’infante a guidare il gioco o a dettare il ritmo dell’interazione. Il personale clinico ha anche osservato che alcune madri mostravano già livelli costantemente elevati di sensibilità e di non intrusività, il che rendeva più difficile per le figure cliniche vedere il beneficio dell’intervento:

[Lei] era già molto sensibile e sentivo che non aveva davvero bisogno di sentire quello che dicevo… È stato più difficile, perché sentivo di non fare la differenza. (Professionista 5)

Tuttavia, anche le madri descritte dal personale clinico come molto sensibili hanno raccontato di aver tratto beneficio dal VIPP-PMH, grazie al rinforzo e all’incoraggiamento dei loro comportamenti interattivi sensibili. I sottotemi seguenti riassumono i benefici del VIPP-PMH per l’interazione genitore-bambino osservati da madri e personale clinico.

Sottotema 1.1 sostegno nel capire che cosa comunica l’infante

Questo sottotema è sostenuto da citazioni di 20 madri e 7 figure cliniche, concordi nel ritenere che gli elementi di videofeedback dell’intervento avessero aiutato le madri a comprendere meglio i segnali e la comunicazione dell’infante, e il modo in cui viveva il mondo intorno a sé.

È stato bello che lei mi scomponesse i video e mi dicesse tipo: «Guarda, in questo momento lei stava facendo questo, ti ha indicato questo» – ti aiuta a cogliere certi segnali che in un certo senso trascuri… I segnali di [mia figlia], come quando mi guardava o mi lanciava un’occhiata in un certo modo, è come se volesse la mia attenzione, volesse interagire con me. (P104)

Attraverso questo processo, le madri hanno descritto una maggiore consapevolezza di quanto le loro figlie e i loro figli apprezzassero anche le interazioni di gioco più semplici con loro, e dell’importanza di ritagliare ogni giorno del tempo per la connessione con l’infante.

Alcune madri hanno anche descritto di aver acquisito una comprensione più sfumata e positiva di comportamenti dell’infante che in precedenza avevano interpretato negativamente: per esempio, capire che il comportamento esplorativo e autonomo dell’infante non significava che non avesse bisogno della madre o non la volesse.

[Mia figlia] è una signorinella molto sicura di sé e si potrebbe facilmente scambiare per una che non ha bisogno di te, che è proprio com’ero io… In realtà, piccole cose nei suoi comportamenti, quando controlla che tu ci sia o il modo in cui ti risponde, mostrano che «Sì, ok mamma, questo lo so fare da sola, ma ho ancora bisogno di te». (P304)

Per una madre, la maggiore connessione e comunicazione con l’infante era una parte importante del suo forte desiderio di spezzare il ciclo di abusi e di relazioni genitoriali difficili che lei stessa aveva vissuto.

Ho vissuto dei traumi e non sentivo di poter andare dai miei genitori a parlare apertamente… [Il VIPP-PMH] ha fatto una differenza enorme nel capire te stessa come genitore, il bambino, e nel migliorare quella relazione… così il bambino si sente sicuro e ha voglia di parlarti. Per me questo non ha prezzo. (P301)

Sottotema 1.2 sostegno nel seguire i segnali dell’infante

Questo sottotema è sostenuto da citazioni di 13 madri e 7 figure cliniche, che hanno spiegato come l’intervento avesse aiutato le madri a fare un passo indietro nell’interazione e a seguire i segnali dell’infante, lasciando che guidasse il gioco e rallentando l’interazione per seguirne il ritmo.

Sento che adesso riesco a capire i suoi segnali… Per esempio, il mangiare: prima lo forzavo e basta, tipo «Sbrigati, dai, mangia», e adesso faccio un passo indietro e, quando fa certe cose, tipo scuote la testa, so che non è ancora pronto e quindi aspetto. (P110)

Sottotema 1.3 fattore di aiuto: sostegno nel rispondere con sensibilità ai comportamenti difficili

Undici madri hanno ricevuto il VIPP-PMH con la componente di disciplina sensibile. Di queste, la maggioranza ha descritto di aver appreso strategie utili per comprendere e gestire i comportamenti difficili dell’infante, come i capricci, tra cui l’empatia, le spiegazioni, la coerenza e il restare calme.

Mi spiegava che i bambini a questa età non capiscono davvero le regole in quanto tali, ma che ripetendo loro le cose, col tempo le capiranno… mi ha aiutato davvero a gestire i capricci di [mia figlia]. (P501)

Tema 2 difficoltà: ansie delle madri e visione negativa di sé

Ventisei madri e 11 figure cliniche hanno riflettuto sul fatto che le madri provavano ansia all’idea di essere filmate per varie ragioni, tra cui sentirsi a disagio, preoccuparsi del proprio aspetto fisico, essere autocritiche e avere un’immagine negativa di sé come genitori, e temere il giudizio altrui. Queste ansie derivavano talvolta da precedenti interazioni negative con i servizi riguardo al loro modo di essere genitori, in particolare quando erano intervenuti i servizi di tutela dei minori.

Avevo la sensazione che fosse un po’ come la polizia, che ti avrebbero sorvegliata! Sai, che avrebbero sorvegliato il tuo modo di fare la mamma… Credo che ti senta esposta… Mi hanno tolto i figli quando stavo molto, molto male, quindi a volte ti senti davvero… è dura. (P403)

Alla base di queste ansie c’era talvolta una visione negativa e pervasiva di sé come genitori: la convinzione di non essere all’altezza e che questo sarebbe emerso dalle riprese video.

Ero convinta di essere davvero dannosa per mia figlia o mio figlio e di non cavarmela molto bene come mamma… vedranno che mamma pessima sono, penseranno che sono molto trascurante. (P205)

I sottotemi seguenti rappresentano i fattori che hanno aiutato ad affrontare questa difficoltà.

Sottotema 2.1 fattore di aiuto: relazione terapeutica

Tutte le 23 madri intervistate, e 5 figure cliniche, hanno spiegato l’importanza delle relazioni terapeutiche calde, di sostegno e di fiducia che le madri avevano sviluppato con la figura clinica che conduceva l’intervento. Ciò le ha aiutate a rilassarsi e a superare le ansie legate alla partecipazione.

Sulle riprese non ero tanto sicura… per me era un po’ snervante. Ma poi non è stato così male, tipo quando [la professionista] è venuta a farlo mi ha messa davvero a mio agio e questo mi è piaciuto… era una persona molto calorosa e accogliente. (P104)

Tuttavia, sia le figure cliniche sia le madri hanno riferito che conoscersi e costruire la fiducia ha richiesto tempo.

Non mi sembrava che all’inizio avessimo un ottimo rapporto, ma è decisamente cresciuto. Alla fine sentivo che avevamo una connessione piuttosto buona e riuscivamo ad avere discussioni davvero buone su diverse parti del programma. (Professionista 6)

Sottotema 2.2 fattore di aiuto: convalida dei sentimenti difficili

Nove madri e 8 figure cliniche hanno parlato dell’apprezzamento per la possibilità di fare il punto con la figura clinica alla fine di ogni seduta, spiegando che questo aiutava le madri a sentirsi accudite e convalidate.

Credo che il fatto di avere tempo per parlare prima e dopo ogni seduta sia stato davvero positivo. Perché per una persona che soffre d’ansia è davvero importante sentire di poter esprimere qualsiasi preoccupazione e anche sentirsi convalidata. (P208)

Tuttavia, alcune figure cliniche hanno riscontrato che le madri non condividevano con loro i sentimenti difficili, e alcune madri hanno spiegato che a volte avevano trovato difficile aprirsi con la figura clinica o mettere in parole i propri sentimenti.

Sottotema 2.3 fattore di aiuto: un riscontro non giudicante centrato sull’infante

Diciotto madri e 6 figure cliniche hanno parlato dell’importanza di non sentirsi giudicate dalla figura clinica che erogava il VIPP-PMH, con il sostegno di rassicurazioni costanti da parte di quest’ultima sul fatto di non essere lì per giudicare.

Ho trovato le riprese piuttosto difficili, perché mi sentivo quasi in vetrina… Ho notato che lei mi rassicurava abbastanza regolarmente che in realtà non venivo giudicata: era un percorso di apprendimento per tutti. (P208)

Madri e figure cliniche hanno spiegato che l’attenzione rivolta alla comprensione dell’infante, anziché al comportamento delle madri, aiutava ad alleviare le loro ansie di essere giudicate.

[La professionista] non mi ha mai criticata. Diceva sempre: «Oh no, non si tratta di criticarti come genitore, si tratta di capire insieme la comunicazione di [mia figlia o mio figlio]»… Mi ha convinta, ho detto «Sì, è fantastico!». Non l’ho mai presa sul personale. (P403)

Sottotema 2.4 fattore di aiuto: una prospettiva esternalizzata

Tredici madri e 6 figure cliniche hanno parlato della forza del vedere l’interazione delle madri con l’infante esternalizzata nella registrazione video. Questa «esternalizzazione» permetteva alle madri di notare aspetti che erano difficili da vedere quando erano immerse nell’interazione. Per alcune, ciò ha agito come un potente contrappeso alle convinzioni negative che avevano su sé stesse.

Mi passavano per la testa tutti quei pensieri davvero estremi e poi, alla seduta successiva, [la professionista] ha messo in pausa il video e mi ha detto: «Guarda quanta felicità c’è tra voi due quando vi guardate». Non me ne ero nemmeno resa conto, ma era lì, nel video, e non potevo negare che ci fosse… Ho capito davvero che le cose non sono mai così buie come pensavo. (P205)

Sottotema 2.5 fattore di aiuto: attenzione agli aspetti positivi

Sedici madri e 6 figure cliniche hanno apprezzato l’attenzione dell’intervento nel mettere in luce gli aspetti positivi dell’interazione delle madri con l’infante. Per alcune, si trattava di essere aiutate a vedere le prove del legame che l’infante aveva con loro, sostenute dal «fermo immagine» sui momenti di connessione tra genitore e bambino — uno sguardo, un sorriso, una risata o un contatto — durante la riproduzione dei video.

Fermava sempre il video e diceva: «Guarda, puoi vedere quanto contatto visivo c’è e quanto amore ha negli occhi solo guardandoti in quel momento, ed è proprio, è un legame davvero speciale». (P101)

Per altre, si trattava di mettere in evidenza e lodare ciò che facevano bene come genitori. Alcune madri – in particolare quelle seguite, attualmente o in passato, dai servizi sociali – hanno espresso come questo riscontro positivo sul loro modo di essere genitori contrastasse nettamente con i riscontri negativi che erano abituate a ricevere dalle figure professionali.

È la prima volta che qualcuno mi dice attivamente quanto fosse buono qualcosa nel modo in cui avevo fatto una cosa… avere qualcuno che ti dice che stai facendo bene qualcosa quando ti senti come se stessi fallendo in tutto non può che aiutare. (P308)

Diverse madri e figure cliniche hanno collegato questo aspetto direttamente al fatto che le madri si sentissero più sicure di sé come genitori e nella relazione con l’infante.

Mi ha dato la sicurezza di pensare «Ok, lo sto facendo bene, sono un genitore abbastanza buono, sono una mamma abbastanza buona»… Dopo mi sentivo davvero piuttosto rafforzata. (P403)

Tema 3 difficoltà: trovare lo spazio per il VIPP-PMH

A questo tema hanno contribuito 23 madri e 10 figure cliniche. Alcune madri hanno incontrato difficoltà nel partecipare alle sedute del VIPP-PMH. Il personale clinico ha spiegato che le frequenti disdette e gli appuntamenti mancati erano frustranti e rendevano più difficile per le madri trattenere i messaggi dell’intervento, a causa dei lunghi intervalli tra una seduta e l’altra.

Direi che la cosa più difficile era la continuità nel riuscire a vederle, perché lei o disdiceva letteralmente all’ultimo minuto oppure semplicemente non c’era quando arrivavi. (Professionista 6)

I racconti delle madri sui motivi per cui a volte faticavano a partecipare alle sedute hanno contribuito a offrire un’altra prospettiva. Poteva essere davvero difficile conciliare le sedute con i vari fattori di stress medici e sociali che loro e le loro famiglie stavano affrontando. A volte l’umore basso le faceva sentire incapaci di affrontare la seduta, e poteva essere difficile trovare lo spazio mentale per parteciparvi pienamente.

[Mia figlia o mio figlio] entrava e usciva dall’ospedale, mio marito entrava e usciva dall’ospedale, io entravo e uscivo dall’ospedale, stavamo comprando casa, facevo colloqui per un nuovo lavoro, e oltre a tutto questo volevo buttarmi sotto un treno… Avevo la testa così occupata da altre cose che non riuscivo ad accogliere davvero fino in fondo quello che succedeva in queste sedute. (P304)

Queste difficoltà erano accentuate nell’unico centro dello studio che, per necessità cliniche, conduceva l’intervento in ambulatorio. Le madri hanno descritto le difficoltà nel superare l’ansia di uscire di casa, nel raggiungere regolarmente l’ambulatorio con i mezzi pubblici e nel conciliare tutto questo con gli orari dei sonnellini e delle poppate. Hanno anche descritto lo spazio clinico come poco favorevole a un’interazione spontanea con l’infante.

[A volte mi] sentivo giù, o sentivo che proprio non riuscivo ad affrontare il mondo quel giorno, o che non ce la facevo a dover viaggiare quel giorno. Credo che in quei momenti una seduta a casa sarebbe stata davvero utile perché… così non avrei dovuto preoccuparmi. (P101)

Sottotema 3.1 fattore di aiuto: sentirsi a casa

Diciotto madri che hanno ricevuto il VIPP-PMH a domicilio hanno descritto di sentirsi rilassate, a proprio agio e più capaci di interagire in modo spontaneo con l’infante.

Era semplicemente molto più facile. Probabilmente non sarei riuscita a continuare se avessimo dovuto spostarci da qualche parte… So come giocare con mia figlia a casa nostra, quindi da quel punto di vista era molto più naturale che se fossimo state da un’altra parte. (P306)

Sottotema 3.2 fattore di aiuto: flessibilità

Dieci madri hanno espresso apprezzamento per la pazienza e la flessibilità del personale clinico nel riorganizzare le sedute o, in un caso, persino nel consentire una pausa nell’erogazione dell’intervento durante una crisi di salute mentale.

La flessibilità quando ne avevo bisogno mi è stata davvero utile, perché non ero proprio nella condizione giusta per lavorare su niente. (P306)

Madri e figure cliniche hanno spiegato allo stesso modo che erano necessari promemoria frequenti sulle sedute successive, in particolare quando la vita delle madri appariva caotica e faticavano a tenere tutto sotto controllo. Al contrario, alcune figure cliniche si sono sentite sotto pressione per concludere l’intervento prematuramente, poiché le frequenti disdette allungavano l’attesa per altre persone utenti del servizio.

Sentivo una certa pressione dal resto dell’équipe a non offrire altri appuntamenti, per quanto riguarda la mia disponibilità clinica. Quindi per me era difficile insistere nel dare appuntamenti che poi non venivano utilizzati. (Professionista 3)

Tema 4 difficoltà: i vincoli del metodo VIPP-PMH

Sottotema 4.1 difficoltà: attenersi al manuale

Tutte le figure cliniche intervistate hanno espresso la difficoltà di apprendere il metodo manualizzato dell’intervento e di attenervisi. Inizialmente si sentivano in ansia all’idea di applicare correttamente il metodo e di non commettere errori, ma hanno descritto la formazione e la supervisione come molto utili per superare questa ansia. Il tempo necessario per preparare il videofeedback all’inizio era un problema, ma con la pratica si è ridotto. Il personale clinico ha anche citato altre difficoltà intrinseche all’approccio manualizzato, tra cui la sensazione di mancare di autenticità nel leggere messaggi preformulati e la ripetitività di alcuni di essi, e la sensazione che il manuale limitasse la possibilità di adattare l’intervento alle singole diadi madre-bambino. Le figure cliniche hanno dovuto adattarsi ad aspetti del VIPP-PMH diversi dai loro abituali modi di lavorare, come restituire un riscontro sull’interazione in modo indiretto, dal punto di vista dell’infante, anziché dare indicazioni dirette sul comportamento materno, ed evitare discussioni approfondite su temi che esulavano dal campo dell’intervento.

Essendo un intervento con un copione manualizzato, a volte sembrava un po’ rigido e l’ho trovato molto difficile da rispettare, perché ho una discreta esperienza clinica. (Professionista 7)

Al contrario, pochissime madri hanno espresso difficoltà riguardo a questi aspetti, e alcune hanno indicato di aver trovato utile la ripetizione dei temi e di aver percepito il riscontro come autentico e adatto alla propria situazione.

Sottotema 4.2 difficoltà: una situazione artificiale

Una difficoltà correlata, espressa da 15 madri e 3 figure cliniche, era che essere filmate mentre si svolgevano compiti prestabiliti non sempre rifletteva le interazioni spontanee delle madri con l’infante. Avevano la sensazione che il proprio comportamento e quello dell’infante fossero influenzati dalla presenza della telecamera, e le madri sentivano la pressione di svolgere le attività «correttamente». Una madre ha espresso che a volte questo le rendeva più difficile essere sensibile nelle interazioni con l’infante, perché sentiva di dover portare a termine il compito anche quando l’infante mostrava di non gradirlo.

È davvero difficile anche solo pensare a tuo figlio e dirti «In realtà no, non vuole farlo, quindi fermiamoci», perché in un certo senso ti stanno dicendo che cosa fare, e semplicemente non sai bene che cosa sia meglio fare in quel momento. (P308)

Sottotema 4.3 difficoltà: avrei voluto di più

Nove madri hanno descritto il desiderio di ricevere più informazioni, indicazioni scritte o riscontri diretti sul proprio modo di essere genitori rispetto a quanto offerto dal VIPP-PMH nel formato attuale. Anche cinque figure cliniche ritenevano che le madri avrebbero potuto trarre beneficio da consigli genitoriali più diretti, rafforzati dall’introduzione anticipata di materiali scritti da conservare.

Siccome le neomamme possono essere piuttosto sbadate, avere degli appunti di riepilogo dopo ogni seduta potrebbe aiutare… così mi ricordo e mi assicuro di metterlo in pratica. (P201)

Tra gli ambiti specifici in cui le madri desideravano maggiori indicazioni figuravano l’impatto della propria salute mentale sulla genitorialità, lo sviluppo infantile e il modo di cambiare ciò che provavano nei confronti dell’infante. Alcune madri con figlie o figli troppo piccoli per ricevere la componente di disciplina sensibile dell’intervento, desideravano più aiuto con strategie per gestire i comportamenti difficili e per porre dei limiti.

DISCUSSIONE

Per quanto ci risulta, si tratta della prima valutazione di un intervento genitore-infante per genitori con difficoltà compatibili con un «disturbo di personalità». Inoltre, i resoconti qualitativi delle esperienze dei genitori con il VIPP sono rari: per quanto ne sappiamo, esistono solo altre due valutazioni qualitative pubblicate (Iles et al., 2017; Lawrence et al., 2013).

Fattibilità e accettabilità dello studio

I risultati indicano la fattibilità e l’accettabilità delle procedure dello studio. Sebbene alcune madri fossero inizialmente esitanti all’idea di essere filmate, erano motivate a partecipare dal desiderio di aiutare l’infante, la relazione genitore-bambino e altre madri. Sebbene la maggior parte preferisse ricevere il VIPP-PMH piuttosto che la condizione di controllo, hanno per lo più compreso la necessità della randomizzazione. Ciò concorda con gli elevati tassi di consenso allo studio che abbiamo riportato altrove (Barnicot et al., 2022). Le visite di ricerca sono state vissute per lo più positivamente, in linea con l’elevato tasso di follow-up post-intervento riportato altrove (Barnicot et al., 2022). In uno studio futuro, chi conduce la ricerca dovrebbe limitare il numero di questionari utilizzati e continuare a sostenere emotivamente e praticamente le persone partecipanti nella compilazione. Ove possibile, andrebbero individuate alternative alle misure che le nostre partecipanti hanno indicato come formulate in modo poco chiaro, con opzioni di risposta poco chiare o inadeguate allo sviluppo dei bambini più piccoli. Per facilitare il reclutamento e ampliare la popolazione di genitori che possono beneficiare del VIPP-PMH, gli studi futuri dovrebbero valutare l’estensione dell’inclusione alle madri con bebè di età inferiore ai 6 mesi.

Fattibilità e accettabilità dell’intervento

Quasi tutte le madri hanno riferito esperienze positive dell’intervento, a indicarne la fattibilità e l’accettabilità. Le madri hanno apprezzato in particolare la relazione di sostegno con la o il terapeuta, la comprensione acquisita dell’infante e il carattere non giudicante, positivo e centrato sull’infante dell’intervento. Ciò corrisponde a un ampio corpus di evidenze che mostrano come gli studi sul VIPP siano fattibili e accettabili in altre popolazioni, tra cui madri con bulimia nervosa, attaccamento insicuro o bassa sensibilità e bambine e bambini con problemi comportamentali (Juffer et al., 2017; O'Farrelly et al., 2021). Le madri hanno descritto di aver acquisito una nuova prospettiva sulla propria interazione con l’infante, che le ha aiutate a comprenderne meglio la comunicazione e a seguirne i segnali. Molte hanno sviluppato una maggiore fiducia nelle proprie capacità genitoriali. Questi risultati si triangolano bene con i dati quantitativi dello studio, che mostrano un aumento di entità media dell’autoefficacia genitoriale dal pre- al post-intervento nella condizione di intervento (dRM, pooled = 0.45) e un aumento pre-post della percentuale di madri della condizione di intervento valutate come sensibili nelle valutazioni in cieco dell’interazione genitore-bambino da parte di osservatori (dal 35% al 53%; Barnicot et al., 2022). Sebbene alcune madri abbiano incontrato difficoltà durante l’intervento, come faticare a trovare il tempo e lo spazio mentale per parteciparvi e confrontarsi con la propria percezione negativa di sé e con la paura di essere giudicate, il personale clinico è riuscito per lo più a lavorare con le madri per superare queste difficoltà. Madri e figure cliniche hanno descritto di apprezzare l’enfasi dell’intervento VIPP sul mettere in luce gli aspetti positivi dell’interazione genitore-bambino e sul valorizzare i punti di forza dei genitori (Juffer et al., 2015). Anche i nostri adattamenti per questa popolazione, che sottolineavano il carattere non giudicante e centrato sull’infante dell’intervento e offrivano alle madri l’opportunità di discutere eventuali pensieri o sentimenti difficili con la figura clinica, sono stati accolti positivamente.

Nel complesso, questi risultati qualitativi, insieme ai risultati quantitativi riportati altrove (Barnicot et al., 2022), suggeriscono che il VIPP-PMH sia un intervento accettabile e fattibile e mostri un forte potenziale nel sostenere un’interazione genitore-infante positiva, per questa popolazione di genitori con difficoltà compatibili con un «disturbo di personalità» e per i loro bambini piccoli. Quasi l’80% delle persone intervistate soddisfaceva i criteri diagnostici per il «disturbo borderline di personalità», il che conferma l’accettabilità e la fattibilità dell’intervento proprio in questa popolazione. È necessario uno studio definitivo con potenza statistica adeguata per stabilire l’efficacia dell’intervento nel sostenere i fattori chiave di una genitorialità positiva e della salute socio-emotiva dell’infante, tra cui la sensibilità genitoriale, la non intrusività genitoriale e la sicurezza dell’attaccamento dell’infante (Fearon et al., 2010; Kok et al., 2013; van Ijzendoorn et al., 1999).

Quanto riferito dal personale clinico circa livelli elevati di sensibilità e non intrusività prima dell’intervento in alcune madri concorda con i risultati riportati altrove, secondo cui il 41% del campione mostrava, prima dell’intervento, livelli elevati di sensibilità valutata da osservatori nell’interazione genitore-bambino (Barnicot et al., 2022). Sebbene il personale clinico abbia espresso che per queste madri era più difficile vedere la pertinenza dell’intervento, le madri hanno comunque ritenuto prezioso il riscontro positivo ricevuto per rafforzare la fiducia in sé stesse e consolidare la relazione di fronte alle sfide future. Analogamente, i dati sulla sensibilità valutata da osservatori indicano che il VIPP-PMH potrebbe contribuire a mantenere livelli elevati di sensibilità nel tempo, a differenza del calo di sensibilità osservato nel tempo nel gruppo di controllo (Barnicot et al., 2022).

In uno studio futuro sarà importante che le figure cliniche che erogano l’intervento siano sostenute dal proprio servizio con tempo dedicato per preparare e condurre le sedute VIPP e nel concordare con le madri limiti reciprocamente accettabili per lo spostamento degli appuntamenti. Le madri potrebbero essere aiutate a sentirsi più spontanee nell’interagire con l’infante davanti alla telecamera se il personale clinico sottolineasse che le attività proposte sono semplicemente un punto di partenza per le riprese e che, se l’attività non piace all’infante, possono gestire la situazione come farebbero di solito, continuando oppure decidendo di fermarsi e fare qualcos’altro. Ove possibile, l’intervento dovrebbe svolgersi a domicilio ed essere accompagnato per tutta la durata da sintesi scritte di consigli genitoriali.

Punti di forza e limiti

Abbiamo potuto intervistare la maggior parte delle madri che hanno ricevuto l’intervento (79%) e la condizione di controllo (64%), comprese sia madri che hanno completato l’intervento sia madri che lo hanno interrotto, in un campione eterogeneo di madri appartenenti a diversi gruppi etnici e condizioni sociali (situazione lavorativa, stato civile e composizione del nucleo familiare). L’interpretazione collaborativa e riflessiva dei dati da parte di una professionista e ricercatrice del VIPP-PMH e di una ricercatrice con esperienza vissuta ha aiutato a mantenere l’analisi pertinente rispetto alle preoccupazioni delle persone con difficoltà di salute mentale e potrebbe aver consentito intuizioni analitiche più ricche (Gillard et al., 2012).

La nostra analisi ha prodotto risultati nuovi, probabilmente trasferibili alla comprensione di ciò che rende il VIPP un intervento accettabile e utile in diverse popolazioni di madri e infanti. Abbiamo potuto ricavare implicazioni utili per migliorare la fattibilità e l’accettabilità nei futuri studi sul VIPP-PMH. Tuttavia, poiché non è stato possibile raggiungere oltre un terzo delle partecipanti della condizione di controllo e poco meno della metà delle partecipanti che non hanno completato tutte e 6 le sedute VIPP-PMH offerte, potremmo aver perso importanti indicazioni aggiuntive sull’accettabilità e la fattibilità dello studio.

CONCLUSIONI

I nostri risultati indicano la probabile fattibilità e accettabilità di un futuro RCT definitivo del VIPP-PMH per madri con difficoltà compatibili con un «disturbo di personalità». Le figure cliniche che erogano il VIPP-PMH possono placare le ansie delle madri legate all’essere filmate sottolineando il carattere non giudicante e centrato sull’infante dell’intervento.

Occorre valutare con attenzione la fascia d’età dei bebè inclusi, il numero e l’accessibilità dei questionari utilizzati e l’utilità di eventuali interventi aggiuntivi offerti alle partecipanti del gruppo di controllo.

Badge della ricerca aperta

Questo articolo ha ottenuto il badge Preregistered Research Designs per avere un disegno di ricerca preregistrato, disponibile all’indirizzo https://www.isrctn.com/ISRCTN10052006.

Complexe Systémique: punti chiave

Colpisce il capovolgimento operato dalla telecamera. Per madri spesso finite sotto lo sguardo dei servizi di tutela dei minori, essere filmate significa innanzitutto essere sorvegliate; l’intervento trasforma questo dispositivo di esposizione in un dispositivo di riconoscimento. Vi contribuiscono tre leve: una relazione di fiducia costruita nel tempo, un riscontro che parla dell’infante anziché della madre e i fermi immagine sui momenti di connessione, che forniscono prove difficili da contestare per l’autocritica. Chi pratica l’approccio sistemico riconoscerà un movimento familiare: esternalizzare, spostare l’attenzione sulla relazione, connotazione positiva. Lo studio mostra anche il prezzo della cornice: un manuale che le figure cliniche esperte hanno trovato rigido, una situazione filmata artificiale, sedute difficili da mantenere quando la vita trabocca. I limiti risiedono nella posizione delle intervistatrici, una delle quali ha progettato l’intervento, e nelle madri che non è stato possibile raggiungere, spesso quelle che avevano abbandonato. Da leggere insieme a i risultati dello studio VIPP-PMH e a l’articolo sulle madri con una diagnosi di personalità borderline.

Note dell’originale

Contributi degli autori e delle autrici. Kirsten Barnicot: concettualizzazione; cura dei dati; analisi formale; acquisizione dei finanziamenti; indagine; metodologia; amministrazione del progetto; supervisione; stesura – bozza originale. Jennie Parker: concettualizzazione; cura dei dati; analisi formale; acquisizione dei finanziamenti; indagine; metodologia; stesura – revisione e correzione. Sarah Kalwarowsky: cura dei dati; indagine; amministrazione del progetto; stesura – revisione e correzione. Eloise Stevens: amministrazione del progetto; supervisione; stesura – revisione e correzione. Jane Iles: concettualizzazione; acquisizione dei finanziamenti; metodologia; amministrazione del progetto; supervisione; stesura – revisione e correzione. Paul Ramchandani: concettualizzazione; acquisizione dei finanziamenti; metodologia; stesura – revisione e correzione. Mike Crawford: concettualizzazione; acquisizione dei finanziamenti; metodologia; amministrazione del progetto; supervisione; stesura – revisione e correzione.

Ringraziamenti. La ricerca è stata finanziata da una sovvenzione Research for Patient Benefit del National Institute for Health Research (PB-PG-0815-20023) assegnata a KB, JI, JP, PR e MC. Le opinioni espresse sono quelle di chi firma l’articolo e non necessariamente quelle del NIHR o del Department of Health and Social Care. Un enorme ringraziamento alle madri, ai bambini e alle bambine e al personale clinico che hanno partecipato, e un ringraziamento particolare a Maddalena Miele, Ola Ajala, Sushma Sundaresh e Tara Lawn per il sostegno al reclutamento e all’attuazione dello studio, e ad Ainoa Mateu, Alba Ancochea Vilaplana, Emily Hodgson, Emily Pearson, Laura O'Hanlon, Leonie Lee-Carbon, Naomi Clarke, Natalie Loibner, Rachel Stevens e Vicky Kavadi-Roach per aver condotto alcune delle sedute dell’intervento.

Dichiarazione sui conflitti di interesse. Chi firma l’articolo dichiara di non avere alcun conflitto di interesse.

Bibliografia

Ainsworth , M. D. S., Bell , S. M., & Stayton , D. ( 1974 ). Infant-mother attachment and social development . In M. P. Richards (Ed.), The introduction of the child into a social world (pp. 99 – 135 ). Cambridge University Press .

Barnicot, K., Welsh, M., Kalwarowsky, S., Stevens, E., Iles, J., Parker, J., Miele, M., Lawn, T., O’Hanlon, L., Sundaresh, S., Ajala, O., Bassett, P., Jones, C., Ramchandani, P., & Crawford, M. (2022). Video feedback parent-infant intervention for mothers experiencing enduring difficulties in managing emotions and relationships: A randomised controlled feasibility trial. British Journal of Clinical Psychology, 61, 1188–1210. https://doi.org/10.1111/bjc.12388

Bartsch , D. R., Roberts , R. M., Davies , M., & Proeve , M. ( 2016 ). Understanding the experience of parents with a diagnosis of borderline personality disorder . Australian Psychologist , 51 , 472 – 480 . https://doi.org/10.1111/ap.12174

Braun , V., & Clarke , V. ( 2006 ). Using thematic analysis in psychology . Qualitative Research in Psychology , 3 ( 2 ), 77 – 101 . https://doi.org/10.1191/1478088706qp063oa

Braun , V., & Clarke , V. ( 2019 ). Reflecting on reflexive thematic analysis . Qualitative Research in Sport, Exercise and Health , 11 ( 4 ), 589 – 597 . https://doi.org/10.1080/2159676X.2019.1628806

Cloitre , M., Shevlin , M., Brewin , C. R., Bisson , J. I., Roberts , N. P., Maercker , A., Karatzias , T., & Hyland , P. ( 2018 ). The international trauma questionnaire: Development of a self-report measure of ICD-11 PTSD and complex PTSD . Acta Psychiatrica Scandinavica , 138 ( 6 ), 536 – 546 .

Consensus Statement Group. ( 2018 ). Shining lights in dark corners of people's lives: The consensus statement for people with complex mental health difficulties who are diagnosed with a personality disorder . Anna Freud National Centre for Children and Families; Barnet, Endfield & Haringey Mental Health Trust; the British Association of Social Workers; the British Psychological Society, Centre for Mental Health, Mind, Royal College of General Practitioners, Royal College of Nursing . https://www.mind.org.uk/media-a/4353/consensus-statement-final.pdf

Cox , J. L., Holden , J. M., & Sagovsky , R. ( 1987 ). Detection of postnatal depression: Development of the 10-item Edinburgh postnatal depression scale . British Journal of Psychiatry , 150 , 782 – 786 .

Department of Education. ( 2013 ). What to expect, when?https://www.foundationyears.org.uk/wp-content/uploads/2019/01/What-to-Expect-When-2018.pdf

Department of Health, United Kingdom. ( 2012 ). Annual report of the chief medical officer. Our children deserve better: prevention pays . https://www.gov.uk/government/publications/chief-medical-officers-annual-report-2012-our-children-deserve-better-prevention-pays

Dunn , A., Cartwright-Hatton , S., Startup , H., & Papamichail , A. ( 2020 ). The parenting experience of those with borderline personality disorder traits: Practitioner and parent perspectives . Frontiers in Psychology , 11 , 1913 . https://doi.org/10.3389/fpsyg.2020.01913

Fearon , R. P., Bakermans-Kranenburg , M. J., vanIjzendoorn , M. H., Lapsley , A. M., & Roisman , G. I. ( 2010 ). The signifance of insecure attachment and disorganization in the development of children's externalizing behavior: A meta-analytic study . Child Development , 81 ( 2 ), 435 – 456 .

First , M. B., Williams , J. B. W., Karg , R. S., & Spitzer , R. L. ( 2015 ). User's guide for the SCID-5-PD (structured clinical interview for DSM-5 personality disorder) . American Psychiatric Association .

Gillard , S., Simons , L., Turner , K., Lucock , M., & Edwards , C. ( 2012 ). Patient and public involvement in the coproduction of knowledge: Reflection on the analysis of qualitative data in a mental health study . Qualitative Health Research , 22 ( 8 ), 1126 – 1137 .

Hartley , S., Baker , C., Birtwhistle , M., Burgess , J. L., Chatburn , E., Cobbaert , L., Howley , M., Huggett , C., MacKenzie-Nash , C., Newton , A., Parry , S., Smith , J., Taylor , C. D. J., Taylor , P. J., & Timoclea , R. ( 2022 ). Commentary: Bringing together lived experience, clinical and research expertise – A commentary on the may 2022 debate (should CAMH professionals be diagnosing personality disorder in adolescence?) . Child and Adolescent Mental Health , 27 , 246 – 249 . https://doi.org/10.1111/camh.12586

Hooper , L., Stockton , P., Krupnick , J., & Green , B. ( 2011 ). Development, use, and psychometric properties of the trauma history questionnaire . Journal of Loss and Trauma , 16 , 258 – 283 .

Iles , J. E., Rosan , C., Wilkinson , E., & Ramchandani , P. G. ( 2017 ). Adapting and developing a video-feedback intervention for co-parents of infants at risk of externalising behaviour problems (VIPP-Co): A feasibility study . Clinical Child Psychology and Psychiatry , 22 ( 3 ), 483 – 499 .

Juffer , F., Bakermans-Kranenburg , M. J., & Van IJzendoorn , M. H. ( 2015 ). Manual VIPP-SD. Video-feedback intervention to promote positive parenting and sensitive discipline (VIPP-SD) . Version 3.0. Centre for Child and Family Studies, Leiden University .

Juffer , F., Bakermans-Kranenburg , M. J., & Van IJzendoorn , M. H. ( 2017 ). Video-feedback intervention to promote positive parenting and sensitive discipline (VIPP-SD): Development and meta-analytical evidence of its effectiveness . In H. Steele & M. Steele (Eds.), Handbook of attachment-based interventions (pp. 1 – 26 ). Guilford Press .

Kok , R., Linting , M., Bakermans-Kranenburg , M. J., van IJzendoorn , M. H., Jaddoe , V. W. V., Hofman , A., Verhulst , F. C., & Tiemeier , H. ( 2013 ). Maternal sensitivity and internalizing problems: Evidence from two longitudinal studies in early childhood . Child Psychiatry and Human Development , 44 , 751 – 765 .

Lawrence , P. J., Davies , B., & Ramchandani , P. G. ( 2013 ). Using video feedback to improve early father–infant interaction: A pilot study . Clinical Child Psychology and Psychiatry , 18 ( 1 ), 61 – 71 .

National Health Service. ( 2019 ). The NHS Long Term Plan, 2019 . https://www.longtermplan.nhs.uk/wp-content/uploads/2019/08/nhs-long-term-plan-version-1.2.pdf

National Society for the Prevention of Cruelty to Children. ( 2013a ). All babies count – Support for parents . https://library.nspcc.org.uk/HeritageScripts/Hapi.dll/filetransfer/2012AllBabiesCountSupportForParents.pdf?filename=AA58F75CEDE68892A73FB681FE246B8371684F102152F0AA780A14959D3BCE5767137B3B2A935011CBAEC3068664FF681AA6D2524E357BAB96C006752CCD756759AD77BD1E389823A55CFAAE74B2EE64F46C611AD1724BE1AC500B025490CCB1CD8D9D26B00674E723A731951BB13FBE2976B014838E6BBB09AEFD51A7436D31D539BFFA7F87C9EB8BBB12390834EA899F5100E669EE69E8C9A72BF9DD19A811F00520F174FB496157437F432A2D0BC5846DB081C4&DataSetName=LIVEDATA

National Society for the Prevention of Cruelty to Children. ( 2013b ). Positive Parenting . https://learning.nspcc.org.uk/media/1195/positive-parenting.pdf

O'Cathain , A., Hoddinott , P., Lewin , S., et al. ( 2015 ). Maximising the impact of qualitative research in feasibility studies for randomised controlled trials: Guidance for researchers . Pilot and Feasibility Studies , 1 , 32 . https://doi.org/10.1186/s40814-015-0026-y

O'Farrelly , C., Watt , H., Babalis , D., et al. ( 2021 ). A brief home-based parenting intervention to reduce behavior problems in young children: A pragmatic randomized clinical trial . JAMA Pediatrics , 175 ( 6 ), 567 – 576 . https://doi.org/10.1001/jamapediatrics.2020.6834

Olajide , K., Munjiza , J., Moran , P., O'Connell , L., Newton-Howes , G., Bassett , P., Gbolagade , A., Ng , N., Tyrer , P., Mulder , R., & Crawford , M. ( 2017 ). Development and psychometric properties of the standardized assessment of severity of personality disorder (SASPD) . Journal of Personality Disorders , 32 , 44 – 56 .

Olmos-Vega , F. M., Stalmeijer , R. E., Varpio , L., & Kahlke , R. ( 2022 ). A practical guide to reflexivity in qualitative research: AMEE guide No. 149, medical teacher . Medical Teacher . https://doi.org/10.1080/0142159X.2022.2057287

Ormston , R., Spencer , L., Barnard , M., & Snape , D. ( 2014 ). The foundations of qualitative research . In J. Ritchie , J. Lewis , C. Nicholls , & R. Ormston (Eds.), Qualitative research practice: A guide for social science students and researchers (pp. 1 – 25 ). Sage .

Petfield , L., Startup , H., Droscher , H., & Cartwright-Hatton , S. ( 2015 ). Parenting in mothers with borderline personality disorder and impact on child outcomes . Evidence-Based Mental Health , 18 ( 3 ), 67 – 75 . https://doi.org/10.1136/eb-2015-102163

Porter , C., Palmier-Claus , J., Branitsky , A., Mansell , W., Warwick , H., & Varese , F. ( 2020 ). Childhood adversity and borderline personality disorder: A meta-analysis . Acta Psychiatrica Scandinavica , 141 ( 1 ), 6 – 20 .

Renneberg , B., & Rosenbach , C. ( 2016 ). “There is not much help for mothers like me”: Parenting skills for mothers with borderline personality disorder – A newly developed group training program . Borderline Personality Disorder and Emotion Dysregulation , 3 , 16 . https://doi.org/10.1186/s40479-016-0050-4

Rosenbach , C., Buck-Horstkotte , S., & Renneberg , B. ( 2020 ). Parenting skills for mothers with BPD - A group training . http://refubium.fu-berlin.de

Shonkoff , J. P., & Philips , D. A. ( 2000 ). Committee on integrating the science of early childhood development. From neurons to neighbourhoods: The science of early childhood development . U.S.A. National Academies Press .

Siegel , D. J. ( 2015 ). The developing mind, second edition: How relationships and the brain interact to shape who we are . The Guilford Press .

Steele , K. R., Townsend , M. L., & Grenyer , B. F. S. ( 2019 ). Parenting and personality disorder: An overview and meta-synthesis of systematic reviews . PLoS One , 14 ( 10 ), e0223038 .

Sved Williams , A., Osborn , A., Yelland , C., & Hollamby , S. ( 2021 ). Changing intergenerational patterns of emotional dysregulation in families with perinatal borderline personality disorder . Archives of Women's Mental Health , 24 , 641 – 648 . https://doi.org/10.1007/s00737-021-01119-2

United Kingdom Parliament , Leadstom , A., Field , F., Burstow , P., & Lucas , C. ( 2013 ). The 1001 critical days: The importance of the conception to age two period . Cross-Party Manifesto. http://www.1001criticaldays.co.uk/the_manifesto.php

vanIjzendoorn , M. H., Schuengel , C., & Bakermans-Kranenburg , M. J. ( 1999 ). Disorganized attachment in early childhood: Meta-analysis of precursors, concomitants, and sequelae . Development and Psychopathology , 11 ( 2 ), 225 – 249 .

VERBI Software. ( 2015 ). MAXQDA version 12 [computer software] . Berlin, Germany: VERBI Software. https://www.maxqda.com

VIPP Training and Research Centre. ( 2015 ). Table of videos to be recorded for VIPP (for infants 6–12 months) . Centre for Child and Family Studies, Leiden University .

Zalewski , M., Stepp , S. D., Whalen , D. J., & Scott , L. N. ( 2015 ). A qualitative assessment of the parenting challenges and treatment needs of mothers with borderline personality disorder . Journal of Psychotherapy Integration , 25 ( 2 ), 71 – 89 .

Zanarini , M. C., Williams , A. A., Lewis , R. E., Reich , R. B., Vera , S. C., Marino , M. F., Levin , A., Yong , L., & Frankenburg , F. R. ( 1997 ). Reported pathological childhood experiences associated with the development of borderline personality disorder . The American Journal of Psychiatry , 154 ( 8 ), 1101 – 1106 . https://doi.org/10.1176/ajp.154.8.1101

Traduzione non ufficiale in italiano di Mother and clinician experiences of a trial of a video feedback parent–infant intervention for mothers experiencing difficulties consistent with ‘personality disorder’: A qualitative interview study, di Kirsten Barnicot, Jennie Parker, Sarah Kalwarowsky, Eloise Stevens, Jane Iles, Paul Ramchandani e Mike Crawford, Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice, vol. 96, n. 2, pp. 480-503 (2023), doi: 10.1111/papt.12453, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabelle presentate sotto forma di elenchi). La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Questa è una traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «Mother and clinician experiences of a trial of a video feedback parent–infant intervention for mothers experiencing difficulties consistent with ‘personality disorder’: A qualitative interview study», pubblicato in Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice (2023) con licenza CC BY 4.0. Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato all’inizio di questa pagina; fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Barnicot, K., Parker, J., Kalwarowsky, S., Stevens, E., Iles, J., Ramchandani, P., e Crawford, M. (2023). Mother and clinician experiences of a trial of a video feedback parent–infant intervention for mothers experiencing difficulties consistent with ‘personality disorder’: A qualitative interview study. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/mother-and-clinician-experiences-of-a-trial-of-a-video-feedback-parent-infant-intervention (Opera originale pubblicata nel 2023 in Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice, 96(2), 480-503 (2023); ripubblicata nel 2023 da Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice, https://bpspsychub.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/papt.12453)

Carrello

Il tuo carrello è vuoto.